Ott 30

CON LE COSE che non sapevo ci si potrebbe riempire il mare, se mai dovesse svuotarsi all’improvviso. Il problema con Internet è che ti dà la sensazione che siano cambiate le proporzioni, e di cose te ne avanzino a malapena per riempire un laghetto. Ovviamente non è vero, si tratta solo di un’illusione, simile a quella malefica dell’orizzonte causato dalla curvatura terrestre, che ci ha fatto credere a lungo che la Terra fosse piatta, retta da quattro colossali elefanti in piedi sul guscio di una galattica tartaruga che nuota nello spazio e si chiama A’Tuin (sorry).

Per dire, non lo sapevo che Linda Ronstadt, di cui parlavo qui tra gli altri, avesse fatto anche una copertina di Rolling Stone. Di quello vero, intendo, quello che lo facevano in America negli anni Settanta, non quello che c’era con Ligabue, il rocker maledetto della via Emilia, e con il Morgan. il pirla di X-Factor.

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Ott 28

LANA, REGINA DELLE Amazzoni. Lei è Chaterine von Schell, giovane nobildonna ungherese-tedesca, da noi famosa per aver interpretato Maya nella seconda stagione di Spazio 1999. Lana, a quel che ho capito, è solo in tedesco, però…

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Ott 26

DOPO AVER SCRITTO questa cosa nell’altro Posto, mi sono reso conto che mi ero perso il ritorno al lavoro del comandante Chesley B. Sullenberger III detto “Sully” e del suo primo ufficiale Jeffrey Skiles, lo scorso primo ottobre. Un rientro alquanto spettacolare dal punto di vista dell’attenzione dei media, ma per fortuna per niente spettacolare come svolgimento.

Money Quote: “He’s like Madonna,” one woman said, in what surely was the first comparison of a 58-year-old commercial pilot with a white moustache to a lascivious pop star.

Amid the adulation, Mr. Sullenberger and his co-pilot, Jeffrey Skiles, managed to accomplish what they had come to New York to do: Reunite at the controls of a flight from La Guardia that would complete the 90-minute flight to Charlotte.

After landing smoothly in Charlotte around 2:30 p.m., Mr. Sullenberger reached out his hand to Mr. Skiles and they silently congratulated each other on a job uneventfully done. It is a traditional gesture between pilots at the end of a flight, Mr. Skiles said, but this one was a first for them.

“I’d never gotten to do that with Sully,” Mr. Skiles said. “We’d never finished a flight.”

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Ott 26

COME OGNI MALEDETTA domenica, Garry B. Trudeau presenta la tavola maxi di Doonesbury

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Ott 26

NON LO SAPEVO. Ma è meravigliosa! E io che non lo sapevo, che esistesse. Perché non mi avete mai detto niente?

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Ott 24

IL VOLO 188 della Northwest, un Airbus A320-212 (registrato come N374NW) con 147 passeggeri e 11 membri dell’equipaggio a bordo, diretto da San Diego a Minneapolis, ha mancato il bersaglio di più di 250 chilometri (150 miglia nautiche), traversando a quota 37mila piedi per 76 minuti una lunga serie di zone del controllo aereo senza mai rispondere alle chiamate radio. Stavano per mandare su i jet militari, dopo che gli altri aerei di linea che lo incrociavano non erano riusciti a capire cosa fosse successo, quando i due piloti hanno finalmente risposto, fatto manovra e atterrati felicemente.

La versione ufficiale, su cui Fbi e polizia stanno indagando, è che i due piloti “si fossero messi a discutere animatamente di problemi di lavoro” e abbiano “perso contatto con il tempo che passava” oltre a non aver sentito la radio. L’ipotesi più sensata, che viene ventilata da più parti, è che in realtà si siano addormentati entrambi. La storia dell’affaticamento cronico in cui verserebbero i piloti delle compagnie aeree soprattutto se impegnati su tratte regionali degli Usa è alquanto interessante e fa un po’ paura. In America rispunta così l’ipotesi del pisolino sulla cloche. Una pratica alquanto interessante, che dalle nostre parti non sarebbe del tutto sconosciuta.

Money Quote: Though the practice of nodding off midflight in the cockpit is prohibited by the FAA, U.S. airlines and pilot unions say there is a growing body of research supporting the notion that so-called controlled napping by part of a cockpit crew can enhance safety by making crews more alert during critical, often hectic descents and landings.

Da un certo punto di vista dev’essere stato interessante essere su quell’aereo come passeggeri. O meglio ancora, come personale di cabina. Conosci a memoria la rotta, capisci dopo venti minuti al massimo di ritardo che qualcosa non torna perché l’aereo non sta scendendo, entra il nervosismo, forse un po’ di micro-panico, chi può dirlo? A qualcuno saranno passate per la mente immagini di se stesso e di altri passeggeri mentre “caricano” la porta blindata del cockpit con il carrellino delle bibite, cercando di strappare il volantino dalle mani del kamikaze islamico prima che si pianti perpendicolarmente nel suolo a 800 chilometri l’ora? (Se solo una fusoliera riuscisse a sopportare lo stress meccanico di una simile manovra).

I passeggeri devono aver vissuto momenti interessanti…

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Ott 24

SIAMO ARRIVATI ALLA fine anche di questa settimana. Come avrete notato, pochi post, perché ho girato un po’. Chiamiamola una collezione di piccoli carpiati autunnali, se volete. Sono andato a Parigi e da là nel cuore della Francia, lunedì e martedì, e poi sono andato a Londra mercoledì e giovedì. Ovviamente sempre passando da Milano.

Nel giro francese ho avuto l’opportunità abbastanza rara di visitare un luogo molto particolare: il posto dove riciclano gli aeroplani. Cioè, li sfondano, li pressano e poi recuperano i metalli. Una cosa sconvolgente, visto anche il tipo di ricognizioni che ho fatto.

Invece, per andare e tornare da Londra ho usato per la prima volta il London City Airport (LCY) che mancava alla mia piccola collezione di aeroporti britannici. Una pista niente male, sia come storia che come posizionamento, sviluppo e grado di difficoltà tecnica. Sono stanco ma soddisfatto.

Da prima dell’estate ho smesso di leggere i blog altrui o usare Facebook e, adesso, se riesco a disintossicarmi anche da Twitter, sono a posto. Torno pulito. Capace che mi rimetto anche a programmare in Basic sul Commodore 64.

Invece, già che cisiamo, consiglio a tutti di programmare un giro in Francia: nelle sale è arrivato Lucky Luke.

Il pistolero più veloce della sua ombra del fumettista belga Morris, alias Maurice de Bevere (ma molto si deve anche alle sceneggiature di René Goscinny, papà di Asterix e Obelix, è una sorta di eroe nazionale francese. RIadattato per parchi giochi, cartoni animati e film, ha visto anche una mini-serie televisiva di otto episodi all’inizio degli anni Novanta, con protagonista Terence Hill in versione post-spaghetti-western ma pre-depressione e pre-Don Matteo.

Terence Hill, alias Mario Girotti (storica la coppia con Bud Spencer-Carlo Pedersoli, classe 1929), è un attore italo-tedesco nato nel 1939. L’anno prima era nato Giuliano Gemma e nel 1941 nasce Francesco Sparanero, alias Franco Nero. Il trittico di attori, tutti accomunati da un percorso intenso a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta, ha avuto storie differenti. I primi due hanno lavorato con Luchino Visconti nel Gattopardo del 1964, quando Nero era praticamente solo un esordiente. Poi, Nero li ha superati, mentre Hill si è caratterizzato per ruoli di puro intrattenimento e Gemma per un cinema noir e relativamente più impegnato. Oggi sono tutti e tre attivi.

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Ott 24

ESCE WINDOWS SEVEN, la nuova versione del sistema operativo di Microsoft. Il punto di vista degli spot “Get a Mac” di Apple.

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Ott 22

STIAMO COSTRUENDO IL ponte sullo stretto di Messina: i lavori partiranno entro dicembre. Ma siamo anche il Paese dell’Alta Velocità/Alta capacità. Treni super-veloci che sfrecciano per l’Italia, azzerando le distanze. Settimana scorsa sono andato a Pordenone: da Milano ci vogliono 4 ore e rotti, utilizzando un Intercity che è stato ribattezzato “Eurostar City”, con l’unica differenza di costare il 15% in più rispetto a prima: il “materiale rotabile” e la velocità di percorrenza sono identiche (quest’ultima è praticamente la stessa di quella del Ventennio, peraltro). Stasera sono tornato dalla Francia arrivando alle 22.30 a Malpensa da Charles De Gaulle. I 45 minuti di “treno veloce” delle Nord (ma per carità) sono diventati un’ora e dieci, pur senza alcuna stazione nel tragitto, a causa di “rallentamenti”.

Ma la cosa più bella sono gli Eurostar di casa nostra: ora diventati chissàcomemai “i Frecciarossa”, in attesa che arrivi Montezemolo con i suoi. Il primo bidone è che il termine “Eurostar” viene utilizzato in maniera più appropriata dal 1994 dalle ferrovie di Gran Bretagna, Francia e Belgio. Il secondo è sui treni ad alta velocità. Sapete di cosa non si parla mai durante gli orgasmi ferroviari che ci colgono tutti quanti quando pensiamo alle magnifiche e progressive sorti del nostro sistema ferroviario? Un sistema che, peraltro, sta cancellando l’Eurostar diretto da Bergamo a Roma che ci mette solo 5 ore e mezzo.

Non si parla mai del fatto che esiste una associazione di compagnie ferroviarie europee che gestiscono treni ad Alta Velocità e che si sono federate insieme per offrire un servizio migliore e rendere davvero più piccolo il nostro vecchio continente. E sapete la notizia? L’Italia non ne fa parte: ci sono “solo” DB (Germany), SNCF (France), Eurostar (UK, France and Belgium), NS Hispeed (Netherlands), ÖBB (Austria), SBB (Switzerland), SNCB (Belgium). Tristi? Forse solo i turisti che vanno nella Camargue in treno, rinunciando all’Italia…

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Ott 20

GARRY B. TRUDEAU, con Doonesbury, perché dopotutto è pur sempre domenica…

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Ott 20

ALCUNI LINK CHE mi erano rimasti nel computer durante l’ultimo carpiato:

David Byrne, ex leader dei Talking Heads, recensisce molto bene il Kindle e scrive i suoi Diari della bicicletta (arriverà a novembre anche in italiano).

La mia fascinazione personale per la sete d’energia idroelettrica, per le biciclette pieghevoli, che vengono prodotte negli Usa dalla Dahon (e qui) ma anche in Cina, mentre il pensiero torna alla Graziella, la bicicletta pieghevole definita “la Rolls Royce di Brigitte Bardot”. Nei forum, vagando attorno all’argomento, si scoprono alcune perle rare.

Steven Berlin Johnson dice la sua riguardo ai libri elettronici e alla possibilità di creare un archivio totale che sia anche utile con un articolo del 2005 che, a rivederlo oggi, ha l’ingenuità di un manuale per la videoscrittura degli anni Ottanta.

Da qualche parte nella rete, ma a quanto pare non nella memoria di molti, ci sono ancora The Virtual Community (che ha “inventato” il termine “comunità virtuale”) e Tools for Thought (definito an exercise in retrospective futurism) di Howard Rheingold

Mi sono tornati in mente, per motivi che sarebbe troppo lungo spiegare, i Japan, cioè la band degli anni ’70-’80. Non ho niente di loro in discografia, appunto per il futuro di provvedere.

Una rivista che bisognerebbe cercassi sui banchetti dell’usato quando vado negli Usa è Imagination: una delle classiche riviste pulp di fantascienza che si è mossa negli anni Cinquanta. Le copertine sono meravigliose.

Walt Mossberg fa una recensione-choc di Windows 7: il sistema operativo di Microsoft, dice lui, beats the Mac OS in some areas, such as better previews and navigation right from the taskbar, easier organization of open windows on the desktop and touch-screen capabilities. So Apple will have to scramble now that the gift of a flawed Vista has been replaced with a reliable, elegant version of Windows.

Qui ci si chiede: “Quale sistema operativo ha la miglior vita sociale?”.

Forse verranno ripubblicati i tre capitoli di The Journeyman Project, uno dei videogiochi che ho amato di più. Soprattutto il terzo capitolo, Legacy of Time, in cui c’è anche la bella Michele Scarabelli (è una donna, ma per un refuso all’anagrafe - una elle saltata - a noi italiani sembra un uomo). Qui il video e forse meglio ancora qui. Per l’epoca, era bellissimo: il viaggio nel tempo come non l’avete mai visto. E soprattutto, usava tecniche simili a quelle di Myst, ma in più c’erano gli attori e la storia non era noiosa come quella di Myst. Ah, e c’era Arthur, il software di navigazione animato, che è una meraviglia. Altro gioco stupendo, di quasi un decennio prima però, è Lure of the Temptress.

È uscito Google Wave e ArsTechnica spiega cos’è e come funziona. Tra le tante, è la migliore spiegazione. Peraltro, il sistema si sta rivelando molto meno interessante di quanto immaginato nell’attesa febbrile delle scorse settimane. Non c’entra niente, però qui c’è un bel video con Stewart Brand. Ecco cosa dice il papà dello Whole Earth Catalog:

The shift that has happened in 40 years which mainly has to do with climate change. Forty years ago, I could say in the Whole Earth Catalog, “we are as gods, we might as well get good at it”. Photographs of earth from space had that god-like perspective.

What I’m saying now is we are as gods and have to get good at it. Necessity comes from climate change, potentially disastrous for civilization. The planet will be okay, life will be okay. We will lose vast quantities of species, probably lose the rain forests if the climate keeps heating up. So it’s a global issue, a global phenomenon. It doesn’t happen in just one area. The planetary perspective now is not just aesthetic. It’s not just perspective. It’s actually a world-sized problem that will take world sized solutions that involves forms of governance we don’t have yet. It involves technologies we are just glimpsing. It involves what ecologists call ecosystem engineering. Beavers do it, earthworms do it. They don’t usually do it at a planetary scale. We have to do it at a planetary scale. A lot of sentiments and aesthetics of the environmental movement stand in the way of that.

Brand è un personaggio fondamentale, tra l’altro il primo ad aver usato il termine “personal computer” in un libro. È super-attivo ancora oggi.

All’epoca del Catalog, c’era Jerry Garcia che suonava con i suoi Grateful Dead, si andava a giro sul Furthur e si leggeva The Electric Kool-Aid Acid Test. (Temo però che EKAAT - da noi sarebbe “L’Acid Test al Rinfresko Elettriko” - non sia stato mai tradotto in italiano; o forse sì. Se ce l’avete, ditemelo!).

Tra l’altro, è stata anche l’epoca in cui si sono mescolate cultura alta e bassa. Come nel film FM, un gioiellino semi-sconosciuto del 1978, che ha fatto poi da pivot per la serie televisiva WKRP in Cincinnati, sit-com che è stata trasmessa anche in Italia con un certo successo.

Ok, questo è tutto. Posso finalmente chiudere Safari e riavviare il computer!

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Ott 20

IL POSTO DI prima, quello con i link che non sapevo dove mettere, è stato per tutta la giornata in condizioni inutilizzabili. Avevo scritto, come faccio di solito, su un foglio di videoscrittura bianco il testo, non nel browser, e messo a mano le tag html (ne so usare quattro, che per un blog bastano e avanzano). Peccato che il sistema fottuto avesse sostituito alle consuete virgolette quelle “smart”, cioè girate dal verso della parola a cui si accompagnano. E che ovviamente non vengono convertite da Blogger, rendendo i link inutilizzabili. Poco male, smanettando cinque minuti ho risolto. Però che fastidio…

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Ott 12

DI FLASHFORWARD NE ho già parlato più sotto. La seconda puntata della prima stagione mi ha infastidito: scontato e molto, molto meccanico, oltre che irreale, lo sviluppo della trama. Non ci sono personaggi “vivi”, ci sono scene obbligatorie che richiedono la creazione di situazioni che costringono i personaggi a fare le capriole per starci dentro. Blah.

Invece, grazie al cielo ci sono anche due cose belle di cui parlare. La prima è che è appena partita la seconda stagione di Sanctuary. Nato come esperimento via web, il telefilm ha poi preso quota, diventando una serie vera e propria. La prima stagione è stata carina, i risultati buoni, adesso la seconda promette ancora meglio. Fra l’altro, è il trionfo delle produzioni canadesi: nata come costola e progetto collaterale, adesso rappresenta una bella, nuova strada. Da ricercare: credo da noi sia inedito.


Poi, c’è la bella notizia. Per gli amanti dell’altra serie di fantascienza, torna non Battlestar Galactica (di cui aspetto a gloria la partenza dello spin-off Caprica), non Star Trek (di cui a quanto pare siamo destinati a rimanere orfani almeno sul piccolo schermo, perché JJ Abrams è al lavoro per il secondo film della sua tenure), bensì Stargate.

E qui non siamo parlando di uno Stargate già noto (SG-1 oppure Atlantis), bensì della nuova Stargate Universe, che è una sorta di Voyager fatta in maniera più interessante. Il primo episodio (doppio) parte molto bene, con un cast di personaggi abbastanza evoluto, la testimonianza (sempre necessaria) dei protagonisti della prima serie, una trama che accelera in maniera interessante e quella sensazione strisciante su per la schiena che è poi quel che si chiede a questo telefilm: stare davanti al televisore e sentirsi persi, come i protagonisti della storia, a miliardi e miliardi di anni luce di distanza, su un’astronave sparata in una direzione sconosciuta per motivi ignoti.

Nonostante l’astronave che viaggia sparata nell’iperspazio, ci sono sempre i nostri amati “anelloni”, che consentono di trasferirsi - grazie a un wormhole - da un posto all’altro. La più bella metafora del viaggiatore moderno, che entra in un aeroporto in un continente e ne esce in un altro. Meccanismo narrativo che consente alle varie serie di Stargate di raccontare da 15 anni storie di esplorazione, avventura e poco altro, sempre in maniera nuova e divertente. Il secondo episodio, con il mondo-deserto (e il teletrasporto mentale sulla Terra) non è all’altezza dell’esordio, ma speriamo bene per il resto.

Ok, finalmente sta iniziando l’autunno…

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Ott 12

COME OGNI DOMENICA, arriva Garry B. Trudeau.

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Ott 12

IL NEW YORK Times recensisce The Lost Symbol, il nuovo libro di Dan Brown. E lo stronca con una certa, raffinata durezza. Il risultato è che adesso il libro comincerà a vendere sul serio, mentre la vecchia signora del giornalismo americano si sarà lavata la coscienza.

Money Quote: Brown’s novels are obviously inspired by Indiana Jones and “Raiders of the Lost Ark.” But he can only emulate the galloping narrative drive and the fascination with mythological archetypes, pyramids, Holy Grails, treasure maps and secret codes; he can’t summon the sexy, playful side of the Spielberg-Lucas legacy.

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Ott 10

SU IPHONE STANNO rispuntando alcuni dei più bei giochi degli anni Novanta. Dopo aver visto ricomparire Myst, Monkey Island e i vari sparatutto in soggettiva di IdSoftware, per intendersi come Doom, adesso è il momento delle cose relativamente meno conosciute. Si tratta in realtà di titoli straordinari, che però si sono persi nel “rumore” generato da una industria che era diventata sempre più frammentata e prona ai crash economici e di sistema.

Uno dei migliori tra quelli meno conosciuti è Beneath a Steel Sky, la cui storia è ottimamente raccontata da Daniele Piccinelli su Macity. Sotto il cielo di acciaio di un’Australia futuribile alla Blade Runner ci sono i disegni di Dave Gibbons, la metà che disegna del duo che ha creato il capolavoro dei fumetti Watchmen. Se siete però curiosi di seguire la storia senza bisogno di scaricare il gioco per iPhone (o per Amica, se ce l’avete ancora), può valer la pena seguire questo “film” di quasi tre ore, in pratica il video preso da uno che se l’è giocato e finito tutto…

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Ott 10

A QUANTO PARE Twitter è a colloquio con Google e con Microsoft (come dire: il diavolo e l’acqua santa) per cedere l’integrazione del suo feed di cinguettii ai motori di ricerca delle due aziende. Chissà come finirà l’asta (forse era questo il modello di business di Twitter che tutti aspettavano di capire).

Money Quote: Twitter’s discussions with Microsoft and Google are being conducted separately and would allow each company to incorporate the 140-character messages, or “tweets,” that Twitter is kno

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Ott 08

DEVO DIRE LA verità: certe cose (come questo duetto virtuale fra Celine Dion e Frank Sinatra) mi fanno un po’ impressione.

Però è una scusa per ricordarmi che esiste un canone per la musica jazz (uno “standard jazz”), chiamato Great American Songbook, che adesso potrebbe riacquistare quota. Lo ha fatto ciclicamente, perché copre quel periodo tra il 1920 e il 1960 che è stato praticamente spazzato via dalla musica pop dei Beatles e quella rock dei Rolling Stones. La maggiore interprete di quest’epoca è stata una interprete straordinaria, una vera regina della musica negli Usa e praticamente sconosciuta da noi, che si chiama Linda Ronstadt.

E se volete avere idea di cosa voglia dire “interpretare” qualcosa, vi consiglio di ascoltare questa versione di Desperado fatta con gli Eagles durante un concerto. Non c’entra con gli standard del jazz, ma ce l’abbiamo più chiara nelle orecchie come cultura. Perché prima la senti e poi ti viene il dubbio di chi sia il legittimo proprietario della canzone (e guardate che schiodare Don Henley dalla canzone che ha scritto nel 1973 con Glenn Frey vuol dire muovere una montagna con un bastone e mezza cipolla). Per me, ascoltare la Ronstadt, che ha 40 anni di carriera e un numero mostruoso di cover e canzoni, stili e declinazioni, vuol dire rimanere sempre incantato. È come guardare un telefilm con Jane Seymour, se capite quel che voglio dire.

Invece, per tornare al mood originario del Great American Songbook, cosa meglio di un italoamericano “minore” che ha traversato più di trent’anni di musica leggera prima e dopo la guerra? Ted Fio Rito, che in realtà si chiamava Teodoro Salvatore Fiorito, è stato un compositore e direttore d’orchestra leggera di tutto rilievo. Nel 1934 ha tirato fuori questa straordinaria My Little Grass Shack in Kealakekua, Hawaii che si è arrampicata sino alla vetta più alta delle classifiche americane dell’epoca. Tutta da gustare in questa registrazione del 20 aprile 1938, con la parte vocale delle The Debutantes.

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Ott 08

LA BBC HA scoperto che anche Google è stata coinvolta nello scandalo delle email (e password) rubate. Adesso ci sono due liste per un totale di 30mila indirizzi compromessi, molti dei quali assolutamente attivi. E a quanto pare c’è anche una terza lista che sta emergendo….

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Ott 08

QUELLO CHE RIMPROVERO al mio Paese è di non saper raccontare le sue storie. Di non avere una tradizione vitale di memorialistica che sia - perché no - anche commerciale, piuttosto che furba ed encomiastica. A me piacciono le biografie, quelle belle biografie che raccontano storie di persone e di epoche importanti, che dalle nostre parti non si trovano.

Al limite, un po’ di tempo fa, bastava andare al cinema o accendere al tivù. Adesso, neanche là. Di che cosa sarà colpa? Del riscaldamento globale?

Cento giorni a Palermo, regia di Giuseppe Ferrara, è quasi profetico. Meno di dieci anni dopo, e ci sarebbero stati Falcone e Borsellino. Qui invece c’è Carlo Alberto Dalla Chiesa, mandato nel 1982 come prefetto in Sicilia dopo il full di omicidi eccellenti di Boris Giuliano, Cesare Terranova, Piersanti Mattarella, Gaetano Costa e Pio La Torre, facendogli interrompere le indagini sul brigatismo e il caso Moro. E qui a Palermo cento giorni dopo, il 3 settembre 1982, Dalla Chiesa, mandato a Palermo “con gli stessi poteri del prefetto di Forlì” (come ebbe lui stesso a dire), viene assassinato dalla mafia.

Accanto a una spledida Giuliana De Sio, brilla Lino Ventura, attore parmigiano prestato alla Francia e praticamente mai restituito. Quello di Dalla Chiesa fu uno dei suoi ultimissimi ruoli (Ventura morì all’improvviso di un attacco cardiaco a Saint-Cloud nel 1987) e uno dei più intensi.

L’ex campione europeo di lotta greco-romana (fascia 1950) con questo film sorprese il pubblico italiano, abituato a sentirlo doppiato, anche per la voce calda e velata appena da un lieve accento esotico, che difficilmente si sarebbe indovinato come francese. Per quel che è dato sapere dalle cronache, Ventura come Dalla Chiesta è stato un modello d’uomo la cui storia oggi non avremmo più alcun interesse o passione a raccontare.

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Ott 08

DOMANI INIZIA A Milano la quarta edizione locale del Bicycle Film Festival. Una iniziativa internazionale che si sposta da città a città e che è tutta da vedere.

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Ott 06

GARRY B. TRUDEAU come ogni domenica con Doonesbury.

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Ott 06

IERI SERA SONO stato alla presentazione del libro di Alessandra Faiella, Autostimami, condotta da Marina Senesi nel cuore della Chinatown milanese (al nuovo “Caffè Bistrot” in via Lomazzo 29). Il libro è singolare e intrigante: Faiella è un’attrice brava perché capace di toccare molto bene corde difficili come quelle del registro comico. Ma è anche molto di più: ha lavorato oltre che per il teatro anche per la televisione e ha studiato con ironia la realtà che ci circonda, imparando a gestirla e a gestire la difficoltà dell’esistenza.ù

Autostimami è proprio questo: un breve corso di ironia e pensiero per acquistare sicurezza di sé e vivere meglio. Faiella ci riesce nel modo più semplice e più difficile: con ironia, appunto, e con leggerezza e divertimento. E con chirurgica precisione nell’aiutarci a tirare fuori la nostra identità, la nostra anima, anche dalle situazioni meno felici.

L’edizione del Sole 24 Ore è di 118 pagine per 15 euro.

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Ott 06

RELAX, IT’S SUNDAY

セレナーデ

Listen!

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Ott 04

LA RAGAZZA CHE fa gli sketch più belli del web. Si trovano su Canal.

Bellezza rara, dalle manifeste origini latine, si è fatta conoscere a partire dal nuovo millennio dopo un periodo trascorso a Los Angeles. Per lei i francesi ancora impazziscono. Tra i suoi corti più belli, La Fonde des neiges.

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Ott 04

LA STORIA FANTASTICA e simbolica dei venditori di auto in America. Ovviamente su The Believer.


Money Quote:When I decided to write a story about the salesmen of cars, used and new, it was because I believed the car salesman to be a preacher in the church of the American dream. What is a car salesman if not a cleric who, like a minister or rabbi, sells the vision and moves the product?

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Ott 04

VOGLIONO TUTTI IL pass per entrare dentro Google Wave. Pazzesco.

Money Quote: Google has done something quite amazing this week: it has created a hysteria for a product that people want, even if they don’t know exactly what it is.

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Ott 02

È ARRIVATO (MA solo in via limitata e sperimentale) Google Wave, il sistema di collaborazione che rivoluziona alcune delle metafore più profondamente infilate nella nostra vita digitale, come l’idea della posta elettronica. E tutta la rete è impazzita: vogliono i primi 100mila inviti a disposizione.

La più bella preview-recensione del nuovo servizio di Google si trova su ArsTechnica.

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Ott 02

LO STRANO CASO della coppia che “viaggia lento” - a 30 all’ora - e che ha fatto il viaggio intorno al Mediterraneo con una fantastica 500R del 1973. Loro lo hanno fatto nel 2007 (prima nel 2005 con equipaggio differente), ma io me ne sono accorto solo adesso.

Sopra questo viaggio hanno costruito un piccolo mondo di idee e commercio: video, libro, magliette, borse.

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Ott 02

LA FIAT 500 sbarcherà negli Stati Uniti, nel 2010. E verrà prodotta da quelle parti. L’ambizione della casa torinese, che ha costruito la 500 seguendo una declinazione dell’idea che ha portato a realizzare la Mini di Bmw e il Nuovo Maggiolone, è di bissare strategia e successo di Bmw. La scommessa è azzardata ma non impossibile. Alla fine, tutto sta nel prodotto: è ben fatto oppure è fatto male? Che ne pensate?

Sul tema, con parole alate, Daniel Albert su N+1.

Money Quote: I’m dreaming of the Cinquecento becoming the first weed to break through the monoculture that is the American road, the first break from the one-size-fits-all mentality that we’ve been hostage to for forty years. This dream was dreamed before, when Volkswagen came to America. But that was another time, when Studebaker still built cars, to say nothing of Nash and Hudson. In the 1960s the Big Three began spraying for weeds, choking out the imports with their own “small cars” like the Ford Falcon. This ensured that imports, in order to succeed, would have to be as sterile as the domestics. So when the New Beetle reemerged as a design study in the 1990s, the Detroit press loyally declared it interesting design study but obviously not a practical car that fat sensible Americans would buy. One journalist opined that VW would never be so foolish as to put it into production.

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Set 30

HO SCOPERTO CHE è morto anche Henry Gibson, 73 anni, attore. Anche per lui una rapida battaglia con un tumore. Al contrario dell’Atkins, Gibson ha portato gioia al pubblico per cinquant’anni.

Gibson ha fatto soprattutto televisione, ma anche cinema: ha esordito sul grande schermo nel 1963 in un film di Jerry Lewis, The Nutty Professor nella parte di uno studente, e poi ha avuto vari, piccoli ruoli in fim come Kiss Me, Stupid (1964) di Billy Wilder, e show televisivi degli anni sessanta: The Beverly Hillbillies, Bewitched, The Dick Van Dyke Show, F-Troop e My Favorite Martian.

Il suo primo e notevole successo era venuto grazie alla serie di show televisivi americani Laugh-In (1968-1973), sorta di spin-off da vaudeville della cultura hippie (che chiamava i suoi eventi “love-in”, “be-in”, “sit-in” etc) dove hanno recitato, fra gli altri, Ruth Buzzi, Judy Carne, Goldie Hawn, Arte Johnson e Jo Anne Worley. Nello show aveva la parte di un giovane poeta che si presentava con un mazzo di fiori e declamava una sua poesia (venne preso in giro nello show anche dall’ospite abituale John Wayne).

Ma i momenti di gloria più recenti per Gibson sono arrivati con una serie di film a cavallo tra gli anni settanta e ottanta, tra i moltissimi che ha girato: dai quattro diretti da Robert Altman (per Nashville, in cui recitava la parte del cantante country Haven Hamilton, scrivendone persino le canzoni, è stato candidato al Golden Globe), ai The Blues Brothers, in cui recitava la parte del capo del gruppo di nazisti dell’Illinois, fino ai più recenti The Burb e The Wedding Crasher.

In televisione la parte che più amo e che ha girato dal 2004 al 2008 è quella del giudice Clark Brown di Boston Legal. È stato candidato a due Golden Globe (1971 e 1976) e a un Grammy (1976). Ha vinto il premio della National Society of Film Critics per Nashville, sempre nel 1976.

Sua moglie, Lois, morì nel 2007, dopo più di 40 anni di matrimonio. Qui l’obituary del Los Angeles Times

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Set 30

LA NOSTRA EPOCA è singolare e, nel rispetto di molte delle costanti della storia, sta introducendo alcune singolari particolarità. Una è la velocità del cambiamento: le cose negli 8mila anni di storia che ci precede hanno sempre muta, ma questa volta andiamo a una velocità tale che il cambiamento potrebbe non essere scontato (è finito il mondo fatto di isole e di cicli chiusi di Braudel, e non necessariamente al prossimo ciclo dovremo ricominciare tutto da capo: individuo, generazione ed epoca adesso stanno per coincidere).

Soprattutto, stiamo avanzando ipotesi in una prospettiva originale. Come sul tema di Dio, che non è proprio la cosa più banale da fare, visto che è dall’alba della storia che ci sono tizi anche alquanto svegli che provano a dire qualcosa di nuovo e intelligente. E il contributo non è la menata scientistica della particella di Dio, perché qualsiasi illuminista o scienziato di corte babilonese potrebbe tranquillamente mettere seduto chi si alzasse sostenendo che gli svizzeri con un acceleratore lineare di particelle (o qualsiasi altro bambatrone del caso) facciano qualcosa di più di chi li ha proceduti.

No, l’ipotesi furba e strisciante è quella che parla dell’evoluzione (o del disegno intelligente) e del fatto che la religione e lo spirito religioso non siano altro che un frutto di tale processo di adattamento. Insomma, è l’ipotesi in base alla quale chi aveva il gene della religione sopravviveva più facilmente degli altri, nella preistoria dell’umanità. Ipotesi intrigante.

Money Quote: If religion is just an activation of certain parts of the brain, does that mean God or any higher power is just in our heads? That’s not necessarily what scientists are trying to prove or disprove. After all, if we are wired to believe in God, then it’s not a far leap to believe that God is the one who wired humans that way. But if we have this structure, is there any way to tinker with it so that we can have mystical experiences all the time? And is there any benefit to this brain structure in the first place?

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Set 30

CHIAMATELO COME VOLETE, ma sta per arrivare.

Money Quote: Then there’s the iPad. This will eclipse the industry and for the rest of the year that’s all you’ll hear about. Trust me. Apple could require you to give this device three drops of blood every morning in order to satisfy the demonic hell-beast soul trapped inside it and we would, gladly. The release will be on par with the iPhone release and they’ll sell a million of them.

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Set 30

A NOVALAB24, LA trasmissione di Radio24 condotta da Luca Tremolada e dalla banda di Nova24, ieri s’è parlato di eBook. Se cliccate qui ascoltate direttamente il programma (dura 36 minuti, uno più bello dell’altro).

Ospiti della puntata, l’amico Fausto Colombo in studio, per telefono Luca Calcinai e Antonio Tombolini.

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Set 30

LA RIVISTA LETTERARIA in lingua inglese che da 25 anni “copre” il mondo delle diaspore e dei migranti, soprattutto africani, Wasafiri (in lingua Kiswahili vuol dire ‘viaggiatori’) ha chiesto a 25 scrittori internazionali dei suoi di indicare i 25 libri per loro più importanti. Un solo titolo è tornato due o tre volte: Cent’anni di solitudine di Gabriel García Márquez.

Money Quote:Sujata Bhatt: “I don’t think any book has shaped world literature to the extent that the internet has in the past 25 years. I believe that the last book that has had a significant impact on world literature was One Hundred Years of Solitude’ by Gabriel García Márquez”.

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Set 28

QUESTA SETTIMANA GARRY B. Trudeau inizia a lavorare apertamente sui temi di attualità politica che coinvolgono in maniera diretta il presidente Barack Obama. Come ogni domenica, con le tavole “estese” di Doonesbury, affronta un punto con maggiore agio e questa volta disegna un paradossale parallelo tra la storia del nazismo e le accuse ad Obama per il suo piano sanitario “Stop Obama’s Nazi Health Plan” con tanto di poster in cui l’immagine di Obama si trasforma in quella di Hitler. Dietro c’è l’incidente di Edmonds Farmers Market e la losca figura del candidato perenne Lyndon LaRouche.

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Set 28

LA ABC HA appena fatto partire una delle serie più attese della stagione: basata sul romanzo di fantascienza del canadese Robert Sawyer, Flashforward, è arrivato il prodotto televisivo studiato, mirato e calibrato per inserirsi nel pascolo dello stanco Lost e mangiarsi il suo pubblico.

L’effetto è moltiplicato dal fatto che dietro alla serie c’era stato all’inizio l’interesse di Hbo, il canale via cavo Usa, che permetteva trame più complesse e ricorsi a registri e toni narrativi più ampi di quanto la politica di Abc (canale in chiaro della Disney) non permetta. Praticamente a serie già fatta, a maggio, è stata Abc ad acquistare i diritti per trasmettere FlashForward, dopo che Hbo si è dovuta ritirare, mentre Fox ad un certo punto ha cercato di entrare nell’affare ma non è riuscita.

L’idea della serie è quella di un evento misterioso accaduto nello stesso momento in tutto il pianeta: senza motivo apparente tutta l’umanità “sviene” per 137 secondi, sognando sprazzi del suo futuro (da qui “Flash Forward”, il contrario dei flashback). Devastati ma neanche troppo dalle tragedie (incidenti aerei e stradali come se piovesse, con la gente svenuta contemporaneamente per 2 minuti e 17 secondi), un gruppo di eroi si mette all’opera per cercare di capire cos’è successo. Nasce l’idea di creare un sito web dove raccogliere i racconti dei 7 miliardi di abitanti del pianeta Terra per vedere quali sono le cose “sognate” in comune e definire lo scopo di questa sconvolgente esperienza.


Il sito web ovviamente lo hanno messo su davvero e quello che è sconvolgente, a raccontarla così, è che l’aspetto lisergico del soggetto in qualche modo viene nobilitato dalla realizzazione del prodotto. Detto in altre parole, nei primi 42 minuti della serie i produttori hanno decisamente fatto buona televisione, con poche sbavature.

L’investimento nel primo episodio è infatti notevole e il cast di tutto rispetto, anche se Joseph Fiennes (il protagonista) a me non piace particolarmente e soprattutto il primo “blocco” di mistero è già spiattellato tutto, lasciando pensare che o la serie diventerà molto noiosa, oppure si assisterà a un susseguirsi spiazzante e frustrante di ribaltamento del fronte della storia per tutti e 13 gli episodi della prima stagione.

Per adesso, comunque, è stato trasmesso il primo episodio. Settimana prossima vedremo…

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Set 28

È MORTA SUSAN Atkins, 61 anni, incarcerata da 38. Era una delle “ragazze” di Charles Manson, il folle che nel 1969 con i suoi fedelissimi terrorizzò Los Angeles con una serie di delitti crudeli ed efferati (vennero definiti “bestiali” dalla stampa) tra cui l’uccisione dell’attrice Sharon Tate, che era alle ultime settimane di gravidanza (il feto morì con lei, accoltellata 16 volte e poi impiccata).

Ill caso giudiziario fece molta sensazione, anche per i legami che Manson aveva con il mondo di Hollywood. Fu proprio Susan Atkins, la più “dura” e violenta, a pentirsi e a parlare dalla cella. Confessando di aver ucciso, insieme a Manson e agli altri, la Tate e i coniugi LaBianca, più altri delitti dei quali non era neanche sospettata.


Le autorità californiane, nonostante il tumore al cervello di cui è morta, il pentimento (riconosciuto anche dalle autorità stesse) e le numerose richieste ufficiali (13 volte), non le hanno mai concesso la libertà condizionata, neanche la tredicesima volta, poche settimane fa, quando si è presentata su una seggiola a rotelle ed evidentemente in fin di vita.

Money Quote: Former chief prosecutor Vincent Bugliosi, who sought and won death sentences for Atkins, Manson and other followers, said Atkins would be remembered “obviously as a member of a group that committed among the most horrendous crimes in American history. She apparently made every effort to rehabilitate herself.”

He added: “It has to be said that she did pay substantially, though not completely, for her incredibly brutal crimes. And to her credit, she did renounce — and, I believe, sincerely — Charles Manson.”

L’Atkins e gli altri sono stati condannati a morte, ma la California ha poi abolito nel 1972 la pena capitale (salvo poi reinstituirla, ma ovviamente senza validità retroattiva grazie al principio del “pro reo”) e sono stati condannati al carcere a vita. In prigione rimangono Charles Manson ed altri tre: Patricia Krenwinkel, Charles “Tex” Watson e Leslie Van Houten.

Oggi la record-woman di permanenza in prigione è diventata Patricia Krenwinkel.

L’Atkins era stata condannata per otto omicidi. Se durante il processo, durato dieci mesi, fu lei il grimaldello che permise in prima battuta di inchiodare gli altri, mantenne anche una immagine di assassina priva di rimorsi. Alla giuria che l’aveva condannata a morte, infatti, disse: “È meglio che chiudiate a chiave le porte delle vostre case e facciate molta attenzione ai vostri figli”.

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Set 28

IL NATIONAL CENTRE for history si occupa degli eBook. Mark Herring recensisce Gutenberg-e, facendo anche il punto sulla situazione attuale. Molto interessante: Herring supera il fumo sollevato dal marketing delle grandi aziende coinvolte e rimette le cose in prospettiva. “Se non conosci il tuo passato…”

Money Quote:With all the hype about the new Kindles, those new to the professoriate might well think that eBooks, e-texts, or texts delivered in an electronic format a relatively new phenomenon. Such is not the case, of course, but e-texts have been around far longer than most might think. Texts delivered in an electronic format, even scholarly ones, have been with us from more than three decades, and closing in on four. It’s easy to understand the confusion.

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Set 28

SE COME ME stasera siete a casa che dovete lavorare, non c’è motivo per cui non possiate andare virtualmente a vedere e sentire uno straordinario concerto. In questo caso viaggiando anche indietro nel tempo: 15 febbraio 1987: Jerry Garcia & Mickey Hart suonano ‘Fire On The Mountain’ con un gruppetto di amici qualunque: Baba Olatunji, Carlos Santana, Hamza el-Din, Bobby Vega, Sikiru Adepoju e altri ancora. Successe a Petaluma, in California

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Set 28

COME FACCIO A dire quant’è bello questo fumetto? La fine del mondo! Saturno contro la Terra. Non c’è paragoni. Peccato non esista una edizione più recente, per quel che ne so, del capolavoro di Pedrocchi, Zavattini e Scolari.

Io l’ho letto, tra parentesi, quando ero una ragazzino proprio in questa edizione a casa dei miei zii. Mitico zio, appassionato di fumetti e di wargame da tavolo: non potevo avere adolescenza migliore! (C’erano anche i raccoglitori con le annate di Linus dei sessanta e settanta, mica fichi!)

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Set 28

STRAORDINARIA SERIE DI immagini dei mostri giapponesi più belli. Che meraviglia!

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Set 28

SE PER CASO qualcuno volesse girare al contrario le lancette dell’orologio della storia, quelli come Arduino Mancini avrebbero potuto essere figli dei fiori, avrebbero potuto predicare l’amore e avrebbero potuto fare i creativi per il Movimento. Attenzione, forse lo sono stati davvero, venti o trent’anni fa.

Adesso, invece, leggetevi il corso di condizionamento sociale finalizzato al lavoro: è francamente imbarazzante. Ma, dopotutto, ogni società ha le nicchie che si merita.

Money Quote: Perché insisti a partecipare ai capannelli davanti alla macchinetta del caffè?
Vi hanno sentito, te e tuoi amici. E mi hanno riferito.
Lamentele sullo stipendio, sul contratto che non vogliamo rinnovare, sui trasferimenti non concordati …
Non hai capito ancora che non ti conviene, sputare nel piatto dove mangi?
Fai come me: non criticare l’organizzazione. Mai. Anche quando ti succedono cose come quelle che sono successe a me. Quali?
E va bene, se insisti te lo dico. Ma tieni tutto per te.

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Set 26

MOMENTI IN CUI sei contento di non essere un attore televisivo o un personaggio pubblico…

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Set 26

L’EDITORE DEL GRUPPO l’espresso, Carlo de Benedetti, oggi sul Sole:

Money Quote 1: Oltre il 30% del traffico in rete è generato dai siti di quotidiani e reti televisive.Quindi l’informazione è un driver eccezionale per gli operatori di telecomunicazione. In Italia si puo’ adottare un modello simile a quello che ha sostenuto il passaggio della tv dall’analogico a digitale

(…)

Money Quote 2: In Germania sono arrivati alla conclusione che tutte le aziende hanno vantaggi economici dall’informazione giornalistica in Rete perché usano notizie su fornitori, clienti, candidati dipendenti; dunque è molto probabile che il nuovo Parlamento, che risulterà dalle elezioni del prossimo weekend, viste le posizioni in merito già assunte dalla Cdu, Spd e dall’Fdp chiami presto ogni azienda tedesca a dichiarare quanti sono i suoi computer collegati a internet e a pagare per ciascuno una flat fee mensile di 5 euro. I relativi ricavi andrebbero solo agli editori.

La proposta di de Benedetti: facciamo la tassa su Internet, ogni provider dica quanti utenze serve e tiri fuori i soldi per ciascuna (dopodiché, se vuole, si rifaccia sull’utenza medesima aumentando il costo o diminuendo il servizio).

Dunque, questo è cosa s’inventa quel poveretto di de Benedetti per cinque euro o giù di lì. Luca lo smonta alla grande. Io però mi preoccupo per il gruppo L’espresso. Quella è gente brava, ma hanno la sfiga di avere un proprietario che non ha capito una patata di come gira la rete. Siamo alla fine del primo decennio del XXI secolo e l’unica idea che gli viene in mente per dare una svolta alla barca che naviga in cattive acque è fare la tassa su internet, analoga a quella sui Cd masterizzaibili o le fotocopie. Se voleva rendersi simpatico, c’è riuscito. Se voleva fare il provocatore, anche. Ma ha pure indicato chiaramente di non avere una mezza cippa lippa di idea sul futuro. Poveretto.

Aggiungo che de Benedetti non ha capito soprattutto una cosa fondamentale: la sua premessa non sta in piedi. Cioè, il 30% del traffico in rete non viene generato da siti di quotidiani e reti televisive. Come lo so? Semplice: il 95% è generato da porno e pirateria. Al limite, quello dei giornali sarà il 5%, contando anche i blog.

Se domani gli editori (vil razza dannata) mettessero a pagamento tutti i siti d’informazione, finirebbe come con Alitalia. Invece, facendo il canone di Internet, imboccano una strada diversa ma che di nuovo finisce esattamente come Alitalia.

Come finisce Alitalia? Prima fanno il buco, e poi li salva lo Stato con i soldi preventivamente ricevuti dai contribuenti. Perché dalle nostre parti, sia chiaro anche ai non udenti, i grandi giornali come le compagnie aree di bandiera non falliscono. Volete scommettere?

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Set 26

APPLE, CHE IN passato si è presa numerosi e seri rabbuffi dalle associazioni ambientaliste, è appena uscita con un modello innovativo di valutazione dell’impatto ambientale dei suoi prodotti. Un modello che la rende peggiore degli altri (Dell e Hp inlcusi, e sono più grandi come aziende) ma più “veritiero”. In pratica, anziché dire quanto inquina il singolo prodotto o gli uffici, Apple fa un ragionamento globale dalla produzione al riciclo, passando anche per l’uso tipico degli utenti. 

Dice Steve Jobs: Molte società pubblicano quanto siano verdi i propri uffici, ma questo non conta se poi vengono immessi sul mercato milioni di dispositivi affamati di elettricità che contengono materiali chimici tossici. È come chiedere a una azienda di sigarette quanto verdi sono i propri uffici.

Apple

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Set 26

PAOLO MAGGIONI, IL suo blog si chiama Una cosa tipo Giornalista, mentre la sua trasmissione su Radio Popolare è Jalla Jalla, che è ripartita questa settimana.

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Set 24

CHI SEGUO SU Twitter.

Dal mio @antoniodini leggo sempre:

Gina Trapani

Money Quote: So if some of the advice on Gina Trapani’s Lifehacker.com site seems like “Hints From Heloise” for a digital age, well, that is exactly what she intends. The Lifehacker site has explained to its readers how to download and save MP3s off music streaming sites or how to use Pledge furniture polish to fix scratches on a DVD.

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Set 24

STAVO PENSANDO DI abbandonare la moka (anche perché non mi piace molto quel tipo di caffè fatto in casa) e prendere una macchina a cialde o capsule. Pare che la più diffusa e dove si può spendere relativamente meno sull’apparecchio (avendo scelta tra vari tipi di caffè gusto bar, di cui ne prendo uno o due al giorno e non faccio né maccchiati né cappuccini) sia quella della Nestlé, la Nespresso.

La pubblicità con George Clooney è odiosa, e marca il prodotto come tragicamente aspirazionale. Questo è un problema superabile. Anche il costo delle cialde, come potete vedere dal video qui sotto e anche qui, volendo è superabile. Però ancora non mi decido. Avete suggerimenti, consigli, esperienze etc?

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Set 24

GLI EREDI DI Jack Kirby alla conquista dei diritti sulle creature di papà, appena acquistate dalla Disney.

Money Quote: Under America’s complicated copyright laws, the rights for the Fantastic Four, for example, would come up in 2017, the Hulk in 2018 and X-Men in 2019.

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Set 24

GIRA LA VOCE di un prototipo (per adesso solo rendering in computer grafica) di tablet che Microsoft avrebbe realizzato e su cui si starebbe preparando per il lancio. Il filmato di Gizmodo è notevole e molte soluzioni sono parecchio interessanti. Chissà intanto Apple cosa fa… 

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Set 22

È STATA CREATA come co-produzione internazionale e lo spirito dovrebbe essere quello che caratterizza anche la storia: viaggio verso Venere ambientato nel 2050, con equipaggio di 6 (tre uomini e tre donne) in quello che è stato definito una “Grey’s Anatomy in space”. Peccato che adesso, a nove episodi trasmessi della prima serie di 13, la vogliano già cancellare. Perché gli effetti speciali sono deliziosi, gli attori bravi (ma insopportabili) e purtroppo la storia è una vera tortura, oltretutto pretestuosa nel suo sviluppo. Perché subirla, settimana dopo settimana, si chiedono i telespettatori? E non la guardano…

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Set 22

FINALMENTE ANCHE IL comune di Firenze rilascia la carta d’identità elettronica. Non mi è chiaro da quanto tempo, però finalmente c’è. Solo dagli uffici di Palazzo Vecchio (non dai quartieri o nelle altre sedi distaccate), senza bisogno di portare foto, con 25 euro e spiccioli e più un documento d’identità (magari la vecchia carta). Con orario 9-13 dal lunedì al venerdi.

L’ho scoperto solo l’altro giorno (e verificato oggi chiamando, lo 055 055, che in trenta secondi, introduzione compresa, ti mette in contatto con un operatore!), però sono già tornato a Milano. Al prossimo giro mi digitalizzo. La carta d’identità che finalmente sta in tasca come se fosse una carta di credito per me è perfetta: ha le dimensioni adatte a stare nel mio portafoglio da tasca davanti, che è in realtà poco più di un porta-carte di credito. Odio i portafoglioni da tasca posteriore, non porto quasi mai la giacca (e comunque mi serve avere i soldi e un documento dietro) e non mi basta più il mio vecchio e mitico All-Ett (comprato con Mattia dopo che per un anno Luca aveva tirato scema mezza Italia). Inoltre, sono un feticista del formato carta di credito (magari sono il fratello disperso di Paris Hilton, chi può dirlo).

Insomma, finalmente posso mettere in pensione l’odiosa carta d’identità e passare al formato più corretto per un documento d’identificazione. Bene! A Firenze era stata promessa a partire dal 1 gennaio 2006, ma poi c’erano stati un tot di ritardi che avevano fatto saltare le scadenze. Qui la storia di quel che sta succedendo in questi giorni a Torino per far partire il servizio. Da notare che dentro la parte digitale della carta, ci saranno anche le impronte digitali…

Money Quote: L’obiettivo di Roma, nel 2001, quando venne varato il documento, era quello che ogni ministero e le banche dati del Viminale avrebbero dovuto raccordarsi con il nuovo strumento d’identità che sarebbe stato utilizzato per ogni pratica. Invece, causa beghe fra le aziende fornitrici delle tessere, si bloccò tutto. Delle 35 macchine necessarie a sfornare le carte d’identità che richiede quotidianamente una città come Torino, ne arrivarono solo due. Ora, Dell’Utri ha fatto riparare le due macchine in dotazione e ne ha acquistate altre cinque che arriveranno entro fine anno. Non molte, ma sufficienti ad accontentare - con un po’ di pazienza - chiunque richieda il documento.

Ps: questa l’ho trovata solo adesso: è stupenda.

Money Quote 2: Alla carta di identità elettronica Made in Italy sono contrari da sempre i produttori di Minilab per fototessere e la Confederazione Nazionale Artigiani (CNA) che ha stimato in circa 100 milioni di euro il danno economico per gli operatori del settore fotografico, che con l’applicazione del provvedimento, vedranno dimezzati i proventi derivanti dal servizio di fototessera. Un danno economico di tale consistenza per un settore che da tempo registra un saldo negativo, è motivo di seria preoccupazione per tutti gli operatori, uniti per cercare insieme con le Istituzioni soluzioni in grado di soddisfare le esigenze di tutti i soggetti coinvolti.

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Set 22

GARRY B. TRUDEAU sempre più innamorato, a scopo narrativo, di Twitter per il suo Doonesbury, come si vede anche questa domenica.

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Set 22

CI SONO VARIE cose che non mi piacciono nella discussione relativa alla fine dell’editoria (libri e giornali) così come la conosciamo e la sua trasformazione in un modello differente. La prima è l’ambiguità di fondo sul termine libro e giornale: dal punto di vista degli editori di libri e giornali, sembra che si venda carta, e non che si vendano storie e informazioni. Se gli editori ritenessero che il loro business è quello di vendere storie e informazioni, saremmo già tutti digitali da un sacco di tempo, alla faccia di tutte le menate sul piacere della carta, la religiosità del libro, il profumo delle pagine e via dicendo.

Il vero problema è che gli editori in Italia non hanno ancora assaggiato la medicina di Amazon e degli altri che vendono libri in formato digitale, quindi temono di essere costretti a fare quello che qualsiasi industria strutturata odia: rimettersi in discussione e diminuire i margini attuali. E non serve spiegargli che così faranno la fine dell’industria musicale, perché quelli che devono prendere decisioni hanno la pensione a 5-10 anni di distanza e cercano di tirare a campare fino a quel momento.

Non dimentichiamoci, poi, che la problematica per quanto riguarda invece il mercato dei giornali in Italia è talmente fuori da qualsiasi sistema economico che chiamare “mercato” quello dei giornali e di chi ci lavora dentro come dipendente, è fare un torto grave al dizionario della lingua italiana. I giornali in Italia non possono fallire, i giornalisti non possono essere licenziati o spostati di mansione, tutte le altre figure ancillari del business hanno garanzie molto simili. Altrimenti, avete presente gli scioperi di piloti e personale di cabina che paralizzavano le compagnie aree dalle nostre parti? Stessa logica, stesso impatto devastante. E lo scrivo non per giustificare la vita degli editori, che Mark Twain aveva definito la razza più perfida di dannati imbroglioni a giro per la terra, ma perché è tragicamente così.

Adesso, non è chiaro quale sarà l’evoluzione tecnologica e sociale, ma è chiaro che ci sarà. L’importante è non ripetere lo stesso errore e immaginarsi che, dopo l’impero della carta, avremo la dittatura dell’E Ink. Invece, vediamo quale metodo è possibile per capire i cambiamenti. Paul Graham qui fa una bella analisi, soprattutto nella seconda metà. 

Money Quote: I can see the evolution of book publishing in the books on my shelves. Clearly at some point in the 1960s the big publishing houses started to ask: how cheaply can we make books before people refuse to buy them? The answer turned out to be one step short of phonebooks. As long as it isn’t floppy, consumers still perceive it as a book.

That worked as long as buying printed books was the only way to read them. If printed books are optional, publishers will have to work harder to entice people to buy them. There should be some market, but it’s hard to foresee how big, because its size will depend not on macro trends like the amount people read, but on the ingenuity of individual publishers.

Some magazines may thrive by focusing on the magazine as a physical object. Fashion magazines could be made lush in a way that would be hard to match digitally, at least for a while. But this is probably not an option for most magazines.

I don’t know exactly what the future will look like, but I’m not too worried about it. This sort of change tends to create as many good things as it kills. Indeed, the really interesting question is not what will happen to existing forms, but what new forms will appear.

The reason I’ve been writing about existing forms is that I don’t know what new forms will appear. But though I can’t predict specific winners, I can offer a recipe for recognizing them. When you see something that’s taking advantage of new technology to give people something they want that they couldn’t have before, you’re probably looking at a winner. And when you see something that’s merely reacting to new technology in an attempt to preserve some existing source of revenue, you’re probably looking at a loser.

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Set 20

MOLESKINE STA LENTAMENTE ridefinendo il suo immaginario. L’azienda italiana dei taccuini, blocnotes e agende che trae ispirazione e continuità dai produttori francesi dei taccuini da viaggio di Chatwin ed Hemingway, infatti, adesso sta portando dentro la sua linea commerciale un’idea nuova. È la personalizzazione di artisti, ma è anche qualcosa dello spirito che ha fatto sperimentare a Moleskine, in questi ultimi anni, con i taccuini per gli artisti di strada ed altro. Il taccuino dell’era digitale si sta ibridando e cambiando di nuovo: è un indicatore che sta cambiando l’estetica e il gusto del mondo intorno a lui?

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Set 20

SONO A FIRENZE, dove ho assistito, tra le altre cose, alla bella conferenza di Vito Di Bari dedicata al futuro che già c’è (ma ancora non lo sappiamo). E sempre in quell’ottica, cioè che le innovazioni del prossimi 10-15 anni esistono già nei laboratori e attendono solo di trovare l’incrocio giusto tra costi, bisogni e mercato per venire commercializzate, tiro fuori dalle profondità della rete questa serie di spot di At&T. Alcune cose sono arrivate, altre ancora no. Da notare che eravamo nel 1993…

Money Quote: This montage of AT&T ads came from a 1993 Newsweek CD-ROM, when Newsweek thought that one day, magazines would be sent to you in CD-ROM form, sponsored with ads.

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Set 20

SI AVVICINA IL momento della resa dei conti a cui seguiranno i conti delle rese.

Il vostro client è a norma?

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Set 20

L’EGO DELLO SCRITTORE e la sua capacità di analisi sono in conflitto frontale. Il secondo individua i problemi, il primo gli impedisce di rendersi conto che non è decisamente l’unico, né il primo, né il più dotato.

È andata a finire che la penna scivola sull’olio e scopre l’acqua calda.

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Set 18

SE SIETE DALTONICI (come capita a un consistente numero di uomini sul pianeta, dato che si tratta della malattia genetica più diffusa anche nella nostra specie) vi basterà un’iniezione di cellule per attivare la terapia genica e recuperare la vista, invertendo l’output degli ultimi 150mila anni e regalando a un numero insospettabile di persone la possibilità di vedere tutti i colori di un tramonto. Lo sostengono i ricercatori dell’Università dello stato di Seattle nello stato di Washington, anche se la sperimentazione sull’uomo arriverà solo parecchio più avanti.

Money Quote: A simple injection of cells has cured monkeys of color-blindness—giving a green light to future research into improving human vision with gene therapy, a new study says. Calling the procedure his gene therapy “dream,” researcher Jay Neitz said that “ultimately this could be a tool that could cure all sorts of eye diseases.”

It’s too early to say that the technique can help color-blind people who can’t see red or green, but study co-author Neitz is confident. “If we did this exact same thing to a human being today, I believe we would have cured their color vision,” said Neitz, an ophthalmologist and professor at the University of Washington in Seattle.

La notizia, per motivi facili da capire, mi fa parecchio piacere.

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Set 18

LA STORIA DI Noordin Mohammad Top, a capo di una buona parte del movimento islamista indonesiano e presunto responsabile di bombe e stragi varie, che è stato ucciso dalla polizia nella regione centrale di Java. 

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Set 18

SECONDO ME QUESTO Google Fast Flip farà incavolare gli editori come non mai. Elimina il bisogno di andare a vedere i giornali.

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Set 18

LA RECENSIONE CHE John Sicuracusa ha fatto per Ars Technica di Snow Leopard è da incorniciare. Ammesso che troviate abbastanza legna per costruire la cornice, ovviamente.

Money Quote: The one that really drove me over the edge is the fussy little dance of the filename area that occurs in the Finder (surprise!) when renaming a file on the desktop. There’s just something about so many cross-fades, color changes, and text offsets occurring so rapidly and concentrated into such a small area that makes me want to scream. And whether or not I’m actually waiting for these animations to finish before I can continue to use my computer, it certainly feels that way sometimes.

Still, I must unenthusiastically predict that most normal people (i.e., the ones who will not read this entire article) will either find these added visual touches delightful, or (much more likely) not notice them at all.

Da tenere a mente per la terza edizione di Emozione Apple, anche se la seconda dice già praticamente tutto…

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Set 16

IN ITALIA SPERO non sia mai neanche arrivato. Negli Usa è saltato direttamente al mercato degli home-video. Girato con 5 milioni di dollari, il prequel dei cugini Bo e Luke della contea di Hazzard, nella Georgia più profonda, è veramente una ciofeca.


Quel che c’era di bello da vedere doveva essere, se non altro, la Dodge Charger del 1969 ribattezzata Generale Lee, con tanto di bandiera confederata sul tettino, “01″ sugli sportelli saldati e clacson tritonale che suona Dixie, l’inno sudista. Ma la usano male. Gli attori sono dei piacevoli dilettanti, in parte recuperati dal cast del film del 2005 (orribile pure quello) e in parte scelti ad hoc per questa edizione.

Il punto è, però, che il film rompe il canone della serie televisiva (che ci appartiene come bene comune dell’anima con tutte le sue sette stagioni) in una maniera che neanche il film del 2005 riusciva, pur con tutti i suoi limiti. E lo fa per una sua violenza interna e gratuita, senza che ci sia un reale guadagno o comunque una parvenza di motivo. Ignoranza, pressappochismo e soprattuto tanta voglia di tirare a finire una storia che non si è mai presentata ai blocchi di partenza.


Neanche la piccola pioggia di “belle ragazze” (dalla tetta facilmente fuggente) riesce nel miracolo di risvegliare il redneck che è in tutti noi e farci apprezzare la trama, che sarebbe stata scartata anche per un episodio di mezza stagione del telefilm.

Fra le pin-ups, comunque, April Scott nella parte della cugina Daisy è forse quella che funziona meglio, a tratti, e non a caso fa anche la ragazza-poster del film (la Scott è fondamentalmente una modella che si è impegnata per la sua prima “prova seria” di recitazione; e ci sarebbe anche riuscita se intorno a lei in effetti ci fosse stato un film in cui recitare). Le gemelle Brooke e Ally Handy (rispettivamente Jennifer Hill e Trishelle Cannatella) hanno invece la tridimensionalità di un paginone interno di quelle riviste che si leggono con una mano sola e la consistenza del silicone riscaldato.

Infine, la piccola ma inquietante parte ritagliata a Sherilyn Fenn (ve la ricordate? La femme fatale di Twin Peaks) come Lulu Coltrane Hogg, cioè sorella dello sceriffo Rosco P(urvis) Coltrane e moglie di Boss Hogg, riesce ad offrire in maniera lucida una nuova, inedita dimensione dell’aggettivo “squallido”.

Peccato, perché anziché giocare la carta della porcheria mal fatta, visto che c’erano e ’sto benedetto Dodge Charger se lo dovevano portare a zonzo, potevano anche tentare di produrre un onesto film di genere, di quelli che poi ti restano in qualche modo attaccati e finisci anche per comprarti anche il Dvd. In questo circostanza, comprare il Dvd non è decisamente il caso. Investire 96 minuti del proprio tempo per vedere il film neanche, a meno di non voler tenere il volume azzerato, per evitare di danneggiare la propria materia grigia.

Ps: uno poi dice, hai stroncato il filmetto che forse non era poi da buttare via. E invece no: siamo nella tradizione di una serie fondamentale, a sua volta derivata da un film del 1975, Moonrunners, che è stato il caposaldo. Siamo in Georgia. Siamo nella campagna più calda e brusca che si possa immaginare (gli accenti originali di Moonrunners e della serie televisiva sono uno spettacolo). Siamo in un mondo che aveva questo motto:

You take a load of 200 proof corn likker through a Georgia roadblock at 100 miles an hour and if you ain’t a dead man, you’re a moonrunner..

Capite poi perché uno il film del 2007 lo stronca?

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Set 16

A SAN FRANCISCO, visto che faceva un freddo barbino e c’erano i saldi, ad agosto mi ero comprato una felpa di quelle proprio classiche come se le metteva Robert Redford negli anni Ottanta quando voleva fare quello giovane stile anni Settanta. Nel fotogramma qui sotto tratto da Legal Eagle , del 1985, manca il cappuccio, ma avete capito cosa intendo.

(Sì, la scena è quella che prima lui prima fa il signore e va a dormire in soggiorno sul divano, poi dopo un po’ gli si infila sotto il plaid Daryl Hannah, e infine il giorno dopo si becca il cazziatone da Debra Winger perché va a letto con le clienti [invece che con lei]; una vita davvero difficile e tormentata).

Beh, la felpa è marchiata BDG e mi stava cominciando a venire il nervoso perché, come tutte le cose comprate al volo per bisogno e senza pensarci troppo, alla fine è davvero comoda e mi piace anche abbastanza - ma questa marca BDG non capivo chi fosse. Adesso, dopo averci messo un po’ d’impegno, ho trovato che si tratta delle iniziali dei fondatori della griffe, i fratelli Bob, Dale e Greg Keystone. Ora mi avvolgo nella felpa e dormo meglio.

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Set 16

DOMANI ESCE NEGLI Stati Uniti l’ultima fatica di Dan Brown, The Lost Symbol. Come d’abitudine, il volume da cui gli editori americani si aspettato miracoli in termini numerici, viene presentato super-scontato. Se andate da Borders, ad esempio, ve lo danno con il 40% in meno se siete soci, il 30% tutti gli altri.

I motivi sono vari: far scalare subito le classifiche di vendite all’autore, una specie di Faletti d’oltreoceano; monetizzare rapidamente i volumi di vendita; far capire che siccome è davvero buono te lo scontano pure. Da noi, ma a scriverlo sicuramente mi ripeto, sapendo che sarà un successo se potessero te lo farebbero pagare di più…

Wikipedia Quote: The book will be published on September 15, 2009 with an initial print run between 5 to 6.5 million copies, which will be the largest first printing in publisher Random House’s history.

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Set 16

PARE CHE I cuginetti della JAL, una delle compagnie aeree di bandiera giapponesi, stiano cercando un grosso investitore (dopo aver ricevuto già tre iniezioni miliardarie di cash dal governo di Tokyo a partire dal 2001, l’ultima delle quali lo scorso giugno) e che in ballo ci siano da un lato American Airlines e dall’altro Delta Air Lines e Air France-KLM. Si parla di una cifra intorno ai 2,8 miliardi di dollari per rimettere il business in moto.

Il cambiamento sarebbe epocale, perché i giapponesi, simmetricamente a noialtri italiani, non gradiscono l’idea di avere una delle due compagnie aree di bandiera in mano allo straniero. Con Alitalia la vicenda è finita come sappiamo (visto il governo che ci è toccato), mentre con JAL la cosa potrebbe andare in modo alquanto differente, anche a causa dell’attuale, nuova sponda politica che governa il Paese. Vedremo, la vicenda è assai interessante.

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Set 14

GARRY B. TRUDEAU arriva con Doonesbury, come ogni domenica.

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Set 14

A PASSARE MEZZA domenica pomeriggio insieme ai propri ricordi.

E a vedere che questi:

sono diventati questi:

dopo che altri, nel frattempo, erano andati a scoprire l’America:

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Set 14

AL VOLO: LA petizione per fornire scuse ufficiali sulle persecuzioni e la morte di Alan Turing (in Gran Bretagna) è andata spettacolarmente bene.

Money Quote: Most of the planning was done from the top deck of a London double-decker bus on the way to work. Amazing what you can do with 30 minutes of peace and an iPhone.

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Set 14

SONO ORAMAI PIU’ di vent’anni che abbiamo a disposizione videogiochi di guida. E sono più di vent’anni che andiamo sempre con il cambio in modalità automatica, rimbalzando tra muretti e cordoli e con improvvise corse nell’erba tagliata e il ghiaino fine delle vie di fuga: c’è addirittura chi questa tecnica al rimbalzo l’ha eletta a stile personale di guida e ci ottiene anche buone prestazioni.

Però, in fondo in fondo, me lo sono sempre chiesto: ma come si fa a guidare davvero al massimo una Formula uno in un videogioco? In questo video, giro di pista a Monza con F1 2009 di Codemasters (PSP e Wii, il video è fatto con la Wii), finalmente si scopre l’arcano.

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Set 14

PARE CHE IL fumetto stia davvero evolvendo in una forma di comunicazione più sofisticata (come da tempo accade in Giappone, ad esempio). Qui ne parla Poynter online.

Money Quote: But two books — Brooke Gladstone’s “The Influencing Machine,” due out in fall 2010, and Josh Neufeld’s “A.D.: New Orleans After the Deluge,” which came out last month — serve as examples of how graphic novels are being used to capture nonfiction stories about real places, real events and real people.

Oltretutto, fare ad esempio giornalismo o scrittura con i fumetti (in cui ci sono le immagini ma i testi sono ridotti all’essenziale) per chi usa la penna d’abitudine è un notevole esercizio di sintesi.

Qui si racconta la storia di tre nuove riviste di studi universitari dedicate ai comics. Ovviamente, nessuna è italiana (per adesso).

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Set 14

NON SONO PROPRIO tutte uguali, e non necessariamente devono avere un motivo floreale “plasticoso” (come quella del mio bagno). Le tende e le tendine da vasca ma anche da soggiorno allo stato dell’arte.

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Set 12

UNA DELLE COSE più agghiaccianti - per non dire altro - che abbia mai visto in rete. E ovviamente Nick Vujicic è già un fenomeno (cioè, lo era anche prima, in senso etimologico, ma adesso anche da un punto di vista cominicativo).

Insomma, ma si può? Perché le scolarette non fanno causa all’organizzatore?

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Set 12

I SEGNI PREMONITORI si moltiplicano. Adesso, c’è chi vede negli “LP” digitali per iTunes (che oltre alla musica hanno testi delle canzoni, video etc, ma talvolta anche fumetti e racconti), un cavallo di Troia per conquistare il mercato degli eBook tramite il futuro iPad o iTablet o come diavolo volete chiamarlo il coso touch di Apple.

Money Quote: Tyrese Gibson’s Mayhem is the first digital book for sale on iTunes 9 – perhaps an early sign of Apple’s (AAPL) desire to take on Amazon’s (AMZN) Kindle and Sony’s (SNE) Reader in the digital book market.

Ah, e iTunes dovrà fare tutto lo sporco lavoro di sincronizzazione, come al solito…

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Set 10

SI TRATTA DI una delle avventure più belle di Topolino e Pippo negli anni Ottanta. La Trilogia della Spada di Ghiaccio, apparsa sui numeri natalizi del 1982, 1983 e 1984, è stata realizzata da Massimo De Vita e viene considerata il punto più alto del decennio, oltre che uno dei migliori in assoluto per storie di topi e di paperi. La sto rileggendo adesso, felice perché non sapevo che ci fosse anche un quarto “libro”, arrivato nel 1993.

I titoli in ordine sono questi:

Topolino e la Spada di Ghiaccio ; 1982 (Topolino 1411, 1412 e 1413).

Topolino e il torneo dell’Argaar; 1983 (Topolino 1464 e 1465).

Topolino e il ritorno del Principe delle Nebbie; 1984 (Topolino n. 1517).

Topolino e la bella addormentata nel cosmo; 1993 (Topolino n. 1936 e 1937)

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Set 10

LA CINA NON è la madre di tutte le disgrazie. Anzi, con i suoi fondi sovrani e l’enorme quantitativo di ricchezza accumulata, è nell’inedita posizione di poter finanziare il cambiamento di cui il mondo ha bisogno e di cui l’Occidente si sta facendo portatore.

Money Quote: If we want an example of good long-term resource planning, we might want to look to China.

While the first world spent the last decade taking on debt and levering up dubious assets like dot-com startups and subprime mortgages, then suffering the inevitable fallout, China kept its debt relatively modest and its currency depressed while it accumulated a vast war chest of foreign-exchange reserves–some .1 trillion worth as of the end of June, according to the Wall Street Journal.

Now, with a significant risk of the US dollar and other currencies not backed by hard resources imploding after the greatest spree of worldwide money-printing in history, China is prepared (if not anxious) to exchange its potentially worthless forex holdings for hard assets like oil, metals, and fertilizer.

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Set 08

GARRY B. TRUDEAU con Doonesbury, come ogni domenica.

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Set 08

CON SNOW LEOPARD raggiungono la gloria dei 512 per 512 punti. Un impatto grafico straordinario, a vederne anche la cura per i dettagli. Tanto che Leander Kahney di The Cult of Mac ha deciso di pubblicare una gallery di icone di Mac OS X. Ed è una festa per gli occhi di grandi e piccini.

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Set 08

ASUS STA PER lanciare un inedito lettore di eBook a due pagine, che si apre e si chiude come un libro. Intravisto all’ultima edizione del Cebit, assente alla appena conclusa Ifa, sarà un Eee reader. Da tenere a mente che Asus ha inventato il netbook (croce e delizia del mercato dei personal computer portatili). Magari questo reader sarà finalmente economico: il prezzo dovrebbe essere quello abbastanza accettabile di 100 sterline (114 euro).

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Set 06

POI ALL’IMPROVVISO, QUASI senza preavviso e soprattutto senza tanti drammi, si conclude un ciclo lunghissimo, iniziato il 2 ottobre del 2001 su Nbc e chiuso il 6 maggio scorso su Abc, dopo otto stagioni e 168 episodi.

Ho lasciato passare un po’ di tempo, ho cercato di scoprire se Abc avesse intenzione di portare avanti la serie appena acquisita e “salvata” da una prematura chiusura con la settima stagione. Invece, uno dei compagni migliori nella strada di questo primo decennio del nuovo millennio, cioè Scrubs, è svaporato così. Al suo posto, ci sarà in effetti una nuova stagione, ma costruita con un cast praticamente tutto nuovo (solo un paio di attori rimangono) e in un contesto completamente diverso: dall’ospedale Sacred Heart si passerà a un improbabile campus medico, per seguire la strada di una nuova generazione di giovani interni di medicina generale.

Il vecchio Scrubs, dunque, se ne va (e, temo, quello nuovo durerà molto poco). Zach Braff, degno erede di John Ritter, è bravo non poco. Ma anche Sarah Chalke non scherza e, in generale, tutto il cast, con l’unica avvertenza di ascoltarli religiosamente in lingua originale, magari con sottotitoli italiani o inglesi, perché il nostro doppiaggio nel loro caso è seriamente dannoso. Tutti quanti però erano cresciuti fin troppo e cominciavano a non starci più, dentro i loro personaggi ritagliati su un’ottima idea di BIll Lawrence targata più di un ventennio fa, grazie al compagno di college Jonathan Doris, diventato poi medico (dice “adios” a JD nell’ultimo episodio della ottava stagione) con gli amici Jon Turk e Dolly Klock, rispettivamente punto di partenza aper Chris Turk e Molly Clock.

Si possono dire moltissime cose di Scrubs: dalle tecniche di ripresa in 16 millimetri (poi passate all’HD) sino alle tecniche di improvvisazione degli attori, dalla capacità di accompagnare in minore ma con efficacia una generazione per un decennio di transizione (come fece Friends nel decennio precedente) sino alla ricchezza di temi, alla capacità di innovare un genere così apparentemente logoro come il “medical drama”, alla brillantezza delle soluzioni creative, all’iniezione di umorismo surreale che sono convinto abbia toccato il cuore e la mente di un numero infinito di futuri scrittori e attori.

Dopo Scrubs ci sarà spazio per altre cose meravigliose. Ma non si può non fermarsi un attimo per cogliere il momento esatto in cui molte cose non saranno più come prima.

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Set 06

DOMANI MATTINA PRESTO vado a seguire l’inaugurazione del secondo Apple Store italiano, al centro commerciale Carosello a Carugate (vicino - si fa per dire - a Milano). Pensare che in realtà gli Apple Store, la cui storia è affascinante secondo me, avrebbero potuto essere molto, molto diversi

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Set 04

SONO ALMENO 15 i morti del terremoto che ha colpito l’Indonesia, mentre ancora non si sa se ci saranno delle ondate provocate dal terremoto (comunque, è ritenuto improbabile, allo stato delle cose). È stata colpita in particolare l’isola di Java, dove il sisma ha raggiunto il settimo grado, ma le scosse si sono avvertite anche nella capitale Jakarta, 200 chilometri più a nord.

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Set 02

LORO SI CHIAMANO Duran Duran in omaggio allo scienziato del film (che in realtà si chiamava Durand Durand, ma pronunciato alla francese). Il video e la canzone sono l’omaggio esplicito, con questo volto elettrico e stralunato che trovo deliziosa sintesi degli anni Ottanta colti nel gesto di rivisitare la rivoluzione degli anni Sessanta.

Electric Barbarella è il regalo che i Duran Duran hanno fatto a Barbarella, fumetto di Jean-Claude Fores adattato nel 1968 a film da Roger Vadim, con protagonista la moglie Jane Fonda. Personalmente tra i film di Jane Fonda preferisco Cat Ballou, però Barbarella è un piccolo tesoro che, oltre ad aver lanciato la Fonda come sex symbol, rappresenta anche una pietra miliare nell’estetica della fantascienza camp e psichedelica prodotta da Dino De Laurentiis. Il successivo (e ultimo) film del genere è stato Flash Gordon del 1980. Su Barbarella, Cat Ballou e Jane Fonda torneremo più avanti.

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Set 02

IL SERVIZIO GRATUITO di posta di Google, Gmail, è andato giù oggi. Ovvero ha funzionato a intermittenza. Nel momento del panico, alcuni si sono chiesti: quali sono le cinque cose da fare quando non c’è Gmail?

5. Smoke signals (Note: hard to do in an office setting)

4. Scramble to re-locate your AIM friends

3. Try to crack open your rusty hotmail/netscape/aol mail/yahoomail

2. Write this post because you can’t do any work right now.

1. Get nostalgic about the great Twitter blackout of 2009

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Set 02

È RIPARTITA LA stagione di Mad Men, che quest’anno sta avendo il suo “momento Sopranos”, con gli attori che compaiono praticamente da tutte le parti e le citazioni che si sprecano. Meno male che è il momento in cui arrivano anche le cose più gustose. Vedi sotto.

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Set 02

SECONDO ME SONO due le notizie del giorno: una è che il Giappone cambia passo e i democratici vanno al governo, dopo 54 anni di esecutivi guidati dai conservatori (il partito Liberal-democratico). L’altra che Disney si compra Marvel: Topolino e gli X-men sotto lo stesso tetto.

Il resto, mi pare, sono chiacchiere da bar di provincia.

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Ago 31

SONO PASSATI SETTE anni dal primo appuntamento con Ice Age, cioè L’Era Glaciale creata da quei Blue Sky Studios che si sono rivelati l’arma segreta di 20th Century Fox in un’epoca di dominio assoluto della Disney grazie a Pixar. Sette anni, tre film e altrettanti corti. Una nota importante subito al principio: il personaggio dello “scoiattolo con i denti a sciabola”, vale a dire Scrat, comincia a trovare nel terzo appuntamento cinematografico finalmente il posto che merita, accennando a inserirsi nella trama del film. È importante, perché fin dal primo film della serie Scrat è stata la cosa più “forte” e al tempo stesso quella che poi non c’entrava niente con la trama del film stesso.

In Ice Age 3: Dawn of the Dinosaurs c’è maturità di temi e complessità della trama. La transazione è legata al fatto che, nonostante il passaggio al 3D, il senso di meraviglia della computer grafica è ormai attenuato nella mente degli spettatori. Per stupire e appassionare adesso ci vogliono personaggi, storie, situazioni con le quali stabilire un legame empatico e per le quali meravigliarsi. Il film ci riesce: alla fine, quando i fili vengono rimessi assieme, le lacrime del pubblico sono quasi scontate.

C’è da segnalare una crescente attenzione a segmenti di azione pura, stile Looney Tunes, da videogioco. Sia per quelli già pronti che per rallegrare una generazione di spettatori che al cinema si aspettano qualcosa in più della loro Xbox.

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Ago 31

COME OGNI DOMENICA, arriva Garry B. Trudeau con Doonebury

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Ago 31

SONO TORNATO A Milano da un viaggio di meno di una settimana a San Francisco per lavoro. Tempo ben fresco (sotto i venti gradi, per intenderci) e città piena di italiani in vacanza. Anche di francesi, ma gli italiani erano di più. Mancavano invece gli spagnoli. I tedeschi sono sempre stati relativamente pochi, adesso sono assenti del tutto. Nel mio personale test sull’andamento delle economie europee, questo è un segnale di ripresa per i paesi meno colpiti dalla crisi. Gli spagnoli, che avevano fatto favile in dieci anni, adesso stanno cercando di recuperare dalla “musata” più dura. I tedeschi invece stanno proprio faticando.

Per la cronaca: ho volato con Delta Air Lines da Malpensa via New York-JFK. La tratta transatlantica l’ho fatta con un Boeing 767-300ER, invece il pezzo dentro, che una volta era affidato alla flotta di vetusti ma deliziosi 757, adesso è in mano a un mazzo di 737-800. Comodi, per carità, però è tutta un’altra cosa. Non si può star via nove mesi che subito ti cambiano tutto…

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Ago 25

È DOMENICA E arriva Doonesbury di Garry B. Trudeau.

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Ago 23

NON CI SAREBBE tutto questo clamore attorno alla “scoperta” dei ricercatori australiani che la gente che si perde nei deserti tende a camminare in circolo, perché è cosa già nota a chi ha visto Il volo della Fenice originale e remake. Entrambi sono “figli” dello stesso libro, The Flight of The Phoenix di Elleston Trevor.

L’idea non è male: l’aereo cade nel deserto, intorno ci sono anche i beduini arrabbiati (o i briganti mongoli), l’unico modo per salvarsi è ricostruirlo e volare via. Il libro e il film originale sono ambientati nel deserto libico (prospettori petroliferi), invece il remake del 2004 con Dennis Quaid è nel deserto dei Gobi, in Mongolia (dove si cerca il petrolio adesso).

L’implausibilità dal punto di vista tecnico è assoluta, ma non è questo il punto. L’idea di creare un “volo della Fenice” è straordinaria perché scava nel profondo dell’animo umano (rialzarsi dopo una sconfitta) e richiede un discreto esercizio di pensiero fuori dagli schemi e di applicazione completa al proprio obiettivo. Tra i limiti del remake (l’originale non l’ho ancora visto) c’è il giochino ad eliminazione stile survivors (chi ce la farà ad arrivare alla fine?) che è lento e allunga talmente i confini della parola stillicidio da costringerla a un mese di trazione ortopedica per tornare come prima.

Nel complesso, il film si fa vedere ma non ha meriti davvero particolari.

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Ago 23

GIUSTO PER RICORDARCI sempre che nessuno ha il monopolio di niente. Neanche i nostri giornali delle minchiate estive.

Money Quote: Italy’s struggle to accept the culinary customs of its growing immigrant community has reached the beaches this summer as sunbathers get acquainted with the Chinese habit of deep-frying jellyfish.

Italians have been spluttering over their mozzarella sandwiches at the sight of Chinese men who hire pedaloes to hunt down the creatures for frying up or eating in a salad.

“They fill up big tubs then unload the catch on the beach, washing them and coating them in some kind of flour before hauling them off,” said Francesco Verona, head of the association of beach club owners in Marina di Pietrasanta in Tuscany. “This has been going on for a while, but they are a lot more organised this year,” he added.

Tuscan jellyfish are turning up on the menu in Chinese restaurants in Prato near Florence, home to a large Chinese community, wrote La Repubblica.

Verona said he was delighted. “They are cleaning up – the fewer the jelly fish, the fewer bathers are getting stung.”

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Ago 23

NON BISOGNA DIMENTICARE che Sweeney Todd fa rima con Flying Squad. Per dire… Qui sotto sigla iniziale e finale.

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Ago 21

È MORTO IL creatore di 60 minutes, la mitologica trasmissione giornalistica della Cbs.

Don Hewitt ha lavorato con Edward R. Murrow e Walter Cronkite. Ha cambiato la faccia del giornalismo televisivo statunitense, a partire dal 1968. Aveva 86 anni.

Money Quote: Yet “60 Minutes” remains a place, perhaps the preeminent place on television, to be taken seriously, and to signal the world that you want to be taken seriously. It is cut like a classic suit, and is wearing well.

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Ago 21

PER LA SERIE: “Eppure l’ho sentita, ero sicuro che la notizia ci fosse”, frase di Robert William Boyle, inventore del moderno Sonar, una storia imprescindibile.

Money Quote: Un istante dopo il giovane Carlo Marchi, ciuffo biondo e mocassini senza calze, entra per sempre in una delle foto più famose del mondo: American girl in Italy. Con cui la reporter Ruth Orkin immortala la specie degli italian pappagalli. «S’era portata dietro una bellona, lei invece era una gran befana», racconta l’industriale fiorentino che sembra il fratello di Clint Eastwood, 79 anni («Sono un Pnf, piede nella fossa»), pantaloni da lavoro corti e pedule, seduto a ginocchia incrociate sotto la veranda nella tenuta maremmana di Moscatello, Giuncarico, Grosseto. «Non so nemmeno perché sia piaciuta tanto, secondo il New York Times è la seconda foto più pubblicata al mondo, dopo quella del bacio. Bah, per una ventina di euro la vendono tutti gli ambulanti di Firenze».

(Un indizio: aiuta sapere che la sorella, come viene spiegato obiter dictum nel pezzo, è “la marchesa Bona”?)

Money Quote 2 (ma leggetevelo, è una vera miniera, da stampare a futura memoria per le scuole di giornalismo): Una breve parentesi mineraria canadese, nel Sasketchawan. Poi Beverly Hills e Hollywood, California. «Avevo due amici lì. Uno era Gregory Peck, l’altro un contadino del Nebraska che si chiamava Henry Fonda. Qualcuno ci ha presentati, non ricordo chi. Gregory era un tirchio tremendo. Nel 1958 ci fu un party per il film The big country. Costò 47.500 dollari, pagava William Wyler. Ma lui soffriva lo stes­so. Hank Fonda era simpatico. Ebbi un flirtino con la figlia Jane, allora era molto carina, dopo è diventata antipatica. C’era Liz Taylor, vedova da poco, non ricordo di che marito. E Rock Hudson. Disperato perché gli toccava baciare un sacco di donne »

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Ago 21

MICROSOFT NON MOLLA e gioca l’asso. Arriva la terza puntata del super-gioco di Peter Molyneux. Sarà disponibile a partire dal 2010, ma non proprio subitissimo. E promette meraviglie. Intanto, arrivano anche vari contenuti aggiuntivi per Fable II, che rimane un gran gioco anche lui.

Money Quote: You’ll take up the role of either the son or daughter of the Hero from Fable 2. The first half of the game will center around gaining support and starting a revolution against the current king. “Ultimately you overthrow that terrible tyrant who rules Albion, but to do that you have to make some promises,” said Molyneux. But it’s up to you to keep those promises about help the poor, lower taxes, and so on. An example of the decisions you’ll have to make is your ability to do away with poverty by spending all of the money in your treasure room — or you can just save it for yourself, but either way, there will be consequences. And as ruler, you’ll be able to have a family that naturally take up the roles of king or queen and prince or princess.

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Ago 19

È CONFERMATO CHE sta arrivando la seconda puntata di Mass Effect, uno dei titoli migliori nella passata stagione videoludica. Quest’inverno ci sarà l’ingorgo, attorno a Natale, per le uscite dei sequel dei successi degli anni passati. Tutti giochi numero due, tre, quattro. Per questo, altri giochi verranno ritardati artificialmente: lo scopo è di evitare la carneficina delle feste e di non uscire quando ci sono i blockbuster. Proprio come succede da tempo nel Risiko dei film di Hollywood.

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Ago 19

LA SERIE DI tre romanzi scritti per il lancio dell’epico cartone animato creato da Yoshiyuki Tomino, Gundam, è una rarità. Ho finito di leggere il primo, Mobile Suit Gundam I, che è stato pubblicato in Italia da Star Comics ed è alquanto difficilotto da trovare, come i suoi due successori, e devo dire che a parte un quantitativo consistente di ingenuità anche di edizione, non è affatto male. La storia c’è.

Accompagno la lettura a quella del manga Gundam Origini, realizzato da Yoshikazu Yasuhiko, che è anche il creatore del mecha design originale. La novelization ripercorre con brio e spunti creativi (ma sempre filologicamente corretti) la storia della serie originale. Che qualche settimana fa mi sono comprato nel doppio cofanetto lanciato nel 2008. Doppiaggio originale e nuovo, più fedele all’originale. Insomma, ce n’è di trippa per gatti, quest’estate.

Il Mobile Suit Gundam è una vera festa popolare anche per il cosplay.

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Ago 17

GARRY B. TRUDEAU e il suo Doonesbury, come ogni domenica.

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