Feb 27

ALTRO CHE BLOGGER. Sono i clienti in generale dei poveri psicotici (se poi fanno i blogger, il problema diventa al quadrato). Soprattutto i clienti delle compagnie aeree. Pensate alle tradizionali lettere spedite ai dirigenti delle imprese. Tipo questa, che a dicembre un passeggero indiano sul volo Mumbay-Londra di Virgin Atlantic ha deciso di mandare al fondatore della compagnia aerea, il carismatico sir Richard Branson, una lettera di protesta per il cibo servito a bordo

Money quote: I’ll try and explain how this felt. Imagine being a twelve year old boy Richard. Now imagine it’s Christmas morning and you’re sat their with your final present to open. It’s a big one, and you know what it is. It’s that Goodmans stereo you picked out the catalogue and wrote to Santa about. Only you open the present and it’s not in there. It’s your hamster Richard. It’s your hamster in the box and it’s not breathing. That’s how I felt when I peeled back the foil and saw this

Il Guardian l’ha definita, non senza un certa ironia, la “migliore lettera di protesta della storia”. E in effetti, se vi immergerete nella sua lettura (cosa che consiglio a tutti quelli che riescono a leggere l’inglese, per gli altri provate a tradurla al volo con Google Translate) proverete delle sensazioni meravigliose. Promesso!

fonte: antoniodini.blogspot.com » Vai al post originale





Feb 27

STAMATTINA SEATTLE SI è svegliata sotto una bianca coltre di neve

fonte: antoniodini.blogspot.com » Vai al post originale

Feb 27

Il “passa parola”, ha trovato su Internet terreno fertile, perché attraverso i Social Network è possibile agire all’ennesima potenza, potendo così decidere il successo o l’insuccesso di un brand, di una azienda e dei suoi prodotti.

Ma esistono dei seri ma, di cui occorre tenere conto.

Quale attività umana, con in aggiunta un bel po’ di novità tecnologiche, è chiaro che se mentre avere 100.000 persone in piazza o 1.000.000 di oggetti acquistati, rappresentano di per sé un dato oggettivo, ben diverso è il “peso” di un’analisi fatta usando gli strumenti del Social Network.

Infatti, oltre all’arcinoto “lato oscuro” della rete, dove le identità sono tutt’altro che sicure e certe, appare evidente che la strumentalizzazione dei risultati, sia decisamente più semplice ed assolutamente possibile.

Quindi il servizio BuzzMetrics, che sarà lanciato dalla Nielsen, così come altre rilevazioni simili, oltre ad un’interessante spaccato dei blog e dei social network, non potranno rappresentare altro.

La ragione sta proprio nell’oggetto analizzato: i blogs.

Se si osserva a fondo il fenomeno, si comprende infatti come spesso i blog, rappresentino un mondo a parte, gruppi che sarebbe meglio definire, “branchi” che si sincronizzano e lanciano in contemporanea messaggi in modo da condizionare molti dei propri lettori che sulla rete hanno traslato l’approccio televisivo: “lo ha detto la tv”, sostituito con il moderno, “ lo hanno detto alcuni blogs”.

E’ una sorta di potenziometro, che consente anche a gruppi molto piccoli di avere grandi, enormi ritorni d’immagine, anche in presenza di risibili numeri in termini di contatti ed oggettivo interesse reale. 

Per quanto si creda che il mondo sarà sempre più interattivo, appare evidente che ora e ancora per molto tempo, la rete rappresenterà un mondo decisamene a parte, parallelo al mondo reale, ancora profondamente analogico.

Per esempio in Cina, più di un 1 miliardo di persone non usano la rete, eppure questa è già la più grande economia del mondo ed è totalmente analogica!

Ma questo non è colpa di nessuno, l’uomo è prima di tutto un “animale” analogico, fatto di sensazioni fisiche e corporee. Non stupisce quindi che sulle cose veramente importanti, la rete perda il suo “appeal”, per essere sostituita dai “tradizionali” sistemi di comunicazione: parola, vista, tatto.

Questo aspetto risulta importante, altrimenti si rischia di “credere” che il mondo sia tutto qua, quando la realtà è da tutt’altra parte o peggio si finisca per soffrire di un pericoloso “autismo da social network”, dove il proprio mondo è SOLO quello rappresentato dalla rete. Qualcosa che già molti studiosi cominciano a sottolineare essere un rischio reale.

Per quanto riguarda poi la politica, se prendiamo il caso Obama, in molti pensano che sia stata una vittoria della rete. Analizzando però a fondo quali strumenti ha realmente usato, si nota come la rete è stato solo uno strumento di controllo e coordinamento di una sterminato “passa parola” fatto di persone reali e comitati locali “analogici” di persone in carne e ossa e strette di mano.

La raccolta del denaro è stato infatti frutto del “porta a porta” di queste migliaia di formichine.

Per quanto riguarda la politica italiana la situazione non è molto diversa, tanto che le ultime elezioni o le crisi di alcuni dei partiti, come quella del PD, sono state imputate anche ad essere stati “troppo Digitali”, finendo per chiudere molte sedi sul territorio per gli incontri reali, facendo posto ad un “partito digitale” che alle ultime elezioni in Sardegna, con tanto di Soru, re del digitale italiano, ha portato a casa solo una sonora sconfitta, da un signore TV / Analogico come Berlusconi.

Il problema è che ora stanno nascendo servizi a pagamento, connessi direttamente o meno alla analisi dei contenuti dei blog e dei social network

Esiste un rischio: tanto più questa nuova economia del Social Network crescerà, tanto più i blog stessi e molto degli stessi account dei diversi Facebook, rischieranno di trasformarsi in Redazionali a Pagamento o articoli che intendono alimentare idee, prodotti, consumi, giudizi, pareri, con lo scopo di condizionare a fini commerciali chi cerca risposte ai propri problemi o necessità, usando questo o quel motore di ricerca.

Non a caso molte delle attività Social di Politici ed Aziende sono già di questo tipo, visto che usano Facebook come uno strumento di promozione, ben diversamente da quanto immaginato dal suo fondatore, quale momento d’incontro tra persone che si conoscono ( i famosi “amici”).

Questo spiega anche un fenomeno in contro tendenza, quello cinese, dove Facebook non sta conquistando il più grande mercato internet del pianeta, visto che usano ben altri strumenti di “passa parola” e di relazione diretta, soprattutto a colpi di Instant Messaging (MSN, ICQ , QQ .etc…) piuttosto che buttare la propria identità in pasto a non ben chiari spazi aperti, quali quelli di Facebook.

Quanto detto, rende evidente come sia quindi molto difficile credere alla validità di un sistema di giudizio che non è in grado di garantire l’autenticità del giudizio espresso e soprattutto la non strumentalizzazione dello stesso.

Tecnicamente poi non è difficile creare un sistema, anche importante per esempio di qualche migliaio di blog, che consenta la creazione di un sistema di “ripetitori” di contenuti ed idee, in grado di simulare e offrire uno spaccato del tutto inattendibile sui reali interessi.

Basta pagare!

Tra l’altro ci si espone ad un possibile aspetto paradossale: i ricatti da social network, dove si può scatenare la propria rete di contatti su un tema o contro qualcuno che non si è gradito.

Il sottoscritto ne sa qualcosa, quando ha avuto modo di scrivere su Grillo ed esporre contenuti non graditi alla sua comunità di migliaia di blogger.

Chi ci dice che, come oggi ci sono società che comprano domini internet per poi rivenderli ai brand che intendono utilizzarli, lucrando sul valore dell’identità digitale, domani potranno esistere blogger che “sparleranno” di questo o quel brand, confidando di ricevere un compenso (riscatto), affinché non si tocchi questo o quel marchio??

In fondo dietro ogni computer e in ogni account di social network si “nasconde” sempre un uomo in carne ed ossa, con i suoi pregi e difetti

Non è quindi da colpevolizzare la natura della rete, solamente un’artificiale estensione umana, ma solo la natura umana che può trovare sulla rete nuovi e più vasti spazi per esprimere il proprio lato buono o cattivo.
Social network compresi!

fonte: yibuyibu.blogspot.com » Vai al post originale

Feb 27

Una nuova puntata sulle “relazioni” Usa – Cina si è consumata in queste ore, terminata con la dura presa di posizione dei Cinesi rispetto all’ultimo rapporto del Dipartimento di Stato, contenente critiche sulla questione dei diritti umani in Cina.

La reazione cinese è stata molto sdegnata, soprattutto per due ragioni.

La prima deriva dal fatto che il rapporto sia stato divulgato a pochi giorni della partenza da Beijing del Segretario di Stato, Hillary Clinton, che per tutelare l’ingente credito cinese, aveva appena affermato come la questione sui diritti umani non “possa e non debba incidere nei buoni rapporti tra Usa e Cina”.

Quanto accaduto oggi appare quindi come una sorta di “pugnalata” alle spalle da parte degli Americani, che secondo i cinesi insistono nel ruolo di Sceriffi del mondo e cercano, attraverso queste questioni, di interferire negli affari interni Cinesi.

Ma non solo, gli espliciti riferimenti ad alcune situazioni regionali, sono apparse agli occhi cinesi molto “sospette”, visto che la pubblicazione avviene in un momento molto delicato come quello che del prossimo 50° della tentata rivoluzione Tibetana contro i Cinesi e durante lo stesso capodanno Tibetano, al centro di un dibattito a distanza tra Dalai Lama, Governo Cinese e media occidentali.

Tutto ciò è apparso quindi come una vera e propria provocazione.

Conseguentemente la reazione, più stizzita di altre volte, sembra anche sottolineare il timore cinese che ciò possa apparire un “segnale” che potrebbe generare problemi di “ordine pubblico”.

Ecco quindi il significato dato alla parola “irresponsabili” usato dai cinesi nella loro reazione, che stanno cercando di monitorare una situazioni di terrorismo interno, come quello che viene considerato il separatismo Tibetano e che vedono come “fumo negli occhi” quanto affermato dagli Americani e un pericoloso viatico per possibili facinorosi.

Oltretutto questo messaggio, nella sua sostanziale “vaghezza”, sembra anche la solita implicita “approvazione” da parte americana per certe ben note “aspirazioni”, fatto che potrebbe finire per ispirare azioni violente, che i cinesi stanno cercando in tutti i modi di scongiurare.

Da ciò l’invito cinese di non “scaricare” sul governo cinese le possibili conseguenze, di ciò che potrebbe succedere e che tragga la propria ispirazione nell’idea che gli americani siano “schierati” per una soluzione separatista e d’indipendenza.

Perché è questo che gli occidentali e i sostenitori della causa del Dalai Lama leggono tra le pieghe del rapporto Americano. E i cinesi lo sanno e quindi sono costretti a dire a chiare lettere, “smettetela di alimentare qualcosa del genere”.

Ovviamente, come del resto detto nei miei precedenti articoli, il continuare a mischiare Diritti Civili, Tibet e Religione, sta complicando enormemente la situazione, di per sé già difficile.

Il muro contro muro di questo tipo di comunicazioni, finisce solo per “irritare” i cinesi, incrementando il nazionalismo che di fatto ritiene “superarata” la fase per cui l’occidente e soprattutto l’America possano “insegnare” qualcosa ai paesi emergenti, Cina in testa.

Anche se ufficialmente la posizione del Governo Americano è quella di cercare un dialogo con la dirigenza Cinese, è chiaro che questi non sono i metodi e i modi giusti per ottenere risultati concreti e oltretutto, potrebbe veramente ispirare qualcuno ad “immolarsi”, pensando di essere “live” e sotto gli occhi del mondo!!

fonte: yibuyibu.blogspot.com » Vai al post originale

Feb 27

La mostra “Canaletto. Venezia e i suoi splendori”, è in programma alla Casa dei Carraresi di Treviso, dal 23 ottobre al 19 aprile 2009. La mostra presenta circa un centinaio di opere del maestro veneziano e dei maggiori rappresentanti del vedutismo (Bernando Bellotto, Luca Carlevarijs, Francesco Guardi e Michele Marieschi) prese in prestito da musei e istituzioni pubbliche e private come il Rijksmuseum di Amsterdam, la Galleria degli Uffizi di Firenze, il Museo del Prado di Madrid, il Metropolitan Museum di New York, il Louvre di Parigi, l’Ermitage di San Pietroburgo.
Canaletto, al secolo Giovanni Antonio Canal, fu il più famoso pittore vedutista della sua epoca ed in particolare l’artista che seppe meglio raffigurare il fascino di Venezia del ‘700. Canaletto fu condotto alla pittura ed alla prospettiva da suo padre Bernardo Canal, scenografo della tradizione barocca. La tecnica del Canaletto era contraddistinta da una tenue luminosità, i forti contrasti tra luci ed ombre ed un’attenta riproduzione dei dettagli. Nei suoi dipinti predilige colori scuri e saturati che delineano spesso un’atmosfera segnata dal cielo scuro o burrascoso. Trovò piena consacrazione nel vedutismo, un genere pittorico improntato su vedute prospettiche di città o paesaggi e che rappresentava la realtà in maniera scientifica mediante l’utilizzo della camera ottica. Si tratta di un apparecchio nel quale l’artista infilava la testa sotto una tenda di panni scuri per individuare e ricalcare l’immagine nei suoi tratti basilari, appuntando le zone di luce, di ombra e le tonalità del colore, producendo degli schizzi che venivano rielaborati e dipinti in studio. Molti criticarono il vedutismo perché troppo tendeva ad annullare la personalità dell’artista. In realtà fu uno strumento per scoprire il razionalismo oggettivo della prospettiva, dopo che l’ostentazione sfarzosa tipica del barocco aveva represso un analisi sistematica della realtà.
La veduta fu intesa come un documento oggettivo di luoghi o eventi storici, richiesta spesso da persone che non potendo intraprendere lunghi viaggi, desiderava comunque conoscere, almeno attraverso i dipinti, le città d’arte e luoghi interessanti.
L’esposizione, curata dai maggiori esperti a livello internazionale di Canaletto e della pittura veneziana del Settecento, è valorizzata da due dipinti dell’artista veneziano provenienti dalla National Gallery di Londra. Si tratta di due capolavori di Canaletto, “Le Procuratie Nuove al Caffè Florian” e “Piazza San Marco dal Portico dell’Ascensione”.
La mostra “Canaletto. Venezia e i suoi splendori” è promossa da Fondazione Cassamarca e organizzata da Artematica e, con il patrocinio della Città di Treviso, della Provincia di Treviso e della Regione Veneto.

Info
Sede: Casa dei Carraresi - via Palestro, 33 - Treviso
Periodo: 23 ottobre 2008 - 19 aprile 2009
Orari: 9.00-19.00 (da martedì a giovedì), 9.00-20.00 (da venerdì a domenica), lunedì chiuso
Ingresso: €12,00 intero - €9,00 ridotto - €6,00 ridotto fino a 18 anni
Tel: 0422513150 (infos e prenotazioni)
Note: la biglietteria chiude un’ora prima. Audioguida compresa nel prezzo del biglietto.
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Feb 27

Il Poseidon Undersea Resort è il primo esclusivo hotel di lusso che permette di dormire in fondo al mare tra i pesci tropicali. Le 24 incantevoli stanze si trovano infatti a 13 metri sotto il livello del mare, costruite con solidi pannelli di plastica acrilica trasparenti in modo da poter osservare l’incanto della vita marina. Il Poseidon Undersea Resort è stato progettato per assicurare la massima sicurezza, seguendo le stesse tecniche strutturali utilizzate per la realizzazione di sottomarini. Le stanze sono rimovibili, in modo da poterle riportare in superficie per manutenzione ed eventuali riparazioni. La privacy è assicurata poiché la parete esterna dei pannelli è ricoperta di una particolare pellicola riflettente che non permette ai curiosi di sbirciare nelle camere, mentre di notte è possibile oscurare del tutto i pannelli. L’albergo è dotato, per assicurare un piacevole soggiorno ai suoi ospiti, di una biblioteca, un centro fitness ed un ristorante. Un paio di sommergibili sono sempre a disposizione per eventuali emersioni.
Tutti gli interessati devono però sapere che rimanere al Poseidon Undersea Resort dovranno sborsare ben 000 ($ 30.000 per una coppia in camera doppia. Il pacchetto include il soggiorno per una settimana ed il trasporto in un aereo privato dall’aeroporto delle isole Fiji al luogo dove è ubicato l’albergo.
Segue il video promozionale del Poseidon Undersea Resort:

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Feb 27

Il musical “Mamma mia!” dopo l’incredibile successo avuto in tutto il mondo dal 1999 ad oggi, sbarca a Milano al Teatro Degli Arcimboldi dal 26 febbraio al 15 marzo 2009 per poi passare in seguito a Trieste (Politeama Rossetti dal 22 aprile al 3 maggio 2009), Firenze (Mandela Forum dal 6 al 10 maggio 2009), e Ravenna, durante il “Ravenna Festival” (Palafiera, date da definire).
Scritto da Catherine Johnson e diretto da Phyllida Lloyd, “Mamma mia!” narra la storia di Sophie, una giovane ragazza che, alla vigilia del suo matrimonio organizzato in un’inventata isola greca, vuole conoscere il suo vero padre del quale non ha mai conosciuto l’identità. Legge così di nascosto il diario della madre, Donna, scoprendo che in realtà sono tre i suoi possibili padri. Decide dunque di invitarli tutti e tre al suo matrimonio.
“Mamma mia!” debuttò il 6 aprile 1999 a Londra al Price Edward Theatre, dove rimase in scena ininterrottamente fino al 2004, quando venne trasferito al Prince Of Wales Theatre. La prima rappresentazione oltreoceano risale al 23 maggio 2000 a Toronto, in Canada, al Royal Alexandra Theatre, per poi giungere a Las Vegas dove nel giugno 2005 arriva a 1000 repliche, consacrandosi come pièce teatrale di maggior successo e durata mai rappresentata nella città famosa per i suoi casinò. Debutta a Broadway il 18 ottobre 2001 al Winter Garden Theatre. Il 9 settembre 2006 “Mamma mia!” diventa, per numero di rappresentazioni, la 24esima più longeva produzione teatrale di Broadway. Il mese successivo, “Mamma mia!” è stato rappresentato in otto lingue: inglese, tedesco, giapponese, neerlandese, coreano, spagnolo, svedese e russo.
La colonna sonora di “Mamma mia!”, uno dei maggiori motivi del successo del musical, è composta da grandi successi degli ABBA, come le splendide “Dancing Queen”, “Mamma Mia!” e “Knowing Me, Knowing You”.
“Mamma mia!” finalmente arriva nei teatri italiani, dopo averne già apprezzato la storia al cinema con l’omonimo film interpretato Meryl Streep, Pierce Brosnan e Colin Firth.

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Feb 27

Il posto ideale dove trascorrere un week-end d’amore? E’ Galesnjak, un’isola a forma di cuore situata vicino le coste della Croazia. La scoperta è stata fatta per caso da Vlado Juresko, titolare di un’agenzia di viaggi e proprietario dell’isola. Digitando il nome dell’isola su Google Earth ha immediatamente constatato la sagoma inconfondibile di un cuore, come quelli che usano disegnare su un foglio gli adolescenti innamorati.
Un’isola disabitata che non avevano mai destato alcun interesse fino a quando l’ignaro proprietario è stato tempestato da centinaia di richieste di soggiorno da parte di coppie che avendolo visto su Google Earth desideravano trascorrere qualche giorno in un luogo tranquillo.
L’isola di Galesnjak compare per la prima volta nell’atlante che Napoleone pubblicò nel 1807 e già allora si poteva distinguere la sua forma. Ora che l’isola dell’amore è salita alla ribalta della cronaca Juresko ha intenzione di trasformarsi la sua agenzia di viaggi in un “tour operator dell’amore”, creando una rete con altre isole dalla stessa forma sparse per il mondo.
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Feb 27

Titolo originale: The curious case of Benjamin Button
Nazione: USA
Anno: 2008
Genere: fantasy, sentimentale
Durata: 2h46m
Regia: David Fincher
Sceneggiatura: Eric Roth
Fotografia: Claudio Miranda
Musiche: Alexandre Desplat
Cast: Brad Pitt, Cate Blanchett, Tilda Swinton, Jason Flemyng, Julia Ormond, Taraji P. Henson, Elle Fanning, Madisen Beaty, Elias Koteas, Jared Harris, Robert Towers, Tom Everett

Trama
Nella notte in cui a New Orleans si festeggia la fine della Prima Guerra Mondiale, Thomas Button, un ricco uomo d’affari, sta correndo a casa perché sua moglie sta partorendo il suo primogenito. Ma la moglie morirà dando alla luce un bambino con l’aspetto e le malattie di un anziano. Button all’orrenda vista di quella piccola creatura e disperato per la morte della moglie, decide di ucciderlo gettandolo nel fiume, ma l’intervento di un poliziotto evita l’infanticidio. L’uomo scappando giunge nei pressi di una casa di riposo ed abbandona il bambino sulle scale di fronte all’ingresso, dove viene raccolto dalla governante dell’istituto, la signora Queenie. Visitato da un medico, la signora Queenie scopre che il piccolo è destinato a morire di vecchiaia in breve tempo. In realtà, con il passar del tempo, il bambino inizia a ringiovanire. Durante la sua lunga permanenza nella casa di riposo, Benjamin, così chiamato da Queenie che diventerà per lui una madre, si innamora di Daisy, nipote di una delle ospiti.

Recensione
Tratto da un racconto di Francis Scott Fitzgerald nel 1922, “Il curioso caso di Benjamin Button” è la bizzarra storia di un uomo la cui vita scorre al contrario, nascendo vecchio e ringiovanendo con il passar del tempo. Purtroppo, sebbene il tema trattato sia molto interessante, la pellicola non riesce mai a prendere ritmo, priva di un vero coinvolgimento emotivo. Il film sembra così ristagnare in una semplice biografia senza approfondire aspetti del soggetto che si prestavano a riflessioni interessanti. “Il curioso caso di Benjamin Button” è distante dalla profondità delle avvincenti avventure di un altro diverso che decise, come Benjamin, di partire lasciando i propri affetti. Trattasi di Forrest Gump, personaggio dell’omonimo film di Robert Zemeckis e che, guarda caso, aveva come sceneggiatore lo stesso Eric Roth. La differenza tra due i film è anche nei due protagonisti: se Tom Hank era stato titanico nell’interpretazione, Brad Pitt risulta scolorito ed incapace di dare consistenza al suo personaggio, pur se perfettamente truccato e ricostruito con l’ausilio della computer graphic.
Assurdo poi come Roth sviluppi oltremisura il breve racconto di Fitzgerald trattando episodi che forse non richiedevano neanche la loro presenza. Questo accade soprattutto nella prima parte del film per poi scorrere troppo velocemente quando Button inizia ad avvicinarsi al termine dei suoi giorni.
In realtà è sotto l’aspetto artistico che “Il curioso caso di Benjamin Button” convince. Ben studiata la regia di David Fincher, autore già di splendide pellicole come “Seven” e “Fight club”. Servendosi del flashback nel narrare la storia di Benjamin, Fincher ne accentua l’aspetto fiabesco, approssimando la pellicola a “Big fish - Le storie di una vita incredibile” di Tim Burton. Splendida è la fotografia in alternanza tra colori scuri e caldi, ma sempre così carichi da assimilare le immagini a straordinari dipinti.
“Il curioso caso di Benjamin Button” è un film che piace, ma che non entusiasma. Penalizzato da una durata eccessiva dove nulla è realmente approfondito, ed inoltre troppo simile a storie già viste al cinema, è una fiaba romantica e nostalgica che potrà far intenerire cuori sensibili, ma al pubblico più esigente potrà lasciare la sensazione di aver visto una storia senza provare alcuna compartecipazione. Film decisamente sopravvalutato.

Voto: 6,5

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Feb 27

Quasi tutto secondo i pronostici all’81esima edizione Academy Awards. La serata al Kodak Theatre ha visto come autentico mattatore l’attore australiano Hugh Jackman, a suo agio nei panni del presentatore. Battutte, imitazione, improvvisati duetti hanno visto Jackman divertire il numeroso pubblico di star e non, presenti a Los Angeles per la serata più importante del cinema.
Grande trionfo per “The millionaire” di Danny Boyle che vince otto delle dieci statuette per cui era candidato: miglior film, miglior regia, miglior sceneggiatura non originale, miglior fotografia, miglior colonna sonora, miglior sononor, miglior canzone (precisamente “Jai ho”, dato che sulle tre canzoni candidate, due erano per il film del regista britannico). La vera sorpresa è invece stata l’assegnazione dell’Oscar per il miglior attore protagonista: Sean Penn porta a casa per la seconda volta la statuetta, dopo averla già vinta nel 2004. Nuova delusione dunque per il favorito Mickey Rourke che si nuovamente vede soffiare un importante riconoscimento, dopo che al Festival di Venezia non fu riconosciuto miglior attore a causa di un assurdo regolamento della kermesse veneziana. Questa volta però nulla da dire, perché è stata davvero intensa l’interpretazione di Penn di Milk, primo politico che palesò la propria omosessualità, ucciso da un collega insieme al sindaco di Filadelfia. L’Oscar come attrice protagonista è andato a Kate Winslet per il controverso personaggio di Hannah Schmitz, sorvegliante del regime nazista processata per i suoi crimini, nel film “The Reader - A voce alta”.
L’attrice inglese è stata premiata da Sophia Loren, unica presenza italiana in una edizione priva di candidati italiani.
Penelope Cruz ha vinto il primo Oscar come miglior attrice non protagonista per l’intepretazione, energica ed un po’ folle, nel film “Vicky Cristina Barcelona” di Woody Allen. Vince invece il premio Oscar postumo Heath Ledger, per la interpretazione di Jocker nel film “Il cavaliere oscuro”. Tra la commozione di tutto il pubblico presente in teatro, ritira la statuetta la famiglia Ledger. Una gradita conferma per il giovane attore australiano morto lo scorso anno all’età di 28 anni, con la nostalgia per aver perso un promettente attore che avrebbe potutto dare tanto al cinema.
L’altra sorpresa della serata l’ha riservata l’Oscar per il miglior film in lingua straniera che ha visto uscire sconfitto il favoritissimo “Valzer con Bashir”. Il premio è andato invece alla pellicola giapponese “Departures Yojiro Takita”. Scontata invece la vittoria di “WALL-E” come miglior film d’animazione: un ulteriore riconoscimento per una delle migliori pellicole mai prodotte dalla Pixar Animation Studios.
Seguono tutte le nomination con i relativi vincitori (in grassetto) per ogni categoria.

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Miglior film
-The Millionaire, regia di Danny Boyle
-Frost/Nixon - Il duello, regia di Ron Howard
-Il Curioso caso Di Benjamin Button, regia di David Fincher
-Milk, regia di Gus Van Sant
-The Reader - A voce alta, regia di Stephen Daldry

Miglior regia
-Danny Boyle - The Millionaire
-Stephen Daldry - The Reader - A voce alta
-David Fincher - Il curioso caso di Benjamin Button
-Ron Howard - Frost/Nixon - Il duello
-Gus Van Sant - Milk

Miglior attore protagonista
-Sean Penn - Milk
-Richard Jenkins - L’ospite inatteso
-Frank Langella - Frost/Nixon - Il duello
-Brad Pitt - Il curioso caso di Benjamin Button
-Mickey Rourke - The Wrestler

Migliore attrice protagonista
-Kate Winslet - The Reader - A voce alta
-Anne Hathaway - Rachel sta per sposarsi
-Angelina Jolie - Changeling
-Melissa Leo - Frozen River - Fiume di ghiaccio
-Meryl Streep - Il dubbio

Miglior attore non protagonista
-Heath Ledger - Il cavaliere oscuro
-Josh Brolin - Milk
-Robert Downey Jr. - Tropic Thunder
-Philip Seymour Hoffman - Il dubbio
-Michael Shannon - Revolutionary Road

Migliore attrice non protagonista
-Penélope Cruz - Vicky Cristina Barcelona
-Amy Adams - Il dubbio
-Viola Davis - Il dubbio
-Taraji P. Henson - Il curioso caso di Benjamin Button
-Marisa Tomei - The Wrestler

Miglior sceneggiatura originale
-Dustin Lance Black - Milk
-Mike Leigh - La felicità porta fortuna - Happy-Go-Lucky
-Courtney Hunt - Frozen River - Fiume di ghiaccio
-Martin McDonagh - In Bruges - La coscienza dell’assassino
-Andrew Stanton, Pete Docter e Jim Reardon - WALL-E

Miglior sceneggiatura non originale
-Simon Beaufoy - The Millionaire
-Eric Roth e Robin Swicord - Il curioso caso di Benjamin Button
-John Patrick Shanley - Il dubbio
-Peter Morgan - Frost/Nixon - Il duello
-David Hare - The Reader - A voce alta

Miglior film straniero
-Okuribito, regia di Yojiro Takita (Giappone)
-La banda Baader Meinhof, regia di Uli Edel (Germania)
-La classe - Entre les murs, regia di Laurent Cantet (Francia)
-Revanche, regia di Götz Spielmann (Austria)
-Valzer con Bashir, regia di Ari Folman (Israele)

Miglior film d’animazione
-WALL-E, regia di Andrew Stanton
-Bolt - Un eroe a quattro zampe, regia di Chris Williams e Byron Howard
-Kung Fu Panda, regia di Mark Osborne e John Stevenson

Miglior fotografia
-Anthony Dod Mantle - The Millionaire
-Wally Pfister - Il cavaliere oscuro
-Ton Stern - Changeling
-Claudio Miranda - Il curioso caso di Benjamin Button
-Roger Deakins e Chris Menges - The Reader - A voce alta

Miglior montaggio
-Chris Dickens - The Millionaire
-Lee Smith - Il cavaliere oscuro
-Angus Wall e Kirk Baxter - Il curioso caso di Benjamin Button
-Daniel P. Hanley e Mike Hill - Frost/Nixon - Il duello
-Elliot Graham - Milk

Miglior scenografia
-Donald Graham Burt e Victor J. Zolfo - Il curioso caso di Benjamin Button
-Nathan Crowley e Peter Lando - Il cavaliere oscuro
-James J. Murakami e Gary Fettis - Changeling
-Michael Carlin e Rebecca Alleway - La duchessa
-Kristi Zea e Debra Schutt - Revolutionary Road

Migliori costumi
-Michael O’Connor - La duchessa
-Catherine Martin - Australia
-Jacqueline West - Il curioso caso di Benjamin Button
-Danny Glicker - Milk
-Albert Wolsky - Revolutionary Road

Miglior trucco
-Greg Cannom - Il curioso caso di Benjamin Button
-John Caglione Jr. e Conor O’Sullivan - Il cavaliere oscuro
-Mike Elizalde e Thomas Floutz - Hellboy 2 - The Golden Army

Migliori effetti speciali
-Eric Barba e Edson Williams - Il curioso caso di Benjamin Button
-Nick Davis, Chris Corbould, Timothy Webber e Paul J. Franklin - Il cavaliere oscuro
-John Nelson, Ben Snow, Daniel Sudick, Shane Mahan - Iron Man

Migliore colonna sonora
-A.R. Rahman - The Millionaire
-Alexandre Desplat - Il curioso caso di Benjamin Button
-James Newton Howard - Defiance - I giorni del coraggio
-Danny Elfman - Milk
-Thomas Newman - WALL-E

Miglior canzone
-Jai Ho, musica di A.R. Rahman e parole di Gulzar - The Millionaire
-O Saya, musica e parole di A.R. Rahman e M.I.A. - The Millionaire
-Down to Earth, musica di Peter Gabriel e Thomas Newman e parole di Peter Gabriel - WALL-E

Miglior sonoro
-Ian Tapp, Richard Pryke, Resul Pookutty - The Millionaire
-Ed Novick, Lora Hirschberg e Gary Rizzo - Il cavaliere oscuro
-David Parker, Michael Semanick, Ren Klyce e Mark Weingarten - Il curioso caso di Benjamin Button
-Tom Myers, Michael Semanick, Ben Burtt – WALL-E
-Chris Jenkins, Frank A. Montaño, Petr Forejt - Wanted - Scegli il tuo destino

Miglior montaggio sonoro
-Richard King - Il cavaliere oscuro
-Frank E. Eulner, Christopher Boyes - Iron Man
-Tom Sayers - The Millionaire
-Ben Burtt, Matthew Wood – WALL-E
-Wylie Stateman - Wanted - Scegli il tuo destino

Miglior documentario
-Man on Wire, regia di James Marsh e Simon Chinn
-The Betrayal - Nerakhoon, regia di Ellen Kuras e Thavisouk Phrasavath
-Encounters at the End of the World, regia di Werner Herzog e Henry Kaiser
-The Garden, regia di Scott Hamilton Kennedy
-Trouble the Water, regia di Tia Lessin e Carl Deal

Miglior cortometraggio
-Spielzeugland, regia di Jochen Alexander Freydank
-Auf der Strecke, regia di Reto Caffi
-Manon sur le bitume, regia di Elizabeth Marre e Olivier Pont
-New Boy, regia di Steph Green e Tamara Anghie
-Grisen, regia di Tivi Magnusson e Dorthe Warnø Høgh

Miglior cortometraggio documentario
-Smile Pinki, regia di Megan Mylan
-The Conscience of Nhem En, regia di Steven Okazaki
-The Final Inch, regia di Irene Taylor Brodsky e Tom Grant
-The Witness from the Balcony of Room 306, regia di Adam Pertofsky e Margaret Hyde

Miglior cortometraggio d’animazione
-La Maison en Petits Cubes, regia di Kunio Kato
-Ubornaya istoriya - lyubovnaya istoriya, regia di Konstantin Bronzit
-Oktapodi, regia di Emud Mokhberi e Thierry Marchand
-Presto, regia di Doug Sweetland
-This Way Up, regia di Alan Smith e Adam Foulkes

Premio umanitario Jean Hersholt
Jerry Lewis

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Feb 27

Titolo originale: Frost/Nixon
Nazione: Gran Bretagna, Francia, USA
Anno: 2008
Genere: drammatico
Durata: 2h02m
Regia: Ron Howard
Sceneggiatura: Peter Morgan
Fotografia: Salvatore Totino
Musiche: Hans Zimmer
Cast: Frank Langella, Michael Sheen, Kevin Bacon, Sam Rockwell, Rebecca Hall, Toby Jones, Andy Milder, Matthew Macfadyen, Oliver Platt, Gabriel Jarret, Jim Meskimen

Trama
Nel 1974, per la prima volta dalla nascita degli Stati Uniti d’America, un Presidente degli Stati Uniti, si dimette dalla carica in seguito allo scandalo Watergate. Dopo tre anni di silenzio l’ormai ex presidente Richard Nixon accetta di farsi intervistare, ben ricompensato, dal giornalista e showman televisivo britannico David Frost. Secondo lo staff di Nixos quell’intervista può rappresentare la giusta occasione per un riscatto. Frost invece è talmente certo della possibilità di sfondare sul piano mediatico grazie a questa intervista, da intervenire personalmente per coprire le spese, richiando non soltanto la sua stabilità economica, ma la sua credibilità di giornalista e presentatore. Lo scontro tra i due si rivelerà ad alta tensione e queste interviste rimarranno nella storia del giornalismo e della televisione americana.

Recensione
“Frost/Nixon - Il duello” narra la vera storia di una delle più importanti pagine di giornalismo americano. Tutto inizia quando Nixon, 37esimo presidente degli Stati Uniti d’America, coinvolto nel 1974 nello scandalo Watergate, fu costretto a dimettersi dal momento che stava per inziare una procedura di impeachment nei suoi confronti. Solo tre anni Nixon accetta di farsi intervistare e la scelta cade su David Frost. Lo staff del presidente ritiene che Frost, ritenuto più un showman che un valido giornalista, sia la persona giusta per ridare valore all’immagine dell’ex presidente ormai in totale rovina. Frost vuole invece ritornare in America da eroe del giornalismo, dopo che anni prima era stato costretto ad andar via con la coda tra le gambe, riparando in Australia ed Inghilterra in alcuni show televisivi “nazionalpopolari”.
Ron Howard ha tratto “Frost/Nixon - Il duello” dalla pièce teatrale scritta da Peter Morgan, prendendo nel cast stessi interpreti teatrali, e ricostruisce l’intervista intorno alle quattro giornate che videro l’uno contro l’altro Frost e Nixon. Costruito come un incontro di boxe in quattro riprese, il film è un acceso ma raffinato dibattito che alterna dramma e commedia, tra domande taglienti e risposte ben elaborate, in un crescendo di tensione con i contendenti, supportati a distanza dal loro staff (praticamente i “secondi” di un incontro di pugilato). Ron Howard, uno dei migliori registi attualmente in circolazione, è autore di una regia elaborata ed elegante: attraverso i primissimi piani dei due protagonisti, raccoglie ogni minima reazione alle domande ed alle risposte che si succedono con un ritmo incessante. Howard è fantastico nel riuscire a tirare fuori da un soggetto apparentemente poco intrigante (così come potevano esserlo le reali interviste), un film avvincente ed appassionate.
I due attori protagonisti, gli stessi interpreti in teatro, Frank Langella e Michael Sheen, regalano intense interpretazioni ed, in particolar modo, Langella ricompone perfettamente l’immagine del presidente ormai decaduto, ma pur sempre gentile, tenero, rispettoso e convinto dei comportamenti assunti durante la sua presidenza, giusti o sbagliati che fossero. Un plauso Peter Morgan, ideatore della pièce teatrale, nel film sceneggiatore: non si limita a descrivere il presidente, ma mette in evidenza l’uomo e le sue complessità, attraverso un’analisi introspettiva attenta ed equilibrata. Ottimi anche gli interpreti secondari: Kevin Bacon, dedito collaboratore del presidente, sempre accorto a sorreggerlo in ogni sue eventuale incertezza; Sam Rockwell, esperto e furioso giornalista e Rebecca Hall, attraente e soave nei modi, una compagna perfetta per Frost.
La colonna sonora di “Frost/Nixon - Il duello” vede il maestro Hans Zimmer autore di un insieme di motivi originali che ben si inseriscono nel film confermando la bravura del compositore tedesco nel ricreare attraverso sonoro l’atmosfera di un film.
“Frost/Nixon - Il duello” è grande esempio di Cinema, un film carico di tensione e privo di sostanziali difetti. Regia esperta, ottima ricostruzione degli eventi, montaggio esemplare ed un cast di alto livello sono fattori. Un film da vedere, magari dopo una breve ricerca sullo scandalo Watergate e sulla presidenza Nixon che segnò uno dei periodi più bui della Presidenza Americana.

Voto: 8,5

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Feb 27

Titolo originale: The reader
Nazione: USA
Anno: 2008
Genere: drammatico
Durata: 2h03m
Regia: Stephen Daldry
Sceneggiatura: David Hare
Fotografia: Roger Deakins, Chris Menges
Musiche: Nico Muhly
Cast: Kate Winslet, Ralph Fiennes, David Kross, Lena Olin, Bruno Ganz, Alexandra Maria Lara, Jeanette Hain, Susanne Lothar, Alissa Wilms, Florian Bartholomäi, Friederike Becht, Matthias Habich

Trama
Michael Berg è un adolescente nella Germania post-bellica degli anni ‘50. Un giorno, mentre cammina per strada, è vittima di un malore, e viene soccorso da Hannah, una donna trentenne dal misterioso passato. Michael, rimane subito conquistato dalla donna ed inizia a frequentarla passando ogni giorno, dopo la scuola, a casa sua. Hannah, non solo respinge il ragazzino, ma lo inizia al sesso provando piacere nell’ascoltare le letture di Michael dei libri che studia a scuola. Improvvisamente Hannah scopare e la storia d’amore termina, ma Micheal la ritroverà in un processo che la vede imputata come criminale nazista.

Recensione
“The reader - A voce alta” non è il classico film sull’Olocausto e sui processi che dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale condussero i colpevoli di fronte alle proprie colpe. Il regista Stephen Daldry dietro la mdp dopo sette anni di assenza (autore comunque di sole due pellicole, “Billy Elliot” (2000) e “The hours” entrambe splendide), porta sullo schermo un romanzo best-seller di Bernhard Schlink sviluppando il racconto sulla falsariga del libro: ritmata alternanza di diversi piani narrativi, con il passato che ritorna attraverso i ricordi del protagonista ed il presente, collegati in alcuni frangenti mediante scelte registiche e montaggi davvero raffinati. Daldry sceglie dunque una strada intima e personale, attraverso gli occhi di una donna trentenne di un adolescente, in un vortice di conturbanti emozioni e di esplicito erotismo. Parte essenziale di questa storia d’amore è la lettura “a voce alta” di Michael, aspetto che sublima il loro rapporto al di là della semplice attrazione sessuale in un simbiotico connubio di sesso e letteratura. L’adolescenza di Michael viene fatalmente sconvolta non essendo più capace di rapportarsi con i suoi coetanei, vivendo le sue giornate in attesa della fine della scuola per correre in biblioteca alla ricerca di un libro da leggere ad Hannah prima di una nuova “lezione” di sesso. Ma Hannah scompare all’improvviso senza lasciare traccia e la storia d’amore termina. Michael può dunque proseguire la propria vita come un normale adolescente, tra amici e studio, prima corollari della propria giovane esistenza. Anni dopo, quando Michael è studente di legge, la rivede nell’aula di un tribunale, accusata di aver lasciato morire, nel suo ruolo di sorvegliante nazista, 300 persone da loro imprigionate in una chiesa durante un incendio. Scoperta la vera identità di Hannah, il film sposta l’attenzione dalla relazione privata ad aspetti che hanno coinvolto l’intera umanità e lo studente Michael sarà combattutto proprio dall’affetto per quella donna e l’orrore per le azioni da lei compiute durante la Seconda Guerra Mondiale.
“The reader - A voce alta” è un film nobilitato dalla performance di Kate Winslet. Se la critica si è divisa sul giudizio del film, l’attrice inglese ha raccolto unanimi consensi, culminati con l’assegnazione del premio Oscar nel 2009 come miglior attrice protagonista: un giusto riconoscimento per uno splendido periodo della sua carriera in cui l’ha vista anche intensa e struggente nel film “Revolutionary Road”. La Winslet abbandona i toni disperati assume ancora un ruolo complesso, un personaggio scomodo, segnato da eventi privati e da importanti fatti di storia. La personalità di Hannah è ben chiara dal momento in cui appare: rigida, schematica, marchiata dal passato che l’ha vista vittima e carnefice. Perfetta nello sviluppo del personaggio soprattutto durante il rapporto con Michael. Hannah diviene sì maestra di erotismo, ma al tempo stesso ascolta con interesse e passione le letture di Micheal, mostrando un desiderio uscire dalla sua ignoranza. Al processo, il personaggio di Hannah esce invece fuori in tutta la sua tragicità, delineando l’incapacità di riconoscere la responsabilità delle sue decisioni. Quando il giudice le pone la domanda: “Lei non si rendeva conto di mandare quelle persone incontro alla morte?”, Hannah risponde con imbarazzante candore: “Sì, ma c’erano i nuovi arrivi, nuove donne che arrivavano continuamente. Così le vecchie dovevano fare spazio alle nuove arrivate”. E’ chiaro dunque come Hannah sia incapace di provare emozioni così come è incapace di scrivere. Anche nella prima parte del film, rimane prigioniera nella vergogna di provare sentimenti e la vergogna le sarà fatale durante il processo.
Alcuni aspetti “The reader - A voce alta” fanno però storcere il naso. La parte più interessante del film è quella che vede il professore universitario, un titanico Bruno Ganz, discutere con gli studenti su aspetti legali molto importanti e non si comprende il motivo per cui tale parte sia stata soltanto trattata in superficie. Sembra poi assurdo che Dandry e la produzione del film abbiano utilizzato dei testi inglesi, quando il film è ambientato in Germania. Potrebbe questo apparire come un fatto secondario se su quei testi Hannah non imparasse a leggere. Ed è strano che impari non il tedesco, bensì l’inglese. Pessima la gestione “fisica” dei personaggi durante le diverse fasi storiche della storia: il trucco utilizzato con Kate Winslet non riesce mai dare limpressione della reale età del suo personaggio e Michael, interpretato da un discreto David Kross, è uguale sia durante l’adolescenza che nel suo periodo universitario per poi balzare all’aspetto inizialmente troppo maturo di Ralph Fiennes. Ed è anche l’interpretazione di Ralph Fiennes a non convincere: da un attore del suo calibro ci si aspettava qualcosa di più intenso delle lievi manifestazioni emotive offerte al suo personaggio.
“The reader - A voce alta” è un film articolata bellezza, da guardare con spirito critico e con cuore aperto, senza facili accuse né apparenti giustificazione (anche se il film è stato ferocemente criticato negli Stati Uniti per l’apparente assoluzione di Hannah). Un film che tuttavia fa riflettere sulle complessità della natura umana.

Voto: 8

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Feb 27

Titolo originale: id.
Nazione: Germania, USA
Anno: 2008
Genere: azione, thriller
Durata: 1h58m
Regia: D.J. Caruso
Sceneggiatura: John Glenn, Dan McDermott, Hillary Seitz, Travis Wright
Fotografia: Dariusz Wolski
Musiche: Brian Tyler
Cast: Shia LaBeouf, Michelle Monaghan, Rosario Dawson, Billy Bob Thornton, Ethan Embry, Michael Chiklis, Anthony Mackie, Anthony Azizi, Cameron Boyce, Bill Smitrovich, Charles Carroll, William Sadler

Trama
Jerry Shaw ha lasciato gli studi e si guadagna da vivere lavorando in un negozio di fotocopie. Dopo essersi allontanato dalla famiglia, fa ritorno a casa per il funerale del fratello gemello, giovane ufficiale dell’esercito americano, morto in circostanze misteriose. Il giorno dopo, rientrando in casa, trova il suo appartamento pieno di scatoloni contenenti ogni tipo di arma tecnologica. Riceve una telefonata ed una voce di donna gli intima di fuggire subito perché inseguito dall’FBI. Rachel Halloman, separata dal marito ha appena accompagnato il figlio alla stazione dei treni, in partenza per Washington dove si esibirà con un gruppo musicale. Anche lei riceve una telefonata dalla stessa persona sconosciuta. I due saranno costretti ad incontrarsi e a seguire sotto ricatto una serie di ordini da parte della misteriosa. Ignari dello scopo della loro missione, Jerry e Rachel saranno braccati dai servizi di sicurezza americani che li considerano pericolosi terroristi.

Recensione
Prendendo spunto da molte pellicole e libri di fantascienza, “Eagle eye” ha ingredienti giusti (leggi anche “studiati a tavolino”) che posso incuriosire il grande pubblico (nazionalpopolare): l’occhio del “grande fratello” che spia tutto e tutti, la lotta al terrorismo post 11 settembre, attori giovani e belli pronti al grande successo internazionale. Non solo ci sono riferimenti a film come “Nemico pubblico” o “Speed”, ma molti critici americani hanno accusato D.J. Caruso, il regista, di aver preso intere sequenze da film di Alfred Hitchcock e non sarebbe neanche la prima volta dato che il suo precedente film, “Disturbia” altro non era che un remake non autorizzato de “La finestra sul cortile”). Facile dunque realizzare un buon film quando alla base c’è un motivo conduttore preso da vecchi film di successo e contornare il tutto con la tecnologia oggi disponibile.
Shia LaBeouf, già protagonista nel precedente film di D.J. Caruso “Disturbia”, dove era perfetto come teenager dalla faccia pulita ma con qualche problema personale, qui in “Eagle eye” è ancora acerbo per incarnare i panni dell’eroe e forse non è proprio quella grande promessa del cinema che tutti si ostinano dichiarare. Almeno per il momento, sarebbe più opportuno per lui limitarsi a qualche teen comedy più o meno demenziale. Accanto a lui, Michelle Monaghan, giovane e bella, si limita a fare da spalla al protagonista ed in fin dei conti porta bene a termine il suo compito. Tra gli attori non protagonisti, Rosario Dawson, elegante e sexy ufficiale, e Billy Bob Thorton, tirato più di una starlette appena uscita dal chirurgo plastico, alla fine risultano poco utilizzati nel film.
Riuscita e sicuramente d’effetto la sezione tecnica di “Eagle eye”: buona la fotografia, audio e colonna sonora fungono bene allo scopo, accrescendo il senso di tensione della pellicola, e la regia di D.J. Caruso è apprezzabile, rifacendosi più o meno palesemente ai maestri del thriller e dell’action movie, e riesce a solleticare la curiosità dello spettatore anche se, dal momento in cui viene svelato il mistero, il film si sgonfi perdendo d’interesse riducendosi a frenetici inseguimenti e fragorose esplosioni.
“Eagle eye” è un action movie che non offre riflessioni sul senso della vita o indagini su problemi sociali, ma si risolve in un’adrenalinica avventura ad alta tensione, piena di inseguimenti, effetti speciali ed incredibili scene d’azione. Attenzione a non prendere sul serio gli episodi che si susseguono nel film, perché tutto è descritto in maniera molto romanzesca e dunque sono tante le assurdità e le incongruenza. Ma non trovandosi comunque agli indecenti livelli di “Mission impossibile”, “Eagle eye” un buon prodotto d’intrattenimento, anche se qualcuno potrà storcerà il naso perché il plagio è troppo evidente.

Voto: 6,5
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Feb 27

FUTUROMA è una manifestazione che celebra a Roma il centenario del Futurismo, corrente d’avanguardia artistica italiana, inaugurato il 20 febbraio 1909 con la pubblicazione sul quotidiano parigino “Le Figarò” del Manifesto del Futurismo, ideato e scritto da Filippo Tommaso Marinetti. L’intera Capitale sarà interessata da insieme di iniziative, come la mostra “Futurismo. Avanguardia - Avanguardie” presso le Scuderie del Quirinale dal 20 febbraio al 24 maggio.
Realizzata in collaborazione con il Centre Georges Pompidou di Parigi e la Tate Modern di Londra, l’esposizione riunirà un gran numero di opere del primo periodo storico del Futurismo, a conferma l’importante ruolo del Futurismo all’inizio del secolo scorso attraverso i suoi principali artefici e ad una serie di maestri che furono particolarmente influenzati dalla corrente d’avanguardia italiana. Saranno dunque messi confronto per la prima volta i contributi stilistici e filosofici di Futurismo e Cubismo verso la genesi del Cubo-futurismo russo, del Vorticismo inglese, del Sincromismo americano.
Opere eccezionali come “La risata” di Umberto Boccioni o “I funerali dell’anarchico Galli”, “Le grand nu” di Georges Braque, “La femme assise dans un fauteuil” di Pablo Picasso, “La stazione di Milano” di Carlo Carrà o “Le voci della mia stanza” di Gino Severini saranno l’occasione per conoscere ed apprezzare un grande momento di svolta della storia dell’arte italiana.

Info
Sede: Scuderie del Quirinale - Via XXIV Maggio 16, Roma
Periodo: 20 febbraio - 24 maggio 2009
Orari: 10.00-22.30 (venerdì e sabato), 10.00-20.00 (altri giorni), lunedì chiuso
Ingresso: €10,00 intero - €7,50 ridotto - €4,00 (studenti in gruppi scolastici)
Tel: 0639967500 (infos e prenotazioni)
Note: l’ingresso è consentito fino a un’ora prima della chiusura. E’ possibile acquistare il biglietto integrato per le Scuderie del Quirinale ed il Palazzo delle Esposizioni.
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Feb 27

Titolo originale: House of sand and fog
Nazione: USA
Anno: 2003
Genere: drammatico
Durata: 2h06m
Regia: Vadim Perelman
Sceneggiatura: Vadim Perelman, Shawn Lawrence Otto
Fotografia: Roger Deakins
Musiche: James Horner
Cast: Ben Kingsley, Jennifer Connelly, Ron Eldard, Shohreh Aghdashloo, Frances Fisher, Kim Dickens, Jonathan Ahdout, Navi Rawat, Carlos Gomez, Kia Jam, Jaleh Modjallal, Samira Damavandi

Trama
Kathy, stravolta per essere stata abbandonata dal marito, si rifugia nella sua casa sul Pacifico ricevuta in eredità dal padre ma che a causa di un errore burocratico e ad una sua negligenza, le viene requisita dalla Contea della California. Messa all’asta, viene subito acquistata da Massoud Amir Behrani, un immigrato iraniano, un ex colonnello dell’areonautica iraniana un tempo ricco e potente che, fuggito in America con la famiglia, ha dilapidato gran parte del suo patrimonio per il matrimonio della figlia. Behrani acquista la casa di Kathy ad un quarto del suo valore con l’intenzione di rivenderla in breve tempo al prezzo di mercato in modo da risollevare le sorti economiche della sua famiglia.

Recensione
“La casa di sabbia e nebbia”, tratto dal romanzo di Andre Dubus III, è un film sulla disfatta del sogno americano e sulle difficoltà di dialogo tra culture diverse. La casa, oggetto della controversia, è il luogo sacro, rifugio e sicurezza per ogni essere umano. La sabbia è invece lo sgretolamento di ogni ideale e l’irrealizzabilità dei propri sogni. La nebbia è infine quella conseguente alla solitudine, all’incertezza, all’insoddisfazione ed alla mortificazione che stordisce e turba i personaggi. Forte di una solida sceneggiatura sebbene semplice e priva di validi colpi di scena, “La casa di sabbia e nebbia” è diretto dall’esordiente Vadim Perelman con stile ed equilibrio, ispezionando i personaggi con cura ed imparzialità. Se nel cinema classico la narrazione ruota spesso intorno ad un protagonista, il buono, ed un antagonista, il cattivo, messi l’uno contro l’altro, ne “La casa di sabbia e nebbia” non è possibile riconoscere queste due figure: sia Kathy, intenzionata a riappropriarsi la casa paterna ed al tempo stesso la propria stabilità, che Berhani, desideroso di recuperare un benessere perduto a causa di un regime a lui ostile, sono mossi da giusti intenti. E’ dunque la casa la vera protagonista della storia, relegando i personaggi al ruolo di antagonisti, vittime del conflitto ed incapaci (o meglio impossibilitati) di trovare una soluzione.
I due personaggi, in totale antitesi fra loro, si ritroveranno loro malgrado ad incontrarsi e scontrarsi per colpa della casa e della burocrazia, mai vicina alle esigenze dei cittadini. Kathy è una ragazza in crisi, la vita le ha riservato soltanto sofferenza, e reduce dall’abbandono da parte del marito, non riesca a trovare le forze in se stessa, precipitando così nell’apatia, e nella dipendenza all’alcool, unici rimedi per le sue angosce. Berhani è un ex colonnello iraniano che dopo aver nella ricchezza e nel potere all’epoca dello Scià ma che, è costretto a fuggire dall’Iran a causa dell’istaurarsi del regime degli Ayatollah, approdando in America, terra delle opportunitò, dove si è dovuto rimboccare le maniche facendo lavori modesti, pur conservando sempre il suo orgoglio. Il conflitto tra i due personaggi ed in senso implicito tra le loro diverse culture viene espressa con maestria da Perelman il montaggio alternato delle scene di sesso. Kathy giace assieme al suo amante, ancora estranei ma complici in un erotismo passionale e carnale, con i corpi avvolti in un’unica entità e le mani che si sfiorano e si stringono. Berhani invece sottopone la moglie con estrema rigidità per poi stringerla a sé mentre lei rimane con le braccia strette in atteggiamento (auto)protettivo, ma l’amore dell’uomo è manifestato dall’abbraccio e dalle parole finali: “Questa è beatitudine”, termine che assimila la sua visione di amplesso ad un benessere spirituale.
Perelman sceglie poi, da un lato, la strada del ricordo malinconico attraverso i flashback della casa sul Mar Caspio, della madre e dei figli che si rincorrono sulla spiaggia, degli alberi tagliati per allargare la vista sul mare, accrescendo così la consapevolezza del desiderio di Behrani ridare felicità e stabilità alla sua famiglia; dall’altro, insistendo sul senso di insicurezza e di solitudine di Kathy con estrema concretezza.
Ineccepibili i due attori protagonisti: Ben Kingsley personifica con la sua esperienza e con il suo carisma i valori di dignità e rispetto, complessi da interpretare perché filtrati dalla cultura araba, offrendo una delle prove migliori della sua longeva carriera; Jennifer Connelly, attraverso gli occhi arrossati dai continui pianti, si rende autrice di una prova struggente ed intensa, sorretta dalla sua bellezza, naturale ed ordinaria in questa pellicola. Peccato per la pessima interpretazione Ron Eldard, penalizzato però da una sceneggiatura inclemente nei confronti del suo poliziotto, male approfondito e lasciato in balia degli eventi assumento comportamenti e reazioni poco credibili.
Perfettamente supportato dalla fotografia Roger Deakins, contraddistinta da panorami suggestivi ed immagini cariche si significati, e dalla colonna sonora di James Horner ben inserita e fedele agli eventi, “La casa di sabbia e nebbia” dà la sensazione che possa essere un capolavoro, anche se lascia qualche piccola perplessità, dovuta ad un’architettura narrativa priva di intrecci fortemente coinvolgenti ed un finale un po’ forzato e teatrale.
Aspramente nostalgico, triste e straziante, “La casa di sabbia e nebbia” è un film superbo che, nonostante l’incedere lento, trafigge per l’estrema conflittualità dei sentimenti, la difficoltà di un dialogo tra culture così diverse e l’incapacità dell’essere umano di far leva sulle proprie forze, rimanendo vittima delle proprie debolezze. Può risultare un film pesante, ma è la cupa e soffocante atmosfera di questa mirabile semplice storia ad esserlo. Un esempio di vita reale, deprimente e tragica, atrocemente lontana dal sogno americano.

Voto: 8

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Feb 27

“La Donna, il Paesaggio e l’Impressione” è il titolo della mostra ospitata nella splendida cornice del Palazzo Reale di Caserta, dal 20 dicembre 2008 al 29 marzo 2009. Curata da Susanna Zatti e Giovanna Petrenga, la mostra propone alcuni tra i più importanti dipinti delle collezioni dei Musei Civici di Pavia, consentendo di approfondire un importante aspetto dell’esperienza artistica italiana tra il XIX e il XX secolo. Più di ottanta opere in mostra attraverso i temi del paesaggio e e della donna: due chiavi di lettura interessanti ed originale per l’analisi di un’arte alternativa al classicismo e al romanticismo seguita dalla scuola pavese e che si impose nel panorama artistico italiano. Significativa l’attività da mecenate di Defendente Sacchi, erudito giornalista e letterato pavese, che grazie alla sua generosità ed impegno, permise l’affermazione di numerosi giovani talenti: dai fratelli Trécourt a Federico Faruffini, da Pasquale Massacra a Tranquillo Cremona. Ai dipinti dei Musei Civici si aggiungono le opere della collezione dei coniugi Morone, conservate nelle raccolte civiche del Castello Visconteo di Pavia: una precisa documentazione della pittura italiana tra il XIX e il XX secolo, in particolare relativa ai pittori legati alla scuola francese.
In mostra nella Reggia di Caserta si trovano, tra gli altri, i paesaggi cittadini di Angelo Inganni e Francesco Trécourt, le impressioni macchiaiole di Vincenzo Cabianca, i paesaggi innevati di Oreste Albertini. Ampio spazio trovano anche i volti e i gesti delle donne attraverso le opere di Giuseppe De Nittis, Luigi Trécourt e di Leonardo Bazzaro.
“La Donna, il Paesaggio e l’Impressione” è promossa dalla Regione Campania, Assessorato al Turismo e ai Beni Culturali, con la partecipazione della Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici, Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici per le province di Caserta e Benevento, Provincia di Caserta ed Ente Provinciale del Turismo di Caserta, Comuni di Caserta e di Pavia, Confindustria e Camera di Commercio di Caserta.

Info
Sede: Reggia di Caserta - Viale Giulio Douhet, 2 - Caserta
Periodo: 20 dicembre 2008 - 29 marzo 2009
Orari: 8.30-19.30 (tutti i giorni), martedì chiuso
Ingresso: €4,20 intero - €2,10 ridotto - gratuito under 18 ed over 65
Tel: 0823550011 (infos)
Note: il biglietto di ingresso alla mostra comprende la visita agli appartamenti della Reggia di Caserta e la visita della mostra “Terraemotus”. Gli orari della mostra possono subire variazione ed è dunque opportuno verificare via telefono.by CINEMAeVIAGGI

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Feb 27

Si tiene a Rho (Milano) dal 19 al 22 febbraio, presso gli stand di Fiera Milano, la 29esima edizione della Borsa Internazionale del Turismo (BIT), la più importante manifestazione fieristica del turismo italiano. Aperta si agli operatori del settore che ai semplici curiosi sempre alla ricerca di informazioni turistiche, la BIT offre la possibilità di visitare gli stand delle principali destinazioni turistiche mondiali e di tutte le regioni italiane, gli enti locali e i maggiori tour operator. Ci sono inoltre numerose manifestazioni del settore turistico: la Cercibit, giunta alla seconda edizione, per il turismo rurale ed enogastronomico; BuyItaly, un luogo di incontro tra domanda ed offerta; Bit Initera, un workshop sul turismo religioso.
Un panorama completo del settore turistico che malgrado la crisi economica ha fatto registrare nel 2008 un aumento dei viaggi del 9,4% ed un aumento degli introiti del 2,5%.
Assieme alla Bit, si tiene Duty Free, un salone dedicato allo shopping del turista, con una sezione in cui si possono reperire ogni genere necessario per i viaggi.
Un’occasione importante per incentivare un settore, quale quello del turismo, fondamentale per l’economia italiana.
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by CINEMAeVIAGGI

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Feb 27

Niente più addii strappalacrime, come avviene spesso nei film romantici. Se doveste ritrovarvi in Inghilterra alla stazione Warrington Bank Quay, sappiate che il cartello nella foto non è uno scherzo: i baci sono vietati! Le effusioni sulla banchina rallentavano il flusso dei passeggeri che rischiavano così di perdere il treno. E così, durante la ristrutturazione, è spuntata l’innovazione. Ogni trasgressione nella zona nei pressi del cartello di divieto è passibile di multa. L’idea originale è venuta a Colin Daniels, direttore della locale camera di commercio, e la Virgin Trains, società che gestisce la piccola stazione, ha deciso di collocare questi cartelli, dopo alcuno lavori di ristrutturazione affermando che baci e abbracci devono avvenire nell’area di sosta distante dalla banchina, o meglio ancora nell’auto del partner che ha dato un accompagnato la persona, in modo che il traffico pedonale possa a scorrere senza intralci. Magari così invece verrà intralciato il traffico automobilistico come avviene, ad esempio, in via Giolitti a Roma, nei pressi della stazione Termini.
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Feb 27

Titolo originale: id.
Nazione: USA
Anno: 2005
Genere: fantasy
Durata: 2h01m
Regia: Francis Lawrence
Sceneggiatura: Kevin Brodbin, Frank Cappello
Fotografia: Philippe Rousselot
Musiche: Klaus Badelt, Brian Tyler
Cast: Keanu Reeves, Rachel Weisz, Shia LaBeouf, Tilda Swinton, Peter Stormare, Djimon Hounsou, Jesse Ramirez, José Zuniga, Max Baker, Pruitt Taylor Vince, Gavin Rossdale

Trama
John Constantine è dotato di un potere soprannaturale: può riconoscere angeli e demoni che si nascondono tra gli esseri umani. Terrorizzato da questo suo potere si suicida, ma verrà rispedito sulla Terra per guadagnarsi il perdono divino, di norma non accordato alle persone morte suicide. Il suo compito sarà quello di annientare i demoni, in modo da mantenere l’equilibrio che regna tra le forze del Bene ed il Male. Costantine però non ha le caratteristiche e le virtù di un angelo salvatore, al contrario, schiavo del fumo, ha un cancro ai polmoni che non gli lascia molto tempo per portare a termine la sua missione.

Recensione
Liberamente tratto da “Hellblazer”, una serie di fumetti cult creata da Alan Moore, “Constantine” racconta la vita e le gesta di un detective del soprannaturale, John Constantine, un uomo in cerca di riscatto per un orrendo crimine commesso nei propri confronti.
Francis Lawrence, alla sua prima regia cinematografica, è un esperto regista di videoclip musicali e pubblicitari, avendo lavorato per numerose star musicali e marchi importanti. Era naturale che il suo bagaglio tecnico-artistico avrebbero condizionato il suo esordio nel cinema: uso e abuso degli effetti speciali, tuttavia ben realizzati ed in linea con le tematiche del film; particolare cura nelle scenografie e nei costumi; fotografia e messa in scena studiata nei minimi particolari. Dunque “Constantine” somiglia ad un pacchetto regalo fatto con cura con tanto di fiocchetto dorato, ma alla sua apertura regala solo delusione: Lawrence, assieme agli sceneggiatori Kevin Brodbin e Frank Cappello, sembra raccogliere un po’ ovunque nel panorama fantasy horror cinematografico, non offrendo nulla di particolarmente accattivante. Pur essendo diretto con effettiva maestria e dinamismo, il film manca della sua essenza, sembrando un mega videoclip. La sceneggiatura è disorganica e in alcuni tratti incomprensibile, con troppi argomenti e troppi personaggi che non vengono analizzati a sufficienza malgrado le due ore di durata. Keanu Reeves oltre ad essere imbarazzante nell’interpretazione (mostra una sola espressione per tutta la durata del film), è l’attore sbagliato per il ruolo di Constantine. Alan Moore, assieme ai suoi disegnatori, aveva in mente il cantante Sting quando creò il personaggio di John Constantine ed è chiaro come Reeves non abbia alcun tratto somatico che ricordi il cantante britannico e di conseguenza il personaggio ideato da Moore. Rachel Weisz recita alla perfezione il ruolo di bella di un blockbuster, affascinante ma totalmente priva di emozioni. Peter Stormar diverte nell’interpretare con ironia Satana, anche non riesce a cogliere lo spessore del suo personaggio. Tilda Swinton è curiosa nei panni androgini dell’angelo Gabriele.
“Constantine” è in sintesi un film poco riuscito a causa di una mediocre cura dello script ed approfondimento dei personaggi e delle tematiche proposte. Consigliato ad un pubblico poco esigente o ai fan del genere fantasy apocalittico.

Voto: 5
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Feb 27

Titolo originale: Nurse Betty
Nazione: USA
Anno: 2000
Genere: commedia, thriller
Durata: 1h52m
Regia: Neil LaBute
Sceneggiatura: John C. Richards, James Flamberg
Fotografia: Jean-Yves Escoffer
Musiche: Rolfe Kent
Cast: Renee Zellweger, Morgan Freeman, Chris Rock, Greg Kinnear, Aaron Eckhart, Crispin Glover, Pruitt Taylor Vince, Tia Texada, Allison Janney, Kathlenn Wilhoite, Elizabeth Mitchell

Trama
Betty Sizemore vive a Fair Oaks, una sperduta cittadina del Kansas, dove lavora come cameriera in un caffè. La sua grande passione è la soap opera “A reason to love”, dove il protagonista è il bel dottor David Ravell, del quale Betty è follemente innamorata. Il marito Del, venditore d’auto, la tratta senza rispetto, tradendola di continuo. Una sera Betty, mentre assiste ad un episodio della sua soap opera preferita, resta colpita dalle parole del dottor Ravell che si dichiara convinto dell’esistenza di una persona speciale che l’aspetta. Nel frattempo, nella stanza accanto, il marito viene assassinato da due killer, Charlie e Wesley, venuti a recuperare una macchina piena di droga, acquistata incautamente da Del, in precedenza rubata alla loro gang. Betty, scoperto l’omicidio, subisce un forte trauma e di conseguenza scappa con la macchina verso Los Angeles, convinta di essere la donne che il dottor Ravell sta cercando, ma i due assassini la inseguiranno, intenzionati a rientrare in possesso della loro macchina.

Recensione
“Betty Love” è un film di difficile collocazione nei classici generi cinematografici, cambiando continuamente registro tra commedia brillante, film romantico, spassosa black-comedy, thriller violento e melodramma strappalacrime. Attraverso una struttura narrativa originale e stravagante, Neil LaBute tratteggia in “Betty Love” un ritratto (sur)reale di una donna, come tante, frustrata dal lavoro, annoiata da una vita ed una ambiente poco stimolante e delusa dal marito mal disposto verso di lei. Unica consolazione e piacevole rifiugio è per lei “A reason to love”, la classica soap opera con il dottore belloccio. L’evento traumatico della morte del marito, classico uomo incurante dei bisogni della moglie, rompe in lei il suo labile equilibrio, e Betty perde ogni distinzione tra realtà e fantasia, fuggendo dal mondo reale, corrotto e violento, in viaggio alla ricerca del suo mito in un mondo inventato nel quale tutti i suoi desideri possano trovare essere esauditi.
Renee Zellweger è interprete perfetta nel personaggio di Betty (peccato per il doppiaggio troppo stupido e spento), capace di palesare la follia della giovane donna innamorata, disillusa, triste e sconvolta dagli eventi, ma sempre con quella “pseudoallegria” un po’ rincretinita sul volto solare. Ad alti livelli sono anche Morgan Freeman e Chris Rock, nei panni di due personaggi goffi e cinici, usciti sembra da un film di Quentin Tarantino. Greg Kinnear è il dottor Ravell: equilibrato ed affascinante, ma anche impulsivo e irragionevole.
“Betty Love” è una semplice commedia pulp originale, divertente, ricca di gag assurde e di buon livello. Un film che si presenta un po’ sciocchino, ma che svela con visione fiabesca le paranoie e le assurdità della società americana, ormai totalmente abbindolata dalla televisione e dai falsi miti.

Voto: 6,5
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Feb 27

Titolo originale: Phone booth
Nazione: USA
Anno: 2002
Genere: thriller
Durata: 1h21m
Regia: Joel Schumacher
Sceneggiatura: Larry Cohen
Fotografia: Matthew Libatique
Musiche: Harry Gregson-Williams
Cast: Colin Farrell, Forrest Whitaker, Katie Holmes, Rhada Mitchell, Kiefer Sutherland, Paula Jai Parker, Arian Ash, Tia Texada, Keith Nobbs, Dell Yount, James MacDonald

Trama
Stu Shepard, un press agent sulla via del successo, telefona quotidianamente la sua amante da una cabina telefonica nelle strade di New York, in modo che la sua donna non possa accorgersi del suo tradimento. Un giorno, però, rispondendo al telefono della cabina, ascolta dall’altro capo una voce sinistra che gli intima di non riagganciare e non muoversi dalla cabina, perché si trova sotto il tiro di un fucile di precisione. Saranno per Stu i minuti più spaventosi della sua vita, durante dovrà difendersi da infamanti accuse, dichiarare i suoi tradimenti alla moglie che lo osserva incredula e subire le pressioni di un capitano della polizia, che credendolo un criminale, sarà lì con l’intento di trattare con lui.

Recensione
In soli 11 giorni di riprese e con budget estremamente ridotto, Joel Schumacher realizza “In linea con l’assassino”, un thriller ad alta tensione dai risvolti sociali: un killer che si autoproclama giustiziere divino, sommo moralista, condannando e punendo tutti misfatti del protagonista; la vanità della società moderna, sempre alla ricerca di valori effimeri; l’uomo schiavo delle sue stesse comodità e l’incapacità di essere se stessi, mostrandosi attraverso una finta apparenza. L’utilizzo poi della cabina telefonica e del gettone, oggetti ormai in disuso nella società contemporanea, vengono messi in rilievo, anche perché simbolo di una privacy ormai perduta, in favore del cellulare, il quale se all’inizio rappresentava uno deprecabile status symbol, adesso non è altro che una comoda schiavitù. Ogni telefonata è tracciata e può rappresentare prova di infedeltà, ma persone come Stu non possono privarsene, organizzando con esso il proprio lavoro, accrescendone popolarità e prestigio, ottenuta a discapito delle persone che cadono vittime della sua illusoria pubblicità. Stu è un uomo di successo e, come tale, alla ricerca di conferme personali, tradisce la sua donna con Pamela, una ragazzina ingenua, che incanta con la velleitaria promessa di successo.
L’idea di girare quasi tutto il film in una cabina telefonica, con la mdp puntata costantemente sul protagonista poteva far degenerare facilmente “In linea con l’assassino” nella noia, ma grazie alla maestria di Schumacher alla regia ed alla sceneggiatura di Larry Cohen, incentrando tutta l’azione attraverso la vittima, il carnefice e l’uomo dell’ordine, riesce a mantenere un ritmo frenetico, mediante ottime scelte registiche (ingegnoso l’utilizzo delle immagini nelle immagini in piena realtà televisiva), proponendo con efficacia il clima di ansia vissuto dal protagonista in balia di un killer senza volto, capace di controllare le sue azioni dall’alto (ottime in questo caso le immagini delle infinite finestre dietro le quali si può celare il maniaco). Altro motivo interessante è quello offerto dalla polizia che cinge d’assedio la cabina telefonica, convinta che Stu sia un assassino, generando il terrore nelle strade di New York.
Buona la prova di Collin Farrel, anche se deve piegarsi al superbo Forest Whitaker. Sotto tono il reparto femminile, con Katie Holmes e Radha Mitchell non in grado di reggere il ruolo rispettivamente della giovane amante e della dolce metà del protagonista.
“In linea con l’assassino” rappresenta dunque una buona prova di Schumacher, con un Collin Farrell in gran spolvero. Un film semplice, forse non troppo originale (nella struttura narrativa ricorda “Liberty stand still”), ma capace di trasmettere suspense dall’inizio alla fine.

Voto: 7,5
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Feb 27

Il vincitore della 59esima Festival di Berlino 2009 è “La teta asustada” della regista Claudia Llosa che si aggiudica così l’ambito Orso d’oro. Vince un film che tratta un argomento tristemente attuale, quello della violenza sulle donne. Claudia Llosa lo fa attraverso un linguaggio particolare, con la storia di Fausta, figlia di una donna che stuprata e torturata durante la sua gravidanza, contraendo da lei la malattia della “teta asustada”, trasmesso tramite il latte materno e il cui sintomo principale è una paura terribile, quella di subire la stessa sorte della madre, e per impedire un eventuale stupro utilizza un bizzarro espediente: una patata nella vagina. Un gesto assurdo ma significativo, conseguente ad aggressione che va oltre l’aspetto “fisico”, segnando per sempre il destino psicologico delle donne. L’Orso d’argento per la miglior regia va invece ad uno dei favoriti alla vigilia, l’iraniano Asghar Farhadi, autore del film “Darbareye Elly”, una commedia agrodolce che racconta tre giorni di vacanza di un gruppo di trentenni iraniani, aprendo una finestra su un mondo che sta cambiando.
Il Gran Premio della Giuria va, ex aequo, a “Gigante” di Adrian Biniez e “Alle Anderen” di Maren Ade. Il film di Biniez racconta di una tenera storia romantica ambientata in un supermercato, dove lavora un’enorme guardia di sicurezza (il gigante del titolo) innamorato di una donna delle pulizie, ma troppo timido per dichiararsi. “Alle Anderen” racconta invece la storia di Gitti e Chris, una giovane coppia in crisi, incapaci di trovare punti in comune e vivere una serena vita di coppia.
Orso d’argento come migliore attore è Sotigui Kouyate, originario del Mali, per la sua interpretazione in “London River” nel ruolo di un padre alla ricerca del figlio dopo gli attentati di Londra del luglio 2005. Migliore attrice è l’austriaca Birgit Minichmayr, interprete di Gitti nel film “Alle Anderen”.
Segue la lista di tutti i vincitori del Festival cinematografico di Berlino assegnati dalla giuria internazionale presieduta dall’attrice Tilda Swinton:

Orso d’oro per il miglior film
La teta asustada, regia di Claudia Llosa
Gran premio della giuria
Alle Anderen, regia di Maren Ade e Gigante, regia di Adriàn Biniez (ex aequo)
Orso d’argento per la miglior regia
Asghar Farhadi - Darbareye Elly
Orso d’argento per il miglior attore
Sotigui Kouyaté - London River
Orso d’argento per la miglior attrice
Birgit Minichmayr - Alle Anderen
Orso d’argento per la miglior sceneggiatura
Oren Moverman - The messenger
Orso d’argento per il miglior contributo artistico
Gábor Erdély per il sonoro di Katalin Varga
Premio Alfred Bauer
Gigante, regia di Adrián Biniez e Tatarak, regia di Andrzej Wajda (ex equo)
Premio per l’opera prima
Gigante, regia di Adrián Biniez
Orso d’oro per il miglior cortometraggio
Please Say Something, regia di David O’Reilly
Orso d’oro alla carriera 2009
Maurice Jarre
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Feb 27

San Valentino è la festa degli innamorati, e il Ministero per i Beni e le Attività Culturali (MiBAC) vuole regalare a tutte le coppe una giornata all’insegna dell’arte e della cultura. “Innamorati dell’Arte” questo è lo slogan attraverso il quale il MiBAC intende avvicinare le persone al patrimonio artistico italiano insieme alle persone amate, condividendo le emozioni e l’amore per l’arte. Il 14 febbraio, in tutti i musei, monumenti e siti archeologici statali, sarà sufficiente presentarsi in due per entrare pagando un solo ingresso.
L’iniziativa coinvolge molti musei su tutto il territorio nazionale ed è rivolta non soltanto ai fidanzati, ma a tutte le coppie (ad esempio, madre e figlio) intenzionate a visitare mostre, musei e siti archeologici.
Tante le mostre, gli incontri e le visite guidate, incentrate sul tema dell’Amore, che per l’occasione saranno organizzate in tutta Italia.
Per maggiori informazioni sull’occasione, sul sito del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, è possibile trovare tutti gli eventi previsti in ogni regione italiana.
Se ogni giorno è una buona occasione per visitare i musei, a San Valentino conviene di più!
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Feb 27

Per celebrare i 200 anni dalla nascita di Charles Darwin, dal 12 febbraio al 3 maggio 2009, ha luogo a Roma, presso Palazzo delle Esposizioni, la mostra “Darwin 1809-2009”.
La mostra giunge anche in Italia, dopo aver avuto enorme successo in tutto il mondo, in una versione estesa per il nostro Paese da due grandi evoluzionisti come Niles Eldredge e Ian Tattersall.
Ad un secolo e mezzo dalla sua pubblicazione da parte di Darwin, la teoria dell’evoluzione è ancora oggi al centro di dibattiti scentifici e culturali, per i suoi argomenti sempre in continuo aggiornamento e per le sue connessioni filosofiche circa “il posto dell’uomo nella natura”. La mostra è un’occasione per conoscere la biografia del naturalista inglese, le sue difficili relazioni familiari, il contesto culturale in cui viveva ed il celebre viaggio di cinque anni attorno al mondo che lo portarono alla nascita, in seguito alle sue importanti scoperte, di un’idea rivoluzionaria.
La mostra introduce il visitatore alle modalità che portarono Darwin alla all’elaborazione della teoria dell’evoluzione, a partire dalle sue prime intuizioni, per passare agli schemi iniziali riguardanti la trasformazione delle specie, fino ad arrivare alla formulazione della teoria per cui Charles Darwin divenne celebre, la selezione naturale come motore del cambiamento in natura.
Il visitatore ha la possibilità di conoscere il Darwin uomo e scienziato, mediante ricostruzioni, tassidermie ed esemplari vivi degli animali che furono decisivi per la scoperta dell’evoluzione per selezione naturale, attraverso gli scenari geologici che furono fondamentali per la sua formazione scientifica: fossili di animali estinti raccolti durante il suo viaggio, i manoscritti, le lettere e gli appunti del giovane studioso, gli oggetti degli studi casalinghi e gli esperimenti con piante e animali condotti nella campagna del Kent.
Della sua maturità vengono trattati i pilastri della sua analisi scientifica: la diversità degli adattamenti degli organismi, l’addomesticamento sia di animali che di piante, i resti fossili, la ripartizione delle specie negli ecosistemi, in un quadro di grande valore chiarificatore. L’opera di Darwin si completa con le sue indagini sull’espressione delle emozioni negli animali e nell’uomo.
La mostra “Darwin 1809-2009” offre una buon numero di documenti mai esposti al pubblico italiano fino ad ora, in particolare i primi taccuini che Charles Darwin scrisse al ritorno dal suo viaggio, rimasti nascosti per decenni dopo la sua morte e solo di recente interpretati e pubblicati. Inoltre è possibile ammirare una perfetta riproduzione a grandezza naturale dello studio di Darwin a Down House, dove trascorse gran parte della sua vita scrivendo e portando avanti le sue ricerche.
La sezione aggiuntiva “Charles Darwin e l’Italia” descrive il rapporto di Darwin con il nostro Paese, l’importanza da lui constatata della geologia italiana, le scuole darwiniane italiane in Veneto, a Torino e a Firenze, i dibattiti conseguenti ai suoi studi sull’origine della specie ed i legami fra Darwin e studiosi attivi in Italia, come il naturalista Anton Dohrn, fondatore dell’omonima Stazione Zoologica internazionale di Napoli e lo zoologo Michele Lessona, rettore dell’Università di Torino, Senatore del Regno e traduttore di importanti sue opere. La sezione “L’evoluzione oggi” è arricchita da una parte inedita, sull’evoluzione umana, curata da Ian Tattersall, che mostra il carattere diversificato e pluralista della storia ominide, fino alla scoperta della convivenza fra Homo sapiens e diverse specie cugine come l’uomo di Neanderthal e Homo floresiensis.
La mostra diventa anche occasione per coordinare una serie di eventi e di conferenze, in programma non solo al Palazzo delle Esposizioni, ma anche in altri luoghi in tutta Italia. Attraverso i “Darwin Day”, la mostra diventa quindi il fulcro di numerose iniziative di diffusione della cultura scientifica ed evoluzionistica nel nostro Paese. Sono previste visite guidate con operatori formati per l’evento e laboratori interattivi per le scuole di ogni ordine e grado.
“Darwin 1809-2009” è una mostra di grande importanza, rivolgendosi a un pubblico di età molto diverse ed offrendo alle scuole una straordinaria ricchezza di spunti di approfondimento.

Info
Sede: Palazzo delle Esposizioni - Via Nazionale, 194 - Roma
Periodo: 12 febbraio - 3 maggio 2009
Orari: 10.00-20.00 (tutti i giorni), 10.00-22-30 (venerdì e sabato), lunedì chiuso
Ingresso: €12,50 intero - €10,00 ridotto
Tel: 0639967500 - 0639967200 (infos e prenotazioni)
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Feb 27

La Fondazione Stelline di Milano organizza nei nuovi spazi della Sala del Collezionista, dal 12 febbraio al 7 giugno 2009, la prima grande mostra interamente dedicata a Filippo Tommaso Marinetti, fondatore e simbolo del Futurismo. Marinetti fu l’autore del Manifesto del Futurismo, pubblicato il 20 febbraio 1909 sul quotidiano “Le Figaro” di Parigi.
In occasione del centenario di questa importante corrente d’avanguardia italiana, il comune di Milano, organizzerà un ricco programma di manifestazioni, tra le quali, un’altra importante mostra sul Futurismo al Palazzo Reale, “Futurismo 1909-2009”. Velocità + Arte + Azione”.
La mostra, curata da Luigi Sansone, coadiuvato da un comitato composto da Luigi Ballerini, Lucia Matino, Ermanno Paccagnini, Filippo Piazzoni ed Elena Pontiggia, offrirà settanta opere e una ricca sezione documentaria del fondatore del Futurismo.
Oltre a diversi ritratti e caricature di Marinetti, saranno esposti alcuni capolavori della collezione dell’artista o fatti acquisire da Marinetti al Comune di Milano, tra cui le opere di Umberto Boccioni “Elasticità, Linea e forza di una bottiglia” e “Sotto il pergolato a Napoli”, nonché quelle di Giacomo Balla “Spazzolridente” ed “Espansione di primavera”
Saranno in mostra, per la prima volta insieme, 30 tavole del Paroliberismo, tra cui la “Battaglia a 9 piani”, la tavola “Parole in libertà-Bombardamento sola igiene”, oltre alla più grande tavola parolibera mai esposta prima “Bombardement d’Andrinople”.
Tra le rare parolibere e le numerose pubblicazioni di Marinetti sarà dato rilievo al volume parolibero “Zang Tumb-Tumb”, vero incunabolo della moderna sperimentazione letteraria europea. Molte tavole del Paroliberismo marettiano saranno messe a confronto con quelle di altri futuristi.
Presente anche un’ampia sezione documentaria: manifesti futuristi; fotografie; cataloghi d’epoca; cartoline; alcuni numeri delle riviste dove trovarono posto articoli e pubblicazioni futuriste. Saranno in mostra anche importanti documenti, tra cui un manoscritto di Marinetti sulla fotografia.

Info
Sede: Fondazione Stelline - Corso Magenta, 61 - Milano
Periodo: 12 febbraio - 7 giugno 2009
Orari: 10.20-19.30 (tutti i giorni), lunedì chiuso
Ingresso: €8,00 intero - €6,00 ridotto - €3,00 scuole
Tel: 0254278 (infos e prenotazioni)
Note: per scuole, gruppi e visite guidate: Ad Artem (026597728)
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Titolo originale: Broken
Nazione: Gran Bretagna
Anno: 2006
Genere: horror
Durata: 1h30m
Regia: Simon Boyes, Adam Mason
Sceneggiatura: Simon Boyes, Adam Mason
Fotografia: Erik Wilson
Musiche: Emma Holand, Gavin Miller, Mortiis
Cast: Nadja Brand, Eric Colvin, Abbey Stirling, Megan Van Kerro, Chesse Daves, Rachel Townend, Olivia Hill, Atesh Salih

Trama
Hope e la sua figlioletta vengono rapite e portate in una bosco sperduto da un uomo misterioso. La donna viene costretta a superare una serie di prove umilianti e avvilenti, subendo sevizie di ogni genere. Legata ad una catena dal maniaco, il suo unico desiderio è di scappare e ritrovare la figlia, della quale non ha più tracce, se non il suo piccolo pupazzetto.

Recensione
Malgrado sia dichiarato che è tratto di una storia vera, “Broken - Nessuno vi salverà” è un film pieno di episodi assurdi e difficili da credere, anche se spesso la realtà è più orrenda di qualsiasi rappresentazione scenica. Il giudizio del film è penalizzato da una sceneggiatura davvero scarna (non vi è alcun chiarimento su dove, quando e come, le donne sono stati rapite e trascinate nel bosco, in un luogo apparentemente al centro del nulla) e i dialoghi, quei pochi dialoghi presenti, sono inutili e risibili. La psicologia dei personaggi è mal riprodotta e spesso priva di ogni plausibile logica: la protagonista è un idiota totale, mentre la seconda donna che in seguito viene introdotta nella storia, è indolente e noiosa. La personalità del “mostro” non solo non è minimamente approfondita, ma in alcuni momenti sfiora la demenza (non follia, perché la follia potrebbe avere un senso).
Assente dunque ogni traccia di trama, “Broken - Nessuno vi salverà” si riduce ad una serie di scene non correlate, spesso ripetitive, utili solo a mostrare crudeltà e momenti davvero disgustosi. Poco importa il fatto che sia una produzione low budget, perché quando c’è un buona idea alla base è necessario svilupparla in maniera presentabile. In alcuni tratti il film è addirittura noioso e l’espediente della seconda donna rapita, che dovrebbe assurgere al ruolo di “figlia” nell’improbabile quadretto familiare messo in piedi dallo psicopatico, non aiuta a risollevarne le sorti.
Gli attori sono indecenti, incapaci di riportare la sensazione di terrore e di impotenza di fronte alle torture subite. La fotografia è invece discreta, bella la scelta del netto contrasto tra il rosso dei fiorellini con tutta la scenografia grigia del bosco, un simbolo positivo che si pone in netta antitesi al rosso del sangue sparso) e il supporto sonoro si limita a qualche effetto poco incisivo. Un film reso ancor più brutto dal penoso doppiaggio italiano. Le scene splatter sono ben realizzate, anche se più che infondere il terrore, danno disgusto. Si ha la netta sensazione che i registi Simon Boyes e Adam Mason abbiano cercato di superare un esame di regia, tanto si sono divertiti con particolari angolazioni, buttando sangue ed interiora a destra e manca, dimenticando di dare un contenuto al proprio prodotto. Il finale è decisamente crudele, ma anche in questo caso, è facile rimanere stupiti per l’eccessiva incapacità logica della protagonista.
L’unica cosa salvabile è la parte iniziale, con la prematura sepoltura e lametta nello stomaco delle vittime, anche se in questo caso la ripetitività è deleteria.
“Broken - Nessuno vi salverà” è un film malato, disgustoso, che potrà far felice soltanto qualche esaltato appassionato del genere splatter. Attenzione la trailer che gira anche su internet, effettivamente ben fatto, ma che non rappresenta affatto il film.

Voto: 4,5

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Feb 27

Dal 6 febbraio fino al 7 giugno, si terrà “Futurismo 1909-2009. Velocità + Arte + Azione”. Questa importante mostra sul Futurismo si terrà a Milano presso il Palazzo Reale, in occasione del centenario di questa corrente artistica italiana del XX secolo, assieme ad una serie di manifestazioni di teatro, danza, cinema, moda, che faranno di Milano, per tutto il 2009, la città del Futurismo.
Curata da Giovanni Lista e Ada Masoero e prodotta da Palazzo Reale in collaborazione con Skira e Arthemisia, “Futurismo 1909-2009”. Velocità + Arte + Azione” ospiterà circa 400 opere (oltre 240 dipinti, disegni, sculture) oltre ad altri esempi di questa importante corrente artistica, dai progetti e disegni d’architettura, alle scenografie e costumi teatrali, dalle fotografie ai libri, dagli arredi agli oggetti di arte decorativa, dalla pubblicità alla moda.
Il futurismo fu infatti una corrente trasversale, toccando ogni forma artistica: pittura, scultura, letteratura, teatro, musica, danza, fotografia, cinema, ai suoi inizi, ed addirittura gastronomia.
Questa mostra, organizzata a Milano, città che vide nascere il Futurismo, intende dunque testimoniare la volontà del Futurismo di ridisegnare l’intero ambito dell’esperienza umana con stile nuovo. La mostra è divisa in sei sezioni ed un piccola sala cinema, con un montaggio di spezzoni di film futuristi.

Prima del Futurismo
Uno sguardo generale sulla cultura visiva lombarda di fine ‘800, nel momento in cui il Futurismo stava ponendo proprie basi ideologiche. Testimonianze come il simbolismo visionario di Alberto Martini, Romolo Romani e la scultura di Medardo Russolo; il simbolismo mistico seguito da Gaetano Previati; la pittura impegnata nel sociale di Pellizza da Volpedo; gli esordi divisionisti dei cinque creatori: Giacomo Balla, Umberto Boccioni, Carlo Carrà, Luigi Russolo e Gino Severini, nel Manifesto Tecnico della Pittura Futurista, “Non può sussistere pittura senza divisionismo”.

F. T. Marinetti
Filippo Tommaso Marinetti (al quale sempre a Milano viene, nello stesso periodo, dedicata la mostra “F. T. Marinetti = Futurismo”) fu il simbolo del clima d’avanguardia del ‘900, creatore del Manifesto del Futurismo, pubblicato sul quotidiano francese “Le Figaro” il 20 febbraio del 1909. Il documento, che decretò la nascita del movimento, proponeva una rinuncia totale del passato e fu artefice di un’ideologia individualistica e antidemocratica, ottenendo così i favori del regime fascista. Nel Manifesto Tecnico della Letteratura Futurista, le critiche sono rivolte alla poetica del periodo, ritenuta troppo sentimentale e nostalgica. Dovevano essere adottati nuovi pilastri come la tecnologia, il progresso, la città e la velocità. Fu autore, o coautore, anche di Manifesti Tecnici meno noti manifesti futuristi redatti da lui stesso o grazie alla sua collaborazione, si possono citare il Manifesto della Danza, Il Manifesto della Politica, occupandosi anche di arte culinaria, nel suo trattato “La cucina futurista”.
La figura e ilavori di Marinetti vengono analizzate per decenni, attraverso un percorso che intende riassumere il coraggio, l’audacia e la voglia di ribellione, elementi essenziali della sua opera.

Gli anni Dieci e il Dinamismo plastico
Il dinamismo nell’arte interpretava il nuovo valore assoluto della modernità. L’arte non doveva essere più statica, distante dal reale, ma capace di assimilare nella sua essenza la vita intesa come pulsione vitale. Questi anni raccontano la fase più sperimentale del Futurismo, grazie anche ad un confronto dialettico con il Cubismo. Numerosi manifesti e scritti teorici contribuirono al dibattito sul dinamismo plastico che con la sua vigoria incondizionata veniva manifestato attraverso forme e colori esuberanti sia nella pittura che nella scultura ricongiunte in una sola creazione plastica. Le opere dovevano abbandonare i musei ed i salotti dei collezionisti per vivere all’aria aperta in mezzo alla gente. Un grosso contributo alle ricerche futuriste fu dato da artisti come Depero, Prampolini, Soffici, Dudreville e Funi.

Gli anni Venti e l’Arte meccanica
Nell’Europa appena uscita dalla Prima Guerra Mondiale, il maggior intento era quello relativo alla ricostruzione ed alla riconversione industriale dopo. Il Futurismo si inserisce in questo bisogno di ordine e di chiarezza, ponendosi in coerenza con le altre avanguardie europee, contribuendo a mantenere aperta una dimensione internazionale dell’arte italiana anche in questi anni politicamente bui, in cui si insedia e si impone il fascismo. Giacomo Balla, creò in quegli anni dipinti contraddistinti del “macchinismo”, sebbene privi di qualsiasi macchina: linee troncate e vortici cinetici, una chiara raffigurazione della potenza meccanica. Fortunato Depero, prosegue la sua ricerca dell’arte meccanica in opere immerse in un tempo fermo e sospeso; Enrico Prampolini aderì al futurismo frequentando lo studio romano di Balla. Assieme a Binio Sanminiatelli fondò la rivista “Noi”, sul quale nel maggio del 1923 pubblicò con Ivo Pannaggi il Manifesto dell’Arte Meccanica. Un’artista dalla mente aperta, grazie alle esperienze parigine, entrando a stretto contatto con le avanguardie europee, dal Novembergruppe al Bauhaus. I futuristi torinesi, Farfa, Fillia, Diulgheroff, Mino Rosso, che nella seconda metà del decennio mantennero vivo il dibattito teorico, formulano da parte loro opere esemplari del nuovo culto della macchina.

Gli anni Trenta e l’Aeropittura
Negli anni ’30 si afferma l’Aeropittura, risultato del nuovo punto di vista che l’uomo era riuscito a perseguito grazie al volo aereo. Marinetti infatti aveva tratto ispirazione per l’Aeropittura in seguito ad un lungo volo in idrovolante sul golfo di La Spezia, pubblicando il Manifesto dell’Aeropittura Futurista nel 1929. Un concetto che interessò molti settori artistici; oltre alla pittura, influenzò la poesia e la musica, con “L’aviatore Dro”, primo progetto di “aeromusica”.
In questa sezione trova posto anche il Paroliberismo, le sperimentazioni nella fotografia e nel cinema, della musica, della scena e del teatro, oltre alle novità concepite nell’architettura come nelle arti decorative, nella pubblicità, nella moda.

Dopo il futurismo
Questa sezione presenta opere di Burri, Dorazio, Fontana, Schifano e di esponenti della Poesia Visiva come Miccini e Pignotti. Nata da sperimentazioni artistiche e letterarie compiute in modo trasversale nel periodo delle avanguardie, la Poesia visiva scaturisce dall’uso sincronico dell’immagine fotografica e della letteratura, fusi in un’opera indivisibile. Parole e immagini disposte su binari paralleli senza mai incontrarsi, generando diversi livelli di informazione.

Info
Sede: Palazzo Reale - Piazza del Duomo, 12 - Milano
Periodo: 6 febbraio - 7 giugno 2009
Orari: 9.30-19.30 (tutti i giorni), 14.30-19.30 (lunedì)
Ingresso: €9,00 intero - €7,00 ridotto - €4,50 ridotto speciale
Tel: 0254919 (infos e prenotazioni)
Note: la biglietteria chiude unora prima

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Feb 27

“Notre Dame de Paris” è una delle opere con maggior successo nella storia, rappresentata in tutto il mondo con oltre 15 milioni di spettatori (più di 2 milioni soltanto in Italia). “Notre Dame de Paris” debuttò a Parigi il 16 settembre 1998 e fu rappresentata per la prima volta in Italia nel 2002, al Gran Teatro di Roma. Tratto dal romanzo di Victor Hugo, racconta la storia di Quasimodo, il campanaro gobbo della cattedrale di Notre Dame e del suo amore impossibile per Esmeralda, una bellissima zingara, in realtà, innamorata di Febo, il prestante capitano delle guardie del Re, fidanzato a sua volta con Fiordaliso, una giovane e ricca borghese. In questa storia di amori impossibili, di passioni e sentimenti, saranno nuovi i volti dei protagonisti. Infatti, dopo la partecipazione di Lola Ponce e Giò Di Tonno, i nuovi interpreti saranno Sabrina De Siena, nella parte di Esmeralda, Luca Maggiore, nella parte di Quasimodo, e Fabrizio Voghera, nella parte dell’arcidiacono Frollo. anche se, a sorpresa, sarà possibile vedere sul palco i vecchi interpreti.
Il musical, o “opera popolare” come preferiscono chiamarla i suoi autori Luc Plamondon e Riccardo Cocciante, riprende il suo cammino dopo essersi fermato quattro anni fa fermarsi e così dal 22 gennaio ritorna in palcoscenico ed arriva all’autorevole Teatro gli Arcimboldi.
“Notre Dame de Paris” conta tra gli autori delle canzoni importanti cantautori italiani: Lucio Dalla con “Tosca Amore Disperato”, la Premiata Forneria Marconi con “Dracula”, lo stesso autore Riccardo Cocciante con “Giulietta e Romeo”, Gianna Nannini con “Pia dei Tolomei”.
Queste al momento le date del tour del “Notre Dame de Paris”, i cui biglietti stanno velocemente andando esauriti:
Milano - Teatro degli Arcimboldi (22 gennaio - 22 febbraio)
Bologna - Futurshow Station (4 - 8 marzo)
Pesaro - Adriatic Arena (11 - 15 marzo)
Genova - Vaillant Palace (18 - 22 marzo)
Firenze - Mandela Forum (31 marzo – 5 aprile)
Jesolo - Palaturismo (7 - 12 aprile)
Mantova Palabam (15 - 19 aprile)
Torino - Palaisozaki (22 - 26 aprile)
Ancona - Palarossini (12 - 16 maggio)
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Feb 27

“Arte, Genio, Follia. Il giorno e la notte dell’artista”, nata da un’idea di Vittorio Sgarbi in collaborazione con la Fondazione Antonio Mazzotta, è il titolo della mostra che si tiene dal 31 gennaio al 25 maggio 2009 nel Complesso Museale Santa Maria della Scala, a Siena. Un’analisi sulle relazioni tra produzione artistica e malessere psichico in un percorso espositivo che tocca momenti importanti della storia dell’arte. Van Gogh, Munch, Kirchner, Ernst, Guttuso, Ligabue, Dix, Grosz, Mafai, sono solo alcuni degli artisti delle opere presenti alla mostra, provenienti dai principali musei d’Europa: Museo del Prado di Madrid, Museo d’Orsay e Centre Georges Pompidou di Parigi, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, la Pinacoteca di Brera e la Biblioteca Nazionale Braidense di Milano, la Galleria Internazione d’Arte Moderna - Cà Pesaro di Venezia, solo per citarne alcuni.
Quasi 400 opere tra dipinti e sculture rappresentano il sottile legame tra arte e follia in un percorso espositivo articolato in dieci sessioni. Un’accurata indagine sul disagio mentale e sulla loro incapacità di vivere una vita normale attraverso una serie di opere di forte impatto emotivo: “L’ermaphrodite” e “La verre” di Ernst, “L’ospedale di Saint-Paul a Saint-Rémy-de-Provence” di Van Gogh, “Il trionfo della morte” di Guttuso, “L’autoritratto con sciarpa rossa” di Ligabue. Si segnalano alcune sezioni interessanti: la produzione scultorea di Messerschmidt, con i suoi “volti”: sette busti a grandezza naturale, dalle stravaganti espressioni; le opere di Henri Michaux, esempio di disegno espressione dell’inconscio; le antologie della Collezione Prinzhorn di Heidelberg.
Hanno partecipato alla realizzazione della mostra alcuni tra i maggiori centri psichiatrici italiani: il Museo del Manicomio di San Servolo di Venezia, il Centro di Documentazione di Storia della Psichiatria “San Lazzaro” di Reggio Emilia, il Museo Lombroso di Torino ma anche il Museo di Storia della Medicina dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”.
Alla mostra è collegata la visita dell’ospedale psichiatrico San Niccolò programmata tutti i giorni, dalle 10 alle 17 (solo su prenotazione telefonica).
Inoltre, con il biglietto della mostra, sarà anche possibile visitare l’esposizione “La lente di Freud. Una galleria dell’inconscio” a cura di Giorgio Bedoni, aperta tutti i giorni e negli stessi orari presso il Complesso Museale Santa Maria della Scala. Da elogiare l’iniziativa di permettere il download gratuito dell’audioguida completa della mostra, presente insieme ad alcuni altri file interessanti, nella sezione “multimedia” del sito ufficiale.

Info
Sede: Complesso Museale Santa Maria della Scala - Piazza Duomo 2, Siena
Periodo: 31 gennaio - 25 maggio 2009
Orari: 10.30-19.30 (tutti i giorni)
Ingresso: €8,00 intero - €6,00 ridotto
Tel: 0554275405 - 0254911(prenotazioni mostra) - 199199111 (prenotazioni ospedale San Niccolò)
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Feb 27

L’Associazione Evoluzionando in collaborazione con l’Associazione “Vivere con Filosofia” ci invita alla prossima iniziativa organizzata per venerdì 6 Marzo alle ore 18.30 al Teatro Vascello (Via Carini Giacinto 72, Roma). Si tratta del primo di una serie di aperitivi scientifico-filosofici dal titolo “La filosofia interroga la Scienza” e avrà come protagonista il Prof. Luisi che terrà un seminario dal titolo “Studi sulla Vita”, introdotto dalla Prof.ssa Rosanna Buquicchio.

Un momento di scambio e di dialogo per promuovere una nuova forma di dibattito pubblico su Filosofia e Scienza.

Sito web: www.evoluzionando.eu

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Feb 27

E’ disponibile in rete sul sito dell’Auditorium di Roma il programma del Festival della matematica, terza edizione 2009.

E quest’anno il festival si sposta anche oltre oceano. La prima sessione dell’edizione 2009 si terrà infatti a New York, all’Istituto Italiano di Cultura che insieme alla Italian Academy (Columbia University) ospiterà, fra gli altri, i Premi Nobel per l’economia Daniel Kanheman e John Nash, il Premio Nobel per la fisica Shelly Glashow, l’affascinante signore dei frattali e grande matematico Benoit Mandelbrot, il filosofo Achille Varzi e il matematico Thomas Banchoff.

Possono i numeri salvare il mondo o renderlo più libero, più ordinato? Questi i temi della seconda sessione del Festival a Roma, dove l’eccellenza del pensiero scientifico e filosofico ci condurrà nel meraviglioso mondo delle creazioni matematiche. Fra gli ospiti: le medaglie Fields per la matematica Edward Witten, Timothy Gowers, Vaughan Jones, il premio Nobel per la fisica Arno Penzias, il grande fisico italiano Nicola Cabibbo, presidente della Specola Vaticana, i premi Nobel per la chimica Roald Hoffmann e Richard Ernst, i premi Nobel per l’economia Robert Mundell, John Nash e Thomas Schelling.

Anche la matematica ricreativa è una faccenda estremamente seria. Fra i protagonisti del festival, Ian Stewart, il prolifico divulgatore e anche autore di apprezzate ricerche sui sistemi dinamici, che si è dimostrato capace di unire la precisione e la sottigliezza del ragionamento a una non comune vivacità espositiva, condita da un gusto tipicamente britannico per i giochi di parole (ricordate Lewis Carroll?). Le letture di Claudio Bartocci ci condurranno nelle pagine di Robert Musil per riscoprire la Matematica“, una delle avventure più appassionanti e incisive dell’esistenza umana”.

Si indagherà nel mondo del paranormale per scoprire in che modo l’indagine dei fenomeni paranormali come la telepatia, la chiaroveggenza, la previsione del futuro e la telecinesi richieda una buona conoscenza dei metodi matematici. Così come la relazione della matematica con il misterioso mondo della memoria sarà uno dei momenti irresistibili delle giornate del festival. Anche a considerare solo gli ultimi cento anni, sarebbe arduo compilare un catalogo esaustivo dei manuali di bridge scritti da matematici di valore.

Qui il Calendario del Festival

dal 10/03/2009 al 11/03/2009 New York
dal 19/03/2009 al 22/03/2009 Roma, Auditorium Parco della Musica

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Feb 27

Chi era Ipazia? Su Wikipedia potrete leggere la sua triste e drammatica vicenda.
Grande matematica donna del passato (la prima che la storia ricordi) filosofa ed astronoma di Alessandra d’Egitto, venne barbaramente uccisa nel 415 dopo Cristo dai fanatici seguaci del vescovo Cirillo.


Ipazia interpretata da Lucilla Giagnoni

A Torino viene rappresentato il testo teatrale pubblicato da Bollati Boringhieri nel 2005 in “Spazio, tempo, numeri e stelle”. Molti hanno scritto di questa grande matematica egiziana: questa, però, è biografia d’invenzione.

In quest’opera teatrale, Ipazia vuole risolvere il problema della quadratura del cerchio. Simbolo di questo suo interesse è un anello, che diventa per lei strumento per sfuggire alla morte.

Nascosta nei sotterranei di Alessandria d’Egitto mentre i monaci la perseguitano, Ipazia legge la Bibbia, gira l’anello e diventa Eva: ha quindi un mezzo magico per viaggiare nel tempo. Se legge un libro diventa la protagonista e vive la sua storia fino alla fine del volume stesso, dopo di che ricade nello spazio e nel tempo di prima, senza invecchiare. Di volume in volume diventa Eva, Ottilia, Beatrice, Rossella, Orlando, pensando di essere sfuggita alla ruota del tempo, ma proprio il libro da lei scritto sarà l’ostacolo che le impedirà d’essere immortale… a causa di un teorema di matematica. Il tutto è accompagnato da un video continuo su fondo musicale.

21 marzo 2009 ore 18
Mirafiori Motor Village,
Torino, p.za Cattaneo

“SENZA FINE”
di Maria Rosa Menzio
con Lucilla Giagnoni

Allestimento e Video - Lucio Diana e Massimo Violato,
Musiche: Paolo Pizzimenti
Regia di Michele Di Mauro,
Lucio Diana e Massimo Violato

http://www.teatroescienza.it


E’ POSSIBILE ISCRIVERSI SU FACEBOOK a “TEATRO E SCIENZA”
per rimanere aggiornati sugli spettacoli teatrali futuri

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Feb 27

Il mondo intero si era dimenticato di lui, di quell’omino bassetto, con la voce da citofono col raffreddore; persino noi, mastellologi per definizione, lo abbiamo trascurato per oltre un mese! Ma come in quegli amori che finiscono all’improvviso, un po’ troppo presto, ci fa piacere sapere che invece lui ci pensa ancora e che sente la nostra mancanza. Riportiamo una parte dell’intervista che clEMENTE ha rilasciato a Il Giornale per dichiarare pubblicamente il suo imperituro amore:

“Ha usato il suo blog per consumare una piccola vendetta contro Michele Santoro, ha tirato le orecchie a Claudio Petruccioli, reo - a suo parere - di essere intervenuto contro Annozero in difesa di Umberto Veronesi, ma non in suo favore.
Onorevole Mastella. Che fa, lei che era assediato dai blogger adesso si sfoga sul blog?
«Sì, appunto. Li ha visti lei, quei pazzi in rete? Odiomastella.com (?!?!?, ndr), DementeMastella.it…».
Quello ha persino la grafica copiata dal suo…
«…guardi, a me di questi poveretti non me ne frega nulla. Registro che sono figli di una campagna scatenata contro me, una vera e propria caccia all’uomo».
Sul suo sito lei ha pubblicato anche la sentenza di proscioglimento per l’inchiesta Why not…
«Io non arretro, chiaro? Anche se mi leggono mille persone, almeno quelle sapranno ciò che molti giornali ignorano, la verità».

E’ rimasto un tenerone, proprio come ce lo ricordavamo…ci chiama ancora con i nomignoli che usava nell’intimità. Grazie di tutto clEMENTE, ma a costo di spezzarti un’altra volta il cuore, dobbiamo dirti che la nostra avventura è definitivamente finita…ci hai stancato: non sei più interessante. Sul tuo blog hai smesso di insultare i tuoi lettori, non fai trasferire giudici e probabilmente ora giri in bici anzichè in airbus. Di cosa dovremmo parlare, scusa?!

Ora vogliamo di iniziare ad occuparci di un nuovo blog, qualcosa in cui non si debba parlare necessariamente di Mastella. Non sappiamo esattamente cosa, ma nei prossimi giorni, se lo vorrete, potrete trovare qualche informazione in più su questo sito. Se avete idee o volete collaborare alla nascita della nuova creatura non esitate a scriverci!

Ci lasciamo, come da tradizione, sputtanando per l’ultima volta clEMENTE. Questa è la frase che potete trovare sul suo blog, nella colonna di sinistra.

UNICA REGOLA DI NAVIGAZIONE - C’è una sola regola di navigazione qui dentro: l’educazione. Pertanto non risponderò a commenti anonimi o che contengano insulti. Inoltre non commenterò con i giornalisti, durante la giornata, le cose che scrivo in questo mio spazio. Su questo principio sarò categorico. Anche per loro, se vorranno, è presente lo spazio-commenti. Grazie.

Beh, che dire? E’ stato come sempre molto coerente.

Un grande saluto a tutti voi che in tantissimi ci avete seguito e avete commentato in questi mesi (più di 450.000 visite!). A presto!

Spo & NP

AGGIORNAMENTO: come detto, il blog è ormai chiuso. Per evitare che venga usato come piattaforma per scambiarsi accuse o per scrivere volgarità abbiamo deciso di chiudere anche i commenti. Chiunque avesse proposte serie o semplicemente volesse dialogare con noi, può scriverci all’indirizzo email del blog dementemastella@gmail.com. Tutti gli altri, ahimè, si dovranno trovare un altro passatempo.

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Feb 27


Dopo il tormentone musicale di Giogio Carosone (cumm’è bella ‘a mugliera ‘e Mastella) ecco un’altra simpatica canzone sul ceppalonico che scalerà, ne siamo certi, le hit parade del momento. Alan Sorrenti negli anni Settanta intonava “Figli delle Stelle ” per rappresentare quella generazione. Noi di dementemastella, trent’anni dopo non ci sentiamo più figli delle stelle ma purtroppo “Figli di Mastella” e della malapolitica. Questa canzone diventerà l’inno ufficiale del blog. Manca soltanto qualcuno che dia voce alle nostre parole. Chissà che non la sentiremo cantare da Checco Zalone un giorno…

Figli di Mastella

Come Mastella noi
tanti altri ne troviamo
Da Mastella poi
palesemente inchiappet..
ci sentivamo.
Non c’è modo di fermare
questa rapina senza fine
che ci sta portando via
e il governo cambierà
la sostanza rimarrà
io ti faccio tiè, quando tu fotti a me.
Noi siamo figli di Mastella,
figli della casta che ci fotte in fondo,
noi siamo figli di Mastella,

non ci arrenderemo mai per niente al mondo.
noi siamo figli di Mastella,
senza auto blu o indennità eroi di un mondo
noi quest’oggi figli di Mastella,
lavoriamo non per perdere del tempo.
Come Mastella noi
senza arte né parte scivoliamo
come Antonio Stella noi,
un’oscura casta percepiamo
io non cerco di cambiarti
potrò solo maledirti
tu per la tua strada vai
addio Italia ciao,
io non ti mancherò?
dovunque tu sarai,
dovunque io sarò.
Noi siamo figli di Mastella…

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Feb 27

Un caro saluto a tutti gli afecionados! Lo so. Vi sarete chiesti che fine abbiamo fatto. Purtroppo questa ridicola legge sulla par condicio ha imbavagliato anche noi. Scherzi a parte, dopo l’uscita di scena di clEMENTE abbiamo approfittato della Pasqua per prenderci una meritata vacanza. D’altra parte le emozioni che ci ha fatto vivere il ceppalonico in questi mesi sono state molto intense e dovevamo ancora assorbirle del tutto.
Visto che siamo in argomento vorrei rispondere ad un commento di tale C.M. (Clemente Mastella?). Egli scrive:

La Fine di un Blog.

La fine è sempre triste. Si fa fatica ad accettarla e per questo si rimanda quasi a sperare nel miracolo. Intanto i nuovi post si fanno più rari, i visitatori si estiguono, i lettori emigrano verso siti più interessanti, e a rimanere siete soltanto voi; blogger incalliti che ancora sperate in un sussulto di Mastella per sentirvi vivi.
Vittime del limite del vostro sito, ideato per speculare su una persona che, una volta eclissata, eclissa pure voi. Questo è il destino che spetta a chi crea solo per dare contro. Questa è la fine ultima della cultura dell’anti priva di originalità propria, di idea propria, di vitalità propria. Morto l’animale portante muore anche il parassita. Passa di moda, transita e svanisce come una macchia di umidità.
A me è bastato sedermi tranquillo sul bordo del fiume, poi, annunciato da un fruscio leggero, è transitato il vostro cadavere.

Ossequi.

C.M.

Innanzitutto vorrei ringraziarti. Il tuo pseudo-epitaffio ci fa sentire importanti. Da quello che scrivi sembra quasi che fossimo delle star del web al pari di grandi giornalisti o politici affermati. Niente di tutto ciò. Siamo semplicemente due studenti universitari che hanno avuto un’idea simpatica e su questa hanno costruito un qualcosa. All’inizio non sapevamo nemmeno cosa volesse dire essere dei “blogger” e qualcuno in maniera molto simpatica, devo dire, ce l’ha fatto notare. Nonostante ciò ci siamo divertiti e abbiamo ottenuto parecchie soddisfazioni. Ora, è evidente che con Mastella fuori dai giochi la musica cambi, non ci dici nulla di nuovo. E’ il soggetto del blog. Eppure preferiamo faticare un po’ di più a scrivere un post e avere pochi visitatori piuttosto che vedere Mastella in qualche ruolo chiave della politica italiana. Infatti mi insegnano che un blog non nasce perchè abbia tanti lettori al seguito ma perchè ha qualcosa da dire. E di cose da dire ne abbiamo ancora. E continueremo a farlo con lo stesso spirito ironico e pungente che ha contraddistinto il nostro blog. Non contro qualcuno ma per qualcuno. Prima di tutto noi stessi.

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Feb 27


19 feb. (Adnkronos) - “Chi ha detto che voglio candidare mia moglie? Non la candido, se andiamo assieme agli altro no, lo ha dichiarato anche mia moglie. Sono cattiverie che vengono messe sul mercato della politica per alimentare l’idea di un partito familista”, ha aggiunto il leader dell’Udeur smentendo anche le candidature di altri parenti.

12 Mar. (Il Mattino) -
[intervista a Mauro Fabris, ex deputato della Cosa Marrone ed ex fedelissimo di clEMENTE] Cosa prevedeva l’accordo con Berlusconi? «Dieci deputati e un impegno a sostenere i gruppi dell’Udeur. Firmato, però, prima dell’annuncio del partito unico». Si è svolta poi una trattativa tra lei, Letta e Brancher. «Il 29 febbraio le trattative prevedevano ancora 10 posti nel Pdl, scesi poi a sei. Si va avanti per tutta la settimana e s’interrompe tutto giovedì notte perché Mastella avanza richieste inaccettabili» Quali? «Inserire in lista la moglie Sandra o il figlio, per forza uno dei due. Ovviamente, ci rispondono picche e Mastella manda tutti a quel paese lasciandoci letteralmente a piedi».

Altre notizie su Fabris: qui

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Feb 27


Persino il quotidiano francese Le Monde ieri ha dedicato spazio a Clemente Mastella. Ormai è un prodotto da esportazione. «Chi ha tradito tradirà - scrive Le Monde - e salvare il soldato Mastella era una missione impossibile. Anche Silvio Berlusconi ha dovuto rinunciare. Meno di due mesi dopo aver provocato la rottura della coalizione di centrosinistra, Clemente Mastella, 61 anni, è politicamente morto».

E subito la replica di clEMENTE…

Adnkronos - “Si puo’ morire o si puo’ essere uccisi. Nel mio caso credo che si sia costruita una sorta di premeditata esecuzione politica”. Lo afferma il segretario dei Popolari Udeur, Clemente Mastella, in replica a un editoriale di “Le Monde”. “Essendo un uomo di fede credo nella morte ma anche nella resurrezione. Chi vivra’, vedra’”, conclude Mastella.

Ma è legale presentarlo ancora come segretario dei Popolari Udeur? Chi sarebbero questi popolari? Io propongo formalmente all’ex senatore di cambiare il nome del partito in “I 2 Popolari Udeur”…lui e Sandra. Comunque stiamo attenti gente, ritornerà….e sarà peggio di prima!

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Feb 27


Altro che festa. Sapete quanto ci è costato mandare a casa clEMENTE? Trecento mila euro
Niente male come buonuscita! Lo so che avremmo fatto tutti volentieri una colletta pur di non vederlo più in Parlamento però mezzo miliardo di lire mi pare eccessivo. Soprattutto perchè Mastella non andrà a pulire i vetri delle auto ai semafori ma resterà, male che gli vada, all’interno delle dinamiche politiche campane insieme a sua moglie.

A questo proposito riportiamo di seguito un estratto da un articolo di Francesco Ruggeri apparso su Libero qualche giorno fa:

Lo chiamano assegno di reinserimento nella vita sociale, o anche assegno di solidarietà di fine mandato. E a pagarlo e lo Stato, attraverso le nostre imposte. A prima vista niente di strano, se a beneficiarne fosse un gruppo di: disadattati o ex tossici appena: dimessi da una comunità di recupero. Ma in questo caso a godere dell’assistenza pubblica sono i super privilegiati parlamentari della Casta. O meglio tutti quelli che non sono stati (o non si sono) ricandidati, o che pur ricandidandosi alle prossime elezioni non verranno rieletti.

A loro - nonostante il reddito extra parlamentare, da quando mettono piede nell’emiciclo, cresca del 51% - spetterà una somma pari all’80% dello stipendio mensile lordo da deputato o senatore, moltiplicata per gli anni consecutivi passati in Parlamento. A decorrere dall’inizio del primo mandato. Ossia 9.362 euro per ogni anno tra gli scranni di Montecitorio e 9.604 per Palazzo Madama (ottenuti cumulando il 6,7% di ciascuna delle 12 indennità mensili). Dunque per due soli annidi servizio, ai parlamentari “trombati” che han debuttato sotto l’attuale governo, verrà corrisposta un’indennità da 18.725 o 19.209 curo. Tuttavia molti di coloro che non torneranno in Parlamento vi sedevano da numerose legislature, e dunque l’aiutino per “reinserirsi” somiglia qui a un temo al lotto. Ad esempio su uno come Mastella, che lasciasse la Camera dopo 32 anni filati, pioverebbero 300.000 euro. Inutile dire che questo ennesimo sperpero farà schizzare il budget dei palazzi del potere. Alla voce assegno di fine mandato, nel bilancio 2008 il collegio dei questori ha preventivato 8.5 milioni di spese straordinarie solo per il Senato. E il totale delle Camere sfiorerà i 25-30 milioni, considerato il forte ricambio generazionale nelle candidature, per effetto di quote rosa, tetto dei due mandati, stop agli indagati e fine delle grandi alleanze. Vanificando l’auspicato contenimento dei costi della politica.

Gli estremi per gridare allo scandalo ci sono tutti.

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Feb 27


Corriere.it. Mastella: «Grazie ma non mi candido». «Non sciolgo però il mio partito anche se lo rinnoverò dalle fondamenta puntando su nuovi modelli e sull’attenzione seria al Sud».

A quanto pare clEMENTE sembra deciso a continuare per la sua strada. Per questa volta ha scelto di limitarsi a controllare da fuori i suoi ex compagni di “partito” (se cosi si può chiamare), che intanto con una mossa astutissima sono andati a rifugiarsi temporaneamente nel PdL. Temporaneamente perchè sono pronto a scommettere che quando le acque si saranno calmate non esiteranno a gettarsi nuovamente tra le braccia del loro creatore.

E in risposta all’intervista della First Lady di Ceppaloni (che evidentemente in questi giorni ha molte cose da dire): se tuo marito fosse veramente una persona per bene come dici, che bisogno aveva di spostare il magistrato che indagava su di lui? Questo l’hai omesso deliberatamente o hai la memoria corta? Una persona onesta si limiterebbe ad aspettare il giudizio dei magistrati (e chissà perchè non lo fa mai nessuno), ma si sa che clEMENTE quando si muove è più goffo di un elefante in una cristalleria.

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Feb 27

FINALMENTE E’ FINITA!

Mastella:«Sconfitto, prima ancora di essere probabilmente sconfitto sul campo, rinuncio a candidarmi».

«Sconfitto per una costante e manipolata disiformazione con la pubblica opinione, determinata da una scientifica operazione di linciaggio morale contro di me, costruita mediaticamente, politicamente e giudiziariamente».

«Spero così di essere anche più libero e di ritrovare finalmente una serenità che con violenza e ad arte mi è stata tolta».

Cari amici,
oggi il mio animo è attraversato da emozioni forti e opposte. Da un lato la gioia di chi sa di aver contribuito, seppur nel suo piccolo, ad un cambiamento in positivo della politica italiana. Dall’altro il rammarico di chi ha perso per sempre l’acerrimo nemico che però, in qualche modo, dava un senso alla vita. Insomma, mi sento un po’ come Zenigata senza Lupin o Ginko senza Diabolik, per intenderci. Vero è che nel panorama politico italiano non avrei difficoltà a trovare altri personaggi da combattere ma lui, lui era speciale.
Eppure bisogna saper far fronte ai cambiamenti che la vita ci impone. Occorre farsi forza e andare avanti. Anche perchè su una cosa clEMENTE ha ragione. Non è lui, infatti, l’unico neo della politica italiana. Anche se era quello più evidente, aggiungiamo noi.
A questo punto a noi di dementemastella non resta che augurare a clEMENTE di ritrovare la serenità perduta e ringraziarlo per questi sette mesi passati insieme.
Inoltre ci piacerebbe condividere con voi tutti questo momento particolare a lungo atteso e carico di emozioni. Per questo motivo siete tutti invitati a cena fuori. Offre Spo!

GOODBYE clEMENTE!!!

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Feb 27


«Il Liechtenstein? Non so neanche dove sia. Ho scarsa dimestichezza con le banche italiane, figuriamoci quelle straniere dove non ho alcun conto». Clemente Mastella risponde così. «Per quanto mi riguarda, poiché le cattiverie nei miei confronti da qualche tempo non finiscono mai - conclude il segretario dell’Udeur - voglio dire ad alta voce e in piena serenità che non so neppure dove sia questo Liechtenstein».

Non è poi così difficile, clEMENTE. E pensare che hai notevoli potenzialità, dovresti applicarti di più! Se le Iene dovessero interrogarti in geografia che figura ci faresti?! Lo sappiamo, risponderesti che il Liechtenstein è una frazione del Darfur, parola derivante dal dialetto milanese che indica un maniera veloce di fare le cose…
Va bene che adesso ti spacci per il paladino del Mezzogiorno però non puoi ignorare tutto ciò che sta sopra Ceppaloni!

Dopo il fuggi fuggi di questi giorni che sta impoverendo sempre più il partito di Mastella leggiamo con attenzione il simpaticissimo comunicato stampa dell’Udeur:

«Prendiamo atto che il senatore Tommaso Barbato ha deciso di veleggiare verso altri lidi per, dice Lui, fare politica. Francamente, di questa sua nascosta dote, nessuno si è mai accorto. Di questo senatore della Repubblica ricordiamo invece qualche serio problema creato di recente al suo gruppo parlamentare. Piuttosto, crediamo che, invece di trincerarsi dietro l’alibi della mancanza di un progetto politico, Barbato, e tanti ex parlamentari dell’Udeur, da Satta ad altri, farebbero bene a ringraziare il segretario Mastella senza il quale non sarebbero mai entrati in Parlamento. Lui, come i suoi “colleghi di fuga” sicuramente erano nessuno e, dopo questa loro breve stagione politica, certamente torneranno ad essere nessuno. Con tanti auguri per il loro futuro! Sappiamo di attraversare, per responsabilità non nostre, un periodo difficile. Ma se qualcuno viene colto dal panico e cerca altrui sicurezze, si accomodi pure sugli strapuntini che eventualmente troverà disponibili. Le battaglie politiche, quelle in cui crediamo e per le quali siamo pronti a sacrificarci, non hanno bisogno di certi pavidi compagni di viaggio».

Da non perdere poi l’intervista integrale rilasciata da clEMENTE a Libero. Ne sentirete delle belle!

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Feb 27

- in lingua originale -

Siamo nella campagna elettorale più difficile e complicata degli ultimi anni. Si vota con un vecchio sistema elettorale ma in realtà, di fatto, si fa credere agli elettori che il sistema è cambiato. Novità ce ne sono e la novità è che si vuole schiacciare mediaticamente ogni piccola formazione. Noi siamo nel pieno di una campagna che sarà dura e, ovviamente, dobbiamo chiedere consensi per noi. Per farlo dobbiamo difenderci, e consideriamo al momento, tutti gli altri partiti come degli avversari da combattere. Ora non so se le cose cambieranno in queste ore e il clima tornerà ad essere mite. Se ci saranno strategie diverse. Per ora tira un forte vento che ci costringe a batterci contro tutti, nessun escluso. Se possibile ci metteremo il vento alle spalle e cercheremo di sfruttare al massimo ogni refolo.

Pubblicato da Sen.Clemente Mastella - sabato, marzo 01, 2008 0 commenti Etichette: politica
- traduzione in italiano -

In campagna elettorale sono tutti nemici (ma solo in campagna elettorale)

Questa per me è la campagna elettorale più difficile e complicata degli ultimi anni perchè non sono ancora riuscito a trovare uno schieramento pronto ad accogliermi. Ho provato con Silvio, ma nonostante tutto quello che ho fatto per lui, mi ha ripudiato. Allora sono andato in ginocchio da Casini…dice che abbiamo due storie diverse. Tabacci? Secondo lui prenderei voti solo a Ceppaloni e dintorni. Imbecille. Si vota con il vecchio sistema elettorale, quello che mi ha permesso di entrare in Senato come miglior perdente, ma in realtà si fa credere agli elettori che il sistema è cambiato. Novità ce ne sono e la novità è che si vuole schiacciare ogni piccola formazione parassitaria che raccoglie voti clientelari e che con un uno 1% riesce decidere il futuro del restante 99%. Noi siamo nel pieno di una campagna elettorale che sarà dura e ovviamente per avere consensi ci stiamo attivando per fare delle nuove nomine alle Asl e negli enti pubblici…ho chiesto anche a quel mio amico Saladino. Ha detto che mi darà una mano. Per ora tira un vento forte che costringe me e mia moglie a batterci contro tutti, nessuno escluso. Ma solo per ora, perchè appena ce ne sarà l’occasione mi prostituirò con il primo schieramento disposto a darmi qualcosa in cambio: un ministero, una regione….va bene tutto. So ballare, so cantare, so recitare.

Leggete anche l’intervista alla First lady sul Corriere. Un finale a sorpresa, da non perdere.

P.S.: qui trovate la petizione che ci è stata inviata dagli amici del comitato ATU, a cui qualche tempo fa avevamo dedicato un post. Mi raccomando, firmate numerosi!

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Feb 27

Un grande saluto a tutti voi che ci seguite! Come forse, ma dico forse, avete notato il clEMENTE nazionale è quasi del tutto uscito dallo star-system politico italiano…basti pensare che persino gente come Baccini e Turigliatto in questo momento hanno molta più visibilità di lui. Ma sta tramando qualcosa di grosso, ne siamo certi. Fatto sta che nessuno se lo fila più: niente interviste sui calzini, niente ospitate in tv, neanche un trenino a Buona Domenica o un apparizione a San Remo. Eppure dopo la dichiarazione di Pippo Baudo sull’Italia di merda, avevamo tutti pensato che il grande ospite sarebbe stato lui, con la sua Cosa Marrone…e invece niente. E che dire del suo blog? Non viene aggiornato da più di un mese e i commenti al suo ultimo post sono rimasti ZERO.
Ora, avevamo due alternative: o aspettare per settimane una notizia su di Lui, lasciando la nostra creatura inattiva per giorni e giorni; oppure rendere meno amara l’attesa iniziando a parlare anche di altri politicanti, ma sempre con un occhio su Ceppaloni.
Abbiamo ovviamente deciso di optare per la seconda, sperando di trovarvi d’accordo. Perciò non sorprendetevi se nei prossimi giorni troverete un primo piano di Veltroni, una foto ritoccata di Berlusconi o una dichiarazione di Bertinotti…ne avremo per tutti.
Ma non è un tradimento, clEMENTE, lo giuro. Non è come sembra…

…noi lo vogliamo ricordare così

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Feb 27

In questi giorni clEMENTE ha dichiarato che le nuove liste del partito saranno composte da molte donne e molti giovani. E se si parla di giovani non possiamo fare a meno di farvi ascoltare l’inno dei “rampolli” Udeur. Dopo l’ormai celebre “Udeur Verrà” ecco a voi “L’Udeur dei giovani“. Di fronte a questi capolavori della musica italiana il duetto Berlusconi-Apicella andrebbe, secondo noi, rivalutato.

L’udeur dei Giovani (ascolta l’inno)

Si sente un forte vento che precede un cambiamento da un po’
Un giovane fermento sta prendendo il sopravvento e perciò
Unisciti alla festa dove al centro sei tu
Per dare un contributo a ciò in cui credi di più
La porta è sempre aperta per te
Non serve neanche bussare…

L’Udeur dei giovani guarda al futuro
Siamo ragazzi con amore sincero
Per la democrazia e per l’autonomia
Per la famiglia ed il diritto al lavoro
L’Udeur dei giovani è un punto d’incontro
Dove le strade si incrociano al centro
E il centro è sempre il motore per un paese migliore
Che miglioriamo grazie al confronto
Se studi o se lavori, con famiglia oppure soli che fa’
Qui siamo tanti cuori che si battono per la libertà
Unendo l’energia arriveremo lontano
Mattone su mattone costruiamo il domani
L’unione fa la forza lo sai
Vedrai non ti pentirai

Visitando il sito dell’Udeur si fanno scoperte interessanti. All’interno della sezione giovani, per esempio, si trova ancora la poesia “Lentamente muore” associata a Pablo Neruda quando lui stesso ha negato di averla scritta. Fa sorridere, poi, lo slogan della gioventù del Campanile: centriamo il nostro futuro. E’ ovvio che quando si parla di tazze è fondamentale centrare l’obbiettivo, soprattutto per noi uomini…
Parte la gara al fotomontaggio più bello!

P.S. Mastella è di nuovo nei guai: indagato a Napoli. ( leggi qui)

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Feb 27

Mastella:«Conviene a tutti avere un po’ di umiltà,non mi sembra il caso di mettersi a fare gli spocchiosi, diamoci una mano, ora che siamo tutti in mezzo a una strada…»

Ecco svelata la vera motivazione che sta dietro al progetto di formare un terzo polo centrista.
Ormai clEMENTE non conosce più la vergogna. Lo sappiamo da tempo, i suoi interessi prima di tutto. E allora viva la sincerità! Non è quindi questione di simboli o identità politica ma mera logica di sopravvivenza. In queste ore sta facendo la corte a Casini senza il quale non avrebbe speranze ma anche il leader dell’Udc sembra non volerne sapere di lui:

“Io e Mastella abbiamo storie diverse”.

Ed ecco, dunque, subentrare l’orgoglio di clEMENTE:

«Pochi vogliono allearsi con me?Il problema è anche chiedere a me se voglio andare con gli altri.»

Assomiglia tanto a quelli che dicono di essere single per scelta (degli altri).
Naturalmente Casini non può allearsi con Mastella se vuol perlomeno tentare di fornire un’alternativa credibile a Berlusconi e Veltroni.
clEMENTE è nei guai. Ce la farà il nostro eroe a spuntarla anche questa volta???

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Feb 27


clEMENTE come Forrest Gump. Corre da solo. E allora… run, clEMENTE, run! E pensare che Forrest ci aveva avvisato. Ve lo ricordate il suo slogan per t-shirt? “Shit happens“. La Cosa Marrone capita.

Non possiamo non apprezzare una scelta così coraggiosa…cos’è, se lo fa il Partito Democratico è “innovativo”, se lo fa Mastella è una cazzata? Eh no, noi non ci stiamo! Per dimostrare tutto il nostro sostegno abbiamo quindi preparato il nuovo manifesto elettorale di CM con uno dei tanti slogan che ci avete suggerito e che porta un importantissimo messaggio di solidarietà.


Guarda il primo manifesto della Cosa Marrone

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Feb 27

Lo riconoscete all’interno del riquadro?! Quest’uomo è il senatore dell’ Udeur Tommaso Barbato divenuto celebre per aver sputato addosso ad un altro esponente del suo partito durante un’assemblea parlamentare.

Incredibile ma vero, costui è diventato il testimonial (inconsapevole) della nuova pubblicità targata Ryanair. Azzeccato anche lo slogan che recita “calma! calma! c’è posto per tutti”; lo potremmo riciclare per la rovente campagna elettorale a cui dovrà far fronte la Cosa Marrone.

Mentre alcuni esponenti del partito vengono arrestati o sbeffeggiati, intanto… in Parlamento:

La riforma dei regolamenti parlamentari, in questa legislatura, non si farà. Oggi in conferenza dei capigruppo di Montecitorio è tornata la richiesta bipartisan di metter mano, prima del voto, alle regole dei lavori della camera, ma è arrivato lo stop dell’Udeur che vanifica un’ipotesi di lavoro che necessitava dell’unanimità. (La Repubblica)

Intanto anche l’Udeur di Mastella potrebbe affrontare la corsa elettorale in solitaria. Come si spiega in una nota del partito, infatti, «venerdì alla riunione dell’Ufficio politico, cui parteciperanno anche i segretari regionali, verrà avanzata la proposta di presentarsi alle prossime elezioni politiche, alla Camera e in particolare al Senato, da soli o con quanti condividono gli stessi ideali politici e di libertà». Una decisione che potrebbe non essere slegata dagli sviluppi delle ultime ore e dalla creazione di fatto di un grande centro, che pure al momento si presenta ripartito in diversi soggetti. (Corriere.it)

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Feb 27

diffondi la cosa marrone

Come sapete, è partita a tutti gli effetti una campagna elettorale storica…e quando la storia chiama, clEMENTE risponde. Noi di dementemastella faremo tutto quello che è in nostro potere per aiutarlo nell’impresa di raggiungere le dieci legislature in carriera e a partire da oggi, quindi, abbiamo deciso di occuparci degli aspetti grafico-pubblicitari della sua campagna.

Per partecipare a questo grande appuntamento ci sono tre cose che puoi fare:

- invia il tuo fotomontaggio all’indirizzo dementemastella@gmail.com

- posta uno slogan elettorale nei commenti

- diffondi l’iniziativa

Oppure puoi decidere di non partecipare, ma ricorda: se abbandoni un Mastella, il bastardo sei tu.


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Feb 27


FLASH: Mastella fa schifo anche a chi negli anni ha accolto di buon grado Dell’Utri, Previti e la voce di Tremonti. Sdegnate le reazioni nel Paese.

da: Sacchetti Francesca

Caro Silvio sono una tua grande sostenitrice di Cesena.Volevo esprimere il mio disappunto, quando ho saputo che Mastella sarebbe tornato a destra mi sono cadute le palle

da: gino il camionista

Silvio, non voglio voltagabbana: nè Clemente, nè Lamberto, né De Gregorio. Sì alla Lega, ad AN e a Rotondi.

da: SIMONA

Ribadisco…non metterò mai la mia crocetta sul simbolo (che voto da molti anni) se questo potrà favorire MASTELLA e suoi simili in qualsiasi parte d’Italia.

da: antonello

siamo un gruppo di amici di fede azzurra. diciamo solo che se chiudete l’accordo con mastella non voteremo per il grande SILVIO. CIAO.

da: DIEGO

VOTO FORZA ITALIA DA SEMPRE MA SE IMBARCATE DI NUOVO CASINI E QUEL FARABUTTO CLIENTELISTA DI MASTELLA GIURO CHE STAVOLTA VOTO PER LA LEGA. SPERIAMO CHE VI RAVVEDIATE

da: Stella del Sud

Chi l’ha detto a Mastella che lui rappresenta il Meridione? Millanta! A noi fa schifo essere rappresentati da lui e dalla sua banda di famiglia Teneteli fuori dal Pdl

da: gilberto milleri

sarebbe meglio se non ci mettete di mezzo anche mastella perchè altrimenti il sottoscritto non vi vota….. e sono una che vi ho sempre votati

da: luca

se Mastella si schiera con il centro destra mi rifiuto di votare!!

da: X SILVIO

Devi ascoltare il tuo popolo che grida con 1 voce: NO A MASTELLA!!! Non rovinarci la festa o tanti, ma tanti di noi non andranno a votare! Non fare favori a Veltroni

da: Daniele Aiolfi

Silvio ti prego, non far entrare Mastella del nascituro partito del popolo della libertà!!!!!!! noi del popolo della libertà che ti votiamo da anni, non lo capiremmo

da: ATTENTI SILVIO- FIN

Non caricate la vera monnezza della Campania; per 1 voto portato da Mastella ne perderete 100 dei vostri, me compreso. Rinsavite o riavremo la sinistra al governo.
(continua…)

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Feb 27

Domani conosceremo il futuro di clEMENTE e di quello che rimane del suo partito. Le porte del centrodestra sono aperte ma le modalità con cui il Campanile potrebbe associarsi al Pdl sono molteplici. La più probabile è una soluzione “alla Lega Nord” essendo anche l’Udeur un partito fortemente regionale.
Ma in questo momento il vero problema di Mastella è un altro: non conta più niente.
Infatti è molto probabile che di quel 1,4% di consensi che aveva permesso al ceppalonico di entrare in Parlamento in qualità di “miglior perdente” rimanga molto ma molto poco.
Anche volendo tralasciare le sue figuracce personali, molti esponenti del suo partito non sarebbero disposti a passare a destra e nell’eventualità abbandonerebbero il l’Udeur. L’effetto sarebbe devastante e al nostro clEMENTE verrebbe a mancare quel potenziale di ricatto che tanto ama.
Berlusconi lo sa ed è per questo che vorrebbe arruolarlo tra le sue fila. Quindi si rasserenino coloro i quali si stanno domandando se valga la pena per il centrodestra di smazzarsi clEMENTE Iscariota. Ormai è innocuo, non potrebbe far male ad una mosca.
Alla fine il Cavaliere avrà un pugno di voti in più, clEMENTE guadagnerà la sopravvivenza politica cambiando schieramento e la sinistra potrà finalmente sbizzarrirsi con l’accoppiata Berlusca-clEMENTE al governo. E vissero tutti felici e contenti.

Le orecchie te le tiriamo noi. Tra i tanti divertentissimi bigliettini di auguri per clEMENTE che ci sono arrivati abbiamo scelto di premiare questi tre:

Facciamo gli auguri a mastella e al suo nuovo partito:La Cosa Marrone. (Anonimo)

Vorrei dire all’autore di questo commento di guardare il lato positivo della Cosa: di questo nuovo partito abbiamo tutti la tessera! Anzi ne stampiamo una più o meno 2 volte al giorno!

Immagino la faccia quando gli chiederanno di spartire la torta! Auguri Mastella! (Promjey)

Promjey immagina una torta con la forma della regione Campania.

E dulcis in fundo le rime di AntonellaF:

In questo giorno di festa
noi non mangiamo più neanche la minestra
e tu ex ministro Clemente
anche con un anno in più rimani perdente
Con la tua voglia di esserci che sprizza da tutti i pori
spero che da sinistra, centro e destra tu rimanga fuori
non voglio ricordarti con un insulto
ma come firmatario dell’indulto
non voglio ricordarti per esser contro ai diritti fuori dal matrimonio
ma perchè facendo solo danni e fatti tuoi ci sei costato un patrimonio
Ma una cosa vorrei tenere impressa sempre, una cosa amorale
che se tu avessi bisogno di un ospedale
o di essere operato
spero che ti operi chi tu hai nominato
è un augurio che viene dal profondo del cuore
se a te o ai tuoi familiari venisse un malore
consiglio vivamente lo stesso trattamento
che hai usato per i campani e i cittadini di Benevento.
Tanti auguri clemente.

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Feb 27

Oggi, per la rubrica Il web ama Mastella, vi presentiamo un bellissimo video del 2005 che suona molta come una profezia. Enrico Lucci delle Iene intervista clEMENTE dopo che il nostro eroe aveva denunciato i brogli alle primarie dell’Unione…purtroppo è arrivato troppo tardi perchè aveva già fatto in tempo a cambiare idea. L’avreste mai detto?

[...]
Lucci: i maligni dicono che lei c’ha sto partitino con cui ricatta di volta in volta il polo, l’unione…dicendo sempre “e adesso me ne vado dall’altra parte
clEMENTE: i maligni hanno detto una stronzata. Nel ‘98-’99 sono andato nel centro-sinistra e non mi so’ più mosso
Lucci: e quando ricatterà prodi con quel 4,5%?
clEMENTE: guardi io non ricatto nessuno. Mai ricattato nessuno.
Lucci: mai…
clEMENTE: mai, non è nella mia storia. Se c’è qualcuno che può dire che ho ricattato alzi la mano…tra questi che ha detto lei…gli stronzi maligni…e lo dicessero.

Allora…chi alza la mano con me??

Autocelebrazioni. Non conosciamo bene il motivo, ma abbiamo vinto il premio Blogger(s) dell’ anno negli “ambitissimi” Z-blog awards. Con le lacrime agli occhi vogliamo ringraziare tutti quelli che ci hanno votato e che ci sostengono tutti i giorni con i loro commenti. Dedichiamo la nostra vittoria a Clemente Mastella: senza di te tutto questo non sarebbe potuto accadere!

Winner

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Feb 27

Sessantuno anni fa nasceva a Ceppaloni clEMENTE Mastella, per la sfortuna di tutti gli italiani. …Che ne dite di fargli gli auguri a modo nostro?! Scrivete nello spazio commenti i vostri bigliettini di auguri. Sono certo che non mancheranno di fantasia ed ironia(no insulti!!!). I più belli verranno postati domani.

Colgo l’occasione per dedicarti una canzone, caro clEMENTE. Siccome per te è sempre festa, 365 giorni all’anno, mi fai venire in mente 2 personaggi della Walt Disney…

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Feb 27


Per la serie “chi va con lo zoppo impara a zoppicare” ecco le ultime dichiarazioni di Sandra Lonardo in Mastella dopo che le è stato revocato l’obbligo di dimora:

“La raccomandazione non è un reato. E in ogni caso, chi è senza peccato scagli la prima pietra”. (Corriere.it)

Mi pare giusto, chi non si è sistemato amici e parenti nei ruoli chiave di una regione?? Vergognatevi perbenisti!!!

E…incredibile ma vero, ecco che cosa afferma subito dopo:

“Pago un prezzo altissimo per aver voluto la meritocrazia”. (Corriere.it)

Ma come?!? Sono due dichiarazioni completamente antitetiche. Se non è così allora dobbiamo pensare che dopo aver raccomandato amici e parenti vari, lady Mastella abbia condotto una battaglia a favore della meritocrazia. Ma ciò sarebbe ancora peggio!
Povera Sandra, mi sa proprio che la costante vicinanza di clEMENTE le ha giocato un brutto scherzo…

E comunque, cara Sandra, noi che non siamo “culattoni raccomandati” per dirla alla Sgarbi, noi cittadini comuni che riteniamo che la raccomandazione sia un’ingiustizia e non la normalità, abbiamo fatto incetta di pietre…

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Feb 27

clEMENTE ci rivela dei dettagli molto particolari. Da vedere, a stomaco vuoto.


Questo orologio parla da solo

Grazie a Rodo
Altri link:

- De-Mastellator: Stufi di vedere comparire il suo nome centinaia di volte nei vostri feedreader o durante le visite ai siti dei quotidiani? Stufi di subire quotidianamente le sue dichiarazioni su qualsivoglia argomento - come se a qualcuno interessasse la sua opinione?Da oggi la soluzione c’è!

- Mandalo al suo paese: il gioco per lanciare clEMENTE il più lontano possibile.

Segnalateci tutto il materiale possibile via mail o nei commenti. Nei prossimi giorni creeremo una sezione del blog per raccoglierlo tutto!

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Feb 27


Repubblica.it. Marini avvia le consultazioni.

20:26 Mastella: “Se si vota almeno non finisco in galera”

“Rischiando io pure la galera, forse prima si va al voto e forse c’è qualche garanzia di evitare pure la galera”. Sono le parole con cui il leader dell’Udeur ha chiuso il breve incontro con i cronisti al termine del colloquio con il premier incaricato.

No, non è uno scherzo! L’ha detto davvero, con estrema disinvoltura.
Se ci pensiamo bene, questa è la frase che più di tutte riassume il pensiero di clEMENTE (ma non solo). E’ un’immagine, una fotografia: ferma il tempo e non permette interpretazioni.
La politica per sfuggire alla giustiza, la cosa pubblica come estensione di se stesso. Con poche parole è stato in grado di ridurre le elezioni, una manifestazione della vita democratica che deve decidere il nostro futuro, ad uno strumento funzionale ai suoi interessi privati: “gli italiani devono votare ora perchè così IO non finisco in galera”, era questo che voleva dire.

Intanto lui ha ricominciato a fare querele a raffica, l’ultima a L’Espresso…
Per approfondire la vicenda: Caro Mastella dacci una spintarella.

Riporto un estratto:
A settembre in una delle telefonate il presidente dei gip napoletani, Renato Vuosi, altro peso massimo nella geografia giudiziaria, descrive un incontro con l’allora ministro. Si discute della situazione di Salerno, ossia la nomina del nuovo procuratore capo. “Io gli ho detto… praticamente devi vedere come mi devi sistemare. Lui (Mastella, ndr) ha detto: ‘Non ti preoccupare’”. Lucariello: “Gli hai spiegato che ci sta giurisprudenza consolidata?”. “Gliel’ho detto. Infatti ha detto: ‘Mandami’. Loro lunedì prossimo devono incontrarsi con Mancino (vicepresidente Csm, ndr). Che lui l’ha chiamato: ‘Mancino qua dobbiamo vedere cosa fare con tutti questi trasferimenti’. Allora lui mi ha detto: ‘Tu manda, me li porti, tieni il contatto con Frunzio (vice capo di gabinetto del Guardasigilli, ndr)… Vediamo un poco in che modo che caso mai io lunedì io ne parlo pure a Mancino’”.

P.S. Nel post precedente abbiamo aggiunto mini-intervista molto interessante al comitato ATU. Se potete, aiutateci a diffondere il loro appello!

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Feb 27

Oggi non potremmo essere più seri. Vi esortiamo a leggere con attenzione la lettera che ci è stata inviata dal comitato informatici A.T.U:

“Cari, bravissimi, autori di dementemastella,
vi scriviamo ora che il Ministero della Giustizia è stato “abbandonato” da questo simpaticissimo personaggio, certamente un grande attore, non altrettanto bravo nel compiere il suo dovere.
Rappresentiamo centinaia di informatici appaltati da più di 15 anni presso tutte le strutture giudiziarie. Lavoriamo gomito a gomito con i dipendenti pubblici, la differenza è spesso impalpabile. Il problema è che uno di noi (”esterno”) costa allo Stato mediamente almeno il doppio di un dipendente pubblico. Invece riceviamo il medesimo compenso mensile di un “interno”, il resto se lo intascano le società appaltatrici.E poi si parla di sprechi nelle pubbliche amministrazioni?

[DOMANDA: qual è il vantaggio che lo stato trae dalle esternalizzazioni? RISPOSTA: Il concetto che sta alla base delle esternalizzazioni è di per sè sano: un "appalto di servizi" assolve ad esigenze specialistiche e/o improvvise per le quali non sarebbe conveniente e/o possibile utilizzare dipendenti dell'amministrazione pubblica. Non può essere più ritenuto "regolare" appalto una mera fornitura di mano d'opera, pluridecennale, come nel caso dei tecnici ATU negli Uffici Giudiziari. Non vi è vantaggio economico, anzi maggiore spesa nel mantenere
esterni dei tecnici integrati e funzionali alla struttura pubblica e che costerebbero anche meno della metà se assunti direttamente dallo Stato. Basandoci su casi affini ("Report" docet) possiamo teorizzare che vi siano interessi che mirano a difendere l'esternalizzazione, un connubio tra pubblico e privato. Intorno All'informatica in appalto si muovono centinaia di milioni di euro.]

Amministriamo tutto il comparto hardware/software e persino i dati sensibili del Ministero. Viviamo con i lavoratori pubblici il disagio di strutture fatiscenti e carenze di personale, siamo spesso consulenti fiduciari dei Magistrati ma nulla ci viene riconosciuto. Il Ministero ci considera numeri e le società ci contrattualizzano come vogliono, sempre più precari. Addirittura in alcune regioni non abbiamo ricevuto lo stipendio per mesi ma ci è stato consigliato di tacere.

[D: Consigliato di tacere? Può entrare nel dettaglio? E come mai la vostra battaglia, nonostante i vostri appelli alla stampa non ha suscitato tanto clamore come dovrebbe? R: Anni fa, quando la situazione era ancora sostenibile, ci veniva "consigliato" dai superiori di non dire a nessuno chi eravamo e cosa facevamo, quando poi abbiamo fatto divulgazione gli stessi personaggici hanno mosso dure critiche. Non sappiamo se ci sia davvero qualcuno che ci "censura", un caso eclatante è avvenuto con "Report" che recatosi a Napoli durante lo
sciopero di una settimana, ha girato un corposo servizio e non lo ha mandato in onda, secondo il giornalista per una sofferta scelta editoriale. Fatto sta che quel servizio sarebbe stato trasmesso a cavallo con le sedute della Commissione Giustizia della Camera che stava esaminando gli emendamenti al DDL 2873 sulla riorganizzazione degli U.G., tra i quali, i "nostri". Il servizio non è mai passato in TV e gli emendamenti sono stati tutti bocciati. Soltanto un caso?]

Abbiamo invece cominciato a parlare e gli equilibri hanno vacillato, ma al caro Mastella non importava nulla della nostra situazione. L’abbiamo incontrato una volta in Via Arenula, era fiero delle esternalizzazioni che in realtà stanno solo facendo perdere credibilità al Ministero.

Comunque Mastella sembrava non capisse la nostra situazione drammatica ed appoggiò il suo portamonete sul tavolo per dirci che non aveva soldi. Quando poi assumendoci i soldi li risparmierebbero. Mastella non ha risposto alle missive sindacali, in una seduta alla Camera dei Deputati ha fatto finta di non sentire una domanda posta da un Onorevole di maggioranza, non ha mai parlato nemmeno per 10 secondi di questa vicenda nonostante il pressing da parte nostra, dei sindacati, da alcune testate stampa e da alcuni politici, senza parlare degli scioperi quando non se ne poteva proprio più di questa situazione di merda.

Abbiamo poi più volte scritto in modo educato sul suo blog ma ci ha sempre censurato. Non chiedevamo granchè se non un maggiore controllo sull’operato delle società, clausole di garanzia per il personale che opera da sempre in questi ambienti delicati (e che viene sì ripreso al cambio di società ma a condizioni peggiori) e riconoscimento per il servizio prestato ai fini concorsuali.
Ci son voluti 34 Parlamentari per avere una risposta (da un Sottosegretario) e nonostante ciò il Governo si è rimangiato la parola opponendosi nelle Commissioni a ciò che ci avevano promesso e non concedendoci nulla di quanto richiesto.

Nel suo “cocco” ossia il DDL 2873, cosiddetto “Ufficio per il processo” col quale cercava di “arruffianarsi” i Magistrati ed i lavoratori della Giustizia (unica amministrazione non riqualificata, una vergogna!) Mastella aveva previsto 2800 nuove assunzioni ma noi non siamo stati inseriti.
Non ha fatto altro che straparlare della informatizzazione, del “Processo Telematico”, secondo voi chi è che sta operando per portare avanti tutto ciò, se non noi? Dimenticati da tutti o quasi.
Oggi ci ritroviamo con l’appalto affidato ai colossi delle telecomunicazioni e le vecchie società in subappalto, con tanti colleghi licenziati dopo anni, ormai quarantenni, con il Governo che si dimette e noi non sappiamo il futuro cosa ci riserverà. Questo non è un attacco gratuito ma una storia vera, vissuta sulla nostra pelle.

Caro ex ministro lei ci ha deluso e maltrattato ed insieme ad altri porta sulla coscienza tutte quelle famiglie che han visto tornare a casa tanti padri che non avevano più il lavoro senza alcuna prospettiva futura e nessun riconoscimento da parte della Amministrazione Giudiziaria che li ha sfruttati!!!
E gli Italiani sappiano che i nostri soldi delle tasse fanno il giro dell’Oca e non vanno tutti allo Stato bensì sempre più a coloro, chissà se emanazione degli stessi politici, ai quali una gestione “allegra” della Cosa Pubblica affida funzioni centrali e delicatissime della Pubblica Amministrazione.

La nostra tormentata storia è raccontata sul blog http://blog.libero.it/comitatoatu (accessibile anche attraverso www.comitatoatu.it).

Grazie dell’attenzione e se potete…dateci una mano.”

Speriamo che questo vi possa essere in qualche modo d’aiuto. Nei prossimi giorni pubblicheremo un’interessante mini-intervista per chiarire gli aspetti più oscuri di questa vicenda.

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Feb 27

Solo pochi mesi fa clEMENTE scriveva sul suo blog:

Non voglio ripetermi ma devo tuttavia farlo. Davanti alle telefonate sbattute in prima pagina sui giornali non serve lamentarsi e attaccare i magistrati. La politica ha gli strumenti per modificare l’andamento delle cose. C’è una legge approvata alla Camera dei deputati che è ferma al Senato. La si voti. Non ci sono i numeri? Si va a casa. Ci sono? Si va avanti e si governa. Questa “è la democrazia, bellezza”. Questa è la politica.Il resto sono chiacchiere.

Pubblicato da Sen.Clemente Mastella - domenica, giugno 17, 2007

Un mesetto dopo a proposito della vicenda Unipol clEMENTE si esprime così sulla Forleo:

«Il comportamento della Forleo è singolare. Il magistrato ha potenzialmente leso i diritti e l’immagine di soggetti estranei al processo»
Nel mese di Ottobre la definirà “inelegante” e “sgarbata” dopo che il magistrato avrà respinto la sua solidarietà in seguito alle intimidazioni ricevute.

Ma l’ex ministro non risparmia nemmeno De Magistris:

«I magistrati rispettino la legge, evitino la perniciosa ricerca del consenso della piazza, perchè oltre questo confine non c’è più la giustizia quale noi conosciamo e vogliamo»

Solo pochi giorni fa, dopo l’arresto di sua moglie, sparava a zero sulla magistratura:

«Un tiro al bersaglio, una ostinata caccia all’uomo, ad opera di frange estremiste che si annidano nelle toghe»

E infine ribadirà la sua profonda stima nei confronti del procuratore Maffei:

«Essere giudicati da uno come lui è malagiustizia. Massimo rispetto per tantissimi magistrati ma essere giudicati da gente come lui fa paura ad un cittadini. E’ sconvolgente che un giudice incompetente arresti le persone, ammazzando così famiglie. Io posso difendermi pubblicamente attraverso voi giornalisti, però gente come questa comporta drammi umani. Un giudice che è diventato una macchietta su YouTube»
Dopo l’ennesima prova della straordinaria coerenza di clEMENTE gustatevi questo video e ditemi chi è la vera macchietta di Youtube…!!!


P.S. Non perdetevi il prossimo post! Ne sentirete delle belle!!!


fonte: dementemastella.blogspot.com » Vai al post originale

Feb 27

Come avrete saputo, Berlusconi e company vogliono costruire 4 centrali nucleare in Italia entro il 2020. Personalmente l’idea di avere vicino casa mi terrorizza non poco, molto probabilmente ne vorranno fare una qui in Sicilia, spero proprio che non le costruiranno mai…comunque mi chiedo, ma come possono far partire i progetti se l’Italia ha rifiutato con il referendum il nucleare?…non dovrebbero prima farne un’altro?

Per approfondire l’argomento nucleare qui trovate un recente post di Stefano Montanari che ne parla in maniera tecnica.

In alto un video di oggi dove Antonio di Pietro afferma la sua contrarietà a queste centrali.

fonte: alessios4.blogspot.com » Vai al post originale

Feb 25

E IO SONO a Seattle.

Ho volato da Linate ad Amsterdam con la nuova Alitalia-Cai. La mia prima volta con la nuova compagna. Non si notava la differenza. Al posto dell’A320 previsto ci hanno dato un Md-80; la lucetta al neon del corridoio all’altezza del mio posto lampeggiava che sembrava un set di Blade Runner e quando ho chiesto, invece del caffe, il té, mi ha risposto ineffabile lo steward di 55 anni romano: “se so’ scordati de imbarcallo. Mannaggia…”. What’s new?

Ho volato da Amsterdam a Seattle con Northwest Airlines. Fantastico A330-200 (piccolo e confortevole, si è macinato i suoi 13mila chilometri senza battere ciglio, pedalando pure controvento), le solite, materne hostess americane in età compresa fra i novanta e i 110 anni, che tiravano dei pipponi al microfono inimmaginabili dall’essere umano (si è scoperto poi che la capocabina stava per andare in pensione e dev’essere un rito stare 34 minuti a sciorinare tutte le possibili combinazioni di visti, moduli, recupero bagagli, controllo e contro-controllo, divieto e disposizioni fino a nuovo ordine. Così poi non la rimpiange più nessuno). In più, facevano tenerezza quando ripetevano “Benvenuti su questo velivolo Northwest Airlines, adesso parte di Delta Air Lines”, un po’ come se quell’adesso fosse in parte ironico e in parte critico. Comunque, si avvertiva la turgida tensione della transizione e l’orgoglio della qualità del servizio, l’attaccamento alla bandiera che forse non c’è più e la soddisfazione per la seconda possibilità da giocare.

Giudizio finale. Vincono gli americani per un solo, piccolo motivo: hanno la pozione magica Mr and Miss T, il mix per Bloody Mary, vale a dire il pomodoro (e altri ortaggi) condito. Di cui sono ghiotto come un topo dell’olio. E ti danno pure tutta la lattina, senza stare a fare questioni. Mamma com’è buono… E in Europa non c’è! Mannaggia…

fonte: antoniodini.blogspot.com » Vai al post originale

Feb 25

Scorrendo su Wikipedia la lista dei creditori USA, dopo gli arcinoti Cina, Giappone e Regno Unito a sorpresa, con 220 miliardi di dollari, compaiono i Paesi Caraibici o meglio il sistema bancario dei paesi caraibici!!!

 

Foreign owners of US Treasury Securities

 

Nov 2008

Oct 2008

Nov 2007

Nation

billions of dollars

percentage

 

 

 

 

Mainland China

681.9

22.10%

652.9

21.57%

458.9

19.65%

Japan

577.1

18.70%

582.0

19.23%

589.6

25.25%

United Kingdom

360.0

11.67%

357.2

11.80%

174.1

7.46%

Caribbean banking centers

220.8

7.16%

219.3

7.25%

108.0

4.63%

Oil exporters

198.0

6.42%

187.6

6.20%

138.7

5.94%

Brazil

129.6

4.20%

134.5

4.44%

121.7

5.21%

Russia

78.1

2.53%

80.9

2.67%

33.5

1.43%

Luxembourg

75.0

2.43%

81.4

2.69%

67.9

2.91%

Hong Kong

66.0

2.14%

65.2

2.15%

51.7

2.21%

Switzerland

63.0

2.04%

61.2

2.02%

38.1

1.63%

Norway

59.1

1.92%

50.5

1.67%

27.6

1.18%

Taiwan

43.3

1.40%

39.1

1.29%

37.1

1.59%

Germany

43.3

1.40%

42.9

1.42%

38.6

1.65%

Singapore

37.4

1.21%

32.6

1.08%

40.2

1.72%

Ireland

35.2

1.14%

29.0

0.96%

17.5

0.75%

Thailand

35.1

1.14%

34.8

1.15%

27.5

1.18%

Mexico

34.6

1.12%

33.1

1.09%

31.9

1.37%

Turkey

28.7

0.93%

27.6

0.91%

25.6

 

Quindi tra i maggiori creditori degli Stati Uniti compare non uno stato sovrano “normale”, ma un paradiso fiscale!

E’ evidente che questa notizia, anche alla luce delle richieste americane fatte nei giorni scorsi alla UBS e che richiedono di svelare i dati relativi ad oltre 50.000 conti correnti svizzeri, intestati ad altrettanti cittadini statunitensi, fa sicuramente riflettere.

Non solo, l’Europa ha raggiunto lo scorso week end l’accordo storico per “stroncare” il malcostume dei prodotti finanziari privi di controllo, minacciando ritorsioni ai “paradisi fiscali” che non collaboreranno a questa “pulizia” di sistema.

Ora che i Bond di Stato degli USA, il paese dal quale tutta la crisi finanziaria è di fatto partita, siano sostanzialmente in mano a non ben noti possessori di conti correnti nelle banche dei paesi caraibici, lascia interdetti, anche perché sorge spontaneo chiedere: chi sono realmente i possessori della quarta gamba che sta tenendo a galla la traballante economia Americana, che a colpa di nazionalizzazioni, cerca di salvare il salvabile? 

Mafiosi, Finanziari senza scrupoli o altri faccendieri?

Viste anche le condizioni precarie in cui versano sia Giappone che Gran Bretagna, chi ci dice che cosa vorranno realmente fare questi “anonimi” azionisti degli USA, che di fatto possono incidere non poco sul futuro stesso della prima potenza al mondo?.

E’ evidente che la speculazione, se pesata confrontata con il 5° creditore della lista, i paesi produttori di petrolio (OPEC), rappresenta una fetta importante che spiega di quale “droga” si sia nutrita l’economia e la società Americana negli anni scorsi, che inseguendo il proprio sogno, si è “venduta” senza chiedere troppe informazioni ai propri creditori.

Non resta che incrociare le dita e sperare che questo non sia un ulteriore segnale che i problemi fin qui avuti non sono siano solo agli inizi e che in futuro qualche “misterioso” creditore non chieda il pignoramento americano, rimanendo rintanato nei sicuri e caldi paradisi fiscali caraibici, mandando tutto il resto del mondo in malora.

fonte: yibuyibu.blogspot.com » Vai al post originale

Feb 25

Caro Angelo, ho letto con attenzione l’articolo di Paniccia sulla visita di Hillary Clinton in Cina.

Non condivido le tesi esposte da Paniccia, che forse, volendo soprattutto “stressare” la tesi, del resto già esposta in altri articoli, di una sostanziale difficoltà dei futuri rapporti tra USA ed EUROPA, ha finito per confondere politica con commercio internazionale, una distinzione invece molto ben radicata nelle menti dei cinesi.

Infatti la Cina ha nell’Europa il maggior partner commerciale ed intende nel futuro sviluppare questa relazione che la tiene oltretutto lontana dalla ingerenze politiche Americane, poco gradite dal governo cinese.

Appaiono inoltre evidenti le “vere” ragioni per cui Hillary Clinton, nella sua prima visita all’estero non a caso sia passata dall’Asia e non dall’Europa: è da queste parti che sono i due più grandi creditori degli Stati Uniti e precisamente Cina e Giappone.

Per quanto riguarda in particolare per il Giappone, sul punto di “crollare” sotto i colpi della recessione, Hillary è dovuta correre rapidamente al “capezzale” di questo moribondo creditore, per cercare di capire la reale situazione e i rischi connessi.

Al contrario, per quanto riguarda i Cinesi, essi intendono invece tutelare il proprio ingente credito e quindi stanno facendo tutto ciò che possa limitarne i rischi di perderlo.

Ma per quanto ingenti, capitali sicuramente non sufficienti per poter assecondare la volontà americana di creare ora un assetto mondiale a due (G2), come appare chiaro dalle ultime dichiarazioni fatte dalla stessa Hillary.

Agli occhi dei cinesi, questo nuovo “equilibrio” come descritto dalla Hillary, rischierebbe di legare a filo doppio i destini della Cina con quelli degli USA, in un momento in cui lo stato di “prognosi”  degli americani, non consente alcun “pronostico  futuro” su possibili ed ulteriori pericolose ricadute.

Proprio per evitare questo “abbraccio”, la Cina sta continuando ad allargare la propria sfera di influenza ad altre aree, privilegiando prima di tutto gli aspetti commerciali e poi quelli politici, cercando proprio nell’Europa una sponda politica nell’occidente, come dimostrato dal recente viaggio del Premier Wen Jiabao in Europa e le aperture ad una sempre maggiore cooperazione tra Cina ed Europa..

Gli USA semmai ora temono che, sotto i colpi dell’attuale crisi finanziaria, l’Europa possa “preferire” una sempre maggiore alleanza con i Cinesi, che sul “piatto” possono mettere la propria forza commerciale, la possibilità di assorbire ingenti merci europee, oltre di disporre d’ingenti capitali che potrebbero essere utilizzati proprio in Europa.

Da qui anche il tentativo della nuova Amministrazione Americana di riallacciare le relazioni con la Cina, proprio per cercare di non essere guardati con sospetto, come solo un enorme investimento andato male da non ripetere in futuro e nel contempo cercare di rimarcare il ruolo di guida dell’occidente che gli USA ritengono gli appartenga.

L’articolo di Paniccia, non sembra tenere conto di tutti questi aspetti ed oltre tutto, sembra ignorare il recente accordo politico proprio tra Italia e Cina che indica la volontà di raddoppiare l’interscambio tra i due paesi nel medio termine, un aspetto fondamentale che dimostra l’esatto contrario delle tesi da Paniccia, accordo oltretutto promosso proprio dai Cinesi e non dalla “poco credibile” politica italiana.

Non solo, affermando che le produzioni cinesi del mercato interno sono passate dal 48% al 70%, l’articolo dimostra la volontà di continuare a descrivere uno scenario non veritiero, visto che non cita i valori assoluti e gli enormi spazi che si sono creati in questi anni per le aziende che hanno localizzato le proprie produzioni, come del resto hanno fatto quasi tutte le multinazionali occidentali.

Ad esempio, come da me citato per quanto riguarda il mercato dell’elettronica, ben l’80% della produzione cinese è fatta utilizzando materiali (o brevetti) di provenienza occidentale e non cinese!

Per cui è vero che il Made in Cina è cresciuto, ma “inside” questi prodotti parlano ancora occidentale.

Esistono poi anche casi di Multinazionali Tascabili italiane che hanno avuto il coraggio di non solo esportare ma di produrre direttamente in Cina, ottenendo incredibili performance di crescita, la prova degli spazi a disposizione per un’avveduta intraprendenza ed innovazione d’impresa.

Non solo, i Cinesi offrono la possibilità di produrre in Cina e poi esportare in ogni altro paese, offrendo ingenti capitali e il “traino” commerciale di cui possono disporre, consentendo alle imprese italiane, a corto di finanziamenti e sempre sotto patrimonializzate, di trovare così un Partner in grado di realizzare la crescita auspicata.

Ovviamente la composizione del paniere commerciale sul mercato cinese è cambiata, ma questo è connesso al fatto che la Cina, ormai divenuta seconda potenza economica e politica del mondo, sta percorrendo gli stessi passi di sviluppo che furono del Giappone e degli Usa e dove sempre maggiore sarà il peso del mercato interno di sempre più alto livello e non più la fabbrica del mondo come lo è stato fino ad ora.

L’Italia ha le competenze giuste da “gettare” in questa sfida e partnership con i cinesi, ma occorre cambiare l’approccio del “mordi e fuggi” fino ad ora utilizzato, per passare ad una presenza reale e permanente sul territorio, dalla quale costruire un mercato che da solo, vale quanto quello dell’intero pianeta!

fonte: yibuyibu.blogspot.com » Vai al post originale

Feb 25

Il posto ideale dove trascorrere un week-end d’amore? E’ Galesnjak, un’isola a forma di cuore situata vicino le coste della Croazia. La scoperta è stata fatta per caso da Vlado Juresko, titolare di un’agenzia di viaggi e proprietario dell’isola. Digitando il nome dell’isola su Google Earth ha immediatamente constatato la sagoma inconfondibile di un cuore, come quelli che usano disegnare su un foglio gli adolescenti innamorati.
Un’isola disabitata che non avevano mai destato alcun interesse fino a quando l’ignaro proprietario è stato tempestato da centinaia di richieste di soggiorno da parte di coppie che avendolo visto su Google Earth desideravano trascorrere qualche giorno in un luogo tranquillo.
L’isola di Galesnjak compare per la prima volta nell’atlante che Napoleone pubblicò nel 1807 e già allora si poteva distinguere la sua forma. Ora che l’isola dell’amore è salita alla ribalta della cronaca Juresko ha intenzione di trasformarsi la sua agenzia di viaggi in un “tour operator dell’amore”, creando una rete con altre isole dalla stessa forma sparse per il mondo.
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fonte: amosgitai.blogspot.com » Vai al post originale

Feb 25

Titolo originale: The curious case of Benjamin Button
Nazione: USA
Anno: 2008
Genere: fantasy, sentimentale
Durata: 2h46m
Regia: David Fincher
Sceneggiatura: Eric Roth
Fotografia: Claudio Miranda
Musiche: Alexandre Desplat
Cast: Brad Pitt, Cate Blanchett, Tilda Swinton, Jason Flemyng, Julia Ormond, Taraji P. Henson, Elle Fanning, Madisen Beaty, Elias Koteas, Jared Harris, Robert Towers, Tom Everett

Trama
Nella notte in cui a New Orleans si festeggia la fine della Prima Guerra Mondiale, Thomas Button, un ricco uomo d’affari, sta correndo a casa perché sua moglie sta partorendo il suo primogenito. Ma la moglie morirà dando alla luce un bambino con l’aspetto e le malattie di un anziano. Button all’orrenda vista di quella piccola creatura e disperato per la morte della moglie, decide di ucciderlo gettandolo nel fiume, ma l’intervento di un poliziotto evita l’infanticidio. L’uomo scappando giunge nei pressi di una casa di riposo ed abbandona il bambino sulle scale di fronte all’ingresso, dove viene raccolto dalla governante dell’istituto, la signora Queenie. Visitato da un medico, la signora Queenie scopre che il piccolo è destinato a morire di vecchiaia in breve tempo. In realtà, con il passar del tempo, il bambino inizia a ringiovanire. Durante la sua lunga permanenza nella casa di riposo, Benjamin, così chiamato da Queenie che diventerà per lui una madre, si innamora di Daisy, nipote di una delle ospiti.

Recensione
Tratto da un racconto di Francis Scott Fitzgerald nel 1922, “Il curioso caso di Benjamin Button” è la bizzarra storia di un uomo la cui vita scorre al contrario, nascendo vecchio e ringiovanendo con il passar del tempo.
Purtroppo, sebbene il tema trattato sia molto interessante, la pellicola non riesce mai a prendere ritmo, priva di un vero coinvolgimento emotivo. Il film sembra così ristagnare in una semplice biografica senza approfondire aspetti del soggetto che si prestavano riflessioni interessanti. “Il curioso caso di Benjamin Button” è distante dalla profondità delle avvincenti avventure di un altro diverso che decise, come Benjamin, di partire lasciando i propri affetti, quel Forrest Gump, personaggio dell’omonimo film di Robert Zemeckis e che, guarda caso, aveva come sceneggiatore lo stesso Eric Roth. La differenza tra due i film è anche nei due protagonisti: se Tom Hank era stato titanico nell’interpretazione, Brad Pitt risulta scolorito ed incapace di dare consistenza al suo personaggio, pur se perfettamente truccato e ricostruito con l’ausilio della computer graphic.
Assurdo poi come Roth sviluppi oltremisura il breve racconto di Fitzgerald trattando episodi che forse non richiedevano neanche la loro presenza. Questo accade soprattutto nella prima parte del film per poi scorrere troppo velocemente quando Button inizia ad avvicinarsi al termine dei suoi giorni.
In realtà è sotto l’aspetto artistico che “Il curioso caso di Benjamin Button” convince. Ben studiata la regia di David Fincher, autore già di splendide pellicole come “Seven” e “Fight club”. Servendosi del flashback nel narrare la storia di Benjamin, Fincher ne accentua l’aspetto fiabesco, approssimando la pellicola a “Big fish - Le storie di una vita incredibile” di Tim Burton. Splendida è la fotografia in alternanza tra colori scuri e caldi, ma sempre così carichi da assimilare le immagini a straordinari dipinti.
“Il curioso caso di Benjamin Button” è un film che piace, ma che non entusiasma. Penalizzato da una durata eccessiva dove nulla è realmente approfondito, ed inoltre troppo simile a storie già viste al cinema, è una fiaba romantica e nostalgica che potrà far intenerire cuori sensibili, ma al pubblico più esigente potrà lasciare la sensazione di aver visto una storia senza provare alcuna compartecipazione. Film decisamente sopravvalutato.

Voto: 6,5

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Feb 25

Quasi tutto secondo i pronostici all’81esima edizione Academy Awards. La serata al Kodak Theatre ha visto come autentico mattatore l’attore australiano Hugh Jackman, a suo agio nei panni del presentatore. Battutte, imitazione, improvvisati duetti hanno visto Jackman divertire il numeroso pubblico di star e non, presenti a Los Angeles per la serata più importante del cinema.
Grande trionfo per “The millionaire” di Danny Boyle che vince otto delle dieci statuette per cui era candidato: miglior film, miglior regia, miglior sceneggiatura non originale, miglior fotografia, miglior colonna sonora, miglior sononor, miglior canzone (precisamente “Jai ho”, dato che sulle tre canzoni candidate, due erano per il film del regista britannico). La vera sorpresa è invece stata l’assegnazione dell’Oscar per il miglior attore protagonista: Sean Penn porta a casa per la seconda volta la statuetta, dopo averla già vinta nel 2004. Nuova delusione dunque per il favorito Mickey Rourke che si nuovamente vede soffiare un importante riconoscimento, dopo che al Festival di Venezia non fu riconosciuto miglior attore a causa di un assurdo regolamento della kermesse veneziana. Questa volta però nulla da dire, perché è stata davvero intensa l’interpretazione di Penn di Milk, primo politico che palesò la propria omosessualità, ucciso da un collega insieme al sindaco di Filadelfia. L’Oscar come attrice protagonista è andato a Kate Winslet per il controverso personaggio di Hannah Schmitz, sorvegliante del regime nazista processata per i suoi crimini, nel film “The Reader - A voce alta”.
L’attrice inglese è stata premiata da Sophia Loren, unica presenza italiana in una edizione priva di candidati italiani.
Penelope Cruz ha vinto il primo Oscar come miglior attrice non protagonista per l’intepretazione, energica ed un po’ folle, nel film “Vicky Cristina Barcelona” di Woody Allen. Vince invece il premio Oscar postumo Heath Ledger, per la interpretazione di Jocker nel film “Il cavaliere oscuro”. Tra la commozione di tutto il pubblico presente in teatro, ritira la statuetta la famiglia Ledger. Una gradita conferma per il giovane attore australiano morto lo scorso anno all’età di 28 anni, con la nostalgia per aver perso un promettente attore che avrebbe potutto dare tanto al cinema.
L’altra sorpresa della serata l’ha riservata l’Oscar per il miglior film in lingua straniera che ha visto uscire sconfitto il favoritissimo “Valzer con Bashir”. Il premio è andato invece alla pellicola giapponese “Departures Yojiro Takita”. Scontata invece la vittoria di “WALL-E” come miglior film d’animazione: un ulteriore riconoscimento per una delle migliori pellicole mai prodotte dalla Pixar Animation Studios.
Seguono tutte le nomination con i relativi vincitori (in grassetto) per ogni categoria.

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Miglior film
-The Millionaire, regia di Danny Boyle
-Frost/Nixon - Il duello, regia di Ron Howard
-Il Curioso caso Di Benjamin Button, regia di David Fincher
-Milk, regia di Gus Van Sant
-The Reader - A voce alta, regia di Stephen Daldry

Miglior regia
-Danny Boyle - The Millionaire
-Stephen Daldry - The Reader - A voce alta
-David Fincher - Il curioso caso di Benjamin Button
-Ron Howard - Frost/Nixon - Il duello
-Gus Van Sant - Milk

Miglior attore protagonista
-Sean Penn - Milk
-Richard Jenkins - L’ospite inatteso
-Frank Langella - Frost/Nixon - Il duello
-Brad Pitt - Il curioso caso di Benjamin Button
-Mickey Rourke - The Wrestler

Migliore attrice protagonista
-Kate Winslet - The Reader - A voce alta
-Anne Hathaway - Rachel sta per sposarsi
-Angelina Jolie - Changeling
-Melissa Leo - Frozen River - Fiume di ghiaccio
-Meryl Streep - Il dubbio

Miglior attore non protagonista
-Heath Ledger - Il cavaliere oscuro
-Josh Brolin - Milk
-Robert Downey Jr. - Tropic Thunder
-Philip Seymour Hoffman - Il dubbio
-Michael Shannon - Revolutionary Road

Migliore attrice non protagonista
-Penélope Cruz - Vicky Cristina Barcelona
-Amy Adams - Il dubbio
-Viola Davis - Il dubbio
-Taraji P. Henson - Il curioso caso di Benjamin Button
-Marisa Tomei - The Wrestler

Miglior sceneggiatura originale
-Dustin Lance Black - Milk
-Mike Leigh - La felicità porta fortuna - Happy-Go-Lucky
-Courtney Hunt - Frozen River - Fiume di ghiaccio
-Martin McDonagh - In Bruges - La coscienza dell’assassino
-Andrew Stanton, Pete Docter e Jim Reardon - WALL-E

Miglior sceneggiatura non originale
-Simon Beaufoy - The Millionaire
-Eric Roth e Robin Swicord - Il curioso caso di Benjamin Button
-John Patrick Shanley - Il dubbio
-Peter Morgan - Frost/Nixon - Il duello
-David Hare - The Reader - A voce alta

Miglior film straniero
-Okuribito, regia di Yojiro Takita (Giappone)
-La banda Baader Meinhof, regia di Uli Edel (Germania)
-La classe - Entre les murs, regia di Laurent Cantet (Francia)
-Revanche, regia di Götz Spielmann (Austria)
-Valzer con Bashir, regia di Ari Folman (Israele)

Miglior film d’animazione
-WALL-E, regia di Andrew Stanton
-Bolt - Un eroe a quattro zampe, regia di Chris Williams e Byron Howard
-Kung Fu Panda, regia di Mark Osborne e John Stevenson

Miglior fotografia
-Anthony Dod Mantle - The Millionaire
-Wally Pfister - Il cavaliere oscuro
-Ton Stern - Changeling
-Claudio Miranda - Il curioso caso di Benjamin Button
-Roger Deakins e Chris Menges - The Reader - A voce alta

Miglior montaggio
-Chris Dickens - The Millionaire
-Lee Smith - Il cavaliere oscuro
-Angus Wall e Kirk Baxter - Il curioso caso di Benjamin Button
-Daniel P. Hanley e Mike Hill - Frost/Nixon - Il duello
-Elliot Graham - Milk

Miglior scenografia
-Donald Graham Burt e Victor J. Zolfo - Il curioso caso di Benjamin Button
-Nathan Crowley e Peter Lando - Il cavaliere oscuro
-James J. Murakami e Gary Fettis - Changeling
-Michael Carlin e Rebecca Alleway - La duchessa
-Kristi Zea e Debra Schutt - Revolutionary Road

Migliori costumi
-Michael O’Connor - La duchessa
-Catherine Martin - Australia
-Jacqueline West - Il curioso caso di Benjamin Button
-Danny Glicker - Milk
-Albert Wolsky - Revolutionary Road

Miglior trucco
-Greg Cannom - Il curioso caso di Benjamin Button
-John Caglione Jr. e Conor O’Sullivan - Il cavaliere oscuro
-Mike Elizalde e Thomas Floutz - Hellboy 2 - The Golden Army

Migliori effetti speciali
-Eric Barba e Edson Williams - Il curioso caso di Benjamin Button
-Nick Davis, Chris Corbould, Timothy Webber e Paul J. Franklin - Il cavaliere oscuro
-John Nelson, Ben Snow, Daniel Sudick, Shane Mahan - Iron Man

Migliore colonna sonora
-A.R. Rahman - The Millionaire
-Alexandre Desplat - Il curioso caso di Benjamin Button
-James Newton Howard - Defiance - I giorni del coraggio
-Danny Elfman - Milk
-Thomas Newman - WALL-E

Miglior canzone
-Jai Ho, musica di A.R. Rahman e parole di Gulzar - The Millionaire
-O Saya, musica e parole di A.R. Rahman e M.I.A. - The Millionaire
-Down to Earth, musica di Peter Gabriel e Thomas Newman e parole di Peter Gabriel - WALL-E

Miglior sonoro
-Ian Tapp, Richard Pryke, Resul Pookutty - The Millionaire
-Ed Novick, Lora Hirschberg e Gary Rizzo - Il cavaliere oscuro
-David Parker, Michael Semanick, Ren Klyce e Mark Weingarten - Il curioso caso di Benjamin Button
-Tom Myers, Michael Semanick, Ben Burtt – WALL-E
-Chris Jenkins, Frank A. Montaño, Petr Forejt - Wanted - Scegli il tuo destino

Miglior montaggio sonoro
-Richard King - Il cavaliere oscuro
-Frank E. Eulner, Christopher Boyes - Iron Man
-Tom Sayers - The Millionaire
-Ben Burtt, Matthew Wood – WALL-E
-Wylie Stateman - Wanted - Scegli il tuo destino

Miglior documentario
-Man on Wire, regia di James Marsh e Simon Chinn
-The Betrayal - Nerakhoon, regia di Ellen Kuras e Thavisouk Phrasavath
-Encounters at the End of the World, regia di Werner Herzog e Henry Kaiser
-The Garden, regia di Scott Hamilton Kennedy
-Trouble the Water, regia di Tia Lessin e Carl Deal

Miglior cortometraggio
-Spielzeugland, regia di Jochen Alexander Freydank
-Auf der Strecke, regia di Reto Caffi
-Manon sur le bitume, regia di Elizabeth Marre e Olivier Pont
-New Boy, regia di Steph Green e Tamara Anghie
-Grisen, regia di Tivi Magnusson e Dorthe Warnø Høgh

Miglior cortometraggio documentario
-Smile Pinki, regia di Megan Mylan
-The Conscience of Nhem En, regia di Steven Okazaki
-The Final Inch, regia di Irene Taylor Brodsky e Tom Grant
-The Witness from the Balcony of Room 306, regia di Adam Pertofsky e Margaret Hyde

Miglior cortometraggio d’animazione
-La Maison en Petits Cubes, regia di Kunio Kato
-Ubornaya istoriya - lyubovnaya istoriya, regia di Konstantin Bronzit
-Oktapodi, regia di Emud Mokhberi e Thierry Marchand
-Presto, regia di Doug Sweetland
-This Way Up, regia di Alan Smith e Adam Foulkes

Premio umanitario Jean Hersholt
Jerry Lewis

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Feb 25

Titolo originale: Frost/Nixon
Nazione: Gran Bretagna, Francia, USA
Anno: 2008
Genere: drammatico
Durata: 2h02m
Regia: Ron Howard
Sceneggiatura: Peter Morgan
Fotografia: Salvatore Totino
Musiche: Hans Zimmer
Cast: Frank Langella, Michael Sheen, Kevin Bacon, Sam Rockwell, Rebecca Hall, Toby Jones, Andy Milder, Matthew Macfadyen, Oliver Platt, Gabriel Jarret, Jim Meskimen

Trama
Nel 1974, per la prima volta dalla nascita degli Stati Uniti d’America, un Presidente degli Stati Uniti, si dimette dalla carica in seguito allo scandalo Watergate. Dopo tre anni di silenzio l’ormai ex presidente Richard Nixon accetta di farsi intervistare, ben ricompensato, dal giornalista e showman televisivo britannico David Frost. Secondo lo staff di Nixos quell’intervista può rappresentare la giusta occasione per un riscatto. Frost invece è talmente certo della possibilità di sfondare sul piano mediatico grazie a questa intervista, da intervenire personalmente per coprire le spese, richiando non soltanto la sua stabilità economica, ma la sua credibilità di giornalista e presentatore. Lo scontro tra i due si rivelerà ad alta tensione e queste interviste rimarranno nella storia del giornalismo e della televisione americana.

Recensione
“Frost/Nixon - Il duello” narra la vera storia di una delle più importanti pagine di giornalismo americano. Tutto inizia quando Nixon, 37esimo presidente degli Stati Uniti d’America, coinvolto nel 1974 nello scandalo Watergate, fu costretto a dimettersi dal momento che stava per inziare una procedura di impeachment nei suoi confronti. Solo tre anni Nixon accetta di farsi intervistare e la scelta cade su David Frost. Lo staff del presidente ritiene che Frost, ritenuto più un showman che un valido giornalista, sia la persona giusta per ridare valore all’immagine dell’ex presidente ormai in totale rovina. Frost vuole invece ritornare in America da eroe del giornalismo, dopo che anni prima era stato costretto ad andar via con la coda tra le gambe, riparando in Australia ed Inghilterra in alcuni show televisivi “nazionalpopolari”.
Ron Howard ha tratto “Frost/Nixon - Il duello” dalla pièce teatrale scritta da Peter Morgan, prendendo nel cast stessi interpreti teatrali, e ricostruisce l’intervista intorno alle quattro giornate che videro l’uno contro l’altro Frost e Nixon. Costruito come un incontro di boxe in quattro riprese, il film è un acceso ma raffinato dibattito che alterna dramma e commedia, tra domande taglienti e risposte ben elaborate, in un crescendo di tensione con i contendenti, supportati a distanza dal loro staff (praticamente i “secondi” di un incontro di pugilato). Ron Howard, uno dei migliori registi attualmente in circolazione, è autore di una regia elaborata ed elegante: attraverso i primissimi piani dei due protagonisti, raccoglie ogni minima reazione alle domande ed alle risposte che si succedono con un ritmo incessante. Howard è fantastico nel riuscire a tirare fuori da un soggetto apparentemente poco intrigante (così come potevano esserlo le reali interviste), un film avvincente ed appassionate.
I due attori protagonisti, gli stessi interpreti in teatro, Frank Langella e Michael Sheen, regalano intense interpretazioni ed, in particolar modo, Langella ricompone perfettamente l’immagine del presidente ormai decaduto, ma pur sempre gentile, tenero, rispettoso e convinto dei comportamenti assunti durante la sua presidenza, giusti o sbagliati che fossero. Merito della penna del creatore della pièce teatrale Peter Morgan, nel film sceneggiatore, che non si limita a descrivere soltanto il presidente, ma mette in evidenza l’uomo e le sue complessità, attraverso un’introspezione attenta ed equilibrata. Ottimi anche gli interpreti secondari: Kevin Bacon, dedito collaboratore del presidente, sempre accorto a sorreggerlo in ogni sue eventuale incertezza; Sam Rockwell, esperto e furioso giornalista e Rebecca Hall, attraente e soave nei modi, una compagna perfetta per Frost.
La colonna sonora vede il maestro Hans Zimmer autore di un insieme di motivi originali che ben si inseriscono nel film confermando la bravura del compositore tedesco nel ricreare attraverso sonoro l’atmosfera di un film.
“Frost/Nixon - Il duello” è un grande film, carico di tensione e privo di sostanziali difetti, esempio di regia esperta, ottima ricostruzione degli eventi, montaggio esemplare ed un cast di alto livello. anche nel caso fosse se all’oscuro di come si sono svolti gli eventi
Film da non perdere, magari dopo una breve ricerca sullo scandalo Watergate e sulla presidenza Nixon che segnò uno dei periodi più bui della Presidenza Americana.

Voto: 8,5

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Feb 25

Titolo originale: The reader
Nazione: USA
Anno: 2008
Genere: drammatico
Durata: 2h03m
Regia: Stephen Daldry
Sceneggiatura: David Hare
Fotografia: Roger Deakins, Chris Menges
Musiche: Nico Muhly
Cast: Kate Winslet, Ralph Fiennes, David Kross, Lena Olin, Bruno Ganz, Alexandra Maria Lara, Jeanette Hain, Susanne Lothar, Alissa Wilms, Florian Bartholomäi, Friederike Becht, Matthias Habich

Trama
Michael Berg è un adolescente nella Germania post-bellica degli anni ‘50. Un giorno, mentre cammina per strada, è vittima di un malore, e viene soccorso da Hannah, una donna trent’enne dal misterioso passato. Michael, rimane subito conquistato dalla donna ed inizia a frequentarla passando ogni giorno, dopo la scuola, a casa sua. Hannah, non solo respinge il ragazzino, ma lo inizia al sesso provando piacere nell’ascoltare le letture di Michael dei libri che studia a scuola. Improvvisamente Hannah scopare e la storia d’amore termina, ma Micheal la ritroverà in un processo che la vede imputata come criminale nazista.

Recensione
“The reader - A voce alta” non è il classico film sull’Olocausto e sui processi che dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale condussero i colpevoli di fronte alle proprie colpe. Il regista Stephen Daldry dietro la mdp dopo sette anni di assenza (autore comunque di sole due pellicole, “Billy Elliot” (2000) e “The hours” entrambe splendide), porta sullo schermo un romanzo best-seller di Bernhard Schlink sviluppando il racconto sulla falsariga del libro: ritmata alternanza di diversi piani narrativi, con il passato che ritorna attraverso i ricordi del protagonista ed il presente, collegati in alcuni frangenti mediante scelte registiche e montaggi davvero raffinati. Daldry sceglie dunque una strada intima e personale, attraverso gli occhi di una donna trentenne di un adolescente, in un vortice di conturbanti emozioni e di esplicito erotismo. Parte essenziale di questa storia d’amore è la lettura “a voce alta” di Michael, aspetto che sublima il loro rapporto al di là della semplice attrazione sessuale in un simbiotico connubio di sesso e letteratura. L’adolescenza di Michael viene fatalmente sconvolta non essendo più capace di rapportarsi con i suoi coetanei, vivendo le sue giornate in attesa della fine della scuola per correre in biblioteca alla ricerca di un libro da leggere ad Hannah prima di una nuova “lezione” di sesso. Ma Hannah scompare all’improvviso senza lasciare traccia e la storia d’amore termina. Michael può dunque proseguire la propria vita come un normale adolescente, tra amici e studio, prima corollari della propria giovane esistenza. Anni dopo, quando Michael è studente di legge, la rivede nell’aula di un tribunale, accusata di aver lasciato morire, nel suo ruolo di sorvegliante nazista, 300 persone da loro imprigionate in una chiesa durante un incendio. Scoperta la vera identità di Hannah, il film sposta l’attenzione dalla relazione privata ad aspetti che hanno coinvolto l’intera umanità e lo studente Michael sarà combattutto proprio dall’affetto per quella donna e l’orrore per le azioni da lei compiute durante la Seconda Guerra Mondiale.
“The reader - A voce alta” è un film nobilitato dalla performance di Kate Winslet. Se la critica si è divisa sul giudizio del film, l’attrice inglese ha raccolto unanimi consensi, culminati con l’assegnazione del premio Oscar nel 2009 come miglior attrice protagonista: un giusto riconoscimento per uno splendido periodo della sua carriera in cui l’ha vista anche intensa e struggente nel film “Revolutionary Road”. La Winslet abbandona i toni disperati assume ancora un ruolo complesso, un personaggio scomodo, segnato da eventi privati e da importanti fatti di storia. La personalità di Hannah è ben chiara dal momento in cui appare: rigida, schematica, marchiata dal passato che l’ha vista vittima e carnefice. Perfetta nello sviluppo del personaggio soprattutto durante il rapporto con Michael. Hannah diviene sì maestra di erotismo, ma al tempo stesso ascolta con interesse e passione le letture di Micheal, mostrando un desiderio uscire dalla sua ignoranza. Al processo, il personaggio di Hannah esce invece fuori in tutta la sua tragicità, delineando l’incapacità di riconoscere la responsabilità delle sue decisioni. Quando il giudice le pone la domanda: “Lei non si rendeva conto di mandare quelle persone incontro alla morte?”, Hannah risponde con imbarazzante candore: “Sì, ma c’erano i nuovi arrivi, nuove donne che arrivavano continuamente. Così le vecchie dovevano fare spazio alle nuove arrivate”. E’ chiaro dunque come Hannah sia incapace di provare emozioni così come è incapace di scrivere. Anche nella prima parte del film, rimane prigioniera nella vergogna di provare sentimenti e la vergogna le sarà fatale durante il processo.
Alcuni aspetti “The reader - A voce alta” fanno però storcere il naso. La parte più interessante del film è quella che vede il professore universitario, un titanico Bruno Ganz, discutere con gli studenti su aspetti legali molto importanti e non si comprende il motivo per cui tale parte sia stata soltanto trattata in superficie. Sembra poi assurdo che Dandry e la produzione del film abbiano utilizzato dei testi inglesi, quando il film è ambientato in Germania. Potrebbe questo apparire come un fatto secondario se su quei testi Hannah non imparasse a leggere. Ed è strano che impari non il tedesco, bensì l’inglese. Pessima la gestione “fisica” dei personaggi durante le diverse fasi storiche della storia: il trucco utilizzato con Kate Winslet non riesce mai dare limpressione della reale età del suo personaggio e Michael, interpretato da un discreto David Kross, è uguale sia durante l’adolescenza che nel suo periodo universitario per poi balzare all’aspetto inizialmente troppo maturo di Ralph Fiennes. Ed è anche l’interpretazione di Ralph Fiennes a non convincere: da un attore del suo calibro ci si aspettava qualcosa di più intenso delle lievi manifestazioni emotive offerte al suo personaggio.
“The reader - A voce alta” è un film articolata bellezza, da guardare con spirito critico e con cuore aperto, senza facili accuse né apparenti giustificazione (anche se il film è stato ferocemente criticato negli Stati Uniti per l’apparente assoluzione di Hannah). Un film che tuttavia fa riflettere sulle complessità della natura umana.

Voto: 8

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Feb 25


Non abbiamo scritto nulla prima d’ora su Eluana Englaro, perché la sua dolorosa storia umana è stata oggetto di ogni genere di speculazione e, infine, anche di una orribile strumentalizzazione politica. E non ci sembrava giusto trattare Eluana così. Pubblichiamo adesso alcune riflessioni di Stefano Racheli, che si fanno carico della complessità del problema e che vogliono essere un invito a riflettere sui temi importanti che vengono in discussione in questa storia, temi che non possono essere affrontati con semplificazioni e strumentalizzazioni. La Redazione del blog non ha una “posizione politica” su questi temi. Ciascuno di noi ha proprie opinioni e, soprattutto, serie preoccupazioni e molti interrogativi, che poniamo alla nostra coscienza e affrontiamo con il nostro impegno di uomini e donne. Sarà bello parlarne insieme, ma, ve ne preghiamo, senza pregiudizi e senza barricate, perché la cosa da fare davvero e cercare “luci” e questo si può fare solo prestando attenzione a ogni aspetto del problema. Stefano ha volutamente lasciato il suo discorso aperto a ogni diversa opinione, non perché non ne abbia una sua, ma per lasciare chiaro che in questo momento, per potere sperare di trovare risposte, serve una grande capacità di farsi domande.
______________

di Stefano Racheli
(Sostituto Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Roma)

Una premessa.

Cari amici del blog, chiedo venia, ma i tragici avvenimenti che sono andati sotto il nome di “caso Englaro”, mi spingono, sopite le polemiche, a scrivere qualcosa sul tema, ancorché di tutto avrei voglia meno che di imbarcarmi in siffatto genere di problemi.

Sento il bisogno di comunicare con voi; di avere uno scambio di vedute, senza alcuna pretesa di ammannire al prossimo la verità, ma semplicemente - come si addice tra amici che si rispettano - di provocare solitarie meditazioni e personali approfondimenti: meditazioni e approfondimenti del tutto necessari, visto che la discussione dal quesito iniziale - cos’è mai la vita? cos’è l’uomo? - è passata a toccare punti vitali della convivenza umana e del diritto.

Non deve dunque sorprendere l’estrema lunghezza di questo scritto e, qua e là, l’oggettiva complessità dell’esposizione: spero che tutto ciò mi verrà perdonato ove si consideri che ho cercato di seguire rigorosamente lo spirito del blog il quale, nella sua essenza, è desiderio di confronto aperto, sincero e approfondito, del tutto nemico di ogni spirito di “arruolamento”.

Quando vengono in discussione temi come quelli di cui stiamo trattando (e molti altri di simile o comunque apprezzabile complessità), l’U.S.A.C. (Ufficio Semplificazione Affari Complicati) si mette rapidamente all’opera, semplificando, emotivando, schematizzando: insomma, camminando esattamente nella direzione opposta a quella auspicata da Spinoza allorché ammoniva: “humanas actiones non ridere, non lugere neque detestari sed intelligere” (traduco liberamente: non ridete delle azioni umane, non piangete e neppure adiratevi a causa loro, ma cercate di capire cosa avete davanti agli occhi).

Il primo effetto dell’U.S.A.C. è quello di alimentare il fuoco delle passioni: di qui all’animosità e allo scontro il passo non solo è possibile, ma, purtroppo, è anche breve. Naturalmente nello “scontro” non vince chi ha ragione, ma chi ha più “armi” e dunque i “disarmati” devono condurre il confronto sul terreno loro favorevole (quello della ragione) e non su quello del “calor bianco” delle passioni.

Cerchiamo dunque di sottrarci all’atmosfera creata da chi (magari al di là delle sue intenzioni) suscita animosità.

Lo dobbiamo non solo per motivi, diciamo così, tattici, ma per l’affetto che portiamo a quel contenuto di nobili valori che chiamiamo Costituzione.

Difendere la Costituzione non è solo optare per un determinato assetto normativo: è - ben prima e ben di più - un professare e praticare valori ben individuati: un “uomo costituzionale” ha una precisa idea dell’uomo e della convivenza umana; egli rifiuta di imporre il suo modo di vedere le cose e si affida esclusivamente alla forza del dialogo.

Devo anche premettere alle argomentazioni che seguiranno alcune brevi considerazioni su un concetto che sembra espunto dalla cultura corrente: il concetto di “mistero”.

Intendo qui per mistero non già l’ineffabilità - o peggio l’esotericità - dell’oggetto del nostro conoscere: chiamo infatti “mistero” la distanza che corre tra l’oggetto della nostra conoscenza e la nostra capacità attuale di comprendere esaustivamente detto oggetto.

Tranne alcuni casi limite, dove l’oggetto del conoscere eccede per definizione le nostre capacità conoscitive, tutto il nostro conoscere ben difficilmente, al di là delle apparenze, è tale da esaurire completamente e definitivamente il suo oggetto.

Questa nostra naturale limitatezza non ha sempre eguale spessore: mentre essa è evidente in determinate materie, in altre è più nascosta.

Certo è che nella materia che andiamo a trattare occorre estrema prudenza ed è più saggio porre domande che sbandierare proclami: deve dunque essere chiaro che, anche là dove il mio dire non assumerà esplicitamente la forma di un interrogativo, dovrà essere pur sempre considerato tale: il lettore dovrà dunque avere sempre cura di tradurre in domande quelle che gli appaiono affermazioni.

Non sono infatti importanti le mie (provvisorie e limitate) convinzioni: la loro (eventuale) importanza consiste solo e unicamente nella loro idoneità a suscitare una personale ricerca.

L’unico scopo che cerco di perseguire con questo mio scritto è quello di rendere chi legge consapevole del fatto che la sua posizione finale è, di necessità, la risultante della soluzione di numerosi e ardui dilemmi. Come dire: ognuno di noi, nel pervenire ad una personale convinzione sul da farsi, deve prima saltare diversi ostacoli (e che ostacoli!).

Il primo ostacolo.

La prima asticella da saltare si chiama mind-body problem, problema che da decenni affatica psicologi e psichiatri (e ben prima di loro, nel corso dei secoli, i filosofi)

La formula mind-body problem nasce internamente alla scienza psicologica/psichiatrica nel tentativo di dare conto del rapporto che lega ciò che chiamiamo “mente” alla persona considerata nella sua interezza. Il problema è dunque l’uomo e la sua mente. Evidenzio la congiunzione “e”, per significare che già nel separare la “mente” dall’uomo, si compie un’operazione discutibile perché ben potrebbe sostenersi che l’uomo non è tale senza la sua “mente”. Virgoletto inoltre “mente” perché sia chiaro da subito che detto termine può indicare realtà assai diverse tra loro.

Nel pensiero contemporaneo (soprattutto anglosassone) il problema va appunto sotto il nome di M.B.P. (mind-body problem) e allude, per la precisione, alle questioni implicate dal seguente quesito: dove collocare il “mentale” con riferimento a quella specifica realtà che chiamiamo uomo?

Come è stato rilevato (S. Moravia) il “mentale” non si vede e nessuno si attende di vederlo. Ma quel “vedere” è ambiguo e invoca che si chiarisca se esso sia o meno usato nel senso di “constatabile” (tutto quello che si vede è constatabile, ma non viceversa).

Ne segue la necessità di: a) chiarire l’ulteriore ambiguità della natura e del luogo di quelli che sono stati chiamati i realia invisibilia; b) prendere atto che la problematica di cui trattasi costituisce risposta al quesito di fondo: chi sono realmente io (= cos’è che fa di me una realtà specifica)?

La necessità appena indicata pone, come è evidente, un ulteriore quesito (sul quale torneremo in seguito): quale è il metodo idoneo ad affrontare l’indagine invocata? Il metodo scientifico, quello filosofico, quello teologico, etc?

Il M.B.P. dunque più che “un” problema, è “il” problema: quello del significato e della “portata” di ciò che chiamiamo “natura dell’uomo”.

La questione è antica: “Nel dualismo delle età precedenti come in quello platonico, si assume che i corpi possano vivere solo se possiedono un’anima (…) ma per Cartesio, e per noi dopo di lui che abbiamo familiarità con una prospettiva meccanicistica riguardo alla natura, i corpi viventi sono tali solo grazie a meccanismi interamente fisici (…) La svolta decisiva impressa da Cartesio al problema mente-corpo è dunque la seguente: l’anima non può più essere considerata vita o fonte di vita, come in Platone e in Aristotele, perché vita è meccanismo. Si apre così la strada alla moderna e contemporanea accezione del termine “mente” e quindi a una reimpostazione del problema del rapporto mente-corpo: l’anima è privata delle funzioni vitali e ridotta a pensiero, a ragione, ad autocoscienza”.

Se si è accennato al mind-body problem, è stato solo per far comprendere la fondamentalità della questione.

Fondamentalità e – aggiungo – “misteriosità”: non a caso Griesinger (padre, con Kraepelin, del modello psichiatrico scientifico-materialistico) afferma che “neppure un angelo sceso dal cielo per spiegarci tutto” potrebbe rendere la nostra ragione capace di dare conto del perché e del percome “un processo organico (celebrale) si trasformi in un atto di coscienza (in atto psichico)” (cito da E. Borgna, Modelli teorici e questioni cliniche di psichiatria in Introduzione a A. Gaston, Genealogia dell’alienazione).

Ho sopra affermato che il termine “mente” può essere usato per indicare realtà molto differenti tra loro.

Può infatti designare sia ciò che è cultura, affettività, psicologicità.

Ma può anche designare qualcosa di ben più profondo e sostanziale: “sostanza è ciò che non viene predicato di alcun sostrato, ma è ciò di cui tutto viene predicato”.

Questo qualcosa di sostanziale – che possiamo chiamare mente o intelletto o anima – risplenderebbe, secondo i suoi sostenitori, nell’umano modo di conoscere (conoscenza intellettuale), il quale sarebbe determinato da un quid che, ad un tempo, costituisce causa (ma sulla specie e la portata di questa causalità dovremmo interrogarci a lungo, per non confonderla con la causalità efficiente) del vivere e del conoscere definibili come umani (su questo quid tornerò, sia pur brevemente, nelle pagine che seguono).

Il secondo ostacolo.

Saltata la prima asticella (per la qual cosa – sia ben chiaro ! – non è certo sufficiente leggere le righe che precedono!), occorre affrontare il secondo ostacolo che è intimamente connesso al primo.

Sgombro subito il campo da una questione. In nessun modo e sotto nessun profilo (salvo eccezioni del tutto rare) si è discusso se la vita fosse o meno da tutelare: sul punto infatti non sembra esserci disaccordo di rilievo.

Dico questo per rilevare come non sia in discussione il principio etico secondo cui la vita va rispettata in ogni sua forma: sulla intangibilità della vita “religiosi” e “laici” sono infatti del tutto d’accordo.

Dove dunque il dissidio? Semplicemente (si fa per dire) sul che cosa sia la vita; anzi, a essere precisi, sul cosa sia la via umana. Problema delicatissimo che, con buona pace dell’USAC, affascina l’umanità fin dalla notte dei tempi:

“(…) Possiamo ragionevolmente porre ai primi posti la ricerca sull’anima. Sembra inoltre che la conoscenza dell’anima contribuisca grandemente alla verità in tutti i campi e specialmente alla ricerca sulla natura, giacché l’anima è come il principio degli esseri viventi” (Aristotele, De Anima).

Vorrete prendere nota del fatto che ho evidenziato i termini anima (ψυχή), natura (φΰσις ), principio (αρχη), esseri viventi (ζώον): si tratta infatti di termini fondamentali al fine di comprendere di cosa andiamo parlando.

Esaminiamoli insieme.

“Anima” innanzitutto. Solo a proferire questo termine , si respira, nella nostra cultura, aria di sagrestia, ma in allora, il significato era (sulla base dell’originaria parola sumerica) tutt’altro: soffio vitale (da cui l’odierno “essere animato”, “animale” etc). Lo stesso può dirsi per il verbo ζωω e per il sostantivo ζωον.

Quanto al termine “natura”, esso significa ciò-che-fa-crescere, ciò-che-dà-luogo. Il suo significato profondo è dunque quello di scaturigine, di sorgente-causante (considerazioni analoghe possono farsi per il termine “principio”).

Dunque l’indagine che – or sono 2500 anni (davvero, come si vede, nulla di nuovo sotto il sole) – il buon Aristotele andava svolgendo era la seguente: “Cos’è che fondamentalmente ci rende viventi?”.

Vorrei sottolineare con forza quel “fondamentalmente”, il quale esclude tutto ciò che – pur conseguendo al vivere – non è in sé il vivere: ciò che cerchiamo, infatti, è qualcosa di radicale, di fondante: quasi le fondamenta su cui posa ciascuno di noi.

Vorrei anche far notare che “vivere” non equivale a “esistere”, dal momento che, se è vero che tutto ciò che è vivente esiste, non è vero anche il reciproco (infatti non tutto ciò che esiste – ad es una pietra – è vivente).

Ma – e qui la faccenda va facendosi “misteriosa” nel senso sopra indicato – per gli esseri animati/viventi l’esistere coincide con l’essere-viventi: infatti quando non viviamo più, non siamo più esistenti.

Dunque l’essere vivente non è una qualità del soggetto che – modificandosi o scomparendo – lasci persistere l’“essere-a-questo-mondo” del soggetto stesso.

La questione si ingarbuglia viepiù (non me ne vogliate!) ove si consideri che il vivere - o, il che è lo stesso, essere vivente - non si modula in modo sempre eguale, ma, per dir così, mostra facce diverse a seconda che a “vivere” sia una felce, un cane, un uomo. Dunque vivere, sembrerebbe equivalere, per noi, a esistere-come-uomo sì che il quesito “cosa è il mio vivere?” si allarga sino a ricomprendere l’ulteriore quesito “cos’è un uomo?”.

Come si vede, la problematica non è facile perché, se già a porre domande si corre il rischio di essere fuorvianti, a dare risposte il rischio aumenta dismisura, con la conseguenza di legittimare posizioni potenzialmente dirompenti. Basti fare alcuni esempi.

Se “essere in quanto uomo” dovesse comportare una mera compiutezza fisica, occorrerebbe ammettere che non siano uomini le persone affette da gravi o gravissime menomazioni fisiche.

Se invece “essere in quanto uomo” allude a qualcosa che va oltre la vita vegetativa e/o animale, occorrerà dire che la nostra umanità vive anche se deprivata dei “gradi” inferiori di vita.

Gradi, si badi bene, che è possibile definire “inferiori” solo pagando il prezzo di numerosi distinguo.

La loro “inferiorità” infatti è tale solo ad ammettere un livello fondante ulteriore (quello, per l’appunto, che ci specifica come uomini) rispetto ai detti “gradi” e – in ogni caso – con obbligo di tener presente che detta “inferiorità” non sembra assolutamente comportare una superfluità dei “gradi inferiori”.

Il terzo ostacolo.

Esaurito il secondo ostacolo il paziente lettore si troverà alle prese con il terzo ostacolo: se il “pianeta uomo” è così articolato e “misterioso”, quale è mai il “sapere” in grado di leggere detto pianeta?

Questo terzo ostacolo – al pari degli altri – fa sicuramente tremare le vene e i polsi.

Occorre infatti innanzitutto decidere di quanti “saperi” possano usufruire i mortali: se cioè l’unico sapere di cui possiamo disporre sia quello che chiamiamo scienza.

Ostacolo – dicevo – assai arduo dato che il “sapere” che chiamiamo scienza è un “sapere” difficile da identificare e con limiti ben precisi.

Al fine di abbozzare la portata e l’ambito del dibattito concernente la “scienza”, prendo qui quale paradigma la teoria di K.R.Popper, il più noto degli epistemologi contemporanei, la cui dottrina ha fatto scuola al di là dei confini del ristretto campo dei filosofi della scienza. Non a caso G. Jervis afferma: “La formulazione di Popper, del resto ben nota, è – nella sua semplicità – tuttora un punto di riferimento obbligato; secondo questa formulazione, un enunciato è scientifico quando accetta di rischiare la confutazione, indicando con chiarezza qual è l’evento che lo rende falso”.

Ed ancora “In psicologia come altrove gli enunciati sono scientifici non in quanto vanno presi per certi, ma proprio perché, al contrario, sono provvisori e esposti alle verifiche”.

Veniamo dunque a Popper. La scienza – egli afferma – prende avvio soltanto dai problemi: essa non descrive, non afferma, ma esterna congetture al fine di rendere conto di tali problemi.

Popper nega che la conoscenza possa derivare dalla mera osservazione, sostenendo che “il programma consistente nel ricondurre tutta la conoscenza alla sua fonte prima, l’osservazione, che è logicamente impossibile da eseguire, porta a un regresso all’infinito”.

Proprio per tale motivo Popper propone di sostituire al quesito circa le fonti della nostra conoscenza l’altro del tutto differente: “in che modo possiamo sperare di scoprire e di eliminare l’errore?”.

Popper, tra l’altro, condivide largamente l’impostazione kantiana secondo cui va abbandonata l’illusione di essere osservatori passivi sui quali la natura imprima la propria regolarità.

Ci si deve convincere – per Popper – che il “cosmo reca l’impronta della nostra mente”.

In altri termini “il mondo quale lo conosciamo è una nostra interpretazione dei fatti osservabili alla luce delle teorie che inventiamo noi stessi”; e ancora “le teorie non possono essere derivate logicamente dalle osservazioni”.

Per Popper la scienza è un progredire da problemi ad altri problemi, come un tentativo di risolvere problemi e non di descrivere la realtà.

Egli nega che l’osservazione ci fornisca una conoscenza dei fatti la quale giustifichi o consolidi la verità di un’asserzione.

Nega, per la precisione, che possa darsi una corrispondenza tra fatti ed enunciati sì da conferire fecondità scientifica alle definizioni.

Secondo Popper vanno accantonati, in quanto “metafisici”, i problemi relativi al “perché” il mondo si lasci leggere dal soggetto conoscente e al “che cosa” si legga del mondo mediante la scienza: occorre insomma prescindere (con Husserl) da che cosa sia il sapere e la verità.

Se qui si accenna al problema di cosa sia la scienza (empirica) è perché il mind-body problem non può essere affrontato se non si ha compiuta contezza dei limiti della “scienza”: “Io” afferma Toraldo di Francia “ho indubbiamente anche un concetto di bellezza e ne posso parlare; ma la bellezza non è una grandezza fisica perché non so misurarla”.

Infatti “una grandezza fisica è definita mediante le prescrizioni delle operazioni che si devono effettuare per misurarla”.

Il problema nasce dunque quando si voglia comprendere se il “pensare”, la “coscienza” si esaurisca in un venire a contatto della “fisicità” di cui l’uomo è portatore con la “fisicità” di cui è portatore il mondo che circonda l’uomo.

Nella misura in cui vogliamo sapere quali siano gli effetti di questo téte a téte, siamo in presenza di un legittimo e rilevante problema “fisico” che ha ogni diritto ad attirare la nostra attenzione.

A condizione che le sue soluzioni non vogliano rispondere, in modo neo-empedocleo, ad un problema in cui la fisicità, pur sicuramente implicata, non è decisiva.

Empedocle di Agrigento sosteneva che il simile conosce il simile (l’acqua conosce l’acqua, la terra la terra etc).

Nella nostra concezione (più raffinata) si verrebbe a stabilire che il fisico conosce il fisico.

Ma, per chi pensi che occorra indagare al di là della fisica (in senso metafisico), l’“anima” si pone come un alcunché di immateriale che, in quanto tale, è quodammodo omnia: è cioè capace di trascendere la fisicità dei singoli esistenti, “astraendo” da essi gli aspetti per dir così assimilabili allo spirito umano e gettando un ponte verso il mondo esterno, così rendendo possibile il sapere in generale.

Nell’ansia di tenerci stretto il “sapere scientifico” (“sapere”, s’intende, fondamentale), corriamo il rischio di abbandonare saperi altrettanto affascinanti e fondamentali, finendo per perdere di vista la trama che, nell’ordito del Sapere globale, distingue tra loro i vari saperi.

E si badi che il difensore, ad un tempo, della specificità del sapere scientifico e della maggiore ampiezza del più generale contesto costituito, per l’appunto, dalla trama del Sapere globale, fu proprio lui, Galileo Galilei, la vittima della più famosa delle lotte tra saperi, il quale afferma: “Mirabile e veramente angelica dottrina: alla quale molto concordemente corrisponde quell’altra, pur divina, la quale, mentre ci concede intorno alla costituzione del mondo, ci soggiunge (forse acciò che l’esercizio delle menti umane non si tronchi e anneghittisca) che non siamo per ritrovar l’opera fabbricata dalle Sue mani. Vagli dunque l’esercizio permessoci e ordinatoci da Dio per riconoscere e tanto maggiormente ammirare la grandezza Sua, quanto meno ci troviamo idonei a penetrare i profondi abissi della Sua divina sapienza”.

Il “sapere” – c’è dunque da chiedersi – è anzitutto ritenere per certo?

Si identifica con il poter dedurre sperimentalmente?

E’ un mero tangere o “percepire”?

Per poter “sapere” occorre, prima ancora (in senso non temporale) poter “conoscere”: necessità cioè il realizzarsi di una precondizione che consenta un qualsiasi sapere.

Ricapitolo. Chiunque si accosti al problema della “mente” dovrà dunque riflettere concretamente e seriamente sulla possibilità o meno di ridurre il sapere a quel tipo specifico di conoscenza che chiamiamo “scienza”.

Dovrà poi orientarsi nel ginepraio di teorie che tentano, con grande difficoltà, di stabilire quali siano i parametri che ci consentano di definire come “scientifica” una teoria e come “scientifico” il metodo a essa correlato.

Dovrà soprattutto vegliare perché nessun “sapere” invada il regno, per così dire, di altri saperi.

Personalmente sono convinto che ogni “sapere” sia un affaccio sul “mistero” del reale.

Non esistono “saperi” con diritto di esclusiva: tutti insieme possono apprendere assai di più di quanto non riescano a fare da soli.

Ogni sapere ha diritto di interpellare gli altri saperi conformemente al noto adagio secondo cui a chiedere non si fa peccato.

Il quarto ostacolo.

Gli ostacoli non sono finiti. Infatti dopo aver risposto ai quesiti sopra indicati, ci si imbatte in un nuovo e non facile quesito: quando c’è morte biologica?

Un tempo il quesito non aveva la stessa valenza di oggi, dato che il confine tra vita e morte era abbastanza netto, mentre oggi – con il progresso delle varie tecniche di assistenza medica – si è aperta una zona grigia non facilmente decifrabile.

Infatti il passaggio – se vogliamo chiamarlo così – dalla vita alla morte non sempre è rapido e improvviso, ma vengono spesso in essere zone grigie, non definibili chiaramente come vita o come morte, in cui si passa dallo stato di vita a quello di morte per fasi successive “non meglio identificate”.

Se si arresta il cuore e cessa la circolazione sanguigna, non c’è questione.

Quando invece vanno spegnendosi le funzioni cerebrali, si determina la perdita di funzioni essenziali per la “vita umana” senza che le “funzioni vitali” si arrestino.

Uso con prodigalità le virgolette, essendo ben evidente che la “vita umana” e le “funzioni vitali” (oltre a determinare i quesiti affrontati in precedenza) costituiscono proprio la realtà che stiamo indagando, sì che non possono essere ad un tempo oggetto dell’indagine e concetti su cui si fonda l’indagine.

Dunque “di vita umana” e di “funzioni vitali” sono – allo stato delle discussione – quasi delle metafore allusive che manifestano la limitatezza del nostro conoscere.

Che non ci sia identificazione tra “funzioni vitali” è attività cerebrale sembra dimostrato (ma è dimostrato?) dal fatto che è comunemente accettato che, in caso di morte cerebrale, venga interrotta la respirazione assistita e facciano finire le “funzioni vitali”, dato che il tessuto cerebrale è morto senza possibilità alcuna di ripresa.

Vi sono invece casi in cui solo alcune parti del cervello sono irrimediabilmente compromesse.

Nel caso in cui il danno riguarda la corteccia cerebrale, le funzioni vitali sono mantenute e può essere presente anche la respirazione spontanea, ma le funzioni cognitive sono irrimediabilmente perdute e non c’è speranza alcuna che il paziente possa riacquistare coscienza.

In questo caso non c’è morte cerebrale, ma l’individuo come tale sembra non esistere più.

Sorge a questo punto un duplice quesito: la “vita umana” si identifica con la “vita cognitiva”?

E – passando alla pratica – quand’è che, in assenza di morte cerebrale, si può stabilire in assoluto che non sia possibile ripresa alcuna delle facoltà cognitive?

Ma non basta rispondere a questi quesiti.

Infatti – dato e qui non concesso che possa dirsi umana anche una vita in cui sia compromessa la facoltà cognitiva e che non sia dimostrata in assoluto l’impossibilità di ripresa – quando le cure da prestare realizzano quello che chiamiamo “accanimento terapeutico”?

Nella terapia si affrontano infatti due problemi fondamentali: la quantità della vita e la qualità della vita.

E’ terapia ideale quella che aumenta la quantità della vita senza andare a discapito della qualità della vita.

Occorre dunque, nel caso che ci occupa, far uso di detti due parametri per stabilire se e quando ci sia accanimento terapeutico e dunque possa essere interrotta la terapia.

Come se non bastasse, si pone a questo punto un interrogativo non irrilevante: dovendo stabilire se vi sia o meno accanimento terapeutico, la nutrizione artificiale può essere considerata “terapia” e dunque, in caso di accanimento, essere interrotta?

Risposta non certo facile, ove si consideri che tanto l’intervento terapeutico quanto la nutrizione artificiale sono – al di là delle differenze lessicali – essenziali alla sopravvivenza del paziente, sì che riesce arduo dar conto e ragione del perché l’“accanimento” renda possibile eliminare solo uno dei due metodi di sopravvivenza.

Il quinto ostacolo.

Chiunque sia giunto pazientemente sin qui ed abbia, nel suo cuore, affrontato, esaminato e approfondito i temi da me sopra solamente abbozzati, dovrà a questo punto decidere se la sua soluzione sia indiscutibilmente certa o soltanto “opinabile” (nel senso più alto e nobile del termine): se cioè ammetta, qua e là, in occasione dell’uno o dell’altro dei vari ostacoli, posizioni diverse, opzioni diversificate, soluzioni diversamente calibrate.

La risposta a questo quesito non è acqua fresca, ma assai rilevante se la si coniuga con la problematica connessa al concetto di democrazia.

Se infatti – per poter definire democratico uno stato - fosse sufficiente accertare se in esso le decisioni siano prese in base al principio di maggioranza, non ci sarebbe questione.

Ma anche sul punto occorre formulare un interrogativo: siamo sicuri che sia così? Infatti il principio di maggioranza in nulla verrebbe ferito ove, in ipotesi, il 50% più uno degli elettori decidesse di privare gli altri del diritto di cittadinanza o della loro casa. Dunque la democraticità mentre invoca il principio di maggioranza, invoca anche, e prima ancora, dei limiti. Quali? Ancora una volta non voglio rispondere a interrogativi, ma porre interrogativi. Chiediamoci dunque: esistono dei limiti alla maggioranza (come la nostra costituzione, tra l’altro, statuisce parlando di diritti inviolabili da essa riconosciuti)? La legge penale, “democraticamente” emanata, può dirsi “democratica” anche quando obblighi i cittadini ad aderire, nei fatti, ad opinioni, credenze o tesi “opinabili”.

Il sesto ostacolo.

Non perdetevi d’animo, cari amici del blog, e fatevi forza: mi vergogno a dirlo, ma c’è un sesto ostacolo da saltare.

Come è noto, infatti, la Corte di Cassazione ha detto ultime e definitive parole (giuridicamente parlando) sulla drammatica vicenda dei Eluana Englaro.

Si chiede: deve essere rispettata questa sentenza?

Può il Parlamento metterla nel nulla con una “legge fotografia”?

Non fatevi trarre in inganno: di tutto si tratta meno che di interrogativi meramente tecnico-giuridici e, in quanto tali, esistenzialmente parlando, di serie B.

Infatti, a ben vedere, si tratta – niente di meno, niente di più – che della libertà delle coscienze rispetto al diritto e del principio della divisione di poteri (inteso come uno dei cardini su cui poggia il controllo del potere).

Libertà di coscienza, anzitutto.

E ci mancherebbe che così non fosse e che l’ordinamento giuridico pretendesse di vincolare le coscienze (a proposito: cos’è mai la “coscienza”? Bel problemino su cui sarebbe assai interessante intrattenersi) ad aderire ai valori quali emergono dagli atti dei vari Poteri pubblici.

Dunque la Magistratura non può vincolare le coscienze.

E neppure – aggiungo – il Parlamento e il Presidente della Repubblica o chiunque altro.

Ma può la coscienza, nel sentirsi o meno vincolata, prendere a parametro solo la condivisione dei valori praticati dalla Magistratura, dal Parlamento, etc.?

Se così fosse, ce ne dovremmo andare ognuno per la sua strada a ogni pie’ sospinto: quasi mai infatti i proclami del Potere coincidono con il nostro interno sentire.

Siamo qui nel pieno del problema affrontato da U. Scarpelli nel suo Cos’è il positivismo giuridico ? (un libro da leggere, se mai lo troviate !): il diritto positivo merita di essere seguito quando il sistema nel suo complesso meriti di essere condiviso per la sua democraticità, per il suo pluralismo, per il rispetto dei valori fondamentali, etc.

Che nel caso concreto questa condivisione debba darsi è la croce e delizia di cui ognuno di noi deve farsi carico.

Infatti poiché le coscienze sono tante, ognuna formata a suo modo e con i suoi valori, è necessario ammettere che, fino a un certo punto, i miei valori possano essere disattesi, così come capita per ogni cittadino: il prezzo del pluralismo è infatti ammettere che non sempre si può vincere e che, come ben si esprime il Concilio Vaticano II, “l’uomo può volgersi al bene soltanto nella libertà cui i nostri contemporanei, tanto tengono e ardentemente cercano e a ragione”.

Sembrerebbe dunque che l’interrogativo da porsi sia: “Il sistema consente reale libertà sì che i valori di ciascuno possano affermarsi, nel libero dibattito, come valori condivisi da tutti?”.

La divisione dei poteri.

Sulla importanza di tutelare siffatto principio (o, il che è lo stesso, evitare la concentrazione del potere) mi sono già espresso altrove e dunque non starò qui a ripetermi.

Merita però di chiedersi: che ne sarebbe del nostro convivere se i giudici pretendessero, sotto forma di sentenza, di emettere leggi o il Parlamento si sovrapponesse alle sentenze?

Meditate gente, meditate …

Tirate le somme.

Cari amici del blog siamo – anzi siete – giunti alla fine.

Rispondendo ai vari quesiti avete implicitamente risposto a tutte le questioni sollevate dal dibattito sul dramma di Eluana Englaro.

Sarete così maggiormente consapevoli del se, del quando e del come si possa o meno obbligare qualcuno a “rispettare” la vita.

Conservate nel vostro cuore la vostra opinione e confrontatela.

E, se mi è consentito un auspicio, siate pronti a difenderla così come a riconoscere le ragioni degli altri.

Perché mai, come in questo tipo di faccende è vero quello cha andava ripetendo il vecchio filosofo:
“E’ impossibile ad un uomo cogliere in modo adeguato la verità ed è altrettanto impossibile non coglierla del tutto: infatti, se ciascuno può dire qualcosa intorno alla realtà, e se, singolarmente preso, questo contributo aggiunge poco o nulla alla conoscenza della verità, tuttavia, dall’unione di tutti i singoli contributi deriva un risultato considerevole (…) Ora non solo è giusto essere grati a coloro dei quali condividiamo le opinioni, ma anche a coloro che hanno espresso opinioni piuttosto superficiali; anche costoro, infatti, hanno dato un certo contributo alla verità, in quanto hanno contribuito a formare il nostro abito speculativo”.

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Feb 25

di Nicola Saracino
(Magistrato)

Come annunciano le agenzie di stampa i colleghi Dionigio Verasani e Gabriella Nuzzi sono stati trasferiti rispettivamente al Tribunale di Cassino e al Tribunale di Latina; gli interessati avevano indicato sedi libere più vicine ai luoghi di residenza, come Napoli, Avellino o Benevento, in considerazione della circostanza che entrambi hanno figli, anche in tenerissima età.

Nell’esecuzione del trasferimento cautelare non si può trascurare che quello disposto dalla Sezione Disciplinare è un trasferimento provvisorio, caducabile in qualsiasi momento, la cui funzione è essenzialmente cautelare; esso è giustificato dalla sola esigenza di evitare la reiterazione delle condotte sanzionabili.

Incorrerebbe in evidente contraddizione chi, invece, affermasse che il trasferimento provvisorio costituisce un’anticipazione dell’esito finale del procedimento disciplinare, ciò essendo in aperto contrasto con la funzione cautelare che si dipana nell’ambito di un procedimento sanzionatorio.

Soltanto nella materia civile, infatti, ha senso discettare di provvedimenti cautelari anticipatori della sentenza; nel procedimento disciplinare, invece - sia per effetto del rinvio alle norme del codice di procedura penale, sia per l’ovvia operatività dei principi generali del diritto punitivo - la funzione delle misure cautelari è essenzialmente diversa, tendendo, per l’appunto, a prevenire il ripetersi di condotte disciplinarmente rilevanti ovvero a ripristinare l’equilibrio della funzione giudiziaria che s’ipotizza turbato da condotte disciplinari indiziariamente predicabili a carico del magistrato il quale, tuttavia, non è stato (ancora) riconosciuto colpevole e nei confronti del quale non si giustificherebbe l’anticipata esecuzione della condanna.

Solo liberandosi da questo preconcetto di fondo è possibile pervenire a soluzioni corrette anche in punto di esecuzione della misura cautelare.

Deve quindi essere evitato il fuorviante accostamento tra il trasferimento cautelare “provvisorio” (per definizione interinale ed instabile) e la sanzione accessoria del trasferimento d’ufficio: l’esecuzione del primo è regolata dal contemperamento tra le esigenze cautelari e la necessità di provocare il minore svantaggio al magistrato; l’esecuzione della seconda (cfr art. 13 comma 1 del Decreto Legislativo n. 109/2006), vera e propria sanzione, seppure accessoria, è collegata al pieno accertamento della responsabilità dell’incolpato e presuppone il passaggio in giudicato della condanna, che conferiscono al trasferimento il carattere della stabilità, il solo che consente di fare riferimento alla ordinaria disciplina del trasferimento del magistrato (a domanda, o d’ufficio per incompatibilità ambientale).

Ciò premesso, per non assegnare alle misure cautelari improprie finalità afflittive, è d’obbligo attenersi al dettato normativo evitando di introdurre sacrifici degli interessi e delle esigenze del magistrato ulteriori e diversi rispetto a quelli espressamente consentiti dalla legge, in una fase del procedimento disciplinare nella quale si è, per definizione, lontani dal pieno accertamento delle responsabilità dell’incolpato.

L’art. 13 comma 2 del Decreto Legislativo 23 febbraio 2006 n. 109, nel prevedere il trasferimento di sede e/o di funzioni, non pone alcun vincolo di carattere “geografico” e, quindi, la cautela deve attuarsi col minor disagio per il magistrato che vi è sottoposto, compatibilmente con la disponibilità di posti vacanti.

L’art. 22 del citato Decreto (che non contempla il mutamento di funzioni ma solo il trasferimento di sede) dispone nella seconda parte del comma 1: “Nei casi di minore gravità il Ministro della giustizia o il Procuratore Generale possono chiedere alla sezione disciplinare il trasferimento provvisorio dell’incolpato ad altro ufficio di un distretto limitrofo, ma diverso da quello indicato nell’articolo 11 del codice di procedura penale”.

A tale specifica previsione, dunque, occorre dare un senso logico, per spiegare la differenziazione della disciplina con particolare riferimento all’impossibilità di assegnare il magistrato ad un ufficio del distretto dove è ubicato quello competente ex art. 11 c.p.p.. Soccorrono, allora, i soliti criteri dell’interpretazione letterale e sistematica, anche a mente del fenomeno della successione delle leggi nel tempo.

Deve, infatti, rimarcarsi che la seconda parte del primo comma dell’art. 22, prevedente il trasferimento cautelare, è stata introdotta dall’art. 1, comma 3, lettera n), L. 24 ottobre 2006, n. 269; l’innesto è avvenuto nell’ambito di un articolo che, originariamente, non contemplava il trasferimento, riguardando soltanto la sospensione cautelare facoltativa, da applicarsi nelle due alternative ipotesi della sottoposizione del magistrato a procedimento penale, ovvero dell’ascrivibilità di fatti disciplinarmente rilevanti incompatibili con l’esercizio delle funzioni (di qualsiasi funzione).

L’assetto normativo delle misure cautelari, prima dell’innovazione, era il seguente: al magistrato al quale fossero stati ascritti solo illeciti disciplinari, non costituenti reato, era applicabile il trasferimento cautelare già previsto dall’art.13, ovvero la sospensione cautelare prevista dall’art. 22; al magistrato sottoposto a procedimento penale, invece, risultava applicabile esclusivamente la più grave misura della sospensione dal servizio.

Di qui l’interpolazione, testualmente riferita ai “casi di minore gravità” che consente, oggi, l’applicazione della più tenue misura del trasferimento cautelare, in luogo del sia pur temporaneo troncamento del rapporto di servizio anche nelle ipotesi di sottoposizione del magistrato a procedimento penale.

E’ agevole, a questo punto, cogliere che le ipotesi relative alla ascrivibilità di fatti disciplinarmente rilevanti risultavano, all’epoca dell’emanazione dell’art. 1, comma 3, lettera n), L. 24 ottobre 2006, n. 269, già espressamente contemplate dall’art. 13 del d. lgs. n. 109 del 2006 tra quelle legittimanti il trasferimento cautelare e provvisorio del magistrato e, pertanto, l’innovazione normativa risulterebbe priva di significato se correlata a questa categoria di presupposti.

Viceversa, l’aggiornamento normativo trae concreto e coerente significato solo se riferito alla diversa ed autonoma classe di fatti connessi alla pendenza di un procedimento penale a carico del magistrato, giacché solo per effetto dell’aggiunta apportata al testo originario, con un chiaro intento di favor, è divenuto possibile evitare la sospensione dalle funzioni e dallo stipendio, applicando il trasferimento cautelare; a ciò è collegato che il magistrato sottoposto a procedimento penale non possa essere assegnato ad un ufficio posto nel distretto nel quale si è già radicata la competenza a giudicarlo, ex art. 11 c.p.p..

Ne discende, allora, che tale limitazione territoriale, caratterizzante il trasferimento provvisorio dell’art. 22, opera solo quando il trasferimento sia determinato dalla pendenza di un procedimento penale contro il magistrato, sempre che il reato in concreto ascritto al giudicabile sia inseribile “nei casi di minore gravità”.

Risulta, al contrario, priva di ogni senso la stessa limitazione se rapportata alle ordinarie ipotesi di un procedimento disciplinare instaurato per fatti non costituenti reato.

Può, in definitiva, affermarsi che la modifica dell’art. 22 del d.lvo n. 109 del 2006 non ha affatto introdotto una nuova misura cautelare ma, più semplicemente, ha esteso l’operatività di quella già prevista dall’art. 13 comma 2 del Decreto legislativo n. 109/2006 ad ipotesi (sottoposizione a procedimento penale) originariamente escluse.

Se è unica la misura cautelare, unica ne è anche la disciplina, e quindi se all’interessato il trasferimento cautelare è stato applicato per ipotesi disciplinari diverse ed autonome rispetto alla sottoposizione a procedimento penale, ne deriva che non può trovare applicazione alcun “divieto” al trasferimento presso un ufficio di un distretto limitrofo, seppure astrattamente competente ex art. 11 c.p.p. rispetto ai procedimenti penali riguardanti i magistrati in servizio presso la sede a quo del trasferibile.

Se le notazioni che precedono sono plausibili, non si comprende quali siano le ragioni che hanno condotto il CSM ad imporre ai colleghi un disagio maggiore di quello necessario, e quindi a connotare la cautela come afflizione, costringendoli ad un trasferimento in sedi lontane (Cassino e Latina) dai rispettivi luoghi di residenza e questo sebbene vi fossero molti posti vacanti nei tribunali limitrofi a quello di Salerno.

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Feb 25

dalla Redazione

I nostri lettori sono una “parte” importantissima e amatissima del blog.

Abbiamo scoperto due strumenti della piattaforma informatica che ospita il nostro blog che consentono di dare loro maggiore visibilità.

Il primo dei due è quello che consente di registrarsi come “Lettori registrati” di Uguale per Tutti.

Nella sidebar di destra del blog, poco sotto l’indice degli articoli intitolato “Chi siamo e cosa pensiamo”, c’è un’area che si chiama “Lettori registrati di Uguale per Tutti”, che si presenta così:

Chi vuole, può registrarsi come “Lettore registrato” del blog, cliccando sul link “Segui questo blog”.

Seguendo le istruzioni che verranno visualizzate, si potrà decidere se registrarsi in maniera “pubblica” oppure in maniera “privata”.

Ovviamente, chi si iscriverà “pubblicamente” potrà essere “visto” dagli altri lettori del blog. Non così, invece, chi si iscriverà “privatamente”.

Entrambi i gruppi di iscritti (sia i “pubblici” che i “privati”), registrandosi, potranno leggere gli articoli del blog direttamente nella bacheca del loro account Google.

All’atto dell’iscrizione sarà anche possibile mettere una propria fotografia, traendola dal proprio computer.

In questo modo, nell’area dei “Lettori registrati”, si vedranno i volti della nostra “comunità virtuale”.

Cliccando su “Visualizza tutto”, si potranno avere maggiori informazioni sui “Lettori registrati” del blog.

Per potersi registrare come “Lettori registrati”, è necessario avere già un account Google.

Chi non lo avesse e lo volesse, potrà ottenerlo gratuitamente a questo link

La registrazione, ovviamente, non comporta alcun onere, né fa assumere alcun tipo di impegno. E, ovviamente, può essere annullata in qualunque momento.

Gli iscritti NON riceveranno alcun tipo di posta dal blog e i loro dati NON verranno in nessun modo memorizzati da noi.

Il secondo strumento che abbiamo scoperto e attivato riporta nella homepage del blog i link agli ultimi cinque commenti pubblicati dai nostri lettori.

Si trovano subito sotto l’area dei “Lettori registrati”.

Di ogni commento vengono riportati il nome dell’autore, il titolo dell’articolo commentato e le prime righe del commento.

Cliccando sul relativo link, si viene portati all’articolo del blog in calce al quale si trova il commento.

Approfittiamo di questa occasione per segnalare a tutti i lettori l’utilità di firmare i commenti con il proprio nome e cognome o almeno con un nickname, che, consentirà di restare anonimi (a chi malauguratamente lo preferisca), ma darà anche agli “anonimi” una “identità virtuale”, che consenta di “riconoscerli” e di seguirne le opinioni.

Grazie a tutti per la Vostra preziosa partecipazione e per la ricchezza dei Vostri contributi.

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Feb 25

Versione stampabile

di Giuliano Castiglia
(Giudice del Tribunale di Termini Imerese)

Da circa tre settimane conosciamo le motivazioni dell’ordinanza del 19 gennaio (data della pronuncia) - 4 febbraio (data del deposito) 2009 con la quale la Sezione disciplinare del C.S.M. ha cautelativamente sospeso dalle funzioni il Procuratore della Repubblica di Salerno Luigi Apicella e trasferito ad altra sede i sostituti procuratori di Salerno Nuzzi e Verasani, il Procuratore generale di Catanzaro Iannelli e il sostituto procuratore generale di Catanzaro Garbati, rigettando le domande di trasferimento di altri due magistrati catanzaresi.

Personalmente, sin dall’inizio, le iniziative che organi istituzionali e la stessa magistratura associata hanno intrapreso nei confronti dei magistrati di Salerno protagonisti di quella che si è voluta far passare come guerra tra le Procure di Salerno e Catanzaro non mi hanno affatto convinto per tante ragioni.

Ho atteso la motivazione dell’ordinanza del 19 gennaio 2009 per verificare se qualcosa mi sfuggisse ma devo dire che essa, lungi dal dissipare dubbi e timori, li ha acuiti.

E ciò per il semplice motivo che, a mio avviso, sul piano strettamente tecnico, tanto con riferimento all’approccio generale che ai singoli passaggi logici in cui si snoda, detta motivazione si presenta tutt’altro che convincente.

Non è mia intenzione santificare i pubblici ministeri di Salerno.

Anzi, dico subito questo: il famoso atto di più di 1400 pagine è stato redatto secondo una tecnica che a me non piace affatto; di più, ho la netta impressione che alcuni passaggi dell’atto risultino oggettivamente causa di ingiusto danno per alcuni dei soggetti che, pur apparendo del tutto estranei al procedimento, ivi sono stati, anche indirettamente e/o non espressamente, tirati in ballo.

A mio avviso, però, il problema che tutti, a partire dalla Sezione disciplinare una volta investita della questione, avrebbero dovuto porsi non era questo.

Non è compito del C.S.M. sindacare la tecnica di redazione e la congruità e pertinenza della motivazione dei provvedimenti giudiziari mentre i terzi ingiustamente danneggiati da tali provvedimenti possono attivare le previste forme di tutela giurisdizionale e, se lesione di diritti effettivamente c’è stata, ottenerne il dovuto riconoscimento.

In ogni caso, ora che è intervenuta la decisione del C.S.M., l’interrogativo che dobbiamo porci è se il comportamento tenuto dai pubblici ministeri salernitani, in un sistema ormai formalmente fondato sulla tipicità dell’illecito disciplinare dei magistrati, integra o meno una delle fattispecie di illecito espressamente previste e se c’erano i presupposti per l’adozione dei provvedimenti cautelari che sono stati adottati; dobbiamo chiederci, ancor prima, se il procedimento seguito dalla Sezione disciplinare per pervenire alle decisioni adottate sia stato rispettoso delle garanzie che l’ordinamento riconosce a chi è coinvolto in una causa e, in particolare, ai magistrati sottoposti a giudizio disciplinare.

A mio avviso, l’iter procedimentale seguito dalla Sezione disciplinare; l’approccio generale dalla stessa adottato rispetto all’accertamento della sussistenza – sia pure a livello proprio della fase cautelare – delle violazioni oggetto dell’incolpazione, tutto incentrato sul carattere eclatante dei fatti giudicati e disattento al profilo della loro riconducibilità alle fattispecie di illecito disciplinare tipicamente previste dalla legge; il costante vaglio di pertinenza dei dati inseriti nel corpo motivazionale; e, infine, le specifiche conclusioni alle quali la Sezione è pervenuta, sollevano diverse e gravi perplessità.

Tali perplessità, oltre a fare seriamente dubitare della regolarità della procedura seguita nel caso di specie e della giustezza delle decisioni adottate, suscitano più generali preoccupanti considerazioni; da un lato, sul rischio di indebite interferenze del giudice disciplinare sul merito delle iniziative e dei provvedimenti giudiziari e, dall’altro, sul deficit di garanzie di cui oggi di fatto dispone il magistrato sottoposto al giudizio disciplinare.

Pur avendo in questi giorni riflettuto sui diversi aspetti sopra menzionati, qui sono in grado di proporre, grazie anche ad una fastidiosa influenza che da vari giorni mi costringe a casa, considerazioni che riguardano solo l’aspetto procedurale e, in particolare, le due questioni della ricusazione e della pubblicità dell’udienza.

Mi riservo, lavoro e famiglia permettendo, di tornare in un futuro non troppo lontano sugli altri aspetti della vicenda.

RICUSAZIONE

Un momento significativo dell’iter procedimentale che ha preceduto la decisione di merito del 19.1.2009, è rappresentato dal provvedimento del 10.1.2009 con il quale è stata rigettata la ricusazione avanzata dal dr Apicella nei confronti di alcuni componenti della Sezione disciplinare del C.S.M., sia effettivi che supplenti.

Su tale istanza si è pronunciato un Collegio in composizione diversa da quello chiamato a decidere sul merito.

Peraltro, da quanto ho letto, non è chiaro, a parte Presidente e Relatore, da chi questo secondo Collegio fosse composto. Ricordo, in proposito, che l’art. 6 comma 5 della legge n. 195 del 1958, prevede che “sulla ricusazione di un componente della sezione disciplinare, decide la stessa sezione, previa sostituzione del componente ricusato con il supplente corrispondente”.

Per comodità indicherò il Collegio che ha deciso sull’istanza di ricusazione come Collegio B, in contrapposizione al Collegio che poi, con l’ordinanza del 19.1.2009, ha deciso sul merito e che indicherò come Collegio A.

Per tutti i ricusati l’istanza era fondata ai sensi dell’art. 36 lett. c) del codice di procedura penale e, per alcuni, anche ai sensi dell’art. 36 lett. a) del codice.

Il Collegio B) affronta separatamente i due profili di ricusazione e li ritiene entrambi manifestamente infondati.

Ogni addetto ai lavori sa che l’art. 36 lett. a) c.p.p. prevede l’obbligo di astensione del giudice – con la correlativa facoltà delle parti di ricusarlo prevista dall’art. 37 c.p.p. – che abbia interesse nel procedimento.

E sa anche che da sempre si ritiene che, tra l’altro, sussista un interesse nel procedimento quando:

- il giudice si presenti come danneggiato dal comportamento che è chiamato a valutare;

- dall’esito del procedimento il giudice possa ricavare un vantaggio, anche solo di natura morale.

Il provvedimento del 10.1.2009 esclude che nel caso di cui ci occupiamo ricorresse una di queste due ipotesi.

Bene, l’affermazione che i componenti ricusati non potessero essere considerati danneggiati dal comportamento sottoposto al loro giudizio è supportata esclusivamente dalla seguente affermazione: i ricusati non “potrebbero essere qualificati come danneggiati dal comportamento contestato che non costituisce reato, ma un illecito amministrativo.

Ora, poiché dobbiamo escludere che siamo di fronte ad una frase buttata lì tanto perché qualcosa doveva pure essere scritta, dobbiamo sforzarci di dare un senso a tale affermazione.

E l’unico senso possibile senso è il seguente: i componenti della Sezione disciplinare ricusati dal dr Apicella non possono essere qualificati come danneggiati dal comportamento contestato perché soltanto i comportamenti costituenti reato possono danneggiare qualcuno e qui, invece, siamo di fronte non ad un reato ma ad un semplice illecito amministrativo.

Così intesa, nell’unico modo possibile, è palese che siamo di fronte ad una affermazione totalmente infondata e dalle implicazioni paradossali.

Non è affatto vero, infatti, che solo i reati producono danno. E non credo valga la pena, sul punto, di insistere ulteriormente, bastando rimandare ad una lettura degli artt. 2043 e 2059 del codice civile.

In altri termini, è “arcipacifico” che possono essere causa di danno comportamenti non costituenti reato come gli illeciti civili, gli illeciti amministrativi o, addirittura, comportamenti del tutto leciti.

Che poi, se quanto affermato dal Collegio B fosse vero, non si spiegherebbe come il Collegio A della stessa Sezione disciplinare, con l’ordinanza del 19.1.2009, abbia potuto ritenere il comportamento dei magistrati di Salerno causa di danno nei confronti di un numero assai significativo di soggetti; a meno che il Collegio A non abbia in cuor suo già accertato, contrariamente a quanto affermato dal Collegio B per rigettare la ricusazione, che detto comportamento è reato.

L’altro profilo della ricusazione ai sensi della lett. a) dell’art. 36 c.p.p., attinente al possibile vantaggio dei ricusati dall’esito del procedimento, era collegato al fatto che una delle accuse (Capo D) mosse ai magistrati di Salerno, tra cui il ricusante, era quella di avere “fatto propria, nella motivazione del decreto di perquisizione de quo, una congerie di impressioni soggettive, di accuse allusive e di giudizi sostanzialmente denigratori riguardo a decisioni giurisdizionali già assunte dalla Sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura”.

Nell’ottica del ricusante, dunque, il ragionamento era questo: siccome ciò di cui sono accusato è ritenuto denigratorio, tra gli altri, dei componenti della Sezione disciplinare del C.S.M. che hanno deciso il trasferimento del dr De Magistris, una decisione che qualificasse come violazione disciplinare la mia condotta recherebbe un evidente vantaggio, almeno sul piano morale, a tali componenti della Sezione disciplinare; pertanto, i componenti della Sezione disciplinare che hanno deciso il trasferimento del dr. De Magistris, chiamati ora a decidere sulla mia condotta asseritamente denigratoria della loro decisione, devono astenersi; e siccome non si astengono, li ricuso.

Ebbene, l’argomentazione utilizzata dal Collegio B per ritenere manifestamente infondata, anche sotto questo profilo, l’istanza di ricusazione è questa e soltanto questa: “è ben vero che in detto capo di incolpazione si afferma che i pubblici ministeri di Salerno “hanno fatto propri” giudizi formulati dal dr De Magistris nei confronti di una pluralità di magistrati che si sono occupati delle sue vicende, ma tale affermazione è da intendersi nel senso che detti pubblici ministeri hanno ritenuto rilevante la esposizione di tali rilievi e non anche che ne hanno ritenuto la fondatezza (ché, altrimenti, anche per i giudici disciplinari avrebbero provveduto ad iniziative processuali analoghe a quelle adottate nei confronti di altri magistrati)”.

Che dire? A me risulta davvero difficile cogliere la razionalità dell’affermazione appena riportata.

Dunque, i pubblici ministeri di Salerno avrebbero ritenuto rilevante quanto detto dal dr. De Magistris e l’avrebbero riportato nel decreto ma non l’avrebbero ritenuto fondato.

In sostanza, quindi, si dice che i pubblici ministeri di Salerno non hanno creduto al dr. De Magistris.

Questo non solo in assenza di ogni elemento significativo in tal senso ma addirittura in un contesto che lascia supporre l’esatto contrario.

“Ché, altrimenti - dice però il Collegio B -, anche per i giudici disciplinari avrebbero provveduto ad iniziative processuali analoghe a quelle adottate nei confronti di altri magistrati”.

Insomma, sembrerebbe che qui si dica che i pubblici ministeri salernitani non hanno creduto al dr De Magistris perché altrimenti avrebbero iscritto nel registro delle notizie di reato anche i componenti delle Sezione disciplinare del C.S.M., avrebbero ordinato perquisizioni nei loro uffici di Palazzo dei Marescialli e nelle loro abitazioni e avrebbero sequestrato gli atti del procedimento disciplinare nei confronti di De Magistris. Ma vi pare?

Invero in quell’affermazione si torna alla visione “panpenalistica” delle relazioni umane per cui denigrare qualcuno implica ritenerlo responsabile di reati.

E in quest’ottica, ovviamente, pare che un magistrato soggetto a procedimento disciplinare potrà pretendere l’astensione di un componente della Sezione disciplinare solo quando la contestazione ha ad oggetto l’adozione di un atto giudiziario in diretto pregiudizio di quel componente, da una perquisizione a salire.

Per completare il quadro della precarietà assoluta dell’argomentazione utilizzata in questo caso dal Collegio B, si deve ancora aggiungere che se si leggono le pagine da 43 a 47 dell’ordinanza del 19.1.2009 con la quale il Collegio A ha cautelativamente sospeso Apicella e trasferito Verasani e Nuzzi, della sottile distinzione tra il “fare proprio” ed il “ritenere rilevante” non c’è più traccia e, in buona sostanza, il comportamento dei tre viene ritenuto gravemente scorretto per avere recepito, facendole proprie, le dichiarazioni di De Magistris.

L’altra ragione posta a fondamento della dichiarazione di ricusazione era quella fondata sulla lett. c) dell’art. 36 c.p.p..

Tale disposizione prevede che “il giudice ha l’obbligo di astenersi - e può quindi essere ricusato - se ha manifestato il suo parere sull’oggetto del procedimento fuori dell’esercizio delle funzioni giudiziarie”.

E’ un dato di fatto che risulta dalla stessa ordinanza del 19.1.2009 che alcuni componenti del Sezione disciplinare chiamata a decidere si erano già pronunciati sui comportamenti oggetto delle incolpazioni nella procedura amministrativa volta al trasferimento per incompatibilità ambientale in seno alla Prima Commissione del C.S.M..

L’ottica del ricusante era dunque la seguente: siccome vi siete occupati del caso nell’esercizio di funzioni amministrative, non ve ne potete ora occupare in sede di giurisdizione disciplinare; e siccome non vi astenete, vi ricuso.

Il Collegio B ha risposto in questo modo: “di tutta evidenza è altresì la manifesta infondatezza dell’ulteriore motivo di ricusazione dedotto ai sensi dell’art. 36, comma primo, lett. c, c.p.p.”.

Le ragioni di tale risposta si esauriscono nelle due seguenti affermazioni:

- “Difatti occorre tener conto della natura giurisdizionale e non amministrativa della sezione disciplinare, la quale viene costituita sulla base di criteri predeterminati fissati direttamente dalla legge”.

- “Inoltre è la stessa Costituzione che, all’art. 105, prevede per i componenti del C.S.M. la possibilità di cumulare le funzioni amministrative con quelle giurisdizionali anche con riferimento allo stesso fatto ed allo stesso magistrato”.

Va subito detto che la seconda delle due affermazioni, come tutti possono apprezzare leggendo l’art. 105 Cost., è totalmente infondata.

L’art. 105 Cost. neppure prevede una giurisdizione del CSM, limitandosi a prevedere tra le competenze dell’organo di autogoverno l’adozione dei provvedimenti (non delle sentenze) disciplinari nei riguardi dei magistrati.

La creazione del CSM come giudice disciplinare è opera della legge ordinaria.

Mi sia consentita, a questo proposito, una breve digressione. Non credo sia necessario essere un costituzionalista per intendere il senso delle parole “spettano al CSM, secondo le norme dell’ordinamento giudiziario, le assunzioni, le assegnazioni ed i trasferimenti, le promozioni e i provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati” (art. 105 Cost.).

A me pare indubitabile che l’art. 105 Cost. faccia riferimento ad un CSM come organo di amministrazione al quale, in quanto tale, naturalmente competono le assunzioni, le assegnazioni ed i trasferimenti, le promozioni e i provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati.

La riserva costituzionale al CSM di tali attribuzioni, ovviamente, nell’ottica del legislatore costituente, era finalizzata ad evitare che al legislatore ordinario potesse venire in mente di assegnare detti compiti al Ministro della Giustizia.

Ora, se quanto ho detto è corretto, è inevitabile dubitare della legittimità costituzionale dell’assetto normativo predisposto dal legislatore ordinario già nella misura in cui fa del CSM il giudice disciplinare dei magistrati e, inoltre, del modo in cui lo fa.

A me pare evidente il contrasto di tale assetto normativo, tra l’altro, con l’art. 102 Cost., che fa divieto di istituire giudici speciali, e con l’art. 24 Cost., che riconosce a tutti il diritto di agire in giudizio a tutela dei propri diritti ed interessi legittimi.

Ma, se si raffronta la condizione dei magistrati a quella di tutti gli altri pubblici impiegati, evidente mi pare anche la violazione dell’art. 3 Cost.

Ed invero, con il sistema attuale, la situazione dei magistrati risulta all’evidenza assai meno garantita rispetto a quella di tutti gli altri pubblici impiegati.

Tra costoro, infatti, quelli non contrattualizzati, di fronte a provvedimenti disciplinari adottati dall’amministrazione di appartenenza, possono ricorrere al T.A.R.. e poi, se del caso, al Consiglio di Stato; sia T.A.R. che C.d.S. sono giudici anche del fatto.

In questi casi, quindi, l’interessato dispone di due istanze giurisdizionali che valutano la fondatezza in fatto del provvedimento adottato dall’amministrazione di appartenenza.

La situazione dei pubblici impiegati non contrattualizzati è ancora più garantita.

Di fronte al provvedimento disciplinare, infatti, possono ricorrere al Tribunale; poi, se del caso, alla Corte di Appello; e possono infine adire, per motivi di legittimità, la Corte di cassazione.

I magistrati, invece, sono giudicati dalla Sezione disciplinare del C.S.M. e, a fronte di tale decisione, se sfavorevole, possono solo fare ricorso in Cassazione per motivi di legittimità.

Tornando alla decisione del Collegio B sulla ricusazione, rispetto l’affermazione secondo cui “è la stessa Costituzione che, all’art. 105, prevede per i componenti del C.S.M. la possibilità di cumulare le funzioni amministrative con quelle giurisdizionali anche con riferimento allo stesso fatto ed allo stesso magistrato”, ribadisco che l’unica cosa che può dirsi è che tale affermazione ha un contenuto semplicemente non vero.

L’altro argomento addotto a sostegno della ritenuta manifesta infondatezza della ricusazione, anche ai sensi dell’art. 36 lett. c), è quello della natura giurisdizionale e non amministrativa della Sezione disciplinare e della sua costituzione sulla base di criteri fissati dalla legge.

Devo riconoscere che, nel provvedimento in esame, questo è l’unico passaggio che mi sembra sensato.

Sensato perché all’argomento in questione si attaglia il richiamo operato dal Collegio B ai precedenti delle Sezioni Unite della Corte di cassazione: “la Corte di Cassazione - si legge nel provvedimento - ha costantemente ritenuto la piena compatibilità fra le funzioni di giudice della sezione disciplinare e di quelle di componente dell’assemblea plenaria del C.S.M. e delle relative commissioni referenti, escludendo altresì qualsiasi contrasto con i principi costituzionali posti a tutela del diritto di difesa e della giurisdizione”.

In effetti, l’idea che l’avere in precedenza esercitato funzioni amministrative in seno al C.S.M. sui medesimi fatti portati all’attenzione della Sezione disciplinare non imponga al componente di tale Sezione l’obbligo di astenersi risulta in linea con la giurisprudenza della Corte di Cassazione.

Basti dire, infatti, che Cass. civ., Sez. Un., n. 27172 del 2006 (Pres. Nicastro, est. Luccioli) - la più recente tra le pronunce richiamate nel provvedimento in esame - testualmente afferma: “In tema di procedimento disciplinare a carico di magistrati, la natura giurisdizionale e non amministrativa della Sezione disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura e la sua composizione secondo criteri fissati direttamente dalla legge escludono la sussistenza di ragioni di incompatibilità, e quindi di astensione, nell’ipotesi in cui siano chiamati a farne parte componenti che abbiano già espresso il loro parere sui medesimi fatti oggetto dell’incolpazione nell’esercizio dell’attività amministrativa dell’organo di autogoverno”.

Sul punto, dunque, la pronuncia del Collegio B si colloca nel solco di un consolidato filone giurisprudenziale. Nondimeno l’argomento sul quale si fonda mi sembra alquanto precario.

Tutti in Italia sono soggetti ad un giudice naturale precostituito per legge.

Gli istituti dell’astensione e della ricusazione non sono incompatibili con questo principio; anzi, nella misura in cui il giudice che si è astenuto o è stato ricusato con successo, viene sostituito secondo regole anch’esse predeterminate, ne sono una diretta esplicazione, finalizzata anche a rendere effettivo un altro principio costituzionale, quello di imparzialità del giudice, da diversi anni ormai costituzionalizzato anche formalmente.

Perché mai il fatto che la composizione della sezione disciplinare sia stabilita secondo criteri fissati direttamente dalla legge dovrebbe escludere la sussistenza di ragioni di incompatibilità, e quindi di astensione, per quei componenti che si siano pronunciati sui medesimi fatti nell’esercizio dell’attività amministrativa del Consiglio?

Il nesso di consequenzialità logica tra l’essere la composizione della Sezione disciplinare stabilita secondo criteri legali e l’inesistenza di un dovere di astensione del componente che si sia occupato della medesima questione nell’esercizio delle funzioni amministrative del Consiglio, con conseguente sostanziale disapplicazione dell’art. 36 lett. c) c.p.p., davvero mi sfugge.

L’unico dato che può trarsi della legge è che non vi è incompatibilità tra il far parte della Sezione disciplinare ed il far parte di altre Commissioni del Consiglio ma da ciò non può trarsi l’ulteriore conclusione che il consigliere che si pronuncia su un fatto nell’esercizio di funzioni amministrative nell’ambito di una delle Commissioni del C.S.M. non soggiace al disposto dell’art. 36 c.p.p..

In sintesi, quindi, anche per il motivo fondato sulla lett. c) dell’art. 36 c.p.p., gli argomenti impiegati per rigettare la ricusazione si presentano per certi versi deboli e per altri totalmente infondati.

Prima di chiudere l’argomento, però, mi sembra il caso di aggiungere qualche considerazione in positivo, a sostegno della fondatezza del motivo di ricusazione.

Non credo si possa dubitare del fatto che il giudice espressosi sullo specifico oggetto della causa in veste diversa da quella di giudice della medesima causa non può essere considerato imparziale. E non per niente c’è l’art. 36 lett. c) c.p.p., della cui ragionevolezza mai nessuno ha dubitato.

Ora, la stessa Corte di Cassazione ha ripetutamente affermato il seguente principio: “A seguito della modifica dell’art. 111 della Costituzione, operata dall’art. 1 della legge costituzionale 23 novembre 1999, n. 2, che ha sancito in modo solenne il principio dell’imparzialità del giudice, adeguando il sistema processuale al fondamentale precetto dell’art. 6 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo, l’esigenza di far decidere la controversia da un giudice imparziale non costituisce più soltanto una questione amministrativa relativa all’organizzazione degli uffici giudiziari, che dà luogo ad un procedimento incidentale definito con un provvedimento di natura ordinatoria, bensì rappresenta un diritto soggettivo della persona, non solo pieno ed assoluto, ma anche fondamentale ed insopprimibile, in quanto riconosciuto dalla Costituzione e dalla menzionata Convenzione internazionale, con riferimento a qualunque tipo di processo” (ho qui riportato la massima di Cass. civ., Sez. I, n. 4297 del 2002, ma ce ne sono diverse altre di identico tenore).

Domando, c’è una ragione per la quale questo diritto soggettivo della persona, non solo pieno ed assoluto, ma anche fondamentale ed insopprimibile non debba essere riconosciuto ai magistrati nel processo (disciplinare) a loro carico?

Può mettersi in dubbio che la risposta a tale domanda sia no, una ragione non c’è?

PUBBLICITA’ DELL’UDIENZA

L’ordinanza del 19 gennaio che ha deciso per la sospensione di Apicella, per il trasferimento di Verasani, Nuzzi, Iannelli e Garbati nonché, infine, per il rigetto delle altre richieste, prima di entrare nel merito delle accuse mosse ai colleghi, affronta alcune questioni di rito presentatesi nell’iter procedurale.

L’indisponibilità degli atti rende in gran parte impossibile l’esame critico di questi aspetti della decisione.

Credo, tuttavia, che almeno la questione della pubblicità dell’udienza, tutta in diritto, si presti ad essere compiutamente valutata.

La Sezione disciplinare ha ritenuto che il principio di pubblicità dell’udienza non trova applicazione nella fase cautelare del procedimento disciplinare e che in tale fase l’udienza si deve svolgere a porte chiuse.

La mia valutazione su queste conclusioni è fortemente negativa.

L’art. 18 del d.lgs. 109 del 2006 (disciplina degli illeciti disciplinari dei magistrati, delle relative sanzioni e della procedura per la loro applicabilità), rubricato “discussione nel giudizio disciplinare”, stabilisce al comma 2 che “l’udienza è pubblica”.

Analoga disposizione non è dettata dal d.lgs. 109/06 con specifico riferimento al procedimento cautelare. Relativamente all’ipotesi di “sospensione cautelare facoltativa”, l’art. 22 comma 2 si limita a prevedere che la Sezione disciplinare del C.S.M. “provvede dopo aver sentito l’interessato o dopo aver constatato la sua mancata presentazione”.

Di fronte a tale corpo normativo, la Sezione disciplinare ha sposato la tesi secondo cui nel procedimento cautelare a carico di magistrati, “atteso il difetto di una previsione in tal senso nelle norme che regolano il procedimento stesso”, “deve escludersi l’obbligo della pubblicità delle udienze” ed ha ritenuto che, trovando applicazione l’art. 127 c.p.p. in materia di procedimento in camera di consiglio, si applichi il comma 6 di tale articolo, il quale stabilisce che “l’udienza si svolge senza la presenza del pubblico”.

La Sezione, dunque, ha dichiarato di confermare i provvedimenti adottati all’udienza camerale del 19.1.2009 “con i quali si è negata prima al dott. Apicella e poi ai dottori Verasani e Nuzzi la richiesta di pubblicità dell’udienza” (ord. 19.1-4.2/2009, pag. 12).

Ciò che mi lascia fortemente perplesso, innanzi tutto, è il modo con il quale l’ordinanza della Sezione disciplinare risolve la questione attinente all’invocato precetto dell’art. 6 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, secondo cui ogni persona ha diritto a che la sua causa sia esaminata, tra l’altro, “pubblicamente”.

L’ordinanza liquida il tema dicendo che l’art. 6 C.E.D.U. non è invocabile perché la C.E.D.U., “nell’affermare l’esigenza di pubblicità del processo, pone solo un principio di comportamento per il legislatore nazionale”.

Di fronte a tale affermazione si resta quasi basiti già per il fatto che risulta in radicale contrasto con i precedenti della Sezione disciplinare (già con la Sentenza 5.7.1985 la Sez. disc. affermava il principio della diretta applicabilità dell’art. 6 C.E.D.U. nel procedimento disciplinare a carico dei magistrati).

Ma si resta esterrefatti quando, nelle pagine 35 e ss. della stessa ordinanza dei 19.1-4.2/2009, si registra che la Sezione disciplinare, nel valutare la motivazione del noto provvedimento, la giudica in contrasto con l’art. 6 C.E.D.U., facendo quindi diretta applicazione - peraltro sbagliata (l’art. 6 C.E.D.U. non disciplina la motivazione dei provvedimenti giudiziari) - nell’ordinamento interno dello Stato italiano di tale articolo della Convenzione.

Con il che si registra una inspiegabile ed insanabile contraddittorietà della motivazione.

Nei passaggi motivazionali dello stesso provvedimento, infatti, l’art. 6 C.E.D.U. è considerato in un caso solo “un principio di comportamento per il legislatore” e in un altro una diretta fonte di diritti e doveri nell’ordinamento interno dello Stato.

In particolare, allorché invocato dagli incolpati quale fonte del loro diritto alla pubblicità dell’udienza, l’art. 6 C.E.D.U. viene ridotto a “principio di comportamento per il legislatore”; quando invece si tratta di valutare se la condotta degli incolpati è o meno legale l’art. 6 assurge a fonte precettiva diretta.

In ogni caso, qualche riflessione sull’argomentazione impiegata per ritenere non invocabile l’art. 6 C.E.D.U. quale fonte diretta del diritto alla pubblicità dell’udienza è opportuno svolgerla.

Dire che l’art. 6 C.E.D.U., “nell’affermare l’esigenza di pubblicità del processo, pone solo un principio di comportamento per il legislatore nazionale”, è una affermazione di assoluta retroguardia.

Essa oblitera tutta l’evoluzione dottrinale e giurisprudenziale - senz’altro travagliata ma inesorabile - in materia di efficacia delle norme C.E.D.U. negli ordinamenti interni degli Stati ad essa aderenti.

Evoluzione nella quale si sono registrate tappe come, a titolo meramente esemplificativo, quella segnata da Cass. civ., Sez. I, n. 9411 del 2006, secondo la quale “il giudice italiano, chiamato ad applicare la legge, è tenuto ad interpretarla in modo conforme alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo”; o come Cass. civ., Sez. I, n. 7923 del 2005, la quale afferma che “le norme della Convenzione costituiscono fonte di diritti ed obblighi per tutti i soggetti” e, con specifico riferimento tra l’altro proprio all’art. 6, che “le disposizioni della Convenzione costituiscono norme precettive per quanto direttamente risulta dal loro contenuto”; o ancora come Cass. civ., Sez. Un., n. 28507 del 2005, la quale, nel ribadire “il principio che il fatto costitutivo” del diritto all’equa riparazione per l’irragionevole durata del processo “coincide con la violazione della norma contenuta nell’art. 6 della convenzione, di immediata rilevanza nel diritto interno”, rileva come la Corte avesse già in passato “espressamente riconosciuto la natura sovraordinata alle norme della Convenzione sancendo l’obbligo per il giudice di disapplicare la norma interna in contrasto con la norma pattizia dotata di immediata precettività nel caso concreto (Cass. 19 luglio 2002, n. 10542)”.

Ma c’era ancora un precedente delle Sezioni Unite della Cassazione - ricordato proprio da Sez. Un., n. 28507/05 - con la quale la Sezione disciplinare non poteva non confrontarsi. Si tratta di un precedente con il quale le Sezioni Unite riconoscono alle norme della Convenzione efficacia abrogante di una disposizione interna e si dà il caso che si tratti proprio della norma sulla non pubblicità delle udienze nei procedimenti disciplinari nei confronti di magistrati allora prevista dall’art. 34 comma 2 del r.d.l. 31 maggio 1946, n. 511.

La sentenza è la n. 7662 del 10 luglio 1991, la cui massima recita come segue: “L’art. 6 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, resa esecutiva con legge 4 agosto 1955 n. 848, ove prevede la pubblicità delle udienze, trova applicazione anche nei procedimenti disciplinari a carico di magistrati, e, quindi, implica l’abrogazione dell’art. 34 secondo comma del R.D.L. 31 maggio 1946 n. 511, nella parte in cui dispone che la discussione sulle incolpazioni si svolga “a porte chiuse” (salva restando la possibilità di una deroga a detta pubblicità, nel caso concreto, quando sussistano specifiche esigenze che la richiedano)”.

Vero è che, di recente, la Corte costituzionale, con le sentenze n. 348 e 349 del 2007 si è pronunciata in senso contrario alla diretta disapplicazione da parte del giudice della norma interna recisamente contraria alla C.E.D.U. ma ha anche affermato che in questo caso il giudice deve sollevare questione di legittimità costituzionale per violazione dell’art. 117 Cost..

Ma soprattutto, in una questione nella quale il precetto era tutt’altro che definito e lo spazio per un’interpretazione conforme - riconosciuta come doverosa anche dalla Corte costituzionale nelle due suddette sentenze - assai ampio, la sbrigativa affermazione secondo cui “l’esigenza di pubblicità del processo” sancita dalla C.E.D.U. “pone solo un principio di comportamento per il legislatore nazionale”, a fronte dei precedenti che ho richiamato e dei precedenti contrari della stessa Sezione disciplinare, a mio avviso ha il tocco, come ho detto, di una campana di assoluta retroguardia.

Ma oltre a quanto detto sin qui, sulla questione c’è un’altra cosa da segnalare.

La legge istitutiva del Consiglio Superiore, la n. 195 del 1958, all’art. 6 comma 6 (aggiunto dall’art. 1 della legge n. 74 del 1990), stabilisce quanto segue: Dinanzi alla sezione disciplinare il dibattito si svolge in pubblica udienza; se i fatti oggetto dell’incolpazione non riguardano l’esercizio della funzione giudiziaria ovvero se ricorrono esigenze di tutela del diritto dei terzi o esigenze di tutela della credibilità della funzione giudiziaria con riferimento ai fatti contestati e all’ufficio che l’incolpato occupa, la sezione disciplinare può disporre, su richiesta di una delle parti, che il dibattito si svolga a porte chiuse”.

E qui non si fa distinzione tra procedimento ordinario e cautelare: “Dinanzi alla sezione disciplinare il dibattito si svolge in pubblica udienza”.

Perché questa norma non è stata presa in considerazione ed applicata?

La norma non mi risulta espressamente abrogata dalla nuova procedura introdotta con il d.lgs. n. 109/06, e non vedo perché avrebbe dovuto esserlo, e di certo escluderei che ci siano i presupposti per ritenerla implicitamente abrogata ai sensi dell’art. 15 delle preleggi.

In ogni caso, se così è stato ritenuto, una parola al riguardo doveva pure essere spesa.

Vorrei dire, infine, che la dissertazione sulla pubblicità dell’udienza è niente affatto accademica.

Basti tenere presente, a prescindere da altre considerazioni, che se accettiamo l’idea che l’udienza deve essere pubblica, il non consentire che ciò accada comporta la nullità dell’attività che viene svolta a porte chiuse.

Ed infatti, l’art. 471 comma 1 c.p.p., che fa parte delle norme sul dibattimento penale espressamente richiamate dall’art. 18 comma 4 del d.lgs. n. 109/06 in materia di procedimento disciplinare, stabilisce che “l’udienza è pubblica a pena di nullità”.

fonte: toghe.blogspot.com » Vai al post originale

Feb 25


I nostri colleghi - giornalisti scientifici - di PiGreco Party (Radio Città Del Capo) ci informano attraverso il loro canale su Facebook che alle ore 13 parleranno oggi dal loro canale radio di uno studio condotto da due ricercatrici dell’università dell’Indiana (Usa) in cui risulta che le ragazze usino meglio e più appropriatamente gli SMS.
La ricerca è stata condotta sui “messaggini” inviati alla tv musicale allmusic: quando le donne digitano sono più espressive degli uomini.

La redazione di PiGreco Party ha contattato una delle ricercatrici, scoprendo che parla più di sette lingue! Non sarà che si ritorna al vecchio adagio per cui le donne sono più diligenti degli uomini? Veniamo veramente da Marte e Venere?

La puntata sarà disponibile in podcasting sul sito Formica Blu http://www.formicablu.it/fmblue

Una delle ricercatrici è SUSAN HERRING, Professore di Information Science e di linguistica all’Indiana University.

Qui una sua precedente intervista
http://medea.provincia.venezia.it/macri/herring.htm

Alcuni articoli divulgativi in lingua inglese sulla ricerca li trovate su :

SCIENCE DAILY
http://www.sciencedaily.com/releases/2009/02/090210162031.htm

TECHRADAR
http://www.techradar.com/news/phone-and-communications/mobile-phone…

Per chi volesse partecipare alla discussione, abbiamo anche anche aperto un post cui è possibile prendere parte sul gruppo Ning di Eccellenze al Femminile.

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fonte: www.gravita-zero.org » Vai al post originale

Feb 25


Il prossimo 2 marzo, alle ore 14, sarà ospite presso la sede romana della European School of Economics (via Quintino Sella 67-69) il prof. Josè M. Kenny per un intervento sui nuovi trend imprenditoriali che si stanno imponendo sul mercato con l’avvento delle nanotecnologie.

Sarà una occasione per osservare le possibilità di sviluppo di nuove opportunità di business grazie alla capacità di osservare, misurare e manipolare la materia su scala atomica e molecolare e offrirà un’ampia panoramica dei campi di applicazione delle nanotecnologie, che vanno dall’elettronica all’informatica, dalla biologia alla medicina, dall’industria tessile all’ingegneria aerospaziale e alle energie rinnovabili.

L’evento è aperto al pubblico, previa registrazione. Chi intende aderire può chiamare il numero tel. 06/97270710 o inviare un’email di conferma a ese.roma@uniese.it. L’intervento si potrà seguire anche in streaming all’indirizzo www.mogulus.com/eserome.

Josè M. Kenny rappresenta una delle massime autorità in tema di nanotecnologie. Ordinario di Scienza e Tecnologia dei Materiali presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università degli Studi di Perugia e titolare delle cattedre di “Tecnologia dei Polimeri” e “Nanotecnologie dei Materiali” presso il corso di laurea di Ingegneria dei Materiali, è coordinatore di numerosi progetti nazionali e internazionali di ricerca.

Kenny coordina la Rete di Eccellenza “NANOFUN-POLY” su materiali polimerici nanostrutturati e nanocompositi recentemente approvata dalla Commissione Europea.

E’ inoltre Presidente del Centro Europeo sui Polimeri Nanostrutturati e Nanocompositi (ECNP), membro di diverse società scientifiche italiane e straniere ed è Past-President del SAMPE Europe (Society for the Advancement of Material and Process Engineering), Vicepresident del SAMPE Italia e membro del direttivo di Assocompositi.

fonte: www.gravita-zero.org » Vai al post originale

Feb 25

Oggi vi mostro questo recente video che vi mostra l’incredibile situazione del traffico ed in maniera particolare delle auto posteggiate ed in doppia fila nella mia città Catania. Hanno costruito tantissimi parcheggi distruggendo tantissime piazze della città per far spazio alle macchine ma la situazione è solo peggiorata come avevo previsto.

Anche quando arriveranno le auto elettriche risolveremo solo il problema dello smog ma non quello degli spazi, anche di notte a Catania in molte vie non è possibile usufruire dei marciapiedi, qui una foto scattata da me tempo fa per farvi capire:

Dovrebbero sbatterle in galera queste persone per tentato omicidio, costringere un pedone a camminare in mezzo alla strada è veramente un grave crimine a mio parere.

In tutto questo ancora Catania attende la sua PRIMA pista ciclabile che doveva essere pronta a fine 2007, non riescono a farne neanche una e questa che devono realizzare è pure piccolissima!

Se non incentivano altri mezzi per muoversi in città, Catania non uscirà mai da questa situazione.

Ricordo che l’autore di tutto questo disastro è il medico di Berlusconi, Scapagnini il quale, grazie ai suoi debiti accumulati che hanno portato la città vicinissima al fallimento, è stato subito premiato da Silvio con un posto alla camera.

L’Italia è diventata veramente una nazione assurda dove chi compie illegalità e disastri finanziari viene subito portato al parlamento per avere protezione contro la giustizia invece di andare in galera! Riuscite a trovare qualcosa di più contorto e disgustoso? Io no.

fonte: alessios4.blogspot.com » Vai al post originale

Feb 25

A quanto pare uno degli effetti della riduzione dei fondi alla scuola e del maestro unico sarà la cancellazione di una delle tre “i” della riforma Moratti (internet-informatica, inglese, impresa).

Nel sito del ministero dell’istruzione un genitore ha posto la seguente domanda:

Con il taglio delle compresenze, mio figlio potrà continuare a fare il laboratorio di Informatica?

E la risposta è stata:

“La riduzione delle ore di compresenza comporterà qualche riassetto organizzativo (…) Ci auguriamo che anche il laboratorio di informatica possa trovare spazio tra le attività, anche se vorrà convenire che esso non costituisce, soprattutto nella scuola primaria, un insegnamento prioritario“.

Insomma l’informatica non è più una materia prioritaria. Se eravamo già un paese arretrato, grazie a Berlusconi lo diventeremo ancora di più.

La ricetta per uscire dalla crisi del nostro governo sono incentivi alle automobili ed ignoranza per le nuove generazioni…voglio vedere come potremo mai uscirne in questo modo.

Che schifo.

In alto un video dove Massimo Donadi (IDV) ci parla del tentativo di oscurare internet da parte del governo di cui avevo parlato l’ altro ieri.

fonte: alessios4.blogspot.com » Vai al post originale

Feb 25

Per questo fine settimana di video divertenti vi ripropongo un video di Crozza a Ballarò ai tempi della fusione tra DS e Margherita nel PD con Bersani e Soru in studio.

fonte: alessios4.blogspot.com » Vai al post originale

Feb 23

È ARRIVATO IL momento di Doonesbury di Garry B. Trudeau. As usual.

fonte: antoniodini.blogspot.com » Vai al post originale

Feb 23

UNA VECCHIA INTERVISTA a Stefano Bartezzaghi, tutta da leggere.

Money quote: «La mia generazione è sempre arrivata quando la festa era già finita. Pensi invece a quelli nati negli Anni 30: hanno vissuto la dittatura, la guerra, la fame, poi hanno avuto la libertà, il boom economico, la rivoluzione sessuale, e adesso che sono vecchi si godono le ultime pensioni, perché è chiaro che i soldi per pagare le nostre non si troveranno, e gli hanno pure inventato il Viagra. Più di così!».

La Settimana Enigmistica (che per inciso costa 1,30 euro, in un mondo di teste impazzite e vinte dall’inflazione), lo scorso novembre ha superato i 4mila numeri.

fonte: antoniodini.blogspot.com » Vai al post originale

Feb 23


Da Douglas James Gilford questa immagine dell’Obama appena entrato in Carica.

fonte: yibuyibu.blogspot.com » Vai al post originale

Feb 23

Alla fine del suo giro lampo in Asia, Indonesia, Sud Corea e Giappone, Hillary Clinton ha fatto anche tappa in Cina.

La prima nel nuovo incarico di Segretario di Stato dell’epoca Obama.

La “faccia” presentata è stata quella delle grandi occasioni, molto pragmatica e priva di retorica che ha voluto andare dritta al nocciolo del problema: gli USA e la Cina non possono fare a meno l’uno dell’altro.

Questo matrimonio d’interesse e il pensiero americano, con un’abilità da scafato diplomatico, è stato oltretutto svelato ben prima dell’arrivo dalla stessa Hillary Clinton sull’aereo che la portava a Beijing.

Infatti la “battuta” relativa al fatto che “i diritti umani non possono prevaricare gli aspetti di una fattiva relazione finanziaria e commerciale tra i due paesi” e che ha scatenato le ire di Amnesty, a Beijing è stato interpretata come un concreto segnale che ha dato al Governo Cinese il senso della visita del nuovo Segretario di Stato Americano.

Questa visita di fatto prepara il prossimo incontro al vertice, quello tra lo stesso Obama e il Presidente Cinese Hu a Londra, in occasione del prossimo G20 di aprile.

Sul tavolo sono state quindi messe le questione fondamentali attorno alle quali ruota il futuro dei rapporti tra i due paesi: livello di cambio Yuan / Dollaro e quote di import / export tra i due paesi.

Entrambe le questioni sono strettamente collegate a filo doppio ed entrambi i paese sanno che una guerra commerciale adesso, alzando difensivi muri protezionistici, non rappresenta una soluzione.

Il debito americano in mano ai cinesi da un lato, obbliga infatti gli americani a non cercare un confronto troppo duro, visto che di fatto sta finanziando buona parte delle “stampelle” che non hanno già portato gli USA al baratro.

Per contro la Cina, non può cercare di mettere all’angolo gli USA, in una condizione complessiva ad oggi decisamente favorevole, perché necessita delle esportazioni verso gli Stati Uniti e degli scambi tecnologici, commerciali ed investimenti delle multinazionali americane, per continuare la propria impetuosa crescita iniziata 30 anni fa.

Quindi dalla Clinton sono stati dismessi i toni da “guerra fredda” che qualche volta si sono sentiti da Bush, che vedeva comunque con “sospetto” la crescente influenza Cinese nel mondo ed in particolare in aree delicate per gli USA quali Africa, Venezuela e Brasile ma che soprattutto sembrava non gradire il ruolo di “guida” dei paesi in via di sviluppo assunto dalla Cina, paesi che non nascondono di mettere gli USA in cima della lista dei responsabile di quanto accaduto a loro nel passato e per quanto sta accadendo ora nel mondo.

Gli USA sanno anche che sulla questione Nord Coreana, la Cina è in grado di contribuire ad evitare che qualsiasi escalation nella zona possa precipitare in qualcosa di molto pericoloso, visto il probabile effetto domino che produrrebbe.

La Hillary Clinton apparsa a Beijing, per i suoi toni e i modi coerenti, è piaciuta ai cinesi che da troppo tempo sono abituati a dover fare con leaders occidentali che a casa loro dicono una cosa e una volta atterrati a Beijing, dicono l’esatto contrario.

Speriamo questo sia il primo positivo passo per una sostanziale normalizzazione e definizione di comuni regole di cooperazione tra la nuova amministrazione americana e il governo cinese.

Sarebbe un passo importante per cercare di contribuire anche ad una pacifica soluzione delle questioni finanziarie e politiche che stanno tormentando il mondo intero.

fonte: yibuyibu.blogspot.com » Vai al post originale

Feb 23

www.chinamedialab.biz
NEW YORK - 5/6 Maggio 2009 - World Innovation Forum

fonte: yibuyibu.blogspot.com » Vai al post originale

Feb 23

Venerdí 20.02.2009 18:51 var. sedutavar. ultimi 6 mesivar. ultimo annoMIBTEL-4.92%-41,08%-50,78%Buongiorno+ 2.56%-36,86%-72,38%Cairo Communication-0.11%-25,17%-41,61%Caltagirone Editore-2.91%-53,85%-57,96%Class Editori0.00%-31,87%-49,22%Espresso-1.90%-57,78%-72,37%Il Sole 24Ore-1.99%-40,62%-50,04%Mediaset-2.18%-27,06%-41,78%Mondadori-4.23%-29,54%-50,63%Monrif0.00%-27,20%-37,27%Poligrafici Edit.0.00%-39,83%-55,90%Rcs Mediagroup-3.87%-60,81%-76,64%Seat Pagine Gialle+ 0.72%Telecom Italia Media-3.17%-46,15%-62,86%Tiscali-6.52%-76,18%-82,69%
Di fronte a questi dati appare evidente che le Società della Società dell’Informazione sono affondate da tempo.

Caso clamoroso quello di Seat Pagine Gialle,  con un debito di oltre 3 Miliardi di Euro, circa 5 volte il proprio margine operativo lordo che la ingessa per il futuro, tanto che molti analisti nutrono seri dubbi sul futuro stesso della società.
Il resto è il nulla che rischia di “sparire” sotto i colpi della recessione finanziaria. La questione è che innovare significa, fare qualcosa in maniera diversa o originale. Il problema è che in Italia “diversamente” ed “originale” sembrano essere ancora due temuti tabù. 
Cosa si può fare?? Beh per iniziare un pò di letterale Turnaround:
“un processo di passaggio da un periodo di perdite o di scarsa redditività in un fase più redditizia. Una tendenza può essere innescato da una serie di fattori, tra cui un migliore utilizzo dei beni o lo sviluppo di nuovi prodotti e servizi

Da questa definizione si comprende come la soluzione sia INNOVARE veramente.
Esempio: perchè è ancora un Tabù che Telecom scorpori la propria rete (facendo cassa e creando valore per la nazione) e poi si fonda con Mediaset??
Quale ragione “plausibile” che non sia il potere che questa società rappresenta, tanto da scatenare azioni stampa strumentali contro qualsiasi “scorporo”, può ancora giustificare il continuare su questa strada, visto che così come è la società è destinata ad una probabile estinzione??

fonte: yibuyibu.blogspot.com » Vai al post originale

Feb 23

Clicca sull’immagine per ingrandirla e leggere il programma!Rete delle Donne di Bologna

fonte: retedelledonnedibologna.blogspot.com » Vai al post originale

Feb 23

Titolo originale: The reader
Nazione: USA
Anno: 2008
Genere: drammatico
Durata: 2h03m
Regia: Stephen Daldry
Sceneggiatura: David Hare
Fotografia: Roger Deakins, Chris Menges
Musiche: Nico Muhly
Cast: Kate Winslet, Ralph Fiennes, David Kross, Lena Olin, Bruno Ganz, Alexandra Maria Lara, Jeanette Hain, Susanne Lothar, Alissa Wilms, Florian Bartholomäi, Friederike Becht, Matthias Habich

Trama
Michael Berg è un adolescente nella Germania post-bellica degli anni ‘50. Un giorno, mentre cammina per strada, è vittima di un malore, e viene soccorso da Hannah, una donna trent’enne dal misterioso passato. Michael, rimane subito conquistato dalla donna ed inizia a frequentarla passando ogni giorno, dopo la scuola, a casa sua. Hannah, non solo respinge il ragazzino, ma lo inizia al sesso provando piacere nell’ascoltare le letture di Michael dei libri che studia a scuola. Improvvisamente Hannah scopare e la storia d’amore termina, ma Micheal la ritroverà in un processo che la vede imputata come criminale nazista.

Recensione
“The reader” non è il classico film sull’Olocausto e sui processi che in seguito condussero i colpevoli di fronte alle proprie colpe. Il regista Stephen Daldry, dopo sei anni di assenza dietro la mdp, sviluppa il racconto su diversi piani narrativi, alternando gli eventi del passato al presente, collegandoli in alcuni momenti con scelte davvero splendide. Ben sapendo verso quali rischi andava incontro, predilige una strada più intima e personale, attraverso gli occhi di una donna, protagonista, e di un ragazzo, spettatore, che hanno condiviso le proprie vite in momenti amorosi. Parte essenziale di questa storia d’amore è la lettura ad alta voce, da parte di Michael, aspetto che innalza il rapporto a qualcosa di complice e completo. Ma Hanna improvvisamente scompare e la storia d’amore termina, com’è giusto che sia, e Michael può proseguire la propria sessualità come un normale adolescente. Anni dopo però, quando Michael è studente di legge, la rivede nell’aula di un tribunale, accusata di aver lasciato morire, nel suo ruolo di sorvegliante nazista, 300 persone da loro imprigionate in una chiesa durante un incendio. Scoperta la vera identità di Hannah, il film sposta l’attenzione dalla relazione privata ad aspetti che hanno coinvolto l’intera umanità.
“The reader” è un film nobilitato dalla performance di Kate Winslet. Se la critica di mezzo mondo si è divisa sul giudizio del film, l’attrice inglese ha raccolto unanimi consensi, una conferma nell’anno in cui l’ha vista anche intensa e struggente nel film “Revolutionary Road”. La Winslet abbandona i toni disperati assume ancora un ruolo complesso, un personaggio scomodo, segnato da eventi privati e da importanti fatti di storia. La personalità di Hannah è ben chiara dal momento in cui appare: rigida, schematica, marchiata dal passato che l’ha vista vittima e carnefice. Sublime nello sviluppo del personaggio è nel rapporto con Michael che riesce a dare il meglio di sé. Stephen Daldry descrive la passione tra i due con sincerità e schiettezza, ma con raffinato garbo e sensibilità. Diviene sì maestra di erotismo, ma al tempo stesso ascolta con interesse ed affezione le letture di Micheal, mostrando un desiderio di apprendere dal giovane ragazzo. Al processo, il personaggio di Hannah esce fuori in tutta la sua tragicità, delineando ignoranza ed inconsapevolezza della responsabilità delle sue decisioni. Quando il giudice le pone la domanda: “Lei non si rendeva conto di mandare quelle persone incontro alla morte?”, Hannah risponde con imbarazzante candore: “Sì, ma c’erano i nuovi arrivi, nuove donne che arrivavano continuamente. Così le vecchie dovevano fare spazio alle nuove arrivate.”. E’ chiara dunque come Hannah sia incapace di provare emozioni, così come è incapace di scrivere ed anche nella prima parte del film, rimane imprigionata nella vergogna di provare sentimenti, vergogna che le sarà fatale anche durante il processo.
Alcuni aspetti “The reader” fanno però storcere il naso. La parte più interessante del film è quella che vede il professore universitario, un titanico Bruno Ganz, discutere con gli studenti su aspetti legali molto importanti e non si comprende il motivo per cui tale parte sia stata soltanto trattata in superficie. Sembra poi assurdo che Dandry e la produzione del film abbiano utilizzato dei testi inglesi, quando il film è ambientato in Germania. Potrebbe questo apparire come un fatto secondario se su quei testi Hannah non imparasse a leggere. Ed è strano che impari non il tedesco, bensì l’inglese. Infine non convince l’interpretazione di Ralph Fiennes, o meglio, ci si aspettava qualcosa di più intenso per un personaggio che doveva risultare chiave e che invece risulta troppo lieve nella manifestazione dei sentimenti.
“The reader” è un film articolata bellezza, da guardare con spirito critico e con cuore aperto, senza facili accuse né apparenti giustificazione. Un film che senz’altro fa riflettere sulla complessa natura umana.

Voto: 8

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Feb 23

di Giuseppe Panissidi
(Ricercatore nell’Università della Calabria)

da Messaggero.it del 22 febbraio 2009

Nuova iniziativa disciplinare nei confronti dell’ex pm di Catanzaro, oggi giudice a Napoli, Luigi De Magistris, nell’ambito del nebuloso caso Genchi, una volta di più innescato dalla collaborativa magistratura di Catanzaro.

Una trovata come un’altra, ma che,a differenza dalle prime, è tutto fuorché il fatidico fulmine a ciel sereno.

Se la logica non è un’opinione, infatti,per quanti coltivano un sano gusto del ragionamento, si tratta della banale non-notizia del cane che morde l’uomo e non mangia il suo simile o, non di rado, socio.

Di recente, proprio su queste colonne, ci eravamo misurati con un’ampia e spassionata lettura di questo speciale affaire di Stato.

Che, tuttavia, non sembra interessare più di tanto quel che resta di un’opinione pubblica in tutt’altre faccende affaccendata, drammaticamente in bilico fra le opzioni del vegetare o del morire e perciò comprensibilmente distratta.

Con la consolante esclusione di qualche celebre pensatoio, liberatorio e compassionevole, di molti patriottici bar dello sport o di fastose canzonette plebiscitarie.

In quell’occasione, si ricorderà, la ricostruzione analitica delle complessive dinamiche fattuali (e valoriali) aveva generato uno spazio per conseguenti conclusioni predittive – non solo previsive – degli sviluppi odierni. Sappiamo.

Dalle pregresse risultanze investigative dell’AG di Salerno nei riguardi del De Magistris – avvalorate, il mese scorso, da un’ulteriore istanza di archiviazione di una notitia criminis a suo carico – che la sua attività a Catanzaro si era snodata nella rigorosa osservanza di leggi e regolamenti.

A dispetto, prima, dell’arbitraria estromissione del magistrato dai suoi compiti d’istituto in Calabria e – pour cause – del successivo, e non meno arbitrario, trasloco in altra sede.

Sappiamo, inoltre, di un’Ag, quella di Salerno, incorsa nei fulmini dello Stato (di diritto. O di rovescio?) perché rea di avere profanato, con furia iconoclasta, l’acropoli repubblicana, i vertiginosi santuari di un potere senz’altra ambizione, se non quella di essere lasciato in pace.

E in vita, con alimentazione laica e naturale, come si conviene, non bigotta e forzosa.

Sappiamo, infine, che l’improba fatica delle istituzioni di controllo e autogoverno avrebbe rischiato di risolversi in un nulla di fatto o, peggio, in un boomerang, se si fosse trascurato di applicare un congruo assioma di chiusura, corollario indispensabile per la quadratura del cerchio.

Tornare a De Magistris, imperativo categorico, se anche etico non rileva, per un ultimo delicatissimo adempimento: le rifiniture.

Dopo la normalizzazione della Procura salernitana (nesso pentole/coperchi a parte) in merito ai procedimenti che lo costituiscono parte lesa, l’interessato dev’essere rimasto in trepida attesa di verità e giustizia.

A dissuaderlo, del resto, altri avevano già provato, vanamente.

Prima, rispettabili settori del Parlamento della Repubblica nata dall’antifascismo e dalla Resistenza - lontani ricordi – e, dopo, l’unione nazionale dei penalisti – un pilastro della giurisdizione – disgraziatamente afflitta da peculiari forme di ipoacusia, dislessia e strabismo, se vogliamo dar credito alla Procura di Roma in riferimento al caso Di Pietro-Presidente della Repubblica.

Sennonché, in ordine a ogni eventuale devianza di De Magistris a Catanzaro, la competenza appartiene sempre a Salerno – che noia! Dove gli uffici sembrano … inagibili,a giudicare dai precisi esiti investigativi – confermati da organi giudicanti – fin qui maturati.

Palla al centro dunque, è giocoforza, a Roma, sede disciplinare, la sola percorribile.

Ed ecco il punto vero, senza impropri stupori: si tratta della normale esigenza di uniformità dello Stato al teorema di completezza, classicamente.

Occorre esercitare sul nostro un’energica (e sinergica) moral suasion, fargli perdere di vista e separarlo da ciò che non è essenziale, che è ormai superato.

Come la inopinata attività pre-incriminatrice dell’Ag campana, ora in quarantena, dopo il tempestivo intervento risolutore delle istituzioni.

Che non contempla la realtà – un dettaglio – ma il profilo e l’ombra della realtà, privi di tutti gli accenti della verità.

Un destino davvero singolare: né magistrato, né cittadino con diritto alla Giustizia.

Come il PD: né governo, né opposizione. Quasi un contrappasso.

Tant’è, il fine giustifica i mezzi: ameno leitmotiv nazional-popolare, bussola di quanti, senza aver mai letto un solo rigo di Machiavelli, ne praticano la grottesca parodia.

Non sono i mezzi adeguati che finiscono per giustificare i fini, come, con ingenua superficialità ermeneutica, credeva – e raccomandava – F.De Sanctis.

Il governo della lingua e, soprattutto, della coscienza non rientra nel novero dei saperi privilegiati.

Eppure, se la nostra rappresentanza nazionale non fosse tanto lenta e rissosa, quante criticità si potrebbero appianare con la castrazione, chimica o chirurgica, ad libitum!

Anche verso certi magistrati, ostinatamente ribelli all’unica vera norma sovrana e non scritta del bel paese.

Giunti a questo punto, tuttavia, l’ANM dovrebbe almeno sciogliere la suspence e decidersi: sono “pagine chiuse” o ancora aperte?

I faraoni costruirono le piramidi per essere ricordati. Per la Storia.

Le forze sane della nazione, nel consesso delle democrazie occidentali e in una gloriosa prospettiva storica, optarono per la lotta contro la tirannide nazifascista e l’eccidio degli uomini giusti.

Non si accettano pentiti. Questa volta.

fonte: toghe.blogspot.com » Vai al post originale

Feb 23

di Alexander Stille
(Giornalista)

da Repubblica del 19 febbraio 2009

«Allora, fammi capire – mi ha scritto un mio collega giornalista americano – viene condannato per corruzione il coimputato del primo ministro ma si dimette il capo dell’opposizione. Che strano Paese, l’Italia».

Poi, mi chiama più tardi un’altra collega americana che chiede, «ma è possibile che non avrà conseguenze gravi la condanna di David Mills?». «Dopo tutto – aggiunge – se Berlusconi non avesse fatto passare il Lodo Alfano sarebbe stato condannato anche lui? Come spieghi il fatto che cose di questa gravità passano come se nulla fosse?».

Prima, ricapitoliamo i fatti principali.

Nel febbraio 2004, David Mills, l’avvocato britannico di Berlusconi che si occupava dei conti “off-shore” della Mediaset, i conti cosidetti “very discreet”, per operazioni finanziarie segrete e forse illegali, mette penna su carta.

Impaurito dalla possibilità di essere colto in fallo con un pagamento di 600.000 dollari non dichiarato al fisco inglese, decide di spiegarne l’origine al suo fiscalista.

Spiega che i soldi erano un regalo o un prestito a lungo termine per il silenzio nei vari processi di Berlusconi che chiama sempre B. o Mr. B.

Il fiscalista, per non essere complice di un reato, passa la lettera alle autorità britanniche, le quali a loro volta, informano la magistratura italiana.

Quindi, il processo nasce non da una caccia alle streghe dei giudici italiani ma da una comunicazione di un reato denunciata nel Regno Unito alla quale la magistratura ha dovuto rispondere.

Mills conferma ai magistrati italiani il contenuto della sua lettera.

Solo in un momento successivo, quando si accorge forse di essere in guai ancora più gravi, ritratta le sue dichiarazioni e dice di aver avuto i soldi da un’altra parte.

Evidentemente il tribunale di Milano ha trovato più convincente la prima versione e l’ha condannato.

Nel processo originario, Berlusconi era coimputato con Mills e con buona probabilità, dato l’esito del processo, sarebbe stato condannato anche lui se il suo governo, con grande tempestività, non avesse varato il Lodo Alfano che protegge il primo ministro da qualsiasi processo penale durante il suo mandato.

Che un caso così grave (un primo ministro che rischia la condanna per aver corrotto un testimone al fine di evitare, forse, altre condanne – falsando completamente il sistema giudiziario – e poi si toglie dai guai usando il Parlamento per farsi leggi ad personam) passi quasi inosservato, desta stupore e incredulità nel pubblico americano.

Dopotutto, quando il governatore democratico dell’Illinois viene scoperto a promettere favori in cambio di denaro, viene espulso dall’assemblea sia dai democratici che dai repubblicani.

Quando l’uomo scelto da Barack Obama per riformare la sanità americana, Tom Daschle, viene scoperto nei guai con il fisco, il presidente è costretto ad allontanarlo.

Allora, come si spiega la mancanza di risposta in Italia?

In parte, bisogna partire da lontano; con l’unità d’Italia, lo Stato visto come un’imposizione; l’abitudine di guardare la legge con sospetto come strumento di potere, evitata dai potenti, interpretata per gli amici e applicata ai nemici.

Ma questo è solo lo sfondo, non spiega tutto.

Ricordiamoci, l’opinione pubblica era massicciamente a favore della magistratura ai tempi dell’inchiesta Mani Pulite quando Berlusconi è sceso in campo.

Ma in un paese normale, non avrebbe mai potuto farlo essendo ancora proprietario di tre grandi reti televisive.

Sarebbe stato messo fuori gioco dai soldi a Craxi, dalle tangenti alla Guardia di Finanza, anche se i processi non hanno portato a condanne.

O dal caso Previti: per conto di chi l’avvocato Previti ha corrotto il magistrato Renato Squillante?

O dal caso Dell’Utri: per chi ha lavorato Marcello Dell’Utri in tutti gli anni in cui ha intrattenuto rapporti con esponenti importanti della mafia?

Si potrebbe andare avanti per molti paragrafi.

Ma ovviamente, la risposta è più complessa.

Una delle più grandi prestazioni di Berlusconi (se le possiamo chiamare cosi) è di aver sistematicamente smantellato Mani Pulite.

Per ogni guaio giudiziario del Cavaliere e della Mediaset, partiva un attacco feroce contro i giudici.

Venivano fatte sistematicamente delle accuse gravissime – che andavano dalla corruzione all’assassinio, contro Di Pietro, Borrelli, Caselli, contro altri magistrati di punta come Piercamillo Davigo e Gherardo Colombo.

E poi i vari casi Mitrokhin e Telekom con le accuse di megatangenti a Romano Prodi e Piero Fassino.

Il fatto che queste accuse siano tutte crollate non importa.

Creava l’apparenza, falsa, di un’equivalenza morale. Così fan tutti.

La raffica di accuse e contro-accuse crea una tale confusione che l’elettore medio ha deciso di non tenere conto delle questioni giudiziarie e morali.

La retorica antipolitica di Berlusconi ha aggravato il già diffuso cinismo degli italiani da cui trae beneficio politico.

Con abilità brillante, riesce a governare il paese per anni in una fase di netto declino ma riesce a presentarsi come l’uomo dell’opposizione alla politica.

Peggio va, meglio è per lui, un sistema perfetto – per ora.

In tutto questo ha un ruolo estremamente pesante il mondo dell’informazione.

Appariva in prima pagina e all’inizio dei telegiornali la conferenza stampa in cui Berlusconi ha dichiarato, cimice in mano, di essere stato spiato – il delitto politico più grave dopo il Watergate.

Ma la notizia che era tutta una bufala è stata riportata come una notizietta.

Ho suggerito un piccolo esame alla mia collega americana che chiedeva perché il caso Mills non avrebbe inciso nel dibattito italiano: vediamo se il Tg1 o il Tg2 riportano o citano la lettera di David Mills, la pistola fumante del processo.

Qualsiasi resoconto del processo avrebbe l’obbligo di spiegare su quale base un tribunale della Repubblica ha condannato qualcuno di un reato molto grave.

Se c’ è un’informazione libera in Italia i tg menzioneranno almeno l’esistenza della lettera.

Ma i due grandi Tg della Rai hanno sepolto la notizia con dei brevi servizi in mezzo al programma e nessuno ha spiegato sulla base di quali prove è stato condannato l’avvocato Mediaset.

Ho saputo che il servizio ha rischiato addirittura di non esserci.

La sede di Milano della Rai non ha neppure mandato una troupe al tribunale per fare un servizio.

Hanno spiegato i dirigenti che senza Berlusconi come imputato non aveva nessuna importanza nazionale, aggiungendo figuriamoci dopo i risultati in Sardegna.

Solo dopo la protesta dei giornalisti e il loro sindacato – e per evitare uno scandalo – si è fatto qualcosa, ma a quell’ora la Rai ha dovuto comprare il filmato da una troupe privata.

Ormai i giornalisti dei tg sono talmente condizionati che diventa prassi normale tacere su notizie imbarazzanti o sgradevoli.

Berlusconi ha detto un giorno a Marcello Dell’Utri: “Non capisci che se qualcosa non passa in televisione non esiste? E questo vale per i prodotti, i politici e le idee”.

E’ anche per questo che in Italia il caso Mills non esiste o quasi.

fonte: toghe.blogspot.com » Vai al post originale

Feb 23

dal blog di Beppe Grillo

Negli anni ‘70 il Corriere della Sera era nelle mani della P2.

Angelo Rizzoli, il proprietario, aveva la tessera 532, Tassan Din, il direttore generale, la tessera 534 e Franco Di Bella, direttore del giornale, la tessera 655.

Oggi, anno 2009, chi controlla il Corriere della Sera? Chi suggerisce gli editoriali di Panebianco e di Battista? Chi ha ordinato a Mieli di togliere le inchieste giornalistiche di Why Not a Carlo Vulpio senza alcuna ragione apparente? Chi è la P3 che governa il Corriere della Sera? Dov’è la nuova lista di Castiglion Fibocchi?

Ieri, tutti i giornali del mondo hanno riportato la notizia della condanna di Mills. L’avvocato corrotto da mister B.

Hanno spiegato che lo psiconano non è stato giudicato per il lodo Alfano. Una legge che si è fatto su misura e che lo rende intoccabile. Hanno argomentato che nessun premier sospettato di corruzione per evitare la condanna in due processi sarebbe ancora al suo posto in un Paese normale, democratico, occidentale.

Se non si fosse dimesso lo avrebbero cacciato.

Leggetevi El Pais, The Guardian, Le Figaro, The Herald Tribune.

La reputazione di un Paese è importante come e più della sua economia e noi l’abbiamo persa.

Se gli Stati Uniti hanno avuto il Watergate, l’Italia ha il suo Millsgate.

Se Nixon sospettato di corruzione avesse imposto al Congresso una legge per la sua impunità e il corrotto fosse stato condannato, Nixon sarebbe stato cacciato in due minuti.

Li immaginate in quel caso titoli del Wall Street Journal o del New York Times?

Il Corriere della Sera è invece diversamente giornale.

Il Corriere della Sera ha toccato il fondo con la prima pagina di ieri. Meglio della Pravda.

Il titolo principale è: “Veltroni si dimette, il Pd è nel caos”. L’editoriale di Panebianco Cuor di Leone è dedicato a: “Il Peso delle Oligarchie”. A centro pagina campeggia: “Intercettazioni, Mancino attacca”. Seguono in ordine di dimensione: “Maltrattati gli animali delle fiction Rai” (il solo titolo 15 x 2,5 cm), “Benigni, show politico su Berlusconacci e i gay” (9×7,3 cm), “Mori prepara le ronde anti-ronde” (13×3,6 cm), la vignetta di Giannelli (9×6 cm), “Roma: sparano alle gambe a Calvagna, regista del ‘Lupo’” (5,7×5,5 cm) e “Il fondatore della tv islamica: ‘Ho decapitato mia moglie’” (5,7×5,5 cm).

La notizia su Berlusconi presidente del Consiglio imputato a Milano al processo Mills per il quale il corrotto è stato condannato a 4 anni e mesi ha un riquadro di 3,5×9 cm.

Nel titolo non è neppure menzionato Berlusconi: “Mills corrotto. Condannato a 4 anni e mezzo”.

Persino il colore di richiamo di un pezzo dalle dimensioni di un francobollo è studiato per non attirare l’attenzione del lettore: un azzurrino chiaro al posto del blu e del rosso usati per gli altri.

Infine, l’articolo è a pagina 21, dopo i gossip e le notizie di cronaca.

Licio Gelli disse: “Il vero potere risiede nelle mani dei detentori dei mass media”.

Chi controlla il Corriere della Sera e con quali obiettivi?

L’elenco della P3 è in via Solferino 28 a Milano o a un altro indirizzo?

Copertina del Corriere della Sera 18 febbraio 2009

fonte: toghe.blogspot.com » Vai al post originale

Feb 23

di Vito Pirrone
(Avvocato del Foro di Catania)

Si vive in un momento storico-politico particolarmente problematico, che vede proliferare iniziative riformiste che appaiono tali da poter incidere in modo rilevante sul sistema giudiziario nel suo complesso, sia sotto il profilo ordinamentale, che con riferimento alle norme sostanziali e processuali.

I progetti di riforme in atto rivestono notevole rilievo per l’avvocatura, la quale deve cogliere l’occasione e l’opportunità per riaffermare il proprio ruolo e la propria funzione di garante dei diritti dei cittadini, sia nella società, che nell’ambito del processo.

L’avvocatura, definita da taluni “professione di frontiera” tra giustizia e società, a cominciare dagli anni novanta mette in atto forme d’azione la cui specificità rompe con le visioni omogenee e organiche dello Stato.

Oggi nell’era della globalizzazione, più che in passato, la legislazione viene influenzata dall’economia e il diritto diventa sovrastruttura dell’economia.

Una tutela effettiva dei diritti dei cittadini si raggiunge solo in un sistema in cui ad un’avvocatura forte ed indipendente corrisponde una magistratura altrettanto forte ed indipendente.

Il processo è il fulcro sul quale ruota l’attuarsi concreto della giustizia, di conseguenza il funzionamento del processo assume rilevanza basilare nel superamento della crisi della giustizia. Nel processo penale, in particolare, avviene lo scontro in forma drammatica tra principio di autorità e quello di libertà.

E’ preoccupante il conflitto che si è aperto tra esecutivo e magistratura. Conflitto che è erroneo ritenere riguardi solo la magistratura: riguarda tutti i cittadini, perché al centro di esso stanno i principi della divisione dei poteri, dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura.

Principi scritti nella nostra costituzione, non a tutela della categoria dei magistrati, ma a presidio della libertà e della uguaglianza dei cittadini. In presenza di provvedimenti ancora sottoposti agli ordinari mezzi di impugnazione la critica può essere svolta con atti di esercizio della libertà di manifestazione del pensiero e non con atti di indirizzo politico (v. atti parlamentari).

Va riaffermata la cultura della giurisdizione e la salvaguardia della divisione dei poteri.

Si vuole attribuire alla sovranità popolare un potere illimitato al cospetto del quale ogni altro potere deve cadere.

Un potere che non tollera, né il limite della legge interpretata dai giudici, né istanze superiori come la costituzione.

E’, né più né meno, la riproduzione della vecchia idea giacobina della volontà generale.

Appartiene unicamente alla magistratura la funzione giurisdizionale, che si esercita interpretando e applicando la legge, perché l’autonomia e l’indirizzo della magistratura costituiscono valori intangibili, consacrati come tali dalla carta costituzionale, che vuole i giudici soggetti soltanto alla legge.

Un primo obiettivo deve essere quello di assicurare al processo una ragionevole durata: “processi più brevi per cittadini più uguali”.

E’ notorio, purtroppo, che in sede europea siamo ancora censurati per la eccessiva durata dei nostri procedimenti.

Sarebbe opportuno incentivare le sedi di mediazione giudiziaria, utile strumento di deflazione, sia nel processo penale, che civile.

Il processo è legalità, è risposta di legalità, la sua durata eccessiva è negazione di legalità.

Spesso una domanda di giustizia, sia in civile, che in penale, presuppone una risposta se non immediata, celere, pronta, non una risposta lenta.

Italo Calvino (nelle Lezioni americane) evidenzia il valore della rapidità, che per diverse ragioni può essere traslato all’interno dei meccanismi processuali.

Peraltro, il valore dell’efficienza fine a se stessa, che prescindesse dalla qualità del metodo e dei contenuti dell’amministrazione della giustizia, non avrebbe pregio.

Solo in misura limitata la legge processuale può in realtà assicurare la ragionevole durata del processo.

A tal fine, sarebbe opportuno favorire le innovazioni tecnologiche (v. processo telematico) che vanno a favorire l’elisione dei tempi morti.

Una giustizia qualitativamente giusta deve poggiare su idonee strutture di uomini e mezzi.

Ma, anche le strutture (in quanto tali) non bastano a realizzare una giustizia di qualità.

Essa necessariamente poggia sulla qualità degli uomini.

In tale contesto, la classe forense, per quanto la concerne, deve seriamente riflettere sul problema dell’accesso alla professione.

Oggi si assiste ad un enorme incremento degli iscritti all’albo.

L’accesso alla professione dovrebbe essere quantomeno collegato alla qualità che il professionista deve avere quale partecipe dell’opera della giurisdizione.

L’avvocatura è un gigante numerico e un nano politico.

La qualità della giustizia è legata anche all’indipendenza dei magistrati e degli avvocati.

La auspicata separazione dei ruoli della magistratura giudicante da quella requirente comporta una maggiore professionalizzazione del pubblico ministero.

Altro è giudicare, altro è investigare ed accusare.

Ma la separazione del ruolo della magistratura inquirente non deve significare menomazione dell’indipendenza del pubblico ministero, sia come ufficio, che come magistrato.

La giustizia non può e non deve essere terreno di lotta politica.

L’obiettivo della celerità del processo deve essere perseguito senza compromettere la garanzia del cittadino.

Una giustizia lenta, faraginosa, fatta di troppe leggi impermeabili ai principi del giusto processo, è incapace di confrontarsi con quelle dei partners europei.

Sono necessarie delle riforme, e non meri interventi dettati da situazioni alle quali spesso la generalità dei cittadini è totalmente estranea.

Sono evidenti le difficoltà che ogni professionista, ma soprattutto l’avvocato, non di rado incontra nel giustificare alla clientela il proprio lavoro.

Pablo Picasso, una sera si trovava in un ristorante, e in attesa della cena, aveva schizzato un disegno su un tovagliolo di carta; vedendolo, uno dei commensali gli domanda se poteva averlo; Picasso gli risponde che avrebbe dovuto pagarlo, e a questi che tra l’indignato ed il sorpreso faceva rilevare come avesse impiegato non più di dieci minuti a tracciare il disegno, replica: “Dieci minuti e una vita”.

Il professionista si trova spesso in una situazione analoga a quella descritta nell’aneddoto.

La classe forense dovrebbe esercitare un auto-controllo, fondato sul rispetto individuale delle norme e dei valori che guidano il lavoro professionale, e sull’organizzazione dei professionisti come gruppo interno ordinato sulla base di regole deontologiche più o meno codificate, che si evolvono e si consolidano attraverso meccanismi di tipo autoregolatorio.

L’etica dell’avvocato, così come quella delle altre professioni giuridiche, svolge un’importante funzione nel contesto del problema della comunicazione tra diritto e società. Il diffondersi di un certo lassismo deontologico non può non riverberarsi negativamente sull’immagine offerta all’esterno della professione.

L’immagine angosciosa della giustizia che Kafka ci trasmette nel “Processo” affonda probabilmente le sue radici in esperienze premoderne, dove l’uso dell’apparato legale assume un significato notevolmente diverso dall’attuale: è ancora soprattutto un’arma da usare contro il “nemico”, e non uno strumento di risoluzione di controversie.

L’attività quotidiana porta l’avvocato a doversi confrontare con una produzione normativa incalzante, non di rado farraginosa e contraddittoria.

La necessità di un continuo aggiornamento tecnico testimonia della vita media molto breve delle norme, spesso prodotte con metodi legislativi (penso in particolare l’abuso della decretazione d’urgenza) decisamente incompatibili con l’immagine dell’ordinamento come “istituzione”.

In altri termini, a fianco e al di sopra del vecchio nucleo originario dei codici si è accumulata una stratificazione giuridica tale da far somigliare l’ordinamento più ad un insieme a-centrico di norme che ad un sistema strutturato per il tempo.

fonte: toghe.blogspot.com » Vai al post originale

Feb 23


Gli Insetti Coleotteri (Coleoptera, Linneo, 1758) sono il più grande raggruppamento sistematico tra tutti gli organismi viventi sul pianeta, vegetali compresi, con oltre 500 taxa tra famiglie e sottofamiglie. Attualmente sono state classificate e descritte circa 854.000 specie di coleotteri, ma si suppone che sul pianeta vivano almeno altrettante specie o anche molte di più ancora non conosciute.
In questa trattazione si prendono in considerazione i Coprofagini che appartengono alle specie stercorarie. Hanno caratteristiche morfologiche e cromatiche assai varie, corpo massiccio e arti robusti, elitre ben sviluppate che ricoprono l’intero addome. La clava antennale è formata da articoli divaricabili a ventaglio. Quasi tutte le specie presentano dimorfismo sessuale. Le larve vivono nel terreno e su materiali in putrefazione, sono biancastre con testa ben sclerificata e corpo piuttosto carnoso.
I Coleotteri stercorari si nutrono di feci e raccolgono il loro nutrimento (per conservarlo e per deporvi le uova) in caratteristiche sfere quasi perfette che fanno rotolare sul suolo.

Questo singolare comportamento è esibito da varie specie appartenenti alle famiglie Scarabaeidae e Geotrupidae. Di colore scuro con particolari riflessi metallici, le due famiglie hanno corpo tozzo e tegumento consistente che forma una vera e propria corazza, forniti di robuste zampe fossorie. Sono entrambe dotate di volo rumoroso.
Tra i coprofagi più noti si possono citare lo Scarabaeus sacer, che gli antichi Egiziani veneravano come simbolo del dio Sole, e il Geotrupes stercorarius che si distingue per le particolari attenzioni volte ai nascituri.

Lo Scarabeo sacro (Scarabaeus sacer) è lungo dai 28 ai 32 mm, di colore nero, comune nei luoghi assolati e sulle spiagge. Fabbrica con gli escrementi pallottole sferiche usando le zampe medie e posteriori che fa rotolare fino al nido sotterraneo, come scorta alimentare, utile per la deposizione dell’uovo e il nutrimento per le larve. La Famiglia Scarabedidae conta circa una cinquantina di specie in Italia

Allo stesso modo si comporta lo Scarabeo stercorario (Geotrupes stercorarius) che è di minori dimensioni rispetto allo scarabeo sacro (lungo tra i 15 e i 25 mm). E’ diffuso in luoghi erbosi e umidi, nei campi, nei boschi e in prossimità di sentieri e strade. E’ ampiamente distribuito in Europa.
I Geotrupidae scavano profonde gallerie, lunghe anche due metri, in cui ammassano parte della materia fecale per deporvi le uova. Gli scarabei stercorari tendono a trasportare la loro pallottola di sterco lungo una linea retta e se incontrano un ostacolo, cercano di superarlo scavalcandolo, senza cambiare direzione.

Nei Geotrupes stercorarius un perfetto lavoro in coppia vede maschio e femmina avviare la complicata preparazione del nido. Insieme preparano una pallina di sterco che rotolano e trasportano in una galleria verticale scavata dal maschio, profonda anche 50 cm, alla quale la femmina aggiunge numerosi tunnel laterali e orizzontali, lunghi fino a 20 cm, che terminano ognuno con un’ampia camera, che è abbondantemente riempita con grandi quantità di escrementi, arricchiti di enzimi digestivi, lasciando un piccolo spazio solo per la deposizione dell’uovo.
In seguito la camera viene chiusa con terra. La femmina poi deposita l’uovo sullo sterco affinché la prole abbia cibo sufficiente a svilupparsi come larva (il nido è pedotrofico, in grado di nutrire la prole) e poi come ninfa, fino a raggiungere le dimensioni e la conformazione dell’insetto adulto. Alla nascita i piccoli stercorari, circondati dagli escrementi, hanno cibo a sufficienza per l’accrescimento. Lo sviluppo dell’insetto richiede circa due anni e, anche se l’adulto è pronto in luglio, non uscirà dalla tana prima della primavera successiva.
UN VALIDO AIUTO PER L’ECOSISTEMA

L’azione che compiono gli insetti stercorari è eccezionale, poiché riescono a disgregare e far sparire completamente in brevissimo tempo quantità colossali di escrementi, particolarmente nei luoghi frequentati da mandrie di erbivori.
Questi insetti svolgono una funzione ecologica importantissima. Infatti, nutrendosi degli escrementi permettono ai minerali e ai nutrienti in essi contenuti di essere utilizzati da altri organismi, eliminano lo sterco e attivano il ritorno dell’azoto nel suolo. Concimando i terreni, fertilizzano pascoli e riducono anche i rischi da contagio da parassiti.
Un esempio di sperimentazione proviene dagli allevatori australiani che, dopo aver introdotto animali domestici europei , sfiorarono il collasso ecologico della pastorizia e della zootecnia, per mancanza di volenterosi insetti stercorari. Condussero uno studio accurato e si resero conto ben presto che in una sola stagione una mandria di 40 vacche da latte può depositare 18 tonnellate di escrementi su un ettaro di terreno, e, in mancanza dell’intervento dei coprofagi , inevitabilmente il terreno stesso si sarebbe trasformato in un deserto sterile e inutilizzabile. Gli allevatori importarono, allora, popolazioni di stercorari delle provenienze più adatte, come l’Africa meridionale, e nel giro di poche stagioni quell’esercito quasi invisibile, composto di miriadi di volontari scavatori, trasportatori, decompositori e t