Ott 30

Il 25 Novembre è la data internazionale contro la violenza maschile sulle donne. Dal 2007 noi donne, ragazze, femministe e lesbiche scendiamo in piazza (tante e unite) per denunciare una cultura e una politica sessiste, violente e degradanti. Dal 2007 la rete Sommosse ha promosso analisi condivise e pratiche politiche sulla violenza di genere in tutte le sue forme.
L’assemblea bolognese, che ha riunito donne singole, di associazioni, collettivi femministi e lesbici, invita tutte all’ASSEMBLEA NAZIONALE DEL 31 OTTOBRE 2009 in vista della
MANIFESTAZIONE NAZIONALE organizzata dalle donne e indipendente dai partiti. La violenza maschile su donne e lesbiche ha molte facce.
Sentiamo la necessità di tornare in Piazza:

- ricordando che la maggior parte delle violenze avviene in famiglia
- combattendo una basilare, ma non scontata, battaglia per l’inviolabilità del corpo e la difesa dell’integrità psicofisica
- denunciando l’uso politico del corpo delle donne e la rappresentazione degradante
- rifiutando un razzismo incalzante che prende la forma di sequestri e torture dentro i C.I.E.- Centri di Accoglienza ed Espulsione - (sopratutto per le donne) e di leggi razziste
- indignandoci perché a 30 anni da “Processo per stupro” siamo ancora noi le reali imputate delle violenze che su di noi vengono agite (vedi i processi di Montalto di Castro, Bologna ecc.ecc.)
- individuando la violenza verso le lesbiche non solo come lesbofobia (fobia-paura) ma odio eterosessista verso soggetti che si sottraggono all’ eterosessualità obbligatoria
- vigilando affinché nuovi e vecchi fascismi, che sempre hanno perseguito un’idea di donna alle dipendenze della specie, non si diffondano azzerando memoria e libertà
- contro il diffondersi di una cultura sempre più violenta e machista che si accanisce contro chiunque che non si adegui al suo modello di normalità, come omosessuali, lesbiche, trans…
- rifiutando la logica della paura e dicendo no tanto agli stupratori quanto alle ronde dei giustizieri.
- dicendo stop al Femminicidio
- riaffermandoci come “Indecorose e libere”, sia per una questione di riconoscibilità e continuità ma anche per il contenuto dello slogan, di una certa attualità dato che nelle motivazioni della recente sentenza si sostiene che mettendosi in certa situazione poco decorosa una donna rinuncerebbe implicitamente alla propria incolumità.

Invitiamo tutte all’assemblea nazionale del 31/10/2009
al Centro di ricerca e iniziativa delle donne
in Via del Piombo 5 a Bologna
Dalle 10.00 alle 18.00

Per la costruzione condivisa di una manifestazione nazionale efficace. Consapevoli della regressione politica e sociale che in Italia viviamo, noi donne femministe e lesbiche crediamo che l’assemblea nazionale potrà rappresentare un luogo di confronto sulla piattaforma, sull’organizzazione della manifestazione, che, a partire dal lavoro della rete Sommosse e nella prospettiva di coinvolga tante tante donne. INVITIAMO TUTTE LE COMPAGNE CHE NON POTRANNO PARTECIPARE A FARCI PERVENIRE CONTRIBUTI IN FORMA SCRITTA, SINTETICI POSSIBILMENTE.

Contatti:
Barbara 3381057693
Claudia 3407908309 maragridaforte@inventati.org
http://www.torniamoinpiazza.it/
>>Contro la violenza maschile sulle donne, per la libertà di scelta sessuale e di identità di genere. Per la civiltà della relazione tra i sessi. Per una informazione libera e non sessista. Contro lo sfruttamento del corpo delle donne a fini politici ed economici. Per una responsabilità condivisa di uomini e donne verso bambine/i, anziane/i e malate/i, nel privato come nel pubblico. Contro ogni forma di discriminazione e razzismo, per una scuola che educhi alla convivenza civile tra i sessi e le culture diverse

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Ecco il report dell’assemblea bolognese per esteso: Ieri 26 ottobre ‘09 si è riunita l’Assemblea cittadina bolognese.
Erano presenti numerose singole e gruppi che pur essendo fortemente differenti fra loro, vogliono unitariamente rendere la manifestazione nazionale del 28 ottobre quanto più partecipata e condivisa.
Per questo desiderio, al di là delle perplessità di alcune sulle modalità fin qui adottate per la convocazione e la comunicazione con la stampa, si è concordato nella volontà di far convogliare la totalità delle energie nella preparazione della manifestazione stessa e di ospitare pertanto SABATO 31 OTTOBRE ‘09 l’assemblea nazionale qui a Bologna.
Innanzitutto siamo state concordi nell’individuare come prime referenti le compagne con le quali abbiamo condiviso sin dalla 1° manifestazione del 2007 un percorso che è proseguito con la rete Sommosse per non trovarci ogni volta ad azzerare il lavoro fatto, ma siamo ben contente di estendere l’invito a tutte coloro che vorranno unirsi a questo punto del viaggio.
Vogliamo ovviamente porre ancora e di nuovo al centro come tema comune, la questione della violenza maschile contro le donne e le lesbiche dato che di certo non può darsi per risolta.
Questione che può essere declinata e denunciata e in svariatissimi modi :
-ricordando che la maggior parte delle violenze avvengono in famiglia
-combattendo una elementare ma non scontata battaglia per l’inviolabilità del corpo e la difesa dell’integrità psicofisica
-ribellandoci contro questo mondo di maschi violenti, portatori di cultura e politica dello stupro!!!
-denunciando l’uso politico del corpo delle donne (con una riflessione sull’intreccio sesso-potere e denaro)
- rifiutando un razzismo incalzante che prende la forma di sequestri e torture dentro i C.I.E. (sopratutto per le donne) e di leggi razziste.
- indignandoci perché a 20 anni da “Processo per stupro” siamo ancora noi le reali imputate delle violenze che su di noi vengono agite (vedi Montalto di Castro, Bologna ecc.ecc.) e continuando pertanto, a presidiare i” tribunali patriarcali,” per non fare sentire sole, le donne che denunciano!!!
-individuando la violenza verso le lesbiche non solo come lesbofobia (fobia-paura) ma odio eterosessista verso soggetti che si sottraggono all’eterosessualità obbligatoria
-vigilando perché nuovi e vecchi fascismi che sempre hanno perseguito, un’idea di donna, alle dipendenze della specie, non si diffondano azzerando memoria e libertà
-Dicendo stop al Femminicidio
- No alla logica violenta tanto degli stupratori quanto delle ronde dei giustizieri. Per noi una strada è sicura quando è piena di donne. Rifiutiamo la logica della paura.
Queste alcune delle cose emerse tra noi.
Siamo certe che altre ne emergeranno e crediamo fortemente che l’Assemblea di Bologna con il contributo di tutte ed in continuità con il lavoro già fatto e le sintesi raggiunte anche nelle volte precedenti (vedi piattaforme politiche delle due passate manifestazioni), debba avere come obiettivo la stesura di una piattaforma politica condivisa.
Invitiamo tutte le compagne che non potranno partecipare (e sappiamo quanto possa essere difficile e dispendioso raggiungerci da varie parti, tipo sud, a farci pervenire contributi in forma scritta MA SINTETICI!
Cercheremo anche di attivare un collegamento Skype per chi volesse partecipare comodamente da casa
Tecnicamente non siamo molto organizzate per accogliervi con pranzi e leccornie; vi accompagneremo al bar più vicino
ma per chi volesse fermarsi la sera, abbiamo organizzato un aperitivo e festicciola “Witch party” annesso di rito guidato di collegamento alle antenate guerriere (la cui energia di certo ci serve) ed anche un letto per chi volesse dormire qui a Bo .

L’ assemblea si terrà dalle h.10 alle h.18 c\o il Centro di documentazione delle Donne in via del piombo n.5
E’ molto importante cercare di essere puntuali potremmo così fare una pausa di 45 minuti 1h. alle 13.30 per andare poi avanti fino
alle 18 dedicando magari l’ultima ora e mezzo alla stesura della piattaforma definitiva.
Invitiamo pertanto tutte a venire con interventi mirati alla costruzione di questa piattaforma ed a riprendere in mano i documenti comuni già prodotti affinché possano costituire la base comune su cui muoverci.
E’ molto importante per noi ricevere comunicazione di chi verrà .
Vi salutiamo vi aspettiamo sabato a Bologna
Numeri di riferimento: Barbara 3381057693 Claudia 3407908309 (disponibili per la mattina del 31 per coloro che dovessero smarrirsi)

Rete delle Donne di Bologna

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Set 24

DA: PRESIDIO Piazza Nettuno, Bologna > L’Italia finanzia le violenze contro le donne migranti

L’Italia finanzia le violenze contro le donne migranti

Mercoledì 23 Settembre dalle ore 18

PRESIDIO
Piazza Nettuno, Bologna

Sono tante le testimonianze dei soprusi e delle torture subiti dalle persone detenute nei centri di concentramento libici, ma per le donne, oltre alle torture, il trattamento prevede violenze sessuali e stupri di gruppo! L’Italia, finanziando la polizia e le carceri libiche e respingendo donne e uomini verso la Libia, è complice di queste atroci violenze.

Dalla frontiera meridionale libica ogni anno entrano migliaia di migranti e rifugiati sprovvisti di

documenti, alcuni dei quali poi continuano il viaggio verso l’Italia. Anche se uomini e donne africani che arrivano via mare rappresentano una minima parte dei migranti senza documenti presenti in Italia, il governo italiano ha concentrato attenzione e risorse sugli sbarchi, poiché essi rappresentano il simbolo della prospettiva emergenziale costruita da anni sul tema dell’immigrazione: sul regime di paura alimentato dalla menzogna dell’”invasione” si gioca la propaganda razzista e criminalizzante del governo, ormai istituzionalizzata nel pacchetto sicurezza.

In base agli accordi tra il governo italiano e il governo libico e alle nuove politiche migratorie inaugurate dall’Italia, le donne e gli uomini provenienti dalla Libia, anche se quasi mai di nazionalità libica, vengono “respinti” senza avere la possibilità di arrivare in Italia e di presentare richiesta di diritto d’asilo, di cui la maggior parte di loro è a tutti gli effetti titolare. Da quando sono cominciati i respingimenti in mare sono stati finora oltre 1.200 le persone che le autorità italiane hanno riconsegnato alla Libia. Durante la detenzione nelle carceri libiche, uomini e donne subiscono violenze inaudite e vere e proprie torture, “Abusi, vessazioni, maltrattamenti, arresti arbitrari, detenzioni senza processo in condizioni degradanti, torture, violenze fisiche e sessuali, rimpatri di rifugiati e deportazioni in pieno deserto. Crimini che l’Unione europea finge di non vedere…” queste le amare conclusioni di un rapporto curato da Fortress Europe nel 2007.

Le donne in particolare subiscono, oltre alle violenze fisiche e psicologiche, stupri ripetuti e collettivi. In seguito alle violenze sessuali, molte di loro rimangono incinte e sono costrette a ricorrere ad aborti clandestini, che spesso le uccidono.

E non è che le cose in “patria” vadano meglio: nei CPT (oggi CIE) viene applicato lo stesso progetto repressivo e violento. Ne è una prova la protesta al CIE di via Corelli a Milano, soffocata dalla violenza delle Forze dell’Ordine. I processi si svolgeranno il 21 e il 23 settembre e vedono implicato anche l’ispettore capo di servizio al centro, accusato da una partecipante alla protesta di tentata violenza sessuale.

Paradossalmente tutto questo viene fatto al fine di garantire la “sicurezza “ dei cittadini e delle cittadine italiane e anche in nome della violenza contro le donne. La ministra Carfagna ha sostenuto, nell’incontro con Gheddafi dello scorso giugno, di voler aiutare le donne africane, e ha presieduto in questi giorni un G8 contro la violenza alle donne escludendo i centri antiviolenza. Di fatto però l’Italia finanzia attivamente le violenze contro donne e uomini migranti con importanti stanziamenti finanziari e di mezzi alla Libia. Del corpo delle donne viene sempre fatto un uso strumentale, viene data risonanza mediatica solo agli stupri di stranieri su donne italiane, quando le violenze commesse da uomini migranti costituisce solo una minima parte delle violenze agite sulle donne nel nostro paese. La maggior parte della violenza avviene all’interno della famiglia cosiddetta “normale”, promossa e protetta e al centro di tutte le politiche sociali.

Vogliamo che sulla violenza alle donne non venga fatta nessuna strumentalizzazione per avallare leggi razziali!

Vogliamo la libertà di migrazione per tutte/i, sia per le persone che emigrano per necessità, in fuga da guerre, dittature e persecuzioni, sia per le/i migranti economici, e per tutte/i coloro che desiderano migrare.

Vogliamo che vengano interrotti immediatamente i respingimenti, che vengano garantiti il diritto all’esistenza, alla libertà, all’autodeterminazione delle e dei migranti, no al reato di clandestinità, no al pacchetto sicurezza.

Vogliamo che le donne che arrivano nel nostro paese non debbano subire ogni tipo di violenza senza potersi ribellare proprio perché una legge della nostra repubblica le rende ricattabili.

Non possiamo più far finta di non vedere e di non sapere, non possiamo non riconoscere il legame tra violenza contro le donne, sessismo, razzismo, lesbo/trans/omofobia, che porta alla normalizzazione di vecchi e nuovi fascismi, auspichiamo che le voci di dissenso producano nuove forme di resistenza.

Invitiamo tutte/i/* a partecipare!!

Per adesioni: altracitta@women.it

Adesioni fino ad oggi arrivate:

Centro inerculturale delle donne “Trama di Terre”
Associazione Armonie
Bologna Città Libera
Fuoricampo Lesbian Group
Facciamo Breccia - Bologna
MIT - Movimento Identità Transessuale
La Tavola delle donne sulla violenza e sulla sicurezza della città
Maria Grazia Negrini
Donne in Nero di Bologna
Marinella Manicardi
Catalina Pazmino
Antagonismogay
Laboratorio smaschieramenti
Associazione Comunicattive
Coordinamento “Quelle che non ci stanno”
LAI - Lesbiche Antifasciste in Italia
Collettivo figliefemmine
Anna Zoli
Coordinamento Donne TriesteRete delle Donne di Bologna

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Lug 19

Al vicepresidente della fondazione Flaminia Giannantonio Mingozzi
Al prorettore delegato alla Romagna Guido Gambetta
Al prorettore vicario Luigi Busetto
Ai responsabili di Serinar e Unirimini

E. p.c.

Al rettore Pier Ugo Calzolari
Al Comitato Pari Opportunità dell’Alma Mater Studiorum

Al Sindaco di Ravenna

Alla Assessora alle Pari Opportunità del Comune di Ravenna
Alla Assessora alle Pari Opportunità della Provincia di Ravenna

Gentilissime e Gentilissimi,
facciamo seguito alla nostra lettera del 13 luglio 2009, con la quale si affermava che la pubblicità delle “Fantastiche4” rappresenta una gravissima forma di discriminazione di genere effettuata da una Istituzione pubblica, e di conseguenza chiedevamo l’immediata rimozione da ogni luogo pubblico dei manifesti pubblicitari sopra citati, una immediata lettera di scuse a tutte le studentesse e studenti da parte dei responsabili della campagna pubblicitaria, l’immediata rielezione dell’indispensabile Comitato Pari Opportunità universitario, e, per le affermazioni rilasciate, le immediate dimissioni da ogni incarico pubblico di Giannantonio Mingozzi, vicesindaco di Ravenna.

Abbiamo apprezzato molto la scelta di rimuovere i manifesti incriminati, e le numerose espressioni di condanna dell’immaginario sessista cui esso alludeva, nonché quanti comunque si sono distanziati da tale scelta di marketing.

Tuttavia, è triste e grave che in molti, e nello specifico Giannantonio Mingozzi, continuino a difendere a spada tratta la legittimità di una scelta tanto palesemente discriminatoria.

E’ intollerabile che Giannantonio Mingozzi abbia liquidato la scelta del manifesto pubblicitario come “una leggerezza” e “una cosa negativa” e che, in sede di consiglio comunale, in veste istituzionale, abbia di nuovo ripresentato la questione in termini di “visibilità” e di “senato accademico che rema contro la Romagna”, continuando a non rendersi conto – lui e le/gli altri quindici che con lui hanno scelto l’immagine, evidentemente!- della gravità dell’accaduto, perlopiù ironizzando su una sensibilità di genere che secondo lui dovrebbe rimanere prerogativa dell’Assessora alle Pari Opportunità, e non del consiglio comunale tutto.

Mingozzi infatti in quella sede ha ribadito che non e’ stato un “errore”, ma che a decidere la campagna “eravamo in sedici, di cui tre donne, e a nessuno e’ venuto il dubbio che fosse offensiva. Credevamo solo di dare una rappresentazione fumettistica delle facolta’ romagnole, che per la prima volta si promuovevano insieme”.
E per il futuro ha ironizzato: “D’ora in poi, prima di approvare qualunque manifesto, lo faro’ prima vedere all’assessore Piaia”.

Per tale motivo interveniamo nuovamente per esprimere la nostra indignazione in riferimento alle affermazioni del vicesindaco Mingozzi e di quanto con tali argomentazioni lo hanno supportato.

Nella nostra precedente lettera abbiamo illustrato con chiarezza che, anche in riferimento a quanto stabilito dalla Convenzione Europea per l’Eliminazione di ogni Forma di Discriminazione nei confronti delle Donne e dalla Carta Europea per le Pari Opportunità nella vita locale, la pubblicità delle “Fantastiche4” è lesiva della dignità della donna e discriminatoria in quanto veicola stereotipi di genere.

Quello che noi esigiamo con fermezza è una presa di consapevolezza da parte di tutte le Istituzioni coinvolte (Rettorato, Senato Accademico, Prorettore, Responsabili del poli decentrati, Sindaci delle città ove sono stati affissi i manifesti, Consigli comunali) che quel manifesto è discriminatorio e veicola stereotipi sessisti. Di conseguenza, chiediamo un fermo impegno da parte di tutti nella riflessione sulla pervasività degli stereotipi di genere e sul loro impatto negativo nella lotta per l’autodeterminazione delle donne e le pari opportunità in ogni ambito sociale.

Ribadiamo la richiesta di dimissioni di Giannantonio Mingozzi da ogni incarico ricoperto in ambito comunale e universitario, in quanto è intollerabile che, anche quando gli venga evidenziata in maniera circostanziata la natura discriminatoria del manifesto, egli si ostini a non riconoscerla come tale, minimizzando l’accaduto anche nella sua veste istituzionale e derogando una consapevolezza e un azione di genere al solo assessorato delle pari opportunità e non al Comune di Ravenna tutto, così come doveroso invece, avendo ideologicamente aderito in toto tale Istituzione alla Carta Europea per le Pari Opportunità nella vita locale (che lo invitiamo a leggere e promuovere, come Suo specifico obbligo istituzionale).
Riteniamo l’atteggiamento di Mingozzi paternalistico e pericoloso.

Ci sono delle responsabilità istituzionali nell’adozione di una pubblicità sessista, e ci sono dei vinti: sono le donne, le giovani generazioni mercificate non solo dai privati ma, a quanto pare, anche dalle Istituzioni, e rappresentate come oggetti sessuali e non come soggetti pensanti.

La richiesta che le Istituzioni ammettano la possibilità di essere state discriminatorie, e si impegnino per la decostruzione, a partire da sé, della cultura sessista che impedisce l’autodeterminazione femminile, è dovuta e più che legittima: se non lo fanno, chiederne le dimissioni non è né infelice, né arrogante, né fuori luogo.
Si tratta di una lotta per l’affermazione del diritto di ogni donna ad essere rappresentata come soggetto attivo e autodeterminato e non oggetto sessuale o di consumo o di cura.

E se i rappresentanti delle Istituzioni non hanno consapevolezza di ciò, temiamo che gli errori di questo tipo possano ripetersi e moltiplicarsi.

Per tali motivi, ribadiamo la necessità che venga riconosciuta collettivamente e pubblicamente la natura discriminatoria della pubblicità delle “Fantastiche4” e che ci si impegni al fine di promuovere campagne di sensibilizzazione contro l’uso strumentale dell’immagine della donne e per l’eliminazione degli stereotipi di genere dalla comunicazione.

Bologna – Ravenna – Cesena – Forlì – Rimini, 15 luglio 2009

Associazione Giuristi Democratici, sezioni di Bologna e di Ravenna
Collettivo Universitario Femminista “Figliefemmine”
Rete delle Donne di Bologna
Altra Città – lista di donne, Bologna
Fuoricampo Lesbian Group
Monica Pepe
Anna Zoli
Ilaria Possenti (Università di Pisa)
Monica Pepe
Ostilia Mulas
Sandro Bellassai
Edith Gallon
Controtv di Pisa
Fernanda Minuz
Lucrezia Stella
Giacomo Ficarelli
Stefania Zamba
Anna Draghetti
Geni Sardo (Coordinamento Donne Trieste)
Elena Del Grosso
Collettivo di donne Mujeres Libres di Bologna
Francesca Rossi
Fiorenza Addivinola
(adesioni in aggiornamento)

Per info:
Barbara Mazzotti (Figliefemmine) cell. 3381057693
Barbara Spinelli (Giuristi Democratici) cell. 3406248970
Per adesioni: retedelledonnedibologna@women.it

Rete delle Donne di Bologna

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Lug 15


        Al prorettore delegato alla Romagna Ugo Gambetta

        Al vicepresidente della fondazione Flaminia Giannantonio Mingozzi

        Ai responsabili di Serinar e Unirimini

        E. p.c.

        Al rettore Pier Ugo Calzolari

        Al Sindaco di Ravenna

        Al Sindaco di Cesena

        Al Sindaco di Forlì

        Al Sindaco di Rimini

        Alla Assessora alle Pari Opportunità del Comune di Ravenna

        Alla Assessora alle Pari Opportunità della Provincia di Ravenna

        Alla Assessora alle Pari Opportunità del Comune di Cesena

        Alla Assessora alle Pari Opportunità della Provincia di Cesena

        Alla Assessora alle Pari Opportunità del Comune di Forlì

        Alla Assessora alle Pari Opportunità della Provincia di Forlì

        Alla Assessora alle Pari Opportunità del Comune di Rimini

        Alla Assessora alle Pari Opportunità della Provincia di Rimini

Gentilissime e Gentilissimi,

con la presente siamo a chiedere l’immediato ritiro della pubblicità raffigurante quattro giovani e piacenti ragazze, in tutina aderente bianca, con la dicitura “Le Fantastiche 4. Il meglio per i tuoi studi universitari”.

La pubblicità rappresenta una gravissima forma di discriminazione di genere effettuata da una Istituzione pubblica, ed in quanto tale inaccettabile, poiché lesiva della dignità di studentesse e studenti, nonché dell’immagine stessa dell’Alma Mater Studiorum.

E’ inverosimile ed estremamente grave il fatto che ben quattro sedi della Università più antica d’Europa, e tra le più prestigiose, scelgano, al fine di promuovere la propria immagine ed attirare nuove matricole, l’immagine di quattro “wonderwoman” con sguardi vacui, capelli al vento e corpo esibito in sexy tutine.

Questa pubblicità non raffigura certo la studentessa modello di uno dei poli universitari, posto che negli stessi non si tengo né corsi di Laurea in Astronautica, né in Cinematografia.

Nulla identifica le ragazze in manager, economiste, giuriste, biologhe: quello che si offre sono dei bei corpi, come se i poli universitari distaccati rappresentassero una sorta di “estensione” del divertimentificio romagnolo in cui la giovane matricola fuori-sede possa trovare fantastica “merce”.

Altro che “offerta scientifica”! E’ proposto un modello femminile estremamente eroticizzato, non pertinente con lo sviluppo di nessuna professionalità, se non quella di attitudine alla seduzione ed alla soddisfazione di un immaginario sessuale maschile, anch’esso stereotipato (due bionde, due brune, seno incastonato nei wonderbra, tutina stile manga).

Il manifesto comunica esplicitamente il messaggio che, iscrivendosi ai poli distaccati, si possano trovare le più avvenenti bellezze (Fantastiche 4), e che ciò rappresenti “il meglio” per gli studi universitari…di chi? Di giovani maschi “utilizzatori finali”?

Altresì, l’immagine veicola la concezione stereotipata che la bellezza in primo luogo, e non solo e non anche le qualità intellettuali, rappresentino l’eccellenza, e fantastiche bellezze, prive di qualità intellettuali, siano il meglio che, rispetto ad altre università, questi poli abbiano ad offrire.

L’“eroismo” femminile emergente da questa pubblicità sta nell’avvenenza, non nella professionalità.

E dunque, non si può censurare come mero moralismo la critica al manifesto pubblicitario, posto che è evidente che per promuovere l’immatricolazione ai poli universitari romagnoli ci si è serviti nella comunicazione di stereotipi sessisti ben radicati nell’immaginario collettivo.

La “modernità” non può e non deve passare attraverso un uso strumentale del corpo femminile e dell’immaginario ad esso connesso.

Il fatto che una Istituzione quale l’Università abbia scelto di promuovere un’immagine stereotipata della donna -studentessa- e dell’Università stessa, distrugge le potenzialità di autodeterminazione e di ingresso per merito nella vita sociale di tutte le nuove generazioni, che anzi vengono in tal modo pubblicamente istigate a vivere “passivamente” lo spazio pubblico, aderendo ai “ruoli” dettati da una società maschilista, di donne in carriera perfette, giovani belle e desiderabili, ma i cui talenti professionali vengono tenuti nascosti. Donne visibili, ma senza potere.

Un femminicidio simbolico, che influenza l’immaginario di ogni singola donna e uomo, incitando tutti ad uniformarsi ad un modello che considera la seduzione l’unico mezzo di accettazione sociale, per il quale vale sacrificare la propria dignità, la propria competenza, la propria autodeterminazione.

E’ inaccettabile che l’Università, luogo di sapere, si faccia portavoce di questa ideologia discriminatoria.

E’ inaccettabile che le Istituzioni locali consentano il permanere di tali manifesti affissi.

E’ inaccettabile e sintomo di un maschilismo pervasivo il fatto che la cultura del rispetto, non solo in ragione della etnia di appartenenza ma anche sulla base del genere e dell’orientamento sessuale, non sia propria di tutti i rappresentati delle Istituzioni, ma debba essere sempre invocata esclusivamente dagli organi di pari opportunità.

Tanto più che, avendo lo Stato italiano ratificato la CEDAW (Convenzione per l’eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna), le Amministrazioni locali hanno assunto il compito di “perseguire con ogni mezzo appropriato e senza indugio, una politica tendente ad eliminare la discriminazione nei confronti della donna”, impegnandosi a questo scopo ad “astenersi da qualsiasi atto o pratica discriminatoria nei confronti della donna ed agire in maniera da indurre autorità ed enti pubblici a conformarsi a tale obbligo” (art. 2, lettera d), CEDAW).

E tanto più considerato che il Comitato per l’applicazione della CEDAW, nella raccomandazione n. 25/2005, già segnalava la “preoccupazione sulla persistenza e pervasività dell’atteggiamento patriarcale e sul profondo radicamento di stereotipi inerenti i ruoli e le responsabilità delle donne e degli uomini nella famiglia e nella società. Questi stereotipi minano alla base la condizione sociale delle donne, costituiscono un impedimento significativo alla attuazione della Convenzione, e sono all’origine della posizione di svantaggio occupata dalle donne in vari settori, compreso il mercato del lavoro e la vita politica e pubblica. Il Comitato è profondamente preoccupato anche dalla rappresentazione che viene data delle donne da parte dei mass media e della pubblicità, per il fatto che viene ritratta come oggetto sessuale e in ruoli stereotipati.” E raccomandava che i mass media e le agenzie pubblicitarie fissero “indotte ed incoraggiate a proiettare un’immagine delle donne come partner alla pari in tutte gli ambiti della vita e indotte ad andare verso la stessa direzione, al fine di modificare la percezione delle donne come oggetti sessuali, e come responsabili in via principale della crescita dei figli”.

Peraltro, i Comuni di Ravenna e Cesena Forlì, hanno anche aderito alla “Carta Europea per l’uguaglianza e la parità delle donne e degli uomini nella vita locale”, con cui sono impegnati a “combattere il persistere e il riprodursi delle disparità di genere per promuovere una società veramente equa”, e nello specifico a “eliminare gli stereotipi e gli ostacoli sui quali si basano le disparità di status e di condizione delle donne, e che conducono alla valutazione impari dei ruoli delle donne e degli uomini in campo politico, economico,

sociale e culturale” (punto 4), impegnandosi a (parte III, Art. 6, comma 1) neutralizzare e a prevenire, per quanto possibile, pregiudizi, azioni, utilizzo di espressioni verbali e di immagini basate sull’idea della superiorità o dell’inferiorità dell’uno o dell’altro sesso, e/o il perpetuarsi di ruoli femminili e maschili stereotipati” ed accertandosi che “la comunicazione, sia interna all’ente che verso il pubblico, sia conforme all’impegno assunto, promovendo immagini sessuate positive o esempi ugualmente positivi” (parte III, Art. 6, comma 2).

In ragione di quanto sopra considerato, siamo a chiedere:

- l’immediata rimozione da ogni luogo pubblico dei manifesti pubblicitari sopra citati

- una immediata lettera di scuse a tutte le studentesse e studenti da parte dei responsabili della campagna pubblicitaria

- l’immediata rielezione dell’indispensabile Comitato Pari Opportunità universitario

- per le affermazioni rilasciate le immediate dimissioni da ogni incarico pubblico di Giannantonio Mingozzi, vicesindaco di Ravenna

Bologna – Ravenna – Cesena – Forlì – Rimini, 13 luglio 2009

Associazione Giuristi Democratici, sezioni di Bologna e di Ravenna

Collettivo Universitario Femminista “Figlie Femmine”

Rete delle donne di Bologna

Altra Città Lista Civica di Donne


Rete delle Donne di Bologna

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Lug 15

Car* Tutt*
Le POWER REVENGE e la Fatina Viola sono corse a lottare contro il sessismo al Consiglio Comunale di Ravenna del 13 Luglio…portando un documento che chiede la rimozione delle pubblicità ALMA MATER, le scuse pubbliche e le dimissione del più strenuo difensore della campagna, l’acerrimo nemico Capitan Mingozzi. Giovedi 16 luglio 2009 alle 16.00 sarà discusso all’ODG il Documento …
E’ importante esserci, non più come eroine ma come ragazze donne femministe e lesbiche. Pure gli uomini non-velinomani devono alzare la testa!
Tutt* in Piazza del Popolo!
I manifesti devono sparire!

Un po’ di rassegna stampa:

http://www.romagnanoi.it/News/Romagna/Ravenna/Politica/articoli/41189/Eroine-contro-veline-da-manifesto.asp

http://ravennanotizie.it/main/index.php?id_pag=23&id_blog_post=28394

http://corrieredibologna.corriere.it/bologna/notizie/cronaca/2009/14-luglio-2009/fantastiche-4-proteste-ravenna-1601566454425.shtml

Le Power Revenge + Fatina Viola

Rete delle Donne di Bologna

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Mag 18

Clicca sull’immagine per ingrandirla!

Rete delle Donne di Bologna

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Mar 01

LA VIOLENZA SULLE DONNE NON È UNA QUESTIONE DI ORDINE PUBBLICO È UN PROBLEMA “CULTURALE” SOCIALE ED IN SOSTANZA POLITICO

La violenza sulle donne è la 1° causa di morte e di invalidità permanente per le donne fra i 14 ed i 66 anni in Europa, ciò nonostante siamo convinte che la violenza non sia il nostro destino. Per questo vogliamo combatterla alle radici prima che si manifesti, nelle strade ma soprattutto nelle case dove ha la sua espressione più continuativa e massiccia e con l’aiuto della scuola luogo di formazione per tutte e tutti. Denunciamo l’uso e l’abuso del corpo della donna sempre esposto, disponibile e lascivo, tanto nei media quanto nella pubblicità che genera la “cultura” dello stupro. Quello che prima era silenzio sulle violenze ora che con l’aumento delle denunce non può più essere tale, diventa strumentalizzazione. Tutti parlano e barattano interessi politici sui nostri corpi.

Rifiutiamo qualsiasi provvedimento in chiave razzista e autoritaria fatto in nostro

nome. Per noi la violenza è “solo” maschile e non dipende dal passaporto di chi la agisce. Ci ripugna la logica violenta tanto degli stupratori quanto delle ronde dei giustizieri. Per noi una strada è sicura quando è piena di donne.

Rifiutiamo la logica della paura ed affermiamo la nostra libertà! Per bloccare la violenza, crediamo nella solidarietà fra donne e lesbiche, nella denuncia dei maschi violenti, e nella necessità di dotarci di strumenti per l’autodifesa.

PRENDIAMO INSIEME PAROLA PUBBLICA DICIAMO NO ALLA VIOLENZA MASCHILE

SABATO 7 MARZO’09

CORTEO NOTTURNO DI DONNE E LESBICHE CONCENTRAMENTO ALLE H.20 IN PIAZZA DELL’UNITÀ


ASSEMBLEA CITTADINA DI DONNE E LESBICHE (BOLOGNA)

Rete delle Donne di Bologna

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Feb 23

Clicca sull’immagine per ingrandirla e leggere il programma!Rete delle Donne di Bologna

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Feb 19

Care tutte,
le violenze sulle donne, e sulle ragazze si susseguono.
E sono molto più numerose di quelle di cui veniamo a conoscenza,
dato che tante sono ben protette dall’omertà delle mura domestiche.

E oltre alle violenze fisiche sui nostri corpi sempre su di noi
si susseguono le violenze delle strumentalizzazioni a fini razzisti,
le violenze delle battaglie e degli scambi politici,
le violenze di un governo che fomenta
la cultura dello stupro e di un’opposizione
che più che fare ombra si fa di nebbia.
Tutti parlano e sparlano ma è evidente che a nessuno
interessa la nostra libertà.

Ci pare che sia urgente che a prendere parola siamo noi donne e lesbiche per frenare quest’inarrestabile
scivolone che ci sta portando pericolosamente ogni giorno più indietro.
Sulla base di queste semplici ma gravi considerazioni abbiamo pensato di vederci in assemblea cittadina.

Al fine di organizzarci per una data cittadina a ridosso dell’8 marzo (7-8) che ponga al
centro queste questioni.
Tutti prendono parola…
è ora che siamo noi a dire come la pensiamo.

Invitiamo tutte ad esserci .
LUNEDI 23 FEBBRAIO ALLE ORE 20..30 NELLA SEDE
ASSEMBLEA CITTADINA DI DONNE E LESBICHE


C/O Ass. ARMONIE
VIA EMILIA LEVANTE* N 138 BUS19 – 27

Quelle che non ci stanno
maragridaforte@inventati.orgRete delle Donne di Bologna

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Feb 03

Terzo Presidio in p.zza Nettuno mercoledì 04/02 dalle 18 alle 19

Donne insieme per dire basta al massacro di Gaza

Senza giustizia non ci sarà mai pace

Ancora bombardamenti e chiusura di valichi, appena completato il “ritiro da Gaza” dell’esercito israeliano che si è lasciato dietro un cumulo di macerie, 1340 morti e zone di Gaza completamente desertificate dall’opera dei tank, a Jabalya sono state distrutte tutte le case, aranceti, oliveti e un vandalismo portato avanti con odio e accanimento si e abbattuto perfino sui sanitari delle case presi a martellate mentre scritte umilianti o contro Hamas coprono i pochi muri rimasti in piedi in uno scenario lunare terrificante, intere famiglie sono state trucidate, più di 400 bambini sono morti.

Già l’esercito israeliano sta esercitando il “diritto” ad attaccare i tunnel di Gaza, mentre intorno a Gerusalemme est, area della città che dovrebbe costituire la capitale di un eventuale stato palestinese, si stanno costruendo nuovi insediamenti destinati ad accerchiarla, se il muro di otto metri costruito per chilometri non bastasse.

Niente è risolto, le donne invisibili e disperate che sono morte o sono rimaste ferite gravemente nella trappola di Gaza rimarranno dimenticate se le donne del mondo non si incaricheranno di dare loro visibilità, vogliamo che sappiano che siamo al loro fianco

I bambini che non sono morti dovranno superare gravi traumi nel corpo e nella psiche e non sarà facile per loro dimenticare o pensare a un futuro di convivenza senza guerra e senza soprusi e umiliazioni.

Bisogna operare dunque per garantire la cessazione di qualunque attività militare, bisogna garantire l’evacuazione totale dei militari israeliani da Gaza, deve definitivamente terminare l’occupazione militare dei territori palestinesi che dura da 61 anni, garantire la riapertura di tutti i valichi perché le palestinesi e i palestinesi abbiano libertà di movimento insieme alle merci in entrata e in uscita.

Si deve operare per la riconciliazione fra palestinesi che questo ulteriore massacro non ha certo aiutato, il territorio palestinese deve essere unitario sia in senso territoriale che politico, quindi “NO AI BANTUSTAN” ma definizione dei confini e ritiro dai territori occupati e riconsegna ai palestinesi della terra rubata.

Il ritiro deve avvenire da tutti i territori palestinesi sia da un punto di vista militare che degli insediamenti dei coloni ricordiamo che in Cisgiordania tutto il territorio è disseminato di colonie e di presidi militari, dovranno inoltre essere eliminati i check-point ed instaurati normali passaggi di confine.

Sono successi anche fatti positivi che testimoniano un atteggiamento diverso nei confronti delle politiche di guerra israeliane ad esempio il Belgio ha deciso di fermare la vendita di armi ad Israele perché le usa in azioni che non rispettano i diritti umani oltre che perché arma anche minorenni, sono state fermate armi per Israele in porti greci, ambasciatori hanno rifiutato il vino offerto da Israele perché prodotto da vigne coltivate su terreni rubati (ai palestinesi), in molte città pacifisti israeliani manifestano ogni giorno per chiedere che Israele risponda dei crimini di guerra perpetrati, diventa per tanti più chiaro anche all’UE come non giovi alla pace permettere allo stato israeliano di fare strame dei diritti umani e di operare in sostanza per ridurre sempre più il territorio occupato dalla popolazione palestinese, le mappe che abbiamo già distribuito e che si possono vedere su vari siti internet, mostrano come sia diminuito dal 48 ad oggi.

Lo stesso Abu Mazen ha dicharato che Israele non sembra avere alcuna intenzione di lavorare per la pace.

CHIEDIAMO CHE SIA DATO SEGUITO ALLA DENUNCIA DELL’ONU DEI CRIMINI DI GUERRA COMMESSI DALL’ESERCITO ISRAELIANO

LO STATO D’ISRAELE RISPONDA DAVANTI A UN TRIBUNALE INTERNAZIONALE PER QUESTI CRIMINI CONTRO I DIRITTI UMANI NEI CONFRONTI DELLA POPOLAZIONE DI GAZA

DONNE IN NERO E NON SOLO

PORTIAMO TORCE PER ILLUMINARE IL PRESIDIO

Rete delle Donne di Bologna

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Gen 24

Contro l’occupazione sionista
VITA TERRA E LIBERTA´ PER LA PALESTINA

Manifestazione regionale per la Palestina
Bologna sabato 24 gennaio, piazza dell’Unità
Partenza corteo 17.30

La tregua a Gaza, non ferma l´occupazione israeliana in Palestina. Gaza è un cumulo di macerie, e continuano le provocazioni e le vessazioni a danno della popolazione palestinese in Cisgiordania. Si è ampliato il problema dei profughi e dei prigionieri politici palestinesi.
La popolazione palestinese è riuscita a difendere Gaza, e saluta giustamente come una vittoria il ritiro delle truppe israeliane. Vi è stata una ritrovata unità da parte delle organizzazioni e movimenti arabo-palestinesi sul fronte della resistenza contro i sionisti.

Da un punto di vista internazionale si è sviluppato in pochi giorni un vastissimo movimento di solidarietà con la lotta del popolo palestinese che ha attraversato tutte le città del pianeta. In Europa vi è stata una massiccia presenza di arabi che hanno manifestato contro l´imperialismo e il sionismo. I paesi progressisti e socialisti del sud america: Bolivia, Venezuela, Cuba hanno manifestato concretamente il loro appoggio alla causa palestinese.

Noi uomini e donne solidali con la lotta del popolo palestinese possiamo promuovere una campagna che mini e denunci i rapporti economici tra i paesi europei e Israele. Sul piano locale chiediamo la revoca degli accordi commerciali tra la Regione Emilia Romagna e Israele. Inoltre vogliamo l´immediato ritiro delle truppe italiane dal Libano e ci opporremo alla proposta di invio di truppe italiane in Palestina. Promuoveremo la campagna internazionale BDS - Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni - contro la politica distruttiva di Israele, approvata da una vastissima coalizione di forze progressiste palestinesi ed internazionali - quali, sindacati europei, nordamericani e sudafricani - ma ideata e lanciata, sin dal 2001, proprio da una rete di ebrei che lottano contro l´occupazione israeliana della Palestina.

Come segno di solidarietà al popolo palestinesi appendiamo una bandiera palestinese ai nostri balconi e alle nostre finestre. Fate una fotografia e inviatela ai giornali e a forumpalestina@libero.it indicando la città. Infine è importante sostenere la rinascita di una prospettiva popolare araba, che rilanci la lotta della comunità araba contro l’imperialismo e il colonialismo sia nelle terre d’origine sia in Europa.

في محاربة الصهيونية
حياة و ارض و حرية لفسلطين
عاشت المقاومة العربية الفلسطينية
من اجل قومية عربية في مواجهة الأمبريالية

COMITATO PALESTINA BOLOGNA

comitatopalestinabologna@gmail.com
http\: comitatopalestinabologna.blogspot.comRete delle Donne di Bologna

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Gen 24

Secondo Presidio in p.zza Nettuno mercoledì 28/01 dalle 18 alle 19

Donne insieme per dire basta al massacro di Gaza

Si sta “compiendo” il “ritiro da Gaza” dell’esercito israeliano che si lascia dietro un cumulo di macerie, 1340 morti e zone di Gaza completamente desertificate dall’opera dei tank, a Jabalya sono state distrutte tutte le case, aranceti, oliveti e un vandalismo portato avanti con odio e accanimento si e abbattuto perfino sui sanitari delle case presi a martellate mentre scritte umilianti o contro Hamas coprono i pochi muri rimasti in piedi in uno scenario lunare terrificante.

Naturalmente le operazioni di ritiro saranno parziali nel senso che ci sarà comunque a Gaza una presenza militare israeliana inoltre Livni si è premurata di affermare che Israele ha diritto ad attaccare i tunnel di Gaza.

Niente è risolto, le donne invisibili e disperate che sono morte o sono rimaste ferite gravemente nella trappola di Gaza rimarranno dimenticate se le donne del mondo non si incaricheranno di dare loro visibilità,

I bambini che non sono morti dovranno superare gravi traumi nel corpo e nella psiche ma magari mentre si cercherà di operare in tal senso ricominceranno le bombe e le violenze, bisogna operare dunque per garantire la cessazione di qualunque attività militare, bisogna garantire l’evacuazione totale dei militari israeliani da gaza, deve definitivamente terminare l’occupazione militare dei territori abitati dalla popolazione palestinese, garantire la riapertura di tutti i valichi perché le palestinesi e i palestinesi abbiano libertà di movimento insieme alle merci in entrata e in uscita.

Si deve operare per la riconciliazione fra palestinesi che questo ulteriore massacro non ha certo aiutato, il territorio palestinese deve essere unitario sia in senso territoriale che politico, quindi “NO AI BANTUSTAN” ma definizione dei confini e ritiro dai territori occupati e riconsegna ai palestinesi della terra rubata.

Il ritiro deve avvenire da tutti i territori palestinesi sia da un punto di vista militare che degli insediamenti dei coloni ricordiamo che in Cisgiordania tutto il territorio è disseminato di colonie e di presidi militari, dovranno inoltre essere eliminati i check-point ed instaurati normali passaggi di confine.

Consideriamo fatte “NON IN NOSTRO NOME” le offerte di Berlusconi al summit convocato da Mubarak, egli infatti si è impegnato a pattugliare il mare davanti a Gaza così come il valico di Rafah con i carabinieri italiani perché non entrino armi per Hamas, questo ignora che i valichi da cui sono venute le bombe sono quelli israeliani quindi il pattugliamento eventuale dovrebbe impedire i soprusi nei confronti dei palestinesi, gli impedimenti all’uscita e all’entrata delle merci e delle forniture mediche oltre che delle persone, ignora inoltre che la guerra su Gaza era stata già preparata da mesi per scopi elettorali ma non solo e quindi si sta svolgendo un teatrino che ignora i diritti umani della popolazione palestinese mentre aleggia attorno a questa orribile pagina di storia dell’area, un consenso all’operazione che sarebbe stato dato da paesi occidentali e non solo.

Intanto la stampa nostrana sulla quale svetta per menzogne il Corriere della Sera, e i media meritano un riconoscimento ufficiale come campioni di menzogne, fatte certamente le dovute eccezioni.

CHIEDIAMO CHE SIA DATO SEGUITO ALLA DENUNCIA DELL’ONU DEI CRIMINI DI GUERRA COMMESSI DALL’ESERCITO ISRAELIANO

LO STATO D’ISRAELE RISPONDA DAVANTI A UN TRIBUNALE INTERNAZIONALE PER QUESTI CRIMINI CONTRO I DIRITTI UMANI NEI CONFRONTI DELLA POPOLAZIONE DI GAZA

DONNE IN NERO E NON SOLO

PORTIAMO CANDELE DA METTERE A TERRA PER ILLUMINARE IL PRESIDIO


Rete delle Donne di Bologna

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Gen 20

Testi e immagini

Guerrilla Radio >> Il blog di Vittorio Arrigoni dell’ISM da Gaza

Electronic Intifada >> News e commenti in inglese

Free Gaza >> Comenti ed analisi

Palsolidarity >> Commenti ed analisi

Indymedia Israele >> News da chi si oppone alla guerra in Israele

Indymedia Italia >> Aggiornamenti continui in italiano da Gaza e sulle mobilitazioni contro la guerra

Video

Da Gaza >> Il video-blog in italiano di Stefano Savona, l`unica telecamera italiana all’interno della Striscia di Gaza

Repository di Al Jazeera >> I video sotto Creative Commons da Gaza

Rete delle Donne di Bologna

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Gen 18


Mercoledì 21 gennaio dalle 17 alle 19 saremo in piazza, donne singole, di associazioni, della rete delle donne, per tentare di far sentire la nostra vicinanza e sorellanza alle donne di gaza così drammaticamente colpite dal massacro portato avanti dall’esercito israeliano, per esprimere il nostro BASTA AL MASSACRO, la nostra volontà di chiedere che lo stato israeliano sia chiamato a rispondere davanti al tribunale internazionale per i crimini di guerra e contro i diritti umani che ha compiuto e sta compiendo in nome di una fantomatica sicurezza mentre nega dignità alla popolazione palestinese e infligge a donne e uomini, bambine e bambini, umiliazioni e violenze infinite, sradica ulivi, ruba terra ogni giorno di più, costruisce muri, check point dove nega il passaggio verso un ospedale e costringe le donne a partorire dietro un masso senza curarsi se questo procurerà la morte della madre o del neonato o di entrambi. C’è un’opposizione in Israele composta da donne e uomini che dedicano la maggior parte del loro tempo a manifestare, a compiere piccoli e grandi atti definiti di “tradimento dello stato ebraico”, a cercare di impedire soprusi, a difendere legalmente i palestinesi, a lottare accanto ai palestinesi, a chiedere che si metta fine al massacro, siamo qui anche per sostenere questa opposizione che per quanto minoritaria, fa tutto quello che è possibile fare continuando a ripetere che bisogna cessare l’occupazione dei territori oltre che smettere di massacrare la popolazione di Gaza. Se guardiamo l’evolversi negli anni della carta geografica del territorio Israelo palestinese, con il progressivo ridursi dei territori dove i palestinesi possono vivere come in bantustan , vediamo chiaramente “Chi vuole mandare via chi” Lo stato israeliano esiste ed è riconosciuto dal mondo benché non fa hamas mentre lo stato palestinese senza la restituzione dei territori rubati non potrà mai esistere. Siamo qui anche per denunciare le menzogne della maggior parte della stampa e dei media italiani che operando autocensura preventiva,si schierano con Israele dimostrando una mancanza di umanità e ormai una assuefazione alla menzogna che fa veramente orrore, il giornalismo crediamo debba essere un’altra cosa, un massacro è un massacro non è né una guerra, né un conflitto. Siamo qui anche per denunciare l’uso ancora una volta interno che la politica italiana fa della questione di gaza mettendo in evidenza tutto il suo cinismo e la sua amoralità, qualche esempio positivo di impegno e generosità non fa altro che mettere maggiomente in evidenza la pochezza generale ed i giochi di potere che prevalgono. Siamo inoltre qui per denunciare lo scarso coraggio dell’Europa, di fronte all’ingiustizia fatale di quanto accade a Gaza, meno male che per iniziativa di Luisa Morgantini e altri parlamentari si sta rallentando l’iter della procedura di perfezionamento dei rapporti con Israele che avrebbe dovuto rafforzare ancora di più i legami prima di tutto economici e poi politici che legano con nodi strettissimi l’Europa e Israele. Siamo qui per dire che bisogna inventare sempre nuove forme di lotta per dire no alla violenza, perché si metta fine alla mattanza avviando un vero cammino di pace che riconosca l’esistenza e la dignità di tutti.Rete delle Donne di Bologna

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Gen 14

INCONTRIAMOCI PER GAZA VENERDI’ 16 GENNAIO 2009, ORE 17.30 IN VIA SAN FELICE 24 Carissime tutte, giovedì 8 alla manifestazione in piazza Nettuno ci siamo incontrate, alcune della rete, donne in nero, associazione Orlando, donne palestinesi, donne del centro Zonarelli e, dalla disperazione rispetto alla drammatica situazione della popolazione di Gaza e il senso di impotenza che come donne e pacifiste proviamo di fronte a qualcosa di mostruoso che non riusciamo a fermare, in cui vediamo coinvolte amiche di cui non sappiamo la sorte, donne con cui abbiamo intessuto relazioni e progetti o che semplicemente abbiamo incontrato visitando Gaza tanti o pochi anni fa, è nata l’idea di incontrarci per discutere insieme e trovare un modo di dare il nostro contributo che sia di solidarietà e sorellanza, che sia di aiuto o di informazione e testimonianza alla popolazione della città, vedremo insieme cosa, in ogni caso un contributo per unirci a quante/i nel mondo cercano in ogni modo di far cessare questo orribile massacro. INCONTRIAMOCI PER GAZA VENERDI’ 16 GENNAIO 2009, ORE 17.30 IN VIA SAN FELICE 24 Rete delle Donne di Bologna

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Gen 12

Fermiamo il massacro dei palestinesi a Gaza
Basta con l’impunità del terrorismo di stato israeliano
Rompere ogni complicità politica, militare, economica tra lo stato
italiano e Israele
Le bombe uccidono le persone, l’informazione manipolata uccide le coscienze

Sabato 17 gennaio
Manifestazione nazionale a Roma
per maggiori info: www.forumpalestina.org

partenza da bologna ore 9 autostazione Bologna

Organizziamo tutti/e la partecipazione alla manifestazione nazionale
E’ IMPORTANTE PRENOTARE PER I PULMAN da Bologna per Roma telefonare: 3409892393

comitato palestina bologna

____________________________________

Incontro-dibattito x la palestina
per conoscere le ragioni della resistenza popolare palestinese e per
sapere ciò che oggi succede a Gaza

XM24
mercoledi 14 gennaio
ore 21.00
via fioravanti 24

In preparazione della manifestazione nazionale per la palestina del 17
gennaio, il Comitato Palestina di Bologna promuove una incontro
pubblico con rappresentati della comunità palestinese in Italia e
rappresentanti delle organizzazioni giovanili palestinesi di Gaza

Baha HUSSEIN
Unione dei Giovani Progressisti Palestinesi (Gaza)

Shokri HROUB
Unione Democratica Arabo-Palestinese

Comitato Palestina Bologna


Informazioni e contatti:
http://comitatopalestinabologna.blogspot.com/
comitatopalestinabologna@gmail.com
Rete delle Donne di Bologna

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Gen 08

A Bologna presidio l’8/01/2009 alle 18.00 in Piazza Nettuno

Da Femminismo a Sud

Non ho una notizia. Non sono in Palestina. Non sono una di quelle bambine spaventate che a Gaza stanno crepando di infarto. Non vivo la guerra. Sono arrabbiata e mi sento impotente. Provo a immaginare come deve essere e vorrei andare oltre la retorica e non so se sono in grado di farlo.

Quando penso alla guerra mi viene in mente la parola “mancanza”. Forse è un momento in cui ti manca tutto. Senza preavviso. Ti mancano le cose, le tue cose, il tuo ossigeno, il tuo letto, la tua televisione, il tuo phon, i tuoi occhiali. E io davvero non saprei come vivere senza i miei occhiali. Una cieca. Ecco cosa sarei.

Ti mancano gli assorbenti e penso al sangue che scorre a fiotti lungo le gambe perché le mestruazioni non seguono il tempo della guerra e della pace. Il sangue non si inibisce alla vista di altro sangue.

Ti mancano le culle perché le donne incinta prima o poi dovranno pur “sgravare”, come animali che non potranno fermare le doglie e proveranno a schivare i colpi senza interessarsi agli altri morti e proveranno a raggiungere un buco, un riparo, un appiglio per buttare il proprio figlio tra i detriti e i cadaveri. Ed è sicuro che rimarrà lì, ucciso alla vista di tanto orrore prima che per colpa dei proiettili.

Ti manca lo shampoo, perché sono certa che a qualcuno mancano le cose più sciocche, e senza lo shampoo i capelli puzzano. Non potrei restare un solo giorno con i capelli puzzolenti.

Ti manca il calore della tua stanza, le foto della tua festa di compleanno, quella dove eri così bella, con il vestito nuovo che ti aveva regalato tuo padre. Ti manca tuo padre, perché nel frattempo qualcuno ha deciso che la vita di quell’uomo era superflua. Un effetto collaterale ragionevole.

Ti manca l’elettricità e non puoi ricaricare la batteria del tuo cellulare. Senza quello non sai come comunicare. Non puoi trovare gli altri che forse soffrono della tua mancanza.

Ti mancano gli elettrodomestici. Quelle cose stupide trattate con disprezzo in giornate ordinarie. Quando sbattevi lo sportello del tuo frigo perché eri arrabbiata per qualcosa o prendevi a botte la tivu’ perché non si sintonizzava sul canale che ospitava il tuo cantante preferito.

Ti manca il quotidiano, un giornale, quello che potrebbe dirti cosa sta succedendo e ti mancano i libri perché il fuoco e le bombe non risparmiano proprio niente, neppure la cultura.

Ti manca la vista della tua città dall’alto. Con le case oramai sventrate e il mare che sembra ribollire come se qualcuno lo avesse racchiuso in una pentola messa sul fuoco per la cena.

Ti manca un bagno, una doccia, uno specchio, un pettine, un rubinetto per lavarti le mani. Odio sentire sporco sulle mani. Ti manca un cesso per poterci pisciare dentro. Per poter depositare merda. Eppure non c’e’ merda sufficiente se non hai mangiato abbastanza. Perché quello che hai visto tutt’attorno non lo hai digerito ancora. Ti manca la carta igienica e senti il culo che ti prude perché non c’e’ neppure l’acqua e tenersi la pelle sporca ti fa sentire un tutt’uno con le macerie. Sei polvere, sei carne marcia, quasi morta, come tutto il resto.

Ti manca il cibo. Hai sete e fame. Quanti giorni potrei resistere senza profanare un corpo per bere il suo sangue e nutrirmi con la sua carne?

Ti mancano quelle scarpe che ti piacevano tanto e passi una intera giornata a scavare tra i resti della tua casa distrutta perché se ritrovi quelle scarpe la tua vita ricomincia anzi ritorna com’era. Esattamente uguale al giorno in cui quasi l’hai perduta.

Ti manca quella vicina stronza che ti ha sempre messo in croce per i vestiti che indossavi. Te lo ricordi? Come l’hai presa in giro, povera donna, mentre ti diceva di coprire le gambe e i capelli e le spalle.

Ti manca anche la carezza di quel ragazzo che un giorno hai incontrato e non conoscevi il suo nome ma ricordi bene il suo viso e non avresti immaginato di vederlo davanti alla tua porta, con un fucile spianato che puntava dritto alla tua faccia.

Ti manca un appiglio mentre trovi qualcuno che approfitta del caos per farti quello che forse non ti avrebbe fatto in altri momenti. Perché anche agli uomini manca qualcosa e non esitano a prenderlo.

Quando si sopravvive si pensa di avere il diritto di trasformare ogni mancanza in furto. Così a me verrebbe in mente di cercare il pane, a qualcun altro invece può venire in mente di stuprare te.

Ti manca l’aver paura perché quando ti abitui alle esplosioni, alla vista dei cadaveri, alla puzza di carne bruciata, smetti di aver paura. La paura ce l’hai nelle vene e nella pelle. E’ già diventata parte di te e non ci sarà più modo di liberartene.

Ti manca la tua medicina contro l’asma. Quella che ti viene per l’allergia alla polvere. Che di polvere ce n’e’ così tanta che non c’e’ proprio modo di trovare un angolo pulito.

Ti manca il coraggio di rifiutare l’invito dei nemici di fare la spia, ma ti manca anche la fantasia per inventarti dei terroristi da dargli in pasto per salvarti la vita. Quando c’e’ terrore dappertutto esiste solo un aggressore e qualcuno che resiste per difendersi.

Ti manca il respiro perché ti abitui a trattenerlo così a lungo ‘ché per non morire è bene fingere di essere già morte. E trattieni e ritrattieni capita che smetti di respirare e diventi trasparente, quasi l’ombra di te stessa. Poi impari a non essere più neppure quella. Allora ti manchi tu o quel fantasma che eri diventata e cominci a stancarti di soffrire di mancanze. E vuoi morire per davvero o vuoi vivere in cima a tutto.

Io non vivo la guerra, ma quando ci penso mi viene in mente la parola “mancanza”. Dal luogo sicuro nel quale mi trovo mi manca la capacità di capire come può un popolo che ha subito la shoah fare la stessa cosa ad un altro popolo. I palestinesi non hanno più uno Stato e se qualcuno mi privasse del diritto di vivere dove voglio sono certa che potrei perfino affezionarmi al concetto nazionalista di patria, che odio e che non mi appartiene.

Togliere qualcosa a qualcuno procura la sublimazione del ricordo. Persino gli arabi non integralisti finiscono per innamorarsi dell’adorazione di allah. Anche se è una religione che somiglia a quella cattolica e che toglie diritti ai laici, in qualunque parte del mondo essi si trovino. Anche se considera le donne come fossero niente. Persino le donne possono vivere la tentazione di emulare gli uomini imitando le loro pratiche.

Ecco cosa manca, più di tutto: l’umanità e la pace. Perché in tempi di pace i laici non sono schiacciati dal dovere di schierarsi tra una parte e l’altra. Perché in tempi di pace i laici e le laiche possono essere liber* di esistere. Perciò sia chiaro che le vittime di questa guerra non stanno solo in Palestina.

Consigli di lettura:

—>>>uno splendido post di Fastidio sull’estetica della guerra israeliana.
—>>>Il libro memorabile di Céline *Viaggio al termine della notte*.
—>>>L’altro libro memorabile di Vonnegut *Mattatoio n°5*.
—>>>Tutto quello che trovate di Hannah Arendt, ogni suo scritto val la pena di essere letto.

Rete delle Donne di Bologna
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Dic 25


Sabato 20/12 ore 18 P.zza Nettuno
Irrompiamo nel natale con un presidio itinerante, ricordando che la violenza
maschile su donne e lesbiche non va in vacanza. Saremo quindi presenti nelle
strade con cartelli, volantini e altro per proporre una befana femminista
che diffonda informazioni su forme di contrasto alla violenza e che
solleciti a tenere sempre alta l’attenzione su di se e sulle donne e
lesbiche chi ci stanno accanto.

Unitevi numerose e portate cartelli contro la violenza e se vi va
travestitevi da befane ..o .. come volete!

Coordinamento “Quelle che non ci stanno” - BolognaRete delle Donne di Bologna
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Dic 05

Testimoni silenziose from Server Donne on Vimeo.

Rete delle Donne di Bologna
Nov 27

Noi le gonne non le allunghiamo - Powered by SexyShock

Dalla presentazione del Disegno di Legge Carfagna sulla prostituzione e con le ordinanze di tanti Sindaci in Italia si è creato un pericoloso clima di intolleranza verso tutte le persone che si prostituiscono. Insieme al ddl si sono avviate campagne politico-mediatiche per alimentare l’allarme sociale e la paura dei cittadini. Sulle persone socialmente “deboli” (della cui sicurezza non ci si preoccupa), si vuole oggi indirizzare l’insicurezza e la paura della gente facendole diventare il capro espiatorio su cui sfogare le frustrazioni di un Paese che sta impoverendo in tutti i sensi. La “sicurezza” sta diventando l’abbaglio e il pretesto per escludere e discriminare i più “deboli”, i “diversi” e gli “stranieri”, nei confronti dei quali sono aumentate aggressioni, violenze, discriminazioni che si fanno passare come normali, endemici e scontati atti di violenza metropolitana, sottacendone l’origine razzista, sessista, omo-transfobica.

Sulla paura e sull’insicurezza si sono costruite campagne che non risolvono ma ingigantiscono i problemi, dei quali si continua a non considerare le cause cercando semplicemente di eliminare gli effetti per mezzo della ricetta più semplice, quella di nascondere. Esattamente quello che si sta tentando di fare con la prostituzione: renderla invisibile. Ma in questo modo non si tutelano i diritti di nessuno. In questo modo si riducono i diritti di tutti:

* il ddl Carfagna sulla prostituzione non tiene assolutamente in considerazione l’esperienza di tutte quelle persone (trans, donne, uomini) che hanno scelto liberamente di vendere prestazioni sessuali, né risponde ai bisogni delle persone che esercitano la prostituzione per vivere o sopravvivere. Le emargina soltanto, senza neppure offrire una alternativa;
* inoltre, contrariamente a quanto afferma il Governo, il ddl aggrava la condizione di chi è sfruttato ed è vittima della tratta di esseri umani, fenomeno molto frequente, che riguarda moltissime persone straniere che si prostituiscono in strada, spingendo le persone nel sommerso di appartamenti e locali, rendendole irraggiungibili e completamente sotto il controllo degli sfruttatori;
* infine, il disegno di legge non renderà i cittadini più sicuri, poiché la sicurezza si costruisce innanzitutto creando condizioni di benessere diffuso, di convivenza pacifica, di rispetto, di pari opportunità, di diritti per tutti e non spingendo al chiuso e nei ghetti fenomeni sociali e persone che fanno parte della nostra società.

Questo DDL attacca i principi di libertà garantiti dalla Costituzione, priva di diritti le persone che esercitano la prostituzione, minaccia seriamente la loro salute e la loro sicurezza, non tutela l’incolumità delle vittime di sfruttamento, non permette di portare avanti i servizi che da anni operano attività di riduzione del danno e di prevenzione sanitaria che da sempre garantiscono il diritto alla salute dell’intera comunità (contatto, informazione, sensibilizzazione ed accompagnamento che svolgono gli operatori sociali direttamente in strada con le persone che si prostituiscono). Questo DDL rischia inoltre di depotenziare il sistema di tutela e assistenza delle vittime di grave sfruttamento e tratta di persone, che pure rappresenta un punto di eccellenza dell’Italia nel panorama internazionale: le vittime non avranno più accesso ai programmi di aiuto poiché non potranno essere più contattate dalle unità di strada, ed anche per le forze dell’ordine il contatto sarà più difficile.

Ci opponiamo al DDL perché crediamo che le persone debbano essere:

* Libere dalla violenza, a cui vuole condannarle il DDL Carfagna costringendo le persone ad esercitare la prostituzione al chiuso, dove è più difficile difendersi dalla violenza e dove aumenta la precarietà. Il DDL non considera il fatto che chi si prostituisce non commette reati contro terzi ma spesso li subisce (violenze, stupri, rapine, sfruttamento, riduzione in schiavitù); non considera inoltre che violenza, sfruttamento, riduzione in schiavitù già sono presenti in una parte della prostituzione al chiuso esercitata negli appartamenti o tramite i locali notturni. Il DDL inoltre, in evidente violazione degli obblighi costituzionali ed internazionali assunti dallo Stato italiano relativamente alla protezione dei minori, prevede il rimpatrio forzato delle persone minorenni non italiane che si prostituiscono, costringendole a tornare nei luoghi dai quali sono fuggite. Questo significa molto spesso immettere una seconda volta le vittime nel circuito dello sfruttamento e in una condizione di vulnerabilità ancora maggiore.

* Libere di poter accedere e di usufruire di servizi e opportunità, mentre invece il DDL Carfagna - con il suo estremismo securitario e la sua impostazione esclusivamente repressiva - toglie ogni prospettiva futura per chiunque voglia abbandonare la prostituzione. Le persone trafficate vedranno ridotte drasticamente le loro possibilità di accedere ai programmi di assistenza e protezione sociale in quanto sempre più irraggiungibili dagli operatori sociali ma anche dalle forze dell’ordine, che verranno viste come nemiche anziché come un punto di riferimento. A chi esercita la prostituzione per mancanza di alternative e a causa della discriminazione (si pensi alle transessuali), non viene offerta alcuna alternativa, nessuna misura di supporto all’inclusione sociale e all’inserimento lavorativo.

* Libere di scegliere, mentre il DDL Carfagna non tiene in considerazione il fatto che la prostituzione possa essere una scelta, né garantisce aiuto alle vittime di tratta e sfruttamento, né offre alternative a chi vorrebbe abbandonare l’attività prostitutiva ma ha bisogno di un sostegno.

* Libere dal pregiudizio, mentre il DDL, criminalizzando la prostituzione, aumenta lo stigma e il pregiudizio verso chi la pratica, esponendo le persone a violenze, persecuzioni, discriminazioni e maggior emarginazione.

* Libere di agire, mentre il DDL, per salvaguardare il “pubblico pudore”, impone norme di comportamento a tutte e tutti. In questo modo si limita la libertà, l’autodeterminazione e si ledono i diritti.

Elenco dei promotori

ARCI
ASGI
Associazione Cantieri Sociali
Associazione Giraffa
Associazione Libellula
Associazione NAGA
Associazione On the Road
Associazione radicale Certi Diritti
CNCA – Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza
Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute
Consorzio di cooperative sociali “GESCO Campania”
Coooperativa Sociale Dedalus
Coordinamento nazionale transgender Sylvia Rivera
Gruppo Abele
La strega da bruciare
M.I.T. – Movimento di Identità Transessuale
PIAM onlus
Provincia di Pisa
Rivista Carta
Ufficio Pastorale Migranti Piemonte

Rete delle Donne di Bologna
Nov 27

Sabato 15 novembre 2008, durante un’iniziativa, organizzata dall’assemblea cittadina di donne e lesbiche, per promuovere la manifestazione nazionale contro la violenza maschile sulle donne e sulle lesbiche, due ragazze che partecipavano all’iniziativa ad Atlantide hanno subito un’aggressione di stampo fascista e lesbofobo.

Intorno a mezzanotte, le due ragazze che si trovavano fuori dall’ingresso sono state affiancate da due auto che prima hanno urlato “froci!” poi lanciato ghiaia urlando “anarchici di merda!”.
Questo comunicato arriva a dieci giorni dall’accaduto perché prima di fare una denuncia pubblica, abbiamo voluto rintracciare la fonte per circostanziare esattamente l’episodio, adesso abbiamo tutti gli elementi per definire quest’aggressione senza alcun dubbio di stampo lesbofobo, omofobo e fascista nonché organizzato e non improvvisato. Non a caso le auto erano due, in comunicazione tra loro, e avevano già i sassi.
Dell’assemblea cittadina di donne e lesbiche che organizzava la festa, fa parte il collettivo Clitoristrix Femministe e Lesbiche che dal 1999 gestisce Atlantide insieme ad altri due collettivi.
Atlantide non è un locale, ma uno spazio politico e di aggregazione sociale che da un decennio è attraversato da soggettività femministe lesbiche
gay e trans che fanno lavoro sul territorio per denunciare le storture di un sistema sociale violentemente omologante.
È uno spazio di espressione libero da sessismo, razzismo, omofobia e transfobia.
Uno spazio in cui promuovere una socialità in cui identità diverse convivono e prendono parola.
Per questo Atlantide è attaccabile da parte di individui di cui è facile intuire la matrice politica di appartenenza.
Ebbene noi non ci stiamo!
Denunciamo ogni forma di intimidazione e di violenza che minaccia il nostro lavoro politico e le soggettività che questo spazio attraversano.
Riteniamo inaccettabile un’attacco avvenuto durante un’iniziativa separatista contro la violenza alle donne e alle lesbiche.
Continueremo a praticare l’autodifesa e la solidarietà come strumenti di resistenza e di consapevolezza.
Non saranno di certo le aggressioni fasciste a ricacciarci dentro le case, quiete e accondiscendenti, case nelle quali spesso ci si riservano ampie dosi di violenza.
Non saranno le aggressioni fasciste a farci retrocedere sulle nostre posizioni e sulle nostre forme di organizzazione.
Denunciamo l’incalzare di una violenza evidentemente legittimata dalla politica nazionale e locale che lascia ampi margini di espressione
agli istinti più beceri e pericolosi.
Chiamiamo all’attenzione tutt* per la difesa di uno spazio unico in città che è garanzia di una miglior qualità di vita per tutt*.
Atlantide è uno spazio irrinunciabile per le soggettività femministe, lesbiche, gay, trans e per tutti quell* che vogliano sperimentare forme di socialità, aggregazione e laboratori politici che rompano il sistema di potere patriarcale e fascista.
Se la nostra esistenza è scomoda, continueremo a resistere ma soprattutto a esistere.

Assemblea cittadina di Femministe e Lesbiche
Collettivo Clitoristrix Femministe e Lesbiche

Rete delle Donne di Bologna
Nov 27

Ciao a tutte,
con estremo ritardo vi giriamo info e appuntamenti sulla prima e concreta possibilità di sperimentazione del bilancio di genere nel comune di Bologna

Partiamo dall’inizio:
Il 6 Novembre 2007 la rete delle donne di bologna ha incontrato Cofferati in un’assemblea sul Bilancio di Genere . Abbiamo ottenuto alcune cose, tra cui il punteggio per le donne sole con figli nell’assegnazione delle case popolari Acer e il bando (vinto da Orlando) per l’urbanistica partecipata nella progettazione della nuova Bolognina.
I nostri cartelloni (con le richieste) li potete vedere su questo post.

Il 17 Novembre 2008:
alcune donne di associazioni hanno incontrato Milli Virgilio e l’ufficio delle politiche alle differenze sul Bilancio di genere. In particolare è stata concordata la necessità di incontrarsi con tutte le associazioni femminili femministe e lesbiche, reti comprese, il 5 Dicembre 2008 per discutere del Bilancio Comunale che verrà approvato il 31 dicembre.

L’incontro non vuole essere dispersivo, ma concreto e efficacie nel definire le priorità delle donne alla luce della scarsa possibilità di fondi decretata da questo governo nei tagli agli enti comunali.

1) Perciò siamo invitate a leggere il documento“Bilancio di Genere, dalla sperimentazione alla partecipazione”, che rappresenta il primo consuntivo delle politiche comunali effettuato in base all’impatto di genere, scaricabile dai siti “Politiche delle Differenze” e “Programmazione, controlli e statistiche” alle pagine:

2) Siamo invitate a discutere il documento sul forum on-line: http://www.comune.bologna.it/forum/list.php?21 prima del 5 Dicembre!!

Dovremmo cioè confrontarci sulle priorità e individuare i singoli temi che ci interessano anche singolarmente, in modo da poter creare più gruppi di discussione all’incontro di venerdi 5 dicembre in grado di affrontare temi specifici…

3) Siamo invitate a partecipare ai focus groups per il giorno Venerdi 5 dicembre, alle ore 14,30 presso le sale riunioni dell’Assessorato in Via Cà Selvatica 7.

Per eventuali problemi rivolgersi a renato.busarello@comune.bologna.it

Ecco i cartelloni (clicca per ingrandirli!!):

Rete delle Donne di Bologna
Nov 27

8 de octubre de 2008

Noi femministe sappiamo che le nostre realtà quotidiane sono marcate dai mandati oppressivi del patriarcato capitalista che naturalizza le disuguaglianze e istituzionalizza il controllo della nostra sessualità, capacità riproduttiva e forza di lavoro. Questo sistema esclude le donne dalla presa di decisione nel pubblico e nel privato e risponde a qualsiasi trasgressione con la violenza contro i nostri corpi, la criminalizzazione, la demonizzazione e la repressione dei nostri movimenti.

Nella sua fase neoliberale, questo sistema di accumulazione smisurata, colloca il mercato e gli interessi finanziari come enti regolatori delle nostre vite e delle relazioni sociali, sfruttando le ricchezze della natura, privatizzando e distruggendo le fonti di vita, mettendo in pericolo milioni di persone e obbligando le donne alla migrazione forzata, condannandole alla miseria.

Per imporsi e sostenersi ricorre alla militarizzazione e al riarmo, inventa conflitti genocidari che prendono le donne come bottino di guerra, le espelle obbligandole all’esilio e a vivere in condizione di rifugiate politiche; lascia che rimangano impuniti il femminicidio e altri crimini contro l’umanità che accadono ogni giorno.

Noi femministe proponiamo trasformazioni radicali e profonde delle relazioni fra gli esseri umani e con la natura per garantire il buon vivere. Il buon vivere consiste nel riconoscere i nostri contributi dal punto di vista produttivo e riproduttivo così come la nostra partecipazione politica sia nella società civile che nello stato. La Buona Vita, Utz k’aslemal,deve basarsi su una distribuzione giusta e equitativa del potere e delle risorse.

Queste trasformazioni passano per un processo di costruzione di patti e alleanze fondate sul riconoscimento dell’autonomia e delle diversità, nel quadro di una democrazia che comprende gli spazi intimi, domestici, lavorativi, politici e pubblici. Noi donne rivendichiamo il diritto a decidere in libertà sulle nostre vite, i nostri corpi, sulla sessualità e sui territori in cui abitiamo, con le loro ricchezze naturali e culturali.

Pensiamo che per concretizzare queste trasformazioni possiamo fare alleanze con quei movimenti, attori e soggetti che:

-pongano in agenda politica l’autonomia individuale e collettiva delle donne così come la costruzione di possibilità per l’esercizio pieno di tutti i nostri diritti, inclusi i più stigmatizzati, come quelli sessuali e riproduttivi, senza doverli negoziare per arrivare o affermarsi al potere

-abbiano in programma una riorganizzazione socioeconomica che ponga fine a una riproduzione delle società che si fonda sul sovrasfruttamento delle donne e respingano la schiavitù e la servitù che caratterizzano la tratta delle donne, le maquilas e il lavoro in casa in particolare.

- non tollerino pratiche razziste, sessiste e machiste nei loro atti quotidiani e all’interno delle loro organizzazioni; che si impegnano in un patto di nonviolenza e di equità.

- siano disposti a cambiare le loro posizioni dando seguito all’avanzamento del pensiero critico, sfidando ogni tipo di fondamentalismo, mettendo in discussione la realtà dell’eterosessualità, i canoni e gli stereotipi imposti.

-lottino per uno stato laico che garantisca la vigenza di tutti i diritti, che protegga le sovranità, copra le necessità e apporti qualità della vita a tutta la popolazione.

-riconoscano e assumano le proposte che apportano tutti i soggetti sociali come i popoli e le donne indigene, le/i giovani, le donne di colore, le lesbiche e trans, le donne diversamente abili, quelle che convivono con HIV, le anziane e l’infanzia; non attribuiscano priorità e non creino gerarchie nelle lotte o fra i tipi di oppressione perché tutti i soggetti e le cause emancipatorie sono interdipendenti nel processo di costruzione di un altro mondo.

Respingiamo ogni atto di violenza verso le donne e ci pronunciamo contro la criminalizzazione dell’aborto e quindi lottiamo per la sua depenalizzazione.

Solidarizziamo con le compagne femministe del Nicaragua che vengono perseguitate e perseguite per ragioni politiche. Nel condannare questi atti dichiariamo che non si può chiamare di sinistra un governo che mantiene il potere grazie ai patti stabiliti con gli eredi di Somoza, che criminalizza l’azione femminista, mentre si garantisce l’impunità nei casi di abuso sessuale che lo incriminano, e che ha condannato a morte centinaia di donne per il fatto che aver eliminato il diritto all’aborto terapeutico.

Manifestiamo allo stesso tempo il nostro appoggio e la nostra solidarietà alle compagne in resistenza contro le miniere di metalli e i megaprogetti, che vengono perseguitate per la loro partecipazione alle consulte popolari e la loro opposizione legittima e legale allo sfruttamento del loro patrimonio naturale.

Esigiamo giustizia e riapparizione in vita degli scomparsi e delle scomparse, così come la liberazione delle detenute/i politiche/i del regime che governa attualmente il Messico.

Solidarizziamo con le donne di Haiti e respingiamo la violenza che hanno provocato le forze militari di occupazione come la brigata di élite Kaibil conosciuta per il suo ruolo nel genocidio durante il conflitto armato in Guatemala.

Riconosciamo il contributo delle donne indigene come soggette politiche e sociali che arricchiscono la prospettiva femminista a partire dalle diversità culturali delle nostre società.

Pensiamo che rifiutarsi di discutere le incongruenze tra la teoria e la pratica di coloro che si dicono di sinistra, socialisti e democratici contribuisce solamente a ritardare trasformazioni urgenti. La lotta politica deve essere etica. Per questo continueremo a dare un contributo critico alla costruzione dei movimenti sociali difendendo l’autonomia e il rafforzamento del movimento femminista.

FEMMINISTE CONTRO LA GUERRA, FEMMINISTE CONTRO LA DISUGUAGLIANZA, FEMMINISTE CONTRO IL RAZZISMO, CONTRO IL TERRORISMO NEOLIBERALE.

Tenda delle donne “IL TERRITORIO DELLE DONNE: IL MIO CORPO, LA MIA TERRA.

III FORUM SOCIALE DELLE AMERICHE

GUATEMALA 8/12 OTTOBRE 2008

Traduzione di Patricia Tough delle Donne in Nero

Rete delle Donne di Bologna
Nov 22

Il 25 Novembre è la giornata internazionale contro la violenza sulle donne.

A Bologna le ragazze, le donne, femministe e lesbiche si riuniscono in Piazza Nettuno in un’assemblea pubblica all’aperto sul tema della violenza maschile.


Assemblea:

uno scambio di esperienze,
analisi, lotte e pratiche
delle donne, femministe e lesbiche
associazioni, reti, collettivi
a livello locale e nazionale…

Sulla testa:
Mostra della Organizacion
Femenina Popular colombiana

La Ri/Creazione:
spazio all’arte, performances di giocoleria,
letture, canti…e le Mondine!



CONTRO LA VIOLENZA MASCHILE SU DONNE E LESBICHE
ASSEMBLEA RI/CREATIVA
25 NOVEMBRE 2008
ORE 16.30
PIAZZA NETTUNO -BOLOGNA

Assemblea Cittadina Femminista e Lesbica

(Per inserire il banner rosa sul tuo sito
copia e incolla il codice che trovi
nella barra laterale del blog!!)

Rete delle Donne di Bologna
Nov 22
SABATO 15 NOVEMBRE 2008
Atlantide > Porta S. Stefano > BO
Festa di autofinanziamento

Aspettando il 22 novembre!

“roma - manifestazione nazionale contro
la violenza maschile su donne e lesbiche”

h.20 aperitivo

proiezioni video

h 23 festa
dj set > LadyBit > Virna Col > Resisten Layla

Info point e vendita biglietti bus

VI ASPETTIAMO IN TANTEEE!

Rete delle Donne di Bologna
Nov 22

Questa la proposta di manifesto dell’assemblea romana per la manifestazione nazionale del 22 novembre contro la violenza maschile sulle donne (scaricate e volantinate il documento, i manifesti/locandine da attacchinare). QUI potete anche trovare il codice html da copiare nei vostri siti, blog per mettere un banner. Per info su adesioni e trasporti date un’occhiata su Flat.

Vi ricordo che la manifestazione è autofinanziata. se volete sostenerla queste sono le coordinate bancarie: IBAN : IT97H06280032 05000003010136 Causale: INDECOROSE E LIBERE Associazione Donne in Genere Onlus CARIRI Ag. 4 ROMA.

Sotto il manifesto *ve la siete cercata* che hanno fatto le A/Matrix per pubblicizzare la giornata del 22:

http://www.e24.it/wp-content/plugins/wp-o-matic/cache/ac23d_115411-Immagine_1.png
Rete delle Donne di Bologna
Nov 22


A tutte le donne, femministe, lesbiche di associazioni, di collettivi, di organizzazioni

Il 22 Novembre a Roma si terrà la Manifestazione Nazionale contro la Violenza Maschile sulle Donne
Quest’anno la protesta richiama tutte le forme di violenza e controllo che le donne e le lesbiche vivono nella società, come il femminicidio e il concetto di “decoro” pubblico che finisce per normare i comportamenti sessuali di tutte, fino a criminizzarli.

La lotta contro la violenza sui nostri corpi e i nostri cervelli, in tutte le sue sfaccettature private e pubbliche ci vedrà a Roma INSIEME INDECOROSE E LIBERE.

Da Bologna le donne del movimento hanno stilato un manifesto da proporre in sede nazionale, avviato l’organizzazione dei pullman e la vendita dei biglietti, si sono confrontate su una serie di iniziative che avranno la funzione di diffondere i contenuti della manifestazione e raccogliere fondi. In particolare ci sarà una festa-informativa ad Atlantide Sabato 15 Novembre.
Le iniziative devono moltiplicarsi, molte associazioni e collettivi stanno già lavorando!
Le donne e le lesbiche di Bologna lanciano un appello:

Vediamoci insieme il 5 Novembre alle 21.00 all’Ass. Armonie in Via Emilia Levante 138

ad un’assemblea cittadina di donne e lesbiche

per organizzare la Manifestazione Nazionale

ed una grande assemblea pubblica sul tema della violenza maschile nella nostra città

Rete delle Donne di Bologna
Nov 22
MANIFESTAZIONE NAZIONALE
CONTRO LA VIOLENZA MASCHILE SULLE DONNE
Corteo di donne autorganizzato
ROMA, 22 NOVEMBRE 2008 - P.zza della Repubblica, ore 14.00


INDECOROSE E LIBERE!

La violenza maschile è la prima causa di morte e di invalidità permanente delle donne in Italia come nel resto del mondo. La violenza fa parte delle nostre vite quotidiane e si esprime attraverso la negazione dei nostri diritti, la violazione dei nostri corpi, il silenzio.

Un anno fa siamo scese in piazza in 150.000 donne, femministe e lesbiche per dire NO alla VIOLENZA MASCHILE e ai tentativi di strumentalizzare la violenza sulle donne da parte di governi e partiti, per legittimare politiche securitarie e repressive. Torneremo in piazza anche questo anno perché i governi cambiano ma le politiche restano uguali e, al giorno d’oggi, peggiorano.

In un anno gli attacchi alla nostra libertà e autodeterminazione sono aumentati esponenzialmente, mettendo

in luce la deriva autoritaria, sessista, e razzista del nostro paese.

Ricordiamo il blitz della polizia al policlinico di Napoli per il presunto aborto illegale, le aggressioni contro lesbiche, omosessuali e trans, contro immigrate/i e cittadine/i di seconda generazione.

Violenza legittimata e incoraggiata da governi e sindaci-sceriffi che vogliono imporre modelli di comportamento normalizzati in nome del “decoro” e della “dignità” impedendoci di scegliere liberamente come condurre le nostre vite.

La violenza maschile ha molte facce e una di queste è quella istituzionale: vorrebbero risolvere la crisi economica e culturale che stiamo vivendo smantellando lo stato sociale.

Per salvare le banche, rifinanziare le missioni militari all’estero e militarizzare le nostre città, tagliano i fondi ai centri antiviolenza, ai consultori e a tutti i servizi che garantiscono alle donne libertà, salute e indipendenza.
Con la legge 133 tagliano i fondi alla scuola e all’università pubblica per consegnare l’istruzione nelle mani dei privati, determinando la fine del diritto ad una istruzione gratuita e libera per tutte/i.

Con il decreto Gelmini, migliaia di insegnanti, maestre precarie, perdono il posto di lavoro, e viene meno un sistema educativo - il tempo pieno - che sostiene le donne, consentendo loro una maggiore libertà di movimento e autonomia.

L’obiettivo delle riforme del lavoro, della sanità, della scuola e dell’università è di renderci sempre più precarie e meno garantite: mogli e madri “rispettabili” rinchiuse nelle case, economicamente dipendenti da un uomo, che lavorano gratuitamente per badare ad anziani e bambini. Non pagheremo noi la vostra crisi!

Vogliamo reagire alla violenza fisica, psicologica, economica, normativa, sociale e religiosa agita verso di noi, in famiglia e fuori, “solo” perché siamo donne. Vogliamo dire basta al femminicidio.

SABATO 22 NOVEMBRE
SAREMO DI NUOVO IN PIAZZA COME FEMMINISTE E LESBICHE

PER RIBADIRE

con la stessa forza, radicalità e autonomia che la VIOLENZA MASCHILE non ha classe né confini, NASCE IN FAMIGLIA, all’interno delle mura domestiche, e NON È UN PROBLEMA DI ORDINE PUBBLICO, MA E’ UN PROBLEMA CULTURALE E POLITICO!

E AFFERMARE CHE

al disegno di legge Carfagna, che criminalizza le prostitute e impone regole di condotta per tutte, che ci vuole dividere in buone e cattive, in sante e puttane, in vittime e colpevoli, noi rispondiamo che SIAMO TUTTE INDECOROSAMENTE LIBERE!

al decreto Gelmini che ci confeziona una scuola autoritaria e razzista, noi rispondiamo che VOGLIAMO TUTTE 5 IN CONDOTTA!

ai pacchetti sicurezza e alle norme xenofobe che ci vogliono distinguere in cittadine/i con e senza diritti, rispondiamo che SIAMO TUTTE CITTADINE DEL MONDO E ANDIAMO DOVE CI PARE!

Sommosse – Rete Nazionale di femministe e lesbiche

http://flat.noblogs.org

per adesioni: sommosse_roma@inventati.org

Rete delle Donne di Bologna
Nov 22

Appuntamenti a Bologna VERSO LA MANIFESTAZIONE NAZIONALE CONTRO LA VIOLENZA MASCHILE SULLE DONNE E LESBICHE

Per aggiungere il banner giallo (calendario) che vedete in questa pagina copia e incolla questo codice sul tuo sito o blog:
<img src=”http://figliefemmine.noblogs.org/gallery/3664/calendario.gif”>

Appuntamenti:

  • 11/11/2008 ore 16.00 Aula 2 di Scienze Politiche (Strada Maggiore 45) Proiezione di “Ni Coupables Ni Victimes”, videobox di Betty @ sexworkeurope, documentario sui diritti civili delle sex workers. Hosted by Figliefemmine

>>Dopo la campagna Donne Perbene/Donne Permale e il dibattito Di cosa parliamo quando diciamo prostituzione a cura di Sexyshock (Qui puoi leggere una sintesi a cura di Figliefemmine)

“Veniamo da paesi, ambienti e storie diverse ma abbiamo scoperto di trovarci di fronte a problemi molto simili sia nel lavoro che nella vita.

In questo documento esaminiamo le ineguaglianze e le ingiustizie presenti nelle nostre vite e nell’industria del sesso; ci interroghiamo sulle loro origini; le mettiamo a confronto e le contestiamo, proponiamo una nostra visione dei cambiamenti necessari per creare una società più equa nella quale i/le sex workers, i loro diritti e il loro lavoro siano riconosciuti e valorizzati.”

(Manifesto dei/delle sex workers in Europa, Bruxelles, 15-17 ottobre 2005)

  • 12/11/2008 ore 20.30 ad ARMONIE associazione di donne Via Emilia Levante, 138 autobus 27 - 19 (dal centro della città) priezione di “CHI CONTA? SESSO, BUGIE E GLOBALIZZAZIONE” di Terre Nash

>>L’Associazione di donne Armonie propone un incontro per approfondire i temi della guerra e della violenza, analizzati da un punto di vista femminile, in occasione dell’approssimarsi della giornata mondiale contro la violenza maschile sulle donne e lesbiche, che vedrà le donne anche quest’anno manifestare in piazza a Roma il 22 Novembre 2008.
In questi ultimi anni Armonie ha lavorato molto, partendo dalle ricerche dell’archeologa Marija Gimbutas sulla cultura matristica, la storia delle donne e le loro forme di ribellione - culture di resistenza che la società patriarcale tende ad occultare o a censurare.
L’ambito del nostro lavoro di ricerca ha l’obiettivo di accrescere la forza delle donne e di dimostrare che la secondarietà femminile non è un fatto naturale, ma il frutto di un lunghissimo e spesso cruento processo storico, politico e religioso.
L’incontro prevede la visone del filmato:

“CHI CONTA? SESSO, BUGIE E GLOBALIZZAZIONE” di Terre Nash

Ex parlamentare, scrittrice, attivista, Marilyn Waring è una delle maggiori portavoci dell’economia femminista. Il documentario ripercorre le tappe della sua avventura politica, oltre a mettere in primo piano il ruolo economico svolto dal lavoro delle donne. Molto tempo prima che i movimenti anti-globalizzazione denunciassero i misfatti dell’economia mondiale, Marilyn Waring mostrava già nel ‘75 i danni provocati dalle politiche economiche del FMI e della Banca Mondiale nei confronti dei paesi del sud del mondo, dei beni comuni, delle donne.
Con intelligenza e ironia Marilyn Waring ci invita a inventare nuovi sentieri di azione politica imparando “l’arte della domanda ingenua”, ovvero l’arte di interrogare le cose per sapere a chi, a cosa servono e perché.

  • 13/11/2008 alle 20.30 ad Armonie Via Emilia Levante 138 proiezione de “Il tempo dei roghi”, sulla persecuzione delle streghe.
  • 15/11/2008 dalle 20.00 ad Atlantide (P.ta Santo Stefano)…FESTA DI AUTOFINANZIAMENTO

  • Domenica 16 novembre C/O VAG61 (via Paolo Fabbri 110) alle 20 aperitivo e proiezione del film: RACCONTI DA STOCCOLMA NÄR MÖRKRET FALLER di Anders Nilsson. A SEGUIRE CENA DI AUTOFINANZIAMENTO - a cura di Mujeres Libres

>>Vincitore del premio Amnesty International FilmPrize al Festival Internazionale del Cinema di Berlino – 2007 Leyla, Carina e Aram; onore della famiglia, patriarcato, omofobia: tre modi di declinare la violenza tramite tre racconti di vita normale, perché è proprio nella normalità e nella quotidianità che si declina la violenza maschile…
Durante tutta la serata sarà possibile acquistare i biglietti dell’ autobus organizzato per la manifestazione del 22 novembre a Roma contro la violenza maschile a donne e lesbiche – INDECOROSE E LIBERE!

  • Mercoledì 19 novembre 2008, ore 21 Tpo, Via Casarini 17/5, Bologna Verso la manifestazione di sabato 22 novembre 2008 a Roma “Donne sull’orlo di una crisi. (che noi non abbiamo nessuna intenzione di pagare).”

>>Dopo l’approvazione dei ddl 133 e 137 della Gelmini, sembra evidente il tentativo di aggirare la crisi economica con tagli che ricadono direttamente sul libero accesso alla formazione di tutt*. Con il decreto 137 ancora una volta il prezzo della crisi si riversa su tutte le maestre che vedono a rischio il loro posto di lavoro, mentre con il superamento del tempo pieno migliaia di precarie italiane (già licenziate con i tagli al part-time: vedi alla voce Alitalia e La Perla a Bologna) saranno a casa, travestite da angeli del focolare a crescere e formare la prole. A questo punto, dubbiose, ci chiediamo se oltre alla crisi economica vogliano far pagare a noi donne, anche la crisi del welfare…. Ne parliamo con: Angela Balzano, Uniriot Bologna- Anna Borghi, ricercatrice precaria - Stefania Ghedini, maestra scuola elementare XXI Aprile - Cristina Morini, giornalista e scrittrice - Coordina: Stefania Voli, Guai a chi ci tocca

  • 20/11/2008 ore 21,30 all’IQBAL MASIH via della Barca 24/3 Proiezione del film “Ragazze di città (Girls Town)” Un film di Jim McKay a cura di Amazora e donne dell’IQBAL MASIH

>>Ragazze di città (Girls Town) Un film di Jim McKay. Con Lili Taylor, Aunjanue Ellis, Idina Harris. Genere Commedia, colore 90 minuti. - Produzione USA 1996.

***********

@>>Nota tecnica: per inserire il codice del banner in html e impedire che blogger lo leggesse come una vera istruzione ho utilizzato questo tool

Rete delle Donne di Bologna
Nov 22
APPUNTAMENTO PARTENZA > AUTOSTAZIONE DELLE CORRIERE CORSIA 25 > ORE 7.00

Punti dove comprare i biglietti per il bus a Bologna

per il 22 novembre per Roma

Figliefemmine
martedì 11 novembre dalle 16.00 alle 19.00 in Aula 2 Scienze Politiche
(strada maggiore 45),
giovedì 13 novembre dalle 16.00 alle 19.00 in aula B a Scienze Politiche
Ogni giorno qualcuna è a Scienze Politiche! Chiamate 3381057693

Casa delle donne per non subire violenza,
Via dell’ Oro 3 - 1 piano
dalle 9 - 18 dal lunedì al giovedì
dalle 9 - 15 il venerdì.
Referente Roberta

Associazione di donne Armonie
Via Emilia Levante 138
Lunedì, mercoledì, venerdì dalle 16.00 alle 19.00

Clitoristrix in P.S. Stefano
sabato 15 novembre a partire dalle 20 fino alle 05.00

Fuoricampo 3391408010
martedì dalle 19 fino alle 22 tel.051349969

Sexy Shock: Betty&Books , Via Rialto 23/a - Bologna
tel: 051 271 894
http://www.betty-books.com/
orari apertura:
lun : 15.30 - 19.30
mar - sab : 10 - 13 e 15.30 - 19.30
mercoledi’ fino alle 22

S. Cristina C/O Biblioteca Italiana delle Donne e Sala da the Internet.
Tel. 051 42 99 411
Chiedere di Lucia Poligamia o Elena Camerin
orari:
dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 13.00
martedì e giovedì anche il pomeriggio dalle 14.00 alle 17.30

Libreria delle Donne Via San Felice 22
Dal lunedi al venerdi orario apertura negozio

Per informazioni partenza e ritorno cell.3391408010

Venite numerose :-)

Rete delle Donne di Bologna
Nov 22

Il percorso delle Linee Guida regionali per l’applicazione della L.194

Alla fine di luglio 2008 è trapelata dalla Regione Emilia Romagna la notizia che una “Cabina di Regia” composta dall’Assessore alla Sanità Bissoni e dagli assessori locali con stessa mansione stava preparando il piano socio sanitario regionale. All’interno del piano si andava delineando la bozza delle “Linee d’indirizzo per i piani di zona per la salute ed il benessere sociale per una piena applicazione della 194/78″. La discussione definitiva del documento si sarebbe tenuta il 9 Settembre per poi passare direttamente nelle mani della giunta Regionale.

L’approvazione delle cosiddette “linee guida” non prevedono infatti nell’iter legislativo la consultazione del consiglio Regionale.

Cosa sono esattamente? Sono indicazioni della regione agli enti locali per la stesura dei protocolli nei “piani di zona” sul percorso socio-sanitario da seguire nei casi di richiesta IVG e per la promozione alla maternità. Nei piani di zona si siedono le ASL, i Consultori, gli enti locali e (già ora) associazioni di volontariato e non che intendono partecipare a questo percorso. L’allarme è subito circolato tra le donne, soprattutto quando sul Sole 24 Ore del 21 luglio 2008 compare questo titolo: “Aborto: il caso Forlì fa scuola”. E di seguito: “Vince l’integrazione tra i servizi – Bissoni: «Un esperienza da replicare».

Il PROTOCOLLO OPERATIVO PER IL MIGLIORAMENTO DEL PERCORSO IVG concordato nel Marzo 2004 tra AUSL di Forlì Comune di Forlì, Assessorato alle Politiche Sociali Consulta delle Famiglie del Comune di Forlì non si trova on line ma per vie traverse giunge nelle mani delle donne riunite a Bologna a luglio convocate dal Centro delle Donne. Si tratta di un primo incontro informale in cui si sceglie di leggere e analizzare i documenti “recuperati”. Il Protocollo di Forlì citato da Bissoni, salta subito agli occhi, dal punto di vista della pubblicità e laicità del servizio sanitario pubblico e della libertà di scelta, del rispetto della privacy della donna è inaccettabile. Non rispetta la Legge 194: quando rinvia la donna, che chiede ai Consultori l’IVG, ad un colloquio gestito da un assistente sociale, quando prevede un’indagine sulle motivazioni della scelta della donna, quando demanda al Privato sociale il compito di informare la donna sull’accesso alle risorse disponibili, quando obbliga la donna ad eseguire un’ecografia per validare l’età gestazionale,quando crea una discriminazione tra le donne che si rivolgono direttamente ai Consultorio e le donne che si rivolgono al loro medico di base o ginecologo privato. L’applicazione del protocollo inoltre viene considerata un’eccellenza perché ha ottenuto la rinuncia di nove donne ad abortire, come se il compito della sanità pubblica fosse la “dissuasione” e non la prevenzione, e senza alcun dato sul destino delle donne “convinte” alla scelta della maternità.

Il 5 Settembre la Rete delle donne di Bologna convoca diverse realtà femminili e femministe da Bologna, Modena, Ravenna, Faenza al Centro delle Donne. Nasce in quella sede la richiesta di incontro con l’Assessore Bissoni, attraverso la stesura di diverse lettere: una della Rete delle donne di Bologna, una di Usciamo dal Silenzio di Ravenna. Nel frattempo Associazione Orlando, l’UDI. Coordinamento Donne CGIL, preparano altri documenti e richieste di udienza. In tutti i documenti si rivendica la necessità di allargare l’iter di approvazione delle Linee d’Indirizzo alle consigliere, alle assessore locali di parità e alle donne della società civile. Bissoni si convince e promette un’udienza ai movimenti.

Sui giornali continuano dichiarazioni contradditorie dell’Assessore e dei movimenti cattolici, la voce delle donne resta invece censurata a lungo.

Al Centro delle Donne si svolge un incontro pubblico nell’attesa di essere ricevute. La rete delle donne distribuisce in città 3000 volantini che recitano “No agli scambi politici sul corpo delle donne” perchè la sensazione è comune a tutte, quando si parla di aborto la mediazione politica crea sempre dei “mostri”. E questo è un caso di mediazione tra “laici e cattolici”, riprendendo la definizione di volontariato incluso nel percorso di promozione alla maternità (“laico e cattolico” appunto) contenuta nelle Linee di’indirizzo.

Che cosa preoccupa e cosa non piace di queste Linee guida? Cosa contengono?

Le assessore di parità convocate ottengono che il titolo delle Linee d’Indirizzo venga cambiato in “Linee di indirizzo per i piani di zona per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza”, cioè la formulazione della Legge 194.

Le consigliere regionali ottengono che le Linee guida nazionali della Turco, allegate come integrazione alle linee guida regionali, restino allegate ma solo come documentazione informativa.

Le donne della CGIL chiedono , tra le altre cose, un piano di finanziamento ai Consultori, che ad oggi sopravvivono in difficoltà. Nelle Linee guida si parla infatti di lavoro dell’equipe consultoriale (equipe da tempo di fatto smantellate nella maggior parte dei consultori) e dell’aggiunta della figura dell’assistente sociale, come figura di raccordo tra percorso sanitario e percorso assistenziale (percorso, quest’ultimo che si avvale delle risorse del volontariato).

Quest’ultimo punto è il nodo che le donne dei movimenti considerano come il più pericoloso.

La lunga analisi delle Linee Guida Regionali ha portato le donne da Bissoni, infine, il 6 Ottobre 2008 in una lunga udienza (dalle 9.30 alle 13.00). Presenti Udi di Bologna, Modena, Ravenna, Ferrara, Rete delle donne di Bologna, Usciamo dal Silenzio di Ravenna, Coordinamento Donne per la 194 di Faenza.

Condivise le critiche e le richieste. Le Linee di Indirizzo sulla Legge 194, sono troppo squilibrate. Si occupano quasi solamente della promozione della maternità nonostante il percorso IVG sia ostacolato di fatto da lunghi tempi di attesa, poca promozione della RU486, obiezione di coscienza “fasulla” dilagante. Inoltre la piena applicazione della 194 significa spazio alla contraccezione e non alla dissuasione. Così le donne interpretano la prevenzione. Anche il percorso contraccettivo vive diverse problematiche che le linee di indirizzo dimenticano. Alti costi, poche informazioni, poche risorse per campagne e strutture informative e difficoltà di reperibilità della contraccezione d’emergenza a causa dell’illegale obiezione di coscienza di farmacie.

In Emilia Romagna non c’è emergenza interruzioni di gravidanza, neanche per le immigrate. Il rischio di questa premessa teorica che permea le dichiarazioni di tutto il mondo politico è il razzismo e lo stigma sul corpo delle donne migranti. L’aborto è una libera scelta e non una colpa da espiare, come le associazioni di volontariato generalmente impegnate sulla legge 194 e che vorrebbero partecipare a questo percorso dichiarano e propagandano alle donne stesse. La collaborazione delle strutture pubbliche con i privati sociali deve essere regolata e trasparente, non può ripetersi l’esperienza forlivese. La sanità deve essere pubblica e laica, mentre è chiaro come Linee di indirizzo rispondano ad alcune pressioni del mondo cattolico. Le donne sono consapevoli delle risorse necessarie alla promozione della maternità, ma non possono permettere che diventino mezzo per la propaganda antiabortista. Non si ritiene giusto inoltre che l’intera mole di informazioni su questo tema venga catapultata sulle donne nel momento in cui scelgono l’IVG. Deve essere chiaro che le informazioni vengono date se richieste esplicitamente. Ove si parla della collaborazione con idonee formazioni sociali e associazioni di volontariato si chiede che, a garanzia della gestione pubblica dei Consultori, debbano considerarsi soggetti esterni, che erogano servizi in accordo e dietro verifica dell’equipe consultoriale stessa sulla base del percorso individuale scelto dalla e con la donna.

Si contesta fortemente questa parte:«Per la realizzazione degli interventi sociali e assistenziali, concordati con la donna sulla base del progetto personalizzato, [di tutte le risorse, comprese] quelle messe a disposizione da parte delle formazioni sociali di base e dalle associazioni di volontariato laico e cattolico». Chiunque operi in un paese democratico deve essere considerato laico, ed inoltre si escludono tutte le religioni che non si rifanno al Vaticano.

Anche la figura dell’assistente sociale nel percorso IVG è ambigua. Deve essere chiaro nelle Linee Guida che il primo colloquio per la donna che richieda di abortire deve essere sanitario, nel rispetto della Legge 194.

Il 9 Ottobre vengono inviate proposte, emendamenti a Bissoni dalla Rete delle donne di Bologna, e dall’Udi.

L’ultimo passaggio dell’iter (che ha compreso, grazie alle donne, la consultazione del movimento femminista e delle donne delle istituzioni) sarà in Commissione regionale sulla sanità.

Le donne attendono ora fiduciose i cambiamenti richiesti nelle Linee d’Indirizzo.

VERSIONE STAMPABILE QUI

Barbara Mazzotti

(firmo perchè è stato un lavoraccio!)

Rete delle Donne di Bologna
Nov 22

Da Women.it: Le difficoltà del Centro antiviolenza Le Onde di Palermo nella gestione dell’accoglienza

Nel dicembre 2007 il Comune di Palermo interrompeva la decennale convenzione per i servizi di ospitalità e accoglienza a donne e minori vittime di violenza effettuati dalla nostra associazione. Da gennaio 2008 abbiamo comunque garantito i servizi di accoglienza ed ospitalità nella Casa delle Moire e nella Casa di Maia, secondo le nuove modalità concordate con l’Amministrazione Comunale - Assessorato Attività sociali, e con l’impegno dell’inserimento delle azioni nel riallineamento del Piano di Zona DSS42 L. 328/2000, all’oggi non ancora avviato.

In questi mesi abbiamo accolto 243 donne e ospitato 18 tra donne e minori.

Il comune di Palermo non ha però erogato il pagamento delle rette, così come previsto, determinando per l’Associazione Le Onde Onlus una grave sovraesposizione economica che non è più possibile sostenere.

Siamo pienamente consapevoli che con questa scelta si determina una severa riduzione dei servizi specializzati in merito al contrasto del fenomeno della violenza verso le donne ed alla garanzia di luoghi di protezione per quelle donne coi loro figli/e costrette ad allontanarsi da casa per problemi di sicurezza.

Siamo disponibili a fornire ogni informazione e ci auguriamo che vogliate dare risalto ad una notizia che segnala per la città di Palermo e per la sua provincia una seria difficoltà per la richiesta di aiuto da parte delle vittime di violenza.

Potete contattarci:
Le Onde Onlus
Via XX Settembre 57
Tel. e fax 091 327973
Mail leonde@tin.it

Rete delle Donne di Bologna
Nov 22

Care tutte,
Martedi 18 Ottobre c’è l’assemblea della Rete alle 20,30.

Prima di arrivare fate un salto alla fiaccolata per la scuola in Piazza Maggiore:

IL GOVERNO VA AVANTI … E NOI ANCHE!
Il decreto Gelmini
mercoledi verrà convertito in legge
lanciamo insieme da tutte le piazze d’Italia
un messaggio luminoso!
MARTEDI 28 OTTOBRE
dalle 18,30
ILLUMINIAMO
PIAZZA MAGGIORE
perchè il buio non oscuri
definitivamente
la nostra Scuola pubblica
Scriviamo”FERMATEVI”
con torce, pile, candele, lumini
al centro della piazza
la strada è lunga percorriamola insieme
VEGLIAMO
TUTTI INSIEME
Genitori, bambini, insegnanti, studenti, cittadini
ASSEMBLEA GENITORI ED INSEGNANTI DELLE SCUOLE DI BOLOGNA E PROVINCIA

Rete delle Donne di Bologna
Nov 22
Carissime/i,
sperando di fare cosa gradita, vogliamo segnalarvi le nostre iniziative per il mese di novembre. Contando nel vostro interesse, vorremmo incontravi, perchè no, anche ad Armonie nel corso delle nostre iniziative.
Grazie per l’attenzione e saluti carissimi.
Le Armonie
Ecco la programmazione di novembre:
- martedì 4 alle 17, Manuela Candini, docente dell’Accademia di Belle Arti, presenta il suo nuovo corso di disegno e pittura, opportunità creativa e socializzante tra le più piacevoli;
- giovedì 6 alle 18, Marina Rondelli, naturopata e curatrice, presenta un ciclo di quattro incontri che ha chiamato L’arte della cura attraverso la trascendenza sulla capacità innata, ma non riconosciuta delle donne, di cura;
- venerdì 7 prosegue alle 20.45, il cineforum €. €. €. Economia/Ecologia/…con la proiezione del film In questo mondo libero di Ken Loach;
- sabato 8 alle 16.30 Quello che la bolletta non ti dice. I consumi energetici nascosti nei beni di uso quotidiano e percorsi che portano a pratiche virtuose: è un incontro del progetto Il territorio, l’ambiente, le nostre scelte a cui abbiamo invitato Manuela Cappelli dell’Associazione Amici della Terra, Francesco Tutino e partecipanti al progetto EchoAction del Comune di Bologna;
- giovedì 13 alle 20.30 Cosa resta delle streghe oggi, incontro autogestito del progetto L’altra memoria;
- venerdì 14 alle 20.30 per il ciclo “Protagoniste…Dall’immaginario alla realtà”, incontro con la psicologa analitica Maria Cristina Barducci sul tema Paradossi di maternità: saperi ed esperienze del materno tra stereotipi e interdizioni;
- mercoledì 19 alle 20.30 prosegue il ciclo di laboratori sulla Relazione nutritiva e curativa con le piante secondo l’antroposofia steineria con Le famiglie degli ortaggi, a cura della pranoterapeuta Valeria Ghelli;
- venerdì 28 alle 20.45 altra proiezione del nostro cineforum: Una scomoda verità
di Davis Guggenheim
In preparazione della manifestazione nazionale delle donne per le donne contro la violenza maschile del 22 a Roma , stiamo organizzando alcune iniziative di cui vi daremo notizia al più presto, anche nel sito www.women.it/armonie
Rete delle Donne di Bologna
Nov 22

7 Novembre 2008 Laboratorio Femminista Kebedech Seyoum presenta:

Donne e Lesbiche negli anni del nazifascismo
tra resistenze, sopravvivenze e complesse complicità
Intervengono:
Lidia Martin
Paola Guazzo
Graziella Bertozzo
Alessia Proietti

Ex Mercato 24, Via Fioravanti 24 Bologna
7 Novembre 2008

Rete delle Donne di Bologna
Nov 22
Figliefemmine invitano tutt*

>>STORIE DI TRANSITI<<

Proiezione e dibattito


La persona De Leo N.
(2005), di Alberto Vendemmiati

Una storia personale. Non è un’inchiesta giornalistica, e nemmeno un reportage di costume che indaga il fenomeno, così intimo e quindi individuale. Piuttosto è il racconto emotivo di una vicenda vissuta in prima persona, che nella sua dimensione paradossale ed emblematica, agisce come una lente di ingrandimento dei bisogni, delle paure e delle speranze di ogni essere umano impegnato con grande sacrificio e coraggio nella realizzazione della propria identità.

MARTEDI 4 NOVEMBRE 2008 ORE 16.00
AULA 2 SCIENZE POLITICHE
STRADA MAGGIORE 45


Intervengono:

Porpora Marcasciano
Introduzione alla storia del transessualismo

Nicole
La protagonista del film

Durante l’iniziativa sarà possibile acquistare i biglietti dell’autobus per la Manifestazione Nazionale Contro la Violenza Maschile sulle Donne - Roma 22 Novembre 2008

Rete delle Donne di Bologna
Nov 22


Al Pride la Rete delle donne di Bologna ha sfilato con il comitato per i diritti civili delle prostitute e con le Sexyshock…

Ora il ddl Carfagna e i provvedimenti locali contro la prostituzione…

Riportiamo il comunicato del Mit e del Comitato Per i Diritti Civili delle Prostitute.

Il MIT (Movimento Identità Transessuale ) e il Comitato Per i Diritti Civili delle Prostitute disapprovano la proposta sulla prostituzione della ministra Garfagna. La proposta viene fatta da tre ministri senza nessun confronto con le associazioni alle quali è stato negato un incontro. Riteniamo che si stia facendo solo un’operazione di maquillage mentre i problemi veri non vengono affrontati ne risolti ma sicuramente aumenteranno.

La proibizione di lavorare in strada avrà conseguenze gravi e pericolose per tutte quelle persone che non sono in grado di organizzarsi in altri luoghi e al chiuso. Non è infatti possibile che ogni transessuale e/o ogni donna possa ottenere un contratto di affitto, o acquistare una casa dove esercitare.

La situazione di maggiore precarietà che si verrà a creare condizionerà fortemente il potere contrattuale delle sex workers mettendo a rischio la loro sicurezza e incolumità fisica e di conseguenza la salute di tutti i cittadini. La debolezza delle sex workers lascerà spazio al rafforzamento delle associazioni criminali che sfruttano la prostituzione, a chi lucra sul commercio sessuale e sull’indotto. Se si vuole arginare la prostituzione e non solo nasconderla, si deve cercare di eliminarne le cause, una di queste riguarda sicuramente le discriminazioni a cui vengono sottoposte le transessuali.

Se si vuole arginare la prostituzione e non solo nasconderla, si deve cercare di eliminarne le cause, una di queste riguarda sicuramente le discriminazioni a cui vengono sottoposte le transessuali.
Oggi ci sono alcune migliaia di transessuali che si prostituiscono “volontariamente” solo perché non hanno altra scelta lavorativa in quanto vengono quotidianamente esclusi e discriminati nei luoghi di lavoro se non anche RIFIUTATI esplicitamente.

Abbiamo centinaia di donne italiane adulte apparse negli ultimi tempi in strada per fronteggiare una emergenza economica familiare, donne PRECARIE, sottopagate e/o licenziate con mariti in analoghe situazioni. Madri sole costrette a fronteggiare la spesa per la crescita dei propri figli. Allora servono politiche contro la discriminazione, tutele per i lavoratori, politiche sociali di sostegno per le donne senza lavoro e per i loro figli.

Ci sono migliaia di donne straniere che hanno pagato prezzi altissimi per venire in occidente, sono ora finalmente autonome, ma stanno ancora lavorando nella prostituzione. Chi vuole cacciarle e rimandarle ai loro paesi si assume la responsabilità di RICONSEGNARE tutte queste donne ai racket internazionali per il traffico di esseri umani.

Pia Covre Comitato Diritti Civili Prostitute
Porpora Marcasciano MIT (Movimento Identità Transessuale)

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Leggi questo post sulla campagna che preparano le Betty!
Per il momento aderiamo applicando la spilletta direttamente al blog. A presto notizie su come si procede!

Rete delle Donne di Bologna
Nov 22

Sexyshock presenta:

“O tutte o Nessuna” ovvero di cosa parliamo quando diciamo
prostituzione?

Martedì 7 ottobre presso la Sala Enzo Biagi c/o Sala Borsa,
Piazza del Nettuno 3 - Bologna ore 21,00
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A settembre il Consiglio dei Ministri ha approvato il disegno di legge
presentato dalla Ministra Mara Carfagna sulle misure contro
l´esercizio della prostituzione che, modificando la legge Merlin,
introduce il reato di esercizio della prostituzione in strada e “in
luogo pubblico”.

Le “Misure contro la Prostituzione” messe a punto dal Ministro per le
Pari Opportunità andranno a colpire sia le donne che si prostituiscono
in strada che i loro clienti con un´ammenda da 200 a 3000 euro o
addirittura con l’arresto da cinque a quindici giorni. Ma siamo sicure
che il ddl presentato dalla Carfagna con i ministri Maroni e Alfano
sia la soluzione giusta? Noi non lo siamo.

Il mercato del sesso è un mondo complesso che chiama in causa
innumerevoli dimensioni: le politiche sull´immigrazione, la povertà,
le disuguaglianze di genere e il diritto di ogni donna a poter
scegliere come gestire la propria sessualità e il proprio corpo.

Questa serata, dunque, sarà un´occasione per raccontare il mercato del
sesso fuori dalle banalizzazioni e dai moralismi della politica e
della cattiva informazione, per offrire delle posizioni alternative
di politiche sul mercato del sesso che mettono al centro i diritti
delle persone che si prostituiscono.

Breve programma della serata:

Barbara Spinelli - Giuristi Democratici

“Dalla Merlin alla Carfagna, ovvero dalla disciplina dell’esercizio
della prostituzione alla repressione delle prostitute”.

Porpora Marcasciano - MIT

“La strumentalizzazione della paura. Soggetti marginali e
marginalizzati nell’epoca della paura. Situazione e condizioni delle
persone prostitute e in particolare trans”.

Sandro Bellassai - ricercatore precario di Storia contemporanea
all’Università di Bologna e Maschile Plurale

“Il lato oscuro della prostituzione, ovvero il mestiere più antico del
mondo: il cliente. Desiderio e potere maschile dai tempi della legge
Merlin a oggi”.

Modera e introduce: Betty – Sexyshock

Questa iniziativa fa parte della campagna di comunicazione e
informazione: “Anche io sono una puttana”, promossa da Sexyshock e
Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute.

Rete delle Donne di Bologna
Nov 22

Protagoniste…dall’immaginario alla realtà

Per un cambiamento verso l’ autonomia e l’indipendenza dalle convenzioni culturali dominanti.

VENERDI’ 10 OTTOBRE ore 20.30 incontro su

“Identità di genere e media: le donne si riconoscono nelle rappresentazioni che imperversao?”

con la sociologa Saveria Capecchi e le donne dell’Associazione Etichette Stupide

a seguire Proiezione della mostra “MA…DONNA? Stereotipi e rappresentazioni del maschile e del femminile ”

Ad ARMONIE Via Emilia Levante 138 (bus 19 e 27)

Ciao a tutte!

Le Armonie

Rete delle Donne di Bologna
Nov 22
Scarica la locandina da qui (.pdf) e diffondi!!


LIBERE DI AGIRE CAPACI DI REAGIRE!
*
Presidio
Piazza Verdi
ore 18.30
Martedi 21/10/2008

Il 13 Agosto un’altra donna è stata stuprata ai giardini del guasto.
Nella notte tra sabato e domenica una ragazza di 14 anni ha denunciato di aver subito uno stupro nella zona universitaria di bologna da parte di due uomini poco più che maggiorenni.

*Noi donne e lesbiche di Bologna siamo di nuovo in piazza per rivendicare la libertà di attraversare tutti i luoghi della città, sia di giorno sia di notte. Affermiamo ed esigiamo l’inviolabilità dei nostri corpi.

*Per dire basta ad ogni forma di femminicidio e ribellarci insieme alla violenza maschile.

*Contro la cultura sessista che si autogiustifica, che ci vuole oggetto di desiderio e di controllo e ci nega la libera scelta di come gestire i nostri corpi, e dunque ci nega soggettività politica e piena cittadinanza.

Ribelliamoci insieme alla violenza maschile
Riprendiamoci spazio
Denunciamo le violenze

maragridaforte@inventati.org

Figliefemmine - Mujeres Libres - Collettivo Clitoristrix Femministe e Lesbiche - Quelle che non ci stanno - Fuoricampo lesbian group - Rete delle donne di Bologna

Adesioni:
Associazione Orlando
Associazione Armonie

Tavola delle donne sulla violenza e sulla sicurezza della città

Donne in Nero
LAI - Lesbiche Antifasciste in Italia
UDI Bologna

Rete delle Donne di Bologna
Nov 22

Lunedi 29/09/2008


h.18.00 - Incontro pubblico sulle Linee Guida Regionali per l’applicazione della 194 organizzato dal Centro di Ricerca e Iniziativa delle donne in Via del Piombo 5 (ex convento di Santa Cristina)

h.21.30 - Assemblea ad Atlantide (Cassero di P.ta Santo Stefano) organizzata da Quelle che non ci stanno per la preparazione di un presidio in zona universitaria contro la violenza maschile sulle donne

Rete delle Donne di Bologna
Nov 22
FACCIAMO BRECCIA, ANTAGONISMOGAY, FUORICAMPO LESBIAN GROUP COORDINAMENTO TRANS SYLVIA RIVERA

Bologna, 10-12 ottobre 2008
Tre giorni contro la repressione, la normalizzazione e le nuove forme di disciplinamento dei corpi.

Sala del Baraccano, via S. Stefano 119
Il Pride che si è tenuto a Bologna lo scorso 28 giugno ha evidenziato profonde fratture nel movimento lesbico, gay e transessuale, fratture esistenti – evidentemente – da prima, ma che sono emerse in maniera drammatica attraverso almeno due elementi: la debolezza di elaborazione politica all’interno del Comitato Pride che ha lasciato spazio a derive securitarie, perbeniste, escludenti e qualunquiste, e la delega alla repressione poliziesca della gestione dei conflitti interni al movimento’ e il conseguente uso della diffamazione nei confronti dei soggetti politici non allineati all’organizzazione.
Non credendo che questo riguardi solo il movimento LGBTIQ, ma che più in generale sia in atto un attacco contro ogni movimento che faccia riferimento all’autodeterminazione e all’antifascismo e che rifiuti le logiche di rappresentanza, Facciamo Breccia, Antagonismogay, Fuoricampo e Coordinamento Sylvia Rivera hanno organizzato a luglio un’assemblea cittadina a Bologna, da cui è emersa una lettura tutta politica delle vicende collegate al Pride, viste come sintomo di una generale crisi della politica. Ciò che è avvenuto a Bologna il 28 giugno è un analizzatore che ha rotto le omertà, facendo emergere i non detti e le contraddizioni di una parte del movimento che ha scelto l’istituzionalizzazione del proprio percorso politico. Diversamente noi riteniamo fondamentale pensare e praticare i processi istituenti facendo in modo che rimangano aperti e non si fossilizzino in un ‘dato una volta per tutte’, in una burocratizzazione/pietrificazione di ciò che dovrebbe essere sempre in movimento, in cambio delle briciole della politica istituzionale.
Tutto ciò è avvenuto proprio nel momento di massimo dispiegamento ed egemonia delle politiche securitarie, razziste e omo-lesbo-transfobiche nel nostro paese, ad opera di un governo delle destre sostenute dalla mobilitazione di squadristi e dalle folle aizzate per il linciaggio del diverso. Un momento storico caratterizzato da una crisi economica generalizzata, che crea insicurezza, precarietà sociale e paura per il futuro.
Un momento in cui c’è bisogno di resistere e riaffermare i principi e gli spazi di libertà, autodeterminazione, antifascismo.
L’assemblea bolognese di luglio si è conclusa con la proposta di un nuovo momento costituente del movimento LGBTIQ, una tre giorni in cui si ridefiniscano i contenuti, i principi etici e le pratiche di un movimento che sia contro la repressione, la normalizzazione e il ridisciplinamento dei corpi, da tenersi in autunno, proprio a Bologna. Un’occasione per rilanciare l’analisi e la capacità di agire collettivo, per ricreare connessioni tra ambiti di ricerca critica, attivismo e lavoro culturale e politico.
Raccogliamo una diffusa e non eludibile necessità, da tempo sentita, di creare luoghi politici di dibattito teorico/pratico, per intersecare percorsi spesso isolati nei territori o nelle micropolitiche del quotidiano, nelle mobilitazioni e nelle ricerche sociali e universitarie, al fine di mettere in comune saperi e analisi che ci consentano di leggere criticamente lo stato di cose presenti e di elaborare pratiche efficaci per un percorso di reale liberazione.
Ripartiamo dalla condizione LGBTIQ contemporanea, caratterizzata simultaneamente da esclusione sociale/culturale e iperinclusione produttiva; caccia alle streghe e marketizzazione pervasiva delle nostre soggettività e spazi sociali; violenza, aggressioni, stupri e ambigua femminilizzazione /omosessualizzazione dell’immaginario. In questo contesto, da declinare nell’arretratezza specifica del caso italiano (familismo, presenza vaticana…) si situano le soggettività LGBTIQ, sospese tra deliri di normalizzazione/rispettabilità e bisogni di sovversione e trasformazione; omologazione post-identitaria e recupero di genealogie radicali.
Obiettivo della tre giorni è tentare di trasformare la crisi della rappresentanza, esemplificata dalle ultime elezioni politiche, ma anche dal bilancio fallimentare di una lunga stagione di commistione di parti del movimento LGBT con partiti e istituzioni, in un’opportunità per l’apertura di una nuova fase di movimento.
Il Coordinamento Facciamo Breccia, nato nel 2005 come percorso di mobilitazione permanente fondato su autodeterminazione, laicità e antifascismo, ma non come coordinamento esclusivamente lgbtiq, si assume quindi l’onere di promuovere la tre giorni insieme ai gruppi bolognesi che già hanno indetto l’assemblea cittadina da cui è nata questa proposta. Vorremmo quindi che questa occasione vedesse come protagoniste tutte quelle realtà LGBTIQ– afferenti o meno a Facciamo Breccia - che, a partire dal proprio territorio, credono che le parole d’ordine e le pratiche cui si debba oggi ispirare un movimento che intenda riprendere parola e azione per fare fronte alle derive razziste e alla pervasiva diffusione di ideologie e pratiche securitarie e di normalizzazione, siano: autodeterminazione, laicità, antifascismo, liberazione. Parole da declinare in pratiche incarnate e sessuate che riconoscano i nessi dell’emergente complesso razzista-xeno-omo-lesbo-trans fobico. Nel corso dell’assemblea di Bologna da più interventi è stata indicata la grande manifestazione femminista e lesbica del 24 novembre 2007 contro la violenza maschile sulle donne come l’evento che ha inaugurato una nuova radicalità, segnando la necessità di compiere un salto definitivo dalla delega all’autodeterminazione, ed è anche a questo tipo di percorsi che guardiamo nella definizione di nuove strategie di movimento. La tre giorni contro la repressione, la normalizzazione e le nuove forme di disciplinamento dei corpi si terrà a Bologna dal 10 al 12 ottobre.
Il dibattito sarà strutturato in sessioni tematiche che mettano a fuoco analisi e temi con un taglio che parta dal quotidiano e dalle esperienze delle soggettività lgbtiq per rilanciare visibilità e resistenze collettive.
Da questa prima analisi nell’assemblea nazionale e nel gruppo organizzatore bolognese sono emersi i temi delle sessioni, rispetto alle quali individuare i nessi tra repressione, normalizzazione e ridisciplinamento dei corpi e soprattutto i nessi tra la teoria e pratiche di resistenza individuali e collettive.
Venerdì pomeriggio. R-esistenze: documenti, biografie, genealogie.
Dalle 15.00 in poi accoglienza.
17.30. Sala del Baraccano, via S. Stefano 119.
Proiezione video “To be Ornella” e materiali vari.
21.00 c/o Vag 61, via Paolo Fabbri
Cena sociale con performances, letture..
Mostra fotografica.
1.Perbenismo, rispettabilità e normalizzazione delle soggettività lgbtq. Sabato mattina. Sala del Baraccano, via S. Stefano 119.
L’interiorizzazione della rispettabilità come modello esistenziale ha determinato per decenni la ricattabilità delle soggettività lgbtq e dei nostri percorsi politici. Il tentativo di farci accettare, di apparire normali ci ha schiacciati sopra a modelli sociali, affettivi e sessuali omologati a quelli dominanti e imposti.
Come ribaltare questo meccanismo ora che è proprio il diverso e l’eccentrico a essere sotto l’attacco dei moralizzatori, dei clericali, dei fascisti? Ripensare la propria alterità, trasporre la propria differenza per collocarsi nel margine delle resistenze accanto agli osceni, agli impresentabili. L’attacco in questo momento è rivolto alle prostitute e ai sex workers, per il loro impatto “estetico” sulle strade e i marciapiedi, ma ci riguarda e coinvolge direttamente.
2. Immaginario familista, ruolizzazione sociale/sessuale, relazioni. Sabato pomeriggio. Sala del Baraccano, via S. Stefano 119.
Il mimetismo esasperato dall’ansia di normalizzazione ha fatto sì che riproducessimo in ambito lgbtiq l’immaginario familista e sessista della famiglia etero. Oggi che in piena liquidazione del welfare tutto il lavoro di cura e assistenziale sembra tornare sulle spalle delle donne, ricacciate tra le mura domestiche, è più che mai necessario rielaborare una critica alla famiglia come luogo di violenza femminicida lesbo/trans/omofobica di riproduzione dell’eterosessualità obbligatoria e di asservimento del genere femminile.
3.Tras/lesbo/omofobia come espressione di violenza, sessismo e ridefinizione del patriarcato.
Domenica mattina. Sala del Baraccano, via S. Stefano 119.
La ricerca e le lotte contro trans/lesbo/omofobia condotte in questi anni possono/devono intrecciarsi con il lavoro operato dal movimento lesbofemminista sul tema violenza, sessismo, razzismo.
La messa in crisi del patriarcato ad opera delle soggettività femministe e lgbtiq ha generato una reazione violenta e una ridefinizione delle strutture sociali che lo sostengono. La contestazione del potere maschile- eterosessuale ha aperto spazi per le soggettività altre, ma cionondimeno non è cessata la violenza, né il tentativo di riaffermare incessantemente quel potere.
Importante in questo senso anche il dibattito suscitato dai primi gruppi misti (gay-bi-trans-queer) sulla costruzione del maschile e la critica della violenza sessuata.
4.Politiche securitarie, razzismo, vecchie e nuove forme di fascismo. Quali pratiche di resistenza?
Domenica pomeriggio. Sala del Baraccano, via S. Stefano 119.
L’emergenza sicurezza, la politica basata sulla creazione e gestione della paura, ha generato una spirale di odio e violenza razzista agiti contro i diversi: prima i rom, poi gli omosessuali, i clandestini, le prostitute, vengono via via individuati come il nemico pubblico da colpire e disciplinare: dalle aggressioni “spontanee” per la strada, alla violenza squadrista organizzata, dalle leggi proibizioniste alle regolazioni per via amministrativa, molteplici livelli di azione configurano un sistema, un regime autoritario, che va compreso nelle sue continuità e discontinuità con il fascismo storico.
Per ridefinire e agire nuove pratiche di resistenza individuali e collettive.
5. Assemblea conclusiva. Domenica pomeriggio ore 16.00. Sala del Baraccano, via S. Stefano 119.
Sintesi della tre giorni e rilancio di eventuali appuntamenti, azioni, mobilitazioni
Adesioni, comunicazioni, richieste di intervento fanno inviate a info@facciamobreccia.org
FACCIAMO BRECCIA, ANTAGONISMOGAY, FUORICAMPO LESBIAN GROUP COORDINAMENTO TRANS SYLVIA RIVERA
Fuoricampo Lesbian Group > Officina di Studi, Arte e Politica lesbica.
Rete delle Donne di Bologna
Nov 22
Care tutte,
ci siamo viste ieri Giovedì 03/07/2008 alle ore 18 ed eravamo in poche anzi pochissime per poter non solo prendere delle decisioni ma anche per avviare quella riflessione che da tanto tempo ci diciamo voler fare.
Tuttavia partendo proprio dal commento dei fatti recenti, l’assemblea di FLAT, e la lettera mandata alla Suprani riguardante l’invito ad un “istituendo tavolo” sull’attuazione della 194 richiesto dalla consigliera Noè.
Abbiamo preso alcune decisione che vorremmo sottoporvi:
  • non andiamo al prossimo incontro della commissione delle elette perchè non è nient’altro che l’aggiornamento del precedente incontro a cui non siamo andate spiegando le nostre ragioni con una lettera alla Suprani. Siamo in attesa di una lettera di risposta.
  • Update: in seguito alla lettera ricevuta da Siriana Suprani che riportiamo qui sotto abbiamo deciso di partecipare alla seduta della Commissione delle Elette del 9/07/2008. Eccola:

    >>Alla rete delle donne di Bologna

    Nell’inviarvi la seconda lettera di convocazione della Commissione delle
    elette che si svolgerà il 9 luglio alle 14,30 in prosecuzione di quella del
    27 giugno scorso, su ” Bilancio dell’attività dei Consultori con
    particolare riferimento all’applicazione della legge 194″ e ” Istruttoria
    dell’Odg 110 presentato dalla Consigliera Silvia Noè” vorrei rispondere
    anche alla vostra lettera del 27 giugno 2008.
    La Commissione delle elette non aveva e non ha nessuna intenzione di
    offrirsi quale sede di trattativa sulla legge 194 tra le associazioni di
    diverso orientamento o tra associazioni e istituzioni.
    La Consigliera Comunale Silvia Noè ha presentato in Consiglio Comunale un
    ordine del giorno (il cui testo è stato allegato alla convocazione). Come
    da prassi, l’ordine del giorno, prima del voto definitivo in Consiglio
    Comunale, deve essere discusso nella Commissione competente, in questo caso
    la Commissione delle elette in congiunta con la Commissione ” Sanità,
    Politiche Sociali, Abitative e della Casa”.
    Nel frattempo le associazioni citate nell’ordine del giorno Noè, hanno
    chiesto di essere invitate alla seduta.
    Abbiamo ritenuto giusto organizzare i lavori della commissione nel seguente
    dei modi:

    - dedicare la seduta, oltre che all’ordine del giorno della consigliera
    Noè, alla annuale valutazione sull’attività dei consultori familiari, come
    da impegno preso dopo il seminario del 16 dicembre 2005 e dopo l’ordine
    del giorno n. 46/2006 votato in Consiglio il 18/10/2006,sulla ” situazione
    dei Consultori Pubblici a trent’anni dalla loro istituzione”.
    Nel 2007 la commissione sullo stesso argomento si è svolta il 12 luglio.

    - invitare tutte le associazioni interessate a partecipare ai lavori della
    Commissione per offrire alle diverse posizioni possibilità di espressione

    Per questo la Rete delle donne di Bologna è stata invitata a partecipare.

    Rinnoviamo con convinzione l’invito senza nessuna intenzione di interferire
    con la vostra decisione.

    Un cordiale saluto
    Siriana Suprani Bologna 7/7/08

****

Se hai suggerimenti sul luogo più adatto per una discussione costruttiva…lascia un commento!

Per ora…

Buone vacanze
(beate chi ce n’ha!)


Rete delle Donne di Bologna
Nov 22

Oggi (scusate il ritardo nella convocazione) si terrà un incontro regionale promosso dalla rete delle donne in difesa della L. 194 presso il centro di documentazione e iniziativa della donne (in S.Cristina) via del piombo n 5 alle ore 17.30.

Durante un’audizione della Commissione delle elette del Comune di Bologna è saltato fuori il Protocollo che il Comune di Forlì ha sottoscritto nel 2004(!) con associazioni del Movimento per la Vita per la prevenzione dell’aborto. Del Protocollo fino a quel momento nessuna era informata poiché lo stesso Comune di Forlì non lo aveva reso disponibile su Internet.
Abbiamo inoltre saputo che l’applicazione del Protocollo ha avuto come risultato 27 rinunce all’aborto su 268 richieste. Sulla base di questo dato l’Assessore Bissoni ha pubblicamente dichiarato la sua intenzione di estendere il modello di Forlì a livello regionale, anche in via sperimentale.
Contemporaneamente il Comune di Rimini sta approntando un Protocollo analogo che, ci dicono, verrà presentato al prossimo meeting di Comunione e Liberazione.
In questo stesso periodo sono in elaborazione presso la Regione le “Linee di indirizzo per i piani di zona per la salute ed il benessere sociale per la piena applicazione della legge 194/78″ nelle quali potrebbero essere inseriti tutti quegli strumenti che potrebbero essere ritenuti utili per rimuovere gli ostacoli al proseguimento della gravidanza.
Le “Linee” sono in elaborazione e quindi non sono disponibili al momento sul sito della Regione e sulle reti. Per quello che ne sappiamo i punti critici sarebbero:
- un ruolo centrale agli Enti Locali, con ampia autonomia nella scelta degli interventi, “atti a rimuovere le cause che porterebbero all’interruzione di gravidanza così come previsto dalla 194″
- l’introduzione della figura di assistente sociale che assumerebbe un ruolo centrale nel percorso di scelta della donna;
- il ruolo che, dall’esterno del consultorio, viene attribuito all’associazionismo, che per ora è soltanto quello legato al Movimento per la vita.;

La situazione è molto seria e i tempi stretti.
Siamo state informate che il 9 settembre verranno presentate alle/agli Assessore delle Politiche Sociale e Sanitarie che costituiranno la Cabina di regia prevista dal Piano Sociale e-sanitario regionale. Notate che tutte le figure istituzionali delle pari opportunità (Assessore, Consigliere ecc,) non sono previste nella consultazione.
E’ necessario che ci vediamo prima, per organizzare una forte opposizione in difesa dell’autodeterminazione delle donne che non vengono citate né come donne né come persone che si autodeterminano ma solo come fattrice.
È necessario che nel frattempo ci documentiamo e ci scambiamo opinioni, valutazioni e anche ipotesi di contro-proposte, insieme e/o nei propri gruppi di riferimento, nelle istituzioni e fuori delle istituzioni.
Quello che tutte hanno espresso, negli incontri informali e in conversazioni, è la convinzione della necessità di una grande mobilitazione cittadina e insieme alle donne degli altri comuni della Regione per non riportare le nostre ragazze giovani da mammane e cucchiai d’ oro

Elena Del Grosso, Fernanda Minuz

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POTETE LEGGERE IL TEMIBILE PROTOCOLLO FORLIVESE QUI

Rete delle Donne di Bologna
Nov 22

Ciao a tutte,
gli incontri sulla questione delle linee guida regionali per l’applicazione della L.194 hanno portato al documento che vi incollo qui sotto.
Presto raccoglieremo le firme, vi darò info sulle modalità per aderire al più presto.
Sotto la lettera incollo la lettera di Usciamo dal Silenzio di Ravenna.

**********

All’ Assessore Giovanni Bissoni, Regione ER

Alla Presidente del Consiglio Regionale Monica Donini

All’Assessora Anna Maria Dapporto

All’Assessora Paola Manzini

Alla Consigliera di Parità Rosa Amorevole

Alle/ai Consigliere/i della Regione ER

Sono passati 30 anni dall’approvazione della Legge 194 e, nonostante i ripetuti attacchi, due referendum abrogativi, l’utilizzo strategico dell’obiezione di coscienza, liste d’attesa per ritardare l’intervento, le difficoltà della contraccezione, la somministrazione della pillola del giorno dopo non assicurata in ogni presidio sanitario, le preghiere ai cancelli delle cliniche ostetriche, i funerali e cimiteri dei feti, la legge continua a funzionare. Le verifiche annuali hanno dimostrato che è anche una buona legge, che ha portato ad una drastica diminuzione della clandestinità e del numero degli aborti e che le donne, comprese le migranti, che fanno richiesta di IVG, lo fanno consapevolmente e responsabilmente, per propria scelta, indipendentemente dallo stato civile e dal numero di figli, e dalle condizioni socioeconomiche e culturali. Oggi sappiamo che l’attuale attacco alla Legge 194 non si avvale e non si avvarrà di strumenti referendari, ma degli anelli deboli presenti nella legge stessa, primo fra tutti quello che riguarda la prevenzione e la tutela della maternità. Da qui l’attacco all’autodeterminazione femminile attraverso la “rilettura” e la “ridefinizione” della Legge 194.

Come donne, organizzate in reti e associazioni, siamo venute a conoscenza e abbiamo avuto modo di consultare la bozza delle “Linee d’indirizzo per i piani di zona per la salute ed il benessere sociale per una piena applicazione della 194/78″ e che sarà discussa il 9 Settembre da una “cabina di regia” regionale.

Abbiamo discusso lungamente tra varie realtà regionali e deciso di scriverLe poiché crediamo di dover prendere parte a questioni che riguardano i nostri corpi e il nostro status di donne e chiediamo di essere ascoltate prima di decisioni definitive.

La bozza suddette è apprezzabile per l’impegno riguardo la contraccezione e per la volontà di mettere ordine rispetto alla giungla di protocolli operativi interni e non, consultoriali e sanitari. Le politiche demografiche di un paese sono centrali non solo per la pianificazione famigliare ma anche per definire i ruoli che donne e uomini hanno nella società.

Siamo un paese a basso tasso di natalità ed è necessario sostenere la maternità con il lavoro servizi e politiche sociali e di sostegno economico.
Purtroppo dobbiamo riconoscerne una debolezza sostanziale che lascia aperte troppe possibilità di sperimentazioni, vedi il caso del Protocollo Forlivese, una fragilità di pensiero che può portare ad un pensiero unico invece che esprimersi nella tanto auspicata pluralità. Preferiamo linee guida che evitino percorsi di creatività svariate ai tavoli dei piani di zona

Esprimiamo perplessità circa le dichiarazioni fatte dall’assessore Bissoni al Sole 24Ore riguardo all’esperienza forlivese, sulla quale, invece noi, diamo un giudizio decisamente negativo. Soltanto un pregiudizio ideologico può ipotizzare di sradicare l’aborto o di migliorarlo come prevede “il protocollo operativo per il miglioramento del percorso IVG” organizzato dalla AUSL di Forlì con l’assessorato alle politiche sociali,la consulta delle famiglie e 23 associazioni di volontariato e privato sociale, che potrebbe rappresentare una di quelle “esperienze in essere” a cui si fa riferimento nelle suddette linee d’indirizzo. Perché come il modello prevede e le linee d’indirizzo ricalcano il ruolo centrale che l’assistente sociale ha, fa sì che la donna e la sua scelta (l’IVG) diventano derubricati a “casi sociali” spostando il baricentro della legge 194 da questione sanitaria a questione sociale.

Se questo fosse, saremmo molto preoccupate!

L’aborto non è una colpa che le donne debbono espiare e/o una debolezza innata nella loro natura.

E’ legata all’informazione ma ne è anche indipendente. Tutta la contraccezione non elimina, in 40 anni di fertilità, la casualità di una fecondazione indesiderata.

Non c’è società e non c’è cultura che non abbia al suo interno questa pratica.

E’ legata al potere e al desiderio delle donne, ma ne è anche indipendente. Il desiderio di maternità attraversa moltissime donne ma non tutte. L’aborto è uno strumento per dire no ad una maternità indesiderata per le più diverse ragioni: non lo si vuole, la donna non se lo può permettere in termini psicologici, economici o semplicemente di pianificazione familiare.

Pertanto l’aborto e le donne che ne fanno richiesta non debbono essere considerati “casi sociali”, a meno di condizioni oggettive: da qui la non centralità dell’assistente sociale.

Non colpevolizziamo le donne con inutili iter complessi prima e dopo l’IVG.

La strada scelta dalle linee d’indirizzo regionali esplicata nell’articolo 4 sulla rimozione delle cause che inducono l’IVG anche in caso di “gravidanza indesiderata”, sembra essere la “dissuasione dell’aborto”, e perciò una strada di mediazione che ci nega il ruolo centrale per consegnarlo ad un concetto di maternità de-personalizzata.

Noi diciamo no a qualsiasi tipo di revisione della legge 194 che metta in pericolo la salute delle donne e le riporti indietro perdendo quella libertà di scelta e diritto all’autodeterminazione che la legge garantisce. Siamo fermamente contrarie a riportare le donne a quel ruolo tradizionale della famiglia patriarcale che ha significato abusi, violenze, aborto clandestino e morte.

La legge 40 , tutta la discussione sulla Legge 194 s’inseriscono all’interno di queste biopolitiche del corpo che ri-normalizzano l’ordine patriarcale dato.

Le “esperienze in essere” come quella di Forlì nella nostra regione mirano a questo!

Consultori familiari e sussidiarietà

I consultori familiari la cui legge istitutiva 405/75 data più di 30 anni, furono un’invenzione geniale del movimento delle donne, che prefiguravano questi come luoghi deputati alla promozione della loro salute pensata come autodeterminazione ed empowerment femminile sul proprio corpo e sulla propria sessualità all’interno della quale si collocano la prevenzione e la libertà terapeutica, la libertà procreativa, l’alimentazione e gli stili di vita.

Il modello di welfare partecipativo e di integrazione sociosanitaria proposto dalle donne allora come oggi prevede: l’accoglienza di un punto di vista di genere, garantita dalla collaborazione con le associazioni di donne presenti sul territorio e le consigliere di parità e rispettivi assessorati, la presenza di un equipe multidisciplinare, la modalità relazionale e non direttiva con gli/le operatori/trici, l’attenzione alla propria soggettività, nella sua dimensione psicologica storica e sociale.

La debolezza delle linee di indirizzo che abbiamo consultato lasciano al concetto di “sussidiarietà” (titoloV della Costituzione) nella sanità una de-regolarizzazione che può portare ad un trasferimento di competenze sul privato fino a una vera e propria privatizzazione di servizi sociali che dovrebbero rimanere laici e pubblici. Chiediamo perciò che per migliorare l’applicazione della Legge e per supportare la scelta procreativa nel rispetto delle scelte della donna venga istituito una lista regionale delle associazioni o privati sociali disponibili a fornire servizi. Chiediamo perciò trasparenza sulla questione dei privati sociali, che, in una società complessa e plurale come la nostra, non possono essere riducibili e riconducibili allo schema “laici o cattolici”. Altre associazioni aconfessionali e multiculturali potrebbero o vorrebbero essere coinvolte!

Chiediamo che il criterio fondamentale per rientrarvi sia la presenza, negli statuti fondativi, della difesa della L.194 e non la lotta a tale legge.

Diciamo quindi no alle associazioni che hanno, nello statuto posizioni antiabortiste e /o che utilizzano la propria competenza per dissuadere dall’aborto le persone in difficoltà e non per offrire l’aiuto partecipe.

Chiediamo che all’interno delle strutture pubbliche sia non solo garantito il servizio dell’IVG e la sua prevenzione ma di renderlo gratuito, più accessibile e fruibile attraverso un’informazione capillare sul territorio a partire dalle scuole.

Chiediamo chiarezza sui finanziamenti necessari al sostegno della maternità , e che questi vengano garantiti soprattutto per quanto riguarda i servizi pubblici(Spazio Giovani, cultura, donne straniere, -anticoncezionali gratuiti ecc).

Nessuno scambio politico sul corpo delle donne” non è solo uno slogan ma una pratica politica di donne che impedì l’ingresso del SAV nel consultorio di Zola Predosa e che oggi è condivisa

dalla quasi totalità dei movimenti delle donne che in questi anni sono scesi in difesa della Legge194 dalla grande manifestazione di Usciamo dal silenzio ( Milano 14 Gennaio 2006).

Siamo sempre disponibili a continuare il confronto e le pratiche di relazioni con le istituzioni locali, a partire da quelle deputate alle pari opportunità, sui temi che riguardano la laicità delle istituzioni, che rendono disponibili e fruibili le libertà delle donne e che riguardano le politiche del lavoro e dell’occupazione femminile e del welfare, a partire da quei luoghi di promozione della salute e di empowerment femminile che sono i consultori pubblici, da cui l’associazionismo deve rimanere rigorosamente fuori.

Su questi temi chiediamo un incontro con Lei, con la Presidenza del Consiglio Regionale, con assessore e consiglieri/e interessati in presenza delle assessore alle pari opportunità degli enti locali cui la direttiva si rivolge.

RETE DELLE DONNE DI BOLOGNA

USCIAMO DAL SILENZIO DI RAVENNA

194 DONNE DI FAENZA

LAURA PIRETTI( UDI MODENA e COMITATO NAZIONALE DONNE ” quando decidiamo noi”)


**************
LETTERA APERTA

All’ Assessore Giovanni Bissoni, Regione ER

Alla Presidente del Consiglio Regionale Monica Donini

All’Assessora Anna Maria Dapporto

All’Assessora Paola Manzini

Alla Consigliera di Parità Rosa Amorevole

Alle/ai Consigliere/i della Regione ER

Siamo l’Assemblea di donne “Usciamo dal silenzio” di Ravenna e ci collochiamo all’interno dell’omonimo movimento nazionale nato in seguito all’attacco alla legge 194 nell’autunno 2005. Dopo avere partecipato alla manifestazione nazionale del 14 gennaio 2006 a Milano ci siamo riunite con continuità per cercare di capire se e quanto sono cambiati i Consultori familiari a trent’anni dalla loro istituzione (legge 405 del 29 luglio 1975).

Abbiamo potuto leggere la bozza delle “Linee d’indirizzo per i piani di zona per la salute ed il benessere sociale per una piena applicazione della 194/78″ che sarà discussa il 9 settembre 2008 e ci opponiamo a che venga adottato come modello di riferimento regionale il protocollo operativo per il miglioramento del percorso IVG, attualmente vigente a Forlì.

Siamo contrarie al protocollo di Forlì perché non rispetta la Legge 194:

  • quando rinvia la donna, che chiede ai Consultori l’IVG, ad un colloquio gestito da un assistente sociale;
  • quando prevede un’indagine sulle motivazioni della scelta della donna;
  • quando demanda al Privato sociale il compito di informare la donna sull’accesso alle risorse disponibili;
  • quando obbliga la donna ad eseguire un’ecografia per validare l’età gestazionale;
  • quando crea una discriminazione tra le donne che si rivolgono direttamente ai Consultorio e le donne che si rivolgono al loro medico di base o ginecologo privato.

Chiediamo, dunque, che sia garantita l’applicazione della Legge 194 in tutte le sue parti e nel pieno rispetto del principio che la ispira, quello dell’autodeterminazione della donna. Deve essere sempre rispettata la libera scelta della donna, unico soggetto titolare di sovranità sulla propria sessualità e fertilità.

Chiediamo, inoltre, che nella riunione del 9 settembre 2008, la “cabina di regia” regionale non prenda decisioni definitive senza prima aver incontrato le associazioni e i movimenti delle donne.

Riteniamo, infatti, di essere portatrici di saperi ed esperienze importanti che possono contribuire fattivamente alla riflessione sulle modalità operative con cui applicare la Legge 194.

Nel corso di questi ultimi anni, l’Assemblea di donne “Usciamo dal silenzio” di Ravenna si è organizzata per verificare la gestione dei Consultori in questa provincia.

Si è mobilitata quando l’Asl della Provincia di Ravenna ha abbozzato una brochure che informava, in maniera incompleta, sui servizi per la maternità e sulle procedure per l’interruzione di gravidanza. Il percorso dell’interruzione di gravidanza, infatti, era menzionato in una riga soltanto e si taceva sulla varietà dei servizi offerti dai consultori. Sembrava piuttosto un documento che colpevolizzasse, subdolamente, le donne che decidono di ricorrere all’IVG. La brochure era quasi esclusivamente dedicata alla gravidanza di cui si parlava con un tono allarmistico e moraleggiante. Dunque ci è sembrato che questo documento non servisse alle donne che vogliono essere informate sul percorso dell’IVG e, per la banalità dei suoi contenuti, non servisse neanche alle donne in gravidanza che desiderano essere informate sui servizi che i consultori offrono. Inoltre apparivano poco chiari i criteri usati dall’Asl nella scelta delle Associazioni, presenti sul nostro territorio, invitate a partecipare alla stesura di questo documento.

Proseguendo nell’indagine sulla realtà dei Consultori familiari nella provincia di Ravenna, il dato vero è risultato essere il loro continuo peggioramento, un andamento che, ad oggi, compromette la stessa applicazione della Legge 194.

Al riguardo, il primo nodo critico è costituito dalla presenza nei Consultori di un elevato numero di obiettori di coscienza in rapporto al numero dei non obiettori.

Da agosto a dicembre 2006 a Faenza, dove ormai ci sono unicamente medici obiettori, la legge non è stata sostanzialmente applicata e le donne che avevano deciso di sottoporsi all’IVG si sono dovute rivolgere agli ospedali di Brisighella o di Castel Bolognese per la certificazione. Ora l’Asl ha trovato una soluzione per cui le donne non sono costrette a spostarsi da Faenza ma, ad ogni modo, ci pare una risposta precaria ad un problema serio che richiede una riflessione attenta. Recentemente a Ravenna altri due medici sono passati dalla non obiezione all’obiezione.

Inoltre denunciamo che sul territorio provinciale non solo non è garantita una sufficiente presenza di medici non obiettori nei Consultori, ma l’obiezione viene spesso interpretata con l’elastico per cui si incontrano con frequenza medici che obiettano anche alla contraccezione in tutti i suoi aspetti, non fornendo alle donne informazioni o fornendo informazioni errate o parziali, rifiutando di prescrivere contraccettivi, di inserire diaframmi o spirali, di somministrare la pillola del giorno dopo, quando l’unica obiezione prevista dalla legge è quella relativa all’intervento e alle procedure di IVG previste dalla 194.

Oltre a ciò, oggi, per accedere ai servizi dei Consultori le donne devono prenotare l’appuntamento al Cup, come per una qualsiasi altra prestazione medica. Riteniamo che questo cambiamento, solo in apparenza di natura amministrativa, contribuisca a impoverire enormemente il ruolo dei Consultori. Ciò che va perduto è essenzialmente la territorialità del servizio e soprattutto la preziosa funzione della Segreteria del Consultorio che aveva la competenza per indirizzare le donne, in base alle loro esigenze, al percorso più adeguato e più rapido (nel caso dell’IVG i tempi di intervento sono di prioritaria importanza). Il risultato di questo cambiamento è che ora la quasi totalità delle prestazioni dei consultori sono visite ginecologiche e quindi devono sottostare alle tempistiche e alle modalità prestabilite per tutte le altre prestazioni mediche.

Inoltre da gennaio 2007 le prestazioni dei consultori non sono più nominative.

In nome di una presunta ottimizzazione del servizio e dell’abbattimento delle liste d’attesa, le donne non possono più scegliere il medico o avere continuità di cura, con l’unica eccezione del percorso gravidanza. Questa scelta è particolarmente grave perché ancora una volta si riconosce valore esclusivamente alla maternità. Rifiutiamo l’idea che una donna sia riconosciuta come tale solo quando diventa madre.

Un altro nodo critico poi è l’elevata presenza di donne straniere utenti dei Consultori familiari che richiede, per una vera soluzione, non l’istituzione di Consultori separati, come qualcuno propone, ma la presenza stabile di mediatrici linguistico-culturali per facilitare l’accesso alle informazioni e all’utilizzo dei servizi.

Denunciamo poi la perdita del carattere di gratuità dei consultori rispetto ai primi anni della loro istituzione, ciò rappresenta un aggravio ulteriore per le donne che vi si rivolgono e limita fortemente la funzione preventiva del servizio.

I Consultori sono servizi nati con lo scopo di occuparsi della salute delle donne durante tutto il corso della loro vita, dalla contraccezione alla prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili, dall’IVG alla gravidanza, fino alla menopausa.

Intendiamo continuare l’indagine e l’osservazione permanente sulla qualità delle prestazioni dei Consultori e sulla applicazione della 194.

Perciò chiediamo che ai Consultori venga restituita la ricchezza della loro funzione così come prevista dalla legge istitutiva e dai piani sanitari successivi.

In particolare chiediamo che:

- sia attivata per gli appuntamenti un’accoglienza telefonica in ogni Consultorio

- sia restituito valore al ruolo delle ostetriche

- sia ripristinata la possibilità di scelta del medico e la continuità di cura

- si intervenga sul ricorso all’obiezione di coscienza illecito e lasciato al libero arbitrio

- sia ripristinata la gratuità del servizio

- i consultori continuino ad essere luoghi di promozione della salute delle donne e non solo di quella riproduttiva;

per l’applicazione della Legge 194 chiediamo che:
- l’indagine sulle condizioni della donna che sceglie l’IVG riguardi solo la sua salute e non le motivazioni della sua scelta

- sia riservato il compito di informare la donna solo a un ginecologo, un’ostetrica o un’assistente sanitaria

- che qualsiasi convenzione con privati risponda a criteri di selezione tutelativi della libertà di scelta della donna

- che il lavoro in rete con il Privato sociale avvenga fuori dai Consultori e non dentro

Restiamo in attesa di una risposta e siamo disponibili a eventuali incontri per verifiche e confronti.

Ravenna, 8 settembre 2008

L’Assemblea Usciamo dal silenzio di Ravenna

usciamodalsilenzio@yahoo.it

Rete delle Donne di Bologna
Nov 22

Care tutte,
come donne singole che lavorano per mettersi “in rete” da qualche anno, sentiamo l’urgenza di iniziare questa stagione di lotte trovando la giusta strada per stare insieme in questa città.
Si annunciano anni difficili per i diritti delle donne e perdersi nei particolarismi sarebbe pericoloso. Altro invece è la moltiplicazione plurale delle pratiche, favorita dall’impegno del fare rete tra noi, e la possibilità di mobilitarsi e costruire insieme percorsi di lotta condivisi.

Vi invitiamo a confrontarci sulle modalità efficaci e sulle pratiche dello stare in rete tra donne.
Rilanciamo una stagione di lotte insieme, con la forza di quelle fatte in questi anni e con l’audacia di chi sa mettersi in discussione.

Chiediamo a tutte di girare l’invito alle donne vicine e lontane!

*Ne parliamo DOMENICA 14/09/2008 ALLE 11.00
presso Ass. Orlando Via San Felice 24*

Rete delle Donne di Bologna
Nov 22

La Regione Emilia Romagna sta licenziando le Linee guida per la piena applicazione della legge 194, che ad una lettura attenta hanno dato motivo di preoccupazione.

Gli attacchi che dalla sua promulgazione la legge 194 ha subito non sono mai cessati e negli ultimi due anni ci siamo trovate in più occasioni a doverla difendere, non ultimo durante la campagna elettorale; la nostra attenzione è massima a che delle Linee Guida regionali non lascino il minimo varco a una limitazione della libertà di scelta della donna.

La battaglia per riaffermare la libera scelta della donna circa la sua maternità si intreccia con quella perché i consultori restino un luogo pubblico e laico dove questa libertà sia tutelata – qualunque sia la scelta – e non un luogo di propaganda pro-vita.

Già in numerose, singole e associazioni, si sono espresse pubblicamente: la Rete delle Donne di Bologna e Usciamo dal Silenzio, l’UDI, il Coordinamento Donne della CGIL hanno formulato un proprio documento. Più associazioni hanno chiesto di essere consultate dall’Assessore per le politiche per la salute, Giovanni Bissoni, che sta organizzando l’incontro a breve.

Invitiamo tutte quante in vari luoghi stanno pensando e agendo attorno alla legge 194 e ai consultori, dentro e fuori le istituzioni, nelle associazioni, in reti o singole a confrontarsi in un

incontro pubblico lunedì 29 settembre, alle ore 18 presso il Centro di Documentazione, Ricerca e Iniziativa delle Donne (ex Convento di Santa Cristina, via del Piombo 5).

Rete delle Donne di Bologna
Nov 22

SCARICA IL VOLANTINO DA QUI

No agli scambi politici sul corpo delle donne!

La Regione Emilia Romagna sta per approvare le “Linee d’indirizzo per i piani di zona per la salute ed il benessere sociale per una piena applicazione della L.194/78″.
Le donne non sono state ascoltate ma hanno molto da dire:
L’aborto è una libera scelta e non una colpa! La libertà diautodeterminazione delle donne è la premessa ad ogni discorso sull’aborto.
Quando entriamo in un Consultorio e/o in ospedale vogliamo essere accolte da un medico e non da un’assistente sociale.
Quando abortiamo abbiamo bisogno di cure mediche e non di indagini o giudizi sulla nostra vita! Siamo noi a scegliere di chiedere aiuto se ne abbiamo bisogno!

La sanità deve essere pubblica e laica.
L’associazionismo e i privati sociali possono integrarsi, ma con modalità trasparenti e regole chiare.
Non devono sostituirsi nè devono essere invasivi.
Devono restare fuori dai consultori.
Le associazioni che intendono collaborare a una “piena applicazione” della Legge 194 non possono essere contrarie all’aborto e non possono avere nello statuto finalità contro la 194 e contro la libertà di scelta procreativa delle donne.
La modalità con cui una donna vuole abortire (IVG o RU486) dipende solo dalla sua decisione!
L’obiezione di coscienza è lo strumento che sta affossando la L.194, non possiamo permetterlo.
I diritti dei “camici bianchi” finiscono quando impediscono quelli delle donne.
La legge che meno viene applicata è quella sui consultori, che necessitano di finanziamenti e riqualificazione.
La prevenzione non è dissuasione ma contraccezione! Conoscere la nostra sessualità aiuta tutte e tutti a scegliere in libertà.

Il numero di donne italiane e migranti che scelgono l’IVG è in diminuzione. Non c’è alcuna emergenza rispetto all’aborto, ma rispetto al razzismo sì!
No allo stigma sul corpo delle donne di qualsiasi nazionalità.

Abbiamo chiesto di essere ascoltate dalle istituzioni ma stiamo ancora
aspettando!

Rete delle donne di Bologna
retedonnebologna@women.it

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  • Qui puoi leggere le linee guida sull’applicazione della 194 - il testo è in discussione in Regione, questa è una bozza!
  • Qui puoi leggere la lettera della Rete delle donne di Bologna all’assessore Bissoni
  • QUI IL TEMIBILE PROTOCOLLO FORLIVESE

Rete delle Donne di Bologna