Ago 31

SONO PASSATI SETTE anni dal primo appuntamento con Ice Age, cioè L’Era Glaciale creata da quei Blue Sky Studios che si sono rivelati l’arma segreta di 20th Century Fox in un’epoca di dominio assoluto della Disney grazie a Pixar. Sette anni, tre film e altrettanti corti. Una nota importante subito al principio: il personaggio dello “scoiattolo con i denti a sciabola”, vale a dire Scrat, comincia a trovare nel terzo appuntamento cinematografico finalmente il posto che merita, accennando a inserirsi nella trama del film. È importante, perché fin dal primo film della serie Scrat è stata la cosa più “forte” e al tempo stesso quella che poi non c’entrava niente con la trama del film stesso.

In Ice Age 3: Dawn of the Dinosaurs c’è maturità di temi e complessità della trama. La transazione è legata al fatto che, nonostante il passaggio al 3D, il senso di meraviglia della computer grafica è ormai attenuato nella mente degli spettatori. Per stupire e appassionare adesso ci vogliono personaggi, storie, situazioni con le quali stabilire un legame empatico e per le quali meravigliarsi. Il film ci riesce: alla fine, quando i fili vengono rimessi assieme, le lacrime del pubblico sono quasi scontate.

C’è da segnalare una crescente attenzione a segmenti di azione pura, stile Looney Tunes, da videogioco. Sia per quelli già pronti che per rallegrare una generazione di spettatori che al cinema si aspettano qualcosa in più della loro Xbox.

fonte: antoniodini.blogspot.com » Vai al post originale





Ago 31

COME OGNI DOMENICA, arriva Garry B. Trudeau con Doonebury

fonte: antoniodini.blogspot.com » Vai al post originale

Ago 31

SONO TORNATO A Milano da un viaggio di meno di una settimana a San Francisco per lavoro. Tempo ben fresco (sotto i venti gradi, per intenderci) e città piena di italiani in vacanza. Anche di francesi, ma gli italiani erano di più. Mancavano invece gli spagnoli. I tedeschi sono sempre stati relativamente pochi, adesso sono assenti del tutto. Nel mio personale test sull’andamento delle economie europee, questo è un segnale di ripresa per i paesi meno colpiti dalla crisi. Gli spagnoli, che avevano fatto favile in dieci anni, adesso stanno cercando di recuperare dalla “musata” più dura. I tedeschi invece stanno proprio faticando.

Per la cronaca: ho volato con Delta Air Lines da Malpensa via New York-JFK. La tratta transatlantica l’ho fatta con un Boeing 767-300ER, invece il pezzo dentro, che una volta era affidato alla flotta di vetusti ma deliziosi 757, adesso è in mano a un mazzo di 737-800. Comodi, per carità, però è tutta un’altra cosa. Non si può star via nove mesi che subito ti cambiano tutto…

fonte: antoniodini.blogspot.com » Vai al post originale

Ago 31

Oggi sul sito di vignette “Saturday Morning Breakfast Cereal” pubblica una divertente striscia che spiega con quale leggerezza e presappochismo i giornali generalisti (quelli quotidiani per intenderci) affrontano talvolta le tematiche scientifiche (clic sull’immagine per visualizzare le vignette).

How Science Reporting Works

Traduzione:

1
Nella vignetta il ricercatore spiega a un cronista che in un esperimento sono riusciti a distruggere il 10% delle cellule cancerogene nella coda di un topo di laboratorio.

Titolo del giornale: “IL CANCRO E’ DEBELLATO”.

2
Di seguito il ricercatore cerca di spiegare, in una seconda intervista al giornalista, che non avrebbe dovuto scrivere quel titolo: “non abbiamo curato il cancro, ci siamo spinti più avanti nel tempo per un futuro trattamento”

Titolo del giornale: “SCOPERTO IL VIAGGIO NEL TEMPO”.

3.
Infine il ricercatore, nuovamente intervistato, si scoccia e manda al diavolo il cronista.

Titolo del giornale: “SCIENZIATO BRUTALIZZA REPORTER“.

Il problema del rapporto tra scienziati e cronisti e dei giornali generalisti, con scarse competenze scientifiche, è molto sentito anche e soprattutto da noi in Italia.

Come potete vedere dai nostri post: qui e qui, sul CORRIERE DELLA SERA e LA STAMPA, qui su ANSA e AGI, qui su REPUBBLICA e qui su RAI TV, giusto per fare solo qualche esempio.

fonte: www.gravita-zero.org » Vai al post originale

Ago 31

Abituati come siamo alle spettacolari scene cinematografiche zeppe di effetti speciali realizzate in computer graphic stentiamo a credere che “Potenze di 10″, questo splendido documentario, sia stato realizzato addirittura nel lontano 1968. La parte iniziale ci ricorda Google Earth. E rabbrividisco a pensare che i due fondatori di Google, Larry Page e Sergey Brin, non fossero ancora nati quando Ray Eames e suo marito, Charles Eames, realizzarono questo video.

Nonostante l’età questo documentario non ha perso nulla della sua forza divulgativa. Il breve video ci accompagna in un viaggio immaginario dall’infinitamente grande all’infinitamente piccolo scalando una potenza di 10 ogni 2 secondi. Dai confini dell’Universo all’interno degli atomi.

Scritto e diretto dai coniugi Ray Eames e Charles Eames, il film è un adattamento del libro del 1957 Cosmic View scritto da Kees Boek.

Una curiosità, gli Eames sono stati di professione due importanti designer, tra i più prolifici e interessanti del XX secolo, che oltre a questo video realizzarono anche Mathematica: a world of numbers…and beyond (1961), sponsorizzato da IBM. The Mathematica Exhibition è ancor oggi considerata una delle prime e più riuscite mostre di divulgazione scientifica. A questa seguì “A Computer Perspective: Background to the Computer Age” (1971) e “The World of Franklin and Jefferson” (1975–1977) e molte altre.

Nella foto, la Eames Lounge Chair, una delle sedute più celebri della coppia.

Nel 1998, “Powers of Ten” è stato scelto dall’United States National Film Registry della Library of Congress come opera da preservare per la sua significativa importanza storica, culturale ed espressiva.

Qui in basso i due designer in una simpatica presentazione di una delle loro realizzazioni creative.

Per approfondire:

fonte: www.gravita-zero.org » Vai al post originale

Ago 31

Kate McAlpin, dopo l’ormai celebre video The Large Hadron Rap, torna sulle scene dall’interno dell’NSCL (National Superconducting Cyclotron Laboratory), dopo l’annuncio che la Michigan State University è stata selezionata per progettare e realizzare il Fondo per il Rare Isotope Beams (FRIB).

Al link www.katemcalpine.com il testo e la musica per cimentarvi con il Karaoke.

La nuova struttura prevista, con un costo stimato di 550 milioni di dollari, offrirà opportunità di ricerca per una comunità internazionale di circa 1000 universitari e scienziati di laboratorio, collaboratori post-dottorato, e studenti universitari. L’obiettivo della ricerca è aumentare le conoscenze sugli isotopi rari e sull’evoluzione del cosmo.

Per approfondire:

.
.

fonte: www.gravita-zero.org » Vai al post originale

Ago 31

Chiunque legga questo blog utilizza almeno un servizio di Google.
Google ha compiuto appena 10 anni e il Web, nato nei laboratori del Cern, è diventato maggiorenne con i suoi 18 anni il 6 agosto scorso. Si tratta di tecnologie giovani, che però hanno trasformato il nostro modo di vivere e di lavorare, e così quello delle future generazioni, per sempre!

Nel video seguente proveremo a immaginare quale possa essere il futuro dell’evoluzione di internet, delle applicazioni web e dei device, nei prossimi 40 anni. Immaginiamo un futuro in cui Google confermerà la sua supremazia nell’ambito di ricerca e sviluppo, diventando il maggior innovatore dal punto di vista delle applicazioni e dei device, fino a portare gli uomini alla perfetta integrazione fisica con la tecnologia.


Il video è stato realizzato durante il modulo sulla percezione umana dei nuovi media e sull’evoluzione dell’interazione dell’uomo con le tecnologie della rete, tenuto dal professor Derrick De Kerckhove (all’interno del Corso di Teoria e Metodo dei Mass Media del Prof. Francesco Monico, rivolto agli studenti della scuola di Media Design & Arti Multimediali - Naba.

Se vi siete divertiti a immaginare come potrà essere il futuro dei prossimi 40 anni, proviamo a vedere ora come immaginavano, nel lontano 1967 in un documentario USA, quello che sarebbe stato possibile in un futuro lontano (1999): fare acquisti a distanza e controllare le operazioni della vita di tutti i giorni con l’ausilio dell’informatica .

Grazie a paleo-future per la segnalazione.

fonte: www.gravita-zero.org » Vai al post originale

Ago 29

di Roberto Scarpinato
(Procuratore della Repubblica Aggiunto di Palermo)

da Corriere.it del 26 agosto 2009

Troppe risorse a fiction depistanti che non centrano il vero bersaglio

Testo pubblicato per gentile concessione della rivista “Duellanti”

Se provate a chiedere a un fruitore medio di fiction e di film sulla mafia che idea si sia fatto della stessa, vi sentirete sciorinare i nomi dei soliti noti: Riina, Provenzano, i casalesi e via elencando.

Sentirete evocare frammenti di una storia di bassa macelleria criminale, intessuta di omicidi, cadaveri sciolti nell’acido, estorsioni, traffici di stupefacenti, di cui sono esclusivi protagonisti personaggi di questa risma: gente che viene dalla campagna o dai quartieri degradati delle città, e che si esprime in un italiano approssimativo.

Una storia di brutti sporchi e cattivi, e sullo sfondo la complicità di qualche colletto bianco, di qualche pecora nera appartenente al mondo della gente “normale”. Ma, del resto, in quale famiglia non esiste qualche pecora nera?

Se dunque la mafia è solo quella rappresentata (tranne qualche eccezione) da fiction e film, è evidente che il fruitore medio tragga la conclusione che la soluzione del problema consista nel mettere in carcere quanti più brutti sporchi e cattivi, e nel fare appello alla buona volontà di tutti i cittadini onesti perché collaborino con lo sforzo indefesso delle forze di polizia e della magistratura per estirpare la mala pianta.

Questo, con le dovute varianti, il pastone culturale ammannito da fiction e film di conserva con la retorica ufficiale televisiva, e metabolizzato dall’immaginario collettivo.

Un pastone che non fornisce le chiavi per dare risposta ad alcune domande elementari.

Ad esempio come mai, tenuto conto che le cose sono così semplici, lo Stato italiano è riuscito a debellare il banditismo, il terrorismo e tante altre forme di criminalità, ma si rivela impotente dinanzi alla mafia che dall’unità d’Italia a oggi continua a imperversare in gran parte del Paese?

Come mai parlamenti, consigli regionali e comunali, organi di governo e di sottogoverno sono affollati di pregiudicati o inquisiti per mafia, tanto da insinuare il dubbio che quel che combattiamo fuori di noi sia dentro di noi?

Come mai, oggi come ieri, tra i capi organici della mafia vi è uno stuolo di famosi medici, avvocati, professionisti, imprenditori, molti dei quali già condannati con sentenze definitive?

Come mai commercianti e imprenditori a Palermo, a Napoli, in Calabria continuano a pagare in massa il pizzo e, a differenza del fruitore medio, non si bevono la buona novella che la mafia è alle corde?

Come mai i vertici di Confindustria lanciano tuoni e fulmini contro i piccoli commercianti che non hanno il coraggio di denunciare gli estorsori, minacciandoli di espellerli dall’organizzazione, ma vengono colti da improvvisa afasia quando si chiede loro perché intanto non comincino a prendere posizione nei confronti delle centinaia di imprenditori, inquisiti o già condannati, che hanno azzerato la libera concorrenza e costruito posizioni di oligopolio utilizzando il metodo mafioso?

Ecco, quando a un fruitore medio ponete queste e altre domande, lo vedrete annaspare cercando vanamente possibili risposte nell’infinita massa di fotogrammi, immagini e battute stipate nelle sue sinapsi, dopo centinaia di ore trascorse a vedere fiction e film che raccontano le note storie di brutti sporchi e cattivi.

Mentre sceneggiatori continuano a proiettare catarticamente il male di mafia sul monstrum (colui che viene messo in mostra) – Riina, Provenzano, Messina Denaro, i casalesi – elevato a icona totalizzante della negatività, centinaia di processi celebrati in questi ultimi quindici anni hanno raccontato un’altra storia della mafia, sacramentata da sentenze passate in giudicato, che fornisce risposte illuminanti a molte delle domande di cui sopra.

Un’altra storia intessuta di centinaia di delitti, di stragi di mafia decise in interni borghesi da persone come noi, che hanno fatto le nostre stesse scuole, frequentano i nostri stessi salotti, pregano il nostro stesso Dio …

Un’altra storia che ha dimostrato come la città dell’ombra – quella degli assassini – e la città della luce, abitata dalle “persone perbene”, non siano affatto separate ma comunichino attraverso mille vie segrete, tanto da rivelarsi come due facce dello stesso mondo.

Un’altra storia che racconta l’osceno di questo Paese, quel che è avvenuto ob scenum, mettendo a nudo un fuori scena affollato di una moltitudine di sepolcri imbiancati che hanno armato la mano dei killer o li hanno protetti con il loro silenzio complice.

Che racconta come gli assassini arrivino sulla scena per buon ultimi, quando i sepolcri imbiancati hanno fallito nel fuori scena tutti i tentativi necessari per convincere la vittima ad ascoltare, per il suo bene e quello della sua famiglia, i consigli degli amici, sicché, come sono solite fare le persone istruite e timorose di Dio, allargando sconsolati le braccia ripetono: “Dio sa che è lui che ha voluto farsi uccidere …”.

Centinaia di processi che costringono a rileggere la storia della mafia non più come una storia altra, che non ci appartiene e non ci chiama in causa, ma piuttosto come un terribile e irrisolto affare di famiglia, interno a una classe dirigente nazionale tra le più premoderne, violente e predatrici della storia occidentale, la cui criminalità si è estrinsecata nel corso dei secoli in tre forme: lo stragismo e l’omicidio politico, la corruzione sistemica e la mafia.

Tre forme criminali che essendo espressione del potere sono accomunate non a caso da un unico comune denominatore, che è il crisma stesso del potere: l’eterna impunità garantita ai mandanti eccellenti di stragi e omicidi politici e ai principali protagonisti delle vicende corruttive.

Una storia-matrioska nel cui ventre si celano centinaia di storie accertate con sentenze definitive, che sembrano fatte apposta per la felicità di qualsiasi sceneggiatore e regista che volesse prendersi la briga di narrarle.

Vogliamo provare a raccontarne solo una tra le tante?

C’era una volta…, anzi… mi correggo. Ci fu per una volta, e per un breve periodo, in un’isola di assolata e bruciante bellezza, un Presidente della Regione che si chiamava Piersanti Mattarella, notabile democristiano figlio di un ex Ministro, il quale si era messo in testa di cambiare il corso delle cose e di moralizzare la vita pubblica.

Iniziò quindi a promuovere leggi per controllare il modo in cui erano spesi i soldi della collettività, e a disporre ispezioni straordinarie per accertare come venivano assegnati gli appalti pubblici.

Gli amici gli consigliavano di lasciar perdere, ma lui non recedeva dai suoi propositi.

Lentamente, giorno dopo giorno, cominciò a trovarsi sempre più solo. Frequentarlo significava rischiare di restare impigliati dentro la «camera della morte». Così viene chiamata in Sicilia l’enorme e invisibile rete costruita sott’acqua per imprigionare i tonni, che, quando riemergono in superficie dal fondo della rete, si trovano circondati dalle barche disposte in cerchio e vengono finiti a colpi di arpione nel corso delle mattanze: bagni di sangue che evocano antichi rituali sacrificali dove vita e morte si confondono, giacché l’una si nutre dell’altra.

Quando Mattarella percepì attraverso il linguaggio mutigno dei gesti degli “amici” - i loro sguardi costernati, i loro silenzi imbarazzati - che il rullo dei tamburi di morte si faceva sempre più vicino, tentò di salvarsi la vita chiedendo aiuto a Roma ad alcuni vertici del suo partito e al Ministro degli Interni.

Al ritorno dalla sua trasferta romana, confidò alla sua segretaria che se gli fosse accaduto qualcosa la causa sarebbe stata da ricercarsi in quel viaggio romano.

Mentre Mattarella volava a Roma, un altro aereo si alzava segretamente in volo dalla Capitale verso la Sicilia.

A bordo si trovava uno degli uomini più potenti del Paese, personificazione stessa del potere statale: Giulio Andreotti, sette volte Presidente del Consiglio, ventidue volte Ministro.

Dove andava Andreotti in gran segreto? Partecipava a un incontro con i capi della mafia militare e quelli della mafia dei colletti bianchi: l’onorevole Salvo Lima e i cugini Nino e Ignazio Salvo.

In quel qualificato consesso si discuteva del “problema Mattarella”, quel democristiano anomalo che si ostinava a non ascoltare i buoni consigli degli “amici” e stava compromettendo gli interessi del sistema di potere mafioso.

Il 6 gennaio 1980, Mattarella fu ucciso sotto casa da un commando mafioso. Giulio Andreotti tornò segretamente in Sicilia e all’interno di una villa incontrò alcuni dei mafiosi assassini di Mattarella che, com’è sacramentato in una sentenza definitiva della Repubblica italiana, avrebbe coperto con il suo silenzio complice per il resto dei suoi giorni, garantendo così la loro impunità e alimentando il senso di onnipotenza della mafia (1).

Che ve ne pare? Non vi sembra una storia inventata apposta per un film?

Se, come diceva Hegel, il demonio si nasconde nel dettaglio, nel dettaglio di questa storia è leggibile il segreto dell’irredimibilità e della dimensione macropolitica del problema mafia, al di là delle imposture e dei depistaggi alimentati dal sapere ufficiale che lo spaccia come quella vicenda di bassa macelleria criminale di cui dicevo all’inizio.

Di storie simili se ne potrebbero raccontare per mille e una notte. Sono tutte racchiuse in un enorme giacimento a cielo aperto a disposizione di chiunque: le pagine dei tanti processi che con un tributo altissimo di sangue hanno per la prima volta in Italia portato sul banco degli imputati non solo i soliti brutti sporchi e cattivi, i bravi di Don Rodrigo, ma anche il “Principe” di cui essi sono stati instrumentum regni e scoria, e senza la cui protezione e complicità sarebbero stati da tempo spazzati via.

Un album di famiglia di “intoccabili”, che nel loro insieme ricompongono il segreto ritratto di Dorian Gray di una componente irredimibile della nostra classe dirigente: ministri, capi dei servizi segreti, vertici di polizia, parlamentari, alti magistrati, alti prelati, banchieri, uomini a capo di imperi economici.

Storie scomode perché chiamano in causa responsabilità collettive, costringono a interrogarsi sull’identità culturale del Paese e sul passato e sul futuro … o sulla mancanza di futuro di un’Italia ancora troppo immatura per fare i conti con la propria storia e verità, e quindi condannata a vivere all’interno di una tragedia inceppata, destinata ciclicamente a ripetersi, pur nelle sue varianti storiche.

Storie scomode che dimostrano quanto sia fuori dalla realtà continuare a raccontare il come e il perché della mafia come una sorta di opera dei pupi dove vengono messi in scena solo eroi solitari - Orlando e Rinaldo - che guerreggiano contro turpi saraceni: Riina, Provenzano, ecc.

Dinanzi a tutto ciò, come spiegare il silenzio, la distrazione - che talora sembrano sconfinare nell’omertà culturale - di tanti sceneggiatori e registi? Induce a riflettere come tale omertà appaia perfettamente speculare a quella che caratterizza il discorso pubblico sulla mafia e sulla criminalità del potere, e come l’una e l’altra celino sotto il velo della retorica le piaghe della nazione.

Che pensare dinanzi a tante pellicole che, pure di ottima fattura, si rivelano tuttavia depistanti nel loro raccontare un universo mafioso quasi completamente decorrelato nella sua genesi e nelle sue dinamiche dal sistema di potere di cui è espressione e sottoprodotto?

L’equivalente di raccontare la storia dei bravi di manzoniana memoria come un sottomondo autorefenziale, tagliando il cordone ombelicale con il sopramondo dei Don Rodrigo.

L’equivalente di raccontare il Fascismo ascrivendone la responsabilità solo a un manipolo di esaltati gerarchi, e non già come l’autobiografia di una nazione.

La storia di questo Paese ricorda a tratti quella di certe famiglie che nel salotto buono mettono in bella mostra per gli ospiti le glorie e il decoro della casata, e nello scantinato nascondono la stanza di Barbablù che gronda sangue.

È lecito dubitare che la rimozione, alla quale ho accennato, sia solo frutto di distrazione o sottovalutazione?

Si può ipotizzare che costituisca la “fisiologica” declinazione dell’essere la mafia una delle forme in cui si è storicamente manifestata la criminalità del potere in Italia?

Il cardinale Mazzarino, gesuita di origine italiana, consigliere del Re di Francia Luigi XIV, soleva ripetere: «Il trono si conquista con le spade e i cannoni, ma si conserva con i dogmi e le superstizioni».

Questa massima riassume in modo magistrale l’esigenza di condizionare la costruzione del sapere sociale in modo da impedire al popolo di comprendere i segreti della macchina del potere, tra i quali i suoi crimini.

Proprio per questo motivo, da sempre il sistema di potere ha falsificato il sapere sociale sulla mafia.

Prima per decenni ne ha negato ostinatamente l’esistenza, poi, sino alla metà degli anni Ottanta, l’ha banalizzata a mera criminalità comune e, infine, dopo le stragi del 1992 e 1993, ha giocato la carta - sinora vincente - di ridurla a una storia di “mostri”, di orchi cattivi …

Poiché, dunque, il sapere sociale non è mai innocente, viene da chiedersi sino a che punto la rimozione e l’adulterazione che caratterizza la rappresentazione filmica della mafia sia condizionata non solo dalle autocensure di chi ritiene sconveniente raccontare storie sgradite al potere, ma anche da un sistema che orienta la produzione, canalizzando le risorse solo sui film e le fiction “innocui” o, peggio, depistanti nel senso che contribuiscono a cristallizzare nell’immaginario collettivo i dogmi e le superstizioni tanto cari ai Mazzarino di ieri e a quelli di oggi.

Comunque sia, quel che accade - o meglio che non accade - chiama in causa la responsabilità di tutti coloro che lavorano nel mondo delle fiction e del cinema.

C’è una storia collettiva che attende ancora di essere raccontata e salvata dall’oblio organizzato, per restituire al Paese la sua verità e aiutarlo a divenire adulto.

Portarla alla luce in tanti processi è costato un altissimo prezzo: alcuni sono stati assassinati, altri - magistrati, poliziotti, semplici testimoni - segnati per il resto della vita.

Ora tocca a qualcun altro fare la sua parte.

E se ciò non dovesse avvenire, tra qualche anno dovremmo purtroppo fare nostra l’amara considerazione di Martin Luther King: «Alla fine non ricorderemo le parole dei nostri nemici, ma il silenzio dei nostri amici».

____________

(1) Nella motivazione della sentenza n. 1564 del 2.5.2003 della Corte di Appello di Palermo nel processo a carico di Andreotti, confermata definitivamente in Cassazione, si legge: «E i fatti che la Corte ha ritenuto provati dicono, comunque, al di là dell’opinione che si voglia coltivare sulla configurabilità nella fattispecie del reato di associazione per delinquere, che il sen. Andreotti ha avuto piena consapevolezza che suoi sodali siciliani intrattenevano amichevoli rapporti con alcuni boss mafiosi; ha, quindi, a sua volta, coltivato amichevoli relazioni con gli stessi boss; ha palesato agli stessi una disponibilità non meramente fittizia, ancorché non necessariamente seguita da concreti, consistenti interventi agevolativi; ha loro chiesto favori; li ha incontrati; ha interagito con essi; ha loro indicato il comportamento da tenere in relazione alla delicatissima questione Mattarella, sia pure senza riuscire, in definitiva, a ottenere che le stesse indicazioni venissero seguite; ha indotto i medesimi a fidarsi di lui e a parlargli anche di fatti gravissimi (come l’assassinio del Presidente Mattarella) nella sicura consapevolezza di non correre il rischio di essere denunciati; ha omesso di denunciare le loro responsabilità, in particolare in relazione all’omicidio del Presidente Mattarella, malgrado potesse, al riguardo, offrire utilissimi elementi di conoscenza».

fonte: toghe.blogspot.com » Vai al post originale

Ago 29

Nel Medioevo i contadini dovevano pagare le imposte al loro signore in cambio della sua protezione. Questa era la logica di base del sistema tributario medioevale. Oggi il fondamento alla base del sistema fiscale è per caso diverso ? Assolutamente no.

I cittadini in quanto tali appartengono allo Stato, che è il loro padrone, e dunque devono pagare le imposte, dando il loro contributo per finanziare le spese di mantenimento dello Stato stesso. Esattamente come accadeva nel Medioevo, quando i contadini “mantenevano” economicamente il padrone del feudo. Ma lo Stato ci protegge effettivamente ? E c’è qualcuno che – per ottenere servizi pubblici – pagherebbe comunque le imposte anche se non fosse obbligato ? Non apriamo questa parentesi perché ci porterebbe troppo lontano e continuiamo piuttosto ad analizzare il sistema tributario medioevale.

Quasi tutti conoscono le “corvées” (così si scrive correttamente in francese), il cui nome deriva dal fatto che esse cadevano sempre nel peggior momento dell’anno: durante la mietitura. Così capitava che i contadini fossero obbligati a lasciare i propri raccolti per mietere la terra personale del signore o per sistemare le mura e i fossati del suo castello. Naturalmente essi ne avrebbero fatto volentieri a meno, tuttavia le corvées erano compiti da adempiere gratuitamente per il signore e c’era poco da discutere.
Le corvées non esistono più ? Assolutamente no. Oggi si chiamano soprattutto tirocini e stage. In buona sostanza, alcuni percorsi di laurea prevedono l’obbligo del tirocinio, così come alcune professioni autonome richiedono un periodo di praticantato per potersi iscrivere all’albo professionale ed iniziare a lavorare (es. dottori commercialisti, avvocati, psicologi ecc.). Dunque anche oggi lo Stato obbliga molte persone a lavorare gratis per lui (perché sono norme emanate dallo Stato quelle che impongono i tirocini obbligatori), nel momento peggiore della propria vita, cioè quando si è giovani e si avrebbe un disperato bisogno di lavorare, guadagnare e mettere soldi da parte per il futuro.

L’imposta di base del sistema tributario medioevale apparve nel 1050. Essa era proporzionale ai redditi “supposti” e doveva essere pagata in denaro. I francesi la definiscono “taille” ovvero taglia o tacca, poiché – ogni volta che l’esattore prelevava l’imposta – incideva una piccola tacca (“entaille” in francese) su una bacchetta di legno. La taille nacque come imposta militare, da pagare una tantum (come si direbbe oggi), solo quando il signore veniva minacciato da un esercito nemico. In quel caso l’imposta serviva al signore per equipaggiarsi ed affrontare un’eventuale battaglia. A partire dal XII secolo l’imposta fu richiesta ogni anno.
Oggi quasi tutte le imposte che paghiamo sono proporzionali al reddito (esattamente come la taille) nel senso che ad un reddito doppio corrisponde un’imposta doppia, ad uno triplo un’imposta tripla e così via. L’IRPEF, l’imposta sul reddito delle persone fisiche, è l’unica imposta progressiva nel nostro attuale ordinamento tributario. Progressiva significa più che proporzionale, ovvero tale che ad un reddito doppio corrisponde un’imposta più che doppia.
Non mancano oggi imposte da pagare su redditi “presunti”, e sono decisamente le più odiose. Ad es., chi possiede un terreno che non coltiva e non affitta, e da cui quindi non ricava alcun reddito, è comunque (se è una persona fisica) obbligato a pagarvi l’IRPEF. L’Amministrazione Finanziaria, come il signore feudale, ritiene che il proprietario del terreno possa potenzialmente ottenere un reddito, e per questa “potenzialità” deve pagare un’imposta.

I contadini del Medioevo pagavano anche le cosiddette “banalités”, che erano banali solo perché erano molto diffuse. In realtà si trattava di imposte particolarmente odiate dai contribuenti, in quanto erano dovute per l’uso di forni (per il pane), torchi e frantoi. Mezzi che non potevano (per disposizione del signore) essere posseduti di contadini. E così, ogni volta che volevano cuocere il pane erano obbligati a pagare una tassa: secondo l’uso terminologico odierno la tassa è la controprestazione dovuta per un servizio a domanda individuale (se vuoi cuocere il pane paghi la tassa, ma puoi anche evitare di cuocerlo e così non paghi nulla… ma mangi il pane crudo. Al contrario l’imposta sul reddito si paga comunque come controprestazione di servizi a domanda collettiva).
Oggi, in maniera analoga rispetto a quanto capitava nel Medioevo, se voglio ad es. un determinato certificato, devo pagare l’imposta di bollo, che in realtà è una tassa. Purtroppo le attuali leggi tributarie vengono elaborate da “non esperti”: gli esperti di diritto tributario, dopo che le leggi sono state emanate, cercano di trovar loro – a fini di studio – un’adeguata sistemazione e classificazione.D’altronde, se invece possiedo un bar e voglio aprire un dehors, devo pagare una tassa perché occupo il suolo pubblico, cioè il suolo del signore, ops… scusate, il suolo dello Stato.

Niente di nuovo neanche sul fronte dei pedaggi medioevali, che si pagavano ad ogni incrocio, su tutti i ponti e persino all’ingresso delle città. Anche oggi paghiamo il pedaggio sull’autostrada e nei tunnel (il Frejus costa 33,20 euro !!!). E quando entriamo in centro paghiamo il parcheggio…. Allora, cosa è veramente cambiato dal Medioevo ad oggi ? Bé, nel Medioevo, i contadini “evasori” potevano subire il taglio dei piedi o delle mani o essere privati della vista. Ai più fortunati venivano soltanto strappati i denti…
Oggi l’evasore può dimostrare le proprie ragioni all’Amministrazione Finanziaria e beneficiare di un regolare processo, alla fine del quale non sono comunque previste punizioni corporali; al massimo il colpevole incorre in restrizioni della propria libertà.

fonte: www.gravita-zero.org » Vai al post originale

Ago 29


Quali lavori possono svolgere i laureati in matematica?Come si sviluppa la loro carriera professionale?
Questi sono i principali interrogativi che molti giovani appena diplomati e appassionati di matematica si pongono proprio in questo periodo dell’anno, quando devono scegliere il corso di studi universitari.
I Mestieri del Matematico - un’azione del Progetto Lauree Scientifiche, promosso dalla Conferenza Nazionale dei Presidi delle Facoltà di Scienze e Tecnologie, dal Ministero dell’Università e della Ricerca e da Confindustria – si propone di dedicarsi alla raccolta, all’analisi ed alla pubblicazione di storie professionali di laureati in matematica.
La raccolta, alla quale hanno collaborato i corsi di laurea in matematica di tutte le università italiane, rappresenta gran parte dei profili delle professioni del matematico esistenti nel nostro Paese. Il progetto si rivolge in primo luogo al pubblico delle scuole superiori: agli studenti innanzitutto, ma anche ai loro genitori, ai professori ed ai responsabili dell’orientamento. Ma non solo: i racconti dei laureati rappresentano una ricca fonte di informazioni, ed il loro percorso professionale può essere da esempio ed incoraggiamento per molti giovani in procinto di affacciarsi al mondo del lavoro.
Il libro Matematici al lavoro, che raccoglie più di 50 storie di laureati in matematica, racconta di come i matematici siano in realtà estremamente duttili e fantasiosi, mentre invece è purtroppo ancora oggi pensiero diffuso che risultino assolutamente privi di elasticità e di immaginazione.
Una buona occasione per sfatare un errato luogo comune ed orientarsi in modo consapevole alla ricerca del proprio percorso di studi!
Matematici al lavoro.50 e più storie di laureati in matematicaA cura di Enza Del Prete, Alessandro Russo, Gabriele AnzellottiSironi Editore, 2008

fonte: www.gravita-zero.org » Vai al post originale

Ago 29


Europeana è un grande progetto europeo: ha lo scopo di trasferire il patrimonio e l’accesso al contenuto culturale e scientifico europeo attraverso un portale trasversale.

Europeana è una biblioteca digitale europea che riunisce contributi già digitalizzati da diverse istituzioni dei 27 paesi membri dell’Unione Europea in 23 lingue.

La sua dotazione include libri, film, dipinti, giornali, archivi sonori, mappe, manoscritti ed archivi.

Al momento del lancio Europeana ha annunciato di aver messo a disposizione circa due milioni di opere, tutte già di pubblico dominio. Più di metà dei contenuti iniziali sono stati forniti dalla Francia, il 10 per cento dalla Gran Bretagna.

E l’Italia? L’apporto dell’Italia è stato finora solo dell’1,2%.

E così l’appello di Viviane Reading, Commissario europeo per la Società dell’informazione e i media, si è fatto sentire.

E l’Europa sta per cedere alle lusinghe di Google Books. Prima la direttrice della Biblioteca nazionale spagnola, Milagros del Corral, poi la Bibliothèque Nationale de France.

Intanto come volevasi dimostrare Google ce l’ha fatta anche in Italia, e ha avuto l’incarico dal Governo italiano di digitalizzare l’intero patrimonio delle quarantasette biblioteche gestite dal ministero, fra cui le due biblioteche nazionali quella di Roma e quella di Firenze.

Vedremo se questo accordo porterà, come spero, dei benefici. Finora Google ha sempre lavorato bene e in maniera molto efficiente. Anche Se c’è anche chi vede questo come un cedimento dell’Europa nei confronti del colosso americano.
Staremo a vedere…

fonte: www.gravita-zero.org » Vai al post originale

Ago 29

Poco tempo fa ho scoperto un modo interessante per guardare i film su internet ovvero in streaming.

Molti siti offrono un elenco vastissimo di link a film, uno dei più interessanti che ho trovato è http://www.guardafilm.net/ che offre collegamenti al sito di megavideo il quale vi lascerà vedere il film per poco più di un ora, dopo dovrete attendere qualche decina di minuti per continuare la visione ma potete anche semplicemente resettare la vostra connessione (in modo da cambiare indirizzo IP) ed “aggirare” il sistema aspettando solo un minuto per la riconnessione.

Se non sapete che film vedere, nel sito IMDB (internet movie database) potrete trovare molti spunti ad esempio grazie alla top 250 che trovate qui che sarebbero i film più votati dalle persone che visitano quel sito.

Non vi resta che augurarvi buona visione.

In alto il trailer di V per Vendetta uno dei miei film preferiti.

fonte: alessios4.blogspot.com » Vai al post originale

Ago 27

La Grotta Azzurra di Capri è stata chiusa in via precauzionale dalla polizia giudiziaria per inquinamento. A causa, infatti, della presenza sulla superficie dell’acqua di una schiuma biancastra e di…

Clicca sul titolo dell’articolo per la versione completa.

fonte: amosgitai.blogspot.com » Vai al post originale

Ago 27

Women & Technologies riporta oggi la notizia di un singolare connubio tra scienza e arte ad opera di un fisico, la dottoressa Luisa Zini, che utilizzando una tecnica propria delle nanotecnologie ha sviluppato un software di controllo del processo di microincisione che compone i testi in un raffinato disegno visibile a occhio nudo.

Lo sappiamo: un DVD-ROM non ha vita lunga e anche i supporti pià resistenti dopo pochi decenni rischiano di non poter essere più recuperati: lo abbiamo visto con le prime immagini dello sbarco lunare andate perdute (ci rimangono solo le copie in bassa risoluzione) o le copie di film d’epoca o libri la cui carta ingiallisce e si distrugge nel tempo.

La Zini ha portato a termine con successo un singolare progetto per la salvaguardia del patrimonio umani, commissionato da una monaca buddistha: comprimere tutti i 600 testi in 98 volumi del canone tibetano «Kangyur» in un pendente grande quanto una moneta, ideando così “Rosetta”, che utilizza una tecnica di incisione nata nei laboratori di Los Alamos per memorizzare le informazioni sui siti di stoccaggio dei rifiuti nucleari che, per legge, vanno conservate per 10 mila anni, è un processo micro-fotolitografico: simile a quelli in uso nell’industria dei semiconduttori, è talmente preciso da permettere incredibili densità di scrittura

Rosetta sfrutta un metodo di archiviazione ad alta densità di dati, analogici e digitali, iscritti su superfici metalliche destinate a durare millenni. Realizzato attraverso il processo micro-fotolitografico che permette incredibili densità di scrittura. Su un disco di poco più di 5 centimetri di diametro possono essere incise fino a 200 mila pagine (se l’informazione è letta da un microscopio elettronico) o 20 mila (con un microscopio ottico). La dimensione di ogni pagina è cioè di 400 micron (meno di mezzo millimetro), con una risoluzione di 4 mila pixel per 4 mila.

la fisica artista ha poi iniziato un altro progetto che l’ha portata a ideare il “Disco di Rosetta” , una versione rivista e corretta della celebre stele che permise di decifrare i geroglifici egizi.

Si tratta di un progetto voluto dalla «The Long Now Foundation» di San Francisco: diretta dalla linguista della Stanford University Laura Welcher, che prevede la collaborazione internazionale tra università, biblioteche, linguisti, antropologi e piccole comunità e mira a preservare la «biodiversità» linguistica del mondo.

Siccome si prevede che buona parte delle 6 mila lingue attualmente parlate scompariranno entro un secolo (e molte non lasceranno traccia), la «Long Now» ha avviato diverse iniziative di salvaguardia, dalla creazione di un archivio permanente online. Il Disco di Rosetta diventa così uno dei supporti più quotati per la salvaguardia di questo patrimonio.

fonte: www.gravita-zero.org » Vai al post originale

Ago 27

Oggi, passando in biblioteca, ho trovato su uno scaffale questo vecchio libro. Il titolo la dice lunga su come, allora come oggi, alcuni autori giocassero sulle paure ancestrali della gente fornendo previsioni catastrofistiche e pubblicando libri sulle profezie.

Nel 1982 si vendettero nel mondo milioni di libri con titoli simili a questo: questi signori profetizzavano grandi sciagure a causa dell’allineamento dei pianeti e l’avvicinamento (peraltro periodico) della cometa di Halley, episodi poi verificatisi senza particolari problemi.

Oggi, in previsione di una data che, per ragioni editoriali, hanno pensato di collocare dopo il dicembre 2012 (così si vendono più copie) vedrete sulle bancarelle e in alcune librerie libri che parlano di nuove grandi sciagure.

Qui in basso l’incipit del libro:

Oggi questi signori hanno solo cambiato il titolo di copertina, invece di 1982 ora scrivono 2012 ma il contenuto è lo stesso. Confrontate voi stessi l’indice dei libri “catastrofisti” pubblicati in passato con l’indice con quelli odierni. Gli argomenti sono sempre gli stessi: Nostradamus, i Maya, i teschi di cristallo, gli alieni, collisioni planetarie con asteroidi, ecc. ecc.


Uno dei motivi per cui non parlo mai di questi libri (neppure in negativo) è perché non intendo far loro pubblicità, dato che sono una raccolta di affermazioni pseudoscientifiche. Cioè spacciano per scienza e divulgazione (e usano un linguaggio apparentemente scientifico) ipotesi strampalate che la scienza ufficiale non si sognerebbe mai di prendere neppure in considerazione.

Sorridiamo tutti al pensiero che i Galli Asterix e Obelix temessero solo una cosa, che il cielo potesse cadere sulla loro testa, eppure le stesse persone che sorridono a questa innocua credenza sono indotte ad acquistare libri sulla fine del mondo nella speranza di trovare risposte.

Per difenderci da quello che Paolo Attivissimo chiama in modo ironico “il business dei menagramo” vi segnalo l’ottimo libro di Silvano Fuso “Pinocchio e la scienza - Come difendersi da false credenze e bufale scientifiche”.

Su Google Libri potete leggerne una anticipazione.

Citando un noto divulgatore scientifico, questo libro non si rivolge a chi vuole credere, ma a chi vuole capire. A chi vuole capire la realtà in cui viviamo attraverso la ragione e a chi pensa sia doveroso cercare di modificarla per rendere meno penosa l’esistenza di chi essa vive.

Silvano Fuso, dottore di ricerca in scienze chimiche, collabora con il Cicap, associazione che ha tra gli obiettivi quello di smascherare maghi e ciarlatani e naturalmente chi gioca sulle paure delle gente per tentare di arricchirsi.

Nel libro si affrontano, e si illustrano, fenomeni solo apparentemente inspiegabili come il presunto paranormale, i luoghi misteriosi (stonehenge, Area 51) o la fanta archeologia (teschi di cristallo, pila di Bagdad, Antichitera, ecc), fino ad arrivare alle leggende dei nostri giorni e quelle basate sul complotto (creazionismo, il codice da Vinci, l’11 settembre) e alle false informazioni trasmesse dalla stampa sulle nuove tecnologie (elettrosmog, nucleare, energie alternative, OGM, ecc).

Insomma, un libro che insegna a pensare con la propria testa, e a non lasciarsi ingannare da chi vuole sbolognarci l’ultimo libro sull’ennesima apocalisse del 2012.

Silvano Fuso
Pinocchio e la scienza
Come difendersi da false credenze e bufale scientifiche

prefazione di Tullio Regge

novembre 2006 -

ISBN 9788822062949

pp. 384

fonte: www.gravita-zero.org » Vai al post originale

Ago 25

È DOMENICA E arriva Doonesbury di Garry B. Trudeau.

fonte: antoniodini.blogspot.com » Vai al post originale

Ago 25

Pubblichiamo la sentenza con la quale sono stati respinti i ricorsi proposti contro l’ordinanza della Sezione Disciplinare del CSM che ha disposto la sospensione dal servizio del dott. Luigi Apicella ed il trasferimento ad altra sede degli altri magistrati coinvolti. Rinviamo ad un secondo tempo i commenti tecnici che saranno pubblicati “a rate”, anche per raccogliere eventuali richieste di chiarimento dei lettori.

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONI UNITE CIVILI
Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:
dott. MATTONE Sergio - Primo Presidente f.f. -
dott. VITTORIA Paolo - Presidente di sezione -
dott. PAPA Enrico - Presidente di sezione -
dott. MENSITIERI Alfredo - Consigliere -
dott. GOLDONI Umberto - Consigliere -
dott. SALME’ Giuseppe - Consigliere -
dott. AMATUCCI Alfonso - Consigliere -
dott. NAPPI Aniello - rel. Consigliere -
dott. LA TERZA Maura - Consigliere - ha pronunciato la seguente:

sentenza
sul ricorso r.g. n. 6634/2009 proposto da: V.D. e N.G., domiciliati in Roma, Via Monte Zebio 28, presso l’avv. FIORE F.P., che li rappresenta e difende unitamente all’avv. A. De Caro, come da mandato in calce al ricorso; - ricorrenti -
sul ricorso r.g. n. 6638/2009 proposto da: A.L., domiciliato in Roma, Via Monte Zebio 28, presso l’avv. F.P. Fiore, che lo rappresenta e difende unitamente all’avv. F.S. Dambrosio, come da mandato in calce al ricorso; - ricorrente -
sul ricorso r.g. n. 6645/2009 proposto da: I.E., domiciliato in Roma, via Appennini 60, presso l’avv. C. Di Zenzo, rappresentato e difeso dall’avv. G. Iadecola, come da mandato in calce al ricorso; - ricorrente -
sul ricorso r.g. n. 6654/2009 proposto da: G.A., domiciliato in Roma, Via U. De Carolis 62, presso l’avv. G. Aricò, rappresentato e difeso dall’avv. S. Staiano, come da mandato in calce al ricorso; - ricorrente -
contro Ministero della Giustizia; - intimato -
contro Procuratore Generale della Corte di Cassazione; - intimato -
avverso l’ordinanza n. 11/2009 della Sezione disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura, depositata il 4 febbraio 2009; Sentita la relazione svolta dal Consigliere Dott. Aniello Nappi uditi i difensori Fiore, De Caro, D’Ambrosio, Iadecola e Staiano, che hanno chiesto l’accoglimento dei ricorsi; Udite le conclusioni del P.M., Dr. NARDI Vittorio, che ha chiesto il rigetto dei ricorsi di A., V. e N.; l’accoglimento del primo, del secondo, del sesto e del settimo motivo del ricorso di I. e del primo motivo del ricorso di G., con la dichiarazione di inammissibilità o il rigetto dei loro restanti motivi.
Fatto
SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
Con l’ordinanza impugnata la Sezione disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura ha disposto la sospensione cautelare facoltativa dalle funzioni e dallo stipendio e il collocamento fuori dal ruolo organico della magistratura di A.L., procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Salerno; il trasferimento cautelare e provvisorio dall’attuale sede e dalla funzione requirente di V.D. e N.G., sostituti procuratori della Repubblica presso il Tribunale di Salerno; il trasferimento cautelare e provvisorio dall’attuale sede e dalla funzione requirente di I.E., procuratore generale della Repubblica presso la Corte d’appello di Catanzaro, e di G.A., sostituto procuratore generale della Repubblica presso la Corte d’appello di Catanzaro. Ha rigettato invece la richiesta di trasferimento cautelare e provvisorio di D.L. D., sostituto procuratore generale presso la Corte d’appello di Catanzaro, e di C.S., applicato allo stesso ufficio.
Le misure cautelari sono state disposte nell’ambito dei procedimenti disciplinari promossi dal Procuratore generale presso la Corte di Cassazione e dal Ministro della giustizia nei confronti dei suddetti magistrati, incolpati di gravi violazioni dei doveri professionali nell’esercizio delle proprie funzioni.
In particolare si contesta ai magistrati della Procura della Repubblica di Salerno ( A., V. e N.) di avere disposto perquisizione anche personale e sequestro di atti giudiziari nei confronti dei magistrati di Catanzaro, sottoposti a procedimento penale, con un provvedimento immotivato, privo dei presupposti prescritti dalla legge e abnormemente riproduttivo in oltre 1.400 pagine di atti del procedimento anche coperti da segreto. Ai magistrati della Procura Generale di Catanzaro ( I. e G.) si contesta di avere reagito a tale abnorme iniziativa con un reciproco provvedimento di sequestro preventivo avente per oggetto i medesimi atti giudiziari, allo scopo di impedirne il sequestro in originale anzichè in copia, senza considerare che risultavano essi stessi indagati e danneggiati dai reati ipotizzati a carico dei magistrati campani, per di più almeno in parte estranei alla propria competenza territoriale.
Ricorrono per cassazione gli incolpati.
A.L. propone tredici motivi d’impugnazione; V. D. e N.G. quindici motivi; I.E. nove motivi; G.A. sette motivi. Hanno depositato memorie I., A., V. e N..
Diritto
MOTIVI DELLA DECISIONE
1. Va preliminarmente disposta, a norma dell’art. 335 c.p.c., la riunione dei ricorsi proposti avverso la stessa decisione, posto che il rinvio alle norme del codice di procedura penale è limitato alle forme e ai termini delle impugnazioni, mentre per il giudizio di cassazione si applica la disciplina dettata dal codice di procedura civile (Cass., sez. un., 5 ottobre 2007, n. 20844, m. 599800, Cass., sez. un., 31 luglio 2007, n. 16873, m. 598261).
2. Sono tredici, come s’è detto, i motivi d’impugnazione proposti da A.L.; e quindici i motivi d’impugnazione proposti da V.D. e N.G.. I motivi dedotti a sostegno dei due ricorsi sono tuttavia in gran parte comuni.
Nell’illustrare i motivi del ricorso di A.L., si darà pertanto conto anche dei comuni motivi di V.D. e N.G., i cui rimanenti motivi di impugnazione saranno esaminati successivamente.
2.1.1- Con il primo motivo A.L. deduce violazione e/o erronea applicazione dell’art. 6 C.E.D.U. e degli artt. 24 e 111 Cost., eccependo la nullità dell’ordinanza cautelare, in quanto emessa da giudice incompatibile, vanamente ricusato prima della decisione.
Sostiene che la motivazione del provvedimento impugnato tradisce assenza di serenità di giudizio, laddove stigmatizza una scelta difensiva del ricorrente, quella di allontanarsi dall’aula di udienza.
Censura anche l’ordinanza che ha disatteso la ricusazione, impugnata pure autonomamente.
Analoghe censure muovono alla decisione impugnata V.D. e N.G. con il primo motivo del loro ricorso.
I motivi sono tutti infondati.
In realtà, secondo la giurisprudenza civile di questa corte, l’ordinanza di rigetto della richiesta di ricusazione di un magistrato non è impugnabile con il ricorso straordinario per cassazione, ma l’incompatibilità così ritualmente già denunciata può essere fatta valere nel corso del giudizio quale motivo di nullità degli atti del procedimento e delle decisioni assunte dal magistrato incompatibile (Cass., sez. un., 20 novembre 2003, n. 1763 6, m. 568339).
A questa giurisprudenza occorre fare riferimento nel giudizio disciplinare, perchè il D.Lgs. n. 109 del 2006, art. 24, che richiama la disciplina delle impugnazioni prevista dal codice di procedura penale, si riferisce esclusivamente ai provvedimenti cautelari e alle decisioni nel merito. Sicchè, per il principio di tassatività dei mezzi di impugnazione, sono inoppugnabili le ordinanze di rigetto delle richieste di ricusazione. Ma ciò non esclude che 8 l’incompatibilità del giudice possa essere fatta valere con l’impugnazione della decisione sul merito.
Vanno interpretati restrittivamente infatti i richiami al codice di procedura penale contenuti sia nel D.Lgs. n. 109 del 2006, art. 16, comma 2 (per l’attività di indagine) sia nel D.Lgs. n. 109 del 2006, art. 18, comma 4 (per la discussione dibattimentale) perchè, se il legislatore avesse inteso estendere la disciplina processuale penale all’intero procedimento disciplinare, non avrebbe limitato il richiamo a specifiche attività, come le indagini e la discussione dibattimentale. Ne consegue che deve escludersi l’estensibilità di tali richiami anche al libro primo del codice di procedura penale, cui appartengono l’art. 36 e segg., che disciplinano l’incompatibilità del giudice, l’astensione, la ricusazione e il regime d’impugnazione dei relativi provvedimenti. E per tutte le attività che non risultino disciplinate espressamente o per specifico rinvio al codice di procedura penale, deve ritenersi applicabile la disciplina dettata dal codice di procedura civile (Cass., sez. un., 12 maggio 2006, n. 10995, m. 588764, analogamente per il disciplinare forense).
Si deve pertanto accertare in questo giudizio di impugnazione se sussistono le incompatibilità denunciate dai ricorrenti.
Manifestamente infondata è tuttavia la dedotta incompatibilità per mancanza di serenità del giudice disciplinare, in ragione della valutazione espressa sull’allontanamento degli incolpati dall’udienza. Si tratta infatti di valutazione pertinente all’oggetto del giudizio, che non può determinare un’incompatibilità sopravvenuta del giudice.
Quanto alle dichiarazioni di ricusazione, esse sono inammissibili perchè riferite non a singoli giudici, ma all’intera Sezione disciplinare del C.S.M., inclusi i suoi componenti supplenti. Infatti è indiscussa in giurisprudenza l’inammissibilità della ricusazione proposta, ad esempio, nei confronti di un’intera sezione della Corte di cassazione (Cass. pen., sez. 6^, 31 gennaio 1996, Ferretti, m.
204650, Cass. pen., sez. 1^, 11 dicembre 2008, Bucciarelli, m.
241995).
2.1.2- Con il secondo motivo A.L. lamenta che non gli sia stata consentita la nomina di un secondo difensore nel procedimento cautelare e deduce violazione del D.Lgs. n. 109 del 2006, art. 22 comma 2, artt. 24 e 111 Cost., art. 96 c.p.c. e art. 178 c.p.c., lett. c), nullità dell’ordinanza cautelare e del relativo procedimento incidentale, illogicità e contraddittorietà della motivazione.
Sostiene che il rinvio del D.Lgs. n. 109 del 2006 al codice di procedura penale, sia per le indagini preliminari (art. 16, comma 2) sia per il dibattimento (art. 18 comma 4), impone l’applicazione dell’art. 96 c.p.p., con la possibilità di nomina di due difensori da parte dell’incolpato, anche nel procedimento di applicazione delle misure cautelari disciplinato dal D.Lgs. n. 109 del 2006, art. 22, comma 2.
Censura di illogicità il rigetto dell’eccezione già formulata nella fase preliminare del procedimento incidentale.
Analoghe censure muovono alla decisione impugnata V.D. e N.G. con il quarto motivo del loro ricorso.
I motivi sono infondati.
Considerato che il rinvio al codice di procedura penale non è generalizzato, risulta infatti determinante l’interpretazione letterale del D.Lgs. n. 109 del 2006, artt. 15 e 22, laddove ammettono la nomina a difensore di “altro magistrato” o di “un avvocato”; a maggior ragione se tali norme vengono confrontate con l’art. 96 c.p.p., comma 1, che riconosce all’imputato il “diritto di nominare non più di due difensori di fiducia”. Nè ha alcuna rilevanza al riguardo la sentenza costituzionale n. 87 del 2009, che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della L. 27 aprile 1982, n. 186, art. 34, comma 2 (Ordinamento della giurisdizione amministrativa e del personale di segreteria ed ausiliario del Consiglio di Stato e dei Tribunali amministrativi regionali) e della L. 13 aprile 1988, n. 117, art. 10, comma 9 (Risarcimento dei danni cagionati nell’esercizio delle funzioni giudiziarie e responsabilità civile dei magistrati), nella parte in cui escludono che il magistrato amministrativo o contabile, sottoposto a procedimento disciplinare, possa farsi assistere da un avvocato.
2.1.3- Con il terzo motivo A.L. deduce violazione del D.Lgs. n. 109 del 2006, artt. 13 e 22, in relazione all’art. 178 c.p.p., lett. b), eccependo la nullità dell’ordinanza cautelare e della decisione di riunire i distinti procedimenti cautelari promossi dal Procuratore generale e dal Ministro della giustizia nei confronti suoi e di tutti gli altri incolpati.
Sostiene che la domanda cautelare del ministro non fu proposta alla Sezione disciplinare, bensì al Consiglio superiore della magistratura, con una comunicazione riconducibile all’informativa imposta dal D.Lgs. n. 109 del 2006, art. 14, comma 2, per il caso di esercizio dell’azione disciplinare da parte del ministro. Sicchè la misura cautelare della sospensione applicata al ricorrente, in quanto più grave di quella richiesta dal Procuratore generale, risulta illegittimamente adottata d’ufficio, senza la necessaria iniziativa di parte.
Analoghe censure muovono alla decisione impugnata V.D. e N.G. con il quinto motivo del loro ricorso, atteso che il Procuratore generale non aveva richiesto l’applicazione della misura cautelare nei loro confronti, richiesta solo dal ministro.
I motivi sono manifestamente infondati. La Sezione disciplinare è infatti un’articolazione interna del Consiglio superiore della magistratura, anche se svolge autonome funzioni giurisdizionali. E l’informativa imposta dal D.Lgs. n. 109 del 2006, art. 14, comma 2, per il caso di esercizio dell’azione disciplinare da parte del ministro ha evidentemente un contenuto ben diverso dalla richiesta di una misura cautelare. L’informativa su un’iniziativa disciplinare è necessariamente diretta al Consiglio superiore nel suo insieme; la richiesta di una misura cautelare non può che essere diretta alla Sezione disciplinare.
Sicchè, essendo rilevante il contenuto dell’atto e non la sua intestazione, deve concludersi che le misure applicate nei confronti dei ricorrenti furono legittimamente deliberate dalla competente Sezione disciplinare, su richiesta ritualmente indirizzata dal ministro al Consiglio superiore della magistratura.
2.1.4- Con il quarto motivo A.L. deduce violazione dell’art. 292 c.p.p. in relazione al D.Lgs. n. 109 del 2006, art. 13 cpv. e art. 22, vizi di motivazione e nullità dell’ordinanza cautelare. Sostiene che i procedimenti cautelari promossi dal ministro e dal procuratore generale fanno riferimento a incolpazioni non omogenee, sicchè la riunione ha reso indeterminabile il riferimento della motivazione dell’ordinanza cautelare a ciascuno degli addebiti.
Il motivo è manifestamente infondato. Benchè ovviamente articolate in termini e prospettive diverse, le domande cautelari del ministro e del procuratore generale avevano per oggetto la medesima vicenda e capi d’incolpazione analoghi. E contrariamente a quanto il ricorrente deduce, l’ordinanza individua specificamente gli addebiti per i quali ha ritenuto applicabile la misura cautelare.
2.1.5- Con il quinto motivo A.L. deduce violazione degli artt. 63, 350 e 191 c.p.p., eccependo l’inutilizzabilità delle dichiarazioni rese dagli incolpati fuori e prima dell’avvio del procedimento disciplinare, allorchè furono sentiti senza l’assistenza di un difensore dalla prima commissione referente del C.S.M. nell’ambito del procedimento amministrativo di trasferimento d’ufficio.
Analoghe censure muovono alla decisione impugnata V.D. e N.G. con il sesto motivo del loro ricorso.
I motivi sono inammissibili.
In realtà l’attività svolta dalla prima commissione referente del C.S.M. nel procedimento amministrativo di trasferimento d’ufficio può essere ricondotta all’ambito di applicazione dell’art. 220 disp. att. c.p.p., che estende la disciplina del codice agli atti della pubblica amministrazione già destinati all’accertamento di fatti rilevanti nel procedimento penale. E’ vero quindi che, come sostengono i ricorrenti, alle audizioni svolte nel corso di tale attività ispettiva è applicabile anche l’art. 63 c.p.p., che impone l’avvertimento al dichiarante sulla possibilità di indagini nei suoi confronti e la nomina di un difensore.
Tuttavia nel caso in esame i fatti posti a base della decisione impugnata non sono controversi. E i ricorrenti neppure indicano quali informazioni i giudici disciplinari abbiano tratto esclusivamente dalle dichiarazione di cui eccepiscono l’inutilizzabilità.
Sicchè i motivi sono inammissibili per genericità.
2.1.6- Con il sesto motivo A.L. deduce violazione del D.Lgs. n. 109 del 2006, art. 15, ed eccepisce la nullità delle dichiarazioni degli incolpati acquisite dalla prima commissione referente del C.S.M., in quanto atti di indagine non preceduti dal prescritto avviso all’incolpato e al difensore.
Analoghe censure muovono alla decisione impugnata V.D. e N.G. con il settimo motivo del loro ricorso.
I motivi sono infondati per le ragioni già esposte a proposito del quinto motivo di A.L..
Infatti l’art. 220 disp. att. c.p.p., estende l’applicazione delle garanzie previste per il processo penale anche ad attività amministrative, che in quanto tali non siano state precedute dall’avviso di procedimento. Analogamente le garanzie del procedimento disciplinare si estendono all’attività ispettiva della prima commissione referente del C.S.M., che di per sè non richiedono ovviamente il previo avviso di un procedimento disciplinare non ancora avviato.
2.1.7- Con il settimo motivo A.L. deduce violazione del D.Lgs. n. 109 del 2006, art. 2, e vizio di motivazione dell’ordinanza impugnata, lamentando che si sia illogicamente attribuita un’occulta funzione preventiva a provvedimenti di perquisizione e sequestro adottati dalla Procura della Repubblica di Salerno in funzione dichiaratamente probatoria.
Rileva che il tribunale del riesame ha confermato i provvedimenti di sequestro e che l’acquisibilità in originale dei documenti sequestrati non è mai stata posta in dubbio, sicchè la presunta finalità preventiva non può desumersi dal fatto che non fu disposta l’estrazione di copia dei documenti. E aggiunge che il prospettato abnorme processo di Salerno ai processi ancora in corso a Catanzaro era inevitabile, perchè la denuncia di abusiva conduzione del processo di Catanzaro abilitava il magistrato competente di Salerno a indagare sui magistrati di Catanzaro.
Analoghe censure muovono alla decisione impugnata V.D. e N.G. con il nono motivo del loro ricorso.
I motivi sono inammissibili per violazione dell’art. 606 c.p.p., perchè propongono censure manifestamente infondate e attinenti al merito della decisione impugnata, congruamente giustificata con riferimento a una plausibile ricostruzione dei fatti e del significato dei comportamenti degli incolpati.
I giudici del merito hanno infatti ritenuto che per il contesto in cui furono adottati (sostanziale accordo tra le due procure sull’estrazione delle copie), per l’abnorme riproduzione integrale di atti e documenti anche privi di rilevanza e per l’acquisizione degli atti processuali anche in originale, i controversi provvedimenti di perquisizione e sequestro fossero in realtà destinati a prevenire la consumazione di reati nella conduzione delle indagini da parte dei magistrati calabresi. E questa interpretazione dei fatti è incensurabile nel giudizio di legittimità.
Del resto, come risulta dall’ordinanza impugnata, la richiesta degli atti era stata inizialmente formulata in relazione all’ipotesi che il solo Avvocato generale di Catanzaro, F.D., avesse commesso un reato, disponendo l’avocazione dell’indagine (OMISSIS). Di fronte alle resistenze opposte dalla Procura generale di Catanzaro alla richiesta degli atti, l’ipotesi di reato fu estesa a tutti i magistrati inquirenti coinvolti in quella indagine calabrese. E secondo il plausibile convincimento dei giudici del merito, i provvedimenti controversi sono evidentemente destinati non solo a ricercare la prova di quel complotto, mediante perquisizioni pure personali dei magistrati, ma anche a sottrarre loro l’inchiesta. Lo scopo degli incolpati era quindi quello di impedire che fosse portato a compimento, come si legge nell’ordinanza impugnata, l’ipotizzato “illecito disegno criminoso volto, per un verso, a favorire, mediante la deviazione del regolare corso dei procedimenti penali, le persone sottoposte ad indagini nei procedimenti (OMISSIS) e, per altro verso, a delegittimare ed intimidire persone informate dei fatti e consulenti tecnici che, nell’ambito di quelle inchieste, avevano disvelato rilevanti elementi conoscitivi ai fini dell’accertamento dei reati”.
Del resto nessun fatto deducono i ricorrenti in questa sede, che sia rivelatore dell’effettivo avvio di un’attività illecita. Nè ha alcuna rilevanza che il provvedimento di sequestro sia stato confermato in sede di riesame.
Secondo la giurisprudenza penale, infatti, presupposto del sequestro probatorio è la ragionevole configurabilità del suo oggetto come corpo del reato o come cosa pertinente al reato. Non essendo una misura cautelare, ma un mezzo di ricerca della prova, il sequestro probatorio non presuppone un accertamento dell’esistenza del reato, ma la semplice indicazione degli estremi di un reato astrattamente configurabile, oltre alla rilevanza probatoria dell’oggetto che si intenda acquisire, riferita al reato ipotizzato. La motivazione del decreto deve pertanto riguardare la natura e la destinazione delle cose sequestrate più che l’esistenza e la configurabilità del reato, il cui accertamento è riservato alla definitiva decisione sul merito. E al giudice del riesame compete verificare che non sia pretestuosa l’ipotesi di reato esibita a giustificazione del provvedimento di sequestro, non compete certo verificare la fondatezza dell’accusa (Cass., sez. 6^, 9 gennaio 2009, Delogu, m.
242913, Cass., sez. 5^, 1 luglio 2002, Caroprese, m. 222395, Cass., sez. 5^, 8 febbraio 1999, Circi, m. 212777).
Sicchè questa giurisprudenza conferma vieppiù l’abnormità di un provvedimento di perquisizione e sequestro corredato a mò di motivazione di oltre mille pagine di atti processuali.
2.1.8- Con l’ottavo motivo A.L. deduce violazione degli art. 1 e art. 2, comma 1, lett. g), l), m), ff), d), in relazione al D.Lgs. n. 109 del 2006, art. 2, comma 2.
Sostiene che la qualificazione di illiceità disciplinare dei controversi provvedimenti di perquisizione e sequestro contrasta con il principio dettato dal D.Lgs. n. 109 del 2006, art. 2, comma 2, laddove si esclude che diano luogo a responsabilità disciplinare “l’attività di interpretazione di norme di diritto e quella di valutazione del fatto”. Aggiunge che nessuna delle fattispecie tipiche di illecito disciplinare richiamate nell’ordinanza corrisponde ai fatti accertati, perchè l’adozione di un provvedimento di perquisizione e sequestro non integra “i comportamenti abitualmente o gravemente scorretti” di cui al D.Lgs. n. 109 del 2006, art. 2, lett. d), nè “la grave violazione di legge determinata da ignoranza o negligenza inescusabile” di cui alla lett. g), nè l’adozione di provvedimenti “nei casi non consentiti dalla legge”, di cui alla lett. m), ovvero sulla base di un errore macroscopico o di grave e inescusabile negligenza, di cui alla lettera ff). Mentre non può essere considerato immotivato, a norma del D.Lgs. n. 109 del 2006, art. 2, lett. 1), un provvedimento di oltre mille pagine.
Analoghe censure muovono alla decisione impugnata V.D. e N.G. con il decimo motivo del loro ricorso.
Il motivo è manifestamente infondato, per le ragioni già esposte a proposito del settimo motivo di A.L..
In realtà i giudici disciplinari non hanno censurato alcuna attività di interpretazione di norme di diritto nè di valutazione del fatto e delle prove, che del resto non sono mai state discusse.
Hanno censurato invece l’illegittima interferenza nell’ambito di un altro ufficio giudiziario tramite un provvedimento giudiziario abnorme; la grave negligenza e la mancanza di ponderazione di effetti “estranei alle logiche ed alle finalità della giurisdizione (e cioè il blocco della giurisdizione stessa)”; un “comportamento del tutto arbitrario nella tecnica redazionale” dei provvedimenti controversi.
2.1.9- Con il nono motivo A.L. deduce contraddittorietà e manifesta illogicità dell’ordinanza impugnata, nella parte in cui considera solo apparente la motivazione dei controversi provvedimenti di perquisizione e sequestro, in quanto redatta quasi esclusivamente con la tecnica della riproduzione integrale dei verbali delle indagini.
Sostiene che tale assunto contraddice quanto nella stessa ordinanza si afferma circa la consistenza dei provvedimenti discussi (ben 1.418 pagine) e la natura motivazionale sia dei lunghissimi capi di imputazione sia del dispositivo; tanto più se si consideri che nella stessa ordinanza viene riconosciuta la destinazione dei provvedimenti di perquisizione e sequestro ad accertare una deviazione nella conduzione delle indagini da parte dei magistrati di Catanzaro impegnati nei procedimenti (OMISSIS). Del resto i giudici disciplinari neppure considerano il fatto che il Tribunale di Salerno ha confermato in sede di riesame la legittimità del sequestro in ragione del rapporto di pertinenza tra i documenti sequestrati e i delitti ipotizzati.
Quanto alla presunta sproporzione del sequestro degli originali rispetto alle effettive finalità investigative, la stessa Sezione disciplinare omette di considerare che il provvedimento di sequestro era stato preceduto da reiterate quanto vane richieste di copia degli atti dei procedimenti (OMISSIS), rivolte alla Procura generale di Catanzaro; e che il pur solo parziale rifiuto opposto era stato giustificato con un richiamo all’art. 117 c.p.p., chiaramente inapplicabile nel caso in cui sia ipotizzata una condotta criminosa dei magistrati appartenenti all’ufficio cui pervenga la richiesta di documenti. Nè è plausibile la ritenuta destinazione preventiva, anzichè probatoria, del sequestro, contraddetta dal riconoscimento da parte degli stessi giudici disciplinari della destinazione del sequestro ad accertare ipotesi di reato formulate a carico dei magistrati calabresi.
Contraddittorio è infine l’addebito di gratuiti riferimenti denigratori nei confronti di numerosi magistrati non indagati e di gratuite critiche al provvedimento di archiviazione relativo all’ex ministro M., che sarebbero stati acriticamente recepiti dalle dichiarazioni del denunciaste D.M.. Si tratta infatti di affermazioni incompatibili con il presunto difetto di motivazione dei controversi provvedimenti di perquisizione e sequestro, articolati in realtà in due parti: l’una illustrativa delle ragioni e delle finalità dei provvedimenti; l’altra riproduttiva delle acquisizioni processuali giustificative delle indagini. I presunti riferimenti denigratori sono contenuti negli atti processuali riprodotti, non nell’illustrazione delle ragioni dei provvedimenti.
Analoghe censure muovono alla decisione impugnata V.D. e N.G. con l’undicesimo motivo del loro ricorso.
I motivi sono manifestamente infondati, per le ragioni già esposte a proposito del settimo motivo di A.L..
In realtà la motivazione non è solo una successione di segni grafici, ma è il discorso giustificativo di una decisione che pretende perciò di essere razionale. Non rileva dunque il numero delle pagine di motivazione, in particolare quando si tratta della mera riproduzione di atti processuali, bensì l’effettiva funzione argomentativa di quelle pagine rispetto al provvedimento che pretendono di giustificare. E nel caso in esame i giudici del merito hanno escluso che la congerie di dati affastellati nei provvedimenti controversi fosse effettivamente funzionale allo scopo di giustificarli. Nè a questa interpretazione dei provvedimenti controversi, qui incensurabile, i ricorrenti oppongono valide obiezioni, perchè l’affermazione che un provvedimento ha una motivazione lunghissima non contraddice affatto l’affermazione che quel lungo discorso non ha senso in funzione giustificativa.
D’altro canto la prospettata distinzione dei provvedimenti controversi in due parti, l’una propriamente motiva e l’altra riproduttiva di atti processuali, non è idonea a esimere i ricorrenti dalle proprie responsabilità.
Come s’è detto, invero, la parte propriamente motiva dei provvedimenti controversi, riprodotta anche nell’ordinanza impugnata, è stata plausibilmente intesa dai giudici del merito come rivelatrice della reale destinazione preventiva di quei provvedimenti. E comunque non risulta, in quanto neppure dedotto, che in tale parte motiva sia individuato un comportamento determinato, inquadrabile nel supposto disegno criminoso volto a favorire le persone sottoposte ad indagini, rispetto al quale sia argomentata la pertinenza di uno specifico atto tra quelli di cui si è disposto il sequestro.
Pretestuosa è poi la presa di distanza dei ricorrenti rispetto al contenuto degli atti processuali riprodotti nei provvedimenti controversi, posto che, come s’è detto, quella riproduzione, per di più integrale, non era affatto necessaria e neppure utile in un provvedimento che non presupponeva un accertamento dell’esistenza del reato, ma la semplice indicazione degli estremi di un fatto astrattamente configurabile come reato.
Allarmante è infine il rapporto che i ricorrenti ipotizzano tra gli artt. 11 e 117 c.p.p.. L’art. 11 c.p.p., prevede infatti la competenza per i procedimenti in cui i magistrati possano assumere veste di parti, come imputati, persone offese o danneggiati. L’art. 117 c.p.p., prevede invece che il Pubblico Ministero possa ottenere dall’autorità giudiziaria competente copie di atti relativi ad altri procedimenti penali e informazioni scritte sul loro contenuto, salva la facoltà del destinatario della richiesta di rigettarla con decreto motivato.
L’art. 11 c.p.p., riguarda dunque la persona del magistrato interessato in un procedimento penale; l’art. 117 c.p.p., disciplina un rapporto tra uffici giudiziari. Ed è evidente che a decidere su una richiesta ex art. 117 c.p.p., non possa essere un magistrato personalmente interessato nel procedimento dal quale la richiesta proviene. Ma ciò non esclude che la richiesta di atti debba pur sempre essere formulata a norma dell’art. 117 c.p.p., non essendo prevista una richiesta di atti a norma dell’art. 11 c.p.p..
Come risulta dall’ordinanza impugnata, nel caso in esame la richiesta di atti fu inizialmente formulata nell’ambito del procedimento penale aperto a carico di F.D., l’Avvocato generale di Catanzaro che aveva disposto l’avocazione dell’indagine (OMISSIS). Il procuratore generale I.E. e i suoi sostituti non erano all’epoca indagati; lo divennero quando, avvalendosi dei poteri loro riconosciuti dall’art. 117 c.p.p., comma 2, mossero le prime obiezioni all’integrale accoglimento della richiesta dei magistrati salernitani.
2.1.10- Con il decimo motivo A.L. deduce vizi di motivazione dell’ordinanza impugnata circa la ritenuta mancanza di pertinenza degli argomenti esibiti a giustificazione dei controversi provvedimenti di perquisizione e sequestro e la presunta mancanza di vaglio critico delle dichiarazioni rese dal denunciante D. M..
Lamenta che i giudici disciplinari abbiano omesso di giustificare il proprio assunto con riferimento all’effettiva consistenza delle imputazioni enunciate nei provvedimenti di perquisizione e sequestro e all’effettivo contenuto delle dichiarazioni del denunciante D. M., considerate solo per l’irrilevante dato del loro numero.
Censura altresì il riferimento a specifiche critiche mosse a magistrati estranei al procedimento, benchè per tali critiche manchino contestazioni nei generici capi di incolpazione.
Analoghe censure muovono alla decisione impugnata V.D. e N.G. con il dodicesimo motivo del loro ricorso.
I motivi sono inammissibili per genericità e manifesta infondatezza.
Nell’ordinanza impugnata sono elencati molti riferimenti a persone estranee al procedimento contenute negli atti riprodotti nella motivazione dei provvedimenti controversi. I ricorrenti sostengono invece che quei riferimenti sono pertinenti; ma non spiegano le ragioni della dedotta pertinenza. La censura è pertanto inammissibile per violazione dell’art. 581 c.p.p., lett. c), non avendo i ricorrenti indicato specificamente le ragioni di diritto e gli elementi di fatto che sorreggono la loro richiesta di annullamento dell’ordinanza impugnata.
Manifestamente infondata è poi la censura di difetto di contestazione, posto che non era necessaria, e nemmeno opportuna, l’elencazione nel capo di incolpazione di tutte le persone cui si fa indebito riferimento nei provvedimenti controversi.
2.1.11- Con l’undicesimo motivo A.L. deduce erronea applicazione del D.Lgs. n. 109 del 2006, art. 2, comma 1, lett. d) e art. 2, comma 2, dell’art. 101 Cost..
Lamenta che impropriamente i giudici disciplinari abbiano valutato come comportamento scorretto un provvedimento giudiziario, mentre l’art. 2, comma 2 esclude la sindacabilità dell’attività di interpretazione di norme di diritto e di valutazione del fatto e delle prove, salvo che in ipotesi tassative tra le quali non è inclusa quella dei “comportamenti abitualmente o gravemente scorretti”, prevista dal D.Lgs. n. 109 del 2006, art. 2, comma 1, lett. d). Sicchè l’indefinito canone della correttezza deontologica, tendenzialmente incompatibile con il principio di tassatività dell’illecito disciplinare, è stato illegittimamente utilizzato per sindacare un’attività di interpretazione di norme di diritto e di valutazione del fatto e delle prove.
Analoghe censure muovono alla decisione impugnata V.D. e N.G. con il tredicesimo motivo del loro ricorso.
I motivi sono manifestamente infondati, perchè, come s’è detto a proposito dell’ottavo motivo di A.L., i giudici disciplinari non hanno censurato alcuna attività di interpretazione di norme di diritto nè di valutazione del fatto e delle prove.
2.1.12- Con il dodicesimo motivo A.L. deduce vizi di motivazione della decisione impugnata con riferimento all’ipotizzato discredito provocato ai danni di una molteplicità di soggetti anche istituzionali dalla divulgazione mediatica dei controversi provvedimenti di perquisizione e sequestro. L’affermazione contraddice infatti il riconoscimento che una discovery anticipata non implica automaticamente anche la divulgazione degli atti resi conoscibili agli indagati e ai loro difensori. Analoghe censure muovono alla decisione impugnata V.D. e N. G. con il quattordicesimo motivo del loro ricorso.
I motivi sono manifestamente infondati.
Nell’ordinanza impugnata è chiarito infatti a pag. 48 che, secondo i giudici disciplinari, “il problema deontologicamente rilevante, si ripete, non è connesso alla divulgazione di atti coperti da segreto o comunque da divieto di pubblicazione, ma è legato principalmente alla impertinenza ed alla assoluta irrilevanza, nel contesto delle perquisizioni e dei sequestri che i Dottori A., V. e N. hanno ritenuto di disporre, di una serie sterminata di dati sensibili, atti, documenti, dichiarazioni, notizie riservate, comportamenti di magistrati e di altre persone non indagate, del tutto estranei alle finalità del provvedimento giurisdizionale ed in questo inseriti in maniera scorretta e con grave ed inescusabile negligenza”.
Non sussiste pertanto la dedotta contraddittorietà della motivazione.
2.1.13- Con il tredicesimo motivo A.L. deduce violazione del D.Lgs. n. 109 del 2006, art. 13 cpv. e art. 22, in relazione all’art. 292 c.p.p., lett. c), e vizio di motivazione in ordine al presupposto cautelare (periculum in mora) e alla proporzione e adeguatezza delle misure.
Lamenta che le valutazioni di gravità degli addebiti non siano argomentate con riferimento specifico a ciascuna delle incolpazioni e che si sia addebitata ai magistrati salernitani la paralisi dell’attività giudiziaria imputabile ai comportamenti sia omissivi (rifiuto di consegnare copia degli atti richiesti) sia attivi (contro sequestro) dei magistrati calabresi. E aggiunge che la misura della sospensione è inadeguata, posto che per età non potrà più avere funzioni direttive nè il suo comportamento è risultato incompatibile con le funzioni requirenti.
Il motivo è inammissibile per violazione dell’art. 606 c.p.p., perchè propone censure manifestamente infondate e attinenti al merito della decisione impugnata, congruamente giustificata con riferimento a una plausibile valutazione di gravità e incompatibilità con l’esercizio delle funzioni giudiziarie degli illeciti disciplinari addebitati a A.L.. D’altro canto, a fronte di una prognosi di “definitivo allontanamento dalle funzioni giudiziarie” (pag. 55 dell’ordinanza impugnata), risultano privi di pertinenza i rilievi sulle possibili future attività giudiziarie del ricorrente.
2.2.1- Con il secondo motivo del loro ricorso V.D. e N.G. deducono violazione del D.Lgs. n. 109 del 2006, art. 22, comma 2, lamentando che la richiesta cautelare del procuratore generale, relativa al solo A.L., sia stata posta a fondamento anche della misura loro applicata, benchè a essi non notificata, con la conseguenza della nullità dell’udienza e della successiva ordinanza cautelare per violazione del contraddittorio.
Il motivo è infondato.
Il D.Lgs. n. 109 del 2006, art. 15, prevede che dell’inizio del procedimento disciplinare deve essere data comunicazione entro trenta giorni all’incolpato, con l’indicazione del fatto che gli viene addebitato. Il D.Lgs. n. 109 del 2006, art. 22, prevede invece che, quando vi sia stata richiesta di una misura cautelare, la Sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura convochi il magistrato con un preavviso di almeno tre giorni.
E’ evidente dunque che solo l’atto di esercizio dell’azione disciplinare va comunicato all’incolpato a fini di contestazione. La richiesta di misura cautelare, riferita ai fatti per i quali vi sia già stato esercizio dell’azione disciplinare, non va comunicata all’incolpato, che deve essere solo convocato dalla Sezione disciplinare per essere sentito al riguardo.
Nel caso in esame la procura generale, pur avendo già esercitato l’azione disciplinare anche nei confronti di V.D. e N.G., aveva richiesto la misura cautelare nei soli confronti di A.L.. E’ sopravvenuto poi l’esercizio dell’azione disciplinare anche da parte del ministro, che ha chiesto per gli stessi fatti una misura cautelare anche nei confronti di V.D. e N.G.. I procedimenti cautelari sono stati quindi riuniti: e V.D. e N.G. sono stati convocati dinanzi alla Sezione disciplinare per essere sentiti a norma del D.Lgs. n. 109 del 2006, art. 22.
Non v’è stata pertanto alcuna violazione del contraddittorio.
2.2.2- Con il terzo motivo del loro ricorso V.D. e N.G. deducono violazione del D.Lgs. n. 109 del 2006, art. 22 e segg., artt. 291 e 178 c.p.c., vizio di motivazione dell’ordinanza impugnata, lamentando che, in presenza di una richiesta cautelare proveniente dal solo ministro, sia stata loro applicata d’ufficio una misura cautelare per addebiti contestati dal solo procuratore generale.
Si sostiene infatti che, contrariamente a quanto ritenuto nell’ordinanza impugnata, le incolpazioni contestate dal procuratore generale e dal ministro non sono sovrapponiteli.
Il motivo è manifestamente infondato.
Come s’è già chiarito a proposito del quarto motivo di A. L., le domande cautelari del ministro e del procuratore generale, benchè ovviamente articolate in termini e prospettive diverse, avevano per oggetto la medesima vicenda e capi d’incolpazione analoghi.
Non v’è dubbio in realtà che i fatti addebitati sono i medesimi anche se variamente qualificati. E contrariamente a quanto i ricorrenti deducono, l’ordinanza individua specificamente gli addebiti per i quali ha ritenuto applicabile la misura cautelare.
2.2.3- Con l’ottavo motivo del loro ricorso V.D. e N.G. deducono violazione del D.Lgs. n. 109 del 2006, art. 1 e art. 2, lett. g) ed l), vizi di motivazione dell’ordinanza impugnata.
Sostengono che la decisione impugnata è errata in relazione a entrambi i profili di censura che vengono contestati ai ricorrenti.
A) E’ errato, secondo i ricorrenti, innanzitutto l’addebito di avere emesso un provvedimento sorretto da una motivazione priva di adeguati riferimenti ai suoi presupposti legali ed eccedente le sue finalità, per l’abnorme lunghezza, per la riproduzione di numerosissime fonti informative senza alcun filtro valutativo, per l’indebita citazione di utenze telefoniche e dati personali estranei alle indagini. I controversi provvedimenti di perquisizione e sequestro sono infatti compatibili con le garanzie individuali imposte dalle norme sia convenzionali sia costituzionali. E il rilievo relativo alla motivazione è contraddittorio quando include contemporaneamente gli addebiti sia di lunghezza eccessiva sia di carenza della motivazione.
Del resto i giudici disciplinari non hanno considerato che il Tribunale di Salerno ha confermato in sede di riesame la legittimità del sequestro. Mentre la contestazione di motivazione apparente nasconde in realtà un indebito sindacato su un provvedimento giurisdizionale, in contrasto con il D.Lgs. n. 109 del 2006, art. 2 comma 2.
B) Errato secondo i ricorrenti è anche l’addebito di eccedenza dei provvedimenti controversi rispetto alle loro finalità e quindi tali da determinare una grave stasi dell’attività giudiziaria in corso a Catanzaro. L’affermata possibilità di ottenere i documenti senza disporre la perquisizione e il sequestro, infatti, non esclude di per sè la legittimità dei provvedimenti controversi. Ed è comunque contraddetta dall’effettivo svolgimento dei fatti, posto che i magistrati di Catanzaro rifiutarono reiteratamente di consegnare copia degli atti richiesti. Sicchè la decisione assunta in sede disciplinare finisce per proporsi come valutazione nel merito delle stesse imputazioni contestate ai magistrati di Catanzaro, accusati di favoreggiamento personale.
I giudici disciplinari non distinguono d’altronde tra il provvedimento di sequestro degli atti processuali e i provvedimenti di perquisizione e sequestro di altri documenti, senza chiarire peraltro quali di questi provvedimenti e per quali specifici aspetti siano da ritenere censurabili, ma anzi travisando il senso di un documento del 18 dicembre 2008, dal quale risulta che i magistrati di Catanzaro, non quelli di Salerno, avevano ipotizzato una revoca del proprio provvedimento di sequestro preventivo.
Il motivo è manifestamente infondato per le ragioni già espresse a proposito del settimo, dell’ottavo e del nono motivo del ricorso di A.L..
2.2.4- Con il quindicesimo motivo del loro ricorso, infine, V. D. e N.G. deducono violazione di legge e vizio di motivazione in ordine ai presupposti cautelari della misura loro applicata.
Sostengono che il trasferimento cautelare d’ufficio presuppone un’incompatibilità funzionale, solo apoditticamente affermata dai giudici disciplinari, che hanno fatto riferimento a elementi privi di significato (come il clamore suscitato o i tempi del procedimento disciplinare) e hanno per di più e-spresso a questi fini un’erronea valutazione negativa del comportamento dei magistrati salernitani, allontanatisi dall’udienza solo per sottrarsi al confronto con i magistrati calabresi da essi indagati, non per sottrarsi al procedimento disciplinare cui erano sottoposti.
Il motivo è inammissibile per violazione dell’art. 606 c.p.p., perchè propone censure manifestamente infondate e attinenti al merito della decisione impugnata, congruamente giustificata con riferimento a una plausibile valutazione di gravità dei comportamenti censurati e di conseguente pregiudizio per la credibilità personale e istituzionale dei ricorrenti, tale da renderne improcrastinabile l’allontanamento dalla sede e dalle funzioni, anche per il clamore suscitato dalla vicenda.
La misura del trasferimento cautelare risulta pertanto giustificata in tutti i suoi presupposti, perchè secondo i giudici del merito: a) sussistono gravi elementi di fondatezza dell’azione disciplinare; b) la permanenza nella stessa sede o nello stesso ufficio appare in contrasto con il buon andamento dell’amministrazione della giustizia;
c) v’è urgenza di provvedere.
3.1- Con il primo motivo del suo ricorso I.E. deduce violazione del D.Lgs. n. 109 del 2006, art. 2, comma 1, lett. c).
Sostiene che contraddice il principio di tassatività dell’illecito disciplinare l’addebito di aver violato il dovere di astensione, posto che nel processo penale il pubblico ministero ha solo la facoltà, non il dovere, di astenersi. Il Pubblico Ministero che, omettendo di astenersi, persegua un fine personale è responsabile sul piano disciplinare, a norma del D.Lgs. n. 109 del 2006, art. 4, solo se commetta un reato, come quello di abuso d’ufficio, che nel caso in esame neppure è stato ipotizzato. Lamenta che l’ordinanza impugnata abbia fatto riferimento alla giurisprudenza precedente il D.Lgs. n. 109 del 2006, che ha introdotto il principio di tipicità dell’illecito disciplinare.
Il motivo è infondato.
E’ vero infatti che l’art. 52 c.p.p., comma 1, prevede solo la facoltà del pubblico ministero di astenersi per gravi ragioni di convenienza; e che il D.Lgs. n. 109 del 2006, art. 2, comma 1, lett. c, sanziona come illecito disciplinare solo la consapevole inosservanza dell’obbligo di astensione nei casi previsti dalla legge. Sicchè, se non v’è obbligo d’astensione, non v’è neppure illecito. Tuttavia nel caso in esame viene in discussione ben più che la semplice facoltà di astensione per gravi ragioni di convenienza da un procedimento già in corso. Come è ben chiarito nell’ordinanza impugnata, I.E. e G.A. hanno aperto ex novo un procedimento a carico dei magistrati salernitani per “farsi ragione da sè”. Hanno piegato “la giurisdizione ad un interesse proprio in relazione ad un preteso torto subito”. Hanno compiuto un atto di ritorsione nei confronti di chi li aveva sottoposti a procedimento penale. Ed è evidente che il magistrato del pubblico ministero sottoposto a procedimento penale non può reagire sottoponendo a sua volta a procedimento penale il magistrato che indaga a suo carico.
E’ impossibile negare che sussista un obbligo di astensione in casi simili, considerato che l’art. 11 c.p.p., vi ricollega addirittura l’incompetenza dell’intero ufficio. E quest’obbligo è comunque imposto dalla legge penale (art. 323 c.p.), che rileva indipendentemente dall’effettiva formulabilità di un giudizio di colpevolezza penale nei confronti di chi la violi, presupposta invece dagli illeciti disciplinari previsti dal D.Lgs. n. 109 del 2006, art. 4 (illeciti disciplinari conseguenti a reato).
Perchè sia configurabile la violazione di un dovere di astensione, infatti, è sufficiente che l’esercizio delle funzioni giudiziarie sia oggettivamente qualificabile come illecito penale.
3.2- Con il secondo motivo il ricorrente I.E. deduce vizi di motivazione in ordine al presunto suo interesse personale nell’adozione del sequestro preventivo con il quale la Procura generale di Catanzaro aveva replicato al sequestro probatorio disposto dalla Procura della Repubblica di Salerno. Nella stessa ordinanza impugnata si riconosce infatti che il sequestro disposto dai magistrati di Salerno aveva una funzione preventiva ed era destinato a espropriare i magistrati di Catanzaro della loro funzione giudiziaria, impedendo loro di chiudere le indagini preliminari.
Sicchè non fu un interesse personale ad animare l’iniziativa dei magistrati di Catanzaro, ma il dovere di impedire che un archivio di dati personali sensibili, arbitrariamente formato nell’ambito dei procedimenti in corso, potesse essere indebitamente trasmesso ai magistrati di Salerno, con il rischio di diffusione di informazioni riservate su alte cariche dello Stato, servizi segreti, ministri, magistrati, parlamentari.
Il motivo è infondato.
Non v’è alcuna contraddizione nella motivazione esibita dai giudici del merito a giustificazione della propria decisione, perchè l’illecito commesso dai magistrati salernitani non può legittimare la reazione altrettanto illecita dei magistrati calabresi. Ed è plausibile il convincimento espresso dai giudici del merito sull’interesse personale che animò I.E., perchè un magistrato che si vede coinvolto personalmente a causa di un atto del proprio ufficio ha il dovere di provocare una formale verifica della legittimità del proprio operato, non può darla per presupposta.
Se si voleva denunciare l’abusiva sottrazione di un procedimento da parte dei magistrati salernitani, si sarebbe dovuto richiedere al Procuratore generale presso la Corte di Cassazione la risoluzione a norma dell’art. 54 bis c.p.p., del contrasto tra uffici del pubblico ministero.
3.3- Con il terzo motivo I.E. deduce violazione dell’art. 2, comma 2, in relazione al D.Lgs. n. 109 del 2006, art. 2, comma 1, lett. e). Sostiene che l’addebito di avere ingiustificatamente interferito nell’attività giudiziaria dei magistrati di Salerno è inteso in realtà a sindacare il provvedimento di sequestro preventivo adottato allo scopo di impedire il sequestro in originale, anzichè in copia, degli atti processuali contesi. Ma il D.Lgs. n. 109 del 2006, art. 2, comma 2, esclude che possano dar luogo a responsabilità disciplinare le attività di interpretazione di norme di diritto e di valutazione del fatto e delle prove.
Il motivo è manifestamente infondato.
I giudici disciplinari non hanno censurato alcuna attività di interpretazione di norme di diritto nè di valutazione del fatto e delle prove. Hanno censurato l’indebita strumentalizzazione di un sequestro preventivo, utilizzato per inibire un’attività giudiziaria ritenuta illecita dagli stessi magistrati che ne erano destinatari come indagati. Sono qui in discussione comportamenti illeciti, non atti giudiziari.
3.4- Con il quarto motivo I.E. deduce violazione del D.Lgs. n. 109 del 2006, art. 2, comma 1 lett. e.
Sostiene che l’interferenza esterna nell’attività giudiziaria di altro magistrato, intesa a ostacolarla piuttosto che a orientarla, non può essere considerata ingiustificata ove derivante da un provvedimento giurisdizionale insindacabile, perchè non abnorme e non affetto da macroscopici errori di fatto e di diritto. Lamenta che nell’ordinanza impugnata non risulti chiarito quando un’interferenza possa dirsi giustificata, mentre la situazione, per come ricostruita dagli stessi giudici disciplinari, era certamente tale da determinare la necessità di impedire che fosse portato a compimento l’abuso dei magistrati di Salerno, inteso a sottrarre ai magistrati di Catanzaro le indagini contese.
Il motivo è manifestamente infondato, per le ragioni già espresse a proposito del secondo e del terzo motivo.
Il sequestro preventivo disposto da I.E. e G. A. era abnorme; e costituì indebita interferenza nell’attività giudiziaria dei magistrati salernitani, che era essa stessa abnorme e illecita, ma andava contrastata con atti legittimi.
3.5- Con il quinto motivo I.E. deduce mancanza e manifesta illogicità della motivazione in ordine alla mancanza di giustificazione dell’interferenza nell’attività giudiziaria dei magistrati salernitani.
Sostiene che l’ordinanza impugnata è contraddittoria, laddove considera ingiustificata l’interferenza dei magistrati di Catanzaro nell’attività pur qualificata abnorme dei magistrati di Salerno, perchè valuta separatamente le due iniziative contrapposte. Non è possibile infatti considerare entrambe le iniziative come interferenze ingiustificate: se è ingiustificata l’iniziativa salernitana, non lo è quella di Catanzaro.
Il motivo è manifestamente infondato, per le ragioni già chiarite.
Al contrario di quanto il ricorrente sostiene, l’illiceità del comportamento dei magistrati di Salerno non legittimava l’illecita reazione dei magistrati di Catanzaro. Non è affatto vero che non possono essere considerate illecite entrambe le condotte contrapposte: reciproche illecite aggressioni possono dar luogo a una rissa, che è prevista come delitto a carico di tutti i partecipi.
3.6- Con il sesto motivo I.E. deduce violazione del D.Lgs. n. 109 del 2006, art. 2, comma 1, lett. g) e ff), in relazione agli artt. 11, 12 e 321 c.p.p., e dell’art. 521 c.p.p..
Rileva che con l’azione disciplinare gli erano state contestate l’incompetenza ex art. 11 c.p.p. dei magistrati di Catanzaro a disporre il controverso sequestro preventivo e l’abnormità del provvedimento, piegato all’impropria finalità di impedire il sequestro probatorio disposto dai magistrati di Salerno. Ed eccepisce che, in violazione dell’art. 521 c.p.p., l’ordinanza ha ritenuto esistente anche un’incompetenza ex art. 12 c.p.p., mentre in realtà poteva ritenersi esistente appunto una competenza per connessione dei magistrati di Catanzaro.
Non vi fu comunque grave e inescusabile negligenza (art. 2, lett. g), perchè il sequestro preventivo fu adottato dai magistrati di Catanzaro in piena consapevolezza. Nè si trattò di provvedimento abnorme (art. 2, lett. ff), perchè il sequestro preventivo è previsto dall’art. 321 c.p.p., anche per ovviare al pericolo che la “disponibilità di una cosa pertinente al reato possa aggravare o protrarre le conseguenze di esso”; mentre è irrilevante lo scopo ulteriore di bloccare l’iniziativa dei magistrati salernitani, che costituiva motivo non causa del provvedimento.
Quanto all’ipotizzata incompetenza ex art. 11 c.p.p., si tratta di un palese errore di diritto, secondo il ricorrente, perchè i reati addebitati ai magistrati salernitani risultavano consumati in gran parte a Catanzaro e attratti per connessione alla competenza per territorio dei magistrati calabresi, che non erano persone offese da tali reati, trattandosi di delitti contro l’amministrazione della giustizia, nè persone danneggiate, perchè non erano beni personali, ma dell’ufficio, quelli di cui i magistrati salernitani avevano disposto il sequestro. In ogni caso il sequestro preventivo è una misura cautelare reale, adottata d’urgenza nel caso in esame, sicchè il pubblico ministero poteva disporlo indipendentemente dalla competenza, come si desume dall’art. 27 c.p.p..
Esclude infine il ricorrente che sussista il preteso macroscopico errore nella valutazione dei fatti da parte dei magistrati calabresi, in quanto il sequestro preventivo, essendo una misura cautelare, non presuppone la piena prova del reato che lo giustifica, mentre nel caso in esame era palese, come riconosce la stessa ordinanza impugnata, il nesso tra il comportamento dei magistrati salernitani e l’interesse del denunciante D.M. ad acquisire gli atti dei due procedimenti di cui s’era in passato occupato, allo scopo di instaurare un’indagine parallela.
Il motivo è assorbito dal rigetto dei motivi precedenti, perchè l’abnormità del sequestro e la violazione del dovere di astensione privavano legittimazione gli incolpati. Sussisteva infatti la contestata incompetenza di Catanzaro ex art. 11 c.p.p., perchè i magistrati calabresi risultavano danneggiati almeno moralmente anche rispetto ai delitti contro l’amministrazione della giustizia da essi stessi ipotizzati a carico dei magistrati campani.
3.7- Con il settimo motivo I.E. deduce violazione ed erronea applicazione del D.Lgs. n. 109 del 2006, art. 2, comma 1, lett. v), con riferimento all’addebito di avere rilasciato alla stampa il 3 dicembre 2008 dichiarazioni impulsive e irresponsabili, lesive del prestigio dell’ordine giudiziario.
Sostiene che le sue dichiarazioni erano destinate a tranquillizzare l’opinione pubblica locale di fronte allo schieramento di forze spiegato dalla Procura della Repubblica di Salerno per l’esecuzione di perquisizioni anche personali a carico dei magistrati calabresi.
Aggiunge che è stata abrogata la fattispecie disciplinare che sanzionava il rilascio di “dichiarazioni ed interviste in violazione dei criteri di equilibrio e di misura” (art. 2, lett. bb). Mentre non corrisponde ai fatti descritti nell’ordinanza la fattispecie residua, che sanziona “pubbliche dichiarazioni o interviste che riguardino i soggetti coinvolti negli affari in corso di trattazione, ovvero trattati e non definiti con provvedimento non soggetto a impugnazione ordinaria, quando sono dirette a ledere indebitamente diritti altrui nonchè la violazione del divieto di cui al D.Lgs. 20 febbraio 2006, n. 106, art. 5, comma 2” (art. 2, lett. v).
Il motivo è manifestamente infondato.
Come risulta dall’ordinanza impugnata, I.E. tenne una conferenza stampa per qualificare l’azione della Procura di Salerno come un atto “istituzionalmente inammissibile”, “scandaloso ed eversivo”, che esigeva repliche “idonee al ripristino dei principi di legalità, indipendenza ed autonomia che hanno da sempre costituito il patrimonio culturale e morale dell’Ordine giudiziario”.
E’ evidente che si tratta di dichiarazioni che riguardano i magistrati di Salerno, “soggetti coinvolti negli affari in corso di trattazione”, e dirette a lederne indebitamente i diritti.
Non competeva infatti a I.E. censurare il comportamento dei magistrati che si presentavano come suoi antagonisti. E la rappresentazione di una magistratura rissosa è disastrosa per l’immagine delle istituzioni della Repubblica.
3.8- Con l’ottavo motivo I.E. deduce vizio di motivazione dell’ordinanza impugnata in ordine al pregiudizio per i terzi che sarebbe derivato dalle sue dichiarazioni alla stampa.
Il motivo è manifestamente infondato, essendo palese la lesione dei diritti dei magistrati salernitani, che, come tutti i cittadini, hanno diritti tutelabili anche quando versano nell’illecito.
3.9- Con il nono motivo infine I.E. deduce violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 109 del 2006, art. 13, e vizi di motivazione dell’ordinanza impugnata.
Sostiene che il trasferimento cautelare d’ufficio avrebbe richiesto la dimostrazione che la sua permanenza nella stessa sede o nello stesso ufficio apparisse in contrasto con il buon andamento dell’amministrazione della giustizia. E il periculum in mora non può nel caso in esame presumersi, perchè egli si trovò a operare in una situazione di assoluta anormalità, determinata dal comportamento dei magistrati salernitani. Mentre la sua azione ha avuto effetti positivi, sia per l’immagine di non subalternità offerta all’ambiente locale sia per avere reso possibile la conclusione delle indagini preliminari nel procedimento nel quale i magistrati salernitani avevano interferito. L’ordinanza impugnata è stata invece condizionata esclusivamente dagli effetti negativi del clamore mediatico suscitato dalla vicenda.
Il motivo è manifestamente infondato.
I giudici disciplinari hanno infatti plausibilmente giustificato la propria decisione sia con riferimento al fondamento probatorio della misura, sia con riferimento all’incompatibilità della permanenza di I.E. nel suo ufficio e all’urgenza di provvedere. In realtà le disastrose conseguenze di immagine che, secondo la plausibile ricostruzione dell’ordinanza impugnata, ha avuto per la magistratura il comportamento di I.E. giustificano ampiamente il provvedimento cautelare e fanno apparire temeraria l’evocazione di suoi presunti effetti positivi.
4.1- Con il primo motivo G.A. ripropone un’eccezione di nullità per violazione dei termini di comparizione all’udienza fissata per la decisione cautelare ed eccepisce vizi di motivazione dell’ordinanza impugnata in ordine a tale eccezione. Sostiene che il ministro, benchè avesse invocato il D.Lgs. n. 109 del 2006, art. 22, aveva in realtà richiesto il trasferimento previsto dal D.Lgs. n. 109 del 2006, art. 13, per la cui applicazione si segue il procedimento previsto dall’art. 127 c.p.p., che impone un termine di comparizione non inferiore a dieci giorni. Egli aveva invece ricevuto il 12 gennaio 2009 la convocazione per l’udienza del 17 gennaio 2009.
Per di piè è rimasta irrisolta l’incertezza circa l’esercizio della difesa rispetto ai presupposti della misura prevista dall’art. 13 o di quella prevista dal D.Lgs. n. 109 del 2006, art. 22, trattandosi di misure incompatibili e non cumulabili. E la motivazione dell’ordinanza impugnata, che ritiene di procedere solo D.Lgs. n. 109 del 2006, ex art. 22, contrasta con il dispositivo, nel quale si richiama anche l’art. 13, comma 2, mentre la misura in concreto applicata non è prevista da alcuna norma del D.Lgs. n. 109 del 2006.
Il motivo è infondato.
Unica è infatti la misura cautelare del trasferimento d’ufficio, che, secondo quanto prevede il D.Lgs. n. 109 del 2006, art. 13, comma 2, può comportare sia l’allontanamento del magistrato dalla sua sede sia la destinazione ad altre funzioni, quando sussistano gravi elementi di fondatezza dell’azione disciplinare, la permanenza nella stessa sede o nello stesso ufficio appaia in contrasto con il buon andamento dell’amministrazione della giustizia, vi sia urgenza di provvedere.
Il D.Lgs. n. 109 del 2006, art. 22, comma 1, prevede una particolare applicazione di questa stessa misura, come sostituiva della misura della sospensione cautelare dalle funzioni e dallo stipendio, quando la minore gravità del caso renda sufficiente il trasferimento provvisorio dell’incolpato ad altro ufficio di un distretto limitrofo, purchè diverso da quello indicato nell’art. 11 c.p.p..
I presupposti del trasferimento d’ufficio previsto dal D.Lgs. n. 109 del 2006, art. 22, sono dunque i medesimi del trasferimento d’ufficio previsto in via generale dal D.Lgs. n. 109 del 2006, art. 13, comma 2, perchè il riferimento all’incompatibilità con la permanenza nella stessa sede, anzichè con l’esercizio delle funzioni prevista per la sospensione, descrive in termini più sintetici la stessa situazione in cui la permanenza nella stessa sede o nello stesso ufficio appaia in contrasto con il buon andamento dell’amministrazione della giustizia.
Unica essendo la misura cautelare del trasferimento d’ufficio, dunque, unico è anche il procedimento per la sua applicazione, previsto dal D.Lgs. n. 109 del 2006, art. 22, comma 2, che prevale, in quanto norma speciale, sull’art. 127 c.p.p..
D’altro canto l’allontanamento del magistrato dalla sua sede include la possibilità della sua destinazione ad altre funzioni, prevista come misura minore per i casi in cui le esigenze cautelari non richiedano la misura più grave. Secondo la legge, infatti, vi sono casi in cui è sufficiente il mutamento di funzioni; e casi in cui è necessario anche il cambiamento di sede.
Non vi fu pertanto alcuna delle violazioni di legge denunciate dal ricorrente.
4.2- Con il secondo motivo G.A. deduce contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione in ordine all’esistenza di un obbligo di intervento a fronte dell’iniziativa dei magistrati salernitani, che aveva determinato un’illegittima paralisi processuale.
I magistrati di Catanzaro avevano infatti dedotto il proprio dovere di garantire la prosecuzione delle indagini, la ragionevole durata del processo, l’esercizio dei diritti degli indagati nell’ambito dei procedimenti sui quali era intervenuta con il sequestro degli atti la Procura della Repubblica di Salerno. Ma in proposito l’ordinanza impugnata è priva di qualsiasi motivazione: non s’è neppure chiarito quali rimedi alternativi sarebbero stati possibili per i magistrati calabresi.
Priva di giustificazione è anche, secondo il ricorrente, la diversa decisione favorevole nei confronti di D.L.D. e C.S., benchè aventi posizione del tutto identica a quella del ricorrente, essendo irrilevante il suo ruolo di coordinatore del gruppo di magistrati impegnati nelle indagini preliminari dei procedimenti oggetto di contesa e inesistente il suo presunto ruolo di procuratore generale facente funzioni prima dell’arrivo di I.E. e di unico titolare per un certo tempo del procedimento (OMISSIS).
Quanto al presunto particolare suo attivismo nei rapporti con la Procura della Repubblica di Salerno, è desunto da un travisamento delle sue dichiarazioni rese dinanzi alla prima commissione del C.S.M. il 9 dicembre 2008 e dalla mancata considerazione delle successive dichiarazioni del 19 e del 22 dicembre 2008, dalle quali risulta che egli fu solo esecutore di una volontà comune a tutti i magistrati impegnati nelle indagini oggetto di contesa. Mentre è irrilevante che egli abbia svolto funzioni di sostituto procuratore generale in Catanzaro sin dal 1993, considerati i profili professionali di C. e D.L..
Il motivo è manifestamente infondato.
Secondo la plausibile ricostruzione dei giudici del merito, infatti, i magistrati di Catanzaro, in quanto personalmente coinvolti nella vicenda, avevano il dovere di astenersi, non di intervenire. La tutela degli interessi evocati non poteva essere più affidata alla loro iniziativa, per il prevalente interesse all’imparzialità dell’azione giudiziaria. Come s’è detto, se intendevano denunciare la sottrazione indebita del procedimento, avrebbero dovuto promuovere il procedimento previsto dall’art. 54 bis c.p.p..
Quanto alla disparità di trattamento con D.L. e C., si tratta di deduzione del tutto irrilevante e quindi inammissibile, perchè potrebbe giustificare l’estensione delle misure anche a costoro, che non è qui in discussione, ma non è idonea a escludere la correttezza dell’applicazione della misura al ricorrente.
4.3- Con il terzo motivo G.A. deduce ancora manifesta illogicità nella diversificazione della sua posizione rispetto a quella di C. e D.L..
Sostiene che, se anche i rilievi sulla particolare gravità della sua condotta non fossero affetti da omessa motivazione, come dedotto nel precedente motivo, la motivazione dell’ordinanza impugnata sarebbe comunque illogica, perchè gli elementi di diversificazione indicati non avrebbero alcuna rilevanza in rapporto alla decisione di disporre il sequestro preventivo degli atti sequestrati dai magistrati salernitani.
Il motivo è inammissibile per le ragioni esposte con riferimento al secondo motivo.
4.4- Con il quarto motivo G.A. deduce violazione del D.Lgs. n. 109 del 2006, art. 16, comma 2 e art. 18, comma 4, degli artt. 522 e 521 c.p.p., degli art. 3, 24, 107 e 111 Cost..
Eccepisce che la diversità della posizione attribuitagli rispetto a quelle di C. e D.L., non gli è mai stata contestata, in violazione del principio di correlazione tra contestazione e decisione e del diritto di difesa, applicabili in ragione del rinvio al codice di procedura penale contenuto nel D.Lgs. n. 109 del 2006, art. 16, comma 2 e art. 18, comma 4, rispettivamente per le indagini preliminari e per il dibattimento. Sarebbe costituzionalmente incompatibile un’interpretazione che escludesse l’applicabilità di tali principi al procedimento cautelare disciplinare.
Il motivo è manifestamente infondato.
Il comune coinvolgimento di tutti i sottoscrittori dell’abnorme provvedimento di sequestro preventivo è il titolo di responsabilità per il quale è stata promossa l’azione disciplinare anche nei confronti di C. e D.L., oltre che di I.E. e G.A.. Ed era questo titolo di responsabilità l’unico fatto che andava contestato a tutti. La diversificazione tra le posizioni di ciascuno dei responsabili non esige alcuna contestazione, quando non sia prevista dalla legge come aggravante, perchè non è titolo attributivo della responsabilità o di una maggiore responsabilità, bensì solo criterio di valutazione della condotta.
4.5- Con il quinto motivo G.A. deduce omessa motivazione in ordine alla gravità del fatto.
Sostiene che il D.Lgs. n. 109 del 2006, art. 22, prevede una graduazione delle misure applicabili in ragione della gravità dei fatti, ma esige una particolare gravità, sia oggettiva sia soggettiva, del fatto anche per l’applicazione delle misure minori.
L’ordinanza impugnata manca invece di una valutazione di gravità distinta in ragione di ciascuno degli addebiti contestati; e in particolare omette di valutare l’aspetto psicologico delle condotte controverse.
In particolare, nel valutare l’inosservanza dell’art. 52 c.p.p., che prevede una mera facoltà di astensione, si sarebbe dovuto considerare che i magistrati calabresi adottarono solo il sequestro preventivo, senza compiere alcun atto di indagine. Quanto alla violazione dell’art. 11 c.p.p., manca qualsiasi giustificazione dell’affermazione che i magistrati calabresi sarebbero stati persone offese o danneggiate dei reati da essi stessi ipotizzati a carico dei colleghi salernitani.
Neppure viene adeguatamente considerata nell’ordinanza impugnata la brevissima durata della “ingiustificata interferenza” nell’attività dei magistrati salernitani, mentre il sequestro preventivo disposto dai magistrati calabresi può essere considerato tutt’al più illegittimo, non abnorme.
Sotto il profilo psicologico, infine, viene omessa qualsiasi considerazione delle finalità del sequestro preventivo, disposto soprattutto a tutela della riservatezza dei dati personali illegalmente acquisiti nell’ambito della precedente gestione del procedimento.
Il motivo è infondato per le ragioni già espresse, anche a proposito del ricorso di I.E..
I magistrati di Catanzaro avevano il dovere di astenersi dall’aprire un procedimento a carico dei colleghi salernitani dai quali erano indagati. Il sequestro preventivo disposto dai magistrati di Catanzaro fu atto abnorme per indebita strumentalizzazione, perchè fu utilizzato per inibire un’attività giudiziaria ritenuta illecita dagli stessi magistrati che ne erano destinatari come indagati.
Sicchè l’abnormità del sequestro e la violazione del dovere di astensione privava di legittimazione gli incolpati. Sussisteva infatti la contestata incompetenza di Catanzaro ex art. 11 c.p.p., perchè i magistrati calabresi risultavano danneggiati almeno moralmente anche rispetto ai delitti contro l’amministrazione della giustizia da essi stessi ipotizzati a carico dei magistrati campani.
E la gravità dei fatti è oggetto di ampia motivazione nell’ordinanza impugnata, sia con riferimento alle finalità degli incolpati sia con riferimento alle conseguenze della loro condotta.
4.6- Con il sesto motivo G.A. deduce mancanza di motivazione in ordine al periculum in mora e all’urgenza della misura del trasferimento.
Lamenta che la decisione risulti giustificata sulla base di affermazioni apodittiche sul suo preteso ruolo di maggiore responsabilità nell’indagine e sulla caduta di autorevolezza e prestigio, senza considerare le contrarie indicazioni desumibili sia dall’audizione del Presidente della Corte d’appello di Catanzaro sia dal documento diramato dal locale consiglio dell’ordine forense.
Il motivo è manifestamente infondato.
L’apprezzamento dei colleghi e degli avvocati per G.A. non inficia infatti nè la valutazione di gravità della condotta del ricorrente, ampiamente giustificata dai giudici del merito con riferimento al suo ruolo di particolare rilievo nell’ufficio, nè l’affermazione dell’urgenza di intervenire a rimuovere una situazione di grave incompatibilità ambientale e funzionale determinatasi in ragione del comportamento dei magistrati calabresi, ragionevolmente considerato particolarmente avventato.
4.7- Con il settimo motivo G.A. deduce mancanza di motivazione in ordine al periculum in mora e all’urgenza della misura del mutamento delle funzioni.
Lamenta che la decisione sia stata giustificata sulla base di valutazioni non pertinenti o non dimostrate.
Il motivo è manifestamente infondato.
I giudici del merito hanno ritenuto urgente l’intervento a breve distanza di tempo dai fatti, in considerazione dello sconcerto suscitato dalla vicenda, e sussistente il pericolo di un aggravamento di una situazione già notevolmente compromessa.
5. Si deve pertanto concludere con il rigetto di tutti i ricorsi. Non v’è pronuncia sulle spese in mancanza di attività difensiva delle parti intimate.
P.Q.M.
La Corte, riuniti i ricorsi n. 6634/2009, 6638/2009, 6645/2009 e 6654/2009, li rigetta.
Così deciso in Roma, il 16 giugno 2009.
Depositato in Cancelleria il 8 luglio 2009

Premessa.
Ho, in altra occasione, segnalato che le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, alle quali sono oggi rivolte le impugnazioni contro le sentenze disciplinari, sono un giudice “strutturalmente” non indipendente dal giudice “a quo” (il CSM), perché i componenti sono dei magistrati assoggettati al potere dello stesso CSM sia per gli aspetti relativi alla loro carriera, sia per quelli attinenti alla materia disciplinare (sono essi stessi passibili di sanzioni disciplinari da parte del CSM).A tanto si assomma la singolarità che il Procuratore Generale (che esercita l’azione disciplinare anche dinanzi alla sezioni unite della cassazione) ha il potere di avviare l’azione disciplinare anche contro i componenti di quel “supremo” collegio.Se si aggiunge che del CSM sono membri di diritto il Procuratore Generale (che esercita l’azione disciplinare) ed il Presidente della Corte di cassazione (che è al vertice dell’ufficio al quale è demandata la decisione sulle sentenze emesse dal CSM) ci si avvede del diabolico corto-circuito che rischia di compromettere l’indipendente esercizio della giurisdizione disciplinare e, per questa via, di interferire nell’attività giudiziaria ordinaria.

Devo “confessare”, inoltre, di essere stato con il collega Stefano Racheli, difensore dei magistrati salernitani nella fase cautelare e quindi le mie riflessioni rischiano di essere influenzate da una certa dose di “parzialità”. Ciascuno, pertanto, è invitato a confrontare criticamente gli argomenti della sentenza con i rilievi che ad essi rivolgerò.

Proprio la veste assunta in questo procedimento mi dispensa dal compito di commentare la decisione nella parte che riguarda i magistrati di Catanzaro, tranne che per alcuni aspetti di procedura che riguardano tutti.

Ed è proprio dalla procedura che occorre muovere per delineare i tratti di un processo cautelare connotato dall’ingiustificata esasperazione dei suoi tratti di sommarietà.

Tutti conoscono l’origine della vicenda: nell’ambito di complesse indagini riguardanti personaggi di spicco, anche nell’ambito della magistratura, viene emesso un decreto di perquisizione e sequestro di 1400 pagine nelle quali è fatto riferimento ad una moltitudine di persone coinvolte a vario titolo, non necessariamente come indagati.

Il richiamo delle norme del CPP, in quanto compatibili.

La natura sovra-individuale degli interessi e dei valori coinvolti nel procedimento disciplinare contro un magistrato ha indotto il legislatore a modellare un rito nel quale operano garanzie assimilabili a quelle del processo penale. Esistono regole specifiche del rito disciplinare ma, laddove esse mancassero, vi è il rinvio proprio alle norme del codice di procedura penale.

Secondo le SS.UU (par. 2.1.1) “Vanno interpretati restrittivamente infatti i richiami al codice di procedura penale contenuti sia nel D.Lgs. n. 109 del 2006, art. 16, comma 2 (per l’attività di indagine) sia nel D.Lgs. n. 109 del 2006, art. 18, comma 4 (per la discussione dibattimentale) perchè, se il legislatore avesse inteso estendere la disciplina processuale penale all’intero procedimento disciplinare, non avrebbe limitato il richiamo a specifiche attività, come le indagini e la discussione dibattimentale. Ne consegue che deve escludersi l’estensibilità di tali richiami anche al libro primo del codice di procedura penale, cui appartengono l’art. 36 e segg., che disciplinano l’incompatibilità del giudice, l’astensione, la ricusazione e il regime d’impugnazione dei relativi provvedimenti. E per tutte le attività che non risultino disciplinate espressamente o per specifico rinvio al codice di procedura penale, deve ritenersi applicabile la disciplina dettata dal codice di procedura civile (Cass., sez. un., 12 maggio 2006, n. 10995, m. 588764, analogamente per il disciplinare forense).”.
La soluzione prescelta dalle SS.UU. appare ingiustificata ed irriguardosa del canone interpretativo logico- sistematico, generando una dannosa sovrapposizione di norme, mutuate da riti diversi, che rende quanto meno “disordinato” il processo disciplinare, in contrasto con le più elementari esigenze di certezza giuridica.
Il doppio rinvio alle norme del cpp, con riferimento tanto alla fase delle indagini che a quella del giudizio, tra loro distinte, suggerisce la diversa lettura secondo cui per tutto ciò che non trova una disciplina espressa nel d. lgs. n. 109 del 2006 si applicano le norme del rito penale, col solo limite della compatibilità.
Quella compiuta dal legislatore con il rinvio alle norme del cpp è, dunque, una scelta di valore, che muove cioè dalla considerazione dei beni coinvolti nel processo disciplinare consistenti nella tutela dell’indipendenza del magistrato asservita ad un interesse non egoistico, ma della intera collettività.
Questo implica che alla maggiore efficacia dell’accertamento di stampo penalistico si accompagnino anche le peculiari garanzie del diritto di difesa apprestate con quello strumento processuale. La compatibilità deve, allora, essere sondata alla luce del tratto inquisitorio del procedimento disciplinare, nel quale le indagini segrete del Procuratore Generale, confluendo nell’unico fascicolo del procedimento, assumono valore di prova. L’indagine sulla compatibilità è, cioè, strutturale e non di valore. Risultano, seguendo detto criterio, inapplicabili le norme che presuppongono il doppio fascicolo - quello delle indagini e quello del dibattimento - come l’intera disciplina delle contestazioni nel corso dell’esame testimoniale nel dibattimento, oppure il divieto di prosciogliere per motivi di merito in forza dell’art. 469 cpp nella fase pre-dibattimentale, divieto che non ha ragione di esistere se il giudice è a conoscenza di tutte le risultanze istruttorie.
Il giudizio sulla compatibilità non può, invece, risolversi in opzioni di valore, che escludano l’operatività delle garanzie poste a presidio del diritto di difesa dell’incolpato, non escluse quelle miranti ad assicurare la terzietà del giudice, sulla base della mera constatazione della diversa natura del processo disciplinare rispetto a quello penale; così operando il giudice sostituirebbe il proprio apprezzamento a quello del Legislatore che pretende l’osservanza delle norme disciplinanti il processo penale.
Ciò è tanto più vero a mente della riserva di legge posta dall’articolo 107 Cost in materia disciplinare, sia sostanziale che processuale: se si ammettono “zone d’ombra” nelle quali è consentito far riferimento ora alle norme del codice di procedura penale ora a quelle del codice di procedura civile, viene meno la “coerenza” del modello processuale ridotto ad un raccapricciante “ibrido” di norme e principi. Se si vogliono prevenire arbitrii occorre la certezza delle regole in armonia con la riserva di legge imposta dalla Costituzione.
Del resto, l’intero discorso seguito dalle SS.UU. è servito solo per affermare che le doglianze relative all’incompatibilità del giudice vanno proposte col ricorso contro la decisione di merito e non, come invece previsto dal cpp, contro l’ordinanza che ha respinto o dichiarato inammissibile la ricusazione; ma questo non richiedeva l’indebita generalizzazione di una regola “speciale” come quella direttamente ricavabile dall’art. 24 del d. lgs. n. 109 del 2006, in uno col principio di tassatività delle impugnazioni: si raggiunge linearmente la medesima conclusione prendendo atto che, per espressa disposizione di legge, nel processo disciplinare a carico del magistrato gli unici provvedimenti impugnabili sono quelli ivi espressamente indicati.

fonte: toghe.blogspot.com » Vai al post originale

Ago 25

Questo video di appena 16 secondi la dice lunga su come la RAI tratta la scienza: questo spezzone batte il record di scemenze trasmesso nel più breve tempo possibile.
Il video risale a un anno fa, ma la segnalazione da parte di Comablog è di poche ore fa.
Dato che personalmente non ho TV in casa (dunque non seguo i TG nazionali, zeppi di errori grossolani come questi) mi accorgo di queste “chicche” solo tramite YouTube.

Ecco la trascrizione: “Al CERN vogliono provare a produrre anche la materia oscura, l’antimateria resa celebre da film e libri di fantascienza, formata solo da particelle di carica elettrica negativa, al contrario di quelle che formano il mondo a cui siamo abituati.”

Alla Rai confondono materia oscura con antimateria. Inoltre parlano di antimateria descrivendola come “composta solo da particelle di carica elettrica negativa” (che di per se è una emerita scemenza). Dire poi che la materia oscura sia contraria rispetto al mondo a cui siamo abituati è un’altra inesattezza. Al Cern infine non si ha come obiettivo di creare materia oscura (!) ne antimateria, dato che quest’ultima è stata già scoperta da quasi mezzo secolo.
Chi lo spiega ai giornalisti Rai che l’antimateria la trovano già da anni nel più vicino ospedale attrezzato? Nella tomografia a emissione di positroni, infatti, si iniettano nel corpo dei pazienti isotopi che si trasformano in positroni (antiparticelle appunto) per realizzare immagini tridimensionali o funzionali del corpo umano.

Nozioni che in un qualsiasi liceo scientifico sono chiare, ai giornalisti Rai continuano evidentemente a rimanere “oscure”.

fonte: www.gravita-zero.org » Vai al post originale

Ago 25

Sono stati fotografati e filmati i “jet giganti” (Gigantic jets): fulmini che vanno dal basso verso l’alto. Riuscire a vederli è rarissimo perché durano una frazione di secondo, ma i ricercatori americani della Duke University hanno catturato immagini e video e raccolto dati che hanno meritato la pubblicazione sulla rivista Nature Geoscience.

Nonostante le difficili condizioni di visibilità per la luna piena e la foschia, il 21 luglio 2008, un team guidato da Steven Cummer alla Duke University nel Nord Carolina ha avuto un colpo di fortuna: è riuscito a catturare le immagini del jet gigante.
Gli scienziati avevano istituito un sistema automatizzato di video in grado di studiare l’attività magnetica da temporali si spostano attraverso l’area attorno all’università.

“Il mio gruppo di ricerca stava effettivamente partecipando a uno studio sugli “sprite”, un altro fenomeno dell’alta atmosfera,” ha detto Cummer.

Qui sotto una immagine che illustra il fenomeno (clic per ingrandire)

“In pratica - spiega Cummer - sono lampi che partono dalle nubi temporalesche e che hanno una carica, proprio come i loro ‘cugini’ che vanno dalle nubi al terreno, i fulmini”.

Questo jet si innalzava fino a un’altezza di 90 chilometri sopra la stessa tempesta.

I ricercatori hanno calcolato che il fulmine trasportava verso l’alto 144 coulomb di carica elettrica. Una quantità di energia da 100 a 1000 volte più grande di un fulmine qualsiasi.

La constatazione ha del tutto preso in contropiede il team di ricerca, in quanto è la prima chiara prova del fatto che una carica elettrica può passare direttamente dalla troposfera alla ionosfera, due strati di atmosfera della Terra.

Approfondimenti: National Science Foundation (NSF)

fonte: www.gravita-zero.org » Vai al post originale

Ago 23

NON BISOGNA DIMENTICARE che Sweeney Todd fa rima con Flying Squad. Per dire… Qui sotto sigla iniziale e finale.

fonte: antoniodini.blogspot.com » Vai al post originale

Ago 23

GIUSTO PER RICORDARCI sempre che nessuno ha il monopolio di niente. Neanche i nostri giornali delle minchiate estive.

Money Quote: Italy’s struggle to accept the culinary customs of its growing immigrant community has reached the beaches this summer as sunbathers get acquainted with the Chinese habit of deep-frying jellyfish.

Italians have been spluttering over their mozzarella sandwiches at the sight of Chinese men who hire pedaloes to hunt down the creatures for frying up or eating in a salad.

“They fill up big tubs then unload the catch on the beach, washing them and coating them in some kind of flour before hauling them off,” said Francesco Verona, head of the association of beach club owners in Marina di Pietrasanta in Tuscany. “This has been going on for a while, but they are a lot more organised this year,” he added.

Tuscan jellyfish are turning up on the menu in Chinese restaurants in Prato near Florence, home to a large Chinese community, wrote La Repubblica.

Verona said he was delighted. “They are cleaning up – the fewer the jelly fish, the fewer bathers are getting stung.”

fonte: antoniodini.blogspot.com » Vai al post originale

Ago 23

NON CI SAREBBE tutto questo clamore attorno alla “scoperta” dei ricercatori australiani che la gente che si perde nei deserti tende a camminare in circolo, perché è cosa già nota a chi ha visto Il volo della Fenice originale e remake. Entrambi sono “figli” dello stesso libro, The Flight of The Phoenix di Elleston Trevor.

L’idea non è male: l’aereo cade nel deserto, intorno ci sono anche i beduini arrabbiati (o i briganti mongoli), l’unico modo per salvarsi è ricostruirlo e volare via. Il libro e il film originale sono ambientati nel deserto libico (prospettori petroliferi), invece il remake del 2004 con Dennis Quaid è nel deserto dei Gobi, in Mongolia (dove si cerca il petrolio adesso).

L’implausibilità dal punto di vista tecnico è assoluta, ma non è questo il punto. L’idea di creare un “volo della Fenice” è straordinaria perché scava nel profondo dell’animo umano (rialzarsi dopo una sconfitta) e richiede un discreto esercizio di pensiero fuori dagli schemi e di applicazione completa al proprio obiettivo. Tra i limiti del remake (l’originale non l’ho ancora visto) c’è il giochino ad eliminazione stile survivors (chi ce la farà ad arrivare alla fine?) che è lento e allunga talmente i confini della parola stillicidio da costringerla a un mese di trazione ortopedica per tornare come prima.

Nel complesso, il film si fa vedere ma non ha meriti davvero particolari.

fonte: antoniodini.blogspot.com » Vai al post originale

Ago 23

Il 30 novembre 1974, ad Afar, in Etiopia, Yves Coppens, Donald Johanson, Maurice Taïeb e Tom Gray rinvennero i resti di un esemplare di femmina adulta, che venne chiamata Lucy, dell’età apparente di 25 anni, vissuta almeno 3,2 milioni di anni fa.

Lucy, così chiamata dai suoi scopritori in onore della canzone Lucy in the Sky with Diamonds dei Beatles, in amarico è Dinqinesh e significa “Tu sei meravigliosa“.

Parte dalla storia di questa “prima donna africana” il libro che Rita Levi-Montalcini dedica alle bambine di tutto il mondo.

Percorrendo la storia di una piccola donna, Lucy, ritrovata nel deserto dell’Etiopia vissuta tre milioni di anni fa e appartenente ad una specie intermedia tra la scimmia e l’uomo. La storia di tante donne che, nonostante l’impossibilità ad accedere agli studi per motivi ambientali e familiari, vivono e soffrono in un continente che, all’inizio del terzo millennio, è ancora in ombra. Mette in luce le potenzialità enormi, inesplorate ed inutilizzate delle giovani donne.

Riporta la situazione attuale di donne che in 14 stati africani ricoprono cariche importanti e che hanno realizzato il desiderio di utilizzare le risorse intellettuali a loro disposizione non soltanto per se stesse, ma anche per il futuro del Paese dove lottano per la sopravvivenza dei connazionali.

La ristampa alla prima edizione del libro è appena uscita nelle librerie.
La professoressa Levi-Montalcini ha istituito una fondazione a suo nome (Fondazione ‘Rita Levi-Montalcini Onlus) che si pone come obiettivo la scolarizzazione e l’avviamento alla formazione professionale di giovani ragazze africane con lo scopo di favorirne l’emancipazione attraverso l’istruzione.

In particolare, quest’anno, in occasione del suo centesimo compleanno, la professoressa ha donato 100 borse di studio ad altrettante bambine orfane africane per il loro avviamento alla scolarizzazione.

IL LIBRO:
Eva era africana (2009)
Coautrice: Giuseppina Tripodi
Editore: Gallucci
Collana: Universale d’Avventura e d’Osservazioni
Pagine: 90

fonte: www.gravita-zero.org » Vai al post originale

Ago 21

PER LA SERIE: “Eppure l’ho sentita, ero sicuro che la notizia ci fosse”, frase di Robert William Boyle, inventore del moderno Sonar, una storia imprescindibile.

Money Quote: Un istante dopo il giovane Carlo Marchi, ciuffo biondo e mocassini senza calze, entra per sempre in una delle foto più famose del mondo: American girl in Italy. Con cui la reporter Ruth Orkin immortala la specie degli italian pappagalli. «S’era portata dietro una bellona, lei invece era una gran befana», racconta l’industriale fiorentino che sembra il fratello di Clint Eastwood, 79 anni («Sono un Pnf, piede nella fossa»), pantaloni da lavoro corti e pedule, seduto a ginocchia incrociate sotto la veranda nella tenuta maremmana di Moscatello, Giuncarico, Grosseto. «Non so nemmeno perché sia piaciuta tanto, secondo il New York Times è la seconda foto più pubblicata al mondo, dopo quella del bacio. Bah, per una ventina di euro la vendono tutti gli ambulanti di Firenze».

(Un indizio: aiuta sapere che la sorella, come viene spiegato obiter dictum nel pezzo, è “la marchesa Bona”?)

Money Quote 2 (ma leggetevelo, è una vera miniera, da stampare a futura memoria per le scuole di giornalismo): Una breve parentesi mineraria canadese, nel Sasketchawan. Poi Beverly Hills e Hollywood, California. «Avevo due amici lì. Uno era Gregory Peck, l’altro un contadino del Nebraska che si chiamava Henry Fonda. Qualcuno ci ha presentati, non ricordo chi. Gregory era un tirchio tremendo. Nel 1958 ci fu un party per il film The big country. Costò 47.500 dollari, pagava William Wyler. Ma lui soffriva lo stes­so. Hank Fonda era simpatico. Ebbi un flirtino con la figlia Jane, allora era molto carina, dopo è diventata antipatica. C’era Liz Taylor, vedova da poco, non ricordo di che marito. E Rock Hudson. Disperato perché gli toccava baciare un sacco di donne »

fonte: antoniodini.blogspot.com » Vai al post originale

Ago 21

È MORTO IL creatore di 60 minutes, la mitologica trasmissione giornalistica della Cbs.

Don Hewitt ha lavorato con Edward R. Murrow e Walter Cronkite. Ha cambiato la faccia del giornalismo televisivo statunitense, a partire dal 1968. Aveva 86 anni.

Money Quote: Yet “60 Minutes” remains a place, perhaps the preeminent place on television, to be taken seriously, and to signal the world that you want to be taken seriously. It is cut like a classic suit, and is wearing well.

fonte: antoniodini.blogspot.com » Vai al post originale

Ago 21

MICROSOFT NON MOLLA e gioca l’asso. Arriva la terza puntata del super-gioco di Peter Molyneux. Sarà disponibile a partire dal 2010, ma non proprio subitissimo. E promette meraviglie. Intanto, arrivano anche vari contenuti aggiuntivi per Fable II, che rimane un gran gioco anche lui.

Money Quote: You’ll take up the role of either the son or daughter of the Hero from Fable 2. The first half of the game will center around gaining support and starting a revolution against the current king. “Ultimately you overthrow that terrible tyrant who rules Albion, but to do that you have to make some promises,” said Molyneux. But it’s up to you to keep those promises about help the poor, lower taxes, and so on. An example of the decisions you’ll have to make is your ability to do away with poverty by spending all of the money in your treasure room — or you can just save it for yourself, but either way, there will be consequences. And as ruler, you’ll be able to have a family that naturally take up the roles of king or queen and prince or princess.

fonte: antoniodini.blogspot.com » Vai al post originale

Ago 21

In queste giornate ferragostane, non posso che rimanere basito sui toni della polemica nata attorno all’organizzazione del 150° della Unità d’Italia.

Ovviamente, in una situazione economica difficile come quella attuale, ben vengano i risparmi suggeriti dalla Lega, ma appare eccessivo allargare la questione, finendo per addirittura mettere l’Unità d’Italia sul banco degli imputati, quale un vergognoso passato del paese.

Che l’Unità d’Italia sia stata vinta sui cambi di battaglia, lo sappiamo tutti, tra l’altro nato a Bergamo, sono della città del nord da cui partirono i famosi Mille che conquistarono / liberarono la Sicilia e larga parte del Sud, per poi “consegnarle” a Re Vittorio Emanuele II, nel famoso incontro di Teano.

Per capire quali fossero i tempi e le aspirazioni di allora, basti un’affermazione di Mazzini che scriveva: “non si tratta più di repubblica o monarchia: si tratta dell’unità nazionale … d’essere o non essere”.

Parole, non va dimenticato, dette quando a governare la sua Genova c’erano i Francesi, a Milano gli Austriaci e a Napoli gli Spagnoli, momenti dove il “sogno” di una Italia Unita mosse le menti e le braccia di intere generazioni che tentarono a più riprese di realizzarlo, anche a sprezzo della propria vita.

Qualcosa di cui non dobbiamo superficialmente dimenticarcene oggi.

Per capirci, è come se ora gli Stati Uniti d’America, mettessero in dubbio il percorso che portò all’Unione dei 50 stati che la compongono e che passò prima dalla sanguinosa guerra di secessione americana, poi al massacro degli Indiani del periodo delle Guerre Indiane, passando dall’annessione armata delle terre Messicane che costituiscono il Sud del paese.

Tra l’altro, l’accusa che viene fatta all’Unità d’Italia, quello di aver creato un multiculturalismo forzato, come fosse qualcosa di negativo, sembra non tenere conto di quanto sta per esempio accadendo ancora negli Usa, il paese con la maggiore diversità etnica e multiculturalità al mondo, dove un “figlio” degli schiavi “importati forzosamente” negli anni della Unificazione, ora è diventato il leader mondiale e portatore di un messaggio di cambiamento per l’intero pianeta.

Ovvio, visto con gli occhi dei simpatizzanti del Ku Klux Klan, questa rappresenta la prova del “fallimento” del processo di crescita della società Americana e del “peccato originale” di quello che ancora molti da quelle parti pensano sia stato il “Pazzo Lincoln”, l’uomo che finì per aprire la strada affinché un Obama potesse arrivare alla Casa Bianca, un centinaio d’anni dopo.

Ma la storia ha insegnato che chi ha vissuto dei se e dei ma, ha sempre fatto una brutta fine (Roma compresa), perché da quando l’uomo si è alzato in piedi e ha cominciato a camminare, poi non ha più smesso di correre e cambiare, tanto che gli scienziati ora sono tutti concordi nell’affermare come nel futuro i capelli biondi saranno una rarità, i capelli rossi quasi introvabili, la pelle sarà più scura e gli occhi saranno sempre più a mandorla.

Detto questo appare quindi incredibile che ci sia qualcuno che pensi che l’Unità d’Italia sia il “problema” e l’origine di tutti i mali di cui è afflitta l’Italia di oggi, un paese che il Mondo intero ci invidia e che noi Italiani sembra ora non sappiamo più cosa farcene.

Forse il problema sta tutto qua: a non crederci siamo prima di tutto noi, troppo presi a cercare di regolare “beghe” di potere locale o di questo o quel campanile, dimenticandoci che per diventare un paese guida per se e per gli altri, occorre prima di tutto avere l’orgoglio di appartenere ad un progetto che vada oltre i nostri “piccole” ed egoistiche aspirazioni.

Semplicisticamente ci si scorda che per secoli l’Italia, quella post Roma per intenderci, è stata divisa tra città e comuni in costante guerra tra loro per pochi metri di terra o per semplici antipatie che tutelavano si le singole identità ma che finirono poi per essere troppo fragili di fronte alle potenze di allora, Francesi, Spagnole, Austriache che finirono per dominarci a lungo.

Solo attraverso il vituperato “progetto” dell’Unità d’Italia si riuscì a tornare a decidere del nostro passato e tornare a farci rispettare nel mondo.

Ora il problema non è fare le “pulci” alla storia dei nostri nonni che fecero l’Impresa, ma rimboccarci le maniche per costruire il nostro futuro, lasciando da parte presunti errori di “gioventù” di un paese ancora tutto da costruire e cercare di diventare protagonisti di un cambiamento che prima di tutto guardi al futuro, l’unico modo che oggi ci è consentito, per poter sopravvivere e non essere spazzati via dalla storia che verrà.

Le cose che non funzionano sono molte anche e soprattutto per un altro errore nella nostra storia recente, di cui non vedo mai fare cenno: la NON-autodeterminazione di cui abbiamo goduto nel dopoguerra, a causa del “controllo” Americano che ha voluto che le cose andassero come poi sono andate, tanto che ora la nostra pessima classe politica è figlia di quelle scelte dei vincitori di allora.

La storia si può fare, basta avere un’idea chiara di quello che si vuole e non solo una lunga lista di lamentele che affondano nella notte dei tempi dei se e dei ma di una storia che, da quando mondo è mondo, la scrivono solo i vincitori.

Lasciamo stare quindi l’Unità d’Italia e guardiamo al futuro, affinché invece di tornare indietro, si riesca a riconquistare una vera centralità della nostra cultura a livello mondiale e dove oltre ai dialetti ci sia anche una profonda conoscenza dell’Inglese e del Cinese, le due lingue che segneranno i prossimi decenni del pianeta.

Ma soprattutto, in futuro, dobbiamo cercare che sempre più stranieri parlino la nostra lingua, l’Italiano, il messaggero, il tramite attraverso il quale la nostra cultura ha ancora ampi spazi per vivere anche nel futuro e non finire per diventare “lingua (cultura) morta” alla stregua del latino che fu.

Occorre quindi tornare a combattere una “guerra” e “sgomitare” per farci valere come Italiani, tutti assieme, per dare a quelli che verranno nuovi spazi per esprimersi e poter vivere meglio del nostro presente, non scegliendo invece il facile asserragliarsi nei nostri “castelli”, sperando che i barbari ci risparmino nel futuro.

Ricordiamocelo: la storia la scriveranno solo i vincitori, non i vinti!

fonte: yibuyibu.blogspot.com » Vai al post originale

Ago 21

Sono arrivate le nuove immagini della sonda automatica Lunar Reconnaissance Orbiter che mostrano il luogo di allunaggio dell’Apollo 14, nella zona di Fra Mauro.

Guardate il video e poi le foto nei link seguenti (a più alta risoluzione). Sono così chiare che è possibile scorgervi le impronte lasciate dagli astronauti Alan Shepard e Edgar Mitchell ben 38 anni prima!

Qui la scheda tecnica, qui la foto; il video ad alta risoluzione (155 Mb) e limmagine della mappa fotografica completa di LRO (250 Mb).

fonte: www.gravita-zero.org » Vai al post originale

Ago 21

Parola di Nicola Cabibbo, fisico già più volte candidato al Nobel, che spiega alle pagine del Messaggero come l’Italia stia diventando il fanalino di coda nella ricerca mentre Cina e Corea ci stanno superando.

E parla della Fisica, una delle branche in cui noi italiani, con Fermi e Carlo Rubbia, eravamo tra i più forti.

« (i giovani ricercatori) partono, molti sono andati in Spagna e in Svizzera, dove trovano guadagni più alti e contratti stabili. E’ ora di accorgersi che questo esodo è una grande perdita».

Sono le stesse parole che disse non molto tempo fa anche un Nobel italiano, questa volta per la medicina. Renato Dulbecco su Repubblica:

“HO LASCIATO il mio Paese nel 1947, a soli 33 anni, per gli Stati Uniti, per poter sviluppare le ricerche scientifiche che mi hanno fatto meritare il Premio Nobel per la Medicina, molti anni dopo, nel ‘75. Oggi mi fa male vedere che, dopo oltre 60 anni, la situazione di crisi della ricerca scientifica in Italia non è cambiata, anzi. Lo dimostrano i più di mille ricercatori italiani sparsi per il mondo che hanno già riposto all’appello di questo giornale e che hanno dovuto, come me, lasciare il Paese per dedicarsi alla scienza”.
Si tratta di una situazione di cui ci accorgiamo perfino noi, all’interno della nostra pur piccola redazione: tra i laureati che collaborano con Gravità Zero sono quasi la metà quelli che hanno scelto di emigrare all’estero nel settore della ricerca scientifica.

fonte: www.gravita-zero.org » Vai al post originale

Ago 21


Riceviamo e segnaliamo la notizia che, ai primi di settembre a Sarzana (provincia di La Spezia), si terrà l’ormai annuale “Festival della Mente“, che vi raccomandiamo vivamente.

Il programma della sesta edizione del Festival della Mente, diretto da Giulia Cogoli, prevede oltre 60 appuntamenti tra conferenze, spettacoli, incontri,e anche laboratori per bambini e ragazzi con scrittori, linguisti, artisti, musicisti, architetti, designer, psicologi e psicanalisti, matematici, storici, oltre a scienziati, filosofi e pensatori italiani e stranieri.

Maggiori informazioni sono sul sito internet
http://www.festivaldellamente.it

fonte: www.gravita-zero.org » Vai al post originale

Ago 21

‘The Dna Revolution’ è il tema della Quinta Conferenza Mondiale sul Futuro della Scienza (Venezia, 20-22 settembre).

Il programma di conferenze ‘The future of Science’ è il più importante appuntamento internazionale in Italia sui temi più complessi che riguardano il rapporto scienza e società. Per questo nel 2009 le tre Fondazioni promotrici hanno scelto la decodifica del Dna, anticipando il suo decimo anniversario nel 2010. L’identificazione di tutti i geni che compongono la famosa molecola a doppia elica (scoperta appunto da Watson e Crick negli anni Cinquanta ) fu conclusa, per primo, da Craig Venter nel 2000, causando una delle più importanti rivoluzioni nella storia recente del pensiero umano. In tutto il mondo si stanno valutando i primi risultati a dieci anni, che la Conferenza di Venezia anticipa. Nei tre giorni sull’isola di San Giorgio verrà infatti analizzato l’impatto della rivoluzione del Dna sulle biotecnologie; sulla comprensione dell’evoluzione degli esseri viventi; sulla protezione della salute e la lotta alle principali malattie, come il cancro, con un seminario specifico organizzato dall’AIRC; sull’agricoltura e la gestione delle risorse biologiche e sulle nuove questioni bioetiche che le conoscenze genetiche sollevano.

“Grazie alla rivoluzione del Dna abbiamo scoperto le basi genetiche di molte malattie che ci hanno permesso di estendere la durata della vita dell’uomo, migliorandone anche la qualità”, ha affermato Watson. “Nei prossimi dieci anni, ci aspettiamo di arrivare a comprendere in particolare ‘l’essenza del cancro’. Oggi nel bersaglio delle terapie antitumore ci sono le cellule staminali che sono l’obiettivo giusto per sconfiggere la malattia. Inoltre, l’ingegneria genetica ci garantirà un più alto livello globale di salute e benessere, aiutandoci ad ottenere cibi migliori da animali e piante migliori. Fattore fondamentale sarà inoltre la riduzione dei costi della ricerca genomica, oggi elevatissimi. Il costo del sequenziamento del Dna individuale diventerà sempre più alla portata di tutti”.

“Dalla lettura del Dna abbiamo tratto tre insegnamenti”, ha commentato Umberto Veronesi: “il primo è che tutti gli organismi, dal filo d’erba al virus, alla mosca, all’uomo, hanno un’uguale struttura del loro Dna. Il secondo è che il Dna, che è il codice della vita, è costituito da sole quattro lettere (A-C-G-T) che si compongono in varie forme per creare tutte le proteine degli esseri viventi. E il terzo, di conseguenza, è che possiamo trasferire geni da un organismo all’altro per avere nuove cure, nuovi farmaci e vaccini o nuove piante e metodi di produzione alimentare. Per la prima volta nella storia l’uomo può interferire direttamente con la struttura stessa della vita, fino a clonarla o a crearne una completamente artificiale, e questo pone interrogativi etici che non possiamo più rimandare”.

“La scienza offre di continuo nuove soluzioni a molti problemi, ma pone anche nuovi quesiti di ordine etico, sociale, culturale, ambientale e quindi politico ed economico”, ha commentato Giovanni Bazoli. “Al contempo le inter-relazioni che uniscono uomini e nazioni diventano sempre più nette e più forti e se da un lato tutto ciò sta portando diffusi benefici, anche i problemi e le crisi, da quelle finanziarie a quelle sanitarie, non restano più relegate ad ambiti ristretti, ma si espandono anch’esse per divenire in breve tempo globali. La scoperta del Dna ci ha aperto nuove prospettive verso una maggiore comprensione dei segreti della vita; un ambito complesso e delicato, che varca la dimensione scientifica e che necessita di un confronto vivo e costante tra scienza e società, come sottolinea il programma ‘The Future of Science’”.

“La Fondazione Silvio Tronchetti Provera sostiene da sempre la conferenza ‘The future of Science’”, ha dichiarato Marco Tronchetti Provera, “nella convinzione che sia essenziale alimentare e stimolare il dialogo tra il mondo della scienza e la società, e che sostenere la ricerca significhi sostenere lo sviluppo. Quest’anno sarà un’occasione importante per capire e cogliere le opportunità che le conoscenze sul Dna possono offrire per il nostro futuro e il nostro benessere. Gli studi sulla genetica portano a visioni sempre più complesse dell’uomo, ampliano il dibattito e il confronto sui temi dell’etica e aprono nuovi scenari in tutti i campi, non solo scientifici”.

“L’invito a organizzare il simposio ‘cancer genetics’ conferma una volta di più che AIRC è in Italia il punto di riferimento della ricerca sul cancro”, ha commentato Maria Ines Colnaghi: “La tematica di quest’anno, ‘The Dna Revolution’, rientra nel novero delle ricerche innovative finanziate negli ultimi anni da AIRC, e il simposio segue un percorso che tiene conto dei temi fondamentali della più attuale ricerca oncologica. La valutazione del rischio, la prevenzione del rischio, le cellule staminali del cancro e infine le terapie mirate saranno oggetto di discussione da parte di leader mondiali in queste aree quali Bruce Ponder, Michael B. Sporn, Yoseph Yarden”.

“Il completamento del sequenziamento dei genomi di molti organismi (batteri, piante, animali e uomo) ha dato contributi scientifici fondamentali in almeno due direzioni”, ha dichiarato Chiara Tonelli: “In linea di principio ha confermato la teoria dell’evoluzione e l’unitarietà degli organismi viventi. In pratica, ha offerto la possibilità di analizzare non un singolo gene ma tutti in contemporanea, consentendo così di studiare i meccanismi d’azione all’interno della cellula. Abbiamo iniziato quindi a delineare un quadro chiaro e dettagliato di come un organismo funziona. Per questo nel prossimo futuro sarà possibile intervenire nei processi più complessi, che vanno dal miglioramento in quantità e qualità della produzione di una pianta alla comprensione delle malattie più gravi dell’uomo. A Venezia questi temi saranno trattati da alcuni dei più autorevoli scienziati del mondo”.

Il programma della Quinta Conferenza Mondiale è disponibile su: www.thefutureofscience.org

fonte: www.gravita-zero.org » Vai al post originale

Ago 21


I giorni di questo torrido agosto passano veloce, tra vari giri in bicicletta in Sicilia.

Pochi giorni fa ho percorso con alcuni amici per la prima volta la pista altomontana che si trova tra quota 1400 e 2000 metri sull’Etna con entrata nei pressi dell’osservatorio astrofisico. La pista gira per circa 3/4 del vulcano terminando al Rifugio Brunek sulla strada Mareneve.

Da tanto tempo non vedevo posti così puliti in Sicilia… in alto trovate un video di questa giornata passata sull’Etna qui sotto alcune foto ed infine il percorso effettuato, la pista si può raggiungere molto facilmente prendendo l’autobus che parte vicino la stazione alle ore 8.15 con fermata osservatorio, costo solo 3 euro, le eventuali bici si caricano su gratis, per ulteriori informazioni potete visitare sul tracciato visitate questa pagina.

Una gita molto consigliata, tra rifugi, grotte, incantevoli boschi e colate laviche.










Il nostro giro con ritorno fino a Catania in bicicletta:

fonte: alessios4.blogspot.com » Vai al post originale

Ago 19

LA SERIE DI tre romanzi scritti per il lancio dell’epico cartone animato creato da Yoshiyuki Tomino, Gundam, è una rarità. Ho finito di leggere il primo, Mobile Suit Gundam I, che è stato pubblicato in Italia da Star Comics ed è alquanto difficilotto da trovare, come i suoi due successori, e devo dire che a parte un quantitativo consistente di ingenuità anche di edizione, non è affatto male. La storia c’è.

Accompagno la lettura a quella del manga Gundam Origini, realizzato da Yoshikazu Yasuhiko, che è anche il creatore del mecha design originale. La novelization ripercorre con brio e spunti creativi (ma sempre filologicamente corretti) la storia della serie originale. Che qualche settimana fa mi sono comprato nel doppio cofanetto lanciato nel 2008. Doppiaggio originale e nuovo, più fedele all’originale. Insomma, ce n’è di trippa per gatti, quest’estate.

Il Mobile Suit Gundam è una vera festa popolare anche per il cosplay.

fonte: antoniodini.blogspot.com » Vai al post originale

Ago 19

È CONFERMATO CHE sta arrivando la seconda puntata di Mass Effect, uno dei titoli migliori nella passata stagione videoludica. Quest’inverno ci sarà l’ingorgo, attorno a Natale, per le uscite dei sequel dei successi degli anni passati. Tutti giochi numero due, tre, quattro. Per questo, altri giochi verranno ritardati artificialmente: lo scopo è di evitare la carneficina delle feste e di non uscire quando ci sono i blockbuster. Proprio come succede da tempo nel Risiko dei film di Hollywood.

fonte: antoniodini.blogspot.com » Vai al post originale

Ago 19

‘The Dna Revolution’ è il tema della Quinta Conferenza Mondiale sul Futuro della Scienza (Venezia, 20-22 settembre).

Il programma di conferenze ‘The future of Science’ è il più importante appuntamento internazionale in Italia sui temi più complessi che riguardano il rapporto scienza e società. Per questo nel 2009 le tre Fondazioni promotrici hanno scelto la decodifica del Dna, anticipando il suo decimo anniversario nel 2010. L’identificazione di tutti i geni che compongono la famosa molecola a doppia elica (scoperta appunto da Watson e Crick negli anni Cinquanta ) fu conclusa, per primo, da Craig Venter nel 2000, causando una delle più importanti rivoluzioni nella storia recente del pensiero umano. In tutto il mondo si stanno valutando i primi risultati a dieci anni, che la Conferenza di Venezia anticipa. Nei tre giorni sull’isola di San Giorgio verrà infatti analizzato l’impatto della rivoluzione del Dna sulle biotecnologie; sulla comprensione dell’evoluzione degli esseri viventi; sulla protezione della salute e la lotta alle principali malattie, come il cancro, con un seminario specifico organizzato dall’AIRC; sull’agricoltura e la gestione delle risorse biologiche e sulle nuove questioni bioetiche che le conoscenze genetiche sollevano.

“Grazie alla rivoluzione del Dna abbiamo scoperto le basi genetiche di molte malattie che ci hanno permesso di estendere la durata della vita dell’uomo, migliorandone anche la qualità”, ha affermato Watson. “Nei prossimi dieci anni, ci aspettiamo di arrivare a comprendere in particolare ‘l’essenza del cancro’. Oggi nel bersaglio delle terapie antitumore ci sono le cellule staminali che sono l’obiettivo giusto per sconfiggere la malattia. Inoltre, l’ingegneria genetica ci garantirà un più alto livello globale di salute e benessere, aiutandoci ad ottenere cibi migliori da animali e piante migliori. Fattore fondamentale sarà inoltre la riduzione dei costi della ricerca genomica, oggi elevatissimi. Il costo del sequenziamento del Dna individuale diventerà sempre più alla portata di tutti”.

“Dalla lettura del Dna abbiamo tratto tre insegnamenti”, ha commentato Umberto Veronesi: “il primo è che tutti gli organismi, dal filo d’erba al virus, alla mosca, all’uomo, hanno un’uguale struttura del loro Dna. Il secondo è che il Dna, che è il codice della vita, è costituito da sole quattro lettere (A-C-G-T) che si compongono in varie forme per creare tutte le proteine degli esseri viventi. E il terzo, di conseguenza, è che possiamo trasferire geni da un organismo all’altro per avere nuove cure, nuovi farmaci e vaccini o nuove piante e metodi di produzione alimentare. Per la prima volta nella storia l’uomo può interferire direttamente con la struttura stessa della vita, fino a clonarla o a crearne una completamente artificiale, e questo pone interrogativi etici che non possiamo più rimandare”.

“La scienza offre di continuo nuove soluzioni a molti problemi, ma pone anche nuovi quesiti di ordine etico, sociale, culturale, ambientale e quindi politico ed economico”, ha commentato Giovanni Bazoli. “Al contempo le inter-relazioni che uniscono uomini e nazioni diventano sempre più nette e più forti e se da un lato tutto ciò sta portando diffusi benefici, anche i problemi e le crisi, da quelle finanziarie a quelle sanitarie, non restano più relegate ad ambiti ristretti, ma si espandono anch’esse per divenire in breve tempo globali. La scoperta del Dna ci ha aperto nuove prospettive verso una maggiore comprensione dei segreti della vita; un ambito complesso e delicato, che varca la dimensione scientifica e che necessita di un confronto vivo e costante tra scienza e società, come sottolinea il programma ‘The Future of Science’”.

“La Fondazione Silvio Tronchetti Provera sostiene da sempre la conferenza ‘The future of Science’”, ha dichiarato Marco Tronchetti Provera, “nella convinzione che sia essenziale alimentare e stimolare il dialogo tra il mondo della scienza e la società, e che sostenere la ricerca significhi sostenere lo sviluppo. Quest’anno sarà un’occasione importante per capire e cogliere le opportunità che le conoscenze sul Dna possono offrire per il nostro futuro e il nostro benessere. Gli studi sulla genetica portano a visioni sempre più complesse dell’uomo, ampliano il dibattito e il confronto sui temi dell’etica e aprono nuovi scenari in tutti i campi, non solo scientifici”.

“L’invito a organizzare il simposio ‘cancer genetics’ conferma una volta di più che AIRC è in Italia il punto di riferimento della ricerca sul cancro”, ha commentato Maria Ines Colnaghi: “La tematica di quest’anno, ‘The Dna Revolution’, rientra nel novero delle ricerche innovative finanziate negli ultimi anni da AIRC, e il simposio segue un percorso che tiene conto dei temi fondamentali della più attuale ricerca oncologica. La valutazione del rischio, la prevenzione del rischio, le cellule staminali del cancro e infine le terapie mirate saranno oggetto di discussione da parte di leader mondiali in queste aree quali Bruce Ponder, Michael B. Sporn, Yoseph Yarden”.

“Il completamento del sequenziamento dei genomi di molti organismi (batteri, piante, animali e uomo) ha dato contributi scientifici fondamentali in almeno due direzioni”, ha dichiarato Chiara Tonelli: “In linea di principio ha confermato la teoria dell’evoluzione e l’unitarietà degli organismi viventi. In pratica, ha offerto la possibilità di analizzare non un singolo gene ma tutti in contemporanea, consentendo così di studiare i meccanismi d’azione all’interno della cellula. Abbiamo iniziato quindi a delineare un quadro chiaro e dettagliato di come un organismo funziona. Per questo nel prossimo futuro sarà possibile intervenire nei processi più complessi, che vanno dal miglioramento in quantità e qualità della produzione di una pianta alla comprensione delle malattie più gravi dell’uomo. A Venezia questi temi saranno trattati da alcuni dei più autorevoli scienziati del mondo”.

Il programma della Quinta Conferenza Mondiale è disponibile su: www.thefutureofscience.org

fonte: www.gravita-zero.org » Vai al post originale

Ago 19

Nell’Universo si stima che siano presenti più di 100 miliardi di galassie come la nostra.
Ognuna di queste galassie possiede un numero da poche decine di milioni di stelle, sino alle più imponenti galassie giganti, che arrivano a contare al loro interno anche mille miliardi di stelle.

Quella che vediamo nel seguente filmato è l’immagine più profonda dell’Universo ottenuta col telescopio spaziale Hubble. Si tratta di un ammasso di “appena” 10.000 galassie, immortalate in uno spazio del cielo per noi apparentemente grande come un granello di sabbia.

Come se l’immagine non fosse già abbastanza suggestiva, quelli della Nasa/Esa hanno deciso di animarla, tenendo conto del relativo red-shift di ognuna, e facendo sì che ogni galassia si sposti rispetto all’osservatore secondo la sua velocità relativa. Amazing!

Approfondimenti
http://www.iasf-milano.inaf.it

http://hubblesite.org/newscenter/archive/releases/2004/07/image/a/

http://en.wikipedia.org/wiki/Hubble_Ultra_Deep_Field

fonte: www.gravita-zero.org » Vai al post originale

Ago 17

BARNES & NOBLE, la prima catena americana per la vendita di libri e che a breve lancerà il suo lettore di ebook in formato digitale prodotto da Plastic Logic, fa un sondaggio per capire cosa potrebbe succedere nel mercato. E tra le domande gliene scappa una piuttosto interessante:

I plan to buy an Apple iPAD (large screen reading device) this year

Quel che se ne ricava sono varie cose interessanti:

- il tablet di Apple si chiamerà iPad

- avrà dimensioni cospicue, visto che l’unico altro “large screen reading device” presente nella survey è il Kindle DX, apparecchio dotato di uno schermo da 9,7 pollici

- sarà pronta e lanciata entro l’anno, cioè ragionevolmente per la stagione natalizia

- la mancanza di domanda “l’ho ordinato, già ce l’ho” leva il dubbio che si tratti di un modo sbagliato per indicare l’iPod touch (peraltro, indicato subito sotto, nel testo)

A meno che quelli di B&N e della società che gli fa le survey non si siano sbagliati di grosso o giochino sporco (o che sia tutto un fake), la notizia c’è.

fonte: antoniodini.blogspot.com » Vai al post originale

Ago 17

GARRY B. TRUDEAU e il suo Doonesbury, come ogni domenica.

fonte: antoniodini.blogspot.com » Vai al post originale

Ago 17

AUGURI AI VISITATORI di questo Posto.

Ricordate che Ferragosto è una festa particolare, di origine romana ma con un preciso significato religioso per i cristiani.

È anche una importante festa di rottura per gli italiani (nessuno fa una ramazza, oggi) ma è inesistente al di fuori dell’Italia.

Per questo, se avete un iPhone o un iPod touch, potreste essere interessati in qualche novità gratuita oppure a unirvi alla conversazione nei commenti a questo post.

fonte: antoniodini.blogspot.com » Vai al post originale

Ago 17

E ORA CHI glielo dice al giovane fenomeno Damon Weaver, che ha già intervistato il vicepresidente Joe Biden ed ha soli 11 anni, che la professione giornalistica va a chiudere? Si è intervistato anche Barack Obama…

fonte: antoniodini.blogspot.com » Vai al post originale

Ago 17

Titolo originale: id.
Nazione: USA
Anno: 2009
Genere: fantasy, thriller
Durata: 1h43m
Regia: Chris Fisher
Sceneggiatura: Nathan Atkins
Fotografia: Marvin V. Rush
Musiche: Ed Harcourt
Cast: Daveigh…

Clicca sul titolo dell’articolo per la versione completa.

fonte: amosgitai.blogspot.com » Vai al post originale

Ago 17

Les Paul, vero nome Lester William Polfus, è morto il 13 agosto scorso, come probabilmente sapete. E’ uno dei 100 chitarristi più quotati di ogni tempo, e fu l’inventore della celebre Gibson Les Paul, la prima e più famosa chitarra elettrica al mondo con sonorità tipiche del rock.

Negli anni ‘40 Paul inventa la registrazione multitraccia (progetterà il primo banco di registrazione a 8 tracce) e la tecnica delle incisioni sovrapposte (o sovraincisione), incidendo uno sopra l’altro i suoni da lui creati ( basso- armonia e contrappunto) giunge a risultati eccellenti tanto da diventare celebre con il nome di Les Paul e le sue cento chitarre.

Qui lo potete ammirare in una trasmissione del 1953 insieme Mary Ford (Via PCL LinkDump) mentre usa il famoso modello Ampex 200 prestatogli dall’amico Bing Crosby. Altro che moderni ipod!

fonte: www.gravita-zero.org » Vai al post originale

Ago 17

Tutto è cominciato in maniera innocente, quando dalla foto (vera) presa da Melissa Brandts in Canada e pubblicata dal National Geographic è partita una vera e propria “corsa allo scoiattolo”.
Qui a sinistra potete vedere l’immagine originale (clic per ingrandire) in cui lo scoiattolo viene immortalato dall’autoscatto della coppia sulle rive del lago Minnewanka preso il Parco Nazionale Banff. Un attimo prima dello scatto lo scoiattolo riesce a frapporsi tra la coppia e la macchina fotografica.

Da allora sulla Rete non c’è più pace, tanto che anche e la CBC riporta la notizia del gioco “virale” che sta appassionando mezzo mondo in cui lo scoiattolo viene da giorni immortalato sugli sfondi più improbabili. Noi abbiamo scelto quella che ci piaceva di più, che è la seguente:

Ma c’è anche chi, come Barb Dybwad, ha scelto quelle che sono, secondo lui, le 10 migliori pose. Su Maschable.

.

fonte: www.gravita-zero.org » Vai al post originale

Ago 15

PER QUELLI CHE mi chiedono notizie: la bici è da uomo e senza cambio, più o meno come quella nell’immagine qui sotto. Più avanti spiego un paio di cose. La prima sensazione quando hai una bici (per quanto economica) è che temi in continuazione che te la rubino. Forse dovevo prendere una di quelle minuscole e ripieghevoli, almeno me la portavo dietro. Anche se sono bici scomode, ridicole e soprattutto per me che sono grande e grosso. Che difficile vivere nel XXI secolo…

fonte: antoniodini.blogspot.com » Vai al post originale

Ago 15

È SCEMA MA mi fa impazzire. Apre una nuova dimensione di bricolage casalingo. È la strepitosa mensolina per il braccio dell’iMac..

fonte: antoniodini.blogspot.com » Vai al post originale

Ago 15

LA FOTOCAMERA GIRA sul supporto motorizzato quando i sensori avvertono del movimento. E se poi il sistema di riconoscimento automatico dei volti, poi, individua anche un sorriso, scatta subito la foto! A me, questa Sony Dsc Tx1 mi fa letteralmente impazzire…

fonte: antoniodini.blogspot.com » Vai al post originale

Ago 15

“Le arti a Firenze tra Gotico e Rinascimento” è il titolo della mostra che si tiene dal 26 giugno al 1 novembre 2009 presso il Museo Archeologico Regionale di Aosta. La mostra si propone di…

Clicca sul titolo dell’articolo per la versione completa.

fonte: amosgitai.blogspot.com » Vai al post originale

Ago 15

Il 15 agosto si festeggia il Ferragosto, una festività tradizionalmente italiana, del tutto assente negli altri paesi. Una giornata che unisce il sacro ed il profano. Per la cristianità rappresenta…

Clicca sul titolo dell’articolo per la versione completa.

fonte: amosgitai.blogspot.com » Vai al post originale

Ago 15

Titolo originale: id.
Nazione: Francia, USA
Anno: 1998
Genere: horror
Durata: 1h29m
Regia: Jamie Blanks
Sceneggiatura: Silvio Horta
Fotografia: James Chressanthis
Musiche: Christopher Young
Cast:…

Clicca sul titolo dell’articolo per la versione completa.

fonte: amosgitai.blogspot.com » Vai al post originale

Ago 15


Siamo soli nell’Universo?
Proviamo a riflettere: il nostro Sole è solo una singola stella di un gruppo di oltre 400 miliardi di stelle che chiamiamo Via Lattea. La Via Lattea è solo una dei miliardi di galassie nell’universo. Sembra quasi impossibile, dunque, che non ci sia altra vita al di fuori della Terra! Possiamo fare una stima iniziale?
Il primo che la fece fu l’astronomo Frank Drake.

Trovò una semplice equazione, ora chiamata Equazione di Drake, che calcola le possibilità di calcolare il numero di civiltà con le quali si potrebbe comunicare oggi (N). L’equazione del 1961 di Frank Drake è :
N = R * f(p) * n(e) * f(l) * f(i) * f(c) * L

L’astronomo Carl Sagan, con cui Drake condivise il progetto SETI, per la ricerca di vita extraterrestre, ci spiega in maniera molto semplice come calcolare il numero di cività intelligenti nella nostra Galassia.

N rappresenta il numero di civiltà capaci di comunicazione interstellare nella Via Lattea.
Questo numero dipende da molti fattori.
R è la percentuale di formazione di stelle adatte nella galassia.
f(p) è la frazione di stelle che hanno pianeti.
n(e) è il numero di questi pianeti che si trovano nell’ecosfera adatta della stella. Una “ecosfera” è una zona che sta intorno alla stella dentro la quale le condizioni sono adatte alla formazione di vita. Stando troppo vicini alla stella sarebbe troppo caldo; troppo lontani, troppo freddo.
f(l) è la frazione di questi pianeti nell’ecosfera sui quali la vita realmente si evolve.
f(i) è la frazione di questi pianeti sui quali si evolve una vita intelligente.
f(c) è la frazione di questi pianeti dove una vita intelligente sviluppa una tecnologia e tenta di comunicare.
L’ultimo fattore, L, è il tempo che dura una civiltà intelligente e comunicante.

Per approfondire in dettaglio il significato di ogni parametro della formula, consiglio la traduzione dall’inglese di Babboia e Bruno Moretti Turri del testo di Ron Hipschman, della Planetary Society:

http://www.geocities.com/priapus_dionysos/bsihasvita.html

e gli approfondimenti:
Equazione di Drake - Ricerca di vita extraterrestre di Margherita Hack
Equazione di Drake - Quante civiltà extraterrestri? di Piero Angela

fonte: www.gravita-zero.org » Vai al post originale

Ago 15

E siamo arrivati al 14 agosto! Come ogni 14 del mese, dedicato all’appuntamento che ormai conosciamo e che porta il nome di Carnevale della Matematica!

Questo mese ospitato nientemeno che dal fondatore di questo evento ormai storico ospitato sui blog di tutta Italia: .mau. ! Da lui scoprirete che il 16 è un numero realmente speciale, e non solo dal punto di vista matematico.

Nonostante il caldo estivo, il carnevale è, come ogni mese, sempre più ricco del solito, e con delle “new entry” che confermano la popolarità e l’interesse per questo appuntamento.
Continuano questo mese i contributi sempre di altissima qualità, e per fortuna abbiamo la complicità del mese di agosto per gustarci bene gli articoli presentati.

Di solito festeggio il carnevale a modo mio, con un elenco di avvenimenti che hanno fatto la storia della scienza e hanno reso speciale questo giorno. Ma stavolta, sarà per il caldo estivo, mi limito a uno solo, ricordato oggi anche da Google: si tratta del giorno della nascita dello scienziato Hans Christian Ørsted che noi tutti ricordiamo perché dimostrò che elettricità e magnetismo sono fenomeni collegati, un concetto alla base della teoria dell’elettromagnetismo.

Per questo motivo l’unità di misura del campo magnetico nel Sistema CGS fu chiamata “Oersted” in suo onore.

Ma c’è qualcosa che stride: perché in realtà fu un italiano, l’avvocato Gian Domenico Romagnosi, che scoprì ben 18 anni prima di Ørsted la stessa proprietà. Romagnosi inviò una relazione all’Accademia delle Scienze di Parigi ma fu bellamente ignorato!

Senza nulla togliere al genio del grande “Ørsted”, che peraltro riconobbe i meriti dell’italiano, ma sembra di rivivere la sorte di un altro italiano che venne scippato della sua scoperta: Antonio Meucci (qui da noi ricordato), che inventò il telefono 20 anni prima dell’americano Bell. Ma c’è chi addirittura parla di un valdostano, Innocenzo Manzetti, che sembra precedette anche Meucci.

Insomma, consoliamoci con il nostro carnevale… e a proposito! Ricordo che il 14 settembre la nuova edizione del Carnevale sarà proprio qui, su Gravità Zero, e se volete contribuire basta che ci segnaliate i vostri contributi alla email redazione@gravita-zero.org.

Se invece volete ospitare il Carnevale potete scrivere a .mau. o passare sul blog matematti a mettere il vostro nome; questo blog è anche aperto a chi voglia scrivere di matematica ma non voglia avere un blog apposta, basta chiedere a .mau. l’accesso.

Buona matematica a tutti!

fonte: www.gravita-zero.org » Vai al post originale

Ago 15

Come scrive Gabriele Persi: “Per portare la ricerca sul mercato, servono bravi ricercatori, laboratori attrezzati e legami internazionali. Ma non basta: per vincere, bisogna avere alle spalle un sistema adeguato: passare dalla ricerca al mercato richiede infatti uno sforzo 10 o 100 volte più grande in termini economici e di persone. Trieste è sulla buona strada!In anteprima web il video integrale, appena pubblicato, del servizio di Superquark sulle tecnologie di AREA Science Park e sull’eccellenza del “sistema della ricerca triestino”.

fonte: www.gravita-zero.org » Vai al post originale

Ago 15


MILANO

Cari milanesi: siete in una città deserta, felici al pensiero di poter passeggiare liberamente per le vie del centro senza il pericolo di essere investiti da un’auto?

Sapete già come occupare il tempo il giorno di Ferragosto?

Ce lo spiega l’infaticabile Paolo Amoroso sul suo sempre aggiornatissimo Blog “Avventure planetarie“.

Ci sarà infatti un’apertura straordinaria del Museo Astronomico - Orto Botanico di Brera a Milano in occasione della Festa per Brera. Una giornata di iniziative per il bicentenario dell’apertura al pubblico della Pinacoteca di Brera.

Paolo Amoroso si occuperà di una serie di visite guidate al museo astronomico fra le 10:00 e le 18:00. Che aspettate a prenotarvi? :-)

TORINO

Se invece siete, come me, felici di rimanere nei paraggi di Torino senza lo stress del traffico del resto dell’anno, potete approfittare dell’iniziativa PORTE APERTE A FERRAGOSTO: molti musei concedono l’ingresso gratuito o ridotto e organizzano attività originali.

Tra tutti consiglio il Museo Regionale di Scienze Naturali, che presenta la mostra temporanea LA SCIMMIA NUDA, STORIA NATURALE DELL’UMANITA’, e per chi non lo avesse ancora visitato il MUSEO DELLA FRUTTA, unico nel suo genere.

fonte: www.gravita-zero.org » Vai al post originale

Ago 15

Il picco annunciato delle Perseidi (popolarmente dette “Lacrime di San Lorenzo” o “stelle cadenti”) si è verificato nella notte. A proposito, avete assistito tutti allo spettacolo notturno?

Ma il picco lo abbiamo osservato anche sul nostro blog: la maggioranza degli utenti ha cercato la parola “perseidi” il giorno 12 agosto. Segno che gli eventi astronomici godono sempre del massimo interesse e curiosità tra il pubblico.

Ieri dunque c’è un stato un boom di visitatori che cercando su Google la parola “perseidi” ha trovato la nostra pagina ad accoglierli con alcune informazioni di tipo divulgativo.

Un picco di migliaia di visitatori al blog c’era stato anche nel settembre scorso, quando (vi ricorderete) la stampa parlò spesso impropriamente e erroneamente dell’LCH, l’acceleratore di particelle del CERN che quest’anno dovrebbe riprendere i lavori dopo l’interruzione dovuta a un guasto dell’impianto.

Gli italiani spesso vanno alla ricerca di informazioni sulla rete per ovviare alle imprecisioni di certa stampa.

fonte: www.gravita-zero.org » Vai al post originale

Ago 13

È PROPRIO ESTATE…

fonte: antoniodini.blogspot.com » Vai al post originale

Ago 13

HO COMPRATO UNA bici. Ne riparleremo più avanti. Com’era però evidente a chi mi conosce, non potevo semplicemente andare e comprarla. Ci ho pensato tre anni, ho parlato con alcune centinaia di persone, ho fissato intensamente, nei momenti più diversi, ciclisti fermi al semaforo o che transitavano per le strade o che si ristoravano ai tavolini di un bar, tenendo d’occhio il loro velocipede, ho persino cercato spezzoni di vecchi film (tra tutti: Butch Cassidy and the Sundance Kid del 1969) e ovviamente letto libri. Morale: alla fine mi sono convinto e l’ho comprata.

Tra le varie cose che mi hanno affascinato c’è stata la recente rivoluzione - a quanto pare innescata dai francesi - con il bike sharing di Parigi, che sta cavalcando il pianeta. Milano si è adeguata, altre città seguono sulla crosta terrestre, la crisi e l’ambiente invogliano a risvegliare la coscienza ambientale che sanamente pedala. E tutti ovviamente criticano le locali amministrazioni cittadine e si pongono problemi sul perché altrove funzioni meglio che da loro. Qualsiasi sia la città.

Per dire, se lo chiedono a Seattle, anche in queste ore. E ne parla anche Marc Augé nel suo Eloge de la bicyclette dell’anno scorso, che da noi è stato tradotto (ottimamente da Valentina Parlato) da Bollati Boringhieri filologicamente come Il bello della bicicletta.

È un libro piacevole anche se limitato dallo spirito di superiorità francese e della loro autoreferenzialità culturale, che è impressionante. Ci sono fin troppe carinerie verso il lettore di una certa generazione e molte tentate bellurie, sulla falsariga di quelle nelle mitologie del maestro del genere, cioè Roland Barthes.

Il libro è comunque gradevole, breve e con una bella e fresca veste grafica, curata dalla brava Annalisa Gatto. L’anonimo redattore che ha scritto la quarta di copertina, invece, porta le aspettative un po’ più in là di quanto non dovrebbe.

Money Quote: Nel 1948 esce nelle sale “Ladri di biciclette” di Vittorio de Sica. Passerà appena un anno e Fausto Coppi, trionfatore in sella alla sua Bianchi di Giro d’Italia e Tour de France, diventerà l’eroe dell’epopea moderna celebrato da Roland Barthes. Ed è proprio nel clima di devastazione e speranza, di distruzione e rinascita dell’immediato dopoguerra che si impone il mito contemporaneo della bicicletta, un mito oggi forse maturo per trasformarsi in utopia ecologista e democratica. Augé analizza lucidamente il “nuovo umanesimo dei ciclisti”, che annulla le differenze di classe, induce all’uguaglianza, riconduce l’esistenza nelle nostre città a tempi e ritmi più sostenibili, trasforma le vie urbane in spazi da scoprire con la cadenza regolare della pedalata e riapre così le porte, in ultima analisi, al sogno e all’avvenire.

fonte: antoniodini.blogspot.com » Vai al post originale

Ago 13

POTETE CONSIDERARLO UN film debole, perché Knowing (da noi si chiamerà Segnali dal futuro ed esce il 4 settembre) sembra scritto dagli allievi della scuola di Dan Brown, in cerca della “maniera” giusta. Storia intricata e che salta continuamente da uno stile all’altro, rendendo la pellicola una via di mezzo tra un film catastrofista qualsiasi (Dante’s Peak con Pierce Brosnan, ma su scala planetaria) e Incontri ravvicinati del terzo tipo, anche con qualche influenza horror.

Knowing però è ravvivato da Nicholas Cage (che è un bravo attore ma si è rotto le scatole anni fa e ha deciso di fare solo film per monetizzare la sua fama e pagarsi i conti della palestra) in buona forma e capace di dare alcune emozioni. Belli anche gli effetti speciali, ma solo alla fine.

fonte: antoniodini.blogspot.com » Vai al post originale

Ago 13

A COSA SERVONO i libri? Una volta una donna mi ha detto che sono già vecchi non appena vengono stampati. Intendeva fare una critica figlia della contemporaneità, in realtà stava ribadendo solo l’ovvio degli ultimi trecento anni. Certo che sono già vecchi: c’è la vita palpitante là fuori, vuoi che un libro il cui germe risale a mesi, anni, secoli prima non sia già muffa quando finalmente arriva nelle mani del lettore?

Un libro, invece, può servire a gente come questa donna per evitarle di sporgersi al di là delle sue possibilità, si potrebbe osservare partendo da questo ragionamento sulla perduta arte della lettura.

Money Quote: “After September 11,” Mona Simpson wrote as part of a 2001 LA Weekly round-table on reading during wartime, “I didn’t read books for the news. Books, by their nature, are never new enough.” By this, Simpson doesn’t mean she stopped reading; instead, at a moment when it felt as if time was on fast forward, she relied on books to pull back from the onslaught, to distance herself from the present as a way of reconnecting with a more elemental sense of who we are.

La brillante carriera della persona in questione è dimostrazione di quanto oggi all’intelligenza predatrice si accompagni soprattutto la capacità proiettiva della forza di volontà: morte agli stoici e benvenuto a Nietzsche. Basta convincere se stessi e gli altri che “io posso”, e alla fine posso davvero. Ophra ne è il profeta.

Una parte del problema è la frammentazione di idee e di informazioni nella vita di oggi. Con un certo stile ondivago, l’argomento è trattato anche qui, con la scusa di recensire Rapt di Winifred Gallagher.

Money Quote: To preserve my own mind from electronic takeover, I spend an hour alone each afternoon, without a computer or phone, in a local coffee shop, and I ask my assistant to forward messages from my public email address only near the end of each day.

I’ve noticed that I prefer long plane rides to shorter ones, thanks to the extra time for uninterrupted thinking or reading. A University of Michigan research team led by Marc Berman recently observed that students who took an hour-long walk in the serenity of the Ann Arbor Arboretum, rather than through downtown Ann Arbor, showed an increased capacity for attention.

fonte: antoniodini.blogspot.com » Vai al post originale

Ago 13

Secondo la tradizione la notte di San Lorenzo (10 agosto) è la notte delle stelle cadenti, durante la quale è possibile osservare il maggior numero di Perseidi. La scienza, ed in particolare…

Per gli articoli completi visita il blog CINEMAeVIAGGI.

fonte: amosgitai.blogspot.com » Vai al post originale

Ago 13

Abbiamo sempre e solo da imparare, noi italiani, dalla BBC su come si realizzano seri documentari (non ci credete? Confrontate il sito BBC con quello che la Rai, purtroppo, spaccia per divulgazione scientifica). La BBC è una autentica istituzione e questo documentario di prossima uscita lo dimostra. James May, il conduttore, vola su un aereo-spia U-2 a 21 chilometri di quota: il doppio delle quote degli aerei di linea e ancora più in alto di quanto volasse il Concorde. Sopra di loro ci sono soltanto gli astronauti della Stazione Spaziale Internazionale. In effetti è quasi come stare nello spazio, e lo si vede sia dalle tute, sia dalla vista che si gode dai finestrini. Questo sì che è fare documentari.

Ringraziamo per la segnalazione: il blog di Paolo Attivissimo

fonte: www.gravita-zero.org » Vai al post originale

Ago 13

La tradizione popolare chiama con nomi diversi lo stesso fenomeno: stelle cadenti, Lacrime di San Lorenzo. Lo spettacolo più suggestivo delle notti estive (lo sciame di meteore che si infrange nell’atmosfera della terra ogni anno in concomitanza con l’anniversario della morte di San Lorenzo) in realtà comincia già prima della notte tra il 10 e l’11 agosto e si estende fino a qualche giorno dopo, all’incirca fino al 20 agosto.

Dunque chi si è dimenticato questa notte di volgere il naso all’insù non si è perso nulla: è infatti il 12 agosto il giorno in cui il fenomeno raggiunge il suo picco di intensità. Per effetto della precessione degli equinozi si è infatti spostato nel corso dei secoli di circa due giorni in avanti.

Come spiega in maniera molto accurata Annarita Ruberto sul suo Blog “Scientificando”, su cui troverete altre interessanti informazioni a riguardo.

Siamo fortunati anche per le condizioni atmosferiche: nella notte del 12 agosto il cielo si prevede sgombro da nubi in quasi tutta Italia, tranne nell’arco alpino.
Peccato solo per la luna che, entrata da poco in fase decrescente, con la sua brillantezza diminuirà un poco la possibilità di scorgere le luci più deboli.

Ma cosa sono esattamente queste “stelle cadenti”?

Fu proprio un italiano a scoprirlo: l’astronomo Giovanni Virginio Schiaparelli che nel 1866, a seguito del passaggio al perielio della cometa del 1862, scoprì il legame tra gli sciami meteorici e le comete, in particolare nel caso delle Perseidi del 12 agosto con la cometa Swift-Tuttle.

Quelle che vediamo noi durante le notti di agosto sono appunto meteore, particelle di polvere o piccoli frammenti di comete o asteroidi tipicamente grandi come granelli di sabbia che si incendiano entrando nell’atmosfera, diventando così molto luminose.
Lo sciame meteorico delle Perseidi non è l’unico: praticamente la Terra viene investita da sciami durante tutto l’arco dell’anno: qui potete vedere l’elenco completo.

Un consiglio: per osservare gli sciami meteorici non è necessario avere binocoli o telescopi. E’ sufficiente l’occhio nudo. Allontanatevi dalle luci della città se volete avere più possibilità di scorgere qualcuna di queste meteore. L’occhio impiega diversi minuti per abituarsi all’oscurità, dunque è necessario attendere 10-15 minuti al buio prima di essere sicuri di scorgere qualcosa.

fonte: www.gravita-zero.org » Vai al post originale

Ago 11

FEDERICO RAMPINI STA (ri)scoprendo l’America e non passa giorno da che è andato a vivere a New York che ci propina storie come neanche un deskista dell’Ansa quando deve infiocchettare AP e Reuters. Nella fattispecie, riscopre la versione feuilletton della ripartenza del Seattle Times, che “sta andando a gonfie vele”, ereditando i lettori del Post appena chiuso nella versione cartacea. Proprio come Alitalia, che negli ultimi 15 anni fece un unico esercizio in nero quando incassò la penale da Klm per la mancata fusione; fusione che gli olandesi temevano più del miliardo di multa.

E meno male che è un giornalista economico.

Intanto, Riccardo Staglianò abbocca alla retorica da gran capo dei nerd e gran lavoratore di Bill Gates, roba da documentario Luce con il duce che miete il grano, e si perde quel mondo meraviglioso che sono i commenti al suo blog.

Money Quote 1: Giuseppe Auletta scrive: Tutta la mia ammirazione!!!! Credo che siamo di fronte ad uno degli uomini più importanti della storia dell’umanità.

Money Quote 2: Alessandro scrive: Il mio non è un commento sulla settimana intelligente di Bill Gates ma su alcuni commenti quali quelli di linux, Domenico, Fabio: la presunzione è una caratterisitca del mondo informatico e dei nostri tempi!! … Si possono fare tutte le critiche che si vuole verso Gates, ma non ascoltare la voce di un uomo che ha indiscutibilmente dato una svolta al mondo informatico vuol dire veramente mancare completamente di umiltà! Un consiglio: prima di parlare sarebbe il caso di informarsi e di leggere perchè di innovazione microsoft ne ha fatto e no continua a fare!

Money Quote 3: Francesco scrive: Leggo molta ipocrisia in alcuni commenti, e magari anche un pò di invidia.
Bill Gates è stato, e sarà ricordato, come l’uomo che ha ficcato un computer in ogni casa.
Criticatelo quanto volete, io non vi sto dicendo che windows sia il miglior sistema operativo (uso vista sp2, mi ci trovo benissimo, e posso assicurarvi che con il computer ci faccio davvero di tutto), posso solo dirvi che è quello più diffuso del mondo e me ne faccio una ragione.
Steve Jobs durante questo periodo di crisi vende computer che costano più o meno quanto una moto di bassa cilindrata. Bella come intuizione..
Anche se mac osx fosse migliore di windows vista, e vi assicuro che non lo è (il mio migliore amico lo usa, e lo uso anche io a volte), posso solo dire che vendere una macchina che fa conti a prezzi del genere è poco meno che un furto.
Windows funziona, fa quello che deve fare, e per il 99,99% delle persone è più che sufficente.
Ringraziamo Bill, che è riuscito a elaborare idee, anche non sue, e far venire un buon prodotto, essenziale ed economico.

Intanto, se volete un’ipotesi di notizia, John C. Dvorak, un partigiano pro-Windows da far paura al marketing di Microsoft stessa, sta dubitando del futuro. Io se avessi azioni MS mi preoccuperei…

Money Quote 4: Microsoft has a problem—the whole industry has a problem. Everyone needs Windows 7 to be a huge success. In the past week, even Intel has been bemoaning the fact that nobody is upgrading machines like they used to. Mossberg doesn’t really hammer Microsoft for the underlying fly-in-the-ointment that Microsoft needs to remove, but only hammers the company for the symptoms. The real problem is the idiotic Windows Registry and the architecture developed around the idea.

fonte: antoniodini.blogspot.com » Vai al post originale

Ago 11

DARIO DI VICO ha scoperto la globalizzazione. In Cina non fanno (solo) magliette e pantaloncini, ma anche ricerca scientifica e apparecchi ad alto valore aggiunto. E Nokia Siemens Networks si prepara a chiudere i centri di ricerca lombardi di Cinisello Balsamo e Cassina de’ Pecchi.

Da notare che i nostri geniali ricercatori, gente che studia all’estero parla le lingue e ha la forma mentis dello scienziato che studia in maniera razionale i problemi e le strategie, sono incazzati perché si sentono colti alla sprovvista dalla possibile chiusura e dal loro conseguente licenziamento, ergo manifestano.

Nessuno gli aveva detto per tempo che la torcia della scienza, delle loro carriere integralmente spese a studiare e lavorare su un unico settorialissimo particulare, se n’è andata in India e in Cina? E che loro, anziché migliorare l’algoritmo di compressione del dato, come fino ad alcuni anni fa si faceva nei super-laboratori della Silicon Valley, adesso dovrebbero immaginarsi la prossima piattaforma iPhone e la prossima strategia iTunes store, il prossimo Google e il prossimo Android? Ma loro, al netto dell’algoritmo di compressione del dato, quali competenze hanno per restare a lavorare in Italia, oggi come facevano ieri?

Money Quote: La novità, tragica per noi italiani, è che finora discorsi come questi riguardavano il settore manifatturiero, le fabbriche tessili o chimiche. Ad emigrare verso Est erano posti di lavoro «poveri» e prodotti largamente copiabili, oggi la Cina invece comincia ad attrarre la ricerca e se ne vanno posti di lavoro pregiati che non torneranno più a disposizione dei laureati dei nostri Politecnici.

Peraltro, solo a Di Vico e pochi altri questi paiono essere “posti di lavoro pregiati” e però contemporaneamente più economici laggiù in Asia, senza avvertire nessuna contraddizione logica.

Money Quote: «Anche in questo campo — dicono i ricercatori di Cinisello — la qualità si è standardizzata. Le università cinesi sono buone quanto le nostre e a questo punto la competizione si gioca solo sui costi. Uno di noi a Milano costa all’azienda all’incirca 45 euro l’ora, in Cina la metà». .

Delle due, l’una: o ’sti posti di lavoro sono davvero pregiati e la differenza drammatica di qualità emergerà in maniera plateale, riportando dirigenti delle grandi multinazionali con il capo cosparso di cenere sui loro passi a chiedere umilmente ai brillanti ricercatori di ritornare a lavorare a Cassina de’ Pecchi, oppure al buon artigiano italiano fottuto dall’altrettanto bravo artigiano di Mumbay o Pechino, adesso si è aggiunto il buon ricercatore italiano fottuto dall’altrettanto bravo ricercatore indiano e cinese. Fottuto a prezzi di saldo, ovviamente.

Ma allora, non era meglio fare tutti i ragionieri e computare le dichiarazioni dei redditi dei commercianti e dei ristoratori locali?

fonte: antoniodini.blogspot.com » Vai al post originale

Ago 11

AFFASCINATO COME SEMPRE soprattutto dalla mia ignoranza, mi sono messo a leggere Sneaker Wars, comprato negli Usa alcuni mesi fa e iniziato poco prima di partire per il Brasile. Da circa dieci giorni, quando l’ho cioè finito, l’ho poggiato sul tavolo e mi sono messo a pensare.

Di solito, pensando tendo a fare altro (per questo ci metto tanto e mi vengono fuori idee poco originali, temo), comunque sono arrivato a quanto segue. È un libro interessante. Scritto da una giornalista olandese che vive in Germania, scava la storia di due fratelli e delle aziende che hanno fondato prima della seconda guerra mondiale: Adi (Adolf) e Rudi (Rudolf) Dassler, entrambi figlio di un piccolo imprenditore e diventati Adidas l’uno e Puma l’altro.

Ci sono tante cose: la storia di queste aziende e dei loro fondatori durante la guerra, con tutte le “complicazioni” che il nazismo comportava, la lotta fratricida che ha quasi messo in ginocchio le due imprese, l’esplosione di Adidas, diventata la “mamma” del moderno sport multimiliardario, i peccati di orgoglio, i grandi sbagli, le enormi sottovalutazioni (l’esordiente Nike che negli anni ottanta si inventa il mercato della corsa e conquista gli Usa) e giganteschi sommovimenti del costume.

Il difetto del libro è l’eccesso di dettaglio, le ricostruzioni infinite di piccoli passetti che non hanno mai, dico mai il respiro del “romanzo”: non c’è visione, ma c’è tanta dedizione e fatica. Nel più puro spirito delle biografie dei grandi uomini, genere amatissimo negli Usa e nel nord dell’Europa (chissà perché). L’autrice, Barbara Smit, cede all’idea che si debbano riportare solo i fatti, nudi e crudi, e questo fa dopo aver svolto il suo compito di ricerca per cinque anni. Il lavoro è faticoso da leggere, a tratti, ma unico e molto ricco e ben fatto.

Lo consiglio anche perché dalle nostre parti quelle storie di sport e di moda non sono molto raccontate. Eppure, segnano uno dei grandi cambiamenti della società occidentale nel dopoguerra. E seguono questa strada dei grandi dualismi (Adidas contro Puma, Adidas contro Nike, Apple contro Microsoft) che tanto poco vogliono dire nella logica degli affari ma tanto funzionano quando si comunica e quando si mobilitano i consumatori. Ne ho lette anche altre, nel frattempo: poi ne parliamo.

Sneaker Wars: The Enemy Brothers Who Founded Adidas and Puma and the Family Feud That Forever Changed the Business of Sports by: Barbara Smit. Published in 2009 by Harper Perennial. Paperback, 400 pages.

fonte: antoniodini.blogspot.com » Vai al post originale

Ago 11

ARRIVA DOONESBURY DI Garry B. Trudeau, come ogni domenica.

fonte: antoniodini.blogspot.com » Vai al post originale

Ago 11

Titolo originale: Godsend
Nazione: Canada, USA
Anno: 2004
Genere: thriller
Durata: 1h42m
Regia: Nick Hamm
Sceneggiatura: Mark Bomback
Fotografia: Kramer Morgenthau
Musiche: Brian Tyler
Cast: Greg…

Per gli articoli completi visita il blog CINEMAeVIAGGI.

fonte: amosgitai.blogspot.com » Vai al post originale

Ago 11

Titolo originale: Knowing
Nazione: Gran Bretagna, USA
Anno: 2009
Genere: fantascienza
Durata: 2h01m
Regia: Alex Proyas
Sceneggiatura: Ryne Douglas Pearson, Juliet Snowden, Stiles White
Fotografia:…

Per gli articoli completi visita il blog CINEMAeVIAGGI.

fonte: amosgitai.blogspot.com » Vai al post originale

Ago 11

La notte di Ferragosto sarà una notte particolare per tutti gli abitanti ed i turisti di Livigno. Il 15 agosto il famoso centro turistico della provincia di Sondrio a 1816 m. s.l.m. ritornerà nel…

Per gli articoli completi visita il blog CINEMAeVIAGGI.

fonte: amosgitai.blogspot.com » Vai al post originale

Ago 11

DOMANDA

Il nostro Sole esercita una determinata forza di attrazione sulla Terra che mantiene un’orbita stabile intorno ad esso.
Considerando che Giove è molto più lontano e ha una massa molto superiore alla Terra credo che il Sole - per mantenere Giove in una orbita stabile - debba esercitare una forza altrettanto maggiore.
Perché allora la Terra, che si trova più vicina al Sole di Giove, non è influenzata da questa attrazione maggiore necessaria per Giove e non è “risucchiata”? Stessa considerazione per Plutone che è molto più lontano di Giove e cinque volte più piccolo della Terra: che forza gravitazionale enorme sarà necessaria per tenere Plutone in orbita stabile e perché questa forza maggiore non influenza la Terra?

Vinicio Del Pinto

RISPOSTA

Ogni oggetto nell’universo attrae ogni altro oggetto con una forza che è, per i due corpi, proporzionale alla massa di ciascuno e varia inversamente al quadrato della distanza che li separa.
Questo enunciato può essere matematicamente espresso dall’equazione:
Si tratta della legge di gravitazione universale che Isaac Newton enunciò nei suoi Philosophiae Naturalis Principia Mathematica del 1687.

G è una costante universale (non cambia mai).
E, nel nostro caso:
m1= massa del Sole
m2= massa del pianeta
r= distanza pianeta-Sole

Questo formula afferma un fatto: che la forza di gravità è proporzionale alla massa (pensiamo ad esempio a quanto sia più difficile trattenere al guinzaglio un cane di grossa taglia rispetto a un barboncino).
Quindi due oggetti, uno di “taglia” più pesante e uno “leggero” che girano attorno a un oggetto più grande sulla stessa circonferenza e alla stessa velocità a causa della gravità staranno insieme sulla stessa orbita perché il ruotare richiede una forza che è maggiore per una massa maggiore. Cioè la gravità per una data massa è più forte proprio nell’esatta proporzione, per cui i due oggetti procederanno insieme.

Tuttavia dobbiamo anche ricordare che la legge di gravitazione di Newton non è corretta! Essa fu modificata da Einstein per tenere conto della teoria della relatività. Ad esempio la teoria di Newton non prevede correttamente la precessione del perielio dell’orbita del pianeta Mercurio, dando un risultato in disaccordo con le osservazioni di alcune decine di secondi d’arco al secolo.
Nella teoria di Einstein, la gravità non è una forza come tutte le altre, ma è la proprietà della materia di deformare lo spazio-tempo.

Non dobbiamo pensare che queste teorie siano lontane dalla nostra realtà quotidiana. Quando accendiamo il nostro GPS satellitare per misurare la nostra posizione su una strada, il sistema tiene conto dell’effetto relativistico e corregge la misura. Una misura che si traduce in millionesimi di secondo di differenza ma che ha un effetto notevole sulla misura che il GPS offre: un errore di quel genere si tradurrebbe in un errore di guida sull’ordine di un Km al giorno.

Infine, dobbiamo anche constatare che finora abbiamo definito come si comporta la forza di gravità ma non abbiamo detto nulla sulla “natura” di tale forza. Tutto quello che abbiamo fatto è descrivere come un pianeta ruoti attorno al Sole, ma non abbiamo detto nulla su che cosa lo fa girare. D’altra parte potrebbe anche essere possibile che la legge di Newton, modificata dalla legge di Einstein, possa essere modificata ulteriormente per essere coerente con il principio di indeterminazione. Per ora una unificazione delle forze fondamentali non è stata possibile e le ricerche sono tuttora aperte.

Nonostante queste considerazioni finali, la formula di gravitazione universale di Newton permette di descrivere con accuratezza la grande maggioranza dei fenomeni gravitazionali nel Sistema Solare.

Potete inviarci le vostre domande a: redazione@gravita-zero.org
.

fonte: www.gravita-zero.org » Vai al post originale

Ago 11

Recentemente mi è stato proposto un vecchio giochino matematico. Si tratta di prendere i numeri da 1 a 9, così come sono disposti nella maggior parte delle calcolatrici, ed effettuare delle somme, scoprendo che il risultato che si ottiene è sempre 1110. “Prova e vedrai che è così” mi è stato detto. Tuttavia, è evidente che provare non aggiunge nulla di nuovo alla matematica, occorre piuttosto capire in modo rigoroso quali combinazioni di numeri – sommati insieme – danno 1110, e soprattutto perché. In questa maniera si può scoprire se – eventualmente – altri numeri, diversamente disposti, sommati insieme danno ancora 1110.

Ma procediamo con ordine: innanzitutto presentiamo il “quadrato” dei dati di partenza:
7 8 9
4 5 6
1 2 3

Occorre sommare terne di numeri, considerando sempre la prima in un senso e la seconda nel senso opposto. Le somme funzionano soltanto sulle colonne esterne verticali, su quelle esterne orizzontali ed anche sulla diagonale principale e su quella secondaria. Proviamo:
- in verticale abbiamo 741 + 369 = 1110;
- in orizzontale 789 + 321 = 1110;
- sulla diagonale principale (rispetto a se stessa invertita) 753 + 357 = 1110;
- sulla diagonale secondaria (rispetto a se stessa invertita) 951 + 159 = 1110.

Qual è il trucco ? Se consideriamo i singoli numeri di ogni terna e li sommiamo con i singoli numeri della terna associata, otteniamo sempre 10. Infatti, per la prima coppia di terne (e analogamente per tutte le altre) si ha 7+3 = 4+6 = 1+9 = 10.
Trovata questa caratteristica comune a tutte le somme, possiamo sfruttarla per impostare e risolvere un sistema di equazioni vettoriali. Dobbiamo ricorrere ai vettori (ma non spaventatevi: si tratta di semplici colonne di numeri) perché non possiamo considerare, ad esempio, 741, ma separatamente 7, poi 4 e poi 1. Ci interessano infatti i singoli numeri che formano le terne, e non le terne globalmente considerate, tanto è vero che la caratteristica comune (somma dei singoli numeri pari a 10) è posseduta dai singoli numeri. In questo senso i vettori ci danno una mano.

Cominciamo quindi impostando il sistema con i numeri, cioè con le 4 somme definite in precedenza. Per la prima somma (e in maniera analoga per tutte le altre) 741 + 369 diventa un gruppo di 3 righe: 7+3=10; 4+6=10; 1+9=10.
A questo punto assegniamo a ciascuno dei numeri da 1 a 9 una lettera (da “a” ad “i”), riscriviamo l’intero sistema in forma letterale ed eliminiamo le equazioni identiche oppure “matematicamente simili” (ad es. non c’è differenza fra i + a = 10 e a + i =10). Otterremo, in buona sostanza, le relazioni che devono essere rispettate fra i numeri, affinché la loro somma – nella “rappresentazione in forma di quadrato” – sia sempre pari a 1110.
Nel sistema letterale la prima coppia di terne (e analogamente tutte le altre) produce 3 equazioni:
g + c = 10
d + f = 10
a + i = 10
Una volta risolto il sistema si ottengono le seguenti equazioni:
g = 10 – c
e = 5
i = 10 – a
d = 10 – f
h = 10 – b

Come si può osservare dai risultati del sistema, posto che comunque occorre prendere il 5, è possibile scegliere arbitrariamente 4 numeri (cioè g, i, d, h) fra 1 e 9 (gli altri 4, cioè c, a, f, b si otterranno “automaticamente” dai 4 scelti, rispettando le relazioni output del sistema). Ciò implica che il sistema non ha una soluzione unica; d’altronde il numero di equazioni non è uguale al numero di incognite (si parte con 12 equazioni e 9 incognite).: in particolare, abbiamo ottenuto 4 parametri liberi (g, i, d, h). Ci si può chiedere quindi quanti possibili “quadrati” forniscono somme pari a 1110, ma prima proviamo a ricavare altri possibili quadrati, per spiegare cosa significhi assegnare numeri a parametri liberi e ricavarne altri dalle relazioni analitiche del sistema.

Ad esempio prendiamo:
e = 5 (abbiamo già detto che non possiamo farne a meno. In un certo senso è la nostra unica certezza: se in un quadrato manca il numero 5, non potremo mai ottenere le somme pari a 1110);
g = 2 (e quindi c = 8, poiché deve valere g = 10 – c);
i = 4 e quindi a = 6;
d = 3 e quindi f = 7;
h = 1 e quindi b = 9.
Disponiamo i risultati nel quadrato:
g h i
d e f
a b c
e otteniamo un nuovo quadrato:
2 1 4
3 5 7
6 9 8
nel quale verifichiamo le somme:
214 + 896 = 1110
236 + 874 = 1110
258 + 852 = 1110
456 + 654 = 1110.

Con ciò intendiamo dire che il gioco matematico in oggetto non produce somme pari a 1110 esclusivamente con il quadrato descritto all’inizio di questo articolo, ma con un certo numero di quadrati; come abbiamo già detto, è sufficiente scegliere 4 numeri ed impostare un quadrato nuovo di zecca. Dal momento che scegliamo gruppi di 4 numeri fra insiemi di 9 numeri, possiamo agevolmente calcolare quanti quadrati diversi sommano sempre a 1110. Si tratta di applicare la formula delle disposizioni, ovvero, ad esempio, in quanti modi possibili si possono combinare le lettere A, B, C in gruppi di 2 ? In 6 modi: AB, AC, BC, BA, CA, CB. Il 6 salta fuori dalla formula: n(n-1)(n-2)…….(n-k+1), dove n = 3 (lettere A, B, C) e k = 2 (gruppi di 2 elementi). In particolare, dato che n-k+1 = 3-2+1 = 2, occorre fermarsi a 2, ottenendo 3(3-1) = 6.
Nel caso dei nostri quadrati occorre fermarsi a 6 (= n-k+1 = 9-4+1), ottenendo 9(9-1)(9-2)(9-3) = 9 x 8 x 7 x 6 = 3024. Ecco, esistono 3024 quadrati diversi. E tutti sommano a 1110.

fonte: www.gravita-zero.org » Vai al post originale

Ago 11

ACM SIGGRAPH è l’associazione per la Computing Machinery (ACM), un gruppo di universitari che, all’interno del SIGGRAPH studia le applicazioni della Computer Graphics e delle Tecniche interattive avanzate. SIGGRAPH Technical Papers è il forum internazionale che ogni anno richiama i progetti di interazione virtuale più interessanti da tutto il mondo. Questo video mostra una anticipazione di quello che è stato presentato in questi giorni al SIGGRAPH 2009, che si è svolto dal 3 al 7 agosto a New Orleans (in Lousiana).

Nel corso dell’evento sono state presentate alcune nuove tecnologie olografiche che potranno essere utilizzate in un prossimo futuro.
Una ricerca statunitense ha mostrato possibilità di accedere a comunicazioni remote con ologrammi tridimensionali a prezzi alla portata di chiunque, mentre un’università giapponese ha presentato un prototipo di Wiimote che crea un sistema olografico con tanto di sensazioni tattili.

fonte: www.gravita-zero.org » Vai al post originale

Ago 11

Tempo fa avevo parlato dell’assurda nuova norma che prevede la perdita dei punti della patente automobilistica ai ciclisti che commettono infrazioni oltre alla normale multa.

Questa nuova nuova legge, entrata in vigore pochi giorni fa ha fatto la prima vittima, il malcapitato è stato un ciclista che svoltando a destra con il rosso ad un incrocio senza altri veicoli nei paraggi (una manovra addirittura consentita in alcuni paesi in quanto non crea alcun genere di pericolo alla circolazione) si è visto decurtare ben 6 punti dalla patente automobilistica oltre alla normale multa di 150 euro.

Riporto per intero l’articolo dell’eco di bergamo per farvi capire bene quanto accaduto:

Un uomo solo al comando. Di una classifica che a lui deve suonare beffarda: Fabrizio Segnini, imprenditore di 43 anni, è il primo ciclista in Bergamasca (e forse in Italia) a perdere punti della patente dell’auto per un’infrazione commessa in bici. La maglia rosa della sfortuna se l’è infatti guadagnata domenica pomeriggio 9 agosto, a meno di 48 ore dall’entrata in vigore del pacchetto di sicurezza che ha introdotto decurtazioni di punteggi anche per gli indisciplinati a pedali.

Sei punti spariti per essere passato col rosso davanti a una pattuglia della polizia stradale. Un gesto di sfida? Un polemico affronto dopo la marea di malumore che la nuova normativa ha creato tra il popolo della pedivella? Macché, Segnini non è di quegli esaltati che, specie la domenica mattina e preferibilmente in gruppo, trasformano le strade in tappe non autorizzate, con semafori bruciati, strisce pedonali ignorate e occupazione militare della carreggiata. L’imprenditore multato è, per sua stessa ammissione, solo un tipo un po’ sovrappeso che con la bici da corsa tenta di perdere chili.

Il rosso confessa infatti di averlo bypassato per non mettere il piede a terra, gesto che tra i cicloamatori deve essere vissuto come una mortificazione. «Ma no - ribatte Segnini -, è che se hai il cambio un po’ duro come il mio, cambiare da fermo comporta il rischio che ti salti la catena. E mica posso scendere dalla bici e mettermi ad aggiustarla a ogni semaforo». Il 43enne, titolare di una ditta di traslochi, ieri era uscito da casa sua, in via Valverde, intorno alle 17. «Volevo fare un po’ di movimento, mosso dalla mia coscienza dopo che a tavola avevo mangiato un po’ troppo - racconta al telefono -. Volevo approfittare del fatto che in città a quell’ora non c’era nessuno». Ma in centro il cicloamatore non c’è nemmeno arrivato: per lui la corsa s’è interrotta con un traguardo volante a poco più di un chilometro dalla partenza.

non è così rimasto altro che mostrare la patente e prendere atto che i poliziotti stavano compilando la perché in bicicletta può fare ciò che vuole, al massimo prende una sanzione pecuniaria. Certo che, a questa stregua, la maggior parte dei In via Baioni, all’altezza del campo sportivo Utili, s’è imbattuto nel semaforo rosso fonte dei suoi guai. «C’era una macchina della polizia stradale ferma - dice -, l’avevo vista, eccome. Le sono passato accanto, sulla destra, a passo d’uomo. Visto che a destra la strada è a fondo chiuso, ho svoltato costeggiando il marciapiede, sempre pianissimo, e attraversando la strada a fondo chiuso per poi immettermi di nuovo su via Baioni. È vero, il verde è scattato qualche attimo dopo; non contesto di essere passato col rosso, ma non andavo forte e non ho creato alcun pericolo alla circolazione, la strada in quel momento era deserta. Pensavo che i poliziotti avessero capito la situazione e fossero più tolleranti». Gli agenti lo hanno invece fermato pochi metri dopo: documenti, prego. «State scherzando o fate sul serio?», ha provato a chiedere prima di capire che era buona la seconda. All’imprenditorecontravvenzione: 150 euro e, novità, sei punti da decurtare. Fino alla mezzanotte di venerdì gli sarebbe toccata soltanto la multa, come a quell’esponente politico cittadino che nel 2006 i vigili avevano pescato a pedalare con il telefonino in mano. «Quando giro per lavoro capita di prenderne di multe: le ho sempre pagate - confida Segnini -. Ma questa mi sembra una presa per i fondelli. Primo, perché non ho creato pericoli alla circolazione; secondo, perché mi tolgono i punti della patente dell’auto per un’infrazione commessa in bici. E se non avessi avuto la patente, che cosa succedeva? Vuol dire che chi ne è privo è un privilegiatocicloamatori perderebbe la patente nel giro di dieci minuti e di tre semafori».

Per protesta il 43enne s’è rifiutato di firmare il verbale. «Mi brucia, davvero, è una presa in giro», fuma di rabbia. Era uscito per perdere qualche chilo, è tornato comunque alleggerito: nel portafogli e nel patrimonio dei punti-patente. La prima vittima a pedali di un pacchetto sicurezza che finora ha fatto rumore per ronde e clandestini: davvero c’è di che sentirsi beffati (anche se col rosso non si deve mai passare). Unica consolazione è che la moda viabilistica impone sempre più rotonde e sempre meno semafori. Coraggio Segnini, il futuro è dalla sua parte.

Qui potete vedere un intervista video a Fabrizio ed il famigerato incrocio.

Sono sicuro che questa norma porterà la gente ad usare meno la bicicletta con la conseguenza che l’inquinamento e la sicurezza stradale diminuirà in quanto più auto circolano al posto delle bici più sarà pericolosa la strada.

In ogni caso sono ottimista e penso che essendo un provvedimento incostituzionale riusciranno a far cancellare quest’assurda norma che crea una disparità tra coloro che hanno la patente che verranno puniti doppiamente e coloro che non ce l’hanno.

fonte: alessios4.blogspot.com » Vai al post originale

Ago 09

IL FUTURO DELLA televisione che è oggi? Video da guardare e commentare sul divano, con i contenuti condivisi dagli altri. E non solo. Tu intanto fai un loop come con delicious. E la televisione è dentro la cassapanca, perché la tecnologia è bella quando non si vede. Ci sono Report, Luciana Litizzetto, il piano Usa per il finanziamento delle banche in crisi, fibra ottica e una Daria Bignardi su Raidue perché con lei non si sbaglia mai il target. Il processore della Wii è quello che è, ma ci piace di più l’interfaccia. E poi siamo nella cucina, dove ci siamo persi il telecomando. Ah no, però non è alimentato. Il bello della diretta. Ma è un iPhone o un iPod touch? Siamo in cucina quando si raggiungono i fatidici tre minuti e mezzo e l’emozione s’interrompe.

Oh! Dio! Mio!

fonte: antoniodini.blogspot.com » Vai al post originale

Ago 09

VE LA RICORDATE l’Invicta e la Smemoranda? E il Ciao? E Candy Candy? E la penna Snappy? E TuttoCittà? Sono i resti di un’epoca che sembra appartenere a generazioni e generazioni perdute di dinosauri oramai scomparsi. Invece, erano gli anni Ottanta. Dove molti rimpiangevano gli anni Settanta e Sessanta. Altri si preparavano agli anni Novanta (qualsiasi cosa sia successo in quel decennio) e la maggioranza di noialtri ha scoperto il mondo e la vita.

Memorabilia da vedere e leggere soprattutto qui e poi anche qui e poi qui

Money Quote: Noi che non era Natale se alla tv non vedevamo la pubblicità della Coca Cola con l’albero.

Le indimenticabili (e pure un po’ inossidabili)

fonte: antoniodini.blogspot.com » Vai al post originale

Ago 09

Titolo originale: North country
Nazione: USA
Anno: 2005
Genere: drammatico
Durata: 2h06m
Regia: Niki Caro
Sceneggiatura: Michael Seitzman
Fotografia: Chris Menges
Musiche: Gustavo Santaolalla
Cast:…

Per gli articoli completi visita il blog CINEMAeVIAGGI.

fonte: amosgitai.blogspot.com » Vai al post originale

Ago 09

A soli 59 anni d’età, muore John Hughes, autore di alcune tra le più belle commedie americane degli anni ’80 e ’90. Michelle Bega, sua portavoce, ha dato la triste notizia. Hughes si trovava a New…

Per gli articoli completi visita il blog CINEMAeVIAGGI.

fonte: amosgitai.blogspot.com » Vai al post originale

Ago 09

Quello che vedete nella foto è stato uno dei più influenti matematici vissuti a cavallo tra il XIX secolo e il XX secolo: il suo nome è David Hilbert.

Oggi, anche se a fine giornata, ricordo quell’8 agosto di 109 anni fa (era il 1900) e il suo discorso al Congresso internazionale dei matematici tenutosi a Parigi nella prestigiosa Sorbona.

Forse non tutti conoscono l’importanza di quel discorso, che ha letteralmente anticipato una linea di pensiero e di ricerca nel settore della matematica (e di molte altre scienze) del XX secolo, anticipandone molto del suo cammino.

Dei 23 problemi allora irrisolti, che Hilber anticipò, due soli oggi restano ancora aperti: l‘ipotesi di Riemann e l’estensione del teorema di Kronecker a campi algebrici arbitrari.

Oggi Gianluigi Filippelli mi precede e descrive con estrema cura quella storica giornata sul suo blog “Science Backstage”. Vi consiglio di leggerla.

Chi, più materialmente, è portato a pensare che questi grandi problemi non portino benefici tangibili (oltre alla fama intendo) a chi li risolva, devo ricordare, oltre alla medaglia Fields (1 milione di dollari), al premio Abel (1 milione di dollari), il premio Wolf (100.000 dollari) anche il premio del Clay Mathematics Institute of Cambridge, Massachusetts (CMI) del valore di 7 milioni di dollari per chi risolve sette problemi (1 milione di dollari per ogni problema risolto).

Sono due i problemi di Hilbert oggi ancora irrisolti come abbiamo detto e uno di questi è riproposto dal “Millenium Prize”.

Uno dei problemi del Millenium Prize è stato risolto recentemente da Grigorij Jakovlevič Perel’man che, come è noto, ha però rifiutato sia la medaglia Fields sia il premio da 1 milione di dollari.

I premi sono offerti da un ricco uomo d’affari di Boston, Landon Clay, innamorato della matematica, il quale ha fondato, due anni fa, il Clay Mathematics Institute, un ente che intende promuovere e diffondere la cultura matematica. “Dove c’è matematica - dice Clay - c’è bellezza. Il fascino della matematica è universale e nessun paese ne può avere il monopolio”.

I sette problemi sono stati scelti da una commissione di matematici di cui faceva parte anche Andrew Wiles, il matematico di Princeton che recentemente è riuscito a dimostrare l’Ultimo Teorema di Fermat. “Siamo convinti - afferma Wiles - che la soluzione di questi problemi aprirebbe nuovi affascinanti spazi di indagine, mondi che oggi riusciamo appena ad immaginare”.

Gli organizzatori del “Millenium Prize“, così è stato battezzato il nuovo premio matematico, vorrebbero ripetere il successo dell’iniziativa proprio di David Hilbert. Problemi che hanno attirato, nel Novecento, le migliori menti matematiche e che ancora impegnano le migliori menti del nostro secolo nella loro soluzione.

fonte: www.gravita-zero.org » Vai al post originale

Ago 09

Why are girls still not attracted to ICT studies and careers?

E’ il tema della ricerca commissionata e pubblicata da Cisco a EUN Schoolnet per cercare i motivi della disparità di genere nel mondo ICT (Information & Communication Technology). E’ una ricerca che ha coinvolto studenti, genitori ed insegnanti italiani.

Ce lo segnala Womentech. Perché le ragazze non sono ancora attratte dalle carriere ICT? Il divario non è vicino alla fine, come si evince dallo studio pubblicato nel giugno 2009 che sottolinea come la maggior parte delle ragazze abbandonino tali studi dopo la secondaria superiore, soprattutto per opinioni stereotipate che presenterebbero tali settori come più adatti agli uomini. Per invertire la tendenza EUN chiede una più stretta cooperazione tra le agenzie formative e dei ministeri insieme con l’industria, e per meglio integrare le iniziative già esistenti.

Alla ricerca hanno preso parte Italia, Polonia, Regno Unito, Paesi Bassi, Francia

- Download the full white paper and study “Women and ICT. Why are girls still not attracted to ICT studies and careers?” by Agueda Gras-Velasquez, Alexa Joyce and Maïte Debry:
http://blog.eun.org/insightblog/upload/Women_and_ICT_FINAL.pdf

- Report “Women in IT. The European situation and the role of public-private partnerships in promoting greater participation of young women in technology” by M. Durando, P. Wastiau and A. Joyce:
http://resources.eun.org/insight/Science%20girls5.pdf

- e-Skills Career Portal:
http://eskills.eun.org

- Xplora:
www.xplora.org

- Xperimania:
www.xperimania.net

- CISCO:
www.cisco.com

- European Round Table of Industrialists
www.ert.be

- Women’s Forum
www.womens-forum.com


fonte: www.gravita-zero.org » Vai al post originale

Ago 07

A MARGINE DI Mad Man, la super-citata e super-premiata serie televisiva dedicata ai pubblicitari del 1960 - opera di certosina ricostruzione dell’ambiente, della psicologia e delle abitudini dell’epoca per catturarne lo spirito del tempo - ce n’è un’altra che vale la pena citare ma non premiare.

Non è andata bene, tanto che i tredici episodi della prima stagione la chiudono definitivamente, e questo a chi colleziona non può che far piacere perché così non si deve impazzire a seguirne un’altra, ma fa testo il materiale già accumulato. Si chiama Swingtown, è ambientata nell’estate del 1976 e da noi è stata passata un anno fa su Rai4 e adesso a tarda notte mi pare il lunedì su Raidue (ma per poco, perché siamo verso la fine).

L’idea è semplice: una famigliola dell’epoca un po’ ambiziosa e al tempo stesso un po’ perbenista, cioè Bruce e Susan Miller, cambia casa, lasciando i vicini e amici di sempre, Roger e Janet Thompson, e incontrandone di nuovi, Tom e Trina Decker. Mentre i Miller hanno due figli (di cui una adolescente) e i Thompson uno, i Decker vivono una “vita intensa” e non hanno prole.

In compenso, fanno gli scambisti: organizzano cioè feste e festicciole, compresi i party del jet set (i famosi key party dove gli uomini lasciano le chiavi della macchina all’entrata e all’uscita pescano le mogli, che si accompagneranno al maschietto di turno, la mattina dopo tutti amici come prima) che andavano di moda proprio in quegli anni di liberazione sessuale e di grande riflusso.

Attenzione, perché nonostante il tema scottante, la serie è prodotta per la Cbs, non per la tivù via cavo. Quindi, di sesso se ne parla in continuazione, ma non si vede neanche la caviglia (episodi della Casa nella prateria sono stati più espliciti visivamente). E questo è uno degli svantaggi che ha portato la serie ad arrendersi ad ascolti minimali. Dopotutto, abbiamo ampiamente goduto delle vedute di Californication et similia, in passato. In questi ambiti il pubblico non accetta mai di tornare indietro.

Un altro è stata la stanchezza dopo il quarto episodio, che però - a chiusura decretata - è scomparsa lasciando il posto a tre o quattro episodi finali all’altezza dei primi.

I punti forte della serie dicevo che sono due: il primo è senza dubbio la ricostruzione degli anni Settanta. Siamo nel campo della favola, e oltretutto recente, però viene bene, con gli oggetti e alcune delle abitudini dell’epoca. Comprese le auto, il design di un po’ di oggetti, le camice e le pettinature, i cocktail chiassosi e la piscina psichedelica con tanto di bar. Purtroppo l’approfondimento psicologico dei personaggi, quando vanno al di fuori del proprio ruolo (e soprattutto nella relazione adulti-figli) manca praticamente del tutto. Peccato, sono bei personaggi ma tragicamente bidimensionali, con una eccezione.

L’altro punto forte? Ovviamente Molly Parker. Di cui torno a parlare tra poco. Comunque, in questa serie è semplicemente clamorosa. Molto più di Lana Parrilla, a cui tocca in dote però un personaggio che riesce, nel tempo, a far decollare e rendere sorprendentemente tridimensionale. Insomma, da un lato un talento quasi ferino, a cui la Parker ci ha abituato, e dall’altro una inquietudine che si trasforma in una delicata costruzione psicologica. Se ci sono due motivi per cui guardare questa serie, alla fine, sono proprio questi,

fonte: antoniodini.blogspot.com » Vai al post originale

Ago 07

Per motivi di ordine e consequenzialità con il precedente post su Tico-tico, mi sono andato a vedere un film che mi mancava. Si tratta di Copacabana del 1947, con Carmen Miranda e Groucho Marx. È uno dei pochi film con il solo Groucho e senza gli altri fratelli Marx, uno dei pochi oltretutto che non possedevo, quindi di ulteriore valore per me.

La storia è divertente, l’energia nell’esecuzione di Tico-tico è notevole, e anche tutto il resto va più che bene. Tra le altre cose, Groucho è più “umano” qui, visto che usa baffi suoi e non fatti con la “cera da scarpe” come nei film con i suoi fratelli, anche se si concede un momento musicale “Go West, Young Man” ben realizzato e in cui si trucca come negli altri film.

Nel cast c’è anche, oltre a Marx e alla superstar con doppio ruolo Carmen Miranda, un discreto Steve Cochran, bell’attore di teatro e ricordato però più come donnaiolo (la lista delle sue conquiste è inquietante: Mae West, Jayne Mansfield, Barbara Payton, Joan Crawford, Sabrina, Merle Oberon, Kay Kendall, Virginia Lord, Ida Lupino e Mamie Van Doren, tra le altre). La sua morte, a 48 anni sul suo yacht con tre donne al largo del Guatemala, è entrata nella leggenda. Poi, ci sono l’ottima Gloria Jean (che a 83 anni è ancora ben arzilla!) e il giovane cantante Andy Russell, oltre a vari personaggi nella parte di se stessi, tra cui Abel Green, mitico direttore di Variety per quasi 40 anni.


Una cosa che non mi aspettavo: la recitazione di Carmen Miranda, che fa la parte della fidanzata di lungo corso di Groucho Marx. Giocosa, brillante e con la miglior interpretazione di “occhi saettanti” che abbia mai visto finora. Brava la portoghese! All’epoca di questo film, tra l’altro, aveva 38 anni e ballava come una ragazzina.

Money Quote:
Carmen Novarro (Carmen Miranda): Why are you always chasing women?
Lionel Q. Deveraux (Groucho Marx): I’ll tell you as soon as I catch one.

Nel fotogramma qui sotto, Groucho cerca di fregare (inutilmente) i sigari a una ragazza del night club “Copacabana”. Si tratta della moglie, l’attrice Kay Marvis. All’epoca del matrimonio, del 1945, Groucho aveva 54 anni e Kay 24. Si separarono nel 1951, dopo la nascita della figlia Melinda. Anche la terza moglie di Groucho, sposata nel 1954 e divorziata nel 1969, aveva una consistente differenza di età con il marito al momento delle nozze: 20 anni appena compiuti per Eden Hartford contro i 63 di Groucho (che ha tirato fino agli 86, nonostante i sigari, avendo l’unica sfortuna di morire tre giorni dopo Elvis Presley.

Money Quote: During the early 1950s, Groucho described his perfect woman: “Someone who looks like Marilyn Monroe and talks like George S. Kaufman.”

fonte: antoniodini.blogspot.com » Vai al post originale

Ago 07

Deredia in mostra a RomaJorge Jimenez Martinez, in arte Deredia (contrazione di “de Heredia”, sua città natale), uno dei più importanti artisti costaricani, è di casa a Roma con due mostre ed una serie di installazioni nei luoghi storici della città eterna. Il Palazzo delle Esposizioni ospiterà dal 23 giugno al 13 settembre i progetti architettonici, le sculture e opere in bronzo appartenenti al gruppo delle Genesi, che rappresentano il nucleo principale de “La Ruta de la Paz” (“La strada della pace”), un idea di Deredia che prevede il compimento di nove complessi scultorei situati in altrettanti paesi del continente americano: Canada, Stati Uniti, Messico, Costa Rica, Colombia, fino alla Terra del fuoco. Un strada ideale che lega popoli e tradizioni a partire dalle sfere precolombiane in pietra, costruite dagli indiani Boruca del Costa Rica circa 2000 anni fa. La sfera come trasformazione empirica della materia, il cerchio come ricerca incessante dell’uomo di se stesso, due elementi che individuano un pensiero indivisibile ed universale dell’esistenza, rievocando valori primordiali dell’uomo, una costante in tutto il continente americano in epoca pre-ispanica.
“La Ruta de la Paz” non è dunque solo una mostra, ma il compendio di un progetto fondamentale della carriera artistica di Deredia, che infatti si inserisce in un decorso spazio-temporale molto più vasto, che vede Roma come punto di passaggio ed un’occasione unica per conoscere la sua arte ed il suo pensiero.
Dal 23 giugno al 30 novembre 2009 la mostra “Deredia. La genesi e il simbolo” presenta tra l’Arco di Tito e la Curia del Senato otto grandi sculture. Presso i Fori Imperiali, lungo la Via Sacra, saranno installati 17 gruppi scultorei monumentali dell’artista costaricano. Anche altri importanti luoghi pubblici romani (l’area prospiciente il Colosseo, Piazza Barberini, Piazza di San Lorenzo in Lucina e il Parco della Musica) e e palazzi della città (nei cortili del Museo Nazionale Romano di Palazzo Altemps e di Palazzo Massimo) offriranno i propri spazi alle opere di Deredia.
Dopo aver frequentato l’Accademia di Belle Arti e l’Università di Costa Rica a San José, nel 1976 Deredia vince una borsa di studio del governo italiano riservata agli studenti stranieri, un periodo di sette mesi per apprendere le tecniche della lavorazione del marmo a Carrara. Si trasferisce in Italia assieme alla moglie Giselle dove ha l’opportunità di conoscere Firenza e Roma studiando le opere di Bernini, Brunelleschi e Michelangelo. La sua permanenza in Italia continua anche dopo aver frequentato la Scuola del Marmo di Carrara iniziando a produrre una serie di opere dalle quali affiora uno spiccato senso di malessere, rabbia ed ansia attraverso asfissianti figure urlanti amalgamando la sua origine culturale costaricana, in particolar modo precolombiana, con la cultura classica occidentale. In seguito frequenta la facoltà di architettura presso l’Università di Firenze accrescendo così la sua passione per il periodo rinascimentale. Ma il suo vero amore rimarrà l’arte precolombiana e quelle opere particolari ed oscure che accompagneranno la sua carriera artistica.
Nel 1999 il Vaticano gli attribuisce il premio “Beato Angelico” come riconoscimento dell’alta qualità mistica delle sue opere. In seguito a questo premio la Fabbrica di San Pietro gli affida la realizzazione della statua di San Marcellino Champagnat da includere in una nicchia del transetto di sinistra della basilica di San Pietro. La statua, un marmo bianco di Carrara, viene inaugurata nel settembre del 2000 alla presenza di papa Giovanni Paolo II.

Info
Mostra “La Ruta de la Paz”
Sede: Palazzo delle Esposizioni - Via Nazionale, 194 - Roma
Periodo: 23 giugno - 13 settembre 2009
Orari: 10.00-20.00 (tutti i giorni), 10.00-22-30 (venerdì e sabato), lunedì chiuso
Ingresso: €10,00 intero - €7,50 ridotto
Tel: 3405064505 (info)

Mostra “Deredia. La genesi e il simbolo”
Sede: Foro Romano, ingresso Largo della Salara Vecchia, 5/6 - Roma
Periodo: 23 giugno - 30 novembre 2009
Orari: 9.00-19.45 (tutti i giorni), lunedì chiuso
Ingresso: €9,00 intero - €7,50 ridotto
Tel: 3405064505 (info)
Note: biglietto gratuito per i cittadini della Unione Europea sotto i 18 e sopra i 65 anni.

Altre mostre:
Museo Nazionale Romano di Palazzo Altemps - Piazza di Sant’Apollinare, 46 - Roma
Orario: 9.00-19.45 (tutti i giorni), lunedì chiuso
Ingresso: €7,00 intero (valido anche per il Palazzo Massimo)
Note: biglietto gratuito per i cittadini della Unione Europea sotto i 18 e sopra i 65 anni.

Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo - Largo di Villa Peretti, 1 - Roma
Orario: 9.00-19.45 (tutti i giorni), lunedì chiuso
Ingresso: €7,00 intero (valido anche per il Palazzo Altemps)
Note: biglietto gratuito per i cittadini della Unione Europea sotto i 18 e sopra i 65 anni.

Kelkoo Viaggi: cerca i tuoi pacchetti vacanze
confrontando centinaia di siti di viaggio.
Risparmia online con last minute ed offerte vacanze!
by CINEMAeVIAGGI

fonte: amosgitai.blogspot.com » Vai al post originale

Ago 07

TodomondoChiunque provi a visitare il sito del tour operator Todomondo, nella bufera in questo ultimo periodo per aver rovinato le vacanze di centinaia, forse migliaia di italiani, si troverà la seguente scritta: ”Polizia di Stato. Sito sottoposto a sequestro”. In 400 si preparano adesso a firmare un esposto collettivo (la Class Action da tempo in uso negli Stati Uniti) preparato dagli avvocati Lara Pellegrini e Francesca Pinciroli in collaborazione con la “Casa del consumatore”, un’associazione per la tutela i diritti dei cittadini. Una denuncia i danni ai viaggiatori truffati da Todomondo che dovrebbe aiutare a configurare le responsabilità del tour operator. Da alcune verifiche sarebbero emersi anche alcune polizze assicurative false, premi a copertura dei rischi dei clienti mai versati alle compagnie. I danneggiati dovranno innanzitutto inviare una raccomandata con ricevuta di ritorno alla Todomondo (Largo Buffoni - Gallarate, Varese) attivandosi contestualmente presso il Fondo di garanzia.

Guadagna anche tu rispondendo a sondaggi online!
Fino a €5 per ogni sondaggio completato!
Prove dei pagamenti ricevuti!

Scarica l’ultima versione di eMule con i nuovi server
per trovare tutti i file che cerchi!
by CINEMAeVIAGGI

fonte: amosgitai.blogspot.com » Vai al post originale

Ago 07

Viaggi a rischio sequestro - Assicurazione obbligatoriaSe malgrado un viaggiatore non abbia intenzione di ascoltare i consigli della Farnesina e voglia comunque effettuare un viaggio nelle zone classificate a rischio rapimento sarà obbligatoria un’assicurazione. E’ quanto deciso dal Cosipar, il comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, presieduto da Francesco Rutelli. Il Comitato ha prospettato alcuni interventi per dissuadere i viaggi a rischio sequestro in modo da sgravare, in caso di inadempienza, lo Stato dalle spese di liberazione. Questo quanto dichiarato dal Cosipar: “La responsabilità dei singoli cittadini appare l’elemento decisivo su cui concentrare l’attenzione in sede preventiva. In effetti, pur senza tralasciare la necessità di intervenire per tutelare la vita dei nostri connazionali in ogni situazione, occorre dissuadere con strumenti più penetranti quei nostri connazionali che, per scegliere viaggi avventurosi e insicuri, mettono a rischio la propria incolumità e quella dei funzionari preposti alla sicurezza chiamati ad intervenire, determinando inoltre l’insorgere di situazioni critiche per lo Stato sul piano delle relazioni politico-diplomatiche e la necessità di fronteggiare, quanto meno, spese di ordine logistico a carico della collettività. L’assicurazione dovrebbe coprire le spese sostenute anche da organismi pubblici, in conseguenza dell’avvenuto sequestro e per le esigenze di intervento che ne derivano”.
Il ministro Frattini ha puntualizzato che non può essere limitata la libertà individuale dei cittadini ma è necessario che ciascuno sia persuaso a recarsi in determinate zone a rischio.

Kelkoo Viaggi: cerca i tuoi pacchetti vacanze
confrontando centinaia di siti di viaggio.
Risparmia online con last minute ed offerte vacanze!
by CINEMAeVIAGGI

fonte: amosgitai.blogspot.com » Vai al post originale

Ago 07

Locarno Film Festival 2009Dal 5 al 15 agosto si volge nella Piazza Grande di Locarno (Svizzera), il Festival del film di Locarno 2009, una delle manifestazioni cinematografiche più importanti d’Europa. Saranno 250 le proiezioni in programma con ampio spazio all’animazione giapponese. “Manga Impact” è infatti il titolo di una retrospettiva che presenta una serie di film, cortometraggi e serie televisive provenienti dall’estremo oriente. Omaggio ad importanti autori giapponesi, da Yoshiyuki Tomino, padre del robot Daitarn e Gundam, a Isao Takahata, fondatore con Hayao Miyazaki delli Studio Ghibli ed ideatore di Heidi ed Anna dai capelli rossi, personaggi tanto amati dai bambini di tutto il mondo.
Sebbene il cartellone del Festival di Locarno presenti in programma ben trenta pellicole italiane, nessuna sarà in concorso per il premio finale. Consola almeno il premio l’Excellence Award che riceve Toni Servillo per le sue ultime interpretazioni.
Diverse le serate a tema , in particolare si segnala il 10 agosto quella sul polacco Andrzej Wajda. Durante la serata viene proiettato in anteprima mondiale un documentario realizzato da quattro allievi della Andrzej Master School of Film Directing di Varsavia, che illustra il lavoro del regista sul set di Katyn, sua ultima fatica nella quale denuncia l’eccidio avvenuto nel 1940 di oltre 21 mila prigionieri di guerra e civili polacchi da parte dei sovietici che per decenni l’attribuirono ai nazisti.
Il Festival di Locarno si chiude il 15 agosto con la proiezione del documentario “The Two Horses of Genghis Khan”, dedicato al viaggio musicale della cantante mongola Urna. Il film è diretto dalla regista Byambasuren Davaa, nominata all’Oscar insieme al regista italiano Luigi Falorni per lo splendido documentario “La storia del cammello che piange”.

Kelkoo Viaggi: cerca i tuoi pacchetti vacanze
confrontando centinaia di siti di viaggio.
Risparmia online con last minute ed offerte vacanze!
by CINEMAeVIAGGI

fonte: amosgitai.blogspot.com » Vai al post originale

Ago 07

Non aprite quella portaTitolo originale: The Texas chainsaw massacre
Nazione: USA
Anno: 2003
Genere: horror
Durata: 1h33m
Regia: Marcus Nispel
Sceneggiatura: Scott Kosar
Fotografia: Daniel Pearl
Musiche: Steve Jablonsky
Cast: Jessica Biel, Eric Balfour, Erica Leerhsen, Jonathan Tucker, Mike Vogel, Andrew Bryniarski, R. Lee Ermey, Heather Kafka, David Dorfma, Lauren German, Kathy Lamkin, Terrence Evans, Marietta Marich,

Trama
Kemper ed Erin, la sua ragazza, stanno rientrando assieme ad un gruppo di amici dal Messico, per trascorrere qualche giorno di sballo ed acquistare droga. Adesso sono diretti a Dallas per assistere al concerto dei Linyrd Skynird, un famoso gruppo rock americano. Durante il tragitto si imbattono in una ragazza, che cammina al centro della strada, visibilmente sconvolta, terrorizzata e sporca di sangue. I ragazzi decidono di farla salire loro furgone e portarla in qualche posto per farle prestare soccorso. Dopo aver farfugliato frasi sconnesse ed inquietanti, la ragazza estrae una pistola e si spara un colpo in bocca. Sconvolti per l’accaduto, decidono di denunciare il suicidio, fermandosi così in zona dove una donna consiglia loro di chiamare lo sceriffo. Alla ricerca di un telefono i ragazzi giungono nei pressi di una strana casa.

Recensione
“Non aprite quella porta” è il remake dell’omonimo film del 1974 diretto da Tobe Hopper, tratto da quello che molti fanno passare per una storia vera accaduta in Texas nel 1973 che avrebbe massacrato trentatré donne, mascherandosi poi con la pelle delle sue vittime, per questo motivo fu infatti soprannominato “Leatherface” (faccia di pelle). In realtà si tratta di una leggenda urbana, ispirata tuttavia alla vera storia di Ed Gein, un serial killer del Wisconsin solito a mangiare le sue vittime ed indossarne la pelle, dopo un’accurata operazione di scuoiatura.
“Non aprite quella porta”, inizia con il falso documentario, ben realizzato, della polizia con una voce narrante che racconta per sommi capi quanto successo durante il pomeriggio in una sperduta città texana. Buono dunque il lavoro di produzione (dietro c’è un grande esperto come Michael Bay) che consegna al film un ambientazione più malata e più attuale dell’originale attraverso questi ottimi espedienti, una scenografia accurata ed una serie effetti speciali mai esagerati. Se “Non aprite quella porta” è quasi del tutto privo di una colonna sonora, spicca l’iniziale “Sweet home Alabama” dei Lynyrd Skynyrd, il gruppo che i ragazzi hanno intenzione di andare a vedere in concerto. La canzone sottolinea quel clima di allegria e di spensieratezza di un gruppo di ragazzi come tanti in un caldo ed umido pomeriggio d’estate riprodotto con precisione dalla fotografia di ricercata scarsa qualità, saturata e virata al giallo (anche colore della locandina del film). Ben ingaggiato il gruppo di giovani attori che si comporta in maniera egregia. Tra tutti, l’affascinante e sexy Jessica Biel, sempre più attrice completa ed affermata. Da ovazione l’interpretazione di R. Lee Ermey che nelle espressioni si rifà palesemente al suo mitico sergente Hartman in “Full Metal Jacket” di Stanley Kubrick.
Il regista Marcus Nispel riesce nel difficile compito di far sì che il suo film eguagli l’originale, migliorandolo nell’impatto visivo. Pur non offrendo numerose scene splatter, “Non aprite quella porta” non manca del senso di paura, dettato sopratutto dall’impotenza e di sconforto dei ragazzi di fronte alla famiglia di matti dalla quale non riescono a sfuggire, impossibilitati di chiedere aiuto nelle disabitate praterie texane. Pur mancando l’analisi critica della società proposta nel film di Hopper, Nispel punta ad un pubblico più giovane impressionandolo con una serie di omicidi rappresentati con un realismo sconvolgente e disturbante.
“Non aprite quella porta” è un buon prodotto, un horror dall’atmosfera cupa e rassegnata, dal timbro macabro e perverso, realizzato in modo eccellente, con sbavature difficilmente percettibile. Sebbene si tratti di un remake di una storia abusata da molti film horror, regala nuova linfa al genere.

Voto: 77%

Guadagna anche tu rispondendo a sondaggi online!
Fino a €5 per ogni sondaggio completato!
Prove dei pagamenti ricevuti!

Scarica l’ultima versione di eMule con i nuovi server
per trovare tutti i file che cerchi!
by CINEMAeVIAGGI

fonte: amosgitai.blogspot.com » Vai al post originale

Ago 07

Sono abituato troppo bene a fare acquisti in paesi europei tranne il nostro! Quando all’estero un DVD-Rom viene realizzato, tale lo è per tutte le piattaforme Mac comprese.

Così quando ho visto che il DVD “Leonardo da Vinci il Codice del Volo” era realizzato nientemeno che con la partecipazione della Biblioteca Reale di Torino e in collaborazione con il Ministero delle attività culturali ho pensato prima di tutto alla qualità della realizzazione dell’opera.

L’ho acquistato e provato… era inutilizzabile! Dovevo disporre di una piattaforma Windows!
Inammissibile per un paese che in Europa si sta orientando verso piattaforme open source.
Chi usa Mac-Os e qualsiasi altra piattaforma per i nostri Ministeri è tagliato fuori!
Mi sembra di tornare indietro di 10 anni, in un’epoca di monopolio, inammissibile che il governo lo permetta!

Quest’opera non sarà mai recensita dai nostri canali, la considero malriuscita già in partenza! Vi rendete conto? E’ come se Leonardo avesse inciso i propri disegni solo su fogli che fossero visibili da lettori che acquistassero occhiali da una sola azienda!
Se non è monopolio del sapere questo, ditemi cos’è?

Mi spiace per le tutte le persone che so hanno lavorato con passione e competenza al progetto. Ma avrebbero dovuto pensare anche agli utilizzatori finali! Cioè a noi!
Credo che Leonardo, se lo avesse saputo, spirito libero com’era, ci avrebbe dato di gran lunga ragione!
,

fonte: www.gravita-zero.org » Vai al post originale

Ago 07

Oggi vi propongo questo bellissimo duetto di Ficarra e Picone (loro sono di Palermo) sulla mia Sicilia….regione ricca di tante bellezze ma anche di tanti lati negativi provocati dall’uomo…di cui si spera che un giorno potremo liberarci e rendere finalmente la Sicilia il posto più bello del mondo!

fonte: alessios4.blogspot.com » Vai al post originale

Ago 05

DA DOVE VIENE il cane? Fino a poco tempo fa si pensava di averlo capito, grazie a una ricerca basata su mappature genetiche: Cina. Adesso, i dubbi stanno montando di nuovo. Bisognerebbe mappare di più.

Money Quote: “We know Africa cannot be where dogs were domesticated, because there are no gray wolves there,” Boyko said. But the findings call into question the previous proof that dogs were first domesticated in East Asia.

“What we think we are picking up on is actually the signal of village dogs have more genetic diversity than breed dogs do, … ,” he said.

fonte: antoniodini.blogspot.com » Vai al post originale

Ago 05

PUOI FARE TUTTO tecnicamente alla perfezione, ma se sbagli i presupposti sembri un giapponese che legge Dante con le regole di fonetica della sua lingua. Va bene, per carità, ma ci sono delle belle differenze rispetto a una “lectura” come Dio comanda. Prendiamo ad esempio Tico-tico no Fubà, che è una delle cose musicali più semplici e famose che vengono dal Brasile, e guardate come la massacrano quelli che vogliono rifarla in quattro quarti all’europea come la Morriz Wind Orchestra (mettete il video in HQ, così YouTube fa venire fuori un sonoro decente).

Sembra uno che ha fretta e sbaglia l’accento: come un bambino di sei anni a cui hanno insegnato a pigiare i tasti sulla pianola e lo rifà senza garbo né pietà per gli astanti. L’orchestrazione del brano è messa insieme per fare scena, oltretutto con maniere classicheggianti a metà fra il circo Barnum e Indiana Jones, che sono fuori luogo come far mangiare a Giulio Cesare un piatto di pomodori al basilico.

Invece, sentite un po’ come la suona Luis Espindola e il suo gruppo (sentitela e basta, perché la qualità video è agghiacciante).

Volete una Tico-tico veloce veloce? C’è sempre un giovane Paco de Lucia che l’ha registrata per la televisione spagnola. La cosa bella è che sembra che abbiano messo la cassetta al doppio della velocità, però gli accenti sono quelli giusti. Non la suona come fosse Vivaldi, grazie al cielo. E neanche come se fosse un bambino che vuole battere il record di tastiera, neanche quando mette il turbo dopo il primo minuto.

E l’originale? Ce ne sono due, in realtà. Perché la canzone l’aveva scritta Zequinha de Abreu nel 1917. Ma poi l’aveva resa nota Carmen Miranda con il film Copacabana del 1947. C’è, a parte la voce, qualcosa che è fantastico: si sovrappongono le dolcezze della musica povera e melanconica brasiliana con un arrangiamento molto particolare, che stranamente nessuno vuol seguire più, con gli archi sotto che fanno un piano liscio liscio e i fiati che vengono fuori scherzando nei contrappunti, seguendo la migliore tradizione delle grandi orchestre americane che davano l’atmosfera dei film di Hollywood.

E l’altro a portarlo nelle orecchie del globo? Ovviamente Walt Disney, con una delle sequenze di Saludos Amigos. Per la precisione, la straordinaria Desenho Aquarela do Brasil, che è uno dei momenti cinematografici preferiti da milioni di persone (anche se non lo sanno). Dentro, c’è tutto il mondo dei club di New York e Los Angeles negli anni Trenta. E, ovviamente, Paperino, che è l’icona della modernità degli anni Quaranta. Viva Pato Donald e Zé Carioca!

Infine, una chicca. Per chi adora Ethel Smith (come chi è Ethel Smith?), una versione in realtà sbagliata, ma deliziosa del nostro uccellino che zampetta tutto felice. Gli accenti vanno un po’ dove gli pare, ma l’organo Hammond della signora Smith è una di quelle bellurie che non si può dire di non conoscere se si ama la musica. Anche qui, passate in HQ e guardate che gli ultimi 45 secondi valgono una vita passata con le cuffie in testa!

Così, tanto per dire che non basta suonare Tico-tico facendo e-tico-tico-tì, e-tico-tico-tì, e-tico-tico tico-tico-tà. O meglio, è tutto quel che ci vuole. Basta saperlo fare…

Qui ci sono 61 versioni di Tico-tico

fonte: antoniodini.blogspot.com » Vai al post originale

Ago 05

IO NON C’ERO, purtroppo.

Ps: notare quanto fa avere un grande illustratore

fonte: antoniodini.blogspot.com » Vai al post originale

Ago 05

Titolo originale: Birth
Nazione: USA
Anno: 2003
Genere: thriller
Durata: 1h40m
Regia: Jonathan Glazer
Sceneggiatura: Milo Addica, Jean-Claude Carriere, Jonathan Glazer
Fotografia: Harris Savides
Musiche: Alexandre Desplat
Cast: Nicole Kidman, Cameron Bright, Danny Huston, Lauren Bacall, Alison Elliott, Arliss Howard, Michael Desautels, Peter Stormare, Anne Heche, Cara Seymour, Ted Levine, Zoe Caldwell, Joe M. Chalmers, Novella Nelson

Trama
Anna, a dieci anni dalla morte di suo marito Sean, è riuscita a rifarsi una vita ed sta per risposarsi con Joseph. Una sera, durante il compleanno della madre, quando i due hanno già annunciano le imminenti nozze, accade un fatto incredibile. Un bambino di dieci anni arriva chiedendo di parlare con Anna. Il bambino chiede ad Anna di non sposarsi perché è lui è Sean, o meglio, la sua reincarnazione. Nessuno chiaramente crede ad una sola parola del bambino, ma con il tempo Anna inizia a credere che qualcosa di soprannaturale possa celarsi in quel bambino.

Recensione
Dalle prime scene di “Birth - Io sono Sean” sembra di trovarsi di fronte ad un thriller di qualità, dall’ambientazione raffinata. Il regista Jonathan Glazer ed i suoi co-sceneggiatori Milo Addica e Jean-Claude Carrière, si insinuano però in un campo minato a causa del difficile argomento da analizzare. La storia viene sviluppata nel modo sbagliato, seguendo la strada di voler persuadere lo spettatore che il bambino non può essere Sean, come se fosse facile essere convinti del contrario. Il soprannaturale ed il metafisico sono concetti che l’uomo medio non accetta come dato di fatto. Se “Birth - Io sono Sean” prova ad essere un thriller, esce sconfitto su tutti i fronti: ritmo debole, suspense inesistente, trama scontata priva di colpi di scena, dialoghi imbarazzanti e situazioni al limite dell’assurdo. Se è vero che di fronte all’amore ogni logica si dissolve, è del tutto assurdo però che una donna in procinto di sposarsi possa meditare di fuggire con un bambino che afferma di essere il marito defunto, dicendo di voler attendere dieci anni diventi uomo per poter completare il loro amore. Il finale inoltre si rivela un vero fiasco, con la netta sensazione dell’incapacità di Glazer di uscire dal perfido labirinto da lui stesso architettato. Nicole Kidman non è ai suoi massimi livelli a causa del suo personaggio austero e pesante. Cameron Bright interpreta il bambino odioso ed insolente, un’interpretazione del tutto da rivedere. Buona la fotografia che riflettono l’atmosfera intimistica della storia e di New York, sapientemente scelta come location nelle sue parti più raffinate ed austere. Orrendo il sonoro, il motivo che si ripete in quasi ogni scena del film in breve tempo diventa davvero irritante.
“Birth - Io sono Sean” è un thriller pessimo, una brutta sorpresa per chi si avvicina al film confidando nella presenza della Kidman. Un film senza ritmo, poco credibile e, peggio ancora, noioso.

Voto: 41%

Kelkoo Viaggi: cerca i tuoi pacchetti vacanze
confrontando centinaia di siti di viaggio.
Risparmia online con last minute ed offerte vacanze!
by CINEMAeVIAGGI

fonte: amosgitai.blogspot.com » Vai al post originale

Ago 05

Titolo originale: id.
Nazione: USA
Anno: 2005
Genere: horror, thriller
Durata: 1h44m
Regia: Ian Softley
Sceneggiatura: Ehren Kruger
Fotografia: Daniel Mindel
Musiche: Ed Shearmur
Cast: Kate Hudson, Gena Rowlands, John Hurt, Joy Bryant, Peter Sarsgaard, Andreas Beckett, Jen Apgar, Ann Dalrymple, Natasha Delaunth, Kristi Evans, Justin Groetsch, David Jensen, Ianello Garcino, Mark Krasnoff

Trama
Caroline Ellis è un’infermiera che si prende cura di malati prossimi alla morte. Un giorno risponde ad un annuncio sul giornale e si trasferisce in una dimora isolata di New Orleans per occuparsi di Benjamin Deveraux, un anziano paralizzato ed incapace di parlare a causa di un ictus. Il suo lavoro non è molto impegnativo ma quella casa sembra nascondere qualcosa. La totale assenza di specchi, lo strano comportamento di Ben, come se volesse comunicarle qualcosa ed alcuni rumori provenienti da una stanza in fondo alla soffitta chiusa a chiave. Inoltre molte altre infermiere si sono avvicendate in quella casa, scappando dopo un breve periodo di lavoro. Caroline decide di aprire quella porta trovandosi di fronte qualcosa di sconvolgente.

Recensione
Diretto dal regista Ian Softley (“Hackers”, “K-Pax”) e scritto da Ehren Kruger (remake americani dei giapponesi “The Ring”, “The Ring 2”), “Skeleton key” è un thriller/horror dall’atmosfera cupa ed affascinante, non solo per l’inquietante antica dimora, location di gran parte del film, ma per la stessa New Orleans, fatiscente e misteriosa città dell’occulto. “Skeleton key” gioca tutto sullo scetticismo, sulla solitudine e sulla paura della protagonista, Caroline, interpretata da una Kate Hudson in grado di virare senza incertezze dalle classiche commedie romantiche ad un film ricco di suspense offrendo un personaggio dalla personalità complessa, sulla quale si basa l’intera storia, svestendo i panni di ragazza dolce e sensuale. La Hudson, senza ricorrere ad urla ed atteggiamenti isterici, trasmette la sua ansia e le sue paure. Una ragazza in cerca di una seconda possibilità, dopo aver lasciato morire il padre da solo, sempre impegnata con la sua rock band. Di fianco all’attrice californiana, John Hurt, capace di esprimermi senza neanche una parola, a causa della condizione di Ben, Gena Rowlands, intensa ed eccezionale, nel ruolo della moglie e Peter Sarsgaard a buoni livelli. Poco lo spazio per Joy Bryant, nei panni dell’amica di Caroline), sufficiente però a mostrare la sua impressionante bellezza.
Se la storia della casa infestata è lontana dall’essere originale, è il modo di raccontarla a renderla interessante e coinvolgente. Merito dello sceneggiatore Kruger, capace di raccogliere gli elementi delle classiche storie di fantasmi orientali delle quali si dimostra esperto conoscitore, integrandole con elementi occidentali ed, in particolare, con le torbide tradizioni esoteriche di New Orleans. Buona anche la storia in sé, nulla è lasciato inspiegato ed ogni comportamento segue una sua logica (ad esempio, Caroline, a differenza delle altre infermiere, non scappa dalla casa spinta dai sensi di colpa nei confronti del padre. Gli indizi vengono rivelati con perfetta gradualità, regalando un senso di intrigo e puro coinvolgimento. La regia di Ian Softley è apprezzabile per il fatto che di riuscire a mantenere un buon livello di tensione per tutta la durata della pellicola senza ricorrere ad una goccia di sangue e sono diverse le scene che, grazie ad accurate ed intelligenti inquadratura, generano il classico salto dalla poltrona. La fotografia lugubre e crepuscolare di “Skeleton key”, opera di Dan Mindel, accresce il senso di apprensione intorno alla storia. Buono anche l’apporto sonoro, privo di musiche, se non per la cantilena esoterica che fuoriesce dal grammofono in un mix di folklore e di angoscia.
Seppur non paragonabile a capolavori come “Il sesto senso” o “The others”, “Skeleton key” è un thriller/horror affascinante ed intrigante, grazie alla misteriosa location della città di New Orleans e ad una struttura narrativa ben congeniata che non ha dovuto far ricorso a facili spargimenti di sangue.
Il titolo “Skeleton key”, si riferisce al passe-partout che nel film apre tutte le porte della casa, tranne la stanza della soffitta, i cui tragici segreti alimentano l’intera storia.

Voto: 87%

Guadagna anche tu rispondendo a sondaggi online!
Fino a €5 per ogni sondaggio completato!
Prove dei pagamenti ricevuti!

Scarica l’ultima versione di eMule con i nuovi server
per trovare tutti i file che cerchi!
by CINEMAeVIAGGI

fonte: amosgitai.blogspot.com » Vai al post originale

Ago 05

Chi è una “tecnovisionaria”?

È una donna capace di generare innovazione e di “inventare il futuro”, creando tecnologie.

Innovazione che va intesa non come costruzione di nuovi strumenti, ma soprattutto come capacità di concepire diversamente i problemi e identificare nuovi obiettivi.

Questo prestigioso premio, istituito all’interno della Conferenza Women&Technologies®: creatività e innovazione 2008, verrà consegnato quest’anno in occasione della seconda edizione della conferenza, che si svolgerà il 9 novembre 2009 presso il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia, Via S. Vittore 21, Milano.

La conferenza è nata con lo scopo di valorizzare le eccellenze al femminile nella ricerca, nello sviluppo tecnologico e nell’innovazione. Il tema principale dell’edizione di quest’anno sarà quello di identificare nuovi modelli di apprendimento delle scienze e delle tecnologie che producano ricadute in termini di creatività e innovazione in molteplici ambiti professionali.

Numerose donne protagoniste del sistema educativo, dell’impresa, della pubblica amministrazione e delle istituzioni, a livello nazionale e internazionale, porteranno esempi e testimonianze estremamente significative a questo riguardo.

Clicca qui per segnalare la Tecnovisionaria® 2009

Grazie a ITWIIN per la segnalazione

fonte: www.gravita-zero.org » Vai al post originale

Ago 05

Oggi ho voluto fare una analisi di questo tipo: sono andato nella pagina delle statistiche della nostra testata partner che pubblica articoli di tecnologia e nuovi media. La testata, The daily Bit, è una delle prime riviste on line che si occupa di nuove tecnologie.

Volevo constatare in quale posizione per preferenza fossero gli articoli che trattavano nello specifico di “ricerca scientifica” cioè di quei settori non direttamente ascrivibili a prodotti di mercato o commerciali, ma dove è la ricerca pura o applicata a essere al centro dell’attenzione del lettore.

Non nascondo lo stupore, ma anche il piacere, che ho provato nel constatare che i primi 14 articoli in ordine per numero di lettori, siano proprio articoli di divulgazione scientifica, e che da soli sono stati letti nell’ultimo anno oltre 270.000 volte!

Questo prova, contro quei pregiudizi che vogliono l’italiano medio disinteressato dalle tematiche scientifiche, quanto invece sia vivo il desiderio per la gente di comprendere cosa stia realmente avvenendo dentro i laboratori! E prova che una rivista che si impegna a offrire contenuti interessanti in questo settore, ebbene, troverà lettori appassionati.

classifica del 3 agosto 2009
Ecco nell’ordine i primi 10 articoli tra i centinaia pubblicati quest’anno, su The Daily Bit che hanno ottenuto una media di 20.000 lettori e che sono anche i primi 10 in ordine di preferenza.

fonte: www.gravita-zero.org » Vai al post originale

Ago 05

Oggi vi riporto un simpatico episodio che ho trovato su internet:

Un professore, prima di iniziare la sua lezione di filosofia, pose alcuni oggetti davanti a sé, sulla cattedra. Senza dire nulla, quando la lezione iniziò, prese un grosso barattolo di maionese vuoto e lo riempì con delle palline da golf. Domandò quindi ai suoi studenti se il barattolo fosse pieno ed essi risposero di si.

Allora, il professore rovesciò dentro il barattolo una scatola di sassolini, scuotendolo leggermente. I sassolini occuparono gli spazi fra le palline da golf. Domandò quindi, di nuovo, ai suoi studenti se il barattolo fosse pieno ed essi risposero di si.

Il professore, rovesciò dentro il barattolo una scatola di sabbia. Naturalmente, la sabbia occupò tutti gli spazi liberi. Egli domandò ancora una volta agli studenti se il barattolo fosse pieno ed essi risposero con un si unanime.

Il professore tirò fuori da sotto la cattedra due bicchieri di vino rosso e li rovesciò interamente dentro il barattolo, riempiendo tutto lo spazio fra i granelli di sabbia. Gli studenti risero!

“Ora”, disse il professore quando la risata finì, “vorrei che voi consideraste questo barattolo la vostra vita. Le palline da golf sono le cose importanti; la vostra famiglia, i vostri figli, la vostra salute, i vostri amici e le cose che preferite; cose che se rimanessero dopo che tutto il resto fosse perduto riempirebbero comunque la vostra esistenza.

“I sassolini sono le altre cose che contano, come il vostro lavoro, la vostra casa, l’automobile. La sabbia è tutto il resto, le piccole cose.”

“Se metteste nel barattolo per prima la sabbia”, continuò, “non resterebbe spazio per i sassolini e per le palline da golf. Lo stesso accade per la vita. Se usate tutto il vostro tempo e la vostra energia per le piccole cose, non vi potrete mai dedicare alle cose che per voi sono veramente importanti.

“Curatevi delle cose che sono fondamentali per la vostra felicità. Giocate con i vostri figli, tenete sotto controllo la vostra salute. Portate il vostro partner a cena fuori. Giocate altre 18 buche! Fatevi un altro giro sugli sci! C’è sempre tempo per sistemare la casa e per buttare l’immondizia. Dedicatevi prima di tutto alle palline da golf, le cose che contano sul serio. Definite le vostre priorità, tutto il resto è solo sabbia”.

Una studentessa alzò la mano e chiese che cosa rappresentasse il vino. Il professore sorrise. “Sono contento che tu l’abbia chiesto. Serve solo a dimostrare che per quanto possa sembrare piena la tua vita: c’è sempre spazio per un paio di bicchieri di vino con un amico”.

P.S. in questi giorni il blog è in modalità vacanza e verrà aggiornato più raramente del normale…tornerà a regime durante il mese di settembre.

fonte: alessios4.blogspot.com » Vai al post originale

Ago 03

COME OGNI DOMENICA, Garry B. Trudeau con Doonesbury

fonte: antoniodini.blogspot.com » Vai al post originale

Ago 03

Prey - La caccia è apertaTitolo originale: Prey
Nazione: Sud Africa, USA
Anno: 2007
Genere: horror
Durata: 1h32m
Regia: Darrell Roodt
Sceneggiatura: Beau Bauman, Darrell Roodt, Jeff Wadlow
Fotografia: Michael Brierley
Musiche: Tony Humecke
Cast: Bridget Moynahan, Jamie Bartlett, Carly Schroeder, Peter Weller, Conner Dowds, Marius Roberts, Ashley Taylor, Muso Sefatsa, Jacob Makgoba, Mary-Ann Barlow, Tumisho Masha, Thijs Ocenasek, Louis Heering

Trama
Tom Newman si è appena risposato con Amy, una giovane e splendida ragazza, che però non riesce a far accettare a David e Jessica, i suoi due figli avuti dalla sua ex-moglie. Per risolvere questa spiacevole situazione, Tom decide di organizzare una vacanza in Africa per fare un safari all’interno di una riserva di caccia. Amy e i due ragazzi partono per il safari a bordo di una jeep scortati dalla guida Brian. Durante il tragitto, però, la guida viene attaccata e divorata da un branco di leoni. Chiusi nella jeep, per i tre, ormai rimasti soli nella savana, incomincerà un incubo, senza molti viveri ed accerchiati dai leoni affamati.

Recensione
Leggendo i credits di “Prey - La caccia è aperta” si può notare come il suo regista sia Darrell Roodt, un semisconosciuto autore finora di pellicole di scarsa qualità, tra le quali spicca “Dracula 3000”, uno dei film più orrendi mai concepiti, un osceno mix tra horror vampiresco e fantascienza, per fortuna mai proposto al cinema, un’indecenza dunque limitata al piccolo schermo. Però Roodt è sudafricano e questo potrebbe giocare a suo favore: conoscere l’Africa e le sue creature, tra le quali i leoni, protagonisti della pellicola. Ebbene, questo “genio del cinema” è stato capace di combinare qualcosa di penoso ed assurdo, tale da far credere che la sua carta d’identità sia falsa. Roodt immagina leoni con un comportamento privo di ogni fondamento: anche i bambini sanno che, a meno di digiuni lunghi mesi e mesi, i leoni attaccano l’uomo con probabilità molto remote, quasi nulle, presentando invece un gruppo di felini assetati di sangue che, con precisa strategia ed organizzazione, attaccano i poveri malcapitati. Se la sceneggiatura, un insieme di pessime trovate prive di logica e buchi narrativi, avesse previsto qualcosa che giustificasse l’assurdo e malvagio comportamento dei leoni (magari copiando da “Cujo” di Stephen King, dove il docile san Bernardo, morso da un gruppo di pipistrelli, si trasforma in una belva assetata di sangue), la storia avrebbe goduto di un po’ di realismo e coinvolgimento. A questo scempio narrativo, si aggiungono poi una serie di effetti speciali realizzati in maniera approssimativi, giustificati forse dallo scarso budget della pellicola (non era meglio puntare su altro?). Roodt, ricordandosi di essere “genio del cinema” ha la brillante idea di consolidare il protagonismo dei leoni ed il loro assurdo ruolo di serial killer, mostrando, come i thriller d’autore, inquadrature in prima persona dei leoni, un tocco di genialità sfocandole ed lasciandole monocromatiche.
Se poi nel cast di “Prey - La caccia è aperta” il meglio è offerto dal gruppo di leoni, si comprende come le interpretazioni degli attori siano poca cosa, d’altra parte imprigionati in personaggi stupidi e stereotipati. Peccato per l’ex Robocop, Peter Weller, qui davvero in condizioni penose.
A salvarsi è la fotografia di Michael Brierley, ma con la meravigliosa e suggestiva ambientazione della savana africana avrebbe fatto bene anche un fotografo principiante.
“Prey - La caccia è aperta” è dunque un film che di horror ha ben poco, con una sceneggiatura priva di credibilità e scontata, dialoghi e situazioni assurdo ed un finale nauseante. Inutile sperare che i leoni divorino quanto prima i protagonisti, perché questa tortura durerà ben un’ora e mezza. Meglio guardare un documentario sulla savana africana e sui leoni, un consiglio obbligato anche per il regista Darrell Roodt.
Alla locandina che cita “La specie in pericolo sei tu” viene da rispondere che se Roodt continua a girare film, la specie in pericolo diventerà il cinema!

Voto: 28%

D&G, Prada, Diesel, Hogan, Hugo Boss, G-Star,
Diadora, Moschino, Breil, Joe Rivetto, Roberto Cavalli, Levi’s
al 70% solo per i soci PrivateOutlet: iscrizione gratuita
e nessun obbligo di acquisto!

Guadagna anche tu rispondendo a sondaggi online!
Fino a €5 per ogni sondaggio completato!
Prove dei pagamenti ricevuti!

by CINEMAeVIAGGI

fonte: amosgitai.blogspot.com » Vai al post originale

Ago 03

Womentech - Women&Technologies: Research and Innovation, nell’ambito del prestigioso WCC, (World Computer Congress), è una conferenza dedicata alle donne e alle tecnologie, con un particolare focus su ricerca e innovazione. L’intervista a Gianna Martinengo, organizzatrice di Women&Technologies, è stata realizzata da C6tv.

Il prossimo Womentech - Women & Technologies si terrà il 9 novembre 2009 al Museo della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci” di Milano

fonte: www.gravita-zero.org » Vai al post originale

Ago 03

Womentech - Women&Technologies: Research and Innovation, nell’ambito del prestigioso WCC, (World Computer Congress), è una conferenza dedicata alle donne e alle tecnologie, con un particolare focus su ricerca e innovazione. L’intervista a Mariagiovanna Sami, docente al Politecnico di Milano e membro dell’Accademia Nazionale delle Scienze detta dei XL, è stata realizzata da C6tv.

Il prossimo Womentech - Women & Technologies si terrà il 9 novembre 2009 al Museo della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci” di Milano

fonte: www.gravita-zero.org » Vai al post originale

Ago 03

Mancano esattamente 100 giorni all’evento dell’anno che proporrà una visione del rapporto tra le donne e la tecnologia non come problematica di genere, ma come strumento per identificare e valorizzare le eccellenze nella ricerca, nello sviluppo tecnologico e nell’innovazione in relazione ai temi di maggiore interesse per l’Expo 2015.
Sarà organizzato al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano l’edizione 2009 della conferenza internazionale Women&Technologies® (2008-2015), di cui è parte integrante il premio Le Tecnovisionarie®, e che ha come obiettivo la ricerca e lo scouting di soluzioni creative, geniali, innovative, realizzate da donne nei campi delle scienze e delle tecnologie.

In tutto il mondo, le donne stanno “inventando” tecnologie e stanno ridisegnando il profilo di molte scienze. La loro presenza nel mondo tecnoscientifico ha già messo in crisi consolidati pregiudizi e contribuito con risorse di intelligenza e di passione prima relegate in un limitato raggio di azione.

Possiamo solo immaginare quali siano i mutamenti che potrebbero essere provocati da un aumento importante della partecipazione delle donne alla definizione ed applicazione delle politiche sulla scienza e tecnologia.

Per iscriversi all’evento e partecipare fin da ora ai gruppi di discussione, Womentech ® ha attivato una serie di social network ai quali noi tutti possiamo partecipare:

Scegliete quello che vi è più congeniale e partecipate al dibattito

Documenti (PDF)

fonte: www.gravita-zero.org » Vai al post originale