Ieri è ufficialmente nato il PDL, atto sancito dal discorso di chiusura di Silvio Berlusconi.
Visto da Shanghai, attraverso le diverse dirette internet, quello della nascita del PDL, è sicuramente uno di quegli eventi che “fa bene” al cuore e al morale, il riprendersi di un encefalogramma, fino ad ora, sembrato troppo piatto.
Il nuovo PDL, oltre a semplificare lo scenario politico italiano (era ora!), sembra possa essere una “concreta” risposta alle necessità di un paese che stenta a galleggiare sotto i “marosi” della tempesta della crisi finanziaria, ma soprattutto dell’avanzare del tempo.
Nel suo discorso, Berlusconi ha dato pochi ma chiari obbiettivi: “rinnovare e riformare l’intero sistema statale”.
Parole sante da queste parti, visto che quotidianamente dobbiamo fare i conti con un’Italia attorcigliata nel ricordo del passato che fu e con un dinamismo strutturale statale degno del paleolitico.
Il ragionamento fatto da Berlusconi, nella sua semplicità ma nella sua indubbia complessità attuativa, è quello rivedere dalle fondamenta il paese, a partire soprattutto dai vari dogmi ritenuti fino ad ora “intoccabili”.
Nel suo discorso ha infatti citato i grandi “moloch” che hanno tenuto sotto scacco l’intero paese negli ultimi decenni, a partire dai poteri del Primo Ministro per finire alle procedure parlamentari: insomma la carta costituazionale.
La sensazione è che Berlusconi si stia apprestando a riscrivere la Governance dello Stato Italiano, così come il futuro nazionale, in una sfida, una missione, non però sospinta da alcuna ideologia, ma solo dal “sano motore” di un fare che è diventato da ieri, un elemento morale.
Scardinando infatti il concetto stesso di moralità fino da ora usato nella pubblica amministrazione, Berlusconi si è spinto oltre al semplice fatto che un amministratore pubblico non rubi, riscrivendone il significato stesso del termine che ora diventa “un agire coerente alla promessa elettorale”.
Parole innovative, che girano pagina su una questione da sempre aperta, quella della questione morale in politica, dietro la quale troppo spesso si sono nascosti discorsi politici, evitando nel contempo, di fare ed agire, quasi fosse una questione in subordine, accessoria.
Invece Berlusconi, vuole introdurre una chiave nuova nel modo di fare politica presente e futura, privandola di qualsiasi base ideologica (e preconcetta), completamente votata al fare.
A queste parole, ci sentiamo anche di aggiungere l’auspicio dello “scollamento” tra eletti e propri grandi finanziatori (Lobby) attraverso la drastica riduzione dei costi della politica, fatto che permetterebbe di porre fine ai condizionamenti tutt’ora del tutto amorali di quest’ultimi, che rischiano di condizionare le più importanti decisioni future del paese.
I messaggi, le missioni del nuovo Partito, chiamato “Popolo”, esattamente come cita l’Articolo 1 della Costituzione Italiana che si vuole riscrivere, sono quelle di uno spazio comune di un fare che deve cercare di portare fuori dalle secche l’Italia del fu “miracolo industriale”, che ora deve veramente riscrivere la propria storia per non affogare.
La difesa di un passato “immutabile” o i continui no di distinguo dell’opposizione che bloccano qualsiasi azione, risulta essere l’errore di un paese che Berlusconi ha sottolineato, a chiare lettere non va fatto.
Non bisogna continuare ad ingessare lo Stato, che dal dopoguerra sembra attanagliato dalla paure di Potere e che con una metafora calcistica, sembra essere sempre stato più propenso ad un pareggio istituzionale, piuttosto che consentire a qualcuno di “dominare” troppo la scena.
Berlusconi ha lanciato la sfida, più potere a chi deve decidere, più alta la possibilità di risolvere i problemi del paese.
I commenti su questo punto non si sono fatti attendere, ma anche guardando l’evolversi della situazione mondiale, sembra essere un buon modo, per smettere che le continue asettiche ma “democratiche” discussioni o peggio i vergognosi scarica barile, continuino a privare il paese della possibilità di essere attivo e propositivo, anche livello anche internazionale.
Infatti a partire dagli USA, così tutte le grandi potenze che stanno dominando lo scenario mondiale, un ruolo forte del governo e del suo leader, consente loro di fare passi in avanti più rapidi degli altri, potendo beneficiare delle occasioni che si possono incontrare e/o crearsi.
Ovviamente esistono rischi in un approccio come questo, ma il peggior rischio attuale del paese nel prossimo futuro, sarà quello di continuare a sprofondare definitivamente nelle sabbie mobili ma ipocritamente soddisfatti di non aver dato al proprio avversario politico, la soddisfazione di avere beneficiato di “troppo potere”.
Una visione miope, da post 2° guerra mondiale, che con i mutati scenari va completamente rivista, ritrovando un decisionismo che in Italia si ha quasi vergogna che cresca e proliferi, l’unico modo per cercare di rilanciare il paese, rapidamente e concretamente.
Questo sembra essere il succo del nuovo PDL e delle parole chiave indirizzate dal suo leader, ma anche un messaggio al mondo, di una Italia che finalmente sembra essersi messa in marcia verso il proprio futuro e abbia un leader che voglia esserne la guida e che ha i numeri per farlo.
C’è da crederci? Beh, la fiducia nel futuro è l’unica arma con la quale volere può diventare il potere di fare qualsiasi cosa.
Un messaggio chiaro lanciato ieri da Berlusconi, per questa titanica missione che non potrà realizzare da solo.
Sicuramente è la rotta, affinché la si smetta di contrapporre vetusti modi di fare il bene pubblico a forza di “bilancini” o “Manuali Cencelli” e si inizi veramente a riscrivere dalla base l’agire del paese, liberando così il “valore” che l’Italia possiede, fino ad ora tenuto in naftalina, per paura di perdersi.
Parole che da queste parti non possono che fare piacere e da oggi attese alla prova dei fatti.
Good Morning Italia!!!
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Chi non si ricorda le puntate di “Fame”, il mitico Saranno Famosi televisivo degli anni 80?
Chi non ha pensato che quei ragazzi potessero diventare tutte vere stelle del firmamento mondiale, vista la terribile selezione da cui arrivavano e le indubbie capacità dimostrate in tutte le puntate dello show televisivo?
Chi non si ricorda delle performance di Leroy o di Coco, che ballando, cantando e recitando avevano assunto un ruolo d’icona del tempo, così come la terribile insegnate di danza Grant?
Proprio con il senno di poi, “Fame” sembra dimostrare come la strada del successo non passi da questo tipo di esperienze, che danno sicuramente incredibili notorietà ma alla fine, sembrano anche “bruciare” i propri protagonisti, vista la fine tragica dello stessoo Leroy, la stella dello show o le successive fasi in anonimato di molti degli altri protagonisti.
Un esempio su tutti: Janet Jackson.
Parte del cast dell’84 e ’85, ha finito per fare solo 25 episodi, lasciando presto il proprio ruolo filmico per assumere quello, ben più credibile, di sorella d’arte che l’ha trasformata nella stella di primaria grandezza dello scenario musicale mondiale che conosciamo.
Bene, tutto questo in Cina non è neppure un ricordo, visto che da queste parti non hanno mai visto il famoso “Fame”, ne conoscono nessuno dei personaggi, icone dei nostri anni ‘80.
Per contro, sulle migliaia di canali televisivi cinesi, sono on-air centinaia di concorsi canori, di bellezza, di ballo e di programmi stile “Saranno Famosi”, che danno l’occasione ai molti che vogliono arrivare alla notorietà, di avere un’autostrada che li possa aiutare ad emergere, tra oltre 1 miliardo e 300 milioni d’individui.
Quindi capita che la sconosciuta Li Yu Chun, vincendo nel 2005 il concorso canoro, stile Amici, intitolato “Super Girl”, sia poi diventata una star di prima grandezza in tutta la Cina.
Ma questo personaggio è diventato famoso non solo sulle proprie qualità canore, ma anche (e forse soprattutto) su un’ambiguità di fondo legata alla sua sessualità, una androgenia che non ha tardato a diventare vero culto in Cina.
In qualche maniera è come se con “Super Girl” fosse nato il David Bowie cinese, in questo caso donna.
Una vittoria quella di Li Yu Chun, che ha contribuito a cambiare radicalmente l’approccio televisivo dei molti partecipanti dei contest televisivi successivi e portare aria nuova nello showbiz cinese.
Va sottolineato infatti come fino ad allora, i massimi innovatori artistici cinesi, fossero in realtà tutti originari di Hong Kong o Taiwan.
Visti i primi successi, i diversi contest televisivi hanno quindi iniziato a lanciare “vagonate” di nuovi talenti a tutte le ore di tutti i giorni della settimana, ma soprattutto hanno dato spazio a nuovi modi di porsi e di proporsi, facendo emergere personaggi come Li Yu Chun che hanno finito per contagiare gli usi e consumi (e costumi) di centinaia di milioni di cinesi.
Ma come successo anche per “Fame”, la notorietà continentale offerta dai questi show televisivi cinesi, non sembra corrispondere ad un duraturo successo per i suoi protagonisti, finendo per rilegare molti di loro ad icone da “esporre” nei momenti importanti o caritatevoli, come successo del resto ai tanti partecipanti dei grandi fratelli occidentali.
L’eccessiva enfasi sulla notorietà acquisita in tempi strettissimi offerta dai molti contest televisivi, piuttosto che una reale selezione di talenti di prima grandezza, ha finito per convincere il governo cinese a regolamentarne l’utilizzo sui diversi canali televisivi, mettendo un tetto sul numero delle puntate e ridurne la frequenza durante l’anno, per evitare che questi “modelli” fossero presi per buoni, quali l’unico modo per conquistarsi un “posto al sole” nella società e che il successo e l’essere sempre e comunque sotto i riflettori, diventasse l’unica ragione di vita per tanti, troppi cinesi alla ricerca del proprio futuro.
L’agire del governo cinese, sembra però evidenziare quale sia il vero limite di questo tipo di programmi che oltre a mostrare il lato “professionale”, vogliono soprattutto mettere a nudo il lato umano dei concorrenti, trovare “personaggi”, spesso anche incredibili, evidenziandone le debolezze e le idiosincrasia , esattamente come lo stesso “Fame” faceva puntata dopo puntata.
Il fenomeno d’immedesimazione tra spettatore e partecipante finisce sicuramente per contribuire a creare l’incredibile notorietà che acquisiscono, ma alla lunga tutto ciò sembra penalizzarli, venendo meno il necessario Pathos per diventare veri miti.
La vera differenza tra i tanti noti dei contest televisivi e i grandi veri miti artistici di sempre, sembra proprio essere su questo punto: il mistero e le leggende che li circondava, la riservatezza del proprio lato umano e delle loro umane debolezze, contribuiva a far emergere il proprio valore artistico, anche oltre i loro reali valori, contribuendo così a trasformare alcuni di loro, in autentiche leggende viventi.
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Elisabetta Durante, del DISTI, ci informa che due ragazzi laureandi del Politecnico di Bari parteciperanno al Silicon Valley study tour 2009.
Gli italiani della Silicon Valley sono oltre 400, tra imprenditori e manager associati nella SVIEC, Silicon Valley Italian Executive Council, guidata dall’avvocato ligure-americano Jeff Capaccio.
Quest’anno, per la prima volta, due laureandi del Politecnico di Bari, Pietro Caragiulo e Stefania Di Tommaso sono stati selezionati per partecipare al “Silicon Valley Study Tour”, previsto tra agosto e settembre 2009 ed organizzato dall’associazione La Storia nel Futuro® (www.storianelfuturo.org) e AizoOn (www.aizoon.it) in collaborazione con SVIEC.
I 60 partecipanti che hanno preso parte alle prime quattro edizioni del Silicon Valley Study Tour provenivano da atenei del nord (Politecnico di Torino, Politecnico di Milano, Università di Genova, Università di Bologna, Università Cattolica del Sacro Cuore, Università del Piemonte Orientale di Novara): tutti considerano preziosi l’esperienza fatta ed i contatti sviluppati nella Silicon Valley.
Una curiosità: come piattaforma per il social network, Silicon Valley Tour 2009 ha scelto “Ning” (siliconvalleystudytour.ning.com), un’applicazione web, ideata da Marc Andreessen, meglio conosciuto come co-autore di Mosaic, il primo web browser.
Ning permette di creare siti web sociali o reti sociali (social network), ed è l’ideale per creare gruppi di socializzazione attorno a temi comuni, gruppi di lavoro o di studio. Inoltre è gratuita nella sua versione base.
Fonte: DISTI
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Se è vero che una immagine vale più di mille parole, questo è tanto più vero nell’illustrazione scientifico divulgativa. Ne erano ben consci Diderot e D’Alembert del XVII secolo quando pensarono a una ‘“Encyclopédie” completamente illustrata, allora considerata una autentica novità, un compendio universale del sapere. Se fossero oggi tra noi, ne siamo certi, i due filosofi farebbero uso delle più moderne tecniche della computer graphics: perché loro sì, erano degli innovatori!
Nel video seguente, un brillante esempio di come sia possibile comunicare il massimo dell’informazione scientifico divulgativa nella maniera più semplice e accessibile. Come esempio di “stile” gli autori hanno utilizzato la favola classica “Cappuccetto Rosso”.
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Ogni mattina migliaia di persone come noi si alzano e si recano a lavorare in un laboratorio scientifico in qualche parte del mondo.
Alcuni faranno grandi scoperte, e porteranno enormi contributi scientifici e tecnologici, che avranno forti ricadute e cambieranno la vita di tutti noi. Spesso queste storie vengono ignorate dai più, ma il Regno Unito, che vanta una lunga esperienza in divulgazione scientifica e di ottimo livello, ha deciso di raccontarcele. Il progetto Labreporter.com con whyscience.co.uk ci permette di dare uno sguardo dentro i laboratori di tutto il mondo, conoscere le persone che lavorano al loro interno, e sapere dalla loro voce quello che fanno, come lo fanno e, soprattutto, perché lo fanno.
Decine di interviste ai protagonisti (scienziati, scrittori e insegnanti), disponibili presso il sito www.whyscience.co.uk
Le interviste ai protagonisti sia nel film completo che in singoli brani.
Tutti i film sono scritti, prodotti e diretti da Alom Shaha
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Ci credereste? C’è più matematica in cielo e in terra di quanto possa immaginarne la nostra fantasia. Per esempio quanti sanno che anche le motociclette hanno bisogno di un algoritmo matematico di guida per eseguire le manovre di marcia, data la loro “instabilità” naturale?
E così gli appassionati delle due ruote potranno apprezzare l’incontro che si terrà venerdì 3 aprile 2009 alle ore 16.30, presso l’Aula 2 del Politecnico di Torino in C.so Duca degli Abruzzi 24.
Progetto Polymath ci informa che nell’ambito di Matematica e Motocicletta, che vedrà la partecipazione di manager e ingegneri di alcune note case motociclistiche, sarà illustrato il progetto di un nuovo algoritmo inserito in un software commerciale attualmente utilizzato dalle più importanti aziende motociclistiche.
Si tratta di un pilota virtuale di motociclette, per l’utilizzo in ambienti di prototipazione virtuale, che offrirà ai relatori dell’incontro la possibilità di discutere sulle diverse opzioni possibili della modellistica matematica della motocicletta.
L’incontro è promosso daL Corso di laurea in Matematica per le Scienze dell’Ingegneria, Corso di laurea magistrale in Ingegneria Matematica, http://calvino.polito.it/~laurea - Dipartimento di Matematica
Intervengono:
Prof. Alessandro Beghi, Università di Padova Ing. Luca Fabbri, Innovation Manager, Motorcycle Engineering, Brand Units Aprilia e Derbi
Per informazioni: Patrizia Serra
(patrizia.serra (at) polito.it, tel.: 011-5647557)
http://www.polito.it/php/news/index.php?idn=2341&lang=it
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Ci lascia a 91 anni nella sua casa romana Giulio Macchi, autore televisivo, regista e conduttore della Rai.
Macchi è noto al grande pubblico televisivo soprattutto degli anni ‘70 per la popolarità di trasmissioni di informazione che hanno fatto la storia della televisione pubblica, come Orizzonti della Scienza e della Tecnica e Habitat, con le quali portò nelle case degli italiani, rendendo quei temi accessibili a tutti, grandi medici, scienziati, ingegneri e urbanisti.
Macchi, regista, conduttore e autore televisivo è stato un vero pioniere della divulgazione scientifica in tv.
Del ‘66 il suo programma forse più noto, Orizzonti della Scienza e della Tecnica, che inventò e condusse per oltre nove anni e con il quale fece conoscere al grande pubblico, importanti medici e scienziati.
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Pino Maniaci, uno dei più grandi informatori anti mafia che abbiamo in Sicilia il quale è stato minacciato tantissime volte da essa per via delle sue inchieste ed al suo modo di attaccarla senza paure a testa bassa è stato rinviato a giudizio per esercizio abusivo della professione di giornalista in quanto non iscritto all’albo. Come dice Beppe Grillo “si sarebbe trovato in compagnia di Riotta, Belpietro, Fede, Giordano. E’ uno che ci tiene alla sua reputazione”.
Questa è l’ennesima dimostrazione di quanto siano assurde le nostre leggi e quanto l’albo dei giornalisti sia una cretinata, ho fatto bene a firmare per il referendum del V2Day peccato che l’obbiettivo delle 500.000 firme non è stato raggiunto per farlo partire.
In altro trovate una recente intervista di Pino Maniaci a Piero Ricca.
Qui sotto ci racconta una delle sue aggressioni da parte della mafia ed altro ancora:
fonte: alessios4.blogspot.com » Vai al post originale
La Cina sta assumendo, giorno dopo giorno, un sempre crescente ruolo nella riscrittura delle regole cardine del futuro del mondo moderno,
Fino ad ora, con la forza delle proprie esportazioni, si era imposta solo come la “fabbrica del mondo”, contribuendo non poco alla crescita economica degli ultimi decenni di molti paesi occidentali, Stati Uniti in testa.
Ora però, sotto l’incalzare della crisi finanziaria, la Cina ritiene che sia giunto il momento per riscrivere le regole della Finanza mondiale, quella che regolano i flussi di capitale ed investimenti, la base per sostenere la propria Economia reale e continuare a crescere.
Non è pertanto un mistero che la Cina sia seriamente propensa a sganciare il proprio sviluppo e quello del mondo prossimo venturo, dall’influenza del dollaro, proprio per evitare che i destini del mondo continuino ad essere legati, in maniera indissolubile, ai destini di una sola nazione.
Da qui la proposta cinese: creare una “nuova moneta” chiamata “di riserva”.
Ma questa proposta cinese, non vuole essere il preludio per l’ingresso dello stesso Yuan in detto paniere o la sostituzione del dollaro con altra valuta, ma la creazione di una NUOVA MONETA, non coniata da alcun singolo paese e patrimonio dalla Comunità Internazionale tutta, quale bene comune in grado di fornire stabilità agli scambi tra le nazioni.
Un’idea utopica?
Tutt’altro. Dall’idea alla pratica, i dirigenti della Banca Centrale Cinese hanno pertanto proposto che questa “nuova moneta” sia gestita dal Fondo Monetario Internazionale, sfruttando i già esistenti “diritti speciali di prelievo” della Fmi che basati su un paniere allargato di Dollaro, Euro, Yen Giapponese e Sterlina Inglese, permettono già ora, di essere usati come unità di conto dal Fmi e da alcune organizzazioni multilaterali.
Questo approccio cinese, espresso dal Governatore della Banca Centrale Zhou Xiaochuan, è fortemente connesso anche al fatto che per aiutare le economie più deboli, la “nuova moneta” potrebbe consentire di sostenere molti di questi paesi, spesso ricchi di materie prime, ora “vittime” inconsapevoli delle bizze delle economie già sviluppate, che rende impossibile qualsiasi pianificazione sui lunghi periodi di cui necessitano.
Le ragioni dei timori cinesi rispetto al dollaro alla base di questa proposta, sono stati espressi di recente dallo stesso Premier Wen Jiabao, quando nella conferenza stampa a conclusione della sessione annuale del Parlamento Cinese, si era detto “preoccupato” per gli investimenti cinesi in dollari in buoni del tesoro americano.
Ma mentre tutti i commentatori internazionali hanno pensato si riferisse solo alla paura cinese per un Default USA, in realtà il messaggio cinese agli Americani era ben diverso: che non creassero le premesse per il rilancio dell’inflazione e una svalutazione delle propria moneta, per così diluire nel tempo i propri debiti con l’estero, tra cui anche quelli con la Cina.
Ma come i Cinesi vorrebbero attivare questa nuova moneta??
Lo dice lo stesso governatore della Banca Cinese: attraverso un allargamento del paniere che già compongono i “diritti speciali” di prelievo e l’atto da parte degli Stati membri di affidare la gestione di una parte delle proprie riserve valutarie al Fmi.
Questa azione, ha aggiunto il governatore Zhou, “necessita di straordinaria visione politica e coraggio” richiamando la sua posizione a quella di una proposta simile fatta dall’economista Keynes nel 1940.
In vista dell’imminente G20 di Londra, appare quindi chiaro che la Cina non intenda essere semplice spettatrice, ma soprattutto non ritiene più sia il tempo per “effetti placebo” sull’economia e finanza mondiale, ma che invece occorra agire prendendo decisioni strutturali che “cambino gli scenari” futuri, dalle fondamenta.
fonte: yibuyibu.blogspot.com » Vai al post originale
“FAI anche tu” è l’invito per gli amanti dell’arte, della natura e del paesaggio a fare qualcosa di concreto per il nostro Paese mediante un sostegno al FAI nella tutela del patrimonio italiano. Un invito a prendere consapevolezza di chiunque può far parte di un patrimonio culturale. Sabato 28 e domenica 29 marzo 2009 sarà possibile durante la “Giornata FAI di Primavera”, giunta alla sua XVII edizione, visitare 580 splendidi beni in 210 città italiane, la maggior parte dei quali di solito chiusa al pubblico.
Una giornata senza limiti spaziali né temporali, perché saranno aperti al pubblico beni storici e paesaggistici non soltanto nelle grandi città d’arte ma anche nei piccoli centri urbani, spesso poco considerati dal turismo culturale: siti archeologici, borghi medioevali, splendide chiese e palazzi realizzati da architetti contemporanei.
A Roma è possibile visitare Palazzo Koch, scenografica sede della Banca d’Italia, realizzato tra il 1888 e il 1892, caratterizzato da splendidi saloni di rappresentanza arricchiti da preziose collezioni d’arte. A Milano diviene d’obbligo la visita della Veneranda Biblioteca Ambrosiana, istituzione fondata da Federigo Borromeo nel 1609, come la Sala Federiciana e il Cortile degli Spiriti Magni. Visitabile anche il nuovissimo edificio dell’Università Bocconi, uno degli ultimi gioielli architettonici della città. A Napoli apre un importante palazzo storico, il Monastero di San Gregorio Armeno con il suo chiostro di eccezionale bellezza.
A Fucecchio, in provincia di Firenze, in occasione del centenario della nascita di Indro Montanelli, si potranno ammirare gli studi di Roma e di Milano del grande giornalista presso Palazzo Montanelli della. In esposizione anche la sua famosa macchina da scrivere “Olivetti lettera 22”. Ad Ascoli Piceno, dopo dieci anni di restauro, viene riaperto al pubblico il Forte Malatesta, edificio fortificato, simbolo religioso, civile e militare della città, con l’annessa chiesa del ‘500, costruita sui ruderi di un complesso termale di epoca romana. A Palermo è possibile visitare Villa Cardillo, chiusa normalmente ai visitatori; mentre a Padova i visitatori possono entrare nella Scoletta del Santo per ammirare la Sala Priorale affrescata da Tiziano e scoprire il Chiostro della Basilica del Santo. Ad Alessandria si possono ammirare i mosaici di Gino Severini che decorano il Palazzo delle Poste, esempio di architettura razionalista.
Numerose anche le zone paesaggistiche visitabili: la Val d’Enza in provincia di Reggio Emilia; il percorso fluviale lungo il Po di Goro; la Valle Pesio nel territorio della Alpi Marittime in provincia di Cuneo; le Lame Rosse nel parco dei Monti Sibillini.
I visitatori possono contare anche quest’anno su guide d’eccezione: oltre 10000 gli “Apprendisti Ciceroni”, giovani studenti pronti ad illustrare al pubblico aspetti storico-artistici dei beni.
“Giornata FAI di Primavera”, una splendida occasione per conoscere il patrimonio artistico e paesaggistico del nostro Paese.
Informazioni ed elenco completo delle aperture al numero di telefono 0321443553 (24 ore su 24) e sul sito Fondo Ambiente Italiano.
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Dal 13 marzo al 30 agosto Palazzo Strozzi, a Firenze, sarà sede della mostra “Galileo. Immagini dell’universo dall’antichità al telescopio”, un viaggio attraverso le scoperte celesti di Galileo Galileo. Un’esplorazione avvincente del cielo e dell’astronomia a partire dalle visioni mistiche dei popoli della Mesopotamia e del delta del Nilo, procedendo attraverso le cosmogonie greche caratterizzate dalle geniali sfere omocentriche di Eudosso e le architetture planetarie di Tolomeo e dell’astronomia araba, ricordando le credenze cristiane e le tesi eliocentriche di Copernico che ispirarono Galileo, Keplero e Newton, artefici della nuova concezione dell’universo.
Curata da Paolo Galluzzi, direttore dell’Istituto e Museo di Storia della Scienza, la mostra “Galileo. Immagini dell’universo dall’antichità al telescopio” mette in rilievo il contributo della cosmologia, in relazione con le altre espressioni del pensiero attraverso l’apporto di applicazioni multimediali e importanti filmati. Il percorso espositivo è arricchito da reperti archeologici, strumenti scientifici di straordinaria bellezza, atlanti celesti, dipinti, sculture, preziosi codici miniati e straordinari modelli cosmologici funzionanti realizzati in occasione della mostra. Tra gli oggetti più interessanti il monumentale arazzo astronomico di Toledo, l’Atlante Farnese, il misterioso dipinto “Linder Gallery Interior” per la prima volta in esposizione, e il cannocchiale di Galileo.
La mostra è promossa e organizzata da Ente Cassa di Risparmio di Firenze e dalla Fondazione Palazzo Strozzi, con il sostegno del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, della Regione Toscana e del Comitato Nazionale per le Celebrazioni Galileiane.
Info
Sede: Palazzo Strozzi - Museo del Corso - Piazza degli Strozzi, 1 - Firenze
Periodo: 13 marzo - 30 agoso 2009
Orari: 9.00-20.00 (tutti i giorni), 9.00-23.00 (giovedì)
Ingresso: €10,00 intero - €8,00 ridotto- €4,00 scuole
Tel: 0552645155 (infos) - 0552469600 (prenotazioni)
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Titolo originale: id.
Nazione: Gran Bretagna, Ungheria, USA
Anno: 2006
Genere: fantasy
Durata: 1h44m
Regia: Stefen Fangmeier
Sceneggiatura: Peter Buchman
Fotografia: Hugh Johnson
Musiche: Patrick Doyle
Cast: Ed Speleers, Jeremy Irons, Robert Carlyle, John Malkovich, Joss Stone, Sienna Guillory, Christopher Egan, Garrett Hedlund, Alun Armstrong, Gary Lewis, Djimon Hounsou, Richard Rifkin, Steve Speirs
Trama
Eragon ha diciassettenne anni ed è orfano. Vive assieme allo zio ed il cugino Roran a Carvahall, un piccolo villaggio ai confini dell’impero di Alagaesia. Un giorno Eragon, mentre si trova a caccia di cervi, scopre una strana pietra blu che si rivelerà essere l’uovo dell’ultimo drago femmina rimasto ancora in vita. Eragon se ne prende cura dell’uovo fino alla nascita della creatura alla quale con molta pazienza insegnerà anche a volare. Ma Galbatorix, malvagio re di Alagaesia ed ultimo cavaliere dei draghi vivente, anche perché assassino di tutti gli altri cavalieri, venuto a conoscenza della nascita della dragonessa Saphira manderà all’inseguimento di Eragon il terribile Durza, potente stregone nero. L’unica salvezza per il giovane è rappresentata da Brom, cavaliere in pensione, con il quale inizierà una fuga verso il rifugio dei Varden, i ribelli dell’impero.
Recensione
La storia di “Eragon” inizia, quando un adolescente americano, Christopher Paolini, mai andato a scuola ma istruito dalla madre inizia a scrivere una storia. Due anni dopo, nel 2002, i genitori (il padre, Carl Hiaasen, è un noto giallista), entusiasti, la pubblicarono a proprie spese. Per pubblicizzare il libro, Christopher girò scuole e librerie vestito con corazza, stivali e spada, finché un importante editore, Knopf, non decise di ripubblicare in una nuova edizione “Eragon” e i due successivi libri di quella che sarebbe diventata una trilogia famosa in tutto il mondo.
La trasposizione cinematografica di “Eragon” purtroppo non è all’altezza del libro. Se Christopher scrisse il libro perché appassionato di fantasy, il film sembra essere prodotto finalizzato al mero guadagno, privo com’è di un minimo di passione e di coinvolgimento. Stefen Fangmeier, esordiente come regista, ma esperto di effetti speciali, rivolge ogni cura ed attenzione unicamente verso l’aspetto estetico della pellicola. Infarcito di effetti speciali ben realizzati e sorretto da una colonna sonora imponente e decisamente troppo invadente, “Eragon” sembra realizzato con fretta e superficialità, condensando più di 500 pagine di libro in poco più di un’ora e mezza di pellicola: numerose sono le parti del libro trascurate tanto che spesso sembra mancare una ragionevole consequenzialità tra le scene. “Eragon” manca di ritmo e di situazioni realmente avvincenti, la scenografia ed i personaggi sembrano tratti da dalla trilogia de “Il signore degli anelli” di Peter Jackson.
Il cast è di tutto rispetto (e decisamente sprecato): Jeremy Irons sembra poco convinto del suo personaggio, Robert Carlyle divertente ma un po’ fuori luogo e John Malkovich, fisicamente perfetto nel ruolo di cattivo, non può esprimere a sufficienza la sua bravura per i pochi dialoghi in cui è impegnato; poco convincente l’esordiente Ed Speleers, poco efficace da appassionare lo spettatore.
Il doppiaggio italiano è un segno ulteriore della modestia con la quale è stato prodotto il film: se nell’edizione originale la voce della dragonessa Saphira è affidata all’ottima attrice Rachel Weisz, non si comprende come abbiano pensato ad Ilaria D’Amico, brava giornalista sportiva, ma che nulla c’entra con cinema e doppiaggio.
Il colpo di grazia è infine rappresentato dal finale che nel pieno rispetto della trilogia di Tolkien-Jackson non esiste, lasciando lo spettatore in bilico e in attesa (beh, siamo proprio sicur?) del sequel.
Dunque “Eragon” rappresenta un tentativo fallito di rinnovare il genere fantasy, un film privo di logica narrativa, poco suggestivo ed un’indegna trasposizione dell’inizio di quella che sarebbe potuta diventare, con maggior impegno e passione, un’ottima alternativa al classici del fantasy. Un’occasione sprecata uccisa dal dio denaro.
Voto: 4
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Titolo originale: Anatomie
Nazione: Germania
Anno: 2000
Genere: horror
Durata: 1h43m
Regia: Stefan Ruzowitzky
Sceneggiatura: Stefan Ruzowitzky
Fotografia: Peter von Haller
Musiche: Marius Ruhland
Cast: Franka Potente, Benno Fürmann, Anna Loos, Sebastian Blomberg, Traugott Buhre, Holger Speckhahn, Oliver Wnuk, Andreas Günther, Rüdiger Vogler, Gennadi Vengerov, Thomas Meinhardt, Werner Dissel
Trama
Paula è una brillante studentessa di medicina che ha appena vinto il concorso di ammissione all’autorevole corso estivo di anatomia dell’università di Heidelberg. La ragazza, intenzionata a seguire le orme del padre e del nonno, si immerge totalmente studio dal quale non riescono a distrarla neanche le attenzioni di un suo compagno di corso. Un giorno si ritrova in obitorio un ragazzo cardiopatico conosciuto pochi giorni prima in treno. Non convinta della morte naturale del giovane, Paula inizierà ad investigare, scoprendo un’orrible segreto che si cela tra le mura della prestigiosa università.
Recensione
Stefan Ruzowitzky, regista austriaco, dirige questo horror ospedaliero di produzione tedesca sulla scia di teen horror americani come “The skulls - I teschi”.
Quello che subito colpisce in “Anatomy” è la fotografia di Peter von Haller capace di ricreare quell’atmosfera fredda e torbida tipica degli ambienti ospedalieri. Si aggiunge poi l’interpretazione di Franka Potente: in pieno stile teutonico, la ragazza appare algida e ambiziosa, confermando le qualità già dimostrate in “Lola corre”, splendida pellicola del regista Tom Tykwer che l’ha fatta conoscere. Peccato però che gli altri attori del cast risultino belli ma totalmente inadeguati nei loro ruoli. “Anatomy” pur non brillando per originalità, inquieta e spaventa, in particolar modo quanti sono inorriditi anche dalla vista del sangue di un banale prelievo. Gli effetti speciali sono infatti di buon livello anche se Ruzowitzky si contiene un pò troppo nella componente splatter.
La storia purtroppo dopo un discreto inizio, assume contorni un po’ banali, attribuendo caratteristiche a volte eccessive ai personaggi (è vero che ci troviamo in un ambiente giovanile, ma la serietà dei ragazzi viene messa a dura prova con dialoghi stupidi, spesso infarciti di doppi sensi palesemente fuori luogo).
Sebbene penalizzato da alcune banalità grossolane, “Anatomy” è un film che può far trascorrere una piacevole serata horror senza troppe pretese anche se gli assuefatti all’horror rimarranno sicuramente lievemente delusi.
Voto: 6,5
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Giorgio Albertazzi ritorna a Roma al Teatro Ghione con lo spettacolo “Lezioni americane”. Nato a Parigi al Théâtre du Rond-Point, dove riscosse un enorme successo, lo spettacolo propone la prima delle prolusioni elaborate da Italo Calvino nel suo libro omonimo. Dante, Cavalcanti, Shakespeare, Lucrezio, Ovidio, Leopardi, Kafka, Cyrano saranno i personaggi illustrati da Albertazzi in una serie di discorsi leggeri ed appassionanti che Calvino trattò nelle “Lezioni americane”, un ciclo di conferenze ideate in occasione di un invito ricevuto dalla Harvard University, ma che non furono mai portate a termine a causa dell’improvvisa morte dello scrittore, avvenuta nel 1985. Il libro uscì comunque postumo nel 1988 col titolo “Lezioni americane. Sei proposte per il prossimo millennio”. Leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità, molteplicità, sono i valori universali che la letteratura, secondo Calvino, avrebbe dovuto preservare e portare con sé nel nuovo millennio.
Lo spettacolo ritorna dunque sui palcoscenici attraverso Giorgio Albertazzi nel ruolo del Conferenziere che, attraverso le parole di Calvino, conduce gli spettatori in questo frenetico viaggio nella letteratura mondiale alla ricerca delle origini sulle quali si fondano ognuno di quei valori, con particolare risalto nei confronti della “Leggerezza”, intesa non come un difetto, ma come un valore.
Grazie ad Albertazzi l’opera incompiuta di Calvino diventa teatro in un continuo alternarsi tra letteratura, teatro, video e musica, facendo della stanza del Conferenziere il luogo dove scomporre la scrittura, cercando di carpirne segreti e dove la “Leggerezza” diventa per lo scrittore l’oggetto irraggiungibile di una infinita ricerca, a causa dell’insostenibile pesantezza dell’essere.
Una giovane discepola cerca di cogliere il senso di questa ricerca e il suo occhio-telecamera insegue il Conferenziere, filmandolo insieme ai suoi appunti, ai disegni, ai libri, ai quadri, agli oggetti, proiettando alcuni filmati della memoria teatrale di un Albertazzi, vate delle epiche gesta del pensiero che diviene scrittura.
Nel video seguente un’intervista a Giorgio Albertazzi ed alcuni frammenti dello spettacolo “Lezioni americane” che sarà di scena al Teatro Ghione, in via delle fornaci 37, a Roma dal 24 marzo al 5 aprile.
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Si tiene a Roma presso il Museo Fondazione Roma (ex Museo del Corso), la mostra “Hiroshige. Il maestro della natura”, prima esposizione in Italia dedicata ad uno dei più grandi artisti giapponesi dell’800. In rassegna una raccolta di 200 opere dell’artista giapponese Utagawa Hiroshige (1797-1858), provenienti dalla Honolulu Academy of Arts, istituzione che possiede forse la più grande raccolta di stampe di Hiroshige in Occidente con oltre 3000 fogli che provengono in gran parte dal lascito di James Michener, celebre autore dei libri “Sayonara” e “Hawaii”, divenuti in seguito sceneggiature degli omonimi film, oltre a diverse foto appartenenti alla fondazione JCII di Tokyo, il più importante museo fotografico giapponese.
Nato a Edo (il nome della città di Tokyo fino al 1868), Utagawa Hiroshige era il figlio di un samurai funzionario dei vigili del fuoco e, dopo la scomparsa di entrambi i genitori, a soli tredici anni, ne ereditò la carica.
Tra i massimi esponenti dell’arte ukiyoe (“immagini del mondo fluttuante”), un genere di stampa artistica su blocchi di legno prodotta in Giappone tra il XVII e il XX secolo, che aveva in genere come soggetti paesaggi, rappresentazioni teatrali e quartieri a luci rosse, Hiroshige fu un pittore ed incisore molto prolifico, con una produzione artistica di circa 4000 stampe policrome e immagini per libri appartenenti a diversi generi: stampe di attori, guerrieri e cortigiane ma in particolare immagini della natura (fiori, animali e paesaggi). Un’arte destinata ad ambienti domestici, che riflette la natura nella sua sostanza in piena armonia pur se rappresentata nel bel mezzo di bufere di neve o tempeste di mare, avvicinando l’uomo al fluire del cosmo.
Fu proprio il suo singolare approccio religioso nei confronti della natura che rese unico lo stile di Hiroshige tanto da influenzare notevolmente impressionisti e post-impressionisti europei. Artisti come Monet, Manet e Whistler furono conquistati dai suoi colori vivaci, dal meraviglioso alternarsi di luce ed ombre, dagli incantevoli effetti atmosferici di nebbie e piogge. Ma fu soprattutto Van Gogh a rimanerne sbalordito, a tal punto che non solo trasse palese ispirazione dal maestro giapponese ma riprodusse ad olio alcuni fogli di Hiroshige.
Promossa dalla Fondazione Roma e realizzata in collaborazione con Arthemisia, la mostra “Hiroshige. Il maestro della natura”, a cura di Gian Carlo Calza, è strutturata in cinque sezioni.
“Il mondo della natura”, punto di partenza del viaggio espositivo, è riservata alla rappresentazione di animali e paesaggi: uno stormo di oche selvatiche che in volo attraversano uno scorcio di luna piena oppure un inatteso scroscio di una cascata che discende da una roccia sono esempi del suo attento sguardo al mondo naturale, dal quale trasse la maggior parte dei suoi soggetti artistici.
“Cartoline dalle province” raccoglie i disegni di località del Sol Levante attraverso simbologie mitologiche o letterarie: una suggestiva cascata, rocce dalle forme particolari, gorghi profondi in uno stretto di mare.
“La via per Kyoto” è invece dedicata alle due grandi vie che collegavano la capitale imperiale di Kyoto a quella amministrativa di Edo, sezione nella quale si trova era “Cinquantatré stazioni di posta del Tokaido”, considerato il capolavoro di Hiroshige, realizzato tra il 1833 ed il 1834, in seguito ad uno dei suoi viaggi in quelle province.
“Nel cuore di Tokyo” si concentra su Edo, città dello shogun, capo militare e politico del Giappone. Edo fu la città dove Utagawa Hiroshige nacque, visse e morì, dipingendo la maggior parte dei suoi paesaggi. In esposizione si trovano i luoghi amati dagli abitanti e dai visitatori occasionali, come “la città senza notte” di Yoshiwara, con le sue eleganti case d’appuntamento; Saruwacho, la via dei teatri; Nihonbashi (“il ponte del Giappone”), importante punto di riferimento per ogni viaggio.
Una sezione particolare è “Il vedutismo di Hiroshige nella prima fotografia giapponese”, a cura di Rossella Menegazzo. Questa sezione testimonia con foto e cartoline di paesaggi e di luoghi celebri, a qualche decennio di distanza, l’influenza che il maestro ebbe sui primi fotografi attraverso il suo modo di vedere la realtà.
Infine, a testimonianza dell’ammirazione di Van Gogh nei confronti di Hiroshige, in esposizione ci sono anche tre riproduzioni dell’artista olandese ispirati ai quadri di Hiroshige: “Ponte sotto la pioggia: dopo Hiroshige”, “Il giardino dei susini a Kameido: dopo Hiroshige”e “Piccolo pero in fiore”, conservate al Van Gogh Museum di Amsterdam e impossibili da trasportare a causa della loro estrema delicatezza. Le opere sono state riprodotte in altissima risoluzione dalla Rai, secondo una particolare tecnica digitale che rende visibili i colori e i particolari dell’originale nei minimi dettagli.
Dal momento che opere di Hiroshige ricordano spesso ambienti tipici delle fiabe, la mostre offre alle famiglie ed ai piccoli visitatori un percorso divertente tra animali, piante e paesaggi del Sol Levante. Gratis a disposizione di tutti i bambini un “Quaderno di viaggio” da utilizzare durante il percorso della mostra, con alcune notizie sulla cultura giapponese, sulla tecnica di stampa e sul maestro Hiroshige. In ogni sezione della mostra è stata disposta una “stazione”, costituita da una piccola pedana e da un tavolino in legno, con un timbro da apporre sul quaderno, proprio come avviene in Giappone, dove ogni tempio buddhista ha un suo timbro ufficiale e una “stazione dei timbri” per il quaderno del viaggiatore pellegrino. Il 5 maggio, in occasione del “Kodomo no hi” (il giorno del bambino), verrà organizzato un evento speciale riservato ai bambini.
Durante le prime due settimane della mostra, dal 17 al 31 marzo, tutti i visitatori potranno ritirare gratuitamente, nell’area bookshop del museo, cartoline raffiguranti cinque ideogrammi giapponesi espressione di altrettanti concetti chiave: Soboku (semplicità), Ryōshitsu (qualità), Heikō (equilibrio), Chōw-a (armonia) e Henka (cambiamento). Ad ogni ideogramma è legato un pensiero che evidenzia il ruolo rivestito nella salute.
La mostra “Hiroshige. Il maestro della natura” rappresenta un’occasione unica per ammirare e conoscere i lavori di un artista il cui valore non è forse ancora apprezzato a sufficienza in Italia.
Info
Sede: Museo Fondazione Roma - Museo del Corso - Via del Corso, 320 - Roma
Periodo: 17 marzo - 7 giugno 2009
Orari: 10.00-20.00 (tutti i giorni), lunedì chiuso.
Ingresso: €9,00 intero - €7,00 ridotto- €4,00 scuole
Tel: 066874704 (infos e prenotazioni)
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Titolo originale: High crimes
Nazione: USA
Anno: 2002
Genere: thriller
Durata: 1h55m
Regia: Carl Franklin
Sceneggiatura: Grace Cary Bickley, Yuri Zeltser
Fotografia: Theo van de Sande
Musiche: Graeme Revell
Cast: Morgan Freeman, Ashley Judd, Jim Caviezel, Amanda Peet, Adam Scott, Bruce Davison, Tom Bower, Juan Carlos Hernández, Jude Ciccolella, Michael Gaston, Emilio Rivera, Michael Shannon, John Billingsley
Trama
Claire Rubik è un affermato avvocato ed è felicemente sposata con Tom. In seguito ad un furto subito nella sua casa, l’FBI scopre che la vera identità del marito è Ron Chapman, un ex-marine responsabile dell’assassinio di alcuni civili durante un’operazione militare in Salvador. Rinchiuso in un penitenziario militare, l’uomo affronta il processo difeso dalla moglie Claire, fermamente convinta della sua innocenza. Claire si rivolge ad un esperto di giurisprudenza militare con un passato da alcolista, Charles Graimes.
Recensione
“High Crimes - Crimini di stato” è un legal thriller tratto dall’omonimo romanzo (in Italia tradotto nel titolo “Reati capitali”) di Joseph Finder e diretto con mestiere da Carl Franklin. La storia si poggia su temi già spesso utilizzati nella cinematografia: identità nascoste, segreti inconfessabili, abusi e corruzione nei rigidi ambienti militari. Pur partendo da una serie di elementi poco originali, “High Crimes - Crimini di stato” coinvolge fin dall’inizio lo spettatore, mostrando una serie di intrighi e di segreti nei quali si ritrovano coinvolti membri dell’esercito americano, un mondo solitamente sempre adulato dai media. Ingredienti però abusati in questo genere di film, così come i personaggi che man mano si avvicendano: l’anonimo Jim Caviezel è un uomo dalla faccia pulita, marito premuroso e gentile, ma che in realtà nasconde un passato militare, probabilmente invischiato in fatti infamanti; l’avvocato di successo, nelle fattezze della splendida Ashley Judd, che si scontra con i chiusi ambienti militari; un avvocato in declino, dal passato segnato dall’alcool, al quale si presenta l’opportunità di riscattarsi è invece interpretato da un esperto e scaltro Morgan Freeman.
“High Crimes - Crimini di stato” sembra un film avvincente dove tutto sembra scorrere alla perfezione, quando però si avvicina al suo momento cruciale, la sceneggiatura prende la strada sbagliata, seguendo sviluppi narrativi illogici e decisamente superficiali. Al termine della pellicola non è poi assurdo rendersi conto di aver speso circa due ore inutilmente.
La colonna sonora di Graeme Revell non incide particolarmente nel film, mentre la fotografia di Theo van de Sande descrive lucidamente il thrilling claustrofobico, attraverso una saturazione dei colori verso il freddo blue.
“High Crimes - Crimini di stato” è il classico film che “prende in giro” lo spettatore, introducendolo con estrema cura nell’atmosfera, tenendolo per mano durante gli sviluppi della storia, per poi offenderne l’intelligenza con un’improbabile conclusione.
Voto: 5,5
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Direttamente dal Petit Palais di Parigi giungono a Parma, presso la Fondazione Magnani Rocca 155 incisioni all’acquaforte di Rembrandt che si aggiungono così al celebra “Faust” dell’artista olandese di proprietà della Fondazione parmense.
Rembrandt si contraddistinse nella nell’arte incisoria, grazie alla sua creatività e ricerca espressiva. Un interprete capace di intuire le sfumature dell’animo, caratteristiche ben distinguibili nei suoi ritratti (ed autoritratti), ma anche capace di rappresentare situazioni contraddistinte da un incantevole mistero, come si può osservare nelle sue scene bibliche.
La mostra intitolata “Il Petit Palais di Parigi alla Fondazione Magnani Rocca. Incontro con Rembrandt” guida il visitatore in un viaggio nella storia dell’incisione, dal XV al XX secolo, attraverso i momenti principali. Fu proprio Luigi Magnani un grande estimatore dell’arte incisoria, già presente in diverse collezioni permanenti della Fondazione. Opere che testimoniano il valore degli artisti più importanti di questa tecnica artistica: Dürer, Goya, Schongauer, Morandi e lo stesso Rembrandt.
Curata da Sophie Renouard Bussierre, la mostra è stata realizzata in occasione della ventesima “Ambasceria Internazionale” del museo parigino del Petit Palais. Un laboratorio didattico per le scuole sarà associato alla mostra parmense.
Info
Sede: Fondazione Magnani Rocca, via Fondazione Magnani Rocca 4, Mamiano di Traversetolo (Parma)
Periodo: 15 marzo - 28 giugno 2009
Orari: 10.00-18.00 (tutti i giorni), lunedì chiuso
Ingresso: €8,00
Tel: 0521 848327/848148 (infos e prenotazioni)
Note: da martedì 24 marzo tutti i martedì alle ore 15.30 visita guidata gratuita (si paga solo il biglietto d’entrata) senza prenotazione. Aperto anche Pasqua, lunedì dell’Angelo, 25 aprile, 1 maggio e 2 giugno.
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Titolo originale: id.
Nazione: Australia, USA
Anno: 2009
Genere: drammatico
Durata: 1h56m
Regia: Clint Eastwood
Sceneggiatura: Nick Schenk
Fotografia: Tom Stern
Musiche: Kyle Eastwood, Michael Stevens
Cast: Clint Eastwood, Bee Vang, Ahney Her, Christopher Carley, Brian Haley, Dreama Walker, Geraldine Hughes, Brian Howe, William Hill, Scott Eastwood, Davis Gloff, Sonny Vue
Trama
Walt Kowalski è un veterano della guerra di Corea dal carattere introverso e burbero. A causa dei difficili rapporti con i suoi figli ed i suoi nipoti, preferisce vivere una vita solitaria nella sua villetta nella periferia di Detroit, trascorrendo il tempo a bere birra e a lucidare la sua fiammante Ford Gran Torino del 1972, l’unico grande amore rimastogli, dopo la recente morte della moglie. Quando una famiglia di immigrati asiatici si trasferisce nella casa accanto alla sua, l’uomo si troverà costretto ad affrontare i propri pregiudizi razziali entrando suo malgrado nelle loro vite.
Recensione
“Gran Torino” è la storia di Walt, un uomo “di altri tempi”, un anziano pensionato e veterano di guerra, che vede cambiare intorno a sé l’America che aveva da sempre apprezzato e venerato. Un tempo orgoglioso operaio dell’americana Ford (il titolo del film fa infatti riferimento alla Ford Gran Torino custodita gelosamente dal protagonista), vede inesorabilmente sgretolarsi i valori e le tradizioni americane. Incapace di adattarsi a cambiamenti che hanno segnato la società moderna, non riesce neanche a sopportare che uno dei suoi figli lavori come venditore di auto giapponesi. Mal sopporta che il suo quartiere si stia svuotando di tutti i bianchi americani avvicendati da gruppi di neri, ispanici ed orientali. Tutte conseguenze della storia di Detroit e Ford, due simboli della florida industria americana, tanto che la città fu considerata per molti anni capitale mondiale dell’automobile. Tantissime persone si trasferirono a Detroit attirate dalle prospettive lavorative che la città e le sue industrie concedevano. Ma la crisi petrolifera e la concorrenza di nuove industrie automobilistiche portò la città in rovina, abbandonata dalla maggior parte della popolazione bianca, diventando sempre più un ghetto urbano. Patriottico e nazionalista (cosa facilmente intuibile dalla bandiera presente di fronte la sua casa, ormai circondata da immigrati provenienti da ogni parte del mondo), Walt oltrepassa questi nobili sentimenti, mostrandosi attraverso i suoi modi rudi e scortesi, razzista nei confronti di ogni diversa etnia: neri, asiatici, ispanici, italiani, irlandesi, con disprezzo o per gioco non nasconde nulla di ciò che pensa. A tutto ciò si aggiunge un sentimento anticlericale che riversa nel giovane sacerdote che passa spesso a trovarlo intenzionato ad esaudire ultimo desiderio della moglie di Walt sul letto di morte, ovvero confessare il vecchio burbero di tutti i suoi peccati. Da quegli incontri/scontri nasceranno i momenti più profondi di “Gran Torino”, una serie di dialoghi tra i due che faranno da filo conduttore della storia. Un film sulla vita e sulla morte, sull’incapacità di un uomo troppo legato al tempo che fu, sul rapporto tra padre e figlio, sull’amicizia e sul rispetto reciproco. Perché essenzialmente Walt è un uomo solitario, senza alcun rapporto con i suoi familiari (i figli vorrebbero rinchiuderlo in un ospizio ed i nipoti lo sopportano a malapena) e la sua unica passione è la sua splendida Ford Gran Torino, che sarà il motivo del legame di amicizia con Tao, il figlio dei suoi vicini di casa. Walt al principio mostra tutto il suo odio nei confronti del ragazzino, ma conoscendo lui ed il suo mondo, scoprirà di possedere qualità nascoste rimettendo così in discussione tutti i suoi pregiudizi.
C’è poco da dire sulle qualità di Clint Eastwood: film dopo film, dimostra sempre più capacità registiche eccezionali, impreziosite nel caso di “Gran Torino” da un’intensa interpretazione. Avvalendosi di alcuni attori sconosciuti di origini orientali li dirige in maniera magistrale attraverso uno stile secco ed essenziale. Il suo realismo e la durezza rappresentano un vero pugno allo stomaco.
“Gran Torino” è un film che si apprezza fino al suo splendido finale, ultima tessera del mosaico creato dal regista e attore americano. Un finale perfettamente coerente, un modo esemplare con cui terminare la pellicola. Un film tremendamente duro, ma che tocca le corde dell’anima. Una storia semplice che difficilmente lascerà indifferenti.
Voto: 8,5
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Quando indossa la divisa della Ryanair, compagnia aerea irlandese low cost, il suo nome è Edita Schindlerova, completamente nuda nei video hard assume lo pseudonimo di Edita Bente. In tempo di crisi anche le hostess arrotondano lo stipendo con il doppio lavoro, ma nel caso di Edita, 22enne originaria della Repubblica Ceca, si tratta di un impiego molto hot: posare nuda per foto hard e video porno. Se il suo lavoro ufficiale è infatti quello di servire cibo e bibite e spiegare ai passeggeri come si gonfia il giubbotto di salvataggio, quando non è di turno, Edita Bente diventa una pornostar, esibendosi in prestazioni sessuali senza limiti.
A scoprire il suo secondo lavoro è stato un suo collega che, navigando su internet alla ricerca di video ed immagini hard su siti a luci rosse, ha scoperto le immagini di Edita. Le voci girano e la notizia è giunta presto fino alla redazione del tabloid inglese “The Sun” che ha pubblicato la notizia.
I vertici della Ryanair, subito contattati dai giornali, hanno risposto difendendo le scelte della sua hostess: “Ciò che le persone fanno prima o dopo il lavoro non ci riguardano. Sono soltanto fatti loro”. Edita Schindlerova aveva già fatto notare le sue grazie, immortalate nel sexy calendario 2009 di Ryanair (qui l’articolo relativo a quello 2008), ma nessuno immaginava che l’hostess con lo pseudonimo di Edita Bente fosse anche una pornostar.
Ryanair ha ultimamente indetto un concorso tra tutti i suoi passeggeri, offrendo €1000 a chi suggerirà nuovi servizi a pagamento. Questa notizia potrebbe fornire qualche idea in più!
Durante il vostro prossimo volo Ryanair per Stansted (Londra) prestate bene attenzione alle hostess, potreste anche ritrovarvi di fronte la bella e sexy Edita Schindlerova/Bente.
Nel video che segue, il backstage del Calendario Ryanair 2009 nel quale si può nota notare anche la presenza Edita Schindlerova:
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Titolo originale: L’instinct de mort
Nazione: Canada, Francia, Italia
Anno: 2008
Genere: biografico, poliziesco
Durata: 1h53m
Regia: Jean-François Richet
Sceneggiatura: Abdel Raouf Dafri
Fotografia: Robert Gantz
Musiche: Marcus Trumpp
Cast: Vincent Cassel, Gerard Depardieu, Cecile De France, Gilles Lellouche, Elena Anaya, Roy Dupuis, Michel Duchaussoy, Myriam Boyer, Florence Thomassin, Gilbert Sicotte, Abdelhafid Metalsi, Deano Clavet, Mustapha Abourachid
Trama
Francia, 1959. Jacques Mesrine ritorna a Parigi dopo aver prestato il servizio militare in Algeria, dove ha vissuto esperienze molto difficili. Il ragazzo, appartenente alla tipica famiglia borghese, inizia a lavorare onestamente, ma ben presto è conquistato dall’ambiente malavitoso che frequenta. Così lascia il lavoro e la famiglia per mettersi al soldo del boss locale Guido. E’ l’inizio della sua carriera criminale fatta di rapine, sequestri di persona ed omicidi che lo porterà fino negli Stati Uniti ed in Canada.
Recensione
“Nemico pubblico n.1 - L’istinto di morte” è primo capitolo della biografia in due parti dedicata al famigerato criminale Jacques Mesrine, gangster francese che agì tra Francia, Spagna, America e Canada negli anni ‘60/70. Tratto dalle memorie che lo stesso Mesrine scrisse durante la sua permanenza in carcere, il film è il ritratto di un personaggio che malgrado la sua crudeltà affascinò l’opinione pubblica francese per il suo carattere arrogante e seducente. Jean-François Richet si rifà al genere polar, il classico poliziesco francese, regalando una versione fatalista di questo criminale secondo i dettami classici francesi di registi di genere come Jean-Pierre Melville e Jacques Deray, pur offrendo scene d’azione che per realizzazione si rifanno al cinema americano di quegli anni (in particolar modo nelle scene ambientate in carcere).
“Nemico pubblico n.1 - L’istinto di morte” si concentra dunque sulla figura di Mesrine, interpretato da un perfetto Vincent Cassel, a suo agio nei panni dell’anti-eroe ricco di fascino, seducente nelle sue ambiguità, tenero e romantico ma al tempo stesso violento nei confronti delle sue donne, in un mondo dove “l’unica regola è quella della giungla”, come afferma lo stesso Guido, il boss interpretato da un sommesso ma pur sempre carismatico Gerard Depardieu. Nota di merito anche a Cecile de France, autrice di un personaggio femminile cruento e spietato, lontano anni luce da quelli dolci e melensi spesso interpretati dall’attrice belga.
Il film segue con un ritmo narrativo chiaro ed efficace le azioni criminali Mesrine ed il suo rapporto con le donne, romanzando il personaggi in modo tale da tirarne fuori l’aspetto accattivante pur senza enfatizzarne il carattere eroico (bravo in questo anche Cassel), ritraendo così un personaggio odioso e feroce, senza omettere con un pizzico di polemica l’esaltazione mostrata da parte dei media. Meravigliose le atmosfere parigine, ma non da meno quelle canadesi e in particolar modo quelle del deserto americano, grazie anche al supporto della fotografia curata da Robert Gantz.
“Nemico pubblico n.1 - L’istinto di morte” a lungo andare fa sentire troppo l’attenzione nei confronti Mesrine, relegando i personaggi secondari a marionette utili solo a riempire il teatrino del crimine, trattando inoltre con superficialità alcune parti della storia.
Supportato con effetto da un’ottima colonna sonora fatta di successi dell’epoca, ““Nemico pubblico n.1 - L’istinto di morte” è tuttavia un buon film, ben interpretato e diretto con stile ed equilibrio da Jean-François Richet. Peccato però che abbiano voluto seguire la strada tarantiniana di “Kill Bill” tagliando il film in due parti, concludendolo le gesta di Mesrine nel secondo atto, dal titolo “Nemico pubblico n.1 - L’ora della fuga”.
Voto: 7
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La XX Mostra Internazionale del Libro Antico è un prestigioso e ormai consueto appuntamento che si tiene a Milano nelle sale della Palazzina della Permanente di via Turati 34, organizzata dalla Fondazione Biblioteca di via Senato da venerdì 13 a domenica 15 marzo. Oltre cinquanta librai antiquari provenienti da tutto il mondo presenteranno i loro preziosi cimeli in una mostra che raccoglie oltre 600 anni di storia del libro, dai manoscritti miniati e dagli incunaboli alle stampe secolari, alle cinque centine ed ai libri di grande pregio su diversi argomenti come religione, politica, geografia, narrativa, storia, politica, gastronomia, scienza e fotografia.
Tra le magnifiche opere di valore presenti alla mostra spiccano l’edizione originale del progetto di Giuseppe Piermarini per il Teatro alla Scala (1789), 8 tavole incise che raffigurano la pianta e la struttura del teatro; la prima edizione illustrata del “De Architettura di Vitruvio” (1511), uno dei più importanti libri rinascimentali, presentato da Antonio Pettini. Numerose sono le meraviglie di arte miniata rinascimentale ed alcuni libri religiosi, come l’illustre “Index Prohibitorum” (1564) e il più celebre manuale per inquisitori, il “Malleus malefica rum” (1494).
Splendide sono le illustrazioni cittadine presenti nei libri di Pompeo Nardelli, Giuseppe Pietro Bagetti e Bernardino Bellotto. Anche i paesi lontani trovano spazio rispettivamente nel “Delle missioni dei Padri della Compagnia di Gesù della Provincia del Giappone” (1663) di Giovanni Filippo De Marini e nel libro “Verdarera relation del Perù» di Francesco Exeres tradotta in italiano da Lorenzo Peliello. Di enorme valore sono la prima edizione illustrata, in lingua spagnola, del “Don Quixote” di Miguel de Cervantes ed alcune edizioni del ‘500 de “La Divina Commedia” di Dante Alighieri. Importante documento scientifico è l’introvabile copia della “Istoria e dimostrazioni intorno alle macchie solari e loro accidenti”, uno studio di Galileo Galilei sugli influssi della alterazioni della superficie solare. Nell’anno del Futurismo è possibile scegliere un testo di Marinetti, Govoni o Depero, artisti che sperimentarono particolari stili tipografici.
Su sito web ufficiale della XX Mostra Internazionale del Libro Antico (www.mostradellibroantico.it) è possibile consultare la lista completa delle opere presenti nella mostra di Milano, avendo anche la possibilità di rivolgersi direttamente gli espositori presenti con i loro cataloghi. La mostra infatti rappresenta non solo un importante evento culturale ma anche un momento di contatto tra gli espositori e gli appassionati di libri antichi, sempre alla ricerca di un volume raro, difficilmente reperibile in altri siti, come ad esempio siti internet o aste online, dove è possibile non avere reale garanzia del prodotto acquistato. Opere per tutte le tasche, con prezzi che variano tra €200 e €20000, con la sicurezza che il loro valore non potrà che crescere in futuro. Quello che devono aver pensato durante la scorsa edizione della Mostra Internazionale del Libro Antico due ladri che, tra la folla, hanno trafugato due tomi di ingente valore.
Info
Sede: Palazzina della Permanente - via Turati 34 - Milano
Periodo: 13 - 15 marzo 2009
Orari: 11.00-19.00 (venerdì, sabato), 11.00-18.00 (domenica)
Ingresso: €5,00 intero - €2,00 ridotto
Tel: 0221023079 (infos)
Notizie Letterarie: 3 libri a soli €2.
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Titolo originale: Live!
Nazione: USA
Anno: 2007
Genere: drammatico
Durata: 1h36m
Regia: Bill Guttentag
Sceneggiatura: Bill Guttentag
Fotografia: Stephen Kazmierski
Musiche: Phil Marshall
Cast: Eva Mendes, David Krumholtz, Katie Cassidy, Eric Lively, Monet Mazur, Rob Brown, Jay Hernandez, Jeffrey Dean Morgan, Danny Comden, Paul Michael Glaser, Andre Braugher, Michelle Krusiec
Trama
La produttrice televisiva dell’ABN Katy Courbet per vincere la guerra degli indici di ascolto in piena guerra con gli altri network nel campo dei reality show, sta cercando qualcosa di innovativo ed accattivante, uno show estremo che possa tenere incollati i telespettatori davanti la tv. Durante una riunione con il suo staff salta fuori l’idea di “Live!”, un reality show in cui i concorrenti dovranno sfidarsi alla roulette russa per portarsi a casa il montepremi di cinque milioni di dollari, soldi che andranno chiaramente soltanto ai cinque che rimarranno in vita Per riuscire a mandare in onda il suo show, Katy dovrà superare mille ostacoli: eludere le leggi della Costituzione americana, convincere gli sponsor e vincere le resistenze dei dirigenti del network, preoccupati di ledere l’immagine pubblica del network.
Recensione
“Live! - Ascolti record al primo colpo” vede dietro la mdp il regista di documentari Bill Guttentag, già vincitore di due Premi Oscar nel 1989 e nel 2003 per i cortometraggi “You don’t have to die” e “Twin towers”. Guttentag infatti non abbandona il genere che l’ha portato al successo, realizzando “Live! - Ascolti record al primo colpo” in stile mockumentary, un finto documentario, riprendendo tutta gli episodi che hanno portato Katy Courbet alla realizzazione di uno spettacolo televisivo che sarebbe rimasto nella storia televisiva mondiale. “Grande fratello”, “La talpa” e gli altri reality show sono ormai diventati quotidianità televisiva. Show in cui tutto sembra essere fatto per la gloria ed il successo dei concorrenti, quando invece questi vengono manipolati attraverso le loro vite personali, rendendo pubbliche le loro angosce emotive ed i loro problemi personali. Infatti, spinti da logiche di mercato, i network televisivi hanno nell’audience il fine ultimo delle proprie produzioni, lontani ormai dalla ricerca di prodotti che abbiano contenuti culturalmente validi.
“Live! - Ascolti record al primo colpo” è dunque una critica non soltanto alle tv, ma al pubblico ormai disinteressato alla cultura ed attirato soltanto da immagini scioccanti e ignobili scandali, senza più un briciolo di buon senso. Probabilmente la televisione non è colpevole di questa voglia di sensazionalismo, ma un mezzo molto più semplice ed immediato per condurre ogni genere di immagine a destinazione. Come affermato durante il film, già in passato la gente rimaneva affascinata dalla visione della morte: in Francia, durante la rivoluzione francese, erano immense le folle che assistevano alla decapitazione dei nobili; nella Roma Caput Mundi, il Colosseo era sempre gremito di spettatori eccitati nel guardare i leoni divorare i cristiani. Singolare l’utilizzo del film nel film che, attraverso il documentario sul lavoro di produzione dello show. Lo spettatore è maggiormente immerso nella finzione filmica determinando così un senso di realismo capace di impressionare, accrescendo il senso di partecipazione tipico del “Grande fratello”.
La cosa che più sorprende in “Live! - Ascolti record al primo colpo” è la sua attrice protagonista (anche produttrice del film) Eva Mendes capace di trasmettere l’ostinazione di una cinica donna in carriera che vuole partorire a tutti i costi il suo prodotto, valicando leggi e morale, in nome del successo mediatico. Mai l’attrice americana di origini messicane aveva dato prova di un’interpretazione così intensa e determinata. Escludendo David Krumholtz, incapace di fare da spalla alla protagonista, è perfetta la scelta del cast che si identifica poi con quella dei concorrenti dello show: Katie Cassidy è Jewel, la bionda attricetta fuggita dalla provincia intenzionata a diventare una star di Hollywood (buono anche il doppiaggio che la rende insipida ed un po’ stupidotta); Eric Lively è Brad, universitario belloccio amante degli sport estremi, spaventato dall’idea di vivere il resto della sua vita dietro la scrivania di un ufficio; Jeffrey Dean Morgan, un mix tra Robert Downey Jr. e Javier Bardem, è Rick, un agricoltore caduto in disgrazia innamorato della sua famiglia, per la quale è disposto a tutto; Rob Brown è Byron, uno scrittore afroamericano di buona famiglia, dal look in perfetto Obama-style, frustrato dalla mancata pubblicazione dei suoi romanzi e dunque alla ricerca di una forte emozione da raccontate; Jay Hernandez è Pablo, carino ma povero, messicano e gay, caratteristiche non troppo apprezzate negli USA; Monet Mazur è Abalone, famosa ex modella, scappata dalle passerelle per approdare nell’arte, prodotta con eccentricità ed anticonformismo. Sei concorrenti che dovranno premere il grilletto in un gioco mortale visto in diretta da milioni di telespettatori.
Se Guttentag risulta ottimo come regista, capace di utilizzare con furbizia la mdp, in particolare durante lo show televisivo, difetta come sceneggiatore, limitando in parte il valore della pellicola soprattutto nella struttura ipotizzata nel gioco che, con alcuni stratagemmi, poteva portare a risultati decisamente migliori. I personaggi sono poco approfonditi, limitando la loro presenza alle schede di presentazione dello show. Se invece di indugiare eccessivamente sugli episodi relativi alla produzione dello show, avesse dato spazio alle vite quotidiane dei concorrenti, si sarebbe creata una maggiore empatia tra lo spettatore e questi ultimi. Infatti durante lo show finale è difficile parteggiare per uno o per l’altro essendo tutti dei perfetti sconosciuti.
“Live! - Ascolti record al primo colpo” risulta dunque un film piuttosto penalizzato dalla sceneggiatura, ma in fin dei conti cattura lo spettatore fino ai titoli di coda, grazie anche ad alcuni riusciti colpi di scena. Un film che poteva essere un ottimo prodotto, uno spunto di riflessione su questioni morali che già coinvolgono l’opinione pubblica (vedi il caso di Jade Goody, ex concorrente del Grande Fratello inglese e malata di cancro che ha venduto i diritti televisivi dei suoi ultimi giorni di vita). Alla fine però “Live! - Ascolti record al primo colpo” risulta essere davvero una piacevole sorpresa.
Voto: 6,5
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La mostra “Giotto e il Trecento. Il più Sovrano Maestro stato in dipintura” è aperta al pubblico dal 6 marzo al 29 giugno 2009 presso il Complesso del Vittoriano a Roma. Un’importante rassegna dedicata ad uno dei maggiori artisti italiani del Medioevo che influenzò con le sue opere il modo di concepire l’arte nel Trecento. Oltre 150 opere, provenienti da importanti istituzioni museali ed ecclesiastiche sia italiane che straniere, sono in esposizione per ripercorrere la vita e la carriera di Giotto, al secolo Giotto di Bondone (probabilmente diminutivo di Ambrogio o Angiolo di Bondone). Nato a Colle di Vespignano intorno al 1267 (non ci sono certezze né sul luogo né sull’anno di nascita), Giotto si trasferì giovane a Firenze dove divenne allievo del Cimabue. In seguito affermò la sua arte un po’ in tutta l’Italia, stabilendosi nelle città di Roma, Padova, Arezzo, Rimini, Assisi e Napoli. Le sue opere rappresentarono un punto di scolta dell’arte italiana, passando dallo stile artistico bizantino ad uno stile più realistico ed innovativo. La rappresentazione tridimensionale dello spazio, il recupero dell’immagine e della figura umana divennero grazie a Giotto caratteristiche fondamentali rinnovando così l’arte italiana. Le qualità innovative di Giotto furono già comprese dai suoi contemporanei, come dimostrano le diverse citazioni nella letteratura fin dai primi decenni del ‘300.
La mostra “Giotto e il Trecento. Il più Sovrano Maestro stato in dipintura” curata da Alessandro Tomei, professore ordinario di Storia dell’Arte Medievale presso l’Università “G. D’Annunzio” di Chieti-Pescara, in collaborazione con Claudia Viggiani, offre un’attenta analisi della situazione artistica italiana tra l’ultimo decennio del XIII secolo e la prima metà del XIV secolo, seguendo gli spostamenti di Giotto nella nostra Penisola. La parte principale della mostra è dunque improntata su una dettagliata ricostruzione della sua carriera artistica in riferimento alle scuole pittoriche dei luoghi dove Giotto produsse le proprie opere, spesso perdute per sempre ed in altri casi difficilmente riconducibili alla sua mano, poiché il maestro toscano amava circondarsi di una folta schiera di discepoli ai quali consentiva di partecipare attivamente alla realizzazione delle opere.
L’influenza di Giotto non si limitò alla sola pittura, ma, come viene testimoniato nell’esposizione capitolina, trovò ampio seguito nel settore delle arti suntuarie (oreficerie e manoscritti miniati), all’epoca il più diffuso mezzo per la circolazione di temi stilistici e iconografici. La sezione dedicata alla scultura presenta alcune opere di Nicola Pisano e Arnolfo di Cambio che testimoniano l’importanza di questi due artisti per la formazione di Giotto. Sono altresì presenti in questa sezione alcune opere di Giotto su temi spaziali e di naturalismo già presenti nelle opere arnolfiane e in seguito approfondite da altri grandissimi maestri, quali Giovanni Pisano, Tino di Camaino, Giovanni di Balduccio e Andrea Pisano. Ampio spazio è invece riservato alla scuola romana, un’occasione importante per comprendere il ruolo che Roma e i suoi antichi monumenti svolsero nella formazione dell’arte di Giotto.
Assieme ai capolavori giotteschi, la mostra raccoglie le opere di numerosi illustri artisti quali Cimabue, Giovanni Baronzio, Arnolfo di Cambio, Ambrogio Lorenzetti, aprendo dunque un’ampia finestra sull’arte italiana del tempo. Collegato alla mostra è l’interessante progetto “L’altro Giotto”, grazie al quale è possibile ammirare nelle sale del Complesso del Vittoriano le innumerevoli opere che, sia per la loro imponente struttura che per l’estrema fragilità, non sono state trasferite in occasione dell’esposizione, ma ritenute fondamentali per la comprensione dell’arte di Giotto nel Trecento.
La mostra “Giotto e il Trecento. Il più Sovrano Maestro stato in dipintura”, nata sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana, è promossa dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, con il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Senato della Repubblica, della Camera dei Deputati, del Ministero degli Affari Esteri, nonché del Pontificio Consiglio della Cultura, della Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa e della Conferenza Episcopale Italiana e avvalendosi del sostegno della Presidenza del Consiglio dei Ministri, di ENIT - Agenzia Nazionale del Turismo, del Comune di Roma, della Provincia di Roma e della Regione Lazio. La mostra è organizzata e realizzata da Comunicare Organizzando.
Info
Sede: Complesso del Vittoriano, Via di San Pietro In Carcere, Roma
Periodo: 6 marzo - 29 giugno 2009
Orari: 9.30-19.30 (tutti i giorni), 9.30-23.30 (venerdì - sabato), 9.30-20.30 (domenica)
Ingresso: €10,00 intero - €7,50 ridotto
Tel: 066780664 (infos)
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L’acqua, elemento fondamentale della vita dell’uomo, è la protagonista de “L’anima dell’acqua”, una mostra che si tiene a Milano presso il Palazzo Reale dal 29 novembre 2008 al 13 aprile 2009.
Già all’ingresso della mostra il visitatore si ritrova circondato dalle splendide immagini e dal suono tranquillizzante dell’acqua. La sua storia viene ripercorsa attraverso 121 opere di importanti artisti quali, tra i gli altri, Caravaggio e Tintoretto.
La mostra “L’anima dell’acqua” è articolata in sei sezioni che chiariscono la funzione dell’acqua come elemento basilare della storia dell’uomo attraverso un percorso illuminate sull’importanza di questa sostanza generatrice di ogni cosa.
L’acqua come creazione
L’acqua segna la nascita dell’universo rappresentando così la principale fonte di vita, anche se spesso il suo impeto ha determinato una minaccia per il mondo in una sorta di opposizione tra bene e male. Tra i dipinti presenti in questa sezione, è necessario menzionare “L’armadio dell’acqua nera” dell’artista Fabrizio Plessi (1990).
L’acqua come madre
L’acqua raffigura la vita nel grembo materno attraverso il liquido amniotico che accoglie e protegge il feto, assumendo così forti simbologie filosofiche e religiose. La religiosità dell’acqua è descritta attraverso l’allattamento della Madonna, madre di Cristo, magnificamente celebrata nel dipinto “Madonna dell’umiltà” di Masolino da Panicale (1415).
L’acqua come bellezza
La maggior parte del corpo umano è composto da acqua, un elemento dunque fondamentale per il benessere: facilita l’eliminazione delle scorie, si interpone nel sistema di regolazione della temperatura corporea, donando bellezza, vitalità e giovinezza. Elementi evidenti nel quadro di Giovanni Segantini “L’amore alla fonte della vita” (1896).
L’acqua come viaggio
Un viaggio introspettivo, alla ricerca dell’essenza e dell’identità dell’uomo. Ma anche un viaggio che consente anche di oltrepassare i propri limiti, come l’Ulisse omerico o dantesco. La figura di Ulisse è ritratta nell’opera “Ulisse e le sirene” di Herbert Draper (1909)
L’acqua come trasformazione
L’acqua nelle campagne e nelle città ha sempre avuto un carattere determinante nella metamorfosi dei paesaggi, sia dove si trova copiosa che dove manca completamente. L’uomo ha costruito e trasformato posti fantastici, li ha modellati a suo piacimento, condizionandone i suoi stessi comportamenti. Ma anche specchio e mezzo di sdoppiamento, come nel capolavoro “Narciso” generalmente attribuito a Caravaggio, dipinto tra il 1577 ed il 1579, o nel video di Bill Viola “Reflecting Pool” (1979).
L’acqua come purificazione
L’acqua libera dal peccato e fa rinascere l’uomo nuovo a nuova vita. Il concetto della purificazione è basilare nella religione cristiana. Opere di assoluto valore come “Ultima cena” (XVI secolo) del Tintoretto e “Samaritana” (1920) di Julio Romero de Torres.
La mostra “L’anima dell’acqua” espone dunque numerosi capolavori, fra i quali risalta il celebre “Narciso”, attribuito al Caravaggio dallo storico dell’arte Roberto Longhi. Un’opera rimane comunque d’indubbia bellezza, arricchita dai forti contrasti fra luce e ombra, tipici del Caravaggio. L’occhio viene rapito da quel ginocchio in piena luce, cardine dell’opera.
Un dipinto in cui l’artista decifra il tema mitologico sottolineandone la drammaticità, invece di proporla nell’equilibrio classico. Non esistono elementi dell’ambiente circostante, anche se lo sfondo scuro potrebbe far pensare al fiume Stige, nelle cui acque, come racconta il poeta Ovidio nelle “Metamorfosi”, l’immagine di Narciso è riflessa per l’eternità.
Narciso affiora dall’ombra e concentrando così l’attenzione sul personaggio. la cupa resa del fondo e dei flutti, Caravaggio sceglie infatti le atmosfere offerte del rapporto luce-ombra mettendo in evidenza lo splendore degli abiti che concorrono alla sua bellezza.
La mostra “L’anima dell’acqua”, realizzata da Fondazione DNArt, è curata da Elena Fontanella e Cosimo Damiano Fonseca, ed è collocata all’interno del più ampio progetto ENERGIACQUA, condiviso e sostenuto da Regione Lombardia Assessorato alle Reti e Servizi di Pubblica Utilità e Sviluppo Sostenibile.
Info Sede: Palazzo Reale - Piazza del Duomo, 12 - Milano
Periodo: 29 novembre 2008 - 13 aprile 2009
Orari: 9.30-19.30 (tutti i giorni), 14.30-19.30 (lunedì), 9.30-22.30 (giovedì)
Ingresso: €9,00 intero - €7,00 ridotto - €4,50 ridotto speciale
Tel: 0229010404 (infos e prenotazioni)
Note: la biglietteria chiude un’ora prima
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Titolo originale: id.
Nazione: USA
Anno: 2005
Genere: thriller
Durata: 2h10m
Regia: Sydney Pollack
Sceneggiatura: Scott Frank, Charles Randolph, Steven Zaillan
Fotografia: Darius Khondji
Musiche: James Newton Howard
Cast: Nicole Kidman, Sean Penn, Catherine Keener, Jesper Christensen, Yavan Attal, Clyde Kusatsu, Michael Wright, Hugo Speer, Maz Jobrani, Eric Keenleyside, Curtiss Cook, George Harris, Yusuf Gatewood
Trama
Silvia Broome lavora come inteprete presso l’ONU, a New York. Una sera, nel recuperare alcuni oggetti personali dimenticati nella sua cabina del suono, ascolta accidentalmente una discussione che sembra avere tutte le caratteristiche di un attentato ai danni del Presidente dello Stato africano del Matobo, un piccolo Stato africano. Silvia racconta l’episodio al servizio di sicurezza che la affida all’agente dei Servizi Segreti statunitensi Tobin Keller, il quale si dimostra però subito diffidente verso di lei, anche perché l’agente scoprirà che Silvia è un’africana bianca originaria proprio del Matobo e che sembra aver avuto in passato qualche rapporto con il presidente in pericolo di vita.
Recensione
Diretto da un maestro della regia quale Sydney Pollack, “The interpreter” è un thriller a sfondo politico che, seppur limitato da una sceneggiatura poco attendibile, fonde tematiche sociali ad scene d’azione avvincenti. La trama si mantiene interessante solo per il continuo intrecciarsi tra verità e falsità attraverso il personaggio di Silvia, interpretato da una sommessa ma sempre interessante Nicole Kidman, analizzato a fondo anche se in alcuni tratti troppo forzato. Brava comunque a mantenere per l’intera pellicola l’atteggiamento duro ed introverso congeniale all’ambiguità del personaggio sulla quale si sostiene l’intera pellicola. Insufficiente la prova di Sean Penn, forse una delle più anonime della sua carriera, vittima di un personaggio stereotipato, Tobin Keller, scontroso nei modi a causa del suo cuore infranto. Al principio intento ad investigare sul passato di Silva per appurare i suoi legami con la vicenda, Tobin verrà a conoscenza di situazioni a lui molto lontane, scoprendo man mano Silvia, rimanendone fatalmente attratto: il trionfo dello stereotipo!
“The interpreter” non possiede quell’impulso necessario ad intrigare lo spettatore caricato da situazioni troppo aggrovigliate e che si risolvono con disarmante semplicità. Ne consegue che il film rimanga avvolto in una nuvola di banalità risultando un infelice minestrone all’americana in salsa internazionale.
In sintesi, “The Interpreter” pur offrendo spunti interessanti su argomenti di indubbio spessore, difetta proprio nella sua essenza di thriller, non essendo dotato di quella spinta capace di intrigare lo spettatore, penalizzato da una sceneggiatura che presenta alcune incongruenze e decisamente prevedibile. Un film sicuramente sufficiente anche se privo di quelle caratteristiche tali da farlo ricordare nel tempo.
Voto: 6,5
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E’ morto all’età di 65 anni Salvatore Samperi, uno dei registi e sceneggiatori che resero famoso il genere erotico nell’Italia anni ‘70. Nato a Padova da un’agiata famiglia borghese, dopo essere stato segretario di edizione in alcuni film di Marco Ferreri, Samperi esordisce dietro la mdp nel 1968 con “Grazie zia”, un film ispirato a “I pugni in tasca” di Marco Bellocchio e che ebbe un buon successo di critica e di pubblico grazie ad un mix di umorismo nero, erotismo e critica sociale, in particolare, nei confronti della famiglia borghese. Nei suoi successivi film “Cuore di mamma” (1968), “Uccidete il vitello grasso e arrosti elo” (1969) e “Beati i ricchi” (1972) perseverò nelle stesse tematiche. E’ il 1973 l’anno in cui esordisce nel cinema erotico con una delle sue pellicole più celebri, “Malizia”, interpretato da una sensuale Laura Antonelli. Nel 1976 ebbe un nuovo incredibile successo con “Sturmtruppen”, nel quale Samperi non si limitò a trasferire i fumetti di Bonvi, ma ne valorizzò le tematiche con una comicità satirica e con una buona dose di anti-militarismo. Dopo aver continuato nel genere erotico (“Casta e pura”, “Fotografando Patrizia”), ritento il successo di “Malizia” con un sequel dal titolo “Malizia 2000”, sempre con la Antonelli. Il film però ebbe pessimi risultati e segnò il termine della carriera per la sua interprete. Dopo questo insuccesso si ritirò dal cinema e solo nel 2004 ritornò alla regia dirigendo film per la tv come “Madame” con Nancy Brilli e, due anni dopo, “L’onore e il rispetto”, interpretato da Gabriel Garko e Serena Autieri.by CINEMAeVIAGGI
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Titolo originale: id.
Nazione: USA
Anno: 2008
Genere: drammatico
Durata: 1h45m
Regia: Darren Aronofsky
Sceneggiatura: Robert Siegel
Fotografia: Maryse Alberti
Musiche: Clint Mansell
Cast: Mickey Rourke, Marisa Tomei, Evan Rachel Wood, Mark Margolis, Wass Stevens, Todd Barry, Ernest Miller, Dylan Summers, Tommy Farra, Judah Friedlander, Marcia Jean Kurtz, Mike Miller
Trama
Randy “The Ram” Robinson, campione di wrestler alla fine degli anni ’80, oggi sopravvive esibendosi in squallidi incontri nelle palestre dei licei e nelle comunità del New Jersey di fronte a pochi spettatori. Ma Randy vive per il wrestling, per il piacere del combattimento e per l’affetto dei fan che ancora lo seguono. Dopo un incontro, si accascia al suolo e viene di corsa portato in ospedale. Gli viene diagnosticato un infarto ed il medico gli impone si smettere di combattere, perché il suo cuore ormai non è più in grado di sopportare le fatiche del ring. Randy prova a iniziare una nuova vita: trova lavoro in un supermercato, tenta di riallacciare i rapporti con la figlia da lui abbandonata per molto tempo cerca l’amore di Pam, in arte Cassidy, una spogliarellista di un night club.
Recensione
Darren Aronofsky, acclamato regista di splendidi film come “Requiem for a dream” e “Pi greco - Il teorema del delirio”, abbandona il suo stile visionario e paranoico di tali pellicole e ne adotta uno più naturale e concreto per narrare in “The wrestler” la storia di un personaggio ormai lontano dal successo sportivo e mediatico. Per il ruolo del wrestler Randy “The ram” viene scelto Mickey Rourke e mai scelta fu più azzeccata: la storia di Randy sempra essere lo specchio di quella dell’attore e i segni delle sofferenze sul volto di Randy sono le stesse di Mickey. Poco considerato da importanti produttori di Hollywood, si ritrovò coinvolto in tornei di boxe illegali che a causa di un abuso di medicinali ed altre sostanzo, gli rovinaro mente e fisico. Allo stesso modo, Randy era una leggenda del wrestling negli anni ’80 ma di lui oggi rimane solo l’ombra del campione, costretto disputare incontri in squallide palestre per riuscire ad arrivare alla fine del mese e passando le notti da solo in una misera roulotte.
Cercando dunque di raccontare in “The wrestler” una storia il più possibile vicino ad una dolorosa realtà, Aronofsky imbraccia la mdp e lo segue in ogni suo movimento, senza particolari artifici visivi ed un senso di realismo sorprendente. Molto curata è la sezione sonora: musica e rumori generano un’atmosfera reale e coinvolgente. Splendida è la scena in cui Randy indossa gli abiti da lavoro, inizia a camminare per i magazzini del supermercato e pian piano si ascolta in sottofondo crescere l’urlo del pubblico, come se il Randy dipendente di un supermercato, stesse in realtà salendo sul ring. Giunto alla porta che lo introduce nella parte del supermercato aperta ai clienti, il grido dei fan scompare lasciando il posto all’insopportabile musichetta che fuoriesce dagli altoparlandi del negozio.
Ogni aspetto della vita di Randy è dimostrazione del suo stato di declino ed il suo corpo pieno di cicatrici è ormai “un vecchio pezzo di carne maciullata”. Incapace di adattarsi ad una vita normale lontana dal ring, amareggiato per la mancanza di un rapporto affettivo con la figlia che ha trascurato per anni, Randy affronta però il suo senso di rammarico senza perdere il suo spirito combattivo da lottatore, ma ormai è un uomo avvolto nella sua solitudine, la stessa provada da Rourke e da lui ammessa a tutto il mondo, tanto da rimanere fortemente attaccato ai suoi affettuosi cagnolini.
Randy cerca il conforto ed il sostegno della spogliarellista Cassidy, ma è incapace di dimostrarle di essere più di un semplice cliente. Cerca di recuperare un rapporto con sua figlia, ma la ragazza è ostile e diffidente nei confronti di un padre assente per troppo tempo.
Marisa Tomei, attrice splendida a dispetto dei suoi 45 anni, è Cassidy, una spogliarellista dal cuore d’oro ormai sul viale del tramonto, con molti punti in comune con Randy. L’attrice newyorkese si dimostra perfetta nel ruolo, lasciando il segno sia fisicamente (il mondo sarebbe un posto migliore se esistessero mogli sulla soglia dei 50 anni così belle e sensuali) che nel trasmettere i sentimenti constrastanti di Cassidy.
La colonna sonora di “The wrestler” è una collection di musica hard rock degli anni ’80, composta da gruppi storici come Scorpions, Cinderella, Guns N’Roses, ma splendido è il contributo di Bruce Springsteen con il brano intitolato proprio “The Wrestler”, vincitore del Golden Globe come miglior canzone originale. Incantevole e nostalgica, la canzone in realtà pur presente nei titoli di coda del film, non è presente nella colonna sonora ufficiale del film.
“The wrestler” è un film che tutti i fan del wrestling ameranno: le arene realmente utilizzate negli incontri, wrestler famosi che appaiono durante la pellicola, le mosse studiate dai due avversari prima del match, il commercio degli antidolorifici e delle sostanze dopanti. Ma principalmente è un film splendido, il ritratto di un’America che pur uscendo ferita da difficili situazioni, riesce a farlo sempre a testa alta. Regia d’autore, interpretazioni perfette, colonna sonora trascinante ed un finale splendido fanno di “The wrestler”, un film memorabile: Leone d’Oro al Festival di Venezia; due Golden Globe (miglior attore e migliore canzone, quella di Springsteen); 3 Independent Spirit Awards (miglior film, attore protagonista e fotografia) e due nomination agli Oscar 2009 (miglior attore e migliore attrice non protagonista). Un peccato che l’intensa interpretazione di Mickey Rourke non abbia ricevuto il giusto riconoscimento al Festival di Venezia ed agli Oscar 2009.
Voto: 9
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“Moana Porno-Revolution” è uno spettacolo teatrale in scena a Milano, al Teatro Litta (Sala “La Cavallerizza”) dal 6 al 15 marzo 2009, con Irene Serini e Marcela Serli alla regia.
“Moana Porno-Revolution” narra la storia di Anita, una giovane mai troppo dedita al sesso che per caso legge un giornaletto porno. Anita resta terrorizzata ma entusiasmata da quella particolare “lettura”. Da un giornaletto porno incomincia dunque un viaggio nel mondo di Moana Pozzi, un mondo fatto di sesso, provocazione, perversione, ma anche di tanto amore. Un tuffo nella sessualità e nei suoi tabù, ma anche dei primi amori di Moana, dei suoi numerosi amanti, colleghi, ammiratori e fruitori di hard-core, dei suoi amici, di sua madre, per poi ritornare di nuovo al personaggio di Anita, la giovane protagonista. Una ragazza come tante, travolta inconsapevolmente dalla sua voglia di fare la propria “porno-revolution”. “Moana Porno-Revolution” è un dramma in movimento, sprovvisto di un percorso filologico e temporale, ma dai contenuti seguono un filo conduttore descritto dalla figura dell’attrice hard, una donna che considerava la lussuria non come un vizio ma piuttosto come un piacere. Moana Pozzi è stata un personaggio provocante e sconvolgente, convinta della sua professione che amava esercitare come un’arte. Così dall solitudine di una stanza, da un giornale trovato per caso e si svolge un viaggio fatto di scoperte e meraviglia. Senza alcun ovvio imbarazzo, né falsa moralità.by CINEMAeVIAGGI
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La mostra “Canaletto. Venezia e i suoi splendori”, è in programma alla Casa dei Carraresi di Treviso, dal 23 ottobre al 19 aprile 2009. La mostra presenta circa un centinaio di opere del maestro veneziano e dei maggiori rappresentanti del vedutismo (Bernando Bellotto, Luca Carlevarijs, Francesco Guardi e Michele Marieschi) prese in prestito da musei e istituzioni pubbliche e private come il Rijksmuseum di Amsterdam, la Galleria degli Uffizi di Firenze, il Museo del Prado di Madrid, il Metropolitan Museum di New York, il Louvre di Parigi, l’Ermitage di San Pietroburgo.
Canaletto, al secolo Giovanni Antonio Canal, fu il più famoso pittore vedutista della sua epoca ed in particolare l’artista che seppe meglio raffigurare il fascino di Venezia del ‘700. Canaletto fu condotto alla pittura ed alla prospettiva da suo padre Bernardo Canal, scenografo della tradizione barocca. La tecnica del Canaletto era contraddistinta da una tenue luminosità, i forti contrasti tra luci ed ombre ed un’attenta riproduzione dei dettagli. Nei suoi dipinti predilige colori scuri e saturati che delineano spesso un’atmosfera segnata dal cielo scuro o burrascoso. Trovò piena consacrazione nel vedutismo, un genere pittorico improntato su vedute prospettiche di città o paesaggi e che rappresentava la realtà in maniera scientifica mediante l’utilizzo della camera ottica. Si tratta di un apparecchio nel quale l’artista infilava la testa sotto una tenda di panni scuri per individuare e ricalcare l’immagine nei suoi tratti basilari, appuntando le zone di luce, di ombra e le tonalità del colore, producendo degli schizzi che venivano rielaborati e dipinti in studio. Molti criticarono il vedutismo perché troppo tendeva ad annullare la personalità dell’artista. In realtà fu uno strumento per scoprire il razionalismo oggettivo della prospettiva, dopo che l’ostentazione sfarzosa tipica del barocco aveva represso un analisi sistematica della realtà.
La veduta fu intesa come un documento oggettivo di luoghi o eventi storici, richiesta spesso da persone che non potendo intraprendere lunghi viaggi, desiderava comunque conoscere, almeno attraverso i dipinti, le città d’arte e luoghi interessanti.
L’esposizione, curata dai maggiori esperti a livello internazionale di Canaletto e della pittura veneziana del Settecento, è valorizzata da due dipinti dell’artista veneziano provenienti dalla National Gallery di Londra. Si tratta di due capolavori di Canaletto, “Le Procuratie Nuove al Caffè Florian” e “Piazza San Marco dal Portico dell’Ascensione”.
La mostra “Canaletto. Venezia e i suoi splendori” è promossa da Fondazione Cassamarca e organizzata da Artematica e, con il patrocinio della Città di Treviso, della Provincia di Treviso e della Regione Veneto.
Info
Sede: Casa dei Carraresi - via Palestro, 33 - Treviso
Periodo: 23 ottobre 2008 - 19 aprile 2009
Orari: 9.00-19.00 (da martedì a giovedì), 9.00-20.00 (da venerdì a domenica), lunedì chiuso
Ingresso: €12,00 intero - €9,00 ridotto - €6,00 ridotto fino a 18 anni
Tel: 0422513150 (infos e prenotazioni)
Note: la biglietteria chiude un’ora prima. Audioguida compresa nel prezzo del biglietto.
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Il Poseidon Undersea Resort è il primo esclusivo hotel di lusso che permette di dormire in fondo al mare tra i pesci tropicali. Le 24 incantevoli stanze si trovano infatti a 13 metri sotto il livello del mare, costruite con solidi pannelli di plastica acrilica trasparenti in modo da poter osservare l’incanto della vita marina. Il Poseidon Undersea Resort è stato progettato per assicurare la massima sicurezza, seguendo le stesse tecniche strutturali utilizzate per la realizzazione di sottomarini. Le stanze sono rimovibili, in modo da poterle riportare in superficie per manutenzione ed eventuali riparazioni. La privacy è assicurata poiché la parete esterna dei pannelli è ricoperta di una particolare pellicola riflettente che non permette ai curiosi di sbirciare nelle camere, mentre di notte è possibile oscurare del tutto i pannelli. L’albergo è dotato, per assicurare un piacevole soggiorno ai suoi ospiti, di una biblioteca, un centro fitness ed un ristorante. Un paio di sommergibili sono sempre a disposizione per eventuali emersioni.
Tutti gli interessati devono però sapere che rimanere al Poseidon Undersea Resort dovranno sborsare ben 000 ($ 30.000 per una coppia in camera doppia. Il pacchetto include il soggiorno per una settimana ed il trasporto in un aereo privato dall’aeroporto delle isole Fiji al luogo dove è ubicato l’albergo.
Segue il video promozionale del Poseidon Undersea Resort:
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Il musical “Mamma mia!” dopo l’incredibile successo avuto in tutto il mondo dal 1999 ad oggi, sbarca a Milano al Teatro Degli Arcimboldi dal 26 febbraio al 15 marzo 2009 per poi passare in seguito a Trieste (Politeama Rossetti dal 22 aprile al 3 maggio 2009), Firenze (Mandela Forum dal 6 al 10 maggio 2009), e Ravenna, durante il “Ravenna Festival” (Palafiera, date da definire).
Scritto da Catherine Johnson e diretto da Phyllida Lloyd, “Mamma mia!” narra la storia di Sophie, una giovane ragazza che, alla vigilia del suo matrimonio organizzato in un’inventata isola greca, vuole conoscere il suo vero padre del quale non ha mai conosciuto l’identità. Legge così di nascosto il diario della madre, Donna, scoprendo che in realtà sono tre i suoi possibili padri. Decide dunque di invitarli tutti e tre al suo matrimonio.
“Mamma mia!” debuttò il 6 aprile 1999 a Londra al Price Edward Theatre, dove rimase in scena ininterrottamente fino al 2004, quando venne trasferito al Prince Of Wales Theatre. La prima rappresentazione oltreoceano risale al 23 maggio 2000 a Toronto, in Canada, al Royal Alexandra Theatre, per poi giungere a Las Vegas dove nel giugno 2005 arriva a 1000 repliche, consacrandosi come pièce teatrale di maggior successo e durata mai rappresentata nella città famosa per i suoi casinò. Debutta a Broadway il 18 ottobre 2001 al Winter Garden Theatre. Il 9 settembre 2006 “Mamma mia!” diventa, per numero di rappresentazioni, la 24esima più longeva produzione teatrale di Broadway. Il mese successivo, “Mamma mia!” è stato rappresentato in otto lingue: inglese, tedesco, giapponese, neerlandese, coreano, spagnolo, svedese e russo.
La colonna sonora di “Mamma mia!”, uno dei maggiori motivi del successo del musical, è composta da grandi successi degli ABBA, come le splendide “Dancing Queen”, “Mamma Mia!” e “Knowing Me, Knowing You”.
“Mamma mia!” finalmente arriva nei teatri italiani, dopo averne già apprezzato la storia al cinema con l’omonimo film interpretato Meryl Streep, Pierce Brosnan e Colin Firth.
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Il posto ideale dove trascorrere un week-end d’amore? E’ Galesnjak, un’isola a forma di cuore situata vicino le coste della Croazia. La scoperta è stata fatta per caso da Vlado Juresko, titolare di un’agenzia di viaggi e proprietario dell’isola. Digitando il nome dell’isola su Google Earth ha immediatamente constatato la sagoma inconfondibile di un cuore, come quelli che usano disegnare su un foglio gli adolescenti innamorati.
Un’isola disabitata che non avevano mai destato alcun interesse fino a quando l’ignaro proprietario è stato tempestato da centinaia di richieste di soggiorno da parte di coppie che avendolo visto su Google Earth desideravano trascorrere qualche giorno in un luogo tranquillo.
L’isola di Galesnjak compare per la prima volta nell’atlante che Napoleone pubblicò nel 1807 e già allora si poteva distinguere la sua forma. Ora che l’isola dell’amore è salita alla ribalta della cronaca Juresko ha intenzione di trasformarsi la sua agenzia di viaggi in un “tour operator dell’amore”, creando una rete con altre isole dalla stessa forma sparse per il mondo.
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Titolo originale: The curious case of Benjamin Button
Nazione: USA
Anno: 2008
Genere: fantasy, sentimentale
Durata: 2h46m
Regia: David Fincher
Sceneggiatura: Eric Roth
Fotografia: Claudio Miranda
Musiche: Alexandre Desplat
Cast: Brad Pitt, Cate Blanchett, Tilda Swinton, Jason Flemyng, Julia Ormond, Taraji P. Henson, Elle Fanning, Madisen Beaty, Elias Koteas, Jared Harris, Robert Towers, Tom Everett
Trama
Nella notte in cui a New Orleans si festeggia la fine della Prima Guerra Mondiale, Thomas Button, un ricco uomo d’affari, sta correndo a casa perché sua moglie sta partorendo il suo primogenito. Ma la moglie morirà dando alla luce un bambino con l’aspetto e le malattie di un anziano. Button all’orrenda vista di quella piccola creatura e disperato per la morte della moglie, decide di ucciderlo gettandolo nel fiume, ma l’intervento di un poliziotto evita l’infanticidio. L’uomo scappando giunge nei pressi di una casa di riposo ed abbandona il bambino sulle scale di fronte all’ingresso, dove viene raccolto dalla governante dell’istituto, la signora Queenie. Visitato da un medico, la signora Queenie scopre che il piccolo è destinato a morire di vecchiaia in breve tempo. In realtà, con il passar del tempo, il bambino inizia a ringiovanire. Durante la sua lunga permanenza nella casa di riposo, Benjamin, così chiamato da Queenie che diventerà per lui una madre, si innamora di Daisy, nipote di una delle ospiti.
Recensione
Tratto da un racconto di Francis Scott Fitzgerald nel 1922, “Il curioso caso di Benjamin Button” è la bizzarra storia di un uomo la cui vita scorre al contrario, nascendo vecchio e ringiovanendo con il passar del tempo. Purtroppo, sebbene il tema trattato sia molto interessante, la pellicola non riesce mai a prendere ritmo, priva di un vero coinvolgimento emotivo. Il film sembra così ristagnare in una semplice biografia senza approfondire aspetti del soggetto che si prestavano a riflessioni interessanti. “Il curioso caso di Benjamin Button” è distante dalla profondità delle avvincenti avventure di un altro diverso che decise, come Benjamin, di partire lasciando i propri affetti. Trattasi di Forrest Gump, personaggio dell’omonimo film di Robert Zemeckis e che, guarda caso, aveva come sceneggiatore lo stesso Eric Roth. La differenza tra due i film è anche nei due protagonisti: se Tom Hank era stato titanico nell’interpretazione, Brad Pitt risulta scolorito ed incapace di dare consistenza al suo personaggio, pur se perfettamente truccato e ricostruito con l’ausilio della computer graphic.
Assurdo poi come Roth sviluppi oltremisura il breve racconto di Fitzgerald trattando episodi che forse non richiedevano neanche la loro presenza. Questo accade soprattutto nella prima parte del film per poi scorrere troppo velocemente quando Button inizia ad avvicinarsi al termine dei suoi giorni.
In realtà è sotto l’aspetto artistico che “Il curioso caso di Benjamin Button” convince. Ben studiata la regia di David Fincher, autore già di splendide pellicole come “Seven” e “Fight club”. Servendosi del flashback nel narrare la storia di Benjamin, Fincher ne accentua l’aspetto fiabesco, approssimando la pellicola a “Big fish - Le storie di una vita incredibile” di Tim Burton. Splendida è la fotografia in alternanza tra colori scuri e caldi, ma sempre così carichi da assimilare le immagini a straordinari dipinti.
“Il curioso caso di Benjamin Button” è un film che piace, ma che non entusiasma. Penalizzato da una durata eccessiva dove nulla è realmente approfondito, ed inoltre troppo simile a storie già viste al cinema, è una fiaba romantica e nostalgica che potrà far intenerire cuori sensibili, ma al pubblico più esigente potrà lasciare la sensazione di aver visto una storia senza provare alcuna compartecipazione. Film decisamente sopravvalutato.
Voto: 6,5
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Camorra a Parma, il prefetto: “Da Saviano solo sparate”.
di Maria Chiara Perri
(Giornalista)
da Repubblica.it del 27 marzo 2009
Il rappresentante del governo attacca lo scrittore che in diretta televisiva parla degli affari dei Casalesi a Parma. La città al centro delle inchieste del magistrato Raffaele Cantone, dove si è registrata la prima condanna in primo grado per associazione di stampo camorristico nel nord Italia. Nei giorni in cui si costituisce l’associazione Libera e il Pd presenta due interrogazioni sulle infiltrazioni mafiose fatte al ministero dell’Interno.
Titoli shock scorrono sul teleschermo. Roberto Saviano con enfasi pacata ne sottolinea la volontà, ancor prima di mistificare, di riflettere e consolidare la mentalità criminale che divora una terra.
Incolla al teleschermo, mercoledì sera, 4 milioni e mezzo di telespettatori.
Parla anche di Parma, per tre volte, per esemplificare come i tentacoli della camorra abbraccino anche le realtà apparentemente più periferiche del nord Italia.
Due giorni dopo un quotidiano locale, Informazione di Parma, pubblica un’intervista al prefetto Paolo Scarpis. Titolo? “Camorra a Parma? Solo ‘sparate’”.
Un’affermazione che il rappresentante del governo non precisa e non ridimensiona, che consola una città dove nel frattempo sta nascendo l’associazione Libera e le due parlamentari del Pd, Albertina Soliani e Carmen Motta, presentano due interrogazioni sulle infiltrazioni mafiose nel nord Italia fatte al ministro dell’Interno.
Saviano ha citato la città ducale per gli interessi, già raccontati anche da un’inchiesta dell’Espresso, di quel Pasquale Zagaria che insieme al fratello Michele le mise occhi e mani addosso nel campo dell’edilizia.
Ha parlato di come la patria di Maria Luigia, oltre a Milano, sia terra in cui le attività dei criminali si intrecciano con quelle di imprenditori e forse anche politici.
Persino durante il sequestro del piccolo Tommaso Onofri, la camorra si è occupata di Parma: i boss lanciarono sulle colonne di un quotidiano partenopeo una sorta di accorato appello ai rapitori: liberatelo e faremo in modo che non vi succeda niente, fategli del male e ve la faremo pagare.
Tutto questo ha raccontato Saviano nel corso delle tre ore in diretta televisiva, che oggi vengono smontate dal rappresentante del governo.
“Sono ‘sparate’ di una persona che sta a 800 chilometri di distanza, che ha visto Parma di passaggio – si legge nell’intervista pubblicata dall’Informazione di Parma – Durante una riunione del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica avevo chiesto al procuratore ella Repubblica un resoconto di eventuali posizioni aperte nel parmense sentendo anche la Dda di Bologna e la Dia di Firenze: la risposta è stata “non ci sono indagini di questo tipo”. Il tentativo di allarmismo è quindi del tutto fuori luogo e se qualcuno è così convinto di saperne di più dei professionisti del settore, che si faccia avanti facendo nomi e cognomi”.
C’è una cosa che forse Saviano teme più delle minacce che lo costringono a una vita da recluso. Quella di essere delegittimato. Che le accuse di “scrivere favole” che gli rivolgono tanti conterranei possano attecchire e vanificare l’opera di denuncia che tanto gli è costata.
Ai microfoni di Tv Parma, il prefetto Scarpis precisa che in città ci sono realtà di criminalità organizzata, cioè messa in opera da più di due persone, ma non infiltrazioni di stampo mafioso, che presuppongono il controllo del territorio tramite infiltrazioni negli organi che lo governano: non gli risultano indagini di alcun tipo che riguardino mafia, camorra e n’drangheta.
Eppure, l’assalto della camorra sulla città tramite un patto del cemento tra imprenditori del nord e i casalesi, in cui non mancarono contatti con la politica locale, è stato oggetto anche di una recente conferenza di Raffaele Cantone, magistrato che coordinò le indagini su Pasquale Zagaria e scoperchiò gli interessi di Gomorra sulla città ducale.
Parlò di affari da otto milioni di euro, delle capacità imprenditoriali di Zagaria, di una delle più grosse società immobiliari di Parma confiscata, e della prima condanna per associazione camorristica del centro-nord. Una condanna in primo grado per una immobiliare locale.
E anche di un incontro in un albergo romano con un politico, che poi ammetterà di non sapere chi fosse quell’uomo.
Pochi giorni fa la polizia ha arrestato a Colorno, “Michè lo Svizzero”.
E’ Ciro Dell’Ermo, del clan degli Orefice, residente nel parmense con obbligo di firma.
Lo scorso giugno approfittò di un permesso di cinque giorni per tornare ad Acerra e tentare un’estorsione da 100.000 euro ai danni di un imprenditore edile.
I sindacati emiliani dell’edilizia hanno chiesto di estendere l’obbligo delle certificazioni antimafia a tutte le attività, perché “è noto l’intresse di mafia, camorra e n’drangheta per gli appalti di opere pubbliche e private. La presenza della criminalità organizzata è documentata soprattutto a Parma, Reggio Emilia e Modena”.
E sulla ‘ndrangheta c’è anche l’ultima relazione della Dia in cui si parla delle infiltrazioni dei clan calabresi nel territorio provinciale.
La società civile si sta organizzando per costituire nella città ducale l’associazione di Don Ciotti. Una prima riunione c’è stata e vede in prima fila il pastore metodista Giuseppe La Pietra, già responsabile di Libera in Abruzzo. Diverse le realtà locali coinvolte, tra cui l’Agesci, l’Arco e il coordinamento Libera Emilia Romagna.
In questo contesto “Camorra a Parma? Solo sparate” non sfigurerebbe nella collezione dei titoli di Saviano mandati in onda l’altra sera.
fonte: toghe.blogspot.com » Vai al post originale
In occasione delle celebrazioni del Bicentenario della nascita di Charles Darwin e del centocinquantesimo anniversario della pubblicazione della sua opera principale, “On the origin of species by means of natural selection”, il Museo regionale di Scienze naturali di Torino, organizza venerdì 3 aprile, ore 12.00, la conferenza stampa di presentazione della mostra di rilevanza internazionale “La scimmia nuda. Storia naturale dell’umanità“, e già presentata al Museo Tridentino di Scienze Naturali.
Ricordo che “La scimmia nuda” è anche il titolo di un celebre libro dell’antropologo britannico Desmond Morris.
L’inaugurazione della mostra coincide con la chiusura del convegno “Darwin e l’evoluzione dell’uomo“ che si tiene a Torino il 2–3 aprile presso l’Accademia delle scienze.
Il comitato scientifico della mostra vanta alcuni tra i più grandi evoluzionisti italiani e stranieri: Guido Barbujani, Camperio Ciani, Frans de Waal, Jared Diamond, Aldo Fasolo, Giacomo Giacobini, Jean-Jacques Hublin, Giuseppe Leonardi, Giorgio Manzi, Telmo Pievani, Ian Tattersall e la collaborazione speciale di Desmond Morris.
La mostra è accompagnata da un catalogo di 200 pagine con saggi, tra gli altri di Elisabetta Visalberghi, Giorgio Manzi, Guido Barbujani, Telmo Pievani.
fonte: www.gravita-zero.org » Vai al post originale
Observa - Science in Society sta realizzando con il Comune di Caldogno (VI) la rassegna “Scienza e società si incontrano nell’architettura” che si svolgerà dal 16 al 19 Aprile 2009 nel suggestivo spazio di Villa Caldogno.
Locandina Scienza ArchitetturaAltri documenti pubblicati da gravitazero.
Incontri inediti, dibattiti, spettacoli, percorsi espositivi, degustazioni e molto altro ancora, per portare il dialogo tra scienza e società, tra innovazione e territorio al di fuori dei convegni tra studiosi e renderlo più affascinante e comprensibile.
Dal 16 al 19 aprile 2009, per la terza volta, si incontreranno filosofi, artisti, scrittori, scienziati e architetti. Ospiti delle serate Luca Mercalli (metereologo) e Gianni Biondillo (architetto e scrittore), che inaugureranno la rassegna confrontandosi sulla parola chiave Forme; Neri Marcorè (attore) e il neuro scienziato Giorgio Vallortigara che dialogheranno sul tema Parole; l’astrofisico Andrea Possenti e il musicista Arturo Stàlteri che si interrogheranno su Suoni e Visioni; Davide Cassi (fisico esperto di cucina molecolare) e il gruppo creativo Arabeschi di Latte (designers e performers del cibo) che concluderanno il festival esplorando la parola Sapori.
Oltre alla giornata di sabato dedicata a Suoni e Visioni, novità di questa terza edizione sarà la speciale serata domenica 19 aprile 2009 dedicata al gusto, che prevede il confronto tra Davide Cassi esperto di cucina molecolare e Arabeschi di latte architetti e ideatori di eating events attorno alla parola chiave Sapori. Scienza e architettura del gusto. Dopo il dibattito sarà possibile partecipare alla degustazione di caffè e pasticceria condotta dal Gruppo Lavazza e da Dario Loison Maestro pasticcere.
Torna a Villa Caldogno anche il teatro scientifico in apertura al dialogo sul tema Parole di venerdì 17 aprile; Pierantonio Rizzato, accompagnato dai suoni di Pierluigi “Igi” Meggiorin, proporrà in prima nazionale “Il cane di Pavlov” di D. Lamberti.
In apertura alla rassegna, giovedì 16 aprile, “Dalla terra alla Luna”, l’attrice Stefania Carlesso legge Ariosto, Leopardi e Verne.
Programma e informazioni dettagliate sul sito www.scienzarchitettura.it
Altri documenti pubblicati da gravitazero.
fonte: www.gravita-zero.org » Vai al post originale
A cura di Massimiano Bucchi and Brian Trench
Esce in questi giorni l’Handbook of Public Communication of Science, curato da Massimiano Bucchi (Università di Trento, membro del Public Communication of Science and Technology Network) and Brian Trench (Dublin City University, membro del Public Communication of Science and Technology Network).
Esauriente e al tempo stesso accessibile, il volume offre una panoramica aggiornata della comunicazione pubblica della scienza e della tecnologia – un settore sempre più rilevante e in rapida evoluzione. I curatori dimostrano in modo convincente che la comunicazione della scienza non è semplicemente qualcosa che ‘si fa’ ma un campo intellettuale con una propria dignità. Chi pratica la comunicazione della scienza potrà arricchire e migliorare la propria attività esplorandone le sfide concettuali…Questo libro sarà IL testo standard e il punto di partenza della ricerca per molti anni a venire (Bruce Lewenstein, Cornell University, USA).
Con contributi di: Sharon Dunwoody, Jon Turney, Bernard Schiele, Martin Bauer, Hans Peter Peters, Federico Neresini, Giuseppe Pellegrini, Alan Irwin, Steven Yearley, Hesther du Plessis, Edna Einsiediel, Robert Logan, David Kirby, Rick Borchelt, Iina Helsten, Brigitte Nehrlich, Angela Cassidy.
Per informazioni è possibile consultare il sito ufficiale della casa editrice Routledge.
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La matematica è di moda! E’ infatti terminato, non senza colpi di scena, il Festival della Matematica di Roma, con grandissimo successo di pubblico, che già inizia un altro appuntamento a Venezia: il Convegno “Matematica e Cultura 2009″.
Il convegno, il dodicesimo della serie iniziata nel 1997, intende proseguire nell’analisi delle possibili connessioni tra la matematica e altri aspetti del sapere umano.
E sarà Matematica e letteratura l’argomento di apertura del convegno, alle ore 15.00 con Paolo Giordano dell’Università di Torino & INFN Torino a inaugurarlo con il tema “I numeri primi nella letteratura contemporanea” (Letture di Paola Brolati)
Qui il programma completo con gli interventi
Tra i temi trattati nella nuova edizione: matematica e arte, matematica e applicazioni, matematica e cinema, matematica e letteratura, matematica e musica, matematica e religione,omaggio a Pavel Florensky, matematica e architettura.
Il convegno è organizzato in collaborazione con il Dipartimento di matematica applicata e informatica dell’Università di Ca’ Foscari.
Gli atti saranno stampati in volume, come quelli degli anni precedenti (dal 1999 al 2007).
Tutti i volumi sono editi dalla Springer Italia per l’edizione italiana e dalla Springer Germany per la edizione inglese.
E’ disponibile il video “Matematica e cultura 2008″ (da richiedere a emmer@mat.uniroma1.it)
Convegno “Matematica e Cultura 2009″
Venezia 27 - 29 marzo 2009
Auditorium Santa Margherita, Università Ca’ Foscari
http://www.mat.uniroma1.it/venezia2009
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fonte: www.gravita-zero.org » Vai al post originale
In questo periodo ha fatto molto parlare la proposta di legge che obbliga i medici a denunciare i malati clandestini che si rivolgono a loro. Ovviamente io sono assolutamente contrario perchè molti clandestini per non venire denunciati eviteranno di recarsi dal medico tenendosi la malattia che in certi casi può essere molto pericolosa per il rischio di contagio.
Oggi al riguardo vorrei porre l’attenzione su delle persone meravigliose ovvero i medici senza frontiere, in alto trovate un video generale sul loro operato nel mondo e qui sotto mentre lavorano in una triste realtà italiana:
fonte: alessios4.blogspot.com » Vai al post originale
Ieri ho mostrato il video di una ragazza che si è rifiutata di stringere la mano a Berlusconi…oggi invece riporto un video di Marco Travaglio dove racconta i vari rapporti che Silviuccio ha avuto con persone mafiose.
In alto la prima parte qui sotto la seconda.
fonte: alessios4.blogspot.com » Vai al post originale
La Cina è al centro delle “attenzioni” del mondo per quanto riguarda sia l’economia che l’impatto ambientale causato dalla sua vorticosa industrializzazione di questi decenni.
Come spesso però accade da queste parti, ora i Cinesi stanno trasformando un problema in una incredibile opportunità d’affari e di rilancio strategico per il paese.
In questa direzione sta infatti andando anche “l’industria verde” cinese, come del resto è apparso chiaro nella recente conferenza Solarcon di Shanghai, in contemporanea alla fiera Semicon China 2009.
In questa occasione si è potuto toccare con mano quanto l’intero paese e il proprio sistema industriale, siano direttamente coinvolti alla costruzione in quello che i Cinesi hanno chiamato “Economia Verde”.
Sotto la regia degli apparati governative, si sta infatti assistendo ad un vero e proprio “cambio di pelle” delle diverse aree di sviluppo industriale che fino ad ora avevano “solo” una spiccata impronta produttiva e consistenti vantaggi fiscali, ora trasformate in aree “verdi”.
Ricerca sui nuovi materiali, semiconduttori, microprocessori e produzione d’energia, la più verde possibile, sono diventati terreni di una sfida a tutto campo, lanciata senza esclusioni di colpi.
Per cui ora interi dipartimenti universitari, incubatori statali ed imprese pubbliche e private, hanno concentrato le proprie attenzioni su questa nuova industria e sulle ricadute scientifiche e tecnologiche connesse, in grado di aiutare una nuova generazione d’imprese cinesi: le aziende “verdi” appunto!
Così la disfida Celle Solari al Silicone o Thin Film o altri materiali per produrre sempre più energia a costi sempre inferiori e con materiali sempre meno inquinanti, sta appassionando le discussioni di un paese che ha portato l’energia in ogni luogo, proprio attraverso questa nuove “fonti” naturali, energia catturata ed addomesticata rigorosamente “Made in China”.
Per cui dalla moderna Shanghai fino allo sperduto Tibet, è un proliferare d’impianti verdi e così dove prima non arrivava energia, come nel caso dell’altopiano tibetano, ora sono arrivate la luce, la televisione, i fornelli elettrici e l’acqua calda, proprio grazie agli impianti fotovoltaici forniti dai governi locali.
La Cina, paese che sul Carbone ha fatto la propria fortuna recente, viste le immense riserve di cui dispone, ha ora deciso che la propria energia debba arrivare da altre fonti: sole, acqua, vento o dal nucleare.
l Nucleare è infatti considerabile anch’esso “verde”, nel senso che la ricerca cinese sta inseguendo la fusione termonucleare, dopo i primi test positivi del proprio reattore testato nel 2007, chiamato non a caso “Sole artificiale”.
Ma in questi giorni è il Solare ad appassionare di più, perché è anche già diventata un’industria d’esportazione.
Infatti, dopo un periodo d’apprendistato, ora i laboratori e le imprese cinesi sono diventate esportatori di tecnologia che come caso delle Solar Fun Power, sono già arrivate anche alla quotazione Nasdaq, con uffici in Germania, Spagna, Australia e USA.
Dietro a tutto questo, esiste un preciso piano del governo cinese che intende ridurre entro il 2030 le importazioni di petrolio fino al 30/40 %, la sua esigenza di carbone del 40% e tagliare l’emissione di gas serra del 50%.
Risultati che la Cina intende realizzare attraverso gli ingenti investimenti in tecnologie disponibili o in fase di studio nei suoi centri di ricerca.L’investimento stimato per arrivare a realizzare la propria “economia verde” cinese sono nell’ordine di circa 2 miliardi di yuan, con un investimento annuo nell’ordine del 1,5 – 2,5% del proprio PIL
Ma quali sono le altre azioni concrete che la Cina sta seguendo per ridurre i propri consumi?
Il primo è supportare la crescita di un’industria di veicoli elettrici, quella che consentirebbe di tagliare le necessità di petrolio del 30/40%.
Quindi già da tempo le biciclette sono state sostituite da motocicli, rigorosamente elettrici, riscrivendo così dalle fondamenta il famoso detto “il popolo di biciclette (Elettriche)”!Con ulteriori ingenti investimenti nello sviluppo di nuove tecnologie per la produzione d’energia pulita, imprimendo anche un’accelerata ad impianti per la produzione eolica, idroelettrica e solare, la Cina conta di ridurre la propria dipendenza dalle centrali di carbone, dall’attuale 81% al 34% del 2030.
Rivedendo poi le regole con le quali sarà possibile costruire case ed uffici, conta di ridurre il fabbisogno elettrico di un ulteriore 10%.
Che dalle intenzioni si sia da tempo passati ai fatti, è dimostrato anche dall’inizio della costruzione della prima centrale a concentrazione cinese, capace di produrre 1,5 MW e che sarà terminata entro il 2010.
Ma questa centrale non è in un posto sperduto del paese, bensì è costruita a Beijing, la capitale, centrale che con un’estensione di 13 ettari ed un investimento di 11, 6 milioni di euro, con il suo centinaio di specchi riflettenti, produrrà circa 2,7 Milioni di kWh annui, tagliando così qualcosa come 2.300 tonnellate di emissione di anidride carbonica.
Quella di Beijing è inserita in un piano ben più vasto di centrali termodinamiche che entro il 2015 dovrebbero produrre 150 MW,Altri segnali sulle reali intenzioni cinesi? Negli ultimi 15 anni hanno già ridotto in media del 4,9%, la quantità di biossido di carbonio e di altri gas effetto serra emessi per unità di PIL.
Gli Stati Uniti solo del 1,7% e la Germania del 2,7%.
La scelta “verde” cinese va anche oltre essendo in grado da una parte, di migliorare la qualità dell’ambiente, ma dall’altra consente di creare un formidabile sistema industriale che potrà assorbire consistente forza lavoro, offrendo così una nuova opportunità d’innovazione e d’occupazione nel paese.
Per questo i Cinesi hanno lanciato la propria corsa nella ricerca a tutto campo sulle Energie pulite, tanto che alla fiera di Shanghai si è potuto constatare come molte zone industriali della Cina siano ormai a tutti gli effetti tante “Sun Valley” e parti attive nella costruzione del sogno comune dell’ “Economia Verde” cinese.
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Dal 13 marzo al 30 agosto Palazzo Strozzi, a Firenze, sarà sede della mostra “Galileo. Immagini dell’universo dall’antichità al telescopio”, un viaggio attraverso le scoperte celesti di Galileo Galileo. Un’esplorazione avvincente del cielo e dell’astronomia a partire dalle visioni mistiche dei popoli della Mesopotamia e del delta del Nilo, procedendo attraverso le cosmogonie greche caratterizzate dalle geniali sfere omocentriche di Eudosso e le architetture planetarie di Tolomeo e dell’astronomia araba, ricordando le credenze cristiane e le tesi eliocentriche di Copernico che ispirarono Galileo, Keplero e Newton, artefici della nuova concezione dell’universo.
Curata da Paolo Galluzzi, direttore dell’Istituto e Museo di Storia della Scienza, la mostra “Galileo. Immagini dell’universo dall’antichità al telescopio” mette in rilievo il contributo della cosmologia, in relazione con le altre espressioni del pensiero attraverso l’apporto di applicazioni multimediali e importanti filmati. Il percorso espositivo è arricchito da reperti archeologici, strumenti scientifici di straordinaria bellezza, atlanti celesti, dipinti, sculture, preziosi codici miniati e straordinari modelli cosmologici funzionanti realizzati in occasione della mostra. Tra gli oggetti più interessanti il monumentale arazzo astronomico di Toledo, l’Atlante Farnese, il misterioso dipinto “Linder Gallery Interior” per la prima volta in esposizione, e il cannocchiale di Galileo.
La mostra è promossa e organizzata da Ente Cassa di Risparmio di Firenze e dalla Fondazione Palazzo Strozzi, con il sostegno del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, della Regione Toscana e del Comitato Nazionale per le Celebrazioni Galileiane.
Info
Sede: Palazzo Strozzi - Museo del Corso - Piazza degli Strozzi, 1 - Firenze
Periodo: 13 marzo - 30 agoso 2009
Orari: 9.00-20.00 (tutti i giorni), 9.00-23.00 (giovedì)
Ingresso: €10,00 intero - €8,00 ridotto- €4,00 scuole
Tel: 0552645155 (infos) - 0552469600 (prenotazioni)
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Titolo originale: id.
Nazione: Gran Bretagna, Ungheria, USA
Anno: 2006
Genere: fantasy
Durata: 1h44m
Regia: Stefen Fangmeier
Sceneggiatura: Peter Buchman
Fotografia: Hugh Johnson
Musiche: Patrick Doyle
Cast: Ed Speleers, Jeremy Irons, Robert Carlyle, John Malkovich, Joss Stone, Sienna Guillory, Christopher Egan, Garrett Hedlund, Alun Armstrong, Gary Lewis, Djimon Hounsou, Richard Rifkin, Steve Speirs
Trama
Eragon ha diciassettenne anni ed è orfano. Vive assieme allo zio ed il cugino Roran a Carvahall, un piccolo villaggio ai confini dell’impero di Alagaesia. Un giorno Eragon, mentre si trova a caccia di cervi, scopre una strana pietra blu che si rivelerà essere l’uovo dell’ultimo drago femmina rimasto ancora in vita. Eragon se ne prende cura dell’uovo fino alla nascita della creatura alla quale con molta pazienza insegnerà anche a volare. Ma Galbatorix, malvagio re di Alagaesia ed ultimo cavaliere dei draghi vivente, anche perché assassino di tutti gli altri cavalieri, venuto a conoscenza della nascita della dragonessa Saphira manderà all’inseguimento di Eragon il terribile Durza, potente stregone nero. L’unica salvezza per il giovane è rappresentata da Brom, cavaliere in pensione, con il quale inizierà una fuga verso il rifugio dei Varden, i ribelli dell’impero.
Recensione
La storia di “Eragon” inizia, quando un adolescente americano, Christopher Paolini, mai andato a scuola ma istruito dalla madre inizia a scrivere una storia. Due anni dopo, nel 2002, i genitori (il padre, Carl Hiaasen, è un noto giallista), entusiasti, la pubblicarono a proprie spese. Per pubblicizzare il libro, Christopher girò scuole e librerie vestito con corazza, stivali e spada, finché un importante editore, Knopf, non decise di ripubblicare in una nuova edizione “Eragon” e i due successivi libri di quella che sarebbe diventata una trilogia famosa in tutto il mondo.
La trasposizione cinematografica di “Eragon” purtroppo non è all’altezza del libro. Se Christopher scrisse il libro perché appassionato di fantasy, il film sembra essere prodotto finalizzato al mero guadagno, privo com’è di un minimo di passione e di coinvolgimento. Stefen Fangmeier, esordiente come regista, ma esperto di effetti speciali, rivolge ogni cura ed attenzione unicamente verso l’aspetto estetico della pellicola. Infarcito di effetti speciali ben realizzati e sorretto da una colonna sonora imponente e decisamente troppo invadente, “Eragon” sembra realizzato con fretta e superficialità, condensando più di 500 pagine di libro in poco più di un’ora e mezza di pellicola: numerose sono le parti del libro trascurate tanto che spesso sembra mancare una ragionevole consequenzialità tra le scene. “Eragon” manca di ritmo e di situazioni realmente avvincenti, la scenografia ed i personaggi sembrano tratti da dalla trilogia de “Il signore degli anelli” di Peter Jackson.
Il cast è di tutto rispetto (e decisamente sprecato): Jeremy Irons sembra poco convinto del suo personaggio, Robert Carlyle divertente ma un po’ fuori luogo e John Malkovich, fisicamente perfetto nel ruolo di cattivo, non può esprimere a sufficienza la sua bravura per i pochi dialoghi in cui è impegnato; poco convincente l’esordiente Ed Speleers, poco efficace da appassionare lo spettatore.
Il doppiaggio italiano è un segno ulteriore della modestia con la quale è stato prodotto il film: se nell’edizione originale la voce della dragonessa Saphira è affidata all’ottima attrice Rachel Weisz, non si comprende come abbiano pensato ad Ilaria D’Amico, brava giornalista sportiva, ma che nulla c’entra con cinema e doppiaggio.
Il colpo di grazia è infine rappresentato dal finale che nel pieno rispetto della trilogia di Tolkien-Jackson non esiste, lasciando lo spettatore in bilico e in attesa (beh, siamo proprio sicur?) del sequel.
Dunque “Eragon” rappresenta un tentativo fallito di rinnovare il genere fantasy, un film privo di logica narrativa, poco suggestivo ed un’indegna trasposizione dell’inizio di quella che sarebbe potuta diventare, con maggior impegno e passione, un’ottima alternativa al classici del fantasy. Un’occasione sprecata uccisa dal dio denaro.
Voto: 4
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Titolo originale: Anatomie
Nazione: Germania
Anno: 2000
Genere: horror
Durata: 1h43m
Regia: Stefan Ruzowitzky
Sceneggiatura: Stefan Ruzowitzky
Fotografia: Peter von Haller
Musiche: Marius Ruhland
Cast: Franka Potente, Benno Fürmann, Anna Loos, Sebastian Blomberg, Traugott Buhre, Holger Speckhahn, Oliver Wnuk, Andreas Günther, Rüdiger Vogler, Gennadi Vengerov, Thomas Meinhardt, Werner Dissel
Trama
Paula è una brillante studentessa di medicina che ha appena vinto il concorso di ammissione all’autorevole corso estivo di anatomia dell’università di Heidelberg. La ragazza, intenzionata a seguire le orme del padre e del nonno, si immerge totalmente studio dal quale non riescono a distrarla neanche le attenzioni di un suo compagno di corso. Un giorno si ritrova in obitorio un ragazzo cardiopatico conosciuto pochi giorni prima in treno. Non convinta della morte naturale del giovane, Paula inizierà ad investigare, scoprendo un’orrible segreto che si cela tra le mura della prestigiosa università.
Recensione
Stefan Ruzowitzky, regista austriaco, dirige questo horror ospedaliero di produzione tedesca sulla scia di teen horror americani come “The skulls - I teschi”.
Quello che subito colpisce in “Anatomy” è la fotografia di Peter von Haller capace di ricreare quell’atmosfera fredda e torbida tipica degli ambienti ospedalieri. Si aggiunge poi l’interpretazione di Franka Potente: in pieno stile teutonico, la ragazza appare algida e ambiziosa, confermando le qualità già dimostrate in “Lola corre”, splendida pellicola del regista Tom Tykwer che l’ha fatta conoscere. Peccato però che gli altri attori del cast risultino belli ma totalmente inadeguati nei loro ruoli. “Anatomy” pur non brillando per originalità, inquieta e spaventa, in particolar modo quanti sono inorriditi anche dalla vista del sangue di un banale prelievo. Gli effetti speciali sono infatti di buon livello anche se Ruzowitzky si contiene un pò troppo nella componente splatter.
La storia purtroppo dopo un discreto inizio, assume contorni un po’ banali, attribuendo caratteristiche a volte eccessive ai personaggi (è vero che ci troviamo in un ambiente giovanile, ma la serietà dei ragazzi viene messa a dura prova con dialoghi stupidi, spesso infarciti di doppi sensi palesemente fuori luogo).
Sebbene penalizzato da alcune banalità grossolane, “Anatomy” è un film che può far trascorrere una piacevole serata horror senza troppe pretese anche se gli assuefatti all’horror rimarranno sicuramente lievemente delusi.
Voto: 6,5
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La Corte d’Appello di Roma, sezione lavoro, ha respinto il ricorso della Rai contro Michele Santoro che si vede così confermare sia il risarcimento economico che il rispetto della collocazione e del ruolo legato al programma in onda.
La Rai infatti aveva già pagato 1,5 milioni di euro al giornalista per il risarcimento del danno subito con l’allontanamento dalla tv pubblica e anche rispettare la sentenza che gli imponeva di riportare in video Santoro nella stessa collocazione di prima.
Tutto questo era stato stabilito dal Tribunale del lavoro contro il quale la Rai aveva appunto in appello fatto il ricorso che oggi è stato respinto.
Viene quindi confermata la parte che stabiliva le modalità di utilizzazione di Santoro, che la Rai aveva contestato in quanto a suo avviso doveva essere ripensata perché avrebbe inciso sull’autonomia imprenditoriale dell’azienda.
Ma anche la parte economica del risarcimento, che la Rai aveva già pagato.
Questa la decisione della Corte d’Appello di Roma sezione lavoro, presidente Ermanno Cambria, relatore Donatella Casablanca.
“Con la sentenza di oggi questi siamo ad oltre 10 giudici – commenta l’avvocato Domenico D’Amati, legale di Michele Santoro – che danno ragione a Santoro e torto alla Rai. La decisione di oggi è una gran bella soddisfazione”.
fonte: toghe.blogspot.com » Vai al post originale
di Marco Travaglio
(Giornalista)
da L’Unità del 25 marzo 2009
Il vicequestore Gioacchino Genchi, da 20 anni consulente dei giudici in indagini di mafia e corruzione, è stato sospeso dal servizio.
Motivo: ha rilasciato interviste per difendersi dalle calunnie e ha risposto su facebook alle critiche di un giornalista.
«Condotta lesiva per il prestigio delle Istituzioni» che rende «la sua permanenza in servizio gravemente nociva per l’immagine della Polizia», Firmato: il capo della Polizia, Antonio Manganelli.
Se Genchi avesse massacrato di botte qualche no global al G8 di Genova, sarebbe felicemente al suo posto e avrebbe fatto carriera (Massimo Calandri, «Bolzaneto, la mattanza della democrazia»): Vincenzo Canterini, condannato a 4 anni in primo grado per le violenze alla Diaz, è stato promosso questore e ufficiale di collegamento Interpol a Bucarest. Michelangelo Fournier, 2 anni di carcere in tribunale, è al vertice della Direzione Centrale Antidroga. Alessandro Perugini, celebre per aver preso a calci in faccia un quindicenne, condannato in primo grado a 2 anni e 4 mesi per le sevizie a Bolzoneto e a 2 anni e 3 mesi per arresti illegali, è divenuto capo del personale alla Questura di Genova e poi dirigente in quella di Alessandria.
Le loro condotte non erano «lesive per il prestigio delle Istituzioni» e la loro presenza è tutt’altro che «nociva per l’immagine della Polizia».
Ma forse c’è stato un equivoco: Manganelli voleva difendere Genchi e sospendere Canterini, Fournier e Perugini, ma il solito attendente coglione ha capito male.
Nel qual caso, dottor Manganelli, ci faccia sapere.
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La fotografia è tratta da Repubblica.it
fonte: toghe.blogspot.com » Vai al post originale
OSLO - Il prestigioso Abelprisen (Premio Abel) 2009 è stato assegnato oggi dall’Accademia norvegese di Scienze e Lettere al matematico francese di origine russa Mikhail Gromov per il suo “contributo rivoluzionario” alla geometria.
Nato in Russia, già vincitore del premio Wolf per la matematica nel 1993, il matematico 65enne è cittadino francese dal 1992.
E’ professore all’Istituto des Hautes Etudes Scientifiques a Bures-sur-Yvette, professore titolare della cattedra di matematica Jay Gould al Courant Institute of Mathematical Sciences dell’Università di New York, membro dell’Accademia delle Scienze francese, della US National Academy of Sciences e dell’American Academy of Arts and Sciences.
La geometria è una delle branche più antiche della matematica. Nel corso dei secoli essa ha suscitato l’interesse di grandi matematici, ma è soprattutto negli ultimi cinquant’anni che ha compiuto progressi straordinari. Alcuni degli sviluppi più significativi sono opera di Mikhail Gromov, matematico che ha dato vita a idee profondamente originali, foriere di nuove prospettive in questa disciplina e in altre aree della matematica.
La geometria riemanniana ha preso le mosse dallo studio delle superfici curve e dei loro analoghi in dimensione superiore, e ha trovato delle applicazioni nella teoria della relatività generale. Mikhail Gromov ha svolto un ruolo decisivo nella creazione della geometria riemanniana globale moderna. Le sue soluzioni di importanti problemi di geometria globale sono state rese possibili dalla formulazione di nuovi concetti generali come la convergenza delle varietà riemanniane e il principio di compattezza che ora recano il suo nome.
Mikhail Gromov è uno dei fondatori della geometria simplettica. Le curve olomorfe erano ritenute uno strumento importante nella geometria delle varietà differenziali complesse, tuttavia l’ambiente delle strutture complesse integrabili era troppo rigido.
In un famoso lavoro del 1985, Gromov estese il concetto di curve olomorfe alle curve J-olomorfe su varietà simplettiche. Quest’innovazione portò successivamente alla teoria degli invarianti di Gromov-Witten, un tema oggigiorno di grande interesse e legato alla moderna teoria quantistica dei campi. Inoltre essa ha portato alla creazione della topologia simplettica ed è penetrata progressivamente all’interno di molte altre aree della matematica, trasformandole.
Mikhail Gromov, con il suo lavoro sui gruppi a crescita polinomiale, ha introdotto idee innovative che hanno cambiato per sempre il modo di considerare i gruppi discreti infiniti. Egli ha scoperto la geometria dei gruppi discreti e ha risolto in questo campo numerosi problemi fino ad allora inaccessibili. Grazie al suo approccio geometrico, alcuni complessi argomenti combinatori sono apparsi molto più convincenti e naturali.
Il premio Abel, che viene assegnato dal 2003 (per compensare l’assenza di un premio Nobel per la matematica), ricompensa con sei milioni di corone norvegesi (oltre mezzo milione di euro) gli studiosi le cui ricerche contribuiscono in modo rimarchevole allo sviluppo delle scienze matematiche.
Nella foto Niels Henrik Abel, matematico nato nel 1802.
La cerimonia per la consegna del Premio, che porta il nome del matematico norvegese Niels Henrik Abel (1802-1829), si terrà ad Oslo il 19 maggio.
Il Premio Abel ha lo scopo di promuovere la matematica, rendendo più prestigiosa questa scienza, specialmente agli occhi delle nuove generazioni.
Ecco i vincitori delle edizioni precedenti del premio:
2003: Jean-Pierre Serre (Collège de France – F)
per avere svolto un ruolo fondamentale nel dare una forma moderna a numerose branche della matematica, fra cui la topologia, la geometria algebrica e la teoria dei numeri.
2004: Michael F. Atiyah (University of Edinburgh – UK) e Isadore M. Singer (MIT – USA)
per aver scoperto e dimostrato il teorema dell’indice coniugando topologia, geometria e analisi, e per il ruolo straordinario che hanno avuto nel creare nuovi ponti tra matematica e fisica teorica.
2005: Peter D. Lax (Courant Institute of Mathematical Sciences, New York University – HUN/USA) per i suoi straordinari contributi alla teoria e all’applicazione delle equazioni differenziali alle derivate parziali e al calcolo delle loro soluzioni.
2006: Lennart Carleson (Istituto reale di tecnologia – SV)
per il suo vasto e innovativo contributo all’Analisi armonica e ai sistemi dinamici lisci.
2007: S. R. Srinivasa Varadhan, (Courant Institute of Mathematical Sciences, New York University)
“per i suoi fondamentali contributi alla teoria della probabilità ed in particolare per la creazione di una teoria unificata delle grandi deviazioni”.
2008: John Griggs Thompson (Università di Cambridge) e Jacques Tits (Collège de France)
per i loro straordinari risultati in campo algebrico e in particolare per il loro contributo alla moderna Teoria dei Gruppi
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TORINO - Il lavoro di astrologo, nel 1600 come anche paradossalmente oggi, è sempre stato più redditizio di quello matematico di astronomo.
I regnanti di allora, che amavano circondarsi di occultisti e particolarmente di astrologi, comuni negli ambienti di corte per tutti il Cinquecento, fino al Seicento, offrivano occasioni ghiotte: erano persone che pagavano profumatamente!
Galileo Galilei, sempre bisognoso di soldi, non disdegnava certo di accontentare i potenti dell’epoca, redigendone i loro oroscopi, sembra anche non con molta accuratezza, visto che non se ne curava più di tanto (nei suoi scritti ci sono solo pochi e fugaci riferimenti).
Tuttavia tale lavoro gli permetteva di guadagnare ciò che gli serviva per concentrarsi poi sugli studi per i quali noi lo possiamo ricordare: da buon copernicano e fortemente critico verso la fisica aristotelica e le credenze astrologiche, Galileo dette infatti un forte impulso verso la scienza moderna.
Nei quattro secoli successivi l’astrologia si è rivelata nulla più che una infondata credenza, una pseudoscienza però ancora viva in qualche trasmissione TV o sulle pagine dei giornali popolari.
Della propensione del padre del metodo scientifico e dell’astronomia moderna all’inedito lato “divinatorio” ce ne parlerà Stefano Bagnasco, ricercatore dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare di Torino, dove si occupa soprattutto di analisi informatica applicata a dati di fisica sperimentale, ma anche dirigente del Cicap, Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sul paranormale.
Bagnasco, che è coinvolto nelle ricerche con l’acceleratore Lhc al Cern di Ginevra, affronterà la questione in un insolito appuntamento al Parco Astronomico di Pino Torinese, venerdì 3 aprile, con uno spettacolo animato da esperimenti psicologici che coinvolgeranno il pubblico.
http://www.planetarioditorino.it
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In occasione dell’Anno Internazionale dell’Astronomia 2009, riparte il CORSO DI ASTRONOMIA della Festa Nazionale dell’Astronomia Federico II promossa dalla The Lunar Society Italia in collaborazione con Università degli Studi di Bari, Istituto Nazionale di Fisica Nucleare – Sezione di Bari, Osservatorio Astronomico di Capodimonte, Società Astronomica Italiana, Soprintendenza Beni Architettonici e per il Paesaggio per le Province di Bari e Foggia e Direzione Regionale Beni Culturali e Paesaggistici della Puglia.
La data di inizio del corso è fissata per il 30 MARZO 2009. Essi si articoleranno in lezioni teoriche e pratiche per concludersi il 20 GIUGNO, sotto le stelle, con la serata astronomica in occasione del solstizio di estate.
Le sedi del corso sono il Dipartimento Interateneo di Fisica a Bari, il Castello Svevo di Bari e Castel del Monte.
Parte integrante e affascinate del corso è rappresentata dall’iniziativa ASTRONOMI A CORTE, un ciclo di conferenze di alto contenuto divulgativo- scientifico che sarà aperto domenica 19 aprile 2009 a Castel del Monte dalla Lectio Magistralis, dal titolo L’Universo degli Universi, del Prof. Roberto BUONANNO, presidente della Società Astronomica Italiana e ordinario di Astronomia e Astrofisica presso l’Università di Roma Tor Vergata.
Al Castello Svevo di Bari, nelle settimane successive si susseguiranno Walter FERRERI, dell’Osservatorio di Pino Torinese, Luigi COLANGELI, direttore dell’Osservatorio Astronomico di Capodimonte. Infine, a Castel del Monte, che per l’occasione sarà trasformato in un Osservatorio, Gianluca MASI, direttore del Planetario di Roma.
Le lezioni dei corsi saranno tenute anche dai professori Nicola GIGLIETTO e Paolo CEA, dell’Università degli Studi di Bari e componenti della Sezione di Bari dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare.
Ad essi si affiancheranno Raffaele FALAGARIO, Umberto MASCIA e Michele MALLARDI, della Società Astronomica Italiana
IL PROGRAMMA su www.thelunarsociety.it
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L’Associazione Californiana non-profit di business internazionale “Bridges to Italy” inaugura una community dedicata all’innovazione come strumento per “accorciare le distanze” tra Italia e USA.
Italia e California non sono mai state così vicine. Merito del Social Network Italia-Usa dedicato alle tecnologie attivato su www.bridgestoitaly.org, sito web dell’omonima associazione californiana non profit di business internazionale, fondata con l’obiettivo di promuovere nuove partnership e “alleanze tecnologiche” tra Italia e Stati Uniti in settori scientifici in cui si esprime l’eccellenza dei due Paesi, in particolare nanotecnologie, biotecnologie ed energie pulite rinnovabili.
Oltre cento gli iscritti in solo poche settimane dall’avvio dell’iniziativa: per la maggior parte si tratta di ricercatori e studiosi, ma sono molti anche gli imprenditori, gli investitori e i professionisti sia italiani che statunitensi operanti in ambito high-tech interessati a sfruttare le potenzialità della rete per ampliare i propri contatti e scoprire nuove opportunità di ricerca - o perché no di business - “tra le due sponde dell’Oceano”.
Nota rilevante - e aspetto che denota il carattere veramente internazionale dell’iniziativa- è che gli iscritti sono ugualmente ripartiti tra Italia e Stati Uniti: “Il fatto che il nostro invito sia stato accolto con entusiasmo tanto dagli italiani quanto dagli americani ci ha fatto capire subito quanto vasto sia il potenziale di relazioni da sviluppare, e ha marcato una fondamentale differenza rispetto alla maggior parte delle community sull’innovazione diffuse nella Rete, che hanno una portata per lo più nazionale” - afferma la Presidente di Bridges to Italy e ideatrice dell’iniziativa Bianca Dellepiane. “Il nostro obiettivo è quello di rendere il social network di Bridges to Italy un vero e proprio strumento di lavoro, mettendo in atto una serie di servizi e facilites che possano realmente accorciare le distanze tra i due Paesi”.
A partire da una serie di “Webinar” (Seminari on-line) diretti al pubblico qualificato USA che saranno inaugurati in occasione della manifestazione fieristica “BioinItaly“, appuntamento annuale dove il Biotech Italiano incontra gli investitori in programma a Milano e sul Social Network di Bridges to Italy per il pubblico USA il 4 e 5 Maggio 2009, organizzato da Assobiotec - Associazione nazionale per lo sviluppo delle biotecnologie (che fa parte di Federchimica) e Innovhub, azienda speciale per l’innovazione della Camera di Commercio di Milano.
In quell’occasione i numerosi soggetti imprenditoriali italiani partecipanti avranno così l’opportunità unica di presentarsi al mercato statunitense, avviando contatti con un pubblico qualificato composto in prevalenza da investitori e operatori USA nel campo delle biotecnologie interessati a espandere le opportunità di business con l’Italia.
Si tratta, in pratica, di una vera e propria “trade mission” virtuale caratterizzata da indiscutibili vantaggi: permette di raggiungere partecipanti anche geograficamente molto lontani a costo pressoché nullo (Anyone, Anywhere, Anytime), offre la possibilità di scambiare informazioni in tempo reale e di porre così le basi per relazioni interpersonali da cui far nascere opportunità di collaborazioni o investimenti, e permette di individuare facilmente nominativi mirati di professionisti o aziende leader interessate al mercato italiano.
“Nell’attuale clima di austerity che impone alle aziende americane di ridurre i viaggi e le spese legate agli spostamenti, la soluzione di questi “incontri virtuali” sta prendendo decisamente piede qui negli USA, incoraggiata anche dal nuovo corso della Presidenza Obama che ha più volte richiamato il mondo imprenditoriale a ridurre il “carbon footprint” e a prestare maggiore attenzione alle problematiche ambientali” - afferma ancora la Dellepiane. “Inoltre, per l’elevato profilo scientifico, i webinar contribuiscono anche a diffondere un’immagine positiva e INNOVATIVA del “brand” Italia qui negli Stati Uniti, dove spesso mancano canali efficaci di comunicazione tra i due Paesi e si fatica a conoscere le tante eccellenze della ricerca italiana.”
Ed è proprio ad una promozione ad alto livello delle potenzialità dell’Italia in ambito high-tech che mira l’attività di “Bridges to Italy” -associazione fondata alla fine del 2007 da un panel di imprenditori, ricercatori, venture capitalist e investitori americani accomunati dalla volontà di avvicinarsi al nostro Paese per condividere nuovi progetti, idee e strategie di business in settori tecnologici “di punta”, e presieduta dalla manager italiana Bianca Dellepiane, genovese di nascita e californiana di adozione.
In questo senso va infatti anche la recente media partnership siglata con la web agency Time & Mind di Torino e le sue testate on line The Daily Bit e Gravità Zero,
due fra i principali portali italiani dedicati alla scienza e alla sua divulgazione, che pubblicheranno sul social network aggiornamenti costanti sui più promettenti risultati di ricerca sviluppati dall’Italia. E in questo senso vanno lette anche le tante iniziative di cui il sito si arricchisce giorno dopo giorno: sondaggi, spunti di riflessione e discussione, segnalazioni di eventi scientifici in Italia o negli USA.
Ma non è tutto. La web community di “Bridges to Italy” offrirà anche una serie di documenti creati ad hoc utili a chi intende operare in un contesto internazionale qualificato: mini “guide” scaricabili dal sito e inerenti i temi della proprietà intellettuale, del venture capital, e in generale del trasferimento tecnologico, dove spesso emergono significative differenze tra i due Paesi.
“Sono temi che abbiamo affrontato anche nel corso della tavola rotonda che abbiamo organizzato in Italia durante l’ultima edizione del Festival della Scienza di Genova dal titolo “Quando la ricerca crea ricchezza” - conclude Bianca Dellepiane. “C’è bisogno di molta formazione sull’approccio americano al technology transfer, e parlo non solo di leggi e regolamenti, ma anche di un atteggiamento mentale altrimenti difficile da assorbire, se non si lavora qui. Questo bagaglio di informazioni permette poi alle startup tecnologiche di operare con successo, non solo negli USA ma in tutti i Paesi che seguono il modello statunitense per la commercializzazione delle tecnologie, ovvero tutte le principali economie mondiali”
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La nascita di Darwin e la pubblicazione de L’Origine delle Specie, le prime osservazioni di Galileo al cannocchiale e il primo sbarco sulla Luna: momenti incisi nella storia dell’uomo e della scienza, di cui ricorrono nel 2009 tutti gli anniversari, in un intreccio fra biologia e astronomia.
Vedere la Scienza Festival celebra questi appuntamenti d’eccezione invitando il pubblico a una settimana di cinema scientifico, dal 30 marzo al 5 aprile allo Spazio Oberdan a Milano.
La manifestazione, al suo tredicesimo anno di vita, è realizzata da Università degli Studi di Milano, Provincia di Milano - Settore Cultura e Fondazione Cineteca Italiana, con la collaborazione per l’edizione 2009 delle associazioni “Italia - Russia” e “Scienza under 18”.
La settimana di Vedere la Scienza propone un fitto programma di proiezioni ad accesso libero e gratuito, dal mattino alla sera. I titoli collocati nelle sessioni mattutine e pomeridiane partecipano a una competizione internazionale e sono stati selezionati fra un centinaio di opere iscritte al concorso. Studenti, appassionati e semplici curiosi possono scegliere fra diverse tipologie di filmati a soggetto scientifico: da documentari di grandi case di produzione a brevi video di musei e istituti di ricerca, da film di fiction recenti alla riscoperta di classici senza tempo.
Il programma prevede anche presentazioni e dibattiti con esperti dei vari settori. Sabato 4 aprile Margherita Hack sarà ospite d’onore a una mattinata a lei interamente dedicata, come omaggio all’astronomia italiana. Dopo la proiezione di Margherita Hack. Il secolo lungo (Italia, 2007) l’astrofisico Giovanni F. Bignami intervisterà la scienziata e animerà il dibattito con il pubblico.
La ricerca sull’evoluzione e l’astronomia riceveranno speciale rilievo nell’edizione 2009, ma nel corso della settimana gli spettatori incontreranno un insieme composito di tematiche, declinate secondo le sensibilità dei diversi autori e paesi di provenienza: i cambiamenti climatici, lo studio della mente, gli enigmi matematici, l’inquinamento, la sordità, i rifiuti, i farmaci…
Specie di specie (Francia, 2008), titolo di apertura del Festival, accompagna lo spettatore in un immaginario viaggio a ritroso nella storia evolutiva dell’uomo e di tutte le specie viventi, alla scoperta, che sorprenderà i più, di un unico, lontanissimo, comune antenato.
Le indagini sulla forma dell’universo e l’enigmatica storia del matematico Grigori Perelman si intrecciano ne La maledizione della congettura di Poincaré (Giappone, 2008); le storie di alcuni sopravvissuti alla tragedia dell’11 settembre guidano un avvincente racconto sugli studi più attuali sulla paura e la memoria, fra psicanalisi e neurologia, ne Il volto nascosto della paura (Italia, 2008); la bellezza dei frattali, elementi ricchi di fascino su cui si interrogano studiosi di aree apparentemente lontane, dalla matematica alla biologia, è protagonista di Caccia alla dimensione nascosta (USA, 2008).
Grande spazio è dedicato alle meraviglie della natura, dalle distese glaciali di Tara, viaggio nel cuore della macchina del clima (Francia, 2008), alle suggestive migrazioni delle farfalle monarca di Ali di farfalla (Francia, 2007). E lo spettatore potrà compiere anche dei viaggi impossibili alla scoperta del cosmo, nell’infinitamente piccolo con Viaggio incredibile (GB, 2008) e nell’infinitamente lontano con Viaggio al centro di un buco nero (Francia, 2008).
A volte la presenza della scienza è meno esplicita, eppure costituisce un tassello di rilievo anche all’interno di storie umane estremamente toccanti: è il caso di Hear and Now, in cui due coniugi sordi dalla nascita decidono, a sessant’anni, di sottoporsi a un intervento per riacquistare l’udito.
Non meno variegato il programma della rassegna serale e del fine settimana. 2001: odissea nello spazio (di S. Kubrick, 1968), Una donna sulla Luna (di F. Lang, 1928), Viaggio nello spazio (di V. Zuravlev, 1936), Darwin (di P. Greenaway, 1993), Lo zoo di Venere (di P. Greenaway, 1985), E l’uomo creò Satana (di S. Kramer, 1960), Galileo (di J. Losey, 1974), Il pianeta delle scimmie (di F. Schaffner, 1968), Uomini sulla Luna (di I. Pichel, 1950): questi i titoli della rassegna, che in una simbolica sintesi tra evoluzione e viaggi spaziali chiude con Wall-E (di A. Stanton, 2008), fresco vincitore dell’Oscar per il miglior film d’animazione.
L’ingresso è gratuito per tutte le proiezioni, sino a esaurimento dei posti. Le proiezioni mattutine sono dedicate alle scuole, su prenotazione (tel 02 50314680, vederelascienza@unimi.it).
Il programma completo della manifestazione, con orari delle proiezioni e schede informative sui titoli è disponibile all’indirizzo www.brera.unimi.it/festival
Vedere la Scienza Festival Università degli Studi di Milano - Via Brera 28 - 20121 Milano
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Ieri mi sono imbattuto in questo video dove si vede una giovane donna che nello studio della trasmissione Porta a Porta si rifiuta di dare la mano a Silvio Berlusconi, leggendo i commenti al video ho visto che questa ragazza si è registrata a YouTube ed ha scritto il seguente commento nel video: sono la ragazza del video il gesto è stato volontario dettato da una disistima nei suoi confronti e x questo ci ho rimesso anche il lavoro a porta a porta, ma alla fine l’importante è essere sempre coerenti con quello che pensi.
Ammettendo che sia veramente la ragazza in questione non pensate che ognuno di noi abbia il diritto di scegliere se dare o non dare la mano e che quindi sia assurdo essere licenziati per questo motivo?
Voi ad esempio dareste la mano ad un mafioso? io certamente no.
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Vi segnalo che ieri Beppe Grillo, dopo passaparola, ha lanciato una nuova rubrica video settimanale chiamata Grillo centosessantotto.
In alto il video, qui il testo:
“Grillo 168 inizia! Come il Polonio 210 deve diventare.
La settimana è stata irta di cose. Le ultime, pazzesco, AN che si scioglie nel PDL. Questa diarrea politica. Si è sciolta come una scarica di diarrea nel PDL. E la carta igienica la porterà Gasparri. Quindi può succedere qualsiasi cosa. È successo che ci siamo visti e ci siamo salutati a Firenze. Abbiamo fatto le liste civiche che a giugno saranno presenti in moltissimi comuni, certificate dal blog. Abbiamo fatto la Carta di Firenze. Parliamo di cose come la non privatizzazione dell’acqua, la ripubblicizzazione, le energie rinnovabili, la raccolta differenziata spinta. Insomma, le nostre battaglie sui pannelli, sul wifi libero e gratuito. Le nostre cose. Noi non molleremo mai. È questo il nostro principio.
Stanno cercando di fare cose inenarrabili. Ci ha provato prima Levi, poi ci ha provato D’Alia, poi ci ha provato Cassinelli, adesso ci provano queste cellulitiche che sono in Parlamento. La Carlucci. Dobbiamo parlare di Rete con una che non sa un cazzo perché deve proteggere le major. Ma veramente … Qui siamo ridotti che ci sono tre milioni di disoccupati in più e questi parlano di bloccare la Rete, di bloccare i server. Continuano ad andare avanti col digitale terrestre che è morto. Vai a parlare in Sardegna del digitale terrestre e ti dicono: “Zagasau, gu, sa sau ugusau zau!” una roba indescrivibile.
E qui continuiamo a sparare cazzate. L’ultima cazzata del governo del nano – di Truffolo – è stata quella di dire che abbiamo il tasso di disoccupazione più basso in Europa. Sono balle! Sono balle. Il tasso di disoccupazione è un dato che non può neanche determinare. Infatti l’Eurispes viaggia coi tassi di occupazione. Il nostro tasso di occupazione è il più basso d’Europa. È al 58% con una media invece di occupazione del 67%. Sono palle di questa gentaglia qui.
Basta. Abbiamo visto di tutto. Manganellano gli studenti a Bergamo, a Pisa. Manganelli, la smetta coi manganelli! Per cortesia, la smetta! Non diventi per forza coerente col suo cognome. La smetta!
Non è possibile che i referenti delle istituzioni per i cittadini debbano essere dei poliziotti anti-sommossa. Quelli di Pisa volevano dimostrare che un piazzista come Pera. Uno che era tra i socialisti poi è passato di qua con un carpiato con un coefficiente di incasinamento incredibile – è passato di qua e di là – va a vendersi un libro: “come essere oggi cristiani …” Come essere oggi cristiani?! Vai a fare il piazzista dentro le università degli studenti e gli studenti che vogliono venire a dirti che cazzo fai li dentro li fai manganellare dalla polizia? Allora facciamo una cosa ragazzi. Invece di fare questi casini davanti alle università, fate voi un libro, fate una tesi: come non essere piduisti e mafiosi. E la portate a discutere in Parlamento. Se i parlamentari e i senatori dicono qualcosa, la polizia può caricare liberamente. Veramente quella gente lì va caricata.
È successo qualsiasi cosa, per arrivare ad adesso che sono andato a Parma. Mi hanno di nuovo chiamato. Mi hanno di nuovo chiamato a Parma per la Parmalat. Sono andato a deporre, ho dovuto dire: “lo giuro, lo giuro, lo giuro dirò sempre la verità, lo giuro …” e poi ho ripetuto quello che sapevo nel 2001. Lo scandalo è successo nel 2003 a dicembre. Io nel 2001 dicevo della Parmalat. Ma non perché sono un mostro, per ché sapevo le cose, chissà che controspionaggio facessi. Lo sapevano tutti, lo sapevano tutti.
Perché allora un comico arriva a dire delle cose due anni prima del più grande scandalo finanziario in Europa. Perché? Ve lo spiego io perché. Per questa cosa qui. Vi faccio vedere la mappa del potere.
I giornalisti sapevano tutto, ma non potevano dirlo. Io che non sono un giornalista, lo dicevo. Però era troppo poco dirlo nelle piazze, nei palazzetti, per la strada. Sarebbe bastato un minuto di un telegiornale, di un telegiornale serio che facesse un servizio pubblico. Un minuto di un giornalista serio, coi contro-coglioni, che avesse detto quello che era. Bastava andare sul sito della Banca d’Italia, nel sito adatto, per vedere l’indebitamento delle società quotate in borsa. C’erano tutti. Sono andato là, ho portato tutti i documenti della Fiat e della Telecom, così si portano un po’ avanti col lavoro già che ci siamo. E perché non si può parlare e perché nessuno parlava di queste cose.
La mappa del potere. Prendiamo ad esempio il più grosso gruppo editoriale che abbiamo - l’industria editoriale, ormai una parola che non significa più niente, stanno fallendo tutti, stanno chiudendo quasi tutti – il Corriere, finanziato con 18 milioni di euro di soldi dal Governo. Ecco perché è filo governativo. Chiunque sarebbe filo governativo se il governo gli da 18 milioni di euro così, a babbo morto.
Bene, il gruppo RCS Mediagroup SpA, quotato in borsa, vediamo chi sono, chi c’è dentro il gruppo. Ecco perché nessuno parlava e nessuno può parlare ancora oggi. C’è un conflitto di interessi che non è neanche più un conflitto. Ci sono tutte le banche. Dentro la partecipazione azionaria del gruppo RCS Mediagroup SpA ci sono: Merloni Invest SpA, Sinpar Società di Investimenti e Partecipazioni SpA col 2%, il Banco di Napoli SpA, Banca Imi con lo 0,005%, il 5,9% quasi il 6% UBS Fiduciaria, Pandette Finanziaria col 3,9%, Generali, Ina Assitalia, Toro Assicurazioni, Intesa SanPaolo con il 5%. Allora? Queste sono quelle quotate in borsa. Poi, dentro la proprietà ci sono anche aziende che non sono quotate in borsa, sempre dentro il gruppo. C’è la Sasa, Fiat, Societé De Partecipation Financiere Italmobiliare SpA, Saifin Sai, Sasa Assicurazioni e Riassicurazioni SpA, Partecipazioni Editoriali, la Sainternational SA, Dorint Holding, Franco Tosi, Edizione Holding, Siat Società Italiana Assicurazioni e Riassicurazioni. E poi ci sono i consiglieri che sono dentro. Io vorrei che voi vedeste questa mappa. Ve la faccio vedere. La vedete questa mappa? Quegli omini lì sono tutti veri, con nomi e cognomi.
E abbiamo gente che è consigliere in 7 società contemporaneamente, che sono anche in concorrenza. Vi faccio qualche nome, qualche ditta. Perché io non racconto delle balle. Tamburi Giovanni: Tamburi Investment spa - presidente e amministratore delegato, amministratore in Interpump group spa , è amministratore in Datalogic spa, amministratore in De longhi spa, amministratore in Immsi spa, amministratore in Zignago vetro spa, vice presidente in M&c management & capitali spa. Ligresti Jonella, la figlia di Ligresti, è nella Fondiaria sai spa - presidente del consiglio di amministrazione, è vicepresidente in Premafin finanziaria spa holding di partecipazioni, è nel consiglio di amministrazione di Rcs mediagroup spa, amministratore di Milano assicurazioni spa, amministratore di Italmobiliare spa, è consigliere di sorveglianza, perché sorveglia anche Mediobanca spa. E poi andiamo a De Benedetti, Diego Della Valle, Carlevaris, Delfino, sono tutti in assoluto conflitto di interessi. La Borsa andrebbe chiusa domani mattina. È questo che ho detto io!
Quindi io vi lascio alla prossima settimana. 168. Mi raccomando. Grillo 168, peggio del Polonio 210. Ciao!”
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IL PROSSIMO GIUGNO chiuderà anche l’Ann Arbor News. Era nelle edicole Usa da 174 anni. Non sarà l’ultimo.
Money Quote: DETROIT (AP) — The Ann Arbor News will cease publication in July after 174 years and will be replaced by a Web-focused community news operation built from the ground up.
Although AnnArbor.com plans print editions twice a week, officials stressed that the new Web site won’t simply be the old newspaper delivered in a new format. News employees can apply for positions with the new company, but “job losses will be unavoidable,” Publisher Laurel Champion said.
The end of the News was one of several major changes announced Monday at Michigan newspapers owned by the Newhouse family’s Advance Publications. The Flint Journal, The Bay City Times and The Saginaw News said they will cut their print editions to three days a week.
fonte: antoniodini.blogspot.com » Vai al post originale
Sembra proprio che un cinese o meglio un sino-americano, siederà sulla poltrona del Ministero del Commercio dell’Amministrazione Obama.
Obama, dopo il proprio record, quale primo Presidente di pelle nera e d’origine africana, sembra ora voglia bissare con il primo Sino – Americano in un governo USA.
Ma il prescelto, Gary Locke, deve ancora passare le “force caudine” delle audizioni del Senato, prima di potersi insediare in questo prestigioso incarico.
Se lo farà, da parte di Obama sarebbe un segnale forte a Beijing, sulle reali intenzioni della nuova Amministrazione americana ma soprattutto una sorta di “telefono rosso” sui temi economico – commerciali tra USA e CINA.
Infatti Gary Locke è molto ben visto dai Cinesi, tanto che gli è stato dato l’onore di essere uno dei tedofori alle recenti Olimpiadi di Beijing, lui che comunque è già stato il primo Sino – Americano Governatore di uno stato, quello di Washington, dal 1995 al 2005.
A sorpresa, decise però di non ricandidarsi per un terzo mandato da Governatore, decidendo invece di occuparsi di questioni legali in un importante studio di Seattle, nel gruppo di lavoro sulla Cina e le relazioni governative.
Scorrendo il curriculum di Gary Locke, si scopre essere comunque avvezzo ai record, visto che fin dal 1993 è stato il primo sino – americano ad essere eletto nella contea di King County e a cui è seguita quello di Governatore.
Ma soprattutto, ad interessare probabilmente Obama, sembra essere lo stretto rapporto di Locke con lo stesso Hi Jintao, tanto che si pensa ci sia stato il suo “zampino” nella decisione di Hu di aggiungere Seattle quale tappa della sua ultima visita ufficiale negli Stati Uniti,.
Questo aspetto sembra però anche essere il tallone d’Achille per Gary Locke, il punto debole che i senatori repubblicani americani potrebbero utilizzare per cercare di smontarne la candidatura, fortemente voluta da Obama, sottolineando proprio il fatto di come Locke sia stato tra l’altro consulente d’affari sul mercato cinese, per una nota azienda della zona di Seattle: la Microsoft.
Adesso c’è solo da aspettare l’esito dell’audizione con i senatori, ma sembra che tutto ciò sia un segno del destino, visto che Locke non è stata nemmeno la prima scelta di Obama e stia ora beneficiando di due precedenti ritiri illustri, quale quello del Governatore del New Mexico, Bill Richardson, ritiratosi per uno scandalo e quello recente di Judd Gregg, per sopravvenute divergenze con il Presidente su questioni economiche.
Chissà se quale segno del destino, questo incarico possa anche essere solo il “trampolino di lancio” verso qualcosa di ancora più prestigioso: il sogno americano di un Presidente USA figlio di immigrati cinesi, una favola per oltre un miliardo di e 300 milioni di cinesi.
fonte: yibuyibu.blogspot.com » Vai al post originale
L’Innovazione quale arma anti crisi.
Queste le parole usate dal Premier Cinese che dimostrano un’approccio ben diverso rispetto a quello Occidentale TROPPO finanziario.
Ma il passaggio fondamentale è quello che ritiene la proprietà intellettuale il cuore della competizione nell’Economia moderna.
“PREMIER Wen Jiabao has called on enterprises and officials to place priority on industrial upgrading and innovation, urging them to move “early rather than late” to ride through the global financial crisis.
Chinese companies should focus on adjusting product structure, improving quality and upgrading technology in the face of economic woes, said Wen during a visit to enterprises in the northeastern Liaoning Province over the weekend. The three-day visit ended yesterday.
Efforts should be especially stepped up to develop new products and foster intellectual property rights, while the government must cut burdens for enterprises and provide an easy environment for their innovation, said Wen.
“Intellectual property rights are at the heart of economic competition in modern times,” Wen said, adding that the government must combine scientific and technological innovation with the bid to boost economic growth.”
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Tante volte non ci facciamo caso alle cose e che come la nostra vita sarebbe profondamente diversa (e peggiore) se alcune di queste venissero a mancare.
Nelle coscienze occidentali sembra crescere la sensibilità del necessario e del superfluo, ma sembra che manchi ancora la consapevolezza di cosa voglia dire veramente necessario.
L’ONU afferma che nel 2030 (domani) metà della popolazione sarà assetata.
Una cifra su tutte: 900 bambini al giorno muoiono per mancanza d’acqua!!
E’ il caso di fare veramente qualcosa, visto che non serve andare in Africa per avere problemi di accesso all’acqua.
Ma non solo. Molta dell’acqua si inquina (trasformandola in un killer) per produrre beni e prodotti che fanno parte del superfluo di molti di noi e delle nostre economie.
Cosa fare? Sicuramente cercando di trovare soluzioni a problemi che oggi sembrano dall’altra parte del globo ma, visto il rapporto ONU, domani finiranno per essere alle nostre porte di casa.
Anche perchè la “stabilità” sociale dell’intero pianeta sarà messa in crisi da possibili conflitti militari, proprio per il controllo dell’acqua.Un esempio? Beh Il Tibet. Dato che il suo altopiano produce TUTTA l’acqua potabile della Cina (e di molti altri paesi dell’area), difficile pensare che i Cinesi intentando cederne il controllo a chichessia, proprio perchè in gioco c’è, tra l’altro, il controllo dell’accesso all’”oro blu” e così garantire il futuro stesso del paese.
Vogliamo ancora parlare di Dalai Lama e di indipendenza del Tibet?? Bene, solo questo esempio dovrebbe “aprire gli occhi” e far comprendere come quella che si sta giocando non è una partita di Risiko e come le dinamiche del mondo e delle nazioni, sono e saranno guidate dalle necessità primarie.
L’acqua prima di tutto.
Per cui, garantire il diritto a tutti di avere la propria acqua quotidiana è fondamentale ma ciò è tutt’altro che semplice e comporta uno sforzo tremendo che continuando a rimandare, un giorno o l’altro presenterà il suo terribile conto.
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Facebook, come nel precedente post ho già fatto notare, ha creato un tale mito che le legittime azioni dei suoi gestori, compresa la possibilità di cancellare ciò che ritengono senza problemi, essendo uno spazio PRIVATO, continuano ad essere chiamate “censure” come da questo articolo su Repubblica?
Sulla base di quale diritto giuridico, viene invocata la possibilità di usare uno spazio privato a propria discrezione in totale libertà??
Che senso ha fare addirittura interrogazioni parlamentari su un tema che centra poco con le leggi che possono al più regolamentare internet, piuttosto che gli spazi che Facebook ha deciso di mettere a disposizione di chichessia?
Facebook non è Internet e quindi occorre evitare di far credere che su questo spazio privato debbano valere regole di “democrazia digitale” che poco hanno attinenza con Facebook.
Al massimo si può parlare di “caduta di stile” di Facebook ed arbitrarietà dello stesso, ma andare oltre appare del tutto fuori luogo.
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In Cina, gli audio libri o i radio racconti sono molto diffusi e molto apprezzati da tutte le generazioni.
Non è quindi raro, prendendo un taxi o un autobus di linea, imbattersi nell’autista sintonizzato su una radio o un CD di letture tratte da pagine storiche della letteratura, anche occidentale, raccontate ed interpretate dalle migliori voci cinesi.
Su questo filone d’oro, si era attivata la ilisten.cn, società web cinese diventata nel tempo la leader nazionale di Audio Libri venduti on line, con oltre 500.000 utenti registrati sia in Cina che all’estero.
Ma a qualcuno dei responsabili della ilisten.cn, le letterature classiche non sono parse più sufficienti, per cui ha pensato bene di procedere all’aggiunta di un filone a “luci rosse” per poter ottenere rilevanti benefici economici.
L’idea, nata per aumentare traffico al sito, si è così materializzata attraverso l’apertura di una sezione a pagamento, denominata “Night Talk” che aveva come argomento discussioni e racconti a sfondo pornografico.
I risultati, come era prevedibile, non si sono fatti attendere, tanto che attraverso 17 audio libri per un totale di 953 episodi, la società ha cominciato a fatturare alcune decina di migliaia di Yuan e l’anno scorso ha avuto più di 2 milioni di visite, con oltre 260.000 download di questi speciali audio libri.
Per produrre questi racconti dal contenuto hard core, venivano inoltre reclutate voci femminili da tutta la Cina che a 40 Yuan all’ora, leggevano le storie, oltretutto scritte ed invitate al sito dagli stessi utenti di ilisten.cn che poi, una volta pubblicate, condividevano i profitti ottenuti dalla vendita.
Un’esperienza di Web 2.0 da manuale, se non fosse che in Cina la pornografia, in tutti i suoi formati è vietatissima.
Sapendolo, i protagonisti hanno cercato di non essere pescati con “le mani nel sacco”, adottando vari mezzi di elusione che impedissero di essere intercettati dai rigorosi controlli incrociati che le autorità cinesi fanno regolarmente sui contenuti testuali, sulle immagini e sui video.
Nonostante tutte le attenzioni, il successo ottenuto dall’iniziativa, alla fine ha fatto scoprire alle autorità cinesi il reale contenuto dei questi audio libri scaricabili da questa aree riservata ai soli utenti del sito.
Ora si sono aperte le porte del carcere per i protagonisti di questa vicenda, mentre il sito è stato immediatamente oscurato, in questa storia di web cinese 2.0 che si può star certi, non ha avrà comunque alcun lieto fine.
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Giorgio Albertazzi ritorna a Roma al Teatro Ghione con lo spettacolo “Lezioni americane”. Nato a Parigi al Théâtre du Rond-Point, dove riscosse un enorme successo, lo spettacolo propone la prima delle prolusioni elaborate da Italo Calvino nel suo libro omonimo. Dante, Cavalcanti, Shakespeare, Lucrezio, Ovidio, Leopardi, Kafka, Cyrano saranno i personaggi illustrati da Albertazzi in una serie di discorsi leggeri ed appassionanti che Calvino trattò nelle “Lezioni americane”, un ciclo di conferenze ideate in occasione di un invito ricevuto dalla Harvard University, ma che non furono mai portate a termine a causa dell’improvvisa morte dello scrittore, avvenuta nel 1985. Il libro uscì comunque postumo nel 1988 col titolo “Lezioni americane. Sei proposte per il prossimo millennio”. Leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità, molteplicità, sono i valori universali che la letteratura, secondo Calvino, avrebbe dovuto preservare e portare con sé nel nuovo millennio.
Lo spettacolo ritorna dunque sui palcoscenici attraverso Giorgio Albertazzi nel ruolo del Conferenziere che, attraverso le parole di Calvino, conduce gli spettatori in questo frenetico viaggio nella letteratura mondiale alla ricerca delle origini sulle quali si fondano ognuno di quei valori, con particolare risalto nei confronti della “Leggerezza”, intesa non come un difetto, ma come un valore.
Grazie ad Albertazzi l’opera incompiuta di Calvino diventa teatro in un continuo alternarsi tra letteratura, teatro, video e musica, facendo della stanza del Conferenziere il luogo dove scomporre la scrittura, cercando di carpirne segreti e dove la “Leggerezza” diventa per lo scrittore l’oggetto irraggiungibile di una infinita ricerca, a causa dell’insostenibile pesantezza dell’essere.
Una giovane discepola cerca di cogliere il senso di questa ricerca e il suo occhio-telecamera insegue il Conferenziere, filmandolo insieme ai suoi appunti, ai disegni, ai libri, ai quadri, agli oggetti, proiettando alcuni filmati della memoria teatrale di un Albertazzi, vate delle epiche gesta del pensiero che diviene scrittura.
Nel video seguente un’intervista a Giorgio Albertazzi ed alcuni frammenti dello spettacolo “Lezioni americane” che sarà di scena al Teatro Ghione, in via delle fornaci 37, a Roma dal 24 marzo al 5 aprile.
fonte: amosgitai.blogspot.com » Vai al post originale
Pubblichiamo una lettera inviata ai lettori del nostro blog da Luigi de Magistris.
Caro Felice, cari amici di “Uguale per tutti”,
in questi giorni così difficili per me, nei quali ho maturato la scelta, davvero dura, di non esercitare più il mestiere di magistrato – per le ragioni che ho esposto già in diverse occasioni pubbliche – ho più volte pensato a quello che è accaduto in questi mesi, alla lotta per i diritti che si è praticata, alle discussioni, alle relazioni umane che si sono create e consolidate, a quello che possiamo fare – tutti insieme – per cambiare, nei prossimi anni, il Paese nel segno della Giustizia uguale per tutti e, quindi, della resistenza costituzionale.
Arrivo subito al punto, vi vorrei dire tante cose per l’affetto che ho per i frequentatori di questo luogo per me così familiare, ma forse non è il momento, non vorrei essere accusato di utilizzare il blog per fare campagna elettorale e mettervi in difficoltà.
Con questa breve missiva voglio solo comunicarvi, in due parole, che questo Blog è stato per me un costante e fondamentale punto di riferimento in questi anni durissimi, un luogo in cui ho trovato raccontati i fatti secondo verità, in cui si è realizzata l’informazione, in cui si è messo in atto un confronto culturale, in cui si è discusso liberamente, in cui si è criticato il regime ed ove si è praticato l’art. 21 della Costituzione.
Grazie per quello che avete rappresentato durante questo periodo, anche solo per il conforto morale che ho trovato nei momenti più bui, e vi esorto a non mollare mai nella lotta per i diritti ed, anzi, contribuite fattivamente, per come potete o volete, alla realizzazione di un vero tessuto democratico che, solo attraverso la partecipazione di tutti, può dare nuova e vitale linfa al nostro Paese.
Permettimi, infine, carissimo Felice, di concludere queste righe dando qui pubblicamente, con l’affetto che sai, un abbraccio particolarmente grato a te, della cui amicizia mi onoro.
Luigi de Magistris
fonte: toghe.blogspot.com » Vai al post originale
da Voglioscendere del 23 marzo 2009
Trascrizione:
“Buongiorno a tutti,
meno male che i rumeni non sono politici italiani. Pensate se dal 18 febbraio fossero in carcere due politici, mettiamo pure due consiglieri di circoscrizione anche perché fossero parlamentari per definizione non potrebbero essere dentro. Due consiglieri di circoscrizione arrestati per un presunto reato, dopodiché si scopre che non l’hanno commesso ma li tengono dentro lo stesso con accuse che cambiano di giorno in giorno.
Poi arrestano quelli che si ritengono essere i veri colpevoli di quel reato, ma loro rimangono ancora dentro: figuratevi, apriti cielo! Avremmo fiumane di trasmissioni televisive, campagne stampa, articoli di tutti i garantisti di questo mondo – quelli sedicenti. “Ah, errore giudiziario, manette facili! Chissà perché li tengono dentro, forse per fargli confessare un delitto che non hanno commesso.”.
Fortunatamente non stiamo parlando di due politici italiani, ma di due rumeni che solo per la faccia che hanno, a questo punto, sono in galera.
E’ bene ricordarseli sempre, questi nomi, perché il degrado che sta subendo il nostro diritto passa attraverso queste storie e quando noi non ci facciamo caso perché “tanto si tratta di rumeni”, “i rumeni sono tutti uguali”, “se non hanno fatto una cosa ne avranno fatta un’altra”, insomma vale per loro il detto cinese “quando torni a casa picchia tua moglie: tu non sai perché la stai picchiando ma lei sì”. Ecco, la stessa cosa vale per il rumeno, il nuovo mostro sul quale scaricare tutte le nostre tensioni e frustrazioni.
Si chiamano Karl Racz e Alexandro Isztoika Loyos. Furono arrestati il 18 febbraio per lo stupro della Caffarella. Il questore Caruso disse – ne abbiamo già parlato – che era un grande successo, li avevano presi con i metodi di indagine tradizionali, con questo che è un modo stranissimo di definire le indagini: è un modo politico di definirle perché c’era, in quel momento e c’è ancora, la polemica sulla legge sulle intercettazioni così il questore, che è il rappresentante della Polizia a Roma e quindi il rappresentante del governo, un dipendente del ministero dell’Interno, si affrettò a offrire sul piatto d’argento al governo un argomento a favore della legge che limita le intercettazioni, ripetendo a pappagallo quello che i politici di centrodestra e spesso anche quelli di centrosinistra dicono: che purtroppo le intercettazioni impigriscono gli investigatori e i magistrati impedendo loro di fare le famose indagini tradizionali.
Maledetta tecnologia
Questa volta si vantavano di avere fatto le indagini tradizionali, di avere usato i metodi tradizionali, il famoso Ogino-Knaus del perfetto detective. Chi volesse divertirsi può andare nell’archivio dell’Ansa e trovare le dichiarazioni esultanti dei famosi ambienti della questura i quali tirano la pietra e nascondono la mano, e si vantavano di avere riesumato le indagini alla Maigret tutte fatte con i metodi tradizionali “senza l’aiuto di nessuna tecnologia” - leggi: senza l’aiuto di nessuna intercettazione, nessun tabulato telefonico.
Dopodiché, purtroppo, arrivano le tecnologie: disgraziatamente abbiamo le tecnologie. Quando sperano di incastrarli definitivamente col DNA, questo smentisce che siano stati loro: e sul DNA non si discute, o sei tu o non sei tu.
Non erano loro.
Problema: può un rumeno non essere stato lui? Può il questore essersi sbagliato? Può il governo avere imperniato tutta la campagna dell’ultima settimana della legge sulle intercettazioni su un fatto falso? No, non si può.
Allora avrà torto il DNA, tant’è che qualcuno cominciava a dire che il DNA non è poi così importante, non è poi così decisivo.
Intanto, però, cosa fecero i magistrati e i poliziotti? Denunciarono e incriminarono i due arrestati per lo stupro per altri reati; uno dei due fu accusato di un altro stupro, quello di Primavalle. L’altro fu accusato di essersi autocalunniato nel famoso interrogatorio di cui abbiamo visto addirittura i filmati in televisione, a Porta a Porta e non. Confessione che poi si è rivelata falsa infatti è stata ritrattata, quindi se confessi un delitto che hai fatto finisci in galera per quel delitto, se confessi un delitto che non hai fatto resti in galera perché ti sei autocalunniato.
Naturalmente il reato di autocalunnia, l’ha spiegato bene Bruno Tinti su La Stampa, presuppone come tutti i reati il dolo, cioè presuppone che uno si autocalunii appositamente per mandare in galera se stesso e per depistare le indagini. Ma dato che di fessi che si autoaccusano di un reato così grave, tra l’altro… che se ti porta in galera hai finito di vivere anche in galera perché il detenuto accusato di molestie sessuali e di stupri, vi assicuro, rimpiange di non aver ammazzato qualcuno o di non avere fatto qualche strage; rischia di subire lo stesso trattamento, in carcere, sapete bene com’è l’ambiente carcerario.
Il rumeno ha sempre qualcosa da nascondere
Ecco, se uno si autoaccusa di un delitto così orrendo, finisce in galera in base a quello che ha detto lui di se stesso e non è proprio pazzo – e qui pazzi non ne abbiamo – allora può darsi che lo abbia fatto o perché l’hanno picchiato e costretto a confessare, che è quello che sostiene lui, oppure perché qualcuno molto feroce che ce l’ha in pugno lo ha costretto ad autoaccusarsi per coprire lui.
In entrambi i casi il tizio avrebbe agito sotto costrizione, avrebbe agito per causa di forza maggiore, per stato di necessità, quindi assolutamente senza il dolo e la volontà di commettere quel reato. Quindi non c’è autocalunnia.
Dopodiché ne aggiungono ancora un pezzo e dicono che ha pure calunniato i poliziotti rumeni, che l’avevano interrogato prima che si accendessero le telecamere e che venisse interrogato dai poliziotti italiani, perché aveva sostenuto che in quel primo interrogatorio davanti ai poliziotti suoi connazionali era stato picchiato e intimidito duramente.
Naturalmente picchiato nelle parti molti, che non si vedono, che non lasciano tracce e lividi. Anche se poi il questore, bontà sua, disse “beh effettivamente presenta alcuni arrossamenti sul collo”.
In ogni caso è stato accusato anche – il famoso biondino – di avere calunniato oltre che se stesso anche i rappresentanti della polizia rumena e per questo è rimasto in galera. Ora, è vero che esistono alcuni casi nei quali la gente finisce in galera anche per calunnia – il famoso caso del falso pentito di mafia Pellegriti che Falcone arrestò perché ritenne che le accuse che lanciava a Salvo Lima e ad altri politici sui grandi delitti di mafia fossero false. Lo stesso accadde a Milano nel 1996-1997 quando furono arrestati due sottufficiali dei Carabinieri, i famosi Strazeri e Corticchia, che avevano testimoniato a Brescia sostenendo di avere le prove del complotto del Pool di Milano, da Di Pietro a Davigo a Colombo, contro il povero Berlusconi; poi si scoprì che erano due peracottari che raccontavano un sacco di fregnacce e che avevano addirittura avuto dei vantaggi dopo avere raccontato quelle fregnacce, visto che erano in contatto con ambienti della Fininvest, e allora furono arrestati.
Ma voi capite che quando uno si inventa un complotto ai danni di un presidente del Consiglio o quando uno si inventa che dei politici siano dei mandanti di omicidi e poi non è vero niente, capite che si tratta di grandi operazioni di depistaggio. Anche Igor Marini fu arrestato per calunnia. Accidenti, era un tale calunniatore che addirittura era arrivato al punto di inventarsi la tangente Telekom Serbia a Prodi!
Stiamo parlando di grandi calunnie; qui cosa volete che sia? E’ uno che dice “sono stato io” o “la polizia mi ha picchiato”: si può mai pensare che uno rimanga in galera per un delitto così fumoso, improbabile, ridicolo e poco pericoloso? L’abbiamo capito, non sei stato tu, basta. Ti mettiamo fuori. Questo sarebbe successo – è la mia opinione – se questi due signori fossero stati degli italiani; non dico dei politici italiani: degli italiani.
Il rumeno ha sempre qualcosa da nascondere o da farsi perdonare, quindi rimangono in galera anche se nel frattempo è saltata anche l’accusa a uno dei due per l’altro stupro, quello di Primavalle, e anche se nel frattempo sono stati arrestati altri due rumeni di cui si dice che sono i colpevoli veri!
Noi abbiamo contemporaneamente in galera i presunti colpevoli veri e i sicuri colpevoli falsi.
La cosa stupefacente non è che tengano in galera qualcuno che non c’entra niente, perché per fortuna abbiamo vari gradi di ricorso e prima poi il Tribunale della Libertà, il Riesame, la Cassazione farà giustizia. La cosa paradossale è che non protesta nessuno! Non si leggono editoriali, salvo rarissimi casi, e devo dire abbastanza bipartisan: è intervenuto l’avvocato Ghedini, è intervenuto l’avvocato Calvi, cioè l’avvocato di Berlusconi e quello di D’Alema a dire “ma come vi viene in mente di tenere dentro questa gente?”.
Per il resto, silenzio. Non ho visto dei Porta a Porta col plastico di Primavalle: ho visto dei Porta a Porta che invece tendevano a dimostrare che il tizio, anche se aveva ritrattato la confessione, comunque non aveva motivo di ritrattare e bisognava credere alla confessione. E’ uno strano modo di ragionare, se si pensa che invece per quanto riguarda l’avvocato Mills tutti credono alla ritrattazione e non alla confessione, eppure Mills non l’aveva picchiato nessuno quando scrisse la famosa lettera al suo commercialista per dire di avere avuto 600.000 dollari da Mr cioè da Berlusconi, in cambio delle sue testimonianze false o reticenti nei processi milanesi alla Guardia di Finanza e di All Iberian.
Quindi, se Mills confessa per iscritto al suo commercialista in una lettera che mai è destinata a essere pubblicata e poi conferma quella lettera quando i magistrati di Milano lo convocano e poi la smentisce dopo che probabilmente qualcuno gli ha detto di smentirla, tutti credono alla smentita anche sei poi Mills viene condannato ma nessuno lo dice; dall’altra parte, se un rumeno in strane serie di interrogatori, con certi arrossamenti, confessa un delitto che poi si scopre sicuramente non essere suo allora bisogna continuare a credere alla confessione.
C’è chi pagherebbe per vendersi
E’ molto pericolosa la deriva verso cui stiamo andando, perché dimostra i danni devastanti che fa un certo clima misto a certe riforme in arrivo. Ne abbiamo parlato, è la riforma che stacca il pubblico ministero dalla polizia giudiziaria. Non è ancora in vigore, ma come voi ben sapete in Italia c’è chi pagherebbe per vendersi; questo lo diceva Victor Hugo ma penso che sia il motto nazionale: c’è un tale conformismo e una tale corsa sul carro dei vincitori che qualcuno tende sempre ad anticipare, addirittura, le riforme che non sono state ancora fatte.
Pensate soltanto a quello che accadde alla procura di Palermo, ai tempi del procuratore Grasso, quando furono eliminati con una specie di “pulizia etnica” i cosiddetti caselliani, i magistrati ritenuti troppo vicini all’ex procuratore Caselli. In realtà non era perché erano amici di Caselli, ma perché avevano condotto i grandi processi ai politici per i rapporti fra mafia e politica; chi si occupava del processo Andreotti, del processo Contrada, del processo Tannino e del processo Dell’Utri soprattutto furono completamente emarginati, furono esclusi da quel circuito di circolazione delle notizie che deve essere la regola principale dei Pool antimafia, per legge, prima ancora che passasse la legge Castelli-Mastella, Castella, Mastelli che affidava al procuratore capo una specie di diritto di vita e di morte su tutta l’attività della procura. Cioè, rifaceva delle procure delle piramidi con un vertice mentre prima il potere delle procure era diffuso e in capo a ogni sostituto procuratore.
Pensate a quello che è accaduto a Catanzaro, dove prima che entrasse in vigore questa riforma che verticalizza le procure e da tutto in mano ai capi, un procuratore capo – Lombardi – e un procuratore generale – Favi – hanno tolto le famose indagini a De Magistris, anticipando le riforme.
Adesso ne sta arrivando un’altra; l’ha firmata Alfano ma potete immaginare chi l’ha scritta: è quella che espropria il pubblico ministero del potere di prendere le indagini e di dirigere la polizia giudiziaria.
Lo dice spesso Berlusconi: il pubblico ministero deve diventare l’avvocato dell’accusa, cioè la longa manus della Polizia. La polizia fa le indagini, il pubblico ministero non può metterci becco e quando la polizia le ha finite il PM va in aula a sostenere l’accusa contro quelli che la polizia, i Carabinieri o la Guardia di Finanza gli hanno impacchettato.
Pensate a tutti quelli che le forze di Polizia non impacchetterebbero più, visto che dipendono dal governo. E pensate a tutte le indagini a cui non avremmo più possibilità di accedere proprio perché il magistrato di sua iniziativa non potrà più farle, dovrà aspettare che le faccia la Polizia che dipende dal governo.
Rischiamo grosso
Contro questa riforma, che è eversiva in un Paese come l’Italia dove la politica va dappertutto, l’associazione degli studiosi del processo penale diretta da tre avvocati, Amodio, Giarda e Illuminati, hanno espresso “perplessità e preoccupazione di fronte alla elisione del vincolo funzionale fra il rappresentante dell’accusa e la polizia giudiziaria, anche sotto il profilo di legittimità costituzionale”.
Dicono che è incostituzionale, questa porcheria. E poi dicono che “questo orientamento ribalta completamente la prospettiva recepita dal nostro codice, ponendo numerosi interrogativi anche sul piano dell’efficienza del lavoro investigativo. Non foss’altro, perché affida a un organo dipendente all’Esecutivo – cioè la Polizia – l’iniziativa investigativa e le consequenziali scelte di indirizzo”.
Sono parole un po’ tecniche per dire che rischiamo grosso togliendo la polizia dal controllo della magistratura e lasciandola esclusivamente sotto la direzione del governo, e i risultati li stiamo vedendo proprio in questi giorni quando una parte della magistratura, quella più servile, si è già messa a fare l’avvocato della Polizia.
La Polizia ti dice che lo stupro della Caffarella è stato fatto da quei due, Racz e Loyos? Perfetto, senza star lì a discutere quelli vengono ficcati dentro e una volta dentro devono rimanere dentro, un’accusa vale l’altra; l’importante è che restino lì per non smentire la Polizia.
Ma quando mai il magistrato deve adagiarsi supinamente sulle tesi delle forze dell’ordine? Le forze dell’ordine fanno il loro giusto e sacrosanto lavoro, ma poi la magistratura deve raffinarlo, verificarlo e spesso deve calmare le forze di Polizia dicendo “attenzione, c’è questo, questo e quest’altro”.
Pensate a quello che è successo per gli altri stupri: qui non c’è uno stupro, di quelli avvenuti a Roma, di cui si sia venuto a capo. Adesso si scopre pure che lo stupro di Capodanno forse non era nemmeno uno stupro, ma un tentativo di rapporto consenziente fra due ragazzi che erano pieni di droga e alcool, talmente pieni che non sono riusciti nemmeno ad avere un rapporto, per cui poi è successa una rissa e il maschio ha picchiato la ragazza.
Cosa deplorevolissima, naturalmente, ma non è uno stupro; tant’è che il tizio che era stato messo ai domiciliari ora è tornato pure a casa perché non ha fatto uno stupro.
E stanno crollando quasi tutte queste indagini fatte negli ultimi mesi sull’onda dell’emozione, con il governo che spingeva per dimostrare una risposta immediata ai cittadini, la Polizia che assecondava il governo e la magistratura che assecondava la Polizia.
E dov’è il controllo terzo, imparziale della magistratura? Ci sarebbe ancora, perché non l’hanno ancora abolito per legge, ma c’è già chi ne fa a meno, chi fa come se non ci fosse più il dovere della magistratura di un controllo imparziale.
Come con Genchi e De Magistris
Guardate che la stessa identica cosa sta avvenendo con i casi che ormai conosciamo abbastanza bene di Gioacchino Genchi e De Magistris.
La procura di Roma ha sempre avvertito questa vicinanza con il potere politico: ci lavorano splendidi magistrati alla procura di Roma, ma anche qualcuno che evidentemente avverte certi venticelli dei palazzi del potere vicini. E guardate cos’è successo con Genchi: la procura di Salerno, competente a indagare sulle attività di Genchi e De Magistris a Catanzaro, aveva già stabilito con una richiesta di archiviazione per De Magistris, che tutta la faccenda del telefonino di Mastella non conteneva reati perché loro non sapevano niente sulla titolarità di quel telefonino fino a che non hanno ricevuto i tabulati.
Allora cos’è successo? Che il Ros dei Carabinieri, non essendo riuscito a far passare le proprie accuse a Genchi e indirettamente a De Magistris, presso la procura di Salerno è andata a cantare in un altro cortile, a Roma e alla procura di Roma hanno aperto un duplicato dell’indagine di cui a Salerno si era già chiesta l’archiviazione, e hanno incriminato Genchi per quei due reati ridicoli che abbiamo descritto la settimana scorsa.
Adesso, nel giorno in cui De Magistris annuncia la sua candidatura alle europee nell’Italia dei Valori, il mattino c’è la conferenza stampa con Di Pietro, al pomeriggio escono le agenzie con la notizia che De Magistris è iscritto dalla procura di Roma nel registro degli indagati.
Naturalmente se si fosse trattato di Berlusconi o di un suo uomo, apriti cielo! Ma come, al mattino annuncio la candidatura e al pomeriggio fai sapere che sono iscritto nel registro degli indagati? E’ giustizia a orologeria, avrebbero detto quelli là. Noi non lo diciamo perché non siamo quelli là.
Segnalo, però, che l’iscrizione nel registro degli indagati è uno dei pochi atti segreti. Non l’avviso di garanzia, non l’invito a comparire, non il mandato di perquisizione, il mandato di arresto, il mandato di sequestro. Quelli sono tutti atti pubblici, ma l’iscrizione sul registro degli indagati è un atto segreto; dopodiché a volte i giornalisti lo vengono a sapere, ben venga… possibile che siano venuti a saperlo proprio il pomeriggio dell’annuncio della candidatura?
Abbiamo anche dei giornali che ignorano la consecutio temporum, come questo che titola: “Il PM è indagato e Di Pietro lo candida”.
In realtà la consecutio temporum esatta è: Di Pietro lo candida e la procura di Roma annuncia che è indagato, perché questa è la reale consecutio.
Dopodiché tutti si possono sbizzarrire dicendo che ci sono quei fanatici di Travaglio, Grillo e tutti gli altri che hanno sempre detto che non si devono candidare gli indagati.
Attenzione, siamo seri: se io volessi impedire a chicchessia di essere candidato, presenterei denunce in tutte le procure d’Italia nei confronti di tutti quelli che so che vogliono candidarsi. Nove su dieci, chi viene denunciato viene iscritto come atto dovuto nel registro degli indagati e quindi potrei dire “quello è indagato, non si deve candidare”. Nessuno di noi ha mai sostenuto una sciocchezza del genere, abbiamo sostenuto che se ci sono dei rinvii a giudizio, delle condanne, sarebbe bene farsi da parte; se ci sono delle condanne definitive sarebbe bene che ci fosse una legge che impedisce la candidatura; se uno è indagato bisogna andare a vedere per che cosa lo è.
Potrebbe essere indagato per avere fatto un blocco ferroviario per bloccare un treno che portava delle armi, per esempio: è un reato ma non c’è nulla di indecente moralmente, stiamo parlando di altro.
Il complice De Magistris
Qui di che cosa si tratta? L’indagine su De Magistris è abuso d’ufficio e interruzione di pubblico servizio, non per avere bloccato un’autostrada o una ferrovia. Sapete qual è la colpa di De Magistris? Pensate a come una parte della magistratura ormai va incontro ai desiderata del potere politico nel giorno giusto e nel momento giusto: l’accusa nasce dalla denuncia della procura di Catanzaro contro quella di Salerno che aveva fatto la famosa perquisizione ai magistrati di Catanzaro, e i magistrati di Catanzaro appena indagati e perquisiti da quelli di Salerno avevano contro sequestrato le carte che gli avevano portato via e avevano incriminato, senza avere nessuna competenza per farlo, i loro colleghi di Salerno per abuso d’ufficio e interruzione di pubblico servizio.
L’interruzione di pubblico servizio era dovuta al fatto che quelli di Salerno gli avevano preso l’originale del fascicolo Why Not, impedendo a quelli di Catanzaro di proseguire nelle indagini, che peraltro languivano da mesi e che sarebbero rimaste bloccate uno o due giorni, il tempo di fare le fotocopie e di restituirlo ai titolari dell’indagine.
In ogni caso i magistrati di Salerno vengono denunciati da quelli di Catanzaro per avere fatto quella perquisizione e avere interrotto quell’importantissimo pubblico servizio.
A questo punto, dato che la procura di Catanzaro è incompetente a fare quella iscrizione nel registro degli indagati, l’inchiesta passa poi alla procura competente, che è quella che deve occuparsi degli eventuali reati commessi a Salerno ed è quella di Napoli.
Ma quella di Napoli non può occuparsene perché nel frattempo il CSM ha trasferito De Magistris proprio a Napoli, allora si va nella procura competente a giudicare i magistrati di Napoli, cioè Roma. Ma anche quella di Roma non è competente, perché a Roma lavorano due dei tre magistrati di Salerno che il CSM nel frattempo ha trasferito per avere fatto la perquisizione a Catanzaro, la dottoressa Nuzzi e il dott. Verasani.
Allora, da Roma questa indagine passerà a Perugia, questa è l’indagine: perché c’è dentro De Magistris? Perché è stato De Magistris, con le sue denunce nei confronti dei colleghi di Catanzaro, a innescare quell’indagine che poi ha portato i magistrati di Salerno a fare la perquisizione a Catanzaro. Anche De Magistris è complice dei magistrati di Salerno per essere poi andati a Catanzaro a portar via le carte di Why Not interrompendo il pubblico servizio.
Questo è il reato che gli viene contestato: “Indagato, eppure lo candidano lo stesso”…
Per essere andato a Salerno a difendere il lavoro che lui riteneva buono – poi nessuna sa se era buono o se era cattivo perché non gli hanno fatto concludere le indagini – e segnalato, com’era suo dovere, gli insabbiamenti e gli ostacoli che aveva incontrato presso i colleghi e i superiori di Catanzaro, De Magistris è indagato.
Quante possibilità ci sono che venga processato per delle cose così assurde? Ecco perché noi siamo sempre affezionati alle carte, ai fatti: perché bisogna grattare dietro la parola “indagato” e andare a vedere cosa c’è. Se fosse indagato perché l’han beccato in un’intercettazione mentre parla con un mafioso, basterebbe e avanzerebbe l’iscrizione nel registro degli indagati per rendere inopportuna la sua candidatura; ma visto che è indagato per quello che vi ho detto, probabilmente avere difeso il proprio lavoro non è una cosa – anche se costituisse reato, cosa di cui dubito – sia infamante e incompatibile con una candidatura.
In ogni caso, resta il problema che dicevo prima: ci sono magistrati della procura più importante d’Italia che tengono in galera gente che non ha commesso lo stupro del il quale erano stati arrestati, continua a tenerli in galera anche se sono stati arrestati i presunti colpevoli veri e nello stesso tempo attiva e comunica, anche violando i segreti, indagini nei confronti di persone che sono entrate nel mirino di tutta la politica, come Genchi e De Magistris, che se avessero commesso dei fatti riprovevoli giustamente dovrebbero essere perseguiti, ma come abbiamo visto vengono accusati di reati molto strani, fumosi di cui non si vede dove sia la consistenza mentre si vede dove sta l’interesse nel colpirli con indagini per poi poter dire “sono indagati”.
L’uno per evitare che gli vengano conferiti ancora degli incarichi di consulenza, l’altro per evitare che possa fare la sua campagna elettorale come è suo diritto.
Ultima cosa, e poi mi taccio: avrete notato che sono stati arrestati i “veri” colpevoli, così ci è stato detto, dello stupro della Caffarella, altri due romeni, e sono stati arrestati come? Con metodi tradizionali, quelli di Maigret e del questore Caruso? No, sono stati arrestati grazie a un incrocio complicatissimo di tracce telefoniche, tabulati telefonici, schede che passano da cellulare a cellulare, a partire dalla scheda dei telefoni che sono stati rubati ai due ragazzini durante il famigerato stupro. Schede che poi hanno cambiato vari titolari, vari cellulari… alla fine si è arrivati al mercato nero dove erano stati rivenduti e ricettati e si è riusciti a risalire a chi poi li aveva comprati, venduti e infine si è arrivati a scoprire, si spera, i veri stupratori della Caffarella.
Questo metodo di lavoro, incrociare i dati telefonici, i tabulati e le intercettazioni, vi ricorda qualcuno? Vi ricorda qualcosa? A me ricorda il metodo Genchi. Mi ricorda il famigerato metodo Genchi, che quando viene usato nei confronti dei rumeni va benissimo, applausi a scena aperta; quando viene usato nei confronti dei politici apriti cielo!
Passate parola.”
fonte: toghe.blogspot.com » Vai al post originale
Paride Leporace
Toghe rosso sangue
La vita e la morte dei magistrati italiani assassinati nel nome della giustizia
Tra il 1969 e il 1995 sono stati ben venticinque i magistrati italiani che la criminalità organizzata ha brutalmente assassinato, e solo perché “colpevoli” di servire lo Stato.
Venticinque vite umane sacrificate sull’altare di oscuri disegni eversivi e colpite senza pietà, vittime cancellate dalla memoria collettiva.
Così, per molti magistrati caduti nell’esercizio delle loro funzioni, si è assistito a un deprecabile processo di rimozione del loro impegno – oltre che della loro vita – dalla faticosa storia della Repubblica italiana.
Toghe rosso sangue è un libro che, per la prima volta, colma questo scandaloso vuoto di sapere tratteggiando la figura dei magistrati italiani uccisi da mafiosi, criminali comuni e terroristi.
Da Agostino Pianta fino a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, il libro di Paride Leporace ricostruisce la carriera professionale dei giudici assassinati in Italia, spiega il contesto in cui maturò il loro omicidio, raccoglie la testimonianza dei parenti, degli amici e addirittura dei carnefici salvando chi è stato costretto a dare la vita per l’esercizio della giustizia dalla più spietata delle condanne: quella dell’oblio.
Paride Leporace, già fondatore di «Calabria Ora», dirige il «Quotidiano della Basilicata». Dopo innumerevoli reportage dedicati ad alcuni tra i più eclatanti casi di cronaca nera italiana, Toghe rosso sangue è il suo primo libro.
I magistrati le cui storie vengono narrate nel libro sono:
Agostino Pianta ucciso da un detenuto
Pietro Scaglione ucciso dalla mafia
Francesco Ferlaino ucciso dalla ‘Ndrangheta
Francesco Coco ucciso dalle Brigate Rosse
Vittorio Occorsio ucciso da Ordine Nuovo
Riccardo Palma ucciso dalle Brigate Rosse
Girolamo Tartaglione ucciso dalle Brigate Rosse
Fedele Calvosa ucciso dalle Unità combattenti comuniste
Emilio Alessandrini ucciso da Prima Linea
Cesare Terranova ucciso dalla mafia
Nicola Giacumbi ucciso dalla colonna “Pelli”
Girolamo Minervini ucciso dalle Brigate Rosse
Guido Galli ucciso da Prima Linea
Mario Amato ucciso dai Nar
Gaetano Costa ucciso dalla mafia
Gian Giacomo Ciaccio Montalto ucciso dalla mafia
Bruno Caccia ucciso dalla mafia
Rocco Chinnici ucciso dalla mafia
Alberto Giacomelli ucciso dalla mafia
Antonino Saetta ucciso dalla mafia
Rosario Angelo Livatino ucciso dalla mafia
Antonio Scopelliti ucciso dalla ‘Ndrangheta e dalla mafia
Giovanni Falcone e Francesca Morvillo uccisi dalla mafia
Paolo Borsellino ucciso dalla mafia
Luigi Daga ucciso da terroristi islamici

A questo link la sezione dedicata al libro nel sito della casa editrice.
A questo link i primi capitoli del libro.
A questo link il blog di Toghe rosso sangue.
fonte: toghe.blogspot.com » Vai al post originale
L’impossibile dualismo tra polizia e pubblico ministero
di Vittorio Grevi
(Professore Universitario e Avvocato)
dal Corriere della Sera del 22 marzo 2009
Tra le varie proposte contenute nel progetto di riforma della giustizia penale varato all’inizio di
febbraio a firma del ministro Alfano, sta facendo molto discutere quella volta a ridisegnare i rapporti tra pubblico ministero e polizia giudiziaria nell’ambito delle indagini preliminari.
Una proposta non solo deludente sotto il profilo delle esigenze di efficienza del processo penale, ma soprattutto preoccupante di fronte ai pericoli che potranno discenderne circa lo svolgimento delle medesime indagini e, quindi, circa lo stesso concreto esercizio dell’azione penale, doverosamente spettante al pm.
La realtà è che la proposta emergente dal progetto Alfano altera in modo profondo la disciplina dei rapporti tra pm e polizia giudiziaria accolta nell’attuale codice di procedura penale: disciplina ispirata (in coerenza con la previsione costituzionale per cui «l’autorità giudiziaria dispone direttamente della polizia giudiziaria») all’idea della responsabilità e, dunque, della preminenza del pubblico ministero nella conduzione delle indagini, con il corollario di un rigido vincolo di dipendenza funzionale degli organi di polizia dallo stesso pm.
Se oggi, infatti, questi ultimi organi si vedono bensì riconosciuti propri poteri investigativi, in ordine alla notizia di reato, ma sempre di regola sulla base di uno stretto collegamento con il pm, titolare delle indagini (al quale hanno obbligo di riferire entro tempi stretti o, comunque, «senza ritardo»), al contrario nel sistema che si vorrebbe introdurre un tale collegamento funzionale si attenuerebbe di molto, lasciando spazi assai più ampi all’autonoma iniziativa della polizia giudiziaria, con conseguente indebolimento del ruolo del pm.
Al punto che, per esempio, riguardo ad un cospicuo numero di reati di media gravità (quelli per i quali è prevista la citazione diretta a giudizio) la polizia potrebbe svolgere tutte le indagini di sua iniziativa per un periodo di sei mesi, e solo entro tale termine dovrebbe riferirne per iscritto al pm.
In proposito, la finalità esplicitamente dichiarata dal ministro Alfano è quella di distinguere più nettamente i compiti della polizia giudiziaria dai compiti del pubblico ministero, allo scopo di creare i presupposti di una «maggiore concorrenza» e di un «controllo reciproco».
Parole sconcertanti, che sembrerebbero quasi voler configurare una sorta di dualismo tra le due diverse strutture inquirenti, e che, in ogni caso, si pongono agli antipodi della scelta di garanzia (radicata nella Costituzione, e fatta propria dall’odierno codice, a differenza del Codice Rocco del 1930) secondo cui la polizia giudiziaria deve agire nel quadro di un rapporto di dipendenza funzionale dall’autorità giudiziaria.
Non c’è dubbio, poi, che la più evidente estrinsecazione di una tale finalità si realizzi nella proposta che vorrebbe riservare in via esclusiva alla polizia giudiziaria il dovere di ricercare le notizie di reato, sottraendo così al pm il corrispondente potere di iniziativa (ivi compreso, a quanto pare, il potere di ordinare agli organi di polizia di ricercare essi le notizie di reato in una certa direzione).
A conforto di simili proposte il ministro Alfano ha sostenuto che l’esigenza di una «più chiara distinzione di ruoli tra polizia giudiziaria e pubblico ministero» sarebbe «largamente avvertita tra gli studiosi della materia».
Senonché, sul punto, una netta smentita è giunta nei giorni scorsi da un documento approvato alla unanimità dalla Associazione tra gli studiosi del processo penale (presidente Ennio Amodio, vicepresidenti Angelo Giarda e Giulio illuminati), dove si esprimono «molte perplessità e preoccupazioni» di fronte alla preannunciata «elisione del vincolo funzionale tra rappresentante dell’accusa e polizia giudiziaria, anche sotto il profilo della legittimità costituzionale».
E dove, anzi, si deplora che un tale orientamento «ribalta completamente la prospettiva recepita dal codice vigente, ponendo numerosi interrogativi anche sul piano della efficienza del lavoro investigativo», non foss’altro perché «affida ad un organo dipendente dall’esecutivo l’iniziativa investigativa e le consequenziali scelte di indirizzo».
Non si poteva forse dire di meglio per evidenziare i rischi di stravolgimento così derivanti rispetto al principio di garanzia cui oggi sono ispirati i rapporti tra pm e polizia giudiziaria nella fase delle indagini.
Ma c’è di più, poiché un simile ridimensionamento della figura del pm, quale titolare delle indagini, al punto da impedirgli di ricercare le notizie di reato, subordinandolo in ciò all’iniziativa degli organi di polizia (peraltro dipendenti in via gerarchica dall’autorità governativa, con tutti i possibili condizionamenti che è facile immaginare), non potrebbe non incidere sulla effettività dell’adempimento, da parte dello stesso pm, dell’obbligo costituzionale di «esercitare l’azione penale».
fonte: toghe.blogspot.com » Vai al post originale
Barbara Magnani ci comunica la partenza di un corso di altissimo livello per chi, all’interno di enti, aziende o anche solo in forma professionale privata, desideri specializzarsi nella gestione di un Ufficio Stampa.
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Qualsiasi ente di ricerca che si rispetti possiede
almeno una persona al suo interno dedicata alla relazione con gli organi stampa, alla diffusione di comunicati e di contenuti sia cartacei che web e Barbara Magnani è la persona più preparata in questo, dato che è stata per anni responsabile dell’ufficio stampa dell’Incubatore di Imprese del Politecnico di Torino.
Oltre a lei due grandi “penne” del giornalismo: Pier Paolo Luciano è Caporedattore di Repubblica di Torino e Alberto Papuzzi, giornalista a “La Stampa” dai primi anni settanta, ne ha diretto le pagine di cultura. Ha pubblicato diversi manuali di giornalismo ed insegna all’Università di Torino e alla Scuola di giornalismo di Perugia.
In particolare conosco Papuzzi per l’ottimo testo “Professione Giornalista” che non dovrebbe mancare nella biblioteca di qualunque persona intenda occuparsi di comunicazione e divulgazione (e non solo scientifica).
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Oggi Vieweb.it, azienda inserita nell’incubatore imprese innovative del Politecnico di Torino, specializzata in comunicazione sul Web, ci ha presentato, presso l’aula di ingegneria del Cinema, lo stato dell’arte dal punto di vista tecnologico e dei servizi dei cosiddetti webmeeting, mirati a soddisfare le crescenti esigenze di comunicazione delle aziende, degli enti di ricerca o di
formazione utilizzando le migliori tecnologie disponibili in ambienti internet e intranet.
L’appuntamento si rinnova domani, alle 18.00, nel Webinar gratuito (che è dunque possibile seguire dal proprio computer di casa) dal titolo: COME COMUNICARE EFFICACEMENTE ONLINE
24 Marzo 2009, 18:00-19:00, presenta Francesco Ardito.
La distanza fra un WebMeeting noioso, per chi lo segue, ed uno che faccia dire ai partecipanti: “Quando organizzerete il prossimo? Ci voglio assolutamente essere” è davvero breve. Bastano talvolta pochi accorgimenti, una minima preparazione per trasformare un WebMeeting da un evento pesante, difficile da seguire ad un evento di successo, coinvolgente.
Nel corso del seminario online Francesco ci trasferirà questi “trucchi del mestiere” che vc aiuteranno sicuramente a trasformare l’impatto e l’efficacia dei nostri prossimi meeting online e a far si che chi vi parteciperà possa dichiarare: “Quando si terrà il prossimo? Non me lo voglio assolutamente perdere!”
Caldamente consigliato a tutti coloro che fanno o intendano fare formazione online, organizzare webmeeting o webconference tra 10, 100, 1000 o più partecipanti.
Tramite una tecnologia d’avanguardia per il video webcasting ad alta qualità, è inoltre possibile contribuire alla creazione di corporate TV o alla pubblicazione di contenuti video ad alta risoluzione sui siti web esistenti.
L’altra tecnologia abilitante offerta da Vieweb.it consente la collaborazione diretta attraverso strumenti di web meeting che abilitano la condivisione di voce, video e document sharing.
Per informazioni sul webinar un clic qui
Il social network Vieweb (per rimanere sempre informati delle prossime webconference) è:
http://videoconferenza.ning.com
.
fonte: www.gravita-zero.org » Vai al post originale
40 per Catania, si chiama così il social network catanese creato da pochissimo ma che sta già dando i suoi frutti.
Domenica, l’evento organizzato per protestare contro i degrado della città è stato un successo, in alto potete vedere un servizio andando in onda sul telegiornale locale più seguito di Catania. Questi manichini che potete vedere sono stati disposti nelle zone critiche (praticamente tutte) della Città e fotografati, qui un esempio:

Come potete vedere, i manifesti elettorali ancora coprono la segnaletica stradale a quasi un anno dalle elezioni, quel manichino si trova nella “famosa” piazza Europa di cui avevo parlato pochi giorni fa, un tempo bellissimo posto con piante, panchine e fontane oggi cantiere per parcheggio trasformato in centro commerciale illegalmente e sequestrato, simbolo a mio parere del disastro che in questi anni si è abbattuto nella città da quando la destra è salita al potere.
La prima parte della mattinata l’ho passata nell’altra manifestazione gemella ovvero il giro turistico nelle piste ciclabili promesse e ancora non realizzate, qui la foto del cartellone dei lavori:
Di 2,4km di percorso che da piazza Stesicoro porta a Piazza Europa ancora un solo metro di pista non è percorribile nonostante i lavori dell’intera pista dovevano terminare anni fa!!! Ed ancora Catania nel 2009 non è riuscita a realizzare un solo tratto di strada dedicato alla bicicletta! Ce la faremo per il 2010? chissà, qui un’ altra foto sempre vicino al cartellone sopra scattata durante la discussione con i partecipanti su questo scandalo:
Chissà se quei 3 milioni di euro stanziati per realizzarla esistono ancora…
In ogni caso invito tutti i catanesi a visitare spesso il sito 40xCatania o iscriversi, forse questa è la volta buona che si riesce a fare qualcosa di buono! Inoltre per i non catanesi è possibile crearlo anche per la vostra città, infatti esistono già:
40XVenezia
40xCagliari
40XPatti
40xAlbanolaziale
Forza che potrebbe essere la volta buona, gli strumenti ci sono, serve solo un pizzico di buona volontà.
fonte: alessios4.blogspot.com » Vai al post originale
IL TITOLO È l’oggetto di una mail di spam che mi è arrivata stamattina. Era da tempo che lo volevo scrivere: secondo me la crisi la sentono anche loro, hanno licenziato i creativi.
Aggiungo come spiegazione che a me piace leggere lo spam, prima di buttarlo (in realtà gli do una scorsa per vedere che non sia stata filtrata qualche email “buona”, ma poi ti affezioni e un po’ lo leggiucchi).
fonte: antoniodini.blogspot.com » Vai al post originale
Si tiene a Roma presso il Museo Fondazione Roma (ex Museo del Corso), la mostra “Hiroshige. Il maestro della natura”, prima esposizione in Italia dedicata ad uno dei più grandi artisti giapponesi dell’800. In rassegna una raccolta di 200 opere dell’artista giapponese Utagawa Hiroshige (1797-1858), provenienti dalla Honolulu Academy of Arts, istituzione che possiede forse la più grande raccolta di stampe di Hiroshige in Occidente con oltre 3000 fogli che provengono in gran parte dal lascito di James Michener, celebre autore dei libri “Sayonara” e “Hawaii”, divenuti in seguito sceneggiature degli omonimi film, oltre a diverse foto appartenenti alla fondazione JCII di Tokyo, il più importante museo fotografico giapponese.
Nato a Edo (il nome della città di Tokyo fino al 1868), Utagawa Hiroshige era il figlio di un samurai funzionario dei vigili del fuoco e, dopo la scomparsa di entrambi i genitori, a soli tredici anni, ne ereditò la carica.
Tra i massimi esponenti dell’arte ukiyoe (“immagini del mondo fluttuante”), un genere di stampa artistica su blocchi di legno prodotta in Giappone tra il XVII e il XX secolo, che aveva in genere come soggetti paesaggi, rappresentazioni teatrali e quartieri a luci rosse, Hiroshige fu un pittore ed incisore molto prolifico, con una produzione artistica di circa 4000 stampe policrome e immagini per libri appartenenti a diversi generi: stampe di attori, guerrieri e cortigiane ma in particolare immagini della natura (fiori, animali e paesaggi). Un’arte destinata ad ambienti domestici, che riflette la natura nella sua sostanza in piena armonia pur se rappresentata nel bel mezzo di bufere di neve o tempeste di mare, avvicinando l’uomo al fluire del cosmo.
Fu proprio il suo singolare approccio religioso nei confronti della natura che rese unico lo stile di Hiroshige tanto da influenzare notevolmente impressionisti e post-impressionisti europei. Artisti come Monet, Manet e Whistler furono conquistati dai suoi colori vivaci, dal meraviglioso alternarsi di luce ed ombre, dagli incantevoli effetti atmosferici di nebbie e piogge. Ma fu soprattutto Van Gogh a rimanerne sbalordito, a tal punto che non solo trasse palese ispirazione dal maestro giapponese ma riprodusse ad olio alcuni fogli di Hiroshige.
Promossa dalla Fondazione Roma e realizzata in collaborazione con Arthemisia, la mostra “Hiroshige. Il maestro della natura”, a cura di Gian Carlo Calza, è strutturata in cinque sezioni.
“Il mondo della natura”, punto di partenza del viaggio espositivo, è riservata alla rappresentazione di animali e paesaggi: uno stormo di oche selvatiche che in volo attraversano uno scorcio di luna piena oppure un inatteso scroscio di una cascata che discende da una roccia sono esempi del suo attento sguardo al mondo naturale, dal quale trasse la maggior parte dei suoi soggetti artistici.
“Cartoline dalle province” raccoglie i disegni di località del Sol Levante attraverso simbologie mitologiche o letterarie: una suggestiva cascata, rocce dalle forme particolari, gorghi profondi in uno stretto di mare.
“La via per Kyoto” è invece dedicata alle due grandi vie che collegavano la capitale imperiale di Kyoto a quella amministrativa di Edo, sezione nella quale si trova era “Cinquantatré stazioni di posta del Tokaido”, considerato il capolavoro di Hiroshige, realizzato tra il 1833 ed il 1834, in seguito ad uno dei suoi viaggi in quelle province.
“Nel cuore di Tokyo” si concentra su Edo, città dello shogun, capo militare e politico del Giappone. Edo fu la città dove Utagawa Hiroshige nacque, visse e morì, dipingendo la maggior parte dei suoi paesaggi. In esposizione si trovano i luoghi amati dagli abitanti e dai visitatori occasionali, come “la città senza notte” di Yoshiwara, con le sue eleganti case d’appuntamento; Saruwacho, la via dei teatri; Nihonbashi (“il ponte del Giappone”), importante punto di riferimento per ogni viaggio.
Una sezione particolare è “Il vedutismo di Hiroshige nella prima fotografia giapponese”, a cura di Rossella Menegazzo. Questa sezione testimonia con foto e cartoline di paesaggi e di luoghi celebri, a qualche decennio di distanza, l’influenza che il maestro ebbe sui primi fotografi attraverso il suo modo di vedere la realtà.
Infine, a testimonianza dell’ammirazione di Van Gogh nei confronti di Hiroshige, in esposizione ci sono anche tre riproduzioni dell’artista olandese ispirati ai quadri di Hiroshige: “Ponte sotto la pioggia: dopo Hiroshige”, “Il giardino dei susini a Kameido: dopo Hiroshige”e “Piccolo pero in fiore”, conservate al Van Gogh Museum di Amsterdam e impossibili da trasportare a causa della loro estrema delicatezza. Le opere sono state riprodotte in altissima risoluzione dalla Rai, secondo una particolare tecnica digitale che rende visibili i colori e i particolari dell’originale nei minimi dettagli.
Dal momento che opere di Hiroshige assomigliano spesso alle scenografie di una fiaba, viene offerto alle famiglie ed ai piccoli visitatori un percorso ludico tra gli animali, le piante e i paesaggi del Sol Levante. Per tutti i bambini è a disposizione gratuitamente un “Quaderno di viaggio” da utilizzare durante il percorso della mostra, con alcune notizie sulla cultura giapponese, sulla tecnica di stampa e sul maestro Hiroshige. In ogni sezione della mostra è stata disposta una “stazione”, costituita da una piccola pedana e da un tavolino in legno, con un timbro da apporre sul quaderno, proprio come avviene in Giappone, dove ogni tempio buddhista ha un suo timbro ufficiale e una “stazione dei timbri” per il quaderno del viaggiatore pellegrino. Il 5 maggio, in occasione del “Kodomo no hi” (il giorno del bambino), verrà organizzato un evento speciale riservato ai bambini.
Durante le prime due settimane della mostra, dal 17 al 31 marzo, tutti i visitatori potranno ritirare gratuitamente, nell’area bookshop del museo, cartoline raffiguranti cinque ideogrammi giapponesi espressione di altrettanti concetti chiave: Soboku (semplicità), Ryōshitsu (qualità), Heikō (equilibrio), Chōw-a (armonia) e Henka (cambiamento). Ad ogni ideogramma è legato un pensiero che evidenzia il ruolo rivestito nella salute.
La mostra “Hiroshige. Il maestro della natura” rappresenta un’occasione unica per ammirare e conoscere i lavori di un artista il cui valore non è forse ancora apprezzato a sufficienza in Italia.
Info
Sede: Museo Fondazione Roma - Museo del Corso - Via del Corso, 320 - Roma
Periodo: 17 marzo - 7 giugno 2009
Orari: 10.00-20.00 (tutti i giorni), lunedì chiuso.
Ingresso: €9,00 intero - €7,00 ridotto- €4,00 scuole
Tel: 066874704 (infos e prenotazioni)
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E’ nato il videogioco free sul web, in lingua inglese, che insegna a conoscere alcuni dei principali virus mondiali ed a controllare una possibile pandemia.
The Great Flu - ideato da Fred Balvert, con la consulenza scientifica di Albert Osterhaus - è stato presentato in occasione del DarwinYear 2009 dall’Erasmus MC University Medical Center di Rotterdam, in Olanda.

Ecco le principali istruzioni:
-seleziona un virus-il virus selezionato determinerà la difficoltà del gioco-premi “Start” per iniziare il gioco-obiettivo: tenere sotto controllo una possibile pandemia
-il display mostra: 1) quale stadio ha raggiunto l’infezione virale2) quante persone sono state infettate3) quante persone sono decedute4) il tuo budget-attento: le azioni che esegui per controllare il virus costano soldi…perciò tienine conto!-la mappa mondiale è l’area principale del gioco-essa è divisa in 20 regioni-clicca sulla regione per selezionarla-informazioni sulla regione selezionata sono indicate sul lato destro della mappa -puoi controllare la pandemia richiedendo azioni o assegnando alle singole regioni team di ricerca-tali azioni sono visualizzate mediante icone sulla sinistra dello schermo-per applicare un’azione in una regione trascinagliela sopra e rilasciala -puoi osservare il progresso e l’impatto dell’azione applicata nella barra di avanzamento-la barra rossa indica l’impatto dell’azione sulla regione-la barra arancione indica la progressione-sulla destra dello schermo puoi trovare l’evento globale e liste di messaggi, che puoi aprire cliccandoci sopra- mentre li leggi, il gioco si mette in pausa automaticamente.
Buon Virus Computergame! E …cerca di evitare il GAME OVER!
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Ieri sera il pubblico di Teatro e Scienza ha potuto assistere, nella incantevole cornice del Mirafiori Motor Village di Torino, a una performance inattesa: l’assenza dell’attrice Lucilla Giagnoni ha permesso di apprezzare l’autrice dell’opera “Senza Fine”, la matematica Maria Rosa Menzio, anche come attrice e voce recitante.
Lo spettacolo di ieri smentisce il luogo comune secondo cui le idee scientifiche non sarebbero sceneggiabili. Maria Rosa Menzio ne scopre addirittura l’intensa presenza scenica, la teatralità attraverso monologhi brillanti che ieri si sono lasciati andare alle passioni tra il mistico e l’amoroso dell’egiziana Ipazia.
La storia di Ipazia è nota ai lettori di Gravità Zero, ma vale la pena ricordarla.
Grande matematica, filosofa ed astronoma di Alessandra d’Egitto, nacque nel 370 d.C. e fu barbaramente uccisa nel 415 da fanatici cristiani seguaci del vescovo Cirillo, perché pagana e perché donna (aveva l’ardire addirittura di insegnare nelle accademie di allora).
Nel marzo del 415, su ordine di san Cirillo di Alessandria, un gruppo di cristiani fanatici sorprese infatti la filosofa mentre ritornava a casa, la tirò giù dalla lettiga, la trascinò nella chiesa costruita sul Cesareion e la uccise brutalmente, scorticandola fino alle ossa (Secondo alcune fonti utilizzando ostrakois - letteralmente “gusci di ostriche”, ma il termine era usato anche per indicare tegole o cocci), e trascinando i resti in un luogo detto Cinarion, dove furono bruciati.
La storia portata in scena da Maria Rosa Menzio è una storia diversa di Ipazia: una biografia di invenzione. Ipazia è un genio e vuole risolvere il problema della quadratura del cerchio. Simbolo di questo interesse è un anello, che diventa nel dramma strumento per viaggiare nel tempo attraverso le pagine di vari libri, in cui Ipazia si immedesima diventando lei stessa protagonista di quelle storie, fino al finale a sorpresa.
Una donna, Ipazia, che diventa simbolo di ogni donna del passato, del presente e del futuro: ma anche dell’intero genere umano!
Il libro e l’anello, due oggetti ma anche simboli ricorrenti nel pensiero umano:
“Il libro perduto- dice Ipazia - il mio, libro. Le mie parole di sapienza”
Il libro è sempre stato per l’uomo simbolo di un alleanza, l’Arca Santa! Bruciare i libri (uccidere Ipazia) significa rompere quell’alleanza, rinunciare alla conoscenza, alla stessa vita!
“Il Canone Astronomico. Forse hanno trovato la copia che si credeva perduta per sempre. Quella che fa della mia vita semplicemente UNA vita!”
E l’anello… è forse qui il simbolo di una infanzia perduta?
“… non siamo fatti della stessa sostanza di cui sono fatti i nostri sogni?”Ma è l’infanzia perduta dell’uomo: l’illusione di Cantor di poter un giorno conoscere tutti i segreti dell’Universo. Ma poi corsa finisce e il sogno dell’uomo muore: Ipazia è nell’Ade.
Kurt Gödel nel 1931 tronca definitivamente ogni speranza dell’uomo:
“La non contradditorietà di un sistema formale non è dimostrabile all’interno del sistema stesso.
Una sorta di circolarità è ineliminabile dal pensiero matematico. Esso riesce ad auto-descriversi soltanto a pezzi, mai interamente”
“La verità sta nel centro, non nell’anello. Nell’anello è contraddittoria”.
Uno spettacolo in cui non necessariamente si deve apprendere ogni cosa. Il pubblico può con la sua storia provare emozioni, entrare in contatto con il divino.
Scrive Maria Rosa Menzio:
I misteri eleusini, sono svaniti da secoli, resta oggi il rito - sabba orgiastico dello spettacolo teatrale.
Sito web: www.teatroescienza.it
Intervista a Maria Rosa Menzio
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Il libro di Silvio Bergia, uscito poche settimane fa per la casa editrice Carocci, è la dettagliata ricostruzione di un’avventura scientifica straordinaria che in Italia è totalmente ignorata dal grande pubblico.
La potenzialità di questo volume permette di colmare un vizio nazionale: la stampa popolare e la televisione, salvo qualche benemerita eccezione, forniscono informazioni frammentarie e non seguono
l’evolvere degli sviluppi nei vari settori della ricerca. Il grande pubblico non ha quindi l’occasione per farsi un’idea organica di quanto sia successo e stia succedendo e - neppure a grandi linee - del quadro complessivo dei successi ottenuti nelle varie discipline di studio: relatività e particelle elementari. Del resto siamo tutti stati testimoni di come i media italiani abbiano affrontato la questione dell’LHC, l’acceleratore di particelle del CERN, fornendo ai lettori informazioni fuorvianti e frammentarie dimenticando che gli studi e i preparativi richiedono decenni di lavoro e che altrettanto saranno necessari per interpretare tutti i risultati.
E’ un libro, questo, che richiede un certo sforzo intellettuale, e anche una base di matematica e di fisica, ma che non dovrebbe mancare nella biblioteca di qualunque persona interessata a ricevere una informazione di carattere generale per comprendere al meglio le scoperte e gli aggiornamenti in materia su settori come la relatività ristretta e generale, di cui viene delineata l’evoluzione, le conferme osservative e sperimentali, nonché le connessioni con la cosmologia dagli anni trenta agli anni sessanta del Novecento, per concludere con gli sviluppi e i successi degli ultimi cinquant’anni. Il libro prosegue poi con la descrizione dell’evoluzione delle scoperte e delle idee della fisica delle particelle elementari, dall’elettrone ai quark.
Il biennio scientifico universitario garantisce la comprensione del testo, ma azzarderei anche che il testo possa essere compreso, almeno nelle sue linee generali, da parte di studenti al quinto anno dei Licei Scientifici, affiancati magari dal supporto di un docente.
E’ un libro estremamente affascinante e stimolante, che a mio avviso offre quella visione di insieme che spesso manca a chi studia, o ha studiato, materie scientifiche all’Università.
Citando le parole conclusive dell’autore: “Forse i lettori converranno che raramente, in così pochi anni, si è appreso così tanto”.
BERGIA SILVIO
RELATIVITA’ E FISICA DELLE PARTICELLE ELEMENTARI
FISICA MODERNA
A cura di Gianluca Introzzi
Editore: Carocci
Collana: MANUALI UNIVERSITARI
Pubblicazione: 02/2009
Numero di pagine: 210
Prezzo: € 19,50
ISBN-13: 9788843047703
ISBN:8843047701
L’autore: Silvio Bergia insegna Elementi di Relatività e Filosofia della Fisica nel corso di laurea in Fisica dell’Università di Bologna. Si è occupato di fisica delle particelle elementari, di fondamenti della meccanica quantistica e di storia della fisica. Attualmente, anche e soprattuto in relazione con la sua attività didattica, si interessa di relatività generale e cosmologia,. È autore dei libri Dal cosmo immutabile all’Universo in evoluzione (Bollati Boringhieri, 1995) e Dialogo sul Sistema dell’Universo (McGraw Hill, 2002).
Gianluca Introzzi, curatore del volume, è professore aggregato di Fisica sperimentale. Insegna Radioattività e Fondamenti della fisica all’Università di Pavia e Didattica della fisica moderna presso la SILSIS di Pavia.
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Facendo un giro sulla rete all’uscita del primo numero di Wired del mese scorso, con in copertina il nostro Nobel Rita Levi-Montalcini, sulla blogosfera ci siamo accorti che infuriava un dibattito proprio sulla scelta della priva cover.
Domanda: perché non un giovane? Perché non una blogstar? Perché non la foto dei grattaceli di New York visti nella campagna abbonamenti?
La risposta arriva da Wired stessa, numero di Aprile:“perché a Ground Zero ora non si batte un chiodo! Perché Internet è solo un pezzo di Wired (tradotto= perché se esiste il World Wide Web dobbiamo dire grazie agli scienziati del Cern e Internet non esisterebbe senza le nostre “eccellenze”). Perché in Italia non abbiamo Yoani Sanchez che col suo blog combatte per la democrazia a Cuba. E perché Montalcini (che è rimasta in Italia invece di portare il cervello all’estero, ha vinto il Nobel da qui e a 99 anni ha messo assieme una giovane équipe internazionale che a Tor Pagnotta studia il cervello) ha vissuto una vita molto Wired”.
Insomma: una rivista che è cibo per la mente, intelligente e moderna di respiro interplanetario, finalmente fuori dal ghetto del provincialismo italiano…
Tra le chicche del mese di aprile: “Carta bianca per sette Nobel”.
Il tedesco Volker Steger consegna in mano a 7 Premi Nobel (tra cui Carlo Rubbia e Steven Chu) dei pastelli, e chiede: “mi disegni la sua teoria”. Poi li fotografa!
La loro prima reazione è: “devo proprio?”, e poi i laureati si ritrovano a scendere dal gradino più alto possibile della scienza per tornare a giocare con i colori, come all’asilo.
Alcuni chiedono un altro foglio e altri ancora rimangono attoniti davanti alla pagina bianca.
La conclusione di Steiger è lapidaria: “L’unica cosa che accomuna queste persone è il premio che hanno avuto. Nessuna è neanche vagamente simile all’altra”.
fonte: www.gravita-zero.org » Vai al post originale
Per la rubrica divertente domenicale vi propongo un pezzo del TG4 risalente a quasi 3 anni…io lo vidi in diretta e non immaginate le risate che mi feci. Da notare come Fede si lamenta che gli abbia dato il microfono prendendo il suo inviato per cretino quando all’inizio è stato proprio lui a dirgli di passargli il microfono!
Visto che siamo in tema vi ripropongo anche il video di Piero Ricca contro Fede che non fa mai male:
fonte: alessios4.blogspot.com » Vai al post originale

Domani alle ore 11 sarò in Piazza Stesicoro per l’evento di sensibilizzazione sulle piste ciclabili catanesi che potete vedere cliccando nell’immagine sopra, alla fine del giro ci incontreremo con i ragazzi del Tour Azione manichini.
Invito tutti i catanesi a partecipare a questi eventi, qui un piccolo video su quest’ ultima iniziativa:
Per maggiori informazioni
http://40xcatania.ning.com
http://turismoeambiente.myblog.it/
fonte: alessios4.blogspot.com » Vai al post originale
Per l’Italia, le tappe di avvicinamento all’EXPO 2010 proseguono secondo programma.
Oggi il Commissario generale del Governo per l’EXPO 2010, Beniamino Quintieri, ha firmato l’accordo con l’Ente Fiera di Milano, quale coordinatore della partecipazione delle 20 regioni italiane all’EXPO Shanghai 2010.
Fiera Milano assume quindi il ruolo di “armonizzatore dei diversi progetti delle regioni italiane con il tema generale dell’EXPO e con gli eventi in programma nel padiglione Italiano”, come spiega il Presidente della Fiera Milano Michele Perini.
Il Commissario Quintieri ha ritenuto Fiera Milano partner ideale per questo ruolo, viste le competenze Logistiche maturate dal 1995 ad oggi sul mercato Cinese e con il quale cercherà di dare la massima visibilità agli eventi italiani in questa importante manifestazione cinese che ne conta ben 20.000.
Turismo, buona alimentazione ed ecocompatibilità saranno i cavalli di battaglia della presenza Italiana all’EXPO 2010, con l’obbiettivo di “riposizionare” i valori distintivi dell’eccellenza Italiana, dando ai cinesi la possibilità da toccarli con mano nei 5 mesi di EXPO.
Fiera Milano è l’ultimo dei partner che collaborano con il Commissario Quintieri e si aggiunge alla Triennale di Milano che si è occupata della gara e il concept per il padiglione italiano, la cui costruzione inizierà proprio in questi giorni e Permasteelisa quale partner nella costruzione del Padiglione Italiano.
Quello che appare sempre più evidente, anche dall’ultima partnership stipulata dal Commissario Quintieri, è il sempre più forte coinvolgimento di Milano nell’organizzazione dell’evento del 2010 che non si limita però solo alla partecipazione Italiana all’EXPO cinese.
Da tempo infatti il MIP del Politecnico di Milano e l’Ente Fiera Villa d’Erba della stessa Fiera di Milano, sono coinvolte nel progetto di formazione del personale cinese che gestirà l’evento, mettendo così a disposizione degli organizzatori cinesi la competenza manageriale e lo stile italiano che ci si augura anche attraverso loro, possa trovare ampi spazi nell’evento di Shanghai.
Tutto ciò in attesa che veramente parta la macchina organizzativa di Milano 2015, manifestazione alla quale i Cinesi hanno già aderito ufficialmente e che sancirà ancora una volta il sempre più stretto gemellaggio decennale che unisce queste due città e i due paesi.
fonte: yibuyibu.blogspot.com » Vai al post originale
Titolo originale: High crimes
Nazione: USA
Anno: 2002
Genere: thriller
Durata: 1h55m
Regia: Carl Franklin
Sceneggiatura: Grace Cary Bickley, Yuri Zeltser
Fotografia: Theo van de Sande
Musiche: Graeme Revell
Cast: Morgan Freeman, Ashley Judd, Jim Caviezel, Amanda Peet, Adam Scott, Bruce Davison, Tom Bower, Juan Carlos Hernández, Jude Ciccolella, Michael Gaston, Emilio Rivera, Michael Shannon, John Billingsley
Trama
Claire Rubik è un affermato avvocato ed è felicemente sposata con Tom. In seguito ad un furto subito nella sua casa, l’FBI scopre che la vera identità del marito è Ron Chapman, un ex-marine responsabile dell’assassinio di alcuni civili durante un’operazione militare in Salvador. Rinchiuso in un penitenziario militare, l’uomo affronta il processo difeso dalla moglie Claire, fermamente convinta della sua innocenza. Claire si rivolge ad un esperto di giurisprudenza militare con un passato da alcolista, Charles Graimes.
Recensione
“High Crimes - Crimini di stato” è un legal thriller tratto dall’omonimo romanzo (in Italia tradotto nel titolo “Reati capitali”) di Joseph Finder e diretto con mestiere da Carl Franklin. La storia si poggia su temi già spesso utilizzati nella cinematografia: identità nascoste, segreti inconfessabili, abusi e corruzione in ambienti militari. Pur partendo da una serie di elementi poco originali, “High Crimes - Crimini di stato” coinvolge fin dall’inizio lo spettatore, mostrando una serie di intrighi e di segreti nei quali si ritrovano coinvolti membri dell’esercito americano, di solito sempre adulato dai media. Ingredienti però abusati in questo genere di film, così come i personaggi che man mano si avvicendano: l’anonimo Jim Caviezel è un uomo dalla faccia pulita, marito premuroso e gentile, in realtà nasconde un passato da soldati invischiato in fatti infamanti; l’avvocato di successo, nelle fattezze della splendida Ashley Judd, che si scontra con gli ambienti militari, sempre avvalsi della facoltà di non rispondere; un avvocato in declino, dal passato segnato dall’alcool, al quale si presenta l’opportunità di riscattarsi è invece interpretato da un esperto e scaltro Morgan Freeman.
Quando però il film si avvicina al suo momento cruciale, la sceneggiatura prende la strada sbagliata, seguendo sviluppi narrativi illogici e decisamente superficiale ed al termine della pellicola ci si rende conto di aver speso circa due ore inutilmente.
La colonna sonora di Graeme Revell non incide particolarmente nel film, mentre la fotografia di Theo van de Sande descrive lucidamente il thrilling claustrofobico, attraverso una saturazione dei colori verso il freddo blue.
“High Crimes - Crimini di stato” è il classico film che “prende in giro” lo spettatore, introducendolo con estrema cura nell’atmosfera, tenendolo per mano durante gli sviluppi della storia, per poi offenderne l’intelligenza con un’improbabile conclusione.
Voto: 5,5
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Direttamente dal Petit Palais di Parigi giungono a Parma, presso la Fondazione Magnani Rocca 155 incisioni all’acquaforte di Rembrandt che si aggiungono così al celebra “Faust” dell’artista olandese di proprietà della Fondazione parmense.
Rembrandt si contraddistinse nella nell’arte incisoria, grazie alla sua creatività e ricerca espressiva. Un interprete capace di intuire le sfumature dell’animo, caratteristiche ben distinguibili nei suoi ritratti (ed autoritratti), ma anche capace di rappresentare situazioni contraddistinte da un incantevole mistero, come si può osservare nelle sue scene bibliche.
La mostra intitolata “Il Petit Palais di Parigi alla Fondazione Magnani Rocca. Incontro con Rembrandt” guida il visitatore in un viaggio nella storia dell’incisione, dal XV al XX secolo, attraverso i momenti principali. Fu proprio Luigi Magnani un grande estimatore dell’arte incisoria, già presente in diverse collezioni permanenti della Fondazione. Opere che testimoniano il valore degli artisti più importanti di questa tecnica artistica: Dürer, Goya, Schongauer, Morandi e lo stesso Rembrandt.
Curata da Sophie Renouard Bussierre, la mostra è stata realizzata in occasione della ventesima “Ambasceria Internazionale” del museo parigino del Petit Palais. Un laboratorio didattico per le scuole sarà associato alla mostra parmense.
Info
Sede: Fondazione Magnani Rocca, via Fondazione Magnani Rocca 4, Mamiano di Traversetolo (Parma)
Periodo: 15 marzo - 28 giugno 2009
Orari: 10.00-18.00 (tutti i giorni), lunedì chiuso
Ingresso: €8,00
Tel: 0521 848327/848148 (infos e prenotazioni)
Note: da martedì 24 marzo tutti i martedì alle ore 15.30 visita guidata gratuita (si paga solo il biglietto d’entrata) senza prenotazione. Aperto anche Pasqua, lunedì dell’Angelo, 25 aprile, 1 maggio e 2 giugno.
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Titolo originale: id.
Nazione: Australia, USA
Anno: 2009
Genere: drammatico
Durata: 1h56m
Regia: Clint Eastwood
Sceneggiatura: Nick Schenk
Fotografia: Tom Stern
Musiche: Kyle Eastwood, Michael Stevens
Cast: Clint Eastwood, Bee Vang, Ahney Her, Christopher Carley, Brian Haley, Dreama Walker, Geraldine Hughes, Brian Howe, William Hill, Scott Eastwood, Davis Gloff, Sonny Vue
Trama
Walt Kowalski è un veterano della guerra di Corea dal carattere introverso e burbero. A causa dei difficili rapporti con i suoi figli ed i suoi nipoti, preferisce vivere una vita solitaria nella sua villetta nella periferia di Detroit, trascorrendo il tempo a bere birra e a lucidare la sua fiammante Ford Gran Torino del 1972, l’unico grande amore rimastogli, dopo la recente morte della moglie. Quando una famiglia di immigrati asiatici si trasferisce nella casa accanto alla sua, l’uomo si troverà costretto ad affrontare i propri pregiudizi razziali entrando suo malgrado nelle loro vite.
Recensione
“Gran Torino” è la storia di Walt, un uomo “di altri tempi”, un anziano pensionato e veterano di guerra, che vede cambiare intorno a sé l’America che aveva da sempre apprezzato e venerato. Un tempo orgoglioso operaio dell’americana Ford (il titolo del film fa infatti riferimento alla Ford Gran Torino custodita gelosamente dal protagonista), vede inesorabilmente sgretolarsi i valori e le tradizioni americane. Incapace di adattarsi a cambiamenti che hanno segnato la società moderna, non riesce neanche a sopportare che uno dei suoi figli lavori come venditore di auto giapponesi. Mal sopporta che il suo quartiere si stia svuotando di tutti i bianchi americani avvicendati da gruppi di neri, ispanici ed orientali. Tutte conseguenze della storia di Detroit e Ford, due simboli della florida industria americana, tanto che la città fu considerata per molti anni capitale mondiale dell’automobile. Tantissime persone si trasferirono a Detroit attirate dalle prospettive lavorative che la città e le sue industrie concedevano. Ma la crisi petrolifera e la concorrenza di nuove industrie automobilistiche portò la città in rovina, abbandonata dalla maggior parte della popolazione bianca, diventando sempre più un ghetto urbano. Patriottico e nazionalista (cosa facilmente intuibile dalla bandiera presente di fronte la sua casa, ormai circondata da immigrati provenienti da ogni parte del mondo), Walt oltrepassa questi nobili sentimenti, mostrandosi attraverso i suoi modi rudi e scortesi, razzista nei confronti di ogni diversa etnia: neri, asiatici, ispanici, italiani, irlandesi, con disprezzo o per gioco non nasconde nulla di ciò che pensa. A tutto ciò si aggiunge un sentimento anticlericale che riversa nel giovane sacerdote che passa spesso a trovarlo intenzionato ad esaudire ultimo desiderio della moglie di Walt sul letto di morte, ovvero confessare il vecchio burbero di tutti i suoi peccati. Da quegli incontri/scontri nasceranno i momenti più profondi di “Gran Torino”, una serie di dialoghi tra i due che faranno da filo conduttore della storia. Un film sulla vita e sulla morte, sull’incapacità di un uomo troppo legato al tempo che fu, sul rapporto tra padre e figlio, sull’amicizia e sul rispetto reciproco. Perché essenzialmente Walt è un uomo solitario, senza alcun rapporto con i suoi familiari (i figli vorrebbero rinchiuderlo in un ospizio ed i nipoti lo sopportano a malapena) e la sua unica passione è la sua splendida Ford Gran Torino, che sarà il motivo del legame di amicizia con Tao, il figlio dei suoi vicini di casa. Walt al principio mostra tutto il suo odio nei confronti del ragazzino, ma conoscendo lui ed il suo mondo, scoprirà di possedere qualità nascoste rimettendo così in discussione tutti i suoi pregiudizi.
C’è poco da dire sulle qualità di Clint Eastwood: film dopo film, dimostra sempre più capacità registiche eccezionali, impreziosite nel caso di “Gran Torino” da un’intensa interpretazione. Avvalendosi di alcuni attori sconosciuti di origini orientali li dirige in maniera magistrale attraverso uno stile secco ed essenziale. Il suo realismo e la durezza rappresentano un vero pugno allo stomaco.
“Gran Torino” è un film che si apprezza fino al suo splendido finale, ultima tessera del mosaico creato dal regista e attore americano. Un finale perfettamente coerente, un modo esemplare con cui terminare la pellicola. Un film tremendamente duro, ma che tocca le corde dell’anima. Una storia semplice che difficilmente lascerà indifferenti.
Voto: 8,5
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E’ arrivato in questi giorni nelle librerie un bellissimo libro di Gherardo Colombo e Anna Sarfatti.
Si intitola “Sei stato tu? La Costituzione attraverso le domande dei bambini” e spiega la Costituzione italiana in maniera semplice e chiara.
E’ un libro prezioso, perché offre agli adulti uno strumento veramente efficace per insegnare ai bambini e ai ragazzi cose veramente importanti per la loro vita e per quella di tutto il Paese. E, in verità, sfogliandolo, ci è sembrato che, nonostante i destinatari naturali siano i bambini e i ragazzi, la lettura del libro sia molto utile anche per gli adulti (per noi è stata una lettura avvincente e piena di sorprese).
Siamo preoccupati che i nostri figli conoscano l’inglese e l’informatica. Ma – sempre e di questi tempi ancor più – è davvero indispensabile che conoscano i loro diritti e doveri di cittadini e le ragioni del nostro vivere in società.
Vi parliamo di questo libro per ringraziare Gherardo e Anna Sarfatti di averlo scritto, ma anche per pregarvi di approfittare dell’occasione della sua pubblicazione per riflettere seriamente sulla necessità di imparare e diffondere civiltà e valori nella nostra società che di questo impegno ha tanto tanto bisogno.
Regalate questo libro a tanti bambini e ragazzi, se, come noi, lo troverete efficace; oppure scrivetene o compratene altri; oppure ancora inventatevi altri modi per far conoscere e capire a tutti quanto la nostra vita sia condizionata dalla conquista o dalla perdita dei valori difesi dalla Costituzione. Ma assumete con noi questo impegno. E’ necessario ed è bello.
Riportiamo un brano tratto da un’intervista a Gherardo e riportato nella copertina del libro.
«Dottor Colombo, perchè comincia le sue lezioni ai ragazzi domandando se sono felici? “Lo faccio spesso: è un modo per chiarire che viviamo in un paese fortunato, con una Costituzione che mette tutti sullo stesso piano, per dimostrare che, se si osservano le regole, le cose vanno meglio per tutti”»
Qui sotto la copertina del libro (cliccandoci su, si può ingrandire l’immagine).
fonte: toghe.blogspot.com » Vai al post originale

George Gamow è un fisico di origine russa vissuto tra il 1904 e il 1968. Si è occupato con successo di fisica nucleare, relatività e meccanica quantistica, ma ha fornito i suoi contributi più importanti nel campo della cosmologia e della biologia. Ciò che però costituisce l’oggetto di questo articolo non è la sua attività di scienziato, ma piuttosto quella di divulgatore scientifico, per la quale ricevette dall’UNESCO, nel 1956, il Premio Kalinga.
Dalla sua “autobiografia informale”, intitolata “La mia linea di Universo” (Edizioni Dedalo 2008) è possibile estrarre sette indicazioni utili per chi si occupa di divulgazione scientifica.
1) Cerco di semplificare per me stesso, così imparo a semplificare per gli altri.
A Gamow è sempre piaciuto “vedere le cose in termini chiari e semplici”. Per ottenere questo risultato ha speso tempo ed energie, ma ha ottenuto una ricompensa: imparare a semplificare per i non addetti ai lavori.
Come ci è riuscito ? Soprattutto con il coraggio della “libertà di parola” (così si esprime Giulio Giorello nella prefazione al testo sopra citato) e vivendo molto intensamente, anziché rinchiudersi nella classica torre d’avorio. È proprio il pieno contatto con gli altri, soprattutto con i non addetti ai lavori, che gli ha probabilmente consentito di scrivere numerose opere pienamente accessibili.
Oltre a questi ingredienti ha giocato un ruolo fondamentale la sua spiccata ironia, che ha senza dubbio non solo l’effetto di far sorridere, ma soprattutto quello di alleggerire il testo.
La scrittura di Gamow consiste quindi nell’esporre in maniera semplice una serie di idee secondo un ordine “naturale”, in un certo senso non precostituito. È un po’ come, usando le sue stesse parole, raccontare “storie” ad un “gruppetto di amici davanti a un fuoco scoppiettante dopo una buona cena”.
2) Non mi arrendo se non riesco a pubblicare ciò che scrivo
Nel 1937 Gamow scrisse il suo primo racconto della serie “Mr Tompkins”, nel quale cercava di spiegare all’uomo comune i concetti di spazio curvo e di Universo in espansione. Naturalmente lo inviò per la pubblicazione a numerose riviste, ma ricevette soltanto lettere di rifiuto.
Nella sua autobiografia, riferendosi proprio a quel racconto, scrisse: “lo infilai in un cassetto e non ci pensai più”. Ciò non significa che si arrese, ma semplicemente che era consapevole che forse non era il momento giusto per pubblicare oppure non aveva trovato la strada giusta per giungere alla pubblicazione. Il fatto di non pensarci più implica che non si strappò i capelli a causa del fallimento, ma considerò l’evento in maniera piuttosto equilibrata. È abbastanza evidente che la sua situazione finanziaria non dipendeva dalla pubblicazione. Poteva permettersi di aspettare. E la sua paziente attesa fu ricompensata dal successo.
3) Accetto consigli da altri su cosa scrivere e come pubblicare
Nel 1938, in occasione di un convegno di Fisica in Polonia, Gamow parlò del suo racconto a Charles Darwin. Ed accettò il suo consiglio di inviare il manoscritto alla rivista “Discovery”. Così venne pubblicato il primo pezzo, dopodiché ne vennero pubblicati molti altri. E, verso la fine del 1938, giunsero a Gamow offerte da varie case editrici che, sicuramente, stabilirono delle indicazioni da rispettare in merito ai contenuti e alla forma. E fu così che uscì il suo primo libro di divulgazione scientifica: “Mr Tompkins in Wonderland”, opera che raccoglie, appunto, le avventure di Mr Tompkins (trad. it. “Le avventure di Mr Tompkins: viaggio scientificamente fantastico nel mondo della fisica” – Edizioni Dedalo – 1995).
4) Mi avvalgo di un’accurata promozione dei miei libri
Ormai tutti riconoscono – nella nostra economia – l’importanza di saper vendere: non basta più un buon prodotto perché il mercato lo accolga favorevolmente, occorre anche una “buona confezione”. Tanto è vero che parte del successo divulgativo di Gamow è dovuto a Barbara Perkins, publicity manager della Cambridge University Press. A tal proposito Gamow scrisse: “venni a sapere che la riuscita della promozione del mio libro era merito suo”.
5) Collaboro con altri per scrivere libri su argomenti sui quali non sono molto esperto
È noto che per “tradurre i concetti apparentemente più astratti in immagini familiari anche al barista” (sono parole di Giulio Giorello, che cita un’espressione di Niels Bohr) occorre una buona conoscenza della disciplina scientifica a cui i concetti appartengono, oltre che naturalmente un’ottima capacità di trasmettere la cultura scientifica. Ciò implica soprattutto adattare il proprio linguaggio a quello dei lettori (o ascoltatori) e suscitare curiosità e interesse tramite la narrazione di una storia.
Quando le capacità del divulgatore scientifico non bastano per l’opera da realizzare, è il momento di riconoscere i propri limiti e collaborare con altri. D’altronde è risaputo che “l’unione fa la forza”. E infatti Gamow, per scrivere “Mr Tompkins inside himself” (trad. it. “Viaggio di Mr Tompkins all’interno di se stesso: avventure nella nuova biologia” – Zanichelli – 1971), si fece aiutare dal suo amico Martinas Yčas, professore di microbiologia al Medical Center della New York State University. Ciò in quanto l’obiettivo di Gamow era “esporre i recenti rivoluzionari sviluppi della biologia”.
6) Mi piace scrivere libri di divulgazione scientifica
Ciò è proprio quanto afferma, in modo esplicito, Gamow. Si tratta d’altronde di un fatto quasi naturale: se una cosa ti piace, è più facile riuscire a farla bene. Se una cosa ti piace molto, diventa una passione, e riesci ad andare avanti anche se nessuno ti paga. Tuttavia, ad un certo punto, ti rendi conto che senza soldi non riesci a fare la spesa al supermercato, e allora cerchi un lavoro, magari non molto gradevole, ma remunerato, e lasci le briciole del tuo tempo per la passione.
7) La mia vocazione principale non è scrivere libri di divulgazione scientifica
Anche questa è un’esplicita affermazione di Gamow. Il suo principale interesse è infatti “affrontare e risolvere i problemi della natura, che siano fisici, astronomici o biologici”. Dunque, la vera vocazione di Gamow – già maturata durante l’infanzia – è fare lo scienziato. Tuttavia, dato che nella ricerca scientifica “le idee buone ed entusiasmanti non arrivano tutti i giorni”, egli occupò il tempo libero fra un’idea e l’altra scrivendo libri di divulgazione scientifica.
fonte: www.gravita-zero.org » Vai al post originale
Il Festival della Matematica a Roma è iniziato oggi puntuale alla sua terza edizione alle 10.30 presso la Sala Petrassi con i saluti del Presidente della Provincia di Roma Zingaretti, del Presidente e dell’Amministratore delegato della Fondazione Musica per Roma Gianni Borgna e Carlo Fuortes, del direttore scientifico Piergiorgio Odifreddi.
Lo scrittore Paolo Giordano Premio Strega 2008 ci ha narrato l’ultima notte del giovane matematico Évariste Galois, che ebbe la sfortuna di morire in duello alla giovane età di 21 anni! Su Gravità Zero avevamo già ricordato questo celebre matematico.
Domani potrete ascoltare Marco Giordano a Radio 3 Scienza dalle 10:50 alle 11:30, oppure sul podcast del sito dopo la trasmissione della puntata.
Radio 3 Scienza seguirà tutta la settimana il Festival, compreso il sabato e la domenica.
Sono inoltre cominciate le ormai famose ‘lectio magistralis’ che ci accompagneranno nel mondo della matematica grazie agli illustri ospiti che si avvicenderanno.
Oggi è stata la volta di Robert Mundell premio nobel per l’economia che ha parlato del legame tra matematica, scacchi ed economia. Il premio Nobel è stato ospite oggi a Radio Tre Scienza insieme a Roald Hoffmann, premio Nobel per la chimica nel 1981 e docente alla Cornell University.
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Una cosa insopportabile dell’Italia è la burocrazia, come alcuni sapranno (l’ho scritto in un post) qualche settimana fa mi si è rotto il router ADSL Wi-Fi in comodato d’uso di Libero dopo oltre 4 anni di funzionamento (2 anni con l’abbonamento ADSL Flat e 2 con Absolute) quindi chiamo il call center (stava scritto su internet di farlo) per avere informazioni su come restituirlo e non pagare più i 3 euro mensili avendone comprato uno nuovo. Dopo una ventina di minuti per riuscire a parlare con un operatore, mi informa che bisogna mandare una raccomandata con i propri dati e la richiesta della sospensione del pagamento del router mentre esso va spedito in un altro posto.
Tutto questo me l’ha detto dopo essersi accertato che l’avessi in comodato d’uso da almeno 2 anni perchè altrimenti avrei anche dovuto pagare ben 40 euro di penale…gli ho fatto presente che l’avevo da più di quattro anni ma lui mi ha detto che con il cambiamento di abbonamento il conto si azzera!!! che è assurdo perché sono sempre oltre 4 anni che pago a loro il router quindi gli ho dato oltre 150 euro quindi non vedo perchè avrei dovuto pagare penali…se mi si rompeva un anno fa praticamente sarei stato costretto a tenerlo un altro anno e pagargli altri 36 euro, sono veramente dei pezzi di merda, ma secondo me la cosa più scandalosa è tutta questa burocrazia per restituire l’apparecchio, a loro basterebbe tranquillamente sapere che lo sto inviando ed appena arriva togliere il canone mensile ma invece hanno bisogno di una raccomandata non si sa per quale motivo, inoltre si potrebbe anche fare tutto tramite internet come si fa già per attivare le offerte…per attivare è tutto semplice ed immediato, bastano pochi click, per disattivare qualcosa bisogna passare le pene dell’inferno, stampare carte, spedire lettere, spendere soldi, perdere tempo, servirebbero leggi severe per regolamentare tutto questo schifo.
In alto un video sulle telefonate che ogni giorno riceviamo dai call center per attivare offerte mentre qui sotto una vicenda sulla disattivazione di un contratto di Tele 2.
fonte: alessios4.blogspot.com » Vai al post originale
Mentre Obama punta alle energie rinnovabili anche per uscire dalla crisi qui si pensa a costruire pericolose centrale nucleari (le quali producono molti gas serra per lavorare l’uranio, per gestire le scorie e tant’altro), il nostro governo in materia di ambiente è proprio una vergogna (vabbè si non solo in quello), come ricorderete l’Italia è stata attaccata moltissimo qualche mese fa per le nostre resistenze in tema di emissioni di gas serra, in alto, a proposito di questa vicenda potete vedere un bel video di come ci ha visto l’Europa.
fonte: alessios4.blogspot.com » Vai al post originale
Botta e risposta tra Governo e Confindustria.
La Presidentessa di Confindustria, Marcegaglia, ha affermato, o meglio scritto con martello e scalpello le “parole sante” che dovevano essere dette, prima che sia troppo tardi.
“Soldi veri”!!!
Questa è la considerazione di chi sta alla guida della Nave Confindustriale sotto i colpi della tempesta e che agli SOS lanciati di recente, riceve i chiacchiericci di chi cerca solo di ottenere consensi, che però non hanno alcun valore di cambio sui mercati internazionali.
Come uno sbuffo da “pentola a pressione”, alla Presidentessa di Confindustria non poteva uscire meglio la sintesi del problema che attanaglia il Made In Italy, fino ad ora gestito con “risibili” investimenti.
All’Italia, fino a poco tempo fa è stato scontato di parecchio qualsiasi tipo d’investimento, dato che l’eccellenza che rappresentava ne valeva il costo per i diversi partner internazionali.
Ora la situazione è profondamente cambiata e nessuno fa più sconti a nessuno, ne tanto meno ai sempre amati Italici, ma che si scoprono sempre più gli ultimi della classe.
In un paese di Piccole e Medie imprese, che per competere hanno bisogno di continuo “ossigeno”, prima Basilea 2 e adesso la stretta creditizia da crisi internazionale, rendono praticamente impossibile per la maggioranza delle imprese reggere la competizione di chiunque, che tranne eccezioni, sono fortemente più capitalizzate delle nostre.
Quindi giusto il monito del Presidente dei Confindustriali, che ora merita una risposta concreta, in grado di indicare quale “cassa” esiste e con quali modalità le imprese italiane potranno ricevere nuovo “Ossigeno” e cercare così di tirare fuori dal proprio cilindro un nuovo ciclo per il Made in Italy, in grado di portarle sulla terraferma e ben lontane dalla burrasca in corso.
Le banche e i banchieri, devono “sentire” il monito lanciato dalla Marcegaglia che finisce dicendo “significherebbe tradire il paese” e cercare di salvare meno le proprie posizioni (poltrone) per scendere anche loro in “trincea” con chi ogni giorno non sa se ci sarà un domani.
E se si fallisce ora, non ci sarà decreto per la disoccupazione che tenga in grado di fermare una emorragia che rischia di essere così grande, da portare al dissanguamento del paese e a morte certa.
Mentre da noi si fa tattica, la Cina ha triplicato la disponibilità finanziarie a disposizione delle proprie aziende e indicato nel supporto delle Piccole e Medie Imprese la strada per aiutare la Cina a superare la crisi in corso.
Magari con parole nostre, cerchiamo di non continuare a raccontare la storia che salvando le sempre solite aziende (ed i soliti imprenditori) si riuscirà a salvare il paese.
Cambiamo registro, inserendo nella lista dei “salvabili” anche il Sig. Brambilla, il Sig. Pugliesi o il Sig. Rossi di turno che ogni giorno devono lottare senza paracadute, in solitudine e senza alcuna speranza di avere alcun aiuto, “vessati” dai banchieri che quando le ragioni di sistema lo impongono, diventano anche soci dei soliti nomi, ma che poi nello stesso tempo, tagliano i fondi ai molti altri signor nessuno.
Vediamo se il richiamo della Marcegaglia sveglierà qualche coscienza nei vertici bancari e nei vertici politici che di fatto “pilotano” le loro scelte di base.
I segnali dello “sfaldamento” ci sono tutti, visti gli ultimi passi falsi per esempio di alcuni dei grandi brand italiani dell’alta moda, che lottano disperatamente per non fallire, se non lo sono già e sono tenuti in vita solo per “interessi” di vetrina, o peggio per evitare di scoprire pericolosi vasi di pandora.
“E’ una Emergenza vera” ha affermato la Marcegaglia, quasi che tutto quello che sta accadendo sia solo un film, evidenziando come il Titanic Italiano abbia realmente colpito l’iceberg della crisi.
La nave sta affondando, “suonare” sul ponte le solite musiche per tranquillizzare i passeggeri non sono la strada giusta, altrimenti “l’Accattone” rischia di divenire il prossimo successo di botteghino a cui verrà associato il fu “Made in Italy” nostrano.
UPDATE 18 Marzo: Risposta del Governo: 1.3 Miliardi di fondo di garanzia che coprono 70 Miliardi di finanziamenti alle PMI: Questi sono SOLDI VERI!!! Adesso vediamo come saranno “equamente” distribuiti.
fonte: yibuyibu.blogspot.com » Vai al post originale
Secondo gli organizzatori cinesi dell’EXPO di Shanghai 2010, la crisi finanziaria che sta imperversando in tutto il mondo, colpirà moderatamente l’organizzazione di un evento che, costi alla mano, finirà per costare ai cinesi, il doppio di quanto non siano costati i recenti giochi olimpici di Beijing.
Infatti, i giochi olimpici sono costati 2,3 Miliardi di dollari, inclusi 1,9 Miliardi di dollari per la costruzione degli impianti sportivi, con un bilancio che avrebbe generato alla fine un utile di 16 milioni di dollari.
Ben diversa la situazione dell’EXPO 2010 di Shanghai che ha un preventivo di ben altra grandezza: 4.18 Miliardi di dollari.
Due terzi di questo “ciclopico” budget sono utilizzati per la ristrutturazione dei 5,28 chilometri quadri di spazi che saranno adibiti per la costruzione dei diversi padiglioni. Il restante terzo è quello che servirà per le attività giornaliere nel periodo maggio – ottobre 2010.
Ma se la Polonia ha annunciato tagli ai costi del proprio padiglione nell’ordine del 70% e gli organizzatori cinesi abbiano staccato un assegno di ben 100 Milioni di Dollari per supportare la partecipazione dei paesi in via di sviluppo, qualche preoccupazione sembra serpeggiare per uno dei grandi attesi dell’evento: gli USA.
Infatti ad oggi, non è ancora chiaro se gli USA parteciperanno o meno all’EXPO 2010 di Shanghai, in quanto fino ad ora solo rassicurazioni verbali sono arrivate dall’Amministrazione americana su una reale partecipazione.
Nulla di scritto e formalmente ufficiale.
Il problema che sta dietro questa “anomala situazione” è che gli USA, per legge, non possono in questo tipo di eventi, usare soldi pubblici e quindi per tutti gli investimenti previsti, nell’ordine dei 60 Milioni di dollari, questi devono essere totalmente privati.
Questa è la ragione per cui gli USA stanno tentennando nel confermare la propria partecipazione, tanto che il co-presidente del comitato per la costruzione del Padiglione USA, Franklin Lavin, il mese scorso, ha detto esplicitamente come “il successo dell’operazione di raccolta fondi è tutt’altro che garantito”.
Non è poi chiaro come l’amministrazione Obama potrà aiutare a sbloccare questa situazione d’empasse, un “pessimo” segnale, dopo le rassicurazioni fatte ieri sulla stabilità del sistema americano, soprattutto per quanto riguarda gli ingenti crediti cinesi, sui quali il Premier Wen Jiabao, venerdì in conferenza stampa, si era detto “un pelo preoccupato!”.
Ora esiste una data, quella del 15 aprile 2009, l’ultima chiamata per gli USA in un evento di questa importanza, la cui assenza rappresenterebbe uno strano gioco del “destino”, oltre che la prova che gli USA e il suo sistema d’imprese, sono tutt’altro che in linea di galleggiamento.
fonte: yibuyibu.blogspot.com » Vai al post originale
Quando indossa la divisa della Ryanair, compagnia aerea irlandese low cost, il suo nome è Edita Schindlerova, completamente nuda nei video hard assume lo pseudonimo di Edita Bente. In tempo di crisi anche le hostess arrotondano lo stipendo con il doppio lavoro, ma nel caso di Edita, 22enne originaria della Repubblica Ceca, si tratta di un impiego molto hot: posare nuda per foto hard e video porno. Se il suo lavoro ufficiale è infatti quello di servire cibo e bibite e spiegare ai passeggeri come si gonfia il giubbotto di salvataggio, quando non è di turno, Edita Bente diventa una pornostar, esibendosi in prestazioni sessuali senza limiti.
A scoprire il suo secondo lavoro è stato un suo collega che, navigando su internet alla ricerca di video ed immagini hard su siti a luci rosse, ha scoperto le immagini di Edita. Le voci girano e la notizia è giunta presto fino alla redazione del tabloid inglese “The Sun” che ha pubblicato la notizia.
I vertici della Ryanair, subito contattati dai giornali, hanno risposto difendendo le scelte della sua hostess: “Ciò che le persone fanno prima o dopo il lavoro non ci riguardano. Sono soltanto fatti loro”. Edita Schindlerova aveva già fatto notare le sue grazie, immortalate nel sexy calendario 2009 di Ryanair (qui l’articolo relativo a quello 2008), ma nessuno immaginava che l’hostess con lo pseudonimo di Edita Bente fosse anche una pornostar.
Ryanair ha ultimamente indetto un concorso tra tutti i suoi passeggeri, offrendo €1000 a chi suggerirà nuovi servizi a pagamento. Questa notizia potrebbe fornire qualche idea in più!
Durante il vostro prossimo volo Ryanair per Stansted (Londra) prestate bene attenzione alle hostess, potreste anche ritrovarvi di fronte la bella e sexy Edita Schindlerova/Bente.
Nel video che segue, il backstage del Calendario Ryanair 2009 nel quale si può nota notare anche la presenza Edita Schindlerova:
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Prove dei pagamenti ricevuti!by CINEMAeVIAGGI
fonte: amosgitai.blogspot.com » Vai al post originale
di Bruno Tinti
(ex Procuratore della Repubblica Aggiunto di Torino)
e Franca Amadori
(Giudice del Tribunale di Roma)
da Toghe Rotte del 17 marzo 2009
Cari amici dovete sapere che i magistrati si incontrano, si salutano, discutono e soprattutto litigano molto sulle mailing list delle correnti.
Ce ne sono 4 di liste, più una che raggruppa tutti.
Il tema dominante è lo scontro tra i magistrati che non apprezzano le correnti e quelli che invece ne fanno parte e le difendono a spada tratta.
Magari un giorno vi racconterò di queste cose.
Oggi però voglio proporvi questa bella mail di una collega bravissima che ha, per l’ennesima volta, affrontato il tema del limite massimo di processi che possono essere trattati da un magistrato.
Anche qui c’è lo scontro tra le correnti e i magistrati cani sciolti: le correnti si oppongono alla fissazione di un carico massimo di lavoro, gli altri fanno osservare che …
Beh, a questo punto leggete quello che dice Franca Amadori.
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Intervengo di nuovo sul tema dei tetti massimi e dei carichi esigibili: il punto è che il carico inesigibile (per non dire del tutto demenziale) che si è accumulato sul ruolo del collegio di cui faccio parte, nonché l’alluvione di processi monocratici di prima comparizione (quasi 50 totali per ogni giudice solo in questo mese di marzo) ci ha messi tutti al tappeto.
Per venire al tema, vorrei chiarire perché ritengo dissennata la posizione che da anni le correnti della magistratura vanno sostenendo sui carichi massimi di lavoro attribuibili ad ogni magistrato.
È sempre la solita litania: non dobbiamo in alcun modo fissare dei tetti massimi (e dunque non assegnare ai magistrati i processi che farebbero superare questo tetto) perché se no i poveri utenti ne soffriranno, cosa diremo a quelli dei processi in esubero?
Ho già spiegato in altra mail perché questo è un vero e proprio filosofema mistificatorio, ma ora vorrei demistificarlo anche con altra ed ulteriore considerazione tratta da un esempio che riguarda una recente esperienza che ho avuto proprio in questo mese di marzo e che dimostra che è vero esattamente il contrario.
Infatti un carico di lavoro squilibrato e dissennato, privo di una qualsivoglia verifica delle reali possibilità di trattazione, danneggia gravemente proprio e per primi gli utenti del servizio giustizia.
Ho tenuto un paio di settimane fa un’udienza monocratica con processi di difficoltà minima o comunque ordinaria, relativi a reati piuttosto frequenti: due processi contro cittadini extracomunitari che hanno fornito a raffica generalità ogni volta diverse (art. 495 c.p.), tre processi per omissione di soccorso (art. 189 del Codice della Strada), la solita appropriazione indebita d’autovettura a danno di una società di leasing; due art. 570 c.p. (omessa prestazione dei mezzi di sussistenza ai familiari) e via elencando.
Alla fine dell’udienza, mi restava un solo processo per violazione del secondo comma dell’art. 570 c.p., che sanziona l’omessa prestazione dei mezzi di sussistenza ai figli minori ed è procedibile d’ufficio.
Ho pensato: “Evvai! Finalmente tornerò a casa un po’ prima delle altre volte”.
Non che avessi molto da giubilare, perché a casa mi aspettavano una decina di fascicoli da chiudere, ma insomma almeno avrei avuto modo di farlo con calma, magari ritagliando pure qualche ora di sonno in più.
L’imputato, un meccanico specializzato in riparazioni di motoveicoli, titolare di una propria officina, s’è presentato per la prima volta in quest’udienza, sprovvisto di difensore di fiducia, ed ha così incontrato in aula il difensore d’ufficio a suo tempo nominato ex art. 97 comma 1 c.p.p. dal Pubblico Ministero, che si è messo subito a sua disposizione.
L’aula è vuota.
È presente solo la denunciante, ex consorte dell’imputato.
Sono trascorsi ormai cinque anni da quando ha presentato la denuncia: la figlia più grande è ora maggiorenne, ha 20 anni ed è ragazza madre, con un bambino di un anno e mezzo, mentre il figlio più piccolo ora ha 10 anni.
Come di consueto, do la parola al Pubblico Ministero (una brava Vice Procuratrice Onoraria, cioè un laureato o anche un avvocato prestato alla magistratura) perché dia inizio all’esame incrociato, ma vedo che lei restringe le sue domande esclusivamente al lato brutalmente economico della vicenda: “Dopo la separazione, l’imputato le versò la somma stabilita dal Tribunale?”
“Sì, ma solo per la figlia maggiore, mentre per l’altro figlio faceva delle questioni”.
“Lei che attività svolgeva?”
“Donna delle pulizie”.
“Quanto percepiva per tale attività?”
E via di questo passo.
Nessuna domanda sul contesto in cui era maturata la separazione, sull’antefatto, su quello che era avvenuto prima.
Perché?
Perché molti colleghi giudici del dibattimento (e come si può dar loro torto?) hanno fretta di chiudere l’udienza, devono smaltire, devono appunto – a proposito di capacità di definizione – incrementare il flusso in uscita per fronteggiare l’insostenibile carico di lavoro in entrata (40 processi nuovi ogni mese), per cui non vogliono soffermarsi troppo a lungo in udienza.
Devono correre.
Hanno fretta.
Quando in qualche altra occasione quella V.P.O. ha tentato di proporre domande sulle pregresse vicende tra l’imputato e la denunciante (per il 90% dei casi, in questo tipo di processi c’è solo la parola di lei contro quella di lui), il giudice del dibattimento le ha tappato la bocca, dichiarando irrilevanti tali domande.
Io invece voglio sempre approfondire e quindi chiedo sempre alla denunciante e poi all’imputato (se compare e consente a rendere l’esame) di fare un breve excursus della vicenda matrimoniale, da quando si sono sposati fino alla separazione.
Molto spesso ne traggo utilissimi elementi di valutazione, ma in quest’udienza in particolare questo approfondimento mi ha condotta ad un’assoluzione di cui sono molto contenta perché l’ho emessa con sentita convinzione, e non già perché mi è stata estorta da norme processuali tutte tese a garantire l’impunità ai colpevoli.
L’imputato ha sciorinato la propria versione della storia del matrimonio, peraltro non smentita dalla denunciante, che è rimasta presente in aula.
Una storia costellata da reiterati tradimenti da parte di lei, tutti perdonati non solo per amore, ma anche perché egli li ha voluti attribuire ad una sorta di rimpianto che lei nutriva per un’adolescenza finita troppo in fretta, essendo lei rimasta incinta della prima figlia a soli 16 anni, mentre lui ne aveva 19.
A quell’età qualsiasi altro ragazzo sarebbe fuggito, lasciandola sola, ma lui invece le è rimasto a fianco e si è dimostrato così bravo nel proprio lavoro di meccanico esperto in riparazioni di motociclette, che alla fine s’è messo in proprio ed ha anche potuto acquistare un’abitazione.
Ha cercato di offrire alla figlia una vita tranquilla (che lui non aveva avuto, essendo cresciuto in collegio in quanto rimasto orfano), togliendosi anche qualche soddisfazione, offrendole ad esempio delle vacanze di lusso.
Ma poi, dopo ben undici anni di matrimonio, ha sorpreso la moglie a letto con un giovane apprendista di appena 16 anni, che lui s’era messo in officina per insegnargli il mestiere, e quella è stata proprio la goccia che ha fatto traboccare il vaso: “Io sono tuo marito, non sono tuo padre! Non posso continuare a sopportare che tu vada a letto con qualunque uomo che t’ispira (n.d.r.: l’espressione usata non è stata questa, ma altra, romanesca, che qui non posso trascrivere perché è un po’ troppo pesante)!”
Lui tuttavia non ha chiesto la separazione con addebito (come bene avrebbe potuto fare) ed inoltre ha continuato a contribuire al mantenimento della figlia maggiore anche dopo la separazione, al punto di consentirle di frequentare scuole private, mentre nutriva forti dubbi sulla sua paternità in ordine al figlio minore.
Dubbi che in aula la teste denunciante ha del tutto fugato, ammettendo che effettivamente il bambino era frutto di una relazione extraconiugale intrecciata con colui che è il suo attuale convivente.
“Ma scusi signora, perché ha presentato denuncia contro l’imputato?”
“Solo per un moto di stizza – totalmente irrazionale, mi rendo conto – determinato dal fatto che avevo saputo che aveva trovato una nuova compagna”
Lasciando ora da parte i dettagli di questa vicenda, troppo lunga per una mail e molto toccante sotto diversi aspetti (basti pensare che l’ufficiale giudiziario, a cui avevo dato l’autorizzazione ad andarsene, in quanto non c’erano più testi da sentire, ha voluto restare in aula fino alla fine dell’udienza, vale a dire per un’ora buona in più ), ebbene quel che mi ha colpita sono le riflessioni di questo giovane uomo, che testardamente ha voluto continuare a percorrere la via più difficile, anche se ben avrebbe potuto pensare egoisticamente solo a sé stesso, scegliendo la via più facile: quella dell’abbandono.
In effetti, date le difficili condizioni familiari da cui è partito avrebbe potuto scegliere la strada della piccola criminalità ed invece ha scelto di lavorare sodo ed onestamente, diventando anche molto bravo nel proprio lavoro.
Avrebbe potuto scegliere di separarsi immediatamente dall’infedele giovane consorte ed invece ha preferito perdonarla finché ha potuto, il che, in una società sempre più ferocemente dominata da un devastante individualismo, appare quasi mistico.
Mentre esponeva la sua vicenda, l’imputato non si è curato di soffermarsi sull’aspetto economico (su cui invece puntigliosamente molti imputati di questo tipo di reato si soffermano), ma, paradossalmente, lo ha fatto invece la ex moglie, quando ha risposto alle domande successive.
Alla fine, in quell’aula vuota, in cui erano rimasti solo il trascrittore, l’ufficiale giudiziario, il cancelliere, il giudice ed il Pubblico Ministero, i due protagonisti di questa complessa e toccante vicenda matrimoniale sembravano offrire le proprie esistenze non più al giudizio degli uomini, ma piuttosto a quello di Dio, con le scelte buone o cattive fatte nel passato, con tanti rimpianti ed un’aspra amarezza per un sogno infranto.
Perché il diritto è stato creato dagli uomini per regolare le loro umane, umanissime vicende e quindi è una cosa viva.
Non è quella cosa arida, barbosissima, quasi insopportabile in cui alcuni docenti universitari (ed anche alcuni colleghi) riescono a trasformarlo.
Invero, senza questo lungo approfondimento dibattimentale (che mi è costato un’ora buona di udienza in più) l’imputato sarebbe stato condannato di sicuro, perché le sentenze sui 570 c.p. vengono spesso emesse un po’ “a stampone”, salvo i casi di imputati assai facoltosi, dove allora è necessario verificare se, nonostante l’incompleto od irregolare adempimento dell’assai elevata cifra mensile posta a loro carico dal giudice civile per il mantenimento, gli aventi diritto ebbero o meno oggettive difficoltà di sostentamento quotidiano.
Poche domande a lei, poche a lui, tutte focalizzate solo sulla questione economica (se pagò, quanto pagò, perché non pagò) e via, a sentenza.
Tornata a casa però, la mia profonda soddisfazione s’è spenta in un attimo: avevo programmato di smaltire in serata circa dieci fascicoli di varie istanze (liquidazioni ai difensori, liquidazioni ai custodi, istanze cautelari e via discorrendo) ed invece ne ho smaltiti molti di meno, per cui me li sono ritrovati sul groppone il giorno seguente.
Ragion per cui non so se continuerò ancora a lungo a mantenere fermo un protocollo così autolesionistico.
Anzi, sapete che vi dico?
In risposta ai colleghi correntocrati ed a tutti quelli che s’illudono di poter smaltire qualsiasi quantità di cause a parità di risorse e con un quadro normativo immutato: ma sì, avete ragione voi!
Da ora in poi mi metterò a fare poche domandine tutte mirate a non approfondire un bel nulla.
Invece di fare il giudice, mi trasformerò in un ragioniere-cottimista e così il ministero, i correntocrati, i ciessemmini (i colleghi che compongono il Consiglio Superiore della Magistratura) e via elencando saranno tutti molto molto soddisfatti.
Gli utenti sicuramente no, per il semplice motivo che all’utente non interessa che la sua causa sia trattata “come che sia”, ma che sia trattata BENE, secondo le regole dell’arte e con tutto il tempo necessario.
Ecco qui smascherata un’altra mistificazione: “Cosa diciamo agli utenti” – si chiedono i big delle correnti – “Che per quest’anno abbiamo raggiunto il tetto massimo, tornate l’anno prossimo?”.
Esatto. Proprio così. È una risposta molto più onesta e costerebbe loro anche molto meno in spese legali, piuttosto che ingannarli, prendendo le loro cause a ruolo e poi farle restare per anni e anni negli armadi e magari nemmeno trovarle più quando, chissà quando, si decide di prenderle in mano.
Mio marito ha intentato un’azione collettiva insieme ad altri duecento medici per una questione di mancato adeguamento dei compensi che risale alla fine degli anni ‘80 (avete letto bene: anni ‘80!) ed ora sono ancora tutti in attesa della sentenza della Corte d’Appello di Roma che è stata fissata al 2 febbraio 2011.
È meglio così secondo voi? A me non sembra davvero.
Piuttosto potremmo dire agli utenti: “Andate in parlamento, fatevi sentire, organizzatevi in gruppi d’opinione, promuovete una sottoscrizione per una legge d’iniziativa popolare (prevista dalla Costituzione) che preveda l’imprescrittibilità dei reati dopo l’emanazione del decreto di citazione diretta a giudizio. Solo così avrete la soddisfazione di vedere le vostre cause trattate in tempi giusti e ragionevoli”.
Franca Amadori
fonte: toghe.blogspot.com » Vai al post originale
La reazione dei medici è stata d’immediata condanna, e tutta la rete protesta in massa contro il recente decreto legge (ne abbiamo parlato qui) che detta ai medici imposizioni sull’obbligo di denunciare gli immigrati clandestini che ricorrono al sistema sanitario.
E dai blog rimbalza anche l’allarme per ulteriori danni ai diritti civili cagionati dalle proposte del Pacchetto Sicurezza
Gravità Zero viene ripreso sul “primo piano” di un interessante approfondimento di Liquida Magazine
E intanto il nostro Prof. Giuseppe Caramia, ci scrive segnalandoci alcune note storiche che non dovrebbero essere mai dimenticate!
“Faccio presente che la proposta di legge, oltre a contraddire gli insegnamenti e il giuramento di Ippocrate, padre della medicina occidentale, potremmo dire che va anche contro il principio fondamentale della Croce Rossa del quale un medico italiano Ferdinando Palasciano nel 1848 è stato, come da tutti riconosciuto l’ispiratore”.
“In pratica una tale legge ci riporterebbe ai tempi dei Borboni quando l’illustre medico napoletano dell’esercito borbonico Ferdinando Palasciano (Capua 1815 - Napoli 1891) viene condannato a morte per fucilazione perché nella battaglia di Messina contro gli insorti, nonostante il divieto del Generale Filangeri, presta soccorso anche ai nemici feriti e ai civili. Giustifica il suo comportamento perché in base al diritto di tutti i feriti di guerra alla cura, in virtù del “principio di neutralità del ferito”, al fatto che la vita dei feriti è sacra e che la missione di medico è «troppo più sacra» del dovere di soldato. La condanna gli viene tramutata in un anno di carcere grazie all’intervento e alla stima personale di Ferdinando II di Borbone”.
“Caduti i Borboni, il 28 aprile 1861, in una storica seduta dell’Accademia Pontaniana di Napoli, espone il suo principio di “neutralità dei feriti di guerra”, inquadrandolo nei doveri internazionali degli Stati ed è pertanto considerato “ispiratore della nascente Croce Rossa”. Infatti gli svizzeri raccolgono l’idea e la portano avanti fino alla Convenzione di Ginevra, approvata il 22 agosto 1864 in cui viene istituita la Croce Rossa.
Il governo italiano dell’epoca, non si cura di rivendicarne la paternità per conto del Palasciano, ma il 12 agosto 1868, tutta la stampa svizzera gli riconosce il primato di aver proclamato “la neutralità dei feriti sul campo di battaglia” e auspica che il Congresso riunito possa «ispirarsi di più in più alle idee di Palasciano e farle passare nell’ordine dei fatti ormai acquisiti della nostra civiltà». Il Nobel per la Pace del 1901, il primo nella storia, viene assegnato allo svizzero Dunant e al francese Passy. Palasciano è morto dieci anni prima, il 28 novembre 1891″.
“In sostanza il bisognoso di cure non ha nazionalità!”G. Caramia
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E’ stata reintegrata la direttrice Cigdem Atakuman, della rivista scientifica turca “Scienza e Tecnica” licenziata per aver messo Darwin in copertina (ne avevamo parlato qui).
Lo ha deciso il Consiglio della ricerca scientifica e tecnologica turco (Tubitak). Il licenziamento della Atakuman, aveva provocato le proteste di numerosi scienziati turchi che, in un comunicato, avevano detto di star vivendo uno degli eventi più “vergognosi” della storia del paese.
In Turchia è molto forte la lobby degli studiosi islamisti.
Il Governo ha comunque censurato la rivista e Darwin scomparso dalla copertina.
La teoria dell’evoluzione di Darwin, nonostante da 200 anni rimanga l’unica e provata spiegazione scientifica in biologia e in innumerevoli altre discipline, supportata dai dati sperimentali, viene frequentemente attaccata e censurata per ragioni di tipo puramente ideologico e politico. E’ accaduto in Romania ed è accaduto pochi anni fa anche da noi in Italia, con la censura culturale proposta dalla riforma Moratti, poi ritirata dopo le proteste di tutto il mondo scientifico.
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Dopo un inverno freddo e piovoso finalmente sta per giungere la primavera!
Per darle il benvenuto il 21 marzo Fondazione Idis-Città della Scienza, in collaborazione con l’Unione Astrofili Napoletani, e in occasione dell’Anno Internazionale dell’Astronomia, propone ai suoi visitatori una serata dedicata all’osservazione delle stelle e dei pianeti del cielo di primavera, alla storia e al funzionamento di antichi strumenti astronomici della misura del tempo, all’inquinamento luminoso e alle modalità con cui i ricercatori elaborano i segnali dallo Spazio in suggestive immagini a colori.
Sarà l’occasione per trascorrere un pomeriggio e una serata in nostra compagnia e di improvvisarsi astronomi utilizzando i telescopi dell’UAN e il planetario di Città della Scienza. In via straordinaria infatti il Science Centre aprirà dalle ore 9 alle 20 e potremo così osservare il cielo che ci sovrasta e comprendere il significato astronomico di questo particolare giorno dell’anno in cui il dì raggiunge in durata la notte e pari sono dunque le ore diurne e le ore notturne.
Sarà possibile inoltre partecipare all’iniziativa mondiale GLOBE AT NIGHT, che in questo speciale Anno Internazionale dell’Astronomia fa parte del progetto più ampio “Dark Skies Awareness”, dedicato alla riscoperta del cielo notturno e contro l’inquinamento luminoso.
Partecipare all’iniziativa è facile: con l’aiuto delle guide scientifiche sarà possibile riconoscere la costellazione di Orione e contando le sue stelle visibili avremo misura dell’inquinamento luminoso che cela altre stelle della stessa costellazione troppo tenui per contrastare l’inquinamento luminoso della nostra area. I dati saranno raccolti nel sito ufficiale del Globe at night che ci darà informazioni delle condizioni di luminosità di tutti gli altri punti del globo terrestre in cui è viva l’iniziativa.
Il momento culminante della giornata sarà l’intervento del prof. Giuseppe Longo, dell’Università Federico II di Napoli - Dip. di Scienze Fisiche, che ci aiuterà a capire le proprietà fisiche dei fenomeni astronomici e come i ricercatori ricostruiscono immagini a colori dei corpi celesti. Verranno altresì proiettate alcune delle immagini astronomiche più spettacolari riprese dalla Terra e dallo Spazio.
Ore 17.30
Clessidre, astrolabi, notturlabi: gli antichi strumenti per la misura del tempo;
Ore 18.00 presentazione al Planetario a cura dell’UAN
Il cielo di primavera e l’inquinamento luminoso;
Ore 18.30
I Colori dell’Universo – incontro con il prof. G. Longo;
Dalle
19.00 alle 21.00
Osservazioni guidate del cielo ad occhio nudo ed al telescopio (sarà visibile Saturno ad Est offrendo anche informazioni sull’inquinamento luminoso.
Per l’occasione saranno distribuite le cartine del cielo del mese e materiali divulgativi prodotti dall’UAN;
Nell’arco della giornata non mancheranno inoltre le visite guidate alle mostre
“Gli squali: predatori degli oceani” e “Storia dell’innominabile: la cacca”.
www.fondazioneidis.org - www.cittadellascienza.it
Città della Scienza Napoli:
Sabato 21 marzo
apertura straordinaria dalle ore 9 alle ore 20
per la “Festa di primavera”
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Il maggior laboratorio di Fisica del mondo ha assegnato il prestigioso “CMS Crystal Award” all’industria italiana CAEN per l’elevata qualità ed affidabilità delle sue forniture.
L’ambìto premio è stato consegnato lunedi 16 marzo a Ginevra (sede del CERN) nel corso di una cerimonia ufficiale cui hanno preso parte i vertici del laboratorio e il Presidente di CAEN Marcello Givoletti.
L’industria viareggina ha conquistato questo premio internazionale –il più importante tra quelli attribuiti dal CERN ai suoi partner industriali- per aver esplorato nuove tecnologie e sviluppato progetti ad alto valore aggiunto nella costruzione di oltre 6.500 moduli elettronici, composti a loro volta da oltre 190.000 sub-boards.
Questi apparati costituiscono gran parte dell’elettronica di CMS, gigantesco esperimento del progetto LHC, realizzato in stretta collaborazione con ricercatori di tutto il mondo, tra cui spiccano gli italiani dell’INFN, Istituto Nazionale di Fisica Nucleare.
L’altissimo livello di know how acquisito dalla CAEN attraverso una trentennale partecipazione ai maggiori progetti scientifici nel campo della Fisica Nucleare, Subnucleare e Spaziale, si riversa oggi in settori applicativi, tra cui quello dell’emergente tecnologia UHF-RFID, in cui la società di Viareggio è leader europeo.
www.caen.it/nuclear/news.php?id=160
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La stampa popolare lo ha già soprannominato la “Ferrari dei satelliti”: Goce è stato lanciato dalla base russa di Plesetsk, 800 chilometri a Nord di Mosca.
Goce ha infatti una struttura sottile e altamente tecnologica e incorpora svariati record sia in termini di design che di uso di nuove tecnologie per la mappatura del campo gravitazionale terrestre.
In particolare, Goce eseguirà sei misurazioni contemporanee del campo gravitazionale.
Il satellite è stato progettato per orbitare ad appena 250 km sopra la superficie della Terra, fendendo quel che resta dell’atmosfera grazie alla insolita forma aerodinamica.
Con il suo lavoro, Goce sarà d’aiuto alla climatologia, migliorando le previsioni atmosferiche sul lungo periodo, alla geodesia, garantendo un riferimento globale e unificato per l’altimetria della superficie terreste, e all’oceanografia, permettendo di migliorare la conoscenza della dinamica globale della circolazione oceanica e del trasferimento di calore ad essa associata. Ma anche nel campo della geologia il satellite svolgerà un ruolo di primo piano, dando informazioni sulla struttura interna della terra identificando meglio le zone a rischio sismico o vulcanico.
GOCE in orbita - Credit: ESA - AOES Medialab Earth observation
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Una bella notizia all’orizzonte, Luigi de Magistris sarà candidato alle elezioni europee dall’Italia dei valori.
Una persona pulita, preparata e di prestigio che sarà sicuramente in grado di compiere egregiamente il lavoro di nostro dipendente nel caso venisse eletto.
In alto trovate il suo primo video da candidato.
Spero inoltre che il Partito Democratico accolga la proposta di alcuni suoi dirigenti di rinnovare i candidati delle europee, forse così una piccola speranza di battere Berlusconi l’avremo.
P.S. Ancora non so chi voterò alle europee.
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Recentemente è andato in onda un servizio del TG1 (video in alto) sulle parodie di sincerità di Arisa vincitrice del Festival di Sanremo sezione giovani di cui avevo anche parlato questa domenica…anche il Corriere nel suo sito ha fatto uno speciale su di esse riportando oltre al famoso pezzo di Travaglio anche la parodia chiamata immunità che potete vedere sotto:
Stranamente nel Tg1 di parodie politiche non se ne parla e pensare che quella più famosa è stata proprio fatta dalla RAI con Travaglio e non l’hanno neanche citata…pur di proteggere Berlusconi sono disposti a tutto.
fonte: alessios4.blogspot.com » Vai al post originale
















