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Apr 26


Generazione mille euro: un altro film che vede come protagonista un matematico.

Ne abbiamo visti parecchi quest’anno, ma mentre all’estero i matematici risolvono enigmatici delitti, oppure diventano ricchi applicando le regole a giochi di azzardo, in Italia, con una laurea in tasca, al massimo il matematico Matteo (Alessandro Tiberi) riesce a trovare un lavoro precario che non ama (marketing e vendite), vive con un coinquilino che è anche suo migliore amico e perde la fidanzata.

La sua realtà, secondo il regista Massimo Venier, vorrebbere essere lo specchio in cui si riflettono le ansie e i problemi di un’intera generazione, costretta a vivere con stipendi ridicoli e a fronteggiare le incombenze della vita quotidiana. La sua esperienza, comune a migliaia di giovani del nostro paese, è quella di chi cerca ancora di cogliere il meglio di una vita che troppo spesso impone sacrifici e non ripaga come dovrebbe.

Operazione non riuscita in pieno, purtroppo, nonostante la bravura degli attori e la sceneggiatura, tutto sommato godibile e divertente!

Il protagonista, infatti, dimostra in poco più di un’ora il motivo della sua mediocrità: dimostrando disprezzo per il lavoro che svolge (il che non lo aiuta certo nella carriera), rifiutando due ottime occasioni di lavoro che avrebbero potuto cambiargli decisamente la vita (uno dei quali di alta dirigenza con benefit a Barcellona), tradisce contemporaneamente due giovani e belle ragazze, molto più brave e intelligenti di lui, che hanno la solo colpa di amarlo, e per finire mente perfino al suo migliore amico.

Non ci si può certo identificare in un giovane come lui, e pur tuttavia alcune verità il film le coglie: un accenno al sistema dei concorsi truccati per posti da ricercatore in Italia, e alle difficoltà per un giovane che intenda fare ricerca, sempre in Italia.

Tuttavia non credo che le difficoltà che incontrino i giovani oggi siano diverse o peggiori di quelle che incontrarono in altre epoche altri giovani promettenti, compresi i nostri genitori.
Il fatto che un giovane entri nel mondo del lavoro verso i 30 anni è solo il motivo per cui tutto è “spostato” in avanti, compresa l’indipendenza economica.

Ma il fatto che molti giovani non riescano a trovare il lavoro per cui hanno faticosamente studiato è un luogo comune. Non c’è nulla di più falso affermare, ad esempio, che i giovani matematici siano destinati a una carriera professionale poco promettente, o addirittura a croniche difficoltà occupazionali.

I laureati in matematica, e più in generale in discipline scientifiche, non solo trovano lavoro, ma ne trovano più degli altri! E interessanti e gratificanti, dai più tradizionali ai più bizzarri e dinamici. Come potrete trovare ad esempio sul sito www.matematiciallavoro.it, attivato in contemporanea con l’uscita del libro cura di Enza Del Prete, Alessandro Russo e Gabriele Anzellotti, Matematici al Lavoro, cinquanta e più storie di laureati in matematica, Sironi Editore.

Nel volume sono riportati anche i dati di alcune statistiche realizzate su campioni di soli laureati in Matematica e relative alla loro posizione nel mondo del lavoro.

Il tasso occupazionale dei laureati in matematica (48,8 %) supera quello dei laureati in Chimica e in Fisica. E a cinque anni dalla conclusione degli studi il tasso di occupazione per i matematici raggiunge l’80%.

Se poi consideriamo tutti i laureati italiani a tre anni dalla laurea, troviamo (fonte Istat 2008) che il gruppo scientifico ha, con una media che oscilla tra 1.217 € e 2.027 €, il più alto tasso di guadagno mensile, superiore addirittura ad altre discipline generalmente più blasonate dai media come Architettura, Economico-statistico, Linguistico, Giuridico, Letterario e Psicologico.

Insomma, lo stereotipo che vuole il matematico un po’ assente dalla realtà, mal inserito e mal pagato è tuttaltro che reale: lo dicono proprio i numeri!

fonte: www.gravita-zero.org » Vai al post originale





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