Gen 12

IL GIORNO IN cui si pubblica Doonesbury di Garry B. Trudeau.

fonte: antoniodini.blogspot.com » Vai al post originale





Gen 12

Fermiamo il massacro dei palestinesi a Gaza
Basta con l’impunità del terrorismo di stato israeliano
Rompere ogni complicità politica, militare, economica tra lo stato
italiano e Israele
Le bombe uccidono le persone, l’informazione manipolata uccide le coscienze

Sabato 17 gennaio
Manifestazione nazionale a Roma
per maggiori info: www.forumpalestina.org

partenza da bologna ore 9 autostazione Bologna

Organizziamo tutti/e la partecipazione alla manifestazione nazionale
E’ IMPORTANTE PRENOTARE PER I PULMAN da Bologna per Roma telefonare: 3409892393

comitato palestina bologna

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Incontro-dibattito x la palestina
per conoscere le ragioni della resistenza popolare palestinese e per
sapere ciò che oggi succede a Gaza

XM24
mercoledi 14 gennaio
ore 21.00
via fioravanti 24

In preparazione della manifestazione nazionale per la palestina del 17
gennaio, il Comitato Palestina di Bologna promuove una incontro
pubblico con rappresentati della comunità palestinese in Italia e
rappresentanti delle organizzazioni giovanili palestinesi di Gaza

Baha HUSSEIN
Unione dei Giovani Progressisti Palestinesi (Gaza)

Shokri HROUB
Unione Democratica Arabo-Palestinese

Comitato Palestina Bologna


Informazioni e contatti:
http://comitatopalestinabologna.blogspot.com/
comitatopalestinabologna@gmail.com
Rete delle Donne di Bologna

fonte: retedelledonnedibologna.blogspot.com » Vai al post originale

Gen 12

Titolo originale: Seven pounds
Nazione: USA
Anno: 2008
Genere: drammatico
Durata: 2h05m
Regia: Gabriele Muccino
Sceneggiatura: Grant Nieporte
Fotografia: Philippe Le Sourd
Musiche: Angelo Milli
Cast: Will Smith, Rosario Dawson, Woody Harrelson, Barry Pepper, Tim Kelleher, Elpidia Carrillo, Gina Hecht, Robinne Lee, Joe Nunez, Andy Milder, Michael Ealy, Sarah Jane Morris, Judyann Elder, Bill Smitrovich

Trama
Sette nomi scritti su un foglio di carta, sette persone che non hanno nulla in comune tra loro se non perché tutte realmente bisognose di essere aiutate. Ben Thomas, un uomo dilaniato dai sensi di colpa a causa di un doloroso segreto, cerca di redimersi cambiando radicalmente le vite di questi sette estranei. Pian piano entrerà nelle vite di queste persone a loro insaputa. Ma Emily Posa, una donna che soffre di un problema cardiaco congenito, ostacolerà dal suo piano quando si renderà responsabile dell’unica cosa che Ben riteneva impossibile, ovvero farlo innamorare, facendogli ancora una volta riassaporare il vero senso della vita.

Recensione
“Sette anime”, sette persone che saranno aiutate in un modo o nell’altro da Ben Thomas, un uomo del quale non si conoscono né l’identità né le reali intenzioni. Nelle prime scene del film Ben Thomas, il protagonista, telefona il 911 (il servizio emergenze americano) dichiarando il proprio suicidio, poi offende senza un briciolo di sensibilità un impiegato cieco di un call-center, poi abbraccia una donna in una splendida casa in riva al mare, poi fa visita al manager di un ospedale minacciandolo perché reo maltrattare i propri pazienti. Eventi del tutto scollegati che sulle prime stuzzicano la curiosità dello spettatore, del tutto ignaro di chi sia Ben e perché si comporti in quel modo, ma con il passare dei minuti la curiosità lascia il posto all’irritazione perché i flashback proseguono senza che nulla venga chiarito. Lo spettatore dunque si ritrova di fronte ad una sequenza di scene sconnesse, con un filo logico che in realtà esiste ed è quello segretamente celato nella mente di Ben, fermo nel condurre a termine il suo piano.
Will Smith non ripete in “Sette anime” la splendida prova del precedente mucciniano “La ricerca della felicità”, forse perché abituato a personaggi che amano lottare, tuttavio dal suo viso reso volutamente inespressivo riesce a svelare il demone nascosto dentro di sé, il tormento e la rassegnazione per un destino ormai segnato.
Rosario Dawson è attraente durante la cena a lume di candela, ma lo è ancor di più nei momenti in ospedale quando il suo viso reso livido dalla sofferenza esprime una mirabile tenerezza.
Tra gli attori del cast, è Woody Harrelson a regalare la prova più emozionante: dal suo personaggio cieco che appare soltanto in tre scene del film affiorano attraverso le espressioni del volto la solitudine e l’accettazione della sua condizione miste alla sua immensa voglia di vivere malgrado il destino avverso; in particolar modo, nei primi minuti del film, la sua docilità e la sua pacatezza sono tali da mozzare il fiato e rendere difficile trattenere le lacrime.
“Sette anime” è un’amara considerazione sulla dolore, sul senso di colpa e sulla ricerca di redenzione, nel quale Muccino racchiude visioni più profonde dei suoi precedenti film, allontanandosi dal suo cinema italiano, vivace e frizzante, avendo ormai scelto percorsi registici più intimi e ricercati, non distanti da autori come Alejandro González Iñárritu. Il titolo del film “Seven pounds” (sette libbre) fa riferimento a “Il mercante di Venezia” di William Shakespeare, che chiedeva ad Antonio una libbra di carne umana per estinguere il suo debito. Il perché di tale riferimento al romanzo sarà comprensibile soltanto alla fine del film. Un film dalla struttura complessa che tuttavia sarà facile amare.

Voto: 7,5

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fonte: amosgitai.blogspot.com » Vai al post originale

Gen 12

di Marco Travaglio
(Giornalista)

da Voglioscendere

Un lettore domanda: “Non è esagerato parlare di fascismo sul caso Salerno-Catanzaro?”.

Penso di no. Neppure il fascismo osò intromettersi in indagini in corso e nell’autonomia dei magistrati come sta facendo il governo col consenso di Pd, Anm e Csm.

Mussolini istituì il Tribunale Speciale per i reati politici, ma per quelli comuni non intaccò l’indipendenza togata.

Quel che sta accadendo contro la Procura di Salerno non ha precedenti.

Alfano vuole trasferire i pm Apicella, Nuzzi e Verasani per “assoluta spregiudicatezza”, “mancanza di equilibrio”, “atti abnormi nell’ottica di un’acritica difesa di De Magistris e con l’intento di ricelebrare i processi a lui avocati”.

Per la prima volta nella storia repubblicana, e pure monarchica, un ministro chiede di punire dei magistrati perché il contenuto delle loro indagini non gli garba.

Presto trasferiranno i giudici perché le loro sentenze non piacciono al governo.

Anziché insorgere contro questo abominio illegale e incostituzionale, l’Anm “prende atto con soddisfazione della tempestiva iniziativa del Csm e del Ministro della Giustizia”.

Nel 2001, quando il Senato censurò un’ordinanza del Tribunale di Milano, l’Anm si dimise come nel 1924, quando si era sciolta dopo il delitto Matteotti e la svolta autoritaria.

Ora, all’ennesima svolta autoritaria, nessuno protesta e l’Anm plaude “soddisfatta”.

Poche ore dopo il Riesame di Salerno, unico tribunale abilitato a giudicare il merito del sequestro delle carte Why Not, lo conferma in toto.

Ora si attende il trasferimento dei tre giudici del Riesame per aver osato dare ragione ai pm.

fonte: toghe.blogspot.com » Vai al post originale

Gen 12

di Marco Travaglio
(Giornalista)

da L’Unità del 10 gennaio 2009


Ogni tanto, in certi quartieri infestati dalla malavita, la gente aggredisce le forze dell’ordine per impedire l’arresto di mafiosi.

Ma nessuno si sogna di parlare di “scontro tra gente e forze dell’ordine” e di punire gli uni e gli altri.

Un mese fa la scena s’è ripetuta al palazzo d’ingiustizia di Catanzaro, dove i pm di Salerno hanno sequestrato le carte di Why Not che chiedevano invano da 10 mesi.

Ma stavolta, a tentar di impedire il sequestro, erano i pm calabresi, i quali non han trovato di meglio che controsequestrare le carte sequestrate e indagare i colleghi che li avevano indagati.

I Ponzio Pilato delle istituzioni e della stampa al seguito hanno liquidato la cosa come “guerra fra procure” invocando pene esemplari per aggrediti e aggressori.

Ora, la soluzione finale.

Il Pg della Cassazione e il cosiddetto ministro Alfano,fra gli applausi di Anm e partiti di destra e sinistra, chiedono di cacciare sia i pm di Salerno (la cui ordinanza di sequestro,discutibile come tutte, è stata confermata ieri sera dal Riesame), sia quelli di Catanzaro (che hanno agito fuori competenza e in conflitto d’interessi).

La tortura più sadica Angelino Jolie la pretende proprio per il procuratore di Salerno, Apicella, che vorrebbe lasciare senza stipendio.

Oggi, con urgenza da plotone d’esecuzione, se ne occupa il Csm, lo stesso che ha lasciato al loro posto quasi tutte le toghe calabro-lucane inquisite, riportato Carnevale in Cassazione e promosso Di Pisa, altro nemico giurato di Falcone, procuratore di Marsala.

Ha ragione chi respinge i paragoni fra questo regime e il fascismo: questo è peggio.

fonte: toghe.blogspot.com » Vai al post originale

Gen 12

Il “caso” – del 1996 – è quello di Kristen Gilbert, trentatreenne, infermiera nel reparto “C” del Veteran’s Affaire Medical Center di Northampton, nel Massachusetts (U.S.A.).

Il caso è – forse – anche il “soggetto” al quale attribuire un elevato numero di morti sospette nel reparto “C”, durante i turni di lavoro di Gilbert.

La Statistica è la scienza (dell’incertezza) che può aiutarci a capire se un determinato fenomeno – ad es. morti di infarto – sia effettivamente frutto del caso.

Lo spunto per questo articolo deriva dalla serie TV Numbers, nella quale un detective risolve i crimini grazie all’aiuto di un matematico, e dal libro “Il matematico e il detective” di Keith Devlin e Gary Lorden, nel quale si abbandonano le necessarie licenze poetiche del film per spiegare come i numeri possono risolvere un caso poliziesco.

L’obiettivo dell’autore di questo articolo è partire dai dati presentati nel testo citato, per giungere naturalmente ad una conclusione, ma entrando nello specifico della tecnica statistica chiamata test chi-quadro.

In questo modo si intende consentire a tutti di vederci chiaro nella nebbia che sempre avvolge i fenomeni casuali.

Esistono numerose tecniche statistiche, non tutte – però – applicabili in qualunque circostanza. Il nostro caso è caratterizzato essenzialmente da due variabili qualitative:

  • la presenza di Kristen Gilbert, in quanto ci interessa sapere se essa sia in grado di influenzare il numero di morti. Tale variabile può essere definita “Gilbert presente”: essa può assumere soltanto due modalità, o no;
  • se i pazienti muoiono oppure vivono, in quanto si tratta di una possibile conseguenza della presenza o assenza di K. Gilbert. Tale nuova variabile può essere definita “morti durante il turno” e può assumere – anch’essa – soltanto due modalità: sì o no.

Fra due variabili qualitative (cioè espresse con parole – sì, no – e non con numeri, altrimenti di chiamerebbero “quantitative”) è possibile studiare la connessione. In sostanza possiamo affermare che due variabili sono indipendenti se non esiste alcuna relazione tra di esse. Se due variabili qualitative non sono indipendenti (cioè sono dipendenti) allora sono connesse (in altri termini, fra di esse, sussiste un legame).

I dati di cui disponiamo sono riepilogati in una tabella delle frequenze osservate, riferita ad un periodo di 18 mesi, fino a febbraio 1996, quando la Gilbert si assentò dal lavoro per malattia.

Frequenza significa semplicemente quante volte si ripete una determinata modalità di una certa variabile.

Ad es. 40, che è una “frequenza congiunta” (in quanto si riferisce contemporaneamente a due modalità provenienti da due modalità differenti) ha questo significato: durante i turni di lavoro della Gilbert sono morte 40 persone. Ma ne sono sopravvissute 217. Ed in totale – quindi – durante i turni di K. Gilbert sono “passati” 257 pazienti (= 40 + 217).

Il numero complessivo dei pazienti è 1641, suddivisi fra 257 passati sotto Gilbert e 1384 passati sotto le mani di altre infermiere. Su 1641 pazienti è stato osservato (da qui il termine “frequenze osservate”) un numero di morti pari a 74, cioè circa il 4,51% [= (74 / 1641) x 100. Risultato arrotondato]. Se applichiamo questa percentuale di normalità ai 257 pazienti curati durante i turni della Gilbert, otteniamo 12 morti [= 257 x (4,51 / 100). Risultato arrotondato; il risultato effettivo è 11,59]. Come mai i morti sono stati 40 ? Come si spiegano i 28 morti in più?

Procediamo con l’elaborazione della tabella delle frequenze attese in caso di indipendenza, vale a dire determiniamo – per ciascuna frequenza osservata – la corrispondente frequenza che si sarebbe dovuta verificare se le due variabili in oggetto fossero state indipendenti.

Per ottenere una frequenza attesa è sufficiente eseguire il seguente calcolo:
[(totale di riga x totale di colonna):totale generale].

Ad es. (257 x 74) : 1641 = 11,59. Ciò conferma che, se non ci fosse alcuna relazione fra la presenza in turno della Gilbert e il numero di morti, i morti dovrebbero essere circa 12 e non 40.
Basta che soltanto una frequenza attesa sia diversa dalla corrispondente frequenza osservata, per affermare che esiste un certo grado di dipendenza fra le due variabili (nel nostro caso tutte le frequenze attese differiscono dalle corrispondenti osservate), ma il punto è: quanto deve essere grande la dipendenza per accusare la Gilbert ? Posto che l’Universo è nato dal Big Bang, allora tutti i soggetti, gli oggetti e i fenomeni sono in qualche misura fra loro collegati. Dunque, occorre cercare una forte dipendenza.

Calcoliamo allora l’indice di contingenza chi-quadro di Pearson, come somma di tutte le differenze (al quadrato, per eliminare i segni algebrici negativi) fra le frequenze osservate e quelle attese.

Quanto più è grande il valore dell’indice, tanto più è rilevante la distanza fra frequenze osservate e frequenze attese, cioè tanto più è forte la dipendenza fra le due variabili.

Purtroppo – giunti a questo punto – il nostro ragionamento non può essere conclusivo, in quanto – in realtà – i nostri dati sono campionari. Nel senso che dipendono dal campione estratto. Se provassimo ad estrarre un altro campione potremmo benissimo ottenere numeri diversi. Ad es. se nei 18 mesi presi in esame fossero passati in quell’ospedale degli altri pazienti, diversi dai 1641 schedati, quali sarebbero le nostre conclusioni ? Potremmo ancora affermare che le morti sospette non sono frutto del caso?

Esiste una tecnica statistica che serve per cautelarsi da problemi di questo tipo. Si tratta di un procedimento che ci consente di estendere i risultati ottenuti dal campione alla popolazione di riferimento, naturalmente non con assoluta certezza, ma con un ragionevole grado di fiducia. La tecnica in questione si chiama test chi-qudro e prevede innanzitutto la definizione di due ipotesi:

  • ipotesi nulla H0 : le due variabili sono indipendenti;
  • ipotesi alternativa o di ricerca H1 : le due variabili sono dipendenti.

L’ipotesi di ricerca è quella che spinge appunto il ricercatore ad effettuare tutta una serie di elaborazioni statistiche: proprio perché egli è intimamente convinto che esista un qualche tipo di legame fra le due variabili. L’ipotesi nulla è invece quella che “annulla” la convinzione del ricercatore, che statuisce quindi che non esiste alcun legame (fra le due variabili) dotato di significatività statistica.

Il passo successivo consiste nello stabilire a priori quanto il ricercatore intenda rischiare: possiamo ipotizzare il 5%, poiché è un grado di rischio ragionevolmente piccolo.
A questo punto il gioco è fatto: è sufficiente confrontare il valore del chi-quadro calcolato, pari ad 86,47, con il valore del chi-quadro tabulato, cioè riportato su apposite tavole statistiche (che si trovano in appendice a quasi tutti i testi di statistica). Il valore tabulato dipende da due elementi:

  • il grado di rischio (5%);
  • il numero dei gradi di libertà, che si ottiene moltiplicando il numero di righe della nostra tabella meno 1 per il numero delle colonne, sempre meno 1. Dato che la nostra tabella è una 2 x 2 (cioè due righe per due colonne), i gradi di libertà saranno pari ad 1 (= 1 x 1).

Tale valore è pari a 3,84. Se il chi-quadro fosse inferiore a tale soglia, si dovrebbe accettare l’ipotesi nulla, se è invece superiore occorre rifiutare l’ipotesi nulla e di conseguenza accettare l’ipotesi alternativa. Quest’ultimo è proprio il nostro caso, in quanto risulta 86,47 > 3,84. Con la fiducia del 95% (cioè il complemento del grado di rischio, fissato arbitrariamente nella misura del 5%) accettiamo quindi che esista un legame di dipendenza (statisticamente significativo) fra le due variabili. In particolare, su 100 campioni estratti 95 danno evidenza del legame di dipendenza.

Purtroppo la tecnica applicata non è in grado di stabilire quale sia la direzione del legame causa – effetto e dunque non basta per accusare la Gilbert. La quale fu condannata all’ergastolo sulla base di prove più dirette.

Nonostante ciò questo mio lavoro (che riproduce quello che venne fatto durante il processo) è utile per capire quanto la statistica serva a trasformare i dati in informazioni e a fornire quindi un buon supporto a chiunque debba prendere decisioni.

fonte: www.gravita-zero.org » Vai al post originale

Gen 12

ALPETTE è un paese del Piemonte, alle porte del Parco Nazionale del Gran Paradiso, nella provincia di Torino. E’ situato all’imbocco della Valle Orco a circa 1000 metri s.l.m. ed il suo clima montano lo rende meta ideale per soggiorni e brevi scampagnate.
Il paese, incastonato nel verde dei boschi e dei pascoli, si erge su un piacevole altopiano erboso che ha un panorama molto suggestivo, dal quale lo sguardo può spaziare sulla Valle dell’Orco e sul Massiccio del Gran Paradiso. La bellezza della natura locale ben si armonizza con la visione di un’altra magnificenza: l’osservazione della volta celeste.

Accanto alle tipiche abitazioni montane, che costituiscono il cuore del borgo antico e che si stringono in pittoresco agglomerato intorno alla chiesa, sorge l’Osservatorio Astronomico di Alpette.Fu fatto costruire nel 1972 dal parroco don Giovanni Capace, sul tetto della casa parrocchiale del paese.Nel 1987, per iniziativa della Scuola di Astronomia “Francesco Zagar”, il Comune di Alpette, con la collaborazione della Regione Piemonte e della Provincia di Torino, costruì un nuovo Osservatorio sulla parte più alta dell’edificio comunale, trasferendovi il telescopio del parroco.

Attualmente l’Osservatorio ha una cupola metallica del diametro di 5,5 metri che ospita un telescopio riflettore Ritchey-Chretien del diametro di 60 cm, in grado di far scorgere stelle cinquemila volte più deboli di quelle percepibili ad occhio nudo (ad esempio astri più deboli del pianeta minore Plutone) e di fotografare stelle di 19a magnitudine, la cui luce equivale a quella di una candela posta alla distanza di 3500 chilometri.

Il telescopio principale è corredato di altri due strumenti a rifrazione: uno acromatico con obiettivo di 15 cm e di 2,250 metri di focale ed uno apocromatico alla fluorite del diametro di 13 cm con focale di un metro. Sono strumenti ideali per l’osservazione di oggetti celesti della nostra Galassia come pianeti, nebulose, ammassi stellari ed altre galassie più lontane.

L’attività svolta dall’Osservatorio, prevalentemente di carattere didattico/divulgativo, è dedicata alle scuole di ogni ordine e grado e, sulla base delle disponibilità, a quanti sono interessati all’astronomia. Si organizzano visite guidate serali, con l’osservazione degli oggetti celesti al telescopio, e si svolgono seminari e conferenze nel salone situato nella parte sottostante la specola. Sono anche disponibili visite diurne che prevedono la visita guidata alla mostra astro-fotografica, la conferenza con proiezione di diapositive o di filmati, l’uso degli strumenti con l’osservazione del Sole.
Il paesaggio di favola nelle lunghe ore notturne dedicate all’osservazione della volta celeste ben si armonizza con le magiche narrazioni del posto. Infatti leggende di masche (streghe), che si riunivano in cerchio presso i “Reü” (luogo di incontro) o che celebravano i loro Sabba (festa delle streghe) negli spazi verdi lungo i sentieri, rappresentano ancor oggi motivi di racconti che hanno riscaldato l’ambiente delle stalle sino alla metà del Novecento, dove la gente si raccoglieva per stare al caldo e raccontare aneddoti. Non deve stupire che proprio in questo luogo carico di storia e di mistero, dove anche gli antichi celti percorrevano i “Curs”, sorga un Osservatorio Astronomico, un grande occhio puntato verso i misteri dell’universo.
http://www.osservatorioalpette.com/home.php

fonte: www.gravita-zero.org » Vai al post originale

Gen 12

In questi giorni si è parlato molto di “La Corrida” a causa dell’esclusione del Maestro Pregadio dalla trasmissione, di conseguenza come video divertenti di questa domenica ho pensato di riportare proprio un paio di video tratti da quella trasmissione ovvero la recente esibizione di Carmine Fasano (in alto) e uno dei tempi di Corrado con la storica signora Pighi che nella prima edizione televisiva della trasmissione canta maledetta primavera:

fonte: alessios4.blogspot.com » Vai al post originale

Gen 12

Grazie ad un post di Gaetano ho scoperto che tramite alcuni trucchetti è possibile visualizzere foto, profili, amici ed altro ancora delle persone iscritte a Facebook nonostante il profilo sia privato e disponibile solo ad amici, il procedimento da compiere comunque non è immediato e comporta l’installazione di alcune applicazioni.

Come immaginavo Facebook è molto pericoloso per la privacy, se pensate di iscrivervi o l’avete già fatto sappiate che le vostre informazioni saranno potenzialmente a disposizione di tutti.

Naturalmente esistono tanti blog e siti anti facebook, qui ad esempio ne trovate uno.

In alto trovate un bellissimo video divertente di Caterina Guzzanti proprio su Facebook.

fonte: alessios4.blogspot.com » Vai al post originale