Mag 30

OGGI SI SCOPRE che Microsoft ha lavorato con durezza alla creazione di un nuovo motore di ricerca, Bing. Tecnologia da fantascienza solo cinque anni fa, ma altri la chiamerebbero una battaglia di retroguardia. Perché Google sta lanciando in queste ore Wave.

fonte: antoniodini.blogspot.com » Vai al post originale





Mag 30

offerte viaggi e last minuteSfruttare le offerte viaggi ed i last minute per organizzare la propria vacanza può essere un’esperienza fai da te molto gratificante. Le agenzie di viaggio tradizionali infatti fanno lo stesso per voi con l’unica garanzia di tentare un rimborso nel caso di vacanza rovinata. Ma la commissione che le agenzie di viaggio prendono sul tuo pacchetto vacanza o volo aereo fanno lievitare il prezzo finale. Molti non sanno però che il rimborso può essere ottenuto anche personalmente, in rivolgendosi alle associazioni di consumatori o ad un avvocato. Tale brutta eventualità però è remota ed evitabile nel caso si presti bene attenzione ai siti dove si effettuano i propri acquisti. E’ importante rivolgersi soltanto a siti specializzati che hanno una storia comprovata della loro serietà. Nel seguito di questo articolo verranno proposti alcuni siti specializzati nella ricerca di offerte di viaggio last minute con diverse destinazioni a prezzi fortemente ribassati. Anche numerose tour operator offrono last minute sui propri pacchetti turistici. Non si tratta di trucchi o truffe, bensì di viaggi rimasti invenduti presso tour operator o compagnie aeree. In generale i viaggi acquistati online sono comunque convenienti proprio perché non rivolgendosi ad intermediari, le agenzie di viaggio tradizionali, tali siti possono concedere offerte di viaggio e last minute molto vantaggiosi.

Clicca sui banner o sui nomi per accedere ai siti last minute ed effettuare la tua prenotazione.

eDreams
eDreams è un’agenzia di viaggi online leader nel Sud Europa. La sede centrale si trova a Barcellona, in Spagna, ma possiede uffici in tutta Europa, tra i quali uno a Milano. Sul sito di eDreams è possibile trovare attraverso un ottimo motore di ricerca una vasta selezione di voli, hotel e pacchetti turistici ai migliori prezzi disponibili sul mercato. L’offerta include compagnie aeree tradizionali e low cost che sono diventati partner di eDreams. Attualmente più di sei milioni di clienti ogni un anno prenotano i loro hotel, voli e pacchetti turistici con eDreams, riuscendo a combinare qualità a prezzi molto contenuti.

Offerte Vacanze eDreams

Expedia
Expedia è la società leader a livello mondiale nel settore del turismo e dei viaggi fondata da Microsoft nel 1996. In seguito viene acquisita da USA Networks e nel 2003 entra a far parte della divisione IAC Travel del colosso mondiale dell’e-commerce IAC/Interactive Corp di Barry Diller. Nel 2005 diventa una società indipendente quotata al NASDAQ. Obiettivo della nuova società è quello di consolidare la leadership nel settore dei viaggi online e dei pacchetti vacanze. Expedia è stata infatti la prima società di e-travel a mettere a punto una tecnologia sofisticata ed innovativa che consente di prenotare un biglietto aereo, un hotel o un’attrazione con un’unica transazione. Inoltre, Expedia si distingue dai suoi concorrenti grazie al proprio motore di ricerca e di tariffazione di biglietti aerei che consente agli utenti di beneficiare di un’offerta più ampia e di un maggiore controllo degli itinerari di volo.


Tui.it
Tui.it è il sito di prenotazione più utilizzato dalle agenzia di viaggio tradizionali. Dal 2007 consente anche ai clienti finali la possibilità di prenotare voli, traghetti, hotel, appartamenti e pacchetti vacanze permettendo così un risparmio fino al 40% e, nel caso di last minute, fino al 70%. Nella sua offerta impiega molti importanti tour operator, anche italiani. A conferma del tuo ordine ti verrà inviata una e-mail contenente tutti i dettagli relativi al viaggio e verrai seguito e contattato in caso di eventuali problemi. Il sito di Tui.it è davvero completo con sezioni relative a vantaggiose aste di viaggi ed un blog dove sono contenute tutte le informazioni sul mondo dei viaggi.

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LastMinute
LastMinute non ha bisogno di presentazioni, perché è l’operatore turistico grazie al quale è nato il concetto di last minute. Fondato nel Regno Unito nel 1998 da Brent Hobermann per di fare colpo su una ragazza, cercando di prenotare una suite in un albergo di lusso al prezzo di una camera di un hotel a 3 stelle, il brillante ragazzo ci riuscì convincendo i titolari dell’albergo il giorno stesso del pernottamento che se non avessero accettato la sua offerta avrebbero comunque perso i soldi della stanza che sarebbe rimasta vuota. Da quest’idea nacque una vera e propria agenzia specializzata in offerte last minute che oggi vanta 14 versioni del sito in tutto il mondo. LastMinute è attualmente uno dei siti di vacanze più visitati al mondo.

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OctopusTravel
OctopusTravel è una agenzia di viaggi online con uffici a Hong Kong, Londra, Los Angeles, Osaka e Sidney. Offre prezzi scontati in 15000 hotel in 121 paesi, oltre 1000 visite guidate, guide turistiche proprie e altri servizi. Il sito di OctopusTravel offre una procedura di prenotazione semplice e veloce con risultati ricchi di informazioni dettagliate che consentono di scegliere in piena autonomia la propria soluzione. Per assicurare ai clienti i prezzi migliori, OctopusTravel applica una politica di “prezzi garantiti”. Se dopo aver prenotato su OctopusTravel troverai su internet un prezzo inferiore per lo stesso hotel, ti rimborseranno la differenza di prezzo.

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HotelsClick
HotelsClick è un’agenzia online con sede fisica a Roma che offre ottime tariffe per tutte le categorie di alberghi. Le tariffe comprendono tutte le tasse e la prima colazione, salvo quando diversamente specificato. Non ci sono costi supplementari per il pagamento con carte di credito o per diritti di prenotazione. Il prezzo mostrato è sempre il prezzo totale finale che il cliente andrà a pagare. HotelsClick offre nel suo sito una descrizione minuziosa degli alberghi con foto e mappe stradali per semplificare il raggiungimento dell’albergo. La scheda informativa degli alberghi è aggiornata con frequenza di modo che i clienti possano contare su le informazioni più conformi alla realtà.

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Opodo
Opodo è un importante agenzia di viaggi che attraverso il suo efficiente motore di ricerca consente di scegliere tra più di 500 compagnie aeree, 125000 hotel, 7000 punti di autonoleggio in tutto il mondo ed un’ampia offerta di pacchetti vacanze. Opodo è in continua crescita per proporre offerte sempre più interessanti e un’enorme quantità di tariffe scontate per ogni tipo di destinazione. Sul sito troverai, oltre a tutte le offerte vacanze e last minute, una serie di guide e di consigli per effettuare al meglio il tuo viaggio. Il servizio clienti è sempre a tua completa disposizione in caso di necessità.

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Last Minute Click
Hotel, voli, pacchetti vacanze, crociere, case vacanza, noleggio auto, mare Italia, queste alcune delle sezioni disponibili sul sito Last Minute Click. Nato nel 2005 ed online dal 2006, è uno dei siti più premiati dalle compagnie di crociere. Oltre 10000 clienti in pochi anni hanno dato fiducia a Last Minute Click, prenotando vacanze, crociere, hotel in tutto, voli di linea e voli low cost contenuti in un unico motore di ricerca con tariffe negoziate in esclusiva con i migliori tour operator. Last Minute Click è un sito completamente in italiano ed offre tutte le garanzie per una vacanza sicura e molto economica. Molti sono i clienti che su diversi forum di viaggi possono garantire tutta serietà e professionalità di questa giovane azienda di viaggi.

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Booking
Booking è la compagnia leader in Europa nel settore delle prenotazioni alberghiere online per numero di pernottamenti venduti. Oltre 30 milioni di persone in tutto il mondo visitano ogni mese il nostro sito per viaggi d’affari o per vacanza. Nata nel 1996, Booking propone tariffe concorrenziali per qualsiasi tipo di struttura, dal piccolo hotel al lussuoso albergo cinque stelle. Booking conta sulla collaborazione di 1000 professionisti del settore, garantendo un servizio online efficace e un’ottima assistenza. Prenota su Booking e pagherai soltanto quando sarai nell’albergo scelto.

HotelClub
HotelClub è offre una scelta di oltre 48000 sistemazioni di vario tipo dislocate tra più di 5600 città in 126 nazioni. HotelClub fornisce tariffe scontate tutto l’anno con uno sconto fino al 60% sui normali prezzi proposti dagli hotel. Il rapporto commerciale diretto con gli hotel, unito al forte potere d’acquisto, concedono ad HotelClub le migliori tariffe a favore dei propri clienti. Diventando soci (gratuitamente) potrai accumulare “Dollari Socio” per ogni prenotazione e utilizzarli per quelle future. Inoltre facendo diventare soci i tuoi amici potrai accumulare altri “Dollari Socio”. Dunque più la utilizzi, più risparmi, in una intelligente strategia di fidelizzazione del cliente.

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Mag 30

Un gruppo di ragazze in abiti succinti, fotografate di schiena in procinto di imbarcarsi, con splendidi fondoschiena ed uno slogan che afferma: “Abbiamo le poppe più famose d’Italia”. E’ la pubblicità di una compagnia di navigazione che ha fatto scoppiare una polemica a Napoli. I cartelloni pubblicitari, anche di enormi dimensioni, sono apparsi in gran parte della città partenopea, in particolare nella zone di Fuorigrotta e del Vomero.
Il presidente della V municipalità cittadina (Vomero-Arenella), Mario Coppeto, ne chiede la rimozione e Valeria Valente, assessore alle Pari opportunità afferma che è necessario cercare un punto di equilibrio fra la libertà d’espressione e il rispetto della dignità delle donne. Qualcuno ha anche considerato la possibilità che tali manifesti possano far distrarre i guidatore generando così eventuali incidenti. Il responsabile commerciale della compagnia di navigazione, Marco Maiorano si giustifica dichiarando che la campagna voleva avere un tono allegro, assolutamente non volgare né offensivo nei confronti della donna.
La compagnia in questione non è nuova ad iniziative del genere, infatti lo scorso anno una campagna simile era già apparsa nelle strade di Napoli con un seno in bella mostra e lo slogan: “Vesuvio ed Etna - Mai stati così vicini”, assimilando le cime sensuali del gentil sesso con quelle dei due vulcani.
Il collettivo femminista SoraRossa ha diffuso un comunicato nel quale si chiede il ritiro della pubblicità e il boicottaggio della compagnia perché si tratta di una pubblicità sessista che umilia la figura femminile ed un tipo di comunicazione che viola la dignità delle donne. Secondo le femministe i pubblicitari della compagnia di navigazione credono che le donne che salgono a bordo devono essere dotate solo di un bel sedere e di due bei seni. Il 20 maggio ignoti hanno ricoperto tutti i cartelloni sotto accusa con le scritte: “Nessuna speculazione sul corpo della donna”.
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Mag 30

Il mensile OKSalute ha pubblicato i risultati di un sondaggio relativo alle migliori spiagge per i bambini, condotto tra 389 pediatri. Sono state dunque individuate spiagge adatte bambini che soddisfano alcuni criteri relativi alla vivibilità ed alla possibilità di divertimento fregiandosi così della bandiera verde. I criteri scelti sono principalmente i seguenti:

- spiaggia con sabbia;
- mare pulito con acqua bassa nei pressi della riva;
- adeguate strutture ricettive in prossimità della spiaggia;
- sufficiente numero di negozi, ristoranti e gelaterie per le attività non strettamente balneari

La sabbia è per i bambini fondamentale per giocare e correre nel massimo della sicurezza, dove poter socializzare con i coetanei. Negozi dove i genitori possono passare il tempo insieme ai figli. Ristoranti e gelaterie dove mangiare un boccone dopo una faticosa giornata di mare. Chiaramente non è stata tralasciata la presenza di un ambiente naturale gradevole.
Questa la classifica delle 10 migliori spiagge per i bambini:

1. OSTUNI (Brindisi)
Una costa che si distende lungo venti chilometri, in un susseguirsi di baie immerse nel verde, tra scogliere e lunghe spiagge di sabbia bianca e finissima dove i bambini possono trascorrere giornate in totale sicurezza e divertimento.

2. SAN TEODORO (Nuoro)
Una zona circondata dalla macchia mediterranea, affacciandosi sul mare attraverso diciotto spiagge e diverse calette. Litorali bassi e sabbiosi con il mare cristallino sempre caldo e dunque ideali per il bagno dei più piccini. Un luogo molto frequentato anche perché perfettamente servito da attrezzature balneari e luoghi di ristoro.

3. CEFALU’ (Palermo)
Luoghi incantevoli con spiaggia circondata da alberi ed un mare turchese e limpido. Un buon numero di strutture permettono giornate tranquille e in pieno relax. Ma probabilmente la sua maggior attrazione è la presenza, nei pressi della cattedrale del centro cittadino, di bar e gelaterie dove gustare ottime granite di limone e di gelsi, una delizia non solo per i bambini.

4. VIAREGGIO (Lucca)
La presenza di due tranquille pinete consentono di effettuare lunghe passeggiate lontani dal rumore delle macchine, senza allontanarsi dal centro.

5. SABAUDIA (Latina)
La città del litorale laziale non offre soltanto il mare, ma anche quattro laghi e il Parco nazionale del Circeo, ricco di specie animali. Momento culturale ed, al tempo stesso divertente, per i bambini.

6. RICCIONE (Rimini)
Ben 135 stabilimenti offrono tutte le mattine lo spettacolo di una spiaggia pulita e ordinata, 41 postazioni di salvataggio vigilano sulla sicurezza dei turisti ed un’area è esclusivamente dedicata ai giochi dei bambini.

7. SAN BENEDETTO DEL TRONTO (Ascoli Piceno)
Lo splendido lungomare di palme circonda la spiaggia di sabbia finissima che si trova di fronte ad un mare caratterizzato da fondali bassi. Un eccezionale numero di bar sulla spiaggia consente ogni genere di comfort.

8. LIGNANO SABBIADORO (Udine)
Tecnologia al servizio dei bagnanti: sul sito del comune di Lignano Sabbiadoro è possibile prenotare online l’ombrellone sull’arenile, assicurandosi così un posto all’ombra prima di arrivare in spiaggia.

9. NICOTERA MARINA (Vibo Valentia)
Lunghe passeggiate sulla spiaggia fine e possibilità di fare un’escursione all’isola di Stromboli, prossima alla costa.

10. JESOLO (Venezia)
Cittadina piena hotel ed appartamenti in un ambiente pieno di divertimenti di ogni tipo per i bambini e per gli adulti, dal parco acquatico al minigolf.

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Mag 30

Titolo originale: id.
Nazione: Canada, USA
Anno: 2009
Genere: horror, thriller
Durata: 1h27m
Regia: Charles Guard, Thomas Guard
Sceneggiatura: Carlo Bernard, Doug Miro, Craig Rosenberg
Fotografia: Dan Landin
Musiche: Christopher Young
Cast: Emily Browning, Arielle Kebbel, David Strathairn, Elizabeth Banks, Maya Massar, Kevin McNulty, Jesse Moss, Dean Paul Gibson, Lex Burnham, Matthew Bristol, Danny Bristol, Heather Doerksen

Trama
Anna ritorna a casa dopo un periodo trascorso in un ospedale psichiatrico a causa del tentativo di suicidio in seguito alla morte della madre invalida in un incendio. La situazione però non è delle migliori, in quanto il padre convive con Rachel, la giovane infermiera della madre che intende sposare. Angosciata dalla presenza invadente della donna Anna trova unico conforto nella sorella Alex, molto più forte ed estroversa di lei. Sconvolta da alcuni sogni e visioni di fantasmi, Anna inizia ad indagare, con l’aiuto di Alex, sul passato di Rachel. Le due ragazze sospettano infatti che la giovane ed affascinante ragazza possa essere implicata nella morte della madre.

Recensione
Proseguendo la tendenza americana di realizzare remake di pellicole del cinema horror orientale, i fratelli Charles e Thomas Guard scelgono la pellicola sudcoreana “Two sisters” di Kim Ji-woon, ermetica ed elegante pellicola campione d’incassi in patria. Non è difficile accorgersi che il titolo “The uninvited” è un chiaro riferimento al film “La casa sulla scogliera” (stesso titolo originale) ed infatti reale protagonista della pellicola è la vecchia casa sul mare, spettatrice e custode di tragici avvenimenti. Se il film di Kim Ji-woon, tutto incentrato su accurati primi piani, ombre inquietanti e lunghi silenzi intervallati di tanto in tanto da sinistri cigolii, propone un intreccio complesso e quasi indecifrabile, inducendo lo spettatore ad un attento e profondo ragionamento, “The uninvited” risulta spogliato di tutte le complessità ed arricchito di qualche elemento che ne infoltisce la trama. I due registi concedono maggior spazio alle lugubri visioni di Anna, riuscendo ad affievolire con efficacia le linee di confine tra fantasia, realtà, paranoia, sogno ed alienazione. Man mano che il film prosegue si accrescono i particolari del racconto incanalando ora in un senso ora in un altro le supposizioni su quale sia la sua conclusione. Dignitoso il cast: nei panni della giovane protagonista c’è Emily Browning, attrice dal viso capace di trasmettere la soavità e la fragilità del personaggio; Banks, bionda dallo sguardo accattivante ed ambiguo, è perfetta nei panni della “fidanzata di papà”, un’intrusa (in inglese proprio “uninvited”) in grado di sbriciolare l’armonia familiare; Arielle Kebbel è abbastanza attraente per il ruolo di Alex; infine David Strathairn, l’attore più esperto del cast, malgrado la non eccelsa qualità dei dialoghi, si distingue comunque nel ruolo del padre.
“The uninvited” è dunque un film che presenta una struttura narrativa più semplice e lineare dell’originale sudcoreano, più idonea al pubblico occidentale amante del cinema thriller/horror, in particolare quello che si lascia affascinare più dall’indovinare l’assassino in base alla serie indizi lasciati più o meno palesemente durante il film. Affascinante l’ambientazione, presente una sufficiente dose di suspense, poche gocce di sangue versate, ma tanti indizi lasciati più o meno palesemente durante il film. Pur trattandosi di un remake, il film beneficia della scelta dei fratelli Guard di slegarsi dall’intreccio che caratterizzava l’originale coreano, offrendo così alla trama leggerezza senza perdere in interesse. Con maggiore cura ed impegno poteva essere un grande film, ma “The uninvited” resta caldamente consigliato.

Voto: 7

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Mag 30

Titolo originale: id.
Nazione: USA
Anno: 1998
Genere: drammatico
Durata: 1h59m
Regia: Tony Kaye
Sceneggiatura: David McKenna
Fotografia: Tony Kaye
Musiche: Anne Dudley
Cast: Edward Norton, Edward Furlong, Beverly D’Angelo, Fairuza Balk, Stacy Keach, Elliot Gould, Avery Brooks, Jennifer Lien, Ethan Suplee, William Russ, Guy Torry, Joseph Cortese, Jason Bose Smith, Giuseppe Andrews

Trama
Derek Vinyard è un giovane skinhead appena uscito di prigione, dove ha scontato una pena di tre anni commesso un brutale omicidio, una notte in cui alcuni ragazzi di colore avevano tentato di rubargli l’automobile. Una vendetta personale poiché il padre di Derek, vigile del fuoco, fu ucciso durante una sparatoria da uno spacciatore di colore. Derek ha anche un fratello minore Danny che stravede per lui e questa sua ammirazione è adesso vista con preoccupazione da Derek, uscito del tutto cambiato dal carcere ed intenzionato ad evitare che il fratello minore possa fare la sua stessa fine. Inoltre il ritorno di Derek non avviene in un’atmosfera idilliaca: i ragazzi di colore del quartiere dove vive la famiglia Vinyard attende con impazienza di vendicarsi della morte del loro “fratello”.

Recensione
“American history X” è una palese denuncia non soltanto contro il razzismo, ma l’odio nella suo significato più universale, un sentimento capace di provocare un’interminabile escalation di violenza. Film d’esordio di Tony Kaye, stimato regista di spot pubblicitari, “American history X” è un film crudo, con scene estremamente violente, come quella relativa all’omicidio commesso da Derek e la sodomizzazione dello stesso in carcere. Difficile trovare un film horror capace di sconvolgere allo stesso modo, perché quanto raccontato in “American history X” non è che la realtà degli ambienti degradati dove spesso la ragione lascia il campo all’ira ed al fanatismo.
Chiara e lineare è la diegesi: Derek da piccolo perde il padre, ucciso da un criminale di colore. Il insofferenza nei confronti delle diverse etnia si trasforma in un istante in spietato odio razziale. Con la prematura morte del padre, Derek si appropria del ruolo di padre con lo scopo di proteggere la sua famiglia e di guidare il fratello minore. Nessun ruolo assumono le donne della famiglia: la fragile madre non può fare nulla contro lo strapotere e l’arroganza del figlio ed a farne le spese è il suo nuovo compagno, disprezzato da Derek perché ebreo; la sorella coetanea non viene presa in considerazione a causa delle sue idee progressiste. Danny, il fratello minore, invece lo venera come un dio emulando in totale venerazione. L’omicidio di Derek non viene commesso nei confronti del “ladro” che avrebbe potuto ledere l’incolumità della sua famiglia, bensì del “negro”, vendicando così l’omicidio del padre. La crudeltà dell’episodio criminoso ed il conseguente arresto non distruggono la stima di Danny nei confronti del fratello, bensì l’accrescono. Ma il carcere sarà per Derek luogo di redenzione ed il suo ritorno sarà segnato una nuova importante missione: salvare il fratello dal destino tragico che già è stato suo. Due missioni dunque: vendicare il padre e salvare il figlio, nel mezzo, la sua redenzione. Tony Kaye sceglie di demarcarne i confini attraverso l’utilizzo del b/n durante i flashback che vedono Derek razzista e criminale ed il colore dopo l’uscita dal carcere. Efficace anche la direzione degli attori, peccato per alcune scelte tecniche: eccessivo numero ralenti per enfatizzare i momenti di pathos (del tutto superflui data la tragicità intrinseca degli episodi) ed alcuni tagli troppo scolastici (primi piani insistenti e movimenti a mano della mdp adoperati in contesti non opportuni).
“American history X” sarebbe da vedere soltanto per le due splendide interpretazioni offerte da Edward Norton, il cui talento è indiscutibile, e da Edward Furlong, estremamente in gamba. Norton ha una naturale capacità di interpretare ruoli di persone per bene non privi però di problemi personali o con la legge. Una persona normale che, in quanto tale, non è immune alla possibilità di essere guastato dall’ambiente in cui vive. Perfetta dunque la doppia interpretazione di Norton, sia durante pre-detenzione nei panni dell’esaltato naziskin che mette in mostra la svastica sui pettorali scolpiti, sia durante la post-detenzione in quelli dell’uomo discreto ed equilibrato, capelli ordinati e ben vestito, consapevole dei crimini commessi. Edward Furlong (il giovane John Connor di “Terminator 2”) dà il volto a Danny, un mix di sensibilità ed inquietudine tipica della sua generazione, portata a seguire modelli spesso sbagliati.
“American history X” è una forte e cruda denuncia nei confronti dell’odio e come esso si bagni inevitabilmente nel sangue delle vittime. E l’odio ricompare, sempre, per saldare i conti del passato.

Voto: 8,5

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Mag 30

di Giuliano Castiglia
(Giudice del Tribunale di Termini Imerese)

Avantieri il C.S.M., con la delibera che si può leggere a questo link, ha deciso di proporre appello al Consiglio di Stato contro la sentenza del T.A.R. Lazio che ha annullato il trasferimento d’ufficio della collega Clementina Forleo e di chiedere altresì al Consiglio di Stato di sospendere l’esecuzione di detta sentenza.

Leggendo la delibera, ognuno potrà farsi la sua idea.

Io penso, per le tante ragioni che sono state esposte qui e altrove, che quella adottata dal C.S.M. sia una decisione profondamente sbagliata in diritto e penso altresì che, se dovessero essere accolte le ragioni del C.S.M., si determinerebbe un grave vulnus alla garanzia costituzionale dell’inamovibilità dei magistrati, condizione imprescindibile dell’indipendente, imparziale e corretto esercizio della funzione giurisdizionale – che è costituzionalmente attribuita ai magistrati ordinari soggetti solo alla legge (artt. 101 e 102 Cost.) –, essenziale presidio del fondamentale principio di uguaglianza di tutti davanti alla legge e principale garanzia di effettività dei diritti di tutti.

Infatti, mentre per l’art. 107 della Costituzione “i magistrati sono inamovibili” e, in mancanza del loro consenso, possono essere destinati ad altre sedi o funzioni con decisione del Consiglio superiore della magistratura adottata con le garanzie di difesa stabilite dalla legge e solo per i motivi (pre)stabiliti dalla legge, seguendo l’interpretazione del Consiglio i magistrati potrebbero essere trasferiti per tutti i motivi di volta in volta discrezionalmente (post)ritenuti dal C.S.M..

Sorprendono molte cose nella delibera del Consiglio.

Ci sono delle vere chicche.

Così, il parallelo tra il trasferimento d’ufficio per incompatibilità ambientale dei magistrati e quello dei militari lascia davvero senza parole. Il C.S.M. sembra dimenticare che la Costituzione ha previsto l’inamovibilità dei magistrati e non quella dei militari e, evidentemente, omette di interrogarsi sulle ragioni del diverso trattamento riservato agli uni e agli altri.

Lo stesso dicasi per l’esemplificazione della categoria di ipotesi da far tremare i polsi di fronte alle quali il C.S.M. resterebbe disarmato se non si accogliesse la sua tesi.

Il CSM dice che la categoria è “certamente ampia” ma non va oltre due esempi. E, a sentirli, si comprende perché: si va dall’arcifrequente caso del Procuratore della Repubblica di un piccolo centro che si prostituisce [una specie di novello Ermenegildo Morelli] al magistrato sfigato che non paga i suoi debiti di gioco – tassativamente “cospicui” – nei confronti di soggetti estranei agli affari giudiziari di tutto il distretto in cui presta servizio.

Ma, nel fondo del pozzo, c’è che il Consiglio corrompe e annulla le parole.

Ante riforma, l’art. 2 della c.d. legge della guarentigie prevedeva la trasferibilità d’ufficio dei magistrati “quando, per qualsiasi causa anche indipendente da loro colpa non possono, nella sede occupata, amministrare giustizia nelle condizioni richieste dal prestigio dell’ordine giudiziario”; dopo la riforma, invece, solo “quando, per qualsiasi causa indipendente da loro colpa non possono, nella sede occupata, svolgere le proprie funzioni con piena indipendenza e imparzialità”.

Il Consiglio tramuta “qualsiasi causa indipendente da loro colpa” in “qualsiasi causa, indipendentemente da loro colpa”, cioè “qualsiasi causa, a prescindere da loro colpa”, cioè, in definitiva, “qualsiasi causa, anche indipendente da loro colpa”.

Così, nella sostanza, reintroduce d’imperio quell’anche che – come i lettori di questo blog ben sanno – il legislatore aveva espunto per precise ragioni; altrimenti detto, il testo nuovo non gli aggrada e, dunque, opera come se fosse ancora in vigore il vecchio.

Le parole, corrotte, perdono ogni valore, sono annullate. Se “qualsiasi causa indipendente da loro colpa”, infatti, deve leggersi come “qualsiasi causa, anche indipendente da loro colpa”, resta, nella sostanza, solo (si fa per dire) l’onnicomprensiva formula “qualsiasi causa”.

E ciò - ammessa e non concessa l’equivocità del testo vigente - ad onta del fatto che la direttiva della delega (art. 2 co. 6 lett. n della legge 150/05, ) in forza della quale il legislatore delegato ha modificato l’art. 2 legge delle guarentigi fosse quella di “modificar[lo] … stabilendo che [...] il trasferimento ad altra sede o la destinazione ad altre funzioni possano essere disposti con procedimento amministrativo dal Consiglio superiore della magistratura solo per una CAUSA INCOLPEVOLE tale da impedire al magistrato di svolgere le sue funzioni, nella sede occupata, con piena indipendenza e imparzialità”.

Nell’articolo “Le parole della democrazia”, riportato nel post qui sotto, Gustavo Zagrebelsky scrive: «Le parole, poi, devono rispettare il concetto, non lo devono corrompere. Altrimenti, il dialogo diventa un inganno, un modo di trascinare gli altri dalla tua parte con mezzi fraudolenti. Impariamo da Socrate: “Sappi che il parlare impreciso non è soltanto sconveniente in se stesso, ma nuoce anche allo spirito”; “il concetto vuole appropriarsi del suo nome per tutti i tempi”, il che significa innanzitutto saper riconoscere e poi saper combattere ogni fenomeno di neolingua, nel senso spiegato da George Orwell, la lingua che, attraverso propaganda e bombardamento dei cervelli, fa sì che la guerra diventi pace, la libertà schiavitù, l’ignoranza forza. Il tradimento della parola deve essere stata una pratica di sempre, se già il profeta Isaia, nelle sue “maledizioni” (Is 5, 20), ammoniva: “Guai a coloro che chiamano bene il male e male il bene, che cambiano le tenebre in luce e la luce in tenebre, che cambiano l’amaro in dolce e il dolce in amaro”. I luoghi del potere sono per l’appunto quelli in cui questo tradimento si consuma più che altrove …».

Spero che l’antico ammonimento di Isaia, in questi tempi in cui si parla anche di modifiche nella composizione del C.S.M. e nei rapporti numerici tra le diverse componenti, possa spingerci tutti a restare più legati al senso proprio delle parole.

fonte: toghe.blogspot.com » Vai al post originale

Mag 30

Il 27 maggio, il C.S.M. ha deliberato di ricorrere al Consiglio di Stato avverso la sentenza del T.A.R. del Lazio che ha dato ragione a Clementina Forleo, dichiarando illegittima la delibera con la quale è stata trasferita da Milano a Cremona.

Pubblichiamo – a questo link - il testo integrale della delibera del C.S.M.

fonte: toghe.blogspot.com » Vai al post originale

Mag 30

di Gustavo Zagrebelsky
(Professore di Diritto Costituzionale, ex Presidente della Corte Costituzionale)

da La Repubblica del 23 aprile 2009

Ogni forma di governo usa gli “argomenti” adeguati ai propri fini.

Il dispotismo, ad esempio, usa la paura e il bastone per far valere il comando dell’autocrate.

La democrazia è il regime della circolazione delle opinioni e delle convinzioni, nel rispetto reciproco.

Lo strumento di questa circolazione sono le parole.

Si comprende come, in nessun altro sistema di reggimento delle società, le parole siano tanto importanti quanto lo sono in democrazia.

Si comprende quindi che la parola, per ogni spirito democratico, richieda una cura particolare: cura particolare in un duplice senso, quantitativo e qualitativo.

Il numero di parole conosciute e usate è direttamente proporzionale al grado di sviluppo della democrazia e dell’uguaglianza delle possibilità.

Poche parole e poche idee, poche possibilità e poca democrazia; più sono le parole che si conoscono, più ricca è la discussione politica e, con essa, la vita democratica.

Quando il nostro linguaggio si fosse rattrappito al punto di poter pronunciare solo sì e no, saremo pronti per i plebisciti; e quando conoscessimo solo più i sì, saremmo nella condizione del gregge che può solo obbedire al padrone.

Il numero delle parole conosciute, inoltre, assegna i posti entro le procedure della democrazia.

Ricordiamo ancora la scuola di Barbiana e la sua cura della parola, l’esigenza di impadronirsi della lingua?

Comanda chi conosce più parole. «E’ solo la lingua che fa eguali. Eguale è chi sa esprimersi e intende l’espressione altrui. Che sia ricco o povero importa di meno».

Ecco anche perché una scuola ugualitaria è condizione necessaria, necessarissima, della democrazia.

Con il numero, la qualità delle parole.

Le parole non devono essere ingannatrici, affinché il confronto delle posizioni sia onesto.

Parole precise, specifiche, dirette; basso tenore emotivo, poche metafore; lasciar parlarle cose attraverso le parole, non far crescere parole con e su altre parole.

Uno dei pericoli maggiori delle parole per la democrazia è il linguaggio ipnotico che seduce le folle, ne scatena la violenza e le muove verso obbiettivi che apparirebbero facilmente irrazionali, se solo i demagoghi non li avvolgessero in parole grondanti di retorica.

Le parole, poi, devono rispettare il concetto, non lo devono corrompere.

Altrimenti, il dialogo diventa un inganno, un modo di trascinare gli altri dalla tua parte con mezzi fraudolenti.

Impariamo da Socrate: «Sappi che il parlare impreciso non è soltanto sconveniente in se stesso, ma nuoce anche allo spirito»; «il concetto vuole appropriarsi del suo nome per tutti i tempi», il che significa innanzitutto saper riconoscere e poi saper combattere ogni fenomeno di neo-lingua, nel senso spiegato da George Orwell, la lingua che, attraverso propaganda e bombardamento dei cervelli, fa sì che la guerra diventi pace, la libertà schiavitù, l’ignoranza forza.

Il tradimento della parola deve essere stata una pratica di sempre, se già il profeta Isaia, nelle sue “maledizioni” (Is 5, 20), ammoniva: «Guai a coloro che chiamano bene il male e male il bene, che cambiano le tenebre in luce e la luce in tenebre, che cambiano l’amaro in dolce e il dolce in amaro».

I luoghi del potere sono per l’appunto quelli in cui questo tradimento si consuma più che altrove, a incominciare proprio dalla parola “politica”.

Politica viene da polis e politéia, due concetti che indicano il vivere insieme, il convivio.

È l’arte, la scienza o l’attività dedicate alla convivenza.

Ma oggi parliamo normalmente di politica della guerra, di segregazione razziale, di politica espansionista degli stati, di politica coloniale, ecc.

«Questa è un’epoca politica», ancora parole di Orwell. «La guerra, il fascismo, i campi di concentramento, i manganelli, le bombe atomiche sono quello a cui pensare».

La celebre definizione di Carl Schmitt, ripetuta alla nausea, della politica come rapporto amico-nemico, un rapporto di sopraffazione, di inconciliabilità assoluta tra parti avverse è forse l’esempio più rappresentativo di questo abuso delle parole.

Qui avremmo, se mai, la definizione essenziale non del “politico” ma, propriamente, del “bellico”, cioè del suo contrario.

Ancora: la libertà, nei tempi nostri avente il significato di protezione dei diritti degli inermi contro gli arbitri dei potenti, è diventata lo scudo sacro dietro il quale proprio costoro nascondono la loro prepotenza e i loro privilegi.

La giustizia, da invocazione di chi si ribella alle ingiustizie del mondo, si è trasformata in parola d’ordine di cui qualunque uomo di potere si appropria per giustificare qualunque propria azione.

Quanto alla parola democrazia, anch’essa è sottoposta a “rovesciamenti” di senso, quando se ne parla non come governo del popolo, ma per o attraverso il popolo: due significati dell’autocrazia.

Da questi esempi si mostra la regola generale cui questa perversione delle parole della politica: il passaggio da un campo all’altro, il passaggio è dal mondo di coloro che al potere sono sottoposti a quello di coloro che del potere dispongono e viceversa.

Un uso ambiguo, dunque, di fronte al quale a chi pronuncia queste parole dovrebbe sempre porsi la domanda: da che parte stai? Degli inermi o dei potenti?

Affinché sia preservata l’integrità del ragionare e la possibilità d’intendersi onestamente, le parole devono inoltre, oltre che rispettare il concetto, rispettare la verità dei fatti.

Sono dittature ideologiche i regimi che disprezzano i fatti, li travisano o addirittura li creano o li ricreano ad hoc.

Sono l’estrema violenza nei confronti degli esclusi dal potere che, almeno, potrebbero invocare i fatti, se anche questi non venissero loro sottratti.

Non c’è manifestazione d’arbitrio maggiore che la storia scritta e riscritta dal potere.

La storia la scrivono i vincitori - è vero - ma la democrazia vorrebbe che non ci siano vincitori e vinti e che quindi, la storia sia scritta fuori delle stanze del potere.

Sono regimi corruttori delle coscienze fino al midollo, quelli che trattano i fatti come opinioni e instaurano un relativismo nichilistico applicato non alle opinioni ma ai fatti, quelli in cui la verità è messa sullo stesso piano della menzogna, il giusto su quello dell’ingiusto, il bene su quello del male; quelli in cui la realtà non è più l’insieme di fatti duri e inevitabili, ma una massa di eventi e parole in costante mutamento, nella quale ciò che oggi vero, domani è già falso, secondo l’interesse al momento prevalente.

Onde è che la menzogna intenzionale, cioè la frode - strumento che vediamo ordinariamente presente nella vita pubblica - dovrebbe trattarsi come crimine maggiore contro la democrazia, maggiore anche dell’altro mezzo del dispotismo, la violenza, che almeno è manifesta.

I mentitori dovrebbero considerarsi non già come abili, e quindi perfino ammirevoli e forse anche simpaticamente spregiudicati uomini politici ma come corruttori della politica.

La cura delle parole in tutti i suoi aspetti è ciò che Socrate definisce filologia.

Vi sono persone, i misologi, che «passano il tempo nel disputare il pro e il contro, e finiscono per credersi divenuti i più sapienti di tutti per aver compreso essi soli che, sia nelle cose sia nei ragionamenti, non c’è nulla di sano o di saldo, ma tutto [...] va su e giù, senza rimanere fermo in nessun punto neppure un istante».

Questo sospetto che nel ragionare non vi sia nulla di integro c’è un grande pericolo, che ci espone a ogni genere d’inganno.

Le nostre parole e le cose non devono “andare su e giù”.

Occorre un terreno comune oggettivo su cui le nostre idee, per quanto diverse siano, possano poggiare per potersi confrontare.

Ogni affermazione di dati di fatto deve essere verificabile e ogni parola deve essere intesa nello stesso significato da chi la pronuncia e da chi l’ascolta.

Chi mente sui fatti dovrebbe essere escluso dalla discussione.

Solo così può non prendersi in odio il ragionare e può esercitarsi la virtù di chi ama la discussione.

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Mag 30

In relazione a quanto sta accadendo nel nostro Paese e ai violenti mutamenti della costituzione di fatto ai quali stiamo assistendo, può essere utile rileggere alcuni cenni sintetici sul passaggio dalla repubblica all’impero a Roma.

Le pagine che seguono sono tratte dal libro:

Gianfranco Maglio, L’idea costituzionale nel medioevo, Dalla tradizione antica al «costituzionalismo cristiano», Gabrielli Editori, 2006.

_______________

Quando si parla del pensiero romano vi è la tentazione di ritenere, ad un primo superficiale approccio, che i risultati di tale riflessione siano complessivamente modesti e comunque scarsamente originali.

Certo se ci riferiamo alla profondità della speculazione filosofica ed in generale al sapere teoretico, non si può dire che i romani abbiano lasciato tesi e concezioni innovative, ma se con uno sguardo a più largo raggio ci spingiamo a considerare il pensiero etico-politico e soprattutto l’elaborazione giuridica, ecco che la grandezza della riflessione dei romani avrà modo di delinearsi nel suo autentico valore.

Il contributo dei romani all’elaborazione delle categorie del giuridico è determinante: non è un caso se il diritto romano è stato considerato per secoli quale vera e propria ratio scripta, traguardo insuperato ed insuperabile nello sforzo umano di regolare giuridicamente i rapporti sociali.

Se ad esempio pensiamo alla grande costruzione del diritto civile è noto a tutti come, a distanza di duemila anni, gli ordinamenti giuridici di molti paesi continuano ad avvalersi degli istituti e delle categorie dogmatiche elaborate dalla tradizione romanistica.

Per quanto poi concerne il nostro problema, il concetto romano di costituzione (constitutio) ha connotati ben più maturi della politeia dei greci.

Il passo in avanti è certamente costituito dalla chiara distinzione fra diritto pubblico e diritto privato: la diversa considerazione di quanto attiene al rapporto cittadino-Stato da un lato e di ciò che concerne le relazioni private fra singoli cittadini dall’altro, rappresenta il presupposto per una più corretta analisi del problema costituzionale.

Sia pure sommariamente dobbiamo distinguere la fase repubblicana della storia di Roma, che è la più interessante ai nostri fini, da quella imperiale durante la quale l’idea costituzionale tende ad affievolirsi in concomitanza con l’affermazione di idee autocratiche.

Il periodo repubblicano è ricco di fermenti e al tempo stesso travagliato per le lotte di potere e gli scontri sociali che si verificano: in questa fase della storia di Roma l’idea costituzionale si esprime con forza e convinzione.

Il pensiero filosofico-politico dei greci, nel periodo della sua maturità, aveva posto in risalto l’importanza della sovranità delle leggi per un corretto funzionamento dei rapporti fra il cittadino e lo Stato, ma posto ciò rimanevano aperti almeno due importanti problemi.

In primo luogo occorreva stabilire con esattezza da cosa nasce l’obbligatorietà giuridica e successivamente chiarire le fonti di produzione della legge nel quadro di una più matura teoria della sovranità.

Nel periodo repubblicano la legge (lex) è la deliberazione delle assemblee del popolo romano, dapprima quale espressione ratificatoria di proposte regie o di altre supreme magistrature ma successivamente vera e propria condizione di validità della legge stessa attraverso la quale si concretizza una forma democratica di governo.

Ora, la repubblica romana ebbe varie assemblee popolari alle quali andavano ricondotte diverse forme di deliberazioni.

Il passo avanti in senso democratico ci fu quando le decisioni delle assemblee della plebe (comizi tributi) vennero parificate a quelle dei più antichi ed aristocratici comizi curiati e centuriati, con ciò equiparando le leges ai plebiscita.

Questo sistema di assemblee rendeva di fatto possibile un vero e proprio controllo popolare anche allo scopo di impedire che le supreme cariche dello Stato romano superassero i confini della legalità trasformandosi in organi autoritari.

Tale struttura costituzionale non poteva però durare a lungo: poco alla volta Roma estendeva i confini del proprio Stato e le esigenze poste dal governo di territori sempre più vasti richiede-vano forme di intervento di diversa natura e la capacità di legiferare con immediatezza e senza particolari vincoli formali.

Con tale scenario l’importanza delle assemblee popolari diminuiva sino a ridursi ad un valore di carattere simbolico.

La decadenza delle assemblee e del coinvolgimento diretto dei cittadini nel governo della cosa pubblica è uno dei fenomeni di rilievo attraverso i quali si spegne la forza propulsiva del periodo repubblicano con gravi conseguenze sull’assetto costituzionale.

Durante l’ultima stagione della repubblica romana la difficoltà di consultare il popolo aveva ingenerato la prassi di investire il Senato che, mediante propri decreti, legiferava assumendo un ruolo diverso da quello meramente consultivo che in precedenza aveva avuto.

Il fenomeno venne accolto con una certa prudenza dai giuristi che in un primo tempo ritennero di non equiparare automaticamente i senato-consulti alla legge, al massimo consentendo che gli stessi potessero tenere il luogo della lex con pari autorità.

Questo perché la legge, così come si era venuta delineando in tutta la prima fase della storia romana, era per eccellenza deliberazione del popolo, espressione della volontà popolare: lex est quod populus iubet atque constituit.

Deliberazione significa partecipazione e controllo popolare dell’attività legislativa, anche allo scopo di salvaguardare i costumi e le tradizioni in un mondo che, proprio per la velocità dell’espansione romana, mutava in fretta.

Con la fine della Repubblica l’idea costituzionale tende ad affievolirsi nell’ambito di soluzioni politiche che realizzano una concentrazione del potere.

Tale processo che conduce al Principato prima e al Dominato poi, è il frutto di complesse cause storiche sulle quali non possiamo trattenerci in questa sede: il potere delle assemblee viene esautorato mentre il Senato conserva più a lungo il suo prestigio quale espressione della tradizione e della nobiltà di Roma oltreché custode di quelle virtù e di quei valori che tenacemente perseguiti avevano costituito la grandezza dei romani.

In questa fase storica di passaggio, collocabile attorno alla metà del I secolo a.C., Cicerone scrive le sue opere più importanti nelle quali diritto e filosofia si uniscono nella perfezione di un pensiero dagli elevati contenuti etici.

Soprattutto nel De Legibus e nel De re publica Cicerone ricerca una sintesi politica nel tentativo di frenare il declino della forma di governo repubblicana, richiamando cittadini e soprattutto uomini di governo al rispetto del mos maiorum, dell’autorità delle leggi e delle magistrature, di un’ideale di giustizia capace di ispirarsi alla retta ragione e di cogliere un ordine universale.

Cicerone media e trasmette al mondo romano quanto di meglio il pensiero greco e in particolare lo stoicismo aveva saputo esprimere in materia etico-politica e tutto ciò con una consapevolezza nuova del valore intrinseco dell’esperienza giuridica.

La sua identificazione del diritto naturale con la ragione avrà notevole importanza nell’elaborazione dei giuristi dell’età imperiale e nel pensiero successivo sino al medioevo.

Ma, come si è detto, il pensiero ciceroniano non sembrava in linea con i tumultuosi sviluppi che lo Stato romano subiva alla fine dell’età repubblicana e ancor meno con la soluzione imperiale.

La concentrazione del potere nelle mani di una sola persona significava anche concentrazione delle fonti di produzione del diritto: i giuristi mantenevano fermo il principio teorico dell’equivalenza fra il concetto di lex e la deliberazione popolare ma di fatto tale affermazione finiva per porsi quale nostalgica rievocazione di un passato di libertà travolto dalle procedure del nuovo assolutismo.

La Lex veniva così assorbita nelle constitutiones imperiali che a loro volta esprimevano la convinzione che quod principi placuit leges habet vigorem e che il principe stesso legibus solutus est.

Dal III secolo d.C. in poi il fenomeno della concentrazione giuridica assumerà caratteri sempre più accentuati, nel quadro di una progressiva divinizzazione del potere imperiale (Dominato) ed anche a seguito di importanti influenze ellenistiche ed orientaleggianti.

Il meccanismo pratico pensato dai giuristi per non disattendere da un lato il principio teorico della sovranità del popolo romano e dall’altro per sancire la nuova situazione nella quale era determinante la volontà imperiale fu la cosiddetta lex de imperio.

Con questo strumento che si presentava come un provvedimento del Senato approvato dalle assemblee popolari, che certo finivano per pronunciarsi nel senso di una presa d’atto e conseguente acclamazione del princeps (o imperator), si attuava una vera e propria delega dei poteri anche normativi dal popolo stesso alla nuova figura istituzionale e in tal modo l’assetto costituzionale veniva sostanzialmente modificato.

Dall’imperatore Vespasiano in poi la lex de imperio finisce per assumere contenuti sempre più consistenti e ciò nel senso di svuotare definitivamente ogni formale riferimento alla volontà del popolo romano: la lex diventa sempre più espressione del volere dell’imperatore, figura ormai affrancata da limiti giuridici e soggetta a deboli influenze politiche (anche per la decadenza dell’autorità del Senato).

Il costituzionalismo romano è pertanto espressione, nei suoi esiti più interessanti, del periodo repubblicano; nell’età imperiale la graduale concentrazione dei poteri nella persona dell’imperatore vanifica la rilevanza delle assemblee e la diretta partecipazione dei cittadini alle decisioni e all’attività legislativa.

Tuttavia il grande patrimonio di principi e di valori trova espressione nell’attività della giurisprudenza, sempre rivolta con occhio attento alla concretezza dei rapporti sociali: i giureconsulti romani dimostrano rispetto per le libertà individuali e nell’interpretazione delle leggi a volte sanno superare la rigidità ed oscurità della lettera per recuperare sensi e significati di grande rilievo.

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Mag 30

Molti libri di matematica contengono regole ed esercizi, esempi ed applicazioni: sembra quindi che ci sia proprio tutto. In realtà gli studenti mi dicono che nei libri di matematica manca qualcosa, un quid difficilmente definibile, ma che, in prima approssimazione, è la risposta ad una domanda molto importante: “Come porsi di fronte ad un foglio bianco che inizia con il testo di un esercizio di matematica?”.

Cerchiamo di immaginarci proprio in questa situazione: abbiamo una penna e un foglio (su cui c’è scritto il testo) e dobbiamo risolvere l’esercizio, un qualunque esercizio di matematica. Come procediamo? Molti studenti leggono il testo e poi smettono subito di guardarlo, in quanto si concentrano su se stessi per cercare, fra i propri ricordi, una formula o un teorema che consentano di elaborare la soluzione.
In pratica gli studenti agiscono come se attivassero una funzione di ricerca nell’hard disk del loro cervello: il problema è che, nella nostra testa, in quel momento, ci sono molte meno informazioni di quante ne possa contenere l’hard disk del nostro computer. Inoltre la scansione che attiviamo nel nostro cervello ci appare sicuramente meno efficace (e meno efficiente) di quella residente nel nostro elaboratore.
Seguendo questa procedura, talvolta, non si trova alcuna soluzione. In questo caso lo studente guarderà l’insegnante in modo vagamente assente e dirà: “Non so farlo”. “Non hai neanche un’idea su che strada prendere per giungere alla soluzione?” risponderà l’insegnante. Lo studente resterà in silenzio per alcuni secondi, come se in quel momento stesse cercando di elaborare una nuova procedura per giungere alla soluzione, poi – inesorabilmente – dirà: “No”.

Carissimi lettori, possiamo cambiare la fine di questa storia: possiamo utilizzare un metodo diverso, che non garantisce la scoperta della soluzione, ma che può portare più facilmente al successo. E il successo fa star bene: è la base per ottenere un altro successo e poi un altro ancora. Avete idea di come ci si senta bene dopo aver risolto un esercizio difficile? Sapete quanto risulta migliorato il vostro cervello dopo le grida di vittoria per aver superato un impegnativo esame di matematica?

Ebbene, provate a seguire il metodo che ora vi esporrò, e ditemi poi come vi siete trovati. Ritorniamo al foglio che avete davanti: innanzitutto fissate il testo dell’esercizio e non distogliete l’attenzione neanche per un secondo. Non concentratevi su voi stessi, non cercate la soluzione, pensate solo al testo. Leggete il testo in maniera sostanziale, cioè cercate di cogliere cosa vi viene richiesto al di là dell’aspetto formale. Non fermatevi alla forma, non fissatevi sugli operatori matematici: cercate invece di andare oltre. Provate a rappresentare mentalmente la sostanza di ciò che vi viene chiesto.

Se ad esempio il vostro esercizio consiste in un rapporto fra polinomi uguagliato a zero, cioè in un’equazione, non pensate a come risolvere l’equazione. Provate invece a pensare che avete davanti semplicemente il quoziente fra due numeri, e volete che quel quoziente valga zero. In quali casi la divisione fra due numeri fa zero? Soltanto se il numeratore (cioè la parte superiore della frazione) vale zero. Infatti zero diviso qualunque numero fa sempre zero e inoltre non è possibile dividere un numero per zero, per cui il denominatore (la parte inferiore della frazione) non può essere pari a zero. Tramite questo ragionamento di natura sostanziale giungiamo a considerare solo una parte del nostro esercizio: il numeratore uguagliato a zero. A questo punto abbiamo ancora un’equazione, ma molto più semplice rispetto a prima, e quindi facilmente risolvibile.

Tale metodo può essere applicato a qualunque esercizio, e spesso consente di ricavare la soluzione con minor fatica. Inoltre, gli studenti che utilizzano questo approccio, sviluppano il ragionamento matematico ed anche se non giungono alla soluzione, hanno una buona idea di quale sia la miglior strada da seguire. Quindi potremmo dire che, in questo modo, riescono più facilmente ad orientarsi in matematica.

fonte: www.gravita-zero.org » Vai al post originale

Mag 30

Immagini spettacolari quelle riprese da un appassionato astrofilo di nome Thierry Legault

Sono le foto riprese durante il passaggio dello Space Shuttle Atlantis e dello Hubble Space Telescope sulla superficie del Sole nel bel mezzo della sua difficile missione di riparazione. La foto è stata scattata in Florida al 100 Km dal Kennedy Space Center il 13 maggio 2009 alle 12:17 dell’ora locale e pochi minuti prima dell’aggancio dello shuttle con il telescopio spaziale.

Non dobbiamo farci ingannare dalle apparenze: in realtà appena 600 km ci separano da Atlantis e dallo Hubble, invece il Sole è lontano da noi ben 150 milioni di km. Tuttavia le immagini fotografiche del cielo non hanno profondità di campo: tutto sembra appiattito su un piano.
La vicinanza dei due oggetti è dunque solo apparente.

Le foto non sono state riprese con strumenti professionali, ma con un modesto telescopio da 130 mm, un prisma solare e una Canon 5D Mk II

Alcune risposte alle più comuni domande:

- è un’ombra quella che si vede sulla superficie del Sole?
No, non è l’ombra di Atlantis, è la sua silhouette.

- perché la superficie del Sole sembra granulare?
Questo è in realtà il risultato di moti convettivi (un po’ come quello che avviene in una pentola d’acqua che bolle). Ogni “grano” è come una grande “bolla” di gas che ha approssimativamente le dimensioni dell’Italia o della Francia.

- perché non vediamo macchie solari o protuberanze sul Sole?
Il Sole sta attraversando un periodo di scarsa attività e questo è il motivo dell’assenza di macchie solari. Inoltre le protuberanze sono visibili solo con speciali filtri (Hydrogen-alpha) > approfondisci qui

- è questo il vero colore del Sole?
Il Sole emette in luce bianca-gialla. Ma per poterlo fotografare è necessario utilizzare dei flitri colorati che evidenzino particolari sulla sua superficie. I filtri possono essere di colori differenti, come blu o arancio.

Alcuni dati tecnici del movimento dello Shuttle Atlantis:

Durata del transito sul Sole: 0.8 s
Distanza percorsa durante il transito: 5,6 Km
Altezza: 600 Km
Velocità: 7 Km/s (25000 Km/h)
Lunghezza dello Shuttle Atlantis : 35 m
Lunghezza dello Hubble Space Telescope: 13 m
Calcolo dei movimenti: www.calsky.com

fonte: www.gravita-zero.org » Vai al post originale

Mag 30


Come ogni anno, l’ultima settimana di maggio si terrà a Roma la Ciemmona, una critical mass a cui parteciperanno tantissime persone provenienti anche dall’estero le quali vogliono protestare contro l’utilizzo delle auto. La Ciemmona quindi anche quest’ anno lancerà il suo messaggio e porterà una ventata di aria pulita per le strade della capitale. Anche questo maggio ci sarò, spero che saremo più dei 3500 dell’anno passato e che ci dedichino una bella pagina su repubblica ed in altri giornali come accaduto l’anno scorso.

Ecco il programma del 2009:

Giovedì 28 maggio > Aspettando la Ciemmona…
ore 20.00 CSOA EX-SNIA, via Prenestina, 173 (Pigneto)
Porta i tuoi indumenti preferiti da stampare con disegni Critical Mass
Al termine: cena, giochi e stornelli.

Venerdì 29 maggio > 7° Compleanno di Critical Mass Roma
ore 18.00, Piazza delle Masse Critiche (Piramide)
Al termine: grande asta di biciclette,
cena e concerto dei Radici nel Cemento
presso il L.O.A. Acrobax,
in via della Vasca Navale, 6 (Ponte Marconi)

Sabato 30 maggio > Critical Mass Interplanetaria
ore 15.00 partenza da ogni ciclofficina romana (mappa)
ore 16:00 Giardini della Basilica di San Paolo
Al termine: cena all’ex-scuola 8 marzo occupata
in via dell’Impruneta 51 (Magliana)
ore 24:00 Critical Mass Notturna, si torna in massa al centro

Domenica 31 maggio > Massa Critica balneare, tutti a Ostia!
ore 11:00 Rotta verso il mare
Partenza da Piazza delle Masse Critiche (Piramide)

:::PERCHE’
Ogni giorno assistiamo impotenti al peggioramento della qualità della nostra vita dovuto al degrado ambientale e sociale, alla crisi economica. L’ industria culturale e l’immaginario sociale ci impongono automobili sempre più grandi e veloci che insanguinano le nostre strade, inquinano le nostre relazioni sociali e la nostra aria.

:::COME
Critical Mass rivendica le strade delle nostre città e l’utilizzo quotidiano della bicicletta, realizza dal basso la libertà urbana negata: la strada sicura e silenziosa per camminare, pensare, parlare, incontrarsi; quella strada dove tutti possono suonare con il loro campanello la melodia di una città salutare e vivibile.
Critical Mass non è una manifestazione, è la coniugazione positiva di disobbedienza civile e festa in un percorso di critica radicale al modello di sviluppo capitalistico che parte da un’azione diretta quotidiana: pedalare per sovvertire la logica del capitale.

Qui un video realizzato da me durante la Ciemmona del 2007:

Il cambiamento sei TU! pedala contro la crisi!

P.S. Tornerò ad aggiornare il blog quando ritorno a Catania.
P.P.S. Venerdì sarò sul Vesuvio a vedere l’ultima tappa in salita del giro d’Italia.

fonte: alessios4.blogspot.com » Vai al post originale

Mag 28

FORSE MI SBAGLIO, ma potrebbe darsi che stia per realizzarsi un inedito e straordinario cross-over tra comics e politica. Intendo fra Doonesbury di Garry B. Trudeau e la Casa Bianca guidata da Barack Obama. E lui non se n’è accorto

fonte: antoniodini.blogspot.com » Vai al post originale

Mag 28

SE VOGLIAMO LO possiamo definire il settimanale più interessante e bello sul mercato italiano. Adesso, Internazionale ha cambiato faccia al suo sito web, aprendo un blog collettivo della redazione. Fatto molto bene: se reggono il passo, è davvero una buona mossa.

fonte: antoniodini.blogspot.com » Vai al post originale

Mag 28

Finale Champions League 2009 - Roma27 maggio 2009, ore 20:45. Allo Stadio Olimpico di Roma si celebra l’evento calcistico per squadre di club più importante d’Europa: la finale di Champions League 2009 tra Manchester United e Barcellona. Roma è invasa da migliaia di tifosi inglesi e spagnoli, senza dimenticare il gran numero di appassionati che sono giunti nella Capitale da tutto il mondo. Un ponte aereo già cominciato alle prime luci dell’alba e gli aeroporti romani di Fiumicino e Ciampino vedranno arrivare e partire oltre 50000 persone. L’ENAC ha confermato che l’aeroporto di Roma Ciampino rimarrà straordinariamente aperto anche durante le ore notturne nei giorni 27, 28 e 29 maggio in modo da riuscire a smaltire i voli aggiuntivi dovuti all’evento sportivo. Le Ferrovie dello Stato hanno dichiarato di aver incrementato il numero di collegamenti ferroviari tra il centro della città e l’aeroporto di Fiumicino in quanto non sarebbe possibile soddisfare tale tragitto soltanto su gomma. Al termine della partita, un treno speciale in partenza dalla stazione Aurelia accompagnerà i tifosi del Barcellona fino a Civitavecchia dove faranno ritorno in Spagna in nave. Il Leonardo Express, treno che collega la stazione Termini all’aeroporto di Fiumicino, effettuerà delle corse notturne straordinarie, dopo aver già ampliato il numero di corse nelle ore precedenti al match.
Nei punti di raccolta dove giungeranno i tifosi, l’ATAC ha provveduto a fornire dei bus navetta per recarsi allo Stadio Olimpico. Alla fine della partita, le due tifoserie potranno di nuovo prendere i bus navetta con destinazione stazione metro Cipro (linea A) per i tifosi spagnoli, mentre per quelli inglesi la destinazione a fine partita è piazza delle Canestre.
Tutti coloro che non hanno la possibilità di recarsi allo Stadio Olimpico di Roma per assistere alla finale di Champions League, potranno vedere la partita in TV che sarà infatti trasmessa in diretta dalla Rai (RaiUno), dalle TV a pagamento Mediaset Premium e Sky, su internet in streaming attraverso Alice home TV di Telecom Italia e sui telefonini di ultima generazione di 3 Italia.
La partita sarà trasmessa su Raiuno, ma anche sul canale Rai Test HD in alta definizione nelle zone raggiunte dal segnale. Su pacchetto Sky, sarà in 4:3 Sky Sport 1 e Sky Calcio 1, in widescreen su Sky Sport 16:9 e in alta definizione su Sky Sport HD1. Sul digitale terrestre tutti gli abbonati a Mediaset Premium potranno vederla sul canale Premium Calcio 24. Anche Alice home TV consente, grazie al suo decoder, di vedere Manchester United - Barcellona in alta definizione.

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Mag 28

Titolo originale: id.
Nazione: USA
Anno: 2000
Genere: thriller, giallo
Durata: 1h52m
Regia: Sam Raimi
Sceneggiatura: Tom Epperson, Billy Bob Thornton
Fotografia: Jamie Anderson
Musiche: Christopher Young
Cast: Cate Blanchett, Keanu Reeves, Greg Kinnear, Hilary Swank, Katie Holmes, Giovanni Ribisi, Michael Jeter, Kim Dickens, Gary Cole, Chelchie Ross, Rosemary Harris, J.K. Simmons, John Beasley, Lynnsee Provence, Danny Elfman

Trama
A Brixton, piccola cittadina degli Georgia, la giovane Annie, vedova con tre figli da mantenere, è conosciuta per possedere un “dono” ereditato dalla nonna che le permette di predire il futuro attraverso le carte. Una delle sue clienti è Valerie Barksdale, spesso picchiata dal marito Donnie. Un giorno viene contattata dalla polizia in seguito alla scomparsa di Jessica King, una disinvolta ragazza di buona famiglia e fidanzata di Wayne, il preside della scuola. Quando Jessica viene ritrovata morta nel lago grazie alle premonizioni di Annie, tutti i sospetti ricadono su Donnie il quale afferma però di essere innocente e adirato per la congiura nei suoi confronti, minaccia Annie ed i suoi figli.

Recensione
Sam Raimi è uno dei registi americani più prolifici con film che spaziano tra diversi generi cinematografici: horror truculento con “La casa”, uno dei suoi film più famosi e meglio riusciti; fantasy tetro con “Darkman”, western con “Pronti a morire”; sentimentale con “Gioco d’amore”; thriller con “Soldi sporchi”. In “The gift” Raimi sceglie la strada del thriller psicologico e paranormale a forti tinte gialliste attraverso la solida ed valida sceneggiatura di Billy Bob Thornton e Tom Epperson. Abbandonate dunque mannaie e motoseghe, Raimi spaventa attraverso l’occulto ed il paranormale, vissuti attraverso le spaventose visioni della protagonista. Un’investigazione sul male realizzata attraverso un’appropriata caratterizzazione dei personaggi, ognuno pedina fondamentale nell’intreccio della storia. Ottimi ai fini della struttura narrativa i flashback degli eventi raccontati durante il processo ed i flashforward prodotti dalle visioni di Annie, sensitiva costretta a subire il suo dono. Se da un lato con spirito filantropo utilizza le carte, dall’altro deve subire le dicerie della gente di una piccola città della provincia americana. Ma è il suo amore per i figli, privati del padre, a farle sopportare tutto. Splendida Cate Blanchett nella parte di Annie, perfetta nel ruolo di sensitiva grazie alla sua carnagione pallida che le dona un aspetto etereo. Violento è invece Donnie, interpretato da un insolito ma efficace Keanu Reeves, mai eccessivo negli atteggiamenti aggressivi e maneschi, risultanto così convincente e credibile. Conferma le sue qualità Giovanni Ribisi nel ruolo di Buddy, un ragazzo troppo sensibile e mentalmente instabile a causa di un triste passato. Greg Kinnear è il preside Wayne Collins, una persona dalle buone maniere ma vittima dei tradimenti di Jessica, interpretata da un’inespressiva Katie Holmes (per fortuna è proprio lei ad essere uccisa all’inizio del film). Hilary Swank ha poco spazio per dimostrare qualcosa, relegata nel personaggio di Valerie, donna picchiata e terrorizzata dal marito. “The gift” è un film che si poggia sui suoi personaggi e la loro precisa descrizione fa sì che la storia funzioni e grazie ad una buona dose di suspense la partecipazione dello spettatore è assicurata. Inquietanti poi le atmosfere paludose intorno alla cittadina di Brixton, accentuate dai contrasti cromatici freddi della natura, custode di agghiaccianti segreti.
“The gift” è dunque un discreto thriller con un finale forse privo di un clamoroso colpo di scena ma che tuttavia si fa apprezzare per il suo carattere celestiale.

Voto: 7

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Mag 28

Fizz Traveller - programmare i propri viaggiFizz Traveller è un programma indispensabile per chi vuole organizzare il proprio viaggio d’affari o una vacanza di piacere nei minimi dettagli, senza dimenticare nulla. Fizz Traveller consente infatti di ricevere le previsioni del tempo per le città dove si intende soggiornare; organizzare eventi; effettuare prenotazioni di hotel, treni, aerei e navi; verificare eventuali ritardi dei voli; convertire le valute. Programmare il proprio viaggio diventa davvero semplicissimo: Fizz Traveller include oltre 26000 città americane e 32000 città nel resto del mondo. La caratteristica più interessante è sicuramente “Itinerary”, mediante la quale è possibile pianificare e modificare il proprio viaggio. E’ evidente che gran parte delle funzioni disponibili nel programma richiedono una connessione attiva ad internet per reperire le informazioni necessarie. Fizz Traveller è disponibile per iPhone/iPod touch, Windows Mobile e Symbian.
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Mag 28

caro prezzi lettini ombrelloniLa Federconsumatori, organizzazione per la tutela dei consumatori, ha reso noto i risultati di un’analisi sui costi dei servizi balneari italiani. Nonostante la crisi economica si sia abbattuta sull’intero pianeta e gli adeguamenti dei canoni demaniali (concessioni delle spiagge ai lidi) siano stati bloccati, quest’anno i prezzi di lettini, ombrelloni e cabine registreranno degli aumenti su tutta la costa italiana, isole comprese, con punte massime di aumento nelle località vicine ai grandi centri urbani.
I prezzi dei lettini aumenteranno fino al 4% rispetto all’estate scorsa, mentre quelli delle cabine fino all’1,7%. Federconsumatori fa notare anche come per l’estate 2009 molte famiglie rinunceranno alle classiche vacanze di una o due settimane, optando per singole giornate di mare in località vicine alla propria città di residenza. In base proprio a queste nuove esigenze, i lidi diminuiranno i costi sugli abbonamenti stagionali (5-6% di ribasso), una pubblicità fatta di finti buoni propositi, dato che i costi da sostenere per questo tipo di abbonamenti era diventato ormai proibitivo per la gran parte delle famiglie.
Federconsumatori evidenzia il fatto che i prezzi italiani sono tra i più elevati in Europa e questo sta determinando una progressiva diminuzione della presenza di turisti, sia italiani che stranieri, sulle nostre spiagge. Se in Italia prendere due lettini ed un ombrellone varia tra i €12 dei lidi nel sud Italia ai €30-35 dei lidi toscani e liguri, in Grecia la situazione è molto più vantaggiosa: i costi hanno una media di €6-8 con punte massime di €12-14 in posti esclusivi come Mykonos. Per ovviare alla ridotta domanda conseguente ad esborsi che i turisti cercano di evitare, gestori si inventano iniziative più o meno fantasiose: offerte “happy hour”, con sconti fino al 50% se si prendono lettini ed ombrellone dopo le 15, riduzioni per gli over 60 e sconti effettuati con coupon distribuiti da bar o gelaterie.

Bisogna ricordare alcune norme quando si va al mare:
- i gestori degli stabilimenti devono concedere l’accesso gratuito alla spiaggia a tutti i bagnanti, a prescindere se ci siano altri accessi nelle vicinanze (capita spesso che però i gestori accolgano questi ultimi come dei clandestini);
- i primi 5 metri dalla linea di battigia, ossia dalla riva, devono essere sempre considerati come spiaggia libera, in quanto non possono rientrare nella concessione data allo stabilimento;
- il mare è libero ed è perciò sempre possibile fare il bagno, anche in corrispondenza di uno stabilimento;
- gli accessi ai disabili devono essere sempre assicurati dai gestori degli stabilimenti fino alla riva.
- la pulizia delle spiagge è di competenza dei gestori degli stabilimenti nei tratti dati in concessione, dei Comuni nella spiaggia libera (meglio però non sporcare mai utilizzando gli appositi cestini o, in mancanza di questi, utilizzare buste di plastica proprie da cestinare in seguito dove consentito).

Nel caso in cui una di queste norme non venga rispettata è possibile fare denuncia alla Polizia Municipale oppure alla Capitaneria di porto di competenza.

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Mag 28

Duplex - Un appartamento per treTitolo originale: Duplex
Nazione: USA
Anno: 2004
Genere: commedia
Durata: 1h37m
Regia: Danny DeVito
Sceneggiatura: Larry Doyle, John Hamburg
Fotografia: Anastas N. Michos
Musiche: David Newman
Cast: Ben Stiller, Drew Barrymore, Eileen Essel, Harvey Fierstein, James Remar, Swoosie Kurtz, Justin Theroux, Wallace Shawn, Amber Valletta, Maya Rudolph, Christine La Fontaine, Cheryl Klein, Christina Kirk, Edward Edwards, Christopher Doyle, Eugene Lazarev, Gary Riotto

Trama
Alex Roser e sua moglie Nancy Kendricks decidono di comprare casa per coronare il loro sogno d’amore. I due riescono con i soldi a disposizione a trovare una bellissima casa a due piani a Brooklyn, che però è un duplex a nel quale si trova una simpatica vecchietta che ha un contratto di affitto a vita. Al principio la cosa non sembra preoccupare la coppia, ma ben presto scopriranno che che la gentile nonnina è in realtà un essere insopportabile fino a mettere a repentaglio la stabilità mentale della giovane coppia e dovranno fare faranno di tutto per convincerla ad andarsene.

Recensione
Il “duplex” rappresenta una tipologia immobiliare piuttosto diffusa negli Stati Uniti, a differenza dell’Italia dove si trovano invece molti annunci relativi alla “nuda proprietà”. La differenza consiste nel fatto che con la nuda proprietà si acquista una casa ed il vecchio proprietario, di solito una persona molto anziana e senza eredi, continua ad essere usufruttuario fino alla sua morte, quando subentra l’acquirente. Il duplex, invece, presuppone la condivisione dell’appartamento con l’anziana persona nell’immediato. Un soluzione economica ed anche confortevole nel caso in cui la casa è su più piani. Quello che sicuramente avranno pensato Alex e Nancy, una coppia di sposi, che per loro disgrazia si renderanno conto che l’anziana coinquilina apparentemente dolce e gentile è in realtà una vecchia antipatica e rompiscatole.
“Duplex - Un appartamento per tre”, diretta da Danny DeVito, è una black comedy meno black ma molto più comedy del suo precedente “La guerra dei Roses”. Forte della comicità espressiva di Ben Stiller, il film colleziona una serie di gag non originali pur sempre divertenti giocate tutte sulla scomoda presenza di una persona fastidiosa da eliminare. Drew Barrymore si limita al ruolo di “spalla” di Stiller, mostrando una buona armonia e capacità comiche nelle situazioni sgradevoli che capiteranno alla sventurata coppia. Eileen Essel è la vecchietta dall’apparenza docile e gentile, ma che cela perfidia e malignità fuori dal comune. Se al principio Alex e Nancy cercheranno in tutti i modo di sopportare i comportamenti della vecchia e cercare di risolverli con le buone, si ritroveranno talmente stressati da dover escogitare tutti i stratagemmi più o meno plausibili per eliminare della vecchietta e poter così vivere in pace nella loro casa dei sogni.
“Duplex - Un appartamento per tre” è una commedia gradevole che deve molto alla presenza di Ben Stiller ed al personaggio della vecchina che potrebbe però generare nervosismo e istinti omicidi nello spettatore meno mansueto. Non un must, ma una divertente commedia sulle note di “casa, dolce casa”.

Voto: 6,5

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Mag 28

di Giovanni Maria Flick
ex Presidente della Corte Costituzionale

Veniamo da un passato nel quale il riconoscimento e la tutela dei diritti umani erano affidati agli Stati nazionali.

Eppure le violazioni di quei diritti sono state reiterate, macroscopiche e devastanti, fino a culminare nella Seconda guerra mondiale: le armi di distruzione di massa; il coinvolgimento generalizzato dei civili; soprattutto, la Shoah.

Per questo, da quel “crogiolo ardente” (come lo definì uno dei padri costituenti, Giuseppe Dossetti) nacquero l’internazionalizzazione del diritto costituzionale, il riconoscimento della persona sulla scena internazionale, la tutela giudiziaria sovranazionale dei diritti umani, l’ingerenza umanitaria.

Soprattutto, nacque l’esigenza di affermare la dignità della persona, nelle dichiarazioni sovranazionali e nelle costituzioni nazionali.

Viviamo un presente nel quale l’aggressione alla dignità umana - sotto forme nuove, ma sempre uguali - è incombente.

Basta guardare alla crisi globale, ai suoi effetti sui livelli di povertà, individuali e collettivi, e sul diritto-dovere al lavoro, premessa della dignità secondo la nostra Costituzione.

Basta guardare ai crescenti assalti all’Europa, “fortezza del benessere”, da parte di una immigrazione di massa in fuga dalla fame, la sete, la guerra.

Nel Mediterraneo rischia di naufragare, con i migranti, le loro speranze e la loro dignità, anche la tradizione europea di accoglienza e sensibilità per i diritti umani.

Andiamo verso un futuro di insidie per la dignità, non meno preoccupanti di quelle tradizionali e sempre presenti, come il razzismo e l’intolleranza: penso agli abusi nella gestione delle informazioni sensibili, e agli eccessi della tecnologia medica.

Il terrorismo globale minaccia di essere sempre più coinvolgente e fanatico; ma, in nome della sicurezza e del contrasto al terrorismo, anche la soglia di rispetto dei diritti fondamentali della persona si abbassa sempre più.

Leggere il passato, il presente e il futuro attraverso le lenti della dignità, regala margini di speranza, perché consente di coglierne la perenne attualità e la stabilità del suo nucleo fondamentale; ma anche di riflettere sulla moltiplicazione degli ambiti in cui ne viene richiamato il rispetto; di trarre dalla lezione della storia, indicazioni per affrontare le nuove istanze di aggressione e di tutela.

La Dichiarazione universale ci ricorda che «tutti gli esseri umani nascono eguali in dignità e diritti»; ma all’uguaglianza si affiancano le differenze oggettive e ineliminabili di cui ciascuno è portatore.

Queste ultime contribuiscono a formare la sua identità; esprimono il pluralismo e il personalismo: valori non meno importanti dell’eguaglianza.

L’apparente contraddizione tra eguaglianza e diversità si risolve nel riconoscimento della pari dignità, come nell’articolo 3 della nostra Costituzione: le differenze non possono rappresentare ostacoli insuperabili, o giustificare condizioni di inferiorità, sopraffazione, discriminazione.

Gli ostacoli vanno affrontati e rimossi per consentire la libertà e l’eguaglianza di ciascuno (non solo dei cittadini: delle persone) e il pieno sviluppo della persona umana: per realizzare la pari dignità sociale.

In tal modo la dignità fa giustizia della pretesa - troppo frequente - di utilizzarla come pretesto per imporre comportamenti e conformismi generalizzati; per non rispettare il diritto di ciascuno alla diversità e al dissenso, alla sua identità e libertà.

Sempre che, beninteso, la libertà si esprima nel rispetto dell’altrui dignità e dei “valori condivisi” (quelli della Costituzione) posti a presidio della civile convivenza.

La stretta connessione fra gli articoli 2 e 3 della Costituzione evidenzia un ulteriore aspetto della pari dignità: l’essere un ponte fra i diritti inviolabili e i doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

L’azione di contrasto agli ostacoli che impediscono la concretezza e l’effettività della pari dignità sociale, si realizza solo mobilitando il valore costituzionale della solidarietà, altrettanto essenziale.

Assieme alla reciprocità fra diritti e doveri, la solidarietà esprime il bisogno di coesione nella comunità, che trova soddisfazione nell’apporto reciproco, nella socialità, nella solidarietà.

La pari dignità lega i molteplici diritti umani e rappresenta il parametro per attribuire contenuto specifico e concreto a ciascuno di tali diritti.

In modo esplicito - per evidenti ragioni di storia e coscienza collettiva, dopo la Shoah - la Costituzione tedesca pone la dignità umana in apertura, come valore generale e premessa di tutti i diritti.

La Costituzione italiana, invece, pone la dignità come indice di concretezza dell’eguaglianza; la richiama esplicitamente come parametro della retribuzione e come limite alla libertà di iniziativa economica; lo fa in modo implicito a proposito della libertà personale, della responsabilità penale, del diritto all’autodeterminazione sanitaria.

Il diverso approccio costituzionale alla dignità, non si traduce in una diversa gerarchia di apprezzamento: anche nella Costituzione italiana la dignità esprime la saldatura fra eguaglianza, libertà e solidarietà; riassume e concretizza gli altri valori costituzionali e coglie il legame fra i diritti fondamentali, sottolineandone l’universalità, l’indivisibilità, l’effettività.

Infine, l’impegno ad attuare i diritti fondamentali non riguarda soltanto la dimensione statale e sovranazionale, come finora è avvenuto: deve coinvolgere anche, e prima ancora, la dimensione locale.

L’effettività dei diritti deve fare i conti soprattutto con il territorio, quindi con il principio di prossimità, che a sua volta si realizza nella cosiddetta sussidiarietà orizzontale.

La pari dignità sociale, insomma, si ricollega esplicitamente alla sussidiarietà orizzontale (quella della società civile e del c.d. terzo settore), ribadita dall’art. 118 della Costituzione riformato nel 2001, dov’è collocata a fianco della sussidiarietà verticale (quella istituzionale).

Riflettere, in tempo di crisi, sulla pari dignità è un’occasione per reagire e per superare le paure che ci turbano: ad esempio, per tenerne conto al momento di definire nuovi modelli e regole di comportamento - guardando anche al privato-sociale e all’impresa sociale - nel rapporto tra imprese e consumatori, tra finanza e investitori, tra credito e risparmio.

E’ un’occasione per superare le contrapposizioni tra Stato e mercato, tra pubblico e privato, che hanno “giustificato” lacune e dimenticanze di ciascuno di questi mondi in tema di diritti fondamentali.

E’, infine, un’occasione per rafforzare gli spazi di intervento sul territorio, utilizzando come una leva il mix di sussidiarietà orizzontale e verticale.

Il coinvolgimento del territorio nell’attuazione dei diritti è il modo migliore per radicarli, perché vengano assimilati anche sul piano culturale e del consenso sociale, anziché essere percepiti come forme di assistenzialismo o, peggio, come sprechi da sottoporre a tagli e riduzioni.

Anche in tema di diritti, l’impegno e il controllo (da parte) del territorio accrescono la sicurezza.

Perfino i meno sensibili alle questioni dei diritti umani dovrebbero trame buone ragioni per investire sulla dignità.

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Mag 28

di Bruno Tinti
(ex Procuratore della Repubblica Aggiunto di Torino)

I magistrati che compongono il Consiglio superiore della magistratura saranno estratti a sorte.

Lo propone il sottosegretario Caliendo: si debbono sorteggiare 100 magistrati; tra questi se ne eleggeranno 16.

Così s’impedirà alle correnti di impadronirsi del Csm.

Si tratta dell’ennesimo tentativo di controllare i giudici? O è una proposta seria?

Dice la Costituzione (art. 105) che al Csm competono assunzioni, assegnazioni, trasferimenti, promozioni e provvedimenti disciplinari.

Perché i magistrati sono (art. 104) autonomi e indipendenti «da ogni altro potere»; e, per garantire questa indipendenza, essi sono inamovibili (art. 107): solo il Csm può rimuoverli, sospenderli, trasferirli (per ragioni disciplinari o di carriera).

E siccome il Csm è composto per due terzi da magistrati, l’altro terzo è di nomina politica, l’indipendenza della magistratura è stata assicurata.

C’è un problema: il sindacato dei giudici (Anm) è diviso in «correnti».

Sono 4: Magistratura Democratica, Magistratura Indipendente, Movimento, Unità per la Costituzione.

Associazioni nate per affinità culturali, per la verità più apparenti che reali: tutte concordi sulla necessità di difendere l’autonomia e l’indipendenza dei giudici, spesso in polemica su questioni marginali.

Il loro sostanziale accordo è provato dal fatto che, nelle periodiche elezioni per gli organi direttivi dell’Anm, ogni corrente fa propaganda per sé, in polemica con le altre. Poi però si mettono d’accordo per mandarci componenti in numero eguale per ognuna.

Un po’ come se Berlusconi, vinte le elezioni, chiamasse al governo ministri provenienti da ogni partito e in numero paritario.

C’è di peggio: ogni 4 o 5 anni ci sono le elezioni del Csm e riparte la lotta fra le correnti: ognuna forma proprie liste con un numero di candidati pari ai posti disponibili.

L’esito dipende dalla forza delle correnti: quella che conta più aderenti riesce a farne eleggere 6 o 7, le altre si spartiscono i residui 9, 10 posti.

Un giudice che non appartiene a nessuna corrente si scorda di essere eletto: anche se tutti quelli che lavorano con lui e lo stimano (in un grande Tribunale, 200 o 300 persone) volessero votarlo, la più piccola delle correnti riuscirebbe sempre a totalizzare, per il suo candidato, un numero di voti superiore.

I magistrati che vanno al Csm appartengono tutti a qualche corrente.

Ma non basta: come scelgono, le correnti, i magistrati da mandare al Csm?

In genere ci vanno il segretario regionale, quello nazionale, quello che ha fatto parte della Giunta, quello che si è dato da fare nelle precedenti elezioni, insomma gli attivisti, quelli che contano nella corrente o gli amici di quelli che contano.

Non ci sono elezioni primarie, non ci sono consultazioni (se non formali): è una designazione. Proprio come in Parlamento.

Quali le conseguenze di questo sistema?

Due, drammatiche per la credibilità della magistratura.

La prima: si creano carriere privilegiate. I «correntisti» passano da un incarico all’altro: incarichi di vertice nell’Anm, Csm, organismi internazionali, alla peggio posti in sedi comode e ambite.

La seconda: a ogni nomina di capi di ufficio le correnti si scatenano.

Far nominare il proprio aderente è imperativo: si tratta di dimostrare la propria forza in modo da indurre tanti altri magistrati ad arruolarsi.

Si crea così un circolo perverso: i magistrati aderiscono alla corrente sperando in un appoggio nei momenti chiave della loro carriera (anche in quelli disciplinari); ed essa si fortifica quanto più dimostra di appoggiarli con successo.

Così, quasi sempre, l’effettiva capacità professionale dei magistrati è valutata certamente quando nessun aspirante è «correntizio»; o quando il «correntizio» è di capacità professionale indiscussa.

Negli altri casi la logica «correntizia» in genere prevale.

La prova sta negli annullamenti delle decisioni del Csm fatti dal Tar.

Perché è ovvio che nomine fondate su logiche «correntizie» difficilmente possono rispettare i criteri imposti dalla legge; e il Tar ha detto che in alcuni casi il Csm ha violato la legge.

Adesso il sorteggio.

Non è il massimo, ci sono anche profili costituzionali da salvaguardare (i magistrati del Csm vanno «eletti»).

Però si deve pur arginare la deriva provocata dalle correnti, spezzare questo vincolo perverso che orienta le decisioni del Csm in modo clientelare.

E poi il sorteggio non è così irragionevole come i «correntizi» lo dipingono.

Ogni giudice, ogni giorno, prende decisioni importanti, spesso vitali: infligge ergastoli, affida i bambini a questo o a quel coniuge, stabilisce se un’azienda deve o non deve fallire.

E vi sembra che quello stesso giudice, se sorteggiato per il Csm, non possa decidere chi deve fare il presidente del Tribunale di Roncofritto o il procuratore della Repubblica di Poggio Belsito?

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Mag 28


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Mag 28

E’ sempre più evidente che la fenomenologia del potere produce modelli culturali e morali, con decisive ricadute sociali.

In queste ultime settimane è divenuta ineludibile la questione dei rapporti del potere con le donne e la dolorosa e molto preoccupante condizione femminile nella nostra società.

Vogliamo segnalare qui un documentario molto bello, dal titolo “Il corpo delle donne”, realizzato da Lorella Zanardo, Marco Malfi Chindemi e Cesare Cantù.

Il documentario, che dura 25 minuti, può essere visto a questo link.

A questo link c’è il blog dal quale possono trarsi ulteriori informazioni.

Prendiamo da lì una presentazione del documentario:

“Il corpo delle donne” è il titolo del nostro documentario di 25’ sull’uso del corpo della donna in tv.

Siamo partiti da un’urgenza. La constatazione che le donne, le donne vere, stiano scomparendo dalla tv e che siano state sostituite da una rappresentazione grottesca, volgare e umiliante.

La perdita ci è parsa enorme: la cancellazione dell’identità delle donne sta avvenendo sotto lo sguardo di tutti ma senza che vi sia un’adeguata reazione, nemmeno da parte delle donne medesime.

Da qui si è fatta strada l’idea di selezionare le immagini televisive che avessero in comune l’utilizzo manipolatorio del corpo delle donne per raccontare quanto sta avvenendo non solo a chi non guarda mai la tv ma specialmente a chi la guarda ma “non vede”.

L’obbiettivo è interrogarci e interrogare sulle ragioni di questa cancellazione, un vero “pogrom” di cui siamo tutti spettatori silenziosi.

Il lavoro ha poi dato particolare risalto alla cancellazione dei volti adulti in tv, al ricorso alla chirurgia estetica per cancellare qualsiasi segno di passaggio del tempo e alle conseguenze sociali di questa rimozione.

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Mag 28

Per celebrare il bicentenario della nascita di Charles Darwin, la Fondazione Bioparco di Roma indice il concorso nazionale «Parole in evoluzione», rivolto a giovani scrittori di età compresa tra i 18 e i 30 anni che dovranno affrontare i temi dell’evoluzionismo e del darwinismo al di fuori dell’ambito prettamente specialistico e incoraggiare i giovani talenti, futuri divulgatori scientifici.

Il concorso si realizza con il contributo del ministero dell’Università e della Ricerca scientifica, con il patrocinio dell’Anisn (Associazione nazionale insegnanti scienze naturali), di Pikaia il portale dell’evoluzione, della Sibe (Società italiana biologi evoluzionisti), e in collaborazione con Codice edizione, Sironi editore e Zanichelli.

I partecipanti al concorso possono scegliere tra quattro diverse categorie di elaborati: capitolo di saggio divulgativo; racconto di finzione; articolo di attualità (relativo al periodo tra il 12 febbraio e il 12 luglio 2009); recensione di un libro di divulgazione scientifica pubblicato in Italia dopo il 31 dicembre 2005.

Per tutte le categorie il tema è «l’evoluzione biologica».
Gli elaborati saranno valutati da una commissione in cui spiccano i nomi di Telmo Pievani, filosofo della scienza e saggista (Università di Milano-Bicocca) e Guido Barbujani, genetista e narratore (Università di Ferrara).

Per ogni categoria ci sarà un vincitore; il premio consiste nella pubblicazione degli elaborati vincitori in un volume edito dal Bioparco dal titolo «Parole in evoluzione. Consigli di scrittura per giovani autori», che sarà un sorta di manuale di divulgazione, con contributi ed interviste ad esperti del settore. Inoltre, i vincitori riceveranno un cofanetto di libri messi in palio dagli editori sponsor del concorso: Codice edizione, Sironi editore e Zanichelli.

Il termine ultimo per la presentazione dei lavori è il 12 luglio 2009.

Gli elaborati dovranno essere inviati via e-mail all’indirizzo: concorsobioparco@formicablu.it (per scaricare il bando: www.bioparco.it).

Il concorso si svolge con il patrocinio di ANISN, di PIKAIA - il portale dell’evoluzione e della SIBE e con la collaborazione di Codice Edizioni, Sironi Editore e Zanichelli

(Fonte Fondazione bioparco)

fonte: www.gravita-zero.org » Vai al post originale

Mag 28

Un impegno costante nel premiare l’attività delle più brillanti scienziate.

Sono le Borse di studio “L’Oréal Italia Per le Donne e la Scienza”, assegnate anche quest’anno dalla giuria presieduta da Umberto Veronesi alle cinque studiose più meritevoli del nostro paese nel campo delle Scienze della vita e della materia. Le cinque giovani studiose riceveranno 15.000 euro ciascuna per continuare le loro ricerche nei migliori laboratori italiani.

Si tratta della genetista Anna Olivieri (28 anni, Università di Pavia), premiata per i suoi studi sul Dna mitocondriale nella domesticazione dei cavalli; dell’astrofisica Luisa Ostorero (35, Università di Torino), interessata alle galassie in gravità conforme; della chimica Valeria Righi (30, Università di Modena), impegnata nella lotta alle neoplasie cerebrali; dell’endocrinologa Cristina Ronchi (32, Università di Milano), per le sue ricerche sugli effetti della radioterapia nei pazienti con adenomi dell’ipofisi); e della psicologa Elisabetta Versace (30, Università Bicocca), studiosa degli stimoli linguistici.

Nato nel 1998 su iniziativa di L’Oréal e Unesco, For women in science è stato il primo premio internazionale dedicato alle donne che operano nel settore scientifico. Ogni anno cinque candidate, una per ogni continente, vengono premiate con un contributo di 100mila dollari. Vengono inoltre attribuite ogni anno 15 borse internazionali (di 40mila dollari) e numerose borse di studio nazionali a giovani ricercatrici.

IL PROSSIMO PREMIO

Dal 30 settembre di quest’anno scatterà la caccia alle nuove finaliste: sul sito del gruppo cosmetico sarà disponibile il bando e la domanda di ammissione per l’edizione 2010.

Approfondimenti anche su Galileo, giornale di scienza e problemi globali

fonte: www.gravita-zero.org » Vai al post originale

Mag 28

Gravità Zero inizia da questo mese una collaborazione con i corrispondenti in terra di Spagna di un omonimo blog chiamato Gravedad Cero. Diamo loro un caloroso benvenuto: sarà un modo per noi di stringere relazioni redazionali sempre più vicine ad altre realtà europee.

Qui l’articolo in lingua spagnola:

Mag 28


Semplicemente geniale.

fonte: alessios4.blogspot.com » Vai al post originale

Mag 28

Oggi vi mostro una bellissima curiosità, nel video qui sopra potete vedere il primo vincitore dell’edizione americana di “Chi vuol essere milionario?” (Who Wants to Be a Millionaire?).

John Carpenter, questo il nome del concorrente, arriva fino all’ultima domanda senza utilizzare aiuti e sfrutta la chiamata a casa per dire che avrebbe vinto il milione di dollari in quanto sapeva anche l’ultima risposta…

Qui il dialogo finale:

Regis Philbin: …John you’ve got thirty seconds, starts right now.

John: Hi, Dad.

Tom: Hi!

John: Um…I don’t really need your help, I just wanted to let you know that I’m gonna win the million dollars…”

John: …because the U.S. President that appeared on ‘Laugh-In’ is Richard Nixon and that’s my final answer.

Regis: Well, my gosh. What can I say except: Debbie (Carpenter’s wife), you’re going to Paris, and this is the final answer heard all around the world, he’s won a million dollars!

Per chi volesse seguire tutta la sua scalata la trovate qui sotto:

Parte 1

Parte 2

Parte 3

Parte 4 in alto…

P.S. Vi assicuro che questi giochi pagano davvero, un mio amico una volta ha vinto 16 mila euro nell’edizione italiana, l’unico problema è che tolgono le tasse e li danno in gettoni d’oro quindi alla fine ad esempio 16 mila euro si trasformano in circa 10 mila euro.

fonte: alessios4.blogspot.com » Vai al post originale

Mag 26

SECONDO ME CERCANO la rissa. Intendo, quelli de la Gaia Scienza, programma condotto da Mario Tozzi e il Trio Medusa su La7. L’ispirazione che viene da Nietzsche (o forse si tratta di una ancor più dotta citazione di Ralph Waldo Emerson ed E. S. Dallas?) offre uno schermo solo trasparente al desiderio di attirare attenzione con qualche bella sparata più-che-scientifica e anti-religiosa. Anzi, anti confessionale.

Credo sia da quando abbiamo processato Galileo che il tema del rapporto tra scienza e fede è abbastanza consunto. Invece, la Gaia Scienza alterna momenti divertenti quando un cabaret per ospedalizzati ad altri simpatici come l’ora di scienze delle medie. Spesso, il Trio Medusa fa sembrare un mattatore l’impalato Tozzi.

Ma quello che davvero ti fa morire è che, con la grazia di chi dispensa tartufo sulle pietanze dei poveri, ci mettono sempre la zampatina scientista e anti-religiosa. Che bellezza di programma televisivo: il Codice da Vinci al contrario, praticamente…

fonte: antoniodini.blogspot.com » Vai al post originale

Mag 26

SULLA INTERVISTA DELLA Cnn a Silvio Berlusconi si stanno accumulando varie cose. Ad esempio, il fatto che sia stata morbida morbida (cioè, rispettosa) ma che, nonostante questo, il sito del Governo abbia dimenticato di tradurre un paio di passaggi. Che guarda caso, nel ricordo della giornalista che l’ha intervistato, sono le cose che più l’hanno colpita.

Money quote: Berlusconi was clearly in a bit of discomfort but was above all gracious. The interview lasted more than an hour and although there were some tough question about the corruption scandal, immigration and his private life, to my surprise the more revealing answers came from the more personal questions.

I was truly shocked to hear how much he thought his job was now a burden to him and the fact that he truly believed his gaffes were a creation of the media.

Embedded video from CNN Video

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Mag 26

C’È CHI HA bisogno di ispirazione, di concentrazione o anche solo di carta speciale. C’è invece chi si mette da una parte, in piedi, e usa l’iPhone, che sembra scriva messaggini. Invece, produce copertine per il New Yorker. Srano ma vero…

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Mag 26

PER CHI NON si sintonizza quotidianamente su Doonesbury, il cartoon di Garry B. Trudeau (qui il libro per noi italiani), questa è una strip storica e da non perdere. L’esordio di Barack Obama nella Never-never-neverland di Trudeau.

Ps: io sono convinto (ci pensavo stamattina in metropolitana) che oggi la politica americana, per i nostri giornali, ruoti tutta attorno a due grandi attese. La prima è che Bush o qualcuno dei suoi venga accusato di crimini di guerra o contro l’umanità a causa dell’Iraq; l’altra è che finisca la luna di miele tra il popolo americano e Obama con una plateale cazzata del neo-presidente.

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Mag 26

AVREBBERO GIA’ FATTO bingo, come da previsione, se non si fossero all’improvviso inventati questa mezza misura. Ma quasi ci siamo…

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Mag 26

CI ATTENDE UNA stagione editoriale da urlo: tutto il vertice delle amministrazioni Bush è alacremente all’opera per stilare le proprie memorie. E, fatto più inquietante degli altri, si coordinano per evitare che le memorie di qualcuno possano contraddire le memorie di qualcun altro…

Money Quote: Already working hard to meet publishers’ deadlines is an informal writers’ workshop of historic proportions: President George W. Bush; Laura Bush, the former first lady; former Secretary of State Condoleezza Rice; former Treasury Secretary Henry M. Paulson Jr.; former Defense Secretary Donald H. Rumsfeld; and Karl Rove, the former presidential political mastermind.

Members of the Bush group are in regular contact as they seek to jog their memories, compare notes and trade stylistic tips in their new lives as authors, according to friends and current and former aides.

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Mag 26

NON POSSIAMO NEANCHE dire che salta fuori dal nulla. Olen Steinhauer, nato a Baltimora nel giugno del 1970 e girovago fino a sbarcare con moglie e figlia in Ungheria, scrive da tempo e aveva già pubblicato in Italia il primo dei cinque volumi del suo ciclo dedicato a un piccolo, immaginario paese dell’Est Europa: Il ponte dei sospiri.

L’idea era bella: Il ponte dei sospiri e i quattro romanzi che seguono coprono, con cadenza decennale, cinque storie thriller ambientate nel paese. L’arco di tempo va dal 1948 al 1989, dalla fine della dominazione nazista alla fine della dominazione sovietica. Non ho idea dell’esecuzione, però, perché non ho letto Il ponte; quasi nessuno l’ha fatto, dalle nostre parti. Invece, la storia sarà molto diversa con il nuovo Il turista.

In questo caso, sapere che la casa di produzione di George Clooney ha preso i diritti del film e che l’attore incarnerà il personaggio Milo Weaver, che tra l’altro sembra disegnato su misura per lui così come Dylan Dog somiglia(va) a Rupert Everett, rende la mia profezia molto più facile.

Clooney si appresta a diventare appieno il Cary Grant dei nostri anni. E la nuova serie di romanzi di Steinhauer rischia di facilitarlo, perché è anch’essa a suo modo epica: copre il vuoto post-cortina-di-ferro e post-11 settembre lasciato dal buon vecchio John Le Carré nel mondo della spy story commerciale, aprendo a una nuova mitologia che Jason Bourne, per esempio, non è riuscito neanche a scalfire.

Cornwell, oramai arrivato al traguardo dei 77 anni, non ce la fa più a stare dietro ai cambiamenti del mondo, sempre più lontano da quello che aveva intuito e dipinto nei romanzi dedicati a George Smiley.

Le Carré è in una delle tre possibili vie che possono essere percorse durante la carriera di uno scrittore di storie di spie. Cioè la via dei best-seller mainstream; le altre due sono, in ordine, la strada di Graham Greene, che è gradito ai critici della letteratura a tutto tondo e per questo viene definito “scrittore serio”, e quella di Ian Fleming, che è stato sistematicamente svilito e sottovalutato, anche se in realtà, rileggendolo, non ha comunque molta più profondità dei primi romanzi del suo equivalente francese, Gérard de Villiers.

Non so quale sentiero voglia seguire fino in fondo il nostro Steinhauer: mi sono sbranato le 431 pagine del Turista (18 euro, Giano Editore, marchio editoriale adesso di Neri Pozza) e devo dire che il ritmo, l’intreccio, la caratterizzazione e il passo dei suoi romanzi sono quasi perfetti. Le pagine scorrono via al triplo della velocità del buon Dan Brown, per riprendere quanto dicevo poco tempo fa, e lo stesso Stephen King ha elogiato (pare spontaneamente) la storia di Milo Weaver. Adesso Steinhauer ha previsto altri due capitoli di questa saga, e l’aspettativa devo dire non è male. Tuttavia, temo che sarà un lavoro di anni. Ci vorrà pazienza. Per il primo volume, comunque, vale la pena.

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Mag 26

COME OGNI DOMENICA, Doonesbury di Garry B. Trudeau.

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Mag 26

Festival di Cannes 2009 - I vincitori“Il nastro bianco” è il vincitore del Festival di Cannes 2009. La Palma d’Oro va infatti al film dell’austriaco Michael Haneke, cruda indagine sulle radici del nazismo. Un film completamente in bianco e nero che, attraverso una serie di crimini compiuti da un gruppo di adolescenti di un piccolo villaggio protestante della Germania alla vigilia della Prima Guerra Mondiale, mostra come il male è universale, non limitato alle ideologie totalitariste ed oppressive. Il premio come migliore regista è andato invece al filippino Brillante Mendoza con il film “Kinatay”, un film singolare fatto di minuti interminabili di scene di vita quotidiana, tra cene, mercati rionali, matrimoni. Il premio Gran Prix va al regista Jacques Audiard per il film “Un profeta”, un gangster movie sulla vita del criminale franco-magrebino Malik El Djebena
L’attrice anglo-francese Charlotte Gainsbourg, figlia del poeta e cantante Serge Gainsbourg, vince il premio per la migliore interpretazione in “Antichrist”, film scandalo di Lars Von Trier. Un riconoscimento importante per l’attrice, coinvolta nella scena di esso esplicito lunga ben sei minuti con Willem Defoe, in un film che lo stesso regista danese ha definito porno-horror. Anche “Bastardi senza gloria”, film di Quentin Tarantino ha il suo premio, se lo aggiudica infatti Christoph Waltz, vincitore come miglior attore protagonista.
Al film “Spring fever” del regista cinese Lou Ye va il premio per la miglior sceneggiatura mentre “Fish Tank” di Andrea Arnold, e “Sete, questo è il mio sangue”, del coreano Park Chan-wook, hanno vinto ex-aequo il Premio della Giuria. Ottima conferma per la regista inglese Andrea Arnold, già vincitrice del premio della giuria a Cannes nel 2006 con il film “Red road” e del premio Oscar 2004 con il cortometraggio “Wasp”.
Il Gran Premio Un Certain Regard 2009, con una giuria presieduta dall’italiano Paolo Sorrentino (vincitore lo scorso anno del Premio della Giuria), è andato a “Kynodontas” del greco Yorgos Lanthimos.
Questi i premi delle categorie in concorso:

Palma d’Oro
Il Nastro bianco, regia di Michael Haneke
Grand Prix
Un profeta, regia di Jacques Audiard
Premio della giuria (ex-equo)
Fish tank, regia di Andrea Arnold
Sete, questo è il mio sangue, regia di Park Chan-Wook
Miglior regia
Brillante Mendoza - Kinatay
Miglior sceneggiatura
Feng Mei - Spring fever
Miglior attore
Christoph Waltz - Bastardi senza gloria
Miglior attrice
Charlotte Gainsbourg - Antichrist
Camera d’Oro per la migliore opera prima
Ajamo, regia di Scandar Copti e Yaron Shani
Palma d’Oro per il miglior cortometraggio
Arena, regia di Joao Salaviza
Premio “Un certain regard”
Kynodontas, regia di Yorgos Lanthimos
Premio “Vulcain” per il miglior tecnico-artista
Aitor Berenguer - Map of the sounds of Tokyo
Premio Cinefondation
Baba, regia di Zuzana Kirchnerová-Špidlová
Premio speciale del 62/mo festival
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Mag 26

The horsemenTitolo originale: id.
Nazione: Canada, USA
Anno: 2009
Genere: thriller
Durata: 1h50m
Regia: Jonas Åkerlund
Sceneggiatura: Dave Callaham
Fotografia: Eric Broms
Musiche: Jan A.P. Kaczmarek
Cast: Dennis Quaid, Peter Stormare, Zhang Ziyi, Patrick Fugit, Eric Balfour, Barry Shabaka Henley, Clifton Collins Jr., Liam James, Lou Taylor Pucci, Paul Dooley, Arne MacPherson, Deborah Odell, Chelcie Ross

Trama
La città di New York è terrorizzata a causa di un serial killer che uccide senza un’apparente motivazione. Il caso viene affidato al detective Breslin, esperto in odontologia foreste, il quale intuisce che la soluzione dell’enigma si trova nel mito dei quattro Cavalieri dell’Apocalisse di San Giovanni, figure che segnerebbero l’inizio della fine del mondo. Man mano che le indagini proseguono, Breslin scoprirà elementi comuni intorno ai vari omicidi sempre più terrificanti.

Recensione
Dopo una lunga serie di videoclip per le star più importanti del mondo, Jonas Åkerlund, regista e batterista svedese, realizza “Spun” un film adrenalinico ad alto contenuto tossico, sia nella forma che nei contenuti. “The horsemen” rappresenta il suo primo film “normale”, tra le immacolate e bianche nevi del Canada e le scene criminali raccapriccianti nei sobborghi newyorkesi, sature dei colori che rappresentano i quattro cavalieri dell’Apocalisse. Un racconto di San Giovanni che descrisse l’arrivo di questi personaggi, estilenza, Guerra, Carestia e Morte, che avrebbero dato il via alla fine del mondo.
Se “The horsemen” parte da presupposti interessanti, ricchi di simbolismo, con scene estreme ed ambientazioni mistico-religiose, la storia si svolge in maniera troppo confusa e senza logicità, e lo spettatore si ritrova a seguire con difficoltà una storia priva di interesse. I personaggi vengono poco approfonditi o, peggio ancora, trattati con aspetti assurdi e risibili. Gli attori vengono seviziati con dialoghi mediocri, pieni di incongruenze ed inesattezze, demolendo ogni realismo nei confronti dei temi trattati. Anche Dennis Quaid, nei panni del detective Breslin, viene ridotto ad un padre troppo immerso nel lavoro per dimenticare il dolore della moglie perduta, e che al tempo stesso, non si prende cura dei suoi due figli. Insensata, suo malgrado, l’interpretazione di Ziyi Zhang dato che l’attrice cinese viene relegata a teenager dal viso innocente ma dai modi perversi.
La tecnica utilizzata dal serial killer (la “sospensione”) non viene accreditata da motivazioni accettabili, risultando esclusivamente un furbo tentativo di spettacolarizzazione.
“The horsemen” rappresenta il classico film che partendo da un’atmosfera morbosa ed interessante, con il passar dei minuti fa di tutto per annientare ogni interesse nello spettatore, sgretolandosi in un finale moralistico e scadente che fa davvero provare la non piacevole sensazione di aver perso due ore della propria vita.

Voto: 4,5
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Mag 26

di Fedora Raugei
(Giornalista)

da Terra del 23 maggio 2009

E’ il 14 luglio ‘92, a meno di mese dalla strage di Capaci.

Due consulenti informatici sono incaricati dalla Procura di Caltanissetta di effettuare una perizia su agende elettroniche e altro materiale rinvenuto nell’ufficio e nelle abitazioni di Roma e Palermo del giudice Giovanni Falcone.

Gli esperti sono Luciano Petrini, ingegnere elettronico e Gioacchino Genchi, funzionario di polizia.

Per analizzare il materiale informatico i due esperti impiegano sei mesi, ed esaminano i supporti anche alla ricerca del presunto diario del giudice.

Un’ipotesi materializzatasi un mese dopo la strage, quando Il Sole 24 Ore pubblica due pagine di appunti che Falcone ha consegnato, nel luglio 1991, alla giornalista Liana Milella.

Vi sono annotati episodi che testimoniano le difficoltà vissute dal magistrato nella Procura di Palermo.

L’articolo suscita molti interrogativi. La giornalista, il 25 giugno, consegna le cartelle ai magistrati affermando che provengono dal diario di Falcone.

Si tratta di due pagine scritte così, di getto, oppure Falcone teneva veramente un diario?

E’ un’ipotesi che alcuni escludono e altri, al contrario, confermano.

Due dei colleghi di Falcone, in particolare, non sembrano avere dubbi. Sono Antonino Caponnetto, fondatore del pool antimafia di Palermo, e Giuseppe Ayala che ne parla già prima dell’uscita dell’articolo della Milella.

«Una mattina lessi sul Sole 24 Ore che erano stati pubblicati i suoi diari, per lo meno quelle due cartelle - scrive Caponnetto (I miei giorni a Palermo, Garzanti, 1993) -. Le altre non so dove siano andate a finire, perché ce n’erano sicuramente delle altre, che coprivano tutto il periodo della Procura».

E da testimone privilegiato racconta un episodio: «Ricordo una frase di Falcone: “Mi sto divertendo con un ordigno che ti farebbe impazzire”. Conosceva la mia avversione verso i meccanismi di informatica. Gli chiesi: “Come va con i tuoi diari? Te li porti sempre appresso?”. Rispose: “Ora non ne ho più bisogno. Ho un’agenda elettronica che è una cosa meravigliosa, nella quale trasferisco (…) la mia vita di ogni giorno”. “Ah!”, gli dissi “ti sei messo anche tu a fare un diario …” (…). “No” disse, “non è che stia facendo un diario. Solo che ci sono dei fatti, degli episodi che preferisco memorizzare e annotare a futura memoria”. Queste furono le sue testuali parole. Questo avveniva agli inizi dell’‘89 (…)».

Anche le affermazioni fatte da Giuseppe Ayala il 20 giugno 1992, prima della pubblicazione degli appunti di Falcone, concordano con quanto affermato da Caponnetto: «Falcone aveva un diario puntualissimo, della cui esistenza ha messo a conoscenza soltanto me e, forse una volta, Paolo Borsellino; in quel diario scriveva tutto. Tutto era riportato in un dischetto, perché scriveva su un computer. (…)» (L’agenda rossa di Borsellino, Chiarelettere, 2007).

Queste sono solo due delle voci autorevoli, vicine al magistrato, che affermano l’esistenza di un suo presunto diario. Ciò che è certo, è che Falcone era preciso, meticoloso e si avvaleva di computer e agendine elettroniche sulle quali annotava tutto.

Altrettanto certo, come testimonieranno i due esperti davanti alla Corte d’assise di Caltanissetta, è che dopo la morte di Falcone, qualcuno cancella i dati presenti sulle sue agende elettroniche e sul suo computer portatile Toshiba.

Qualcuno, forse maldestramente, apre e risalva diversi file presenti nel computer dell’ufficio del magistrato al ministero di Grazia e Giustizia.

Una ricostruzione tecnica complessa che seguiamo attraverso gli atti.

L’8 e 9 gennaio 1996, Genchi e Petrini testimoniano sulla perizia che hanno svolto davanti ai magistrati della Corte d’assise di Caltanissetta, al processo per la strage di Capaci.

Hanno classificato ed esaminato 101 reperti appartenuti al giudice Falcone.

Sono precisi, preparati, parlano di memorie cancellate, di file modificati e rieditati nel periodo successivo alla strage. E di anomalie.

La prima è quella relativa al computer portatile di Falcone, un modello Toshiba.

Viene rinvenuto dai familiari del magistrato, insieme all’agendina elettronica Casio, nella sua abitazione palermitana di via Notarbartolo.

Dopo la pubblicazione del citato articolo di Liana Milella, e nonostante i primi sopralluoghi già effettuati dalla polizia, computer e agendina elettronica sembrano riapparire dal nulla.

Genchi e Petrini accertano che dopo la strage, il 9 giugno ‘92, sul portatile qualcuno ha installato un programma pc tools, utilizzato sia per recuperare che per cancellare definitivamente i file.

La memoria del Toshiba è stata “ripulita”.

Anche l’agendina portatile Casio, ritrovata in via Notarbartolo, ha subito la stessa sorte.

«E’ stata trovata totalmente cancellata (…)», testimonia Genchi davanti alla Corte d’assise di Caltanissetta.

I due consulenti ne ripristinano il contenuto. Però manca qualcosa di non trascurabile. L’agenda Casio aveva la predisposizione per l’espansione di memoria con una ram card esterna. Questa ram card e il cavetto di collegamento al pc non vengono ritrovati.

«La ram card - testimonia il consulente Genchi -, era stata sicuramente in possesso del giudice Falcone in quanto, per quanto mi riguarda e mi risulta, l’aveva e forse ne aveva pure più di una (…)».

I due consulenti informatici recuperano anche i dati che qualcuno ha cancellato dall’agenda elettronica Sharp di Falcone.

Sono stati tutti recuperati i dati? «Se si fosse modificato un numero telefonico di un soggetto che risultava già inserito nell’agenda - spiega Genchi - o gli si fosse cambiato il nome o si fosse cancellato un numero di un’annotazione già precedente o cambiato l’oggetto di un appuntamento calendarizzato con una certa data, in nessun modo la consulenza avrebbe mai potuto rilevare il contenuto di un operazione di editazione avvenuta prima della consegna dei reperti».

A strage avvenuta, gli inquirenti appongono i sigilli all’ufficio romano di Falcone, presso il ministero di Grazia e Giustizia. I computer e i supporti informatici utilizzati dal magistrato, però, non vengono sequestrati.

Il successivo 30 maggio 1992 si procede alla ricognizione dei “reperti” rinvenuti nell’ufficio.

Anche questa volta il prezioso materiale non viene sequestrato e, anzi, si restituisce alla libera disponibilità della Direzione generale degli affari penali.

Solo il 23 giugno, a distanza di un mese dalla strage di Capaci, e dopo l’uscita dell’articolo di Liana Milella, la Procura ritorna nello stesso ufficio e dispone materialmente il sequestro dei computer e dei supporti informatici utilizzati dal magistrato.

Come testimonierà Genchi davanti alla Corte d’assise di Caltanissetta che «in quel computer sequestrato, nella stanza sequestrata sono stati, diciamo, editati in epoca successiva al 23 maggio dei file».

Quando «ci sono delle rieditazioni sul supporto magnetico, cioè allorché si rivà a rieditare, quindi a riscrivere o per errore o per dolo o per imperizia, con qualunque volontà e intenzione - come spiega Genchi nella testimonianza del 9 gennaio ‘96 -, si va a rioccupare una parte dell’hard disk e si va a incidere sulla possibilità di recuperare eventuali dati cancellati, quindi il supporto perde quella verginità, diciamo, quella originale forma fisica logica di contenuto di dati che in effetti aveva dal momento in cui il suo legittimo titolare ne aveva cessato la disponibilità».

Nel computer Compact rinvenuto nell’ufficio di Falcone, presso la Direzione affari penali, è installato anche il programma Perseo.

Come spiegherà l’ingegnere Luciano Petrini, si tratta di «un prodotto che è stato sviluppato espressamente per conto del ministero di Grazia e Giustizia, per le automazioni di taluni uffici giudiziari (…). Lo stesso prodotto è stato utilizzato per l’acquisizione della documentazione relativa ai fascicoli, ai faldoni Gladio».

Non è quindi un programma comune. Per utilizzarlo occorre avere conoscenze specifiche.

Il 19 giugno 1992, nell’ufficio sigillato del ministero di Grazia e Giustizia, Direzione affari penali, qualcuno apre e legge i file del programma Perseo contenuti nel computer di Falcone.

Tra questi, anche la sintesi delle schede di Gladio.

La data di apertura viene registrata automaticamente dal sistema, anche se non vengono materialmente effettuate modifiche.

Quindi, in un ufficio sigillato, qualcuno ha avuto accesso a quelle informazioni.

L’operazione avviene il 19 giugno 1992.

«L’ora è le 15:08 - come afferma Genchi - tra l’altro nella successione oraria in cui si rilevano queste modifiche operate e queste editazioni in epoca successiva alla strage, si può cogliere anche la sequenza cronologica con cui chi materialmente ha operato, ha ispezionato, questi sistemi informatici (…)».

Qualcuno, quindi, ha cancellato i dati delle agendine di Falcone, ha fatto sparire la ram card dell’agenda Casio, ha “ripulito” la memoria del portatile Toshiba, riapparso nell’abitazione palermitana del magistrato.

Nell’ufficio sigillato del ministero, ha quantomeno letto e risalvato i file del suo computer e ha avuto accesso alle informazioni contenute nel programma Perseo.

Solo casualità, maldestre operazioni? Può darsi.

Ma chi e perché si è precipitato a cancellare i dati delle agende e del Toshiba?

Al termine del processo per la strage di Capaci si sosterrà che dalle perizie eseguite sui computer “non si evince manipolazione dei supporti informatici”.

Perché, allora, Genchi subisce un trattamento ostile di cui parla nel corso della sua testimonianza a Caltanissetta?

«Dopo l’accettazione di questo incarico, in effetti, ho dovuto rilevare una serie di atteggiamenti estremamente diversi da parte del ministero dell’Interno - afferma Genchi -. (…) Tenga conto che io allora rivestivo l’incarico di direttore della Zona telecomunicazioni (…) e proprio dopo la strage mi era stato dato l’incarico, per coordinare meglio alcune attività anticrimine, presso la Criminalpol della Sicilia occidentale di dirigente del Nucleo anticrimine. Il dirigente dell’epoca, che sicuramente non agiva da solo perché si vedeva che era portavoce di volontà e decisioni ben più alte, in effetti non mi ha certamente agevolato in questo lavoro (…); siamo ritornati con la decodifica dell’agenda, ho ricevuto varie pressioni (…) fui trasferito, per esigenze di servizio con provvedimento immediato, dalla Zona telecomunicazioni all’Undicesimo reparto mobile».

Sei mesi dopo l’udienza, accade una tragica fatalità.

Il 9 maggio 1996, Luciano Petrini viene trovato morto nel suo appartamento di via Pallavicini, a Roma, con il cranio fracassato.

Gli investigatori puntano a una pista gay, poi caduta nel vuoto.

Il pm Luca Tescaroli esclude che la sua perizia possa costituire movente del delitto.

Sono molti gli interrogativi che rimarranno intorno alla morte di Falcone e su ciò che avvenne dopo.

“Manine o manone” silenziose appaiono immancabilmente in ogni omicidio e strage della nostra storia recente.

Il mistero dei documenti trafugati dalla cassaforte del generale Dalla Chiesa, l’agendina scomparsa del giudice Mario Amato, l’agendina rossa di Paolo Borsellino.

Sono “mani” mosse da intrecci complessi che tentano di cancellare la storia.

Le sentenze non si possono riscrivere, ma la storia, prima o poi sì.

fonte: toghe.blogspot.com » Vai al post originale

Mag 26

Stasera, in diretta web alle 21,30, Gianluca Masi, astrofisico, tenterà insieme a chi si collegherà con lui presso il sito web coelumstream.com di avvistare in diretta una stella “morente”.

Dopo quella agli asteroidi, è tempo di caccia alle supernovae. Complice il cielo di primavera, ricco di galassie, si tenterà di avvistare una di queste stelle morenti, con la sfacciata aspirazione di scoprirne una. In questo caso, chi per primo segnalerà l’eventuale supernova condividerà in diretta l’onore della scoperta attraverso la lente di www.virtualtelescope.eu

fonte: www.gravita-zero.org » Vai al post originale

Mag 26

Stasera alle ore 21.30 su La7 andrà in onda «La gaia scienza» e l’argomento principale sarà il confronto tra la scienza e la fede. L’uomo è stato creato da un essere superiore o è parte di un processo dell’evoluzione? Charles Darwin, padre dell’evoluzionismo, è lo scienziato che oggi, a duecento anni dalla nascita, rappresenta maggiormente questo conflitto. Dall’aula Frankestin il professor Tozzi e i suoi tre assistenti (il Trio Medusa) risponderanno ai numerosi quesiti che l’argomento solleva.

E intanto pare che in Italia stenti a essere pienamente accettato dallo stesso ambiente scientifico un tipo di scienza meno ingessato e raccontato in modo divertente: la Gaia Scienza è banalizzazione della scienza per alcuni, ottimo esperimento per altri.

Eppure paesi come Regno Unito e America ci insegnano da tempo che la divulgazione e la comunicazione scientifica si possono fare anche fuori dagli schemi senza per questo essere passibili di critica.

Lo prova questo video del 1971 di Robert Alan Weiss dove il Premio Nobel per la chimica Paul Berg offre un bell’esempio di come si possa fare seria divulgazione scientifica rompendo gli schemi classici. E’ solo uno dei migliaia di esempi che ci provengono dall’estero ogni anno e ho scelto appositamente questo di ben 40 anni fa per dimostrare quanto in l’Italia le università e i centri di ricerca siano indietro nell’affrontare le sfide presentate dai nuovi canali comunicativi.

Il video è stato realizzato con la partecipazione del dipartimento di Chimica della Stanford University e il pathos che si viene a creare ricalca i sentimenti giovanili dell’epoca vicini ai “figli dei fiori”, come l’amore libero. Se consideriamo che la Stanford è tra le prime 10 università al mondo e che nessuna università italiana si colloca tra le prime 50, forse un poco più umilmente qualcosa possiamo ancora imparare su come si possa fare una sana divulgazione scientifica. Magari inziando col mettere da parte i pregiudizi e prendendo spunto dal metodo coraggiosamente scelto per la TV dal ricercatore del CNR Mario Tozzi con l’aiuto del Trio Medusa.

fonte: www.gravita-zero.org » Vai al post originale

Mag 26

Dopo aver assisito alla Fiera Internazionale del Libro di Torino, essere andati al Perugia Science Fest, in attesa delle novità dell’ESOF e a quelle autunnali con Pordenonelegge.it, Scienzartambiente, il Festival di Genova e molto altro, potrete rivivere o ascoltare per la prima volta alcuni degli ospiti a pordenonelegge lo scorso settembre 2008.

Ogni lunedì sera a partire dal 25 maggio 2009, The Great Complotto Web Radio, trasmetterà l’intervento per intero di alcuni ospiti. Ecco il calendario:

  • Lunedì 25 maggio alle ore 21.00 “Grazie Gesù” di Magdi Cristiano Allam
  • Lunedì 1 giugno alle ore 21.00 “La solitudine dei numeri primi” di Paolo Giordano
  • Lunedì 8 giugno alle ore 21.00 “L´ottava vibrazione” di Carlo Lucarelli
  • Lunedì 15 giugno alle ore 21.00 “Neve fuori stagione” di Mauro Corona
  • Lunedì 22 giugno alle ore 21.00 “Pensiero sistemico, ecologia e sostenibilità” di Fritjof Capra
  • Lunedì 6 luglio alle ore 21.00 “La scienza dei Simpson” di Marco Malaspina
  • Lunedì 13 luglio alle ore 21.00 “Femminile e singolare. Vedi alla voce poetessa” di Lella Costa
  • Lunedì 20 luglio alle ore 21.00 “I Barbari. Saggio sulla mutazione” di Alessandro Barricco
  • Lunedì 27 luglio alle ore 21.00 “India Spezzata” di Vandana Shiva

fonte: www.gravita-zero.org » Vai al post originale

Mag 26

Un documentario italiano sui diritti delle coppie gay e lesbiche sta avendo molto successo in tutto il mondo ma qui in Italia stenta ad avere visibilità, si tratta di Improvvisamente l’anno scorso, in alto trovate il trailer mentre qui ulteriori video ed informazioni.

Sfortunatamente la legge dei DICO non è passata per colpa soprattutto delle interferenze vaticane e di alcuni esponenti cattolici del partito democratico, adesso che la sinistra non è neanche parlamentare quanto dovranno aspettare queste persone prima di avere qualche diritto? Qui due spezzoni del documentario al riguardo:

Ditemi un po voi se in un paese civile non debba esistere alcuna legge simile… io non trovo un solo motivo per non approvarla.

In questo mio precedente post trovate la mappa del mondo dove per ogni stato potete se esistono o meno diritti per le coppie di fatto, nei paesi più arretrati purtroppo ancora esiste la pena di morte per gli omosessuali. Qui trovate anche quella più recente e fortunatamente si vede qualche miglioramento:

fonte: alessios4.blogspot.com » Vai al post originale

Mag 26

Anche questa domenica come video divertenti vi propongo la copertina di Ballarò di questa settimana dove Crozza commenta anche la vicenda Berlusconi-Mills.

fonte: alessios4.blogspot.com » Vai al post originale

Mag 24

QUANDO HO GIRATO l’ultima pagina di Angeli e Demoni, il secondo libro di Dan Brown pubblicato nel 2000 (Il codice Da Vinci è del 2003 ma nella cronologia dei film viene prima), mi sono accorto che mi sono in parte divertito e in parte stupito. La critica più frequente che viene fatta a Brown è di scrivere male, ma non mi pare che ci siano grandi “vuoti” rispetto ai “pieni” di altri autori di fumettoni come questo.

Invece, c’è parecchio coraggio ed incoscienza: gli ultimi capitoli dentro al Vaticano richiedono una buona dose di fantasia e dimostrano una cosa. Creare presidenti degli Stati Uniti o papi o vertici di multinazionali che non sono mai esistiti riesce a loro e a noi no. Dalle nostre parti la fantasia si scontra con l’allusione o con qualche altro limite che forse ci impedisce di giocare serenamente con le cose degli adulti.

La trama e soprattutto i presupposti di Angeli e Demoni fanno un po’ acqua (a parte il corpo delle guardie svizzere, che sembra composto da agenti del secret service destinato anziché al presidente degli Usa al Papa). Cioè, perché i due protagonisti vengono “presi” dal pericoloso sviluppo degli eventi è al di sopra della comprensione, così come l’assoluto “vuoto di potere” che circonda la vicenda: il centro della cristianità, e tutte le sue ovvie connessioni con i poteri temporali romani, diventa all’improvviso affare di una dozzina di persone: i due protagonisti di Brown, il camerlengo, una decina di guardie svizzere, un paio di cardinali.

Brown però riesce ad andare avanti sparato, fra mille “arrotondamenti storici” e impanature con le teorie della congiura basate su vita e morte degli Illuminati, per ben 600 pagine. E vi garantisco che si arriva in fondo. E che la tensione c’è. E che il ritmo che tiene, per quanto spesso quasi elementare e soprattutto molto visivo e televisivo (cosa che per un romanzo di per sé non è mai la cosa migliore, a meno che non si desideri da subito lavorare alla sua traduzione in film), lo tiene bene.

Intendiamoci: siamo tutti bravi a dire che Angeli e Demoni non è un capolavoro così come siamo bravi a dire che il film non è una pellicola che passerà alla storia del cinema. È un fenomeno di una stagione, che ha la fortuna ulteriore di essere il capofila (e quindi istantaneamente il modello da superare) e alimentare un nuovo modo di intrattenere il pubblico, provocando un dibattito e strali da parte delle istituzioni religiose (questa volta non tanto, con Il codice Da Vinci la Chiesa invece si era scatenata) che in realtà sta tutto in un bicchiere d’acqua di quelli piccoli, da Sherry.

Parliamoci chiaro: è divertente leggere Angeli e Demoni. È divertente come leggere il bonelliano Martin Mystére o rilassarsi con uno Zagor, un Dylan Dog, un Mister No. E non c’è grande differenza tra quello che ha fatto per una vita Alfredo Castelli e quello che fa adesso Dan Brown: scrivere su un mix di genere fantastico, avventuroso e storico, all’insegna della fascinazione per tutto ciò che è “mistero”. È anche divertente e Brown stesso dà l’idea di essersi divertito a scrivere, oltre ad aver lavorato con il manuale per le istruzioni davanti al naso tutto il tempo, strato dopo strato, come un onesto manierista.

La fortuna di Brown è nel genere, nel mix e nel momento in cui sono usciti i suoi lavori, oltre all’attento lavoro di relazioni pubbliche della moglie. Ma non vi sbagliate: come è accaduto anche per Giorgio Faletti e vari altri, per quanto sia frutto di un lavoro a tavolino (e come altrimenti definire il lavoro per scrivere un romanzo?), sfido la massa dei lettori a fare altrettanto.

Angeli e Demoni c’è e sta, in qualche modo, in piedi. Vale la pena di leggerlo? Solo se siete spaparanzati in spiaggia e volete rilassarvi con qualcosa che vi massaggi il cervello senza farlo lavorare. Soprattutto: per l’amor del cielo, non lo leggete come fosse un oracolo, perché dentro non ci sono verità rivelate, ma solo intrattenimento alla Martin Mystére.

Ps: io il film me lo vado a vedere con grande libidine. Altro divertimento senza controindicazioni celebrali…

fonte: antoniodini.blogspot.com » Vai al post originale

Mag 24

LA COSA PIU’ bella? Che è un progetto degli anni ottanta… Ventiquattro orologi analogici ne fanno uno grande e “digitale” (anche se a me pare che l’8 non gli possa riuscire…).

fonte: antoniodini.blogspot.com » Vai al post originale

Mag 24

È SCOMPARSA A 86 anni nell’ottobre del 2007. Scozzese, Deborah Kerr è stata una delle attrici che più mi hanno affascinato per la strana e in qualche modo significativa parabola che per me vale come uno dei massimi esempi dell’idea di arcobaleno del bello attraverso le diverse stagioni della vita.

La Kerr ha partecipato ad alcuni tra i film che hanno definito un’epoca (piuttosto remota e che non mi appartiene, non ci sbagliamo), a cavallo degli anni cinquanta e sessanta: film come Da qui all’eternità (con il mitico bacio sulla spiaggia con Burt Lancaster), Il re e io con Yul Brynner, Tavole separate con David Niven, e lo strepitoso Un amore splendido con Cary Grant. E ha lavorato con quasi tutti i grandi del cinema hollywodiano dell’epoca: da Marlon Brando a Stewart Granger, più i già citati.

Lei è nata come ballerina, ha fatto teatro, ha girato una trentina di film, è stata candidata nove volte all’Oscar senza mai vincerlo. Ha vissuto una carriera alquanto ricca e complessa, basata sul duplice asse dell’avvenenza (la Kerr era una donna alta, con capelli dotati naturalmente di un forte colore rosso acceso) e della bravuta.

Ha lavorato per quasi tutta la sua vita; però, durante gli anni sessanta, ha abbandonato il cinema. Era il periodo verso i suoi tardi quarant’anni, quando la bellezza femminile sulla carta dei produttori deve essere sfiorita e sostituita con nuove, più giovani effimere creature. A portarla al sostanziale abbandono è stata però anche una nuova, inedita pressione del settore cinematografico americano, in cui stava avvenendo un fondamentale cambiamento del costume con il nudo femminile e il sesso sul grande schermo che diventavano mainstream. Una delle ultime apparizioni della Kerr “di spessore” è stata per la parte di una Bond-girl, peraltro la più anziana di tutte, a 46 anni.

A me quello che colpisce di questa donna è proprio questo: accanto a un talento appassionato e straordinario, che l’ha mantenuta in bilico tra i più alti riconoscimenti del suo settore e gli occhi del pubblico, c’è una forza naturale della sua femminilità (guardate ad esempio la progressione di foto che ho messo insieme qui sotto) che mi fa chiedere quante volte il canone imposto di bellezza cinematografica abbia privato gli occhi del pubblico del bello nelle sue naturali declinazioni.

Viviamo nel tempo delle ninfette e dei servi del lolitismo, della contraffazione dei corpi e della carne, oltre che degli spiriti. E invece avremmo, come abbiamo sempre avuto, sotto gli occhi un vero arcobaleno del bello che sfuma attraverso una lunga parabola tra colori e stagioni diverse. Siamo diventati tutti daltonici, invece, e vediamo solo una tinta, con poche sfumature. La vita è diversa, il bello (e quello che rappresenta) è molto di più di quella cosa misera che consumiamo ogni giorno insieme alla pubblicità commerciale e al consumismo dell’estetica.

fonte: antoniodini.blogspot.com » Vai al post originale

Mag 24

Mary CassattMary Cassatt nacque il 22 maggio 1844 ad Allegheny City, in Pennsylvania, oggi inclusa nella città di Pittsburgh. Figlia di banchiere, Mary Cassatt fu subito presa dalla passione per la pittura ed all’età di trent’anni giunse a Parigi per studiare l’arte, dove iniziò a frequentare gli impressionisti che all’epoca potevano contare soltanto una presenza femminile, la pittrice francese Berthe Morisot. Fra gli impressionisti, legò particolarmente con Edgar Degas, conosciuto nel 1874, che le propose di partecipare alla quarta mostra dell’Impressionismo. Fu un’amicizia molto intima e, secondo alcuni critici, ebbero anche una relazione amorosa, anche se non ci sono tracce evidenti del loro legame.
Mary Cassatt dedicò gran parte del suo lavoro all’universo familiare: quasi tutti i dipinti avevano infatti come soggetti madri con bambini, nonne con nipoti, e spesso la sorella Lydia. I rapporti madre-figlio, nonna-nipote dipinti da Mary Cassatt mostrano una forte intimità in contrasto con una ben distinta individualità dei soggetti, con bambini dagli sguardi ingegnosi, mai sdolcinati. Un famoso esempio delle sue figure fanciullesche è “Bambina in una poltrona blu” (vedi immagine), datato 1878, nel quale una bambina offre uno sguardo particolare, mostrando sintomi di disagio per una comodità che non riesce a raggiungere, una chiara metafora del malessere delle ragazzine in procinto di diventare donne. Mary Cassatt muore nel 1926 dopo un lungo periodo di inattività artistica a causa di una totale cecità.
Google oggi celebra l’anniversario della nascita di Mary Cassatt modificando il suo logo, stilizzandolo alla maneria della Cassatt e sostituendo la seconda “g” con un frammento di uno dei suoi quadri.
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fonte: amosgitai.blogspot.com » Vai al post originale

Mag 24

Dal blog di Beppe Grillo del 21 maggio 2009:

fonte: toghe.blogspot.com » Vai al post originale

Mag 24

In questo 17° anniversario della strage di Capaci, riproponiamo uno scritto di Felice Lima pubblicato sul nostro blog il 10 maggio dell’anno scorso.

Lo riproponiamo non per la pigrizia di non scrivere qualcosa di nuovo, ma perché la sua riproposizione a un anno di distanza consente di verificare come i problemi siano, nel nostro Paese, sempre gli stessi.

Leggendo e vedendo ciò che si sta facendo e scrivendo oggi sulla strage di Capaci, non si può fare finta di non sapere che la mafia in Italia non è stata mai e non è un “corpo estraneo”, ma un socio (a volte neppure occulto) di tanti politici e di tanti imprenditori.

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Versione stampabile

di Felice Lima
(Giudice del Tribunale di Catania)

Nei giorni scorsi alcuni lettori di questo blog hanno scritto, nei loro commenti, che gli sembriamo “di sinistra”.

Scrivo questo post a titolo esclusivamente personale (e dunque senza coinvolgere La Redazione), per dire alcune cose che penso con convinzione (e per una parte anche con commozione).

La Redazione di questo blog è composta da persone di diverse provenienze culturali, politiche e ideologiche.

Il blog non è né “di destra”“di sinistra”.

Voglio dire di più. Io penso che questa cosa di dividere uomini e cose in “di destra” e “di sinistra” sia ormai oggi un poderoso e vergognoso strumento di menzogna e di mistificazione.

Serve a far sì che ognuno si possa fare alibi delle malefatte degli “altri”.

Quando contesti a uno “di sinistra” le sue responsabilità, lui ti risponde: “Ma pensa a quello che fa la destra”.

Quando contesti a uno “di destra” le sue responsabilità, lui ti risponde: “Ma pensa a quello che fa la sinistra, i comunisti”.

Questa divisione manichea e strumentale in “di destra” e “di sinistra” serve a far si che ognuno si possa sentire “innocente”. Perché “è vero che io e/o i miei … ma loro, gli altri … peggio e molto di più”.

Qualche settimana fa, alla fine di una relazione che ho tenuto a un convegno sulla legalità, si è alzato un politico di una parte e mi ha detto: “Beh, quello che lei dice è vero, ma non può negare che gli altri sono peggio”.

Io, davvero, non capisco questa divisione in “migliori” e “peggiori”. Vedo solo singole azioni (perché non giudico le persone, ma solo i fatti e le azioni) e ne penso ciò che ne penso in assoluto: cosa buona o cattiva, utile o dannosa. Punto. Non migliore o peggiore.

Ho interrogato in vita mia, per lavoro, tanti malfattori. Un giorno, mentre interrogavo un uomo accusato di 52 omicidi, gli ho sentito fare l’elogio della sua umanità.

E per darcene prova, ci ha raccontato che una certa volta con dei suoi amici aveva catturato un uomo del clan avverso.

Ha detto che lui, che era buono, voleva fargli salva la vita, ma che ciò non era possibile, perché gli altri suoi amici non lo avrebbero permesso. Dunque, “fu costretto” (!!) a partecipare all’omicidio.

Ma, a riprova che era un uomo “di cuore” (!!), disse: “Invece di strangolarlo [con la tecnica dell'incaprettamento] , spariamogli”.

E infatti venne ucciso a colpi di pistola, usando proprio la pistola del nostro assassino buono, anzi, scusate, “meno cattivo” degli altri.

Un altro assassino, una volta, rispondendo a certe contestazioni, mi disse: “Certo che lo abbiamo ucciso noi, ma perché era necessario. Noi non siamo come i calabresi che ammazzano senza motivo”. Un altro assassino “ragionevole” e “migliore”.

E il guaio è che questi assassini erano sinceri nel credersi “migliori” di altri e “costretti” dalle circostanze a fare ciò che hanno fatto.

Così come quando processi chiunque per qualunque cosa, quello sinceramente si fa passare davanti le storie di crimini peggiori e si convince che non è giusto che in Italia, dove c’è gente che ruba miliardi, i giudici se la prendano proprio con lui che ha rubato solo milioni. E che, quindi, se se la prendono con lui deve essere per forza perché il giudice è “degli altri”.

Così come quando un deputato vota un indulto vergognoso – nei fini e nei contenuti – a chi gliene chiede conto ricorda tutte le altre leggi “peggiori” votate dai suoi “avversari”.

Per favore: basta con questo continuo cambiare discorso buttandola in politica.

Io non sono mai stato e non sono “comunista”.

Sono figlio di un uomo dichiaratamente fascista (ma, pur avendo amato con tutto il cuore mio padre – che oggi non c’è più –, non ne ho mai condiviso le idee).

Sono di formazione cattolica, con studi di filosofia aristotelico-tomisti.

E mi sono stufato di sentirmi dare del “comunista” quando dico delle cose che con la politica non c’entrano proprio nulla.

La mafia, la corruzione, l’inefficienza della pubblica amministrazione, lo sfascio della giustizia non sono né “di destra”“di sinistra”.

Non sono disposto a tacere alcune verità perché intimidito dall’accusa – falsa, ma anche disonesta e strumentale – di essere “comunista”.

E’ uno strumento retorico vecchio, ma purtroppo, evidentemente, sempre efficace.

Il bancarottiere Michele Sindona, condannato all’ergastolo come mandante dell’omicidio di Giorgio Ambrosoli, è stato difeso, finché non lo ha reso impossibile l’emergere di prove inconfutabili dei suoi delitti, sostenendo che i giudici lo perseguitavano perché era un banchiere anticomunista.

Anche Totò Riina si dice perseguitato dai “comunisti” (il video a questo link).

Penso tutto il male possibile sia di Hitler che di Stalin. Sia di Mussolini che di Fidel Castro.

Credo che delle cose che vanno male nel nostro Paese la destra e la sinistra abbiano responsabilità diverse ma ugualmente gravi.

Tutto ciò posto, non voglio farmi ridurre al silenzio da questo stupido e vergognoso giochino di false accuse politiche.

Per di più, di questi tempi, si sta avendo l’ennesima prova di come questo gestire tutto come una lotta fra “di destra” e “di sinistra” stia facendo tornare di attualità il dramma di giovani che assassinano altri giovani in nome di questa o quella ideologia.

Era da tempo che non ci succedeva.

Ora ci sta succedendo di nuovo.

E così a Verona si viene uccisi solo perché si ha un colore della pelle che non piace o si tengono i capelli raccolti a codino.

E’ proprio di tutti i regimi dittatoriali usare accuse politiche come strumento di oppressione.

Durante il fascismo i sospettati di “comunismo” venivano perseguitati, rinchiusi, puniti. Durante il comunismo la stessa cosa succedeva (e succede ancora) a chi era ed è accusato di essere “nemico della rivoluzione”.

Ma una (vera o ipotizzata) idea politica non dovrebbe potere essere usata come “atto di accusa”.

Non ha alcun senso dire “sei comunista” o “sei fascista” come se fosse l’accusa di un crimine. E’ solo un’idea politica. Spesso peraltro neppure propria dell’accusato, ma usata strumentalmente solo per discriminarlo, per tappargli la bocca. Qualche volta per ammazzarlo a calci e pugni.

Per favore, smettiamola. Stiamo ai fatti. Non buttiamola in caciara. Lasciamo perdere i “colori” politici. Guardiamo ai fatti!

Concludo, venendo a ciò che mi ha spinto a scrivere questo post.

Un po’ il fastidio (e me ne scuso con loro, perché “accoglienza” e rispetto è anche non infastidirsi) per i commenti dei lettori che si credono arguti nel dire “ti ho scoperto, sei di sinistra”, come se avessero scoperto che ho la lebbra o che mi vendo le sentenze.

Ma infine due video pubblicati sul sito di Salvatore Borsellino, che vi riporto.

Li riporto non come atto politico, ma, in questi tempi di menzogne, di informazioni taciute e addirittura negate, di censura, di minaccia dell’ennesimo bavaglio a quei pochi giornalisti che ancora fanno i giornalisti invece dei portaborse del potere, come atto di sincerità, di onestà intellettuale, di coraggio morale.

Per non sentirmi complice, per non dire che ho finto di dimenticare, per onorare la memoria di colleghi e amici morti (in questo la commozione di cui parlavo).

In questo che ho scritto e nei video che riporto qui non c’è niente di politico.

C’è il massimo rispetto di tutte le istituzioni e della democrazia che designa chi deve dirigerle.

Ma c’è anche la pretesa che si ricordino i fatti e da essi si parta per cambiare se possibile o per non girare lo sguardo dall’altra parte se cambiare non si può.

Dunque, come ogni buon cittadino spero con sincerità e rispetto che questo nuovo Governo si adoperi per far cambiare le cose che devono cambiare e perché i responsabili di esso (Governo) cambino essi stessi, per fare adesso, al servizio del Paese, ciò che loro stessi e i loro predecessori della controparte politica finora non hanno fatto.

Prego tutti di sentirsi liberi di commentare come preferiscono tutto questo, dicendosi d’accordo o radicalmente contrari, ma li prego anche di smetterla con questa storia del “di destra” e “di sinistra” e, infine, prego tutti di avere rispetto per i fatti e per il sangue di chi ha avuto la generosità, il cuore, l’innocenza, il coraggio, la sincerità di non girarsi dall’altra parte ed è andato incontro alla morte, per mano di biechi assassini, ma con la complicità morale di una società che ha sempre finto e finge ancora di non sapere.

E, sempre per evitare malintesi e strumentalizzazioni, preciso che anche quest’ultima non è un’accusa a questo o a quello, ma solo un invito rivolto a tutti ad essere sinceri e coraggiosi e a cambiare il nostro modo di stare insieme.

Ieri è stato l’anniversario dell’assassinio di Peppino Impastato. Fra pochi giorni ricorrerà l’anniversario della strage di Capaci.

Questo testo e i video qui sotto sono il mio modo di onorare quei morti.

Come ho detto, ho tratto i video dal sito di Salvatore Borsellino, che a sua volta li ha tratti da YouTube.

>

La sentenza di condanna in primo grado del sen. Dell’Utri per concorso esterno in associazione mafiosa

Vittorio Mangano su Wikipedia

Elogio di Mangano eroe 1

Elogio di Mangano eroe 2

La sentenza nella causa Berlusconi/Travaglio/Luttazzi

Il decreto di archiviazione del G.I.P. Giovanbattista Tona



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Mag 24


Oggi è il 17° anniversario della strage di Capaci.

Ricordando Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Antonio Montinari, Rocco Di Cillo e Vito Schifani, vi proponiamo di rileggere due post che abbiamo pubblicato qui diverso tempo fa e che restano di attualità.

Sono:

Ne vale la pena ed è doveroso

In memoria di Giovanni Falcone. Riflessione sulle colpe – di ieri e di oggi – del C.S.M. e dell’A.N.M.

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Mag 24

di Achille

La scomposta reazione del Presidente del Consiglio contro la sentenza pronunciata legittimamente da un Tribunale composto da TRE giudici, consistita nel fare finta che essa sia stata pronunciata da un solo giudice e nel coprire di insulti quest’ultimo dicendo che «da questi giudici lui non si fa processare», perchè sono «komunisti» (??!!), mi ha fatto venire in mente due video tragicomici già pubblicati su questo blog, che vi ripropongo.

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Mag 24

Felice Lima
(Giudice del Tribunale di Catania)

La reazione del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi alla sentenza del tutto legittimamente emessa dal Tribunale di Milano nei confronti dell’avv. David Mills, che risulta essere stato corrotto dal Presidente Berlusconi per rendere falsa testimonianza in suo favore è inaccettabile e dà l’esatta misura del vulnus eversivo che questa persona ha introdotto nel sistema costituzionale del Paese per soli suoi interessi personali.

Di tutti i profili gravissimi di questa storia uno dei più orribili – perché una stampa se non “libera” almeno “decente” potrebbe agevolmente smascherarlo e non lo fa – è il ricorso sistematico alla menzogna.

Il numero di cose non vere dette dal Presidente del Consiglio e dai suoi galoppini in questa vicenda è altissimo.

Voglio commentare qui solo quello relativo al fatto che la collega Nicoletta Gandus sarebbe una “attivista della sinistra estrema” e una “nemica del Presidente del Consiglio” anche perché avrebbe firmato un appello che si sostiene sarebbe contro di lui.

Per dimostrare quanto questo sia falso, è sufficiente leggere l’appello in questione.

Lo riporto qui sotto. Si trova pubblicato in tantissimi siti internet e qualunque giornalista avrebbe potuto e potrebbe ricostruirne il contenuto e la genesi.

L’appello è stato promosso dal Procuratore Aggiunto di Milano Armando Spataro ed è stato firmato da molto più di mille persone di varia estrazione professionale.

I magistrati firmatari sono CENTINAIA.

L’ho firmato CONVINTAMENTE anche io. Non sono e non mi sento sotto nessun profilo “attivista della sinistra estrema”“nemico del Presidente del Consiglio”.

Mi sento amico della legge e della Costituzione.

E’ il Presidente del Consiglio nemico di qualcosa: della legge e della Costituzione. Oltre che, purtroppo, della verità.

Questo post risulterà lunghissimo, perché l’elenco delle firme lo è, ma credo sia utile riportarle per intero.

Devo precisare, peraltro, che le firme riportate qui sotto non sono tutte, perché molte altre ancora ne sono giunte successivamente alla pubblicazione.

Un’altra cosa che è nota a tutti, ma viene costantemente taciuta, è che la sentenza nei confronti dell’avv. Mills NON E’ STATA PRONUNCIATA dalla collega Nicoletta Gandus, ma da un Tribunale composto DA TRE GIUDICI, uno dei quali è la collega Gandus.

_____________

Un impegno per la giustizia

Si sta chiudendo una delle più tormentate e controverse legislature della storia repubblicana e c’è oggi la prospettiva di un cambio di governo. Ma deve cambiare anche il modo di governare: dal punto di vista costituzionale e dei rapporti tra cittadini ed istituzioni.

Il lavoro che attende il nuovo governo è quindi di enorme complessità e responsabilità e si estende a settori di grande importanza per la collettività: l’informazione, la sanità, il lavoro, l’ambiente e i beni culturali, la ricerca, l’istruzione, la politica fiscale e tributaria.

Importanti riforme di sistema sono necessarie anche per ridare ai cittadini fiducia nella giustizia. Ma in questo settore noi tuttavia riteniamo che vi sia una inderogabile priorità: la cancellazione delle principali leggi che sono state adottate quasi esclusivamente al fine di perseguire gli interessi personali di pochi, ignorando quelli della collettività. Si tratta di leggi che – a prescindere da ogni altra considerazione - hanno devastato il nostro sistema giustizia e compromesso il principio della ragionevole durata dei processi.

Alcune di queste leggi, pur da riformare , sono state disinnescate dalla Corte Costituzionale (ad esempio il cd. “Lodo Schifani”, cioè la L. 20.6.2003 n. 140 sulla sospensione dei procedimenti per le alte cariche dello Stato) o dai giudici di merito e dalla Corte di Cassazione (è avvenuto per la Legge sulle rogatorie n. 5.10.2001 n. 367 e la cd. “Legge Cirami” 7.11.2002 n. 248 sullo spostamento dei processi per legittimo sospetto).

Ma, per altre leggi è necessaria l’abrogazione immediata: solo con la loro abrogazione, infatti, sarà possibile restituire credibilità al paese sul piano internazionale e dignità ai governanti e ai rappresentanti politici ed ottenere la partecipazione della collettività nazionale agli sforzi necessari per ricostruire una scala di valori condivisi.

Le leggi che devono costituire oggetto di abrogazione già nei primi mesi della legislatura sono:

- la Legge di “depenalizzazione” del falso in bilancio ( D.L.vo 11.4.2002, n.61) , che rappresenta la tipica traduzione in termini normativi della cultura della illegalità e contrasta con la tendenza mondiale a punire con maggiore severità la false comunicazioni in materia societaria;

- la Legge cd. “ex Cirielli”, 5.12.2005 n. 251, definita “obbrobrio devastante” dal Presidente della Corte di Cassazione, che ha di fatto introdotto nuove cause di impunità per i potenti (attraverso la prescrizione breve dei reati, anche gravi, commessi dagli incensurati) e pesanti discriminazioni verso i recidivi anche per reati non gravi: dunque, incentivi a manovre dilatorie ed il prevedibile aumento della popolazione carceraria saranno l’effetto di un diritto penale per tipo d’autore;

- la barbara riforma della legittima difesa approvata definitivamente il 24.1.2006, che introduce una presunzione di proporzionalità tra i delitti contro il patrimonio in ambiente privato e la reazione violenta con armi da fuoco contro chi ne è responsabile;

- la cd. Legge Pecorella sulla inappellabilità delle sentenze di proscioglimento , approvata definitivamente il 15.2.2006, che, a parere di molti, altera il principio costituzionale della parità delle parti nel processo e, dilatando le possibilità di ricorso alla Corte di Cassazione, parzialmente la trasforma in giudice di merito, ingolfandola e rendendone ingestibile l’attività.

L’impegno di coloro che intendono formare il futuro Governo deve estendersi inoltre alla sospensione immediata della efficacia di tutti i decreti legislativi di attuazione delle legge di riforma dell’ordinamento giudiziario (Legge delega n. 150 del 2005): solo così potrà essere predisposto e realizzato un progetto di riforma di ampio respiro, utilizzando i contributi del CSM, degli accademici, della magistratura associata, degli avvocati e delle associazioni dei giuristi e del personale amministrativo.

Chiediamo allora a tutti coloro che parteciperanno alla prossima campagna elettorale un impegno espresso, preciso e incondizionato ad operare immediatamente per l’abrogazione di queste leggi, che non sia diluito in promesse di riforme generali nei vari settori dell’ordinamento.

L’assunzione di tale impegno è condizione e garanzia irrinunciabile perché, come giuristi e come cittadini, possiamo confidare nella volontà degli eletti di ripristinare effettivamente, non solo in questo campo, le regole fondamentali della democrazia.

16 febbraio 2006

Per aderire scrivere a: armando.spataro@fastwebnet.it

Alberto Alessandri (Università Bocconi, Milano)
Mario Almerighi (magistrato, Roma)
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Raffaele Cantone (magistrato, Napoli)
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Marco Di Napoli (magistrato, Bari)
Paola Di Nicola (magistrato, Latina)
Domenico Diograzia (magistrato, Nocera Inferiore)
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Claudio Ferrari (magistrato, Palermo)
Alfonso Maria Ferraro (magistrato, Milano)
Giovanni Ferro (magistrato, Savona)
Massimo Ferro (magistrato, Bologna)
Ignazio Fonzo (magistrato Catania)
Giuseppe Fortunato (magistrato, Nocera Inferiore)
Stefano Gallo (magistrato, Avezzano)
Nicoletta Gandus (magistrato, Milano)
Antonio Gialanella (magistrato Cassazione, Roma)
Claudio Gittardi (magistrato, Milano)
Leonardo Grassi (magistrato, Bologna)
Federico Grillo Pasquarelli (magistrato, Torino)
Paolo Guido (magistrato, Palermo)
Alberto Haupt (magistrato Genova )
Enrico Infante (magistrato, Foggia)
Alberto Landolfi (magistrato Savona)
Antonio Laronga (magistrato, Lucera)
Ferdinando Licata (magistrato, Messina)
Concetta Maria Ledda (magistrato, Catania)
Ferdinando Lignola (magistrato, S. Angelo dei Lombardi)
Felice Lima (magistrato, Catania)
Gianni Macchioni (magistrato, Torino)
Ezia Maccora (magistrato, Bergamo)
David Mancini (magistrato, Teramo)
Francesco Mannino (magistrato, Catania)
Filippo Messana (magistrato, Palermo)
Ilio Mannucci Pacini (magistrato, Milano)
Anna Mantovani (magistrato, Trento)
Carlo Marzella (magistrato, Palermo)
Francesco Mattiace (magistrato, Brindisi)
Eliasabetta Meyer (magistrato, Napoli)
Alessandro Milita (magistrato, Napoli)
Antonio Minisola (magistrato Sassari)
Marzia Minutillo Turtur (magistrato, Bologna)
Andrea Mirenda (magistrato, Verona)
Umberto Monti (magistrato, Ascoli Piceno)
Mario Romeo Morisani (magistrato, Genova)
Tullio Morello (magistrato, Napoli)
Carla Musella (magistrato, Napoli)
Giovanni Narbone (magistrato, Milano)
Maura Nardin (magistrato Sassari)
Andrea Natale (magistrato, Torino)
Renato Nitti (magistrato, Bari)
Claudio Nunziata (magistrato in quiescenza, Bologna)
Gaetano Paci (magistrato, Palermo)
Pierangelo Padova (magistrato, Palermo)
Domenico Pasquariello (magistrato Modena)
Livio Pepino (magistrato Cassazione, Roma)
Luca Perilli (magistrato, Rovereto)
Fiorella Pilato (magistrato Cagliari)
Aldo Policastro (magistrato, Napoli)
Mario Profeta (magistrato, Firenze)
Lorenzo Puccetti (magistrato Bolzano)
Nicoletta Quaglino (magistrato, Torino)
Luca Ramacci (magistrato, Tivoli)
Elio Ramondini (magistrato Milano)
Pier Valerio Reinotti (magistrato, Udine)
Angelo Renna (magistrato Milano)
Cesare Roberti (magistrato Catanzaro)
Simonetta Rossotti (magistrato, Torino)
Massimo Russo (magistrato, Palermo)
Luciano Santoro (magistrato, Sala Consilina)
Roberto Santoro (magistrato Venezia)
Brunella Sardoni (magistrato Milano)
Antonio Scarpa (magistrato, Salerno)
Massimo Scartabello (magistrato, Torino)
Mariano Sciacca (magistrato, Catania)
Guido Secchione (magistrato Sassari)
Luca Semeraro (magistrato Napoli)
Giuditta Silvestrini (magistrato Mantova)
Amina Simonetti (magistrato, Milano)
Arturo Soprano (magistrato, Milano)
Sergio Sottani (magistrato, Perugia)
Sergio Spadaro (magistrato, Milano)
Paolo Storaci (magistrato, Trento)
Augusto Tatangelo (magistrato, Napoli)
Giovanni Tedesco (magistrato, Napoli)
Antonella Toniolo (magistrato, Padova)
Lucilla Tontodonati (magistrato, Milano)
Fabrizio Vanorio (magistrato, Palermo)
Francesco Vigorito (magistrato, Roma)
Daniele Colucci (magistrato, Foggia)
Sottoscrizioni successive (dal 16 al 27.2.05)
Oscar Luigi Scalfaro, Presidente Emerito della Repubblica, Presidente del Coordinamento dei Comitati per la Difesa della Costituzione
Dalle Università:
Piero Aimo (Università Pavia)
Maria Gabriella Aimonetto (Università Piemonte Orientale)
Cristina Alessi (Università Brescia)
Cristina Amato (Università Brescia)
Stefano Ambrosiani (Università del Piemonte Orientale)
Ferriccio Andolfi (Università di Parma)
Adina Antone (Università di Teramo)
Enzo Balboni (Università Cattolica Milano)
Renato Balduzzi (Università Genova, Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale)
Marta Bargis (Università del Piemonte Orientale)
Andrea Belvedere (Università di Pavia)
Alessandro Bernardi (Università di Firenze)
Alessandro Bernasconi (Università Brescia)
Giancarlo Bertoncini (Università di Pisa)
Daniela Bifulco (Seconda Università Napoli)
Roberto Bin (Università Ferrara)
Olivia Bonardi (Università di Milano)
Lorenzo Borselli (Università Firenze)
Silvia Calamai (Scuola Normale Superiore, Pisa)
Paolo Caretti (Università Firenze)
Carmela Capolupo (Università Federico II, Napoli)
Federico Carpi (Università Bologna)
Antonio Carratta (Università Macerata)
Adolfo Ceretti (Università Bicocca Milano)
Laura Cesaris (Università di Pavia)
Daniele Checchi (Università Bicocca di Milano)
Giuliana Chiaretti (Università Ca’ Foscari, Venezia)
Mario Ciampolini (Università Firenze)
Massimo Condinanzi (Università di Milano
Maria Grazia Coppetta (Università Urbino)
Roberto Coroneo (Università Cagliari)
Renzo Costi (Università Bologna)
Marina Del Fiacco (Università Cagliari)
Roberto De Luca (Università Salerno)
Grazia Maria De Matteis (Università Cagliari)
Enrico Diciotti (Università di Siena)
Laura Di Filippo (Università di Teramo)
Vittorio Fanchiotti (Università Genova)
Luca Fanfani (Università Cagliari)
Luigi Ferrajoli (Università Roma Tre)
Riccardo Ferrante (Università Genova)
Giuseppe Ferraro (Università Federico II Napoli)
Carlo Fiore (Università Federico II Napoli)
Stefano Fiore (Università del Molise)
Gabrio Forti (Università Cattolica del S.C., Milano)
Danilo Galletti (Università Trento)
Marzio Galeotti (Università Milano)
Silvio Gambino (Università della Calabria)
Ezia Gavazza (Università di Genova)
Maria Cristina Giannini (Università di Teramo)
Glauco Giostra (Università La Sapienza Roma )
Livia Giuliani (Università Pavia)
Lucy Ladikoff Guasto (Università Genova)
Lucio Lanfranchi (Università La Sapienza Roma )
Silvia Larizza (Università Pavia)
Leonardo Lenti (Università Torino)
Nicolò Lipari (Università La Sapienza , Roma)
Anna Maria Loche (Università di Cagliari)
Marialuisa Lussu (Università Cagliari)
Carlo Alberto Madrignani (Università Pisa)
Vincenzo Manca (Università Verona)
Grazia Mannozzi (Giurisprudenza Como, Università dell’Insubria)
Manuela Mantovani (Università Padova)
Simonetta Marino (Università Federico II Napoli)
Giorgio Marinucci (Università Milan)
Guido Martinotti (Università Bicocca, Milano)
Angelo Marzollo (Università di Udine)
Fabiana Massa (Università, Sassari)
Massimo Menegozzo (II Università Napoli – A.r.p.a. Campania)
Isabella Merzagora Betsos (Università Milano)
Elena Mignosi (Università Palermo)
Claudio Natoli (Università di Cagliari)
Marina Niola (Università Suor Orsola Benincasa Napoli)
Serafino Nosengo (Università Piemonte Orientale)
Romano Oneda (Università Pavia)
Anna Oppo (Università Cagliari)
Guido Panico (Università Salerno)
Vania Patanè (Università di Catania)
Claudia Pecorella (Università Bicocca, Milano)
Stefania Pellegrini (Università di Bologna)
Diomira Petrelli (Università Federico II Napoli)
Davide Petrini (Università di Torino)
Tamar Pitch (Università di Perugia)
Geminello Preterossi (Università Salerno)
Riccardo Puglisi (M.I.T. Boston)
Fernando Puzzo (Università di Calabria)
Annamaria Raciti (Università di Teramo)
Gabriella Rampazzi (Università Torino)
Gianmichele Ratto (CNR Pisa)
Alceo Riosa (Università di Milano)
Eugenio Ripepe (Università Pisa)
Carlo Rossetti (Università Parma/Norimberga)
Alessandra Rossi (Università Torino)
Antonio Ruggeri (Università Messina)
Stefano Rodotà (Università Roma, già Garante per la Protezione dei Dati personali)
Elena Salibra (Università Pisa)
Laura Sannia (Università Cagliari)
Emilio Santoro (Università Firenze)
Luca Soleri (Università di Milano)
Ignazio Tabacco ( Politecnico di Milano)
Michele Taruffo (Università di Pavia)
Elio Tavilla (Università Modena e Reggio Emilia)
Giovanni Tesoriere (Università Palermo)
Sandra Urbanelli (Università La Sapienza di Roma)
Vincenzo Verdicchio (Università del Sannio)
Silvia Vida (Università Bologna)
Francesco Viganò (Università Milano)
Giulia Vigevani (Università Bicocca Milano)
Marco Vitale (economista, Milano)
Salvatore Zappalà (Università di Firenze)
Paolo Zatti (Università Padova)
Dall’Avvocatura:
Gabriella Agliati (avvocato, Milano)
Valeria Albano (avvocato, Milano)
Arrigo Allegri (avvocato Parma)
Giuseppe Amoroso (avvocato, Milano)
Maria Chiara Arca (avvocato, Milano)
Monica Bagnolini (avvocato, Bologna)
Laura Baldelli (avvocato, Milano)
Marco Balossino (avvocato Tortona-AL)
Silvia Banfi (avvocato, Milano)
Margherita Banfi (avvocato, Milano)
Gioacchino Barbera (avvocato, Bari)
Luciano Belli Paci (avvocato, Milano)
Giovanni Maria Bettoni (avvocato, Civitanova Marche)
Sara Bindi (avvocato Milano)
Raniero Bordon (avvocato, Vicenza)
Fausto Cadeo (avvocato Brescia)
Maria Rosaria Canzano (avvocato, Milano)
Caterina Capotorto (avvocato Bari)
Andrea Lorenzo Capussela (avvocato, Milano)
Maria Pia Cataletti (avvocato Roma)
Maurizio Colangelo (avvocato Roma)
Benedetta Colombo (avvocato, Milano)
Maria Alessandra Cova (Avvocato, Roma)
G. Paolo De Leo (avvocato, Genova)
Laura De Rui (avvocato, Milano)
Matteo Di Febo (avvocato Genova)
Roberto Escobar (avvocato, Milano)
Paola Fanucchi (avvocato Milano)
Tecla Faranda (avvocato , Associazione Nazionale Giuristi Democratici Milano)
Lamberto Ferrara (avvocato, Genova)
Alessandra Ferreri (avvocato, Milano)
Giuseppe Fornari (avvocato, Milano)
Roberto Gasparrini (avvocato, Civitanova Marche)
Laura Ghezzo (avvocato, Milano)
Pietro Giampaolo (avvocato, Bologna)
Fulvio Gianaria (avvocato, Torino)
Giovanni Giovannelli (avvocato, Milano)
Marta Guglielmino (avvocato, Milano)
Marina Ingrascì (avvocato, Milano)
Marta Infuso (avvocato, Milano)
Nicoletta Lazzarini (avvocato, Milano)
Paola Lussu (avvocato, Milano)
Giovanni Marcucci (avvocato, Milano)
Isabella Marenghi (avvocato, Milano)
Giuseppe Mariani (avvocato, Firenze)
Luigi Mariani (avvocato, Milano)
Floriana Maris (avvocato, Milano)
Gianfranco Maris (avvocato, Milano)
Gianluca Maris (avvocato, Milano)
Ettore Martinelli (avvocato Milano)
Maria Grazia Mazzocchi (avvocato, Milano)
Luciano Merlo (avvocato, Milano)
Giulia Minoli (avvocato, Milano)
Luisa Minoli (avvocato, Milano)
Enrico Missaglia (avvocato, Milano)
Alberto Montanari (avvocato, Milano)
Alessandra Morlotti (avvocato, Pavia)
Stefania Murru (avvocato, Nuoro)
Moshi Nyranne (avvocato, Milano)
Giovanni Onofri (avvocato, Brescia)
Anna Teresa Paciotti (praticante avvocato, Civitanova Marche)
Vincenzo Paolillo (avvocato, Genova)
Roberto Piacentino (avvocato, Torino)
Domenico Polimeri (avvocato, Brescia)
Giuseppe Porqueddu (avvocato, Brescia)
Alberto Pojaghi (avvocato, Milano)
Fiorenza Quartu (avvocato, Milano)
Marilena Ratto (avvocato Roma)
Patrizia Ravellini Giampaolo (avvocato, Bologna)
Emilio Robotti (avvocato, Genova)
Giorgio Rossi (avvocato Bergamo)
Franco Rossi Galante (avvocato, Milano)
Sara Savoldelli (avvocato Genova)
Ettore Sbarra (avvocato, Napoli)
Elena Scorbatti (avvocato Milano)
Claudio Signini (avvocato, Milano)
Rossella Solveni (avvocato, Milano)
Maurizio Steccanella (avvocato di Milano)
Armando Tempesta (avvocato, Milano)
Cesarina Vegni (avvocato, Milano)
Nello Venanzi (avvocato, Milano)
Micaela Vescia (avvocato, Milano)
Roberta Vigezzi (avvocato Milano)
Antonella Vitale (avvocato Milano)
Pasquale Vilardo (avvocato, Ass. Giuristi Democratici, Roma)
Annamaria Zaccardo (avvocato Genova)
Pina Zappetto (avvocato, Sassari)
Dalla Magistratura:
Agostino Abate (magistrato, Varese)
Marisa Acagnino (magistrato Catania)
Rosalia Aitala (magistrato fuori ruolo presso Commissione Europea Tirana)
Eugenio Albamonte (magistrato fuori ruolo, Csm Roma)
Silvia Albano (magistrato, Viterbo)
Francesca Alfano (magistrato Santa Maria Capua Vetere)
Rocco Alfano (magistrato Salerno)
Rosanna Allieri (magistrato, Cagliari)
Giorgio Altieri (magistrato Cagliari)
Franca Amadori (magistrato, Roma)
Gianfranco Amendola (magistrato, Roma)
Monica Amirante (magistrato, Napoli)
Stefania Amodeo (magistrato Avellino)
Ernesto Anastasio (magistrato, Cosenza)
Francesco Antoni (magistrato Trieste)
Viviana Anziano (magistrato, Napoli)
Lucio Aschettino (magistrato, Napoli)
Maria Aschettino (magistrato, Napoli)
Sara Arduini (magistrato, Varese)
Enrico Arnaldi di Balme (magistrato, Torino)
Guglielmo Avorio (magistrato, Trento)
Ferdinando Baldini (magistrato Alessandria)
Luisa Balzarotti (magistrato, Milano)
Piero Basilone (magistrato, Milano)
Luisa Baima Bollone (magistrato, Milano)
Giuseppina Barbara (magistrato Milano)
Raffaele Barela (magistrato, Cosenza)
Sante Bascucci (magistrato, Rimini)
Angela Barbaglio (magistrato, Vicenza)
Alessandra Bassi (magistrato, Milano)
Andrea Beconi (magistrato, Torino)
Marco Benatti (magistrato, Venezia)
Giuseppe Bianco (magistrato, Reggio Calabria)
Stefania Billi (magistrato)
Paola Biondolillo (magistrato, Trapani)
Axel Bisignano (magistrato, Bolzano)
Vittorio Borraccetti (magistrato, Venezia)
Angelo Bozza (magistrato, Pescara)
Matilde Brancaccio (magistrato Santa Maria Capua Vetere)
Luciana Breggia (magistrato, Firenze)
Lucia Brescia (magistrato, Agrigento)
Magda Brienza (magistrato, Roma)
Assunta Brizio (magistrato Cagliari)
Luigi Bruno (magistrato, Napoli)
Giuseppe Cacciapuoti (magistrato)
Andrea Calice (magistrato, Torino)
Paola Calleri (magistrato, Genova)
Alessandra Camassa (magistrato, Trapani)
Giuseppe Campa (magistrato Napoli)
Edoardo Campese (magistrato, Napoli)
Giovanni Cannella (magistrato, Catania)
Raffaele Cantone (magistrato, Napoli)
Oriente Capozzi (magistrato, Napoli)
Daniele Cappuccio (magistrato Reggio Calabria)
Nunzia Cappuccio (magistrato Roma)
Rita Cariello (magistrato, Cagliari)
Luisa Carta (magistrato, Genova)
Roberto Carta (magistrato, Chiavari)
Francesco Caruso (magistrato Caltanissetta)
Gilberto Casari (magistrato, Piacenza)
Giancarlo Caselli (magistrato, Torino)
Marzia Castaldi (magistrato, Napoli)
Stella Castaldo (magistrato, Napoli)
Alessandro Castello (magistrato, Cagliari)
Luciano Cavallone (magistrato, Taranto)
Anna Cau (magistrato, Cagliari)
Danilo Ceccarelli (magistrato, Savona)
Elisabetta Cesqui (magistrato, Proc.Gen.Cassazione, Roma)
Luca Cestaro (magistrato Nicosia)
Luciano Ciafardini (Tribunale S. Angelo dei Lombardi)
Marco Ciccarelli (magistrato Torino)
Stefania Ciccioli (magistrato Ancona)
Francesco Ciocia (magistrato, Napoli)
Furio Cioffi (magistrato, Nocera Inferiore)
Carlo Citterio (magistrato, Venezia)
Stefano Civardi (magistrato, Milano)
Antonio Clemente (magistrato, Benevento)
Mauro Clerici (magistrato, Bergamo)
Daniele Colucci (magistrato, Foggia)
Enrico Consolandi (magistrato, Milano)
Marta Correggia (magistrato, Torre Annunziata)
Giancarlo Costagliola (magistrato, Napoli)
Marco D’Agostino (magistrato)
Sara D’Addea (magistrato, Milano)
Alessandro Dagnino (magistrato Nicosia)
Antonio D’Alessio (magistrato, Napoli)
Elena Daloiso (magistrato, Genova)
Linda D’Ancona (magistrato, Napoli)
Silvana d’Antona (magistrato, Milano)
Marcello De Cillis (magistrato, Bari)
Fabio De Cristoforo (magistrato, Napoli)
Francesco De Falco (magistrato Benevento)
Giuseppe De Gregorio (magistrato, Palermo)
Francesco De Leo (magistrato, Roma)
Marco Del Gaudio (magistrato, Napoli)
Paola Del Giudice (magistrato, Napoli)
Paola De Lisio (magistrato, Salerno)
Barbara Del Pizzo (magistrato, S.Maria Capua Vetere)
Michele Del Prete (magistrato, Napoli)
Claudia De Luca (magistrato Potenza)
Sergio De Luca (magistrato, Nocera Inferiore)
Vincenzo De Luzi (magistrato, Ancona)
Sergio De Montis (magistrato, Palermo)
Giuseppe Dentamaro (magistrato, Bari)
Costrantino De Robbio (magistrato, Palermo)
Pier Giorgio Dessì (magistrato, Brescia)
Franco De Stefano (magistrato, Salerno)
Paola Dezani (magistrato, Torino)
Valeria Di Donato (magistrato Napoli)
Antonio Didone (magistrato Cassazione, Roma)
Agnese Di Girolamo (magistrato, Verona)
Nicola Di Grazia (magistrato, Civitavecchia)
Marco Di Napoli (magistrato, Bari)
Paola Di Nicola (magistrato, Latina)
Domenico Diograzia (magistrato, Nocera Inferiore)
Giuseppe Diomeda (magistrato, Genova)
Gaetano Dragotto (magistrato Ancona)
Maurizio Ermellini (magistrato, Massa)
Aldo Esposito (magistrato Napoli)
Mariano Fadda (magistrato, Como)
Giorgio Falcone (magistrato, Vicenza)
Paola Farina (magistrato Palermo)
Paola Fazio (magistrato, Milano)
Ermengarda Ferrarese (magistrato Cagliari)
Claudio Ferrari (magistrato, Palermo)
Alfonso Maria Ferraro (magistrato, Milano)
Giovanni Ferro (magistrato, Savona)
Giovanni Battista Ferro (magistrato, Genova)
Massimo Ferro (magistrato, Bologna)
Paola Filippi (magistrato fuori ruolo, Csm Roma)
Caterina Fiumanò (magistrato, Genova)
Ignazio Fonzo (magistrato Catania)
Giuseppe Fortunato (magistrato, Nocera Inferiore)
Fabrizia Francabandera (magistrato, L’Aquila)
Silvio Franz (magistrato, Genova)
Ornella Galeotti (magistrato, Pistoia)
Adriano Galizzi (magistrato, Bergamo)
Domenico Gallo (magistrato, Roma)
Stefano Gallo (magistrato, Avezzano)
Floriana Gallucci (magistrato, Salerno)
Claudio Galoppi (magistrato fuori ruolo, Csm Roma)
Alberto Gamberini (magistrato, Bologna)
Gilberto Ganassi (magistrato, Cagliari)
Nicoletta Gandus (magistrato, Milano)
Claudio Gatti (magistrato Cagliari)
Marco Gelonesi (magistrato, Genova)
Riccardo Ghio (magistrato Alessandria)
Antonio Gialanella (magistrato Procura Cassazione, Roma)
Francesco Gianfrotta (magistrato Torino)
Claudio Gittardi (magistrato, Milano)
Ludovica Giugni (magistrato, Napoli)
Leonardo Grassi (magistrato, Bologna)
Raffaele Greco (magistrato T.A.R. Puglia, Bari)
Federico Grillo Pasquarelli (magistrato, Torino)
Paolo Gubinelli (magistrato, Ancona)
Marco Guida (magistrato, Bari)
Paolo Guido (magistrato, Palermo)
Alberto Haupt (magistrato Genova )
Arturo Iadecola (magistrato, Monza)
Gennaro Iannarone (magistrato, Perugia)
Emilio Ianniello (magistrato)
Giovanna Ichino (magistrato, Milano)
Enrico Imprudente (magistrato, Roma)
Enrico Infante (magistrato, Foggia)
Anna Ivaldi (magistrato, Genova)
Pietro Lamberti ( Firenze Firenze)
Fabio Lambertucci (magistrato, Pavia)
Aniello La Monica (magistrato, Brescia)
Alberto Landolfi (magistrato Savona)
Luigi Landolfi (magistrato, S. Maria Capua Vetere)
Lucia La Posta (magistrato, Napoli)
Antonio Laronga (magistrato, Lucera)
Massimo Lastrucci (magistrato, Firenze)
Diana Lecca (magistrato, Cagliari)
Concetta Maria Ledda (magistrato, Catania)
Giuseppe Ledda (magistrato, Arezzo)
Maria Novella Legnaioli (magistrato, Arezzo)
Norberto Lenzi (magistrato Bologna)
Ferdinando Licata (magistrato, Messina)
Ferdinando Lignola (magistrato, S. Angelo dei Lombardi)
Felice Lima (magistrato, Catania)
Alessandra Liverani (magistrato, Trento)
Giuseppe Locatelli (magistrato, Brescia)
Giorgio Lubrano (magistrato Napoli)
Gianni Macchioni (magistrato, Torino)
Guido Macchiavello (magistrato, Genova)
Ezia Maccora (magistrato, Bergamo)
Oscar Magi (magistrato, Milano)
Marco Maiga (magistrato, Milano)
Francesca Manca (magistrato, Milano)
David Mancini (magistrato, Teramo)
Antonio Manna (magistrato, Napoli)
Francesco Mannino (magistrato, Catania)
Ilio Mannucci Pacini (magistrato, Milano)
Anna Mantovani (magistrato, Trento)
Michele Marchesiello (magistrato, Genova)
Maria Rosaria Marasco (magistrato, Roma)
Mario Marchetti (magistrato, Cagliari)
Catello Maresca (magistrato, Napoli)
Agnese Margarita (magistrato, Napoli)
Donato Marra (Consigliere di Stato, Roma)
Carlo Marzella (magistrato, Palermo)
Raffaele Massaro (magistrato, Belluno)
Manuela Massenz (magistrato, Milano)
Francesco Mattiace (magistrato, Brindisi)
Francesco Mazza Galanti (magistrato)
Pasquale Mazzei (magistrato, Modena)
Giuseppe Meccariello (magistrato Santa Maria Capua Vetere)
Daniela Meliota (magistrato, Como)
Micaela Mencattini (magistrato, Massa)
Rodrigo Merlo (magistrato, Firenze)
Massimo Meroni (magistrato, Milano)
Filippo Messana (magistrato, Palermo)
Eliasabetta Meyer (magistrato, Napoli)
Elio Michelini (magistrato, Roma)
Alessandro Milita (magistrato, Napoli)
Antonio Minisola (magistrato Sassari)
Luca Minniti (magistrato, Firenze)
Marzia Minutillo Turtur (magistrato, Bologna)
Giuseppina Mione (magistrato, Firenze)
Andrea Mirenda (magistrato, Verona)
Marco Modena (magistrato, Pisa)
Giancarlo Moi (magistrato, Cagliari)
Maria Teresa Mondo (magistrato, Napoli)
Alessandro Moneti (magistrato, Prato)
Raffaele Monfredi (magistrato, Palermo)
Umberto Monti (magistrato, Ascoli Piceno)
Patrizia Morabito (magistrato, Reggio Calabria)
Michele Morello (magistrato, Campobasso)
Tullio Morello (magistrato, Napoli)
Mario Romeo Morisani (magistrato, Genova)
Elisabetta Morosini (magistrato, Lecco)
Paola Moscaroli (magistrato, Ancona)
Mauro Mura (magistrato, Cagliari)
Carla Musella (magistrato, Napoli)
Domenico Musto (magistrato, Napoli)
Sebastiano Napolitano (magistrato Napoli)
Giovanni Narbone (magistrato, Milano)
Giovanni Battista Nardecchia (magistrato, Como)
Maura Nardin (magistrato Sassari)
Alessia Natale (magistrato Napoli)
Andrea Natale (magistrato, Torino)
Carlo Negri (magistrato, Rovigo)
Lorenzo Nicastro (magistrato)
Gualtiero Nichelini (magistrato Roma)
Massimo Niro (magistrato Firenze)
Renato Nitti (magistrato, Bari)
Giacomo Nonno (magistrato, Palermo)
Claudio Nunziata (magistrato in quiescenza, Bologna)
Francesco Nuzzo (magistrato, Brescia)
Grazia Omboni (magistrato, Brescia)
Giuseppe Orio (magistrato, Genova)
Maria Teresa Orlando (magistrato, S. Maria Capua Vetere)
Gaetano Paci (magistrato, Palermo)
Massimo Pagliarini (magistrato, Roma)
Pierangelo Padova (magistrato, Palermo)
Michela Palladino (magistrato Ariano Irpino)
Guido Pani (magistrato, Cagliari)
Eligio Paolini (magistrato, Prato)
Giacomo Paoloni (magistrato, Roma)
Filippo Paone (magistrato, Roma)
Vincenzo Papillo (magistrato, Genova)
Monica Parentini (magistrato, Genova)
Roberto Parziale (magistrato, Roma)
Claudio Patruno (magistrato, Reggio Calabria)
Domenico Pasquariello (magistrato Modena)
Elisa Pazè (magistrato, Trapani)
Piercarlo Pazè (magistrato in quiescenza, direttore rivista Minorigiustizia)
Carlo Maria Pellicano (magistrato, Torino)
Livio Pepino (magistrato Cassazione, Roma)
Simone Perelli (magistrato, Torino)
Eugenio Pergola (magistrato, Pordenone)
Luca Perilli (magistrato, Rovereto)
Manuela Persico (magistrato, Agrigento)
Raffaele Pesiri (magistrato, Napoli)
Gianfranco Petralia (magistrato)
Franco Petrolati (magistrato, Roma)
Carlo Piana (magistrato, Cagliari)
Alberto Maria Picardi (magistrato, S. Maria Capua Vetere)
Ettore Picardi (magistrato, Ascoli Piceno)
Luigi Picardi (magistrato, Napoli)
Elisabetta Pierazzi (magistrato, Brescia)
Fiorella Pilato (magistrato Cagliari)
Giangiacomo Pilia (magistrato, Cagliari)
Morena Plazzi (magistrato, Bologna)
Aldo Policastro (magistrato, Napoli)
Claudio Poma (magistrato, Alessandria)
Carla Ponterio (magistrato Modena)
Gaetano Porcu (magistrato, Cagliari)
Alberto Princiotta (magistrato, Savona)
Mario Profeta (magistrato, Firenze)
Pasquale Profiti (magistrato, Trento)
Lorenzo Puccetti (magistrato Bolzano)
Giovanni Puliatti (magistrato, Grosseto)
Nicoletta Quaglino (magistrato, Torino)
Stefano Racheli (magistrato, Roma)
Luca Ramacci (magistrato, Tivoli)
Elio Ramondini (magistrato Milano)
Umberto Rana (magistrato, Arezzo)
Pier Valerio Reinotti (magistrato, Udine)
Angelo Renna (magistrato Milano)
Carlo Renoldi (magistrato, Cagliari)
Ornella Riccio (magistrato, Napoli)
Elena Riva Crugnola (magistrato, Milano)
Cesare Roberti (magistrato Catanzaro)
Roberto Rossi (magistrato, Bari)
Simonetta Rossotti (magistrato, Torino)
Carmelo Ruberto (magistrato, Venezia)
Massimo Russo (magistrato, Palermo)
Filomena Ruta (magistrato Ancona)
Giuseppe Salmè (magistrato, componente CSM)
Rita Sanlorenzo (magistrato, Torino)
Luciano Santoro (magistrato, Sala Consilina)
Roberto Santoro (magistrato Venezia)
Manuela Saracino (magistrato, Bari)
Brunella Sardoni (magistrato Milano)
Valerio Savio (magistrato, Roma)
Eva Scalfati (magistrato, Napoli)
Antonio Scarpa (magistrato, Salerno)
Massimo Scartabello (magistrato, Torino)
Mariano Sciacca (magistrato, Catania)
Adriano Scudieri (magistrato, Agrigento)
Guido Secchione (magistrato Sassari)
Emanuele Secci (magistrato, Cagliari)
Igor Secco (magistrato, Bolzano)
Antonella Serio (magistrato Catania)
Luca Semeraro (magistrato Napoli)
Giancarla Serafini (magistrato, Milano)
Giuditta Silvestrini (magistrato Mantova)
Amina Simonetti (magistrato, Milano)
Claudio Siragusa (magistrato, Napoli)
Serenella Siriaco (magistrato in quiescenza, Napoli)
Emilio Sirianni, magistrato Cosenza
Arturo Soprano (magistrato, Milano)
Giuseppe Soresina (magistrato, Firenze)
Sergio Sottani (magistrato, Perugia)
Sergio Spadaro (magistrato, Milano)
Bruno Spagna Musso (magistrato Cassazione, Roma)
Maria Teresa Spagnoletti (magistrato, Roma)
Paolo Storaci (magistrato, Trento)
Alessandra Susca (magistrato, Bari)
Cristina Tabacchi (magistrato, Acqui Terme)
Cesare Tacconi (magistrato, Milano)
Alberto Taglienti (magistrato, Ancona)
Augusto Tatangelo (magistrato, Napoli)
Giovanni Tedesco (magistrato, Napoli)
Daniela Tognon (magistrato Napoli)
Antonella Toniolo (magistrato, Padova)
Lucilla Tontodonati (magistrato, Milano)
Anna Maria Tosto (magistrato, Bari)
Francesco Traverso (magistrato, Torino)
Nicola Trifuoggi (magistrato, Pescara)
Danilo Tronci (magistrato, Cagliari)
Lina Trovato (magistrato, Catania)
Alessandra Turco (magistrato, Firenze)
Giuliano Turone (magistrato Cassazione, Roma)
Paola Vallario (magistrato Napoli)
Chiara Valori (magistrato, Varese)
Fabrizio Vanorio (magistrato, Palermo)
Chiara Venturi (magistrato)
Claudio Viazzi (magistrato, Genova)
Elisabetta Vidali (magistrato, Genova)
Gabriella Viglione (magistrato, Torino)
Federico Vignale (magistrato in quiescenza, Genova)
Francesco Vigorito (magistrato, Roma)
Christine Von Borries (magistrato, Prato)
Pier Luigi Zanchetta (magistrato, Torino)
Domenico Zeuli (magistrato Napoli)
Alberto Ziroldi (magistrato, Modena)
Paolo Zorzi (magistrato, Brescia)
Dai parlamentari
Nando Dalla Chiesa (senatore)
Claudio Fava (parlamentare europeo)
Elvio Fassone (senatore, magistrato)
Gianni Kessler (deputato, magistrato)
Dalle Associazioni, dai giornalisti, dalle altre professioni, dai cittadini:
Giovanna Albertelli (impiegata comunale, Parma)
Giulia Alliani (Osservatorio Legalità e Diritti – Onlus)
Associazione Nazionale Giuristi Democratici - Milano
Donata Almici (architetto, Milano)
Fabrizio Ammirati (medico ospedaliero Roma)
Donatella Angeletti (docente, Roma)
Alberto Antonetti
Roberta Angulilesi (“Democrazia e Legalità”, periodico online)
Alberto Antonetti (impiegato Banca d’Italia, Roma)
Arianna Anziano (docente, Napoli)
Andreina Anziano (medico, Napoli)
Antonio Arena (impiegato Sesto S. Giovanni – MI)
Massimo Arzani (agente immobiliare, Sesto S.Giovanni)
Giovanni Assante (artigiano, Grania del Castello di Cisterna – Napoli)
Fiorella Bachechi (Roma)
Alessandro Balducci (Osservatorio sulla legalità e i diritti – Onlus)
Adelmo Ballarotti (pensionato, Padova)
Gianni Barbacetto (giornalista, Milano)
Viviana Bartolaccini (cosmesi estetica Genova)
Graziella Bartolini (educatrice d’infanzia, Genova)
Antonio Bastone (Medico Monza)
Letizia Battaglia (editrice e fotografa)
Adele Baudo (saggista antimafia)
Paolo Bellini (Enel Larderello)
Stefano Bentivogli (anche per il Bimestrale “Ristretti Orizzonti” Padova)
Anna Bernasconi (medico Milano)
Carlo Berrini Fernandez (medico, Milano)
Fiorenza Bevilacqua (Liceo Parini, CISL Scuola, Milano)
Enrichetta Bionda (Assistente Sociale, Novara)
Paolo Bitetti (architetto Roma)
Laura Bogani (Parigi)
Edda Boletti (“Le Girandole”, Milano)
Giandomenico Bonanni (Ricercatore, Roma)
Manfredo Boni (commercialista Brescia)
Silvia Bonucci (Girotondi, Roma)
Lorenzo Boscarelli (dirigente, Milano)
Margherita Bosio (psicoterapeuta Genova)
Marinella Brancaleoni (docente, Milano)
Cloris Brosca (attrice Roma)
Giovanna Bruno (Direttore Amministrativo, Provveditorato Studi Pavia)
Agata Buttarelli (G.O.T. Milano)
Piera Calmieri (casalinga Genova)
Barbara Campagna (operatore penitenziario, Milano)
Danila Campo (architetto Genova)
Pietro Campoli (Russi - RA)
Susanna Camusso (Segret. Reg.le CGIL Lombardia, Milano)
Francesca Canale (medico legale, Genova)
Marco Canepari (ricercatore Genova)
Laura Cangemi (traduttrice, Mantova)
Ferruccio Capelli (Segr. Casa della Cultura, Milano)
Carla Caroggio (docente Genova)
Paola Carucci (già Sovrintendente Archivio centrale dello Stato)
Anna Cassol (libera professionista Genova)
Gianni Castellan (www.carovanaperlacostituzione.it)
Rodrigo Vergara (traduttore, Modena)
Roberto Alessandrini (media activist, Viareggio)
Gianni Catania (ingegnere Torino)
Antonio Cavagnaro (docente, Milano)
Emilia Cestelli (Assoc. “Le Girandole” Milano)
Patrizia Ciardiello (operatrice penitenziaria, Milano)
Silvana Citterio (dirigente scolastico in quiescenza, Milano)
Andrea Chiappori (dirigente industriale Ansaldo Genova)
Sonia Chicchi (tramite Italia Democratica)
Gabriella Chirumbolo (Assistente Sociale, Uff. Esecuz. Penale Est., Caltanissetta ed Enna)
Marco Cipriano (Vice Pres.te Consiglio Regionale Lombardia)
Renata Collatina (docente, Sesto S.Giovanni)
Anna Concia (docente, Milano)
Federico Corbellini (Genova)
Marinella Cossu (docente, Elmas)
Dionisio Cotella (medico II Università Torvergata Roma)
Licia Conte (giornalista, Roma)
Alfredo Costa (sindacalista, Milano)
Annamaria Cremona (Comiato Genitori Militari Caduti in tempo di pace, Milano)
Gianna Cresci (impiegata Genova)
Alberto Cristofori (consulente editoriale, Milano)
Giulia Crivellari (revisore dei conti, Milano)
Anna Maria Curci (docente, Roma)
Ester Curcu (impiegata Cagliari)
Sandro D’Alessandro (dirigente editoriale Milano)
Sara Damiani (studentessa universitaria, Roma)
Alberto De Benedetti (Milano)
Rodolfo De Cristofaro (docente Statistica)
Elenora Del Fabbro (studentessa, Milano)
Alberto Dellafiore (ricercatore, Firenze)
Massimo Della Giovanna (ingegnere Genova)
Massimiliano Della Torre (Ufficio Difensore Civico Regionale, Milano)
Gioia De Marzi (counselor, Milano)
Pinella Depau (docente Cagliari)
Giuseppe De Santis (docente, Adria)
Giuseppe De Santis (funzionario comunale, Castano Primo – Mi)
Anna Maria Di Dato (docente, Milano)
Bruna D’Innocenzo (docente in pensione, Roma)
Giusy Di Serio (coordinatrice infermieristica Roma
Andrea Di Vita (impiegato, Genova)
Mario Dore (pensionato, “Arcobaleno di Stella Nascente”, Alghero)
Vittorio Emiliani (giornalista)
Sergio Erba (medico, Milano)
Irene Falcinelli (docente)
Stefano Ferla (studente universitario, Milano)
Giancarlo Ferlito (Associazione Greenstone, Messina)
Massimo Ferrario (consulente aziendale, Milano)
Giorgio Floris (Oristano)
Ruggero Fornasiero (ragioniere, Padova)
Paolo Francini (artigiano Pistoia)
Stella Fraschetti (impiegata, Firenze)
Giovanni Frazzica (giornalista, Messina)
Gianni Frosali (pensionato Genova)
Antonino Frustaglia (medico Pioltello)
Paola Fubini (assistente sociale, Torino)
Flavia Fulvio (Osservatorio sulla legalità e i diritti – Onlus)
Lorenzo Frigerio (Libera Lombardia – Gruppo Abele)
Rosalia Gaeta (Ministero del Lavoro, Roma)
Fabrizio Galli (pubblicitario Terni)
Massimo Gallo (manager, Milano)
Francesca Gamba (impiegata statale, Roma)
Angelo Garro (Comiato Genitori Militari Caduti in tempo di pace, Milano)
Jole Garuti (Associazione Stak – Onlus)
Luciano Gemme (impiegato Stazzano – Al)
Patrizia Gentilizi (medico, Associazione per l’Ambiente, Forlì)
Simona Giovannozzi (Communitas 2000, Roma)
Gianluigi Goi (lavoratore autonomo Gussago)
Maria Rosaria Grazioso (Associazione “Chietinuova 3 febbraio”, Chieti)
Dino Greco (Camera del Lavoro Brescia)
Gianni Guasto (medico psichiatra, Bogliasco – Ge)
Dario Guidotti (docente, Milano)
Rita Guma (Osservatorio Legalità e Diritti – Onlus)
Luigi Imperato (ingegnere, Bresso – Mi)
Guido Innocenti (praticante notaio, Grosseto)
Patrizia Izzo (Napoli)
Rosanna Lainati (docente, Monza)
Federico Lama (statistico, Viterbo)
Laura Lana (studentessa, Milano)
Carmela Landi (assistente sociale, Pontecagnano Faiano – Sa)
Antonio Lareno Faccini (Camera del Lavoro Milano)
Gianni Laterza (commercialista, Milano)
Raniero La Valle (giornalista)
Antonio Lentini (ingegnere, Colonia)
Riccardo Lenzi (agente di commercio, Bologna)
Umberto Lenzi (regista cinematografico, Roma)
Fabrizio Leone (docente San Benedetto del Tronto - AP)
Roberto Loca (Ministero Lavoro e Politiche Sociali, Roma)
Vanna Lora (docente, Milano)
Roberto Maggi (psichiatra, Genova)
Giovanni Maggiani Chielli (portavoce Associaz. Familiari Vittime Strage via Georgofili, Firenze)
Elena Maglietta (docente Retescuole Milano)
Lorenzo Majno (studente universitario Milano)
Martino Majno (ingegnere nautico Milano)
Rinaldo Majno (medico chirurgo Milano)
Bruno Malangone (impiegato tecnico MIUR, Pontecagnano Faiano – Sa)
Marinella Mandelli (Pres. Comitato “Salviamo la Costituzione “ di Bergamo, anche per il Comitato)
Orleo Marinaro (informatico, Milano)
Carlo Marini (giornalista)
Francesca Marino (docente, Pizzo - VV)
Arduina Masoch (Milano)
Maurizio Mastrogiovanni (dirigente, Milano)
Nicoletta Mazzuccato (giornalista scientifica, Milano)
Donatella Mealli (docente, Milano)
Paolo Molinari (docente, Brescia)
Marco Mondonico (impiegato tecnico, Milano)
Anna Murru (ingegnere, Orani-Nuoro)
Anna Muschitiello (Segr. Nazionale Coordinamento Assistenti Sociali Giustizia)
Amalia Navoni (Coordinamento lombardo Nord-Sud del mondo)
Enrica Noseda (Milano)
Flaminia Nucci (psicoanalista, Milano)
Rosanna Oliva (Comitato di pressione per le leggi paritarie ex Art. 51)
Marco Orgiana (docente, Cagliari)
Tania Orgiana (sociologa, Cagliari)
Nuccia Pallaroni (Milano)
Piera Palmieri (casalinga, Genova)
Elsa Panzetti (psicoterapeuta, Milano)
Gabriella Papone (operatore sociale, Genova)
Fabrizia Parini (docente, Milano)
Anna Pasolini (docente)
Gianmaria Patrone Tassani (studente universitario Roma)
Gabriele Pazzaglia (Studente, Prato)
Massimiliano Pedroni (Bertinoro- Forlì)
Claudia Peregrini (medico, Milano)
Ada Perez (docente, Paride del Pozzo – Napoli)
Luigi Pesce (studente universitario Genova)
Diego Piccioli (Ricercatore Immunologia)
Gianandrea Piccioli (consulente editoriale, Milano)
Francesca Pigliapochi (impiegata Genova)
Rita Piloni (docente, Milano)
Davide Pinardi (scrittore, sceneggiatore)
Roberta Pezzullo (docente, Palermo)
Michele Piccardo (medico Genova)
Francesco Pistolato (Coordinatore Biblioteca Austriaca, Udine)
Alessandro Pollio ( Associazione “Aprile”, Milano)
Margherita Porta (psicoterapeuta Brescia)
Giovanna Profumo (impiegata, Genova)
Rita Puglia (Assistente Sociale, Uff. Esecuz. Penale Est., Milano)
Tullio Quaianni (Medico del lavoro, Milano)
Ignazio Quattrin (consulente sicurezza lavoro ed ambiente, Milano)
Giuseppe Quero (studente medicina Roma)
Mariangela Quero (docente Crotone)
Alessandro Ravotto (archeologo Barcellona - Spagna)
Chiara Ravotto (impiegata Shangai - Cina)
Egidio Ravotto (dirigente scolastico Genova)
Francesca Reduzzi (Università Federico II Napoli)
Piero Ricca (Le Girandole, Milano)
Maria Ricciardi Giannoni (www.carovanaperlacostituzione.it)
Paola Rigamonti (docente, Milano)
Elio Rindone (docente, Roma)
Sabina Riondino (docente Pontedera -Pi)
Tiziana Riva (consulente di comunicazione, Milano)
Aurelia Rivarola (medico, Milano)
Luciana Rosaspina (pensionata Milano)
Giancarlo Rossi (architetto, Milano)
Anna Rubartelli (medico Istituto tumori Genova)
Angelo Salvatori (Communitas 2000, Roma)
Andrea Sanna (impiegato, Cagliari)
Rita Sanna (docente, Cagliari)
Stefano Santachiara (Centomovimenti.com)
Lina Santoro (docente, Milano)
Rosalia Santoro (docente, Milano)
Marcello Savoia (Bolzano)
Stefania Savy (infermiera Genova)
Franco Scasseddu (docente, Cagliari)
Giancarlo Scarso (docente, Sesto S. Giovanni)
Maddalena Schiano (medico Ospedale San Camillo Roma)
Maria Luisa Schiano Lomoriello (impiegata Roma)
Maria Luisa Sciarpa (docente in pensione, Milano)
Maria Luisa Sciarpa (Milano)
Luigi Sedita (medico, Firenze)
Beatrice Serani (Rai, Roma)
Giorgio Sgarbi (Milano)
Cristina Simonini (psicoanalista Milano)
Renzo Simonini (ingegnere civile- Salò)
Irene Siriaco Calarco (docente in pensione, Napoli)
Carla Sordi (ambientalista- Salò)
Franca Speranza (Genova)
Valentina Spunton (fisioterapista, Milano)
Donato Squicciarini (funzionario banca in pensione, Napoli)
Mariella Stagi (docente, associazione LEND, Modena)
Giuseppe Sunseri (Sinistra ecologista, Roma)
Tito Fiorenzo Tiberti (Unione degli Universitari, Pavia)
Elvio Tidili (pensionato, Cesano Maderno)
Bernardino Tolomei (architetto, Padova)
Mario Tomasoni (amministratore delegato società multinazionale, Milano)
Romano Trabucchi (consulente d’azienda, Milano)
Marco Travaglio (giornalista)
Franco Trincale (Milano)
Piero Trucchi (medico Istituto Gaslini Genova)
Dino Turturici (Giudice di Pace, Milano)
Davide Uderzo (tecnico radiologo, Università Udine)
Marina Valcarenghi (psicoterapeuta, Milano)
Nicola Valcarenghi Scognamiglio (consulente, Castagneto Carducci – Livorno)
Maria Beatrice Valluzzi (Ministero del Lavoro, Roma)
Walter Vannini (criminologo, giudice onorario, Milano)
Anna Vercelli (medico legale, Bologna)
Claudio Vergani (consulente aziendale Brescia)
Franca Vico (Associazione tutela traumatizzati e lesionati, Rimini)
Giovanna Villa (medico Genova)
Vincenzo Viola (docente, Milano)
Giovanna Vitale (docente Roma)
Matteo Viviano (Comitato per la Costituzione “G. Rossetti”, Genova)
Stefano Volante (Communitas 2000, Milano e Segrate)
Paolo Volpato (giornalista, Torino)
Andrea Zaccagnini (impiegato Roma)
Luisa Zanotelli (tramite Italia Democratica)
Antonio Zanza (quadro aziendale PP. TT. Roma)
Rosa Annunziata (MDR Napoli)

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Mag 24

di Marco Travaglio
(Giornalista)

da L’Unità del 22 maggio 2009

La condanna di Mills per essere stato corrotto da Berlusconi, ma non di Berlusconi per aver corrotto Mills, segna una new entry nell’esclusivo Club Vittime di Al Tappone.

Ne fanno parte gli scudi umani del premier:

- il fratello Paolo, più volte arrestato al posto del fratello;

- Marcello Dell’Utri, condannato (dunque promosso deputato) a 9 anni in primo grado per mafia per il suo ruolo di «cerniera» fra Cosa Nostra e Al Tappone, il quale però non è stato nemmeno processato;

- Cesare Previti,condannato a 7anni e mezzo (ed espulso dal Parlamento) per avere, fra l’altro, corrotto il giudice Vittorio Metta per regalare la Mondadori ad Al Tappone, il quale però uscì miracolosamente prescritto;

- Salvatore Sciascia, condannato (e dunque promosso deputato) per aver corrotto ufficiali della Guardia di Finanza affinché chiudessero gli occhi sui reati fiscali e contabili delle aziende di Al Tappone, il quale però fu assolto per insufficienza di prove;

- Massimo Maria Berruti, arrestato per aver depistato le indagini sulle tangenti Fininvest alla Guardia di Finanza e condannato (dunque promosso deputato) per favoreggiamento ad Al Tappone, il quale però era innocente e non aveva alcun bisogno di favoreggiatori;

- David Mills, condannato (e nemmeno promosso deputato) per aver coperto i reati di Al Tappone in cambio di una mazzetta di Al Tappone, il quale non può essere processato. Anzi fa pure l’incazzato, come se avessero condannato lui.

Mentre esprimiamo la massima solidarietà agli scudi umani, ci sia consentito un appello: vittime di Al Tappone, unitevi.

E fate come Veronica: parlate.

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Mag 24

Ha scritto Vittorio Alfieri, nel suo “Della Tirannide”:

«Tirannide indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d’impunità.

E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

E, viceversa, tirannide parimente si dee riputar quel governo, in cui chi è preposto al creare le leggi, le può egli stesso eseguire.

E qui è necessario osservare, che le leggi, cioè gli scambievoli e solenni patti sociali, non debbono essere che il semplice prodotto della volontà dei più; la quale si viene a raccogliere per via di legittimi eletti del popolo.

Se dunque gli eletti al ridurre in leggi la volontà dei più le possono a lor talento essi stessi eseguire, diventano costoro tiranni; perché sta in loro soltanto lo interpretarle, disfarle, cangiarle, e il male o niente eseguirle.

Che la differenza fra la tirannide e il giusto governo, non è posta (come alcuni stoltamente, altri maliziosamente, asseriscono) nell’esservi o il non esservi delle leggi stabilite; ma nell’esservi una stabilita impossibilità del non eseguirle.

Non solamente dunque è tirannide ogni governo, dove chi eseguisce le leggi, le fa; o chi le fa, le eseguisce: ma è tirannide piena altresì ogni qualunque governo, in cui chi è preposto all’eseguire le leggi non dà pure mai conto della loro esecuzione a chi le ha create.

Ma, tante specie di tirannidi essendovi, che sotto diversi nomi conseguono tutte uno stesso fine, non imprendo io qui a distinguerle fra loro, né, molto meno, a distinguerle dai tanti altri moderati e giusti governi: distinzioni, che a tutti son note.

Se più sopportabili siano i molti tiranni, o l’un solo, ella è questione problematica assai.

La lascierò anche in disparte per ora, perché essendo io nato e cresciuto nella tirannide d’un solo, ed essendo questa la più comune in Europa, di essa più volentieri e con minore imperizia mi avverrà forse di ragionare; e con utile maggiore fors’anco pe’ miei cotanti conservi.

Osserverò soltanto di passo, che la tirannide di molti, benché per sua natura maggiormente durevole (come ce lo dimostra Venezia) nondimeno a chi la sopporta ella sembra assai men dura e terribile, che quella di un solo.

Di ciò ne attribuisco la cagione alla natura stessa dell’uomo, in cui l’odio ch’egli divide contro ai molti, si scema; come altresì il timore che si ha dei molti, non agguaglia mai quello che si ha riunitamente di un solo; ed in fine, i molti possono bensì essere continuamente ingiusti oppressori dell’universale, ma non mai, per loro privato capriccio, dei diversi individui.

In codesti governi di più, che la corruzione dei tempi, lo avere scambiato ogni nome, e guasta ogni idea, hanno fatto chiamar repubbliche; il popolo in codesti governi, non meno schiavo che nella mono-tirannide, gode nondimeno di una certa apparenza di libertà, ed ardisce profferirne il nome senza delitto: e, pur troppo il popolo, allor quando corrotto è, ignorante, e non libero, egli si appaga della sola apparenza.

Ma, tornando io alla tirannide di un solo, dico; che di questa ve n’ha di più sorti. Ereditaria può essere, ed anche elettiva».

Da “Della Tirannide”, Libro 1, Capitolo 2.

L’intero libro può essere letto a questo link.

Un grazie a Besugo per la preziosa segnalazione.

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Mag 24

Riportiamo il testo integrale della lettera a firma dell’avv. David Mills, che ha dato origine al processo nel quale egli è stato condannato per essersi fatto corrompere da Silvio Berlusconi, per rendere falsa testimonianza.

La lettera in questione la spedì David Mills al suo commercialista Bob Drennan, per spiegargli i retroscena di alcuni suoi introiti che doveva giustificare con il fisco.

Il dr Drennan, resosi conto che la lettera di Mills conteneva una notizia di reato, la trasmise alla magistratura inglese, che poi la trasmise a quella italiana.

Dunque, fra l’altro, il processo non fu avviato dai magistrati italiani e il “complotto” ipotizzato da Berlusconi è una pura e semplice menzogna mistificatrice.

Ovviamente, di questa lettera la quasi totalità dei giornali italiani, Bruno Vespa e tutti gli altri come lui hanno sempre taciuto ostinatamente.

Riportiamo la lettera nel testo originale inglese, tratto dal sito del giornale inglese Guardian, e una traduzione in italiano, tratta dal sito ItaliaDall’Estero.

Per leggere tutti gli articoli pubblicati nel nostro blog sul caso Berlusconi/Mills, si può cliccare sul link “Processo Berlusconi/Mills” che c’è nell’elenco “Visualizzazione per temi” che c’è circa a metà della sidebar di destra della homepage del blog, oppure sul banner “Caso Berlusconi/Mills” che c’è nella stessa sidebar, un po’ più in basso.

La lettura degli articoli dai più vecchi ai più recenti, dà agevolmente l’idea di quanto grave sia la condotta mantenuta dal Presidente del Consiglio in questa vicenda e i gravissimi danni arrecati al sistema giudiziario, per proteggersi dalle conseguenze di questo giudizio. Basti pensare che, per ottenere questo risultato, si era anche predisposta una legge che bloccava migliaia di processi. Legge che poi non venne approvata “in cambio” della approvazione della legge Alfano, detta inspiegabilmente “lodo”.

Il testo originale della lettera:

Dear Bob,

The brief relevant facts are these.

In 1996 I ended up with a dividend from Mr B’s companies of around £ 1.5m after all the tax and fees had been paid.

This was all done on a personal basis: I took the risk, and kept my partners right out of it.

Wisely or otherwise, I informed my partners what I had done and, since it was a substantial windfall, offered to pay them (I think) around £ 50,000 or £ 100,000 each as what I though [sic] was a pretty generous gesture.

Which shows you how you can be, as they insisted the transaction should be treated as a partnership profit. To avoid litigation (we had just merged with Withers) I agreed to put the money on deposit in my bank until they were satisfied that there would be no third part claim.

By 2000 it was clear there would be no claim (I knew that all along) and the money was taken off deposit and paid out; I kept just under £ 500,000 out of what was then getting on for £ 2m.

So all that risk and cost for not very much. The greatest cost was leaving Withers. I was not asked to leave it, but felt so uncomfortable there, not least because my Mackenzie Mills partners had taken most of the benefit for none of the risk, that I really couldn’t stay.

I spent 1998, 1999 and 2000 as a sole practitioner, and it was evident that the trials were going on, there would be lawyers to pay and there was always the risk of being charged with something – which is actually about to happen now as a result of the latest investigation, which you know about.

I kept in close touch with the B people, and they knew my circumstances.

They knew, in particular, how my partners had taken most of the dividend; they also knew quite how much the way in which I had been able to give my evidence (I told no lies, but I turned some very tricky corners, to put it mildly) had kept Mr B out of a great deal of trouble that I would have landed him in if I had said all I knew.

At around the end of 1999, I was told I would receive money, which I could treat as a long term loan or a gift. $ 600,000 was put in a hedge fund and I was told it would be there if I needed it. (It was put in the fund because the person connected to the B organisations was someone I had discussed this fund with on many occasions, and it was a round about way of making the money available.)

For obvious reasons of their own (I was at that stage still a prosecution witness, but my evidence had been given) it needed to be done discreetly. And this was a roundabout way.

At the end of 2000 I wanted to invest in another fund, and my bank made a loan of the amount, secured on my house etc., of around € 650,000. I paid it off by liquidating the $ 600,000. I attach a copy of the dollar account.

I regarded the payment as a gift. What else could it be? I wasn’t employed, I wasn’t acting for them, I wasn’t doing anything for them, I had already given my evidence, but there was certainly the risk of future legal costs (as there have been) and a great deal of anxiety (as there certainly have been).

This has been going on for more than eight years now. My contract was aware of how my income earning capacity had been damaged, and in 1998 and 1999 I was able to send bills from my practice to certain companies, which were paid and increased my income. But this was different.

Because I was pretty sure my CGT [capital gains tax] position was negative overall, I stupidly made no returns on my transactions. If they are closely looked at (ie, where did the money come from to buy the centurion shares?), I am obviously concerned about what to do and how this should best be handled.

I attach the key documents.

Yours sincerely

David Mills

La traduzione di ItaliaDall’Estero:

Caro Bob,

in breve, i fatti rilevanti sono questi.

Nel 1996 mi ritrovai con un dividendo proveniente dalle società del signor B. di circa 1,5 milioni di sterline, al netto di tutte le imposte e le tasse. Era stata una mia iniziativa personale: avevo corso il rischio e tenuto fuori tutti i miei soci.

Saggiamente o meno, informai i miei soci di quello che avevo fatto e, dal momento che c’era stato un guadagno inatteso, proposi di dare ad ognuno di loro (credo) circa 50.000 o 100.000 sterline , cosa che pensavo fosse un gesto piuttosto generoso.

Il che dimostra quanto ci si possa sbagliare, dal momento che loro insistettero per trattare la transazione come un profitto della società. Per evitare controversie (ci eravamo appena fusi con la Withers) accettai di versare il denaro in un deposito nella mia banca fino a quando non fossero stati certi che non sarebbe stato richiesto da terzi.

Nel 2000 fu chiaro che nessuno lo avrebbe mai reclamato (cosa che avevo sempre saputo) e il denaro fu tolto dal deposito e versato; tenni poco meno di 500.000 sterline da una somma che allora aveva raggiunto quasi i due milioni.

Quindi tutti quei rischi e quei costi per ottenere ben poco. Il costo più grande fu lasciare la Withers. Non mi fu chiesto di andarmene, ma mi sentivo così a disagio, non ultimo per il fatto che i miei soci della Mackenzie Mills avevano ottenuto il massimo dei benefici con il minimo rischio, che davvero non potevo restare.

Ho passato il 1998, il 1999 e il 2000 lavorando come libero professionista ed era evidente che i processi stavano procedendo, che ci sarebbero stati avvocati da pagare e che c’era sempre il rischio di venire indagati per qualche motivo – cosa che effettivamente sta per succedere in conseguenza alle ultime indagini delle quali sei al corrente. Rimasi in contatto con la gente di B. e loro erano al corrente della mia situazione.

Sapevano in particolare in che modo i miei soci avevano preso la maggior parte dei dividendi, sapevano anche quanto il modo in cui avevo saputo testimoniare (non avevo mentito, ma avevo saputo evitare punti spinosi, per dirla in modo diplomatico) avesse tenuto il signor B fuori dai guai nei quali avrei potuto cacciarlo se avessi detto tutto quello che sapevo.

Verso la fine del 1999, mi fu riferito che avrei ricevuto del denaro, che potevo considerare come un prestito a lungo termine o un regalo. Furono messi 600.000 dollari in un fondo speculativo e mi fu riferito che erano lì se ne avessi avuto bisogno. (Il denaro fu versato nel fondo perchè ne avevo discusso in diverse occasioni con la persona legata all’organizzazione di B. ed era un modo indiretto di rendere il denaro disponibile.)

Per ovvie ragioni (in quel momento ero ancora un testimone dell’accusa, anche se la mia testimonianza era già stata resa) era necessario fare la cosa con discrezione. E questo era un modo indiretto di farlo.

Alla fine del 2000 volevo investire in un altro fondo e la mia banca mi fece un prestito dell’importo di circa 650.000 euro, garantito dalla mia casa, etc … come garanzia. Estinsi il prestito liquidando i 600.000 dollari. Ti allego una copia del conto in dollari.

Ho considerato il pagamento come un regalo. Cos’altro poteva essere? Non ero un loro dipendente, non stavo agendo per loro conto, non stavo facendo nulla per loro, avevo già reso la mia testimonianza, ma c’era senz’altro il rischio di futuri costi legali (che di fatto c’erano stati) e di una grande dose di ansia (che senz’altro c’è stata).

Tutto questo è andato avanti per più di otto anni fino ad oggi. Il mio contratto [sic, N.d.R. "contatto" o "contratto"?] era consapevole di quanto la mia capacità di guadagnare entrate fosse stata danneggiata e nel 1998 e 1999 ero riuscito ad inviare parcelle dal mio studio ad alcune compagnie, che erano state pagate e avevano aumentato le mie entrate. Ma questa era un’altra cosa. Siccome ero praticamente certo che la mia posizione CGT [Capital Gains Tax, tassa sugli utili di capitale, N.d.R.] fosse comunque negativa, stupidamente non ho dichiarato le mie transazioni. Se qualcuno controllasse (per esempio, da dove vengono i soldi per acquistare le azioni Centurion?) sono ovviamente preoccupato sul da farsi e su come gestire al meglio questa situazione.

Ti allego i documenti chiave.

Tuo,

David Mills

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Mag 24

di Giuseppe D’Avanzo
(Giornalista)

da Repubblica del 20 maggio 2009

E’ giusto ricordare che, se Silvio Berlusconi non si tosse fabbricato l’immunità con la “legge Alfano”, sarebbe stato condannato come corruttore di un testimone che ha protetto dinanzi ai giudici le illegalità del patron della Fininvest.

Condizione non nuova per Berlusconi, salvato in altre occasioni da norme che egli stesso si è fatto approvare da un parlamento gregario.

Le leggi ad personam, è vero, sono un lacerto dell’anomalia italiana che trova il suo perno nel conflitto di interessi, ma la legislazione immunitaria del premier è soltanto un segmento della questione che oggi l’Italia e l’Europa hanno davanti agli occhi.

Le ragioni della condanna di David Mills (il testimone corrotto dal capo del governo) chiamano in causa anche altro, come ha sempre avuto chiaro anche il presidente del consiglio.

Nel corso del tempo, il premier ha affrontato il caso “All Iberian/Mills” con parole definitive, con impegni che, se fosse coerente, oggi appaiono temerari: «Ho dichiarato pubblicamente, nella mia qualità di leader politico responsabile quindi di fronte agli elettori, che di questa All Iberian non conoscevo neppure l’esistenza. Sfido chiunque a dimostrare il contrario» (Ansa, 23 novembre 1999, ore 15.17).

Nove anni dopo, Berlusconi è a Bruxelles, al vertice europeo dei capi di Stato e di governo.

Ripete: «Non conoscevo Mills, lo giuro sui miei cinque figli. Se fosse vero, mi ritirerei dalla vita politica, lascerei l’Italia» (Il sole24ore.com; Ansa, 20 giugno 2008, ore 15.47).

E’ stato lo stesso Berlusconi a intrecciare consapevolmente in un unico destino il suo futuro di leader politico, «responsabile di fronte agli elettori», e il suo passato di imprenditore di successo.

Quindi, ancora una volta, creando un confine indefinibile tra pubblico e privato.

Se ne comprende il motivo perché, nell’ideologia del premier, il suo successo personale è insieme la promessa di sviluppo del Paese. I suoi soldi sono la garanzia della sua politica; sono il canone ineliminabile della «società dell’incanto» che lo beatifica; quasi la condizione necessaria della continua performance spettacolare che sovrappone ricchezza e infallibilità.

Otto anni fa questo giornale, dando conto di un documento di una società internazionale di revisione contabile (Kpmg) che svelava l’esistenza di un «comparto estero riservato della Fininvest», chiedeva al premier di rispondere a qualche domanda «non giudiziaria, tanto meno penale, neppure contabile: soltanto di buon senso. Perché questi segreti, e questi misteri? Perché questo traffico riservato e nascosto? Perché questo muoversi nell’ombra? Il vero nucleo politico, ma prima ancora culturale, della questione sta qui perché l’imprenditorialità, l’efficienza, l’homo faber, la costruzione dell’impero – in una parola, i soldi – sono il corpo mistico dell’ideologia berlusconiana» (Repubblica, 11 aprile 2001).

Berlusconi se la cavò come sempre dandosi alla fuga.

Andò a farsi intervistare senza contraddittorio a Porta a porta per dire: «All Iberian? Galassia off-shore della Fininvest? Assolute falsità».

La scena oggi è mutata in modo radicale.

Se il processo “All Iberian” (condanna e poi prescrizione) aveva concluso in Cassazione che «non emerge negli atti processuali l’estraneità dell’imputato», le motivazioni della sentenza che ha condannato David Mills ci raccontano il coinvolgimento «diretto e personale» di Silvio Berlusconi nella creazione e nella gestione di «64 società estere offshore del group B very discreet della Fininvest».

Le creò David Mills per conto e nell’interesse di Berlusconi e, in due occasioni (processi a Craxi e alle “fiamme gialle” corrotte), Mills mentì in aula per tener lontano Berlusconi dai guai, da quella galassia di cui l’avvocato inglese si attribuì la paternità ricevendone in cambio «enormi somme di denaro, estranee alle sue parcelle professionali», come si legge nella sentenza.

È la conclusione che ha reso necessaria l’immunità.

Berlusconi temeva questo esito perché, una volta dimostrato il suo governo personale sulle 64 società off-shore, si può oggi dare risposta alle domande di otto anni fa, luce a quasi tutti i misteri della sua avventura imprenditoriale.

Si può comprendere come è nato l’impero del Biscione e con quali pratiche.

Lungo i sentieri del «group B very discreet della Fininvest» sono transitati quasi mille miliardi di lire di fondi neri; i 21 miliardi che hanno ricompensato Bettino Craxi per l’approvazione della legge Mammì; i 91 miliardi (trasformati in Cct) destinati non si sa a chi (se non si vuole dar credito a un testimone che ha riferito come «i politici costano molto … ed è in discussione la legge Mammì»). E ancora, il finanziamento estero su estero a favore di Giulio Malgara, presidente dell’Upa (l’associazione che raccoglie gli inserzionisti pubblicitari) e dell’Auditel (la società che rileva gli ascolti televisivi); la proprietà abusiva di Tele+ (violava le norme antitrust italiane, per nasconderla furono corrotte le “fiamme gialle”); il controllo illegale dell’86 per cento di Telecinco (in disprezzo delle leggi spagnole); l’acquisto fittizio di azioni per conto del tycoon Leo Kirch contrario alle leggi antitrust tedesche; la risorse destinate poi da Cesare Previti alla corruzione dei giudici di Roma; gli acquisti di pacchetti azionari che, in violazione delle regole di mercato, favorirono le scalate a Standa, Mondadori, Rinascente.

Sono le connessioni e la memoria che sbriciolano il «corpo mistico» dell’ideologia berlusconiana: al fondo della fortuna del premier, ci sono evasione fiscale e bilanci taroccati, c’è la corruzione della politica, delle burocrazie della sicurezza, di giudici e testimoni; la manipolazione delle leggi che regolano il mercato e il risparmio in Italia e in Europa.

Questo è il quadro che dovrebbe convincere Berlusconi ad affrontare con coraggio, in pubblico e in parlamento, la sua crisi di credibilità, la decadenza anche internazionale della sua reputazione.

Magari con un colpo d’ala rinunciando all’impunità e accettando un processo rapido.

Non accadrà. Il premier non sembra comprendere una necessità che interpella il suo privato e il suo ufficio pubblico, l’immagine stessa del Paese dinanzi al mondo.

Prigioniero di uno stinto narcisismo e convinto della sua invincibilità, pensa che un bluff o qualche favola o una nuova nebbia mediatica possano salvarlo ancora una volta.

Dice che non si farà processare da questi giudici e sa che non saranno «questi giudici» a processarlo.

Sa ché non ci sarà, per lui, alcun processo perché l’immunità lo protegge.

Come sa che, se la Corte Costituzionale dovesse cancellare per incostituzionalità lo scudo immunitario, le norme sulla prescrizione che si è approvato uccideranno nella culla il processo.

Promette che in parlamento «dirà finalmente quel che pensa di certa magistratura», come se non conoscessimo la litania da quindici anni.

Finge di non sapere che ci si attende da lui non uno “spettacolo”, ma una risposta per le sue manovre corruttive, i metodi delle sue imprese, i sistemi del suo governo autoreferenziale e privatistico.

S’aggrappa al solito refrain, «gli italiani sono con me», come se il consenso lo liberasse da ogni vincolo, da ogni dovere, da ogni onere.

Soltanto un potere che si ritiene “irresponsabile” può continuare a tacere.

Quel che si scorge in Italia oggi – e non soltanto in Italia – è un leader in fuga dalla sua storia, dal suo presente, dalle sue responsabilità.

Un leader che non vuole rispondere perché, semplicemente, non può farlo.

fonte: toghe.blogspot.com » Vai al post originale

Mag 24

Riportiamo in un post autonomo un estratto della Rassegna Stampa di Vanna Lora sul caso Mills/Berlusconi.

Un grazie di cuore a Vanna, che con la sua fatica quotidiana offre a noi e a tutti uno strumento prezioso di informazione.

Per leggere tutti gli articoli pubblicati nel nostro blog sul caso Berlusconi/Mills, si può cliccare sul link “Processo Berlusconi/Mills” che c’è nell’elenco “Visualizzazione per temi” che c’è circa a metà della sidebar di destra della homepage del blog, oppure sul banner “Caso Berlusconi/Mills” che c’è nella stessa sidebar, un po’ più in basso.

Mills corrotto da Berlusconi “Mentì per la sua impunità”
in Repubblica.it, 19 maggio 2009

Il testo della sentenza
in Repubblica.it, 19 maggio 2009

Marco Travaglio
Si dice il corrotto ma non il corruttore
in Voglioscendere, 19 maggio 2009

Massimo Giannini
Il Cavaliere impunito
in Repubblica.it, 19 maggio 2009

Il premier: “Sentenza scandalosa” L’opposizione: “Si faccia processare”
in Repubblica.it, 19 maggio 2009

Stefano Corradino
Sentenza Mills. “15 anni di schifezze. Illeciti, reati penali, violazioni fiscali…”
in Articolo21, 19 maggio 2009

Luigi De Magistris
La sentenza Mills dimostra l’inaudita gravità del lodo Alfano (AUDIO)
in Micromega.net, 19 maggio 2009

Carlo Vulpio
A Londra per spiegare lo scandalo del caso Italia (AUDIO)
in Micromega.net, 19 maggio 2009

Riesplode il caso Mills. Ira Berlusconi: uno scandalo
in Corriere.it, 19 maggio 2009

Di Pietro: “Governati da un corruttore, si dimetta” (AUDIO)
in Corrieretv, 19 maggio 2009

Incredibile: Studio Aperto dichiara assolto Berlusconi nel processo Mills (VIDEO)
in Chiarelettere/blog, 19 maggio 2009

Marco Travaglio
Mills di questi giorni
in Unità, 18 febbraio 2009

Gianni Barbacetto
Mills, una sentenza che vale tre
in Micromega.net, 20 maggio 2009

Marco Travaglio
Le leggi à la carte e il libro paga del grande corruttore
in Unità, 20 maggio 2009

Ezio Mauro
Dov’è la vergogna
in Repubblica, 20 maggio 2009

Luigi Ferrarella
Ecco le bugie di Mills per proteggere Berlusconi
in Corriere della sera, 20 maggio 2009

Piero Colaprico
Ecco l’atto d’accusa contro Berlusconi
in Repubblica, 20 maggio 2009

Paolo Colonnello
Intascò 600 mila dollari
in Stampa, 20 maggio 2009

Armando Zeni
L’avvocato rampante dei paradisi fiscali
in Stampa, 20 maggio 2009

Ugo Magri
Mills mentì per conto di Berlusconi
in Stampa, 20 maggio 2009

Enrico Franceschini intervista David Mills
“E’ una storia complicata ma quel denaro non me l’ha dato Silvio”
in Repubblica, 20 maggio 2009

Giuseppe Guastella intervista Niccolò Ghedini
Ghedini accusa: hanno ignorato la prova decisiva
in Corriere della sera, 20 maggio 2009

Franceschini: “Berlusconi non pensi di autoassolversi in Parlamento”
in Corriere.it, 20 maggio 2009

Liana Milella
Per condannarlo hanno violato il lodo Alfano
in Repubblica, 20 maggio 2009

Giovanna Casadio
Il Pd: il premier si faccia processare
in Repubblica, 20 maggio 2009

Dino Martirano
L’affondo del Pd: ora rinunci al lodo Alfano
in Corriere della sera, 20 maggio 2009

Gianluca Luzi
“Una sentenza scandalosa in Parlamento dirò ciò che penso”
in Repubblica, 20 maggio 2009

La pronuncia della Consulta sul lodo Alfano slitta dopo l’estate
in Messaggero, 20 maggio 2009

Luigi Ferrarella
Ma in tribunale il premier non rischia più
in Corriere della sera, 20 maggio 2009

Giuseppe D’Avanzo
Un leader in fuga dalla verità
in Repubblica, 20 maggio 2009

E.R.
Il giorno più lungo della Gandus il giudice che Silvio non voleva
in Repubblica, 20 maggio 2009

Giuseppe Di Lello
Nel nome del popolo
in Manifesto, 20 maggio 2009

F.M. intervista Bruno Tabacci
“Condanna a orologeria? La Dc non usava alibi”
in Stampa, 20 maggio 2009

Giampiero Martinotti intervista Laurent Joffrin
“Il Cavaliere è come Putin violenza inaudita contro la stampa”
in Repubblica, 20 maggio 2009

Claudia Fusani
Il premier insulta L’Unità una sentenza vergognosa
in Unità, 20 maggio 2009

C.Fus.
Domande, risposte e rabbia il Cavaliere perde le staffe
in Unità, 20 maggio 2009

Non alzi la voce con noi non serve
in Unità, 20 maggio 2009

Concita De Gregorio
I due pesi della legge
in Unità, 20 maggio 2009

Umberto Rosso intervista Anna Finocchiaro
“Viene in aula per processare i magistrati”
in Repubblica, 20 maggio 2009

Marco Galluzzo
Dai magistrati al caso Noemi show a tutto campo del premier
in Corriere della sera, 20 maggio 2009

Federico Geremicca
Prigionieri dei processi del premier
in Stampa, 20 maggio 2009

Francesco Verderami
Il Cavaliere si sente braccato cosa vogliono, che mi dimetta?
in Corriere della sera, 20 maggio 2009

Giuseppe Caruso
Enormi somme di denaro” per salvarsi
in Unità, 20 maggio 2009

Gaetano Azzariti
Il premier si faccia processare
in Liberazione, 20 maggio 2009

Maria Teresa Meli
Democratici in scia all’ex pm “ma questa linea dura rischia di aiutare il premier
in Corriere della sera, 20 maggio 2009

Berlusconi-Mills: ci fu corruzione- Dibattito in studio (VIDEO)
in Repubblicatv, 20 maggio 2009

Alexander Stille
La giustizia italiana e il caso Mills
in Repubblica, 21 maggio 2009

Paola Di Caro
Il premier e le accuse su Mills: quel giudice è una nemica
in Corriere della sera, 21 maggio 2009

Lorenzo Fuccaro
L’Anm attacca il premier: invettive inaccettabili
in Corriere della sera, 21 maggio 2009

Lina Palmerini
I giudici: basta attacchi dal premier
in Sole24ore, 21 maggio 2009

Gianluca Luzi
Mills, l’Anm contro Berlusconi inaccettabili gli attacchi ai giudici
in Repubblica, 21 maggio 2009

E.Ran.
Mai conosciuto l’avvocato ma l’inchiesta smentisce il Cavaliere
in Repubblica, 21 maggio 2009

Emilio Randacio
In Cassazione entro aprile o sarà prescrizione
in Repubblica, 21 maggio 2009

Vittorio Grevi
Caso Mills, l’opportunità di rinunciare alla prescrizione
in Corriere della sera, 21 maggio 2009

Carlo Federico Grosso
L’arbitro non va mai fischiato
in Stampa, 21 maggio 2009

Giovanni Maria Bellu
Senza pudore
in Unità, 21 maggio 2009

Claudio Tito
Lo stop di Bossi. Sui pm non ti seguiamo. E Silvio rinvia l’arringa in Parlamento
in Repubblica, 21 maggio 2009

Ugo Magri
Berlusconi ci ripensa. Non andrà in aula
in Stampa, 21 maggio 2009

Berlusconi: i giudici estremisti di sinistra
in Corriere.it, 21 maggio 2009

Berlusconi show contro i giudici (VIDEO)
in Repubblicatv, 21 maggio 2009

Marco Travaglio
Fisco per fiasco
in Carta Canta/repubblica.it, 21 maggio 2009

Paolo Colonnello
Nicoletta, la giudice “femminista
in Stampa, 21 maggio 2009

Jolanda Bufalini intervista Tommaso Giupponi
Se c’è il corrotto c’è anche il corruttore
in Unità, 21 maggio 2009

Alessandro Robecchi
Eia! Eia! Mavalà! Per Studio Aperto Berlusconi fu assolto al processo Mills
in Micromega.net, 20 maggio 2009

Maria Paola Milanesio intervista Cesare Mirabelli
Impossibile l’impeachment il lodo è una garanzia
in Mattino, 21 maggio 2009

Stefano Ferrio
“I guai di Berlusconi? Ci pensi la sinistra …
in Unità, 21 maggio 2009

Marco Travaglio
Mills di questi giorni
in Unità, 21 maggio 2009

Alessandro Trocino intervista Marco Follini
Il Pd smetta di tifare per i giudici
in Corriere della sera, 21 maggio 2009

fonte: toghe.blogspot.com » Vai al post originale

Mag 24


Dopo aver assisito alla Fiera di Torino, essere andati al Perugia Science Fest, in attesa delle novità dell’ESOF e a quelle autunnali con Pordenonelegge.it, Scienzartambiente, il Festival di Genova e molto altro, potrete rivivere o ascoltare per la prima volta alcuni degli ospiti a pordenonelegge lo scorso settembre 2008.
Ogni lunedì sera a partire dal 25 maggio 2009, The Great Complotto Web Radio, trasmetterà l’intervento per intero di alcuni ospiti. Ecco il calendario:

- Lunedì 25 maggio alle ore 21.00″Grazie Gesù” di Magdi Cristiano Allam
- Lunedì 1 giugno alle ore 21.00 “La solitudine dei numeri primi” di Paolo Giordano
- Lunedì 8 giugno alle ore 21.00 “L´ottava vibrazione” di Carlo Lucarelli
- Lunedì 15 giugno alle ore 21.00 “Neve fuori stagione” di Mauro Corona
- Lunedì 22 giugno alle ore 21.00 “Pensiero sistemico, ecologia e sostenibilità” di Fritjof Capra
- Lunedì 6 luglio alle ore 21.00 “La scienza dei Simpson” di Marco Malaspina
- Lunedì 13 luglio alle ore 21.00 “Femminile e singolare. Vedi alla voce poetessa” di Lella Costa
- Lunedì 20 luglio alle ore 21.00 “I Barbari. Saggio sulla mutazione” di Alessandro Barricco
- Lunedì 27 luglio alle ore 21.00 “India Spezzata” di Vandana Shiva

fonte: www.gravita-zero.org » Vai al post originale

Mag 24

Nel 1929 Hubble scoprì che l’Universo si sta espandendo. Le galassie si allontanano da noi (e tra di loro) con una velocità che è proporzionale alla loro distanza. Dunque, più sono lontane e più velocemente si allontanano. Si tratta quindi di un’espansione accelerata. Quale sarà, allora, il nostro futuro ? E com’era il nostro passato ?

Se è vero che la legge di gravitazione è universale, dovremmo assistere ad un’espansione decelerata, non accelerata. L’attrazione gravitazionale dovrebbe causare una contrazione dell’Universo o, al massimo, un’espansione che va progressivamente riducendosi.
Tuttavia, affinché operi la forza di gravità in un determinato spazio, deve esistere una certa quantità di materia. E la materia non manca nell’Universo, ma le osservazioni – perché siano coerenti con le attuali conoscenze scientifiche – richiedono più materia di quella che vediamo. La materia mancante all’appello, in attesa che gli studi ne chiariscano la natura, è stata chiamata “oscura”. L’Universo è quindi composto di materia ordinaria e di materia oscura.

In più occorre considerare che materia ed energia sono equivalenti, e – secondo il noto principio di Einstein, E = mc^2 – se esiste materia, esiste energia e viceversa. Quindi, se esiste materia oscura, esiste anche energia “oscura”. E proprio l’energia oscura agirebbe come gravità al contrario, spingendo l’Universo ad espandersi in maniera accelerata.
Fino a quando continuerà l’espansione del nostro Universo ? In altre parole, ciò equivale a chiedersi se il tempo, prima o poi, finirà.

Il modello cosmologico che riscuote maggiori consensi fra astronomi e astrofisici prevede la “morte termica” dell’Universo. Ciò significa che l’idrogeno gassoso, cioè il “carburante” delle stelle, è destinato ad esaurirsi. Quando ciò succederà, non si potranno più formare nuove stelle, e le vecchie stelle giungeranno al termine del loro ciclo di vita, spegnendosi definitivamente. Quel giorno l’intera umanità morirà di freddo, e per di più al buio.
Tuttavia, se consideriamo il nostro piccolo angolo di Universo, dobbiamo rilevare che la stella da cui dipendiamo, cioè il nostro Sole, morirà tra circa cinque miliardi di anni. E, prima di lasciarci congelare al buio, ci avrà ucciso con gigantesche ondate di calore. Ciò in quanto il Sole, approssimandosi al momento in cui esalerà l’ultimo respiro, incrementerà di molte volte le sue dimensioni finché il suo calore diventerà insopportabile, e alcune sue parti si staccheranno ed investiranno direttamente la Terra.

Sebbene il nostro destino sia comunque legato al nostro Pianeta (senza il quale, attualmente, non sappiamo dove vivere) e al nostro Sole (senza il quale la vita, per lo meno alla nostra scala evolutiva, non potrebbe esistere), possiamo nuovamente allargare la nostra ottica all’intero Universo e pensare a cosa potrebbe succedere se l’espansione dovesse arrestarsi.
Se ciò dovesse verificarsi, sarebbe il segnale che la forza di gravità ha vinto contro l’energia oscura. A quel punto sarebbe solo più una questione di tempo: trascorsi molti miliardi di anni l’Universo – in fase di contrazione – diventerebbe sempre più piccolo, fino a tornare alle proprie origini: un puntino straordinariamente piccolo, denso e caldo. Torneremmo a ciò che eravamo circa 13,7 miliardi di anni fa, quando il Big Bang diede inizio al tempo, creò lo spazio e, al suo interno, generò la materia.

Il modello sopra descritto, detto “big crunch” non è l’unica alternativa alla morte termica. Infatti altri modelli cosmologici (”big bounce“) prevedono che, alla morte del nostro Universo, segua la nascita di un nuovo universo. E alla morte di quest’ultimo, la nascita di un altro, in un ciclo infinito di nascita e morte.
Se quest’ultimo modello fosse verificato, non potremmo affermare che il tempo ha avuto origine circa 13,7 miliardi di anni fa, poiché il tempo esisteva da molto prima: siamo noi che abbiamo cominciato a contarlo dalla nascita del nostro Universo.
Qualunque sia il modello cosmologico che verrà in futuro definitivamente provato, posto che siamo il frutto di un accidentale scontro fra molecole organiche che ha fatto nascere la vita sulla Terra, non possiamo che gioire di essere vivi: solo in questo modo possiamo osservare questo meraviglioso Universo.

fonte: www.gravita-zero.org » Vai al post originale

Mag 24

Vi segnalo che l’associazione medici senza frontiere di cui avevo anche parlato in questo precedente post ha organizzato un Flashmob di protesta a Milano.

Proprio come immaginavo adesso i flashmob sono passati anche ad azioni rilevanti, quale sarà il prossimo passo?

Ecco l’evento:

Organizzatore:
Medici Senza Frontiere

Data: martedì 26 maggio 2009 Ora: 13.30 - 14.00 Luogo: Di fronte agli studi di radio 105 Indirizzo: Largo Donegani 1 - M3 Turati Città/Paese: Milan, Italy
L’informazione non ti considera? Non esisti.
Ribellati contro l’indifferenza.
Indossa una maglietta bianca e incontriamoci tutti martedì 26 Maggio alle 13:30 davanti agli studi di Radio 105.
Siamo stufi di non vedere, stufi di non sentire, stufi di non parlare.
Noi esistiamo, le 10 crisi dimenticate esistono.
Più saremo più forte sarà la nostra voce.

fonte: alessios4.blogspot.com » Vai al post originale

Mag 22

UNA COSA CHE vorrei fare è il viaggio da una fabbrica (come quella di Seattle, che ho visitato) e l’aeroporto che fa da base. In questo video di V Airlines credo si capisca anche il perché: ma si tratta di V Airlines di Sir Richard Branson, e questo spiega molte altre cose…

fonte: antoniodini.blogspot.com » Vai al post originale

Mag 22

L’HO VISTO, POI mi sono preso qualche giorno per pensarci un po’ su (nel frattempo sono andato anche a Utrecht), e adesso ve ne parlo. L’argomento è ovviamente Star Trek versione JJ Abrams. Che, aggiungo, sono andato a vedere al cinema Arcadia di Melzo, poco fuori Millano. Un cinema in cui sono andato per la prima volta sabato scorso e che fra i milanesi è a dir poco “mitologico”: viene citato da quelli della mia generazione come il paradiso dell’alta fedeltà Thx, ha anche la sala 3D. Insomma, il tempio del terziario avanzato prima che si dotasse di home theatre casalingo.

Torniamo a Star Trek, perché è una meraviglia. È un genuino film d’azione, ma di quella grande, super-cinematografica. Per questo va visto in una sala appositamente attrezzata (e non pensate nemmeno a scaricarlo per vederlo sullo schermino dell’iPod in treno, perché non ci siamo proprio). La prima parte scorre quasi normale, fino a una accelerazione, intorno alla metà del film, in cui ti scopri a pensare: “Ma se riuscivate a farlo così, un film di Star Trek, che diavolo avete fatto le altre dieci volte? Avete sempre cazzeggiato?”. La memoria della serie originale anni sessanta, con pochi effetti speciali a disposizione, e il fatto che non ci sia mai stato un “registone” di quelli alla Cameron, alla Howard e alla Zemeckis aveva fatto pensare a tutti che un buon film di Star Trek fosse quello in cui l’astronave al massimo orbita attorno a un pianeta, spara con i faser e la gente tentenna sul ponte di comando tenendosi a destra e sinistra, mentre si stacca qualche pannello con una volata di scintille. Invece, no.

Però Abrams non ha partorito una pellicola monodimensionale, tutta azione e niente trama. I piani di lettura sono invece molteplici, come si conviene ai film contemporanei; causa la frammentazione del pubblico e la coesistenza di pubblici anche generazionalmente diversi: il fanatico di ST che vuole vedere riprodotto lo sportellino dei faser e il maniaco dell’effetto speciale che gode solo contando i poligoni di cui è fatta l’astronave, o il bambino di sei anni con ancora qualche traccia di innocenza nello sguardo (ma francamente ne dubito).

Non sono bravo a fare il recensore ma cerco di darmi da fare per occupare lo spazio lasciato libero da altri blogger (che si stanno sistematicamente candidando o parlano solo di politica politicante e mobilitazioni, svelandosi come piccoli apprendisti stregoni e poco altro) e vi dico: questo Star Trek è da vedere, davvero. Fra tutti, a parte il cameo di Leonard Nimoy, che per la saga adesso ci sente da matti, direi che la creatura migliore è Zachary Quinto, alias Spock da giovane. Complessità e ricchezza, celate dietro un muro. Oltretutto, si somigliano un casino.

Anche Uhura è da uhurlo (ehm…), mentre il resto della gang di STOS è all’altezza e funziona anche James T. Kirk: grande incassatore di mazzate come l’originale, stesso talento per riemergere dai casini in cui si ficca da solo, ha solo lo sguardo un po’ meno romantico e al tempo stesso un po’ meno spietato dell’originale. Chris Pine sembra, insomma, più Roger Moore che non Pierce Brosnan o Daniel Craig, rispetto all’originale di Sean Connery. Ma ci piace assai.

Due anni fa Star Trek ha celebrato i suoi primi 40 anni e non fatemi stare qui a fare un pippone sul ruolo che ha avuto questa serie e tutto il suo universo nell’immaginario degli abitanti del pianeta Terra. Io sono trekkista e non starwarsaro, e forse per questo mi piace Battlestar Galactica e mi piacciono un paio di altre cosucce sulle quali torneremo a parlare in futuro. Però, ve lo dico, questo è uno di quei momenti che poi si raccontano ai nipoti, quindi cercate di non sprecarlo: “Nonno, mi racconti ancora di quella sera che sei andato all’Arcadia a vedere il film?” “Davvero avete preso pop-corn e coca-cola e poi vi siete seduti in una sala piena di gente a vedere un film bidimensionale?”. “Nonno, nonno, ma quanto sei vecchio?”.

fonte: antoniodini.blogspot.com » Vai al post originale

Mag 22

I CREATIVI DI Air New Zealend non hanno niente da nascondere. Così come la compagnia aerea. E, ovviamente, il suo personale…

Qui invece il The Making of, altrettanto divertente (forte la musichetta!).

fonte: antoniodini.blogspot.com » Vai al post originale

Mag 22

ESQUIRE HA UN lungo pezzo in cui analizza la nuova complessità della donna moderna, spiegando anche perché “non vuole più fare sesso con voi”.

Money Quote: So if these women don’t want sex, what do they want? Freud’s immortal question — like “Why is there something instead of nothing?” — isn’t so much a request for knowledge as a hope that such knowledge exists.

fonte: antoniodini.blogspot.com » Vai al post originale

Mag 22

A QUANTO PARE, un po’ di tempo fa l’aeronautica militare degli Stati Uniti è riuscita ad ottenere una versione di Windows da Microsoft che è il sogno di tutti gli utenti di quella piattaforma. La versione sicura.

Money Quote: The Air Force, on the verge of renegotiating its desktop-software contract with Microsoft, met with Ballmer and asked the company to deliver a secure configuration of Windows XP out of the box. That way, Air Force administrators wouldn’t have to spend time re-configuring, and the department would have uniform software across the board, making it easier to control and maintain patches.

Surprisingly, Microsoft quickly agreed to the plan, and Ballmer got personally involved in the project.

fonte: antoniodini.blogspot.com » Vai al post originale

Mag 22

Riportiamo in un post autonomo un estratto della Rassegna Stampa di Vanna Lora sul caso Mills/Berlusconi.

Un grazie di cuore a Vanna, che con la sua fatica quotidiana offre a noi e a tutti uno strumento prezioso di informazione.

Mills corrotto da Berlusconi “Mentì per la sua impunità”
in Repubblica.it, 19 maggio 2009

Il testo della sentenza
in Repubblica.it, 19 maggio 2009

Marco Travaglio
Si dice il corrotto ma non il corruttore
in Voglioscendere, 19 maggio 2009

Massimo Giannini
Il Cavaliere impunito
in Repubblica.it, 19 maggio 2009

Il premier: “Sentenza scandalosa” L’opposizione: “Si faccia processare”
in Repubblica.it, 19 maggio 2009

Stefano Corradino
Sentenza Mills. “15 anni di schifezze. Illeciti, reati penali, violazioni fiscali…”
in Articolo21, 19 maggio 2009

Luigi De Magistris
La sentenza Mills dimostra l’inaudita gravità del lodo Alfano (AUDIO)
in Micromega.net, 19 maggio 2009

Carlo Vulpio
A Londra per spiegare lo scandalo del caso Italia (AUDIO)
in Micromega.net, 19 maggio 2009

Riesplode il caso Mills. Ira Berlusconi: uno scandalo
in Corriere.it, 19 maggio 2009

Di Pietro: “Governati da un corruttore, si dimetta” (AUDIO)
in Corrieretv, 19 maggio 2009

Incredibile: Studio Aperto dichiara assolto Berlusconi nel processo Mills (VIDEO)
in Chiarelettere/blog, 19 maggio 2009

Marco Travaglio
Mills di questi giorni
in Unità, 18 febbraio 2009

Gianni Barbacetto
Mills, una sentenza che vale tre
in Micromega.net, 20 maggio 2009

Marco Travaglio
Le leggi à la carte e il libro paga del grande corruttore
in Unità, 20 maggio 2009

Ezio Mauro
Dov’è la vergogna
in Repubblica, 20 maggio 2009

Luigi Ferrarella
Ecco le bugie di Mills per proteggere Berlusconi
in Corriere della sera, 20 maggio 2009

Piero Colaprico
Ecco l’atto d’accusa contro Berlusconi
in Repubblica, 20 maggio 2009

Paolo Colonnello
Intascò 600 mila dollari
in Stampa, 20 maggio 2009

Armando Zeni
L’avvocato rampante dei paradisi fiscali
in Stampa, 20 maggio 2009

Ugo Magri
Mills mentì per conto di Berlusconi
in Stampa, 20 maggio 2009

Enrico Franceschini intervista David Mills
“E’ una storia complicata ma quel denaro non me l’ha dato Silvio”
in Repubblica, 20 maggio 2009

Giuseppe Guastella intervista Niccolò Ghedini
Ghedini accusa: hanno ignorato la prova decisiva
in Corriere della sera, 20 maggio 2009

Franceschini: “Berlusconi non pensi di autoassolversi in Parlamento”
in Corriere.it, 20 maggio 2009

Liana Milella
Per condannarlo hanno violato il lodo Alfano
in Repubblica, 20 maggio 2009

Giovanna Casadio
Il Pd: il premier si faccia processare
in Repubblica, 20 maggio 2009

Dino Martirano
L’affondo del Pd: ora rinunci al lodo Alfano
in Corriere della sera, 20 maggio 2009

Gianluca Luzi
“Una sentenza scandalosa in Parlamento dirò ciò che penso”
in Repubblica, 20 maggio 2009

La pronuncia della Consulta sul lodo Alfano slitta dopo l’estate
in Messaggero, 20 maggio 2009

Luigi Ferrarella
Ma in tribunale il premier non rischia più
in Corriere della sera, 20 maggio 2009

Giuseppe D’Avanzo
Un leader in fuga dalla verità
in Repubblica, 20 maggio 2009

E.R.
Il giorno più lungo della Gandus il giudice che Silvio non voleva
in Repubblica, 20 maggio 2009

Giuseppe Di Lello
Nel nome del popolo
in Manifesto, 20 maggio 2009

F.M. intervista Bruno Tabacci
“Condanna a orologeria? La Dc non usava alibi”
in Stampa, 20 maggio 2009

Giampiero Martinotti intervista Laurent Joffrin
“Il Cavaliere è come Putin violenza inaudita contro la stampa”
in Repubblica, 20 maggio 2009

Claudia Fusani
Il premier insulta L’Unità una sentenza vergognosa
in Unità, 20 maggio 2009

C.Fus.
Domande, risposte e rabbia il Cavaliere perde le staffe
in Unità, 20 maggio 2009

Non alzi la voce con noi non serve
in Unità, 20 maggio 2009

Concita De Gregorio
I due pesi della legge
in Unità, 20 maggio 2009

Umberto Rosso intervista Anna Finocchiaro
“Viene in aula per processare i magistrati”
in Repubblica, 20 maggio 2009

Marco Galluzzo
Dai magistrati al caso Noemi show a tutto campo del premier
in Corriere della sera, 20 maggio 2009

Federico Geremicca
Prigionieri dei processi del premier
in Stampa, 20 maggio 2009

Francesco Verderami
Il Cavaliere si sente braccato cosa vogliono, che mi dimetta?
in Corriere della sera, 20 maggio 2009

Giuseppe Caruso
Enormi somme di denaro” per salvarsi
in Unità, 20 maggio 2009

Gaetano Azzariti
Il premier si faccia processare
in Liberazione, 20 maggio 2009

Maria Teresa Meli
Democratici in scia all’ex pm “ma questa linea dura rischia di aiutare il premier
in Corriere della sera, 20 maggio 2009

Berlusconi-Mills: ci fu corruzione- Dibattito in studio (VIDEO)
in Repubblicatv, 20 maggio 2009

Alexander Stille
La giustizia italiana e il caso Mills
in Repubblica, 21 maggio 2009

Paola Di Caro
Il premier e le accuse su Mills: quel giudice è una nemica
in Corriere della sera, 21 maggio 2009

Lorenzo Fuccaro
L’Anm attacca il premier: invettive inaccettabili
in Corriere della sera, 21 maggio 2009

Lina Palmerini
I giudici: basta attacchi dal premier
in Sole24ore, 21 maggio 2009

Gianluca Luzi
Mills, l’Anm contro Berlusconi inaccettabili gli attacchi ai giudici
in Repubblica, 21 maggio 2009

E.Ran.
Mai conosciuto l’avvocato ma l’inchiesta smentisce il Cavaliere
in Repubblica, 21 maggio 2009

Emilio Randacio
In Cassazione entro aprile o sarà prescrizione
in Repubblica, 21 maggio 2009

Vittorio Grevi
Caso Mills, l’opportunità di rinunciare alla prescrizione
in Corriere della sera, 21 maggio 2009

Carlo Federico Grosso
L’arbitro non va mai fischiato
in Stampa, 21 maggio 2009

Giovanni Maria Bellu
Senza pudore
in Unità, 21 maggio 2009

Claudio Tito
Lo stop di Bossi. Sui pm non ti seguiamo. E Silvio rinvia l’arringa in Parlamento
in Repubblica, 21 maggio 2009

Ugo Magri
Berlusconi ci ripensa. Non andrà in aula
in Stampa, 21 maggio 2009

Berlusconi: i giudici estremisti di sinistra
in Corriere.it, 21 maggio 2009

Berlusconi show contro i giudici (VIDEO)
in Repubblicatv, 21 maggio 2009

Marco Travaglio
Fisco per fiasco
in Carta Canta/repubblica.it, 21 maggio 2009

Paolo Colonnello
Nicoletta, la giudice “femminista
in Stampa, 21 maggio 2009

Jolanda Bufalini intervista Tommaso Giupponi
Se c’è il corrotto c’è anche il corruttore
in Unità, 21 maggio 2009

Alessandro Robecchi
Eia! Eia! Mavalà! Per Studio Aperto Berlusconi fu assolto al processo Mills
in Micromega.net, 20 maggio 2009

Maria Paola Milanesio intervista Cesare Mirabelli
Impossibile l’impeachment il lodo è una garanzia
in Mattino, 21 maggio 2009

Stefano Ferrio
“I guai di Berlusconi? Ci pensi la sinistra …
in Unità, 21 maggio 2009

Marco Travaglio
Mills di questi giorni
in Unità, 21 maggio 2009

Alessandro Trocino intervista Marco Follini
Il Pd smetta di tifare per i giudici
in Corriere della sera, 21 maggio 2009

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Mag 22

di Alexander Stille
(Giornalista)

da Repubblica del 19 maggio 2009

Piove sul bagnato. Arrivano le motivazioni della sentenza del caso di David Mills, l’avvocato di Berlusconi in Inghilterra condannato per aver intascato una tangente di 600.000 dollari pei non fare il nome del Cavaliere in vari altri processi.

Apriti cielo e l’Italia scopre che ci sono prove forti che l’attuale primo ministro – che si vanta sempre di avere la fedina penale (quasi) pulita – sia invischiato in vicende giudiziarie proprio brutte, che abbia dato (secondo la sentenza) una lauta tangente a un testimone per averlo tenuto fuori da altri procedimenti che avrebbero potuto portare ad altre condanne.

Perfino l’opposizione sembra cadere dalle nuvole: «Ora si capisce il significato del lodo Alfano», ha detto Massimo D’Alema.

Ma il significato del Lodo Alfano era evidente già l’estate scorsa quando la legge è stata scritta frettolosamente e messa su una corsia preferenziale (lasciamo perdere i problemi dell’Italia) davanti al Parlamento proprie quando il processo Mills stava per concludersi.

Il significato del caso era fin troppo evidente alla fine di gennaio quando il tribunale di Milano emanò (seppure senza motivazione scritta) la sentenza di condanna.

Eppure quasi tutti i giornali e tutti i telegiornali la trattarono come un piccolo fatto di cronaca privo di significato politico.

Nel 2004 David Mills, in un momento di panico durante il quale ha temuto di essere indagato per aver evaso il fisco britannico, scrisse spontaneamente al proprio fiscalista inglese per spiegargli l’origine di circa 600.000 dollari finiti nei suoi conti.

«Io mi sono tenuto in stretto contatto con le persone di B. e loro conoscevano la mia situazione … Sapevano bene che il modo in cui io avevo reso la mia testimonianza (non ho mentito ma ho superato curve pericolose, per dirla in modo delicato) aveva tenuto Mr B. fuori da un mare di guai nei quali l’avrei gettato se solo avessi detto tutto quello che sapevo».

Il fiscalista, che aveva paura di diventare complice di un reato, ha passato la lettera alle autorità britanniche, le quali, a loro volta, hanno trasmesso gli atti ai loro colleghi italiani.

Quindi, punto primo: non c’è stato un complotto dei giudici italiani.

Il caso nasce in Inghilterra dalla mano di Mills, l’ex avvocato di Berlusconi, e la magistra-tura agisce dopo essere stata messa di fronte a una prova fortissima, un’auto-accusa del tutto spontanea.

Chiamato a testimoniare, Mills conferma tutto.

Poi, in un secondo momento, ritratta.

E infine offre spiegazioni che sembrano poco credibili: perfino che un dirigente della Fininvest, Carlo Bernasconi, sul punto di morire gli ha fatto un regalo personale di 600.000 dollari.

Al processo appena concluso è stata trovata più convincente la spiegazione originale – e per delle buone ragioni.

Quando scrisse la lettera al fiscalista, Mills non aveva nessun motivo di mentire mentre nelle sue versioni successive, trovandosi imputato in un processo per corruzione, aveva tutti i motivi per negare la sua lettera-confessione.

Nella giurisprudenza di tutto il mondo le auto-accuse contro il proprio interesse hanno molto più peso delle dichiarazioni auto-assolutorie.

Di nuovo, sul Tg1 di ieri non è stata citata la lettera di Mills – la pistola fumante del caso. (E che io sappia non credo siano stati letti brani significativi della lettera né sulla Rai né sulle reti Mediaset – se ho torto, mi faccio correggere felicemente).

I casi giudiziari di Berlusconi vengono sempre presentati come il confronto di due opinioni: Berlusconi che dice «sentenza scandalosa» o «non ci sono le prove», e l’opposizione che dice «si faccia processare».

Ma quasi mai vengono citati fatti e prove concrete.

Berlusconi dice: non mi faccio processare da questi giudici.

Per cui lo spettatore o il lettore non sa che cosa credere.

Finisce nel credere quello che vuole secondo il suo orientamento politico.

Non contano più i fatti o le istituzioni.

E con un giornalismo impaurito e fortemente condizionato è molto più facile far parlare i politici che citare i fatti.

In tutti i suoi guai giudiziari Bill Clinton non ha mai attaccato i suoi giudici, anche se alcuni erano chiaramente motivati politicamente.

Perché sapeva che se avessero trovato dei fatti veramente gravi – qualunque sia stata la loro motivazione – avrebbe pagato.

Contano i fatti e le prove e non le motivazioni individuali.

L’esito tristemente prevedibile, dopo la pubblicazione della sentenza, è che Berlusconi negherà tutto in Parlamento, non dovrà rispondere in termini concreti né sul caso Mills né sugli altri processi in cui Mills ha testimoniato.

Che il caso Mills finirà con la prescrizione nel 2010.

E soprattutto finirà nel dimenticatoio generale insieme agli altri processi prescritti.

Berlusconi dice che aspetta serenamente il giudizio in appello.

Alcuni politici dell’opposizione chiedono a Berlusconi di fare ameno dell’immunità.

Ma perché quelli del centrosinistra non chiedono di cambiare l’assurda legge sulla prescrizione?

E perché non lo hanno fatto neanche quando erano al governo e avevano i voti per farlo?

In tutti i Paesi che conosco i tempi della prescrizione si fermano al momento della prima azione giudiziaria.

Così la difesa non se la cava con i rinvii, i cavilli farraginosi e i ritardi.

Invece il sistema italiano incentiva ogni dilazione garantendo “assoluzioni” per i corrotti e una giustizia lentissima per tutti gli altri.

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Mag 22

di Marco Travaglio
(Giornalista)

da Voglioscendere del 19 maggio 2009

“Beati quelli che, pur non avendo visto, crederanno”. Lo dice Gesù all’apostolo Tommaso, che ha dovuto infilare la mano nella piaga del costato per credere nella resurrezione.

Il processo Berlusconi-Mills (noto a tutti, grazie a un’informazione serva, soltanto come il “processo Mills”: si diceva il corrotto, ma non il corruttore) non ha nulla di spirituale né di trascendente.

E’ una sporca storia di corruzione, il paradigma del modus operandi di Silvio Berlusconi, presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana.

Un grande corruttore che ha sempre comprato tutto e tutti, avendo sempre avuto la fortuna di incontrare gente comprabile.

Il suo gruppo comprava la Guardia di Finanza perché chiudesse gli occhi sui libri contabili taroccati.

Comprava politici, da Craxi in giù, in cambio di leggi à la carte.

Comprava giudici, da Vittorio Metta in giù, per vincere cause civili perdute in partenza, come quella che scippò la Mondadori a De Benedetti per dirottarla nelle mani del Cavaliere.

Pagava persino la mafia, per motivi facilmente immaginabili.

Per sapere tutto questo non era necessario attendere la sentenza di ieri: bastavano tutte le altre, emesse negli ultimi 15 anni nella beata indifferenza della quasi totalità della stampa e della totalità della televisione, per non parlare della cosiddetta opposizione.

Ora il Tribunale di Milano ci informa che il Cavaliere comprò con 600 mila dollari anche un falso testimone, il suo ex consulente inglese David Mackenzie Mills (che gli aveva costruito un sistema di 64 società occulte, nei paradisi fiscali), per garantirsi “l’impunità e i profitti” nei processi Guardia di Finanza e All Iberian. Il tutto nel 1998-99, quando era già travestito da politico, aveva già guidato un governo e si accingeva a guidarne altri due.

Ma anche questo si sapeva da anni. O meglio: lo sapeva chiunque avesse dato un’occhiata alle carte del processo o ne fosse stato informato.

La sentenza doveva semplicemente sanzionare penalmente una condotta già assodata.

Perché uno dei due protagonisti, David Mills, aveva confessato tutto al suo commercialista Bob Drennan, in una lettera che pensava sarebbe rimasta top secret: “… la mia testimonianza (non ho mentito ma ho superato curve pericolose, per dirla in modo delicato) aveva tenuto Mr B. fuori da un mare di guai nei quali l’avrei gettato se solo avessi detto tutto quello che sapevo … Nel 1999 mi fu detto che avrei ricevuto dei soldi … 600 mila dollari furono messi in un hedge fund … a mia disposizione …”.

Purtroppo per lui (e per “Mr B.”), Drennan lo denunciò al fisco inglese, così la lettera finì sul tavolo dei pm milanesi.

Interrogato a botta calda, Mills confessò a verbale che era tutto vero, salvo poi ritrattare con una tragicomica e incredibile retromarcia.

La sentenza di ieri aggiunge la sanzione a ciò che chi voleva o poteva sapere già sapeva: il nostro presidente del Consiglio è, per l’ennesima volta, un corruttore, per giunta impunito per legge.

Ha comprato un testimone in cambio di una falsa testimonianza. Un reato commesso per occultarne altri, a loro volta commessi per nasconderne altri ancora.

Ora che è di nuovo al governo, per garantirsi l’impunità non ha più bisogno di corrompere nessuno: gli basta violare la Costituzione con leggi come la Alfano, approvata e promulgata nell’indifferenza di chi avrebbe dovuto contrastarla e respingerla.

La stessa indifferenza, salvo rare eccezioni, ieri ha accolto un verdetto che in qualunque altro paese avrebbe portato su due piedi all’impeachment.

Lo stesso silenzio di Mills. Che però, almeno, si faceva pagare bene.

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Mag 22

Il testo integrale della sentenza pronunciata dal Tribunale di Milano nel processo a carico dell’avv. David Mackenzie Mills, condannato perché ritenuto colpevole di essersi fatto corrompere dal nostro Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, può essere scaricato e letto dal sito del Corriere della Sera, a questo link.

Consigliamo a tutti di fare la fatica di leggere questa sentenza, per avere gli strumenti critici per valutare da sé stessi se sia vero o no quello che sostengono il Presidente Berlusconi e i suoi amici: che la condanna sia ingiusta e immotivata.

Il guaio di questo Paese è questo: che i fatti non interessano a nessuno e migliaia di pagine di giornali e di ore di televisione sono pieni solo di chiacchiere. Che a volte sono puramente e semplicemente menzogne spudorate, come quella detta dal “giornalista” (??) di Studio Aperto che ha detto che Berlusconi nel processo Mills sarebbe stato “assolto” !!?? (il video può essere visto a questo link).

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Mag 22

di Achille

Ieri sera, nel Porta a Porta “cucito addosso” (come una volta ha dichiarato al telefono lo stesso Vespa, con riferimento a una puntata “in favore” di Fini) al Presidente Berlusconi per sostenere che il giudice Gandus è una “estremista di sinistra”, abbiamo assistito a una scena precisa identica a uno sketch di Neri Marcorè.

Vi ripropongo qui sotto il video della scena vera e quello dello sketch.

Per vederli, bisogna cliccare su “Continua – Leggi tutto l’articolo

Giudicate voi.

fonte: toghe.blogspot.com » Vai al post originale

Mag 22

di Achille

Ormai è certo che “la signora” (come la chiama il marito, con disprezzo), ovverossia la signora Veronica Berlusconi ha detto la verità e il marito ha mentito in maniera spudorata: il Presidente del Consiglio, come ha detto la moglie, “frequenta minorenni” per davvero (o almeno ne ha frequentata con certezza una).

Perché lo faccia non tocca a me dirlo, anche se, purtroppo, la spacconeria sessuale di “papi” è tale da indurre ipotesi insieme vergognose e ridicole.

Ma che lo faccia è ormai certo.

All’infinito elenco di prove di questo si aggiunge ora una cena ufficiale organizzata dalla Presidenza del Consiglio a Villa Madama, alla quale Noemi era – da minorenne e senza i genitori – ospite d’onore del Presidente/Papi.

Il tutto è raccontato dal Vicedirettore di Repubblica in un articolo che riporto qui sotto.

Mi sembra ovvio – ma lo preciso per coloro che la luna non riescono a guardarla mai e hanno una autentica passione per le dita che la indicano – che tutta questa storia della signorina Letizia non è di interesse pubblico con riferimento agli aspetti lubrichi, da basso impero, della vicenda.

La cosa su cui si deve riflettere, in sostanza, non è tanto che l’Italia sia rappresentata all’estero da un Presidente del Consiglio che ci tiene tantissimo a recitare la parte del vecchio satiro - ridicolo e bavoso - che riesce a fare sesso con qualunque “femmina” anche per tre ore consecutive a notte (vanteria originale fatta da lui a reti unificate), quanto il fatto che il nostro sia l’unico paese al mondo fra quelli cosiddetti “sviluppati” nel quale il Capo del Governo può mentire spudoratamente con la sua viva voce, davanti a decine di giornalisti e molte telecamere senza che succeda proprio nulla. Se non che il suo agiografo (Vespa) gli “cucia su misura” l’ennesima puntata di una trasmissione pagata con (moltissimo) denaro pubblico.

E non tratto di questa questione per parlare male di Silvio Berlusconi (quindi, per favore, risparmiatemi lo strazio della distinzione – falsa come Giuda – fra c.d. “destra” e c.d. “sinistra”). Non sono minimamente preoccupato o interessato dalla o alla persona di Silvio Berlusconi.

Tratto di questa questione con riferimento al Paese nel quale Silvio Berlusconi vive e opera.

Se il Capo del Governo può mentire spudoratamente, se un telegiornale (Studio Aperto, che potete rivedere a questo link) può dire – mentendo con altrettanta spudoratezza – che “Berlusconi è stato assolto” nel processo Mills, se può succedere tutto quello che ci sta succedendo, la “colpa” non è e non può essere solo del Capo del Governo.

Come dico spesso, Hitler non ha ucciso materialmente sei milioni di ebrei. Forse non ne ha ucciso, materialmente, nessuno.

Sei milioni di ebrei li hanno uccisi tanti “bravi tedeschi”: capicondomini che hanno stilato elenchi di inquilini “non ariani”, conduttori di treni che hanno portato ad Auschwitz treni carichi di esseri umani, idraulici che hanno reso funzionanti docce che spargevano gas invece di acqua, ecc..

Il popolo italiano deve smetterla di credersi un popolo di gente per bene governato male (dalla c.d. “destra”, come dalla c.d. “sinistra”). Deve avere il coraggio di prendere atto di essere un popolo con la stessa dignità e lo stesso valore umano del giornalista che vedete nel video di Studio Aperto che ho citato sopra - tal Luigi Galluzzo -, capace di mentire spudoratamente, sapendo di farlo, davanti a una telecamera che manderà la sua faccia in giro per il mondo mentre mente.

In questo la signora Veronica si è sbagliata: quando ha detto che il marito è una persona malata che ha bisogno di aiuto. Sono gli italiani le “persone malate che hanno bisogno di aiuto”.

Ha scritto Adolf Hitler nel “Mein Kampf”: «La Grande Bugia è una bugia così enorme da far credere alla gente che nessuno potrebbe avere l’impudenza di distorcere la verità in modo così infame».

Ma non è vero. Perché non è affatto vero che «la gente» «crede» alla «grande bugia» perché pensa che nessuno «potrebbe avere l’impudenza di distorcere la verità in modo così infame».

La gente non crede affatto alla «grande bugia», perchè sa benissimo che è una bugia.

La gente FA FINTA di crederci e lo fa perché questa gente che fa finta di crederci è più «infame» della bugia stessa.

Il rapporto fra vittime e carnefici, in questi passaggi della storia di tutti i tempi, non è un rapporto di forza, ma, purtroppo, di complicità.

Inutile dire quale sia l’immagine del nostro Paese nel mondo: basta leggere qualunque sito internet di informazione straniero. Magari questo potrebbe servire a riflettere che le menzogne spudorate “funzionano” solo nell’ambiente nel quale la gente è d’accordo nel fare finta di niente. Fuori da quell’ambiente, e dunque dai confini d’Italia, le menzogne spudorate appaiono … menzogne spudorate. E non c’è proprio verso di farci nulla.

_____________

Noemi e quella cena a Villa Madama con il Cavaliere e gli imprenditori

di Massimo Giannini
(Giornalista)

da Repubblica.it del 21 maggio 2009

Le testimonianze degli invitati ad una serata ufficiale organizzata dalla presidenza del Consiglio lo scorso novembre. Al tavolo di Berlusconi, insieme a Santo Versace e Ferragamo, era ospitata una bella ragazza che lui ha presentato così: “Si chiama Noemi Letizia e sta facendo uno stage”.

Il presidente del Consiglio continua a non fornire risposte alle dieci domande che Giuseppe D’Avanzo gli ha rivolto su “Repubblica”, una settimana fa.

Berlusconi continua a opporre l’invettiva, o il silenzio. Negando, o fingendo di non vedere, i palesi risvolti pubblici (e quindi politici) di una vicenda solo all’apparenza privata.

Così, nell’indifferenza costante dei media italiani ma nell’attenzione crescente di quelli stranieri, continuano a risultare inevase le cruciali questioni sollevate dalla moglie del presidente Veronica Lario nel colloquio con Dario Cresto-Dina, le numerose contraddizioni nelle quali è incappato con la vicenda delle candidature alle europee e con il caso della giovane Noemi e della sua partecipazione alla festa di Casoria, raccontata su questo giornale da Conchita Sannino.

La storia si condisce ora di un nuovo capitolo, che ripropone e rafforza le ricostruzioni dissonanti fornite da Berlusconi fino ad oggi.

Dopo approfondite verifiche condotte da “Repubblica” presso diverse fonti dirette, risulta quanto segue.

La sera del 19 novembre 2008 il presidente del Consiglio, nella splendida cornice romana di Villa Madama, ha ricevuto i più bei nomi dell’imprenditoria del Paese, per una cena ufficiale tra il governo e le grandi firme del Made in Italy.

Almeno una sessantina gli invitati, che il premier ha intrattenuto insieme a diversi ministri, da Letta a Tremonti, da Bondi a Fitto.

Al suo tavolo da otto, al centro del salone, insieme a stilisti di spicco come Santo Versace e la moglie, Leonardo Ferragamo e la sorella Giovanna, Paolo Zegna e Laudomia Pucci, il Cavaliere ospitava “una splendida ragazza”, secondo il racconto di chi c’era.

Capelli castano chiari, vestito in lamè. Molto giovane, molto avvenente, sconosciuta a tutti.

Berlusconi, secondo la testimonianza di un industriale che ha partecipato all’evento, l’ha presentata ai commensali come “Noemi Letizia, figlia di carissimi amici di Napoli. Sta facendo uno stage - ha aggiunto il premier - ed è qui per conoscere i grandi protagonisti del mondo della moda”.

La ragazza ha parlato poco, e ascoltato molto. A un certo punto, secondo la ricostruzione di almeno tre fonti diverse invitate alla cena, ha fatto un rapido giro del salone, mentre l’orchestra suonava musiche americane e francesi. E non è passata inosservata.

Uno dei commensali, seduto ad un altro tavolo a fianco all’allora segretario generale della presidenza del Consiglio Mauro Masi, ha chiesto lumi. “Chi è quella ragazza?”.

La risposta è stata la seguente: “È una cara amica napoletana del presidente. Non era previsto che venisse, ma lui l’ha voluta a tutti i costi, e per questo è stato addirittura necessario rivedere il “placement” del tavolo uno …”. Cioè la distribuzione dei posti al tavolo nel quale era seduto il premier.

A fine cena, secondo il ricordo dei presenti, sarebbe stata vista allontanarsi su un’auto blu, al seguito dell’Audi A8 nera del premier.

Berlusconi, come ha affermato in diverse interviste, ha dichiarato di non aver mai conosciuto personalmente la ragazza di Casoria, e di averla incontrata un paio di volte, sempre al seguito dei suoi familiari.

“Ho avuto occasione di conoscerla tramite i suoi genitori. Questo è tutto”, ha detto ai microfoni di “France 2” il 6 maggio.

“Sono amico del padre. Punto e basta”, ha aggiunto nell’intervista a “La Stampa” il 4 maggio.

Con tutta evidenza, la ricostruzione di quanto accaduto quella sera di novembre sembra quindi aprire un’altra faglia nella linea difensiva costruita dal Cavaliere intorno all’intera vicenda.

Come Repubblica ha accertato, il premier ha incontrato Noemi – sua ospite a tavola senza genitori – almeno in una circostanza.

Alla luce di tutto questo, ci permettiamo di rilanciare al presidente del Consiglio due delle dieci domande che D’Avanzo gli ha già rivolto.

E cioè: “Quando ha avuto modo di conoscere Noemi Letizia?”. E “quante volte ha avuto modo di incontrare Noemi Letizia e dove?”. E dopo la scoperta che Noemi l’ha accompagnato da sola quel 19 novembre a Villa Madama, mentre a “France 2” il Cavaliere aveva detto di non averla mai vista da sola, potremmo aggiungere anche un altro interrogativo: perché ha mentito agli italiani (e stavolta persino ai francesi)?

fonte: toghe.blogspot.com » Vai al post originale

Mag 22

Il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci” di Milano ospiterà la conferenza annuale dell’Ecsite, network dei musei scientifici europei.

Si tratta di un importante appuntamento internazionale che si svolgerà da giovedì 4 a sabato 6 giugno. Basti pensare che saranno circa un migliaio i professionisti del settore scientifico che vi parteciperanno.

Nel 2009 il congresso annuale cade anche in occasione del 20° anniversario di ECSITE: ECSITE 2.0 R/Evolutions. Proprio per questo l’occasione si presenta come una riflessione sulla rivoluzione/evoluzione delle linee strategiche rivolte agli Science Centres e ai Musei Scientifici e Tecnologici.

Si tratterà di un confronto diretto e di uno scambio di esperienze sulla comunicazione scientifica, la museologia e, in particolare, la contaminazione dei linguaggi.

Si tratta di un appuntamento importante anche per quelle aziende che lavorano nei campi della scienza e della tecnologia.

fonte: www.gravita-zero.org » Vai al post originale

Mag 22

english version

Ottime notizie dall’ESA: le notizie uscite in forma ufficiosa e non ancora validate hanno trovato conferma poche ore fa e ora possiamo dire con certezza che per la prima volta abbiamo una donna come astronauta italiana (e anche europea) Samantha Cristoforetti. Dopo il liceo scientifico a Trento, Samantha si è laureata in Ingegneria meccanica nell’università tedesca di Monaco e, nel 2005, con il massimo dei voti, in Scienze aeronautiche presso l’Accademia Aeronautica di Pozzuoli. Infine ha conseguito un master alla Riddle Aeronautical University di Daytona Beach, in Florida. Parla correntemente tedesco, inglese e francese e ha una buona conoscenza del russo.
Cristoforetti, 32 anni, pilota i velivoli AM-X e AM-XT in servizio presso il 32/o Stormo di Amendola (Foggia). E’ stata anche tra le prime donne a diventare pilota militare, a soli dieci anni dall’ingresso femminile nelle Forze armate italiane.
Foto: ESA

Insieme a lei è stato anche scelto l’italiano, Luca Parmitano, 33 anni, capitano pilota sperimentatore dell’Aeronautica militare. Nato a Paternò, in provincia di Catania, si è laureato a Napoli in scienze politiche e poi è diventato pilota di jet.

Lo hanno annunciato il direttore generale dell’Esa, Jean-Jacques Dordain, e il direttore del volo umano, Simonetta Di Pippo.

Oltre ai due italiani, dei nuovi astronauti dell’Esa fanno parte il francese Thomas Pesquet, il tedesco Alexander Gerst, il britannico Timothy Peake, e il danese Andreas Mogensen. Salgono così a quattordici gli astronauti dell’Esa, con quattro italiani (erano infatti già presenti Roberto Vittori e Paolo Nespoli).

I curriculum degli astronauti europei sono stati scelti su oltre 8.400 candidature.

Fonte ESA: www.esa.int/esaCP/SEMRO90OWUF_index_0.html

Intervista AUDIO

fonte: www.gravita-zero.org » Vai al post originale

Mag 22

Foto: la rivista americana Time dedica nel 2004 la copertina alla scienziata Sandra Savaglio, come immagine emblematica del problema della fuga di cervelli.

Il 2009 è l’Anno Internazionale dell’Astronomia. Sono passati quattrocento anni dalla rottura di “un muro”: per la prima volta nella storia dell’umanità viene impiegato il cannocchiale al fine di scrutare il cielo. All’epoca Galileo osservava uno dei grandi pianeti del sistema solare, Saturno, che si trova a una distanza di un miliardo e mezzo di chilometri, ovvero a poco più di un’ora luce dal pianeta Terra. Da allora a oggi, parecchi muri della scienza sono caduti. Gli attuali telescopi e satelliti ci rivelano stelle, galassie e molto altro, a milioni e miliardi di anni luce di distanza, fino a catturare la radiazione ‘fossile’ del Big Bang, la luce prodotta oltre tredici miliardi di anni fa durante la formazione dell’universo. Ciononostante l’astrofisica non è ancora riuscita a rispondere ad alcune domande fondamentali, con cui gli esseri umani si confrontano da sempre: di cosa è fatto l’universo? Siamo soli nell’universo? Cosa ha prodotto la forza, la materia e il tempo? Nel nostro secolo i migliori progetti scientifici e i più potenti strumenti astronomici sono ideati e realizzati col preciso obiettivo di fornire delle risposte.

Cadranno presto altri significativi ‘muri’ della scienza?

Sandra Savaglio, astrofisica italiana, Fellow e Senior Research Scientist presso lo European Southern Observatory (Monaco di Baviera), la Johns Hopkins University e lo Space Telescope Science Institute (Baltimora), attualmente lavora al Max-Planck Institut für Extraterrestrische Physik (Monaco di Baviera), dove dirige un progetto scientifico che indaga le galassie in cui avvengono le esplosioni più energetiche dell’universo, i lampi gamma. E’, tra l’altro, Visiting Professor presso il Dipartimento di Fisica dell’Università della Calabria.

SANDRA SAVAGLIO: “Il muro della Scienza”

“The Wall” - Ciclo di lezioni magistrali
26 maggio 2009, ore 17.45 > Sala del Minor Consiglio
www.palazzoducale.genova.it

fonte: www.gravita-zero.org » Vai al post originale

Mag 22

Ieri ho parlato dei danni ambientali derivati dal consumo di carne per la nostra alimentazione, se il video di report non vi è bastato per convincervi a consumare meno carne o eliminarla del tutto ecco a voi cosa sono in grado di fare gli animali.

Immagino che anche voi troverete veramente pazzesco il video, forse neanch’io riuscirei a fare di meglio, spero solo che quell’elefante non sia stato maltrattato.

Concludo questo post con una massima che si accoppia molto bene al filmato riportato in alto:

Verrà un tempo in cui considereremo l’uccisione di un animale con lo stesso biasimo con cui consideriamo oggi quella di un uomo.

Leonardo Da Vinci

fonte: alessios4.blogspot.com » Vai al post originale

Mag 22

Questa domenica è andata in onda una puntata di report molto interessante su tutti i danni ambientali che il consumo di carne produce. Devo fare tutti i miei complimenti ai responsabili della trasmissione, ogni argomento è stato trattato in maniera molto chiara e penso proprio che il messaggio sia giunto perfettamente a tutti coloro che hanno guardato la trasmissione.

In alto trovate la prima parte mentre qui sotto le altre due.

Vi consiglio vivamente di guardarlo perchè vengono detti molti particolari della realtà italiana difficili da conoscere come ad esempio l’uso di antibiotici negli animali o l’inquinamento derivato dagli allevamenti in alcune regioni del nord Italia. Ovviamente ne approfitto per rinnovare l’invito a consumare meno carne possibile, avrete solo vantaggi a farlo.

Riporto anche una bellissima frase riportata alla fine della trasmissione:

Se vi vendiamo le nostre terre io porrò una condizione: l’uomo bianco dovrà rispettare gli animali che vivono in questa terra come fossero suoi fratelli. Perchè ciò che accade agli animali prima o poi accade anche all’uomo.

Grande Capo Seattle
tribù Suwamish, 1885

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Mag 20

PER LA SERIE: le grandi scoperte della scienza, un arguto saggio che spiega il perché e il percome del pene umano, “straordinario strumento” che però viene studiato con l’attenzione che merita solo da pochissimo.

Money Quote: If you’ve ever had a good, long look at the human phallus, whether yours or someone else’s, you’ve probably scratched your head over such a peculiarly shaped device. Let’s face it—it’s not the most intuitively shaped appendage in all of evolution. But according to evolutionary psychologist Gordon Gallup of the State University of New York at Albany, the human penis is actually an impressive “tool” in the truest sense of the word, one manufactured by nature over hundreds of thousands of years of human evolution. You may be surprised to discover just how highly specialized a tool it is. Furthermore, you’d be amazed at what its appearance can tell us about the nature of our sexuality.

Qui invece la storia della superfecondazione eteropaternale ieri sul Corriere, fenomeno in parte causa alla base della nostra evoluzione verso questa “morfologia dello strumento”, di cui si parla nell’articolo.

fonte: antoniodini.blogspot.com » Vai al post originale

Mag 20

IL PRIMO AIRBUS A320 assemblato interamente in Cina ha compiuto oggi il volo inaugurale…

Money Quote: Airbus says in a statement the aircraft took off from Tianjin airport at precisely 10:42 and landed back at the airport four hours and 14 minutes later at 14:56.
“The flight was a complete success,” says Airbus senior VP flight and integration tests, Fernando Alonso, who describes the flight as an historic event.
The aircraft that took off today is the first A320 to be assembled in China.
Alonso says it “unquestionably demonstrated the same quality and performance as those assembled in Hamburg or Toulouse”.

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Mag 20

PEZZO MEMORABILE DEL New Yorker sull’autocontrollo, con varie implicazioni pratiche per i lettori e le loro più o meno occasionali pigrizie.

Money Quote: If Mischel and his team succeed, they will have outlined the neural circuitry of self-control. For decades, psychologists have focussed on raw intelligence as the most important variable when it comes to predicting success in life. Mischel argues that intelligence is largely at the mercy of self-control: even the smartest kids still need to do their homework. “What we’re really measuring with the marshmallows isn’t will power or self-control,” Mischel says. “It’s much more important than that. This task forces kids to find a way to make the situation work for them. They want the second marshmallow, but how can they get it? We can’t control the world, but we can control how we think about it.”

fonte: antoniodini.blogspot.com » Vai al post originale

Mag 20

UN UOMO TORNA di proposito dal lavoro prima del tempo e scopre moglie e amante a letto. Prende dal cassetto la pistola, la impugna e se la punta con decisione alla tempia.


A quel punto i due amanti nel letto scoppiano a ridere. Ma l’uomo: “Ridete pure, però dopo tocca a voi!”

fonte: antoniodini.blogspot.com » Vai al post originale

Mag 20

Love Land di Chongqing è stato chiuso o meglio non sarà mai aperto!

A seguito del clamore suscitato alla notizia della sua prossima apertura, sono continuate per tutto il fine settimana le discussioni tra i favorevoli e i contrari.

Alla fine hanno prevalso questi ultimi e contrariamente a quanto annunciato venerdì dagli organizzatori, il parco del sesso cinese non vedrà mai la luce, perché è stato considerato dalle autorità locali “too hot”, troppo provocatorio.

Tutto è accaduto a seguito della vista del responsabile del locale dipartimento per la pubblicità di Chongqing, He Shizhong.

Dopo la sua visita alle gigantesche riproduzioni di organi genitali maschili e femminili, la costruzione di Love Land è stata bloccata ed è stato dato ordine di distruggere tutte le statue, di quello che le autorità locali non hanno esitato a definire, “volgare, da malati di mente e diseducativo”.

Chongqing non se l’è sentita di essere ricordata nel mondo per questa “stramberia” e ha preferito impedirne la costruzione, lasciando invece inalterato il progetto delle altre attrazioni turistiche previste nel progetto originario.

Sui giornali cinesi, la notizia è stata data con annesso anche un interessante ed esplicativo commento del sociologo della Peking University Xia Xueluan: “il sesso è una questione privata, non una è una questione da pubblicità”.

fonte: yibuyibu.blogspot.com » Vai al post originale

Mag 20

Il segno di Goya. Ottanta capolavori incisiLa mostra “Il segno di Goya. Ottanta capolavori incisi” si tiene dal 19 aprile al 6 settembre 2009 presso la “Galleria Civica d’Arte”, di Cava de’ Tirreni (Salerno). Situata all’interno del Monumentale Complesso di Santa Maria del Rifugio, una suggestiva struttura cinquecentesca, la “Galleria Civica d’Arte” è uno spazio espositivo creato dal Comune di Cava de’ Tirreni con lo scopo di ospitare mostre e rassegne d’arte di livello nazionale ed internazionale è stato riaperto il14 dicembre 2008 dopo importanti lavori di ristrutturazione e di realizzazione.
La mostra propone ottanta opere appartenenti alla serie chiamata “I disastri della Guerra” che offre un esempio della padronanza nella tecnica incisoria dell’artista spagnolo che, ormai ultrasessantenne, si propose di dimostrare come la guerra fosse determinata dalla stupidità umana. Un’analisi degli avvenimenti che coinvolsero agli inizi del 1800 non soltanto la sua Spagna con l’invasione delle truppe napoleoniche, ma l’Europa intera. Un vortice di violenza che vide vittima sacrificale le gente comune. Attraverso il fantastico ed il deforme, Goya intendeva narrare gli eventi in maniera non che non fosse limitata a semplice cronaca, ma determinata su un piano evocativo più universale. La mostra “Il segno di Goya. Ottanta capolavori incisi”, rappresenta dunque un’occasione importante per ammirare la produzione incisoria di Goya, capace di esprimere in maniera indivisibile ed originale fantasia e realtà.

Info
Sede: Galleria Civica d’Arte, c/o Monumentale Complesso di Santa Maria del Rifugio - Corso Mazzini, 22 - Cava de’ Tirreni (Salerno)
Periodo: 30 aprile - 27 settembre 2009
Orari: 18.00-21.30 (martedì, mercoledì, giovedì), 14.30-19.00 (lunedì), 18.00-22.30 (venerdì, sabato, domenica)
Ingresso: €5,00 intero - €3,00 ridotto
Tel: 089682303 (infos e prenotazioni)

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fonte: amosgitai.blogspot.com » Vai al post originale

Mag 20

Operazione ValchiriaTitolo originale: Valkyrie
Nazione: USA
Anno: 2008
Genere: guerra
Durata: 2h01m
Regia: Bryan Singer
Sceneggiatura: Nathan Alexander, Christopher McQuarrie
Fotografia: Newton Thomas Sigel
Musiche: John Ottman
Cast: Tom Cruise, Bill Nighy, Terence Stamp, Kenneth Branagh, Carice van Houten, Eddie Izzard, Thomas Kretschmann, Kevin McNally, David Bamber, Matthias Freihof, Halina Reijn, David Schofield, Werner Daehn, Jamie Parker, Florian Panzner, Christian Berkel

Trama
Rientrato da una campagna militare in Africa, durante la quale è rimasto stato gravemente ferito, il colonnello della Wehrmacht Graf von Stauffenberg si unisce a un gruppo di militari che stanno organizzando un attentato per uccidere Adolf Hitler. Dopo l’assassinio del Fuhrer il gruppo dovrà riuscire a prendere il potere conquistando la città di Berlino sfruttando il piano militare denominato “Operazione Valchiria”, una procedura volta a contrastare un’eventuale rivolta contro il potere nazionalsocialista. Von Stauffenberg avrà un ruolo centrale nel piano perché sarà lui a dover collocare l’ordigno mortale nella Tana del Lupo, quartier generale tedesco dove Hitler prepara le sue campagne militari, ed in seguito mettersi a capo del gruppo che dovrà completare il piano “Operazione Valchiria”.

Recensione
Ispirato alla vera storia del il complotto del 20 luglio 1944, “Operazione Valchiria” narra la storia dell’ultimo attentato organizzato da un gruppo di politici e militari tedeschi intenzionati ad uccidere Adolf Hitler ed annientare il Terzo Reich. Il regista Bryan Singer si era fatto notare ai suoi esordi con il capolavoro “I soliti sospetti”, ed aveva proseguito la sua carriera producendo, sceneggiando e dirigendo pellicole fantasy per il grande pubblico. “Operazione Valchiria” non rappresenta inoltre la sua prima pellicola sul nazismo, avendo diretto in passato “L’allievo”, discreto adattamento da un racconto di Stephen King. Ottima la ricostruzione del periodo storico, sia nelle location che nei costumi. Già nei primi fotogrammi del film le frasi del giuramento dell’esercito nazista ed il tragico prologo in Africa immergono lo spettatore nel clima turbolento della Seconda Guerra Mondiale. E’ chiaro che Singer ed i suoi sceneggiatori non potevano realizzare “Operazione Valchiria” su impianto thriller mancando la suspense a causa di un finale già noto. Si concentrano dunque su un taglio più storico, svincolandosi da ogni considerazione morale o melodrammatica. Ottime al proposito le due uniche scene del colonnello von Stauffenberg con la sua famiglia: nella prima il gradevole quadretto familiare viene interrotto bruscamente da un bombardamento, con la ritirata nel rifugio sulle note imponenti della celeberrima “Cavalcata delle valchirie” di Wagner e nella seconda saluta senza eccedere nel pathos la sua famiglia che sta partendo prima dell’attentato ad Hitler. Una scelta equilibrata che va ad inserirsi nello schema narrativo scelto da Singer: asciutto, moderato, determinato, ma senza dubbio carico di emotività. Perché Singer riesce a coinvolgere lo spettatore non sul finale dell’attentato, bensì sulla sua ideazione ed esecuzione in un ambiente fatto di ufficiali ambiziosi ed arrivisti, tra i quali non è facile individuare le reali motivazioni che muovono ogni pedina in gioco. A dispetto delle numerose critiche, Tom Cruise è conquistato anima e corpo nel colonnello von Stauffenberg mettendo in evidenza l’autenticità degli intenti e lo spirito di dedizione, ma non al Fuhrer, bensì alla sua Germania. Ottimo anche il resto del cast, gratificato da personaggi ben ponderati, lontani dalle caricature che si trovano di solito in una grossa produzione americana.
“Operazione Valchiria” è un film di guerra, un film sulla Seconda Guerra Mondiale, ma non quella combattuta dalla Germania contro i suoi nemici, bensì quella che vide contrapposti tedeschi contro tedeschi. Un film che narrando in maniera solida ed efficiente una pagina di storia mai troppo approfondita, vuole far sapere che non tutti i tedeschi erano come Hitler e che c’erano persone, anche ufficiali di altro grado militare, che non smisero di ragionare con la propria testa e che cercarono di salvare il mondo dalla follia nazista. Malgrado la sua ovvietà, il finale di “Operazione Valchiria” regala l’appassionante breve momento di gloria dei cospiratori ed i successivi crudeli e tragici momenti scanditi dalle pallottole delle esecuzioni.

Voto: 7,5

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Mag 20

da Repubblica.it del 19 maggio 2009

Milano - “Mentì per salvare Berlusconi”. Per questo l’avvocato inglese David Mills è stato condannato a Milano a 4 anni e 6 mesi dai giudici milanesi.

Il legale, condannato per corruzione in atti giudiziari agì “da falso testimone per consentire a Berlusconi e alla Fininvest l’impunità dalle accuse, o almeno, il mantenimento degli ingenti profitti realizzati”. E’ questo uno dei passaggi delle motivazioni (il testo completo della sentenza è a questo link), circa 400 pagine, della sentenza con la quale il tribunale di Milano ha motivato la condanna del legale inglese.

Mills, scrivono i giudici nelle motivazioni, “ha agito certamente da falso testimone da un lato per consentire a Silvio Berlusconi e al gruppo Fininvest l’impunità dalle accuse, o, almeno, il mantenimento degli ingenti profitti realizzati attraverso il compimento delle operazioni societarie e finanziarie illecite compiute sino a quella data, dall’altro ha contemporaneamente perseguito il proprio ingente vantaggio economico”.

I giudici milanesi ricordano che oltre ai 600mila dollari ritenuti “il prezzo della corruzione”, Mills nel 1996 percepiva direttamente da Berlusconi almeno 45mila sterline dichiarate al fisco inglese. “Enormi somme di denaro, estranee alle sue parcelle professionali” che il legale riceveva da Berlusconi.

In pratica, scrivono ancora i giudici, “la condotta di Mills era dettata dalla necessità di distanziare la persona di Silvio Berlusconi dalle società off shore, al fine di eludere il fisco e la normativa anticoncentrazione, consentendo anche, in tal modo, il mantenimento della proprietà di ingenti profitti illecitamente conseguiti all’estero, la destinazione di una parte degli stessi a Marina e Piersilvio Berlusconi”.

In sostanza, per i giudici, “il fulcro della reticenza di Mills, in ciascuna delle sue deposizioni, sta nel fatto che egli aveva ricondotto solo genericamente a Fininvest, e non alla persona di Silvio Berlusconi la proprietà delle società off shore, in tal modo favorendolo in quanto imputato in quei procedimenti”.

La condanna per l’avvocato inglese era arrivata nel febbraio di quest’anno. A conclusione di un’inchiesta che tirava in ballo il premier e che aveva visto una prima ammissione di colpa di Mills.

Il legale nel luglio del 2004 aveva raccontato ai pm di aver ricevuto 600mila dollari dal gruppo Fininvest per dire il falso nei processi in cui era coinvolto Berlusconi: le tangenti alla Guardia di finanza e All Iberian.

Poi, nel gennaio 2009, la ritrattazione e il tentativo di discolpare il presidente del Consiglio (la cui posizione è stata stralciata in seguito all’approvazione del “Lodo Alfano” che garantisce l’imminutà alle alta cariche dello Stato).

Una svolta che permise al premier di evitare il rinvio a giudizio per corruzione chiesto dia giudici nel 2006.

fonte: toghe.blogspot.com » Vai al post originale

Mag 20

di Massimo Calandri
(Giornalista)

da Repubblica.it del 19 maggio 2009

Un giorno è entrata in aula la preside, ha preso un gessetto e si è messa a scrivere sulla lavagna un elenco di alunni.

Ha fatto lo stesso in tutte le classi e nelle tre scuole del plesso, e quando non tracciava la sua lista era perché pronunciava ad alta voce i nomi degli studenti.

Nomi di origine straniera. Nomi di presunti, futuri clandestini. Di prossimi fuorilegge.

Nomi di ragazzi che nel corso dell’anno scolastico avrebbero compiuto il diciottesimo anno di età, e che non avevano chiarito la loro posizione ai sensi del futuro permesso di soggiorno.

Perché in Italia si può diventare degli irregolari per quello che si è, non per quello che si fa: basta raggiungere la maggiore età e avere dei genitori privi di permesso, o peggio ancora residenti in una casa troppo piccola, o titolari di un reddito considerato insufficiente.

Prudente e precisa, la preside – Rosanna Cipollina – ha redatto una sconcertante lista degli studenti «a rischio». E in qualche modo l’ha resa pubblica.

Si è giustificata sostenendo di aver scritto quei nomi sulla lavagna perché temeva altrimenti di sbagliarne la pronuncia, e che quello era semplicemente un invito a presentare al più presto i relativi documenti in segreteria.

Cosa che gli studenti hanno fatto puntualmente nei giorni successivi, ribadendo la loro «regolare» presenza sul territorio italiano.

E’ successo nell’istituto professionale per il commercio Casaregis, a Sampierdarena, nelle altre due strutture scolastiche accorpate, l’istituto tecnico industriale Galilei e l’Einaudi.

Diversi insegnanti hanno sottoscritto indignati una lettera, trasmessa al provveditore agli studi e alla stessa preside.

Abbiamo provato a contattarla, ma non c’è stato nulla da fare.

Ci sono purtroppo buone ragioni per credere che questa storia non finisca qui.

L’inedito episodio, accaduto nei mesi scorsi, è tornato sulla bocca di molti in questi giorni in cui il Parlamento legifera sul reato di clandestinità.

Lo ha ricordato anche Paolo Quatrida, segretario generale della Federazione Lavoratori della Conoscenza: sono decine gli studenti di origine straniera che frequentano le superiori genovesi e compiono i diciott’anni nel corso di questo anno scolastico.

Rischiano di finire tutti in una ignobile lista di proscrizione?

«Un problema grave, una storia orribile», dice Quatrida. I minori extracomunitari non hanno bisogno di un permesso di soggiorno. «In genere gli istituti, quando raggiungono la maggiore età, fanno finta di niente: non vanno a verificare se gli studenti diventeranno automaticamente “regolari”. La questione diventa però inevitabile quando i ragazzi sostengono l’esame di maturità. In passato si è aggirato il problema grazie a visti temporanei. Di questi tempi, però, può accadere qualsiasi cosa. Anche che si scrivano dei nomi su di una lavagna».

fonte: toghe.blogspot.com » Vai al post originale

Mag 20

di Antonio Cianciullo
(Giornalista)

da Repubblica.it del 19 maggio 2009

I parlamentari del Carroccio ripropongono a sorpresa la possibilità di sparare ai migratori e il fucile ai sedicenni

Roma - Proposta, ritirata dopo una rivolta all’interno della stessa maggioranza, oggi la caccia no limits torna in Aula, per un voto decisivo, grazie agli emendamenti della Lega.

Uccidere animali protetti dalle direttive comunitarie sembra proprio una tentazione irresistibile per i parlamentari legati al partito di doppietta selvaggia.

La ragione suggerirebbe di lasciar perdere: i sondaggi dicono che gli italiani sono in una buona parte contrari alla caccia e a maggioranza bulgara contro la caccia no limits; l’Unione europea ci tiene sotto tiro e sfoglia i fascicoli sui procedimenti già pendenti per le infrazioni alle direttive comunitarie sulla protezione degli uccelli migratori; all’interno della maggioranza l’ala contraria al massacro della fauna è consistente e la prospettiva di un calo di consensi preoccupa i vertici del Pdl.

Eppure niente da fare. I talebani della doppietta sono inarrestabili.

Inanellate una dietro l’altra, le proposte che negli ultimi mesi si sono accavallate nelle varie proposte di legge configurano un Paese in cui, grazie a un regime di deroghe spinto, si può fare praticamente di tutto. Sparare sui migratori in volo verso i luoghi di riproduzione, troncando così la catena della vita.

Sparare in pieno agosto mentre le campagne sono popolate da chi cerca un po’ di tranquillità. Mettere un fucile in mano a un ragazzino di 16 anni a cui non si affida una macchina. Cacciare dopo il tramonto e sulla neve. Creare migrazioni di doppiette che attraversano l’Italia per concentrarsi nelle regioni in cui è disponibile la preda più interessante, facendo saltare il rapporto tra cacciatore e territorio. Liberalizzare l’uso delle civette da appendere a testa in giù (gli zimbelli) in modo che la loro disperazione attiri altri uccelli da abbattere.

E se poi qualche cacciatore riesce a mettersi fuori regola violando le poche norme rimaste, niente paura: pene più leggere per tutti.

Ora manca solo il timbro del Parlamento.

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Mag 20


di Sergio Staino

da L’Unità del 13 maggio 2009

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Mag 20

PRIMA  LETTURA

Introduzione 
1. Il CD della vita: il genoma 2. L’organo a 30 000 canne 3. Il direttore: la causazione discendente4. La sezione ritmica: il battito del cuore ed altri ritmi5. L’orchestra: organi e sistemi del corpo 6. Modi e chiavi: l’armonia cellulare 7. Il compositore: l’evoluzione                                        8. Il teatro d’opera: il cervello                                         9. Cala il sipario: l’artista scompare
Questo è esattamente l’Indice dell’opera di Denis Noble, professore di fisiologia cardiovascolare presso l’Università di Oxford.
Nel suo libro, La musica della vita. La biologia oltre la genetica, Noble si chiede: ma i geni sono veramente i soli ”musicanti” dell’orchestra della vita?
E per rispondere alla domanda Noble descrive l’orientamento “genocentrico”, che ha dominato il campo della divulgazione scientifica, partendo dalla scoperta,  negli anni Cinquanta, della doppia elica del DNA, e poi del codice genetico, fino ad arrivare alle ricerche riguardanti l’organizzazione del genoma ed i meccanismi di sintesi delle proteine. Questo tipo di orientamento ha portato l’opinione pubblica verso il convincimento che i nostri geni siano i principali, se non addirittura gli unici, responsabili del programma della vita.
Tuttavia, ci sono attualmente molte evidenze che portano a ritenere che l’idea che i geni siano i diretti responsabili del fenotipo sia ormai troppo semplicistica. 

Così l’autore, in modo davvero elegante ed allo stesso tempo provocatorio, spiega al lettore che i geni non sono affatto i depositari del mistero della vita e gli artefici del nostro destino, ma solo uno dei componenti che concorrono a modellare gli organismi nel corso dell’evoluzione.
La musica della vita. La biologia oltre la genetica. Denis Noble, Bollati Boringhieri,2009


SECONDA  LETTURA


Ci si può suicidare per un’equazione? Si può uccidere per un nuovo modello di telegrafo? Sembrerebbe di no… Invece Pierre Zweiacker, docente di fisica all’Università e l’Ecole polytechnique di Losanna (Svizzera), prova che ciò è possibile. 
Egli infatti, lungo le pagine del suo libro, ci porta attraverso storie di scienziati in anticipo sull’epoca in cui vivono e che per questo motivo non sopportano più l’incomprensione dei loro contemporanei. Ci mostra le avventure di geniali inventori, piratati da avidi investitori. Ci parla di dispute di attribuzione che si trasformano in tragedie.
Questo il messaggio dell’autore: la storia della scienza è disseminata di scene del crimine, esattamente come quelle di un romanzo giallo. L’unica differenza sta nel fatto che le scene egregiamente descritte nel libro Morti di scienza. Crimini, scienziati e scoperte sono tragicamente e scientificamente vere!
Morti di scienza. Crimini, scienziati e scoperte. Pierre Zweiacker, DeriveApprodi, 2009

TERZA  LETTURA

Ora proviamo a pensare che cosa succederebbe se per una volta osservassimo il mondo al di fuori del giardino, considerando il nostro ruolo nella natura in maniera capovolta.Questo ha fatto Michael Pollan, professore di Giornalismo scientifico ed ambientale all’Università di Berkeley (California). 
E proprio tale geniale intuizione ha dato vita al libro La botanica del desiderio - il mondo visto dalle piante. 
Melo, patata, marjiuana, tulipano: quattro specie botaniche, quattro comuni piante domestiche che, secondo Pollan, hanno plasmato, nel corso dei secoli, i gusti e le idee degli esseri umani, diventando a tutti gli effetti delle attraenti protagoniste. 
Perchè i fiori, con il loro colore e le loro forme seducenti, influenzano a loro favore le azioni umane.Un po’ come avviene tra uomini e donne: i primi convinti di cacciare, mentre in realtà la maggior parte delle volte sono proprio loro ad essere scelti.
La botanica del desiderio. Il mondo visto dalle piante. Michael Pollan, Il Saggiatore, 2005
QUARTA  LETTURA

“Nessuno ricordava di aver visto in precedenza qualcosa di altrettanto imponente e non si trovarono nei libri di storia indicazioni su una cosí vasta diffusione di un fenomeno.La Terra era stata dunque sottoposta a un’esperienza eccezionale, unica. Ma di che cosa si era trattato?” 
Questo un significativo stralcio del primo capitolo del libro I re del Sole. Il racconto dell’astronomia moderna, di Stuart Clark, una tra le firme più note del giornalismo scientifico britannico. 
Il 2 settembre 1859, mentre era al largo delle coste cilene, il vascello americano Southern Cross, in servizio tra Boston e San Francisco, si trovò spettatore di un’aurora australe color rosso sangue, mentre lampi elettrici dello stesso colore avvolgevano lo scafo e i pennoni.Nello stesso istante, nel mondo, le cabine telegrafiche smisero simultaneamente di funzionare. Qualcosa di invisibile aveva colpito violentemente la Terra. L’unico uomo in grado di spiegare che cosa era successo si chiamava Richard Carrington, un astronomo dilettante che nel suo osservatorio privato, a sud di Londra, era stato il primo testimone pienamente consapevole di un brillamento solare.Quella appena descritta fu probabilmente la piú intensa tempesta magnetica solare che abbia mai investito il nostro pianeta. 
Se fosse sopraggiunta oggi, in un mondo completamente informatizzato, l’effetto avrebbe potuto essere disastroso. Ma fortunatamente, grazie alle intuizioni di Carrington e di quanti presero il suo posto nello studio del magnetismo solare e dei suoi effetti sul nostro pianeta, attualmente abbiamo molte più certezze a riguardo. 
I “re del Sole” del libro si chiamano quindi Richard Carrington, John Herschel, Warren De la Rue, George Ellery Hale, Edward Walter Maunder, sua moglie Annie. Ma sono anche tutti gli astronomi che con le loro ricerche ci hanno permesso di conoscere meglio il legame profondo che unisce la Terra alla sua stella, seppur ancora parzialmente ignota al sapere umano.
Nel libro gli scienziati sono descritti come autentici esseri umani, che passano notti insonni al telescopio, e che talvolta risultano  incompresi, oggetto di gelosie e calunnie, e coinvolti persino in delitti passionali. 
I re del Sole. Il racconto dell’astronomia moderna. Stuart Clark, Einaudi, 2009

 

fonte: www.gravita-zero.org » Vai al post originale

Mag 20

Torino si prepara ad ospitare l’ESOF 2010 e a diventare capitale europea della scienza e apre questo mese le sue porte a tante iniziative ormai tradizionali che vengono proposte durante le Settimane della Scienza: tra cui mostre, laboratori, spettacoli teatrali, aperture straordinarie durante la notte dei musei.

Dal 22 al 24 maggio, avremo la possibilità di visitare la Tenda della Scienza in Piazza Carlo Alberto, con spettacoli aperti al pubblico dove si alterneranno musica, costruzioni di orologi con il meccano e di meridiane, matematica divertente, chimica curiosa e magica, spettacoli con clown e giocolieri scientifici, simulazioni di Robot e stand con le maggiori istituzioni torinesi del mondo della scienza e della tecnologia.

Torino è una città di eccellenza nel panorama italiano ed europeo per quanto riguarda la divulgazione scientifica, anche se questo fatto è poco noto agli stessi torinesi: si tratta dunque una città dalla forte vocazione scientifica e divulgativa.

Iniziamo con il dire che Torino sarà la città ospitante l’ESOF 2010, diventando di fatto la città più importante d’Europa per la comunicazione scientifica, dopo una serrata competizione con le città di Copenhagen, Parigi e Wroclaw (Breslavia).

ESOF – Euroscience Open Forum – è infatti il meeting europeo biennale dedicato alla ricerca e all’innovazione scientifica ideato da Euroscience, organizzazione, con sede a Strasburgo, che riunisce scienziati di 40 Paesi europei.

Torino è per molti aspetti una città-laboratorio.

  • Ha generato in Italia l’industria dell’auto, dell’aeronautica, della moda e del design, dell’editoria, della telefonia, della radio, della televisione, dello spazio dove mantiene posizioni di eccellenza
    • Può contare su centri di ricerca industriali e pubblici come l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, l’Istituto Nazionale di Astrofisica, l’Istituto per la ricerca e la cura del cancro e il Consiglio Nazionale delle Ricerche.
    • E’ sede degli istituti metrologici nazionali
    • E’ sede dell’Accademia delle Scienze
    • La ISI Foundation
    • Nuovi centri di eccellenza si stanno sviluppando rapidamente in settori di punta: oncologia, neuroscienze, genetica, nanotecnologie, ICT
    • E’ sede del Museo Egizio, il più importante al mondo dopo quello del Cairo
    • E’ sede del Museo del Cinema, della Fiera Internazionale del Libro e di importanti Istituzioni europee e dell’ONU
    • e questo solo per citarne alcune…

Questa ricchezza di iniziative nel 2010 farà del Piemonte, con il 2,9% del PIL investito in ricerca, la Regione italiana più vicina agli obiettivi di Lisbona.

Ma intanto Torino apre le porte alla scienza e scende in piazza su

http://www.settimanedellascienza.it

Abbiamo parlato di Torino città anche su:Torino capitale della divulgazione scientifica
.

fonte: www.gravita-zero.org » Vai al post originale

Mag 20

Oggi abbiamo avuto la conferma che Mills fu corrotto da Berlusconi.

In un paese decente il nostro premier si sarebbe già dimesso…invece quando Mills è stato condannato si è dimesso il capo dell’opposizione e non il premier.

Della serie in Italia va tutto alla rovescia.

In alto Marco Travaglio ci parla della vicenda Mills-Berlusconi in un vecchio passaparola.

fonte: alessios4.blogspot.com » Vai al post originale

Mag 20

Oggi vi mostro questo bellissimo video dove il principe Carlo e tanti altri personaggi famosi incitano le persone a rispettare l’ambiente e fare di tutto per evitare il riscaldamento globale ed il disboscamento.

Una bellissima iniziativa, peccato non vedere spesso simili video in televisione.

fonte: alessios4.blogspot.com » Vai al post originale

Mag 18

GARRY B. TRUDEAU, come ogni domenica; questa volta sempre più “tweet”.

fonte: antoniodini.blogspot.com » Vai al post originale

Mag 18

MI RENDO CONTO adesso, girando un po’ il web, che l’ultimo episodio della terza stagione di 30 Rock sta crescendo in maniera incredibile. L’intera stagione, a dire il vero. Ma il terzo, con la “canzone del rene”, è qualcosa di memorabile davvero.

In Italia credo che 30 Rock abbia appena cominciato a fare capolino su Sky. In futuro ne parliamo ancora, più diffusamente.

fonte: antoniodini.blogspot.com » Vai al post originale

Mag 18

CE LA POSSO fare: stasera vado finalmente a vedermi Star Trek. Prima che esca in Dvd. Poi vi faccio sapere.

Intanto, è finita la terza stagione di 30 Rock con uno spettacolare episodio pieno di star. Oltre ad Alan Alda, infatti, si sono aggiunti vari pezzi grossi dell’industria discografica per cantare “We Need a Kidney”. Da notare che una cosa del genere da noi verrebbe fatta con i calciatori e qualche personaggio da festivalbar e da salotto televisivo, che passa il tempo a sorridere con faccia ebete per far capire che si sta divertendo (perché è in una sit-com, in cui il pubblico si diverte).

In ogni caso, “We Need a Kidney” è la mia hit di maggio. Se non lo tolgono da YouTube, vi consiglio di vederla: tre minuti di buona musica. E qui c’è il testo originale.

La lista dei performers:
Clay Aiken
Elvis Costello
Mary J. Blige
Sheryl Crow
Mike D from the Beastie boys
Steve Earle
Adam Levine
Adam Horovitz
Sara Bareilles
Wyclef Jean
Norah Jones
Talib Kweli
Michael McDonald
Rhett Miller
Moby
Robert Randolph
Rachael Yamagata
Cyndi Lauper

Questa è la miglior sitcom di sempre:
“We all believe in this cause so much that we’ve been doing it for free…except for Sheryl.”
“And only three of us are drunk.”

fonte: antoniodini.blogspot.com » Vai al post originale

Mag 18

In Cina il tema del sesso è ancora in una fase, per così dire “embrionale”, traducibile dalle nostre parti: un tabù.

Ragioni storiche, fortemente radicate nella società cinese, suggeriscono ancora oggi comportamenti ben lontani dai nostri.

Un esempio? Il decoltè delle cinesi. Che siano ricche, famose, attrici o donne comuni, sarà rigorosamente casto e strategicamente coperto.

Da ciò non sorprende che rimangano sorprese nel vedere come , al contrario, in occidente sia del tutto normale incontrare per strada donne che, secondo i canoni cinesi, hanno vestiti con scollature esagerate ed imbarazzanti.

E tutto ciò senza dover scomodare attrici o attricette dalla facile popolarità o da gossip patinato, basta infatti un normale vestito primavera - estate con qualche scollatura, per scatenare questa immediata reazione.

In questa Cina contemporanea, non può quindi che sorprendere che qualcuno si azzardi a lanciare l’iniziativa di creare un Parco tematico dedicato completamente al sesso.

Questa “incredibile” progetto sarà aperto il prossimo ottobre a Chongqing, metropoli nell’ovest cinese ed avrà un nome suggestivo: “Love Land”.

Le finalità indicate dagli organizzatori di questa iniziativa, dove sculture di nudi o le repliche dei genitali saranno gigantesche, appaiono però prima di tutto sociali.

Infatti, con l’apertura di questo parco, intendono contribuire a far cadere molti dei tabù attuali che non consentono di dare una corretta informazione sul sesso e sulle pratiche connesse e di protezione, come le misure contro l’AIDS o il corretto uso del preservativo.

Comunque sia, la notizia della prossima apertura di un parco tematico dedicato al sesso, come prevedibile, ha già scatenato reazioni controverse in Cina.

C’è chi lo considera volgare, chi invece pensa possa essere una buona idea. Sulla rete cinese il dibattito si è fatto acceso, tanto che un blogger dello Shandong è arrivare a definirlo “un luogo da persone malate”.

Per contro, altri blogger sottolineano che oltre ad andarci a visitarlo non appena aperto, ritengono sia un’iniziativa corretta ed importante, che consentirà di parlare di sesso più liberamente di come fatto fino ad ora, per farlo così diventare parte della qualità della vita di ciascuno, senza troppi timori e paure, retaggio spesso del passato.

Di sicuro questo luogo che apparirà più un “accentrino” museo a cielo aperto, dove saranno ospitate mostre fotografiche sulla storia del sesso e workshop sulle tecniche del sesso, attirerà molti visitatori e per Chongqing potrebbe diventare un’icona da esportazione, alla pari di altri Parchi tematici di ben altro tipo.

Comunque la si veda, il promotore di Land Love, Lu Xiaqing, appare molto fiducioso, forte anche del fatto che l’idea non è così originale (e provocatoria), essendogli venuta dopo la sua visita al parco di Jesu nella Corea del Sud e di augurarsi che la sua iniziativa possa essere “un supporto ed un aiuto che consenta agli adulti cinesi di avere una armonica vita sessuale”

fonte: yibuyibu.blogspot.com » Vai al post originale

Mag 18

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Rete delle Donne di Bologna

fonte: retedelledonnedibologna.blogspot.com » Vai al post originale

Mag 18

Angeli e demoni - Il filmTitolo originale: Angels & demons
Nazione: USA
Anno: 2009
Genere: thriller
Durata: 2h18m
Regia: Ron Howard
Sceneggiatura: Akiva Goldsman, David Koepp
Fotografia: Salvatore Totino
Musiche: Hans Zi