di Vincenzo Montemurro
(Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Salerno)
Cari amici di “Uguale per Tutti”, cari colleghi magistrati (spero siate tanti) e, soprattutto, cari cittadini (voi siete sicuramente numerosi),
innanzitutto desidero ringraziarvi per l’attenzione e la considerazione che in queste ore dedicate al documento redatto dai 25 magistrati della Procura di Salerno, alla quale peraltro mi onoro di appartenere se non altro per avermi consentito, ieri sera, di essere parte integrante e viva di un Ufficio UNITO ed UNITARIO in una situazione oggettivamente difficile e drammatica dal punto di vista umano e professionale (la staordinarietà e la forza dell’evento è confermata dalle mie precedenti esperienze professionali in altre sedi e merita le più ampie adesioni formali da parte di tutti i magistrati onesti).
Il momento istituzionale che vive la magistratura italiana è assolutamente sconcertante, ed implica da parte di tutti noi la consapevolezza che i principi fondamentali della indipendenza del magistrato e del primato della giurisdizione sono quotidianamente lesi e concretamente in pericolo: è necessario un risveglio delle nostre coscienze di magistrati e di cittadini, è necessario riaffermare con la stessa forza i nostri diritti e i nostri doveri (soprattutto morali e di onestà intellettuale, quindi discutere della questione morale all’interno della magistratura), è necessario e fondamentale ritrovarci uniti tra quanti condividiamo le preoccupazioni ed i principi espressi nel documento della Procura di Salerno.
Lo dobbiamo non solo ai nostri colleghi Apicella, Verasani e Nuzzi (ai quali penso con tristezza ed affetto mentre vi scrivo e che oggi non devono essere lasciati soli come in passato lo sono stati tanti magistrati che hanno inteso, molto semplicemente, perseguire l’obbligatorietà dell’azione penale nei confronti, ugualmente, di tutti) ma a noi stessi, perchè quello che si è verificato nei loro confronti domani – è purtroppo una certezza – si verificherà puntualmente nei confronti di tutti quelli che non presteranno ossequio istituzionale al potente di turno.
Lo dobbiamo, e non è retorica, ai nostri figli, se vorremo continuare a guardarli negli occhi senza la paura che la loro innocenza scorga nei nostri viltà.
fonte: toghe.blogspot.com » Vai al post originale