Ott 30

In Cina si prospetta per la FIAT una dura battaglia legale.

E’ il secondo round di un contenzioso iniziato nel 2007, quando fu invece la FIAT a citare in giudizio la società cinese Great Wall Motors, per aver copiato una della sue vetture di punta: la Panda.

Ora la situazione sembra essersi capovolta.

Il portavoce della Great Wall, Shang Yugui, ha infatti dichiarato ieri di come la casa automobilistica cinese abbia presentato presso il tribunale di Shijiazhuang, una causa contro la FIAT.

La Great Wall, con sede a Shijiazhuang nello Hebei, intende citare in giudizio la FIAT, per “sottrazione di segreti commerciali”.

Secondo i cinesi, l’azienda italiana avrebbe infatti inviato al suo centro di ingegneria, delle spie, che avrebbero sottratto in maniera illegale le immagini della PERI, l’utilitaria che era ancora in fase di sviluppo e comunque prima della sua uscita avvenuta nel 2007.

La querelle ha inizio due anni fa, quando un tribunale Italiano stabilì che la PERI della Great Wall, “assomigliasse” alla Fiat Panda, vietandone così la vendita in Europa.

La FIAT cercò l’anno successivo di presentare uguale istanza anche al tribunale cinese di Shijiazhuang, ma in questo caso tale richiesta fu respinta.

Ora per la FIAT la questione rischia di ingrossarsi, visto che uno degli avvocati della Great Wall, Liu Hongkai, ha affermato come nella denuncia ci siano anche le prove che dimostrano come “la Fiat abbia illegalmente visitato il centro di ingegneria della Great Wall nel 2007 e sottratto informazioni riservate sulla PERI.”

I legali della Great Wall si spingono oltre, affermando come “possono essere stati sottratti anche altre importanti ricerche e sviluppi segreti”,facendo così balenare possibili ulteriori sviluppi della questione.

Fin d’ora la causa intentata appare del tutto originale, visto che Great Wall si accinge a richiedere dalla FIAT le “pubbliche scuse” oltre ad una simbolica richiesta danni di 100.000 yuan (US $ 14,649).

Nel frattempo la Fiat, in una dichiarazione ufficiale, ha ieri negato le accuse addebitate.

Ora si tratta di vedere come si svilupperà questa causa che comunque dimostra il cambiamento dell’approccio industriale cinese, oltre evidenziare l’esistenza di una crescente “guerra commerciale” tra i produttori automobilistici cinesi ed occidentali sui mercati internazionali.

La novità vera è che il nocciolo di questa nuova guerra commerciale non ruoterà sui dazi antidumping, come per alti mercati, ma bensì attorno al rispetto dei diritti di proprietà intellettuali.

Fino ad ora erano stati solo alcuni costruttori cinesi ad essere stati accusati per tutta una serie di violazioni, come l’ormai mitico caso della Shuanghuan Automobile Co, rea di aver creato il “clone” della BMW X5 SUV.

In questo caso e per la prima volta, è un’azienda occidentale che viene pubblicamente accusata dai cinesi di plagio ed appropriazione di segreti industriali.

La questione che si troverà ad affrontare il tribunale di Shijiazhuang non è quindi solo il torto subito dalla Great Wall, ma anche la volontà cinese, Great Wall in testa, di dimostrare come sia finita l’epoca della Cina quale nazione produttrice per conto terzi, mentre sia iniziata l’era della Cina che produce ed esporta proprie produzioni originali e che le protegge.

In questo mutato scenario, la causa intentata dalla Great Wall alla FIAT ha quindi un valore enorme e rischia di fare scuola.

I cinesi hanno infatti l’impressione che attraverso la questione dei diritti di proprietà intellettuale, i produttori occidentali cerchino di impedire l’ingresso dei modelli cinesi nei loro mercati interni, modelli caratterizzati tra l’altro dai prezzi fortemente competitivi.

Il caso della PERI e della sua invendibilità a livello Europeo ne sarebbe la prova lampante.

Quindi potrà far sorridere, ma la richiesta di “scuse pubbliche” richiesta dalla Great Wall ha un valore ben superiore a qualsiasi compensazione che si possa richiedere.

Una sentenza positiva per la Great Wall, potrebbe infatti essere l’anticamera per una successiva richiesta, in sede europea, di revisione del procedimento che ha impedito alla Great Wall di “attaccare” il mercato delle utilitarie europee, una fascia di mercato dalle potenzialità enormi, ma per contro, anche l’ancora di salvezza per molte case automobilistiche europee, FIAT in testa.

Comunque sia, è il segno evidente di come i tempi siano profondamente cambiati e di come d’ora in avanti il “Made in China” automobilistico intenda conquistarsi, anche attraverso le aule dei tribunali, nuove consistenti quote sui mercati occidentali.

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Ott 30

Sui Diritti d’Autore e il rispetto della Proprietà Intellettuale sembra che sia in corso una vera e propria guerra 2.0 globale, un nuovo tipo di conflittualità che sempre più spesso finisce per esondare ed interessare i rapporti tra Stati, come mai prima nella storia.

 

Così accade che Google sia stata prima accusata di aver copiato e pubblicato senza permesso nella propria libreria digitale Google Libri, migliaia di testi di scrittori cinesi e poi a stretto giro, sia stata accusata di censurare la stessa libreria digitale sul mercato cinese.

 

Una diatriba che si sta consumando da giorni sulle colonne del People’s Daily, il giornale governativo cinese, dove nei giorni scorsi era stata riportata la denuncia di Zhang Hongbo, direttore generale della CWWCS (China Written Works Copyright Society), secondo cui “le infrazioni compiute da Google, in materia di diritti d’autore, sono molto gravi.”

 

E alle accuse scritte erano immediatamente seguiti anche i fatti che sotto forma di pressioni da parte dei dipartimenti governativi cinesi sul governo Usa, tra cui il National Copyright  Administration, hanno portato alla ufficiale richiesta cinese di gestire adeguatamente la situazione che si era venuta a creare.

 

La questione apparentemente sembra ruotare attorno a qualcosa come 18.000 libri ed oltre 570 autori cinesi e la violazione dei diritti d’autore connessi con tali opere.

 

Ma per i cinesi il problema non sembra essere solo questo.

 

Infatti sono fortemente irritati dal comportamento fin qui tenuto da Google, di totale silenzio, in quella che sembra essere una precisa strategia che intende attendere la conclusione dell’accordo stragiudiziale in via di definizione tra Google e due organizzazioni americane per la tutele dei Copyright.

 

L’accordo è collegato ad una causa collettiva in discussione in un tribunale statunitense, proprio per violazione del copyright da parte di Google Libri.

 

A preoccupare i cinesi sembra essere proprio questo accordo che Google starebbe per sottoscrivere e che nella sostanza prevede che gli autori che accetteranno la scannerizzazione potrebbero ricevere 60 dollari per singolo titolo, quale compensazione, a cui si aggiungerebbe anche il 63% sugli introiti che saranno ricavati dai lettori che pagheranno per leggere questi testi, in un accesso a pagamento gestito da Google.

 

Il punto focale dell’accordo è che gli autori che non intenderanno dare a Google il diritto alla digitalizzazione dei propri libri, potranno fare appello entro il 5 gennaio 2010, mentre tutte le autorizzazioni a Google dovranno essere fornite dagli autori stessi entro il 5 giugno 2010.

 

Bene, quest’accordo, che nell’idea di Google di fatto consentirebbe anche agli scrittori cinesi di potersi associare, richiedendo così un risarcimento per le eventuali violazioni da loro subite, secondo Zhang della CWWCS, “non è assolutamente accettabile”.

 

"Prima di tutto perché Google ha violato il copyright degli scrittori cinesi. Così come non ha alcun senso fissare un termine per gli  scrittori cinesi entro il quale poter  proteggere i propri  interessi.”

 

"In secondo luogo, Google dovrebbe mostrare un atteggiamento più costruttivo ed oltre ad ammettere la violazione,  negoziare con gli autori cinesi in maniera più trasparente”.

 

Tutto ciò sembra assumere rilevanza anche nei rapporti tra Usa e Cina, visto che Zhang ha continuato affermando come “gli Stati Uniti spesso criticano l’inefficienza della Cina sul tema della tutela della proprietà intellettuale  Ma gli Stati Uniti vedono cosa sta facendo la loro azienda in Cina? Molti dei nostri scrittori sono infuriati",           

 

La protesta degli autori cinesi contro l’uso indiscriminato dei contenuti pubblicati su Google Libri sta quindi montando.

 

Anche Zhang Kangkang, un’importante scrittore ma soprattutto il vice-presidente dell’Associazione degli scrittori cinesi ed uno degli autori pubblicati da Google, si è infatti detto "sorpreso" ed "arrabbiato" per la violazione dei copyright da parte di Google..

 

"Quello che si sta definendo è un accordo a senso unico, per tentare di acquisire i diritti connessi, senza anche il permesso dell’autore. E’ infatti da considerarsi illegale che qualcuno possa sfruttare il lavoro degli scrittori, in nome della condivisione delle conoscenze", ha sottolineato Zhang.

 

Sulla eventuale proposta di “compensazione” che Google sta predisponendo con l’accordo in discussione negli Stati Uniti, Chen Cun, un altro noto scrittore cinese che vive a Shanghai, ha le idee chiare: "Google sogna ad occhi aperti se realmente intende comprare i miei diritti d’autore per 60 dollari”.

 

"Il prezzo dovrebbe essere fissato attraverso una negoziazione tra le parti. Non è possibile pensare che sia una trattativa seria se possano acquistare un oggetto dove esiste di fatto solo la loro offerta."

 

Quale ciliegina sulla torta della contestazione nei giorni scorsi è successo qualcosa che ha ulteriormente scaldato gli animi cinesi, in quella che è stata interpretata come una vera e propria deliberata provocazione da parte di Google.

 

Cercando infatti di fare ricerche su Google Libri, in Cina per tre giorni i risultati portavano tutti ad una pagina che avvisava gli utenti che il sito poteva contenere software dannoso. Le stesse ricerche effettuate con altri motori di ricerca, tra cui il notissimo Baidu, non arrivavano alle stesse “conclusioni”.

 

A stretto giro e sempre attraverso il Giornale Governativo People’s Daily è quindi arrivata l’accusa a Google, quella di averne “maliziosamente” bloccato l’accesso, attivando così una sorta di censura ai danni degli utenti cinesi, quale evidente ritorsione alle proteste sulla Proprietà intellettuali violate nei confronti degli autori cinesi pubblicati su Google Libri.

 

Google in questo caso ha immediatamente replicato, con una nota ufficiale nella quale ha dichiarato come “tutto ciò è  connesso ad una segnalazione automatica di un software che non prevede alcun intervento specifico da parte di Google.”

 

Sarà, comunque i cinesi, non sembrano proprio fidarsi di Google e temono al contrario di trovarsi con i giochi fatti dopo che la società americana avrà firmato l’accordo stragiudiziale che rischia di lasciare fuori i cinesi ma anche tutti gli autori in giro per il mondo che non rispetteranno gli stretti tempi previsti.

 

Una cosa è certa: Google rischia ora di aver trovato nei cinesi un ulteriore “nemico” che va ad aggiungersi agli agguerriti editori Europei, ed Americani, fatto che potrebbe complicare non poco la missione che si è prefissata di creare la “Biblioteca Mondiale Digitale”, progetto che al contrario, rischia in futuro di portarla sempre più  spesso a doversi difendere dai continui attacchi sulle diverse violazioni commesse nei diversi tribunali in giro per il mondo. 

 

Anche questo è Web 2.0.

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Ott 02

Oggi la Cina si è fermata per assistere alla Grande Parata e festeggiare i 60 anni di quello che loro chiamano la “Nascita della Nuova Cina”, la nascita della la Repubblica Popolare Cinese il 1 Ottobre 1949.

Un evento nell’evento, che ha sancito, ricordato, ripercorso, evidenziato i passaggi fondamentali della storia recente di una nazione fortemente multietnica, che non bisogna dimenticarsi, caso unico sul pianeta, affonda le proprie origini direttamente e in maniera ininterrotta, in ben 4.000 anni di storia dell’uomo.

Un miliardo e 300 milioni di persone che come dei viaggiatori del tempo, sulla nave chiamata “motherland” hanno saputo attraversare il mare della storia ed affrontare tutte le tempeste: guerre, carestie, dolori, sofferenze ed ora, tutti assieme, si sono ritrovati per farsi questi auguri speciali, quali compagni di un’avventura che sembra essere solo all’inizio.

Il “racconto” di questa festa non a caso è partito da una parata militare, che solo uno stolto può pensare che sia solo una prova di “forza” che la Cina ha voluto dare al mondo.

Per i cinesi oggi è stato il momento che ha evidenziato la raggiunta maturità del paese.

Infatti tutte le tecnologie usate, carri armati, aerei, missili, veicoli, sono tutte rigorosamente Made in China.

Ciò significa che per la prima volta nella sua storia, la Cina potrà difendersi da sola, senza il bisogno di alcun aiuto esterno.

E’ un punto importante, decisivo, che sottolinea l’avvenuta realizzazione delle due priorità che assillavano tutti i cinesi: dare da mangiare a tutti, potersi difendere da chiunque.

Infatti la “Nascita della Nuova Cina” il 1° Ottobre 1949 avvenne dopo quasi 100 anni turbolenti, dove si sono succedute invasioni, conquiste, divisioni, spaccature, guerre civili, senza che i cinesi potessero realmente autodeterminare il proprio destino.

In particolare l’inizio del ‘900 era culminato con i massacri di Nanchino e il vero e proprio genocidio e riduzione in schiavitù di un intero popolo dopo l’invasione dei Giapponesi, che addirittura assoldarono l’Ultimo Imperatore Cinese ai propri voleri.

Immagini e ricordi che ancora toccano nel profondo il cuore e le menti di qualsiasi cinese.

Bene, oggi veder sfilare, per la prima volta in pubblico, l’ultima generazione di carri armati come il mitico Type 99, vedere sorvolare la piazza dagli aerei d’ultima generazione come il caccia multiruolo J-10 o veder sfilare le diverse generazioni di missili compresi gli ultimi missili nucleari tattici intercontinentali, è stato soprattutto un segnale di serenità per l’intero popolo: “in futuro non dovremo più temere le sofferenze del passato”.

Non solo, la presenza massiccia delle donne nei reparti, come le ormai celeberrime donne pilota dei caccia cinesi, un vanto per le forze armate cinesi, ha evidenziato come tutti, ma proprio tutti, siano coinvolti nelle nuova organizzazione militare del paese, che non va dimenticato, a differenza che da noi, hanno anche il ruolo di protezione civile in caso di calamità naturale..

In una Cina proiettata nel 3° millennio ma fortemente radicata sul proprio passato, questa cerimonia è stata lungamente attesa e preparata in tutti i suoi dettagli.

Da mesi i plotoni delle diverse armi si preparavano in maniera certosina, per quei pochi minuti di sfilata, preparazione che doveva portarli a sfilare “come fossero un corpo unico”.

Da giorni sulle televisioni cinesi veniva mostrato il percorso di formazione di questi privilegiati che per arrivare ad oggi si sono sottoposti ad un massacrante training fatto di marce infinite ed esercizi durissimi.

Basti pensare che, per sfilare poche centinaia di metri in piazza Tienanmen, ogni componente di questi plotoni ha fatto qualcosa come 10.000 Km. di marce, indossando spesso pesi alle gambe per fortificarne i muscoli o sottoponendosi a test con macchine speciali per misurare il sollevamento della gamba nel passo marziale che doveva ed è stato oggi perfetto.

La Cina si è quindi appassionata attorno a questi racconti e ai dettagli del “dietro le quinte” di una parata di questa importanza e portata storica. Così ora tutti sanno per esempio che un plotone in marcia, le linee che devono essere perfette non sono solo 2, frontale e laterale, ma anche la diagonale deve essere perfetta.

Una perfezione che fa parte del profondo della Cina millenaria. Qualcosa che in Cina è comunque cosa nota fin dalla elementari, visto che più o meno tutti hanno partecipato alle manifestazioni pubbliche dove tutti assieme sanno comporre immagini, parole, attraverso l’uso di diversi pannelli colorati che opportunamente mossi, consentono a centinaia di migliaia di persone di poter scrivere, disegnare qualsiasi cosa.

Quindi un vera arte, tutta cinese, che anche oggi ne hanno fatto sfoggio, così che centinaia di migliaia di persone hanno alternato scritte, messaggi ed immagini per tutte le 2 ore e mezza della parata, il tutto con il sottofondo della banda dell’esercito cinese composta da circa 2000 componenti.

A questi si sono poi aggiunte le voci di decine di migliaia di coristi, in un’atmosfera, dove praticamente tutti i presenti nella piazza, anche gli invitati sugli spalti, avevano un ruolo o comunque la volontà di partecipare, lasciare il segno in una giornata così memorabile.

Ed oggi è accaduto qualcosa segno dei tempi: durante la sfilata, alcuni degli ospiti sulla terrazza da dove Hu Jintao e i massimi esponenti del governo cinese assistevano alla cerimonia, una volta vistesi sui maxischermi che erano in piazza, si sono lasciati prendere e hanno lanciato qualche saluto alla telecamera.

Un gesto che chiarisce il senso di una festa di piazza, dove tutti erano protagonisti ovunque fossero e che potranno dire negli anni a venire: io c’ero.

E infatti in tanti hanno voluto esserci, visto che dopo la parte marziale in piazza è stato come se fosse arrivato il carnevale, tanto erano colorati, festanti i carri delle diverse città, province e gruppi di giovani che hanno monopolizzato la seconda parte della parata.

Quella dove, senza troppa nostalgia ma sincera lealtà storica, è arrivato in piazza anche un enorme ritratto di Mao, al quale è poi seguita la registrazione dello storico annuncio fatto dalla stessa piazza, quello che sanciva la nascita della Repubblica Popolare Cinese, oggi, 60 anni fa.

Così come fatto anche per DengXiaoPing, eroi del passato, a cui oggi è stato dato il tributo di piazza di una Cina che però va avanti e non si ferma radicalizzandosi nel loro ricordo, ma che non si scorda di come la Cina di oggi è comunque figlia di un proprio passato, fatto si di 4.000 anni ma che nel ‘900 e soprattutto negli ultimi 30 anni, ha incominciato a correre ad una velocità fino ad allora inimmaginabile.

Se volessimo quindi cercare una sintesi o meglio il significato di tutto ciò che si è visto oggi, questo lo si ritrova nella oramai tradizionale cerimonia della rivista delle truppe, fatta dal Presidente cinese in piedi su una macchina, così da percorrere in pochi minuti gli oltre 3 chilometri dove le truppe sono schierate pronte a sfilare.

La frase di rito usata prima da Deng Xiao Ping e poi da Jiang Zemin e oggi da Hu Jintao pronunciata ogni volta che si arrivava all’altezza di uno dei plotoni pronti a sfilare è: “Salve Compagni!. Compagni, si lavora duro!”.

In risposta ogni plotone risponde “Salve Leader! Noi serviamo il popolo”.

Un rito ripetuto oggi per ben 44 volte, quanti erano i plotoni in rappresentanza delle diverse armi e gruppi speciali presenti alla sfilata.

Una frase che da queste parti non è affatto retorica del passato ma ancora oggi è l’essenza del pensiero che ogni cinese condivide e che potremmo riassumere con il più occidentale: “Together is better!”

Si perché la Cina è e sarà sempre una squadra, un corpo che si muove all’unisono. Un valore di cui i cinesi vanno fieri e che oggi la “Grande Parata” ha ancora dimostrato essere il valore fondante anche della Cina contemporanea e futura.

Quindi non possiamo anche noi che fare i nostri e sentiti: “Tanti Auguri Cina!!”

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Ago 21

In queste giornate ferragostane, non posso che rimanere basito sui toni della polemica nata attorno all’organizzazione del 150° della Unità d’Italia.

Ovviamente, in una situazione economica difficile come quella attuale, ben vengano i risparmi suggeriti dalla Lega, ma appare eccessivo allargare la questione, finendo per addirittura mettere l’Unità d’Italia sul banco degli imputati, quale un vergognoso passato del paese.

Che l’Unità d’Italia sia stata vinta sui cambi di battaglia, lo sappiamo tutti, tra l’altro nato a Bergamo, sono della città del nord da cui partirono i famosi Mille che conquistarono / liberarono la Sicilia e larga parte del Sud, per poi “consegnarle” a Re Vittorio Emanuele II, nel famoso incontro di Teano.

Per capire quali fossero i tempi e le aspirazioni di allora, basti un’affermazione di Mazzini che scriveva: “non si tratta più di repubblica o monarchia: si tratta dell’unità nazionale … d’essere o non essere”.

Parole, non va dimenticato, dette quando a governare la sua Genova c’erano i Francesi, a Milano gli Austriaci e a Napoli gli Spagnoli, momenti dove il “sogno” di una Italia Unita mosse le menti e le braccia di intere generazioni che tentarono a più riprese di realizzarlo, anche a sprezzo della propria vita.

Qualcosa di cui non dobbiamo superficialmente dimenticarcene oggi.

Per capirci, è come se ora gli Stati Uniti d’America, mettessero in dubbio il percorso che portò all’Unione dei 50 stati che la compongono e che passò prima dalla sanguinosa guerra di secessione americana, poi al massacro degli Indiani del periodo delle Guerre Indiane, passando dall’annessione armata delle terre Messicane che costituiscono il Sud del paese.

Tra l’altro, l’accusa che viene fatta all’Unità d’Italia, quello di aver creato un multiculturalismo forzato, come fosse qualcosa di negativo, sembra non tenere conto di quanto sta per esempio accadendo ancora negli Usa, il paese con la maggiore diversità etnica e multiculturalità al mondo, dove un “figlio” degli schiavi “importati forzosamente” negli anni della Unificazione, ora è diventato il leader mondiale e portatore di un messaggio di cambiamento per l’intero pianeta.

Ovvio, visto con gli occhi dei simpatizzanti del Ku Klux Klan, questa rappresenta la prova del “fallimento” del processo di crescita della società Americana e del “peccato originale” di quello che ancora molti da quelle parti pensano sia stato il “Pazzo Lincoln”, l’uomo che finì per aprire la strada affinché un Obama potesse arrivare alla Casa Bianca, un centinaio d’anni dopo.

Ma la storia ha insegnato che chi ha vissuto dei se e dei ma, ha sempre fatto una brutta fine (Roma compresa), perché da quando l’uomo si è alzato in piedi e ha cominciato a camminare, poi non ha più smesso di correre e cambiare, tanto che gli scienziati ora sono tutti concordi nell’affermare come nel futuro i capelli biondi saranno una rarità, i capelli rossi quasi introvabili, la pelle sarà più scura e gli occhi saranno sempre più a mandorla.

Detto questo appare quindi incredibile che ci sia qualcuno che pensi che l’Unità d’Italia sia il “problema” e l’origine di tutti i mali di cui è afflitta l’Italia di oggi, un paese che il Mondo intero ci invidia e che noi Italiani sembra ora non sappiamo più cosa farcene.

Forse il problema sta tutto qua: a non crederci siamo prima di tutto noi, troppo presi a cercare di regolare “beghe” di potere locale o di questo o quel campanile, dimenticandoci che per diventare un paese guida per se e per gli altri, occorre prima di tutto avere l’orgoglio di appartenere ad un progetto che vada oltre i nostri “piccole” ed egoistiche aspirazioni.

Semplicisticamente ci si scorda che per secoli l’Italia, quella post Roma per intenderci, è stata divisa tra città e comuni in costante guerra tra loro per pochi metri di terra o per semplici antipatie che tutelavano si le singole identità ma che finirono poi per essere troppo fragili di fronte alle potenze di allora, Francesi, Spagnole, Austriache che finirono per dominarci a lungo.

Solo attraverso il vituperato “progetto” dell’Unità d’Italia si riuscì a tornare a decidere del nostro passato e tornare a farci rispettare nel mondo.

Ora il problema non è fare le “pulci” alla storia dei nostri nonni che fecero l’Impresa, ma rimboccarci le maniche per costruire il nostro futuro, lasciando da parte presunti errori di “gioventù” di un paese ancora tutto da costruire e cercare di diventare protagonisti di un cambiamento che prima di tutto guardi al futuro, l’unico modo che oggi ci è consentito, per poter sopravvivere e non essere spazzati via dalla storia che verrà.

Le cose che non funzionano sono molte anche e soprattutto per un altro errore nella nostra storia recente, di cui non vedo mai fare cenno: la NON-autodeterminazione di cui abbiamo goduto nel dopoguerra, a causa del “controllo” Americano che ha voluto che le cose andassero come poi sono andate, tanto che ora la nostra pessima classe politica è figlia di quelle scelte dei vincitori di allora.

La storia si può fare, basta avere un’idea chiara di quello che si vuole e non solo una lunga lista di lamentele che affondano nella notte dei tempi dei se e dei ma di una storia che, da quando mondo è mondo, la scrivono solo i vincitori.

Lasciamo stare quindi l’Unità d’Italia e guardiamo al futuro, affinché invece di tornare indietro, si riesca a riconquistare una vera centralità della nostra cultura a livello mondiale e dove oltre ai dialetti ci sia anche una profonda conoscenza dell’Inglese e del Cinese, le due lingue che segneranno i prossimi decenni del pianeta.

Ma soprattutto, in futuro, dobbiamo cercare che sempre più stranieri parlino la nostra lingua, l’Italiano, il messaggero, il tramite attraverso il quale la nostra cultura ha ancora ampi spazi per vivere anche nel futuro e non finire per diventare “lingua (cultura) morta” alla stregua del latino che fu.

Occorre quindi tornare a combattere una “guerra” e “sgomitare” per farci valere come Italiani, tutti assieme, per dare a quelli che verranno nuovi spazi per esprimersi e poter vivere meglio del nostro presente, non scegliendo invece il facile asserragliarsi nei nostri “castelli”, sperando che i barbari ci risparmino nel futuro.

Ricordiamocelo: la storia la scriveranno solo i vincitori, non i vinti!

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Lug 30

Se chiedete ad un cinese, una parola che descriva l’Italia, la risposta banale ma sincera sarà: pasta!!

Per quanto Fiat, Generali o altri marchi industriali, anche quelli dei fashion, possano cercare di fare, nell’immaginario dei cinesi la pasta, sarà sempre al primo posto.

E c’è da credere che il Presidente cinese Hu Jintao non l’abbia fatto solo per “cortesia”, quando, una volta atterrato a Roma, dopo un bel giro al Colosseo, nel Forum Italia – Cina abbia lanciato un messaggio chiaro agli imprenditori presente: “I vostri prodotti ai cinesi piacciono!!”

Che non fosse poi una semplice cortesia, ma il segnale dell’inizio dei lavori, quelli serie, se ne sono accorti molti dei presenti al Forum che si sono trovati di fronte tra l’altro alla più grande missione agrolimentare cinese ma arrivata in Italia.

Un gruppo di lavoro composto dalla prima linea delle imprese cinesi del settore tra cui COFCO (conglomerata con un giro d’affari di circa 160 Miliardi di Euro), ZJCOF rappresentata dal Chairman of the Board, Tianjin Food Imp.& Exp. Co.Ltd., EEI Universe dello Zhejiang, Dalian Xinnuo dal Liaoning, Yi Xing Leather dal Guangdong che nei giorni precedenti al forum ha gettato le basi per creare una connessione diretta Italia – Cina per i prodotti agro-alimentari Italiani attraverso tutta una serie di accordi commerciali.

Guidata da Mr. Mr.Huo, della Camera di Commercio di Pechino e per l’Italia, dal Presidente della Agenza per la Cina, Armando Tschang, questa delegazione ha avuto una serie d’incontri con aziende italiane dell’alimentare lombarde ed emiliane.

Rientrata a Roma si è passati alla firma dell’intesa strategica sull’agroalimentare tra i due paesi, uno tra i 38 accordi sottoscritti alla presenza del Ministro per il commercio cinese Ministro Cinese Mr. Gao Huichen e del Vice Ministro Cinese Mme Qiu Hong, dal valore complessivo di 2 Miliardi di Dollari.

L’accordo sottoscritto tra la China Chamber of Commerce of Import & Export of Foodstuff, Native Produce and Animal by Products e l’Agenzia per la Cina, come sottolineato dal Presidente dell’Agenzia per la Cina Armando Tschang, “è un memorandum d’intesa con l’obiettivo di sviluppare la collaborazione, tra l’Italia e la Cina , nel settore Agro-alimentare e per sostenere investimenti e promozione dei prodotti tipici Italiani in Cina”.

“L’intesa sottoscritta oggi”, continua poi Armando Tschang, “ è un accordo importante, che getta le basi ad operazioni concrete, come il sostegno ad aziende italiane che vogliono entrare o crescere in Cina.”

Ai margini della cerimonia ufficiale, Mr. Hu e Armando Tschang, hanno anche annunciato come il primo appuntamento collegato all’accordo firmato, sarà quello di un Forum Economico che avrà luogo nel 2010 a Beijing e nel quale i Cinesi potranno entrare in contatto diretto con il patrimonio agro-alimentare Italiano, anche attraverso iniziative mirate, tutte per sostenere e caratterizzare le “eccellenze” del Made in Italy.

Quindi oltre agli accordi industriali più noti e pubblicizzati sui media, come quello di Fiat, Ansaldo – Breda, Generali e Mediobanca, a Roma sono state gettate le basi affinché l’Italia, in accordo con il Governo cinese, possa costruire una piattaforma per l’agro-alimentare che consenta di incrementare gli interscambi commerciali tra i due paesi.

Una sfida riassunta dallo stesso Presidente del Consiglio Italiano, Silvio Berlusconi, che ha chiesto alle aziende Italiane di credere nella Cina e nella possibilità di diventare, “entro tre anni”, il terzo paese per investimenti in Cina.

Ma nel frattempo, si permetta ai cinesi di poter finalmente avere in presa diretta, il meglio della produzione italiana, che il mondo intero ci invidia e che i cinesi, dalle parole del loro Presidente, sono in trepidante attesa di avere sulle proprie tavole.

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Lug 30

Ieri, in occasione dell’apertura del 1° vertice Economico Strategico tra Cina e Usa, Obama ha lanciato un messaggio di cooperazione tra Cina ed Usa, affinché siano un “responsabile traino” per l’intera sviluppo mondiale.

Tutto ciò all’apertura del vertice tra il più grande paese in via di sviluppo e il più grande paese già sviluppato, un momento storico per un confronto diretto tra le “due facce del pianeta”, dove non si stanno semplicemente confrontando la 1° e la 3° economia mondiali, ma il passato e il futuro del mondo

Divertente lo scambio di citazioni tra i diversi leader presenti per “sciogliere il ghiaccio”, iniziato da Obama con quello che tutti i media occidentali, hanno subito definito “la diplomazia del Basket”, quando ha citato Yao Ming dal quale avrebbe imparato come “non importa se sei un giocatore esperto o sei agli inizi. Comunque hai bisogno di adattarti al gioco di squadra!”

Ma non solo, Obama, ha citato anche un altro grande della filosofia cinese Mencio, affermando “ Un percorso tra le montagne, se utilizzato, diventa un percorso veloce, ma se non viene utilizzato, verrà bloccato dall’erba in altrettanto breve tempo”.

Obama ha poi aggiunto: Il nostro compito è quello di creare un percorso per il futuro che vogliamo per i nostri bambini - per evitare che le inevitabili diffidenze o differenze del momento, possano bloccare per sempre il percorso con l’erba, in un consapevole viaggio fatto insieme”.

Ma non solo Obama ha parlato per citazioni, visto che anche Hillary Clinton e Timothy Geithner, il Segretario del Tesoro degli Stati Uniti, si sono esibiti in un altro aforisma cinese “quando ci si trova in una barca comune, è necessario attraversare il fiume pacificamente insieme“. A questo hanno poi aggiunto come “intendiamo unirci alla nostra controparte cinese, afferrando un remo ciascuno ed iniziare a remare”.

In risposta a questa “cinesizzazione dei testi ufficiali americani”, il Segretario del Consiglio di Stato Cinese, Dai Bingguo, lo stesso che ha sostituito Hu Jintao al recente G8, ha risposto con un Obamiano : “Yes, We can”!

Ma a parte questo “divertente” gioco di citazioni in apertura dei lavori, appaiono evidenti le distanze tra Usa e Cina, così come le differenze di base. L’esempio è stato il “teatrale” appello di Obama alla Cina, per invitarla ad una collaborazione sul clima, quasi come se l’adesione della Cina sul tema fosse il problema.

Ma evidentemente Obama sembra “dimenticarsi” di come invece gli Usa, non solo non abbiano mai ratificato gli accordi di Kyoto, ma rispetto alla Cina che sta attuando da tempo un piano nazionale per un radicale abbassando del proprio impatto ambientale, gli Usa continuano a mantenersi recordman per emissioni procapite, con valori quasi 4 volte superiori a quelle della Cina o addirittura quasi 9 volte se paragonati all’India o Brasile.

A partire da questo scenario, la Cina si è da tempo fatta portatrice di un messaggio condiviso dai paesi in via di sviluppo, che ritengono ingiusta la politica energetica vista come un “semplice” confronto tra i diversi paesi, tutto ciò per due ordini di motivi.

Il primo demografico, visto che i paesi sviluppati, Usa in testa, con le regole fino ad ora proposte, continuerebbero ad avere il diritto di avere un “potere inquinante” procapite, decisamente superiore a quello dei paesi emergenti, decisamente più popolosi.

Il secondo economico, visto che il cambiamento delle regole del “gioco”, finirebbe per “penalizzare” gli ultimi arrivati, tra cui appunto Cina, India e Brasile, che si trovano in una fase delicata nel proprio sviluppo.

Non solo, l’idea di tassare le emissioni di CO2, così come la possibilità di poter pagare per acquistare i “diritti ad inquinare” da altri paesi meno inquinanti, risulta per i cinesi, un approccio sbagliato per risolvere il problema, perché è evidente che i paesi ricchi potranno avere maggiori benefici, proprio grazie alla maggiore ricchezza di cui già dispongono.

Quindi l’invito di Obama ad un accordo per una crescita sostenibile, finisce per apparire più “fumo negli occhi”, visto che fino ad ora gli Usa si sono guardati bene dal firmare qualsiasi tipo di accordo vincolate.

Tanto che anche quello sottoscritto nel 2006, denominato “Partnership Asia Pacific – Sviluppo Pulito e Clima”, a cui hanno aderito anche Australia, Cina, India, Canada, Giappone, Sud Corea, è stato definito dall’Economist, più la “foglia di fico” per giustificare il rifiuto di Usa ed Australia a non firmare gli accordi di Kyoto, che un reale impegno a trovare una soluzione.

Quindi le parole di Obama, assomigliano più ad una “teatralità delle intenzioni” che la definizione di un concreto percorso in grado di risolvere davvero i problemi del mondo.

Ben vengano le intenzioni, ma per favore lasciamo stare le “lezioni”, servono solo ad irrigidire l’altra parte del mondo che da troppo tempo se l’è sentita raccontare, non vedendo altro che il crescere del divario tra paesi ricchi e quelli poveri.

Paesi ricchi, Usa in testa, che invece di fare “ammenda”, ora intendono definire le nuove regole, le stesse che rischiano solo di “tarpare” le ali allo sviluppo di oltre 2 miliardi e mezzo di persone.

Da tempo, non usando alcun aforismo ma parole dirette e chiare, i Cinesi stanno oltrettutto cercando di ricordare agli Americani come il problema della loro cooperazione sia un falso problema, visto che di fatto sono il primo “azionista” degli Usa e quindi i primi ad essere interessati ad un finale positivo.

Ora ci si augura che le distanze trovino una qualche soluzione, altrimenti al G20 di Pittsburg in programma a settembre, così come la conferenza di Copenhagen sul clima, si assisterà ancora ad un prevedibile fallimento.

Quel giorno non si cerchi la soluzione nelle “citazioni di circostanza” o la solita “romanzina” ai paesi in via di sviluppo, Cina in testa, non comprendendo che è solo l’esempio che può portare a dei risultati concreti.

Esempio che la Cina e i paesi in via di sviluppo, si aspettano da tempo siano proprio gli USA a dare per primi, sintetizzabile dallObamiano: “Yes we Can”!

Ora si passi ai fatti, il mondo sta aspettando!

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Lug 25

In Cina la corruzione è una cosa seria.

Sia perché è un serio problema, ma soprattutto, perché quando scoperti, non esistono “sconti”!.

L’altro giorno, la Beijing No 2 Intermediate People’s Court, ha condannato a morte, con una sospensione della pena per due anni, Chen Tonghai, l’ex presidente delle SINOPEC, la più grande azienda petrolifera del paese, al 9° posto nella Fortune Global 500 delle principali aziende mondiali.

I reati che gli sono stati contestati sono di corruzione e l’appropriazione di 193 Milion di Yuan ( oltre 29 Milioni di dollari).

Come previsto dalla procedure cinesi, ora Chen ha tempo 10 giorni per ricorrere in appello.

La storia di Chen Tonghai è comunque esemplare, per comprendere come in Cina, l’eterna guerra alla corruzione nel paese, non risparmi nessuno.

Prima di tutto colpisce proprio la sentenza, che cita testualmente “la corte è stata indulgente, nonostante l’enorme quantità di denaro che Chen ha preso, perché ha avuto un “buon comportamento” nel confessare i propri crimini.”

In sostanza, Chen, oltre a restituire i soldi ricevuti dagli atti di corruzione, ha anche fornito i nomi dei funzionari corrotti.

Qualcosa che, almeno in parte, riabilita Chen e gli apre le porte alla possibilità, durante i due anni di sospensione della pena di morte, di commutarla in carcere a vita o trasformarsi in 20 anni o meno di carcere, se la corte riterrà che si sia realmente pentito.

Nato nel 1948 a Shanghai, figlio di Chen Weida, un rivoluzionario e funzionario di Stato d’alto profilo, laureatosi nel 1976 alla Northeast Petroleum University, ha poi passato i suoi successivi 10 anni sui campi petroliferi di Daqing.

Successivamente, la carriera di Chen Tonghai è stato un continuo crescendo, prima sindaco della città di Ningbo, nella provincia dello Zhejiang, poi nel 1994, Commissario nella Commissione di Stato per la Pianificazione, fino al suo ingresso nella Sinopec nel 1998.

Nel 2006 Chen diventa Presidente della Sinopec, incarico dal quale però, nel Giugno del 2007, si dimette per “motivi personali”. Successivamente, nell’ottobre dello stesso anno, viene incarcerato per i crimini per cui è stato condannato.

Una sporca storia, alla quale i vari media cinesi stanno aggiungendo continui particolari, anche piccanti, visto che Chen Tonghai, non solo ha preso un sacco di soldi attraverso diversi atti corruttivi, ma ha anche consentito alla propria amante, di ottenere rilevanti vantaggi, utilizzando in maniera impropria il proprio potere acquisito.

Infatti la sua amante, una certa Li Wei, avrebbe beneficiato di un enorme progetto di una raffineria in costruzione nello Shandong, per poter comprare a costi ribassati, terreni per la sua società immobiliare con sede in Qingdao

Ma non solo. I media cinesi, sottolineano anche il fatto di come Chen abbia anche “condiviso” la propria amante, il termine usato è proprio questo, con l’ex Segretario di Partito di Qingdao Du Shicheng, con il quale aveva di fatto creato un’alleanza politica e di protezione ai propri affari.

Ad aggravare la posizione di Chen, sia agli occhi dei cinesi che a quelli dei giudici, il fatto che fosse un politico e che quindi “abbia agito in contrasto con le regole morali del partito”, qualcosa che per i cinesi risulta al quanto ripugnante.

Insomma uno sporco affare di sesso e corruzione, in una guerra senza quartiere per quella che i cinesi non esitano a definire una “piaga nazionale”.

Dal 2003 ad oggi oltre 68.000 ufficiali governativi, sono stati giudicati per atti di corruzione e la polizia cinese ha calcolato che i reati economici più gravi di solo 500 di essi, hanno sottratto qualcosa come 70 Miliardi di Yuan ( Circa 9 Miliardi di Dollari).

Il Governo di continuo ha “aggiornato” le procedure e le leggi per combatterla, tanto che ora è illegale ricevere qualsivoglia regalo o favoritismi, anche di pochi dollari, sia per chi ricopra qualunque tipo di incarico pubblico, così come anche ai componenti della sua famiglia o parenti.

Una questione morale, una guerra dichiarata, tanto che la corte che giudicava Chen, nella sentenza, ha dichiarato di “augurarsi che le attese riforme statali siano approvate rapidamente, così da consentire ancora una migliore supervisione e”, continua la corte,” di poter estirpare la corruzione dalla sue radici!”

Li Shuguang, esperto in materia di questioni Statali, della Università degli Studi di Scienze Politiche e Legge, ha dichiarato come “le leggi vigenti debbano essere modificate per consentire severa punizione e prevenire il ripetersi di attività criminose a danno dei beni di Stato”.

Ma non solo, “quanto accaduto nel caso di Madoff negli USA, di multiple punizioni per i reati economici, dovrebbe essere recepito nelle future modifiche di legge”.

Un discorso di grande attualità, anche alla luce di quanto sottolineato dai leaders del G8 a l’Aquila, che hanno indicato nella lotta alla corruzione, soprattutto nei paesi in via di sviluppo, la strada per la loro naturale e rigogliosa crescita futura.

In questa guerra, la Cina sta cercando di fare la propria parte e si è messa in prima linea, tanto che dal 2007, nel quadro della Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione (UNCAC), ha promosso la creazione dell’Associazione Internazionale delle Autorità anti-corruzione (IAACA), strumento operativo proprio per combattere la corruzione nel mondo e a cui hanno aderito 137 paesi e 12 organizzazioni internazionali.

Quindi mentre gli Americani hanno insistito sotto la Presidenza Bush nel definire la guerra al terrorismo la madre di tutte le guerre, da tempo i cinesi pensano che per vedere un crescente benessere generalizzato, occorre sconfiggere la corruzione in ogni dove essa si annidi.

Questo approccio appare molto credibile, quando si analizzano le cause principali che mantengono all’attuale livello di povertà le popolazioni dell’Africa, Asia e del Sud America.

La corruzione governativa in quei paesi, impedisce che la ricchezza presente, spesso sotto forma di materie prime e risorse naturali, rappresenti realmente un bene comune.

Detto questo, la corruzione ha quindi sicuramente un impatto quotidiano ben superiore a quello legato al terrorismo mondiale, quando ogni 5 secondi una persona muore di fame e quando più di 1 miliardo di persone non hanno accesso diretto all’acqua.

Quindi forse è giunto il momento di soffermarsi a riflettere sulla pragmatica proposta contenuta nel messaggio cinese di “lotta alla corruzione senza oltranza”.

Una proposta che nasce dall’esperienza e che ha consentito alla Cina (ricordiamoci di 1 miliardo e 300 milioni di persone!!) di passare da una situazione di indigenza, alla ben diversa situazione attuale, dove ad ogni cinese è garantito acqua e cibo.

E noi in Italia, quanti Miliardi di Euro risparmieremmo se affrontassimo seriamente la questione della corruzione, trasformandola in una vera e propria emergenza nazionale con la stessa determinazione dimostrata fin qui dai Cinesi?

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Lug 23

Dog eat sun

Domani tutta la Cina e gran parte dell’Asia è in trepida attesa della Eclissi del Secolo.

Un fenomeno naturale che unirà idealmente tutta l’Asia, visto avrà il suo inizio in India a nord di Mumbai, per poi “muoversi” attraverso il Nepal, Myanmar, Bangladesh, per poi arrivare in Cina e finire nell’Oceano Pacifico in prossimità del Giappone.

Un evento incredibile sia per la durata prevista: 6 minuti e 39 secondi di totale oscuramento del sole che per la sua rarità, visto che il prossimo con queste caratteristiche potrà ripetersi solo nel 2309!

Milioni i turisti e migliaia gli scienziati arrivati da ogni parte del mondo, tanto che la stessa NASA osserverà il fenomeno in Cina, quale momento unico ed irripetibile, per cercare di comprendere meglio il funzionamento del sole, da cui dipende la vita sul pianeta.

Quindi domani mattina a Shanghai, uno dei luoghi migliori per osservare questa eclissi, a partire dalle 8.23, fino alle 11.30, tutti gli occhi saranno puntati al cielo, così come anche le macchine fotografiche del nostro famoso astro-fotografo Massimiliano Lattanzi, giunto in città per l’evento.

Ma incredibilmente, esiste il concreto rischio che a poco serviranno occhiali speciali o altri accorgimenti protettivi, visto che dovrebbe essere tutto coperto o addirittura sono previsti temporali.

Così probabilmente ci si dovrà “accontentare” della diretta TV, per assistere al “ritorno della notte”, in una Città che comunque ha deciso di non accendere le luci si servizio, per non “rovinare” l’evento.

Comunque sia, in queste ore la situazione ha sicuramente aguzzato l’ingegno di molti cinesi, tanto che pur di attirare nuovi visitatori o gli astronomi amatoriali alla caccia della postazione migliore, molti piccoli centri sullo Yangzi river, si sono auto proclamati, “luogo privilegiato per assistere all’eclissi”.

Contemporaneamente è un proliferare di gadget dedicati all’evento, un Merchandising che ha pervaso tutta la Cina, qualcosa di simile a quanto accaduto con le Olimpiadi, in un trasporto che probabilmente trova la sua ragione dal proprio millenario passato, contenuto nel nome stesso datogli: Eclissi, in cinese si dice infatti Ri Shi, che letteralmente significa “il sole che viene mangiato”.

Una etimologia che esprime l’antitesi di pensiero che esiste tra la nostra cultura (solare), dove eclissi significa che il Sole “momentaneamente è privo di luce” e quella cinese (lunare), dove si pensava che il fenomeno fosse causato dal dio del male, il cane divino che viveva sulla luna, che si “mangiava” il sole.

Tutto ciò, in un paese dove ancora oggi le maggiori festività sono scandite dalle fasi lunari, qualcosa che domani farà emergere la mitologia e il simbolismo ancora profondamente radicati in Cina.

La lettura degli eventi naturali ed in particolare la capacità di predire le eclissi, è stato infatti da sempre qualcosa attorno cui ruotavano spesso anche i destini terreni, così come quelli politici, religiosi e gli imperi.

La Cina ancora oggi, per quanto il paese sia ormai al vertice tra i paesi industriali, rimane un paese ancora fortemente radicato al proprio passato e presente contadino, per cui un evento del genere non può che suscitare ammirazione, stupore, ma anche timori.

Per secoli, la capacità di predire questi fenomeni, dava a chi ne era capace, il potere di gestire anche le cose terrene, tanto che nelle corti cinesi, l’astronomo era più potente di qualsiasi altro ministro, in quanto era in grado di “condizionare il corso degli eventi”.

In una cultura, dove tutti i tempi di vita (e morte) erano scanditi da eventi celesti, la previsione diventava così azione mentre l’errata previsione o il non esserne stato in grado di predire, veniva interpretato come “segno si sventura”, qualcosa che finiva per segnare il destino del potente di turno al potere.

Come consuetudine, anche questo evento è ricco di ulteriori segnali o premonizioni catastrofiche che giungono da varie parti del mondo.

Forse la più “originale” è quella che un programmatore americano di giochi, che utilizzando un “simulatore” da lui programmato, segnala come possa essere prevedibile un forte terremoto in Giappone, a cui seguirà uno Tsunami, tutto ciò a causa della contemporanea azione gravitazionale del sole e della luna sulla superficie terrestre.

A prova della sua teoria porta un rapporto, dove si evidenzia come ad ogni passata eclissi, ci siano stati importanti terremoti in Giappone.

Una previsione che lo stesso autore sottolinea “arriva da chi non ha competenza ed autorevolezza”, ma che dimostra come eventi come quello di domani, travalichino i secoli e le culture.

Pur utilizzando attrezzature diverse e moderne, tutto ciò non è infatti molto diverso dai quanto fatto dai passati “astronomi di corte” per secoli.

Ora non ci resta che attendere domani mattina ed essere testimoni di qualcosa che per ancora una volta dimostrerà la grandezza della natura e la “piccolezza” dell’uomo, un momento che può anche suggerire una profonda riflessione sulle “artificiali” frontiere terrene, che domani per 6 minuti e 39 secondi non avranno più alcun senso, durante l’evento che rimarrà sicuramente nella storia di questo pianeta.

Che poi questo evento accada proprio in prossimità del 40° della arrivo dell’uomo sulla luna, appare un incredibile “segno del destino” e una sorta di rivincita della luna, che obbligherà ancora una volta miliardi di persone con gli occhi al cielo, per vedere ancora una volta “il cane divino mangiare il sole”!!

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Lug 19

(Pubblicato su Affari Italiani il 14 Luglio 2009)
In queste ore, nello Xinjiang è in corso una “cinica” guerra delle cifre: il conteggio dei morti nelle giornate di scontri.

Alle autorità cinesi, che hanno ufficialmente aggiornato il bollettino a 184 vittime, risponde da Washington Rebiya Kadeer, leader del World Uyghur Congress, affermando che le vittime “sono mille o forse di più”.

Fin qua tutto secondo “copione”, ma dietro questa “guerra delle cifre”, cominciano anche ad emergere delle “incongruenze” che meritano un’analisi.

Su 184 morti, ben 137 sono infatti di etnia Han, cioè l’etnia prevalente in Cina (di cui 111 uomini e 26 donne), mentre 46 (di cui solo una donna), sono quelli di etnia Uigura, cioè la minoranza etnica scesa in piazza per protestare.

Qualcosa quindi non torna nella storia raccontata su tutti i media occidentali, secondo cui “la polizia avrebbe massacrato inermi manifestanti della etnia Uigura”.

Oltretutto, se come in queste ora viene affermato dai leader secessionisti Uiguri, ci fossero stati migliaia di morti, carri armati o camionette che passavano sui cadaveri dei manifestanti, appare incredibile che non esista una sola foto, un’immagine di queste atrocità e di quello che il mondo intero ha immediatamente bollato, come un “massacro”.

O meglio, esistono moltissime immagini delle televisioni cinesi, immagini anche molto crude, violente, di gente che viene pestata a sangue da altri comuni cittadini, immagini che raccontano comunque una storia ben diversa.

Ovviamente, molti commentatori occidentali, pur di non dover dire di essersi “sbagliati”, hanno finito per mettere subito in dubbio queste immagini, definite addirittura “abili tagli governativi”, visto che invece di vedere Uiguri ammazzati dalla polizia, mostravano proprio gli Uiguri che pestavano uomini e donne della etnia Han.

Ora di fronte a queste cifre e dove ben il 75% dei morti sono cittadini cinesi della etnia Han, le stesse “penne” tacciono.

Per giorni però, il bombardamento mediatico di quelle ore, fece passare la notizia, mai smentita, che la polizia cinese stesse ammazzando, a sangue freddo, cittadini inermi della etnia Uigura, durante una manifestazioni pacifica.

Ma c’è dell’altro: nelle corrispondenze occidentali, i morti sono “diversi” e quindi si parla di cinesi quando si fa riferimento ai morti di etnia Han, mentre semplicemente di Uiguri, quando si fa riferimento ai morti della etnia mussulmana, turcofona.

Con ciò, si tende ad avvalorare l’idea che i morti appartengano a due nazioni diverse, dimenticandosi che per quanto di etnia diverse, i morti sono TUTTI e solo Cinesi.

Comunque sia, quanto accaduto nello Xinjiang, non convince del tutto le autorità cinesi, anche alla luce dei continui appelli dall’estero da parte dei movimenti secessionistici, che continuano a “sparare” numeri di morti a spanne, con il chiaro intento di “intercettare” il supporto dalla comunità internazionale sulle loro aspirazioni secessionistiche.

Ma chi sono veramente gli Uiguri?

Basta però fare un passo indietro nella storia della regione, per scoprire anche in questo caso, una verità un po’ diversa da quella apparsa sui media occidentali.

Sul piano territoriale, l’attuale Xinjiang fu conquistato dai cinesi nel 1755, diventando nel 1884 provincia regolare dell’impero cinese.

Ma è sulla “millenaria” identità uigura che rivendica ora la propria indipendenza che si hanno le maggiori sorprese.

Incredibilmente, infatti non esistono notizie di alcuna identità Uigura, fino agli anni ‘30, identità che trae invece ispirazione dai movimenti nazionalistici e socialisti della neonata Unione sovietica e della Terza Internazionale.

Il nome a cui si ispirarono, fu preso dall’impero uiguro dell’8°, 9° secolo che effettivamente occupava una parte dell’attuale Xinjiang, ma le due popolazioni non hanno nulla a che fare l’una con l’altra.

Infatti, mentre gli antichi uiguri erano mongoli e buddisti, gli attuali uiguri sono turcofoni e musulmani.

Quindi quanto sta accadendo in questi giorni nello Xinjiang, sembra effettivamente strettamente collegato ad un ritorno del “nazionalismo” uiguro degli inizi del ‘900, che portò ad una temporanea indipendenza tra il 1944 al 1949, in quello che fu allora chiamato Turkestan Orientale.

Lette sotto la lente della “storia”, appaiono quindi del tutto esagerate, le accuse di “genocidio” che da molte parti del mondo, si stanno alzando contro la Cina.

Contemporaneamente, appaiono decisamente esagerate, le pretese degli stessi Uiguri, che stanno cercando di farsi passare per i millenari abitanti di quelle terre, fatto che non appare dimostrabile su base storica.

Ma a parte una lettura storica della vicenda, esistono anche riscontri sul piano investigativo, che sembrano confermare l’esistenza di una regia esterna ai fatti accaduti la settimana scorsa.

Un ruolo determinante lo hanno le telefonate proprio della Rebiya Kadeer, al fratello che vive in Urumqi, telefonate antecedenti ai fatti e nelle quali avvisava il fratello di come fosse a conoscenza che ci sarebbero stati degli scontri nella città.

Detto questo, a far paura ai cinesi, non è di per sè il “ritorno di fiamma” del nazionalismo Uiguro, bensì il fatto che possa portarsi dietro una minaccia “islamica” che coinvolga la Cina nel terrorismo internazionale.

Nei mesi scorsi, sono stati catturati in Afghanistan guerriglieri Uiguri che combattevano nelle file talebane, la prova di una connessione esistente tra le diverse anime Islamiche che ora potrebbero volersi inserire nella questione Uigura, attraverso azioni violente.

Ma esiste un altro aspetto, legato alla tradizione, che rende i cinesi ancora più diffidenti.

L’importanza dei cicli nella storia Cinese

Il prossimo 1° ottobre, si festeggia il 60° della nascita della Repubblica Popolare Cinese.

Quest’anno avrà però un significato simbolico particolare che si perde nella notte dei tempi della millenaria storia cinese.

Infatti il numero 60, nella cultura cinese, rappresenta nel calendario Cinese il completamento di un ciclo completo, composto da 5 sottocicli di 12 anni ciascuno.

Quindi, scaramanticamente, per i cinesi è importante che non accada nulla fino al termine di questo ciclo, un grande valore simbolico anche sulla continuità dell’attuale equilibrio politico.

I “nemici” della Cina, per contro, cercheranno di “offuscare” questa data, proprio per cercare di lanciare un “segno” contro tale continuità.

La “provocazione” di Taiwan

Da queste parti queste cose hanno ancora un grande importanza, basti pensare alla ferita ancora aperta di Taiwan.

A parte la questione strettamente territoriale, esiste infatti un’altra ragione, per così dire di “legittimità”, che per lungo tempo ha realmente fatto rischiare la guerra nello stretto.

Infatti, quando Chiang Kai-shek decise di fuggire sull’Isola di Formosa, l’attuale Taiwan, si portò dietro anche qualcosa di molto, molto importante: i 25 sigilli imperiali dell’epoca dei Qing, che simboleggiano il potere imperiale, ora esposti al museo di Taipei.

Nella cultura cinese, quando un contendente viene sconfitto, viene anche eliminato tutto quello che possa fare riferimento al perdente, che viene quindi letteralmente “cancellato”.

E’ stato sempre così, nel susseguirsi delle diverse dinastie che hanno dominato l’Impero Cinese.

Questi sigilli sono quindi una sorta di “provocazione”, la prova di qualcosa di lasciato “incompiuto”, oltre che una rivincita degli sconfitti, che così possono ancora cercare di dimostrare al popolo cinese, la presunta illegittimità della nuova dirigenza.

L’unità della nazione come “valore supremo”

Ma tornando ai fatti nello Xinjiang, bisogna ricordarsi come esista un “valore supremo” che i cinesi contemporanei intendono preservare ad ogni costo: l’unità della nazione.

Valore attorno al quale tutti i cinesi si riconoscono e che li lega in maniera indissolubile al partito, garante di questa unità ritrovata, dopo un lungo periodo di rovinose guerre civili e fratricide.

Qualcosa che non è trattabile, fortificato dalle umiliazioni subite di fine ‘800 e inizi ‘900, da parte degli occidentali, eventi scolpiti nelle menti di tutti i cinesi, non più disposti a riviverle.

La violenza distruttiva degli Uiguri e il fatto che abbiano ammazzato così tanti cittadini, è stata quindi interpretata come un attacco all’unità del paese e ciò spiega perché tutti i cinesi, senza esitazioni, abbiano chiesto al governo il ripristino dell’ordine.

L’aver rotto il “sottile” legame che teneva in equilibrio le due etnie in questa regione, ha vanificato il tentativo di una qualche integrazione perseguita negli anni.

Per questo occorre stare attenti, sui media occidentali, ad “accreditare” storie “scritte a tavolino” da gruppi secessionisti, in questo caso di matrice islamica, che totalmente sconnessi dai fatti storici, possono però accendere pericolose micce che possono diventare una grande incognita per il futuro.

Ma ancora prima di qualsiasi considerazione politica, occorre smettere di continuare a distinguere tra loro i morti di questi giorni, tutti cinesi, a prescindere dalla loro etnia o credo religioso.

Sarebbe un primo concreto passo per aiutare a cercare di ricomporre le “distanze” di queste ore.

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Lug 17

E’ stata ufficializzata venerdi, con la cerimonia della firma, la partecipazione anche degli USA al prossimo Expo 2010, partecipazione che fino a ieri sembrava a rischio.

“Noi siamo giusto in tempo!”, ha affermato Jose Villarreal, il nuovo commissario per US EXPO, al momento della firma con Hong Hao, direttore generale dell’ufficio di coordinamento dello Shanghai World Expo, per stigmatizzare il ritardo accumulato dalla partecipazione USA.

Era 3 anni, da quando Wen Jiabao aveva inviato l’invito agli USA, che i Cinesi attendevano un chiarimento ufficiale sulla posizione degli Stati Uniti rispetto l’EXPO, una partecipazione messa a rischio dai vincoli legislativi Americani, che non permettono di utilizzare fondi governativi e quindi necessitava di trovare sponsor privati in grado di sostenere i costi necessari.

Evidente la soddisfazione di entrambe le diplomazie, tanto che il Console Generale Americano in Shanghai, Beatrice Camp, ha affermato “Finalmente possiamo affrontare la sfida da partecipanti!”, anticipando così il tema del padiglione americano: “La sfida”.

Le sfide che gli Usa cercheranno di interpretare in questo EXPO sono connesse alla creazione di comunità sostenibili sotto il profilo ambientale, una salutare qualità della vita e l’uso della tecnologia per migliorare la vita di tutti.

5.600 metri quadri di presenza, una delle più grandi tra quelle presenti al prossimo Expo, attraverso la quale si cercherà di dare la fotografia di come potrebbero essere le città americane nel 2030.

Ora, “possono partire le attività di costruzione del Padiglione”, ha affermato Ellen Eliasoph, co-Presidente della Shanghai World Expo 2010 Inc, la società non-profit che gestirà tutta le attività, raccolta fondi, design, costruzione ed attività operative durante l’EXPO, attività che seguiranno strettamente la raccolta fondi per arrivare ai 61 milioni necessari, di cui un gruppo di finanziatori ha già offerto metà di questa cifra,

Ma come destineranno gli Usa questi fondi per l’EXPO? 20 Milioni di dollari saranno per la costruzione del padiglione, 20 Milioni per gli eventi e la promozione, il resto per qualsiasi tipo di operazione durante i 6 mesi dell’EXPO.

Con la conferma di ieri degli USA, la lista dei paesi partecipanti sale a 240, il doppio dei partecipanti all’ultimo EXPO del 2005 in Aichi in Giappone, con un’ulteriore sorpresa “pesante”: la partecipazione degli EU.

Infatti solo 3 ore dopo la firma degli USA, per la prima volta nella storia dell’EXPO, anche l’Unione Europea ha firmato per la propria partecipazione, fatto da mettere in relazione con gli ottimi risultati e profonda intesa scaturita dall’ultimo vertice Sino – Europeo.

Gli obbiettivi della presenza EU saranno concentrati sulla protezione ambientale, risparmio energetico, trasporti e sicurezza dei prodotti, il tutto sintetizzato dal tema scelto: “Europa Intelligente”.

A differenza degli altri partecipanti, la EU non costruirà però un proprio padiglione, ma occuperà 1000 metri quadri al primo piano del padiglione del Belgio, con il quale condividerà anche i costi, connesso al fatto che proprio al Belgio sarà affidata la Presidenza di turno nel periodo dell’EXPO di Shanghai.

Come sottolineato dagli organizzatori cinesi, anche tutti gli altri 27 paesi partner della EU hanno già confermato la propria partecipazione all’evento che avrà inizio il prossimo 1 Maggio 2010 e che si può ora proprio affermare, sarà un evento da record.

fonte: yibuyibu.blogspot.com » Vai al post originale

Lug 17

Quello che si segnalava negli articoli precedenti è avvenuto: ieri dalla cellula Algerina di Al Qaida è partita la minaccia di ritorsione sugli interessi cinesi nell’area, connessa ai fatti dello Xinjiang e che hanno portato alla morte di 184 cinesi.

L’Ambasciata cinese in Algeria, ha quindi ora invitato tutti i circa 50.000 cittadini cinesi presenti nell’area, ad alzare i livelli d’attenzione e di non sottovalutare le minaccie di queste ore.

Tale appello, è stato lanciato anche alla luce dell’agguato teso tre settimane fa alle forze di sicurezza algerine che scortavano un gruppo di ingegneri cinesi.

Nello scontro, 24 agenti algerini rimasero uccisi.

Da tempo i cinesi segnalavano infiltrazioni di Al Qaida nella comunità Uiguri nello Xinjiang, ma questa è la prima volta che l’organizzazione terroristica minaccia direttamente la Cina e i suoi interessi nel mondo.

Un segnale di un possibile mutamento in corso nella geografia e delle priorità del Terrorismo Internazionale, che sembra ora voler prendere di mira anche la Cina, che fino ad ora non era stata mai coinvolta, esportando in Africa nuove pericolose tensioni.

Qualcosa che però si è già visto anche in Afghanistan, dove guerriglieri Uiguri sono stati catturati assieme ai Telebani, un ulteriore segnale che non consente di abbassare la guardia, di fronte ad una escalation dagli imprevedibili sviluppi e che possa coinvolgere ora anche la Cina.

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Lug 17

Grillo, genialmente, ha chiesto di voler partecipare alle primarie del Partito Democratico.

Questo gesto ha “svelato” come i richiami politici del gruppo dirigente all’apertura, all’allargamento, all’essere un servizio e non solo una occupazione di poltrone e potere, fossero vuote parole.

Dopo l’atto tanto spiazzante, per quanto sorprendente, sono partite risposte fatte di cavilli giuridici, certezze formali, di un partito che nelle dichiarazioni dei giorni scorsi veniva definito “liquido” e che ora invece sembra essere un Menhir inattaccabile.

Arrampicandosi sui vetri, i diversi leaders stanno cercando di evitare che l’assalto alla diligenza, il vero mezzo di trasporto che descrive la situazione attuale, possa avere successo.

La ragione è semplice: sanno di perdere, sanno che la piazza finirebbe per votare per Grillo, sanno che i giorni per continuare il teatrino di questi mesi e ora questo circo di queste ore, sarebbero finiti.

Ma la mossa geniale di Grillo non è quello di voler partecipare alle primarie e diventare leader di un movimento come quello del PD, ma il fatto che quanto sta succedendo porterà inevitabilmente alla rottura del partito, che sta dimostrando oltre ogni dubbio, una debolezza di fondo ed una blindatura dei vertici, tanto che parole quali “rinnovamento”, “apertura”, “novità” hanno già perso qualsiasi appeal futuro.

Grillo, sta dimostrando in queste ore che erano tutte solo Parole, a cui non segue alcun atto, se non il fuoco incrociato, in un gioco delle tre carte, dove cambia la faccia, ma il gruppo al vertice rimane sempre lo stesso.

In una sorta di rotazione “concordata”, ora nel gioco delle parti, un Franceschini, vice di Veltroni (dimessosi), rischia il posto per un Bersani, dello stesso gruppo dirigente che ha perso le elezioni che hanno portato alle dimissioni di Veltroni, che tutto può essere, meno che una novità per il futuro del partito e per il paese.

La prova? In questi giorni, molti cittadini nella compilazione del modulo delle tasse, si sono trovati a dover fare i conti con una tassa chiamata guarda caso “Tassa Bersani”, una tassa alquanto indigesta e che farà preferire, fino alla morte, una soluzione Berlusconi, a qualsiasi ritorno di un Bersani di Tassata memoria.

Quindi l’atteggiamento ipocrita del PD in queste ore, sarà un vittoria di Pirro, visto che svelato il “piano” dei soliti noti, il leader che ne uscirà, continuerà a perpetuare negli errori passati, quello di essere solo un partner secondario nello scenario politico, esistente solo perché si possa ancora parlare di sistema bipolare in Italia.

Tra l’altro tutti i leader del PD dicono di ispirarsi ad un campione come Obama, tanto da “attendere” la venuta dell’Obama Italiano, al punto da aver “frettolosamente” glorificato la povera Giovanna D’Arco Debora Seracchiani, che invece di essere diventata a quel punto il nuovo leader, è stata “sventolata” dai leader esistenti, come la prova di un cambiamento, finendo inevitabilmente per essere risucchiata nella vita sociale di un partito che parla ma non fa!

Di fronte alla ipotesi di una sfida “politica” vera , la prospettiva di una discussione dura, passionale, con la quale convincere a votare una linea politica che nasca dalla base e che delineasse un vero cambiamento, almeno nei metodi, è invece arrivato questo rifiuto, una chiusura prima mentale che statutaria, un pessimo segnale ma l’evidenza che mai il PD potrà in futuro rappresentare l’altra parte del bipolare italiano, che anche il centro destra spera di vedere prima o poi emergere, come in tutti i paesi democratici del mondo.

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Lug 15

non ritengo questo tipo di azione abbia alcun senso pratico: “una carezza con una piuma” del tutto inutile.

Non vedo inoltre positivamente una protesta di tipo “corporativo” o la nascita di “antistoriche” corporazioni attorno o all’interno della rete, visto che da sempre le corporazioni avevano “il compito primario di difendere il monopolio dell’esercizio del proprio mestiere” (v. Wikipedia).

Non a caso, questo “presunto” sciopero, era stato promosso da giornalisti, addirittura in contemporanea nel giorno dello sciopero nazionale dei giornalisti, una corporazione che poco ha da spartire con le nuove evoluzioni digitali in materia, anzi ne sta subendo pesantemente un “radicale ridimensionamento”, fatto che sembra evidenziare più una strumentalizzazione della rete su questioni ed interessi ben diversi, che altro.

La libertà dei cittadini è sacrosanta, così come il diritto alle autorità giudiziarie di proteggere gli interessi dei cittadini attraverso i metodi investigativi appropriati.

Un tema centrale nel sistema giuridico e legislativo di qualsiasi paese, che non può però essere “risolto” attraverso una “protesta di tipo corporativa”, ma attraverso una continua e puntuale informazione per diffondere, anche non solo sui canali Internet, una condivisa cultura di civile convivenza, affinché sul tema, l’Italia possa diventare un esempio anche per gli altri paesi.

I blogger, o meglio chi scrive utilizzando la rete, è per definizione un “libero pensatore” che attraverso la rete può beneficiare di mezzi e strumenti come mai nella storia dell’umanità.

Strumenti che però non devono permettere a nessuno di offendere, dileggiare o imbarazzare qualcuno, o comunque di sentirsi “al di sopra della legge”, l’unica regola affinché una società possa cercare una civile convivenza.

Solo “facendo pressione” diretta sui singoli “rappresentanti” eletti dai cittadini ad avere il compito di legiferare, si può cercare di ottenere risultati concreti.

La rete consente ora un contatto diretto tra elettori ed eletti, prima impensabile, lo spazio di un nuovo modo per gestire la “cosa pubblica”, in una diretta partecipazione di tutti i cittadini, nessuno escluso.

Quindi, in alternativa ad una “protesta del silenzio”, più significativo sarebbe l’utilizzo di questo canale verso i nostri rappresentanti eletti, chiedendo loro, direttamente, una presa di posizione pubblica sul decreto in questione, con relativa pubblicazione delle loro “dichiarazioni di voto” sulla questione.

Il Ministro Alfano non legifera da solo, ma ha bisogno di ricevere l’approvazione degli eletti in Parlamento.

Quindi sarebbe interessante conoscere la posizione di chi si appresta a votare e decidere, non scaricando la responsabile sulle “solite persone”; che oggettivamente hanno espresso le proprie ragioni, condivisibili o meno, dell’opportunità di un decreto del genere.

La rete può dare “trasparenza” ai pensieri degli eletti in materia, un fatto importante, decisivo, condizionante anche sul futuro voto in parlamento.

Non si comprende quindi, perché si chieda di “tacere”, quale momento di lotta, affinché il paese possa migliorare e migliorarsi.

Azione che avrebbe come unico effetto quello di annullare la vera “potenza” della rete e continuare a perpetuare pericolosi approcci corporativi, del tutto fuori luogo, che continuano a tenere “ancorata” l’Italia nel tentativo di spiccare il volo, verso un futuro diverso.

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Lug 13

Sarà il benessere o sarà per altro, ma esistono troppe persone che per partito preso, sono contro, sempre.

In una sorta di guerra continua, non facendo alcuna proposta, molti sembrano pensare che partecipare alla vita politica e sociale di questo mondo, si possa realizzare essendo sempre contro.

Questo atteggiamento, tutto occidentale, sta complicando non poco l’evolversi e la crescita di un mondo che, forse questi signori non sembrano ricordare, è sempre sull’orlo dell’esplosione, tante sono le “grane” che quotidianamente esistono e che se affrontate in maniera non accorta, rischiano di portare l’uomo ben indietro al proprio attuale sviluppo.

Quindi di fronte ad ogni problema, questione, meeting, lo sport di “sparare” sul potente, perché fa cool, rappresenta una costante di tutte le faticose tappe ed incontri per cercare un equilibrio mondiale vero.

All’ultimo G8, sarà perché ormai questo “movimento”, gli ex “no-global”, soffre di evidenti segni di stanchezza, o altro, le annunciate proteste, non sono state un reale problema per lo svolgimento degli incontri.

Forse il gesto più originale è venuto proprio da uno dei Leader presenti al vertice, il sempre sorprendente Gheddafi, che nel suo trasferimento da Roma a l’Aquila, ha camminato per 15 minuti sulla autostrada dopo essersi fermato all’autogrill.

Un gesto che visto con occhi attenti, appare addirittura di un ormai perduto romanticismo, che ci riporta al passato, quando l’uomo veniva prima delle macchine, che erano ancora tutte da ideare.

Comunque sia, il vertice dell’Aquila, come definito da Berlusconi, nella formazione G8, G13, G14, G25, usando così una metafora calcistica, è sicuramente andato bene.

In 3 giorni sono state decise cose importanti, come gli aiuti ai paesi africani (20 Miliardi di dollari) ma soprattutto l’abbattimento dei protezionismi nei commerci, fatto che aiuterà non poco i paesi in via di sviluppo a crescere e rendersi autonomi.

Ma, c’è un però. Le decisioni che di volta in volta sono state ratificate a questo G a “formazione variabile”, sono state prese “sopperendo” al grande malato di questi decenni: l’ONU.

I leader riuniti a l’Aquila, hanno cominciato a comprendere che i problemi di un mondo, sempre più complesso come quello globalizzato di oggi, non si possono più risolvere con meeting periodici che stanno diventando sempre più frequenti, a settembre il prossimo G20 di Pittesburg.

Si sono resi conto che non possono più sopperire alle negligenze, debolezze, incapacità dell’ONU.

Anche perché, come dichiarato da Obama in conferenza stampa, “tutti vogliono gruppi di lavoro piccoli, con se stessi compresi”. Come dire, trovare la “formazione ideale” in grado di decidere i destini del mondo, con sufficiente autorevolezza, senza scontentare nessuno, appare quasi un lavoro impossibile.

Per cui non sorprende che Obama e Berlusconi, abbiano finito per indicare nella riforma dell’ONU il prossimo passo per cercare di normalizzare il consesso che deve prendere le decisioni che contano e soprattutto che le applichi e le faccia rispettare.

In questo G “ a formazione variabile”, non a caso, la persona più “isolata” è apparsa proprio il Segretario dell’ONU Ban Ki-Moon che dichiarando come “sul clima si poteva fare dia più”, si è preso i “fischi” dei leader presenti, tanto che ai margini dei lavori, faceva quasi tenerezza vedere il Segretario Onu ripetere con sguardo perso nel vuoto che “è la scienza che dice che si doveva fare più”, come dire, se non credete a me, credete almeno alla Scienza, quella non si può discutere.

Una vera tristezza!!!

Ma che questi mega vertici G “a formazione variabile”, devono tornare a lasciare il posto ad una organizzazione mondiale vera, di un ONU riformato e attualizzato, è stato testimoniato dalla commuovente storia raccontata da Gordon Brown ai presenti e ripresa sia da Berlusconi che da Obama in conferenza stampa.

Brown, giunto in Ruanda, nel visitare una mostra con le immagini dei tanti morti sacrificati all’odio razziale di quel paese e che segnano anche la storia di molti paesi in via di sviluppo, ha trovato una foto di un ragazzo morto tra le braccia della propria madre.

Ormai è una foto che in Occidente non scuote le coscienze più di nessuno, nemmeno dei “sempre contro”, se non fosse, che nel raccontare la storia di questo ragazzo, veniva sottolineato come sognasse di diventare un giocatore di calcio.

La fame fini per uccidere tutti i suoi sogni. Ma nonostante tutto, prima di morire, per rassicurare la madre disperata le disse “non ti preoccupare, mamma, vedrai che presto arriverà l’ONU”.

La cosa ancora più triste è che l’ONU non arrivò mai!!!

Questo episodio che dimostra come nel mondo, anche per persone più umili, che non hanno nulla, anche in punto di morte, sognano comunque un mondo migliore, è sembrato un messaggio chiaro per tutti i leader presenti, di che cosa il mondo ha realmente bisogno.

L’ONU nel quale i popoli possano partecipare a costruire le basi di un mondo diverso, l’ONU nel quale discutere, confrontarsi, l’ONU che possa intervenire in soccorso di chi lo necessita e che non si dispera,perché sa che il mondo sarà comunque migliore.

Ecco quale sembra essere il “vero” messaggio del G “a formazione mista” a l’Aquila.

E’finito il periodo dei gruppi d’elite, sulla basi di classifiche economiche. Si deve tornare all’Assemblea dei popoli della Terra.

Un’intuizione che nel dopo guerra consentì di passare decenni di pace e contribuire non poco al benessere diffuso di cui oggi godiamo, ma che si è un po’ persa per strada e che ora deve trovare una nuova vita, rinascere, per tornare a rappresentare “l’assemblea” dove tutte le voci di tutti i popoli del mondo, a prescindere del proprio reddito pro-capite o nazionale, abbiano il diritto alla parola, senza la necessità di essere invitate.

Deve tornare la “casa comune”, autorevole e credibile dove poter decidere, tutti assieme, i destini del mondo e di ciascuno di noi.

E così anche i “sempre contro”, i professionisti degli Happening del contro, la smetteranno di sprecare energie ( e danneggiare ) in giro per il mondo alla caccia del prossimo G “a formazione variabile”, un rituale che ormai è tutto, tranne che “cool”, tanto è diventato prevedibile ed obsoleto.

Lo dobbiamo a quel ragazzo che sognava di giocare a calcio e che l’egoismo sia di chi era al potere e di chi era contro, glielo ha impedito.

Sono state le sue ultime volontà e che chissà quanti come lui hanno detto, pensato la stessa cosa, prima che il mondo si scordasse di loro e passasse al successivo vertice a “formazione variabile”.

10, 20, 30 , anche 100 Miliardi non basteranno, per ridare il sogno di una reale uguaglianza a chiunque, se ancora esisteranno meeting ad inviti comprati a “peso d’oro”!

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Lug 13

Nella nottata italiana, mattinata cinese, è giunta la notizia che è stato ABROGATO il vituperato articolo 60 quale emendamento al DDl 2180 o più comunemente conosciuto come “Emendamento D’Alia”.

Una buona notizia, sia per quanto riguarda questo singolo caso, ma soprattutto per la sensazione che stia maturando un gruppo di lavoro interno al Parlamento stesso, che sotto il nome di Gruppo Interparlamentare e formato da parecchi parlamentari, possa rappresentare una buona piattaforma di discussione per tenere “aggiornato” i nostri legislatori, sui cambiamenti del mondo che li circonda.

Complimenti quindi agli On. Cassinelli, Palmieri e Mannucci, gli artefici di questo piccolo, ma comunque importante passo verso una nuova “era digitale”.

Comunque lasciamo raccontare proprio all’On. Cassinelli come si sono svolti i fatti di questa “lunga notte per il digitale italiano”. (leggi)

Per quanto riguarda invece il Decreto Anticrisi e la mancanza di incentivi per le Tecnologie Digitali per sostenere l’Innovazione, la strada per un adegutamento e modifica è ancora lunga, ma rimaniamo fiduciosi per un futuro Italiano all’insegna della Innovazione e al Digitale. Pensare POSITIVO è comunque importante, nonostante tutto!

Per firmare la petizione sul Decreto Anticrisi e le Tecnologie Digitali

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Lug 09

Hu Jintao è arrivato in Italia alla guida di una delegazione politico – commerciale in vista del prossimo G8 a L’Aquila.

Ma cosa è venuto a fare realmente il Presidente Cinese al G8?

Beh, sicuramente qualcosa di molto diverso da quello si aspettano molti Leaders occidentali.

I Cinesi si attendono infatti di essere stati invitati a quello che loro chiamano G8 + 5, un dialogo alla pari tra nazioni sviluppate e la prima linea di quelle che, ancora per poco, si potranno considerare paesi in via di sviluppo, per affrontare i punti cardini ancora scoperti: Finanza, Ambiente, Energia, Cibo.

Sorprendentemente, diversamente da quanto dichiarato nelle scorse settimane, a l’Aquila i Cinesi non chiederanno di abbandonare il dollaro come moneta di riserva, proposta concordata di recente con la Russia e che aveva trovato l’appoggio anche dell’India, ma si concentreranno su un punto focale strategico: abbattere tutte le barriere protezionistiche negli scambi commerciali e nella tutela ambientale.

Il pragmatismo cinese infatti, concedendo agli Americani il “beneficio del dubbio” su una questione spinosa e complessa come quella della nuova valuta di riserva, intende ottenere in cambio un risultato decisamente più concreto sul breve periodo e che di riflesso impatterebbe anche su tutti i paesi in via di sviluppo: la fine dei protezionismi occidentali!

Questo sarà il punto strategico della presenza Cinese a l’Aquila, un “must” con il quale offrire anche agli altri paesi con costi della manodopera inferiori a quelli dei paesi sviluppati, un’occasione di crescita attraverso una seria applicazione dei trattati del WTO, che di fatto non prevedono barriere agli scambi commerciali tra nazioni.

Stesso discorso per quanto riguarda gli interventi in materia ambientale, dove alla richiesta di un “gioco di squadra” tra tutte le nazioni e non solo alcune, seguirà un secco “no” cinese alla carbon tax, una tassa sulla CO2 prodotta, che evidentemente penalizza maggiormente i paesi in via di sviluppo, ancora nella loro prima fase industriale, piuttosto che quelli già sviluppati.

Ecco quindi il senso del +5 di questo Summit: stabilire fin dal principio che i paesi del G8 non possono più pensare di essere i decisori unici del futuro del mondo, gestendo le regole a proprio piacimento per tutelare le proprie certezze e scarso rispetto di quelle altrui.

Soprattutto il +5 intende fare valere il proprio “peso” sulle due questioni più delicate: energia e sicurezza dell’approvvigionamento alimentare, in particolare per i paesi Africani.

Il “diritto al proprio sviluppo” è la chiave della posizione che a L’Aquila la Cina si augura non venga disattesa, un approccio a suo modo “rivoluzionario”, perché rappresenterebbe un cambiamento fondamentale delle prospettive che fino ad ora hanno guidato l’ultimo secolo industriale e post-industriale.

La Cina intende essere il portavoce di un cambiamento che vada oltre le apparenze e gli ipocriti convenevoli dei paesi occidentali che se da un lato dicono di sostenere lo sviluppo dei paesi più poveri, dall’altro poi definiscono regole o le modificano, affinché ciò risulti sostanzialmente impraticabile, per così mantenere il proprio predominio economico.

La mutua cooperazione tra paesi sviluppati e quelli in via di sviluppo, sintetizzata da questo G8 + 5, appare quindi essere l’unico modo per definire le nuove regole che devono guidare una crescita più equilibrata del mondo, ma che soprattutto mettano al centro “la crescita dei paesi più poveri” e rivedano il sostanziale “egoismo” dei paesi sviluppati, senza ulteriori protezionismi ideologici o commerciali, affinché a tutti, ma proprio tutti, sia data l’opportunità di un futuro migliore.

Quindi anche per il valore scaramantico che in Cina è attribuito al numero 8 (portafortuna), i cinesi, pur continuando a chiamarlo G8 + 5, pensano G13.

Gli altri leaders presenti sono “avvisati”.

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Lug 09

L’avrebbe fatto qualsiasi leader Occidentale in una situazione simile. Lo ha fatto oggi anche Hu Jintao.

Stamattina, il Presidente Cinese Hu Jintao, ha deciso di tornare in Cina, per monitorare in patria gli sviluppi della situazione nella Regione Autonoma dello Xinjiang Uygur.

La Cina sarà comunque presente agli incontri fissati per il G8 e il Presidente Hu Jintao sarà sostituito dal membro del Consiglio di Stato, Dai Bingguo.

E’ stato anche comunicato che verrà rischedulata in seguito, la prevista visita di Stato del Presidente Hu Jintao in Portogallo, programmata dopo il G8 a l’Aquila.

Per quanto riguarda il ritorno in patria del Presidente Cinese, dimostra l’attenzione che i vertici nazionali stanno ponendo sulla questione, anche perchè non appaiono del tutto convinti sul fatto che quanto accaduto, sia nato solo quale scontro etnico in seguito all’omicidio di due Uiguri nel Guandong.

Secondo i cinesi, quanto accaduto nel Guandong è infatti servito come pretesto per una mossa secessionista, preparata da tempo.

Comunque sia, il Governo locale, nei giorni scorsi non aveva mai dichiarato la etnia dei morti dei fatti di domenica scorsa.

Ma inaspettatamente, in queste ore, sarebbe in atto una sorta di contro-ribellione, questa volta della maggioranza di etnia Han, una sorta di risposta “implicita” sulla etnia a cui appartenevano i morti di domenica e che ora, sono scesi in piazza alla caccia degli Uiguri, per vendicare quanto accaduto nei giorni scorsi.

La polizia sta cercando in tutti i modi, di evitare qualsiasi tipo di contatto tra i diversi gruppi etnici e lo svolgersi di qualsiasi sommaria vendetta.

Per cercare di contenere tutto ciò, nella regione sono state quindi decretate dal Governo locale, 11 ore di coprifuoco, per consentire un ritorno alla normalità.

Ma il Governo Cinese, attraverso il portavoce degli Affari Esteri, ha sottolineato in conferenza stampa, come esistono seri elementi secondo cui, quanto accaduto nello Xinjiang, possa avere una “mente ispiratrice ed istigatrice esterna”, indicata in Rebiya Kadeer, una donna d’affari cinese di etnia Uigura, leader del World Uyghur Congress, movimento con aspirazioni separatistiche.

Rebiya Kadeer, arrestata nel 1999, era stata rilasciata nel 2005, per poter avere trattamenti medici in Usa, con la promessa di non agire contro gli interessi nazionali cinesi.

Ma in queste ore, secondo i cinesi, Rebiya Kadeer sta svolgendo un’azione di coordinamento delle attività nella regione dello Xinjiang, utilizzando Internet quale strumento per tenere i contatti sul campo.

Quale prova di questo suo coinvolgimento, il Governo locale possiede delle intercettazioni telefoniche nelle quali la Rebiya, telefonando al fratello a Urumqi, nei giorni precedenti ai fatti di domenica, quale commento a quanto accaduto nello Guangdong, affermerebbe “Qualcosa accadrà in Urumqi. Noi siamo a conoscenza che stanno accadendo molte cose!”.

Per questa ragione, nello Xinjiang, Internet è stato momentaneamente sospeso.

Una decisione che è stata comunicata attraverso una conferenza stampa, nella quale dalle autorità locali hanno spiegato le ragioni di tale azione, chiedendo la comprensione dei cittadini ed augurandosi che possa essere una misura assolutamente temporanea, comunque connessa con l’evolversi della situazione.

Connesso a questa decisione, non sorprende che in molte parti della Cina, da ieri non funzionino anche Twitter e Facebook.

La sensazione è che ai cinesi interessi evitare il perdurare degli scontri etnici, evitando soprattutto l’inizio di un’escalation, di quella che appare ormai una sorta di “occhio per occhio”, ma che viste le implicazioni religiose, connesse al fatto che gli Uiguri sono Mussulmani, possa “esporre” la Cina anche sul fronte del Terrorismo Internazionale di matrice islamica, che fino ad ora era stato abilmente tenuto lontano dai confini del paese, ma sempre temuto.

Tutto ciò sembra quindi aver consigliato il ritorno in patria di Hu Jintao, anche perché si può presumere che quanto prima, possa fare un invito pubblico televisivo, per contribuire a riportare la calma e una civile convivenza nello Xinjiang, ora fortemente compromessa dai fatti di questi giorni e che spiega anche la “durezza” con la quale i cinesi si stanno comportando nei confronti di qualsiasi “suggeritore” all’estero.

Non va infatti dimenticato che l’area dove sono scoppiati gli scontri, è una delle più povere del paese o quantomeno, non è stata del tutto toccata dal crescente benessere di cui invece vivono le aree dell’Est cinese.

Quindi l’esplosione della rabbia della maggioranza di etnia Han di queste ore, una novità, anche rispetto ai fatti accaduti in Tibet, dove la comunità Han non agì, sono una cartina di tornasole di una potenziale situazione esplosiva che va rapidamente riportata alla normalità.

Nel resto della Cina, i fatti dello Xinjiang stanno suscitando “profonda commozione”, visto che non sembra esserci alcun filtro alle notizie, immagini e video diffusi sui diversi media, ma nel contempo, nella stragrande maggioranza dei cinesi, è forte e prevalente la richiesta al Governo di riportare rapidamente l’ordine nella regione.

Una ragione di più per evitare di fornire “alibi”, soprattutto all’estero, per strumentalizzare quanto sta accadendo nello Xinjiang, sentimenti che poi finiscono per ispirare eventi altrettanto pericolosi, come quanto quello accaduto in Olanda, dove è stata presa di mira l’Ambasciata Cinese e che rischiano solo di complicare la ricomposizione della situazione nello Xinjiang o peggio di fomentare atteggiamenti xenofobi nei confronti dei cinesi.

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Lug 03

E alla fine il “Green Dam” (Diga verde), dai cinesi sottotitolato “Youth Escort”, non sarà da oggi obbligatorio pre-installarlo su tutti i Pc venduti in Cina.

Un sospiro di sollievo per molti navigatori Internet cinesi, ma soprattutto, per le aziende produttrici di PC, che in questi giorni si sono ritrovate a dover gestire la “critica” situazione venutasi a creare, in questa sorta di “braccio di ferro” con le disposizioni Governative cinesi.

Alla fine sembra aver prevalso il buonsenso.

Salomonicamente, la ragione di questo improvviso dietro-front cinese, è stato causato da alcuni seri “problemi tecnici” riscontrati dalle prime installazioni del “Green Dam”.

Infatti, dopo i primi test, sarebbe emerso che la “Diga Verde”, tutto fosse tranne che un “Diga”, visto che oltre creare molti problemi di funzionamento e compatibilità con diversi dei Software installati, rischiava di creare seri problemi di Security, tanto da consentire accessi dall’esterno e ancora peggio, il possibile tele-controllo del PC stesso.

Questi comportamenti, evidenziati anche negli appelli dei principali produttori di Pc mondiali, ha finito per consigliare il Ministero dell’Industria e della Comunicazione cinese di sospendere tutto, a data da destinarsi.

Di sicuro c’è che da oggi il Green Dam è considerata dal Governo Cinese solo una semplice utility gratuita per le scuole e per le famiglie che vorranno installarlo, scaricandolo liberamente dal sito.

Il portavoce del Ministero per le l’Industria e le Comunicazioni comunque ha ribadito oggi come, “l’attivazione del Green Dam, era e rimane un facoltà del singolo utente e non un obbligo”, così come appare semplice anche la sua disinstallazione.

Sui diversi media cinesi si era comunque posto l’accenno su due “problemi” che rischiavano d’intaccare il valore stesso del mercato dei PC, dove la Cina la fa da padrona.

Infatti, i primi produttori che avevano accettato di Pre-Installare il Green Dam come loro richiesto, quali ad esempio la Sony-Vaio, avevano predisposto delle schermate, nelle quali avvertivano l’utente che “non potendo garantire possibili mal funzionamenti connessi all’installazione di questa applicazione, non potevano essere considerati responsabili degli stessi e, soprattutto, non sarebbe stato garantito alcun tipo di assistenza post-vendita per questo tipo di problematica”.

A questo in Cina, si è anche aggiunta la polemica per presunte violazioni della Privacy da parte del Green Dam, tanto che fonti Ministeriali cinesi, si sono dovute affrettare a dichiarare sui diversi media come “non vengano raccolti dati sulla navigazione degli utenti che avessero deciso l’attivazione del Green Dam sul proprio PC”.

Comunque sia, ad oggi il Green Dam è stato scaricato in pochi giorni ben oltre 7 milioni di volte, con punte di 400.000 registrazioni in un solo giorno, numeri incredibili che fanno comprendere come la Cina stesse realmente predisponendosi ad un’adozione sistematica dell’ormai leggendario Green Dam.

Ora c’è da vedere se, dopo aver predisposto nuove release che possano risolvano i diversi problemi riscontrati fino ad ora, possa esistere un Se o un Quando per il ritorno del “Green Dam 2”.

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Lug 03

In Italia, dopo la parola Veline, ne esiste una seconda sulla bocca di tutti: Innovazione!

Bene, mentre la prima non genera ricchezza se non per giornali di gossip connessi, la seconda rappresenterebbe l’opportunità del paese per cercare di crearsi un possibile futuro, al momento compromesso da decenni di scelte errate e miopi, dei diversi Governi e gruppi di potere (lobby) che si sono succeduti.

Siccome non è “mai troppo tardi” per fare la cosa giusta, come del resto stanno facendo tutti i paesi occidentali, alla disperata ricerca di “correggere” l’errato approccio che ha provocato la crisi mondiale in atto, nei mesi scorsi, anche l’Italia aveva dichiarato di voler “riscrivere” il proprio futuro, partendo proprio da una sistematica Innovazione.

Bene, con ansia si aspettava quindi il varo, del “Decreto Anticrisi”, sbandierato per “mari e monti” da Berlusconi, come il “salvavita” per il paese, la pietra miliare per costruirne il futuro.

Leggendolo e rileggendolo sembra però più che un documento che delinea un futuro, qualcosa pensato per il suo passato, tanto che si potrebbe confondere come un atto redatto a fine anni ’60, in pieno boom economico, piuttosto che qualcosa pensato e scritto nel 2009 per gli anni a venire!

Il nocciolo della questione la si trova all’articolo 5, che prevede “uno sconto del 50% sulla tassazione degli utili delle imprese che investiranno per acquistare macchinari e apparecchiature compresi nella divisione 28 della tabella Ateco”.

Avete provato a vedere cosa dice la “mitica” divisione 28 della tabella Ateco?? (vedi Link)

Bene, sorprendentemente alla divisione 28, appartengono tra l’altro:

• Fabbricazione di altri rubinetti e valvole,
• Fabbricazione di altre pompe e compressori,
• Fabbricazione di organi di trasmissione,
• Fabbricazione di cuscinetti a sfere,
• Fabbricazione di forni, fornaci e bruciatori,
• Fabbricazione di ascensori, montacarichi e scale mobili,
• Fabbricazione di gru, argani, verricelli a mano e a motore,
• Fabbricazione di altre macchine e apparecchi di sollevamento e movimentazione,
• Fabbricazione di attrezzature di uso non domestico per la refrigerazione e la ventilazione,
• Fabbricazione di bilance e di macchine automatiche per la vendita e la distribuzione
• Fabbricazione di macchine e apparecchi per le industrie chimiche, petrolchimiche e petrolifere
• Fabbricazione di trattori agricoli
• Fabbricazione di altre macchine per l’agricoltura, la silvicoltura e la zootecnia
• Fabbricazione di macchine per la metallurgia
• Fabbricazione di macchine per l’industria alimentare, delle bevande e del tabacco
• Fabbricazione di macchine tessili, di macchine e di impianti per il trattamento ausiliario dei tessili, di macchine per cucire e per maglieria
• Fabbricazione di macchine e apparecchi per l’industria delle pelli, del cuoio e delle calzature
• Fabbricazione di apparecchiature e di macchine per lavanderie e stirerie
• Fabbricazione di macchine per l’industria della carta e del cartone
• Etc…..

In sostanza pompe, forni, macchine ed utensili ad uso industriale, mentre del tutto assente è qualsiasi investimento in Hardware e Software o innovazione delle tecnologie digitali per le imprese italiane.

Questo “Decreto Anticrisi”, sottovaluta quindi la leva e le potenzialità ricavabili da una sistematica politica nazionale di Innovazione Digitale nelle imprese Italiane, quale azione di contrasto diretta alla crisi in atto, un investimento strategico che come è noto, offrirebbe ritorni 7 volte maggiori rispetto agli investimenti tradizionali.

Ma non solo, non offrendo alcun incentivo alle imprese per “passare al digitale”, si compromette seriamente qualunque possibile recupero della competitività e conquista di nuovi mercati da parte delle PMI Italiane, in un contesto internazionale dove tutti, ma proprio tutti, stanno investendo nel digitale, quale piattaforma sulla quale costruire le future politiche nazionali.

Non è comunque mai troppo tardi!

Ora è il momento di far sentire la voce che “chiede Innovazione”, affinché nei prossimi passaggi del decreto, nella sua trasformazione in legge, possa essere modificato, estendendo gli incentivi anche alle tecnologie digitali.

Sarebbe un atto concreto, immediato, per provare ad uscire dalla “spirale negativa” in cui è precipitata l’economia e l’industria nazionale che oltre frontiera, sempre più fatica a tenere il passo delle altre nazioni, molto più attente al proprio rilancio digitale, di quello che appare essere l’approccio strategico tratteggiato nel decreto appena varato dal Governo.

“Fare innovazione” dovrebbe essere un must e non un’opzione secondaria per un paese moderno che vuole sperare in un concreto futuro.

E questo futuro parte proprio dal definire strategico il “passare al digitale” per le milioni di piccole imprese che invece, giorno dopo giorno, sono costrette ad abbassare la saracinesca, a causa della selezione Darwiniana di un futuro che avanza, ma verso il quale non possiedono gli strumenti adatti per potere sopravvivere, venendo così condannate alla loro estinzione.

Il paese non può attendere oltre: si cominci con il cambiare questo decreto.

Basta poco che c’è vò? PER FIRMARE LA PETIZIONE AL GOVERNO

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Lug 01

Spesso le notizie “vere” si nascondono tra le pieghe del “non detto” mediatico.

Una di queste, clamorosa, sembra confermare che la crisi finanziaria, al contrario della rassicurazioni ufficiali, sembra tutt’altro che in via di soluzione.

I fatti: ieri su Bloomberg vengono battute le dichiarazioni di Stephen Meyerhardt, portavoce del dipartimento del Debito Pubblico di Washington, secondo il quale “i titoli sequestrati a Ponte Chiasso, in Italia, dalla Guardia di Finanza il 4 giugno scorso, sono “chiaramente falsi”.

Ma che cosa è successo il 4 giugno alla frontiera tra Italia e Svizzera di così importante?

La Guardia di Finanza Italiana a Chiasso, in un controllo di routine, ha sequestrato a due giapponesi, Bond Americani per un valore di 134,5 miliardi di dollari.

Tali titoli erano sotto forma di 249 certificati della US Federal Riserve, da 500 milioni ciascuno e 10 “Kennedy Bond” ed altri titoli emessi dal Tesoro americano, ciascuno del valore di un miliardo di Dollari.

La prima cosa che colpisce è il fatto che il più grande caso di traffico illecito di valute della storia, non abbia avuto alcun rilievo sui media di tutto il mondo.

A ciò si aggiunge però un secondo elemento ancora più inquietante: questo tipo di titoli non vengono emessi per i normali circuiti finanziari e bancari, ma solo tra rapporti tra stati e nazioni.

Inquietante quindi è il fatto che qualcuno abbia “provato” a mettere in circolazione un volume così enorme di titoli di stato americani, che rappresenterebbero da soli, il 4° creditore in termini assoluti del Governo Americano.

Ma a rendere ancora il tutto ancora più incredibile è il fatto che la Guardia di Finanza, nonostante la sua notoria grande competenze in materia, non sia stata in grado di evidenziarne subito la illiceità.

Questo è un fatto tutt’altro che irrilevante, visto che la legge italiana prescrive che ogni individuo possa importare o esportare al massimo 10 mila euro senza dichiararlo. Dato che la sanzione in questo caso è del 40% del valore della valuta transitata illecitamente, sarebbero ben 38 Miliardi di Euro di sanzione.

Un mare di denaro, comparabile ad una super finanziaria, che in tempi come questi, sarebbe quindi stato un “bottino” di grande importanza; “piovuto letteralmente dal cielo”.

Tutto qua? Non sembrerebbe.

Le stranezze infatti continuano, visto che per la legge italiana, in casi del genere, in presenza di titoli falsi o valuta contraffatta, la Guardia di Finanza avrebbe dovuto arrestare i possessori e distruggere contestualmente tali titoli.

Al contrario, in presenza invece di titoli autentici, dopo l’identificazione dei possessori, viene emesso verbale non solo di confisca dei titoli stessi ma anche d’ammenda, che in questo caso avrebbe dovuto essere dei fatidici 38 Miliardi di Euro!!.

Allora, delle due una, come mai i due possessori giapponesi sono stati rilasciati senza alcun verbale d’ammenda??

A rendere ancora più strano quanto accaduto a Chiasso, sembra essere il fatto che i due giapponesi avessero con sé documentazioni bancarie che attestavano l’autenticità dei titoli in loro possesso.

Questo sembra quindi incredibilmente confermare che esistono istituzioni bancarie che di questi tempi, sono state tratte d’inganno dai titoli in possesso dei due giapponesi.

La cosa appare incredibile, alla luce delle affermazioni del portavoce del Debito Pubblico Americano, che ora definisce ufficialmente questi titoli “chiaramente falsi!”.

Come mai allora non si è dato ampio spazio ad una notizia come questa?

L’impressione è che ciò confermerebbe come, al di là delle intenzioni, la situazione reale sia molto lontana dallo stabilizzarsi, se appare chiaro in giro esistono titoli così ben contraffatti e di queste entità.

A rischio è tutto il sistema monetario, con il serio pericolo di paralisi degli scambi finanziari e commerciali internazionali.

Anche perché la GdF Italiana, nelle sue dichiarazioni iniziali, parla espressamente che alcuni dei titoli sequestrati, per filigrana e tutta una serie di dettagli, apparivano indistinguibili da quelli autentici.

Quindi quanto accaduto è di una gravità inaudita, perché se i titoli fossero stati autentici, sarebbe la prova evidente che qualche grande investitore internazionale non ha più fiducia nel dollaro quale moneta di riserva e che il sistema di Bretton Woods sia giunto realmente al capolinea, con conseguenze dirette al Commercio Internazionale dei beni.

Non è che tutto ciò sia connesso, in qualche maniera, con le ultime dichiarazioni fatte da Cina e Russia che al prossimo G8 si apprestano a portare la propria “mozione” che intende creare una nuova valuta di riserva, diversa dal dollaro, per stabilizzare il mondo finanziario e il Commercio Internazionale?

Che sia stato questo il motivo per cui Obama, in fretta e furia, proprio in quelle ore abbia invitato Berlusconi alla Casa Bianca per il famoso “caffè riparatore”, per poi far dichiarare al suo responsabile del Debito Pubblico che detti titoli erano falsi, quasi volesse dire agli italiani che li avevano sequestrati (e controllavano), che non potevano avere alcun valore nei rapporti bilaterali tra i due stati?

Ultimo ma non ultimo, non è che in circolazione ci sia una “valangata” di titoli falsi o come storicamente fece anche la nostra Banca d’Italia in periodo bellico, siano stati emessi più titoli di debito pubblico iscritti nel registro nazionale con identico codice e così facendo come allora, si stia emettendo più valuta, di quanto veniva effettivamente dichiarato, tutta autentica?.

E’ questo il “metodo Obama” con il quale si sta cercando di finanziare l’attuale fase americana evitandone il tracollo o è solo un’azione dei nemici degli “americani” che vogliono portare gli Usa al tracollo?

Di sicuro il fatto che sia stata una notizia “bannata” dai principali media mondiali, la dice lunga sulla sua reale importanza, in quanto è evidente che da qualunque punto di vista la si guardi, rischia di mettere “definitivamente” nell’angolo l’amministrazione Usa, trasformando i Madoff e i suoi emuli, in improvvisati truffatori da quattro soldi!

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Giu 29

“Una intesa strategica per gli scambi economici e culturali tra imprenditori Italiani e Cinesi”

Organizzata sotto l’egida del Ministero del Commercio Cinese (Mofcom) e la sponsorizzazione della Camera di Commercio Cinese per l’Import & Export dei prodotti alimentari e prodotti locali, si è svolta a Shijiazhuang, capitale della provincia dell’Hebei, la prima Fiera Internazionale del Leather & Fur.

Presente all’evento, oltre al Vice Ministro per il Commercio Cinese (Mofocm), Mme. Qiu Hong, al Presidente della Camera di Commercio di Beijing (CFNA) Mr.Hou Jianguo e molte rappresentanze diplomatiche internazionali, anche una Delegazione Ufficiale Italiana, guidata dal Presidente della Agenzia per la Cina, Mr. Armando Tschang.

Come affermato in conferenza stampa dal Presidente della Camera di Commercio di Beijing, Huo Jianguo, questo evento intende innovare profondamente l’approccio fin qui avuto dal settore ed essere l’occasione per un approfondito confronto con il mercato e la promozione a livello internazionale dell’industria del cuoio e delle pellicceria cinese.

Nel contempo, si intende favorire l’aggiornamento tecnologico e l’innovazione, per tenere il passo con le nuove tendenze, sia per quanto riguarda le modalità di consumo che le mode del settore, per un sempre crescente sviluppo internazionale.

La Cina è il più grande produttore al mondo di prodotti e capi in cuoio e pellicceria, con un giro d’affari che nel 2008, tra esportazione ed importazione di pelli, pellicce e altri prodotti connessi, è stato di 4,32 miliardi di dollari, coinvolgendo più di 16.000 imprese.

La scelta di organizzare questo importante evento nella capitale della provincia dello Hebei, Shijiazhuang, è legata al fatto che proprio in questa area è presente uno dei poli produttivi più importanti a livello nazionale.

Ma come affermato dal vice sindaco di Shijiazhuang, Zhang Diankui, per quanto importante questo mercato, l’intera filiera deve ancora fare un deciso salto di qualità, un settore dove gli eventi, anche quelli internazionali, sono stati spesso realizzati negli stessi centri di produzione o centri commerciali.

Nel corso della cerimonia d’inaugurazione della Fiera, il Presidente della CCCFNA Mr. Huo Jianguo e il Presidente della Agenzia per la Cina, Mr. Armando Tschang, hanno deciso di sottoscrivere un protocollo d’intesa a supporto delle relazioni economiche tra gli imprenditori e le aziende dei due paesi che operano nel settore dell’Animal-by product, Native Produce e Agroalimentare.

L’accordo raggiunto sarà sottoscritto, dalle parti, durante l’imminente missione economica che il Mofcom ha organizzato in Italia dal 2 al 7 Luglio p.v. a Roma.

In un momento così difficile per l’economia mondiale, il rafforzamento dei rapporti di mutua cooperazione tra Imprenditori Cinesi ed Italiani, al fine di ((Leggi))

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Giu 27

Da tempo si ha una “terribile” crescente sensazione: l’occidente sta naufragando, inviluppandosi su se stesso.

Per uno dei crudeli scherzi della storia, sembra proprio che stiamo vivendo una di quelle fasi di cambiamento epocale che periodicamente spostano gli equilibri del mondo, la centralità dei popoli e determinano la fine di alcuni cicli, così come la nascita di nuovi.

Ma un conto è leggerli sui libri di scuola, un conto è viverli quotidianamente.

Leggendo di come imperi o civiltà, nelle intenzioni destinate all’eternità, in un botto finiscono per poi non lasciare alcun segno dietro di sé, la domanda in questi casi che sorge spontanea è: “come è stato possibile?”.

Bene ora ci si rende conto che l’impossibile diventa possibile, perché semplicemente il mondo avanza e la storia non aspetta nessuno, nemmeno i grandi “Imperi”.

Quindi sono del tutto inutili gli appelli, le giustificazione all’attuale crisi finanziaria da parte di chi ne è stato l’artefice e il creatore del perverso meccanismo che ha portato prima l’illusione di un benessere duraturo e diffuso ma che ora sta risucchiando tutti nel baratro di una crisi senza fondo.

Dopo “scoppole” di questo tenore, è quasi scontato che il “mondo” decida di andare da un’altra parte. Ed è quello che sta succedendo in queste giornate, ma l’occidente si ostina a non pensare sia minimamente possibile.

I giornali occidentali infatti sembrano non vedere i crescenti segnali della fine del ciclo Occidentale e l’inizio di quello che possiamo definire ciclo Orientale.

La “notizia bomba” esploderà a casa nostra al prossimo G8, guarda caso ed incredibilmente organizzato in una zona terremotata quale l’Aquila, quasi fosse una rappresentazione metaforica della situazione finanziaria mondiale.

Il prossimo G8 sarà epocale perché per la prima volta, ed in sede ufficiale, l’Oriente rappresentata da Cina e Russia, chiederà all’Occidente di usare una diversa moneta quale strumento d’equilibrio finanziario del mondo, dando al Dollaro e all’Euro un semplice ruolo di comprimari per il prossimo futuro.

Dopo le sortite ufficiose dei mesi scorsi, soprattutto da parte Cinese in vista del G20 di Londra, adesso la decisione in tal senso è stata presa nell’ultimo incontro dello SCO o più noto “Gruppo di Shanghai”, sigla e gruppo di lavoro che nessun italiano ed europeo conosce ma che rappresenta l’asse che intende ora guidare il cambiamento futuro del mondo.

Russia e Cina, assieme ai propri partner, nel loro ultimo vertice di Ekaterinburg, hanno infatti deciso che sia giunto il momento di creare una nuova moneta comune, stile Euro, con un suo successivo allargamento nel Sud-est asiatico ai paesi dell’Asean.

Calcoli alla mano, stiamo parlando di qualcosa come oltre 2 miliardi di persone, ben 4 volte la popolazione della cara vecchia Europa Unita.

Ma c’è di più. A questo aspetto economico se ne è aggiunto un altro di carattere strategico militare.

Essendo venuta meno una credibile sinergia tra EU e Russia, anche a causa della direzione data da Germania, Francia e le influenza degli USA, ora Mosca, ha deciso di stravolgere il tavolo da gioco, sottoscrivendo un “asse di ferro” con la Cina, a scapito di quello ormai ritenuto “sgradito” con l’Europa.

Sotto la spinta di questo disegno strategico e il motore di Cina e Russia, ora lo SCO intende giocare la carta di diventare anche apertamente un competitore della NATO in Euroasia,

Le conseguenze di tutto ciò saranno incredibili: nonostante la Eu continuerà infatti ad avere rapporti commerciali con la Russia, dopo il vertice di ieri, subirà una perdita della propria forza contrattuale nei confronti delle macroforniture di gas (Russia) e del macrofornitore di prodotti finiti (Cina).

Tradotto, Cina e Russia hanno creato un asse preferenziale, economico e strategico / militare tra loro che porterà l’occidente ad una posizione sempre più marginale. Un esempio? Tutto ciò favorirà l’esportazione di gas russo alla Cina piuttosto che in Europa, con possibili effetti devastanti per noi.

Ma anche i recenti annunci di Obama sul suo piano economico, hanno tutto un altro “sapore” se visti da una diversa prospettiva, finendo per apparire solo il gesto disperato, l’estremo tentativo di opporsi all’intercedere dei cambiamenti della storia: la fine dell’Impero e della centralità Occidentale.

Comunque sia, questa riscrittura della pagina della storia del mondo, incredibilmente ha trovato spazi marginali sui giornali occidentali, per non parlare di quelli italiani, tutti così presi con le fondamentali questioni private e di “catreda” locale, totalmente avulsi dai cambiamenti che presto o tardi finiranno per arrivare come uno tsunami, portando così a termine il lavoro iniziato dalla crisi finanziaria da noi stessi creata.

E un giorno qualcuno, leggendo i libri di storia, si porrà la domanda: “come è stato possibile?”

Cose dell’altro mondo!!!

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Giu 27

La notizia della morte dei Michael Jackson è sulle prime pagine di tutti i media Cinesi.

Ragione di tanto interesse e della profonda commozione di queste ore, è legata a filo doppio con la storia stessa della Cina.

Quando infatti la Cina, gli inizi degli anni ’80, scelse l’apertura al mondo dopo la lunga chiusura precedente, Michael Jackson fu di fatto la prima immagine, il primo “alieno” vero con la quale i cinesi entrarono in contatto.

Mettetevi nei panni dei cinesi di allora, ancora ancorati ad un passato secolare, fatto di suoni e colori stile nostro fine ‘800 e mostrate loro l’attacco di Thriller di Michael Jacskon, con le sue luci e i suoi suoni.

Ecco, forse avrete capito quale sia stato l’effetto per centinaia di milioni di cinesi d’allora: era atterrata un’astronave aliena e dal suo portellone era sceso lui, Michael Jackson.

Non sorprende quindi che questo Alieno, sia poi diventato un autentico mito, ancora oggi attualissimo che come venuto da un altro pianeta e non da alcun altro luogo terrestre, faceva cose mai viste prima.

Prima di tutto nel ballo: in una cultura dove viene insegnato il valore della staticità e dei formalismi, il modo di ballare, i passi di Michael Jackson, hanno contribuito ad insegnare a molti cinesi un uso del corpo e del ritmo fino ad allora sconosciuti.

Cosi come la musica, un uso nuovo del ritmo associato al ballo, che come un’illuminazione, ha folgorato i cinesi che ascoltavano per la prima volta cose del genere, senza la “preparazione” di cui avevamo beneficiato noi occidentali.

Stesso discorso vale per la sua teatralità.

Il modo di vestirsi ed atteggiarsi, sono rimasti talmente impressi nell’inconscio cinese che ancora oggi, sul secondo canale nazionale della CCTV cinese, uno dei principali presentatori di grande successo, veste con uno stile che potremmo dire alla Michael Jackson.

Ma anche l’aspetto per noi più stravagante di Michael Jackson, come i cambi di pelle e di connotati facciali, qua in Cina ha trovato molti proseliti che vedevano in questo alieno, dalla provenienza indefinita, colui che ha stravolto gli stereotipi fino ad allora vigenti, dimostrando come l’essere e l’apparire potessero diventare un tutt’uno, facendo cadere la maschera che distingue un attore dal suo essere umano.

Per cui il fatto che nella sua vita e nel suo essere artista non esistesse di fatto alcuna barriera o distinzione, è stato un insegnamento che ancora oggi, per molti artisti cinesi sembra essere un inarrivabile modello da emulare per arrivare al successo.

Un vero stravolgimento del canone tradizionale dell’essere artista in Cina, dove vivere d’artista, in maniera stravagante, era guardato con grande diffidenza e sospetto.

Tutto ciò lo si ritrova ancora oggi in una mitica pubblicità di questi tempi, dove un ragazzo che si muove in bicicletta nei vecchi e tradizionali quartieri e suona con il suo un gruppo musicale nel chiuso della propria casa, scopre come, mettendo un giradischi sul cerchione della ruota anteriore della propria bicicletta e le casse sul portabagagli, possa, pedalando in totale libertà tra le stesse vecchie case, poter vivere la propria musica, urlando al mondo che tutto ciò è “Amazing”!!!. ( si badi bene è una pubblicità in Cinese!!)

Bene, anche tutto questo si richiama all’Alieno Michael Jackson che ha insegnato ai cinesi come sia possibile trasformare tutto a suon di ritmo, tanto che anche una tradizionale bicicletta può diventare uno strumento con il quale ballare, pedalando.

Ecco cosa è Michael Jackson in Cina, qualcosa di realmente fuori dal mondo e dal tempo, qualcosa che non sembra essere mai stato veramente reale, tanto era diverso, tanto che ora, più che vivere un lutto, sembra semplicemente partito per un lungo viaggio, tornando oggi sul suo pianeta, portandosi dietro tutta la gratitudine dei milioni di cinesi per i quali, dopo aver incontrato questo Mitico Alieno, il mondo non è stato più lo stesso.

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Giu 23

I giornali e le televisioni cinesi, in questi giorni, hanno dato parecchio spazio a quanto sta accadendo in Iran, senza alcun trasporto, non evitando di segnalare gli elementi oggettivi a dimostrazione di possibili brogli che sembrano aver inficiato i risultati delle ultime consultazioni elettorali.

Ma non solo, quanto sta accadendo per le strade di Teheran, è sotto l’attenta osservazione della lente delle autorità cinesi, per tutta una serie di motivi strategici.

A prescindere dal “regolamento dei conti interni” in corso, di cui i cinesi alla fine, sembrano fondamentalmente poco interessati, forte è la preoccupazione che l’Iran possa essere la miccia di una esplosiva situazione per tutta l’area.

Non va infatti dimenticato come anche il Pakistan, di questi tempi stia attraversando una profonda crisi interna, con un governo ancora condizionato dalla morte della vera leader del paese, Benazir Bhutto, fantasma che continua ad aleggiare sul marito, salito al governo dopo la sua morte, ma che non sembra avere i numeri e il carisma per gestire una situazione così complessa.

Per poi non parlare della Corea del Nord, dove le notizie si ricorrono di continuo, segnalando una instabilità profonda e di difficile lettura, una situazione che potrebbe anche trasformarsi in guerra aperta, stando alle minacce degli stessi Nord Coreani, nel caso di interferenze o blocchi navali.

Stesso discorso vale per l’Afghanistan, dove la situazione militare sul terreno non evidenzia un reale controllo da parte del governo Afgano che al contrario, sembra ancora in balia delle volontà talebane e necessiti della presenza della coalizione internazionale per non venire sopraffatta.

Bene, tutti questi focolaio di fatto sono ai confini della Cina, che quindi, più di tutti, è preoccupata che un’escalation, anche in solo uno di questi paesi, possa destabilizzare l’intera area e finire per obbligare qualche tipo di intervento diretto dagli imprevedibili risultati.

E’ quindi per questo che i cinesi, nei giorni scorsi, hanno lanciato agli Americani un messaggio chiaro: non “destabilizzare” l’Iran.

Ciò non significa che intendono salvare l’attuale amministrazione Ahmadinejad, ma vogliono evitare che continuando a soffiare sul “fuoco” della rivoluzione di piazza, questa possa non fermarsi solo a Teheran.

I cinesi sono infatti consci che le elezioni sono state falsificate, tanto che da avere ragionevoli informazioni per pensare che Ahmadinejad non sia arrivato nemmeno secondo ma addirittura terzo nella recente tornata elettorale.

A preoccupare i cinesi, è l’essenza stessa della struttura del “Potere” in Iran e la sua forte componente religiosa, base del supporto all’attuale amministrazione.

Questo fatto, porta gli analisti cinesi a non pensare che la situazione si normalizzerebbe anche dopo il ripetersi di una “normale” tornata elettorale, perché non è escludibile che Khameini finanche sconfitto democraticamente, possa poi accettare la situazione, dando così inizio ad una guerra civile che trasformerebbe l’Iran in qualcosa di simile all’attuale situazione Afgana.

Tra l’altro, dopo queste elezioni, i cinesi non ritengono più lo stesso Ahmadinejad un problema come prima, vista la debolezza con cui dovrà fare i conti in futuro, elemento che potrebbe, più di qualsiasi ulteriore pressione esterna, aiutare a ridurre le velleità nucleari Iraniane e le sue posizioni radicali sostenute in passato, aiutando così a trovare una soluzione da tempo auspicata.

Questo sembra quindi essere il punto fondamentale che distingue la posizione Cinese da quella Usa, che al contrario dei cinesi, vorrebbero estromettere Ahmadinejad, senza però avere garanzia che il subentrante, possa rappresentare una vera svolta stabilizzatrice per il paese.

Ma visto l’evolversi delle precedenti crisi in Iraq ed Afghanistan come non dargli torto?

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Giu 21

Ricevo parecchie email che mi chiedono del come mai di “questo silenzio” sia su Affari Italiani che sul Blog.

Una risposta a questo punto è d’obbligo.

Sono rimasto “senza parole” di fronte al livello (bassissimo) di quanto sta accadendo in Italia.

Faccio infatti molta fatica, a riconoscermi in questo “pattume”, qualcosa più da Reality di bassa lega o da D-movie, sicuramente ben lontano dal paese che, nel mio piccolo, vorrei avere l’orgoglio di rappresentare qua in Cina.

Una offesa quotidiana al buon senso, ai valori fondanti questa, ormai, impazzita democrazia che sa più di “pazza anarchia”, dove non esiste più alcuno spazio per cercare di fare proposte, costruire alternative, innovare verso il futuro.

Tutto ciò perché semplicemente non interessa, nè ai vertici (solo presi a darsele di santa ragione!) ma ciò che è peggio, nemmeno alla stragrande maggioranza dei miei connazionali, che coscientemente (perché si va ai seggi coscientemente!!!), continuano a votare sempre gli stessi “protagonisti” che hanno ampiamente dimostrato cosa e come intendono portare avanti il “Bene Italia”.

Per cui ho preferito, un triste, riflessivo silenzio, piuttosto che aggiungere un’ulteriore voce o mie (inutili) riflessioni, al rumore di fondo da “mercato del pesce” di questi tempi, sperando che nel frattempo potesse arrivare “la quiete dopo la tempesta!”.

Ma ora, spronato da chi mi scrive e mi ha manifestato la sua “voglia” di leggere un punto di vista “non allineato” e “fuori dal coro”; non posso che accettare l’invito a tornare nel mettere in “parole” ed immagini, i pensieri e le sensazioni dal mio osservatorio, perché “volenti o nolenti”, non possiamo proprio permettere che gli ideali e i valori italiani vengano ancora barattati con inutili futuri “successi” ai botteghini del gossip nostrano.

Il mondo intero ci guarda, “sbigottito”!!

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Giu 21

(Pubblicato su Affari Italiani il 2 Giugno per la Festa della Repubblica, ma ancora “estendibile” anche alle giornate odierne)

Oggi è il giorno della “Festa della Repubblica”, il momento più alto, la giornata del ricordo del “nuovo inizio” e del futuro che gli Italiani del periodo post bellico decisero per il proprio presente e quello delle generazioni a seguire.

Oggi è anche il giorno che più di altri, mette in “riga” gli ultimi accadimenti da prima pagina italiani, offensivi più che per il merito delle questioni, per i modi, in totale “spregio” proprio ai valori di unità e civiltà emersi in quelle giornate, dopo la terribile guerra civile di allora.

Una vergogna, per l’incapacità dei nostri rappresentanti politici, di comprendere l’altezza del ruolo (e responsabilità) cui sono chiamati e come le dolorose conquiste di allora, libertà e democrazia (e rispetto civile), ora non possano essere messe in secondo piano o peggio disilluse, per questioni “strettamente personali” ( e di potere).

Non importa in questi giorni chi abbia ragione e chi torto, chi abbia iniziato prima e chi abbia dovuto rispondere per “le rime”.

Di sicuro, questo litigare tra “cani e gatti”, non appartiene, non assomiglia per nulla al “sogno” di una civile convivenza su base democratica chiamata Italia, sogno tutt’ora vivo nella maggioranza degli italiani e che ebbe inizio proprio quel 2 giugno di tanti anni fa.

Ma non solo. La storia del nostro passato glorioso avrebbe dovuto esserci d’insegnamento: una società evoluta e (troppo) benestante, quando vive “beandosi” delle proprie conquiste, rischia per proprie stupide “nefandezze”, di finire in un vortice involutivo che la porta, presto o tardi, solo verso la propria decadenza ed estinzione.

Il mondo ci conosce (e ci rispetta) per il nostro passato glorioso, di un impero che insegnò la civiltà a metà delle terre emerse di allora, ma che ad un certo punto fu troppo preso a “discutere” delle proprie “fondamentali questioni private” di allora e che fu spazzato via dai rudi “barbari” di quel tempo, relegando così tutti i discendenti (noi), a subire la perenne “subalternarietà” dei successivi secoli.

I segnali di questo “arretramento” sono da tempo evidenti, uno su tutti: il -6% di PIL, con pochi uguali al mondo!!.

Ma nonostante tutto, c’è chi ancora spera di voler vincere la “propria guerra”, attraverso l’annientamento del concorrente, dimenticandosi che sarà solo una vittoria di Pirro, un abbraccio mortale per entrambi i contendenti, visto che il vincitore non potrà “bearsi” di alcunché agli occhi del mondo (ed Italiani) che in queste ore assiste incredulo, basito, alle puntate della telenovela italiana.

Auguriamoci che le riflessioni istituzionali e personali fatte durante questa giornata speciale, vadano oltre le solite apparenze e possano far ravvedere i molti, troppi “tifosi” di questa assurda partita.

Ciò per consentire di far ritrovare vera dignità ed unità a tutti gli italiani, siano essi ricchi e poveri, giovani e vecchi, bianchi e neri, uomini e donne, per poter andare al prossimo voto elettorale di domenica, certi che la strada iniziata quel 2 Giugno, sia stata veramente la scelta giusta per un duraturo benessere di padri, figli e nipoti.

Non permettiamo che sia ancora una volta “la fine dell’Impero”!!!

Il mondo ci guarda!!

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Mag 20

Love Land di Chongqing è stato chiuso o meglio non sarà mai aperto!

A seguito del clamore suscitato alla notizia della sua prossima apertura, sono continuate per tutto il fine settimana le discussioni tra i favorevoli e i contrari.

Alla fine hanno prevalso questi ultimi e contrariamente a quanto annunciato venerdì dagli organizzatori, il parco del sesso cinese non vedrà mai la luce, perché è stato considerato dalle autorità locali “too hot”, troppo provocatorio.

Tutto è accaduto a seguito della vista del responsabile del locale dipartimento per la pubblicità di Chongqing, He Shizhong.

Dopo la sua visita alle gigantesche riproduzioni di organi genitali maschili e femminili, la costruzione di Love Land è stata bloccata ed è stato dato ordine di distruggere tutte le statue, di quello che le autorità locali non hanno esitato a definire, “volgare, da malati di mente e diseducativo”.

Chongqing non se l’è sentita di essere ricordata nel mondo per questa “stramberia” e ha preferito impedirne la costruzione, lasciando invece inalterato il progetto delle altre attrazioni turistiche previste nel progetto originario.

Sui giornali cinesi, la notizia è stata data con annesso anche un interessante ed esplicativo commento del sociologo della Peking University Xia Xueluan: “il sesso è una questione privata, non una è una questione da pubblicità”.

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Mag 18

In Cina il tema del sesso è ancora in una fase, per così dire “embrionale”, traducibile dalle nostre parti: un tabù.

Ragioni storiche, fortemente radicate nella società cinese, suggeriscono ancora oggi comportamenti ben lontani dai nostri.

Un esempio? Il decoltè delle cinesi. Che siano ricche, famose, attrici o donne comuni, sarà rigorosamente casto e strategicamente coperto.

Da ciò non sorprende che rimangano sorprese nel vedere come , al contrario, in occidente sia del tutto normale incontrare per strada donne che, secondo i canoni cinesi, hanno vestiti con scollature esagerate ed imbarazzanti.

E tutto ciò senza dover scomodare attrici o attricette dalla facile popolarità o da gossip patinato, basta infatti un normale vestito primavera - estate con qualche scollatura, per scatenare questa immediata reazione.

In questa Cina contemporanea, non può quindi che sorprendere che qualcuno si azzardi a lanciare l’iniziativa di creare un Parco tematico dedicato completamente al sesso.

Questa “incredibile” progetto sarà aperto il prossimo ottobre a Chongqing, metropoli nell’ovest cinese ed avrà un nome suggestivo: “Love Land”.

Le finalità indicate dagli organizzatori di questa iniziativa, dove sculture di nudi o le repliche dei genitali saranno gigantesche, appaiono però prima di tutto sociali.

Infatti, con l’apertura di questo parco, intendono contribuire a far cadere molti dei tabù attuali che non consentono di dare una corretta informazione sul sesso e sulle pratiche connesse e di protezione, come le misure contro l’AIDS o il corretto uso del preservativo.

Comunque sia, la notizia della prossima apertura di un parco tematico dedicato al sesso, come prevedibile, ha già scatenato reazioni controverse in Cina.

C’è chi lo considera volgare, chi invece pensa possa essere una buona idea. Sulla rete cinese il dibattito si è fatto acceso, tanto che un blogger dello Shandong è arrivare a definirlo “un luogo da persone malate”.

Per contro, altri blogger sottolineano che oltre ad andarci a visitarlo non appena aperto, ritengono sia un’iniziativa corretta ed importante, che consentirà di parlare di sesso più liberamente di come fatto fino ad ora, per farlo così diventare parte della qualità della vita di ciascuno, senza troppi timori e paure, retaggio spesso del passato.

Di sicuro questo luogo che apparirà più un “accentrino” museo a cielo aperto, dove saranno ospitate mostre fotografiche sulla storia del sesso e workshop sulle tecniche del sesso, attirerà molti visitatori e per Chongqing potrebbe diventare un’icona da esportazione, alla pari di altri Parchi tematici di ben altro tipo.

Comunque la si veda, il promotore di Land Love, Lu Xiaqing, appare molto fiducioso, forte anche del fatto che l’idea non è così originale (e provocatoria), essendogli venuta dopo la sua visita al parco di Jesu nella Corea del Sud e di augurarsi che la sua iniziativa possa essere “un supporto ed un aiuto che consenta agli adulti cinesi di avere una armonica vita sessuale”

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Mag 02

Scene da film ieri all’aeroporto di Shanghai, all’arrivo del volo AM098 della Mexican Airline. 
Non appena atterrato, ai passeggeri non è stato permesso di scendere. Sull’aeromobile sono invece saliti gli ispettori del locale ufficio di “Ispezione e Quarantena”, che in tuta stile CSI, hanno controllato uno ad uno tutto i passeggeri e verificato le loro temperature corporee, attraverso uno scanner ad infrarossi portatile.
Sotto la scaletta dell’aereo, erano nel contempo pronte per qualsiasi emergenza, ambulanze e personale medico, per un immediato intervento e messa in quarantena, di qualsiasi caso sospetto si fosse manifestato.
Nonostante nessuno dei passeggeri avesse comunque evidenziato alcuna anomalia, passeggeri e membri di equipaggio, sono stati poi accompagnati attraverso un corridoio appositamente predisposto, verso i relativi controlli di polizia e sdoganamento.
Il tutto si è concluso, nel migliore dei modi anche se dopo 3 ore dall’arrivo all’aeroporto, ben tre volte il tempo medio che necessita normalmente.
Quanto accaduto ieri a Shanghai, è conseguente all’avvenuta riattivazione delle misure d’emergenza già utilizzate per combattere la SARS del 2003 ed ora utilizzate per cercare di prevenire la diffusione dell’influenza suina anche in Cina.
Misure che ora interessano tutta la città, secondo lo schema preventivo definito dai cinesi, basato su tre priorità: comunicazione, isolamento, trattamento.
Quindi da ieri, tutti gli ospedali della città hanno ricevuto l’ordine di controllare in maniera particolare il decorso di chi presenta sintomi anomali e febbre superiore ai 38.5 gradi. Saranno comunque isolati anche pazienti con sintomi simil – influenzali e i controlli saranno estesi anche a tutti coloro che possono essere entrati in contatto con il paziente di recente.
Sono stati inoltre già stati preparati 3 diversi gruppi per il monitoraggio, prevenzione e il trattamento, così come si sono già stati effettuati i training sia ai dottori che agli infermieri, relativamente alle procedure e alle attività in presenza di casi di influenza suina, così come sono stati distribuiti i medicinali per qualsiasi evenienza.
Ma tornando ai controlli agli aeroporti, situazioni simili a quella descritta per la Mexican Airline, si ripeteranno sicuramente anche in futuro, così come sono stati riattivati i controlli di scanner per le temperature corporee prima dei controlli di polizia.
Attenzione quindi per chi dovesse arrivare in Cina nei prossimi giorni, visto che il limite di temperatura che attiva l’immediato isolamento e le procedure di controllo scattano a soli 37.5°.
Ma mentre i cinesi stanno controllando e cercando di evitare l’ingresso della influenza suina nel paese, è crescente il fenomeno dei turisti cinesi che annullano i propri viaggi in Messico, Usa e anche Europa, non essendo ancora chiaro l’evolversi della situazione e i rischi reali di contagi in quelle zone.
Al momento in Cina non sono stati segnalati casi d’influenza suina. 
Il paese sembra essere comunque pronto a combattere una “guerra” senza quartiere con questa possibile Pandemia, forte anche delle terribili esperienze degli anni scorsi che ne hanno affinato i metodi e i mezzi per farne fronte.

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Mag 02

Oggi in Cina si è festeggiato l’inizio conto alla rovescia dell’Expo 2010 di Shanghai.

Con cerimonie a Beijing, Hong Kong e Shanghai si è dato inizio anche al programma delle centinaia di migliaia di volontari che faranno da motore della manifestazione.

Al momento affinchè l’EXPO cinese sia perfetto, manca ancora all’appello l’ok degli USA che ancora non hanno trovato copertura finanziaria per l’evento.

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Apr 30

Nella storia, lo sport e la musica, sono state molte volte capaci di arrivare a risultati inaspettati, dove invece la diplomazia aveva spesso fallito.
Il concerto di domani, offerto dal Presidente della Repubblica Giorgio Napoletano a Papa Benedetto XVI e che si terrà a Roma nella sala Nervi alle ore 17,15, sembra essere uno di questi momenti.
Oltre a rappresentare una occasione d’incontro tra le Istituzioni Italiane e Vaticane dopo il caso Eluana, sarà caratterizzato anche da un altro aspetto: a dirigere l’Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi, sarà la Direttrice d’Orchestra Cinese Xian Zhang.
Un debutto di grande importanza per il nuovo Direttore Musicale dell’Orchestra Verdi, carico di significato, che fresca di nomina, si troverà domani “catapultata” in questo importantissima evento.
Nata a Dandong, 36 anni, sposata e recentemente divenuta madre, Xian Zhang, con la propria musica, sembra essere anche una incoraggiante portatrice di un messaggio positivo, che si spera, sia il preludio per sempre migliori relazioni tra Santa Sede e Cina.
Direttrice di grande spessore e di grande esperienza, nonostante la giovane età, dopo le sue brillanti recenti esperienze alla Filarmonica di New York e all’Orchestra Sinfonica di Chicago, si è fatta anche molto apprezzare in tutta Europa per la qualità delle sue esecuzioni.
Nonostante tutto ciò, Xian Zhang non esista a sottolineare come “senta” molto l’evento di domani, anche perché il suo “insigne spettatore” è anch’esso un fine musicista, “elemento di cui ho tenuto conto nella stesura del programma del concerto”.
E la Verdi, diretta dalla “effervescente” bacchetta della Xian Zhang, eseguirà domani un programma articolato, tra cui Haydn (Sinfonia n. 95 in Do minore), Mozart (Sinfonia n. 35 in Re maggiore K. 385 e Ave verum Corpus K 618), Vivaldi (Magnificat in Sol minore RV 611).
All’evento, che sarà trasmesso in diretta televisiva da RaiTre e da Radio Vaticana, parteciperanno le più importanti autorità Vaticane, esponenti del mondo politico ed Istituzionale, della finanza, della cultura e della società Italiane
Comunque sia, tutti gli occhi domani saranno puntati proprio su Xian Zhang e la sua Orchestra, che la stessa Zhang si augura di trasformare in una delle 20 Orchestre più importanti al mondo.
Dalla Cina” ha affermato la Zhang, “in molti mi hanno chiamato, dicendosi orgogliosi che una donna cinese dirigesse un concerto per il Papa”.
E noi dalla Cina, non possiamo che farle un “in bocca al lupo”, per questo importante concerto e per tutto quello che potrà fare per ridare smalto alla Verdi e lo spazio che merita, nel contesto musicale internazionale. 

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Apr 26

Oggi è il 25 aprile, una giornata di unità e della memoria che dovrebbe sancire la liberazione, la fine di un periodo bellico e l’inizio del folgorante periodo che ha trasformato l’Italia da potenza militare, a potenza industriale.
Bene, nemmeno oggi si riesce a vedere alcuna unità d’intenti, che per colpa dei retaggi, delle convinzioni e delle contrapposizioni di oltre 60 anni fa, non riescono a dare ancora “pace” nei ai vivi, ne ai morti, di quel terribile periodo: la guerra civile italiana.
Si, perché dai battibecchi di queste ore, appare evidente che ancora oggi esiste una parte del paese che pensa che l’altra non sia degna di esserlo.
Una contrapposizione fatta di parole e valori di un’altra epoca, del tutto fuori luogo nel mondo che avanza e verso il quale ci dovremmo invece trovare uniti e fraterni, in quanto tutti Italiani.
Oggi non è il momento di rilanciare preconcetti, classicismi politici o presunte superiorità di “casta”, sicuramente è il momento per guardare a quel periodo come l’insegnamento di quanti dolori e tormenti si possono scatenare, se un popolo non trova il modo di vivere in una civile convivenza.
Le nuove generazioni e i milioni di italiani all’estero, non sono più con gli occhi al passato, ma sono concentrati sul come costruire il proprio futuro e quello del paese a cui sono comunque profondamente legati, quindi sentono molto lontano da loro questo rimpallarsi in madre patria, dei “velati insulti” che le parti, come se ancora si fosse a quelle giornate, continuano a lanciarsi in queste ore.
Se vogliamo che l’Italia sia un giorno ancora migliore e che l’unità, il vivere in pace che è stato conquistato allora, continui ad essere un valore comune e duraturo, occorre sicuramente ricordare quelle giornate ma smetterla di “attualizzarle” o peggio strumentalizzarle, per questioni e beghe odierne.
Occorre da parte di tutti maggiore senso di responsabilità e rispetto per i tanti, comunque Italiani, che persero la vita in quelle tristi giornate, che ci auguriamo non debbano più far parte del futuro del nostro paese.
Grazie per l’attenzione. Un Italiano a Shanghai

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Apr 24

Al Boat Show 2009 di Shanghai, la fiera per la nautica di diporto, l’Italia ha fatto la parte del leone, rappresentando la più grande presenza internazionale.
In linea con la propria leadership di mercato, quale primo importatore in Cina, l’Italia si dimostra ancora una volta leader incontrastata nei settori di nicchia ad alto valore aggiunto, legati al Lusso e ad una qualità della vita d’altissimo livello.
Assieme ai nostri “campioni” di mercato, quali Ferretti e Azimut – Benetti, il resto della presenza Italiana era organizzata dall’ICE e dove erano presenti altre nostre “perle” nel campo della cantieristica ed accessori per barche da diporto di lusso.
All’interno di questa delegazione italiana, quella proveniente da La Spezia è apparsa la più numerosa, una missione di alto livello, organizzata dalla Camera di Commercio locale, che sotto la supervisione della responsabile del progetto, Simona Martucci, ha così lanciato la propria sfida al mercato cinese.
Quale è la situazione del mercato italiano su questo segmento di grande tradizione per l’Italia, come quello del diporto di lusso?
L’Italia rappresenta il primo importatore sul mercato cinese, avendo superato l’anno scorso la concorrenza americana, ma il mercato del diporto cinese è solo nella sua fase embrionale, visto che la legislazione cinese non consentiva, fino ad ora, alcuna azione in grado di farlo crescere”.
La Cina nel 2008, ha rappresentato per le aziende italiane un fatturato di 18 Milioni di dollari, con una quota di mercato del 36% ed un incremento, su base annua, del 196%. Gli Usa seguono con una quota di mercato del 26,7%, mentre molto distanziata appare la UK, con una quota di solo il 10,6%.
Quali sono gli aspetti che hanno cambiato lo scenario di mercato attuale e che ne favoriranno la crescita?
Uno in particolare, quello che ora la nuova legislazione cinese supporta la creazione di nuove marine, vista la possibilità introdotta di recente, di poter navigare liberamente per le coste, elemento che consentirà di creare un network di porti ed approdi, in grado di offrire gli spazi per un’attività di diporto, al momento, ben al disotto delle reali potenzialità.
Una impressione sul Boat Show 2009 in corso a Shanghai.
“Sarà la crisi internazionale o altro, ma appare meno frequentata dell’anno scorso. Anche qualche stand dei leader di mercato risulta più contenuto, rispetto a quello dell’edizione precedente.”
Un esempio emblematico è poi la presenza Francese, che occupa un quarto della Hall utilizzata anche dall’Italia, ma a differenza della scorsa edizione, è semplicemente una presenza istituzionale, dove, a parte zodiac, risulta evidente l’assenza delle imprese.”
La Spezia è il “pezzo forte” della presenza Italiana qua a Shanghai, un segnale o una missione?
Tutte e due le cose, ma anche e soprattutto perché la nostra area presenta parecchie eccellenze molto richieste dal mercato cinese, come nel caso della Schiffini, che fa cucine per barche di lusso e che recentemente ha aperto il proprio ufficio in Cina.” 
Cosa cercano in Cinesi che vengano in Fiera?
Il nostro stile e il nostro design. Sono attentissimi e cercano di entrare in contatto con le nostre imprese per poter “apprendere” come il design possa coniugarsi con la progettazione e la costruzione di barche da diporto e Super Yacht.
Ma non temete nella concorrenza futura?
Forse in futuro, ma le nostre aziende sono posizionate sull’alta gamma e sulle costruzioni di una nicchia dove i cinesi non hanno, al momento, alcuna preparazione ma soprattutto, che sia “Made in Italy”, continuerà per molto tempo a rappresentare un must imprescindibile per gli esigenti clienti cinesi.
Per esempio società quali i Cantieri Leonardo, qui presenti a Shanghai, rappresentano livelli di stile difficilmente copiabili da chiunque, per questo motivo gli armatori cinesi, al momento, preferiscono discutere su come aggiornare i progetti, adattandoli alle esigenze del cliente cinese, spesso così diverse da quella occidentali.
Quali differenze e quali update progettuali sono richiesti in particolare dal cliente cinese??
Beh, una su tutte: il karaok a bordo, uno spazio di ricreazione tipico nella società cinese, non previsto nelle progettazioni occidentali, ma imprescindibile nel setup richiesto dai clienti cinesi.
La ricerca gioca un ruolo importante in questo settore?
Indubbiamente si, tanto che a giugno organizziamo a La Spezia il Sea Future, una fiera dedicata all’innovazione e ricerca, dove saranno presenti centri di ricerca ed imprese, ideatori, produttori e distributori di attrezzature e tecnologie per il mare.
Uno stato dell’arte sull’innovazione per l’intero settore che rappresenta il fiore all’occhiello per l’industria italiana e un’eccellenza che sempre più in futuro ci si augura, possa trovare sempre maggiori spazi qua in Cina.
Ancora una volta dalle nostre “piccole” realtà e province, come nel caso di La Spezia, si sta evidenziando il segnale di una riscossa italiana e un “avanti tutta”, che sembra voler cavalcare l’onda della ripresa mondiale, che dovrebbe, proprio dalla Cina, iniziare a partire dal 2010.

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Apr 22

Nella corsa alla prevenzione sui terremoti, una notizia importante arriva da Taiwan e sembrerebbe dimostrare come i terremoti possano venire previsti.
Infatti in questi giorni, un gruppo di ricerca ha creato un dispositivo low-cost che può prevedere i terremoti 30 secondi prima che avvengono, tempo sufficiente per gli avvertimenti fondamentali in caso di calamità del genere. 
”Il dispositivo può rilevare un imminente terremoto, la sua velocità ed accelerazione ed elemento fondamentale, consente di valutarne la magnitudo in modo da potere mettere istantaneamente in guardia i treni, gli impianti di gas naturale ed elettrici, così da chiudere le forniture prima che il terremoto avvenga”, ha detto Wu Yih-min, ricercatore presso l’Università Taiwan, Dipartimento di Geoscienze. 
Lo strumento, costruito dopo 5 anni di ricerche, è più preciso rispetto ad analoghe tecnologie utilizzate all’estero e potrebbe costare il meno 10.000 dollari Taiwanesi,(US $ 302). 
“Siamo in grado, 30 secondi prima che avvenga, di stabilire se è un piccolo o grande terremoto, la sua scala e anche la quantità dei danni ipotizzabili”. 
Il dispositivo si avvale di un chip che costa solo pochi dollari e può essere molto semplicemente posizionato dove non possa subire ulteriori scosse se non quelle da terremoto. 
”Le scuole, i sistemi ferroviari e le centrali nucleari potrebbero trarre vantaggio da questa tecnologia”, ha detto Kai Kuo-wen, il direttore del centro sismologico di Taiwan, che ha collaborato attivamente aiutando l’Università nelle fasi di test del dispositivo. 
I ricercatori Taiwanesi devono ora capire come collegarlo al sistema di allarme esistente sull’isola.
Insomma Taiwan, una delle aree più colpite dai fenomeni tellurici, sembra dimostrare che la ricerca e il lavoro di squadra tra le diverse istituzioni preposte, possa dare concreti ed incoraggianti risultati sul fronte del monitoraggio e previsione.
Ora occorre raccogliere il messaggio e cercare di creare una nostra seria ricerca in un settore che possiamo sicuramente definire strategico, per la salvaguardia e la incolumità della popolazione e così col tempo, lasciare sempre meno spazio al “fatalismo” e all’imponderabile. 

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Apr 18

Di questi tempi, per noi Italiani andare ad una fiera sul turismo in Cina, rischia di essere sempre una deludente esperienza.

E’ stato così anche alla WFT di Shanghai, la fiera dell’Outbound turistico cinese che si è appena terminata.
Per capirci, è la fiera dedicata alle destinazioni internazionali da offrire gli operatori professionali cinesi e cercare di intercettare il flusso delle decine di milioni di cinesi che sempre più amano viaggiare oltre frontiera.
Bene, a parte la “solita” Costa Crociere, oramai di casa in Cina, sembrava proprio che ancora una volta la presenza italiana fosse nulla.
Ma quando tutto sembrava perso, all’orizzonte, abbiamo scorto un’altro “capitano coraggioso” italiano, ma a sorpresa, non una nostre ben note destinazioni tradizionali, bensì è apparsa la Sardegna, o meglio lo stand del Comune di Olbia.
Una volta approdati in questo angolo d’Italia, all’Assessore del Turismo del Comune di Olbia, Vanni Sanna, presente a Shanghai, la prima domanda non è potuta che essere, “qual buon vento da queste parti?”, complici anche le splendide immagini del mare della Sardegna.
La risposta non si è fatta attendere “di fronte all’aria di crisi internazionale di questi tempi, è importante, fondamentale attivarsi per aprire nuovi mercati ad un prodotto speciale come quello di Olbia e della Sardegna”.
L’Asia, con le sue crescenti potenzialità in termine finanziari ed economici, “è da tempo una scelta sulla quale, come Comune di Olbia, ci siamo concentrati e creare nuovi consistenti flussi turistici che possano estendere il periodo delle vacanze, oltre a quelle tradizionali attuali”.
La Cina, segue la positiva esperienza dell’anno scorso già fatta a Singapore”, un’autentica sfida dalla quale l’assessore Sanna si aspetta però molto, anche vista la quantità e la qualità dei contatti avuti in questa fiera di Shanghai.
Ma quale “offerta” Olbia ha portato in mostra a Shanghai?
L’assessore Sanna non ha dubbi: “la nostra qualità della vita!!”
Qua a Shanghai i cinesi sono rimasti letteralmente affascinati dalla “purezza” di quest’angolo di paradiso nel centro del mediterraneo, dove la limpidezza del mare e la qualità dell’aria rappresentano per loro, una irresistibilmente attrazione”.
Ma quali armi può avere Olbia e la Sardegna, per intercettare i flussi ad altre mete già note ai cinesi, quali la Grecia e la Turchia?
L’assessore Sanna anche in questo caso non ha dubbi: “Offrendo loro la possibilità di vivere un’esperienza unica di Lusso e Stile italiano, circondati dalla nostra incredibile natura”.
Una SPA a cielo aperto, dove i cinesi possano sentirsi cullati e coccolati con emozioni a 360° e dove i sogni dei cinesi, possano diventare realtà.
Quale è il target di turista cinese cui si rivolge l’offerta di Olbia?
Sicuramente quello medio-alta ed altissimo, quel turismo d’elite che già ora vede nella Sardegna e le sue coste, il proprio luogo privilegiato per avere momenti d’autentico relax unici al mondo”.
Quali i numeri che vi attendete dai flussi turistici cinesi?
Beh, va considerato che ad oggi partiamo da zero, ma dagli incontri con le nostre controparti cinesi di queste ore, appaiono evidenti le potenzialità del mercato cinese. Ci auguriamo che nei prossimi anni 20 / 30 mila cinesi decidano di fare le proprie vacanze in Sardegna, sperando poi che ne divengano degli habituè.
Quale è la strategia che avete in mente per “conquistare” i cinesi?
Una strategia mista, dove agli scenari e all’indubbia ospitalità a 6 stelle che possono trovare da noi, si aggiungano i gusti, i sapori e gli odori tipici della nostra terra. In linea con questo approccoi,  sarà la prossima azione promozionale alla FHC 2009 di Shanghai ad ottobre, proprio dedicata al food ed alla ospitalità.
Per finire, una parola sulla Sardegna del post Soru.
“Finalmente la regione potrà tornerà a volare presto, avendo dopo le nuove elezioni, ritrovato una dimensione unitaria e nuovi entusiasmi, dopo i “troppi personalismi” dell’era Soru che aveva illuso la maggioranza dei Sardi ma che è miseramente franato davanti alla verifica dei fatti successivi.”
“Ora ci si augura che sempre più cinesi scoprano la Sardegna, sarebbe un modo per internazionalizzare la nostra splendida terra, valorizzandone l’attuale proposta turistica e contribuire alla crescita economica complessiva dell’Isola.”
Aria nuova, aria fresca, aria di mare a Shanghai dalla Sardegna, una risposta concreta alla “immobilità” attuale delle nostre organizzazioni nazionali preposte a valorizzare l’Italia agli occhi dei potenziali turisti cinesi, un’azione di sistema che si spera presto ci sarà ma che sicuramente potrà trovare molti spunti e stimoli da questa genuina “voglia di mettersi in gioco”, come dimostrato qua a Shanghai dalla comunità di Olbia.
Magari non un campione del turismo odierno dalla Cina, ma con questa voglia di fare, sulla buona strada per imporsi all’attenzione del mercato turistico più grande al mondo.

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Apr 16

La Cina ha pubblicato la propria “Charta sui diritti umani”, intitolata “Piano d’Azione per i diritti umani (2009 – 2010)”.
Questo documento, che potremmo definire “operativo”, definisce sia le linee guida che quelle d’azione per l’applicazione e la salvaguardia dei diritti umani, in tutta la nazione e a tutti i livelli.
E’ un atto importante e concreto, che dimostra come in Cina, il tema dei diritti umani, sia realmente entrato, con forza, nell’architettura delle fondamenta dello sviluppo prossimo futuro del paese.
54 intense pagine che vanno lette tutte d’un fiato, suddivise in 5 capitoli:

  • Diritti Sociali, Culturali ed Economici 
  • Diritti Civili e Politici
  • Diritti per le minoranze etniche, donne, bambini, anziani e disabili,
  • Educazione sui diritti umani
  • Situazione internazionale, scambi e cooperazioni sui diritti umani

Ad una sua prima lettura, questo documento sembra andare ben oltre il suo stesso contenuto, in quanto definisce de facto, una sorta di manifesto nazionale, diremmo “costituzionale”, su come la Cina dovrà essere nel prossimo futuro, con annesso il “manuale pratico” per realizzare tutto ciò.
Ai nostri occhi ciò potrebbe apparire risibile, ma data la situazione storica e sociale in cui si trova la Cina contemporanea, la vastità del paese, la moltitudine delle culture esistenti e le diverse “velocità” di sviluppo di intere regioni, non sorprende il fatto che alle “enunciazioni di principio”, vengano anche aggiunte le modalità pratiche per la loro applicazione.
La Charta nasce dalla cooperazione diretta di ben 80 tra dipartimenti governativi ed organizzazioni non governative ed è una risposta diretta alle richieste fatte nel 1993, in sede ONU, in materia di diritti civili.
Il nocciolo del documento è comunque nella definizione della relazione tra governo cinese e suoi cittadini, dove al governo viene attribuito il compito di garantire a tutti i cittadini uguali diritti, favorendo la sempre crescente partecipazione dei propri cittadini, al miglioramento delle istituzioni in termini democratici e la loro possibilità di essere coinvolti, ascoltati e poter supervisionare gli apparati governativi.
Un impianto democratico non ideologizzato, dove “socialismo” appare una volta nell’introduzione quale aggettivo associato alla modernizzazione del paese, un documento semplicemente funzionale al raggiungimento degli obbiettivi che la Cina contemporanea si prefigge: la crescita economica e l’equilibrio sociale anche e soprattutto in questi momenti di crisi internazionale.
Con il pragmatismo che contraddistingue la Charta cinese, l’apertura non poteva essere più attuale: il diritto del lavoro anche e soprattutto in momenti difficili come questi, maggiori tutele e garanzie al singolo lavoratore, dove, al riguardo, emerge il suggerimento di incentivare la pratica affinché il datore di lavoro, quale garanzia dello stipendio dovuto, lasci un deposito bancario a copertura.
Al lavoro segue la priorità per una sempre maggiore qualità della vita e il garantire una vita decorosa a tutti, anche e soprattutto nelle aree più povere e rurali. 
In linea con questo obbiettivo, è l’annuncio dei giorni scorsi relativo alla gratuità della sanità Cina, entro il 2020, questione che fino ad ora, tende a radicalizzare le profonde differenze sociali presenti nel paese.
Nella Charta, l’educazione rappresenta un aspetto fondamentale, sia quale diritto inalienabile e priorità per il paese, ma quale mezzo con il quale diffondere, “disseminare”, la conoscenza dei diritti umani all’intera popolazione, anche attraverso i diversi media, internet compreso.
Per quanto riguarda invece la persona, la Charta cinese, ribadisce il fatto che l’individuo debba essere difeso e protetto da qualsiasi tipo di abuso, con due “forti” innovative sottolineature: no all’uso della tortura e “prudente” applicazione della pena di morte.
Al riguarda, nella Charta si parla di una novità importante: il miglioramento della pratica “dei due anni sospensivi la condanna stessa”, al termine dei quali, se non ci sono stati fatti rilevanti, la condanna potrà essere commutata in altra pena.
Questo rappresenta un segnale importate, che conferma la volontà cinese di mettere un “freno” alla pratica della condanna a morte, quale scelta per un nuovo ordinamento giuridico, in grado di offrire maggiori diritti al singolo cittadino e la ricerca di pene alternative a quella capitale.
La Charta Cinese stabilisce poi la libertà di religione per i propri cittadini ed anzi, a sorpresa, incentiva il ruolo positivo dei gruppi religiosi, che “possono contribuire alla armonia sociale e socio economica del paese”.
Quasi rivoluzionario invece il capitolo sul diritto di partecipazione, in quanto si parla espressamente di “miglioramento del sistema parlamentare e di miglioramenti del sistema elettivo”, qualcosa che sembra presagire nuove leggi al riguardo.
Per quanto riguarda invece i Media, la Charta cinese parla espressamente del diritto di essere informati ed ascoltati, così come per le agenzie stampa e i giornalisti, viene recepito il diritto di raccolta di materiale e della critica pubblica,
Sulla questione delle Minoranze Etniche, ben 55 in Cina, la Charta cinese parla chiaro: sono tutte uguali e lo stato ha il dovere di proteggerle.
Andando poi oltre gli intenti, per quanto riguarda le minoranze tibetane ed uiguri, si sottolinea la necessità di un bilinguismo scolastico e l’incremento degli istituti scolastici, così che entro il 2010, il 95% delle popolazioni delle aree autonome etniche, possa avere un regolare percorso scolastico, come il resto del paese.
Le pari opportunità a tutti i livelli, è un altro degli aspetti di rilievo presente nella Charta cinese, dove tra l’altro, si sottolinea come le quote rosa “dovrebbero rappresentare il 50% sia a livello governativo centrale che locale” e come non debba esistere alcuna discriminazione a livello lavorativo e di accesso all’educazione per le donne.
Disabili, anziani e bambini hanno capitoli dedicati, nei quali emerge la crescente attenzione per il lato umano delle persone, un’umanizzazione della società cinese che non potrà che renderla sicuramente migliore.
Per finire il capitolo delle relazioni internazionali che modifica radicalmente gli scenari attuali: da oggi infatti, la Cina intende far parte della comunità internazionale e offre la propria collaborazione con le diverse organizzazioni internazionali sul tema dei diritti umani, divenuti ora anche una sua priorità.
La Charta cinese pubblicata oggi è quindi un messaggio importante, innovativo, strutturato e soprattutto meditato. Una fotografia della Cina che sarà da qui a breve, l’inizio di una nuova era per il popolo cinese ma che potrà sicuramente contribuire anche a rendere migliore il resto del mondo.  
Leggi la CHARTA DEI DIRITTI UMANI CINESE

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Apr 14

Da ormai 3 anni, sto passando praticamente tutte le nostre festività tradizionali in Cina.

Questa esperienza apre sicuramente gli “occhi” (e la mente) sul relativismo delle cose e delle emozioni.

Dove in un luogo è una emozione, altrove è il nulla. Dove per qualcuno è una data che rappresenta il momento clou di un intero anno, per altri tutto ciò è semplicemente una data sul calendario.

Tutto bene, fino a quando 2 persone provenienti da diversi emisferi e culture s’incontrano o come nel mio caso, vivono assieme.

Questa Pasqua, come la precedente, è arrivata senza che in giro esistessero segni premonitori, tipo quelli che invece ci sono durante le festività di Natale, che inondano anche la Cina attuale.

Un Cinese “normale” quindi non può sapere che dalle nostre parti esiste una festa chiamata Pasqua o in inglese easter.

L’unico segnale che a casa mia ha “tradito” l’esistenza di una festività eccezionale per noi cristiani, è stata l’inusuale attività della chiesa di fronte.

Macchine la sera prima ( quella della veglia pasquale) e macchine per la messa di Pasqua del giorno dopo.

Visto il mix di culture che a casa mia si respira ogni giorno, nel mutuo rispetto, vige comunque una semplice regola: comprensione!

Quindi io non ho mai “obbligato” la mia compagna cinese a vivere il percorso, le emozioni e le abitudini che feste come la nostra Pasqua portano inevitabilmente con sé, soprattutto perché mancandole tutto il background necessario per comprendere, si rischia di trasformarle in sterili atti, somigliando troppo alla parte commerciale che piace molto poco anche a me.

La Pasqua è infatti un percorso, che per noi cristiani parte dal Natale, dove la morte porta alla risurrezione, un messaggio fondamentale, quello della resurrezione del corpo che cade incredibilmente dopo una festività cinese esattamente opposta: la giornata dei morti.

Per cui quest’anno ho vissuto la Pasqua cristiana, fatta di un messaggio di vita, quale coda alla festività cinese dove siamo andati a visitare le tombe dei parenti cinesi, un pellegrinaggio fatto di ricordi e il contatto con la parte più intima delle emozioni cinesi legate alla morte.

Quindi, la settimana scorsa, abbiamo visitato le tombe dove sono sepolti gli avi di famiglia. 

Questa visita mi ha permesso di entrare ancora di più in contatto con le differenze profonde delle rispettive “credenze” e la relatività in fatto d’emozioni, cui ho fatto riferimento.

Ti capita quindi di assistere al rito in “onore del caro estinto”, con tutti i suoi gesti, quali quelli di bruciare oggetti che possano aiutarlo nell’aldilà o l’addobbo della tomba con vari striscioni colorati in maniera sgargiante, addobbi più di una festa che di una morte.

E infatti, la giornata non è chiamata “la giornata dei morti”, ma “il giorno dei fantasmi”, il momento dove il contatto tra il di qua e l’aldilà è “reale” e dove i parenti tornano in contatto con i propri cari, per un saluto diretto e uno scambio di “doni”.

Bene, la parte finale della cerimonia in onore al caro estinto, prevede tre inchini di fronte alla tomba del proprio parente defunto.

Fin qua tutto chiaro, come l’invitato dei miei parenti, a partecipare senza problemi a questa cerimonia millenaria.

Ma il relativismo si è disvelato improvvisamente inaspettato, quando uno degli zii, ha iniziato a fare i suoi inchini di fronte alla tomba di una delle nonne di famiglia.

Immediatamente, come resosi conto di aver commesso un errore, si è fermato, spostandosi di fronte alla tomba dell’altro nonno.

Io, ovviamente sono rimasto sorpreso e ho chiesto subito il perché di questo “strano” comportamento. La risposta della mia compagna è stata semplice e nello stesso tempo evidente: è cristiana!!

Al chè mi è stato chiesto: “quale gesto viene fatto davanti ad una tomba di un cristiano?

Io, con la semplicità della mia norGrassettomalità ed abitudine, gli ho mostrato il per me naturale “segno della croce!!”

Sorpresa per questa autentica “scoperta”, è quindi corsa subito a condividerla con gli altri parenti, così che anche loro sapessero cosa fare di fronte a questa “nonna” e che finalmente anche lei potesse ricevere il giusto “saluto” come gli altri parenti.

Ma il segno della croce non è un gesto privo di “significato” e anche loro lo sanno così che nessuno dei parenti è poi tornato indietro a salutare la “nonna”, come avrebbe sicuramente gradito: nessuno di loro è cristiano.

Al che, prima di andare via, non ho potuto fare e meno di dare a questa nonna cinese, morta cristiana, il suo giusto “saluto”, qualcosa che nessuno dei suoi parenti da decenni, le aveva mai “dato” nella giornata dei morti.

Da lassù, sono sicuro avrà sorriso, nel vedere questo “straniero” esprimere quel semplice gesto, di cui lei sicuramente conosce il profondo significato e finalmente avrà potuto così “festeggiare” anche lei la sua giornata.

Oggi è la Pasqua Cristiana, ma non lo è per la Cina, che infatti la vive come una giornata qualunque.

Ma per me oggi è stato comunque un giorno speciale ed emozionante, sapendo di questa nonna cinese che è vissuta ed è morta credendo veramente in tutto ciò, quale propria sofferta e tormentata scelta, senza uova o colombe, ma fatta solo di parole e valori, che da sempre ci appartengono da quando nasciamo.

Tutto ciò mi ha “riempito”, restituendomene il senso profondo di queste giornate, che forse la troppa abitudine (e il benessere), avevano “offuscato”, recuperando così emozioni che credevo dimenticate.

Buona Pasqua a tutti, soprattutto a questa nonna cinese, che oggi può tornare a vedere la “luce” e tornare a sorridere da lassù!

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Apr 12

« I tre colori della tua bandiera non son tre regni ma l’Italia intera:il bianco l’Alpi,il rosso i due vulcani,il verde l’erba dei lombardi piani. »
Garibaldi in Sicilia, maggio 1860

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Apr 10

Il terremoto in Abruzzo è ancora oggi sulle prime pagine dei giornali cinesi.
Oltre all’affetto che i cinesi nutrono per l’Italia, la sua cultura, il suo stile e la sua storia, un altro aspetto importante motiva però tanta attenzione e stupore.
Il fatto che il terremoto sia avvenuto in un area montana e come descritto nelle corrispondenze “le rocce rotolando, sono entrate nelle case della popolazione che stava dormendo”, ha molto colpito l’immaginario del cinese medio.
La ragione è semplice: i cinesi se possono, non costruiscono in aree montane, che sono infatti normalmente senza case, per una millenaria paura atavica che suggerisce essere una pratica pericolosa per due ragioni, i terremoti appunto e in alcune aree per i tifoni.
Per questa ragione, i cinesi rimangono affascinati, ma allo stesso tempo terrorizzati dalle nostre città, il più delle volte abbarbicate sulle rocce e sulle creste, spesso per ragioni storiche difensive, come del resto è anche per l’Aquila.
Non sorprende quindi che gli amici cinesi, resosi conto dei luoghi del disastro, all’unisono abbiano esclamato senza esitazione, che la ragione di tutto ciò era da ricercarsi nell’aver voluto costruire sulle montagne, sfidandole, una conferma dei loro millenari suggerimenti.
Ad avvalorare le loro tradizionali precauzioni, l’“anomalia” di quanto accaduto in Abruzzo: a fronte di un terremoto di così bassa magnitudo, i danni siano stati incredibilmente devastanti. 
Provare a spiegare che in molti casi le case crollate non erano fatte a “regola d’arte”, è però del tutto inutile, visto che la convinzione radicata prevale: in montagna, qualunque tipo di casa, ha poche possibilità di sopravvivere!!!.
Nelle loro analisi emerge anche l’ammirazione sul nostro modo preservare il patrimonio storico esistente, non fatto però solo di chiese e monumenti, ma anche di case d’antichissima origine, nelle quali ancora oggi si vive, come normale nei nostri centri storici.
Da ciò il fatto che, quando un cinese viene in Italia, rimane molto sorpreso che le case più costose non siano quelle nuove ma al contrario quelle più antiche e vetuste, tanto che la prima domanda che ti fa quando ne vede una antica è: “ ma ci vivono dentro?”
Tornando però alle corrispondenze cinesi, in esse emergono due ulteriori punti: il primo che sottolinea il non aver usato i basilari criteri antisismici nella gestione dei nostri centri abitati, il secondo evidenzia alcune criticità nella gestione del periodo pre-scossa.
Secondo i corrispondenti cinesi, i cittadini dell’area, anche a causa delle continue rassicurazioni delle autorità, erano infatti divenuti ormai “avvezzi” alle continue scosse e che quindi avessero abbassato pericolosamente la propria “soglia di attenzione”.
E a proposito di questo fatto, citano una frase detta dal Presidente della Provincia di dell’Aquila, Stefania Pezzopane, che testuale ha affermato “considerando quello che è successo, un po’ più di preoccupazione ed una maggiore attenzione avrebbe potuto salvare vite umane”.
Grande impressione poi oggi ha avuto la storia di Eleonora, trovata viva dopo ben 42 ore.
Qualcosa che, a quasi un anno del proprio terribile terremoto nello Sichuan, ha contribuito a far rivivere ai cinesi il profondo shock nazionale di allora, dal quale ancora oggi non si sono ripresi e che ora li rende estremamente partecipi di quanto sta accadendo in Italia.
Anche perché la Cina non scorda i concreti e consistenti aiuti Italiani delle prime ore del proprio terremoto nello Sichuan, qualcosa di cui sono ancora oggi grati e che ha contribuito a ritagliarci un piccolo e particolare spazio nel loro cuore.
Per cui anche dalla Cina: Abruzzo Jia You (Forza Abruzzo!!)

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Apr 10

(Lettera aperta al Presidente del Consiglio Pubblicata oggi su Affari Italiani )
Egr. Presidente Berlusconi, 
Dopo la tragedia che ha colpito l’Abruzzo e il suo appello ai connazionali di “offrire soldi”, è ora importante che il governo e i politici diano il “segno”, quello vero all’intero popolo Italiano.
Sarebbe veramente un’offesa alla dignità della gente accampata nelle tendopoli che il Governo, in maniera deliberata, gettasse al fumo non meno di 200 Milioni di EURO, per ragioni di mero calcolo politico che sconsigliano a qualcuno, di non accorpare le prossime tornate elettorali e il referendum.
Presidente, in questo caso, in questa situazione, non possono più valere gli interessi di parte, ma solo ed esclusivamente quelli nazionali e del proprio popolo.
Chi ha il dovere di gestirli, che ha ricevuto il voto per farlo, ora deve ricordarsi della missione che tutti gli Italiani, si aspettano sia realizzata.
Per cui, di fronte al dramma umano che non ha colore politico, ne di pelle, ne di nazione, occorre che l’Italia tutta eviti di ripetere i tremendi errori del passato, dove alcuni cittadini, per decenni, si sono sentiti di serie B ( o C) di fronte alle tragedie naturali dopo le quali, passata l’emergenza, molti di loro sono stati abbandonati.
Ora, proprio sposando l’idea del fare che ha lanciato in tutte le sue dichiarazioni pubbliche e che la caratterizza in questo periodo al Governo, è giunto il momento di fare la cosa giusta: accorpare le tornate elettorali, senza alcun indugio.
Contestualmente, i soldi risparmiati da tutta la collettività, destinarli direttamente alle azioni di supporto e ricostruzione, per cercare di accelerare il processo di ritorno alla normalità dell’area.
E’ un gesto concreto, privo di alcuna retorica che l’Italia tutta vedrebbe di “grande saggezza” e di Buon Governo.
Un modo per far sentire a tutti gli Italiani, anche quelli all’estero, di aver potuto contribuire direttamente ad aiutare i propri concittadini, in questo triste momento.
Non farlo sarebbe un indelebile segno di cinismo e ingiustificabile calcolo politico che rimarrà nel tempo, sommandosi ai precedenti casi di Mal Governo, di cui è caratterizzato il passato storico italiano.
Sarebbe ora che episodi simili restassero solo nella storia di questo, per quanto strano, grande, unico e glorioso paese.
Presidente Berlusconi, faccia questo gesto, dia il Segno che alle parole seguono realmente i fatti, quelli da lei stesso invocati, è nei suoi poteri, nelle sue possibilità, ma soprattutto è il gesto che  cristianamente è giusto fare ora in momenti come questi, una risposta vera alle invocazioni d’aiuto che ieri ha ricevuto di persona.
Sarebbe un modo reale per restituire ai terremotati in Abruzzo e a tutti gli Italiani, la dignità che saprà dare la forza di superare anche questo terribile momento che oltretutto arriva nella peggiore crisi finanziaria di sempre e che non consente più alcun calcolo politico a chicchessia.
In gioco ci sono vite umane, futuri di interi paesi e famiglie. Lasciamo quindi da parte qualunque frizione, conflitto ed interessi di parte e diamo una volta tanto, un segno unitario concreto, quale quello di usare la marea di soldi che si risparmierebbero, per una giusta causa, questa.
La ringrazio per l’attenzione.

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Apr 08

Stanotte il forte terremoto che ha colpito l’Aquila.

Ho saputo dell’accaduto dalle notizie cinesi, perchè i giornali online italiani sono ancora tutti con la prima pagina sul missile Coreano!!!
Le fonti cinesi oltretutto non parlano però di una scossa di magnitudo 5.8 della Richeter ma addirittura di magnitudo 6.7!!!

D’istinto, facendo mente locale, mi sono ricordato che era stato AMPIAMENTE PREVISTO nei giorni scorsi.

Sulla questione il responsabile della Protezione Civile Bertolaso mi ricordo però come si scagliò contro, testuale, “«quegli imbecilli che si divertono a diffondere notizie false», chiedendo una punizione esemplare. (leggi Corriere della sera del 1° Aprile)

Il “pazzo” era un certo Giuliani del Laboratorio Nazionale del Gran Sasso uno dei nostri massimi laboratori scientifici.

Ora il terremoto, ampiamente previsto, si è dimostrato in tutta la sua potenza, fa paura il fatto che sia accaduto alle 3.32, in piena notte e con tutte le famiglie in casa a dormire.

Dopo l’emergenza, ci sarà da capire perchè la Scienza non è stata presa sul serio visto che avrebbe potuto evitare molte delle molte vittime di questa autentica catastrofe.

Proprio ora su Rainews 24, la Protezione Civile ha confermato che è stato un Terremoto IMPORTANTE, esattamente come previsto da Giuliani.

Ora non è il momento di polemiche. Speriamo solo il conto delle vittime non sia così terribile come le prime immagini sembrano presagire, ma dopo l’emergenza, occorerà fare luce su quanto accaduto, prima di questo terribile evento, proprio per evitare che riaccadano anche nel futuro in Italia o nel mondo.
Update: ora su Rainews24 Bertolaso in persona, ha affermato che è stata una delle “peggiori tragedie dall’inzio del millennio!!“. Non solo ha informato che in queste ore il Presidente Consiglio sta per firmare lo stato di calamità naturale e che il responsabile della Protezione Civile, verrà nominato Commissario Straordinario per il Governo. 
Non solo ha confermato, che secondo i suoi dati e quelli delle varie strutture scientifiche da lui coordinate come la Commissione Nazionale Grandi Rischi, le conclusioni di questi “esperti”, anche a seguito delle continue scosse delle ultime settimane, furono che “non si poteva prevedere l’evolversi della situazione”.
Bertolaso ha anche ammesso che non si poteva prevedere di dover evacuare una intera regione!!
Dopo queste parole ufficiali, appare ancora più evidente che occorra nei prossimi giorni comprendere a fondo chi e come abbia studiato quanto stava accadendo in quelle aree, per poi arrivare a queste terribilmente sbagliate conclusioni che hanno portato a dare addirittura “dell’imbecille”  a chi chessia.
Update: Appena ora Giulio Selvaggi direttore dell’Istituto Nazionale Terremoti su Rai News 24 ha appena detto che il suo istituto NON FA PREVISIONI, perchè non hanno gli strumenti per prevedere alcun terremoto!!! 
Update: Boschi direttore Istituto Nazionale Geofisica ha affermato a Rai News 24 che fosse impossibili prevedere un terremoto e ha affermato di sapere poco sulle dichiarazioni di Giuliani e che secondo lui aveva “solo” previsto un grosso terremoto a Sulmona. 
Morale: Sicuramente qualcosa non torna visto che tra quanto accaduto e le “rassicurazioni”degli ultimi giorni date delle autorità competenti alla popolazione, ce ne passa. Si vedrà in seguito se e chi non ha monitorato con adeguata attenzione, visto che sempre secondo Giuliani i sismografi, prima delle fatidiche 3.30 di stanotte sembra avessero già dato “segni” evidenti di quanto poi è accaduto.

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Apr 08

Qui il link all’audio di Giuliani che spiega meglio quanto da lui affermato e “accusa” i responsabili nazionali che non si è fatto tutto il possibile per evitare questa che continua a definire “prevedibile” tragedia. (Ascolta)

Di seguito la ricerca Google sul tema e le diverse posizioni sulla rete (Link)

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Apr 08

Sempre dopo ogni tragedia simile l’Italia piange i propri morti.
E tutti già a domandarsi: ma non si poteva evitare una tale catastrofe?
Se forse non si poteva prevedere la scossa di per sè, di sicuro costruire meglio sapendo perfettamente che ciò salverà i suoi inquilini, se e quando un terremoto arriva, sembra essere l’unica cosa possibile per evitare che il terremoto possa diventare in una tragedia come quella che si sta consumando in queste ore.
Addirittura, a conferma che qualcosa sul territorrio non sia andato per il verso giusto, sono i crolli e le inagibilità di strutture quali ospedali e dormitori scolastici che dovrebbero dare maggiori garanzie di sicurezza in situazioni come quelle di queste ore.
Nei giorni scorsi si è parlato molto di “piano casa”.
Bene, una proposta concreta che in queste ore potrebbe essere fatta, è quella d’investire più che negli “allargamenti” delle case, piuttosto in una azione per mettere in “sicurezza” il patrimonio delle case e dei monumenti, che costruiti non con criteri sismici, oggi si sono dimostrate armi terribili.
Quindi lanciare un PIANO CASA ANTISISMICA, con il quale incentivare gli adeguamenti necessari affinchè fatti del genere non abbiano a ripetersi.
Prendiamo ad esempio il Giappone, dove un terremoto della Magnitudo simile a quello che ha colpito l’Abruzzo sarebbe stato considerato ordinaria amministrazione.
Costruire meglio e secondo principi antisismici, oltre a dare maggiore sicurezza, serve per preservare veramente il nostro patrimonio artistico che come dimostra quanto accaduto in Abruzzo, non è in grado di resistere all’incedere del tempo e che nel contempo rappresenta il nostro valore nazionale.
E’ un lavoro enorme, ma che va fatto, prima che ciò caschi sotto il prossimo terremoto o peggio da solo, per sfinita vecchiaia!

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Apr 08

Ben lungi da qualunque polemica, non si può però rimanere che sconcertati dai modi con i quali i vertici scientifici italiani sembrano gestire nella pratica la problematica legata ai terremoti in Italia, a partire proprio dal “metodo Giuliani”, approccio che ai molti che mi hanno scritto, è apparsa “saccenza” allo stato puro.

Va premesso che per l’Italia, risulterebbe fondamentale e sarebbe strategica, oltre ad una concreta pianificazione antisismica nel costruire, anche una seria ricerca in grado di comprendere meglio il funzionamento dei terremoti, cercandone un qualsiasi tipo di previsione, visto l’ingente patrimonio dei nostri centri storici e la logistica a rischio di molti dei nostri centri urbani.
A preoccupare sono infatti le parole dette nel ’97 da Boschi, dell’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia che ai tempi del terremoto Umbro affermò come anche in Italia “ci dobbiamo attendere un “Big One” paragonabile a quello della California, con magnitudo superiore ai 6, 7 della scala richter che colpirà le regioni meridionali e che farà migliaia di morti, stile quello di Messina”. 
Non si può quindi che rimanere basiti da alcune delle affermazioni di queste ore dei nostri “massimi esperti”.
Tra tutte, quella che veramente ti lasciano di sasso, sono le dichiarazioni rilasciate dal Direttore dell’Istituto Nazionale Terremoti, Giulio Selvaggi che ieri a Rai News 24, ha dichiarato come “il suo istituto NON FA PREVISIONI perché non hanno gli strumenti per prevedere i terremoti!!!
Per quanto prevedere i terremoti sia il Sacro Graal di tutti i sismologi, da queste affermazioni appare comunque chiaro che l’Italia non stia facendo probabilmente tutto il possibile per cercare in qualche maniera, di prevenire fenomeni naturali distruttivi, come e più di quello che ha colpito l’Abruzzo.
Quello che è certo, è che sicuramente siamo ancora molto lontani da quanto stanno cercando di fare altri paesi al mondo e nelle aree a più alta attività tellurica.
Prendiamo il caso di Giuliani. 
Come capita spesso in Italia, in solitudine ( e miseria) ha sperimentato metodi nemmeno troppo moderni od astrusi, come sui media si cerca di far passare, visto che se fosse vero a Taiwan, forse una delle aree a più alta attività tellurica del mondo, sono allora tutti matti, visto che nel 2000 nel centro-sud dell’isola, è stato impiantato un sistema di monitoraggio del Radon, con il quale lavorare seriamente sulla relazione tra eventi tellurici e gli anormali valori riscontrabili nell’area colpita.
Sempre sulle tesi di Giuliani, esistono poi molte pubblicazioni scientifiche di varie università di Taiwan, basate su prove empiriche sul campo da questo “laboratorio” privilegiato, vista la frequenza degli eventi tellurici nell’area, dati che sembrano dimostrare una relazione tra i grandi terremoti rilevati sull’isola e le anomalie nei livelli di Radon riscontrati.
Questi ricercatori hanno pubblicato le proprie ricerche anche in prestigiose Università Americane come ad esempio Stanford, oltretutto molto interessata stando in California e la necessità di monitorare la faglia di S.Andrea, che potrebbe scatenare il “Big One” che può distruggere questa parte d’America.
Ovviamente nella continua lotta tra uomo e natura per cercare di prevedere fenomeni come quelli dei terremoti, siamo ancora nella fase di ricerca e del provarci comunque ad ogni costo, sperando di trovare un metodo valido ed affidabile.
La storia è costellata di successi ed insuccessi per quanto riguarda la previsione dei terremoti, così accade che nel 1975 in Cina fu previsto il terremoto di magnitudo 7,3 di Haicheng, mentre nulla si riuscì a fare nel prevedere quello dell’anno successivo a Tangshan che procurò centinaia di migliaia di morti.
Ma torniamo ai nostri massimi esperti. Sempre nel ‘97, l’allora direttore dell’Istituto Nazionale di Geofisica Rovelli ebbe a dire che “noi non siamo così pessimisti nel pensare che i terremoti non siano prevedibili, riteniamo che la ricerca debba continuare a impegnarsi più a fondo. Esistono diversi fenomeni precursori, di natura geochimica, geofisica, elettromagnetica, il cui studio potrà portare, in futuro, a prevedere l’arrivo di un terremoto distruttivo. Risorse permettendo, l’Istituto avvierà quanto prima un programma di ricerca“.
Bene, tutto questo 12 anni fa!
La domanda sorge spontanea: è mai partito il programma di ricerca citato da Rovelli, ma soprattutto Giuliani cosa stava cercando di fare di così terribile, da meritarsi cotanto trattamento??

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Apr 04

A Londra, a margine del G20, si è finalmente svolto l’atteso incontro tra il presidente Cinese Hu Jintao e quello Americano Obama.

Questa è stata l’occasione per ribadire l’intenzione di entrambe le amministrazioni, di continuare a cooperare in maniera sempre più stretta, sulle principali questioni mondiali.
Obama ha anche già accettato l’invito di Hu Jintao a visitare la Cina, entro la fine di quest’anno, segnale ed impegno affinchè le relazioni tra i due paesi continuino a migliorare ecome affermato da Hu, ”contribuiscano alla pace, la stabilità e alla prosperità dell’area Asiatico- Pacifico e del mondo“.
I due leader si sono poi trovati d’accordo per sempre più frequenti consultazioni reciproche, anche attraverso la creazione di un “Forum China - US Strategico ed Economico” che favorisca il coordinamento tra le due nazioni, non limitandosi però solo ad un dialogo di carattere commerciale ed economico, allargandolo anche a questioni sociali, militari e tecnologiche.
Ora c’è da attendere, come del resto annunciato dal Vice Ministro degli Affari Esteri Cinese, il discorso che Hu Jintao farà durante il proseguo dei lavori del G20, discorso nel quale verranno esposte le “ricette” cinesi per risolvere la crisi in corso, crisi come sottolineato dallo stesso Obama, “è risolvibile solo attraverso un comune lavoro di tutte le nazioni, senza protezionismi e altri errori che poi portarono alla Grande Depressione“.
Una apertura mentale importante, buon viatico per poter “comprendere” ed ascoltare le proposte cinesi che Hu si accinge a fare che intendono proprio “rivoluzionare” il modo fin qui seguito nella gestione degli equilibri mondiali, fino ad ora strettamente connesso con le fortune e i destini di una sola nazione: gli USA.
La posizione di Hu, appare essere molto in linea con quella fin qui tenuta da Francia e Germania, che confermano sia giunto il momento per riscrivere le regole complessive della finanza mondiale e nel contempo evitare che gli USA esportino inflazione al solo scopo di ridurre il proprio debito, scaricando sulle altre nazioni l’onere di dover sostenere le sorti della prima potenza economica mondiale, causa stessa della crisi in corso.

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Apr 04

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Apr 04

In America ( e non solo) chissa in quanti avranno fatto la OLA nel vedere la First Lady americana abbracciare, toccare, mettere sullo stesso piano dei comuni mortali, riportandola sulla terra, niente che meno che la Regina Elisabetta d’Inghilterra.

Un gesto di grande significato che, vista la preparazione che questi personaggi hanno nei momenti che contano, difficile pensare sia stato SOLO casuale.
Una nera che viola i protocolli piramidali da secoli in vigore rappresenta un segno, un messaggio che i tempi sono irremediabilmente cambiati, trasformando la potente Elisabetta nalla più congrua parte di una nonnina che ispira tenerezza.
E in America è partita la OLA e chissa in quanti, sapendo della suscettibilità inglese in materia di protocolli, abbiano interpretato ciò come la prova che il periodo della “Grande Inghilterra” sia da tempo bello che sepolto, prendendosi così una bella rivincita sui mai troppo amati “cugini”.

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Apr 04

Tornando seri, quanto sta accandendo a Londra sembra essere qualcosa di ben più profondo di come vogliano farlo passare molti media (o politici).

Lo scontro è tra ricchi e poveri, non tra diverse ideologie o preconcetti, una battaglia vera, che dalla Francia e dai “Rapimenti” di questi ultimi giorni, sta minando le basi stesse di quello che chiamiamo Democrazia, che sembra aver fallito nel suo compito principale: ridurre le differenze e le disuguaglianze.
Le pari opportunità sono state negate e ora che viene a galla la verità e la strumentalizzazione per la ricchezza dei soliti pochi noti, è evidente che la massa non ne possa più, ma soprattutto non creda più alle parole.
Se dal vertice di Londra non escono segnali “forti” di un cambiamento, ma soprattutto qualcosadi  veramente convincente, è chiaro che quanto è successo in Francia non tarderà a diffondersi a macchia d’olio per tutto l’occidente.
Ma occorre anche ricordarsi quanta “rabbia” sia  maturata negli ultimi decenni nei paesi in via di sviluppo, una rabbia che presto o tardi si farà viva, visto che loro ancora oggi non hanno nulla, visto che il tutto se lo sono “pappato” molti dei democraticamente eletti dei paesi sviluppati.

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Apr 04

faccia a faccia Hu Jintao e Obama a Londra. L’inizio di un dialogo che può aiutare gli equilibri mondiali e premessa per il discorso che Hu farà al G20, dove proporrà la “ricetta” Cinese per cercare di cambiare il corso degli eventi mondiali.

La Cina si augura nel successo del G20 in corso, attribuendo grande importanza al fatto che sia giunto il momento che le grandi potenze mondiali inizino ad ascoltare veramente e comprendano a fondo i punti di vista allargati di tutta la comunità mondiale, smettendo di decidere e deliberare su particolarismi, ormai del tutto inapplicabili, vista l’interconnessione in tempo reale dell’intero sistema economico sociale.

Parafrasando il famoso principio fisico, “un battere d’ali di farfalla nei paesi sviluppati, può scatenare la tempesta dall’altra parte del mondo”!

E ora l’altra parte del mondo è preoccupata, perché la tempesta è nei paesi sviluppati!! (Leggi)

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Apr 02

Ormai è evidente come Usa e Cina stiano “marcandosi” strettamente su qualsiasi questione, così come la crisi finanziaria stia aprendo ampi spazi, nei quali i Cinesi si stanno inserendo con sempre maggiore frequenza.
Non sorprende quindi che ora, la Cina voglia replicare anche uno dei successi storici della finanza americana: il Nasdaq. 
GEM il NASDAQ CINESE - Si chiamerà GEM (Growth Enterprise Market), un nome che evoca l’approccio che i cinesi vogliono avere sulla questione, una piattaforma finanziaria dedicata a supportare start-up innovative e tecnologiche.
In realtà il progetto non è nuovo, visto che fu pensato ben già 10 anni fa, ma dopo l’esplosione nel 2000 della bolla finanziaria legata alla new economy e alle dot.com, il progetto della creazione del GEM cinese, fu temporaneamente sospeso, fino ad oggi.
Basata ovviamente a Shenzhen, l’area con il più alto tasso tecnologico della Cina, il GEM cinese sarà fortemente focalizzato sulle piccole imprese a grande potenziale di crescita, con l’obbiettivo di diventare lo spazio per trovare finanziamenti e supportarne la crescita.
I REQUISITI PER LA QUOTAZIONE - Le potenziali aspiranti di questo nuovo listino tecnologico cinese, dovranno però rispettare rigorosamente alcuni parametri, quali:

  • un capitale sociale superiore ai 30 Milioni di Yuan (oltre 3 Milioni di Euro)
  • avere avuto utili per due anni consecutivi e redditività combinata di almeno 10 Milioni di Yuan (oltre 1 Milione di Euro), 
  • fatturato di almeno 50 Milioni di Yuan (oltre 5 milioni di Euro);
  • utili di almeno 5 milioni di Yuan (oltre 500.000 Euro) nell’ultimo anno fiscale, 

LA TRASPARENZA DEI DATI - Ma l’aspetto fondamentale che sta a cuore ai cinesi, è la trasparenza nella diffusione dei dati e dei risultati aziendali da parte delle imprese, così come l’efficienza dei controlli e la vigilanza che la piattaforma GEM dovrà garantire, così da evitare criticità simili a quelle di questi mesi, su quasi tutti i mercati finanziari.
Questa iniziativa, intende essere un concreto supporto alle imprese innovative cinesi ma anche il punto di partenza per la crescita di un mercato di capitali cinesi, in grado di finanziare in maniera sistematica una nuova generazione d’imprese ad alto potenziale di crescita e tecnologiche.
UN’INDICE DI BORSA CONTRO IL CREDIT CRUNCH è anche una risposta alla situazione che si è venuta a creare a causa della crisi finanziaria, dove gli istituti bancari sono diventati sempre più prudenti a concedere prestiti alle start-up, situazione che finisce anche per colpire le piccole imprese che in Cina di fatto rappresentano il 99% delle imprese e danno lavoro al 75% degli occupati del paese.
Il progetto della GEM appare anche del tutto in controtendenza rispetto a quanto sta accadendo agli altri mercati finanziari mondiali, che di fatto stanno subendo tutti forti ridimensionamenti ed accorpamenti.
La Cina sembra dimostrare, ancora una volta, come solo attraverso l’agire e la creazione di nuove innovative iniziative, si potrà sperare di superare la crisi attuale, per creare un futuro fatto si di grandi multinazionali, ma soprattutto da milioni di “invisibili” aziende che, dati alla mano, rappresentano però l’asse vero di tutte le nazioni.
L’ATTENZIONE ALLE PMI - Quello delle piccole imprese è il vero asset che il governo cinese intende salvaguardare attraverso anche questa iniziativa, cercando nel contempo, di lanciare nuove imprese in grado di diventare i leader del futuro, trainando così la crescita sia economica del paese che di competenze tecnologiche necessarie per rinnovare l’industria cinese.
Un messaggio sul quale riflettere, visto che lo scenario cinese assomiglia incredibilmente a quello italiano che anche nei suoi massimi splendori degli anni scorsi, è stato sempre strettamente collegato al successo, spesso planetario, delle proprie “multinazionali tascabili” del Made in Italy.
Le stesse che ora la Cina spera possano trovare nel GEM il proprio terreno fertile per poter diventare le solide protagoniste del crescente “Made in China” futuro.

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Mar 31

Chi non si ricorda le puntate di “Fame”, il mitico Saranno Famosi televisivo degli anni 80?
Chi non ha pensato che quei ragazzi potessero diventare tutte vere stelle del firmamento mondiale, vista la terribile selezione da cui arrivavano e le indubbie capacità dimostrate in tutte le puntate dello show televisivo?
Chi non si ricorda delle performance di Leroy o di Coco, che ballando, cantando e recitando avevano assunto un ruolo d’icona del tempo, così come la terribile insegnate di danza Grant?
Proprio con il senno di poi,  “Fame” sembra dimostrare come la strada del successo non passi da questo tipo di esperienze, che danno sicuramente incredibili notorietà ma alla fine, sembrano anche “bruciare” i propri protagonisti, vista la fine tragica dello stessoo Leroy, la stella dello show o le successive fasi in anonimato di molti degli altri protagonisti.
Un esempio su tutti: Janet Jackson.
Parte del cast dell’84 e ’85, ha finito per fare solo 25 episodi, lasciando presto il proprio ruolo filmico per assumere quello, ben più credibile, di sorella d’arte che l’ha trasformata nella stella di primaria grandezza dello scenario musicale mondiale che conosciamo.
Bene, tutto questo in Cina non è neppure un ricordo, visto che da queste parti non hanno mai visto il famoso “Fame”, ne conoscono nessuno dei personaggi, icone dei nostri anni ‘80.
Per contro, sulle migliaia di canali televisivi cinesi, sono on-air centinaia di concorsi canori, di bellezza, di ballo e di programmi stile “Saranno Famosi”, che danno l’occasione ai molti che vogliono arrivare alla notorietà, di avere un’autostrada che li possa aiutare ad emergere, tra oltre 1 miliardo e 300 milioni d’individui.
Quindi capita che la sconosciuta Li Yu Chun, vincendo nel 2005 il concorso canoro, stile Amici, intitolato “Super Girl”, sia poi diventata una star di prima grandezza in tutta la Cina.
Ma questo personaggio è diventato famoso non solo sulle proprie qualità canore, ma anche (e forse soprattutto) su un’ambiguità di fondo legata alla sua sessualità, una androgenia che non ha tardato a diventare vero culto in Cina.
In qualche maniera è come se con “Super Girl” fosse nato il David Bowie cinese, in questo caso donna. 
Una vittoria quella di Li Yu Chun, che ha contribuito a cambiare radicalmente l’approccio televisivo dei molti partecipanti dei contest televisivi successivi e portare aria nuova nello showbiz cinese.
Va sottolineato infatti come fino ad allora, i massimi innovatori artistici cinesi, fossero in realtà tutti originari di Hong Kong o Taiwan.
Visti i primi successi, i diversi contest televisivi hanno quindi iniziato a lanciare “vagonate” di nuovi talenti a tutte le ore di tutti i giorni della settimana, ma soprattutto hanno dato spazio a nuovi modi di porsi e di proporsi, facendo emergere personaggi come Li Yu Chun che hanno finito per contagiare gli usi e consumi (e costumi) di centinaia di milioni di cinesi.
Ma come successo anche per “Fame”, la notorietà continentale offerta dai questi show televisivi cinesi, non sembra corrispondere ad un duraturo successo per i suoi protagonisti, finendo per rilegare molti di loro ad icone da “esporre” nei momenti importanti o caritatevoli, come successo del resto ai tanti partecipanti dei grandi fratelli occidentali.
L’eccessiva enfasi sulla notorietà acquisita in tempi strettissimi offerta dai molti contest televisivi, piuttosto che una reale selezione di talenti di prima grandezza, ha finito per convincere il governo cinese a regolamentarne l’utilizzo sui diversi canali televisivi, mettendo un tetto sul numero delle puntate e ridurne la frequenza durante l’anno, per evitare che questi “modelli” fossero presi per buoni, quali l’unico modo per conquistarsi un “posto al sole” nella società e che il successo e l’essere sempre e comunque sotto i riflettori, diventasse l’unica ragione di vita per tanti, troppi cinesi alla ricerca del proprio futuro.
L’agire del governo cinese, sembra però evidenziare quale sia il vero limite di questo tipo di programmi che oltre a mostrare il lato “professionale”, vogliono soprattutto mettere a nudo il lato umano dei concorrenti, trovare “personaggi”, spesso anche incredibili, evidenziandone le debolezze e le idiosincrasia , esattamente come lo stesso “Fame” faceva puntata dopo puntata.
Il fenomeno d’immedesimazione tra spettatore e partecipante finisce sicuramente per contribuire a creare l’incredibile notorietà che acquisiscono, ma alla lunga tutto ciò sembra penalizzarli, venendo meno il necessario Pathos per diventare veri miti.
La vera differenza tra i tanti noti dei contest televisivi e i grandi veri miti artistici di sempre, sembra proprio essere su questo punto: il mistero e le leggende che li circondava, la riservatezza del proprio lato umano e delle loro umane debolezze, contribuiva a far emergere il proprio valore artistico, anche oltre i loro reali valori, contribuendo così a trasformare alcuni di loro, in autentiche leggende viventi.

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Mar 31

Ieri è ufficialmente nato il PDL, atto sancito dal discorso di chiusura di Silvio Berlusconi.
Visto da Shanghai, attraverso le diverse dirette internet, quello della nascita del PDL, è sicuramente uno di quegli eventi che “fa bene” al cuore e al morale, il riprendersi di un encefalogramma, fino ad ora, sembrato troppo piatto.
Il nuovo PDL, oltre a semplificare lo scenario politico italiano (era ora!), sembra possa essere una “concreta” risposta alle necessità di un paese che stenta a galleggiare sotto i “marosi” della tempesta della crisi finanziaria, ma soprattutto dell’avanzare del tempo.
Nel suo discorso, Berlusconi ha dato pochi ma chiari obbiettivi: “rinnovare e riformare l’intero sistema statale”.
Parole sante da queste parti, visto che quotidianamente dobbiamo fare i conti con un’Italia attorcigliata nel ricordo del passato che fu e con un dinamismo strutturale statale degno del paleolitico.
Il ragionamento fatto da Berlusconi, nella sua semplicità ma nella sua indubbia complessità attuativa, è quello rivedere dalle fondamenta il paese, a partire soprattutto dai vari dogmi ritenuti fino ad ora “intoccabili”.
Nel suo discorso ha infatti citato i grandi “moloch” che hanno tenuto sotto scacco l’intero paese negli ultimi decenni, a partire dai poteri del Primo Ministro per finire alle procedure parlamentari: insomma la carta costituazionale.
La sensazione è che Berlusconi si stia apprestando a riscrivere la Governance dello Stato Italiano, così come il futuro nazionale, in una sfida, una missione, non però sospinta da alcuna ideologia, ma solo dal “sano motore” di un fare che è diventato da ieri, un elemento morale.
Scardinando infatti il concetto stesso di moralità fino da ora usato nella pubblica amministrazione, Berlusconi si è spinto oltre al semplice fatto che un amministratore pubblico non rubi, riscrivendone il significato stesso del termine che ora diventa “un agire coerente alla promessa elettorale”.
Parole innovative, che girano pagina su una questione da sempre aperta, quella della questione morale in politica, dietro la quale troppo spesso si sono nascosti discorsi politici, evitando nel contempo, di fare ed agire, quasi fosse una questione in subordine, accessoria.
Invece Berlusconi, vuole introdurre una chiave nuova nel modo di fare politica presente e futura, privandola di qualsiasi base ideologica (e preconcetta), completamente votata al fare.
A queste parole, ci sentiamo anche di aggiungere l’auspicio dello “scollamento” tra eletti e propri grandi finanziatori (Lobby) attraverso la drastica riduzione dei costi della politica, fatto che permetterebbe di porre fine ai condizionamenti tutt’ora del tutto amorali di quest’ultimi, che rischiano di condizionare le più importanti decisioni future del paese.
I messaggi, le missioni del nuovo Partito, chiamato “Popolo”, esattamente come cita l’Articolo 1 della Costituzione Italiana che si vuole riscrivere, sono quelle di uno spazio comune di un fare che deve cercare di portare fuori dalle secche l’Italia del fu “miracolo industriale”, che ora deve veramente riscrivere la propria storia per non affogare.
La difesa di un passato “immutabile” o i continui no di distinguo dell’opposizione che bloccano qualsiasi azione, risulta essere l’errore di un paese che Berlusconi ha sottolineato, a chiare lettere non va fatto.
Non bisogna continuare ad ingessare lo Stato, che dal dopoguerra sembra attanagliato dalla paure di Potere e che con una metafora calcistica, sembra essere sempre stato più propenso ad un pareggio istituzionale, piuttosto che consentire a qualcuno di “dominare” troppo la scena.
Berlusconi ha lanciato la sfida, più potere a chi deve decidere, più alta la possibilità di risolvere i problemi del paese.
I commenti su questo punto non si sono fatti attendere, ma anche guardando l’evolversi della situazione mondiale, sembra essere un buon modo, per smettere che le continue asettiche ma “democratiche” discussioni o peggio i vergognosi scarica barile, continuino a privare il paese della possibilità di essere attivo e propositivo, anche livello anche internazionale.
Infatti a partire dagli USA, così tutte le grandi potenze che stanno dominando lo scenario mondiale, un ruolo forte del governo e del suo leader, consente loro di fare passi in avanti più rapidi degli altri, potendo beneficiare delle occasioni che si possono incontrare e/o crearsi.
Ovviamente esistono rischi in un approccio come questo, ma il peggior rischio attuale del paese nel prossimo futuro, sarà quello di continuare a sprofondare definitivamente nelle sabbie mobili ma  ipocritamente soddisfatti di non aver dato al proprio avversario politico, la soddisfazione di avere beneficiato di “troppo potere”.
Una visione miope, da post 2° guerra mondiale, che con i mutati scenari va completamente rivista, ritrovando un decisionismo che in Italia si ha quasi vergogna che cresca e proliferi, l’unico modo per cercare di rilanciare il paese, rapidamente e concretamente.
Questo sembra essere il succo del nuovo PDL e delle parole chiave indirizzate dal suo leader, ma anche un messaggio al mondo, di una Italia che finalmente sembra essersi messa in marcia verso il proprio futuro e abbia un leader che voglia esserne la guida e che ha i numeri per farlo.
C’è da crederci? Beh, la fiducia nel futuro è l’unica arma con la quale volere può diventare il potere di fare qualsiasi cosa.
Un messaggio chiaro lanciato ieri da Berlusconi, per questa titanica missione che non potrà realizzare da solo.
Sicuramente è la rotta, affinché la si smetta di contrapporre vetusti modi di fare il bene pubblico a forza di “bilancini” o “Manuali Cencelli” e si inizi veramente a riscrivere dalla base l’agire del paese, liberando così il “valore” che l’Italia possiede, fino ad ora tenuto in naftalina, per paura di perdersi.
Parole che da queste parti non possono che fare piacere e da oggi attese alla prova dei fatti.
Good Morning Italia!!! 

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Mar 29


La Cina sta assumendo, giorno dopo giorno, un sempre crescente ruolo nella riscrittura delle regole cardine del futuro del mondo moderno,
Fino ad ora, con la forza delle proprie esportazioni, si era imposta solo come la “fabbrica del mondo”, contribuendo non poco alla crescita economica degli ultimi decenni di molti paesi occidentali, Stati Uniti in testa.
Ora però, sotto l’incalzare della crisi finanziaria, la Cina ritiene che sia giunto il momento per riscrivere le regole della Finanza mondiale, quella che regolano i flussi di capitale ed investimenti, la base per sostenere la propria Economia reale e continuare a crescere.
Non è pertanto un mistero che la Cina sia seriamente propensa a sganciare il proprio sviluppo e quello del mondo prossimo venturo, dall’influenza del dollaro, proprio per evitare che i destini del mondo continuino ad essere legati, in maniera indissolubile, ai destini di una sola nazione.
Da qui la proposta cinese: creare una “nuova moneta” chiamata “di riserva”.
Ma questa proposta cinese, non vuole essere il preludio per l’ingresso dello stesso Yuan in detto paniere o la sostituzione del dollaro con altra valuta, ma la creazione di una NUOVA MONETA, non coniata da alcun singolo paese e patrimonio dalla Comunità Internazionale tutta, quale bene comune in grado di fornire stabilità agli scambi tra le nazioni.
Un’idea utopica?
Tutt’altro. Dall’idea alla pratica, i dirigenti della Banca Centrale Cinese hanno pertanto proposto che questa “nuova moneta” sia gestita dal Fondo Monetario Internazionale, sfruttando i già esistenti “diritti speciali di prelievo” della Fmi che basati su un paniere allargato di Dollaro, Euro, Yen Giapponese e Sterlina Inglese,  permettono già ora, di essere usati come unità di conto dal Fmi e da alcune organizzazioni multilaterali.
Questo approccio cinese, espresso dal Governatore della Banca Centrale Zhou Xiaochuan, è fortemente connesso anche al fatto che per aiutare le economie più deboli, la “nuova moneta” potrebbe consentire di sostenere molti di questi paesi, spesso ricchi di materie prime, ora “vittime” inconsapevoli delle bizze delle economie già sviluppate, che rende impossibile qualsiasi pianificazione sui lunghi periodi di cui necessitano.
Le ragioni dei timori cinesi rispetto al dollaro alla base di questa proposta, sono stati espressi di recente dallo stesso Premier Wen Jiabao, quando nella conferenza stampa a conclusione della sessione annuale del Parlamento Cinese, si era detto “preoccupato” per gli investimenti cinesi in dollari in buoni del tesoro americano.
Ma mentre tutti i commentatori internazionali hanno pensato si riferisse solo alla paura cinese per un Default USA, in realtà il messaggio cinese agli Americani era ben diverso: che non creassero le premesse per il rilancio dell’inflazione e una svalutazione delle propria moneta, per così diluire nel tempo i propri debiti con l’estero, tra cui anche quelli con la Cina.
Ma come i Cinesi vorrebbero attivare questa nuova moneta??
Lo dice lo stesso governatore della Banca Cinese: attraverso un allargamento del paniere che già compongono i “diritti speciali” di prelievo e l’atto da parte degli Stati membri di affidare la gestione di una parte delle proprie riserve valutarie al Fmi.
Questa azione, ha aggiunto il governatore Zhou, “necessita di straordinaria visione politica e coraggio” richiamando la sua posizione a quella di una proposta simile fatta dall’economista Keynes nel 1940.
In vista dell’imminente G20 di Londra, appare quindi chiaro che la Cina non intenda essere semplice spettatrice, ma soprattutto non ritiene più sia il tempo per “effetti placebo” sull’economia e finanza mondiale, ma che invece occorra agire prendendo decisioni strutturali che “cambino gli scenari” futuri, dalle fondamenta.

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Mar 27

La Cina è al centro delle “attenzioni” del mondo per quanto riguarda sia l’economia che l’impatto ambientale causato dalla sua vorticosa industrializzazione di questi decenni.
Come spesso però accade da queste parti, ora i Cinesi stanno trasformando un problema in una incredibile opportunità d’affari e di rilancio strategico per il paese.
In questa direzione sta infatti andando anche “l’industria verde” cinese, come del resto è apparso chiaro nella recente conferenza Solarcon di Shanghai, in contemporanea alla fiera Semicon China 2009.
In questa occasione si è potuto toccare con mano quanto l’intero paese e il proprio sistema industriale, siano direttamente coinvolti alla costruzione in quello che i Cinesi hanno chiamato “Economia Verde”.
Sotto la regia degli apparati governative, si sta infatti assistendo ad un vero e proprio “cambio di pelle” delle diverse aree di sviluppo industriale che fino ad ora avevano “solo” una spiccata impronta produttiva e consistenti vantaggi fiscali, ora trasformate in aree “verdi”.

Ricerca sui nuovi materiali, semiconduttori, microprocessori e produzione d’energia, la più verde possibile, sono diventati terreni di una sfida a tutto campo, lanciata senza esclusioni di colpi.
Per cui ora interi dipartimenti universitari, incubatori statali ed imprese pubbliche e private, hanno concentrato le proprie attenzioni su questa nuova industria e sulle ricadute scientifiche e tecnologiche connesse, in grado di aiutare una nuova generazione d’imprese cinesi: le aziende “verdi” appunto!
Così la disfida Celle Solari al Silicone o Thin Film o altri materiali per produrre sempre più energia a costi sempre inferiori e con materiali sempre meno inquinanti, sta appassionando le discussioni di un paese che ha portato l’energia in ogni luogo, proprio attraverso questa nuove “fonti” naturali, energia catturata ed addomesticata rigorosamente “Made in China”.
Per cui dalla moderna Shanghai fino allo sperduto Tibet, è un proliferare d’impianti verdi e così dove prima non arrivava energia, come nel caso dell’altopiano tibetano, ora sono arrivate la luce, la televisione, i fornelli elettrici e l’acqua calda, proprio grazie agli impianti fotovoltaici forniti dai governi locali.
La Cina, paese che sul Carbone ha fatto la propria fortuna recente, viste le immense riserve di cui dispone, ha ora deciso che la propria energia debba arrivare da altre fonti: sole, acqua, vento o dal nucleare.
l Nucleare è infatti considerabile anch’esso “verde”, nel senso che la ricerca cinese sta inseguendo la fusione termonucleare, dopo i primi test positivi del proprio reattore testato nel 2007, chiamato non a caso “Sole artificiale”.
Ma in questi giorni è il Solare ad appassionare di più, perché è anche già diventata un’industria d’esportazione.
Infatti, dopo un periodo d’apprendistato, ora i laboratori e le imprese cinesi sono diventate esportatori di tecnologia che come caso delle Solar Fun Power, sono già arrivate anche alla quotazione Nasdaq, con uffici in Germania, Spagna, Australia e USA.
Dietro a tutto questo, esiste un preciso piano del governo cinese che intende ridurre entro il 2030 le importazioni di petrolio fino al 30/40 %, la sua esigenza di carbone del 40% e tagliare l’emissione di gas serra del 50%.
Risultati che la Cina intende realizzare attraverso gli ingenti investimenti in tecnologie disponibili o in fase di studio nei suoi centri di ricerca.
L’investimento stimato per arrivare a realizzare la propria “economia verde” cinese sono nell’ordine di circa 2 miliardi di yuan, con un investimento annuo nell’ordine del 1,5 – 2,5% del proprio PIL
Ma quali sono le altre azioni concrete che la Cina sta seguendo per ridurre i propri consumi?
Il primo è supportare la crescita di un’industria di veicoli elettrici, quella che consentirebbe di tagliare le necessità di petrolio del 30/40%.
Quindi già da tempo le biciclette sono state sostituite da motocicli, rigorosamente elettrici, riscrivendo così dalle fondamenta il famoso detto “il popolo di biciclette (Elettriche)”!
Con ulteriori ingenti investimenti nello sviluppo di nuove tecnologie per la produzione d’energia pulita, imprimendo anche un’accelerata ad impianti per la produzione eolica, idroelettrica e solare, la Cina conta di ridurre la propria dipendenza dalle centrali di carbone, dall’attuale 81% al 34% del 2030.
Rivedendo poi le regole con le quali sarà possibile costruire case ed uffici, conta di ridurre il fabbisogno elettrico di un ulteriore 10%.
Che dalle intenzioni si sia da tempo passati ai fatti, è dimostrato anche dall’inizio della costruzione della prima centrale a concentrazione cinese, capace di produrre 1,5 MW e che sarà terminata entro il 2010.
Ma questa centrale non è in un posto sperduto del paese, bensì è costruita a Beijing, la capitale, centrale che con un’estensione di 13 ettari ed un investimento di 11, 6 milioni di euro, con il suo centinaio di specchi riflettenti, produrrà circa 2,7 Milioni di kWh annui, tagliando così qualcosa come 2.300 tonnellate di emissione di anidride carbonica.
Quella di Beijing è inserita in un piano ben più vasto di centrali termodinamiche che entro il 2015 dovrebbero produrre 150 MW,
Altri segnali sulle reali intenzioni cinesi? Negli ultimi 15 anni hanno già ridotto in media del 4,9%, la quantità di biossido di carbonio e di altri gas effetto serra emessi per unità di PIL.
Gli Stati Uniti solo del 1,7% e la Germania del 2,7%.
La scelta “verde” cinese va anche oltre essendo in grado da una parte, di migliorare la qualità dell’ambiente, ma dall’altra consente di creare un formidabile sistema industriale che potrà assorbire consistente forza lavoro, offrendo così una nuova opportunità d’innovazione e d’occupazione nel paese.
Per questo i Cinesi hanno lanciato la propria corsa nella ricerca a tutto campo sulle Energie pulite, tanto che alla fiera di Shanghai si è potuto constatare come molte zone industriali della Cina siano ormai a tutti gli effetti tante “Sun Valley” e parti attive nella costruzione del sogno comune dell’ “Economia Verde” cinese.

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Mar 25

Facebook, come nel precedente post ho già fatto notare, ha creato un tale mito che le legittime azioni dei suoi gestori, compresa la possibilità di cancellare ciò che ritengono senza problemi, essendo uno spazio PRIVATO, continuano ad essere chiamate “censure” come da questo articolo su Repubblica?

Sulla base di quale diritto giuridico, viene invocata la possibilità di usare uno spazio privato a propria discrezione in totale libertà??
Che senso ha fare addirittura interrogazioni parlamentari su un tema che centra poco con le leggi che possono al più regolamentare internet, piuttosto che gli spazi che Facebook ha deciso di mettere a disposizione di chichessia?
Facebook non è Internet e quindi occorre evitare di far credere che su questo spazio privato debbano valere regole di “democrazia digitale” che poco hanno attinenza con Facebook.
Al massimo si può parlare di “caduta di stile” di Facebook ed arbitrarietà dello stesso, ma andare oltre appare del tutto fuori luogo.

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Mar 25

Tante volte non ci facciamo caso alle cose e che come la nostra vita sarebbe profondamente diversa (e peggiore) se alcune di queste venissero a mancare.

Nelle coscienze occidentali sembra crescere la sensibilità del necessario e del superfluo, ma sembra che manchi ancora la consapevolezza di cosa voglia dire veramente necessario.
L’ONU afferma che nel 2030 (domani) metà della popolazione sarà assetata.
Una cifra su tutte: 900 bambini al giorno muoiono per mancanza d’acqua!!


E’ il caso di fare veramente qualcosa, visto che non serve andare in Africa per avere problemi di accesso all’acqua.
Ma non solo. Molta dell’acqua si inquina (trasformandola in un killer) per produrre beni e prodotti che fanno parte del superfluo di molti di noi e delle nostre economie.
Cosa fare? Sicuramente cercando di trovare soluzioni a problemi che oggi sembrano dall’altra parte del globo ma, visto il rapporto ONU, domani finiranno per essere alle nostre porte di casa.
Anche perchè la “stabilità” sociale dell’intero pianeta sarà messa in crisi da possibili conflitti militari, proprio per il controllo dell’acqua.
Un esempio? Beh Il Tibet. Dato che il suo altopiano produce TUTTA l’acqua potabile della Cina (e di molti altri paesi dell’area), difficile pensare che i Cinesi intentando cederne il controllo a chichessia, proprio perchè in gioco c’è, tra l’altro, il controllo dell’accesso all’”oro blu” e così garantire il futuro stesso del paese.
Vogliamo ancora parlare di Dalai Lama e di indipendenza del Tibet?? Bene, solo questo esempio dovrebbe “aprire gli occhi” e far comprendere come quella che si sta giocando non è una partita di Risiko e come le dinamiche del mondo e delle nazioni, sono e saranno guidate dalle necessità primarie. 
L’acqua prima di tutto.
Per cui, garantire il diritto a tutti di avere la propria acqua quotidiana è fondamentale ma ciò è tutt’altro che semplice e comporta uno sforzo tremendo che continuando a rimandare, un giorno o l’altro presenterà il suo terribile conto.  

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Mar 25

L’Innovazione quale arma anti crisi. 
Queste le parole usate dal Premier Cinese che dimostrano un’approccio ben diverso rispetto a quello Occidentale TROPPO finanziario.
Ma il passaggio fondamentale è quello che ritiene la proprietà intellettuale il cuore della competizione nell’Economia moderna.
“PREMIER Wen Jiabao has called on enterprises and officials to place priority on industrial upgrading and innovation, urging them to move “early rather than late” to ride through the global financial crisis.

Chinese companies should focus on adjusting product structure, improving quality and upgrading technology in the face of economic woes, said Wen during a visit to enterprises in the northeastern Liaoning Province over the weekend. The three-day visit ended yesterday.

Efforts should be especially stepped up to develop new products and foster intellectual property rights, while the government must cut burdens for enterprises and provide an easy environment for their innovation, said Wen.

Intellectual property rights are at the heart of economic competition in modern times,” Wen said, adding that the government must combine scientific and technological innovation with the bid to boost economic growth.”

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Mar 25


Sembra proprio che un cinese o meglio un sino-americano, siederà sulla poltrona del Ministero del Commercio dell’Amministrazione Obama.
Obama, dopo il proprio record, quale primo Presidente di pelle nera e d’origine africana, sembra ora voglia bissare con il primo Sino – Americano in un governo USA.
Ma il prescelto, Gary Locke, deve ancora passare le “force caudine” delle audizioni del Senato, prima di potersi insediare in questo prestigioso incarico.
Se lo farà, da parte di Obama sarebbe un segnale forte a Beijing, sulle reali intenzioni della nuova Amministrazione americana ma soprattutto una sorta di “telefono rosso” sui temi economico – commerciali tra USA e CINA.
Infatti Gary Locke è molto ben visto dai Cinesi, tanto che gli è stato dato l’onore di essere uno dei tedofori alle recenti Olimpiadi di Beijing, lui che comunque è già stato il primo Sino – Americano Governatore di uno stato, quello di Washington, dal 1995 al 2005.
A sorpresa, decise però di non ricandidarsi per un terzo mandato da Governatore, decidendo invece di occuparsi di questioni legali in un importante studio di Seattle, nel gruppo di lavoro sulla Cina e le relazioni governative.
Scorrendo il curriculum di Gary Locke, si scopre essere comunque avvezzo ai record, visto che fin dal 1993 è stato il primo sino – americano ad essere eletto nella contea di King County e a cui è seguita quello di Governatore.
Ma soprattutto, ad interessare probabilmente Obama, sembra essere lo stretto rapporto di Locke con lo stesso Hi Jintao, tanto che si pensa ci sia stato il suo “zampino” nella decisione di Hu di aggiungere Seattle quale tappa della sua ultima visita ufficiale negli Stati Uniti,.
Questo aspetto sembra però anche essere il tallone d’Achille per Gary Locke, il punto debole che i senatori repubblicani americani potrebbero utilizzare per cercare di smontarne la candidatura, fortemente voluta da Obama, sottolineando proprio il fatto di come Locke sia stato tra l’altro consulente d’affari sul mercato cinese, per una nota azienda della zona di Seattle: la Microsoft.
Adesso c’è solo da aspettare l’esito dell’audizione con i senatori, ma sembra che tutto ciò sia un segno del destino, visto che Locke non è stata nemmeno la prima scelta di Obama e stia ora beneficiando di due precedenti ritiri illustri, quale quello del Governatore del New Mexico, Bill Richardson, ritiratosi per uno scandalo e quello recente di Judd Gregg,  per sopravvenute divergenze con il Presidente su questioni economiche.
Chissà se quale segno del destino, questo incarico possa anche essere solo il “trampolino di lancio” verso qualcosa di ancora più prestigioso: il sogno americano di un Presidente USA figlio di immigrati cinesi, una favola per oltre un miliardo di e 300 milioni di cinesi.

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Mar 25

In Cina, gli audio libri o i radio racconti sono molto diffusi e molto apprezzati da tutte le generazioni. 
Non è quindi raro, prendendo un taxi o un autobus di linea, imbattersi nell’autista sintonizzato su una radio o un CD di letture tratte da pagine storiche della letteratura, anche occidentale, raccontate ed interpretate dalle migliori voci cinesi.
Su questo filone d’oro, si era attivata la ilisten.cn, società web cinese diventata nel tempo la leader nazionale di Audio Libri venduti on line, con oltre 500.000 utenti registrati sia in Cina che all’estero.
Ma a qualcuno dei responsabili della ilisten.cn, le letterature classiche non sono parse più sufficienti, per cui ha pensato bene di procedere all’aggiunta di un filone a “luci rosse” per poter ottenere rilevanti benefici economici. 
L’idea, nata per aumentare traffico al sito, si è così materializzata attraverso l’apertura di una sezione a pagamento, denominata “Night Talk” che aveva come argomento discussioni e racconti a sfondo pornografico.
I risultati, come era prevedibile, non si sono fatti attendere, tanto che attraverso 17 audio libri per un totale di 953 episodi, la società ha cominciato a fatturare alcune decina di migliaia di Yuan e l’anno scorso ha avuto più di 2 milioni di visite, con oltre 260.000 download di questi speciali audio libri.
Per produrre questi racconti dal contenuto hard core, venivano inoltre reclutate voci femminili da tutta la Cina che a 40 Yuan all’ora, leggevano le storie, oltretutto scritte ed invitate al sito dagli stessi utenti di ilisten.cn che poi, una volta pubblicate, condividevano i profitti ottenuti dalla vendita.
Un’esperienza di Web 2.0 da manuale, se non fosse che in Cina la pornografia, in tutti i suoi formati è vietatissima.
Sapendolo, i protagonisti hanno cercato di non essere pescati con “le mani nel sacco”, adottando vari mezzi di elusione che impedissero di essere intercettati dai rigorosi controlli incrociati che le autorità cinesi fanno regolarmente sui contenuti testuali, sulle immagini e sui video.
Nonostante tutte le attenzioni, il successo ottenuto dall’iniziativa, alla fine ha fatto scoprire alle autorità cinesi il reale contenuto dei questi audio libri scaricabili da questa aree riservata ai soli utenti del sito.
Ora si sono aperte le porte del carcere per i protagonisti di questa vicenda, mentre il sito è stato immediatamente oscurato, in questa storia di web cinese 2.0 che si può star certi, non ha avrà comunque alcun lieto fine. 

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Mar 21

Per l’Italia, le tappe di avvicinamento all’EXPO 2010 proseguono secondo programma.
Oggi il Commissario generale del Governo per l’EXPO 2010, Beniamino Quintieri, ha firmato l’accordo con l’Ente Fiera di Milano, quale coordinatore della partecipazione delle 20 regioni italiane all’EXPO Shanghai 2010.
Fiera Milano assume quindi il ruolo di “armonizzatore dei diversi progetti delle regioni italiane con il tema generale dell’EXPO e con gli eventi in programma nel padiglione Italiano”, come spiega il Presidente della Fiera Milano Michele Perini.
Il Commissario Quintieri ha ritenuto Fiera Milano partner ideale per questo ruolo, viste le competenze Logistiche maturate dal 1995 ad oggi sul mercato Cinese e con il quale cercherà di dare la massima visibilità agli eventi italiani in questa importante manifestazione cinese che ne conta ben 20.000.
Turismo, buona alimentazione ed ecocompatibilità saranno i cavalli di battaglia della presenza Italiana all’EXPO 2010, con l’obbiettivo di “riposizionare” i valori distintivi dell’eccellenza Italiana, dando ai cinesi la possibilità da toccarli con mano nei 5 mesi di EXPO.
Fiera Milano è l’ultimo dei partner che collaborano con il Commissario Quintieri e si aggiunge alla Triennale di Milano che si è occupata della gara e il concept per il padiglione italiano, la cui costruzione inizierà proprio in questi giorni e Permasteelisa quale partner nella costruzione del Padiglione Italiano.
Quello che appare sempre più evidente, anche dall’ultima partnership stipulata dal Commissario Quintieri, è il sempre più forte coinvolgimento di Milano nell’organizzazione dell’evento del 2010 che non si limita però solo alla partecipazione Italiana all’EXPO cinese. 
Da tempo infatti il MIP del Politecnico di Milano e l’Ente Fiera Villa d’Erba della stessa Fiera di Milano, sono coinvolte nel progetto di formazione del personale cinese che gestirà l’evento, mettendo così a disposizione degli organizzatori cinesi la competenza manageriale e lo stile italiano che ci si augura anche attraverso loro,  possa trovare ampi spazi nell’evento di Shanghai.
Tutto ciò in attesa che veramente parta la macchina organizzativa di Milano 2015, manifestazione alla quale i Cinesi hanno già aderito ufficialmente e che sancirà ancora una volta il sempre più stretto gemellaggio decennale che unisce queste due città e i due paesi. 

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Mar 19

Secondo gli organizzatori cinesi dell’EXPO di Shanghai 2010, la crisi finanziaria che sta imperversando in tutto il mondo, colpirà moderatamente l’organizzazione di un evento che, costi alla mano, finirà per costare ai cinesi, il doppio di quanto non siano costati i recenti giochi olimpici di Beijing.
Infatti, i giochi olimpici sono costati 2,3 Miliardi di dollari, inclusi 1,9 Miliardi di dollari per la costruzione degli impianti sportivi, con un bilancio che avrebbe generato alla fine un utile di 16 milioni di dollari.
Ben diversa la situazione dell’EXPO 2010 di Shanghai che ha un preventivo di ben altra grandezza: 4.18 Miliardi di dollari.
Due terzi di questo “ciclopico” budget sono utilizzati per la ristrutturazione dei 5,28 chilometri quadri di spazi che saranno adibiti per la costruzione dei diversi padiglioni. Il restante terzo è quello che servirà per le attività giornaliere nel periodo maggio – ottobre 2010.
Ma se la Polonia ha annunciato tagli ai costi del proprio padiglione nell’ordine del 70% e gli organizzatori cinesi abbiano staccato un assegno di ben 100 Milioni di Dollari per supportare la partecipazione dei paesi in via di sviluppo, qualche preoccupazione sembra serpeggiare per uno dei grandi attesi dell’evento: gli USA.
Infatti ad oggi, non è ancora chiaro se gli USA parteciperanno o meno all’EXPO 2010 di Shanghai, in quanto fino ad ora solo rassicurazioni verbali sono arrivate dall’Amministrazione americana su una reale partecipazione.
Nulla di scritto e formalmente ufficiale.
Il problema che sta dietro questa “anomala situazione” è che gli USA, per legge, non possono in questo tipo di eventi, usare soldi pubblici e quindi per tutti gli investimenti previsti, nell’ordine dei 60 Milioni di dollari, questi devono essere totalmente privati.
Questa è la ragione per cui gli USA stanno tentennando nel confermare la propria partecipazione, tanto che il co-presidente del comitato per la costruzione del Padiglione USA, Franklin Lavin, il mese scorso, ha detto esplicitamente come “il successo dell’operazione di raccolta fondi è tutt’altro che garantito”.
Non è poi chiaro come l’amministrazione Obama potrà aiutare a sbloccare questa situazione d’empasse, un “pessimo” segnale, dopo le rassicurazioni fatte ieri sulla stabilità del sistema americano, soprattutto per quanto riguarda gli ingenti crediti cinesi, sui quali il Premier Wen Jiabao, venerdì in conferenza stampa, si era detto “un pelo preoccupato!”.
Ora esiste una data, quella del 15 aprile 2009, l’ultima chiamata per gli USA in un evento di questa importanza, la cui assenza rappresenterebbe uno strano gioco del “destino”, oltre che la prova che gli USA e il suo sistema d’imprese, sono tutt’altro che in linea di galleggiamento.

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Mar 19

Botta e risposta tra Governo e Confindustria.

La Presidentessa di Confindustria, Marcegaglia, ha affermato, o meglio scritto con martello e scalpello le “parole sante” che dovevano essere dette, prima che sia troppo tardi.
“Soldi veri”!!!
Questa è la considerazione di chi sta alla guida della Nave Confindustriale sotto i colpi della tempesta e che agli SOS lanciati di recente, riceve i chiacchiericci di chi cerca solo di ottenere consensi, che però non hanno alcun valore di cambio sui mercati internazionali.
Come uno sbuffo da “pentola a pressione”, alla Presidentessa di Confindustria non poteva uscire meglio la sintesi del problema che attanaglia il Made In Italy, fino ad ora gestito con “risibili” investimenti.
All’Italia, fino a poco tempo fa è stato scontato di parecchio qualsiasi tipo d’investimento, dato che l’eccellenza che rappresentava ne valeva il costo per i diversi partner internazionali.
Ora la situazione è profondamente cambiata e nessuno fa più sconti a nessuno, ne tanto meno ai sempre amati Italici, ma che si scoprono sempre più gli ultimi della classe.
In un paese di Piccole e Medie imprese, che per competere hanno bisogno di continuo “ossigeno”, prima Basilea 2 e adesso la stretta creditizia da crisi internazionale, rendono praticamente impossibile per la maggioranza delle imprese  reggere la competizione di chiunque, che tranne eccezioni, sono fortemente più capitalizzate delle nostre.
Quindi giusto il monito del Presidente dei Confindustriali, che ora merita una risposta concreta, in grado di indicare quale “cassa” esiste e con quali modalità le imprese italiane potranno ricevere nuovo “Ossigeno” e cercare così di tirare fuori dal proprio cilindro un nuovo ciclo per il Made in Italy, in grado di portarle sulla terraferma e ben lontane dalla burrasca in corso.
Le banche e i banchieri, devono “sentire” il monito lanciato dalla Marcegaglia che finisce dicendo “significherebbe tradire il paese e cercare di salvare meno le proprie posizioni (poltrone) per scendere anche loro in “trincea” con chi ogni giorno non sa se ci sarà un domani.
E se si fallisce ora, non ci sarà decreto per la disoccupazione che tenga in grado di fermare una emorragia che rischia di essere così grande, da portare al dissanguamento del paese e a morte certa.
Mentre da noi si fa tattica, la Cina ha triplicato la disponibilità finanziarie a disposizione delle proprie aziende e indicato nel supporto delle Piccole e Medie Imprese la strada per aiutare la Cina a superare la crisi in corso.
Magari con parole nostre, cerchiamo di non continuare a raccontare la storia che salvando le sempre solite aziende (ed i soliti imprenditori) si riuscirà a salvare il paese.
Cambiamo registro, inserendo nella lista dei “salvabili” anche il Sig. Brambilla, il Sig. Pugliesi o il Sig. Rossi di turno che ogni giorno devono lottare senza paracadute, in solitudine e senza alcuna speranza di avere alcun aiuto, “vessati” dai banchieri che quando le ragioni di sistema lo impongono, diventano anche soci dei soliti nomi, ma che poi nello stesso tempo, tagliano i fondi ai molti altri signor nessuno.
Vediamo se il richiamo della Marcegaglia sveglierà qualche coscienza nei vertici bancari e nei vertici politici che di fatto “pilotano” le loro scelte di base.
I segnali dello “sfaldamento” ci sono tutti, visti gli ultimi passi falsi per esempio di alcuni dei grandi brand italiani dell’alta moda, che lottano disperatamente per non fallire, se non lo sono già e sono tenuti in vita solo per “interessi” di vetrina, o peggio per evitare di scoprire pericolosi vasi di pandora.
E’ una Emergenza vera” ha affermato la Marcegaglia, quasi che tutto quello che sta accadendo sia solo un film, evidenziando come il Titanic Italiano abbia realmente colpito l’iceberg della crisi.
La nave sta affondando, “suonare” sul ponte le solite musiche per tranquillizzare i passeggeri non sono la strada giusta, altrimenti “l’Accattone” rischia di divenire il prossimo successo di botteghino a cui verrà associato il fu “Made in Italy” nostrano.
UPDATE 18 Marzo: Risposta del Governo: 1.3 Miliardi di fondo di garanzia che coprono 70 Miliardi di finanziamenti alle PMI: Questi sono SOLDI VERI!!! Adesso vediamo come saranno “equamente” distribuiti.

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Mar 17

Oggi leggo sul corriere un “esilarante” spaccato di come un giornalista italiano abbia cercato di spiegare l’economia Italiana agli americani, presenti all’Ambrosetti di Villa d’Este.

Mi sono ritrovato in pieno, visto che è esattamente quello che accade a me quando mi capita di spiegare le stesse cose ai Cinesi!!!
A parte l’esilarante, peccato che sia anche la (cruda) realtà di un sistema, quello italiano, che le massime economie mondiali “stentano” a comprendere. Tutto ciò sarà bene o male?? 
Di seguito un esilarante 2, di contorno, sul Federalismo, sulle auto blu e biglietti per le partite di Champions (Link)
Povera Italia!

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Mar 17

Il 17 Marzo si apre a Shanghai ELECTRONICA & PRODUCTRONICA CHINA 2009 la fiera sulle componenti elettroniche e fotonica. Nella lista dei partecipanti una sola Italiana, specchio di una situazione oramai irremediabile.

Per qualsiasi supporto o richieste: Scrivi a Yibu Yibu
Stay Tuned!!!
PS. in parellelo anche altre due fiere,  LASER CHINA e SEMICON CHINA (semiconduttori, materiali e Servizi)

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Mar 15

In occasione della chiusura della sessione annuale del parlamento cinese, è appena terminata la conferenza stampa del Premier Cinese Wen Jiabao.
Una parola chiave è sembrata emergere dalle sue affermazioni: Fiducia!
Per vincere la crisi, bisogna recuperare la fiducia complessiva, a prescindere da quanti finanziamenti i piani di sostegno dispongano, che devono avere proprio nella fiducia la propria “leva”, essendo “più importante dell’oro e dei soldi” ed in grado di dare “il coraggio giusto e la forza di superare le difficoltà”
Alla fiducia, Wen Jiabao aggiunge però anche la parola “opportunità”. 
Per la Cina, la situazione attuale è infatti un’ottima opportunità per consentire un complessivo salto di qualità del paese e nel contempo è l’occasione per lavorare a fondo sulla parte più povera della nazione, fatta ancora di 900 milioni di persone, consolidando nel contempo anche la crescita realizzata negli ultimi 30 anni.
In questa direzione vanno quindi le precisazioni fatte oggi dal Premier cinese per quanto riguarda il pacchetto di stimoli all’economia cinese, dopo le voci e i malintesi dei giorni scorsi, con effetti anche sui corsi azionari delle diverse piazze internazionali, che come ha precisato Wen Jiabao, “ non sono stati completamente compresi”.
La Cina ha infatti annunciato un pacchetto di 4 trilioni di Yuan ( 585 miliardi di dollari) quale stimolo del mercato interno. Di questi, 1,18 trilioni di Yuan, precisa Wen, sono investimenti governativi che saranno usati su quattro direttrici principali: “finanziamenti governativi su larga scala, ristrutturazioni industriali e ricambio generazionale, ricerca scientifica e sicurezza sociale”.
Quindi sono fondi che saranno usati in progetti per Welfare, Innovazione tecnologica, protezione ambientale e nuove infrastrutture.
A questi si aggiungono anche i 600 Miliardi di Yuan di riduzioni fiscali, aumento delle pensioni d’anzianità, aumento retributivo per 12 milioni di insegnanti ed aumento dei sussidi per gli agricoltori. 
Tra le azioni previste con questi fondi, anche la costruzioni di 7,5 milioni di case popolari e una casa migliore ai 2.4 milioni di cinesi che vivono ancora in quelle cha Wen ha definito bidonvilles.

Nei prossimi tre anni, altri 850 Miliardi di Yuan saranno invece usati per migliorare il sistema sanitario, investimenti che precisa Wen, non sono inclusi nel precedente piano di 4 Trilioni di Yuan.
Questo piano di stimoli potrebbe comunque non essere l’ultimo. Il Premier cinese ha infatti confermato l’intenzione del governo di agire con ulteriori fondi se la situazione lo richiedesse.
Spiegando poi quali siano le differenze tra Cina, USA e Europa di fronte alla crisi,Wen ha sottolineato come USA ed Europa siano impegnati su due fronti, quello Internazionale e quello della crisi strutturale interna che sta pesantemente coinvolgendo anche il sistema finanziario e bancario, con i sostanziosi tagli ai finanziamenti alle imprese.
Al contrario in Cina, le banche stanno ampliando in maniera consistente i finanziamenti alle imprese per sostenerne la crescita, quasi triplicando i fondi messi a disposizione in questo periodo.
Detto questo, per riguarda i crediti cinesi pari a 681, 9 Miliardi di dollari di titoli di Stato USA, il Premier si è espresso dicendo che “onestamente sono un pelo preoccupato e si spera che gli USA facciano realmente tutto il possibile per preservare gli investimenti cinesi in essere”.
Per quanto poi riguarda il livello di cambio dello Yuan, il Premier Cinese rivendica come questo non possa essere in nessun modo condizionabile da influenze esterne alla Cina, anche se strettamente collegato con la stabilità dell’intero sistema finanziario internazionale, comunque a cuore del governo cinese.
Allo stato attuale, Wen ha quindi precisato come la richiesta di una svalutazione dello Yuan, non sia in linea con le attuali esigenze del paese.
La ragione che comunque consente alla Cina di affrontare la Crisi con questa “consapevolezza” dei propri mezzi, è legato al fatto che “i fondamentali finanziari ed economici, così come il debito del paese, risultano sostanzialmente stabili e sotto controllo”, come annunciato oggi da Wen.
Ciò consente al governo cinese di poter definire come e quando usare nuovi consistenti piani di sostegno e “iniettare” nuove fonti finanziarie per “aiutare” il paese a reggere alla tempesta creata dalla crisi finanziaria internazionale.
Ma il Primo Ministro, ha anche affermato come gli obbiettivi stabiliti in una crescita all’8% per il 2009 del PIL, risultano difficili da raggiungere e che occorrerà una grande e straordinaria concentrazione per cercare comunque di realizzare un tale livello di crescita del paese.
Alla domanda relativa alla crescente disoccupazione e la difficoltà d’impiego per milioni di neo laureati, Wen non ha avuto dubbi nell’affermare come la soluzione passi dal sostegno alla crescita delle PMI e il supporto attivo da parte delle banche che più di prima finanzino le loro attività.
Grande attenzione è stata posta anche per quanto riguarda i rapporti con Hong Kong. A tal riguardo Wen ha annunciato oggi l’approvazione del progetto per la costruzione del ponte che collegherà Hong Kong, Macao e Zhuhai che con un investimento di 10 Miliardi di dollari, consentirà di contribuire allo sviluppo economico dell’area.
A questo ha aggiunto come sia in agenda del Governo la definizione degli accordi per il trading in Yuan, a cui ha aggiunto l’impegno ad integrare l’accordo CEPA esistente tra Hong Kong e Cina per continuare a favorire l’accesso in Cina alle aziende di servizi di Hong Kong.
Una battuta Wen se l’è poi concessa alla domanda che riguardava Taiwan, augurandosi entro il compimento dei suoi 67 anni (ora ne ha 66), di poter fare una lunga passeggiata sull’isola.
Ma la notizia del giorno nella parole di Wen è stata quella che la Cina “è disponibile a consultazioni per definire una possibile partecipazione di Taiwan nelle organizzazioni Internazionali”.
Secondo Wen Jiabao, la Cina intende essere “equa e ragionevole” nell’affrontare la questione della possibile partecipazione internazionale di quelli chiamati da Wen “compatrioti”. 
Sulla questione Nord Coreana, il Premier cinese ha invece annunciato come a Beijing, dal 17 al 21Marzo, su suo invito, avrà un incontro bilaterale con Kim Yong II, Premier della Nord Corea, prima visita dalla sua salita al potere nell’aprile del 2007.
In tale sede ci sarà modo di valutare, con quello che è stato definito “un amichevole vicino, legato alla Cina da una tradizionale amicizia”, tutte le problematiche in essere e cercare una costruttiva soluzione alle spinose questioni ancora aperte.  
Non poteva mancare la domanda, oltretutto posta da un giornalista francese, sul Dalai Lama e le relazioni tra Cina e Francia.
Su questa questione Wen ha ribadito la posizione cinese, secondo cui “il Tibet risulta essere parte inalienabile del paese e una questione interna, senza la possibilità di interferenze esterne”.
Ma Wen ha confermato come per il Dalai Lama rimanga aperto il canale per un dialogo con la Cina, ovviamente alle condizioni di quella che Wen ha definito “sincerità d’intenti, che tradotto significa l’abbandono delle ambizioni separatistiche.
Il problema vero, sottolineato ancora una volta da Wen, è che secondo i cinesi, il Dalai Lama sia a tutti gli effetti un politico che strumentalizzi la religione nella propria azione e che punti solo ad una indipendenza del Tibet.
Tornando poi ai rapporti tra Cina e Francia, al di là degli incontri avuti dal Dalai Lama che hanno generato le recenti frizioni, Wen ritiene che i rapporti possono rapidamente tornare ai livelli di prima, così come anche quelli tra Cina ed Europa.
Per finire, su una domanda del giornalista del Sud Africa, per quanto riguarda i paesi in via di sviluppo, Wen ha sottolineato come la Cina intenda continuare a contribuire attraverso consistenti investimenti a sostenere lo sviluppo di questi paesi, compreso il continuo taglio del debito a loro carico.
Altra via è quella dell’annullamento dei dazi doganali, per aiutare lo sviluppo del loro commercio, un modo concreto per aiutare realmente una crescita economica di questi paesi, a cui va aggiunta la costruzione d’infrastrutture, ospedali, scuole e strade, quale “dote” per aiutare la crescita e l’autosostegno di questi paesi.
Per quanto riguarda poi la possibilità di un’azione più efficace e sistemica a livello internazionale, Wen Jiabao ha affermato come si auspichi un aumento dei contributi dei diversi paesi al Fondo Monetario Internazionale, una posizione che dovrebbe essere ampiamente condivisa da tutte le nazioni sviluppate.
Complessivamente una “visione” quella di Wen, che conferma come la Cina stia giocando un ruolo “nuovo” ed innovativo nello scacchiere internazionale e negli equilibri globali e si senta responsabilmente chiamata a contribuire a sua volta nel cercare una positiva soluzione ai “cupi” scenari di questi mesi.

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Mar 15

Oggi la Presidentessa di Confindustria, Marcegaglia, ha affermato, o meglio scritto con martello e scalpello le “parole sante” che dovevano essere dette, prima che sia troppo tardi.
“Soldi veri”!!!
Questa è la considerazione di chi sta alla guida della Nave Confindustriale sotto i colpi della tempesta e che agli SOS lanciati di recente, riceve i chiacchiericci di chi cerca solo di ottenere consensi, che però non hanno alcun valore di cambio sui mercati internazionali.
Come uno sbuffo da “pentola a pressione”, alla Presidentessa di Confindustria non poteva uscire meglio la sintesi del problema che attanaglia il Made In Italy, fino ad ora gestito con “risibili” investimenti.
All’Italia, fino a poco tempo fa è stato scontato di parecchio qualsiasi tipo d’investimento, dato che l’eccellenza che rappresentava ne valeva il costo per i diversi partner internazionali.
Ora la situazione è profondamente cambiata e nessuno fa più sconti a nessuno, ne tanto meno ai sempre amati Italici, ma che si scoprono sempre più gli ultimi della classe.
In un paese di Piccole e Medie imprese, che per competere hanno bisogno di continuo “ossigeno”, prima Basilea 2 e adesso la stretta creditizia da crisi internazionale, rendono praticamente impossibile per la maggioranza delle imprese  reggere la competizione di chiunque, che tranne eccezioni, sono fortemente più capitalizzate delle nostre.
Quindi giusto il monito del Presidente dei Confindustriali, che ora merita una risposta concreta, in grado di indicare quale “cassa” esiste e con quali modalità le imprese italiane potranno ricevere nuovo “Ossigeno” e cercare così di tirare fuori dal proprio cilindro un nuovo ciclo per il Made in Italy, in grado di portarle sulla terraferma e ben lontane dalla burrasca in corso.
Le banche e i banchieri, devono “sentire” il monito lanciato dalla Marcegaglia che finisce dicendo “significherebbe tradire il paese e cercare di salvare meno le proprie posizioni (poltrone) per scendere anche loro in “trincea” con chi ogni giorno non sa se ci sarà un domani.
E se si fallisce ora, non ci sarà decreto per la disoccupazione che tenga in grado di fermare una emorragia che rischia di essere così grande, da portare al dissanguamento del paese e a morte certa.
Mentre da noi si fa tattica, la Cina ha triplicato la disponibilità finanziarie a disposizione delle proprie aziende e indicato nel supporto delle Piccole e Medie Imprese la strada per aiutare la Cina a superare la crisi in corso.
Magari con parole nostre, cerchiamo di non continuare a raccontare la storia che salvando le sempre solite aziende (ed i soliti imprenditori) si riuscirà a salvare il paese.
Cambiamo registro, inserendo nella lista dei “salvabili” anche il Sig. Brambilla, il Sig. Pugliesi o il Sig. Rossi di turno che ogni giorno devono lottare senza paracadute, in solitudine e senza alcuna speranza di avere alcun aiuto, “vessati” dai banchieri che quando le ragioni di sistema lo impongono, diventano anche soci dei soliti nomi, ma che poi nello stesso tempo, tagliano i fondi ai molti altri signor nessuno.
Vediamo se il richiamo della Marcegaglia sveglierà qualche coscienza nei vertici bancari e nei vertici politici che di fatto “pilotano” le loro scelte di base.
I segnali dello “sfaldamento” ci sono tutti, visti gli ultimi passi falsi per esempio di alcuni dei grandi brand italiani dell’alta moda, che lottano disperatamente per non fallire, se non lo sono già e sono tenuti in vita solo per “interessi” di vetrina, o peggio per evitare di scoprire pericolosi vasi di pandora.
E’ una Emergenza vera” ha affermato la Marcegaglia, quasi che tutto quello che sta accadendo sia solo un film, evidenziando come il Titanic Italiano abbia realmente colpito l’iceberg della crisi.
La nave sta affondando, “suonare” sul ponte le solite musiche per tranquillizzare i passeggeri non sono la strada giusta, altrimenti “l’Accattone” rischia di divenire il prossimo successo di botteghino a cui verrà associato il fu “Made in Italy” nostrano.

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Mar 13

Il blog quale futuro del giornalismo?? No, sono fuorvianti e semplicistici. Li leggo raramente!
Quiz del giorno, chi ha sentenziato così duramente sul futuro dei Blog?
Un politico Italiano che pensa che il digitale sia male? Un giornalista di carta stampata che sta perdendo il posto? Un incallito intellettuale che crede che il vero “scrivere” sia possibile solo con la penna, tanto da invitare a non abusare di Internet? 
Sorpresa, questo giudizio lapidario, rivela ciò che in molti sospettavano da tempo, ma che ora appare una realtà: Obama ha solo “usato” i blogger e la rete ma non crede possa rappresentare un valido interlocutore per discutere, argomentare e quindi decidere.
Uno “schiaffo” a tutta una campagna che ha fatto di Obama il “paladino” dello sdoganamento della rete quale spazio d’ascolto strategico e di confronto costante e concreto, la base stessa di una democrazia venuta dal basso, proprio l’altro giorno sbandierato da Grillo nella sua presentazione delle sue Liste Civiche.
Invece è una frase che rivela come dietro la facciata, ci sia stato per tutto questo tempo, solo un cinico calcolo elettorale che ora a successo avvenuto, “rimette” le cose al proprio posto, senza troppe remore.
Obama, da abile politico ha saputo interecettare meglio dei suoi competitori, l’onda che dalla rete stava cercando di creare un varco, un’alternativa.
Come uomo, Obama si è dimostrato invece un insensibile “voltagabbana” nei confronti dei suoi stessi elettori, che attraverso questo canale interattivo, per la prima volta, avevano creduto proprio di avere eletto il proprio “Presidente”.
Questa frase ha messo anche a nudo il “re senza un trono”: Internet.
Usato, adulato, strumentalizzato, markettizzato ed illuso di avere finalmente raggiunta una maturità ed una autorevolezza, tanto da decidere il Presidente più potente della terra che invece, senza mezzi termini, il suo “presunto estimatore” non ha avuto problemi a riportare subito nei ranghi di una subalternarietà che rimette, o meglio riporta indietro le lancette del tempo.
Il “Tempo delle mele” di un innamoramento che sembra ormai essere sfociato in una chiara separazione di vedute e d’intenti e su cui anche dalle nostre parti, visto il crescente infiltrarsi di molti dei nostri politici nelle “pieghe” dei vari Facebook e Youtube, dovrebbe aprire gli occhi a chi ancora crede che basti usare una di queste “vetrine” affinché il “miracolo si ripeta”.
Obama, con queste parole ha voluto dire che, da giovane aspirante Presidente, tutto “faceva brodo”, ma ora da “attempato” Presidente in carica, ha svelato al mondo come tutto ciò era una grande bufala, di un cambiamento che sulla rete era “solo specchio per le allodole”.
Ma ciò che lascia più interdetti è che a dirlo sia l’uomo che dovrebbe, o meglio, vorrebbe guidare il mondo verso una nuova visione e una profonda innovazione dei metodi e dei mezzi, per cambiare dalle fondamenta il passato e costruire un nuovo scenario futuro.
Una bella caduta di tono, non l’ultima, di un Presidente che doveva essere il “Presidente Perfetto” e che ora sembra rivelarsi sempre più “solo” l’ennesima furba volpe politica!
Ma ad Obama qualcuno dovrebbe ricordare che i Presidenti passano, mentre i Blog (e le sue affermazioni) restano!!
Buon blog a tutti!

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Mar 11

Temo il Dalai Lama che in questi giorni, con le ultime affermazioni, stia pericolosamente caricando una “molla” che potrebbe portare solo dolori alla propria gente e ai cinesi, con parole sempre più da leader politico che da guida spirituale buddista.

Le accuse dirette di queste ore che cercano, da un lato di ricevere il plauso dell’occidente, dall’altra possono solo accendere una miccia che potrebbe far esplodere disordini, che poi porterebbero solo ad una prevedibile soluzione: la repressione da parte cinese.

Sembra però che il Dalai Lama abbia scelto questa strada, quello dello scontro verbale dalle conseguenze imprevedibili, quale metodo che obblighi poi ad un intervento esterno da parte dei governi occidentali.

Ovviamente, come del resto detto dal Ministro degli Esteri cinese nella sua conferenza stampa della scorsa settimana, il Dalai Lama rivendica un’autonomia (indipendenza) per qualcosa come un quarto dell’attuale Cina.

Un richiesta ovviamente inaccettabile per qualunque governo cinese, visto che l’autonomia di cui parla il Dalai Lama, si tradurrebbe pericolosamente in una successiva richiesta di Indipendenza.

Non potendo chiedere da subito l’Indipendenza, oggi il Dalai Lama chiede il “minimo”, sicuro poi di poter chiedere in seguito l’agognata indipendenza, con il placet dei paesi occidentali.

Un film che assomiglia troppo a qualcosa del passato ( guerra dei boxer) e “guerra fredda” che il Dalai Lama dovrebbe comprendere a fondo essere difficilmente percorribile, senza che ciò scateni una guerra globale (guerra mondiale).

Un’azione che risulta assai poco credibile anche sul piano dei “contenuti”, visto che si parla di sterminio di un popolo che di fatto, dati alla mano, sta aumentando di numero, in una Cina composta da ben 56 diversi popoli, di cui i tibetani ne rappresentano solo una parte.

Parlare poi oggi d’inferno, metafora non appartenente alla cultura cinese, ma ovviamente a quella Cattolica dei “veri” destinatari del recente messaggio, lascia ancora più sconcertati.

Un agire sempre più “oscuro” di un uomo che sta pericolosamente seminando “odio e zizzania”, a prescindere dalla realtà ormai decennale che ha cambiato la faccia del Tibet, modernizzandolo e facendolo crescere, da una situazione da medio evo come era prima, proprio ai tempi del Dalai Lama.

La posizione è ovviamente molto pericolosa ed appare del tutto fuori luogo in un’area, quella Asiatica, dove terrorismo e “vecchi” rancori (pensiamo alla Corea), rischiano di essere la causa per una guerra con tanto di ordigni nucleari, che rischia di trascinare veramente il mondo intero all’inferno.

L’invito è ora a non calcare troppo la mano, evitando di strumentalizzare troppo le date e le ricorrenze di marzo che potrebbero essere viste per qualcuno come il momento per iniziare un percorso violento ed armato, sotto la “mano benevola” del Leader della non violenza.

Una contraddizione di fondo dell’ambiguo messaggio del Dalai Lama, che per esempio non offre proposte ben più credibili, indicando per esempio in maniera più chiara quale autonomia realmente vuole, che comunque non potrebbe essere che quella di un Provincia della Cina, quale unico paese ed indivisibile.

Sorprende per esempio che non usi la strada alternativa di un percorso a ritroso già visto, stile Hong Kong, “due sistemi, un’unica nazione”, un approccio ben più percorribile, almeno per il fatto che ha dimostrato ai cinesi che non hanno nulla da temere da una simile soluzione, coerente e che garantisce per entrambi il meritato reciproco rispetto, evitando oltretutto qualsiasi ambiguità nella sua gestione.

Speriamo che si torni ad un dialogo, vero e costruttivo, ma soprattutto si lasci alla maggioranza dei Tibetani oggi “frastornati” da tanto clamore, il diritto di scegliere senza ricatti “morali” di un passato che è stato, quello che realmente sia meglio per il proprio futuro.

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Mar 11

Ieri Grillo ha presentato le liste civiche a lui ispirate per le prossime amministrative.
Tradotto: Grillo è sceso in campo.
Come del resto già detto un anno fa, la scelta di “schierarsi” politicamente, appare quanto mai ragionevole, ma sul modo, continua a lasciare qualche dubbio.
Grillo e le sue Liste Civiche, affermano infatti di non voler essere considerate un Partito e non vogliono organizzarsi come tale.
Questa però appare un po’ una pura utopia, visto che il “coordinamento” fatto da Grillo, pur attraverso metodi nuovi ed innovativi, quale l’uso della rete, non è molto diverso da quello di un normale partito.
Basato su poche fondamentali regole, ma di fatto una struttura, con un proprio manifesto fondante e ora delle strutture sul territorio, oltretutto con un proprio leader carismatico di riferimento che detta i tempi e i temi dell’azione.
Quello che però colpisce nelle parole di Grillo e diciamolo anche di Travaglio, è l’“ammonimento” a “fare solo da trait d’union fra i cittadini e la politica”, cioè di non rappresentare esse stesse una scelta politica, “perché altrimenti sarebbero l’ennesima replica della Casta”.
Bene, queste parole, suonano molto come quando a suo tempo, Mao esortò i giovani a “combattere l’immoralità” che serpeggiava nella borghesia cinese, che dopo la Rivoluzione, che secondo Mao, aveva di fatto ripreso a comportarsi come prima della Rivoluzione.
Da queste semplici frasi, partì il periodo di “caccia alle streghe” della Controrivoluzione, dove si arrivò ai figli che denunciarono i propri padri e gli studenti che processarono i propri professori, nel tentativo di estirpare qualcosa che era impossibile da estirpare: la natura umana.
Ora c’è da vedere se dal progetto delle liste ispirato da Grillo, prevarrà la ragione delle proposte o la volontà dello scontro e del pubblico ludibrio, ma la crisi che sta attanagliando il paese, ben espressa dallo stesso Grillo, “ci porterà ad una miseria a cui non siamo assolutamente abituati”.
Bene, è proprio nei momenti di crisi che per il pane e anche meno, la gente rischia di perdere il proprio controllo e fare cose, nemmeno immaginabili, immonde. 
Quindi per quanto difficile da comprendere per molti grillini e componenti delle Liste Certificate di Grillo un solo suggerimento: l’odio e il disprezzo non salveranno l’Italia.

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Mar 09

Si è appena conclusa la conferenza stampa del Ministro degli Esteri Cinese, Yang Jeichi a margine dei lavori della sessione annuale del parlamento cinese in corso a Beijing.
La prima impressione è stata quella di un autentico profondo rinnovamento del fare Diplomatico cinese, due ore di conferenza stampa dove a tutte le domande, Yang Jeichi ha risposto con grande chiarezza ed in maniera incredibilmente approfondita.
Dalle risposte del Ministro degli Esteri cinese è emerso anche un lato umano che ha sicuramente molto impressionato, così come l’evidente volontà di disvelare le ragioni cinesi, senza alcuna reticenza o ambiguità.
In questo contesto, Yang Jeichi non ha avuto quindi problemi ad affermare “di aver perso recentemente a ping pong da uno giocatore più capace di lui” e a rivelare che lui “non è tipo che ama perdere facilmente”.
Questo è stato però il pretesto per sottolineare come quando si occupa della diplomazia del suo paese, vanno anteposte alle questioni personali, le ragioni di mutuo interesse e di cooperazione, di fatto “il cavallo di battaglia” e l’approccio di tutta la diplomazia cinese, su qualsiasi questione.
Un modo diretto ed originale, per poi spiegare come nelle relazioni tra Usa e Cina, la Cina sia pronta a sedersi al tavolo per stringere accordi ancora più stretti e per coordinare le proprie azioni con gli USA, elemento fondamentale in momenti così difficili come quelli attuali.
Yang Jeichi ha anche confermato l’incontro tra Obama e Hu Jintao, durante il vertice dei G20 del 2 Aprile a Londra, così come ha annunciato che, su invito del Segretario di Stato Hillary Clinton, lui stesso sarà a breve negli USA.
Entrando nel merito delle questioni ed in particolare sulla Crisi Finanziaria, ha evidenziato come la Cina conti molto sul prossimo vertice dei G20 di Londra, confermando l’attuale impegno della Cina offerto ai paesi in via di sviluppo e gli appalti in via definizione con l’Europa nell’ordine dei 15 miliardi di dollari.
Ora la Cina si aspetta un ruolo attivo anche degli altri paesi.
Rispondendo poi ad una domanda che evidenziava come la crisi stesse aiutando un cambio di equilibrio dei poteri, avvantaggiando la Cina, Yang Jeichi ha sottolineato come “la crisi finanziaria attuale ha contribuito a razionalizzare la situazione globale e legittimato le richieste provenienti da tutti i paesi del mondo”.
Quale sia poi la ricetta cinese per il prossimo G20, Yang Jeichi non ha dubbi: “anteporre gli interessi della gente e un approccio pragmatico che aiuti lo sviluppo economico e progresso sociale generalizzato”.
Un approccio molto diverso da quello che si sente in occidente, che sembra più interessato a salvare se stesso, prima che aiutare altri paesi a crescere, in questa situazione contingente.
Ma Yang Jeichi ha sottolineato come il crescente ruolo dei paesi BRIC ( Brasile, Russia, India e Cina) e la loro crescente influenza nelle principali questioni attuali, può profondamente incidere sulla definizione delle linee d’azione future.
Per esempio, spiegando l’accordo energetico di febbraio con la Russia, dove a fronte di 25 Miliardi di dollari, la Cina riceverà per 20 anni un totale di 300 milioni di tonnellate di petrolio, Yang Jichi ha anche evidenziato come Russia e Cina, quali membri permanenti alle Nazioni Unite, hanno la possibilità di agire per una sempre migliore multi-polarità a livello mondiale.
Dobbiamo dare maggiore contributo alla promozione della pace nel mondo, alla stabilità e allo sviluppo” ha affermato Yang Jeichi, quale chiaro messaggio di quale vuole essere il ruolo della Cina sulle principali questioni Internazionali presenti e future.
Per quanto riguarda poi la questione del cambiamento climatico, Yang Jeichi si augura nelsuccesso della prossima conferenza di Copenaghen, sottolineando che “tutti i paesi facciano la propria parte così come la Cina sta cercando di contribuirvi, onorando i propri impegni presi”.
In particolare ha esortato tutti i paesi a seguire urgentemente la roadmap stabilite nella conferenza di Bali del 2007, in quella da lui definita essere una “responsabilità comune ma differenziata”, dove un ruolo fondamentale e di guida è comunque a carico delle nazioni già sviluppate.
Per quanto riguarda invece il ruolo cinese in Asia, Yang Jichi ha evidenziato come gli scambi commerciali tra Cina, Giappone e Korea del Sud siano superiori a quelli tra Germania, Francia ed UK.
Ciò evidenzia il livello di “vicinanza”, anche culturale ed un asse sul quale una sempre più stretta cooperazione, può essere fondamentale per rispondere all’attuale crisi finanziaria che sta mettendo in seria difficoltà sia Giappone che Korea del Sud.
Per quanto riguarda poi la questione del lancio del satellite Nord Coreano, il Ministro degli Esteri cinese ha sottolineato come la Cina stia seguendo con “grande attenzione” quanto sta accadendo.
Rimane comunque prioritario per la Cina che la penisola coreana rimanga stabilmente in pace e “ si augura che anche le altre parti si adoperino più intensamente in questa direzione”.
La strada per una soluzione, rimane comunque quella dell’applicazione degli accordi sottoscritti il 19 settembre del 2005, dove in cambio dello smantellamento degli insediamenti nucleari nord coreani siano forniti aiuti economici e di energia, equivalenti  ad un milione di tonnellate di petrolio.
Yang Jichi, ha ammesso che di recente si sono riscontrare delle difficoltà, ma le ritiene “normali” nella gestione di una questione così complessa come quella Nord Coreana e quindi superabili in futuro.
Tornando ai fatti di cronaca, non poteva mancare la domanda sul recente caso dell’asta di Christie delle due sculture in bronzo trafugate dal Palazzo d’Estate dalle forze anglo – francesi  durante la seconda guerra dell’oppio del 1860.
Il Ministro degli Esteri cinese ha ribadito l’opposizione cinese affinché tale vendita abbia luogo e si è detto rattristato che, nonostante tutti gli sforzi fatti per spiegare a Christie ed al governo Francese il valore di tale oggetti archeologici, al momento non si sia arrivati ad alcun accordo.
Connesse a questo ma anche e soprattutto alla questione del Tibet, sono state incentrate le domande relative al livello delle relazioni attuali con Francia ed Europa, dopo anche l’annullamento del summit Cina – Europa in programma lo scorso anno.
Yang Jichi ha confermato che da parte cinese non ci sono problemi affinché i rapporti tornino come prima, dicendosi sicuro che a breve si fisserà una data di un Summit Cina – Europa in sostituzione di quello annullato.
Ma sul tema Tibet e Dalai Lama, Yang Jichi è stato chiaro: “Il Dalai Lama non è una figura religiosa ma un soggetto politico che vuole l’indipendenza di quello il Dalai Lama chiama “il grande Tibet” che di fatto rappresenta un quarto dell’intero territorio cinese”.
A questo punto ha chiesto ai giornalisti presenti: “La Francia, la Germania o altri paesi accetterebbero la separazione di un quarto del proprio territorio?
Quale messaggio “storico” Yang Jichi ha anche sottolineato come la Cina si adoperò a suo tempo alla riunificazione della Germania, alla fine della guerra fredda.
Per cui le differenze tra Cina e Dalai Lama, “non hanno nulla a che fare con la religione, i diritti umani e le relazioni etniche. Da parte cinese si tratta solo di difendere l’unità del paese contro il tentativo di separare il Tibet dalla Cina”.
Per quanto poi riguarda la posizione della Cina nello scacchiere Africano, in particolare sulla questione Sahariana ad occidente e del Darfur in Oriente, Yang Jichi ha voluto ribadire che la Cina si adopera da tempo affinché il dialogo sia l’unica “arma” per arrivare ad una pacificazione in entrambe le aree.
Ha poi evidenziato come sia il Governo Cinese che le Imprese cinesi nell’area, abbiano già offerto ingenti aiuti concreti per aiutare lo sviluppo dell’area, un modo concreto per cercare di aiutare ad uscire dalla situazione di sottosviluppo in cui versano da decenni.
Per finire un’ulteriore annotazione di colore. Alla fine, fatto assolutamente inusuale per una conferenza stampa cinese, Yang Jichi ha fatto gli auguri a tutte le giornaliste in sala e a tutte le donne in generale, in vista della festa internazionale della donna di domani.
Un altro segno del lato umano che sempre più caratterizza la diplomazia cinese, ben rappresentata da Yang Jichi, che anche con le sue partite a Ping Pong dell’anno scorso con le diplomazie internazionali presenti a Beijing, continua ad aprire spazi di dialogo alternativi ed innovativi, in linea con lo sviluppo del paese e del profondo cambiamento in atto a tutti i livelli.

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Mar 07

Ieri su Affari Italiani è stata pubblicato una nota di Alberto Forchielli, dell’Osservatorio Asia che sul Sole 24 Ore, evidenzia come le borse cinesi vedono segnali di ripresa a partire dalla costruzioni.

Mi è stato chiesto un “commento” a margine di questa nota:
“… vero che le infrastrutture siano l’asso calato dal governo in questa fase, ma diciamo era già stato preventivato prima della stessa crisi.
Semmai si sta rivelando un’accorta pianificazione che potrebbe aiutare a superare questo periodo, visto che assorbirà migliaia di lavoratori oggi lasciati a casa. 
Aeroporti e ferrovie sono effettivamente al centro di ingenti investimenti preventivati anni fa. Ma il paese è ancora lontano da aver finito di costruire. Lo farà ancora per decenni!!!
Parlando di mercati finanziari e borsa, quello cui fa riferimento Tamburini, un segnale che consente di essere ottimisti è il fatto che il cinese, a differenza dell’americano ed europeo, è praticamente senza debiti e anzi continua, come una formichina, ad accumulare ingenti riserve di capitali non investendoli proprio.
Il governo sta cercando di convincere i propri cittadini ad investire e a spendere un po’ di più, selezionando gli investimenti “solidi” non speculativi o troppo finanziari.
Quindi sicuramente saranno favoriti gli industriali, gli energetici, l’elettronica e i tecnologici, settori trainanti anche nel futuro della crescita del paese e sui quali i riflettori del governo, guideranno la scelta.
Comunque in generale, grande fiducia qua la ripongono anche sui propri assicurativi (Ping An e affini) e bancari, nel senso che qua la sensazione è che i “pasticcioni” non siano di queste parti e che essere stati lontani da alcune opportunità passate, non sia poi stato così male!
Ricordati che chiudono si le aziende, ci sono milioni di disoccupati, ma oggettivamente la povertà di prima resta, così la ricchezza per quanto riguarda le Città.
La leva e probabilmente la salvezza di questo paese è che oltre 2/3 del paese ancora oggi sono abbondantemente sotto lo standard europeo ed occidentale, per cui per loro, complessivamente la crisi non sta toccando realmente il loro tenere di vita, che al contrario, lentamente continua a migliorare.
Detto questo, è la migliore fotografia per capire come realmente si stia vivendo ai due emisferi del mondo, la crisi in corso: in Cina la stragrande maggioranza ne parla come una cosa “lontana”, che non li riguarda, tanto che usano il termine “la crisi internazionale”, come se non fosse “anche” cinese” e loro la vedessero solo alla tv.

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Mar 07

Leggo di molti eventi organizzati per fare promozione del digitale ed analizzare l’evoluzione dei nuovi fenomeni connessi. 

Sembra di assistere a scene già viste come lo fu nella musica con i Beatles e oggi per Internet con Facebook.
Per quanto comprensibili, le “deliranti” esaltazioni che i molti che ne parlano sembrano manifestare, sembrano essere eccessive e un pelo fuorvianti per i neofiti che così finiscono per fare una pericolosa associazione: Facebook – Internet.
Questa associazione è esattamente il contrario di quanto la stessa Internet vorrebbe essere: libera ed indipendente.
Tutto questo alla luce anche delle recenti discussioni e “rivolte” di utenti dopo la scoperta, nelle “pieghe” delle note legali di Facebook, che la proprietà dei contenuti inseriti dagli utenti diventano di proprietà di Facebook ed altre amenità che consentono in maniera arbitraria allo stesso Facebook di “spegnere o accendere” il singolo account.
Ma non solo, come al recente World Economic Forum ha dimostrato il suo fondatore, gli iscritti a Facabook rischiano di diventare protagonisti della più grande operazione di Direct Marketing della storia dell’uomo.
Tutto ciò fa apparire quindi ancora più ambiguo quando Facebook viene “trasformata” in una arena aperta alle libere discussioni, nel momento in cui è evidente che tutto, sotto gli occhi attenti del Grande Fratello Facebook, è monitorato, valutato e censurabile.
Quindi rimango molto scettico di un approccio divulgativo che fa di Facebook il suo “cavallo di battaglia”, per così poter cavalcare una “moda” del momento, ma che poi rischia effetti assolutamente inaspettati.
Caricando infatti lo stesso Facebook di qualità “terapeutiche” che non ha, si finisce per avere reazioni violente ed opposte nel momento che si “scopre” la “strumentalizzazione che c’è dietro tutto ciò.
Ne è la prova la “dismissione” di massa di molti utenti americani che hanno chiesto di esser cancellati come account, con tutti i dati ad esso connessi, proprio per evitare in futuro qualsiasi strumentalizzazione delle proprie informazioni.
Infatti è difficile comprendere come chi, di sola energia elettrica per far funzionare i server, paga al mese qualcosa come 1 Milione di dollari, possa ora essersi trasformato in un mecenate del “libero circolazione del pensiero” e della “libera socializzazione” tra le persone.
E’ evidente che qualcosa in cambio Facebook lo richiede, ed andrebbe “spiegato” che ciò è lecito che sia, essendo un’attività privata propensa al profitto, visti gli investimenti che ha attratto.
Assurde, ma connesse alle mie premesse, sono quindi le “mobilitazioni” di utenti, che pretenderebbero di fare pressione affinché, per esempio si possa continuare ad avere un Facebook libero e gratuito come ora!
Per cui arrivo al punto: sembra evidente che Facebook non sia una cosa pubblica ma un’esperienza privata di una società privata, che ha avuto il merito di emergere, divenendo icona di un passaggio storico, come lo furono APPLE, MICROSOFT, CISCO, GOOGLE e YOUTUBE. 
Ma bisogna ricordarsi che tutte queste sono aziende non sono Internet, come CISCO non è i router, o Microsoft non sono i PC, in quanto tutte loro, soprattutto le ultime, usano internet, magari in maniera più virtuosa degli altri, ma sono e rimangono SOLO imprese private.
Per cui parlare ad esempio di Politica ai tempi di Facebook, appare del tutto fuorviante, in quanto non essendo una struttura pubblica, Facebook non può in nessun modo essere messo a disposizione della Politica quale strumento per una maggiore democratizzazione ma deve rimanere SOLO uno dei tanti canali, del resto abbondantemente già usati per fare proselitismo.
Ma pensare che la politica cambierà perché Facebook rappresenta un modo nuovo di fare politica, visti i controlli e la possibilità di condizionamenti che lo strumento dispone, rischia di essere un pericoloso boomerang, perché appare chiaro che chi controllerà canali, quali quelli di Facebook, sarà in grado, meglio di altri, di condizionare le opinioni pubbliche.
Il problema, essendo soggetto privato, è che tutto ciò si potrà farlo pagando, sia spazi ad hoc, che centinaia o migliaia di “account” che abbiano l’unico scopo di far credere che l’opinione prevalente sia di un tipo od un’altra.
Tra l’altro, Facebook, essendo fatto di “sana” tecnologia, può fare tutto ciò senza dover scomodare molte persone, semplicemente programmando la piattaforma a creare decine di migliaia di “falsi utenti” e di “false discussioni” o di falsi gruppi.
Per questo occorre evitare che oggi si mitizzi ciò che domani potrebbe rivelarsi nella sua vera “faccia” o recondite ambizioni, come del resto emerso già dalle stesse dichiarazioni di Facebook, “siamo il 6° paese al mondo come numero di utenti”: un privato con interessi in questioni pubbliche!
La democrazia non può quindi passare da Facebook e nemmeno dalle tante piattaforme private che proliferano che è giusto che sia, che presenteranno sempre e solo le diverse facce delle disfide politiche.
Perché Internet non è Facebook, ma semmai Facebook è solo UNA delle molteplici facce di internet!
Bisognerebbe sempre sottolinearlo per lasciare LIBERO ARBITRIO a ciascuno di vivere la propria esperienza in rete senza condizionamenti “sopra le righe” o fuorvianti e non credere che Facebook sia la rete o peggio il “muretto” che include o esclude qualcuno.
Domani potrebbe essere troppo tardi.

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Mar 05

Marzo è il mese dell’anno più importante per la politica cinese.

Tradizionalmente in questo periodo si tiene infatti il congresso del NPC, l’Assemblea del Popolo cinese.

Con la presenza plenaria di tutti gli eletti provenienti da tutte le province del paese e dove sono rappresentate tutte le minoranze etniche che compongono la Cina, è il momento della riflessione comune e della definizione delle linee guida da seguire.

In pratica si gettano le basi per il futuro del paese, sia per quanto riguarda le scelte economiche e soprattutto per quanto riguarda quelle legislative.

E’ infatti il momento dove le proposte vengono inoltrate dai diversi delegati, provenienti da tutto il paese ed è il momento di ratifica delle misure legislative discusse durante tutto l’anno.

Ma è anche l’occasione per sondare dove la Cina intende andare e quali saranno realmente le intenzioni e le “parole chiave” per il prossimo futuro.

Quest’anno queste sembrano essere: “Responsabilità Sociale”.

Infatti, di fronte all’avanzare della crisi finanziaria mondiale, sembra che la risposta concreta del paese, oltre ad un’iniezione ingente di capitali a supporto dell’economia (oltre 900 Miliardi di dollari), sia anche il richiamo ad una concreta mutualità tra pubblico e privato.

L’obbiettivo è il mantenimento di una stabilità sociale, in grado di far fronte alle onde della crisi.

Va pertanto in questa direzione, il richiamo ad un senso profondo di responsabilità individuale e professionale, sintetizzato nel “è arrivato per ciascuno, il momento di fare la propria parte”.

Un ruolo determinante per vincere questa crisi, sembrano avercelo gli imprenditori cinesi, ai quali è stato chiesto dal Governo Cinese di non licenziare e come detto da Jia Qinglin, Presidente del CPPCC nel suo intervento di apertura, “devono prendersi sulle proprie spalle la propria parte di responsabilità sociale”.

Quindi le fondamenta per il rilancio del paese, passano dai singoli posti di lavoro, dove è l’imprenditore che deve dare l’esempio e cercare di salvaguardare il proprio rapporto con i lavoratori ed evitare di penalizzarli in qualsiasi modo ( per esempio tagliando stipendi o licenziando).

L’equilibrio sul posto di lavoro, rappresenta quindi la ricetta per rispondere alla crisi e cercare di tamponare un flusso che ha portato ad avere oltre 20 milioni di disoccupati in pochi mesi.

E’ una sorta di “richiamo alle armi” della classe imprenditoriale cinese, quella che più di altri ha beneficiato dei successi economici del paese e che ora deve prendersi la responsabilità di non abbandonare gli altri al proprio destino, ma al contrario avere la capacità di guidare i propri lavoratori e le proprie imprese, verso un nuovo futuro armonico, come enfatizzato da queste parti.

Ma un altro settore della società sembra preoccupare non poco il governo cinese: i milioni di neo laureati.

Quest’autentica marea umana, ora rischia di rimanere senza alcuno sbocco occupazionale, dopo gli ingenti sacrifici sia economici che di studio.

La ricetta cinese in questo caso è sintetizzabile in tre opzioni pratiche: per chi può, l’invito a prolungare i propri studi, magari con un master o altre specializzazioni, altrimenti mettersi in proprio potendo ricevere così le sovvenzioni statali per creare microimprese o mettere a disposizione la propria preparazione nelle zone occidentali del paese, dove le loro competenze risultano fondamentali per aiutare lo sviluppo delle aree più povere del paese.

Da ciò, il richiamo lanciato dai vertici cinesi ad aiutarsi reciprocamente per condividere, testuale, “i beni e i guai”.

Parole sconosciute in occidente che fanno comprendere come la Cina si stia preparando ad affrontare la crisi partendo dalle fondamenta stesse della propria società, pronta a riscrivere se necessario, la propria storia futura.

Questo periodo dell’anno è anche il momento per le decisioni più importanti, come per esempio per quanto riguarda le spese militari: è stato comunicato che aumenteranno nel 2009 del 14.9% arrivando a 70 Miliardi di dollari, rappresentando così l’1,8% del PIL del paese.

Va però sottolineato che oltre far parte della sostanziale modernizzazione in corso dell’intero apparato militare cinese, in Cina, non esiste Protezione Civile. Per cui, visto che questa attività è totalmente a carico dell’esercito, come dimostrato dal recente terremoto nello Sichuan, molte di queste spese sono destinate anche a quest’area.

Comunque, a margine di questa prima giornata, dove si sono viste le sempre folckloristiche tenute dei diversi delegati delle diverse minoranze etniche del paese, una prima “sorpresa” la sia è avuta nella fotografia “ufficiale” che raffigura tutti i leaders del governo cinese.

Ad essere originale è la posa, decisamente “dinamica”, ben diversa dalle fotografie statiche che normalmente raffigurano i leader, anche occidentali, nelle foto ufficiali.

Il “passo” che più o meno tutti i leaders sembrano fare nella fotografia, sembra essere anche una sorta di messaggio, come dire che solo con l’azione si può uscire dalla attuale difficile situazione.

Ma questa immagine svela anche un ulteriore “segnale politico” importante, indicando in maniera sempre più netta chi potrebbe rappresentare la futura leadership del paese.

Infatti, proprio dietro al presidente Hu Jintao, appaiono i due possibili successori: Xi Jinping e Li Keqiang.

Un’immagine che oltre al citato dinamismo, sembra quindi esprimere anche il senso di una continuità, un messaggio che intende rasserenare il paese, in momenti difficili come quelli odierni.

Per cui il richiamo ad un’unità del paese e crescente solidarietà interna, intende fornire lo spunto per una mutua comparazione che sposti ricchezza dalle grandi città alle campagna, bisognose più di prima, di poter beneficiare della portentosa crescita economica di cui hanno tratto beneficio soprattutto le grandi metropoli del paese.

Quindi anche la Cina dimostra che la via per cercare di uscire dalla crisi finanziaria di questi giorni, passa attraverso l’aiuto e il supporto concreto delle classi più deboli del paese, ridistribuendo in maniera più equa le ricchezze disponibili.

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Mar 03

In questi giorni, su tutti i media occidentali, vengono rilanciati i proclami di “guerra” che Obama sembra aver lanciato al “lato oscuro” della finanza, oltretutto appena fuori i confini americani: i paradisi fiscali dei Caraibi.

Sorge però un dubbio: Obama è a conoscenza che il suo 4° finanziatore e che consente agli Stati Uniti interi di non essere già falliti, è rappresentato proprio dal sistema bancario dell’area caraibica e quindi dagli speculatori tanto “odiati” di queste ore??

Dichiarazioni analoghe sono state fatte dai leaders della EU che intendono ora stroncare il “traffico di denaro” che passa costantemente dai paradisi fiscali di tutto il mondo.

Usa e EU, di fronte alla crisi che le attanaglia, sembrano ora unite da un solo obbiettivo: intercettare i miliardi di tasse evase che per solo gli USA sarebbero stimati in 1600 Miliardi di dollari.

Alleluia. Ma poi ci si riflette un attimo e tutto ciò finisce per apparire più qualcosa di schizofrenico, visto che gli stessi “eroi” odierni, spesso sono proprietari o controllori degli enti e delle banche nazionali, che di fatto sono stati gli strumenti attraverso i quali i grandi evasori spostano denaro da un paradiso all’altro.

Adesso, con una “faccia di tolla” che ha dell’incredibile, i potenti occidentali, scoprono con “terrore” che le maggiori banche da loro controllate, hanno filiali in questo o quel paradiso fiscale, divenendo così parte del sistema di import / export di capitali, alla stregua di quanto accade nella vendita di petrolio dove è noto, la petroliera cambia bandiera e regime fiscale nel bel mezzo dell’oceano!.

Alle banche, coscienti o meglio incoscienti responsabili di tutto quello che sta accadendo, però sembra sia stata garantita l’impunità. In cambio sembrano ora diventati tanti “pentiti” che collaborano con la giustizia, denunciando senza remore i propri clienti, da loro stessi profumatamente consulenziati, come già successo per 250 americani dell’UBS.

Non solo, sarebbe a questo punto interessante sapere, visto che tutto ciò è stato approvato anche dal Governo Italiano, quale influenza potrà avere sulle “ricchezze” del Primo Ministro Berlusconi, depositate in alcuni di questi luoghi “immondi” (almeno da un mese a questa parte).

I politici fanno finta di non vedere che invece la questione che riguarda i paradisi fiscali, al di là della caccia agli untori di questi tempi, è chiaramente conseguente ad un fatto sistemico e non di pochi e “scorretti” soggetti, proprio visto il coinvolgimento di tutte le maggiori banche del mondo.

Le azioni di Obama e della EU rischiano così di rimanere sulla carta, pure intenzioni e vuoti proclami di un cambio di registro che però rimarrà utopico e privo di concretezza.

L’Italia ne è un chiaro ed evidente monito: oltre il 60% degli italiani confermano ancora oggi la propria preferenza a Berlusconi, sapendo tutto e il contrario di tutto sulla gestione della sua ricchezza, paradisi fiscali compresi.

La ragione di tutto ciò è semplice: che piaccia o no, i contenuti e l’esempio dello stesso Berlusconi trovano vasto consenso nella popolazione e non il contrario, come vorrebbe la “sterile” opposizione, perché la natura umana, signori miei, è questa.

Lo stesso vale per anche gli altri paesi occidentali, USA e Gran Bretagna in testa, che adesso sembrano volere fare i puritani, ma sembrano scordarsi che i paradisi fiscali sono stati una loro invenzione e localizzati in luoghi ad oggi ancora alcune volte sotto la loro bandiera nazionale e che beneficiano di statuti speciali.

Se l’Italia per i suoi monumenti e la storia è famosa in tutto il mondo quale meta turistica, isole belle ma insignificanti sul piano della storia, sono diventate mete turistiche che hanno attratto milioni di “turisti”, ricchi o aspiranti tali, che così hanno potuto beneficiare di questo nuova invenzione occidentale.

Addirittura, avere un conto in uno di questi luoghi è stato negli anni ruggenti uno status symbol molto ambito, alla stregua di barche, Yacht e belle donne.

Si pensi a Singapore, città stato, che ha fatto del suo emulare l’esempio della sempre decantata ed autorevole Svizzera, il proprio biglietto da visita che le ha consentito rapidamente di scalare le vette delle classifiche dei paesi più ricchi al mondo.

Quindi Obama, più che un nuovo Robin Hood, rischia di essere lo Sceriffo di Nottingham, così come la EU il Don Chisciotte della Mancia, visto che non colpiscono veramente chi ha contribuito a creare questa crisi, che di fatto escono impuniti da quanto sta accadendo, ma lanciano la caccia all’untore, scaricando tutto su altri soggetti ben lontani, genericamente chiamati “paradisi fiscali”, solo per recuperare nuove tasse e continuare come prima.

Meglio sarebbe stato agire sul sistema e le cause profonde, quali le strette relazioni tra politica e finanza, dove la prima è costretta a cercare fondi per farsi eleggere e gestire il proprio consenso e la seconda che finanzia, lecitamente o meno, per cercare di ottenere vantaggi nel proprio agire ed avere appoggi, coperture, su questa o quella situazione.

Da ciò è evidente che ora la situazione sia di profonda fibrillazione, visto che non solo gli imprenditori stanno subendo strette finanziarie delle banche, ma anche la politica è costretta a fare i conti con la difficile situazione in cui si trovano i propri finanziatori.

Quindi invece di ridurre, tagliare, modificare l’approccio della gestione in casa propria, si è pensato bene di fare guardare altrove, indicando nei paradisi fiscali le ragioni profonde di un cancro che invece è interno ai paesi occodentali, visto che le invenzioni di questi spazi, al di sopra delle leggi, ma possibili per legge, sono frutto della capacità ed inventiva di molti manager occidentali e non dei diversi paesi che alla fine, si sono solo prestati a questa “triangolazione”.

Una ipocrisia che lascia poco tranquilli, visto che appare evidente che si sta cercando solo di “giustificare” piuttosto che curare profondamente.

Il resto è solo il tentativo di far passare una “favola”, quella di quando “gli eroi occidentali che di fronte alla crisi, causata dalle proprie idee di liberalizzazione, circolazione delle merci e capitali, distrussero il drago della “speculazione” annidato nei paradisi fiscali!!

Speriamo non si debba aggiungere a ciò un tragico finale: “…perendo essi stessi in questa “eroica” azione, scoprendo con sconcerto, che il drago e gli eroi, alla fine erano la stessa persona”.

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Mar 03

Da tempo Cina e Venezuela collaborano su vari fronti a partire dal quello dell’energia.

Ma anche su un altro fronte sono da tempo partite attività che da maggio daranno un primo risultato concreto: il cellulare a 18 Euro!.
Cuore cinese della Zte, verrà distribuito soprattutto nelle aree più povere del Venezuela e chissà dove anche in altre località del Sud America.
Questa azione è in linea con le intenzioni dell’Industria Cinese di sviluppare proprie tecnologie e così risparmiare in maniera consistente sulle royalties delle tecnologie occidentali utilizzate fino ad ora.
Allineatosi anche il presidente del Venezuela, un mercato di 7 Milioni di cellulari annui, ora la comune intenzione è passata nella fase pratica che con l’attivazione degli impianti di produzione della Zte direttamente in Venezuela, da il via alla produzione su vasta scala di questo Telefonino economico, ma completo: il vergatario.
Questa non sarà l’ultima azione in tal senso, vista la sensibilità maturata sul problema dalla Cina in primis e anche da molti paesi in via di sviluppo, qualcosa che potrebbe riservare molte sorprese, per quanto riguarda il rapporto nuove tecnologie e povertà.
Un altro passo della competizione a tutto campo tra Usa e Cina! Stay Tuned…

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Mar 03

Innovare non è una parola, ma un metodo.

Oggi parlando con amici cinesi, mi facevano notare che la resistenza all’innovazione è inversamente proporzionale al tempo che uno ha speso in un ruolo di prestigio (tradotto: sulla poltrona).
Quindi la loro ricetta per innovare è riassumibile in: rinnovare i ruoli!

Banale ma allo stesso tempo pratica. La resistenza a voler cambiare e fare diversamente le cose sta proprio nel fatto che se uno è arrivato ad un certo livello, teme di abbandonare la strada vecchia per imboccare una nuova.

Il cambiamento è visto con timore quanto più il successo è stato raggiunto.

Il ragionamento dei miei amici cinesi quindi non fa una grinza.

Vediamo di farne un’applicazione pratica in Italia, dove appare evidente a chiunque che prima del fare c’è il posto occupato.

Quindi l’età ha sicuramente un peso, ma a sorpresa non quella anagrafica, bensì dell’incarico occupato.

Analizzando con questa chiave di lettura le aziende italiane si nota come siano vecchie, vecchissime, perché le proprietà sono tra le più stabili al mondo, mentre negli altri paesi il cambiamento fa molta meno paura e senza tanti grilli, tanto che mediamente le aziende hanno turnover molto superiori a quelli italiani.

Un esempio per capirci? Beh Shao Xiaofeng, il vice presidente di Alibaba è stato per 20 anni un poliziotto in prima linea, alla Serpico per capirci, un duro, uno che ha inseguito i criminali su per le montagne.

Bene, ora è alla testa di uno dei maggiori gruppi al mondo che d’innovazione ne sanno qualcosa.

Non è un personaggio accademico, ne tanto meno esperto di settore. Eppure il suo posto se lo è guadagnato sia per la fiducia in lui riposta dal suo amico, il fondatore di Alibaba, ma anche perché ha saputo occuparsi con successo di Alipay, il braccio economico di Alibaba.

Una storia che ha dell’incredibile da noi. Meno da queste parti, dove spesso casi di successo incredibili nascono attorno personaggi che hanno solo creduto nella propria idea.

Ora molti di loro sono proprietari di autentici colossi come Feng Jun, il presidente della AIGO, ora sponsor della McLaren, multinazionale cinese dell’elettronica presente in tutti i continenti, ma partito nel ‘93 con la sola idea e 250 Yuan (poco meno di 25 Euro).

La lista potrebbe essere lunghissima, ma come dicevo è il metodo non la parola che conta.

E da questa parti quando dicono innovazione la praticano davvero.

Ora tocca noi, “vecchio continente”, dare segni di risveglio o meglio “ritorno al futuro”.

A meno che siamo troppo “vecchi” o troppo arroganti per pensare di competere con il nuovo che avanza.

Update: Per chi crede che ancora una idea possa cambiare il mondo, una lieta novella: l’Italian Center di Shanghai, la più grande struttura italiana in Cina, apre le sue porte all’innovazione ( e agli innovatori!). mailto:innovationdesk@chinamedialab.biz

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Feb 27

Una nuova puntata sulle “relazioni” Usa – Cina si è consumata in queste ore, terminata con la dura presa di posizione dei Cinesi rispetto all’ultimo rapporto del Dipartimento di Stato, contenente critiche sulla questione dei diritti umani in Cina.

La reazione cinese è stata molto sdegnata, soprattutto per due ragioni.

La prima deriva dal fatto che il rapporto sia stato divulgato a pochi giorni della partenza da Beijing del Segretario di Stato, Hillary Clinton, che per tutelare l’ingente credito cinese, aveva appena affermato come la questione sui diritti umani non “possa e non debba incidere nei buoni rapporti tra Usa e Cina”.

Quanto accaduto oggi appare quindi come una sorta di “pugnalata” alle spalle da parte degli Americani, che secondo i cinesi insistono nel ruolo di Sceriffi del mondo e cercano, attraverso queste questioni, di interferire negli affari interni Cinesi.

Ma non solo, gli espliciti riferimenti ad alcune situazioni regionali, sono apparse agli occhi cinesi molto “sospette”, visto che la pubblicazione avviene in un momento molto delicato come quello che del prossimo 50° della tentata rivoluzione Tibetana contro i Cinesi e durante lo stesso capodanno Tibetano, al centro di un dibattito a distanza tra Dalai Lama, Governo Cinese e media occidentali.

Tutto ciò è apparso quindi come una vera e propria provocazione.

Conseguentemente la reazione, più stizzita di altre volte, sembra anche sottolineare il timore cinese che ciò possa apparire un “segnale” che potrebbe generare problemi di “ordine pubblico”.

Ecco quindi il significato dato alla parola “irresponsabili” usato dai cinesi nella loro reazione, che stanno cercando di monitorare una situazioni di terrorismo interno, come quello che viene considerato il separatismo Tibetano e che vedono come “fumo negli occhi” quanto affermato dagli Americani e un pericoloso viatico per possibili facinorosi.

Oltretutto questo messaggio, nella sua sostanziale “vaghezza”, sembra anche la solita implicita “approvazione” da parte americana per certe ben note “aspirazioni”, fatto che potrebbe finire per ispirare azioni violente, che i cinesi stanno cercando in tutti i modi di scongiurare.

Da ciò l’invito cinese di non “scaricare” sul governo cinese le possibili conseguenze, di ciò che potrebbe succedere e che tragga la propria ispirazione nell’idea che gli americani siano “schierati” per una soluzione separatista e d’indipendenza.

Perché è questo che gli occidentali e i sostenitori della causa del Dalai Lama leggono tra le pieghe del rapporto Americano. E i cinesi lo sanno e quindi sono costretti a dire a chiare lettere, “smettetela di alimentare qualcosa del genere”.

Ovviamente, come del resto detto nei miei precedenti articoli, il continuare a mischiare Diritti Civili, Tibet e Religione, sta complicando enormemente la situazione, di per sé già difficile.

Il muro contro muro di questo tipo di comunicazioni, finisce solo per “irritare” i cinesi, incrementando il nazionalismo che di fatto ritiene “superarata” la fase per cui l’occidente e soprattutto l’America possano “insegnare” qualcosa ai paesi emergenti, Cina in testa.

Anche se ufficialmente la posizione del Governo Americano è quella di cercare un dialogo con la dirigenza Cinese, è chiaro che questi non sono i metodi e i modi giusti per ottenere risultati concreti e oltretutto, potrebbe veramente ispirare qualcuno ad “immolarsi”, pensando di essere “live” e sotto gli occhi del mondo!!

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Feb 27

Il “passa parola”, ha trovato su Internet terreno fertile, perché attraverso i Social Network è possibile agire all’ennesima potenza, potendo così decidere il successo o l’insuccesso di un brand, di una azienda e dei suoi prodotti.

Ma esistono dei seri ma, di cui occorre tenere conto.

Quale attività umana, con in aggiunta un bel po’ di novità tecnologiche, è chiaro che se mentre avere 100.000 persone in piazza o 1.000.000 di oggetti acquistati, rappresentano di per sé un dato oggettivo, ben diverso è il “peso” di un’analisi fatta usando gli strumenti del Social Network.

Infatti, oltre all’arcinoto “lato oscuro” della rete, dove le identità sono tutt’altro che sicure e certe, appare evidente che la strumentalizzazione dei risultati, sia decisamente più semplice ed assolutamente possibile.

Quindi il servizio BuzzMetrics, che sarà lanciato dalla Nielsen, così come altre rilevazioni simili, oltre ad un’interessante spaccato dei blog e dei social network, non potranno rappresentare altro.

La ragione sta proprio nell’oggetto analizzato: i blogs.

Se si osserva a fondo il fenomeno, si comprende infatti come spesso i blog, rappresentino un mondo a parte, gruppi che sarebbe meglio definire, “branchi” che si sincronizzano e lanciano in contemporanea messaggi in modo da condizionare molti dei propri lettori che sulla rete hanno traslato l’approccio televisivo: “lo ha detto la tv”, sostituito con il moderno, “ lo hanno detto alcuni blogs”.

E’ una sorta di potenziometro, che consente anche a gruppi molto piccoli di avere grandi, enormi ritorni d’immagine, anche in presenza di risibili numeri in termini di contatti ed oggettivo interesse reale. 

Per quanto si creda che il mondo sarà sempre più interattivo, appare evidente che ora e ancora per molto tempo, la rete rappresenterà un mondo decisamene a parte, parallelo al mondo reale, ancora profondamente analogico.

Per esempio in Cina, più di un 1 miliardo di persone non usano la rete, eppure questa è già la più grande economia del mondo ed è totalmente analogica!

Ma questo non è colpa di nessuno, l’uomo è prima di tutto un “animale” analogico, fatto di sensazioni fisiche e corporee. Non stupisce quindi che sulle cose veramente importanti, la rete perda il suo “appeal”, per essere sostituita dai “tradizionali” sistemi di comunicazione: parola, vista, tatto.

Questo aspetto risulta importante, altrimenti si rischia di “credere” che il mondo sia tutto qua, quando la realtà è da tutt’altra parte o peggio si finisca per soffrire di un pericoloso “autismo da social network”, dove il proprio mondo è SOLO quello rappresentato dalla rete. Qualcosa che già molti studiosi cominciano a sottolineare essere un rischio reale.

Per quanto riguarda poi la politica, se prendiamo il caso Obama, in molti pensano che sia stata una vittoria della rete. Analizzando però a fondo quali strumenti ha realmente usato, si nota come la rete è stato solo uno strumento di controllo e coordinamento di una sterminato “passa parola” fatto di persone reali e comitati locali “analogici” di persone in carne e ossa e strette di mano.

La raccolta del denaro è stato infatti frutto del “porta a porta” di queste migliaia di formichine.

Per quanto riguarda la politica italiana la situazione non è molto diversa, tanto che le ultime elezioni o le crisi di alcuni dei partiti, come quella del PD, sono state imputate anche ad essere stati “troppo Digitali”, finendo per chiudere molte sedi sul territorio per gli incontri reali, facendo posto ad un “partito digitale” che alle ultime elezioni in Sardegna, con tanto di Soru, re del digitale italiano, ha portato a casa solo una sonora sconfitta, da un signore TV / Analogico come Berlusconi.

Il problema è che ora stanno nascendo servizi a pagamento, connessi direttamente o meno alla analisi dei contenuti dei blog e dei social network

Esiste un rischio: tanto più questa nuova economia del Social Network crescerà, tanto più i blog stessi e molto degli stessi account dei diversi Facebook, rischieranno di trasformarsi in Redazionali a Pagamento o articoli che intendono alimentare idee, prodotti, consumi, giudizi, pareri, con lo scopo di condizionare a fini commerciali chi cerca risposte ai propri problemi o necessità, usando questo o quel motore di ricerca.

Non a caso molte delle attività Social di Politici ed Aziende sono già di questo tipo, visto che usano Facebook come uno strumento di promozione, ben diversamente da quanto immaginato dal suo fondatore, quale momento d’incontro tra persone che si conoscono ( i famosi “amici”).

Questo spiega anche un fenomeno in contro tendenza, quello cinese, dove Facebook non sta conquistando il più grande mercato internet del pianeta, visto che usano ben altri strumenti di “passa parola” e di relazione diretta, soprattutto a colpi di Instant Messaging (MSN, ICQ , QQ .etc…) piuttosto che buttare la propria identità in pasto a non ben chiari spazi aperti, quali quelli di Facebook.

Quanto detto, rende evidente come sia quindi molto difficile credere alla validità di un sistema di giudizio che non è in grado di garantire l’autenticità del giudizio espresso e soprattutto la non strumentalizzazione dello stesso.

Tecnicamente poi non è difficile creare un sistema, anche importante per esempio di qualche migliaio di blog, che consenta la creazione di un sistema di “ripetitori” di contenuti ed idee, in grado di simulare e offrire uno spaccato del tutto inattendibile sui reali interessi.

Basta pagare!

Tra l’altro ci si espone ad un possibile aspetto paradossale: i ricatti da social network, dove si può scatenare la propria rete di contatti su un tema o contro qualcuno che non si è gradito.

Il sottoscritto ne sa qualcosa, quando ha avuto modo di scrivere su Grillo ed esporre contenuti non graditi alla sua comunità di migliaia di blogger.

Chi ci dice che, come oggi ci sono società che comprano domini internet per poi rivenderli ai brand che intendono utilizzarli, lucrando sul valore dell’identità digitale, domani potranno esistere blogger che “sparleranno” di questo o quel brand, confidando di ricevere un compenso (riscatto), affinché non si tocchi questo o quel marchio??

In fondo dietro ogni computer e in ogni account di social network si “nasconde” sempre un uomo in carne ed ossa, con i suoi pregi e difetti

Non è quindi da colpevolizzare la natura della rete, solamente un’artificiale estensione umana, ma solo la natura umana che può trovare sulla rete nuovi e più vasti spazi per esprimere il proprio lato buono o cattivo.
Social network compresi!

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Feb 25

Caro Angelo, ho letto con attenzione l’articolo di Paniccia sulla visita di Hillary Clinton in Cina.

Non condivido le tesi esposte da Paniccia, che forse, volendo soprattutto “stressare” la tesi, del resto già esposta in altri articoli, di una sostanziale difficoltà dei futuri rapporti tra USA ed EUROPA, ha finito per confondere politica con commercio internazionale, una distinzione invece molto ben radicata nelle menti dei cinesi.

Infatti la Cina ha nell’Europa il maggior partner commerciale ed intende nel futuro sviluppare questa relazione che la tiene oltretutto lontana dalla ingerenze politiche Americane, poco gradite dal governo cinese.

Appaiono inoltre evidenti le “vere” ragioni per cui Hillary Clinton, nella sua prima visita all’estero non a caso sia passata dall’Asia e non dall’Europa: è da queste parti che sono i due più grandi creditori degli Stati Uniti e precisamente Cina e Giappone.

Per quanto riguarda in particolare per il Giappone, sul punto di “crollare” sotto i colpi della recessione, Hillary è dovuta correre rapidamente al “capezzale” di questo moribondo creditore, per cercare di capire la reale situazione e i rischi connessi.

Al contrario, per quanto riguarda i Cinesi, essi intendono invece tutelare il proprio ingente credito e quindi stanno facendo tutto ciò che possa limitarne i rischi di perderlo.

Ma per quanto ingenti, capitali sicuramente non sufficienti per poter assecondare la volontà americana di creare ora un assetto mondiale a due (G2), come appare chiaro dalle ultime dichiarazioni fatte dalla stessa Hillary.

Agli occhi dei cinesi, questo nuovo “equilibrio” come descritto dalla Hillary, rischierebbe di legare a filo doppio i destini della Cina con quelli degli USA, in un momento in cui lo stato di “prognosi”  degli americani, non consente alcun “pronostico  futuro” su possibili ed ulteriori pericolose ricadute.

Proprio per evitare questo “abbraccio”, la Cina sta continuando ad allargare la propria sfera di influenza ad altre aree, privilegiando prima di tutto gli aspetti commerciali e poi quelli politici, cercando proprio nell’Europa una sponda politica nell’occidente, come dimostrato dal recente viaggio del Premier Wen Jiabao in Europa e le aperture ad una sempre maggiore cooperazione tra Cina ed Europa..

Gli USA semmai ora temono che, sotto i colpi dell’attuale crisi finanziaria, l’Europa possa “preferire” una sempre maggiore alleanza con i Cinesi, che sul “piatto” possono mettere la propria forza commerciale, la possibilità di assorbire ingenti merci europee, oltre di disporre d’ingenti capitali che potrebbero essere utilizzati proprio in Europa.

Da qui anche il tentativo della nuova Amministrazione Americana di riallacciare le relazioni con la Cina, proprio per cercare di non essere guardati con sospetto, come solo un enorme investimento andato male da non ripetere in futuro e nel contempo cercare di rimarcare il ruolo di guida dell’occidente che gli USA ritengono gli appartenga.

L’articolo di Paniccia, non sembra tenere conto di tutti questi aspetti ed oltre tutto, sembra ignorare il recente accordo politico proprio tra Italia e Cina che indica la volontà di raddoppiare l’interscambio tra i due paesi nel medio termine, un aspetto fondamentale che dimostra l’esatto contrario delle tesi da Paniccia, accordo oltretutto promosso proprio dai Cinesi e non dalla “poco credibile” politica italiana.

Non solo, affermando che le produzioni cinesi del mercato interno sono passate dal 48% al 70%, l’articolo dimostra la volontà di continuare a descrivere uno scenario non veritiero, visto che non cita i valori assoluti e gli enormi spazi che si sono creati in questi anni per le aziende che hanno localizzato le proprie produzioni, come del resto hanno fatto quasi tutte le multinazionali occidentali.

Ad esempio, come da me citato per quanto riguarda il mercato dell’elettronica, ben l’80% della produzione cinese è fatta utilizzando materiali (o brevetti) di provenienza occidentale e non cinese!

Per cui è vero che il Made in Cina è cresciuto, ma “inside” questi prodotti parlano ancora occidentale.

Esistono poi anche casi di Multinazionali Tascabili italiane che hanno avuto il coraggio di non solo esportare ma di produrre direttamente in Cina, ottenendo incredibili performance di crescita, la prova degli spazi a disposizione per un’avveduta intraprendenza ed innovazione d’impresa.

Non solo, i Cinesi offrono la possibilità di produrre in Cina e poi esportare in ogni altro paese, offrendo ingenti capitali e il “traino” commerciale di cui possono disporre, consentendo alle imprese italiane, a corto di finanziamenti e sempre sotto patrimonializzate, di trovare così un Partner in grado di realizzare la crescita auspicata.

Ovviamente la composizione del paniere commerciale sul mercato cinese è cambiata, ma questo è connesso al fatto che la Cina, ormai divenuta seconda potenza economica e politica del mondo, sta percorrendo gli stessi passi di sviluppo che furono del Giappone e degli Usa e dove sempre maggiore sarà il peso del mercato interno di sempre più alto livello e non più la fabbrica del mondo come lo è stato fino ad ora.

L’Italia ha le competenze giuste da “gettare” in questa sfida e partnership con i cinesi, ma occorre cambiare l’approccio del “mordi e fuggi” fino ad ora utilizzato, per passare ad una presenza reale e permanente sul territorio, dalla quale costruire un mercato che da solo, vale quanto quello dell’intero pianeta!

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Feb 25

Scorrendo su Wikipedia la lista dei creditori USA, dopo gli arcinoti Cina, Giappone e Regno Unito a sorpresa, con 220 miliardi di dollari, compaiono i Paesi Caraibici o meglio il sistema bancario dei paesi caraibici!!!

 

Foreign owners of US Treasury Securities

 

Nov 2008

Oct 2008

Nov 2007

Nation

billions of dollars

percentage

 

 

 

 

Mainland China

681.9

22.10%

652.9

21.57%

458.9

19.65%

Japan

577.1

18.70%

582.0

19.23%

589.6

25.25%

United Kingdom

360.0

11.67%

357.2

11.80%

174.1

7.46%

Caribbean banking centers

220.8

7.16%

219.3

7.25%

108.0

4.63%

Oil exporters

198.0

6.42%

187.6

6.20%

138.7

5.94%

Brazil

129.6

4.20%

134.5

4.44%

121.7

5.21%

Russia

78.1

2.53%

80.9

2.67%

33.5

1.43%

Luxembourg

75.0

2.43%

81.4

2.69%

67.9

2.91%

Hong Kong

66.0

2.14%

65.2

2.15%

51.7

2.21%

Switzerland

63.0

2.04%

61.2

2.02%

38.1

1.63%

Norway

59.1

1.92%

50.5

1.67%

27.6

1.18%

Taiwan

43.3

1.40%

39.1

1.29%

37.1

1.59%

Germany

43.3

1.40%

42.9

1.42%

38.6

1.65%

Singapore

37.4

1.21%

32.6

1.08%

40.2

1.72%

Ireland

35.2

1.14%

29.0

0.96%

17.5

0.75%

Thailand

35.1

1.14%

34.8

1.15%

27.5

1.18%

Mexico

34.6

1.12%

33.1

1.09%

31.9

1.37%

Turkey

28.7

0.93%

27.6

0.91%

25.6

 

Quindi tra i maggiori creditori degli Stati Uniti compare non uno stato sovrano “normale”, ma un paradiso fiscale!

E’ evidente che questa notizia, anche alla luce delle richieste americane fatte nei giorni scorsi alla UBS e che richiedono di svelare i dati relativi ad oltre 50.000 conti correnti svizzeri, intestati ad altrettanti cittadini statunitensi, fa sicuramente riflettere.

Non solo, l’Europa ha raggiunto lo scorso week end l’accordo storico per “stroncare” il malcostume dei prodotti finanziari privi di controllo, minacciando ritorsioni ai “paradisi fiscali” che non collaboreranno a questa “pulizia” di sistema.

Ora che i Bond di Stato degli USA, il paese dal quale tutta la crisi finanziaria è di fatto partita, siano sostanzialmente in mano a non ben noti possessori di conti correnti nelle banche dei paesi caraibici, lascia interdetti, anche perché sorge spontaneo chiedere: chi sono realmente i possessori della quarta gamba che sta tenendo a galla la traballante economia Americana, che a colpa di nazionalizzazioni, cerca di salvare il salvabile? 

Mafiosi, Finanziari senza scrupoli o altri faccendieri?

Viste anche le condizioni precarie in cui versano sia Giappone che Gran Bretagna, chi ci dice che cosa vorranno realmente fare questi “anonimi” azionisti degli USA, che di fatto possono incidere non poco sul futuro stesso della prima potenza al mondo?.

E’ evidente che la speculazione, se pesata confrontata con il 5° creditore della lista, i paesi produttori di petrolio (OPEC), rappresenta una fetta importante che spiega di quale “droga” si sia nutrita l’economia e la società Americana negli anni scorsi, che inseguendo il proprio sogno, si è “venduta” senza chiedere troppe informazioni ai propri creditori.

Non resta che incrociare le dita e sperare che questo non sia un ulteriore segnale che i problemi fin qui avuti non sono siano solo agli inizi e che in futuro qualche “misterioso” creditore non chieda il pignoramento americano, rimanendo rintanato nei sicuri e caldi paradisi fiscali caraibici, mandando tutto il resto del mondo in malora.

fonte: yibuyibu.blogspot.com » Vai al post originale

Feb 23

Venerdí 20.02.2009 18:51 var. sedutavar. ultimi 6 mesivar. ultimo annoMIBTEL-4.92%-41,08%-50,78%Buongiorno+ 2.56%-36,86%-72,38%Cairo Communication-0.11%-25,17%-41,61%Caltagirone Editore-2.91%-53,85%-57,96%Class Editori0.00%-31,87%-49,22%Espresso-1.90%-57,78%-72,37%Il Sole 24Ore-1.99%-40,62%-50,04%Mediaset-2.18%-27,06%-41,78%Mondadori-4.23%-29,54%-50,63%Monrif0.00%-27,20%-37,27%Poligrafici Edit.0.00%-39,83%-55,90%Rcs Mediagroup-3.87%-60,81%-76,64%Seat Pagine Gialle+ 0.72%Telecom Italia Media-3.17%-46,15%-62,86%Tiscali-6.52%-76,18%-82,69%
Di fronte a questi dati appare evidente che le Società della Società dell’Informazione sono affondate da tempo.

Caso clamoroso quello di Seat Pagine Gialle,  con un debito di oltre 3 Miliardi di Euro, circa 5 volte il proprio margine operativo lordo che la ingessa per il futuro, tanto che molti analisti nutrono seri dubbi sul futuro stesso della società.
Il resto è il nulla che rischia di “sparire” sotto i colpi della recessione finanziaria. La questione è che innovare significa, fare qualcosa in maniera diversa o originale. Il problema è che in Italia “diversamente” ed “originale” sembrano essere ancora due temuti tabù. 
Cosa si può fare?? Beh per iniziare un pò di letterale Turnaround:
“un processo di passaggio da un periodo di perdite o di scarsa redditività in un fase più redditizia. Una tendenza può essere innescato da una serie di fattori, tra cui un migliore utilizzo dei beni o lo sviluppo di nuovi prodotti e servizi

Da questa definizione si comprende come la soluzione sia INNOVARE veramente.
Esempio: perchè è ancora un Tabù che Telecom scorpori la propria rete (facendo cassa e creando valore per la nazione) e poi si fonda con Mediaset??
Quale ragione “plausibile” che non sia il potere che questa società rappresenta, tanto da scatenare azioni stampa strumentali contro qualsiasi “scorporo”, può ancora giustificare il continuare su questa strada, visto che così come è la società è destinata ad una probabile estinzione??

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Feb 23

www.chinamedialab.biz
NEW YORK - 5/6 Maggio 2009 - World Innovation Forum

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Feb 23

Alla fine del suo giro lampo in Asia, Indonesia, Sud Corea e Giappone, Hillary Clinton ha fatto anche tappa in Cina.

La prima nel nuovo incarico di Segretario di Stato dell’epoca Obama.

La “faccia” presentata è stata quella delle grandi occasioni, molto pragmatica e priva di retorica che ha voluto andare dritta al nocciolo del problema: gli USA e la Cina non possono fare a meno l’uno dell’altro.

Questo matrimonio d’interesse e il pensiero americano, con un’abilità da scafato diplomatico, è stato oltretutto svelato ben prima dell’arrivo dalla stessa Hillary Clinton sull’aereo che la portava a Beijing.

Infatti la “battuta” relativa al fatto che “i diritti umani non possono prevaricare gli aspetti di una fattiva relazione finanziaria e commerciale tra i due paesi” e che ha scatenato le ire di Amnesty, a Beijing è stato interpretata come un concreto segnale che ha dato al Governo Cinese il senso della visita del nuovo Segretario di Stato Americano.

Questa visita di fatto prepara il prossimo incontro al vertice, quello tra lo stesso Obama e il Presidente Cinese Hu a Londra, in occasione del prossimo G20 di aprile.

Sul tavolo sono state quindi messe le questione fondamentali attorno alle quali ruota il futuro dei rapporti tra i due paesi: livello di cambio Yuan / Dollaro e quote di import / export tra i due paesi.

Entrambe le questioni sono strettamente collegate a filo doppio ed entrambi i paese sanno che una guerra commerciale adesso, alzando difensivi muri protezionistici, non rappresenta una soluzione.

Il debito americano in mano ai cinesi da un lato, obbliga infatti gli americani a non cercare un confronto troppo duro, visto che di fatto sta finanziando buona parte delle “stampelle” che non hanno già portato gli USA al baratro.

Per contro la Cina, non può cercare di mettere all’angolo gli USA, in una condizione complessiva ad oggi decisamente favorevole, perché necessita delle esportazioni verso gli Stati Uniti e degli scambi tecnologici, commerciali ed investimenti delle multinazionali americane, per continuare la propria impetuosa crescita iniziata 30 anni fa.

Quindi dalla Clinton sono stati dismessi i toni da “guerra fredda” che qualche volta si sono sentiti da Bush, che vedeva comunque con “sospetto” la crescente influenza Cinese nel mondo ed in particolare in aree delicate per gli USA quali Africa, Venezuela e Brasile ma che soprattutto sembrava non gradire il ruolo di “guida” dei paesi in via di sviluppo assunto dalla Cina, paesi che non nascondono di mettere gli USA in cima della lista dei responsabile di quanto accaduto a loro nel passato e per quanto sta accadendo ora nel mondo.

Gli USA sanno anche che sulla questione Nord Coreana, la Cina è in grado di contribuire ad evitare che qualsiasi escalation nella zona possa precipitare in qualcosa di molto pericoloso, visto il probabile effetto domino che produrrebbe.

La Hillary Clinton apparsa a Beijing, per i suoi toni e i modi coerenti, è piaciuta ai cinesi che da troppo tempo sono abituati a dover fare con leaders occidentali che a casa loro dicono una cosa e una volta atterrati a Beijing, dicono l’esatto contrario.

Speriamo questo sia il primo positivo passo per una sostanziale normalizzazione e definizione di comuni regole di cooperazione tra la nuova amministrazione americana e il governo cinese.

Sarebbe un passo importante per cercare di contribuire anche ad una pacifica soluzione delle questioni finanziarie e politiche che stanno tormentando il mondo intero.

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Feb 23


Da Douglas James Gilford questa immagine dell’Obama appena entrato in Carica.

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Feb 21

Devo proprio fare i miei complimenti a Riccardo Luna per il primo numero di Wired Italia.

La copertina in particolare: l’impietosa fotografia della situazione italiana vista con gli occhi NON italiani come di fatto è Wired Italia.

La dimostrazione che questa edizione Italiana sia tutt’altro che italiana è dimostrato dal fatto che l’edizione on line, il cuore pulsante in un mondo 2.0 come quello attuale, sia tutta gestita a Londra, da una redazione editoriale che nulla centra con la redazione del cartaceo.

Scelta quantomeno originale ma che la dice lunga sulla capacità italiana di rappresentare l’innovazione o meglio di trasferire innovazione nel resto del mondo.

Per cui, gli americani, che per quanto buoni amici, non intendono “sperperare” i propri capitali, hanno ragionevolmente deciso di non usare “facce” italiane per un prodotto pensato e prodotto di fatto da tutt’altra parte.

Per cui la scelta della Montalcini, è come in molti altri settori, prima di tutto una scelta fatta con occhi esterni alla nostra cultura e al nostro mondo dell’innovazione ma che la dice lunga di quale possa essere il nostro futuro se non la smettiamo di essere così terribilmente provinciali.

I risultati di vendita o meglio di abbonamenti sembrano lusinghieri, ma oggettivamente al di là di questi, mi auguro che in un futuro non troppo lontano, si assista ad una inversione del processo di trasferimento tecnologico, dall’Italia al resto del mondo e che un giorno un Wired Italiano “sbarchi” nella Silicon Valley stupendo e coinvolgendo gli americani.

Un sogno?

Non credo, come anche lo stesso Wired (“americano”) fa intuire, i geni italiani esistono e sono di prima grandezza.

Si tratta di far si che l’Italia non continui a disperderli in rivoli di ricerche altrui ma riesca finalmente ad avere una propria politica sull’Innovazione che prima innovi l’Italia e poi “contagi” il resto del mondo.

E’ possibile, per il paese dei Da Vinci, Fermi, Marconi, Mattei che “inventarono” le basi stesse del mondo tecnologico che tutti noi, cinesi compresi, oggi utilizziamo.

Per cui “forza e coraggio”, cerchiamo di tornare a credere che se un inventore non ha un nome Inglese o Cinese, possa ancora cambiare il mondo!

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Feb 21

Il governo cinese ieri ha approvato un piano per promuovere l’industria elettronica e dell’informazione, aggiungendo nuovi investimenti per promuovere l’espansione delle comunicazioni mobili 3G e degli altri servizi High-Tech.

L’intenzione di questa azione è quella di promuovere nei prossimi tre anni l’innovazione nel paese, aumentando i finanziamenti connessi e nel contempo promuovere l’uso delle tecnologie in molti settori del paese.

Il Consiglio di Stato, presieduto dal Premier Wen Jiabao, ha affermato come il piano intende sia incrementare il consumo interno, cercando così di compensare all’indebolimento della domanda globale e la conseguente riduzione delle esportazioni tecnologiche cinesi.

Gli investimenti si concentreranno inizialmente nella promozione dell’uso della telefonia 3G di comunicazione mobile digitale e per l’incremento dei servizi di  Digital TV.

Questa azione intende contribuire a sviluppare la conoscenza scientifica nazionale e tecnologica del paese e nel contempo migliorare le piattaforme tecnologiche dei servizi pubblici.

Il governo ha anche deciso di promuovere l’outsourcing, incoraggiando le imprese dell’industria elettronica e dell’Informazione del paese ad espandersi anche all’estero, costruendo centri di ricerca e di sviluppo, produzione e reti distributive per la commercializzazione dei prodotti High-Tech “Made in China” anche al di fuori del paese.

Tra le azioni a sostegno sono previste tra l’altro forti riduzioni fiscali per l’esportazione di prodotti per l’elettronica e dell’Informazione.

Questa azione, segue a stretto giro le misure varate nei giorni scorsi a supporto dei mercati dell’auto, acciaio, costruzioni navali, settore tessile e la produzione di macchinari per l’industria.

In Cina l’import / export del settore dell’elettronica e dell’informazione ha raggiunto gli 885,4 miliardi di dollari, con una crescita del 10 per cento rispetto all’anno precedente.

Ma analizzando meglio i dati, si scopre come le esportazioni siano cresciute del 13,6% raggiungendo i 521,8 miliardi di dollari, più del doppio di quanto rappresentato dalle importazioni (il 5,,4% - 363 miliardi di dollari).

Il 75 per cento delle esportazioni lo scorso anno è rappresentato dai prodotti per le telecomunicazioni, computer e prodotti audio / video per il mercato consumer.

La ragione di tanto interesse da parte del governo cinese ad una crescita della conoscenza interna è spiegabile da un altro dato fondamentale: oltre l’80 per cento delle esportazioni è rappresentato da prodotti assemblati in Cina ma utilizzando materiali forniti dai clienti stranieri.

Il mercato interno cinese per quanto riguarda l’elettronica e i media  ha raggiunto 6,3 trillioni di Yuan ( 950 miliardi di dollari) con una crescita attorno il 12.5  negli scorsi anni, livello di crescita atteso anche per il 2009, da ciò l’intenzione di favorire l’arrivo sul mercato di prodotti realmente pensate e prodotti in Cina, per poter beneficiare di questo trend che non sembra si arresterà nemmeno in periodi di crisi come quelli odierni.

Ovviamente ci vorrà tempo, ma sicuramente il fatto che la oramai prima economia mondiale abbia deciso di far crescere la propria industria elettronica, è un messaggio che dovremmo recepire anche in Italia, dove invece per contro, a fronte di conoscenze molto profonde e di altissimo livello, il governo non sembra dello stesso avviso, lasciando così che questo patrimonio nazionale continui, giorno dopo giorno, a dissolversi.

Una visione miope che occorre rapidamente cambiare, perché il futuro dell’intero paese ruoterà attorno alla capacità di trasformare queste conoscenze in prodotti e mercati, consentendo nel contempo di innovare profondamente il sistema produttivo ed informativo del paese, in modo di competere al meglio nelle difficili sfide future che ci attendono.

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Feb 19


La Cina dimostra ancora volta un approccio originale anche quando si parla di 3G.

A Shanghai, da ieri China Mobile accetta le richieste per i “numeri fortunati” del servizio 3G di prossimo rilascio.

Seconda tappa dopo la provincia del Guangdong, China Mobile cerca di invogliare i nuovi utenti a passare al 3G, offrendo i numeri che iniziano per 188, che nella tradizione cinese sono considerati numeri fortunati.

Per gli utenti Premium GoTone si apriranno così le porte alla “fortuna”, attraverso i numeri che potranno venire richiesti direttamente on line sul sito di China Mobile.

Successivamente alla attribuzione dei “numeri fortunati”, seguirà l’attivazione vera e propria del servizio che, per quanto riguarda China Mobile, inizierà a marzo

Questa fase è l’ultima di un’autentica sfida a tre che ha consentito le assegnazioni delle licenze 3G solo a gennaio e che sta avendo una evoluzione, ai nostri occhi, molto “anomala”.

Le licenze 3G per la Cina sono state infatti assegnate a China Mobile, China Unicom e China Telecom, ma va sottolineato come tutti gli operatori useranno standard tra loro diversi.

Infatti, il servizio di China Mobile sarà basato sullo standard TD-SCDMA, di fatto lo standard cinese, scelta ben diversa invece per China Unicom che utilizzerà il sistema europeo WCDMA (wideband CDMA), mentre China Telecom utilizzerà lo standard americano CDMA2000.

Va sottolineato come in China Unicom sia presente come azionista anche Telefonica. La scelta dello standard europeo appare quindi una naturale conseguenza che consentirà alla società cinese di beneficiare dell’esperienza sui diversi mercati del colosso spagnolo.

Le precedenti esperienze Giapponese e Coreana, fanno presagire che anche in Cina, viste le medesime condizioni culturali in cui si svilupperà il nuovo 3G, si vedrà l’esplosione del Always connected broadband ma soprattutto ci sarà il passaggio dagli “odiati” SMS, difficili da digitare con il linguaggio iconografico cinese, ai più semplici “face to face” per tutte le comunicazioni private e di lavoro.

Per quanto riguarda i film sul telefonino, che da noi dopo un’iniziale curiosità sembrano aver segnato il passo ad un uso più tradizionale delle linee 3G, da queste parti sono già ampiamente scaricati e quindi ci attende una esplosione della distribuzione dei film usando piattaforme mobili.

Il fatto che China Mobile ora stia offrendo ai suoi nuovi utenti 3G i numeri fortunati, rappresenta non solo un’abile azione promozionale, ma un vero è proprio gesto scaramantico per l’industria nazionale che ruota attorno allo standard TD-SCDMA, anche se è tutto da vedere se gli utenti saranno disposti a cambiare i propri numeri, visto che di fatto sono già stati certosinamente scelti quali portafortuna.

L’espansione della rete di China Mobile su standard TD-SCDMA passerà gradualmente dalle iniziali 10 città attuali alle 38 principali città del paese, ma bisognerà attendere fino al 2011 per una copertura nazionale completa.

Al contrario, China Unicom svelerà la propria rete 3G a maggio e ha informato di essere in negoziazione con Apple per il lancio dell’IPhone in China.

Di per sé una notizia, nel paese dove di fatto iPhone è già stato ampiamente clonato, questo rappresenterebbe il primo vero accordo legale per una sua distribuzione nel paese.

Tra l’altro China Unicom usando lo standard WCDMA il più maturo dei tre che saranno utilizzati, confida di poter beneficiare del fatto, che molti dei telefoni 3G come il Nokia N96 e il 3G iPhone appunto, sono da tempo già in circolazione e venduti attraverso canali non ufficiali.

Per finire China Telecom ha annunciato il passaggio della propria rete 2G alla 3G entro tre mesi a partire dalle principali città del paese.

Ora che il dado sembra tratto, per quanto riguarda l’attivazione del servizio 3G in Cina, c’è da essere certi che inizierà la “corsa” alle applicazioni e ai nuovi servizi, la prossima frontiera nel paese dei records che cerca, attraverso le nuove tecnologie, di innovarsi profondamente.

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Feb 19

Dopo lo scandalo del Latte alla Melamina e i precedenti giochi per bambini con coloranti tossici, ormai la Cina è “osservato speciale” da parte di tutto il mondo per quanto riguarda la qualità delle sue produzioni, siano esse industriali che alimentari.

Spesso però forti di questo “alibi”, circolano anche notizie spesso prive di fondamento che fortemente enfatizzate, servono solo a continuare a mantenere alta l’idea negativa che molti nel mondo hanno sulle produzioni cinesi. (anche a fini protezionistici!)

Sui quotidiani occidentali, soprattutto italiani, grande enfasi trovano quindi notizie relative a sequestri o ritrovamenti di merce non a norma d’importazione cinese.

Corretto informare ma ahimè, sempre con lo stesso taglio: “occhio ai cinesi!”

L’ultimo esempio di un pessimo modo di informare lo abbiamo avuto proprio oggi: Agenzia AGI delle 8,29 del 17 Febbraio: “CINA: DOPO LATTE CONTAMINATO ALLARME PER UOVA CON ALUMINIO”

Alla prima lettura non possono che essere saltato sulla sedia. Alluminio??. Anche se quella L di meno trae in inganno. ( che sia voluta?)

Poi mi sono messo ad approfondire e cercare di capire, anche perché le uova noi le mangiamo regolarmente da queste parti in Cina.

Prima che parta il “solito” passa parola, per l’onor di cronaca, vediamo allora di approfondire meglio quest’ultima notizia che sta circolando su alcuni canali non ufficiali, che rilanciata da alcuni media di Hong Kong, è finita per essere lanciata dalla AGI con tanta veemenza.

AGI nella sua corrispondenza, cita il quotidiano di Hong Kong in lingua inglese “The Standard”, nel quale si parla della scoperta, in alcuni mercati locali nello Fujian, di alcune Uova Artificiali contenti Alluminio e che ora rischierebbero oltretutto di arrivare ad Hong Kong .

Detta così sembra quindi tutto vero, allora decido di approfondire le fonti e in assenza di notizie sui canali cinesi, trovo un altro quotidiano di Hong Kong che ne parla, questa volta in lingua cinese, lo Sing Tao.

Su questo quotidiano verrebbe di fatto confermata la notizia che nei giorni scorsi, nel sud della Cina sarebbero state vendute, su alcune bancarelle dei mercati rionali, alcune uova che, più che da mangiare, sarebbero buone per giocare a Ping Pong.

Tutto ciò sembra essere accaduto a Xiamen nello Fujian, dove le uova in vendita nel mercato avevano il guscio fatto di carbonato di calcio, mentre per quanto riguarda il tuorlo d’uovo, questo era fatto di varie sostanze, alum, alginato di sodio, cloruro di calcio, benzoato di sodio e gelatina.

E qui arriva l’incredibile. Tanto per iniziare, leggendo meglio sia la notizia in Inglese che quella in Cinese, tra le sostanze presenti, ben diversamente da come citato dalla AGI, non c’è l’alumina ma bensì l’Alum.

Facendo qualche ricerca, si scopre tra l’altro che il tanto pericoloso ingrediente (Alum) è stato oltretutto approvato dalla U.S. Food and Drug Administration come additivo per cibo, in quanto questo sale, ripeto SALE, viene usato per rendere più croccante ad esempio il pane o alcuni sottaceti.

Usato in grandi dosi può essere pericoloso e leggendo le etichette di molti alimenti non è infrequente trovarlo presente.

Ma l’agenzia, “tratta in inganno” a questo punto dalla fonte, o per altre ragioni, pensa bene di mettere in evidenza SOLO la pericolosità di queste uova sottolineando che “possono causare ritardi mentali”!

A questo punto non posso che rimanere sconcertato dal tentato “allarmismo” da parte della AGI, ma ancora più grave è che l’agenzia, paragonandolo con quanto accaduto con il latte, fin dal titolo fa passare l’idea che le uova in Cina possano essere state adulterate con Alluminio.

La cosa ovviamente non vera, in quanto anche nelle sue fonti, si parla espressamente di UOVA FINTE e non di uova adulterate, anche se a prima vista le copie erano perfette come l’originale e comunque il fenomeno non è certo su scala nazionale.

Continuando la storia come vengono esposte dalle fonti, ci sarebbe anche chi queste uova, dopo averle acquistate da un mercato di zona, le avrebbe anche mangiate.

Il “cuoco” però, si sarebbe subito “insospettito”, visto lo strano sapore che avevano una volta iniziate a mangiare, finendo per esclamare letteralmente: “sapevano di plastica”!

Ma i “falsari” sembra proprio abbiano dato il meglio di sè, tanto da ingannare facilmente chiunque visto che il tuorlo, data la raffinatezza dell’imitazione, apparirebbe molto flessibile, elastico come quello originale anche se al tatto assomiglia più ad una palla.

Detto ciò, si rimane sconcertati, in assenza di conferme ufficiali o altre fonti, della leggerezza usata nel diffonderla nel formato usato da AGI: “Uova con l’alluminio!”.

Questo è l’ultimo caso di una continua azione denigratoria e “sopra le righe” alla quale potrei citare altri casi simili a questo.

Per finire, al giornalista che ha lanciato questa agenzia, bisogna ricordare che per il latte adulterato, fatto increscioso che ha profondamente colpito tutti i cinesi nei mesi scorsi, sono già state sentenziate 2 pene di morte e un paio d’ergastoli.

Insomma, da queste parti fare gli “spiritosi” con la salute della gente si rischia veramente e quindi occorre evitare sensazionalismi del tutto inutili che oltretutto continuo solo ad alzare stupidi muri di diffidenza tra Cina ed Italia.

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Feb 19

… non a caso nei giorni scorsi dicevo certe cose riguardo Farnesina ed interventi sul caso Alemanno (vedi danni nei rapporti tra Italia e Cina).
Queste sono le reciproche intenzioni: raddoppiare l’interscambio.

COMMERCIO ESTERO: URSO, 2010 ANNO DELLA CINA IN ITALIA

(ASCA) - Roma, 17 feb - ”Il 2010 sara’ l’anno della Cina in Italia”, ovvero l’anno in cui i due Paesi, grazie alle numerose iniziative e progetti, rafforzeranno le proprie relazioni economiche e punteranno a raddoppiare il valore dell’interscambio. Ad annunciarlo oggi Adolfo Urso, sottosegretario allo Sviluppo Economico con delega al Commercio Estero a margine del convegno ”Le relazioni Italia-Cina; Le vie dell’internazionalizzazione del Made in Italy” organizzato dall’Istituto Piepoli e Dexia Crediop.

”La Cina, sotto la spinta della recessione economica, sta cercando, quasi disperatamente e con un massiccio piano di investimenti interni (486 miliardi di dollari), di riconvertire velocemente la propria economia produttiva di esportazione a un tipo di economia che possa crescere anche grazie al consumo interno”, ha precisato Urso.

Secondo il sottosegretario, ”questa riconversione dell’economia cinese, che ovviamente presuppone un percorso di qualche anno, accrescera’ il mercato interno cinese anche per quanto riguarda le esportazioni italiane”.

Per questo motivo e‘ di fondamentale importanza mantenere e rafforzare le relazioni bilaterali a tutti i livelli per continuare a pensare alla Cina come ”partner privilegiato” nella strategia di sviluppo economico e commerciale. In questo scenario si inserisce ”l’esposizione universale di Shanghai 2010 - ha aggiunto - dove il nostro padiglione (tra i piu’ belli e i piu’ funzionali) avra’ un ruolo da protagonista”.

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Feb 17

Le agenzie ribattono oggi il comunicato di Alemanno che adesso annuncia che manderà messaggi distensivi all’Ambasciata Cinese. ( ma non poteva pensarci prima??)

Le affermazioni del Sindaco di Roma finiscono per essere un patetico pianto di coccodrillo che ha dell’incredibile, infatti “l’eroe” del Campidoglio, che con la propria azione di fatto ha “sfidato” la Cina, dimostra di non aver compreso il senso dei suoi gesti, tanto che finisce per affermare “Troveremo il modo di dare dei segnali anche all’ambasciata cinese, non vogliamo rinunciare al turismo dalla Cina“.

Dalla Farnesina sembra che qualcuno deve averglielo ricordato, riportandolo sulla terra, altrimenti non si comprende un tale cambio di approccio.

Incredibile modo di percepire le relazioni internazionali, da dilettanti allo sbaraglio e soprattutto l’evidenza che tutto ciò sia stato del tutto inutile, qualcosa che non solo non porterà a nessun tangibile risultato, ma che renderà ancora meno credibile la dirigenza Italiana agli occhi dei già perplessi Cinesi.

Nulla di personale con l’uomo Alemanno, ma in qualità di Sindaco della Capitale d’Italia una lunga fila di profonde perplessità!!

Ps. E intanto questa notte un altro stupro nella Città eterna. Caro Sindaco non sa che i Cinesi considerano l’Italia pericolosa e rischiosa tanto da preferirle altre destinazioni??

Quindi altro che Dalai Lama, queste sono le notizie che rischiano di tenere lontano il turista cinese. Non è che può concentrare tutte le energie, sue e della sua amministrazione, affinchè la Città torni a splendere di una luce ormai “offuscata” da anni di chiacchere, lasciando da parte le Pailettes?

Il Marketing territoriale si fa anche attraverso questo modo concreto! Ma i suoi consulenti hanno pensato bene che il Dalai Lama potesse far recuperare una centralità orami irremediabilmente perduta ( tutte le strade (portavano) a Roma!).

Ora con la Cina la corsa sarà tutta in salita per recuperare un minimo di reciproca fiducia, intaccata profondamente dal suo gesto, che ricordo, per chi non lo abbia capito, voleva essere uno Schiaffo al governo in carica e a tutta la Cina.

Conoscendo i Cinesi, adesso magari qualche parola di circostanza sarà anche scambiata ma caro Alemanno, l’Italia rischia ora di essere fuori dal Guanxi (Link), dopo che l’attuale premier a suo tempo disse che da queste parti “mangiano ancora i bambini!”.

Sempre per tutto ciò: Non capisco e non approvo!

fonte: yibuyibu.blogspot.com » Vai al post originale

Feb 15

Scritto la scorsa estate, (LINK) mi fa piacere che se ne stia parlando in sede Istituzionale.

Ovviemente mi auguro che prevalga la teoria dello SCORPORO per dare il via ad un nuovo Rinascimento Italiano Digitale”. Le altre vie consortili o Open nella formula di Telecom o similari, sembrano solo raffazzonati e confuse soluzioni del tutto ingestibili, vista l’indole e le “abitudini italiane.

Ovviamente come al solito è uno scontro tra poteri nazionali, ma credo che la crisi (e la pressione di SKY…) obbligherà tutti ad arrivare ad una soluzione in tempi rapidi e realizzare la scommessa che scherzosamente feci oltre 3 anni fa con il mio mentore Prof. Degli Antoni: la fusione MEDIASET - TELECOM ITALIA.

Parafrasando una famosa canzone di Venditti:” Fibra o non fibra, arrivaremo a Roma;)

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Feb 15

I premi le classifiche sono sempre un problema, perchè di fatto sottoscrivono un “giudizio di fondo” sull’operato, la persona e la missione del premiato, attribuendo nel contempo un “primato” al premiante.

Nel caso del Dalai Lama, appare macroscopicamente un errore quanto recentemente accaduto, per chi seriamente cerca di comprendere la realtà delle dinamiche tra Italia e Cina o meglio cerca di vedere “dentro” il problema Tibetano.

Continuo quindi a non capire e non approvare le ultime iniziative di Roma (e Venezia) come da me pubblicato su Affari Italiani.(link)

Personalmente quindi non posso che sottoscrivere le osservazioni apparse oggi sulla Stampa sottoscritte dall’inviato in Cina Francesco Scisci. (Link)

Sottoscrivo soprattutto una parola: “Confondono“.

E’ vero che i cinesi non comprendono e rimangono interdetti sull’accanimento con il quale l’occidente (soprattutto i media) sembra dedicarsi alla vicenda del Tibet, senza avere per nulla compreso le ragioni stesse di un dibattito che, come è stato impostato dallo stesso Dalai Lama, è prima di tutto Politico e poi Religioso e non viceversa.

Anche io, come Scisci, faccio fatica a spiegare come mai in Italia sventolano bandiere del Tibet e del perchè ai loro occhi, sembra che l’Italia approvi tutto ciò, anche nelle sedi istituzionali.

Ricordo poi l’esempio da me fatto del terrorismo Basco, al quale aggiungo oggi quello sul Sud Tirolo (che mettevano bombe sulle linee elettriche) e che richiedono da decenni di staccarsi dall’Italia, tanto che se vai a Merano rischi di non parlare nemmeno Italiano!!

Non mi sembra che la Merkel, affine per lingua, cultura e storia, si permetterebbe mai di premiare i leader del movimento che vogliono le stesse cose del Dalai Lama ( autodeterminazione territoriale e culturale). Anche la Merkel considera queste persone solo dei terroristi, senza nessun se o ma.

Sopratutto quello che è inaccettabile è che oggi si affronti la questione del Tibet sulla base delle stesse premesse da “guerra fredda” e confronto tra blocchi, visto che il Dalai Lama chiede espressamente questo da parte occidentale, uno schieramente CONTRO per supportare le sue volontà, dimenticandosi che il mondo nel frattempo è cambiato profondamente.

Inoltre le “prove” di un genocidio, da lui quotidianamente dichiarato continuano a “latitare” nell’epoca di Internet, tanto che ultimamente le ultime due sue affermazioni su presunti massacri cinesi, sono state da lui stesso sconfessate come “un fraintendimento delle sue parole da parte dei giornalisti“.

Onestamente se Berlusconi dice una cosa un giorno e poi il giorno dopo dice che sono stati i giornalisti a fraintendere, passi, ma che il Dalai Lama faccia lo stesso, per cercare facili consensi in occidente, continuo a ritenerlo estremamente pericoloso per gli equilibri stessi del mondo, oltretutto in un momento così fragile come quello attuale.

L’ultima uscita è ora quella della “minacciata ribellione” del Tibet (un messaggio in codice? un ricatto a distanza?) segnali che ho verificato con amici Tibetani non sembrano corrispodere alla realtà se non essere nelle teste di quei pochi che ancora pensano che il Dalai Lama sia ancora una guida che possa portare qualcosa di buono per il futuro del Tibet.

Non solo, chiedendo agli amici Tibetani sul citato presunto governo in esilio, non hanno fatto fatica a difinirlo come qualcosa di simile a quello che noi chiamiamo CASTA, qualcosa che dominava in Tibet con metodi e modi dove la maggioranza della popolazione viveva letteralmente senza NULLA e che ora in molti non sono che contenti che sia storia passata.

Detto questo continuo a “non capire e non approvare“.

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Feb 13

L’informazione occidentale quando parla di Cina, giocando sul fatto che spesso è difficile per il lettore verificare l’affermazione stessa data dal giornale che legge tutti i giorni, spesso sembra divertirsi a raccontare autentiche “fesserie” per i soliti fini degli scontri tra “blocchi” .

Ma Repubblica pensa proprio che i suoi lettori abbiano l’anello al naso nel tentativo di far passare l’idea che il governo cinese abbia tentato di insabbiare la notizia dell’incendio dell’Hotel Mandarin di Beijing a cause dei fuochi d’artificio della notte del Festival delle Lanterne.

Nel tentativo, sempre denigratorio di tutto ciò che sia Cina, adesso sarebbe stato merito degli ormai “super blogger” cinesi, che quando fa comodo sono gli unici paladini della libertà globale, se la notizia di quello che è forse una delle costruzioni più visibili della Città sia stata rivelata al mondo.

Incredibile ma vero come segnalatomi dall’amico Alessandro (Link) .

In questo caso è come se, caduta la torre di Pisa, Berlusconi, con decreto legge, si fosse affrettato ad insabbiare tutto per evitare danni al turismo nazionale. Di seguito il video CCTV (tv di stato cinese)

Poi uno non deve pensare di doversi rimbaccarsi le mani per cercare di far qualcosa per una informazione se non onesta almeno non così spudoratamente …. inutile!!

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Feb 11

Oggi è il primo giorno post vacanze della fine dell’anno cinese.

In Cina le festività della fine dell’anno iniziano con il capodanno per terminare dopo due settiamane con la Festa delle Lanterne, una sorta di befana che come da noi “si porta tutte le feste via!”….

Ieri per esempio, giorno lavorativo come gli altri, a partire dal primo pomeriggio sono cominciati i fuochi d’artificio come del resto era stato durante l’ultimo giorno dell’anno cinese, per finire con il “super botto” di mezzanotte, il momento di chiusura ufficiale delle festività del nuovo anno del Bufalo.

In particolare, il Festival delle Lanterne è anche un momento dedicato alla famiglia nel quale ci si incontra per mangiare gli Yuan Xiao (o Tangyuan), una leccornia che ormai si mangia tutto l’anno, ma che nel passato era possibile solo in questa giornata particolare.

Di forma rotonda e fatti di farina di riso glutinato possono avere vari interni tipo quello dolce al sesamo.

Ma tornando al Festival delle Lanterne, ha anche un’altra lettura, come tipico alle festività cinesi e cioè il giorno nel quale le ragazze, con la complicità della luce soffusa delle lanterne, escono di casa per cercare marito.

Infatti è di fatto anche una sorta di San Valentino cinese, ma non l’unico, visto che esiste un’altra data qualche mese dopo che se aggiunta al San Valentino Occidentale fa della Cina il luogo a più alta concentrazione di momenti del genere al mondo!!!

A proposito di fuochi d’artificio che una festività sia più o meno sentita lo si verifica da quanti “fuochi” sono stati fatti.

Premetto che l’ultimo dell’anno occidentale se paragonato con l’ultimo dell’anno cinese e/o il festival delle lanterne finisce per apparire una festa rionale, tanto che quest’anno se non lo avessi saputo non avrei compreso che era l’inizio del 2009.

A dimostrazione che, un pò come a Napoli, quando ci si mettono d’impegno le cose le fanno bene, tanta è stata la foga di questo festival delle lanterne che tanti sono stati i fuoci usati che addirittura è andato a fuoco il Meridien Hotel di Beijing, hotel di lusso in via di ultimazione e nuova icona della città post olimpica.

Buon Anno del Bufalo a tutti!!!

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Feb 11

Rimango senza parole davanti alle immagini di Roma e della Cittadinanza onoraria data oggi, in maniera quanto meno “improvvida”, al Dalai Lama.

Non capisco come, a caccia di “facili” voti, i politicanti italiani siano sempre alla ricerca di provinciali consensi, senza avere una visione internazionale pragmatica e realista.

Ho scritto, tanto, troppo (vedi links) e diciamo che ormai sono anche “stufo” di cercare di dare informazioni e controbattere alle “affermazioni” di un Dalai Lama che, ormai avendo perso la misura stessa della sua “missione”, continua a spararle “grosse” e il peggio è che molti, troppi, in occidente finiscono ciecamente, utopicamente, per crederci anche.

Prendete un aereo e venite in TIBET e poi solo dopo aver “VISTO”, decidete se fosse proprio necessario fare questo gesto provocatorio, offensivo, oltrettuto in momenti così tesi e difficili a livello internazionale.

Diciamolo chiaro: A parecchi in occidente la Cina non va proprio giù e mandano “messaggi” trasversali attraverso il Dalai Lama, che così finisce per credere anche alle parole che dice, non comprendendo di essere esso stesso “strumento” in mano ad altri “poteri”, che del bene del Tibet sono realmente poco interessati.

Senza andare troppo lontano dall’Italia, nei paesi baschi, mettono ancora le bombe per cercare di ottenere l’agognata indipendenza (anche culturale), ma nessuno si azzarderebbe a chiedere alla Spagna di non reprimere tutto ciò, anche duramente, ne a dare cittadinanza onoraria a nessuno dei terroristi baschi. Nessuno mette in dubbio la lecità del diritto spagnolo di agire come ritiene per difendere i propri territori.

Alla faccia della “libertà” dei baschi che ci rimettono anche la vita per il loro ideale (e la loro cultura).

Sono i soliti giochi che, a rotazione, negli anni, hanno avuto ben altri protagonosti, poi abbandonati a loro stessi, quando non sono più serviti.

Ma inutile parlare, argomentare a chi crede che in Cina ci sia un dittatura da abbattere, o peggio un nemico che occorre tenere a distanza. Tutte idee e “retaggio” di un passato che però ancora in tanti in occidente credono sia la realtà di questi anni.
Peccato che la Cina non sia nè l’uno ne l’altro. L’ipocrita occidente, USA in testa, dovrebbero, dovrebbe prima di tutto ricordarsi che se non è GIA’ nel fango, sotto i colpi dell’attuale crisi finanziaria lo deve ai soldi (che non hanno colore) proprio della Cina che esporta i prodotti che tanti al mondo vorrebbero boicottare. Ripeto la tesi esposta in questi mesi per cercare una soluzione reale al Tibet: per risolvere la questione Tibetana occorre separare Politica e Religione. Sembra però che oggi questo consiglio, ancora una volta sia stato disatteso.

Oltre tutto è lo stesso Dalai Lama a confermare che sta seguendo una strada “politica” con le sue ultime affermazioni: “presto mi ritirerò dagli affari politici del Tibet” (Vedi Affari Italiani), rivelando ancora una volta il lato che gli occidentali continuano a non voler vedere, l’aspetto di attrito con i Cinesi che ovviamente finiscono per accusare d’ingerenza negli affari interni.

Con queste premesse hanno perfettamente ragione!. In gioco vi è veramente l’integrità territoriale della Cina. Alla religione tibetana per contro non è affatto negato il diritto di essere praticata e basta fare un giro in Tibet per sincerarsene. (…pigro occidente!)

Ma le parole servono a poco visto che sono le leve della politica occidentale per continuare a far passare il concetto che la “Cina sia sempre la la vecchia nazione comunista e mangia bambini!”.

Peccato che quando si entra in contatto a fondo con la realtà cinese e la si vive dal di dentro, si finisce per scoprire che tutto ciò sia solo una favola, come quella di Babbo Natale e le sue Renne, che però ogni anno ci piace credere sia vera perchè fa ambiente e soprattutto Mercato! Detto tutto ciò, “Non capisco e non approvo“.

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Gen 04

Buon 2009!!!Per contribuire ad evitare il “proliferare” e il diffondersi di mistificazioni circa la reale politica di controllo della popolazione in Cina, invito la lettura di questo documento che riassume gli aspetti “reali” della questione. Sicuramente un tema complesso, delicato, “duro”, ma che va considerato, visti anche i tempi attuali di crisi planetaria, tenendo conto che al centro della questione c’è la necessità prioritaria, di dover garantire un futuro ad oltre 1 Miliardo e 300 milioni di cinesi (e del resto del mondo).A questo aggiungo: già ora i rapporti internazionali segnalano come la Cina consumi il doppio di quanto il suo ambiente renda disponibile. Qualcosa che inevitabilmente finisce per toccare tutti, visto che da qualche parte, ciò di cui necessitano per vivere e continuare a migliorare il proprio tenore di vita e continuare ad uscire dalla povertà, dovranno andarlo a trovare.Forse dovremmo, con maggiore rispetto, comprendere che se i cinesi sono costretti ad applicare leggi interne che a noi appaiono inaccettabili, ciò è anche nell’interesse nostro e del mondo intero. Quindi prima di “sparare” facili sentenze, male non fa cercare di capire il contesto in cui tutto ciò accade, come riassunto nella presentazione qua di seguito. Magari esistono strade alternative per risolvere il problema centrale, una sorta di “bomba atomica sociale”, per cerca di “controllare” qualcosa di esplosivo ma che non possiamo pensare di risolvere solo facendo dei facili moralismi.La domanda dalla quale partire è: “cosa farei se fossi il presidente della Cina per dare da mangiare e un futuro a tutta la popolazione? (1 Miliardo e 300 Milioni)”.China population policiesView SlideShare presentation or Upload your own. (tags: population china)
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Dic 22

Nei giorni scorsi, ha avuto grande enfasi in Italia, la notizia dell’entusiastica adesione della Cina a Milano EXPO 2015.

Sicuramente un grande successo per il prossimo EXPO italiano, ma soprattutto la prova e la conferma, della stima che lega i cinesi agli italiani e Milano in particolare con la Cina

Legate da un gemellaggio oramai trentennale (1979), Milano e Shanghai sembrano ora legate dal destino nel divenire crocevia fondamentali del futuro economico mondiale.

Infatti, mentre Shanghai EXPO 2010 si terrà nella fase che tutti gli economisti ritengono essere di fine crisi e inizio del rimbalzo dell’economia del pianeta, Milano 2015 dovrebbe avere l’onore di essere il momento del consolidamento della crescita iniziata a partire proprio dal 2010.

Un legame tra le due città che quindi va ben oltre i formalismi, un ponte tra passato e futuro, ben rappresentato anche dalle comuni priorità dei rispettivi EXPO: “qualità della vita, innovazione e sviluppo, ambiente”.

Ma veniamo ai numeri” della futura presenza Italiana all’EXPO di Shanghai.

Come illustrato la settimana scorsa alla comunità d’affari Italiana di Shanghai dal Commissario Italiano per l’EXPO, Beniamino Quintieri, alla presenza del Sottosegretario allo Sviluppo Economico Adolfo Urso, il presidente dell’ICE Vattani e l’Ambasciatore Sessa, la presenza italiana all’EXPO di Shanghai sarà da paese protagonista.

Per prima cosa per la dimensione e la qualità degli impianti espositivi: 7000 Mq, con un investimento di circa 8,2 milioni di Euro, a cui vanno aggiunti i materiali che saranno offerti dalle aziende italiane.

Un progetto selezionato dopo una gara europea, che ha visto impegnati 65 studi d’architettura e che ha il pregio di trasmettere il messaggio tutto Italiano, del “Design quale cultura del vivere”.

E’ talmente piaciuto ai cinesi, che ora stanno seriamente pensando di non distruggere il padiglione dopo la chiusura dell’evento, come prassi vigente per ogni EXPO.

A questo aspetto quantitativo si aggiungerà la qualità del programma che verrà sviluppato, totalmente concentrato sulla promozione dei valori “dentro” il Made in Italy, cercando contemporaneamente di sfatare i luoghi comuni che lo circondano.

Un programma direttamente gestito dal Commissariato Italiano per l’EXPO 2010, con l’obbiettivo da un lato, di coordinare al meglio gli interventi delle diverse regioni e dall’altro, dando precise indicazioni e gli obbiettivi che la presenza italiana deve necessariamente raggiungere, selezionare solo i migliori progetti.

La missione della presenza Italiana all’EXPO di Shanghai sarà quindi quella di “portare l’eccellenza italiana e l’essere italiano a 360°, puntando su un futuro fatto di alta tecnologia, cura ambientale e qualità della vita quotidiana”.

Un’importante ruolo in tal senso, lo avrà proprio la Triennale di Milano, che coinvolta nel concept del progetto, contribuirà anche nella fase dell’allestimento del padiglione italiano che vedrà in gara il meglio del Made in Italy.

Questo approccio della presenza Italiana all’EXPO di Shanghai, è in linea con il pensiero esposto nel suo intervento dal Sottosegretario Urso che, nel cercare di inquadrare l’attuale situazione economica, ha spiegato come l’economia italiana, al di là delle sensazioni, nei numeri appare tutt’altro che in declino, semmai in profonda trasformazione.

Infatti, mentre nel passato si è potuta sfruttare la leva del prezzo migliore rispetto ai concorrenti europei ed americani, ora e da tempo, il prodotto Made in Italy, si vende perché, riconosciutane la qualità, è il più caro.

A riprova della trasformazione in corso, il sottosegretario Urso, ha sottolineato poi come a trainare il “recupero” italiano siano proprio i settori che venivano dati per “decotti”, come il tessile-abbigliamento, il cuoio-calzature e arredamento, settori che dopo essersi dovuti pesantemente ristrutturare, ora sono tornati più che mai l’eccellenza italiana nel mondo.

Ad avvalorare tale tesi, il recente dato WTO che definisce come l’economia italiana, in fatto di competitività, sia la 2° a livello mondiale, sorpassata solo dalla Germania.

Ma tornando all’EXPO di Shanghai, che ci si auspica possa rappresentare un momento di svolta importante, lo si può comprendere proprio nelle parole del Commissario Quintieri: “abbiamo recuperato il ritardo!”.

Qualcosa di ben augurante, anche per la non proprio brillante prima fase della preparazione dell’EXPO di Milano.

Infatti, come sottolineato dal Commissario Quintieri, “quando noi italiani abbiamo una data, siamo in grado di tirare fuori il meglio che c’è in noi e riuscire così a superare qualsiasi difficoltà”.

Un’affermazione che sembra quasi il manifesto della partecipazione Italiana all’EXPO di Shanghai e forse, in maniera estensiva, anche per l’intero sistema Italia in questi momenti di crisi.

Infatti al di là delle parole, i fatti sembrano confermare le affermazioni del Commissario per l’EXPO, tanto che ben 3 città italiane Venezia, Bologna ed appunto Milano, sono state scelte tra le 35 “best practises” che i cinesi mostreranno al mondo intero in termini di esempi urbanistici.

Un bel