Gen 30

Se l’economia italiana è in crisi, i viaggi di nozze non sembrano risentirne: secondo alcuni studi dell’ISTAT nel 2007 si sono celebrati più di 244000 matrimoni, la maggior parte al Sud, principalmente in Campania. I viaggi di nozze sono un’importante forma di guadagno per gli operatori del settore turistico, alimentando un giro d’affari di 5 miliardi di euro. Non si bada a spese: il budget per un viaggio di nozze si aggira intorno ai €7000-8000 a coppia, spesso inserito nelle liste di nozze. Tra le mete più richieste per i viaggi di nozze c’è la Polinesia, anche se gli sposi preferiscono abbinare un tour che permetta di andare anche negli USA. Tra gli itinerari scelti per il viaggio di nozze si stanno affermando sul mercato italiano la Nuova Caledonia, scelta anche insieme ad un tour dell’Australia. Bene anche le crociere, magari tra gli atolli del Pacifico. Il viaggio di nozze resta un momento unico e deve essere qualcosa di magnifico, che unisca alla bellezza delle strutture e degli ambienti tropicali anche la conoscenza di nuovi luoghi e nuove culture. In crescita anche le richieste di coloro che vogliono un matrimonio all’estero secondo le cerimonie locali, come nelle tradizionali isole greche, Santorini in primis.

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Gen 30

Titolo originale: Brokedown palace
Nazione: USA
Anno: 1999
Genere: drammatico
Durata: 1h39m
Regia: Jonathan Kaplan
Sceneggiatura: David Arata
Fotografia: Newton Thomas Sigel
Musiche: David Newman
Cast: Claire Danes, Kate Beckinsale, Bill Pullman, Jacqueline Kim, Daniel Lapaine, Henry O, Tom Amandes, Bahni Turpin, Lilia Cuntpay, John Doe, Indhira Charoenpura, Aimee Graham, Kay Tong Lim

Trama
Alice e Darlene, amiche appena diplomate, fingono di per le Hawaii e giungono nell’esotica Bangkok. Prendono in affitto una stanza in un lurido albergo della capitale thailandese, ma sono felici di ritrovarsi in Oriente. Durante il loro soggiorno, stringono una tenera amicizia con Nick, un’affascinante ragazzo australiano. Nick parte per Hong Kong e chiede alle due ragazze di raggiungerlo ma all’aeroporto vengono arrestate: nei loro zainetti ci sarebbero tredici libbre di eroina purissima. Per Alice e Darlene si aprono le porte del carcere thailandese e sarà per loro l’inizio di un incubo.

Recensione
Ritrovarsi nei guai a causa della leggerezza tipica adolescenziale: “Bangkok senza ritorno” è la disavventura di due amiche americane, appena diplomate, che decidono di partire alla ricerca di avventura e divertimento, ma il loro essere giovani e sprovvedute le porterà ad una situazione terribile in un paese molto distante dal loro, finendo vittime di un sistema giudiziario e carcerario poco incline alla giustizia ed ai diritti umani. Non si può dire che “Bangkok senza ritorno” sia un film originale, tanto sembra essersi ispirato a “Fuga di mezzanotte”, capolavoro di Alan Parker.
Sebbene non si distingua per originalità, il film scorre piacevolmente, non privo di qualche cd discreto colpo di scena, ben orchestrato da Jonathan Kaplan, più volte regista di legal thriller. Alcuni aspetti della trama restano oscuri, un espediente che Kaplan utilizza allo scopo di tenere alto l’interesse nello spettatore, anche avrebbe potuto sviscerarli con maggior cura al termine del film, lasciando così alcune domande insolute.
Banale dire che le due protagoniste, Claire Danes e Kate Beckinsell, siano due attrici attraenti, ma le due si rivelano anche piuttosto brave nell’interpretazione, anche se è Bill Pullman, nei panni dell’avvocato che le difende, ad entusiasmare per la sua ottima prova.
La colonna sonora di “Bangkok senza ritorno” si conforma alla trama tra melodie orientaleggianti e DJ remix, come “Rock the casbah” dei Clash riproposta dai Solar Twins.
“Bangkok senza ritorno” è un film piacevole, non presenta alcun approfondimento delle tematiche trattate, il che lo rende più adatto ad un pubblico di adolescenti. Buono per una tranquilla serata a casa.

Voto: 6,5
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Gen 30

Titolo originale: id.
Nazione: USA
Anno: 2008
Genere: biografico
Durata: 2h08m
Regia: Gus Van Sant
Sceneggiatura: Dustin Lance Black
Fotografia: Harris Savides
Musiche: Danny Elfman
Cast: Sean Penn, Emile Hirsch, Josh Brolin, Diego Luna, James Franco, Alison Pill, Victor Garber, Denis O’Hare, Joseph Cross, Stephen Spinella, Lucas Grabeel, Brandon Boyce, Howard Rosenman, Kelvin Yu

Trama
Gli ultimi otto anni della vita di Harvey Milk, eletto consigliere comunale a San Francisco, divenendo il primo omosessuale dichiarato ad accedere ad un’importante carica pubblica in negli USA. Milk, dopo alcuni scontri nella città di New York, decise di trasferirsi col suo compagno Scott Smith a San Francisco, dove aprirono un piccolo negozio di fotografia, nel cuore di un quartiere popolare, Castro, che diventò un simbolo importante per tutti gli gay americani.
Milk diventò un paladino dei diritti civili, non soltanto per gli omosessuali, combattendo la Proposition 6, un legge che avrebbe fatto licenziare tutti gli insegnanti dichiaratisi omosessuali. La legge, promossa dal senatore John Briggs, aveva un forte seguito per i continui proclami della cantante Anita Bryant.

Recensione
“Milk” di Gus Van Sant è un film biografico sulla vita di Harvey Milk, un personaggio poco conosciuto in Italia. Ed è questo il primo merito da attribuire a Gus Van Sant, regista poliedrico e sicuramente di gran valore. Nell’esporre la storia di Milk, Van Sant utilizza una struttura narrativa semplice e misurata che segue i tradizionali film biografici, tracciandone però soltanto il periodo in cui la sua vita ebbe “davvero senso”. Ben sostenuto dalla voce narrante dello stesso protagonista che una sera, immerso nella solitudine della sua casa, sente la necessità di lasciare una sorta di testamento audio, consapevole che il destino a breve non sarebbe stato benevolo, “Milk” mostra l’America degli anni ’70, attraverso le crisi e gli scontri. Un paese che pur facendosi portatore da sempre di libertà e democrazia si dimostrava ottuso nei confronti del “diverso”. Van Sant realizza una messa in scena fantastica, mescolando i filmati dell’epoca ai fotogrammi del film opportunamente trattati ottenendo un insieme del tutto indistinguibile. Una sceneggiatura piena di dialoghi interessanti, mai troppo di parte, capace di descrivere senza troppa enfasi il personaggio, lasciando il campo alla sua attività, compiuta attraverso la sua schiera di sostenitori. Perché il suo motto, col quale apriva ogni raduno era: “Salve, sono Harvey Milk, e voglio reclutarvi tutti”.
Un altro merito di Gus Van Sant discende dalla sua capacità di radunare attori in un cast perfetto e di tirare fuori il massimo da ognuno di loro. Sean Penn è nel personaggio di Harvey Milk ai massimi della sua carriera di attore, interpretandolo in un modo che pochi attori sarebbero stati in grado di farlo. Ricevuta carta bianca dal regista, Penne ci mette fisicità e vigore tali da far pensare che si tratti di un documentario con il vero Milk, cosa che appare molto più evidente nella versione in lingua originale. Ma l’autenticità dei personaggi, riscontrabile al termine del film durante i titoli di coda, si estende anche agli altri attori.
Splendida la colonna sonora di “Milk”, realizzata da Danny Elfman, rende le ambientazioni ancor più immerse negli anni in cui si svolge la storia.
Milk è un film che punta molto alla forza comunicativa di Harvey Milk. Otto anni raccontati attraverso suoi ideali, il suo coraggio e l’abnegazione volti a realizzare un futuro migliore, non solo per i gay. “Milk” è un film appassionante che chiunque dovrebbe vedere.

Voto: 8

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Gen 30


di Paolo Flores d’Arcais

da Micromegaoniline

I quattro minuti integrali dell’intervento di Antonio Di Pietro (vedi sotto) sono inequivoci e inequivocabili: l’accusa al Presidente Napolitano di essere stato qualche volta non imparziale non è affatto seguita, quale esplicitazione dell’accusa stessa, dall’affermazione che “il silenzio è mafioso”.

Tale affermazione è successiva ad una serie di altre considerazioni, a cui è evidentemente riferita, che riguardano perfino il fatto che (ex) terroristi possano dare lezioni nelle università (trasparente il rimando al recente caso Morucci) mentre i familiari delle vittime vengono dimenticati.

Addolora, dunque, che praticamente tutti i mass media abbiamo saltato la parte intermedia dell’intervento di Di Pietro, e abbiamo riferito, del tutto inesattamente, l’espressione “il silenzio uccide, il silenzio è mafioso”, al giudizio di Di Pietro sulla imparzialità del Presidente Napolitano.

In tal modo ascoltatori e lettori hanno ricevuto l’informazione, del tutto errata, che Di Pietro abbia dato del mafioso a Napolitano.

Addolora che sulla base di questa informazione errata l’ex Presidente Oscar Luigi Scalfaro abbia parlato addirittura di “reato”.

E infine, oltre che addolorare, indigna che alla testa delle accuse infondate a Di Pietro sia stata fin dal primo momento una testata fondata dall’uomo la cui frase più famosa, e più che mai attuale, suona: la verità è rivoluzionaria.

Lo stralcio dell’intervento di Antonio Di Pietro nel quale si fa riferimento al Presidente Napolitano

L’intero intervento di Antonio Di Pietro

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Gen 30

da Voglioscendere

Trascrizione:

“Io so che ancora una volta ci stanno prendendo per il culo, soltanto che non lo fanno con le solite ballette quotidiane.
Questa volta stanno organizzando una grande operazione di disinformatia di stampo sovietico o sudamericano, come volete.

O italiano: diciamo pure di stampo italiano, italiota.
Lo fanno perché hanno paura degli elettori che forse hanno cominciato a intuire quale gigantesca porcata debbano nascondere, o quali gigantesche porcate debbano nascondere con questa legge inciucio contro le intercettazioni.
Per la prima volta, non sono riusciti, Berlusconi e i suoi complici, a convincere l’opinione pubblica che in Italia ci vogliano meno intercettazioni.
Gli italiani, per motivi ovvi di intelligenza e per interesse alla loro sicurezza, sanno che è giusto e doveroso rinunciare a un pezzettino della nostra privacy per mettere qualche telecamera in giro, per acchiappare più delinquenti, per mettere dei telefoni sotto controllo per acchiappare più delinquenti.
Ma anche per scoprire, eventualmente, se c’è qualche innocente che è finito ingiustamente in un’inchiesta, grazie alle intercettazioni.
Si riesce immediatamente a scindere la responsabilità dei colpevoli e degli innocenti, quindi le intercettazione per chi non ha niente da nascondere è una risorsa.
Invece, per chi ha molto da nascondere, è un pericolo.
Questo non sono riusciti a farlo passare, ancora, nemmeno l’orchestra nera che ci martella da vent’anni è riuscita a convincerci che dobbiamo accettare, per il nostro bene, meno intercettazioni per i reati di lorsignori, e dunque anche per i reati di strada.
Pare che persino gli elettori leghisti – per fortuna, meglio tardi che mai – si stiano ribellando e stiano premendo sui loro rappresentanti perché non firmino la porcata che Berlusconi vuole fare.
E ci raccontano, i giornali, che la partita è se entrerà o meno la corruzione fra i reati per i quali non si potrà più intercettare.

Una porcata da buttare nel cesso

Il problema non è solo la corruzione: nel disegno di legge che è stato presentato dal Consiglio dei Ministri a luglio, come ci siamo già detti più volte ma repetita iuvant, si vieta di intercettare per reati come lo stupro – in questi giorni si parla molto di stupro, Berlusconi promette addirittura un soldato per ogni bella donna e in futuro magari anche per ogni vecchietta che va a ritirare la pensione, per ogni vecchietto maschio che ritira la pensione, per ogni massaia che va a fare la spesa.
Insomma, ci sarà metà della popolazione che fa il soldato e metà che fa il derubato.
E chi li deruba poi, fra l’altro? Bisognerebbe importare dall’estero i delinquenti. Siamo alla follia.
Ma per quanto riguarda il divieto di intercettazione, il disegno di legge del Consiglio dei Ministri le proibisce per lo stupro, il sequestro di persona, l’associazione a delinquere, l’estorsione, la ricettazione, la truffa, il furto, il furto in appartamento, la rapina, lo scippo, lo spaccio di droga al dettaglio, l’omicidio colposo e tutti i reati finanziari.
Il problema è prendere questa porcata gigantesca e buttarla nel cesso, questo dovrebbe fare un partito serio, ammesso che la Lega riesca ancora ad esserlo ogni tanto, invece di star lì a ritoccare un reato sì, un reato no.
Questi sono tutti reati per i quali oggi si può intercettare e, infatti, già abbiamo dei problemi a scoprire dei colpevoli perché ce ne vorrebbero di più di intercettazioni e di indagini collegate
Invece, causa riduzione continua dei mezzi e dei fondi, ne abbiamo sempre di meno e abbiamo pochi colpevoli scoperti.
Figuratevi quando non potremo nemmeno intercettarli quanti criminali in libertà avremo: dovremo barricarci in casa dopo che passa questo legge con i cavalli di Frisia e i sacchetti di sabbia alle finestre per farci giustizia da soli.
Questo è quello a cui ci vogliono portare.

La balla del Grande Orecchio

Allora, dato che la gente non l’ha ancora bevuta la bufala delle intercettazioni, stanno esagerando, stanno sfiorando il muro del suono, stanno superando i limiti della decenza, ammesso che ne abbiano.
Ci stanno, cioè, rifilando un’altra super balla per convincerci che siamo in preda al Grande Fratello, il Grande Orecchio, lo spione degli spioni, l’uomo nero che, nascosto in un ufficio a Palermo, intercetta tutto e tutti con gravi violazioni della privacy.
Mettendo in pericolo la democrazia.
Questo mostro si chiama Gioacchino Genchi, è un vice questore della Polizia in aspettativa, fin dai tempi di Giovanni Falcone collabora con i magistrati più impegnati in tutta una serie di indagini che hanno a che fare con l’informatica e la telefonia, perché ha accumulato un’esperienza unica in Europa, in questa materia.
Aiuta i magistrati a incrociare le telefonate e i tabulati telefonici nei processi di omicidio, di rapina, di mafia, di ‘ndrangheta, di camorra, di tangenti, di strage.
Perché è utile e indispensabile una figura come la sua? Perché non basta fare come tante bestie con la penna in mano fanno sui giornali: prendere le intercettazioni, far il copia-incolla e spiaccicarle sulla pagina di giornale o farle sentire in televisione.
Le intercettazioni vanno lette e soprattutto vanno capite.
Al telefono, molte persone cercano anche di parlare un linguaggio convenzionale, o anche se non cercano di parlarlo finiscono per farlo: si parla molto male al telefono, si capisce poco, spesso.
Ecco perché è importante capire a che ora avviene quella telefonata, in che posto, dopo quali altre telefonate e prima di quali altre telefonate avviene quella chiamata.
Perché se senti dire a uno “ho parlato con Ciccio”, da sola quella telefonata non ti dice niente.
Allora devi andare a vedere cosa è successo prima, se ci sono dei “Ciccio”.
“Sto andando a parlare con Pippo”. Chi è Pippo? Andiamo a vedere dopo. Andiamo a vedere dove si trovava Pippo un attimo dopo che questo dicesse “sto andando a parlare con Pippo”.
Allora abbiamo la prova che il Pippo era veramente lui, che i due si sono incontrati, perché stavano nella stessa cella territoriale da cui è partita la chiamata e dove, poi, c’è stato l’incontro.
Dunque, gli incroci fra le telefonate intercettate e i tabulati telefonici richiedono intelligenza, perché prese così non dicono mai niente, non vogliono dire niente e nei processi non sono utili e a volte vengono assolti i colpevoli proprio perché gli investigatori non sono riusciti a far fruttare, a trasformare in prova evidente ciò che avevano nelle carte, nei tabulati e nelle telefonate.
Ecco perché sono utili questi consulenti tecnici che sanno usare l’informatica e sanno incrociare i dati e arrivare a delle conclusioni, per cui anche una telefonata insignificante può diventare la prova regina per incastrare un assassino.
In questi giorni si parla di Genchi come il consulente di De Magistris. Certo, è stato consulente anche nelle indagini di De Magistris, ma nessuno racconta quanti omicidi insoluti ha fatto risolvere Genchi con questo sistema, quanti assassini che stavano in libertà oggi sono in galera grazie alle consulenze di Gioacchino Genchi.
Io lo posso dire tranquillamente: lo conosco da anni, lo apprezzo, penso che sia una persona estremamente perbene.
E’ un signore che vive del suo lavoro, che praticamente lavora sempre, giorno e notte, al servizio nostro, per renderci più sicuri: al servizio della giustizia.
Questo per come lo conosco io è Gioacchino Genchi.

Lo sterminio di massa

Viene linciato per quale motivo? Per due motivi.
Uno è proseguire la guerra a quelli che, a Catanzaro, hanno osato sollevare il coperchio sul pentolone del letame che ribolliva e a ricominciato a bollire da quando De Magistris è stato cacciato e da quando i magistrati di Salerno, che avevano riaperto quel coperchio, sono stati a loro volta cacciati.
Ragion per cui ho iniziato il mio intervento con “Io so”, per proseguire quelli di Sonia Alfano, di Salvatore Borsellino, Carlo Vulpio, Beppe Grillo per invitarvi tutti quanti a essere con noi mercoledì mattina in piazza Farnese in difesa dei magistrati di Salerno e, direi, da oggi anche di Gioacchino Genchi e quelli come lui.
Bisogna proseguire nello sterminio di massa iniziato con De Magistris, proseguito con la Forleo, con il capitano Zaccheo che lavorava con De Magistris, con il consulente Sagona che lavorava con De Magistris, con i colleghi di De Magistris come il dottor Bruni che hanno voluto fare sul serio nel prosieguo delle sue indagini e sono stati ostacolati dai loro capi.
Nello sterminio di Carlo Vulpio che non si occupa più di questo caso perché ci capiva troppo, nello sterminio di Gabriella Nuzzi, Dionigio Verasani e il loro procuratore Apicella che sono stati fucilati alla schiena da un plotone di esecuzione plurimo, che sparava tutto nella stessa direzione, formato dal CSM, dal suo capo – il Capo dello Stato – dall’Associazione Magistrati che adesso sta tentando dei penosi ripensamenti, delle penose lacrime di coccodrillo e da tutta la classe politica.
Voglio in qualche modo – sono disperati, ormai – dimostrare che a Catanzaro De Magistris e suoi hanno fatto qualcosa che non andava, perché sono tre anni che stanno cercando un pelino nell’uovo per dimostrare che c’era qualche irregolarità non in quelle enormi ruberie di fondi pubblici che si stavano scoprendo, ma nelle indagini e nelle persone di chi stava indagando.
Questa è la prima ragione per cui Genchi è nel mirino.
La seconda e fondamentale ragione per cui è nel mirino in questo momento l’ha detta Berlusconi, che ormai non se ne accorge neanche più ma confessa!
Questo è il suo giornale, il suo house organ, il suo bollettino parrochiale: “Intervista a Berlusconi – un’esclusiva, intervista a padrone – intercettazioni, vi dico quel che farò” “Una legge che taglia tutto, Bossi è già d’accordo, gli altri verranno convinti dallo scandalo Genchi. Non ho paura per me ma per la privacy degli italiani”.
Lo fa per noi, naturalmente.
Gli altri verranno convinti dallo scandalo Genchi: naturalmente non c’è nessuno scandalo Genchi, l’unico scandalo sono le porcate che ha scoperto Genchi per conto del PM De Magistris.

L’ennesima operazione di disinformatia

Lo scopo di questa guerra a Genchi, in questo momento, è cercare di ribaltare l’opinione pubblica con l’ennesima operazione di disinformatia.
Ricordate quando il Cavaliere, nell’ottobre del 1996, si presentò con un oggetto enorme e lo mostrò alle telecamere per tutto il mondo e disse “questa è una microspia”.
Poveretto, era una specie di frigobar portatile per le dimensioni ma lui la chiamava microspia.
I giornali, alcuni spiritosamente, la ribattezzarono “il cimicione”.
Lui si era inventato di essere spiato dalle procure deviate che gli avevano nascosto dietro il radiatore del suo studio a Palazzo Grazioli una cimice perfettamente funzionante, e quindi sgomento annunciò al mondo che in Italia la magistratura era arrivata a un tale livello di eversione da intercettare illegalmente e incostituzionalmente il capo dell’opposizione.
Tutto il Parlamento abboccò, D’Alema in lacrime corse a dargli solidarietà.
Erano già d’accordo per fare la bicamerale e, mentre D’Alema veniva eletto anche coi voti di Forza Italia in bicamerale, la procura di Roma scoprì che quella cimice intanto non funzionava, era un ferrovecchio dell’ante guerra, e soprattutto a piazzarla non era stata nessuna procura deviata ma il migliore amico del capo della sicurezza di Berlusconi, mandato a bonificargli l’alloggio.
Dato che nell’alloggio non aveva trovato niente aveva pensato di nascondere questa ciofeca dietro il radiatore per aumentare il proprio compenso e farsi bello davanti al padrone di casa.
Noi abbiamo vissuto per una settimana in un clima da colpo di Stato a causa di una delle tante bufale orchestrate dal Cavaliere e dai suoi sodali.
Bufala che quando è stata poi smontata nessuno l’ha scritto, e infatti era servita per solidificare l’inciucio destra-sinistra con D’Alema presidente della bicamerale, proprio per tagliare le unghie ai magistrati che non avevano fatto niente.
Come non avevano fatto niente neanche questa volta, di illegale.
Certo, ci sono stati episodi, scandali veri in questi anni di intercettazioni illegali.
Sono quelle di cui i politici non parlano mai.
Si è scoperto di spionaggi illegali, ancora peggio.
Si è scoperto che il Sismi del generale Pollari e del suo fedelissimo Pio Pompa - quello che teneva a stipendio il giornalista Renato Farina, detto Betulla, che adesso sta in Parlamento non a caso nel Popolo della Libertà provvisoria, dopo aver patteggiato una pena per favoreggiamento nel sequestro di persona di Abu Omar – spiava illegalmente magistrati, giornalisti, imprenditori.
Sono tutti a giudizio a Roma questi signori, naturalmente, ma nessuno ne parla.
Si è scoperto che la security della Telecom, un’azienda privata, aveva messo in piedi un archivio di informazioni e dossier completamente illegali.
Sono a giudizio anche il capo e i suoi collaboratori, Tavaroli & c.
Tronchetti Provera, che è molto perspicace, non aveva capito niente di quello che succedeva nell’ufficio accanto e ha avuto molti elogi dal suo giornale, il Corriere della Sera, per il fatto di non aver capito una mazza di quello che succedeva da parte di un signore a cui lui dava una sessantina di milioni di euro all’anno di budget.
Per fare che cosa non l’aveva capito, ma un manager non è mica li per capire cosa succede nella sua azienda, è pagato per non sapere.
Questi sono gli scandali di cui frettolosamente ci siamo spogliati perché i politici sono ricattabili o ricattati da queste persone e quindi le coprono e le proteggono.
Di Genchi non c’è niente di scandaloso, nel senso che Genchi fa esattamente quello che gli chiedono i magistrati secondo quello che è previsto dalla legge.
Voi leggete sui giornali: “Berlusconi, è in arrivo uno scandalo enorme”, “I segreti che inquietano il Palazzo”, “Anche De Gennaro nell’archivio segreto Genchi”, “Rutelli: ci sono cose rilevanti”, “Archivio Genchi: fatti rilevanti per la democrazia” - questo dice Rutelli - “Rutelli: intercettazioni, libertà in pericolo”, “Mastella: denunciai l’archivio Genchi ma nessuno mi ascoltò”.
In realtà stavano ascoltando lui, perché parlava con una serie in indagati del processo Why Not, esattamente come Rutelli che era amico di Saladino.
“L’orecchio che ascoltava tutto il potere”, “In migliaia sotto controllo, presto un grande scandalo”.
E avanti di questo passo.

Disinformazione organizzata allo stato puro

Questo è disinformazione organizzata allo stato puro.
Genchi non ha mai fatto un’intercettazione, ma nemmeno per scherzo. Genchi non intercetta.
Genchi riceve dalle procure della Repubblica che l’hanno nominato consulente le intercettazioni e i tabulati telefonici per fare quel lavoro di incrocio e di mosaico, per ricostruire la storia, il contesto di ogni telefonata e tabulato.
Che differenza c’è tra l’intercettazione e il tabulato? L’intercettazione registra quello che le due persone al telefono, o in una stanza, si dicono – telefonica o ambientale.
Il tabulato è, come tutti sanno, l’elenco delle telefonate fatte e ricevute da un numero di telefono, da un utenza telefonica.
Il tabulato del mio telefono riporta tutte le telefonate che io ho fatto in partenza, cioè i numeri che ho chiamato io, e tutti i numeri che hanno chiamato me.
Aggiunge alcune informazioni: l’ora esatta, la durata esatta della telefonata, il luogo nel quale io mi trovavo mentre parlavo e l’altra persona si trovava, e naturalmente il numero di telefono dell’altra persona quando non è criptato.
Questo è il tabulato.
Dimostra un rapporto più o meno intenso fra due persone: se si chiamano alle quattro del mattino sono persone che hanno un rapporto piuttosto confidenziale; se si chiamano quaranta volte al giorno hanno un rapporto confidenziale.
Se c’è una telefonata in tutto potrebbe persino essere una telefonata muta, alla quale l’altro non risponde e non saprà mai di avere ricevuto questa telefonata.
E’ evidente che ci vuole intelligenza investigativa per capire la differenza e capire che tipo di rapporti denotano questi tabulati e telefonate.
Genchi non ha mai intercettato nessuno: riceve telefonate già fatte e disposte da un GIP su richiesta di un Pubblico Ministero e riceve i tabulati che formano il corollario.
E studia, incrocia e riferisce al magistrato, viene sentito in udienza, viene contro interrogato dagli avvocati dell’imputato il quale ha tutti gli strumenti per dire “hai sbagliato, perché quella telefonata l’hai interpretata male, quel contatto non c’è stato”.
C’è il contraddittorio nel processo, questo avviene, questo fa Genchi.
Dice: “centinaia di migliaia di intercettazioni”. Assolutamente no.
Nelle indagini di Catanzaro, Poseidone e Why Not”, c’erano decine e decine di indagati e quindi decine e decine di intercettati, ciascuno dei quali usava diversi telefoni e schede.
In più, abbiamo i numeri degli indagati, diverse decine, e poi i numeri delle persone che venivano chiamate o chiamavano questi indagati e che risultano dai tabulati.
Quindi abbiamo evidentemente diverse centinaia di numeri.
I numeri trattati da Genchi nelle indagini di Catanzaro sono circa 730-780. Voi leggete che ci sono dei parlamentari, eppure non si può intercettare o prendere il tabulato di un parlamentare.
E’ ovvio, ma prima devi saperlo che quel numero è di un parlamentare.
Se l’indagato Saladino chiama o riceve una chiamata da Mastella o Rutelli, che sono parlamentari e non possono essere intercettati, se è intercettato il numero di Saladino si sente la voce di Mastella o Rutelli.
Se si prende il tabulato di Saladino, certo che ci saranno anche i numeri che usano Mastella e Rutelli: e tu come fai a saperlo? Non si capisce mica dal prefisso se il numero è di Rutelli o è mio, se è di un parlamentare o no, di un agente segreto o no.
Quando chiedi di chi è il numero che compare nel tabulato ti dicono: “guarda che appartiene alla Camera dei Deputati”, e non basta ancora per stabilire che è di un parlamentare.
Potrebbe essere un impiegato, un cancelliere, un usciere.
Quando scopri di chi è, è chiaro che se scopri che è di un parlamentare prima di utilizzare quell’informazione devi chiedere il permesso al Parlamento perché in Italia è previsto questo.
Ma come fai a saperlo prima? Quando lo acquisisci è un elenco di numeri tutti uguali per te.
E’ dopo, quando scopri di chi sono, che eventualmente ti fermi nell’utilizzarli e chiedi al Parlamento l’autorizzazione a utilizzarli.
Esattamente come la questione De Gennaro, l’ex capo dei servizi segreti e oggi capo del coordinamento dei servizi: non è vero niente, ma può anche darsi che non se ne sia neanche accorto che ci sia tra i numeri di telefono di questi incroci un numero usato dai servizi.
Chi lo può escludere? L’importante è che De Gennaro non era indagato e non è stato sospettato di niente, se poi risulta una sua telefonata con qualcuno, c’erano un sacco di persone, agenti di polizia, magistrati, che stavano sotto intercettazione: potrebbe risultare chiunque.
Vuol dire che Genchi spiava De Gennaro? Assolutamente no! Ma questo per fortuna De Gennaro, visto che di queste cose se ne intende, lo sa meglio di noi.
Dice: se ci sono agenti segreti e quelli parlano al telefono di segreti di Stato, intercettandoli si violano dei segreti di Stato. Pericolo! Aiuto! Il nemico ci ascolta!
Bene, questa è un’altra bufala clamorosa che è già venuta fuori quando la procura di Milano ha intercettato alcuni agenti del Sismi capeggiato dal generale Pollari, col fido Pio Pompa al fianco, nell’inchiesta sul sequestro di Abu Omar e ha acquisito dei tabulati.
Anche lì i soliti politici che proteggono Pollari, Rutelli, Berlusconi, sono insorti dicendo che – Cossiga! - non si possono intercettare agenti segreti perché se parlano di segreti di Stato al telefono questo esce fuori e la sicurezza nazionale è in pericolo.
Per legge, i militari e gli agenti segreti hanno il divieto di trattare argomenti classificati al telefono. Classificati vuol dire riservati in varie gradazioni, quindi a maggior ragione è vietato parlare al telefono con chicchessia di segreti di Stato, da parte dei titolari di quei segreti.
E’ impossibile che qualcuno intercettando un agente segreto o un militare violi il segreto di Stato, perché già sa che per legge l’agente segreto al telefono non parla di segreti di Stato.
Se parla di segreti di Stato, chi lo viola il segreto? L’agente segreto che ne parla, non il magistrato che lo intercetta!
Quindi, se tutti seguono la legge, non c’è mai un segreto di Stato che venga fuori da un’intercettazione, tanto meno da un tabulato da cui risulta un numero ma non il contenuto della telefonata.
Voi vi rendete conto della enormità della bugia con una piccola aggiunta: Genchi ha decine di migliaia di utenze sotto controllo? Vi ho già detto che non è vero.
Genchi può avere trattato, nella sua carriera che dura da trent’anni, centinaia di migliaia di utenze telefoniche: sono trent’anni che riceve intercettazioni, tabulati e li incrocia.
Indagati, non indagati, collaterali e affini, come diceva Totò.
Può darsi che in questo momento, dato che ha molti incarichi per molte procure d’Italia - casi di omicidi, rapina, mafia, camorra, ‘ndrangheta, tangenti, evasioni fiscali, stragi, associazioni per delinquere, droga, delitti vari – può darsi che abbia in complesso migliaia di informazioni.
E’ chiaro che se sta lavorando a qualche indagine a carico di qualcuno che ha rapporti con Berlusconi, ci sarà il numero di Berlusconi.
Esattamente come indagando su Saladino c’era nel tabulato il numero di Rutelli, di Mastella etc.
Li ha ascoltati lui? No, li hanno ascoltati i magistrati poi gli hanno passato le informazioni perché lui le elaborasse.
Voi capite come da una questione innocua, anzi positiva – tutti dovremmo essere grati a Genchi per quello che fa – ci stanno montando ad arte un clamoroso caso di disinformatia non solo per impedire a lui di continuare a fare questo lavoro, utile per la collettività, cioè acchiappare i delinquenti.
Ma stanno anche cercando di usare questo caso per smembrare, devastare quel poco di controllo
di legalità che ancora ci garantisce che ogni tanto venga acchiappato qualche delinquente.
Ci vediamo mercoledì a Roma in piazza Farnese. Mi raccomando: passate parola!”

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Gen 30


Riportiamo una dichiarazione del Presidente della Camera Penale di Roma, avv. Gian Domenico Caiazza, sulla vicenda della concessione degli arresti domiciliari al reo confesso dello stupro di Roma.

L’apprezzamento per la coraggiosa presa di posizione dell’avv. Caiazza rende ancora più doloroso e imbarazzante il silenzio dell’Associazione Nazionale Magistrati sulla vergognosa aggressione subita dal collega Barba.

Ma d’altra parte, essendo al momento l’A.N.M. “in luna di miele” con il Ministro della Giustizia, da lei esortato a perseguire esemplarmente i colleghi individuati come “virus”, del cui trasferimento sommario poi plaude sui giornali, una difesa dell’indipendenza del collega Barba apparirebbe contraddittoria.

Non si può non rilevare, infatti, che, come osservato da Stefano Racheli nell’articolo che può leggersi a questo link, una volta ammesso – per ragioni politiche e contro la Costituzione e la legge – il sindacato disciplinare del merito dei provvedimenti giudiziari, non si vede come si potrebbe ancora difendere l’indipendenza dei magistrati dalle pretese del potere politico e/o della piazza.

Fa sinceramente piacere che l’indipendenza dei magistrati sia difesa dagli avvocati. Fa molta tristezza che non sia difesa dall’A.N.M.

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Arresti domiciliari allo stupratore di Roma. la Camera Penale di Roma solidale con il p.m. Barba. “Una aggressione mediatica e politica vergognosa ad un magistrato che ha fatto solo il proprio dovere”: la dichiarazione del presidente della C.P.R. avv. Gian Domenico Caiazza.

In relazione alle polemiche sorte in ordine al provvedimento di arresti domiciliari eseguito nei confronti di un ragazzo che ha confessato un grave crimine, costituendosi, il Presidente della Camera Penale di Roma, Avv. Gian Domenico Caiazza ha rilasciato la seguente dichiarazione:

«Un cittadino, fino a quel momento solo sospettato di avere commesso un infame atto di violenza sessuale contro una sventurata ragazza, si costituisce alla Autorità Giudiziaria, e confessa il crimine.

Chiunque sappia di diritto, ma soprattutto chiunque abbia buon senso e sia in buona fede, sa che nei confronti di colui il quale confessa di aver commesso un reato, consegnandosi alla Giustizia, è pressoché impossibile giustificare una misura cautelare in carcere. Come potrebbe costui, infatti, inquinare le prove se ha confessato il delitto? E come potrebbe fuggire, se si è appena consegnato?

Il Pubblico Ministero dott. Barba, chiedendo per costui gli arresti domiciliari, ha rispettato la legge ed il buon senso, perfino con eccessiva severità.

Ma la demagogia, la speculazione politica e la viltà intellettuale è tale, nel nostro Paese, da far sì che perfino di fronte ad una condotta così lineare e rispettosa della legge, si sia scatenata una indecente aggressione mediatica e politica, culminata nella apertura di una intimidatoria ispezione ministeriale.

Questo governo, mentre promette riforme liberali della Giustizia che non arrivano, reitera intanto scelte legislative e politiche di segno diametralmente opposto; sarà bene tenerne conto, alla vigilia della Inaugurazione dell’Anno Giudiziario dei penalisti italiani, e nel frattempo spiegare al Ministro Alfano che la pena si sconta dopo la condanna, non prima.

Al dott. Barba la nostra solidarietà sincera, e per il resto una domanda: che ne è, in questo caso, della indipendenza ed autonomia della Magistratura?»

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Gen 30

di Sonia Alfano

da www.familiarivittimedimafia.com

In questi giorni, leggendo su internet la notizia che il procuratore di Salerno, Luigi Apicella, è stato sospeso dalle sue funzioni, nonché dallo stipendio, insieme ad altri magistrati, ho provato una sensazione di rabbia e di disgusto.

Ogni volta che accade qualcosa di simile penso che si sia toccato il fondo e invece mi rendo conto che il fondo non esiste, che al peggio non c’è mai fine.

Ho atteso, invano, che esponenti politici o esponenti della magistratura, che ancora abbiano a cuore la loro autonomia, si esprimessero sul piccolo colpo di stato perpetrato con estrema facilità e senza dover ricorrere alla violenza né ad una nuova riforma della giustizia.

Il CSM su ordine di Angelino Alfano, il giovane Ministro conosciuto alle cronache per aver baciato Croce Napoli, boss di Cosa Nostra, ha spazzato via la vita lavorativa, e non solo, di tre onesti magistrati.

L’ANM gongola e afferma soddisfatta che “gli anticorpi delle Istituzioni hanno funzionato”.

Ma quei presunti “anticorpi istituzionali” sono solo le illegittime armi di autodifesa del sistema politico che tutela se stesso dalla giustizia tramite la legge.

La sospensione dei tre magistrati della Procura di Salerno è l’atto conclusivo di un disegno con delle precise finalità: imbavagliare la magistratura ed assoggettarla al potere politico.

Provo rabbia perché ogni volta che guardo il nostro Tricolore identifico il rosso che lo tinge con il colore del sangue dei nostri cari uccisi proprio per difendere i valori che quella bandiera dovrebbe rappresentare.

Pensavamo d’aver dato al nostro paese ciò che di più prezioso possedevamo, la nostra famiglia.

Oggi devo prendere atto che quel sacrificio, compiuto in nome della difesa di uno stato di diritto, è stato vanificato dall’instaurazione di un regime dittatoriale.

Ma non posso rassegnarmi ed è per questo che ho deciso di schierarmi e di prendere una posizione per dimostrare che in questo paese esistono ancora uomini e donne in grado di ribellarsi e di non chinare il capo.

Scendere in piazza a protestare non è per me solo un diritto da esercitare ma un dovere nei confronti di chi per la nostra democrazia ha dato la vita.

Ecco perché con Salvatore Borsellino, Benny Calasanzio, Serenetta Monti, Francesco Saverio Alessio e tanti altri siamo costretti a scendere in piazza; lo faremo il 28 gennaio alle ore 9 a Roma, Piazza della Repubblica, lato Basilica Santa Maria degli Angeli.

E’ necessario che partecipino i cittadini e tutti i movimenti e le associazioni che hanno a cuore i nostri stessi obbiettivi.

Se non mostreremo tutta la nostra indignazione, questo regime, in assenza di qualsiasi reazione, si sentirà autorizzato a continuare a calpestare la nostra dignità.

E ci piacerebbe che chi non potrà essere fisicamente presenta a Roma esponga fuori dalla propria finestra il nostro Tricolore in segno di adesione e per creare tanti piccoli presidi di dignità e ribellione.

Ma l’appello più accorato oggi deve essere rivolto ai tanti magistrati liberi che, voglio credere, non possono assecondare la complicità di sistema assunta in modo bieco e protervo dall’ANM. Da quella ANM oggi essi devono distanziarsi, pena la perdita di ogni credibilità.

E’ ancora lontano il giorno in cui potremo avere il tempo di far rimarginare le nostre ferite ed avere la certezza che tutto il dolore che ci portiamo addosso sia servito per creare un paese sano e democratico ma non è ancora il momento di rassegnarsi e quel momento, per noi, non arriverà mai.

fonte: toghe.blogspot.com » Vai al post originale

Gen 30

L’Istituto Regionale di Studi Europei del Friuli Venezia Giulia (Irse), con il patrocinio della Rappresentanza a Milano della Commissione Europea, della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e con la partecipazione di Comune e Provincia di Pordenone, del Consorzio Universitario Pordenone, Fondazione Cassa di Risparmio di Udine e Pordenone, della Banca Popolare FriulAdria-Crédit Agricole e Banca di Credito Cooperativo Pordenonese, bandisce il concorso “Europa e giovani 2009”.

Possono parteciparvi studenti di Università e Scuole di ogni ordine e grado di tutte le regioni italiane e dell’Unione Europea.
Tre, infatti, le classi di concorso previste: Medie inferiori e elementari (lo svolgimento può essere individuale o di gruppo o di classe); Medie superiori (lo svolgimento può essere individuale o a piccoli gruppi di 2/3 componenti, per tutte le tracce non si devono superare i 10.000 caratteri, spazi inclusi); Università (Per universitari e neolaureati, non si devono superare i 20.000 caratteri, spazi inclusi - età massima: 27 anni non compiuti al 4 aprile 2009)
Gli elaborati possono essere scritti in italiano o in altra lingua madre, nel qual caso è richiesta anche una sintesi in italiano.

Sono previsti molti premi per i migliori elaborati, per conoscere meglio dettagli, premi previsti e scaricare la scheda per la partecipazione visita la pagina dedicata al concorso.


Ecco le tracce proposte per le diverse classi di concorso.

UNIVERSITÀ

Noir europeo. In molti Paesi europei, così come in Italia, hanno sempre più successo scrittori che usano la forma del giallo per una narrativa realista, in cui il crimine restituisce i contorni esatti del nostro vivere contemporaneo, riflettendo la dissoluzione di valori civili e morali ed evidenziandone l’esigenza. Esprimiti in merito analizzando opere di almeno tre autori.

Ricerca scientifica. La terapia cellulare e genica per guarire malattie gravi e rare, le biotecnologie per preservare la qualità di vita rispettando l’ambiente, la ricerca informatica e in social science networks per lo studio della proteomica, queste alcune delle numerose applicazioni offerte dalla ricerca scientifica. L’Unione Europea sostiene il lavoro sinergico di gruppi, sia pubblici che privati, coinvolti nella ricerca di base e applicata. Documentati in merito e descrivi un progetto in cui sei direttamente coinvolto oppure nel quale è coinvolto un gruppo di lavoro della tua Università e a cui vorresti accedere.

Culture a confronto. Convincimenti indiscutibili come laicità dello Stato, parità tra i sessi, no alla pena di morte e alle mutilazioni sessuali, sono alcuni dei terreni che vedono la società europea e occidentale differenziarsi profondamente rispetto a quelle di altre parti del mondo. Come conciliare tali convincimenti e relative norme giuridiche con quello che dovrebbe essere un altro punto fermo: il rispetto della diversità? Riporta eventuali interventi legislativi in Europa su queste materie.

Protezione sociale. L’Italia è diventata sempre più europea sotto il profilo del funzionamento del mercato del lavoro, ma permangono anomalie sul fronte della protezione sociale. Confronta gli strumenti di “flexicurity” di alcuni Paesi europei. Pacchetto clima. Le energie rinnovabili sono ritenute una importante via d’uscita dalla recessione mondiale, ma l’Unione Europea fatica a procedere sugli obiettivi fissati dal “Pacchetto clima” per il 2020. Esamina le problematiche dei settori industriali esposti, tenendo presente l’ottica dei costi e quella dei benefici.

1929-2009. Storici ed economisti propongono paragoni tra la crisi attuale e altre del passato, in particolare con quella del 1929. Illustra analogie e differenze, sia dal punto di vista delle cause che da quello dell’impatto sociale in Europa e negli Usa.

Dedica a Paul Auster. Nei suoi ultimi romanzi e soprattutto in “Uomo nel buio” lo scrittore statunitense Paul Auster parla della crisi politico-esistenziale del suo Paese, facendo il ritratto inquietante di un’America smarrita, che sconfessa, senza nemmeno rendersene conto, i propri valori fondanti. Prendi spunto per tue considerazioni sul riflesso di tale crisi in Europa e le prospettive dopo l’elezione di Barack Obama. (Lo scrittore sarà il protagonista della XV edizione di Dedica. Pordenone 21 marzo – 4 aprile 2009)

Religione e convivenze. Nel suo ultimo libro “Il furore di Dio”, il filosofo tedesco Peter Sloterdijk, mostra come attualmente le tre maggiori forme di monoteismo, Ebraismo, Cristianesimo e Islam, debbano superare la prova del dialogo e convivere in un’unica società civile. Analizza il suo pensiero ed esprimiti in merito.

MEDIE SUPERIORI

Europa a portata di bici. Utilizzando internet prova a organizzare una breve vacanza, per la tua famiglia o per un gruppo di amici, in un Paese europeo, privilegiando l’uso di mezzi di trasporto poco inquinanti (es.Treno+Bici). Oltre a illustrare posti e attività, fornisci indicazioni sulle possibilità di alloggio e sui costi.
Guardarsi allo specchio. Tre romanzi recenti di autori europei in cui hai trovato, o cercato, le tue contraddizioni e il meglio di te. (La solitudine dei numeri primi, di Paolo Giordano; Gli effetti secondari dei sogni, di Delphine de Vigan; Tutto per una ragazza, di Nick Hornby, o altri a tua scelta).

MEDIE INFERIORI E ELEMENTARI

Piedibus è un progetto per facilitare l’andare a scuola da soli in sicurezza. Nato in Danimarca, è attivo in Nord Europa e si sta diffondendo in moltissimi altri Paesi. Anche in Italia ci sono iniziative e progetti in molte scuole. Documentati e proponilo per la tua classe.
Veloci al volante. Ricerca quali sono i limiti di velocità e i modi per farli rispettare in Europa e compila un elenco di buone regole su cui impegnare i tuoi genitori, fratelli maggiori, e amici a quattroruote.
Canzoni a quattro mani. Scegli, assieme ad un compagno di classe che viene da un altro paese, tre canzoni: due nelle vostre due lingue madre e una nella lingua che state imparando. Commentatele e illustratele insieme.

REGOLAMENTO

Ogni concorrente o gruppo di concorrenti può partecipare con un solo lavoro. I lavori dovranno pervenire (in duplice copia per gli scritti) presso la sede dell’Irse (via Concordia 7 - 33170 Pordenone) entro e non oltre il 4 Aprile 2009 accompagnati da una scheda, contenente i seguenti dati del concorrente: nome, cognome, indirizzo (via, cap, città, email e numero di telefono), luogo e data di nascita, specificazione della classe o corso di laurea cui è iscritto, nome e indirizzo completo della Scuola o Università, nome dell’insegnante o degli insegnanti che abbiano seguito il lavoro. Sono obbligatorie le note bibliografiche e l’indicazione di siti Internet consultati.
I lavori resteranno di proprietà dell’Istituto, che eventualmente provvederà a farli conoscere attraverso proprie pubblicazioni e iniziative varie.

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Per informazioni
IRSE
VIA CONCORDIA 7 - 33170 PORDENONE
TEL 0434 365326 - FAX 0434 364584
irse@culturacdspn.it - www.culturacdspn.it

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Gen 30

…Galileo Galilei effettuò la prima osservazione al cannocchiale e fu pubblicato il volume Astronomia nova di Giovanni Keplero: due eventi che hanno contribuito ad aprire l’era della moderna astronomia.


Sul finire del 1609 a Padova, Galileo Galilei (Pisa, 15/2/1564-Arcetri, 8/1/1642) puntò verso il cielo un cannocchiale, un manufatto da lui trasformato in strumento scientifico, dando il via alle prime moderne indagini astronomiche.

Fino al Medioevo, in Europa, la conoscenza della natura fu dominata dall’osservazione diretta: gli strumenti scientifici erano pochi e gli esperimenti limitati. L’attività scientifica consisteva nell’illustrare il contenuto dei libri degli antichi maestri. La concezione tolemaica dominava incontrastata: si pensava la Terra immobile, al centro dell’Universo mentre le stelle, il Sole e i pianeti ruotavano intorno.
Tra il XV e il XVI secolo, nel periodo dell’Umanesimo e del Rinascimento, un nuovo fermento culturale avviò la rifioritura della scienza europea. Si riscoprì e si studiò la scienza greca e islamica, l’umanità riacquistò fiducia nelle proprie potenzialità e furono valorizzate le arti manuali come produttrici di conoscenza. Si ricominciò a costruire strumenti scientifici, essenzialmente di astronomia e matematica, e il cielo fu studiato con quadranti o astrolabi, che permisero di determinare la posizione degli astri.
Queste furono le premesse per la grande Rivoluzione che stava per avviarsi a opera di uno scienziato toscano che lavorava sopratutto a Padova e Firenze, Galileo Galilei.
Il cannocchiale fu inventato in Olanda: notizie certe risalgono a partire dall’ottobre 1608. La notizia della nuova invenzione si diffuse rapidamente in Europa e nel novembre del 1609, Galileo costruì un cannocchiale capace di ben venti ingrandimenti. Puntando il suo strumento verso il cielo, Galileo realizzò le sue straordinarie scoperte destinate a rivoluzionare in modo radicale la visione del cosmo. Iniziò a delinearsi il futuro dell’astronomia osservativa che sarebbe diventata nel corso dei secoli sempre più accurata e spettacolare._________________________________________________
E’ stata allestita una grande mostra a Padova, aperta dal 28 febbraio al 14 giugno 2009, per celebrare il IV centenario del cannocchiale, promossa dal Comune di Padova. L’esposizione nelle sette sezioni in cui è articolata propone esperimenti, simulazioni multimediali, nonchè preziosi strumenti scientifici antichi e affascinanti strumenti moderni.
Per info:
Centro Culturale di via Altinate, 71
E’ già attivo il call center per le prenotazioni: 0492010010
Per saperne di più: http://www.ilfuturodigalileo.it/

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Con la pubblicazione dell’Astronomia nova (1609), lo scienziato tedesco Keplero (27.12.1571-15.11.1630) fissò i punti essenziali della sua teoria del cosmo, con rigore scientifico e matematico ben superiore rispetto ai due sistemi precedenti, quello copernicano e quello di Thyco Brahe. Nell‘Astronomia nova sono esposte le tre leggi di Keplero:

  1. Le orbite dei pianeti sono ellissi e non cerchi perfetti: l’orbita degli astri è per Keplero un’ellissi in cui il Sole è uno dei fuochi;
  2. La velocità orbitale di ciascun pianeta varia in relazione all’afelio (il punto più lontano dal Sole) e al perielio (il punto più vicino): quanto più il pianeta è vicino al Sole tanto più la sua velocità orbitale sarà elevata, più è lontano, più sarà bassa;
  3. I quadrati dei periodi di rivoluzione dei pianeti sono nello stesso rapporto dei cubi delle rispettive distanze dal Sole.

Le teorie di Keplero esprimevano un primo tentativo di rendere certe e matematiche le leggi dell’Universo e di spiegare attraverso leggi di proporzione le forze che permettono agli astri di avere equilibrio tra loro, perché parte di un grande meccanismo scandito da movimenti aritmetici e necessariamente determinati.
Per approfondimenti:http://it.wikipedia.org/wiki/Astronomia_nova

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Gen 30


Due indagini condotte nella rete scientifica del Cnr attestano che i ricercatori considerano la comunicazione utile, soprattutto per far conoscere il proprio lavoro a imprese, amministrazioni e politici. E che trovano più facile parlare con i cittadini che con i mass media. I risultati sono stati presentati a Milano.

Il livello di consapevolezza dell’importanza della comunicazione è senz’altro alto. La maggior parte dei ricercatori intervistati la ritiene “necessaria” (oltre il 25%); molti la ritengono “utile” (20% circa) o “doverosa”, qualcuno ritiene sia “interessante”. Pochissimi la considerano “facoltativa” e nessuno “una perdita di tempo”.

Un’altra indagine dello stesso gruppo di ricerca dell’Irea-Cnr si concentra invece sulla definizione di comunicazione della scienza data da coloro che, negli istituti di ricerca, se ne occupano o vorrebbero farlo. I fattori considerati più importanti sono: comunicare soluzioni scientifiche e tecnologiche di rilevanza nella vita di tutti i giorni (49%), trasferire conoscenze attendibili (47%) e aprire un dialogo con le diverse parti sociali (36%).

I dati indicano anche gli ostacoli incontrati nella comunicazione: il 48% dei ricercatori trova difficile esprimersi in modo chiaro e semplice, mentre il 44% accusa gli operatori dei media di imprecisione; meno sentita la percezione che il pubblico dei cittadini non sia preparato a recepire i temi scientifici (31%). Questo conferma che per i ricercatori è più facile comunicare con il cittadino “medio” che con i professionisti dell’informazione.

Le ricerche sono state presentate nell’ambito di una tavola rotonda su questi temi alla quale sono intervenuti addetti ed esperti di alcuni enti di ricerca italiani e stranieri (Tommaso Maccacaro, presidente dell’Inaf, Angela Pereira del JRC, Federico Neresini dell’Università di Padova, Chiara Pesenti del Politecnico di Milano e Giovanni Caprara del Corriere della Sera).

Fonte e approfondimenti: CNR News

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Gen 30

Qui sopra trovate uno spot che è stato censurato dagli organizzatori del Super Bowl che doveva andare in onda il primo febbraio. Lo spot realizzato dalla Peta (People for the Ethical Treatment of Animals) sarebbe stato visto da 40 milioni di spettatori.

Gli organizzatori si sono giustificati affermando che lo spot era troppo sexy ed eccessivamente erotico. Il messaggio che lo spot voleva inviare era sostanzialmente “i vegetariani lo fanno meglio“.

A me sembra che in TV si vedano spot molto peggiori di quello per non parlare dei film. In ogni caso in alto trovate lo spot giudicate voi.

Spero tanto che simili spot etici finiscano ogni tanto anche nella nostra televisione dove quasi uno spot su due ci invoglia a comprare inquinanti e pericolose automobili e dove di spot etici che mirano ad un miglioramento della società se ne vedono pochissimi.

P.S. Della vicenda se ne sta parlando moltissimo negli Stati Uniti, qui uno speciale della CNN al riguardo:

Embedded video from CNN Video

Post simili:
Alcuni motivi per diventare vegetariani

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Gen 30

Qualcuno vi ha mai insegnato a leggere una bolletta Enel? Probabilmente la risposta di molti sarà no, in televisione non ho mai visto guide simili ne su riviste, di conseguenza per capire come leggerle ho fatto uno studio mirato utilizzando la bolletta e la pagina enel della tariffa D2.

E’ da molto che volevo fare un post per parlarne ma la sua complessità mi ha sempre scoraggiato, ne approfitto finalmente per spiegarlo in quanto dal 2009 sono state fatte delle modifiche che l’hanno leggermente semplificata rispetto a prima e per mettervi al corrente di questi cambiamenti.

Ecco quindi come leggere la bolletta del 2009:

Partiamo dal presupposto che i prezzi che riporterò sono esclusi di IVA (10%) e che per la bolletta paghiamo sempre due quote fisse, una di queste è l’ abbonamento che dal 2009 è 14,6941€/anno.
Ciò significa che nella bolletta (che esce ogni due mesi) dovremo pagare quella cifra diviso 6 (il numero di bimestri-bollette in un anno) quindi 2,449 €.

La seconda quota fissa è quella della potenza impegnata che costa 5,134000 €/kW anno e dato che normalmente la quota di potenza è di 3kW pagheremo (5,134€ x 3) 15,402 € all’ anno che in una bolletta saranno (15,402 € diviso 6) 2,567 € a bimestre.

Quindi sommando le due quote fisse abbiamo un totale di (2,449 € + 2,567 €) 5,016 € a bolletta.

I calcoli sono perfettamente confermati dalla lettura della bolletta di casa eccola (cliccate per ingrandire):

La quota fissa del mese di gennaio risulta 1,22€ (ovvero 2,449€/2) mentre la quota potenza 1,28 € (ovvero 2,567€/2).

Come potete vedere dalla bolletta l’incremento sulla quota fissa è notevolissimo, passiamo da 0,3449 € mensili a 1,22€ ! quasi quadruplicata insomma!

La quota potenza è passata da 1,12€ mensili a 1,28€ un aumento comunque notevole.

Questi incredibili aumenti della quota fissa però sono accompagnati da un leggerissimo decremento delle tariffe per i kWh consumati soprattutto per i bassi consumi.

Prima il costo dell’energia era suddiviso in molte fasce a seconda del consumo annuale ma dal 2009 fortunatamente sono diventate solo 4 che sono le seguenti:

Per la parte di consumo fino a 1800 kWh€/kWh0,10140 Per la parte di consumo da 1801 kWh fino a 2640 kWh€/kWh0,14352 Per la parte di consumo da 2641 kWh fino a 4440 kWh€/kWh0,20048 Per la parte di consumo oltre 4440 kWh€/kWh0,27229
A cui dovremo aggiungere questi ulteriori costi (sono delle tasse tra cui quelle che servono a finanziare gli inceneritori invece che solo le rinnovabili come inizialmente doveva essere):

per consumi fino a 1800 kWh€/kWh
0,01729 per consumi da 1801 a 2640 kWh€/kWh
0,02419 per consumi oltre 2640 kWh€/kWh
0,03109
Per la mia famiglia che consuma fino a 1800 kWh all’anno quindi un kWh ci costerà solamente 0,1014 € + 0,01729 = 0,11869 €

Dati anche questa volta confermati dalla bolletta:


Come vedete prima del 2009 ci sono due tariffe perché era presente la divisione tra la fascia da 0 a 900 e quella da 901 a 1800 che è stata unificata a partire dal 2009.
In questo caso la tariffa per kWh è leggermente diminuita rispetto all’ ultimo bimestre del 2008 ma questo è dovuto anche grazie al ribasso del prezzo del petrolio.

Guardando i costi per kWh delle varie fasce capite benissimo che rientrare in quella con consumi di 1800 kWh annui è importantissimo per pagare molto poco, noi siamo in 5 in famiglia e riusciamo a stare sotto i 1300 kWh annui quindi vi assicuro che si può fare tranquillamente soprattutto se siete in pochi e state attenti ai consumi ed all’ efficienza energetica come facciamo noi. Con questi consumi paghiamo circa 30 euro a bolletta (e se andate leggermente sotto i 30 l’importo verrà addebitato nella prossima bolletta di conseguenza dovrete pagarla ogni 4 mesi, cosa molto comoda se la pagate alla posta!).

In ogni caso è assolutamente da evitare il superamento della seconda fascia ovvero quella fino a 2640 annui perchè a partire da quella fascia l’energia inizia a costare moltissimo (oltre doppio rispetto alla prima fascia!). Questo significa che una famiglia che consuma il triplo della mia famiglia non pagherà il triplo in bolletta ma estremamente di più.

In conclusione sono soddisfatto di questo nuovo meccanismo di tariffazione dell’energia che penalizza maggiormente chi consuma tantissima energia elettrica e premia chi consuma poco, prima del 2009 a partire dai 4440 kWh (ovvero l’ultima fascia) il costo dell’energia era più basso della penultima fascia e questa cosa a mio parere non aveva senso, adesso invece come vedete il prezzo aumenta in maniera abbastanza regolare senza mai scendere. Quindi se avete dei consumi sproporzionati che vi fanno superare di molto 4440 kWh annui sappiate che quest’anno avrete bollette molto più salate degli anni precedenti…uomo avvisato…

Da queste tariffe potete anche capire che per chi consuma molto installare un impianto fotovoltaico è più conveniente rispetto a chi consuma poco perchè a quest’ultimo l’energia costa di meno.

Spero tanto di essere stato abbastanza chiaro, chiedete pure per qualsiasi chiarimento.

E voi in quanti siete e quanto consumate all’anno? Qualcuno riesce a consumare meno della mia famiglia? ovvero meno di (1300/5) 260 kWh a persona annui?

In alto un video di Beppe Grillo che parla di Enel e CIP6.

fonte: alessios4.blogspot.com » Vai al post originale

Gen 28

DOMENICA E QUINDI Garry B. Trudeau

fonte: antoniodini.blogspot.com » Vai al post originale

Gen 28

Il “Future Film Festival” giunge alla sua undicesima edizione. La rassegna, in programma fino dal 27 gennaio fino al 10 febbraio, farà di Bologna città del cinema, tra anteprime, eventi speciali, appuntamenti, laboratori e dj set.
La rassegna diretta da Oscar Cosulich e Giulietta Fara si inaugura oggi con l’anteprima de “Il curioso caso di Benjamin Button” di David Fincher, candidato a 13 Oscar. Adattato da un racconto degli anni ’20 di Francis Scott Fitzgerald, il film narra la storia di un uomo che nasce ottantenne e la cui età scorre al contrario. Interpretata da Brad Pitt e Cate Blanchett, è una pellicola originale anche grazie alle tecnologie digitali utilizzate per raccontare le surreali vicende.
Il futuro è ormai presente ed infatti il festival presenterà diversi lungometraggi in 3D, una tecnologia che finalmente sembra avere reali possibilità di realizzazione. Al 3D è dedicata l’intera giornata di sabato 31 gennaio, con workshop ed un convegno, a cui seguiranno proiezioni in 3D, tra i quali 30 minuti in anteprima di “Monsters vs Aliens”, ultima produzione Dreamworks (sarà anche presente il fondatore della società Jeffrey Katzenberg) integralmente realizzata in 3D.
Sarà possibile assistere ad anteprime, in concorso e non, come “Idiots and Angels”, del regista americano Bill Plympton, maestro dell’animazione a basso costo che disegna a mano, fotogramma per fotogramma, tutti i suoi lungometraggi; “Mocland - The legend of Aloma” di Juan Manuel Suarez, film animato in 3D, che vede per la prima volta sul grande schermo i personaggi della serie omonima; “Sword of the stranger” di Masahiro Ando, lungometraggio animato di azione a carattere storico; “Sita sings the blues”, in cui re ironici burattini indonesiani raccontano l’antica tragedia e la commedia moderna in cui si alternano diversi stili narrativi e visivi, regia di Nina Paley; “Appleseed: Ex Machina”, prodotto dal mago degli action movies John Woo e diretto da Shinji Aramaki; “Igor”, parodia dei classici film di mostri, diretto da Toni Leondis; “Flemming Quist Mxller”, film in animazione ironico e naif di Jannik Hastrup; “From Inside” di John Bergin, tratto dall’omonima graphic novel del regista. A rappresentare il tricolore ci sarà la serie fantascientifica “Huntik” di Iginio Straffi, il creatore delle Winx
Nella sezione “follie di mezzanotte” che comprende film fuori concorso tra il demenziale o l’horror, c’è “Tokyo Gore Police” di Yoshihiro Nishimura, cult che ha rilanciato il genere splatter.
Il festival renderà omaggio ad Ub Iwerk, importante figura della storia dell’animazione e non solo, inventore, assieme a Walt Disney, del personaggio di Topolino. Verranno proiettati i migliori corti degli anni ‘20 tra cui la mitica “Danza degli scheletri” e i primi Topolino, e verrà analizzato il suo ruolo di autore di effetti speciali attraverso esempi come “Gli Uccelli” di Alfred Hitchcock per il quale utilizzò una macchina di sua invenzione per aggiungere l’animazione degli uccelli nelle scene girate.
Da non perdere i meeting del “Future Film Festival” con protagonisti come Mikey Siegel, ricercatore del MIT di Boston, che sarà a Bologna per presentare il robot umanoide Nexi realizzato per l’interazione con l’uomo, capace di imparare e con Doug Sweetland, guru della Pixar Animation Studios, che mostrerà il making of di “Wall-E” e, in anteprima in Italia, il nuovo cortometraggio “Burn-E” di Angus MacLane, spin-off del meraviglioso “Wall-E”.
Un interessante retrospettiva sarà dedicata al regista giapponese Nobuo Nakagawa, del quale vengono proposti per la prima volta i suoi film horror, mai proiettati in Italia.by CINEMAeVIAGGI

fonte: amosgitai.blogspot.com » Vai al post originale

Gen 28

Dopo il successo ottenuto al Teatro Nuovo di Milano e le gradite partecipazioni al programma televisivo Zelig, Enrico Brignano giunge al Teatro Sistina di Roma nello spettacolo dal titolo “Le parole che non vi ho detto”, nel quale mostra, con ironia e sarcasmo, tutte le fobie, le nevrosi, i vizi e le perplessità dell’uomo moderno e prendendosi gioco delle città italiane. L’attore romano attraversa i dialetti dello Stivale, dal lombardo al siciliano, in un monologo infarcito di modi di dire e di fare propri di ogni regione.
Ma Brignano, non dimenticando di trovarsi in un teatro, farà di “Le parole che non vi ho detto” un vero spettacolo teatrale, con i suoi metodi e tradizioni. L’attore infatti rielabora l’episodio di Giulietta e Romeo divertendosi con Shakespeare ed facendosi beffe del personaggio di Edipo re.
Brignano da attore comico brillante diverte il pubblico con intelligente ironia, utilizzando dialoghi mai volgari, lasciando anche qualche momento di riflessione.
Lo spettacolo è supportato dalle indovinate musiche di Armando Trovajoli eseguite dall’orchestra diretta dal maestro Federico Capranica.
“Le parole che non vi ho detto” sarà al Sistina, in via Via Sistina, 129, a Roma dal 3 febbraio all’8 Marzo 2009. La tourné teatrale proseguirà nelle città di Bari (Teatro Team, 21 e 22 marzo 2009), Latina (Teatro D’Annunzio, 25 e 26 Marzo 2009) ed infine Firenze (Teatro Verdi, dal 2 al 5 aprile 2009).
Puoi trovare i biglietti dello spettacolo di Enrico Brignano a Roma sul sitoSeatwave.
by CINEMAeVIAGGI

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Gen 28

The Millionaire” conferma il suo ruolo di favorito agli Oscar 2009. Il film di Danny Boyle, già vincitore di quattro Golden Globe 2009, ha vinto anche il premio come miglior cast alla 15esima edizione dei “Screen Actors Guild Awards”(SAG), concorso votato dal sindacato degli attori.
Sean Penn è stato invece premiato come miglior attore per il suo Harvey Milk, primo assessore apertamente omosessuale. Nel film “Milk”, Penn ricorda perfettamente il personaggio, sia esteticamente che nell’interpretazione. Migliore attrice Meryl Streep, per il ruolo della tenace ed ostinata Suor Aloysius nel film “Il dubbio”. La proclamazione dal palco dello Shrine Theatre di Los Angeles del miglior attore non protagonista è stata accompagnata da una standing ovation: Heath Ledger, l’attore morto un anno fa, ha vinto in tutti i festival cinematografici della stagione ed il suo Joker ne “Il cavaliere oscuro” gli varrà quasi sicuramente anche la statuetta agli Oscar 2009. Una statuetta viene prenotata anche da Kate Winslet, premiata dai suoi colleghi come miglior attrice non protagonista per l’interpretazione in “The Reader”.
Il sindacato degli attori premia anche gli attori televisivi. Da segnalare la vittoria di Hugh Laurie, come migliore attore drammatico per il suo splendido personaggio di Dr. House.by CINEMAeVIAGGI

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Gen 28

di Stefano Racheli
(Sostituto Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Roma)

Il GIP presso il Tribunale di Roma ha applicato alla persona indagata di violenza sessuale la misura cautelare degli arresti domiciliari (non poteva fare di più visto che questa è stata la richiesta del PM).

Il Ministro Alfano – così almeno è stato affermato dalla stampa nazionale – ha inviato gli ispettori.

L’ANM tace.

Pure, stando al clamore suscitato, avrebbe dovere di dire se anche in questo caso si sia verificata una pagina nera della magistratura italiana (così nera da indurre a invocare gli anticorpi) o, al contrario, la politica sia entrata a gamba tesa nell’esercizio della giurisdizione.

La questione non è di poco conto perché, se il giudice deve eseguire, in un determinato processo, gli ordini del politico di turno, l’art.101 della Costituzione è bello che fritto, dato che, nei fatti, la Costituzione verrebbe a suonare così: “I giudici sono soggetti soltanto al potere politico”, con buona pace del principio della divisione dei poteri.

Ma – dirà qualche amabile lettore – non vedi cosa succede intorno a te? Degrado da tutte le parti, situazione economica decotta, criminalità vincente: e tu ci vai cianciando di divisione dei poteri?

Sissignori – rispondo – vado cianciando proprio di divisione dei poteri perché a tutti i mali da voi denunziati non abbia ad aggiungersi anche la suprema ferita: l’abolizione de facto del principio della divisione dei poteri, per difendere il quale partirò di lontano e precisamente dalle lucide pagine del compianto Norberto Bobbio:
«Per divisione dei poteri oggi si intende un insieme di apparati o strumenti giuridici che costituiscono il cosiddetto stato di diritto (…). Questi mezzi si fondano su alcune massime della convivenza umana (…) riconducibili a due grandi principî: 1) il principio di legalità; 2) il principio di imparzialità (…). L’uno e l’altro principio sono diretti a frenare due abusi di potere che sono caratteristici di ogni società in cui vi sono governanti e governati e quindi di ogni stato classista o meno: l’abuso derivante dal giudizio arbitrario (non fondato su una norma generale) e quello derivante dal giudizio parziale (dato da una delle parti in causa)» (così N. Bobbio, Politica e cultura).

Dunque, amici del blog, cominciamo col dire che quando si parla di “divisione di poteri”, non si parla di sesso degli angeli, ma del fatto che ci possano essere, a vostro danno, abusi di potere (se già ci sono oggi, con la divisione, figurarsi senza!).

Per questo la Costituzione ha stabilito che il giudice sia soggetto soltanto alla legge; per questo ha stabilito che nessuno possa essere sottratto al giudice naturale precostituito per legge; per questo ha stabilito che il giudice non possa essere rimosso senza il suo consenso: per evitare che si abusi del potere.

Bella roba – dirà forse qualcuno – e se il giudice emette provvedimenti strampalati? Se ciò accade, ci saranno tutti i rimedi propri del processo senza che alcuno – da fuori del processo – possa interferire. Se infatti – pensarono i padri costituenti – questo qualcuno dovesse ingerirsi e decidere al posto del giudice, accadrebbe che: a) questo qualcuno diventerebbe il giudice; b) si renderebbero possibili abusi di potere.

Dunque, conclusero i costituenti, se non si vuole che il rimedio sia peggiore del male, contentiamoci di avere giudici indipendenti, le cui pronunzie siano correggibili ad opera di altri giudici, all’interno di un processo, piuttosto di avere giudici-intrusi, privi di regole e non correggibili: insomma tra due mali si scelse il minore.

Se mai voleste avere una rappresentazione plastica di quello che i costituenti vollero evitare, pensate a ciò che accadrebbe se in ordine a tutti i processi di rilevanza politica e/o economica, dovessero giudicare le camere o qualsiasi altro organo politico: pensate ai fatti di Napoli giudicati dai politici di Napoli; ai fatti di mafia giudicati dai politici delle terre di mafia, etc etc

Dunque fino ad oggi ci siamo tenuti stretti gli artt. 101 e 107 della Costituzione cui non ha mancato di rendere ossequio lo stesso legislatore allorché, nel varare la nuova (recentissima) disciplina in materia di responsabilità disciplinare dei giudici, ha stabilito che “l’attività di interpretazione di norme e quella di valutazione del fatto e delle prove non danno luogo a responsabilità disciplinare”.

Ora, nel caso dello stupratore che qui ci interessa, la legge parla chiaro. L’art. 275 codice procedura penale afferma infatti: “la custodia cautelare in carcere può essere disposta soltanto quando ogni altra misura risulti inadeguata” (ricordo a tutti ed evidenzio che non si sta qui parlando di misura della pena né della sua effettività, ma della carcerazione preventiva, del fatto cioè che uno debba rimanere in galera prima che la sua condanna sia stata definitivamente emanata).

Non starò qui a dire se e come l’art. 275 fu introdotto per difendere gli indagati (politici) dall’assalto dei magistrati cattivissimi e crudeli; non starò neppure a dire se la norma attuale sia migliore o peggiore della normativa precedente (che, all’alba dei tempi, lo si sappia, impediva di tornare in libertà a chi commetteva gravi delitti per i quali era obbligatorio quello che allora si chiama ordine di cattura); tanto meno mi permetterò di affermare se, nel caso di specie (trattandosi di persona confessa, collaborativa, incensurata, dalla vita “normale”, etc etc), risultino “adeguate” o meno - come pretende la legge - le misure diverse dalla custodia in carcere.

Io mi limito a osservare che il caso è disciplinato dal citato art. 275 e che l’interpretazione di questa norma, così come la sua applicazione, appartiene solo al magistrato chiamare a giudicare.

Aggiungo che il giudizio emesso è sottratto, secondo la legislazione vigente, al sindacato di chiunque (ivi compreso il Ministro della Giustizia), salva naturalmente la sorte delle impugnazioni proponibili avverso il provvedimento causa di tanto clamore.

Dunque sembrerebbe proprio che i magistrati oggetto di tanto vituperio possano stare tranquilli. Dico “sembrerebbe che possano” e non “possono” perché, purtroppo per loro, c’è un grosso “ma”.

Quale questo “ma”? Il recentissimo provvedimento (del quale si attende ancora la motivazione) emesso dalla Sezione Disciplinare del CSM nei confronti di Apicella & C.

In esso infatti i magistrati sono stati chiamati a rispondere, tra l’altro, di avere omesso “di prendere in considerazione possibili modalità alternative” rispetto al provvedimento adottato; di aver emesso provvedimenti aventi una oggettiva funzione divulgativa e mediatica. E’ poi stato loro contestato di aver creato discredito, anche a livello locale, per l’eccezionale rilevanza che la vicenda ha assunto a livello nazionale.

Il Ministro ha anche aggiunto che la motivazione del loro provvedimento ingenerava la sensazione di un’interpretazione distorta della funzione e del ruolo del magistrato. Tirate voi le somme: se tanto mi dà tanto, io al posto del PM e del GIP oggetto dell’odierno clamore mediatico, non dormirei sonni tranquilli.

Hai voglia a invocare la Costituzione; hai voglia a dire che se lo stupratore, incarcerato, si fosse suicidato in carcere, sarebbe stato ben possibile brandire l’art. 275 come una clava contro il giudice “disumano” di turno.

Tutto inutile: Alfano manda, Alemanno plaude, il popolo grida, l’ANM tace.

Ma – vi chiedo – se mai voi foste imputati di un qualche reato (fate ovviamente i più ampi scongiuri, anche volgari), vorreste essere giudicati in base alla legge ovvero a seconda che Alfano (o chi per lui) mandi o che Alemanno (o chi per lui) plauda?

E, quanto alle gente che strepita, vi piacerebbe di più il giudizio di un tribunale (per scalcinato che sia) o un bel giudizio a furor di popolo?

Rispondete in cuor vostro a queste semplicissime domande, anche per saper controbattere a quelli (e sono tanti!) che dicono “eh, va bene ma…!”, “sì d’accordo però…”, dove quei “ma” e quei “però” finiscono per essere la breccia attraverso cui passa la fiumana dell’inciviltà.

Dica l’ANM se, anche in questo caso, vengono auspicate “rapide risposte istituzionali” ed una “tempestiva iniziativa del CSM” (quella del Ministro già c’è: dunque non c’è nulla da auspicare, ma, se mai, c’è da applaudire agli anticorpi).

Dite voi che leggete se vi fa piacere andare a rotta di collo verso un sistema in cui i giudici (non illudetevi: non tutti sono cuor di leone), siano come quelli descritti da Procopio di Cesarea nel suo Carte segrete: “La forza delle leggi e delle convenzioni, che si fonda sulla saldezza del sistema, si era dissolta: regnavano violenza e caos; il governo assumeva sempre più il volto di una dittatura: e almeno fosse stata stabile, invece ogni giorno cambiava e ricominciava da capo, senza sosta. Le decisioni dei magistrati sembravano quelle dei mentecatti, il loro cervello era schiavo della paura di un uomo solo; quando i giudici si trovavano davanti a tesi contrastanti, non erano certo l’equità e la legge a dettare i loro verdetti”.

Intendiamoci: non voglio né fare del buonismo né, tanto meno, sottovalutare le gravissime sofferenze inferte da chi delinque alle parti offese. E sono ben d’accordo che le pene siano non già esemplari (non si può punire un uomo, al di à della misura equa, per dare un esempio agli altri), ma adeguate alla gravità dei fatti (il che oggi difficilmente avviene e non solo per gli stupratori e gli omicidi, ma anche per gli inquinatori, i corrotti, gli intrallazzatori e via dicendo); sono soprattutto d’accordo che la pena non sia, dopo il processo, sterilizzata al punto di diventare una barzelletta che non intimidisce nessuno e, talora, da rendere il delitto “pagante” (il che pure accade).

Voglio però, come so e posso, difendere dei principi di civiltà che, nella specie, possono così riassumersi: i giudici facciano i giudici e i politici i politici; chi è processato si presume innocente fino a sentenza avvenuta; la carcerazione preventiva è un’eccezione e come tale va applicata perché così vuole la legge (se non piace, la si cambi, senza pretendere che la si applichi agli “assessori” e la si disapplichi per i “rumeni” e assimilati) e, infine, si mantenga ferma e salda la distinzione (costruita in duemila anni di civiltà giuridica) tra giusto processo e linciaggio a furor di popolo.

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Gen 28


di Pierluigi Fauzia
(Studente universitario)

Il gioco delle tre carte è semplice: si deve indovinare quale delle tre carte coperte è l’asso (o la regina a seconda delle varianti).

Il problema è che non ci riesce quasi nessuno, dal momento che il cartante, spesso, l’asso lo nasconde dentro la manica. Con buona pace del pollo che è stato spennato.

Penserete: “Si va bene,ma ormai non ci casca più nessuno! Lo sanno tutti che chi vince è complice del cartante e che è un gioco da bari!”

Invece le cose non stanno proprio così.

Infatti accade che il gioco delle tre carte ce lo fanno ogni giorno, e ogni giorno molti incauti polli ci cascano regolarmente.

Molti di voi avranno sentito parlare dello “stupro di Capodanno” come l’hanno ribattezzato i media.

Per chi non ne fosse a conoscenza è successo che durante il veglione di Capodanno tenutosi alla nuova fiera di Roma,una donna è stata picchiata e violentata da un “uomo”.

Sciascia avrebbe inserito quest’“uomo”, probabilmente, nella categoria dei “quacquaraqua: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, chè la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre …”.

Io, personalmente, lo catalogo nella specie criminale deteriore: per me lui e gli stupratori in genere sono e restano la feccia dell’umanità.

Il 22 gennaio un ventiduenne si costituisce e confessa di essere l’autore della violenza. Lo stesso giorno a breve distanza di tempo, sempre nella stessa area geografica, si consumano altri due stupri ancora più efferati.

L’occhio di bue del faro mediatico torna a concentrarsi sul tema della sicurezza.

Solita costernazione, soliti titoli in prima pagina, solita rabbia, solita girandola di dichiarazioni.

Di nuovo, ed ahimè eterno, c’è solo il dolore delle vittime e dei loro familiari: lo straziante vuoto che tale violenza lascia dentro e per tutta la vita.

A questo punto chiedo a tutti di fermarsi ed immaginare lo stupro (e ancor peggio lo stupro di gruppo) della propria sorella, della propria madre, della propria ragazza o della propria figlia, e di farlo compiutamente: attimo per attimo, barbaria dopo barbaria. Immaginate le risate dell’aguzzino, il suo scherno, le mani che stringono il suo corpo, il sudore altrui che brucia come acido sulla pelle.

Mi viene da vomitare. E non è così per dire.

Adesso immaginate come ci si deve sentire a vedere l’autore di questa violenza che, seppur reo confesso, gode del “privilegio” degli arresti domiciliari.

Ditemi se riuscireste a sopportare la rabbia,se non sentite la collera montare dentro di voi.

Non pensate adesso che un giudice, perchè estraneo e obbligato ad applicare la legge, sia anche insensibile a questo tipo di pulsioni.

Spesso, infatti, si scambia l’imparzialità del giudice con una sua asserita imperturbabilità interiore, qualità che si addice senz’altro più ad uno Überman.

Egli è e resta pur sempre un essere umano; anche lui, come gli altri, mosso e condizionato da passioni.

Ed è questo, più di ogni altro, che acuisce il suo dramma.

Molti, infatti, hanno dimenticato la lezione del Calamandrei: “Il vero «dramma» non è quello che ogni tanto riappare, con questo titolo nel romanzo o nel tatro, e che si impernia quasi sempre su un urto enfatico tra i doveri dell’ufficio e le passioni dell’uomo: come la vicenda in cui il pubblico ministero è chiamato senza saperlo ad accusare il figlio … Meno romanzesca e più dimessa è la mestizia che alimenta il dramma giornaliero del giudice. Il dramma del giudice è la solitudine: perchè egli, che per giudicare deve essere libero da affetti umani e posto un gradino più dei suoi simili, raramente incontra la dolce amicizia che vuole spiriti allo stesso livello, e, se la vede che si avvicina, ha il dovere di schivarla con diffidenza, prima di doversi accorgere che la muoveva soltanto la speranza dei suoi favori, o di sentirsela rimproverare come tradimento alla sua imparzialità. Il dramma del giudice è la quotidiana contemplazione delle tristezze umane, che riempiono tutto il suo mondo: dove non trovan posto le faccie amabili e riposanti dei fortunati che vivono in pace, ma solo le facce dei doloranti, sconvolte dal livore del litigio o dall’avvilimento della colpa …”.

Insomma, al giudice spetta il dovere di essere impopolare anche a se stesso, financo di far torto al proprio senso di giustizia se la legge glielo impone.

Perchè è il giudice che è soggetto soltanto alla legge e non il contrario.

In ciò sta il suo essere bouche de la loi: il giudice la regola la trova, non la crea.

Per cui mi sembra l’ennesimo gioco delle tre carte, come già lo è stato con il GIP di Verona Piziali, il tentativo di crocifiggere il GIP Marina Finiti di Roma perchè … ha applicato la legge del Parlamento!

Infatti, com’è noto, le misure cautelari proprio perchè cautelari, non hanno e non possono avere la funzione di anticipare la pena di un soggetto che fino a sentenza definitiva si presume non colpevole.

Per disporre una misura cautelare, sull’indagato devono pendere gravi indizi di colpevolezza (leggi: deve essere preso con le mani nel sacco) e deve sussistere almeno una (meglio se più d’una) delle tre esigenze cautelari, ovvero pericolo di inquinamento probatorio (l’imputato ha confessato!),oppure pericolo di fuga (il che significa che se non è trovato con i documenti falsi addosso, unica prova liquida idonea a dimostrare che voglia sottrarsi alle indagini, non si può in altro modo provare che voglia fuggire) o pericolo di reiterazione di reati della stessa specie o altri gravi reati elencati tassativamente (purtroppo è incensurato e ha collaborato dimostrando, o perlomeno facendolo credere, di essere tanto pentito).

Ma va bene immaginiamo che sussista il pericolo di fuga.

D’altronde una misura cautelare è stata irrogata.

Bene, pur essendoci tutti questi elementi, il giudice non può scegliere la misura cautelare che ritiene a suo giudizio più idonea, ma deve, nella scelta tra le varie misure (che vanno dal divieto di espatrio alla custodia in carcere), farsi guidare dai principi di adeguatezza e proporzionalità; non solo: se nonostante tutto il GIP continua a ritenere che la misura più idonea sia la custodia cautelare in carcere, egli deve spiegare perchè (nel caso concreto e alla luce delle esigenze cautelari evidenziate) ha scelto proprio il carcere e non altre misure meno afflittive.

Insomma secondo i nostri politici, il GIP avrebbe dovuto disporre la custodia in carcere motivando che anche se l’imputato ha confessato e quindi non ha possibilità di inquinare le prove, anche se è incensurato e quindi non si può provare che sia uno stupratore seriale o un delinquente abituale, e anche se non c’è (o se c’è, è scarso) pericolo di fuga (l’avete visto mai uno che vuole scappare e si costituisce?), deve andare in carcere perchè alla luce delle esigenze cautelari evidenziate dal caso concreto (sic!) questa risulta essere l’unica misura idonea.

Tanto al Tribunale del riesame mica ci devono andare loro.

E così accade che il Ministro della Giustizia invia i suoi ispettori a controllare la regolarità del provvedimento,affermando che: “Qualunque siano state le valutazioni che hanno portato a questa decisione, rimane lo sconcerto perchè si tengono in modesto conto la gravità del fatto e il rispetto della dignità della vittima di un così odioso e devastante reato, dalle gravissime conseguenze psicologiche per la personalità di una giovane donna”.

Il Sindaco di Roma Gianni Alemanno afferma: “È un segnale sbagliato quello che la magistratura ha lanciato concedendo gli arresti domiciliari al ragazzo accusato dello stupro alla Fiera di Roma”.

Il Ministro dell’Interno afferma: “È una brutta notizia, nei casi che suscitano allarme la risposta delle istituzioni e dei magistrati deve essere di massimo rigore. Io l’avrei tenuto in carcere perché una scelta simile è forte e serve da deterrente. Ho già predisposto un sistema di sicurezza e sorveglianza nei confronti di questo signore per evitare che esca o scappi. Sono decisioni che mi permetto di contestare in quanto vanno nel segno opposto a quelli che sono i nostri obiettivi”.

E allora delle due l’una: o non sanno di che parlano, e allora deduciamo che la classe politica è incompetente in materia; o lo sanno e allora le esternazioni possiamo ricondurle al fenomeno, assai diffuso in verità, del paraculismo.

Tertium non datur.

Le vedete adesso le tre carte?

Purtroppo la verità è che il c.p.p. rende praticamente inirrogabile la custodia cautelare in carcere per tutti, per garantire tale inirrogabilità solo ad alcuni.

Ma mi scappellerei, perfino, se avessimo una classe politica in grado di dirlo chiaramente e di assumersene la responsabilità.

Tuttavia dal momento che alla classe dirigente di questo paese la parola responsabilità causa l’allergia, ci si trova ad avere bisogno di un capro espiatorio, una vittima sacrificale a cui affibbiare le colpe del mondo.

In un paese normale il dibattito sarebbe incentrato sul come mai un Parlamento ha emanato una legge così perversa da impedire, anche in casi così eclatanti, la custodia cautelare in carcere.

In un paese normale la stampa massacrerebbe Governi e Parlamenti colpevoli di tanto lassismo.

In un paese normale.

Ma noi che ci accontentiamo di essere il bel paese, della normalità, dopo tutto, possiamo anche farne a meno.

Ma chi glielo spiega a lor signori, che il codice di rito penale se proprio non gli piace, lo possono cambiare e che il giudice, invece, questo c’ha e questo deve applicare?

Tutto ciò mi ricorda una filastrocca siciliana: “Mamma Cicco mi tocca! Toccami, Cicco, che mamma non c’è …”.

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Gen 28

Pubblichiamo uno scritto di Dario Quintavalle sulle iniziative del ministro Brunetta. Segnaliamo un altro scritto sullo stesso tema, dal blog di Dario: “Fratelli tornelli”. Ad altri articoli del nostro blog su Brunetta si accede da questo link.

di Dario Quintavalle
(Dirigente del Tribunale di Sorveglianza di Roma)

Ai colleghi dirigenti del Ministero della Giustizia

Leggo sul sito della Funzione Pubblica che sono stati scelti i finalisti del Concorso “Premiamo i risultati”, bandito dal Dipartimento della Funzione Pubblica sotto l’egida dell’ormai celebre ministro Brunetta. Tra essi, per il nostro Ministero, la D.G .S.I.A. e 13 Uffici giudiziari.

I complimenti ai colleghi dirigenti degli uffici che hanno formulato i progetti sono scontati e meritati.

Tuttavia vorrei condividere un mio personale disagio ed alcuni rilievi critici a questa e ad altre iniziative simili.

Do per scontata la buona fede dei partecipanti al concorso, eppure non posso non sottolineare che il sottinteso di certe iniziative è dimostrare che la efficienza e la funzionalità della PA dipendono esclusivamente dall’impegno dei singoli Dirigenti e funzionari, mentre questioni come il sottofinanziamento della PA, le mancate assunzioni, una massa normativa contraddittoria - la mancanza insomma di una visione complessiva e strategica, da parte della politica, del ruolo e della funzione della PA - non avrebbero alcuna rilevanza.

Che “il pesce” – insomma – non “puzza dalla testa”, bensì dalla coda.

Ad avvalorare questa mia impressione sta il fatto che il concorso si inquadra in una iniziativa intitolata sintomaticamente “Non solo Fannulloni”, con anche un sito: http://www.nonsolofannulloni.forumpa.it/.

È un po’ come se facessero un concorso per la casalinga dell’anno, o per la miglior cuoca, e lo intitolassero “Non solo Puttane”.

Quale donna con un minimo di amor proprio vi parteciperebbe, avallando l’implicita misoginia dell’ideatore?

Il capolavoro politico dell’On. Brunetta è – a ben vedere – quello di aver invertito l’onere della prova.

Siamo noi ora a dover provare di non essere fannulloni, a doverci mondare dal peccato originale di essere dipendenti pubblici, a doverci smarcare il più possibile dalla massa degli infingardi, degli sfaticati e dei parassiti.

Ed infatti, i progetti selezionati vengono così presentati sul sito in questione: “Nella Pubblica Amministrazione ci sono numerosi esempi di grande professionalità, di innovazione, di coraggio …” quasi come se questi “numerosi esempi” fossero eccezioni alla regola generale.

Mi spiace dunque che tanti si siano prestati, immagino per ingenuità, a questo gioco, che si inquadra nella generale campagna di denigrazione del Pubblico Impiego, pur mostrando un volto irrisoriamente benevolo che aggiunge al danno anche la beffa.

Due anni fa non si parlava che della Casta e dei suoi costi. Chi se ne ricorda più oggi?

Siamo oggi noi – tutti Fannulloni, salvo ‘numerosi’ eppure sempre eccezionali esempi – il vero peso per le casse dello Stato.

Sarebbe ora di dire che mandare avanti la baracca in queste condizioni è già un merito di per sé, che non ha bisogno di premi, perchè è il nostro mestiere.

E che se le cose nella PA non funzionano, non è certo per la scarsa lena di chi vi lavora, ma per precise scelte a livello politico.

Ma occorrerebbe una dirigenza compatta e cosciente di sé, sicura del suo prestigio e della sua dignità.

E questa temo, non uscirà fuori nemmeno dal cappello a cilindro del mago Silvan …

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Gen 28

di Bruno Tinti

da Toghe Rotte e Micromegaonline

I progetti in materia di riforma della giustizia presentati da D’Alema - Casini e Vietti - Di Cagno (in realtà dalle loro ricche Fondazioni) costituiscono un bell’esempio dello stile legislativo dei nostri tempi: spazio alla fantasia, anche quando la materia richiederebbe rigore scientifico ed esperienza.

Riforme spettacolo possono definirsi, fatte o anche solo proposte per “far vedere che ci sono” e poi, magari, qualcosa, sventuratamente, sarà approvato; e loro saranno i “padri della riforma”.

Come al solito mi occupo della parte penale del progetto. Anche se debbo dire che la prospettata riforma del processo civile desta parecchie preoccupazioni.

Basti pensare che le decisioni in materia di famiglia (a quale dei genitori che si separano affidare i bambini, per esempio) dovrebbe prenderle un solo giudice e non più i 3 che lo decidono ora. Però per arrestare un sindaco che prende mazzette ci vanno 3 giudici, un Tribunale della Libertà e una Corte di Cassazione … Strane priorità.

Restiamo al progetto di riforma penale; ne tratterò in più post perché di osservazioni da fare ce n’è veramente tante.

Il posto d’onore lo merita l’osservazione che si tratta di proposte poco serie: i meccanismi processuali previsti sono assolutamente impraticabili con il sistema processuale e giudiziario vigente.

I nostri vogliono affidare a un collegio di 3 giudici le decisioni in materia di cattura e intercettazioni telefoniche (oggi questo lavoro lo fa un solo giudice); e non si rendono conto (ma sì che se ne rendono conto, invece!) che questo significa paralizzare tutti i tribunali medio piccoli e pregiudicare gravemente quelli più grandi.

Sembra quasi (ma non è vero) che ignorino il sistema delle incompatibilità, quel meccanismo in base al quale chi tocca i fili muore: il giudice che ha deciso in materia di catture o di intercettazioni o di sequestri nella fase delle indagini preliminari non potrà poi fare né il giudice dell’udienza preliminare né il giudice del dibattimento; si è già pronunciato, non è più terzo, non è imparziale, è sospetto.

Ovviamente è una stupidaggine, ma è così.

Già oggi il sistema delle incompatibilità è causa di gravissimi problemi. Quando ci sono parecchie richieste di cattura o di intercettazioni (il che è la norma) spesso potrebbe non essere disponibile il giudice che si è pronunciato la prima volta e che (fino ad ora, ma critiche si sono sollevate anche su questo) potrebbe continuare ad occuparsene: è malato, è in ferie, è applicato in qualche altro ufficio; e allora si deve prendere un altro giudice; ma poi questo giudice (e anche il primo, quello che all’inizio una decisione comunque l’ha presa su un’altra richiesta del PM) non può più partecipare né all’udienza preliminare né al processo in Tribunale; e quando i giudici del Tribunale sono finiti (si fa presto nei Tribunali piccoli) non resta che farli venire da fuori, da un altro Tribunale, in applicazione, come si dice.

Non si tratta di sofismi, sono problemi gravi.

Immaginate un’indagine per traffico di droga (o per appalti truccati, questo è il tipo di processo a cui pensano i nostri legislatori quando si applicano alle riforme): il PM chiede qualche intercettazione e il GIP provvede; poi chiede di catturare un paio di imputati e il GIP (sempre lo stesso) di nuovo provvede.

Passano due mesi e saltano fuori altri telefoni; nuova richiesta di intercettazioni, solo che il GIP di prima è in ferie; poco male, provvede il suo collega, l’altro GIP.

Però poi si debbono catturare altre due persone; il primo GIP è ancora in ferie e il secondo si è sposato ed è in viaggio di nozze.

Facciamo venire un giudice del dibattimento (quelli che fanno il processo vero e proprio) che, per quel giorno, fa il GIP.

Alla fine si arriva all’udienza preliminare: nessuno dei tre giudici che hanno provveduto fino ad ora alle richieste del PM può fare il GUP (appunto il Giudice per l’Udienza Preliminare); e quindi ne facciamo arrivare un altro dal dibattimento.

Gli imputati vengono rinviati a giudizio. Nessuno dei 4 giudici che abbiamo visto lavorare fino ad ora può comporre il collegio giudicante (ce ne servono 3).

Solo che, nei Tribunali medio piccoli, di giudici penali ce ne è in genere 5, massimo 6 (altrettanti in civile).

Come componiamo il collegio, visto che di giudice “vergine” ce n’è rimasto 1 o al massimo 2?: li facciamo venire da un altro Tribunale della regione.

Solo che questi hanno le loro udienze da fare. Beh, lavoreranno nei ritagli di tempo e si fisseranno le udienze quando si potrà.

Capito perché questa cosa di un collegio di 3 giudici che deliberano sulle richieste del PM non è seria?

Ma, dicono i nostri sapienti legislatori, noi abbiamo previsto la riforma delle circoscrizioni giudiziarie, cioè l’abolizione dei piccoli Tribunali; e, addirittura, l’abolizione dell’udienza preliminare; il che permetterà di recuperare un sacco di giudici e così si potrà far fronte alle esigenze della nostra illuminata riforma.

Quanto sia avventurosa questa tesi lo si capisce con un esempio tratto dalla realtà (così diceva sempre un grande giurista, il professor Antolisei che oggi, secondo me, si sta rivoltando nella tomba).

Supponiamo che un padre di famiglia voglia comprare un automobile: lui ne vorrebbe tanto una grande e costosa; solo che non ha molti soldi.

Davanti a sé ha due opzioni: risparmia, mette da parte i soldi e, quando ne avrà abbastanza, se la comprerà; oppure fa un debito, sperando di avere la possibilità di restituirlo, e se la compra subito.

Quale sia la strada sbagliata lo dimostra la crisi economica mondiale e in particolare l’esperienza dei mutui sub prime.

Perché le promesse stanno a zero. Da oltre 40 anni dicono di voler chiudere i piccoli Tribunali; nel frattempo ne sono stati inaugurati un certo numero e abolito nessuno.

L’abolizione dell’udienza preliminare farebbe ululare di sdegno decine di migliaia di avvocati e tutti i loro supporters parlamentari.

Sicché, che il prospettato recupero di risorse possa esservi davvero chiunque abbia un minimo di competenza ed esperienza giudiziaria non può che dubitarne.

E comunque, se davvero si tratta di proposte concrete, allora - prima - le si realizzi; e - poi - si proceda con la collegialità per le catture e le intercettazioni.

Scommetterei la mia moto contro un vecchio scooter che i Tribunali resteranno quelli che sono e che il collegio di giudici verrà entusiasticamente approvato.

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Gen 28

di Marco Travaglio
(Giornalista)

da Voglioscendere

Nell’ottobre ‘96, dovendo giustificare con i rispettivi elettori l’inciucio della Bicamerale, destra e sinistra presero per buona la bufala del “cimicione” che Berlusconi disse di aver trovato nel suo studio e attribuì alle “procura deviate”.

Poi si scoprì che era un ferrovecchio inutilizzabile, piazzato in casa sua da un amico del capo della sua security incaricato di “bonificargli” la reggia.

Ma intanto la Bicamerale era nata e il cimicione-truffa aveva svolto la sua sporca funzione.

Ora Al Tappone ci riprova con un’altra superballa, assecondato al solito dalla presunta opposizione e dai giornali: il presunto “scandalo” dell’“archivio Genchi”, che dovrebbe spianare la strada alla controriforma delle intercettazioni.

Gioacchino Genchi è un funzionario di polizia, in aspettativa da anni, che collabora con la magistratura fin dai tempi di Falcone, ha fatto luce sulle stragi di mafia, ha risolto decine di omicidi insoluti e tuttora collabora con varie Procure in indagini su malaffari, mafioserie e fatti di sangue.

Che fa Genchi: intercetta? No, non ha mai intercettato nessuno.

Dunque, qualunque cosa si voglia sostenere sulla sua attività, non ha alcun legame con la legge anti-intercettazioni.

Che fa allora Genchi? I magistrati,secondo la legge, dispongono intercettazioni e acquisizioni di tabulati telefonici. Poi li passano al consulente tecnico, che li “incrocia” grazie a software sofisticati e relaziona sui contatti telefonici fra indagati intercettati e non indagati.

Genchi l’ha fatto anche nelle indagini di De Magistris, prima che fossero scippate al titolare.

Tutte le cifre che si leggono sui giornali e i commenti dei politici (compreso l’ineffabile presidente del Copasir Francesco Rutelli, amico dell’indagato n. 1 di “Why Not”, Antonio Saladino) sono falsi o manipolati o frutto di crassa ignoranza.

Chi si scandalizza per le “migliaia di telefoni controllati per conto di De Magistris”, chi strilla perché fra quei numeri ci sono quelli di “molti non indagati”, di parlamentari non intercettabili, di agenti segreti, non sa quel che dice. O mente sapendo di mentire.

Per conto di De Magistris, Genchi ha trattato 730 utenze, appartenenti a un numero molto inferiore di persone (ciascuna usa più telefoni e più schede): fra queste ci sono decine di indagati e centinaia di non indagati.

Com’è inevitabile, visto che i tabulati indicano chi chiama chi, chi viene chiamato da chi, e da dove, e a che ora, ma non il contenuto della conversazione. E ciascun indagato parla con decine di non indagati.

Nessuno può sapere chi sono queste persone (onorevoli? agenti segreti? papi?), finchè non si risale al titolare dell’utenza.

Solo dopo, se l’utente è coperto da immunità o altri privilegi, si provvede a fermarsi o a chiedere il permesso. In ogni caso è impossibile violare segreti di Stato leggendo il tabulato di una spia (non si sa cosa dice), né intercettandola: la legge vieta a militari e agenti segreti di “trattare al telefono argomenti classificati”.

Se uno 007 parla al telefono di segreti di Stato, è lui a violare la legge, non chi lo ascolta.

fonte: toghe.blogspot.com » Vai al post originale

Gen 28

In Italia il 5% degli adulti è del tutto analfabeta, il 33% semianalfabeta e un ulteriore 33% rischia di ripiombare in questa condizione.

Tirando le somme, trentadue milioni d’italiani hanno un’insufficiente competenza alfabetica e aritmetica funzionale.

foto : scuola di Don Milani
a Barbiana cc by pracucci

Mentre in Europa la media supera di poco il 50%, in Italia siamo sopra i 70 punti.

I due terzi della popolazione italiana non legge mai né un libro né un giornale mentre in molte zone del sud e nelle periferie delle grandi città il problema dell’abbandono scolastico è ancora a livelli molto alti. Un’antica tara che pesa ancora oggi è considerare cultura soltanto quella classica e letteraria. Invece è ovvio pensare che nella cultura esista anzitutto una componente scientifica, con accanto una componente tecnica che sostiene a sua volta le culture di tipo umanistico.

Che fare? Tullio De Mauro, questo giovedì 28 gennaio, stimolato dai dati di recenti indagini proposti da Massimiano Bucchi, analizzerà mezzo secolo di vita del nostro paese e descriverà le trasformazioni della ricerca, dell’insegnamento, dell’informazione, dell’idea stessa di cultura e di sapere.

GiovedìScienza - La cultura degli italiani
29 gennaio 2009 ore 17,45 - ingresso libero
Teatro Colosseo di Torino-Via Madama Cristina 71

Un esercito di insospettabili analfabeti
TULLIO DE MAURO
Professore emerito dell’Università La Sapienza, Roma
con la partecipazione di MASSIMIANO BUCCHI, Observa - Science in Society
per chi non potrà partecipare ricordiamo la diretta internet alle 17,45 il giorno stesso della conferenza e la possibilità di vedere la conferenza dopo qualche giorno dalla data di programmazione su www.giovediscienza.org

TULLIO DE MAURO

Già ministro della Pubblica Istruzione, è professore emerito dell’Università La Sapienza. Laureato a Roma in Lettere classiche con Antonino Pagliaro e Mario Lucidi, inizia la sua carriera nel 1957 come assistente volontario di Filosofia del linguaggio, nel 1958-60 è assistente ordinario di Glottologia all’Istituto Orientale di Napoli, nel 1961-67 professore incaricato di Filosofia del linguaggio nella Facoltà di lettere dell’Università di Roma, nel 1967 diventa professore ordinario di linguistica generale dell’Università di Palermo.

Dal ‘74 al ‘96 è stato ordinario di Filosofia del linguaggio, dal 1996 al 2007 ordinario di linguistica generale alla Sapienza di Roma. È doctor honoris causa dell’Université de Louvain Catholique, dell’Ecole Normale Supérieure-ENS e della Waseda University di Tokyo.

È autore di molti volumi di ricerca e di divulgazione linguistica tradotti in diverse lingue. Rilevanti sono le sue ricerche sull’”italiano di base” e sulla leggibilità e comprensibilità dei testi. Ha collaborato e collabora a giornali e settimanali (Il Mondo, L’Espresso, Internazionale, l’Unità, La Repubblica, Il Sole 24 ore). Nel 2006 l’Accademia Nazionale dei Lincei gli ha assegnato per l’insieme delle sue attività di ricerca e studio il Premio della Presidenza della Repubblica.

fonte: www.gravita-zero.org » Vai al post originale

Gen 28

Leggendo un libro di igiene edilizia ed ambientale mi sono ritrovato davanti ad una tabella con i più grandi disastri ambientali mondiali:

1930 Valle della Mosa
1945 Hiroshima e Nagasaki
Anni 50 baia di Minnamata (pesce contaminato da mercurio)
1952 Londra, smog fotochimico
1976 Seveso
1986 Chernobyl
1920-1990 Esposizione in tutto il mondo all’ amianto

La mia attenzione è subito andata al 1976 ovvero al disastro ambientale italiano di cui, ammetto la mia ignoranza, non avevo mai sentito parlare.

Mi sono subito documentato su internet e visto che sicuramente molti giovani non conosceranno questo disastro ne parlo per non dimenticare uno dei più grandi disastri ambientali d’Italia:

Il disastro di Seveso fu causato da una fuga del composto chimico TCDD, una tra le più pericolose diossine, che intossicò la popolazione locale, inquinò aria, terreni e cose, e che uccise migliaia di animali. Decine di migliaia di animali furono soppressi in seguito per stroncare sul nascere il rischio di propagazione della contaminazione chimica.

Verso le 12:37 di sabato 10 luglio 1976 nello stabilimento della società ICMESA di Meda, confinante con Seveso, un reattore chimico destinato alla produzione di triclorofenolo, un componente di diversi diserbanti, perse il controllo della temperatura e si scaldò oltre i limiti previsti.
La causa prima fu probabilmente un arresto volontario della lavorazione, senza azionare il raffreddamento della massa.
L’apertura delle valvole di sicurezza evitò l’esplosione del reattore ma l’alta temperatura causò una modifica della reazione con una massiccia formazione di 2,3,7,8-tetraclorodibenzo-p-diossina (TCDD). La TCDD venne rilasciata e trascinata verso sud dal vento in quel momento prevalente. Si è quindi formata una nube tossica che ha colpito i Comuni di Meda, Seveso, Cesano Maderno e Desio. Le prime avvisaglie furono l’odore acre e le infiammazioni agli occhi. Pur non essendoci stati morti, circa 250 persone riscontrarono la cloracne (dermatosi provocata dall’esposizione al cloro e ai suoi derivati, che crea lesioni e cisti sebacee), mentre gli effetti sulla salute generale sono ancora oggi oggetto di studi. È infatti opinione della popolazione locale che sia aumentata la percentuale di tumori nella zona.

Le abitazioni comprese nella zona A, la più colpita, furono demolite e il primo strato di terreno venne rimosso. Gli abitanti della zona A vennero evacuati dopo ben 16 giorni e ospitati in apposite strutture alberghiere. La zona A venne presidiata per impedire a chiunque di entrare. Dopo 10 anni, in questa zona è sorto il “Bosco delle Querce”. Invece le zone B e la zona di rispetto furono tenute sotto controllo (divieto di coltivazione e di allevamento). La popolazione venne avvisata dell’evento solo dopo 8 giorni.

Tra gli studi più recenti, si rileva come ancora a 33 anni di distanza dal disastro, gli effetti, misurati su un campione statisticamente ampio di popolazione, 1772 esposti ed altrettanti controlli, siano elevati. Nello studio, in sintesi, la probabilità di avere alterazioni neonatali ormonali conseguenti alla residenza in zona A delle madri è 6.6 volte maggiore che nei controlli. Le alterazioni ormonali vertono sul TSH, la cui alterazione, largamente studiata in epidemiologia ambientale, è causa di deficit fisici ed intellettuali durante lo sviluppo.

In alto trovate alcuni servizi televisivi su questo disastro mentrequi sotto una canzone che Antonello Venditti cantò per il disastro ovvero “Canzone per Seveso”:

Era il dieci luglio di una terra senza colpa
bambini nei giardini giocavano nel sole
e l’aria era di casa, di sugo e di fatica
e vecchi nella piazza parlavano d’amore e donne al davanzale lanciavano parole
sepolte ormai nel ventre
di madri perdute, perdute dal cielo proprio sopra di noi che restiamo a guardare
morire le radici, i preti perdonare
proprio sopra di voi
che vivete tranquilli
nella vostra coscienza di uomini giusti
che sfruttate la vita per i vostri sporchi giochetti
allora allora ammazzateci tutti!

Noi siamo qui prigionieri del cielo come giovani indiani risarciteci i cuori
noi siamo qui senza terra né bandiera aspettando qualcosa da fare
e che non porti ancora dei torroni a Natale
telegrammi “ci pensiamo noi” condoglianze! condoglianze!

Da notare in questo disastro la lentezza dei provvedimenti e l’aver avvisato la popolazione della nube tossica solo 8 giorni dopo! Quando si sprigiona una nube tossica solitamente tutte le autorità tendono subito a dire “nessun pericolo“, io sinceramente, anche per via di questo precedente, non riuscirei a stare tranquillo. Che ci serva da lezione.

fonte: alessios4.blogspot.com » Vai al post originale

Gen 26

25 ANNI FA, il primo Macintosh.

La storia è anche sul mio Emozione Apple (Adesso c’è uno sconto del 20%!).

fonte: antoniodini.blogspot.com » Vai al post originale

Gen 26

“Canova. L’ideale classico tra scultura e pittura” è il titolo di una mostra che si terrà a Forlì presso il complesso museale del San Domenico. Promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Forlì E curata da Antonio Paolucci, Fernando Mazzocca e Sergej Androsov, la mostra si presenta, assieme a quella realizzata a Venezia nel 1992, come la più completa esposizione dedicata all’artista veneto.
Saranno infatti presenti a Forlì 160 opere (marmi, gessi, bassorilievi, dipinti e disegni), una serie di capolavori grazie ai quali sarà possibile ripercorrere l’intera carriera artistica di Antonio Canova, spaziando dalla scultura alla pittura, offrendo anche alcuni confronti con Raffaello e Tiziano.
Non tutti sanno, forse, che Forlì e le Romagne, furono luoghi importanti per Canova e, in genere, per il neoclassico pittorico e scultoreo. Per Forlì, Antonio Canova realizzò tre splendide opere: nel 1814, “La danzatrice col dito al mento”, commissionata dal banchiere Domenico Manzoni, andata dispersa dopo la tragica morte del proprietario; l’eccelsa stele funeraria sempre per il banchiere Domenico Manzoni; una versione di Ebe, una delle sue opere più famose, realizzata tra il 1816 e il 1817 per la contessa Veronica Guarini.
La mostra consente di confrontare l’Ebe di Forlì con quella rappresentata su una nuvola, appartenuta all’Imperatrice Giuseppina moglie di Napoleone. Ma il parallelo non si limita soltanto a queste due opere, dato che sono state disposte in sequenza con altri capolavori della scultura antica: “L’Arianna con la pantera”, “La danzatrice di Tivoli”, opera ellenistica cui Canova si ispirò ed “Il Mercurio volante” di Giambologna, il capolavoro assoluto dello sculture fiammingo legato alla città di Firenze.
La figura di Ebe, figlia di Zeus e di Era e simbolo della giovinezza ancora non contaminata, rappresenta uno dei principali temi della mostra. Oltre alle sculture di Antonio Canova, si possono ammirare le sue raffigurazioni nell’arte pittorica, con dipinti di importanti pittori neoclassici stranieri (Vigée Le Brun, Romney, Reynolds, Hamilton, West) e italiani (Pellegrini, Landi, Lampi).
Canova accomunava la bellezza eterna di Ebe a quelle di altre divinità come “Amore e Psiche”, capolavoro presente nella sezione successiva, a fianco ad altri suoi capolavori efficacemente raffrontati con le creazioni di pittori come Hayez, Giani, Landi, Angelica Kauffmann.
Un’apposita sezione viene dedicata alla Danzatrice, anch’ essa appartenuta all’Imperatrice Giuseppina e ora all’Ermitage, accostata alle incantevoli Danzatrici di Hayez e alle figure danzanti presenti nei quadri di Canova, che finalmente restaurate, svelano per la prima volta la tecnica pittorica dell’artista veneto.
Altra interessante sezione è quella dedicata allo “Scultore filosofo”, dove viene ispezionato Canova attraverso il tema della morte con alcune stele funerarie in marmo messe a confronto con alcuni quadri drammatici.
“Canova. L’ideale classico tra scultura e pittura” è in sintesi una mostra di rilevante importanza, testimonianza non solo dell’opera del pittore e scultore veneto, uno tra i più illustri del nostro Paese, ma di tutta l’arte in genere. Una mostra che da segnare in agenda, un appuntamento sicuramente da non perdere.

Info Sede: Musei San Domenico - Piazza Guido da Montefeltro, 12 - Forlì
Periodo: 25 gennaio - 21 giugno 2009
Orari: 9.30-19.00 (tutti i giorni), 9.30-20.00 (sabato, domenica e festivi), lunedì chiuso
Ingresso: €9,00 intero - €6,00 ridotto
Tel: 199199111 (infos)

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fonte: amosgitai.blogspot.com » Vai al post originale

Gen 26

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di Nicola Saracino
(Magistrato)

La disposizione in oggetto sanziona i «comportamenti che, violando i doveri di cui all’articolo 1, arrecano ingiusto danno o indebito vantaggio ad una delle parti».

Tra i diversi doveri del magistrato, considerati dall’art. 1, vi è, insieme ad altri, quello dell’imparzialità del giudice.

La disposizione considera solo i comportamenti e non gli atti giudiziari, tanto è vero che questo illecito non autorizza la Sezione Disciplinare a sindacare l’atto giudiziario, ostandovi l’art. 101 della Costituzione e l’art. 2, comma 2, del D.Lgs. n. 109 del 2006.

Eppure, non senza sconcerto, deve registrarsi l’ingiustificato ricorso a questa disposizione per legittimare, ad esempio, il trasferimento di Luigi De Magistris, sanzionato proprio per la lett. a) dell’art. 2 con riferimento ad un atto giudiziario (il decreto di perquisizione nel procedimento Toghe Lucane) e non ad un comportamento.

Analogo pericolo ha schivato, sempre in sede disciplinare, Clementina Forleo.

La Sezione Disciplinare del CSM, in entrambe le occasioni, pur prendendo atto che la norma considera solo le parti e non i terzi attribuisce ad una “svista” legislativa la mancata considerazione della seconda categoria di soggetti nell’ambito di questa figura d’illecito.

Si legge, infatti, alla pagina 19 della Sentenza De Magistris (n. 3 del 14.1.2008):

«- che tuttavia va rilevato che la disposizione incriminatrice di cui alla lett. a) dell’art. 2 comma 1 del decreto legislativo n.l09 del 2006 sanziona espressamente solo i comportamenti nei confronti di una delle parti;
- che dunque, ancorché la limitazione appaia di difficile comprensione (meritando i terzi tutela almeno al pari delle parti) il danno arrecato ai due magistrati non assume rilevanza disciplinare»
.

A distanza di mesi si rilegge, questa volta alla pagina 10 della Sentenza Forleo (n. 17 del 15.7.2008):

«Per il primo profilo contestato, va rilevato che la disposizione incriminatrice - che può farsi risalire ci violazioni del dovere di imparzialità inteso come valore cardine della funzione giudiziaria, nonché dei doveri di correttezza ed equilibrio - sanziona espressamente solo i comportamenti tenuti nei confronti di una delle parti …, ancorché la limitazione appaia di difficile comprensione (meritando i terzi tutela almeno pari a quella delle parti) e pur ritenendo che si tratti di una lacuna legislativa nella tipizzazione degli illeciti disciplinari».

Un giudice deve interpretare ed applicare la legge secondo il senso proprio delle parole e tenendo conto che ogni disposizione s’inserisce in un sistema di norme e di principi.

Prima di pervenire all’affermazione di una lacuna legislativa, ovvero di una “svista” del legislatore, egli dovrebbe compiere quel tipo di indagine.

Altrimenti è concreto il rischio che il giudice sovrapponga la propria volontà a quella del legislatore, incorrendo in arbitrio.

Eppure l’interpretazione dell’art. 2, comma 1, lett. a) è esercizio che non pone particolari difficoltà.

In primo luogo la lettera della legge parla di “comportamenti” e non di “provvedimenti”, ragione per cui appare radicalmente errato farvi ricorso per aggredire disciplinarmente il contenuto di atti giudiziari, tanto più che l’art. 2, comma 2, non inserisce la lett. a) tra le eccezioni al fondamentale principio dell’insindacabilità dell’atto giudiziario.

In secondo luogo, se la disposizione considera le parti – e non i terzi – è d’immediata percezione che il valore preso in considerazione, e qui tutelato dal legislatore, sia solo quello della “imparzialità” del magistrato.

I terzi, infatti, sono per definizione estranei alla causa e quindi disinteressati all’imparzialità del giudice, del quale possono subire, eventualmente, comportamenti scorretti; non a caso i terzi sono tenuti in considerazione nell’illecito della lett. D) che, per l’appunto, riguarda la violazione del dovere di correttezza del magistrato.

E’ dunque evidente che il legislatore non è incorso in alcuna svista e che la norma è stata male interpretata e, conseguentemente, applicata con conseguenze molto gravi per gli interessati, alcuni dei quali hanno subito un trasferimento ingiusto.

Insomma, quel che nel gergo disciplinare si direbbe: «adozione di provvedimenti adottati nei casi non consentiti dalla legge, per negligenza grave e inescusabile, che abbiano leso diritti personali».

fonte: toghe.blogspot.com » Vai al post originale

Gen 26


versione stampabile

di Felice Lima
(Giudice del Tribunale di Catania)

1. Le ragioni di questo scritto

Scrivo le cose dolorose che seguono solo perché credo che, anche in tempi terribili e in contesti molto degradati, a tutto ci debba essere un qualche limite.

E il comunicato emesso dalla Giunta Esecutiva Centrale dell’Associazione Nazionale Magistrati ieri 23 gennaio 2009 (che si può leggere a questo link) supera francamente, a mio modesto parere, ogni possibile limite.

Esso, che incredibilmente si intitola addirittura “La chiarezza necessaria” (ma, in fondo “Pravda” – il titolo del più famoso quotidiano sovietico – non vuole forse dire “verità”?), contiene una tale quantità di mistificazioni e doppiogiochismi da imporre a ognuno che sia in grado di riconoscerli (e ogni magistrato lo è) di denunciarli, per non esserne complice e per rispetto al sacrificio di chi, per la giustizia è morto o ha perso l’ufficio o lo stipendio.

Questo terribile comunicato viene emesso il giorno dopo la pubblicazione della lettera di dimissioni dall’A.N.M. di Gabriella Nuzzi (che si può leggere a questo link) e dovrebbe servire a impedire che i contenuti di quella nobilissima lettera facciano capire a tutti cosa è l’A.N.M..

Preciso che non è in alcun modo mia intenzione qui offendere né polemizzare con nessuno e che scrivo queste cose solo per dovere di verità. Esse costituiscono esercizio del mio diritto di critica argomentata che fino a ieri (e spero ancora oggi e domani) era protetto dal precetto dell’art. 21 della Costituzione, che anche in tempi come questo dovrebbe costituire limite allo strapotere di ogni tipo di “padrone”, politico o corporativo.

Il mio scritto è lungo e me ne scuso, ma la storia è complessa e i mistificatori fondano le loro speranze di successo proprio nella complessità dei fatti.

Confido che ci siano ancora lettori disposti a fare la fatica dell’approfondimento, indispensabile per la comprensione di ciò che ci rende ciò che siamo diventati.

2. La “mistificazione cronologica”

In tutte le epoche della storia al funerale dei giusti hanno partecipato i complici degli assassini.

Tutti i regimi, tutti i crimini collettivi, tutti i “peccati sociali” sono stati commessi grazie alla complicità di tanti che il giorno dopo si sono sottratti a questa responsabilità.

E’ un doppio gioco che si fonda su quella che definirei una “mistificazione cronologica”, che sfrutta una peculiarità del modo con cui la mente umana archivia i fatti.

Dunque, “noi italiani” parliamo del fascismo in terza persona. Saremmo stati “vittime” del fascismo, che sarebbe stato altro da noi.

Mentre è evidente che, invece, siamo stati fascisti.

I tedeschi raccontano che Hitler ha ucciso sei milioni di ebrei. Ma Hitler quasi certamente materialmente non ne ha ucciso nessuno. A uccidere gli ebrei sono stati il capocondomino che ha redatto l’elenco dei condomini non ariani, il capostazione che li ha messi sul treno, il conducente del treno che li ha portati a Dachau, l’idraulico che ha aperto il gas nelle docce, eccetera.

Tutti costoro, il giorno dopo la caduta di Hitler, hanno dato la colpa a lui riuscendo a far si che non si parlasse di loro.

Grazie a questo espediente cronologico, essi possono oggi dirsi addirittura antinazisti.

Venendo a esempi più recenti, la magistratura associata riesce oggi a dirsi “amica di Falcone e Borsellino” e a commemorarne l’assassinio insieme a coloro che in vita Giovanni e Paolo li hanno perseguitati senza se e senza ma, isolati, sconfitti, eccetera.

Ieri, 23 gennaio 2009, la Giunta Esecutiva Centrale dell’Associazione Nazionale Magistrati ha emesso un comunicato con il quale tenta per l’ennesima volta nella storia del mondo di sfruttare il deplorevole espediente della “mistificazione cronologica”.

Il passaggio più clamoroso di questo documento è, infatti, quello nel quale l’A.N.M. trova il coraggio di scrivere che a Catanzaro «Una indagine giudiziaria [quella di Luigi De Magistris] è stata prima ostacolata dal dirigente dell’ufficio e poi illegittimamente avocata dal procuratore generale».

Fantastico !

Così l’A.N.M. fra due anni (quando il passare del tempo avrà confuso le cronologie) si vanterà pure di avere denunciato con la “chiarezza” messa nel titolo del documento che l’avocazione di Favi fu illegittima e che il Procuratore capo di De Magistris ne ostacolò il lavoro.

Peccato che lo abbia fatto solo il 23 gennaio del 2009, dopo che De Magistris è stato ormai finalmente messo nella impossibilità di nuocere.

E peccato che l’avocazione di Favi sia stata eseguita – manu militari e peraltro con una tempistica molto preoccupante – IL 20 OTTOBRE 2007. Ossia, un anno e tre mesi fa !!!

Dove sono stati questi magistrati dell’A.N.M. in questi quindici mesi?

Perché hanno taciuto in ostinato e complice silenzio?

Eppure, l’illegittimità di quella avocazione è apparsa immediatamente evidente a tutti, tanto che il collega Antonio Ingroia, solo cinque giorni dopo (il 25.10.2007) l’ha definita “impensabile” ad Annozero; la stessa trasmissione nella quale il Segretario Generale dell’A.N.M. Cascini, il 18 dicembre scorso, ha fatto le sorprendenti dichiarazioni che tutti hanno udito e che si possono rivedere nei video che ho riportato in un articolo che si trova a questo link).

E, preso atto del colpevole silenzio serbato fino a ieri, per un anno e tre mesi, dall’A.N.M. su quelle vicende, non si può non prendere atto di come la condotta e le cose dette ad Annozero del 18 dicembre scorso dal suo Segretario ancora oggi in carica e, fra l’altro, il suo attacco ai colleghi di Salerno e, per contro, il silenzio assoluto da lui serbato su quanto accaduto a Catanzaro siano l’esatto opposto di ciò che viene scritto nel comunicato di ieri. Dal che la necessità che o si riconosca che il comunicato è una deplorevole ipocrisia furbescamente postuma o si faccia dimettere il Segretario Generale.

Intanto prendiamo atto che l’A.N.M. confessa finalmente “solo” un anno e tre mesi dopo che è accaduto ciò che tutto il resto del mondo denuncia dal giorno in cui è accaduto. E questa confessione fa astutamente, come si è detto, solo dopo che De Magistris è stato definitivamente “cacciato” e solo quando ormai la “denuncia” non servirà a null’altro che a tentare – paradossalmente – di fare apparire i vertici dell’A.N.M. – che NULLA hanno fatto mentre la “cacciata” avveniva – innocenti rispetto alla “cacciata” medesima.

Insomma: i complici degli “assassini” che un anno e tre mesi dopo il funerale scrivono una commossa commemorazione del “morto” sul bollettino della loro parrocchia.

Ma dinanzi alla gravità di quella avocazione che essi stessi qualificano oggi come illegittima, non avrebbero dovuto queste stesse persone assumere una onesta e coraggiosa posizione, quando essa era attesa e invocata da magistrati e cittadini?

E con che coraggio possono assumere oggi (che è inutile fino a essere offensiva) una posizione che hanno rifiutato di assumere quando sarebbe stata doverosa e preziosa?

3. I silenzi dell’A.N.M.

Nel comunicato di ieri che sto commentando si cerca di fare passare i silenzi dell’A.N.M. come frutto di una “tradizione consolidata” che sarebbe un valore positivo.

In realtà, si tratta di un evidente disvalore, frutto di una necessità “politica” dell’A.N.M., che discende dal coinvolgimento dei suoi principali protagonisti (i maggiorenti delle correnti) in tutte le vicende del potere interno.

L’A.N.M. non può assumere posizioni “vere” ed “efficaci” sui fatti gravi che riguardano la magistratura, perché in quei fatti sono coinvolti i suoi maggiorenti.

Dunque, l’A.N.M. parla poco perché parlare la esporrebbe al confronto e imporrebbe trasparenza.

Mentre l’A.N.M. è l’associazione sindacale o parasindacale più “silenziosa” di tutte.

Per scoprirlo, basterà andare sul sito dell’A.N.M. (a questo link) e constatare come sia un sito sostanzialmente “morto”, nel quale si trovano solo documenti dai contenuti del tutto generici e, quindi, sostanzialmente fumosi: diciamo, “propaganda”.

Basterà andare nel sito di qualunque altra associazione di qualsiasi genere e con qualsiasi obiettivo per fare il paragone fra la vitalità di chi ha interesse a farsi conoscere e chi, proprio al contrario, ha interesse a non parlare mai troppo chiaro e a non farsi scoprire.

4. La confessione paradossale

Nel comunicato si scrive anche che: «Magistrati professionalmente inadeguati o addirittura collusi con le diverse forme di potere illegale non hanno subito analogo rigore da parte degli organi disciplinari. Sulla vicenda di Catanzaro si è intervenuti in ritardo e in maniera inadeguata, lasciando nell’opinione pubblica e nei colleghi un senso di insoddisfazione e di incompiutezza. Una indagine giudiziaria è stata prima ostacolata dal dirigente dell’ufficio e poi illegittimamente avocata dal procuratore generale».

Bene, tutto questo è vero.

Ma è paradossale che a dirlo siano proprio i dirigenti dell’A.N.M..

Tutti, tranne loro, infatti, si chiedono (e da anni): ma costoro dov’erano quando è accaduto quello che loro fingono di denunciare?

E scrivo “fingono” di denunciare, perché, come sempre, la denuncia è anche in questo caso, oltre che inaccettabilmente tardiva (è come se io “denunciassi” che sono state le BR ad uccidere Aldo Moro: sai che “denuncia”), del tutto generica e non accompagnata, come invece sarebbe doveroso, da alcuna concreta iniziativa che possa far sperare che a ciò che si denuncia si voglia anche in quale modo provare a porre fine.

Quando mai loro hanno fatto qualcosa contro quello che oggi denunciano?

In definitiva, ciò che scrivono più che una denuncia finisce con l’essere, come ho detto, una confessione.

Il pianto dell’assassino al funerale della vittima.

E per fare uno dei tanti esempi concreti che potrebbero farsi di altre gravissime situazioni che meriterebbero una grande attenzione e sulle quali, invece, l’A.N.M. continua a tacere (adesso, però, sappiamo che un comunicato sarà emanato fra tre anni, quando non servirà più a nulla), basti citare qui la vicenda della quale dà dettagliata notizia Carlo Vulpio in un prezioso (come sempre) articolo del suo blog, che può leggersi a questo link.

Carlo Vulpio è uno dei giornalisti più documentati sulle vicende giudiziarie di Catanzaro e su quanto accaduto in questi ultimi mesi nella vicenda qui in discussione ha scritto sul suo blog quattro articoli decisamente inquientanti, che si possono leggere ai quattro link che seguono: “Vento forte tra Salerno e Catanzaro 1”, “Vento forte tra Salerno e Catanzaro 2”, “Vento forte tra Salerno e Catanzaro 3” e “Vento forte tra Salerno e Catanzaro 4”.

Dove si entra nel paradosso assoluto è nel brano del comunicato che sostiene: «Noi vogliamo proseguire, non con le parole ma con i fatti, in un percorso di rinnovamento della magistratura e dell’associazionismo, che porti al superamento delle logiche di appartenenza correntizia nel governo della magistratura e del corporativismo nel suo significato di difendere a tutti i costi qualsiasi condotta dei colleghi che non risponda a canoni di deontologia professionale».

Parole messe nero su bianco da chi è stato ed è nei posti chiave dell’«appartenenza correntizia», come loro stessi testualmente la definiscono.

Scrivono, poi, «proseguire … in un percorso di rinnovamento …» come se un tale percorso fosse mai stato avviato.

E il tutto mentre un consigliere del C.S.M., Fabio Roia di Unicost, senza che nessuno lo smentisca, si spinge solo la settimana scorsa a negare sui giornali addirittura che esista un problema di “correntismo” (cfr a questo link), dicendo cose come: “I detrattori delle correnti parlano invece di presunte degenerazioni, del fatto che certe nomine avvengano solo sulla base di appartenenze a questo o quell’altro gruppo. Dico che questo non è mai avvenuto perché noi nominiamo, ad esempio, procuratore della Repubblica una persona che sia meritevole della nomina, a prescindere dalla sua adesione o meno ad una corrente. La corrente, poi, è un veicolo di conoscenza del magistrato”.

L’A.N.M., per favore, informi il cons. Roia di quello che succede, evidentemente a sua insaputa, al C.S.M..

E chi vuole avere un esempio di come vengono fatte le nomine dal C.S.M. e di come il cons. Roia non dica la verità in quella intervista, legga, fra i mille casi che si possono citare, quello raccontato nei particolari nell’articolo a questo link, che riguarda proprio il caso della nomina di un socio di corrente del Consigliere Roia, fatta in palese e ostinata violazione di legge, con i voti di tutti i consiglieri di Unità per la Costituzione insieme ai consiglieri di nomina politica (quelli, per intenderci, di cui Berlusconi e Violante vorrebbero aumentare il numero). L’“ostinazione” di cui parlo sta nel fatto che Roia e i consiglieri di Unicost, pur essendo evidente l’illegittimità della nomina e pur essendo stata dichiarata tale anche dal TAR, hanno resistito nei loro intenti fino alla parola definitiva del Consiglio di Stato, che, per l’ennesima volta ha dovuto dire a tutti che il C.S.M. agisce al di fuori della legge.

In ogni caso, se le cose avessero un senso, in un mondo normale e non “al contrario” come il nostro, i vertici dell’A.N.M., nel mentre confessano che «Magistrati professionalmente inadeguati o addirittura collusi con le diverse forme di potere illegale non hanno subito analogo rigore da parte degli organi disciplinari. Sulla vicenda di Catanzaro si è intervenuti in ritardo e in maniera inadeguata, lasciando nell’opinione pubblica e nei colleghi un senso di insoddisfazione e di incompiutezza. Una indagine giudiziaria è stata prima ostacolata dal dirigente dell’ufficio e poi illegittimamente avocata dal procuratore generale», dovrebbero o dire cosa di concreto – come dicono proprio loro «con i fatti e non con le parole» - hanno fatto per opporsi a tutto questo la cui gravità è sotto gli occhi di tutti o, prendendo atto che ne sono stati e purtroppo ne sono ancora a molti titoli politicamente complici, dimettersi.

5. Il pubblico ministero immaginario

Tutte le imposture per essere compiute richiedono una certa audacia e non poca sfrontatezza.

Nel comunicato dell’A.N.M. ne vengono profuse in quantità.

Il passaggio più surreale – diciamo il “surreale assoluto” – è quello che recita: «Così come riteniamo necessario che le indagini in corso non vengano obliterate ma siano condotte a termine senza indugi».

Qui è come se gli “assassini” al capezzale del morto dicessero: «Noi riteniamo necessario che lui risusciti».

Se non si dovessero piangere lacrime amare, ci si potrebbe abbandonare a una risata liberatoria.

Ciò che i vertici dell’A.N.M. autori del proclama qui in discussione sanno benissimo è:

1. che, rimosso Iannelli, capo della Procura Generale di Catanzaro torna ad essere ad interim il Favi autore della avocazione da loro stessi definita illegittima e ora indagato per corruzione in atti giudiziari dalla Procura di Salerno;

2. che i termini per la chiusura delle indagini preliminari a Salerno sono molto vicini alla scadenza;

3. che chiunque assuma la titolarità di quelle indagini dovrà leggere centinaia di faldoni di carte processuali, che i colleghi Apicella, Nuzzi e Verasani “masticavano” da tempo e conoscono benissimo.

Dunque, all’A.N.M. che, addirittura, «ritiene necessario che le indagini in corso non vengano obliterate» (e d’altra parte si tratta di una affermazione banalmente ovvia: c’è forse qualcuno che si sognerebbe di dire in pubblico che ritiene necessario che le indagini in corso vengano insabbiate?), bisogna chiedere: colleghi cari e chi le porterà avanti quelle indagini, un pubblico ministero con i poteri di Mandrake?

Quale immaginario inquirente avrà le capacità per studiare nel poco tempo che resta le carte del procedimento e il coraggio leonino per sfidare un C.S.M. che manda a casa senza stipendio in una settimana chi si permette di condurre quelle indagini in un modo che non gli piace?

In sostanza: cari colleghi dell’A.N.M., premesso che, in ipotesi, i colleghi di Salerno avrebbero potuto essere puniti con un procedimento disciplinare dai tempi “normali” (cioè di un paio d’anni come quelli della maggior parte degli altri magistrati), così da consentirgli per intanto di concludere le indagini che l’A.N.M. dice di non volere “obliterate” (ma usare parole più comprensibili no, vero?), averli “spazzati via” in un paio di settimane con le modalità di cui dirò qui appresso è secondo voi in qualunque modo compatibile con l’auspicio che le indagini vadano avanti? O non è proprio compatibile con un auspicio esattamente opposto?

E togliere addirittura lo stipendio al Procuratore Apicella (come se egli risultasse inidoneo già in sede cautelare anche a fare il consigliere di una sezione civile di Corte di Appello) ha o no una terribile efficacia intimidatoria nei confronti di chiunque prenderà il suo posto?

6. Il gioco delle tre carte delle responsabilità disciplinari

Anche i colleghi dell’A.N.M. sembrano comunque avere una qualche percezione del senso e degli effetti degli interventi dei loro soci di corrente del C.S.M. e, dunque, danno luogo nel comunicato all’ennesima mistificazione.

Scrivono, infatti: «Magistrati professionalmente inadeguati o addirittura collusi con le diverse forme di potere illegale non hanno subito analogo rigore da parte degli organi disciplinari. Sulla vicenda di Catanzaro si è intervenuti in ritardo e in maniera inadeguata, lasciando nell’opinione pubblica e nei colleghi un senso di insoddisfazione e di incompiutezza. Una indagine giudiziaria è stata prima ostacolata dal dirigente dell’ufficio e poi illegittimamente avocata dal procuratore generale. Comportamenti che certamente non possono giustificare le gravi e inaccettabili torsioni degli strumenti processuali che pure si sono verificate, ma sui quali sarebbe stato doveroso intervenire con altrettanto rigore e tempestività».

La parte che voglio commentare qui è quella in neretto.

I vertici dell’A.N.M. fanno da sempre in questa vicenda un orribile gioco delle tre carte, consistente nell’“entrare” e “uscire” dal merito delle vicende medesime.

A parole dicono costantemente – anche in questo comunicato – di non volerci entrare, ma poi ci entrano pesantemente. Bastino per tutti gli interventi del Segretario Generale Cascini ad Annozero (che, come detto, si possono rivedere nei video a questo link).

Qui le condotte dei colleghi De Magistris, Apicella, Nuzzi e Verasani vengono qualificate testualmente dai vertici correntizi dell’A.N.M. «gravi e inaccettabili torsioni degli strumenti processuali».

Dunque, non ci si può esimere dall’affrontare il merito di questa grave accusa.

Se De Magistris avesse commesso «gravi e inaccettabili torsioni degli strumenti processuali» sarebbe stato condannato dal C.S.M. per «gravi e inaccettabili torsioni degli strumenti processuali».

Invece è stato condannato dal C.S.M. con la sentenza che si può leggere tutta intera a questo link.

Si tratta di una sentenza la cui motivazione mi appare tecnicamente indifendibile (le osservazioni critiche mie e di altri si possono leggere a questo link). Ho pregato in tutte le sedi i miei colleghi – e anche quelli ai vertici correntizi dell’A.N.M. – di dire qualunque cosa su quella sentenza. A tutt’oggi non ho trovano nessuno, dico NESSUNO, che abbia preso la parola per difenderla in qualche modo.

Dunque, allo stato, non solo manca la prova che De Magistris abbia compiuto «gravi e inaccettabili torsioni degli strumenti processuali» ma abbiamo una sentenza del C.S.M. che contiene essa «gravi e inaccettabili torsioni degli strumenti» motivazionali. Basti per tutte il sostenere la tesi (con riferimento al Capo E di incolpazione) che “errore evidente” equivalga, nella lingua italiana e nella legge, a “errore grave”.

Delle eventuali responsabilità dei colleghi Apicella, Nuzzi e Verasani dirò quando avrò letto la motivazione del provvedimento del C.S.M..

Escludo, comunque, che il brano del comunicato dell’A.N.M. che sto commentando si possa riferire con un qualche fondamento ai colleghi di Salerno, perché, in mancanza (non sono state ancora depositate) delle motivazioni del C.S.M., l’affermazione dell’A.N.M. che quei colleghi avrebbero commesso «gravi e inaccettabili torsioni degli strumenti processuali» sarebbe una del tutto gratuita presa di posizione nel merito della vicenda, che loro dicono di non aver mai voluto prendere.

Intanto, fino al deposito delle motivazioni (che ho il terrore di scoprire, per necessità di cose, ancora peggiori, sotto il profilo della fondatezza tecnica, di quelle della sentenza su De Magistris), ciò che possiamo giudicare sono solo le procedure seguite dal C.S.M. per mandare via nel più breve tempo possibile (il Presidente della Prima Commissione del C.S.M. Bergamo promise ai giornali “se non prima delle feste, entro l’anno”) i colleghi di Salerno, procedure che destano tutte le preoccupazioni di cui dirò appresso in ordine alla loro legittimità.

In ogni caso, intanto, si deve prendere atto che l’A.N.M. fa nel suo comunicato un altro gioco delle tre carte, consistente nell’esprimere valutazioni negative di merito contro i colleghi di Salerno, tacere delle valutazioni negative di merito che appaiono evidenti con riferimento alla condotta del C.S.M. e usare la decisione del C.S.M. – allo stato addirittura non ancora motivata (e non motivata in violazione da parte del C.S.M. del codice di procedura penale, che esige che i provvedimenti cautelari devono avere la motivazione contestuale ed essere depositati entro cinque giorni dalla deliberazione) – come “prova” (?!) della fondatezza delle censure di merito dell’A.N.M. ai colleghi.

Il paradosso assoluto.

Il suicidio morale di questa associazione.

7. Le illegittimità delle procedure seguite al C.S.M. contro i magistrati di Salerno

Delle procedure seguite dal C.S.M. contro i colleghi di Salerno ho scritto in un articolo dal titolo “Il C.S.M. da garante a carnefice dell’indipendenza dei magistrati”, che si può leggere a questo link (sul blog è a questo link).

Mi limito, dunque, qui a una sintesi delle abnormità che in tanti abbiamo ravvisato:

1) apertura di un procedimento ex art 2 legge guarentigie, in violazione della legge medesima, che la consente solo per le ipotesi di fatti “non colpevoli”; l’illegalità di questa procedura nel caso di specie è evidente, clamorosa e inconcepibile;

2) la procedura, assurdamente, è ancora pendente; si ha dunque una procedura amministrativa – non “garantita” e ancora pendente – quando si aveva diritto a un processo che, peraltro, è già in corso;

3) in quella sede i colleghi sono stati indotti a difendersi e in relazione alla collega Nuzzi sono state indicate a comprova della sua asserita responsabilità disciplinare le dichiarazioni rese in quella sede (dichiarazioni il cui utilizzo in sede disciplinare appare palesemente illegittimo);

4) con riferimento ai colleghi diversi dal dr Apicella, non si capisce ai sensi di quali norme si sia agito in sede cautelare disciplinare, ossia se ex art. 13 o art. 22 della legge disciplinare (sono radicalmente diversi quanto a presupposti e sanzioni); i termini a difesa in ipotesi ex art 13 sono più lunghi; i colleghi sono stati convocati mercoledì per sabato, ovvero con soli 2 gg interi (cfr art 172 comma 5, c.p.p.) di intervallo, quindi forse con violazione del termine minimo a difesa; l’art 22, comma 2, pone un termine minimo inferiore a quello che si da a tanti delinquenti e un CSM con maggiore propensione garantista ben poteva dare un termine maggiore (cambiava molto se avessero avuto, per esempio, sette giorni per difendersi?);

5) tutta la procedura è stata fatta sui giornali, con continue “esternazioni” di Consiglieri del C.S.M. e i colleghi hanno appreso le notizie dall’ANSA prima che da comunicazioni ufficiali (ma a De Magistris non era stato contestato anche questo disciplinarmente, rilevando peraltro poi che, per De Magistris, l’accusa era infondata?);

6) Consiglieri del CSM hanno in molte occasioni anticipato giudizi alla stampa, sicché la loro imparzialità non è neppure ipotizzabile;

7) il C.S.M. non poteva procedere disciplinarmente d’ufficio, perché esso è il “giudice”; l’azione la devono promuovere il P.G. della Cassazione o il Ministro; il C.S.M. ha invocato sui giornali l’intervento di quelle autorità e anche i vertici dell’A.N.M. hanno chiesto sui giornali quell’intervento; questa cosa pregiudica ulteriormente la già difficile da ipotizzare imparzialità dei giudici e dell’A.N.M.;

8) ma c’è di molto peggio, perché, per le ragioni ampiamente spiegate nell’atto difensivo a questo link, il C.S.M. ha agito in mancanza di una richiesta rituale del Ministro, utilizzando come “richiesta” contro i colleghi diversi dal dr Apicella quella che era una “comunicazione” (quella di cui all’art. 14 della legge 109/2006), inviata, peraltro, al C.S.M. e non alla Sezione Disciplinare (si tratta di due “autorità” formalmente diverse e l’atto inviato all’una non legittima l’altra ad agire);

9) incomprensibilmente, il Procuratore Generale della Cassazione, a fronte della prospettata “guerra fra Procure”, ha chiesto provvedimenti cautelari solo contro il Procuratore Apicella e nessun altro;

10) nonostante non ci sia alcuna paragonabilità fra le condotte ascritte ai colleghi di Salerno (redazione con motivazione che non piace di un decreto confermato poi dal Tribunale del riesame) e quelle dei magistrati di Catanzaro (resistenza illegittima a un legittimo provvedimento giudiziario anche con l’adozione di un provvedimento – il c.d. “controsequestro” palesemente e sotto molti profili abnorme) i colleghi di Salerno sono stati sanzionati assai più di quelli di Catanzaro, perché al Procuratore Apicella è stato addirittura tolto lo stipendio, sospendendolo dalle funzioni: è tecnicamente sostenibile che la gravità dei fatti ascritti al Procuratore Apicella sia tale che, ai soli fini cautelari, egli non potesse neppure essere trasferito a una sezione collegiale di Corte di Appello? E questa sanzione così sproporzionatamente grave non ha uno straordinario effetto intimidatorio su chiunque si potesse sognare di prenderne il posto?

Tutto questo l’A.N.M. finge di non averlo visto.

Su tutto questo rifiuterà per sempre di dare una qualche risposta. Se costretta sotto tortura a una risposta, la rifiuterà dicendo … di non volere entrare nel merito !!!

Così si deve interpretare tutta la contorta e illogica prima parte del comunicato di ieri: «In quei documenti non vi è stato alcun riferimento al merito delle indagini, ma solo a profili attinenti alla professionalità e al metodo, tanto nei confronti dei colleghi di Salerno quanto di quelli di Catanzaro. Noi non plaudiamo alle sentenze di assoluzione e condanna e, a maggior ragione, in occasione di una decisione della sezione disciplinare. Non esistono dichiarazioni in tal senso dei dirigenti dell’associazione. Comprendiamo l’amarezza dei colleghi nei cui confronti sono state inflitte gravi sanzioni. Noi riteniamo, tuttavia, che spetti solo agli organi istituzionalmente competenti stabilire, nel pieno rispetto delle garanzie procedurali, chi deve essere condannato o assolto e che sia sbagliato da parte della politica prendere spunto da queste vicende per preannunciare riforme».

Quanto al fatto che, come si sostiene nel brano del comunicato testé riportato, non ci sarebbero dichiarazioni di plauso alle sanzioni inflitte da parte di dirigenti dell’A.N.M. ci si deve chiedere come qualificare le dichiarazioni del Presidente Palamara, che dopo le sanzioni inflitte ai colleghi ha dichiarato ai giornali: «Prendiamo atto di come il sistema dimostra di avere gli anticorpi»; «E’ stata data una risposta sollecita di fronte a una vicenda delicata che è stata una pagina nera della giustizia. Non entriamo nel merito della decisione che rispettiamo».

Solo Palamara e i suoi soci di corrente e di A.N.M. possono sostenere che questo non sia un plauso alle sanzioni. Solo chi è così tanto abituato a distinguo fittizi, può sostenere che plaudire alla pronuncia di una sanzione e sostenere che essa ha costituito l’“anticorpo” non significhi anche approvare nel merito quella sanzione.

Se le cose stessero come sostiene - contro ogni buon senso ed evidenza - il comunicato dell’A.N.M., deve immaginarsi che essa avrebbe applaudito anche a una sentenza chennesò di condanna a morte di Apicella, dicendo: “Non entriamo nel merito della sentenza. Siamo lieti che una sentenza sia stata emessa”.

Mentre è ovvio che puoi essere lieto che una sentenza sia stata emessa solo se la puoi ritenere giusta. Se hai elementi per ritenerla non giusta, non devi gioire della sua emissione, ma dolertene grandemente. Perchè per chi fa il giudice, ma anche per chi fa qualunque altro lavoro, una sentenza è “una cosa buona” solo quando è giusta. L’idea che una sentenza possa essere buona in ogni caso, anche se sbagliata, possono averla solo il collega Palamara e i suoi compagni di corrente e di Giunta dell’A.N.M. e solo perchè è funzionale oggi alla loro politica, anche a costo di violentare ogni tipo di logica.

8. La finta “necessità politica”

Il brano riportato da ultimo contiene, nelle ultime righe, un’altra inaccettabile mistificazione.

Si cerca di giustificare quanto si è fatto cercando di dare a intendere che in ogni caso si dovrebbe stendere un velo pietoso sulla condotta del C.S.M. e dell’A.N.M. perché esse sarebbero giustificate dalla necessità di evitare che il potere politico traesse spunto dalla vicenda di Catanzaro per fare le minacciate riforme.

Si vuole dare ad intendere, in sostanza, che se in danno dei colleghi di Salerno si fossero fatte delle “forzature” e delle illegittimità, ciò sarebbe stato fatto per il nobile fine di togliere alibi al potere politico per la minacciata riforma.

Ma è, invece, di tutta evidenza che il potere politico farà le riforme che ha minacciato, perché esse sono funzionali ai suoi disegni di potere. Ed è altrettanto evidente che non sono i fatti di Catanzaro a fornire alibi al potere. Quegli alibi, purtroppo, glieli fornisce, invece, l’indifendibilità del nostro autogoverno.

Ci si deve chiedere, infine, con quale audacia i vertici dell’A.N.M. scrivono che il loro «pensiero va in particolare ai familiari delle vittime della mafia, ai ragazzi di Locri e più in generale a tutti coloro che per questa causa hanno sacrificato la propria vita e che per noi sono costante punto di riferimento».

Ma i vertici dell’A.N.M. dove li hanno mai visti e sentiti “i ragazzi di Locri” e con che coraggio li menzionano nel mentre ne tradiscono clamorosamente le speranze? Lo slogan dei ragazzi di Locri – “E adesso trasferiteci tutti” – fa riferimento, infatti, proprio all’ingiusto trasferimento di De Magistris.

Ma chiedere un minimo di pudore è troppo?

Come possono mai questo autogoverno e questa A.N.M. chiedere il sostegno dell’opinione pubblica contro un potere politico che non può che gioire per l’oggettivo vantaggio che trae dalla condotta proprio di questo C.S.M. e di questa A.N.M.? La “malapolitica” ha chiesto strillando che i colleghi di Salerno venissero fermati lo stesso giorno delle perquisizioni e mentre queste erano ancora in corso. In un tempo record (magari tutti i processi fossero così fulminei) è stata accontentata. Perché mai l’opinione pubblica dovrebbe credere che il C.S.M. e l’A.N.M. siano un baluardo contro il “potere” e difenderne l’indipendenza (che allo stato non traspare proprio da nulla) dal “potere”?

9. Il gioco delle tre carte complessivo nella vicenda di Salerno

Per concludere, è indispensabile una ricostruzione estremamente sintetica dello “schema di gioco” che è stato seguito nella dolorosa vicenda di cui si occupa il proclama di ieri dell’A.N.M..

I punti logici e cronologici in cui si è articolato lo schema sono i seguenti:

1) le indagini di De Magistris vengono fermate in maniera illegittima (da ieri, finalmente e dopo che siamo sicuri che De Magistris non possa più nuocere, lo dicono anche quelli dell’A.N.M.): avocazione illegittima e illegittima interferenza del Procuratore Capo;

2) sulla illegittimità di questa interferenza tutti tacciono e l’A.N.M. “fa finta di niente” quando sarebbe dovuta intervenire e duramente, salvo poi venire a confessare – senza le coerenti inevitabili dimissioni e quando ormai non serve più a nulla – che «magistrati professionalmente inadeguati o addirittura collusi con le diverse forme di potere illegale non hanno subito analogo rigore da parte degli organi disciplinari. Sulla vicenda di Catanzaro si è intervenuti in ritardo e in maniera inadeguata, lasciando nell’opinione pubblica e nei colleghi un senso di insoddisfazione e di incompiutezza»;

3) De Magistris viene punito e trasferito con una sentenza del C.S.M. tecnicamente indifendibile, della quale ho già detto sopra; e anche su questo l’A.N.M. ha taciuto complice;

4) la Procura di Salerno avvia delle indagini su quanto accaduto e, non ottenendo atti che la Procura Generale (titolare illegittima dell’indagine, perché, se, come sostiene ormai anche l’A.N.M. – il che è quanto dire –, l’avocazione è illegittima, illegittima è conseguentemente la titolarità di quelle indagini in capo a quella Procura Generale e l’A.N.M. dovrebbe chiedere che esse tornino all’ufficio che legalmente le dovrebbe avere) le nega, dispone perquisizioni e sequestri ritenuti legittimi dal competente Tribunale del riesame;

5) subito – il giorno delle perquisizioni – insorge la malapolitica, che sui giornali strepita contro la Procura di Salerno, chiedendo che la si fermi;

6) l’indomani la Procura di Catanzaro fa l’assurdo e paradossale “controsequestro” del quale ho scritto nel mio articolo che ho citato sopra (e che si può leggere a questo link);

7) la malapolitica e la malastampa si inventano il “conflitto fra Procure”, mentre invece si tratta di una Procura che procede ad atti legittimi (confermati, infatti, dal competente Tribunale del riesame) e di indagati (“indagati”, non “procure”) che resistono illegittimamente;

8) la tesi del “conflitto fra Procure” è come l’uovo di colombo, perché offre a tutti e anche all’A.N.M. l’alibi per dire che loro non vogliono “entrare nel merito” e che vogliono solo “sedare un conflitto”;

9) l’A.N.M. emette il comunicato del 10.12.2008, che si può leggere a questo link; si tratta di un comunicato poco chiaro, che nasconde tutto sotto una cerchiobottistica neutralità falsa e strumentale;

10) ma il 18 dicembre ci pensa il Segretario Generale dell’A.N.M. Cascini a svelare l’ipocrisia, andando ad Annozero, dove spara – scusate il bisticcio, ma va detto “a zero” – nel merito e solo contro i colleghi di Salerno; dovendosi escludere che Cascini sia uno sprovveduto, la sua condotta corrisponde a una precisa strategia politica: partiti con l’alibi della “guerra fra Procure”, si va verso l’epurazione dei soli salernitani;

11) e infatti il Procuratore Generale della Cassazione chiede il trasferimento cautelare del solo Procuratore Apicella; l’accusa al C.S.M. viene sostenuta dal dr Giovanni Palombarini, magistrato di grande prestigio ed esponente di primissimo piano di Magistratura Democratica;

12) il C.S.M. procede con le illegittimità di cui ho già scritto sopra, nel più totale silenzio complice dell’A.N.M.;

13) il C.S.M. e l’A.N.M. pregano accoratamente e ripetutamente il Procuratore Generale della Cassazione e il Ministro della Giustizia di chiedere sanzioni contro i nostri colleghi, alla faccia della imparzialità del giudice – il C.S.M. – e della “neutralità nel merito” che non si comprende come l’A.N.M. ancora provi a sbandierare nel comunicato di ieri;

14) il Ministro comunica al C.S.M. di avere chiesto al P.G. della Cassazione di procedere disciplinarmente nei confronti di tutti – salernitani e Catanzaresi – e chiede che si tolga lo stipendio al solo Apicella (vai a capire perché gli si deve togliere lo stipendio e vai a capire perché solo a lui);

15) il C.S.M. fa quello che abbiamo visto;

16) la collega Nuzzi dà le dimissioni dall’A.N.M.;

17) l’A.N.M., questa A.N.M., fa il comunicato di ieri che sto commentando.

Come ho detto all’inizio, credo davvero che ci debba essere un limite a tutto.

Scrivere quello che ho analizzato e commentato fin qui e addirittura intitolarlo «La chiarezza necessaria» mi sembra francamente al di là di tutto.

In ogni caso, questa è “la magistratura”, questo è il suo “autogoverno”, questa la sua associazione.

Il sacrificio di Luigi, Gabriella, Dionigio e Luigi ha avuto, fra gli altri, questo ulteriore merito: fare apparire tutto per ciò che è.

Ogni persona di buona volontà, ogni magistrato con un’anima, da oggi non potrà più dire di non saperlo o di non averlo capito.

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Gen 26

Grazie di cuore, Salvatore!

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Gen 26


Cliccando sulla locandina, se ne apre una foto ingrandita.

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Gen 26

Nei giorni scorsi il C.S.M. ha sanzionato pesantemente – e a nostro parere ingiustamente - i colleghi di Salerno.

Ugo Bergamo – loquace Presidente della Prima Commissione – sostiene che stanno facendo questo per restituire autorevolezza al C.S.M. e credibilità alla magistratura.

Ma è evidente che questo non è vero, perché, al contrario, tutto questo sta togliendo ogni residua credibilità al C.S.M. e alla magistratura e fa apparire chiaro come in questa vicenda pesino interessi forti di ben altra natura.

In ogni caso, non si può non osservare come la perdita di credibilità del C.S.M. discenda anche dal suo evidente doppiopesismo.

Il C.S.M. recita la parte del giustiziere nei confronti di Luigi De Magistris e dei colleghi di Salerno Apicella, Nuzzi e Verasani, cercando di dare ad intendere che ciò fa per amore delle “regole” che quei colleghi avrebbero violato.

Ma, in realtà: 1) per le ragioni esposte in molti scritti di questo blog, gli atti compiuti in danno di quei colleghi appaiono ingiusti; 2) il rigore qui in discussione si manifesta solo nei confronti di questi colleghi, mentre in altri casi anche ben più gravi la Procura Generale della Cassazione e il C.S.M. appaiono decisamente, diciamo così, meno incisivi.

Uno di questi casi è quello del quale si occupa Carlo Vulpio in un articolo che riportiamo dal suo blog.

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di Carlo Vulpio
(Giornalista)

da www.carlovulpio.it

Il 22 novembre 2008, a Matera, si è tenuta una riunione sediziosa, che i partecipanti hanno chiamato “Assemblea popolare per la giustizia in Basilicata”.

Cinquecento persone – avvocati, docenti universitari, cittadini – e una decina di associazioni hanno firmato un documento che è una radiografia impressionante dello stato dell’amministrazione della giustizia in quella regione.

Dove, com’è noto, i vertici della magistratura sono in grave crisi di credibilità da tempo.

E dove, tuttavia, il procuratore di Matera, Giuseppe Chieco, e il procuratore generale di Potenza, Vincenzo Tufano, ancora adesso esercitano le loro funzioni, come se nulla fosse accaduto, e come se la cosa non li riguardasse direttamente.

I due sono indagati dalla procura di Salerno (che ha ereditato dall’ex pm Luigi de Magistris l’inchiesta Toghe Lucane) per reati gravissimi, tra i quali l’associazione a delinquere, la corruzione e la corruzione in atti giudiziari.

Non solo. Chieco e Tufano, secondo l’accusa, avrebbero commesso i reati per i quali sono indagati non ognuno per conto suo, ma come complici. Una circostanza ancora più inquietante, visto che l’uno (Tufano) in virtù delle sue funzioni dovrebbe “vigilare” sull’altro (Chieco).

Il documento, che per comodità chiameremo la “Mozione di Matera” è stato inviato al Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, al ministro della Giustizia, Angelino Alfano, al procuratore generale della Corte di Cassazione, Vitaliano Esposito, e ai presidenti della prima e della quarta commissione del Consiglio superiore della magistratura.

Cosa chiedono, in sostanza, i firmatari della Mozione di Matera?

Chiedono che Tufano e Chieco vengano trasferiti ad altra sede (com’è avvenuto per l’ex presidente del tribunale di Matera, Iside Granese, e per l’ex pm di Potenza, Licia Genovese, anche loro indagate in Toghe Lucane), in quanto non sussistono più le condizioni di serenità, credibilità e terzietà dei magistrati che consentano un’amministrazione della giustizia appena appena credibile.

Chiedono anche (al ministro e al pg della Cassazione) di valutare se per i due magistrati lucani non ci siano i presupposti per un’azione disciplinare e per un’ispezione.

Il ministro Alfano - che per comodità d’ora in avanti chiameremo Bugs Bunny per la sua somiglianza al simpatico coniglio dei cartoon - e il pg Esposito non hanno finora risposto.

Evidentemente erano troppo impegnati a “sistemare” i magistrati salernitani che hanno osato indagare sui magistrati calabresi (cfr la richiesta di azione disciplinare del ministro).

Magistrati salernitani per i quali, nella sua richiesta di azione disciplinare dell’8 gennaio 2009, Bugs Bunny è diventato cattivissimo, più cattivo del Coniglio mannaro.

Eppure, quel decreto di perquisizione e di sequestro dei pm di Salerno che Bugs Bunny Mannaro ha definito: “di inusitata lunghezza”, “abnorme” e “altamente invasivo”, contenente “motivazioni non pertinenti”, inficiato da “assoluta carenza di equilibrio” e da “acritica difesa del dottor de Magistris”, ecco, proprio quel provvedimento è stato confermato dai giudici del Riesame.

Ma di questo fatto nessun giornale, giornale radio, o tv pubblica o privata ha dato notizia.

Il presidente Napolitano, invece, non ha ignorato la Mozione di Matera.

Il 5 gennaio 2009, a firma di Enrico Gallucci, segretario dell’Ufficio affari dell’amministrazione della giustizia, Napolitano ha fatto sapere di avere inviato la Mozione di Matera al Csm per le valutazioni del caso.

Certo, non sfugge a nessuno la singolarità di un presidente che trasmette un documento all’organismo che egli stesso presiede. Napolitano che invia a se stesso la Mozione di Matera, per giunta senza fissare un ordine del giorno o aggiungere nemmeno mezza parola sull’argomento, ci lascia tutti un po’ così.

Ma non bisogna pretendere tutto e subito.

La risposta del presidente c’è stata, e questo è un fatto.

E il Csm, di lino o di lana, non potrà ignorare il contenuto della Mozione di Matera.

Come non potranno ignorarlo Bugs Bunny e mister Esposito Vitaliano, procuratore generale della Corte di Cassazione.

Anche perché non succede tutti i giorni che una “Assemblea popolare per la giustizia” rischi di passare per una adunata sediziosa.

fonte: toghe.blogspot.com » Vai al post originale

Gen 26

Il 2009 è l’Anno di Charles Darwin, per ben due ragioni: ricorre il centocinquantenario della pubblicazione della sua opera più importante “L’origine delle specie per selezione naturale”, e il prossimo 12 febbraio saranno trascorsi esattamente duecento anni dalla sua nascita.

In questa data, ovunque nel mondo, si festeggia il Darwin Day, per avvicinare il pubblico alla prospettiva evoluzionistica, e per scoprire i meccanismi (e gli interrogativi) alla base della meravigliosa diversità delle forme della vita sul nostro Pianeta.

Tra le numerose manifestazioni organizzate a livello nazionale (www.pikaia.eu,  www.darwin2009.it) è da segnalare il seminario “La sfida e l’arte di insegnare l’evoluzione. Riflessioni didattiche in occasione dell’iniziativa Buon Compleanno Darwin” che si terrà venerdì 13 febbraio 2009, in Piazza Deffeyes 1 ad Aosta, presso il Salone delle manifestazioni di Palazzo Regionale, dalle ore  9.30 alle 18.00.

Il seminario è frutto della sinergia tra la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università della Valle d’Aosta, l’Assessorato Istruzione e Cultura, ed il Centro Interuniversitario di Ricerche Interdisciplinari sulla Sostenibilità.

Alla luce dei numerosi studi che evidenziano come le idee degli adulti sull’evoluzione e sull’origine delle specie divergano dalle teorie scientificamente accreditate, il seminario vuole rappresentare un momento di riflessione sull’influenza della scuola, sulle diverse modalità di approccio degli insegnanti, sui contenuti trasmessi dai media e dai testi scolastici.

Programma della giornata:

ore 9.30 - 9.45 Accoglienza e registrazione

ore 9.45 Apertura lavori

Laurent Viérin - Assessore Istruzione e Cultura, Regione Autonoma Valle d’Aosta

Pietro Passerin d’Entrèves - Rettore, Università della Valle d’Aosta

10.10 – 10.50 ABC sull’evoluzione, ovvero i saperi essenziali per poterne parlare a scuola

Giuseppe Barbiero – Facoltà di Scienze della Formazione, Università della Valle d’Aosta

10.50 – 11.30 Aspetti evolutivi nell’interazione fra ambiente chimico-fisico e organismi viventi

Marco Tonon – Facoltà di Scienze della Formazione, Università degli Studi di Torino

11.30 – 11.50 Coffee break

11.50 – 12.30 La relazione fra l’evoluzione biologica e il concetto di sostenibilità

Elena Camino e Alessandro Cerutti - Istituto di Ricerche Interdisciplinari sulla Sostenibilità

12.30 – 13.30 Presentazione e visita guidata alla mostra – laboratorio “Buon compleanno Mr. Darwin, un viaggio di approfondimento sulle teorie dell’evoluzione e la valorizzazione della biodiversità”

A cura di Susanna Occhipinti e degli studenti del Corso di laurea di Scienze della Formazione Primaria dell’Università della Valle d’Aosta

13.30 -14.30 Pausa pranzo

14.30 – 15.30 Evoluzione a scuola e l’arte di (non) insegnare

Marcello Sala – Insegnante e formatore

15.30 – 16.10 Ostacoli concettuali e rappresentazioni mentali sull’evoluzione negli insegnanti in formazione

Anna Perazzone – Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali, Università degli Studi di Torino

16.10 – 16.30 Coffee break

16.30 – 17.10 Origine della vita, selezione, adattamento nei libri di testo della scuola primaria

Marta Angelotti, Fabrizio Bertolino, Daniela Marchetti – Facoltà di Scienze della Formazione, Università della Valle d’Aosta

17.10 – 18.00 Spettacolo di teatro scientifico: “In viaggio con Darwin”

La compagnia “Le Nuvole” di Napoli in uno spettacolo teatrale di grande suggestione, sull’evoluzione dell’uomo e il progresso scientifico

Nell’ambito del seminario sarà possibile:

- effettuare una visita guidata, nell’ultimo giorno di esposizione, alla mostra – laboratorio “Buon compleanno Mr. Darwin, un viaggio di approfondimento sulle teorie dell’evoluzione e la valorizzazione della biodiversità”, promossa dalla Sovraintendenza agli Studi della Valle d’Aosta (curatrice prof.ssa Susanna Occhipinti). 

La Mostra è costituita dal percorso espositivo “Aux origines de la vie” predisposto dal Centre·Sciences di Orléans; da alcuni exhibit interattivi provenienti della Mostra “La scimmia nuda” del Museo Tridentino di Scienze Naturali, e da alcune esposizioni sul tema, realizzate anche in collaborazione con le istituzioni scolastiche della regione

- assistere allo spettacolo di teatro scientifico “In viaggio con Darwin”. La compagnia “Le Nuvole” di Napoli accompagna il pubblico in un viaggio in cui si diventa protagonisti e complici dei principali personaggi che hanno vissuto accanto allo scienziato naturalista Darwin: la balia, testimone dell’infanzia e dell’adolescenza, Emma, cugina e compagna di giochi, poi moglie devota e custode delle sue sconvolgenti scoperte. 

Le narratrici in costume ambienteranno, tra fringuelli e biscotti al burro, le storie di Charles: prima bambino e poi giovane avventuriero in giro per il mondo. Racconteranno infine del suo trionfale ritorno con le rivoluzionarie intuizioni che aprirono al mondo le nuove frontiere sulla teoria dell’evoluzione.

Per informazioni e conferma partecipazione al seminario “La sfida e l’arte di insegnare  l’evoluzione” : 

Prof. Fabrizio Bertolino   e-mail: f.bertolino@univda.it


Per informazioni e prenotazioni visite alla mostra - laboratorio “Buon compleanno Mr. Darwin, un viaggio di approfondimento sulle teorie dell’evoluzione e la valorizzazione della biodiversità”: 

Prof.ssa Susanna Occhipinti   e-mail: s.occhipinti@regione.vda.it

fonte: www.gravita-zero.org » Vai al post originale

Gen 26

Un Presidente che rispetta e si fida della ricerca scientifica!
Data la presenza di consiglieri scientifici senza precedenti nella storia degli Stati Uniti, con
Barack Obama sembra emergere una svolta.

“Oggi, più che mai, la scienza ha le chiavi per la nostra sopravvivenza su questo pianeta” è una delle dichiarazioni più recenti del nuovo presidente.

Steven Chu, fisico americano di origine cinese, premio Nobel, è stato nominato segretario ai problemi dell’energia. E’ questa la notizia che, in merito alle attenzioni di Obama verso la scienza, è maggiormente circolata.

Un altro incarico importante è andato a Jane Lubchenco, biologa marina, che dirigerà l’agenzia nazionale NOAA, ovvero l’ente che si occupa dei cambiamenti in atmosfera e negli oceani. Durante l’amministrazione Busk, Jane Lubchenco, una vera autorità in questo campo, aveva aspramente criticato il governo per la sua sottovalutazione dei problemi climatici.

Obama ha anche nominato un suo particolare consigliere scientifico: è John Holdren, fisico a Harward, esperto di problemi energetici, di proliferazione nucleare, e di ambiente in generale.
Anche Eric Lander e Harold Varmus, scienziati di alto livello nel campo biomedico, sono stati cooptati nella squadra di consulenti scientifici.

Se ne parla questa sera su Moebius Scienza, trasmissione su Radio24 (la radio del Il Sole 24 Ore), in onda ogni sabato alle 20.00 e in replica domenica alle 23.00, dove pealtro è possibile riascoltare attraverso il PODCAST le trasmissioni già andate in onda e condotte da Federico Pedrocchi.

il sito: http://www.moebiusonline.eu

E qui il gruppo di Moebius Scienza su Facebook

ARTICOLI COLLEGATI
USA: DUE SCIENZIATI AMBIENTALISTI PER IL PRESIDENTE OBAMA

NOBEL: TUTTI PAZZI PER OBAMA!
NATURE: OBAMA FAVOREVOLE ALL’INSEGNAMENTO DELLA TEORIA DELL’EVOLUZIONE
.

fonte: www.gravita-zero.org » Vai al post originale

Gen 26

E’ nato Bio-fab, il Distretto veneto delle biotecnologie industriali, promosso dal Parco scientifico tecnologico (Vega) e dal dipartimento di Scienze ambientali dell’Università Ca’ Foscari di Venezia.

Bio-fab si propone di aggregare oltre un centinaio di soggetti pubblici e privati per fare sistema nei settori ad alta innovazione tecnologica del Veneto e sostenere l’attività di ricerca, favorendo l’inserimento di giovani ricercatori in settori produttivi high-tech.

Il potenziale di Bio-fab è costituito dalle 750 aziende venete con 4500 addetti che operano nei comparti chimico, farmaceutico, agroalimentare, zootecnico, diagnostico e manifatturiero per la ricerca, con sede per la maggior parte in provincia di Padova (29 per cento) e Venezia (17 per cento).

I progetti realizzati tramite Bio-fab verranno inseriti nel Patto di sviluppo del Distretto per il triennio 2009-2012 e potranno usufruire dei finanziamenti regionali, fino a un massimo del 40 per cento a fondo perduto, in caso di riconoscimento da parte della Regione. (AGI)

http://www.biofabresearch.it

fonte: www.gravita-zero.org » Vai al post originale

Gen 26

Sarà il genetista Edoardo Boncinelli ad inaugurare oggi il Museo il secondo i.lab Genetica & Biotecnologie , che nasce anche in seguito all’importanza crescente nella ricerca scientifica degli studi sulla genetica e le biotecnologie.

Gli incontro proseguiranno anche domani: qui il programma

La Fondazione Achille e Giulia Boroli con il Museo l’obiettivo di sviluppare nei giovani una “cittadinanza scientifica”, rendendo accessibili agli studenti temi complessi e di grande attualità, con forti interferenze nella vita quotidiana, seguendo i metodi di educazione informale sviluppati dal Museo.

Con il professor Boncinelli si potranno realizzare esperimenti sulla varietà fenotipica, la selezione naturale, la mutazione e l’ereditarietà dei caratteri acquisiti. Si potrà affrontare il problema del funzionamento di alcuni geni in particolare i “geni architetti”, scoperti alla fine degli anni settanta del secolo scorso attraverso studi sul moscerino della frutta, la Drosophila melanogaster.

Informazioni su: www.museoscienza.org

fonte: www.gravita-zero.org » Vai al post originale

Gen 26

Per questa settimana come video divertenti ho scelto tre spezzoni tratti dal film SuperFantozzi (1986).

La creazione di Pina

Excalibur!

Tozzi-Fan!

fonte: alessios4.blogspot.com » Vai al post originale

Gen 24

ERO NELLA HALL del centro congressi del Dolphin Resort di Orlando quando c’è stato il giuramento di Obama. Spettacolare senso di comunità, con un centinaio o più di americani (e altre persone provenienti come me dall’Europa) a seguire collettivamente via televisione la mezz’ora cardine della giornata. Come scriveva Usa Today il giorno dopo, è un media event adatto soprattutto alla buona, vecchia televisione.

Poi, la rete e ovviamente la carta stampata stanno facendo da cassa di risonanza al 20 gennaio. Federico richiama sul suo blog del Corsera questa pagina, che è una spettacolare carrellata di prime pagine dei giornali americani e di tutto il mondo. Un labirinto di declinazioni del tema. Da guardare.

fonte: antoniodini.blogspot.com » Vai al post originale

Gen 24

BARACK OBAMA È ufficialmente al lavoro. Ma a quanto pare, racconta il Washington Post, lui e soprattutto il suo staff hanno difficoltà con la dotazione informatica della Casa Bianca.

Money Quote: One member of the White House new-media team came to work on Tuesday, right after the swearing-in ceremony, only to discover that it was impossible to know which programs could be updated, or even which computers could be used for which purposes. The team members, accustomed to working on Macintoshes, found computers outfitted with six-year-old versions of Microsoft software. Laptops were scarce, assigned to only a few people in the West Wing. The team was left struggling to put closed captions on online videos.

Senior advisers chafed at the new arrangements, which severely limit mobility — partly by tradition but also for security reasons and to ensure that all official work is preserved under the Presidential Records Act.

“It is what it is,” said a White House staff member, speaking on the condition of anonymity. “Nobody is being a blockade right now. It’s just the system we need to go through.”

Non pensate che sia la solita cosa da fighetti abituati a usare il Mac che per la prima volta scoprono - oh my God - che nelle aziende si lavora con tutt’altra dotazione tecnologica, scelta da tecnici invisibili e regolata su parametri (spesso immodificabili) voluti da altri. Perché in realtà il problema è serio: si tratta di “consumerizzazione” delle tecnologie. Le persone digitalmente letterate hanno sempre più coscienza degli strumenti che usano, del modo in cui li usano, del tipo che usano. E sul posto di lavoro questo molto spesso si traduce in un bel problema, perché la “flotta aziendale” è spesso fatta tutta di Panda e di Uno. Insomma, se fate il tassista, volete essere voi a scegliere il vostro strumento. E il personal computer è sempre più personal, anche sul posto di lavoro.

fonte: antoniodini.blogspot.com » Vai al post originale

Gen 24

Secondo Presidio in p.zza Nettuno mercoledì 28/01 dalle 18 alle 19

Donne insieme per dire basta al massacro di Gaza

Si sta “compiendo” il “ritiro da Gaza” dell’esercito israeliano che si lascia dietro un cumulo di macerie, 1340 morti e zone di Gaza completamente desertificate dall’opera dei tank, a Jabalya sono state distrutte tutte le case, aranceti, oliveti e un vandalismo portato avanti con odio e accanimento si e abbattuto perfino sui sanitari delle case presi a martellate mentre scritte umilianti o contro Hamas coprono i pochi muri rimasti in piedi in uno scenario lunare terrificante.

Naturalmente le operazioni di ritiro saranno parziali nel senso che ci sarà comunque a Gaza una presenza militare israeliana inoltre Livni si è premurata di affermare che Israele ha diritto ad attaccare i tunnel di Gaza.

Niente è risolto, le donne invisibili e disperate che sono morte o sono rimaste ferite gravemente nella trappola di Gaza rimarranno dimenticate se le donne del mondo non si incaricheranno di dare loro visibilità,

I bambini che non sono morti dovranno superare gravi traumi nel corpo e nella psiche ma magari mentre si cercherà di operare in tal senso ricominceranno le bombe e le violenze, bisogna operare dunque per garantire la cessazione di qualunque attività militare, bisogna garantire l’evacuazione totale dei militari israeliani da gaza, deve definitivamente terminare l’occupazione militare dei territori abitati dalla popolazione palestinese, garantire la riapertura di tutti i valichi perché le palestinesi e i palestinesi abbiano libertà di movimento insieme alle merci in entrata e in uscita.

Si deve operare per la riconciliazione fra palestinesi che questo ulteriore massacro non ha certo aiutato, il territorio palestinese deve essere unitario sia in senso territoriale che politico, quindi “NO AI BANTUSTAN” ma definizione dei confini e ritiro dai territori occupati e riconsegna ai palestinesi della terra rubata.

Il ritiro deve avvenire da tutti i territori palestinesi sia da un punto di vista militare che degli insediamenti dei coloni ricordiamo che in Cisgiordania tutto il territorio è disseminato di colonie e di presidi militari, dovranno inoltre essere eliminati i check-point ed instaurati normali passaggi di confine.

Consideriamo fatte “NON IN NOSTRO NOME” le offerte di Berlusconi al summit convocato da Mubarak, egli infatti si è impegnato a pattugliare il mare davanti a Gaza così come il valico di Rafah con i carabinieri italiani perché non entrino armi per Hamas, questo ignora che i valichi da cui sono venute le bombe sono quelli israeliani quindi il pattugliamento eventuale dovrebbe impedire i soprusi nei confronti dei palestinesi, gli impedimenti all’uscita e all’entrata delle merci e delle forniture mediche oltre che delle persone, ignora inoltre che la guerra su Gaza era stata già preparata da mesi per scopi elettorali ma non solo e quindi si sta svolgendo un teatrino che ignora i diritti umani della popolazione palestinese mentre aleggia attorno a questa orribile pagina di storia dell’area, un consenso all’operazione che sarebbe stato dato da paesi occidentali e non solo.

Intanto la stampa nostrana sulla quale svetta per menzogne il Corriere della Sera, e i media meritano un riconoscimento ufficiale come campioni di menzogne, fatte certamente le dovute eccezioni.

CHIEDIAMO CHE SIA DATO SEGUITO ALLA DENUNCIA DELL’ONU DEI CRIMINI DI GUERRA COMMESSI DALL’ESERCITO ISRAELIANO

LO STATO D’ISRAELE RISPONDA DAVANTI A UN TRIBUNALE INTERNAZIONALE PER QUESTI CRIMINI CONTRO I DIRITTI UMANI NEI CONFRONTI DELLA POPOLAZIONE DI GAZA

DONNE IN NERO E NON SOLO

PORTIAMO CANDELE DA METTERE A TERRA PER ILLUMINARE IL PRESIDIO


Rete delle Donne di Bologna

fonte: retedelledonnedibologna.blogspot.com » Vai al post originale

Gen 24

Contro l’occupazione sionista
VITA TERRA E LIBERTA´ PER LA PALESTINA

Manifestazione regionale per la Palestina
Bologna sabato 24 gennaio, piazza dell’Unità
Partenza corteo 17.30

La tregua a Gaza, non ferma l´occupazione israeliana in Palestina. Gaza è un cumulo di macerie, e continuano le provocazioni e le vessazioni a danno della popolazione palestinese in Cisgiordania. Si è ampliato il problema dei profughi e dei prigionieri politici palestinesi.
La popolazione palestinese è riuscita a difendere Gaza, e saluta giustamente come una vittoria il ritiro delle truppe israeliane. Vi è stata una ritrovata unità da parte delle organizzazioni e movimenti arabo-palestinesi sul fronte della resistenza contro i sionisti.

Da un punto di vista internazionale si è sviluppato in pochi giorni un vastissimo movimento di solidarietà con la lotta del popolo palestinese che ha attraversato tutte le città del pianeta. In Europa vi è stata una massiccia presenza di arabi che hanno manifestato contro l´imperialismo e il sionismo. I paesi progressisti e socialisti del sud america: Bolivia, Venezuela, Cuba hanno manifestato concretamente il loro appoggio alla causa palestinese.

Noi uomini e donne solidali con la lotta del popolo palestinese possiamo promuovere una campagna che mini e denunci i rapporti economici tra i paesi europei e Israele. Sul piano locale chiediamo la revoca degli accordi commerciali tra la Regione Emilia Romagna e Israele. Inoltre vogliamo l´immediato ritiro delle truppe italiane dal Libano e ci opporremo alla proposta di invio di truppe italiane in Palestina. Promuoveremo la campagna internazionale BDS - Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni - contro la politica distruttiva di Israele, approvata da una vastissima coalizione di forze progressiste palestinesi ed internazionali - quali, sindacati europei, nordamericani e sudafricani - ma ideata e lanciata, sin dal 2001, proprio da una rete di ebrei che lottano contro l´occupazione israeliana della Palestina.

Come segno di solidarietà al popolo palestinesi appendiamo una bandiera palestinese ai nostri balconi e alle nostre finestre. Fate una fotografia e inviatela ai giornali e a forumpalestina@libero.it indicando la città. Infine è importante sostenere la rinascita di una prospettiva popolare araba, che rilanci la lotta della comunità araba contro l’imperialismo e il colonialismo sia nelle terre d’origine sia in Europa.

في محاربة الصهيونية
حياة و ارض و حرية لفسلطين
عاشت المقاومة العربية الفلسطينية
من اجل قومية عربية في مواجهة الأمبريالية

COMITATO PALESTINA BOLOGNA

comitatopalestinabologna@gmail.com
http\: comitatopalestinabologna.blogspot.comRete delle Donne di Bologna

fonte: retedelledonnedibologna.blogspot.com » Vai al post originale

Gen 24

Giorgio de Chirico è in mostra a Roma, dal 23 gennaio al 19 aprile 2009, al museo Bilotti, presso l’Aranciera di Villa Borghese. Curata da Elena Pontiggia, la mostra dal titolo ‘‘La magia della linea. 110 disegni di de Chirico dalla Fondazione Giorgio e Isa de Chirico” raccoglie oltre ai disegni della Fondazione, importanti disegni metafisici della Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, tra i quali i “Ritratti di Rissa”, i “Nudi antichi” e l’affascinante serie dei “Mobili nella valle” e dei “Bagni misteriosi” degli anni ‘30.
Dalla Fondazione Giorgio e Isa de Chirico appartengono invece i disegni realisti degli anni ‘40, tra cui lo sconvolgente “Autoritratto come Cristo sul Calvario”. Competano l’iter espositivo le incisioni per L’Apocalisse del 1941 e le carte del periodo neometafisico degli anni ‘60 e ’70. De Chirico fu indicato principalmente come artista metafisico, con la sua intenzione di generare suggestioni irreali con l’accostamento di oggetti dissimili, in modo particolare di statue antiche greco-romane, in uno spazio creato secondo le regole e le prospettive del ‘400, con colori attuali e con associazioni temporali senza alcun legame tra loro.
Un’apposita sezione contiene i disegni di de Chirico per il teatro, tra i quali, per la prima volta in esposizione, i costumi per Pulcinella e Prote’e, da poco acquistati dalla Fondazione.
La mostra ‘‘La magia della linea. 110 disegni di de Chirico dalla Fondazione Giorgio e Isa de Chirico’’ rientra nella serie di eventi culturali che, sotto la supervisione di Achille Bonito Oliva si svolgono tra il 2008 e il 2010 con il nome emblematico di “Immortalità a Giorgio de Chirico”.

Info Sede: Museo Bilotti - c/o l’Aranciera di Villa Borghese, Viale Fiorello La Guardia, 4 - Roma
Periodo: 23 gennaio - 19 aprile 2009
Orari: 9.00-19.00 (tutti i giorni), lunedì chiuso
Ingresso: €6,00 intero - €4,00 ridotto
Tel: 06/0608 (infos)
Note: la biglietteria chiude mezz’ora prima. Il biglietto è valido sia per la mostra che per il museo

Notizie Letterarie: 3 libri a soli €2.
Sarai informato su tutti i libri in uscita senza alcun obbligo d’acquisto

by CINEMAeVIAGGI

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Gen 24

“Mi scappa la pipì, mi scappa la pipì, mi scappa la pipì, papà.” cantava un bimbo in una famosa canzone di Pippo Franco. Un bel problema, dato che dal 1 febbraio a Venezia costerà di più! Utilizzare i WC pubblici nei periodi di maggiore affollamento costerà davvero tanto: 3€, che potranno diventare €2 se si prenota online. Invece nei periodi di bassa stagione, si pagherà soltanto (!?!) €1.5. Queste nuove tariffe di ingresso ai bagni pubblici pubblici fanno parte di una delibera approvata dal Comune, presentata del vicesindaco Michele Vianello con lo scopo di scoraggiare il turismo mordi e fuggi.
Per risparmiare si potrà acquistare la “WC card” al costo di €7 in bassa stagione e €9 in alta stagione. Ovviamente i residenti avranno diritto a tariffe agevolate, infatti se in possesso della “WC card abbonamento” (€3 con validità di 4 anni), sarà possibile fare la pipì per soli 25 centesimi. Gli anziani, categoria protetta, potranno invece farla gratis, sempre se in possesso della “WC card abbonamento”. In città sono già in molti a criticare, anche se si potrà ovviare facendola in uno dei tanti bar della città lagunare, magari pagando la stessa cifra per un caffè.

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Gen 24

Dopo il successo ottenuto a New York, la mostra “Giorgio Morandi 1890-1964” fa tappa a Bologna, la città che gli diede i natali. Pittore e incisore italiano, Morandi è stato uno dei più importanti artisti italiani del ‘900. Luogo della mostra che si terrà dal 22 gennaio al 13 aprile, è il MAMBO (Museo d’Arte Moderna di Bologna). La mostra, curata da Maria Cristina Bandera e Renato Miracco presenta oltre un centinaio di opere (90 dipinti a olio, 13 acquerelli, 2 disegni e 3 acqueforti) che delineano il percorso completo dell’artista bolognese, toccando tutti i suoi periodi artistici.
La selezione comprende opere appartenenti al museo Morandi di Bologna e di molti altri importanti musei americani, come il MOMA di New York ed l’Hirshhorn Museum and Sculpture Garden di Washington, nonché importanti istituzioni e musei italiani, tra i quali la Camera dei Deputati, la Galleria degli Uffizi di Firenze ed la Collezione Peggy Guggenheim (Venezia).
Morandi cominciò la sua attività nel periodo di massimo fervore delle avanguardie. Oltre a dipingere era insegnante di tecnica incisoria nelle aule dell’Accademia di Belle Arti di Bologna. Dopo il declino delle avanguardie, Morandi prosegue un suo cammino personale che sarà caratterizzato da diverse tecniche artistiche, dall’olio all’incisione, dall’acquerello al disegno, concependo un modo d’esprimersi semplice ma elegante.
Altro importante lavoro legato all’immagine di Morandi è il restauro e la riapertura della sua casa, in via Fondazza 36 a Bologna, grazie alla partecipazione del Comune di Bologna e di Unindustria Bologna. La visita della casa consentirà di conoscere la vita e il lavoro di Morandi con l’ausilio di tecnologie multimediali.

Info
Sede: Museo d’Arte Moderna di Bologna - Via Don Minzoni, 14 - Bologna
Periodo: 22 gennaio al 13 aprile
Orari: 10.00-18.00 (tutti i giorni), 10.00-22.00 (giovedì), lunedì chiuso
Ingresso: €6,00 intero - €4,00 ridotto
Tel: 051/6496611-6496628 (infos)

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Gen 24

Sulle colline intorno a Firenze, precisamente a L’Impruneta, si trova la “Nova Rico”, l’unica azienda in Italia che da 50 anni produce mappamondi. Diretta Stefano Strata e Riccardo Donati, produce oltre un milione di mappamondi l’anno che vengono venduti in tutto il mondo. La particolarità di questa produzione risiede, come evidenziano i titolari dell’azienda, è come il confine tra geografia e politica sia davvero sottile, rivelando problemi simili a quelli che spesso generano le guerre nel mondo. Lavorando spesso sotto commissione, i proprietari della “Nova Rico”ricevono istruzioni precise, a volte direttamente dagli stessi rappresentanti di governo. Accadde infatti negli anni ’80 che l’allora presidente dell’Iraq, Saddam Hussein, richiese un mappamondo dove tutti i paesi arabi fossero dipinti di arancione e il resto del mondo in giallo, dove addirittura l’Italia, a differenza di Francia e Germania, non veniva neanche indicata con il suo nome. Per controllare la produzione giunsero di proposito dall’Iraq alcuni delegati del governo iracheno. In un’altra occasione un diplomatico iraniano minacciò di rifiutare il lavoro svolto su un mappamondo che chiamava il golfo tra l’Arabia Saudita e l’Iran di Golfo Arabo, invece di Golfo Persico. Nei mappamondi destinati al mondo arabo, inoltre, Israele non esiste neanche. Un committente turco, invece, chiese che Cipro fosse divisa in due, cosa inconcepibile per i greci-ciprioti. A seconda degli acquirenti, il Cile viene annesso tra le regioni dell’Antartide che invece, in un altro mappamondo, vengono raffigurate come facenti parte dell’Argentina.
La “Nova Rico” deve, per assurdo, ringraziare le numerose guerre per la sua fortuna e sopravvivenza, dato che grazie ad esse i confini geopolitici cambiano continuamente, come ad esempio è accaduto per la scomparsa dell’URSS e della Jugoslavia.
Malgrado l’avvento delle nuove tecnologie (internet e navigatori GPS), il fascino del mappamondo rimane immutato ed in molte case rimane sempre presente.

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Gen 24

di Vincenzo Montemurro
(Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Salerno)


A Gabriella Nuzzi e ai cittadini

Cari amici di “Uguale per Tutti”, cari colleghi (sapevo che non sareste stati tanti ma mi illudevo che in questo momento storico almeno qualche voce, seppur dissenziente, si sarebbe levata), cara collega del giudice di pace di Palermo (idealmente ti considero davvero tale perchè hai colto perfettamente le ragioni del cuore e della coscienza che dovrebbero sempre ispirare le nostre azioni quotidiane ma anche i nostri provvedimenti giurisdizionali), carissima Gabriella (sappi che non sei sola perchè per tanti magistrati che vivevano la tua stessa attuale tristissima esperienza hai rappresentato, con le tue indagini e il tuo coraggio, un punto di riferimento giurisdizionale nella ricerca della verità, in molti casi riabilitandone la professionalità offesa e la dignità, quindi partecipando ai loro momenti di scoramento ed alimentandone la rinascita), cari cittadini (gli unici a non aver deluso le mie aspettative e le mie speranze e quindi naturali destinatari di questi miei pensieri) volevo informarvi - anzi rassicurarvi - che non siete gli unici a provare tristezza e delusione nel leggere alcune espressioni “politiche” e volutamente infarcite di giri di parole senza alcun senso dell’ANM distrettuale e nazionale, vere e proprie offese alla dignità dei magistrati interessati.

E’ vostro diritto sapere - e dovere istituzionale per noi magistrati informarvi - che in molti di noi che oggi si interrogano sul ruolo del magistrato e sulla “morale” dei comportamenti del magistrato è assolutamente attuale e presente un dilemma di non facile soluzione: dimettersi (semplicemente) da una Associazione che non sentiamo rappresentativa - visti gli uomini che la governano e la amministrano pubblicamente - e così eventualmente lasciare libertà di azione e di pensiero alla maggioranza dei tanti pavidi consenzienti (tale sarebbe la scelta più spontanea, dettata dall’impeto dei sentimenti soprattutto dopo aver letto la commovente lettera di Gabriella) oppure impegnarsi all’interno della stessa Associazione nella speranza - lo ammetto, forse troppo ideale - di sfiduciare certa rappresentanza soprattutto in vista dei prossimi impegni elettorali.

La scelta, in entrambi i casi, non è facile, atteso che le dette alternative postulerebbero comunque il coraggio di un numero adeguato di magistrati per tradursi in comportamenti concreti ed efficaci.

Ma una certezza, ed una speranza, deve sempre animarvi: tale dibattito, all’interno di certa magistratura, è ormai quotidiano e si dovrà quindi tradurre in una decisione comunque forte e ormai ineludibile.

Intanto, a due giorni dalla redazione del documento con cui 25 magistrati della Procura della Repubblica di Salerno richiedevano, nel rispetto delle regole e delle prerogative della maggioranza assembleare, la convocazione urgente di una Assemblea della locale ANM, nulla è dato ancora sapere da parte di chi professa - ma forse solo per gli altri - il rispetto delle regole (sic).

Voglio concludere, nel nome di Gabriella, pensando a Gabriella, a Dionigio ed ai tanti colleghi che hanno vissuto e vivono la triste esperienza dell’ingiustizia, con un messaggio comunque di speranza, perchè la speranza è dei forti, perchè senza la speranza dei nostri sogni ed ideali il sistema dell’illecito avrebbe già prevalso ed invece continuiamo e continueremo a combatterlo anche per voi.

fonte: toghe.blogspot.com » Vai al post originale

Gen 24

Pubblichiamo la lettera con la quale la collega Gabriella Nuzzi, vittima dei provvedimenti adottati dal C.S.M. lunedì scorso comunica al presidente dell’A.N.M. le proprie dimissioni dall’Associazione. E’ un documento prezioso. Grazie Gabriella per quello che hai fatto e che fai. Sei profondamente nel nostro cuore.

Alla Associazione Nazionale Magistrati - ROMA

Signor Presidente,

Le comunico, con questa mia, l’irrevocabile decisione di lasciare l’Associazione Nazionale Magistrati.

Il plauso da Lei pubblicamente reso all’ingiustizia subita, per mano politica, da noi Magistrati della Procura della Repubblica di Salerno è per me insopportabilmente oltraggioso.

Oltraggioso per la mia dignità di Persona e di essere Magistrato.

Sono stata, nel generale vile silenzio, pubblicamente ingiuriata; incolpata di ignoranza, negligenza, spregiudicatezza, assenza del senso delle istituzioni; infine, allontanata dalla mia sede e privata delle funzioni inquirenti, così, in un battito di ciglia, sulla base del nulla giuridico e di un processo sommario.

Per bocca sua e dei suoi amici e colleghi, la posizione dell’Associazione era già nota, sin dall’inizio.

Quale la colpa? Avere, contrariamente alla profusa apparenza, doverosamente adottato ed eseguito atti giudiziari legittimi e necessari, tali ritenuti nelle sedi giurisdizionali competenti.

Avere risposto ad istanze di verità e di giustizia. Avere accertato una sconcertante realtà che, però, doveva rimanere occultata.

Né lei, né alcuno dei componenti dell’associazione che oggi degnamente rappresenta ha sentito l’esigenza di capire e spiegare ciò che è davvero accaduto, la gravità e drammaticità di una vicenda che chiama a riflessioni profonde l’intera Magistratura, sul suo passato, su ciò che è, sul suo futuro; e non certo nell’interesse personale del singolo o del suo sponsor associativo, ma in forza di una superiore ragione ideale, che è – o dovrebbe essere – costantemente e perennemente viva nella coscienza di ogni Magistrato: la ricerca della verità.

Più facile far finta di credere alla menzogna: il conflitto, la guerra tra Procure, la isolata follia di “schegge impazzite”.

Il disordine desta scandalo: immediatamente va sedato e severamente punito.

Il popolo saprà che è giusto così.

E il sacrificio di pochi varrà la Ragion di Stato.

L’Associazione non intende entrare nel merito. Chiuso.

Nel dolore di questi giorni, Signor Presidente, il mio pensiero corre alle solenni parole che da Lei (secondo quanto riportato dalla stampa) sarebbero state pubblicamente pronunciate pochi attimi dopo l’esemplare “condanna”: “Il sistema dimostra di avere gli anticorpi”.

Dunque, il sistema, ancora una volta, ha dimostrato di saper funzionare.

Mi chiedo, allora, inquieta, a quale “sistema” Lei faccia riferimento.

Quale il “sistema” di cui si sente così orgogliosamente rappresentante e garante.

Un “sistema” che non è in grado di assicurare l’osservanza minima delle regole del vivere civile, l’applicazione e l’esecuzione delle pene?

Un “sistema” in cui vana è resa anche l’affermazione giurisdizionale dei fondamentali diritti dell’essere umano; ove le istanze dei più deboli sono oppresse e calpestato il dolore di chi ancora piange le vittime di sangue?

Un “sistema” in cui l’impegno e il sacrificio silente dei singoli è schiacciato dal peso di una macchina infernale, dagli ingranaggi vetusti ed ormai irrimediabilmente inceppati?

Un “sistema” asservito agli interessi del potere, nel quale è più conveniente rinchiudere la verità in polverosi cassetti e continuare a costellare la carriera di brillanti successi?

Mi dica, Signor Presidente, quali sarebbero gli anticorpi che esso è in grado di generare? Punizioni esemplari a chi è ligio e coraggioso e impunità a chi palesemente delinque?

E quali i virus?

E mi spieghi, ancora, quale sarebbe “il modello di magistrato adeguato al ruolo costituzionale e alla rilevanza degli interessi coinvolti dall’esercizio della giurisdizione” che l’Associazione intenderebbe promuovere?

Ora, il “sistema” che io vedo non è affatto in grado di saper funzionare.

Al contrario, esso è malato, moribondo, affetto da un cancro incurabile, che lo condurrà inesorabilmente alla morte.

E io non voglio farne parte, perché sono viva e voglio costruire qualcosa di buono per i nostri figli.

Ho giurato fedeltà al solo Ordine Giudiziario e allo Stato della Repubblica Italiana.

La repentina violenza con la quale, in risposta ad un gradimento politico, si è sommariamente decisa la privazione delle funzioni inquirenti e l’allontanamento da inchieste in pieno svolgimento nei confronti di Magistrati che hanno solo adempiuto ai propri doveri, rende, francamente, assai sconcertanti i vostri stanchi e vuoti proclami, ormai recitati solo a voi stessi, come in uno specchio spaccato.

Mentre siete distratti dalla visione di qualche accattivante miraggio, faccio un fischio e vi dico che qui sono in gioco i principi dell’autonomia e dell’indipendenza della Giurisdizione.

Non gli orticelli privati.

Non vale mai la pena calpestare e lasciar calpestare la dignità degli esseri umani.

Per quanto mi riguarda, so che saprò adempiere con la stessa forza, onestà e professionalità anche funzioni diverse da quelle che mi sono state ingiustamente strappate, nel rispetto assoluto, come sempre, dei principi costituzionali, primo tra tutti quello per cui la Legge deve essere eguale per deboli e potenti.

So di avere accanto le coscienze forti e pure di chi ancora oggi, nonostante tutto, crede e combatte quotidianamente per l’affermazione della legalità.

Ed è per essa che continuerò sempre ad amare ed onorare profondamente questo lavoro.

Signor Presidente, continui a rappresentare se stesso e questa Associazione.

Io preferisco rappresentarmi da sola.

Dott.ssa Gabriella NUZZI
Magistrato

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Gen 24

di Felice Lima
(Giudice del Tribunale di Catania)

Mentre i colleghi della Procura di Salerno chiedono all’A.N.M. una assemblea per discutere quanto è accaduto (il documento è a questo link ed è utile leggere anche la lettera del collega Montemurro a quest’altro link), l’A.N.M. di Salerno, destinataria della richiesta, produce il documento che si può leggere a questo link.

E’ un documento orribile.

Il guaio di tutti i regimi è che generano una cultura della quale tutti alla fine sono imbevuti senza che neppure se ne accorgano.

Accade così che durante il fascismo anche un fine giurista come Santi Romano, Presidente del Consiglio di Stato, finisca con il fare cose orribilmente fasciste come se fossero “normali” (si veda, per tutte, la breve sintesi che c’è a questo link, che consiglio vivamente per quanto lo schema logico di quelle vicende sia identico a quelle odierne).

Questo accade ormai da anni dentro la magistratura.

Così che tutti si bevono e si sopportano comunicati dell’A.N.M. che in altre epoche menti critiche avrebbero distrutto.

Il comunicato dell’A.N.M. di Salerno è una sintesi terribile di paralogismi e affermazioni culturalmente inaccettabili e antidemocratiche.

Vi si affermano cose che solo Mussolini o il Re Sole si sarebbero sentiti di dire.

Eppure le si mette per iscritto come se fossero cose sostenibili e, addirittura e paradossalmente, nobili.

E’ il guaio dei regimi: il pensiero critico viene perseguitato così tanto che alla fine si suicida e resta solo la retorica.

Il comunicato si intitola “Le istituzioni prima di tutto”.

Questa è una affermazione coerente con la monarchia francese antecedente alla rivoluzione.

“Il Re prima di tutto”.

Scrive l’A.N.M. di Salerno e firma il suo Presidente Sgroia che:
“Il ruolo istituzionale dell’A.N.M. impone quindi sempre il rispetto per le decisioni delle Istituzioni, anche quando queste decisioni riguardano i magistrati, che sono soggetti alla legge come tutti i cittadini.
La Giunta dell’A.N.M. di Salerno prende atto della decisione della Sezione Disciplinare del C.S.M. sulla vicenda Salerno-Catanzaro.
Il Consiglio Superiore della Magistratura rimane l’unico baluardo per la tutela dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura.
E ciò va riaffermato con forza proprio in questo momento, in cui vi è grande preoccupazione per le prospettate riforme costituzionali che rischiano di mettere fine al potere diffuso dei magistrati italiani, all’indipendenza del pubblico ministero e all’autogoverno della magistratura”
.

Questa cosa equivale a:
“Il Re prima di tutto. Il ruolo di Sua Maestà impone sempre il rispetto per le Sue decisioni, anche quando queste decisioni riguardano i sudditi, che sono soggetti al Re. Il popolo prende atto della decisione del Re, che è l’unico baluardo della integrità della Nazione. E ciò va riaffermato con forza in questo momento in cui gli inglesi sono alle porte e la stessa integrità della Nazione è in pericolo”.

Dopo la rivoluzione francese, invece, non sono più - come dice l’A.N.M. di Salerno - “Le istituzioni prima di tutto”, ma “La legge prima di tutto”.

Dopo la rivoluzione francese anche le istituzioni sono soggette alla legge e, dunque, vanno difese quando operano nel rispetto della legge e vanno criticate quando violano la legge.

E’ quello che i magistrati dicono ogni giorno a Berlusconi.

Berlusconi dice: “Il Governo prima di tutto. Il Governo ha voluto questa cosa. Dunque questa cosa è giusta. Dunque questa cosa va accettata e rispettata”.

Noi gli rispondiamo: “Anche il Governo deve rispettare la legge. Questa cosa viola la legge e i principi costituzionali. Rispettiamo il Governo, ma critichiamo questa sua orribile decisione che viola la legge e la costituzione”.

Poi, al bisogno, Sgroia e i suoi fanno quello che criticano a Berlusconi.

Scrivono loro che “Il Consiglio Superiore della Magistratura rimane l’unico baluardo per la tutela dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura”.

Se questo fosse vero, visti i fatti, saremmo belli fritti.

Speriamo che, invece, l’unico baluardo per la tutela dell’autonomia e l’indipendenza DEI MAGISTRATI (e non DELLA MAGISTRATURA: che non serve una magistratura corporativamente indipendente se il prezzo che si paga a questo è l’asservimento dei magistrati a un padrone interno che negozia e li “vende” – politicamente parlando - ai padroni esterni) siano la legge e la costituzione.

Il comunicato che sto commentando si conclude con due affermazioni illogiche, paradossali e sinceramente provocatorie.

Scrivono quei magistrati:
“E ciò va riaffermato con forza proprio in questo momento, in cui vi è grande preoccupazione per le prospettate riforme costituzionali che rischiano di mettere fine al potere diffuso dei magistrati italiani, all’indipendenza del pubblico ministero e all’autogoverno della magistratura”.

Francamente è imbarazzante leggere questo a commento di una decisione del C.S.M. che CON TUTTA EVIDENZA “mette fine al potere diffuso dei magistrati italiani, all’indipendenza del pubblico ministero” e sottomette il merito dei processi a un C.S.M. “padrone legibus soluto”.

Concludono con:
“La Giunta dell’A.N.M. di Salerno è convinta che i colleghi Luigi Apicella, Dionigio Verasani e Gabriella Nuzzi sapranno reagire alla decisione della Sezione Disciplinare del C.S.M. in maniera consona al loro ruolo istituzionale, attivando i rimedi previsti dall’ordinamento per la tutela dei loro diritti”.

Questo è illogico e provocatorio.

E’ logicamente, giuridicamente e culturalmente inaccettabile difendere “a priori” e incondizionatamente il C.S.M. - anche mentre, in ipotesi, agisca in piena illegalità - e poi auspicare che le vittime di quella illegalità trovino non si sa bene dove tutela per quelli che vengono chiamati “loro diritti”.

Ognuno ha il dovere di chiedersi se il C.S.M. abbia agito secondo la legge o contro di essa e, con coerenza democratica, difenderlo nel primo caso e criticarlo con il dovuto vigore nel secondo.

Io credo che sempre sia stato vergognoso e deplorevole che l’A.N.M. e i correntocrati che la occupano abbiano “governato” con il solo strumento della demagogia e della retorica.

Oggi, però, questo è ancora più deplorevole e soprattutto inaccettabile.

Non perchè lo dica io (che non conto nulla), ma perchè la situazione oggettivamente lo impedisce.

Dunque, collega Sgroia e colleghi dell’A.N.M. di Salerno, potete tranquillamente tacere e lavarvi le mani di ciò che sta accadendo, ma se decidete di prendere parola, abbiate la competenza culturale e il coraggio morale di prendere una posizione logica e coerente e, soprattutto, smettetela di imbonire i sudditi con vuota e offensiva retorica.

Colleghi tutti, è davvero indispensabile che ciascuno faccia la fatica di andare in soffitta e rispolverare il pensiero critico, rimettendolo al lavoro.

E’ concepibile, infatti, ai miei occhi che si muoia uccisi da un nemico esterno violento e rozzo.

Trovo che sia un inaccettabile crimine morale, invece, suicidarsi per viltà e opportunismo.

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Gen 24

Coniugare ricerca di base ed applicata con le esigenze delle imprese, offrendo know-how e strumenti necessari per sviluppare soluzioni innovative per applicazioni industriali.

Questo l’obiettivo del Centro dell’Innovazione inaugurato oggi dall’Università di Torino. Nato inizialmente per ospitare alcune attività didattiche dell’Ateneo, il complesso polifunzionale di Via Quarello si candida a divenire anche un importante centro di riferimento dove consolidare i rapporti tra ricerca universitaria e mondo imprenditoriale.

Il Centro riunisce infatti al suo interno settori di eccellenza nel campo della ricerca avanzata svolta dall’Università di Torino: dalle nanotecnologie alla biosensoristica vegetale, dal biomedicale alla metrologia e all’ottica, ovvero i settori che oggi più attraggono l’interesse dell’industria.

Colossi come ENI, BASF, Nikon, Agilent Technologies ed Avio hanno già scelto i laboratori del Centro per sviluppare importanti progetti di ricerca. I laboratori didattici e di ricerca di Via Quarello sono attrezzati con apparecchiature all’avanguardia - per un valore complessivo di circa 5 milioni di euro - acquisite anche grazie al contributo della Compagnia di San Paolo e della Regione Piemonte.

Sono intervenuti alla conferenza d’inaugurazione: l’Assessore all’Istruzione della Provincia di Torino, Umberto D’Ottavio; il Vice Sindaco della Città di Torino, Tom Dealessandri; per l’Università di Torino: il Direttore Amministrativo Giovanni Ferrero, il Preside della Facoltà di Scienze M.F.N. Prof. Alberto Conte, il Vice Rettore all’Edilizia Prof. Salvatore Coluccia. Ospite d’onore il Prof. Richard Ernst, Premio Nobel per la Chimica nel 1991. [continua]

Da sin: Il rettore dell’Università degli Studi di Torino Ezio Pelizzetti e il Premio Nobel per la Chimica Richard Ernst.


QUI IL COMUNICATO STAMPA COMPLETO

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Gen 24

Il Prof. Cristiano Batalli Cosmovici ha conseguito la laurea ed il dottorato di ricerca in Fisica dello Spazio presso l’Istituto Max-Planck di Monaco di Baviera. E’ stato Professore di Fisica Cosmica presso l’Universita’ di Lecce. Nel 1978 ha vinto il concorso nazionale per Astronauta sullo Shuttle ed avrebbe dovuto volare nel 1987 se non fosse esploso il Challenger.
Presso l’Ente Spaziale Tedesco (DLR) e’ stato responsabile della telecamera della sonda GIOTTO che ha incontrato la cometa di Halley nel 1986.Dal 1973 effettua ricerche inerenti alle comete ed ha effettuato importanti scoperte, quali le prime molecole organiche complesse nella cometa IRAS e l’effetto MASER dell’acqua nella cometa SL-9.Nel 1993 ha introdotto in Italia la Bioastronomia che coordina a livello nazionale in qualita’ di dirigente di ricerca dell’INAF.Attualmente ha avviato il programma di ricerca di pianeti extrasolari tramite il radiotelescopio di Medicina come responsabile del progetto ITASEL (Italian Search for Extraterrestrial Life) dell’ASI.E’ stato Consigliere Scientifico per lo Spazio del Ministro per la Ricerca Ruberti.
Ha al suo attivo più di 200 pubblicazioni scientifiche e centinaia di articoli divulgativi.

Che cos’ è la Bioastronomia? (Autore: Prof. Cristiano Cosmovici)
La Bioastronomia e’ la nuova Scienza multidisciplinare che studia l’origine, l’evoluzione e l’espansione della vita nell’Universo.
Negli ultimi 30 anni, grazie allo sviluppo delle tecnologie astronomiche ed alle missioni spaziali nel Sistema Solare, e’ stato possibile studiare in dettaglio la fisica e la chimica delle Comete e stabilire che questi corpi minori del Sistema Solare sono responsabili dell’origine della vita sul nostro pianeta e presumibilmente su milioni di pianeti della Galassia.
Inoltre l’eccezionale impatto della Cometa Shoemaker-Levy su Giove ci ha permesso di capire il ruolo che questi oggetti, insieme agli asteroidi, hanno avuto e possono avere nelle estinzioni di massa sulla Terra.
Recentemente la scoperta di un meteorite marziano caduto nell’Antartide contenente sostanze organiche di dubbia origine, la scoperta di acqua liquida su Europa e di azoto molecolare e di idrocarburi nell’atmosfera di Titano, hanno permesso l’approvazione di missioni spaziali nel Sistema Solare atte alla ricerca della vita primordiale su questi pianeti.
Una nuova era e’ stata poi aperta con la scoperta indiretta dei primi pianeti extrasolari (attualmente ruotanti intorno a circa 300 differenti stelle della Galassia) nei quali in futuro si potranno cercare tracce di acqua e sostanze organiche e verso i quali sono gia’ puntati i radiotelescopi nell’ambito del progetto SETI alla ricerca di possibili civilta’ tecnologicamente evolute.

Bioastronomia: dalle molecole primordiali alla vita intelligente nel cosmo
(Autore: Prof. Cristiano Cosmovici; aggiornamento: Luglio 2008)
Le scoperte di molecole organiche complesse dapprima nelle nubi interstellari e recentemente in molteplici comete hanno avvalorato l’ipotesi che la vita sia un processo universale basato sulle stesse molecole e sulle stesse leggi chimico-fisiche. Le comete sembrano essere responsabili dell’inseminazione nei vari sistemi planetari della galassia di quelle informazioni chimiche che sono alla base dell’evoluzione prebiotica, ma nello stesso tempo responsabili delle catastrofi cosmiche che hanno portato alle estinzioni di massa sul nostro pianeta. Le attuali osservazioni astronomiche da terra e dallo spazio sono attualmente concentrate sulla scoperta di nuovi pianeti al di fuori del nostro sistema solare per determinarne l’abitabilità e quindi la possibilità di sviluppo di vita primordiale e intelligente. Attualmente ne sono stati scoperti più di 300 ed in alcuni di essi la presenza di acqua nell’atmosfera rende sempre più incentivante la ricerca bioastronomica.
Suggerimenti bibliografici
- Astronomical and Biochemical Origins and the Search for Life in the Universe, C.B.Cosmovici, S.Bowyer and D.Werthimer, Editrice Compositori,Bologna 1997.-Polvere Vitale, C.de Duve, Ed.Longanesi, 1998.-Il Mistero delle Comete, F.Whipple e C.B.Cosmovici, Ed.Jaca Book, 1989.- Siamo soli nell’Universo? C.B.Cosmovici, Newton n.6,1998

http://www.inaf.it/

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Gen 24

Ha preso il via ieri la quarta edizione di Klimahouse sul tema “CasaClima - Cosruire il futuro“, la manifestazione fieristica più specializzata nel campo dell’efficienza energetica, che si svolge nel quartiere fieristico di Bolzano, dal 22 al 25 gennaio.

E’ questa una rassegna del risparmio energetico in cui circa 400 aziende presentano dei materiali innovativi, sostenibili e nuove tecnologie per il risparmio energetico. Sono esposti materiali isolanti, sistemi di refrigerazione e di riscaldamento e tanto altro ancora.

E’ inoltre possibile osservare case unifamiliari, scuole, uffici, condomini ed edifici industriali costruiti secondo criteri di sostenibilità ambientale ed energetica, grazie all’iniziativa enertour(r), in collaborazione con il Centro energie rinnovabili RENERTEC del TIS innovation park dell’Alto Adige.

Un’iniziativa dal titolo “Get Connected - Le imprese trovano partner”, organizzata dalla locale Camera di Commercio tramite l’Organizzazione Export Alto Adige (EOS), consente ad impresari, architetti e progettisti di entrare direttamente in contatto con aziende altoatesine che espongono nella galleria del padiglione fieristico.

Viene presentatata dall’L’Associazione Provinciale dell’Artigianato (APA) la “CasaClima Futura“: un edificio in grandezza reale che illustra ogni innovazione tecnologia e costruttiva in una casa a basso consumo energetico.

E per la prima volta il quartiere fieristico ospita un’arca: l’arca del comico Paolo Migone alias MigoNoè costruita con materiali di recupero non per salvare animali in via d’estinzione ma per salvare il mondo.

Perché Klimahouse?

Il progetto „CasaClima“ sviluppato in Alto Adige rispetta i criteri del risparmio energetico e della protezione dell’ambiente e sta facendo scuola in tutta l’Italia. La nuova normativa edilizia della cittá di Bolzano – in vigore a partire da maggio 2007 – prevede che tutte le nuove costruzioni dovranno avere le caratteristiche di una CasaClima B che corrisponde a un consumo massimo di 50 kwh/m²/anno (già dal 2002 le legge prevedeva un consumo massimo di 70 kwh/m²/anno). Inoltre le CasaClima B dovranno utilizzare obbligatoriamente l’energia solare, con pannelli termici ovvero con impianti fotovoltaici, per almento il 25 % del fabbisogno termico. CasaClima rappresenta una nuova cultura edile per l’abitazione moderna, che unisce sostenibilità, drastica riduzione dei costi energetici e una perfetta climatizzazione dell’ambiente.

Pareri su Klimahouse

Norbert Lantschner, Ideatore di CasaClima e direttore dell’Agenzia CasaClima Bolzano“La fiera specializzata bolzanina è la conferma dell’enorme fabbisogno di informazioni nel settore dell’edilizia sostenibile. Progettisti, imprenditori e consumatori desiderano sapere come risparmiare energia ed imparare a sfruttare bene questa grande opportunità: una cosa è certa, ogni aumento del prezzo del petrolio accresce i costi dell’energia. Klimahouse e il congresso “Costruire il futuro” che si è tenuto nel suo ambito rappresentano un significativo luogo d’incontro per tutto il settore.”

Hanspeter Munter - Direttore dell’Associazione Provinciale dell’Artigianato (APA):”L’artigianato altoatesino ha capito già alcuni anni fa che il mercato futuro dell’edilizia si sarebbe sviluppato intorno al risparmio energetico. Oltre 500 imprese artigiane si sono specializzate in CasaClima e continuano a sviluppare il loro Know-how. La fiera specializzata KLIMAHOUSE di Fiera Bolzano è la piattaforma ideale per contagiare anche il pubblico di altre regioni italiane con questo entusiasmante tema”.

Ing. Sergio Mammi, Presidente ANIT “Rinnoviamo la convinzione dell’unicità della Fiera Klimahouse sul panorama italiano, come manifestazione fieristica più specializzata nel campo dell’efficienza energetica. Per questo, ANIT, come prima associazione italiana del settore per rappresentatività (oltre 1200 soci), considera fondamentale essere presente alla Fiera per testimoniare la propria attività e rappresentare se stessa e i propri associati. Grazie alla proficua collaborazione con gli organizzatori della Fiera, ANIT ha potuto realizzare un’area espositiva di oltre 800 mq interamente dedicata all’isolamento termico e organizzare due momenti convegnistici nelle giornate di giovedi e venerdi, registrando in totale circa 1000 progettisti. L’associazione rinnova il suo interesse a puntare l’attenzione sull’efficienza energetica in edilizia e sull’importanza di rendere sempre più specializzate le manifestazioni fieristiche a venire.”

Sostengono Klimahouse :
Agenzia CasaClima Bolzano, Bolzano •ANAB – Associazione Nazionale Architettura Bioecologica
ANIT - Associazione Nazionale per l’Isolamento Termico e Acustico
APA - Associazione Provinciale dell´Artigianato • Associazione provinciale commercianti di materiali edili •ASSOVETRO - Associazione Nazionale degli Industriali del Vetro • Collegio dei Costruttori Edili della Provincia di Bolzano • Comitato Interprofessionale degli Ordini e dei Collegi ad indirizzo tecnico della Provincia di Bolzano •EOS - Organizzazione export Alto Adige della Camera di commercio di Bolzano•EURAC- European Academy Bolzano•Federcomated
•Federazione Nazionale Commercianti cementi, laterizi e materiali da costruzione edile •ISES ITALIA - International Solar Energy Society •Ministero dell`ambiente e della tutela del Territorio - Roma •Provincia Autonoma di Bolzano – Agenzia provinciale per l‘ambiente Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (Campagna “Energia Sostenibile per l’Europa” in Italia)•SUSTAINABLE ENERGY EUROPETIS INNOVATION PARK / RENERTEC – Centro di Competenza Alto Adige Energie Rinnovabili

Informazioni utili

“Klimahouse 09″ resterà aperta dal 22 al 25 gennaio tutti i giorni dalle ore 9 alle 19. Il 22 e il 23 gennaio sono riservati agli operatori, mentre il 24 e il 25 gennaio gli oltre 400 espositori presenti in Fiera con una vasta gamma di prodotti ed informazioni sono a completa disposizione del pubblico generico.

L’ingresso costa 10 Euro, 5 Euro se ci si pre-registra in Internet.Informazioni dettagliate ed aggiornate alla pagina http://www.klimahouse.it/

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Gen 24

Ogni abitante degli oltre 6 miliardi di abitanti del Pianteta Terra è collegato con tutti gli altri da un invisibile e fitta rete di relazioni. Le quali separano ciascuno di noi da un altra persona (in media) da sole 6 strette di mano!
“Io conosco un amico, che conosce qualcuno, che conosce un amico, che ha un amico che ha un amico, che conosce Barack Obama!
Solo 6 passaggi ci separano da chiunque altro sul pianeta!

In questo video vediamo scorrere alcuni dei maggiori studiosi delle reti complesse: o, come si è abituati a chiamarle, delle “reti a invarianza di scala: Steven Strogatz, Albert-László Barabási, e molti altri.

Questo nuovo modo di osservare e studiare il comportamento fisico della natura, è solitamente indicato con il termine di scienza della complessità. E alcuni di questi studi sono molto recenti, tanto che i progressi maggiori in queste ricerche si sono avuti negli ultimi sette o otto anni.

Una caratteristica della complessità è quella di occuparsi dello studio di una classe di fenomeni molto diversi tra loro, ma che possiedono caratteristiche evolutive comuni, e di ignorare gli effetti del singolo componente del sistema. Quest’ultima osservazione è importante, perché conferma che nessun attore, organismo, sito web, hub, può influenzare, da solo, il comportamento evolutivo dell’intera rete di un sistema complesso. Non c’è dunque un “ragno” sul web. Cioé non esiste un supervisor, un amministratore che possa controllare l’evolvere della Rete.

Da questi studi, ad esempio, vediamo come la scienza della complessità tenti di fornire una spiegazione della somiglianza di fenomeni diversi tra loro, come la previsione dei terremoti, la creazione degli uragani, l’evoluzione di un ecosistema vivente, gli scambi proteici che avvengono all’interno di una cellula, l’instaurarsi di relazioni di tipo sessuale in un gruppo di individui, le relazioni sociali di una comunità, l’evoluzione di internet o del World Wide Web, la rete terroristica di Al Quaeda, o gli studi sulle epidemie influenzali.

L’analogia con gli ecosistemi biologici è molto stretta: come i sistemi biologici hanno perseguito un processo spontaneo di autoorganizzazione che li hanno portati dal brodo biologico primordiale di 3 miliardi e mezzo di anni fa alla varietà attuale di tutte le specie viventi, così i sistemi di tipo complesso come le reti (più precisamente le reti a invarianza di scala, tendono a evolvere nel tempo verso un aumento spontaneo della complessità

Questo tipo di approccio è del tutto recente, ed è diametralmente opposto all’approccio riduzionista che ha sempre cercato, in relazione a un evento, la sola legge fisica applicabile alla singola componente del sistema. Il nuovo modo di approcciare ai fenomeni complessi, come l’evolvere di reti come internet, ad esempio, prevede invece un apertura concettuale di tipo sistemico (alcuni direbbero olistico), mostrando come, quando un sistema diventa instabile, tenda ad autoorganizzarsi senza alcun intervento esterno.

La vita, dunque, così come il formarsi di strutture complesse come il tessuto economico-sociale di una nazione, le reti sociali, la complessità del web o l’evolvere di metaversi, non sarebbe un fenomeno casuale ma il necessario esito di una situazione di instabilità in un sistema autoorganizzantesi che abbia raggiunto una certa massa critica, cioè un numero sufficientemente alto di connessioni, link, tra gli elementi interagenti.

Certo, siamo ancora lontani dal poter definire una teoria completa che spieghi l’autoorganizzazione e la complessità, anche perché non abbiamo ancora strumenti matematici adatti che tengano conto del comportamento dei cosiddetti “sistemi non lineari“, in cui la maggiorparte dei fenomeni fisici osservati rendono la ricerca di soluzioni analitiche molto difficile se non a volte impossibile.

Di sicuro lo studio delle reti complesse ci riserverà nel prossimo futuro importanti sorprese. Ricerche affascinanti e stimolanti che non mancheranno di trovare spazio su Gravità Zero.

Per approfondire:
L’emergenza negli ecosistemi digitali e la scienza della complessità

La dinamica dei sistemi complessi e il World Wide Web

All the world ’s a net

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Gen 24

Motori molecolari, vetri che non si appannano, pannelli solari che riproducono la fotosintesi delle piante, telecamere invisibili e tanti altri oggetti in grado di proiettarci in una dimensione che oggi sembra ancora solo fantascienza!

Nei laboratori scientifici di tutto il mondo è in atto una nuova rivoluzione tecnologica!

L’uomo sta imparando a manipolare i singoli atomi che costituiscono la materia e a costruire strumenti e materiali nuovi con “particelle” grandi pochi milionesimi di millimetro.

Si apre così una nuova era, quella delle nanotecnologie.

È facile prevedere che molto presto le applicazioni pratiche delle ricerche in corso potranno cambiare radicalmente la nostra vita. Questo mondo dell’infinitamente piccolo non risponde alle leggi della fisica classica e può interagire con gli organismi viventi in maniera nuova e, a volte, imprevedibile. Nuove speranze e nuove promesse, quindi, ma anche nuovi rischi e nuove - ma forse vecchie - paure, a volte fondate e a volte frutto di una ingiustificata diffidenza nei confronti del progresso.

E’ quindi importante ed opportuno parlarne con gli esperti che già da alcuni anni lavorano in questo ambito.

Sabato 24 e domenica 25 gennaio, a Città della Scienza, grazie, anche, all’esperienza maturata nell’ambito del progetto europeo Nanodialogue, del quale la Fondazione IDIS è stata protagonista, si cercheranno le risposte a tante domande e con un fitto programma di incontri, osservazioni ed esperienze di laboratorio si potrà dare uno sguardo al mondo del futuro!

Alle ore 12.00 due ricercatori della società “Novaetech”, il dottor Gianluca Ferrini e il dottor Raffaele Battaglia, incontreranno il pubblico sul tema “Nanotecnologie al servizio dell’ambiente”.

La Novaetech è una società di produzione di beni e servizi nel campo della ricerca e delle tecnologie avanzate che opera principalmente nell’ambito delle tecnologie per il monitoraggio ambientale e delle tecnologie per il settore aerospaziale.

Di particolare interesse è lo sviluppo di prototipi per il monitoraggio di polveri in vari ambienti. Gli esperti mostreranno l’uso di un innovativo strumento con il quale, differentemente dai metodi tradizionali, è possibile ottenere una visione in tempo reale della variazione di concentrazione del particolato nell’aria. Le dimensioni ridotte dello strumento ne rendono l’uso particolarmente versatile, sia per scopi operativi che didattici.

Nel corso della giornata sarà possibile inoltre osservare oggetti costruiti con materiale innovativo, come i “liquidi magnetici” o il “filo dotato di memoria”, in grado di ricordare la sua forma originaria.

Come ogni fine settimana non mancheranno attività per i bambini che nei laboratori dell’Officina dei Piccoli potranno dar forma alla loro fantasia e creatività disegnando le loro “macchine del futuro”.

Riusciranno i piccoli, con la loro fantasia, a sorprenderci più di quanto fa la scienza?
Il programma completo del fine settimana è sul sito:

www.fondazioneidis.org - www.cittadellascienza.it

Articoli correlati:
LE NANOTECNOLOGIE CI SALVERANNO!

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Gen 24

Benvenuti a tutti nella seconda edizione del

Vaffanculo D’Oro!

Il premio consiste nell’ assegnare un riconoscimento al peggior politico italiano nell’ anno appena trascorso che si chiamerà Vaffanculo d’oro o abbreviato V d’oro.

Possono vincere l’ ambito premio tutti coloro che nel 2008 sono stati sindaci di capoluoghi di provincia, presidenti di provincia, regione o parlamentari.

Il primo passo sono le nomination.

Bisogna lasciare un commento in questo post scrivendo chi volete candidare, nominando fino a 3 politici diversi, i primi 10 che verranno nominati 3 volte accederanno alla fase finale.

Possono lasciare le candidature solo gli utenti con un blog (creato da almeno una settimana) e dimostrino nel loro sito che il commento appartiene a loro ad esempio scrivendo in un post “ho candidato … … … al vaffanculo d’oro 2009“.
(chi è registrato ed ha un blog correlato all’ account con cui lascia il commento non avrà bisogno di questa verifica e potrà anche non fare un post sul suo blog).

A nomination concluse, verranno date le modalità di votazione per i 10 peggior politici che avranno raggiunto la fase finale grazie alle vostre nomination; essi si sfideranno per il V d’oro 2009.

ll vincitore, ovvero il politico peggiore scelto, verrà premiato con un banner apposito che verrà inserito in questo blog il quale linkerà la pagina con i risultati del concorso ed i codici per prelevare il banner per diffonderlo anche in altri blog.

Ricapitolando: scrivete sul vostro blog (in un post apposito o anche in un P.S.) fino a 3 policiti che si sono comportati peggio lo scorso anno e lasciate un commento con cui mi segnalate chi avete nominato.

Qui sotto trovate coloro che avendo già raggiunto le 3 nomination sono entrati nella fase finale del concorso e non serve più nominarli:

1) Berlusconi
2)…
3)…
4)…
5)…
6)…
7)…
8)…
9)…
10)…

fonte: alessios4.blogspot.com » Vai al post originale

Gen 24

Leggete un po i primi provvedimenti che Obama sta per mettere in atto:

L’accesso ai documenti federali sarà ampliato. Saranno “congelati” gli stipendi dei collaboratori che guadagnano più di 100.000 dollari all’anno.

In questo periodo di difficoltà economiche le famiglie americane sono costrette a tirare la cinghia e lo dovrà fare anche Washington per questa ragione saranno congelati gli stipendi dei miei principali collaboratori alla Casa Bianca“.

Da oggi in poi saranno sottoposti ai più rigorosi limiti mai avuti sotto un’amministrazione americana. Obama ha annunciato che i membri della sua amministrazione non potranno accettare regali da nessuna delle lobby americane per evitare conflitti di interesse.

La trasparenza e il rispetto della legge devono diventare la pietra di paragone della mia amministrazione, tutte le agenzie federali devono sapere che a partire da oggi sarà schierata non dalle parte di chi cerca di tenere segreti i documenti, ma dalla parte di chi cerca di conoscerne il contenuto“.

Obama ha aggiunto che la norma riguarderà anche il presidente: per tenere informazioni segrete dovrà avere l’avallo del Ministero della Giustizia.

Spero che queste norme mettano in imbarazzo Berlusconi e tutti i politici italiani che non fanno altro che aumentarsi gli stipendi e le auto blu, abolire le intercettazioni, distruggere la giustizia ecc.ecc.

Il dato più eclatante di tutto questo schifo è l’incredibile numero delle auto blu di cui si servono i nostri politici a nostre spese che stanno pure aumentando esponenzialmente negli ultimi anni, vi ricordo che la classifica dei paesi che le utilizzano è la seguente:

Italia 607.918,
USA 75.000, Francia 64.000, Regno Unito 55.000, Germania 53.000, Turchia 52.000, Spagna 42.000, Giappone 31.000, Grecia 30.000 e Portogallo 23.000.

Se consideriamo un costo di 40.000 euro annui per auto blu esse ci vengono a costare 24 miliardi di euro all’ anno!!!

Questo scandalo tutto italiano deve finire al più presto!

P.S. Domani al via il Vaffanculo d’oro 2009!

fonte: alessios4.blogspot.com » Vai al post originale

Gen 22

Titolo originale: id.
Nazione: Irlanda, Italia, Spagna
Anno: 2008
Genere: horror
Durata: 1h39
Regia: Stefano Bessoni
Sceneggiatura: Giulia Blasi, Luis Alejandro Berdejo, Stefano Bessoni, Marcello Paolillo, Richard Stanley
Fotografia: Arnaldo Catinari
Musiche: Zacarias M. de la Riva
Cast: Alberto Amarilla, Oona Chaplin, Geraldine Chaplin, Alex Angulo, Leticia Dolera, Francesco Carnelutti, Francesco Martino, Kenji Kohashi, Jun Ichikawa, Silvia De Santis, Paolo De Vita, Fabiola Palmas, Anna Cuculo

Trama
Bruno è un brillante studente della scuola di cinema internazionale “Murnau”. Passa spesso il suo tempo con Arianna, una cara amica con la quale potrebbe nascere in qualcosa di più serio. Orfano di entrambi i genitori, è un ragazzo alquanto riservato e, per riuscire a pagare la costosa retta della scuola, lavora di notte nell’archivio della scuola. Ma le notti passate lavorando mettono a dura prova la sua lucidità: Brunio comincia ad aver delle strane e terrificanti visioni, sempre dello stesso giovane, cadaverico e pieno di sangue, che sembra volerlo guidare alla scoperta di qualcosa di orribile.
Tutto sembra collegato ad una storia del XVII secolo secondo la quale, prima della nascita della fotografia, lo scienziato Girolamo Fumagalli, tormentato dall’idea di riprodurre immagini, scoprì che uccidendo una persona e rimuovendone la retina era possibile imprimere l’ultima immagine dell’uomo su stampa. In bilico tra realtà e mito, Bruno indaga, anche perché gli cominciano a scomparire nel nulla.

Recensione
“Imago mortis” è un film sull’immagine, sia essa statica (fotografia) che dinamica (cinematografia). La fotografia è il centro focale della trama, basata sugli esperimenti realizzati molti anni prima della nascita della fotografia dall’oscuro scienziato Girolamo Fumagalli, inventore della thanatografia, una lugubre tecnica di impressione su pellicola. Il cinema invece ne è la scenografia: tutto il film ha luogo in una scuola di cinema ed i personaggi trasudano i loro studi e la loro passione per la settima arte. Molteplici i riferimenti al cinema horror italiano (Avati e Argento) e spagnolo (Alex De la Iglesia, Jaume Balagueró e Juan Antonio Bayona), in atmosfere gotiche immortalate dalla fotografia cupa e rarefatta di Arnaldo Catinari. Un thriller psicologico con diversi momenti di tensione (efficaci alcune scene, in particolare realizzato con raffinata eleganze in ossequio ai classici del cinema. Geniale la sequenza del film nel film, pochi fotogrammi iniziali di una pellicola espressionista sulle ricerche di Girolamo Fumagalli. “Imago mortis” fa sua un’idea interessante ed originale, un perfetto spunto di partenza, ma in seguito il film non mantiene le rosee aspettative, penalizzato da una sceneggiatura approssimativa, non priva di crepe ed alcuni passaggi sviluppati con troppa lentezza o troppa superficialità. Il cast, nel quale ritroviamo Geraldine ed Oona Chaplin (rispettivamente figlia e nipote del celebre Charlie Chaplin), non incide, risultando complessivamente piatto e poco efficace a causa di alcune interpretazioni troppo formali e non in sintonia con il contesto filmico.
“Imago mortis” è un horror d’atmosfera che possedeva le potenzialità per poter diventare un capolavoro, ma che per i difetti sopra citati si ritrova ad essere un film tutta forma e poca sostanza. Un ambizioso esercizio di stile risolto da un finale che a molti potrà fa affermare: “Tutto qui?”. Resta tuttavia il fatto che pur appartenendo ad una produzione europea, “Imago mortis” rappresenta un valido sostegno al genere horror italiano negli ultimi tempi poco considerato, con la speranza che il regista Stefano Bessoni, ex collaboratore di Pupi Avati, possa essere un valido artefice del risveglio del cinema horror italiano.

Voto: 6

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by CINEMAeVIAGGI

fonte: amosgitai.blogspot.com » Vai al post originale

Gen 22

Titolo originale: id.
Nazione: Brasile, Chile
Anno: 2008
Genere: drammatico
Durata: 1h38m
Regia: Pablo Larrain
Sceneggiatura: Alfredo Castro, Mateo Iribarren, Pablo Larrain
Fotografia: Sergio Armstrong
Musiche: Miguel Hormazabal
Cast: Alfredo Castro, Paola Lattus, Hector Morales, Amparo Noguera, Elsa Poblete

Trama
Santiago del Cile, 1979. In un Paese lacerato dalla dittatura di Pinochet, Raul Peralta è un fan accanito di Tony Manero, personaggio interpretato da John travolta nel film “La febbre del sabato sera”. Per cercare di somigliargli, organizza spettacoli di danza, imitandone look e movenze. Quando in TV, un programma televisivo indice un concorso per trovare il sosia di Tony Manero, Raul non si fermerà davanti a nulla per raggiungere il suo sogno. Intanto, intorno a lui, i suoi amici vengono perseguitati e oppressi dalla polizia segreta del regime cileno.

Recensione
Mentre il Cile si trova nel periodo più buio della dittatura di Pinochet al cinema impazza il film “La febbre del sabato sera” con John Travolta nei panni di Tony Manero, il re delle discoteche. Raul Peralta, è un uomo di 52 anni ossessionato, come molti in quel periodo, da Tony Manero e dal film che ogni giorno rivede in una sala di Santiago, ripetendo le battute e le espressioni del suo idolo. Raul ha come unico scopo nelle sue squallide giornate quello di vincere il concorso ed essere il Tony Manero cileno. Il regista Pablo Larrain racconta la storia di un perdente, illustrata con una minuziosità talvolta opprimente, con la mdp che lascia per un attimo Raul, obbligando lo spettatore a seguire senza respiro i deliri di un folle. Larrain pone l’attenzione sulla solitudine e lo squilibrio mentale di Raul ed il suo sfrenato feticismo nei confronti di Tony Manero nello scenario della dittatura di Pinochet. Un uomo solo, freddo nei rapporti umani, limitati ad un ragazzo ed a tre donne innamorate della sua cattiveria, indifferente alla situazione politica e sociale cilena. Episodi riportati con estremo realismo, con dettagli che ben lasciano intendere l’assenza di umanità di un personaggio consumato nel suo folle narcisismo e che tocca l’apice durante la deprimente scena di sesso, al limite dell’hard. Per descrivere la morbosità ed instabilità mentale di Raul, Larrain non si cura affatto della mdp, lasciandola a volte in balìa di movimenti eccessivi e fotogrammi fuori fuoco. La fotografia è buia e sudicia, in perfetta simbiosi con gli squallidi luoghi (si notano le strade quasi sempre deserte) ed i personaggi femminili che, spogliati dei vestiti, sconcertano per la loro flaccidità e mancanza di sensualità. In un cast perfetto è Alfredo Castro ad impressionare, nei panni anche di co-sceneggiatore si cuce addosso il personaggio di Raul, offrendo un’interpretazione meravigliosa, fatta di silenzi profondi e di gestualità compiacenti, uno strano mix tra Al Pacino e Toni Servillo.
“Tony Manero” è un film duro, senza alcun barlume di speranza, lontano dalle luci delle discoteche de “La febbre del sabato sera”. Un affresco gelido e bizzarro di uomo e di un Paese sull’orlo di un baratro, brutalizzato dalla dittatura e malato di televisione, spesso unica illusoria ragione di sopravvivenza.

Voto: 7,5by CINEMAeVIAGGI

fonte: amosgitai.blogspot.com » Vai al post originale

Gen 22

Francesco Rutelli, in qualità di presidente del CoPaSir (Comitato parlamentare per la sicurezza), ha proposto al ministro degli Esteri Franco Frattini che quei turisti che si dovessero avventurare in zone ritenute a rischio in caso di eventuali disavventure dovranno risarcire lo Stato per le spese sostenute per soccorrerli, riscatti compresi. Reazioni positive da parte del ministro e dei maggiori responsabili delle associazioni turistiche. Pertanto il 28 gennaio si discuterà per una proposta di legge in merito.
I viaggiatori possono già adesso trovare informazioni sui paesi a rischio sul sito “Viaggiare sicuri”. Per migliorare l’informazione al pubblico, verrà proposto che su tutti portali di turismo, siti di agenzie di viaggio e tour operator dovrà essere inserito un link al suddetto sito.
Tale legge non verrà applicata nel caso di funzionari di organizzazioni internazionali, di giornalisti, di religiosi, di dipendenti di aziende che lavorano in zone a rischio e di membri di ONG che operino in base a progetti nazionali, comunitari o internazionali.
Si studierà anche la creazione di un fondo per le spese in situazioni straordinarie, come il recente rimpatrio con un ponte aereo di 1200 connazionali bloccati all’aeroporto di Bangkok e in Thailandia. Tale ipotesi però andrà valutata insieme agli operatori turistici perché i fondi saranno raccolti attraverso una maggiorazione delle tasse di imbarco, anche se è stata già bocciata dal presidente Fiavet (Federazione italiana associazioni imprese viaggi e turismo), Giuseppe Cassarà in quanto sarebbe un’ulteriore imposta che graverà sugli operatori e di conseguenza sui consumatori.
by CINEMAeVIAGGI

fonte: amosgitai.blogspot.com » Vai al post originale

Gen 22


di Vincenzo Montemurro
(Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Salerno)

Cari amici di “Uguale per Tutti”, cari colleghi magistrati (spero siate tanti) e, soprattutto, cari cittadini (voi siete sicuramente numerosi),

innanzitutto desidero ringraziarvi per l’attenzione e la considerazione che in queste ore dedicate al documento redatto dai 25 magistrati della Procura di Salerno, alla quale peraltro mi onoro di appartenere se non altro per avermi consentito, ieri sera, di essere parte integrante e viva di un Ufficio UNITO ed UNITARIO in una situazione oggettivamente difficile e drammatica dal punto di vista umano e professionale (la staordinarietà e la forza dell’evento è confermata dalle mie precedenti esperienze professionali in altre sedi e merita le più ampie adesioni formali da parte di tutti i magistrati onesti).

Il momento istituzionale che vive la magistratura italiana è assolutamente sconcertante, ed implica da parte di tutti noi la consapevolezza che i principi fondamentali della indipendenza del magistrato e del primato della giurisdizione sono quotidianamente lesi e concretamente in pericolo: è necessario un risveglio delle nostre coscienze di magistrati e di cittadini, è necessario riaffermare con la stessa forza i nostri diritti e i nostri doveri (soprattutto morali e di onestà intellettuale, quindi discutere della questione morale all’interno della magistratura), è necessario e fondamentale ritrovarci uniti tra quanti condividiamo le preoccupazioni ed i principi espressi nel documento della Procura di Salerno.

Lo dobbiamo non solo ai nostri colleghi Apicella, Verasani e Nuzzi (ai quali penso con tristezza ed affetto mentre vi scrivo e che oggi non devono essere lasciati soli come in passato lo sono stati tanti magistrati che hanno inteso, molto semplicemente, perseguire l’obbligatorietà dell’azione penale nei confronti, ugualmente, di tutti) ma a noi stessi, perchè quello che si è verificato nei loro confronti domani – è purtroppo una certezza – si verificherà puntualmente nei confronti di tutti quelli che non presteranno ossequio istituzionale al potente di turno.

Lo dobbiamo, e non è retorica, ai nostri figli, se vorremo continuare a guardarli negli occhi senza la paura che la loro innocenza scorga nei nostri viltà.

fonte: toghe.blogspot.com » Vai al post originale

Gen 22

Pubblichiamo il testo integrale con l’elenco dei firmatari della lettera inviata all’A.N.M. dai magistrati della Procura della Repubblica di Salerno.

Alla Giunta Sezionale dell’A.N.M.
di Salerno

Al Comitato Direttivo Centrale dell’A.N.M.
Roma

La notizia delle decisioni adottate della Sezione Disciplinare del CSM in data 19 gennaio 2009, nei confronti del Procuratore Della Repubblica di Salerno, Luigi Apicella, e dei Sostituti Procuratore Dionigio Verasani e Gabriella Nuzzi, ha destato sconcerto e preoccupazione nei magistrati in servizio presso la Procura della Repubblica di Salerno.

La gravità e l’urgenza delle sanzioni cautelari adottate nei confronti dei predetti colleghi ha sconvolto non solo l’organizzazione della Procura della Repubblica di Salerno, ma anche le nostre coscienze, considerato che abbiamo potuto apprezzare la indiscutibile professionalità, serietà, onestà e correttezza degli stessi durante i lunghi periodi di lavoro comune.

Contrariamente a quanto affermato dal presidente dell’ANM all’indomani di dette decisioni, non ci sentiamo di sostenere con eguale convinzione che nel caso di specie “il sistema” abbia dimostrato di avere adeguati “anticorpi”, anche perché gli stessi provvedimenti di perquisizione e sequestro valutati negativamente in sede disciplinare hanno ricevuto, invece, un diverso giudizio in sede di impugnazione dal Tribunale competente che ne ha confermato la legittimità.

Ciò premesso ci chiediamo e vi chiediamo, non solo nella qualità di magistrati della Procura della Repubblica di Salerno, ma anche di cittadini italiani, quali siano gli attuali limiti della autonomia ed indipendenza della magistratura, se provvedimenti giudiziari vengono valutati così diversamente nelle deputate sedi processuali e disciplinari al punto da anticipare alla fase cautelare sanzioni tanto gravi, soprattutto la sospensione dalle funzioni di Magistrato del dott. Apicella, che non hanno certo numerosi precedenti simili nella storia della Sezione Disciplinare del CSM.

Non possiamo non esprimere, pertanto la nostra preoccupazione, non solo per il futuro di questa Procura, ma dell’intera magistratura e, quindi, chiediamo che chiediamo che venga al più presto convocata una assemblea urgente e straordinaria per confrontarci e chiarirci tutti insieme sugli attuali e futuri contenuti della autonomia e indipendenza della Magistratura Italiana.

Salerno, 20 gennaio 2009

I magistrati della Procura della Repubblica di Salerno

Enrico D’Auria
Erminio Rinaldi
Umberto Zampoli
Antonio Centore
Luigi D’Alessio
Rosa Volpe
Maurizio Cardea
Vallevardina Cassaniello
Mariella De Masellis
Angelo Frattini
Domenica Gambardella
Patrizia Gambardella
Vincenzo Montemurro
Rocco Alfano
Roberto Penna
Maria Carmela Polito
Vincenzo Senatore
Carmine Oliveri
Maria Chiara Minerva
Cristina Giusti
Ernesto Sassano
Elena Cosentino
Marinella Guglielmotti
Antonio Cantarella
Regina Elefante

fonte: toghe.blogspot.com » Vai al post originale

Gen 22

da TGCOM del 20 gennaio 2009

De Magistris, in 25 scrivono documento

I pm della Procura di Salerno esprimono “sconcerto e preoccupazione” per le decisioni disciplinari prese dal Csm relativamente alla guerra fra procure esplosa sul caso De Magistris.

In una nota firmata da 25 pubblici ministeri, soltanto un magistrato non ha aderito alla iniziativa, si sollecita una assemblea straordinaria per ridiscutere l’autonomia della magistratura italiana.

“La notizia delle decisioni adottate della Sezione Disciplinare del CSM in data 19 gennaio 2009, nei confronti del Procuratore Della Repubblica di Salerno, Luigi Apicella, e dei Sostituti Procuratore Dionigio Verasani e Gabriella Nuzzi - si legge nella nota - ha destato sconcerto e preoccupazione nei magistrati in servizio presso la Procura della Repubblica di Salerno”.

“La gravità e l’urgenza delle sanzioni cautelari adottate nei confronti dei predetti colleghi ha sconvolto non solo l’organizzazione della Procura della Repubblica di Salerno - continuano i magistrati - ma anche le nostre coscienze, considerato che abbiamo potuto apprezzare la indiscutibile professionalità, serietà, onestà e correttezza degli stessi durante i lunghi periodi di lavoro comune”.

Nella nota, indirizzata alla giunta sezionale dell’Anm e al comitato direttivo centrale dell’Associazione, si legge ancora: “Contrariamente a quanto affermato dal presidente dell’Anm, all’indomani di dette decisioni, non ci sentiamo di sostenere con eguale convinzione che nel caso di specie ‘il sistema’ abbia dimostrato di avere adeguati ‘anticorpi’, anche perché gli stessi provvedimenti di perquisizione e sequestro valutati negativamente in sede disciplinare hanno ricevuto, invece, un diverso giudizio in sede di impugnazione dal Tribunale competente che ne ha confermato la legittimità”.

“Ciò premesso - aggiungono i pm - ci chiediamo e vi chiediamo, non solo nella qualità di magistrati della Procura della Repubblica di Salerno, ma anche di cittadini italiani, quali siano gli attuali limiti della autonomia ed indipendenza della magistratura, se provvedimenti giudiziari vengono valutati così diversamente nelle deputate sedi processuali e disciplinari al punto da anticipare alla fase cautelare sanzioni tanto gravi, soprattutto la sospensione dalle funzioni di magistrato di Luigi Apicella, che non hanno certo numerosi precedenti simili nella storia della Sezione Disciplinare del CSM”.

“Non possiamo non esprimere, pertanto - concludono - la nostra preoccupazione non solo per il futuro di questa Procura, ma dell’intera magistratura e quindi, chiediamo che venga al più presto convocata una assemblea urgente e straordinaria per confrontarci e chiarirci tutti insieme sugli attuali e futuri contenuti della autonomia e indipendenza della magistratura italiana”.

fonte: toghe.blogspot.com » Vai al post originale

Gen 22

Grazie al blog di Annarita Ruberto, veniamo a conoscenza che a pochi passi dalla redazione di Gravità Zero (precisamente nella cittadina di Rivoli della cintura torinese) è attiva una classe che utilizza in sperimentazione didattica un computer low cost per ogni studente.

Siccome ci pare un elemento significativo nella evoluzione del concetto di apprendimento (se ne parla qui e qui) lasciamo a voi commentare questa iniziativa fortemente innovativa in Italia, considerando che negli Stati Uniti l’istruzione online è una realtà già attiva e in continua evoluzione.

Secondo i dati riportati dal New York Times [vedi] sarebbero infatti oltre mezzo milione i giovani studenti di scuole elementari, medie e superiori che seguono le lezioni addirittura dal monitor casalingo invece che dai tradizionali banchi scolastici.

Altra cosa che intendo sottolineare è che l’iniziativa parte da un gruppo di insegnanti molto competenti e impegnati nella divulgazione e nell’uso dei nuovi media tra cui Paola Limone e Marina Sardone, Marco Guastavigna, e Dario Zucchini.

Sui jumpc del progetto “Un computer per ogni studente” è stata caricata dai ragazzi dell’Istituto Majorana di Grugliasco la whitelist che permette nella navigazione l’utilizzo del portale per bambini “Siete pronti a navigare?” .

Più di 20.000 pagine viste al mese, centinaia di risorse per la didattica. La grande rete di relazioni intessuta in questi anni con docenti e responsabili di siti educativi di tutto il mondo ha permesso di arricchire lo spazio dedicato ai minori con le migliori esperienze in rete, attentamente selezionate e catalogate per aree d’interesse e discipline scolastiche.

La whitelist e la competenza del prof Dario Zucchini del Majorana consentono sui jumpc anche l’utilizzo del motore di ricerca per bambini nato dall’idea del maestro Alberto Piccini in collaborazione con Lidia Pantaleo, Annarita Ruberto, Renato Murelli e Paola Limone.

Si chiama Ricerche Maestre, prodotto grazie tecnologia di Google che consente di creare motori di ricerca personalizzati (Google Co-op CSE). - Approfondimenti qui

La Stampa di Torino collabora con il gruppo di lavoro regionale per la lettura in classe del quotidiano e per la promozione e diffusione del progetto attraverso un Blog

fonte: www.gravita-zero.org » Vai al post originale

Gen 22

56a Giornata mondiale dei malati di lebbra

L’AIFO si appresta a celebrare, il prossimo 25 gennaio 2009, la 56a Giornata mondiale dei malati di lebbra. Sono 254.525 i nuovi casi di lebbra registrati nel mondo nel 2007, pari a circa 700 casi al giorno. Attualmente circa 10 milioni di persone hanno la vita segnata dalla malattia, benché da essa si possa guarire.

La giornata mondiale dei malati di lebbra è un appuntamento internazionale, istituito da Raoul Follereau nel 1954 e riconosciuto ufficialmente dall’ONU. La giornata gode dell’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica italiana, a testimonianza del suo rilievo internazionale e dell’attualità dei problemi che essa pone all’attenzione della società. Anche il Papa ha pronunciato negli scorsi anni, in occasione della Giornata Mondiale, parole di solidarietà e di sostegno verso i malati di lebbra di tutto il mondo, esprimendo l’auspicio che la malattia sia definitivamente sconfitta e rivolgendo un saluto personale all’AIFO. I più importanti mezzi di informazione italiani danno rilievo alla Giornata mondiale come evento che dà voce agli Ultimi. L’importanza dell’evento è quest’anno sottolineata dalla concessione del Patrocinio da parte del Segretariato Sociale RAI.

La ricorrenza assume quest’anno un valore ancora più elevato alla luce dell’importante Dichiarazione dell’UNHRC, approvata il 18 giugno 2008, con la quale si riconoscono ufficialmente a livello internazionale i diritti umani dei malati di lebbra e dei loro familiari e si sollecitano gli Stati ad intraprendere le dovute iniziative atte a tutelarli e promuoverli.

La giornata rientra nell’ampia campagna internazionale contro la diffusione della lebbra che si prefigge di:

* informare sulla curabilità della malattia, sì da toglierle l’alone di paura che ancora l’accompagna e che causa l’emarginazione dei malati;

* favorire la riabilitazione delle persone guarite, in modo che possano reinserirsi attivamente nella società;

* sensibilizzare l’opinione pubblica circa l’importanza delle donazioni, al fine di poter offrire cure tempestive che evitino danni irreversibili.

* coinvolgere la società civile nei confronti dei problemi relativi allo sviluppo socio-sanitario dei Paesi a basso reddito.

In occasione della Giornata mondiale dei malati di lebbra, il 25 gennaio oltre 4000 volontari dell’AIFO distribuiranno nelle piazze italiane il “Miele della Solidarietà”, vasetti di miele proveniente dai circuiti del Commercio Equo e Solidale, in collaborazione con Agesci e Commercio Alternativo.

La 56a Giornata mondiale dei malati di lebbra sarà in particolare dedicata al’India, il paese che registra il più alto numero di nuovi casi ogni anno.

(fonte: comunciato stampa AIFO)

fonte: www.gravita-zero.org » Vai al post originale

Gen 22

Il 2009 è l’anno dell’astronomia, come diceva Rosa qualche post fa, vi segnalo alcuni utili programmi “free” da scaricare sul computer per poter avere l’universo a portata di mano.

Google skyhttp://www.googlesky.it
“GoogleSky è gratis ed è una nuova funzione di Google Earth 4.2 che permette di esplorare il cielo stellato, navigando tra stelle, costellazioni e galassie.”

e per chi volesse esplorare meglio la Luna e Marte, Google fornisce altri due programmi:
Moon Map e Mars Map

Stellarium
http://www.stellarium.org/it“E’ un planetario gratuito Open Source per il vostro computer. Mostra un cielo realistico in 3D proprio come lo vedreste ad occhio nudo, con un binocolo o un telescopio.
Viene utilizzato anche in planetari in videoproiezione.
Imposta semplicemente le tue coordinate e vai!”

World Wide Telescope
www.worldwidetelescope.org

Questo programma è disponibile solo per utenti Windows; è un’applicazione che permette di usare il computer di casa come se fosse un telescopio di ultima generazione, e quindi di vedere l’universo attraverso le immagini più recenti e con una buona se non ottima risoluzione, provenienti dai vari satelliti e telescopi.

fonte: www.gravita-zero.org » Vai al post originale

Gen 22

Per chi se lo fosse perso ecco il video di giuramento ed insediamento di Barack Obama per la presidenza degli Stati Uniti d’America con la traduzione simultanea in italiano:

Per chi volesse ascoltare bene il discorso in inglese senza la traduzione di sopra, ecco il video originale:


Qui anche il testo tradotto in Italiano per chi non disponesse di una connessione a banda larga
:

Oggi mi trovo di fronte a voi, umile per il compito che ci aspetta, grato per la fiducia che mi avete accordato, cosciente dei sacrifici compiuti dai nostri avi. Ringrazio il presidente Bush per il servizio reso alla nostra nazione, e per la generosità e la cooperazione che ha mostrato durante questa transizione.

Quarantaquattro americani hanno pronunciato il giuramento presidenziale. Queste parole sono risuonate in tempi di alte maree di prosperità e di calme acque di pace. Ma spesso il giuramento è stato pronunciato nel mezzo di nubi tempestose e di uragani violenti. In quei momenti, l’America è andata avanti non solo grazie alla bravura o alla capacità visionaria di coloro che ricoprivano gli incarichi più alti, ma grazie al fatto che Noi, il Popolo, siamo rimasti fedeli agli ideali dei nostri antenati e alle nostre carte fondamentali.

Così è stato finora. Così deve essere per questa generazione di americani.

E’ ormai ben chiaro che ci troviamo nel mezzo di una crisi. La nostra nazione è in guerra contro una rete di violenza e di odio che arriva lontano. La nostra economia si è fortemente indebolita, conseguenza della grettezza e dell’irresponsabilità di alcuni, ma anche della nostra collettiva incapacità di compiere scelte difficili e preparare la nostra nazione per una nuova era. C’è chi ha perso la casa. Sono stati cancellati posti di lavoro. Imprese sono sparite. Il nostro servizio sanitario è troppo costoso. Le nostre scuole perdono troppi giovani. E ogni giorno porta nuove prove del fatto che il modo in cui usiamo le risorse energetiche rafforza i nostri avversari e minaccia il nostro pianeta.

Questi sono gli indicatori della crisi, soggetti ad analisi statistiche e dati. Meno misurabile ma non meno profonda invece è la perdita di fiducia che attraversa la nostra terra - un timore fastidioso che il declino americano sia inevitabile e la prossima generazione debba avere aspettative più basse.

Oggi vi dico che le sfide che abbiamo di fronte sono reali. Sono serie e sono numerose. Affrontarle non sarà cosa facile né rapida. Ma America, sappilo: le affronteremo.

Oggi siamo riuniti qui perché abbiamo scelto la speranza rispetto alla paura, l’unità degli intenti rispetto al conflitto e alla discordia.

Oggi siamo qui per proclamare la fine delle recriminazioni meschine e delle false promesse, dei dogmi stanchi, che troppo a lungo hanno strangolato la nostra politica.

Siamo ancora una nazione giovane, ma - come dicono le Scritture - è arrivato il momento di mettere da parte gli infantilismi. E’ venuto il momento di riaffermare il nostro spirito tenace, di scegliere la nostra storia migliore, di portare avanti quel dono prezioso, l’idea nobile, passata di generazione in generazione: la promessa divina che tutti siamo uguali, tutti siamo liberi e tutti meritiamo una possibilità di perseguire la felicità in tutta la sua pienezza.

Nel riaffermare la grandezza della nostra nazione, ci rendiamo conto che la grandezza non è mai scontata. Bisogna guadagnarsela. Il nostro viaggio non è mai stato fatto di scorciatoie, non ci siamo mai accontentati. Non è mai stato un sentiero per incerti, per quelli che preferiscono il divertimento al lavoro, o che cercano solo i piaceri dei ricchi e la fama.

Sono stati invece coloro che hanno saputo osare, che hanno agito, coloro che hanno creato cose - alcuni celebrati, ma più spesso uomini e donne rimasti oscuri nel loro lavoro, che hanno portato avanti il lungo, accidentato cammino verso la prosperità e la libertà.

Per noi, hanno messo in valigia quel poco che possedevano e hanno attraversato gli oceani in cerca di una nuova vita.

Per noi, hanno faticato in aziende che li sfruttavano e si sono stabiliti nell’Ovest. Hanno sopportato la frusta e arato la terra dura.
Per noi, hanno combattuto e sono morti, in posti come Concord e Gettysburg; in Normandia e a Khe Sahn.
Questi uomini e donne hanno lottato e si sono sacrificati e hanno lavorato finché le loro mani sono diventate ruvide per permettere a noi di vivere una vita migliore. Hanno visto nell’America qualcosa di più grande che una somma delle nostre ambizioni individuali; più grande di tutte le differenze di nascita, censo o fazione.

Questo è il viaggio che continuiamo oggi. Rimaniamo la nazione più prospera, più potente della Terra. I nostri lavoratori non sono meno produttivi rispetto a quando è cominciata la crisi. Le nostre menti non sono meno inventive, i nostri beni e servizi non meno necessari di quanto lo fossero la settimana scorsa, o il mese scorso o l’anno scorso. Le nostre capacità rimangono inalterate. Ma è di certo passato il tempo dell’immobilismo, della protezione di interessi ristretti e del rinvio di decisioni spiacevoli. A partire da oggi, dobbiamo rialzarci, toglierci di dosso la polvere, e ricominciare il lavoro della ricostruzione dell’America.

Perché ovunque volgiamo lo sguardo, c’è lavoro da fare. Lo stato dell’economia richiede un’azione, forte e rapida, e noi agiremo - non solo per creare nuovi posti di lavoro, ma per gettare le nuova fondamenta della crescita.

Costruiremo le strade e i ponti, le reti elettriche e le linee digitali che alimentano i nostri commerci e ci legano gli uni agli altri. Restituiremo alla scienza il suo giusto posto e maneggeremo le meraviglie della tecnologia in modo da risollevare la qualità dell’assistenza sanitaria e abbassarne i costi.

Imbriglieremo il sole e i venti e il suolo per alimentare le nostre auto e mandare avanti le nostre fabbriche.
E trasformeremo le nostre scuole, i college e le università per venire incontro alle esigenze dei tempi nuovi. Possiamo farcela. E lo faremo.

Ora, ci sono alcuni che contestano le dimensioni delle nostre ambizioni - pensando che il nostro sistema non può tollerare troppi grandi progetti. Costoro hanno corta memoria. Perché dimenticano quel che questo paese ha già fatto. Quel che uomini e donne possono ottenere quando l’immaginazione si unisce alla volontà comune, e la necessità al coraggio.

Quel che i cinici non riescono a capire è che il terreno gli è scivolato sotto i piedi. Gli argomenti politici stantii che ci hanno consumato tanto a lungo non sono più applicabili. La domanda che formuliamo oggi non è se il nostro governo sia troppo grande o troppo piccolo, ma se funzioni o meno - se aiuti le famiglie a trovare un lavoro decentemente pagato, cure accessibili, una pensione degna. Laddove la risposta sia positiva, noi intendiamo andare avanti. Dove sia negativa, metteremo fine a quelle politiche. E coloro che gestiscono i soldi della collettività saranno chiamati a risponderne, affinché spendano in modo saggio, riformino le cattive abitudini, e facciano i loro affari alla luce del sole - perché solo allora potremo restaurare la vitale fiducia tra il popolo e il suo governo.

La questione di fronte a noi non è se il mercato sia una forza del bene o del male. Il suo potere di generare benessere ed espandere la libertà è rimasto intatto. Ma la crisi ci ricorda che senza un occhio rigoroso, il mercato può andare fuori controllo e la nazione non può prosperare a lungo quando il mercato favorisce solo i già ricchi. Il successo della nostra economia è sempre dipeso non solo dalle dimensioni del nostro Pil, ma dall’ampiezza della nostra prosperità, dalla nostra capacità di estendere le opportunità per tutti coloro che abbiano volontà - non per fare beneficenza ma perché è la strada più sicura per il nostro bene comune.

Quanto alla nostra difesa comune, noi respingiamo come falsa la scelta tra sicurezza e ideali. I nostri Padri Fondatori, messi di fronte a pericoli che noi a mala pena riusciamo a immaginare, hanno stilato una carta che garantisca l’autorità della legge e i diritti dell’individuo, una carta che si è espansa con il sangue delle generazioni. Quegli ideali illuminano ancora il mondo, e noi non vi rinunceremo in nome di qualche espediente. E così, per tutti i popoli e i governi che ci guardano oggi, dalle più grandi capitali al piccolo villaggio dove è nato mio padre: sappiate che l’America è amica di ogni nazione e di ogni uomo, donna e bambino che sia alla ricerca di un futuro di pace e dignità, e che noi siamo pronti ad aprire la strada ancora una volta.

Ricordiamoci che le precedenti generazioni hanno sgominato il fascismo e il comunismo non solo con i missili e i carriarmati, ma con alleanze solide e convinzioni tenaci. Hanno capito che il nostro potere da solo non può proteggerci, né ci autorizza a fare come più ci aggrada. Al contrario, sapevano che il nostro potere cresce quanto più lo si usa con prudenza. La nostra sicurezza emana dalla giustezza della nostra causa, dalla forza del nostro esempio, dalle qualità dell’umiltà e del ritegno.

Noi siamo i custodi di questa eredità. Guidati ancora una volta dai principi, possiamo affrontare le nuove minacce che richiederanno sforzi ancora maggiori - una cooperazione e comprensione ancora maggiori tra le nazioni. Cominceremo a lasciare responsabilmente l’Iraq alla sua gente, e a forgiare una pace duramente guadagnata in Afghanistan. Con i vecchi amici e i vecchi nemici, lavoreremo senza sosta per diminuire la minaccia nucleare, e respingere lo spettro di un pianeta che si surriscalda. Non chiederemo scusa per il nostro stile di vita, né ci batteremo in sua difesa. E a coloro che cercano di raggiungere i propri obiettivi creando terrore e massacrando gli innocenti, noi diciamo adesso che il nostro spirito è più forte e non può essere infranto. Voi non ci sopravviverete, e noi vi sconfiggeremo.

Perché noi sappiamo che il nostro retaggio “a patchwork” è una forza e non una debolezza. Noi siamo una nazione di cristiani e musulmani, ebrei e induisti e non credenti. Noi siamo formati da ciascun linguaggio e cultura disegnata in ogni angolo di questa Terra; e poiché abbiamo assaggiato l’amaro sapore della Guerra civile e della segregazione razziale e siamo emersi da quell’oscuro capitolo più forti e più uniti, noi non possiamo far altro che credere che i vecchi odi prima o poi passeranno, che le linee tribali saranno presto dissolte, che se il mondo si è rimpicciolito, la nostra comune umanità dovrà riscoprire se stessa; e che l’America deve giocare il suo ruolo nel far entrare il mondo in una nuova era di pace.

Per il mondo musulmano noi indichiamo una nuova strada, basata sul reciproco interesse e sul mutuo rispetto. A quei leader in giro per il mondo che cercano di fomentare conflitti o scaricano sull’Occidente i mali delle loro società - sappiate che i vostri popoli vi giudicheranno su quello che sapete costruire, non su quello che distruggete. A quelli che arrivano al potere attraverso la corruzione e la disonestà e mettendo a tacere il dissenso, sappiate che siete dalla parte sbagliata della Storia; ma che vi tenderemo la mano se sarete pronti ad aprire il vostro pugno.

Alla gente delle nazioni povere, noi promettiamo di lavorare insieme per far fiorire le vostre campagne e per pulire i vostri corsi d’acqua; per nutrire i corpi e le menti affamate. E a quelle nazioni, come la nostra. che godono di una relativa ricchezza, noi diciamo che non si può più sopportare l’indifferenza verso chi soffre fuori dai nostri confini; né noi possiamo continuare a consumare le risorse del mondo senza considerare gli effetti. Perché il mondo è cambiato e noi dobbiamo cambiare con esso.

Se consideriamo la strada che si apre davanti a noi, noi dobbiamo ricordare con umile gratitudine quegli americani coraggiosi che, proprio in queste ore, controllano lontani deserti e montagne. Essi hanno qualcosa da dirci oggi, proprio come gli eroi caduti che giacciono ad Arlington mormorano attraverso il tempo. Noi li onoriamo non solo perché sono i guardiani della nostra libertà, ma perché essi incarnano lo spirito di servizio: una volontà di trovare significato in qualcosa più grande di loro. In questo momento - un momento che definirà una generazione - è precisamente questo lo spirito che deve abitare in tutti noi.

Per tanto che un governo possa e debba fare, alla fine è sulla fede e la determinazione del popolo americano che questa nazione si fonda. E’ la gentilezza nell’accogliere uno straniero quando gli argini si rompono, la generosità dei lavoratori che preferiscono tagliare il proprio orario di lavoro piuttosto che vedere un amico perdere il posto, che ci hanno guidato nei nostri momenti più oscuri. E’ il coraggio dei vigili del fuoco nel precipitarsi in una scala invasa dal fumo, ma anche la volontà di un genitore di nutrire il proprio figlio, che alla fine decidono del nostro destino.

Forse le nostre sfide sono nuove. Gli strumenti con cui le affrontiamo forse sono nuovi. Ma i valori da cui dipende il nostro successo - lavoro duro e onestà, coraggio e fair play, tolleranza e curiosità, lealtà e patriottismo - tutto questo è vecchio. Sono cose vere. Sono state la forza tranquilla del progresso nel corso di tutta la nostra storia. Quel che è necessario ora è un ritorno a queste verità. Quel che ci viene chiesto è una nuova era di responsabilità - il riconoscimento, da parte di ogni americano, che abbiamo un dovere verso noi stessi, la nostra nazione, il mondo, doveri che non dobbiamo accettare mugugnando ma abbracciare con gioia, fermi nella consapevolezza che non c’è nulla di più soddisfacente per lo spirito, così importante per la definizione del carattere, che darsi completamente per una causa difficile.

Questo è il prezzo e la promessa della cittadinanza.

Questa è la fonte della nostra fiducia - la consapevolezza che Dio ci ha chiamato a forgiare un destino incerto.

Questo è il significato della nostra libertà e del nostro credo - perché uomini, donne e bambini di ogni razza e di ogni fede possono unirsi nella festa in questo Mall magnifico, e perché un uomo il cui padre meno di sessanta anni fa non avrebbe neanche potuto essere servito in un ristorante ora può trovarsi di fronte a voi per pronunciare il giuramento più sacro di tutti.

Perciò diamo a questa giornata il segno della memoria, di chi siamo e di quanta strada abbiamo fatto. Nell’anno in cui l’America è nata, nel più freddo dei mesi, una piccola banda di patrioti rannicchiati intorno a falò morenti sulle rive di un fiume ghiacciato. La capitale era stata abbandonata. Il nemico avanzava. La neve era macchiata di sangue. Nel momento in cui l’esito della nostra rivoluzione era in dubbio come non mai, il padre della nostra nazione ordinò che si leggessero queste parole al popolo:

“Che si dica al futuro del mondo… che nel profondo dell’inverno, quando possono sopravvivere solo la speranza e la virtù… Che la città e la campagna, allarmate da un pericolo comune, si sono unite per affrontarlo”.

America. Di fronte ai nostri pericoli comuni, in questo inverno dei nostri stenti, ricordiamo queste parole senza tempo. Con speranza e virtù, affrontiamo con coraggio le correnti ghiacciate, e sopportiamo quel che le tempeste ci porteranno. Facciamo sì che i figli dei nostri figli dicano che quando siamo stati messi alla prova non abbiamo permesso che questo viaggio finisse, che non abbiamo voltato le spalle e non siamo caduti. E con gli occhi fissi sull’orizzonte e la grazia di Dio su di noi, abbiamo portato avanti il grande dono della libertà e l’abbiamo consegnato intatto alle generazioni future.

Se volete vedere il video integrale di tutta la cerimonia di inaurazione del nuovo presidente andate qui.

Ecco il nuovo sito dove potremo seguire l’operato di Obama…
http://www.whitehouse.gov
:)

P.S. A breve farò partire il concorso per il Vaffanculo D’oro 2009.
Restate in ascolto ed iniziate a pensare i peggiori politici che abbiamo avuto nell’anno appena trascorso. Qui i vincitori dell’ edizione del 2008.

fonte: alessios4.blogspot.com » Vai al post originale

Gen 22


Oggi finalmente dopo una campagna elettorale durata due anni, Barack Obama verrà incoronato Presidente degli Stati Uniti d’America.

Non so se con lui le cose cambieranno molto, ma la speranza ci sta, questa è una prova seria per vedere se con l’attuale sistema politico americano le cose grazie ad un uomo possano cambiare o meno. Una prova per vedere se ancora questo sistema più essere efficace; vedremo se basterà un uomo ad evitare guerre per il petrolio ed altre assurdità, vedremo se servirà rivoluzionare tutto o se basterà un uomo speciale al potere. Obama io spero in te non essere l’ennesima delusione.

Nell’attesa di vederlo in azione, qui il programma della giornata che celebrerà il cambio di presidenza:

Alle 8.00 ora locale (le 14 in Italia) a Washington apriranno i cancelli della Federal Hall per l’insediamento del 44esimo presidente, dove a mezzogiorno in punto, come da tradizione, si chiuderà il capitolo di Bush e si aprirà l’era di Obama. Il presidente eletto giurerà pronunciando le 35 parole previste dall’articolo 2 della Costituzione americana alle quali aggiungerà “so help me God” (che Dio mi aiuti, ndr.) appoggiando la mano sulla Bibbia che fu del beneamato Abraham Lincoln, il presidente che costituisce un modello e fonte d’ispirazione principale per il nuovo inquilino della Casa Bianca: sarà Michelle Obama a sorreggerla.

Il primo appuntamento è alle 8.45 (ora locale, le 14.45 italiane), quando Barack Obama assisterà ad una funzione privata presso la Chiesa Episcopale di San Giovanni, che si trova proprio di fronte alla Casa Bianca, in Pennsylvania Avenue, ed è conosciuta proprio come ”la chiesa dei Presidenti”.

Alle 10.00 (le 16 in Italia) iniziano i festeggiamenti, con esibizioni della banda della Marina Usa e del Coro dei San Francisco Boys and Girls. Alla stessa ora Obama incontrerà alla Casa Bianca il presidente Bush ed insieme si recheranno al Campidoglio per le cerimonie inaugurali, che avranno inizio alle 11.30 (17,30).

L’introduzione è affidata alla senatrice democratica della California Dianne Feinstein. Seguiranno la preghiera del reverendo Warren e l’esibizione di Aretha Franklin. Poi il giuramento del vicepresidente Joe Biden, le performance dei musicisti Itzhak Perlman, Yo-Yo Ma, Gabriela Montero e Anthony McGill.

Alle 12 (le 18), il giuramento di Obama, subito dopo il discorso inaugurale del presidente. Poi, ci sarà la lettura da parte della poetessa afro-americana Elizabeth Alexander di un’ode, la benedizione del reverendo Lowery e l’esecuzione dell’inno nazionale da parte della banda della marina.

Alle 12.45 la scena che tanti attendono da mesi: Obama accompagnerà Bush alla cerimonia e poi, insieme alla famiglia e a quella di Biden, parteciperà ad un pranzo ospitato dal Congresso presso la Capitol Statuary Hall.

Alle 14 (le 20 in Italia) partirà la parata inaugurale, con il passaggio lungo Pennsylvania Avenue e l’ingresso alla Casa Bianca.

Tutta dedicata ai festeggiamenti la serata, cui Barack e Michelle daranno il via con il primo ballo, quello principale: il Neighbourhood Inaugural Ball, che inizia alle 7 di sera (l’1 del mattino) al Washington Convention Center. Aperto al pubblico, è un po’ il simbolo dell’impronta “democratica” della nuova presidenza. In serata il presidente pronuncerà un nuovo discorso.

Cliccando qui potrete assistere e commentare con altre persone tutto l’evento che inizierà alle ore 14 italiane.

Fonte: Repubblica.it

fonte: alessios4.blogspot.com » Vai al post originale

Gen 20

VISTO CHE SONO qui, posso anche ripescare questa vecchia storia che avevo scritto un paio di anni fa, quando ero appena tornato da un precedente giro al Walt Disney World Resort. Così, perché le cose migliori tanto uno le ha sempre già scritte…

fonte: antoniodini.blogspot.com » Vai al post originale

Gen 20

SONO IN FLORIDA, a Orlando, fino a mercoledì. Oggi è domenica. Martedì entra in servizio Barack Obama. Intanto, come nota anche Garry B. Trudeau con il suo Doonesbury, Bush si prepara a lasciare la Casa Bianca.

fonte: antoniodini.blogspot.com » Vai al post originale

Gen 20

Testi e immagini

Guerrilla Radio >> Il blog di Vittorio Arrigoni dell’ISM da Gaza

Electronic Intifada >> News e commenti in inglese

Free Gaza >> Comenti ed analisi

Palsolidarity >> Commenti ed analisi

Indymedia Israele >> News da chi si oppone alla guerra in Israele

Indymedia Italia >> Aggiornamenti continui in italiano da Gaza e sulle mobilitazioni contro la guerra

Video

Da Gaza >> Il video-blog in italiano di Stefano Savona, l`unica telecamera italiana all’interno della Striscia di Gaza

Repository di Al Jazeera >> I video sotto Creative Commons da Gaza

Rete delle Donne di Bologna

fonte: retedelledonnedibologna.blogspot.com » Vai al post originale

Gen 20

Titolo originale: Waltz with Bashir
Nazione: Francia, Germania, Israele, USA
Anno: 2008
Genere: animazione
Durata: 1h27m
Regia: Ari Folman
Sceneggiatura: Ari Folman
Fotografia: Yoni Goodman, Tomer Hanuka, David Polonsky
Musiche: Max Richter
Doppiatori: Gaetano Varcasia, Massimo Rossi, Franco Mannella, Angelo Maggi, Gianni Bersanetti, Pasquale Anselmo, Stefano De Sando, Paolo Marchese

Trama
Una notte, un vecchio amico racconta al regista Ari Folman un incubo che lo tormenta regolarmente nel quale 26 cani feroci lo inseguono, ogni notte. I due capiscono che c’è un legame tra l’incubo e la loro missione nell’esercito israeliano durante la prima guerra del Libano, all’inizio degli anni ‘80. Ari si accorge di non ricordare nulla di quel periodo della sua vita. Decide allora di rincontrare alcuni vecchi amici e compagni d’armi per scoprire la verità su quel periodo e su se stesso. Mano a mano che Ari va avanti con le ricerche, nella sua memoria cominciano ad emergere immagini oniriche e ricordi sommersi.

Recensione
Il protagonista di “Valzer con Bashir” è lo stesso regista Ari Folman che da giovane fu testimone come soldato del massacro di Sabra e Shatila, un’atroce vendetta della falange cristiano-maronita libanese nei confronti dei profughi palestinesi, secondo le autorità colpevoli dell’omicidio dell’eletto presidente Bashir Gemayel, nove giorni prima della sua ufficiale investitura.
Folman intraprende il suo viaggio da un incubo che sembra essere causato da qualcosa di reale accaduto anni addietro, ma del quale non ha alcun ricordo. Inizierà così una ricerca che da un lato cercherà di esorcizzare i fantasmi del passato e dall’altro sarà l’opportunità di commemorare un eccidio del quale l’esercito israeliano si rese complice assistendo senza intervenire. Un continuo intrecciarsi di realtà, ricordi e sogni legati da un filo molto sottile, realizzato attraverso una graphic novel caratterizzata sia di estremo realismo che di surreale incanto.
Un film di difficile lettura, per un pubblica di nicchia, gravato così com’è dell’ossessiva indagine non delle proprie colpe bensì delle proprie responsabilità, anche se “Valzer con Bashir” procede scorrevole grazie alla sua regia attenta e ritmata, e le scene di estrema lentezza appaiono appropriate per momenti di riflessione. Interessante è anche la colonna sonora: il film offre musiche che spaziano tra rock, punk e classica e le composizioni originali di Max Richter ricordano i primi Pink Floyd, in particolare nel sogno iniziale del film, accompagnato da una melodia ipnotica che dilata i sensi in un insieme di percezioni che si confondono tra reale ed allucinazione
Il video finale che ripropone le immagini televisive dei momenti dopo il massacro di Sabra e Shatila riconsegna alla realtà i fatti narrati attraverso la tecnica della graphic novel, in modo che chiunque possa davvero rendersi conto che la storia è davvero accaduta.
Al di là delle ottime qualità cinematografiche, “Valzer con Bashir” ha un’importanza sociale, al pari di film come “Schindler’s list”. Nel film di Steven Spielberg erano gli ebrei le vittime di atrocità, mentre in questo di Folman sono i palestinesi, a confermare che in guerra chiunque può essere una vittima o, peggio ancora, siamo tutti vittime. Un film disgraziatamente attuale.

Voto: 7,5

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by CINEMAeVIAGGI

fonte: amosgitai.blogspot.com » Vai al post originale

Gen 20

Titolo originale: id.
Nazione: USA
Anno: 2005
Genere: thriller
Durata: 1h25m
Regia: Wes Craven
Sceneggiatura: Carl Ellsworth
Fotografia: Robert D. Yeoman
Musiche: Marco Beltrami
Cast: Rachel McAdams, Cillian Murphy, Brian Cox, Jayma Mays, Angela Paton, Laura Johnson, Suzie Plakson, Max Kasch, Jack Scalia, Theresa Press-Marx, Robert Pine, Mary Kathleen Gordon, Loren Lester

Trama
Lisa è una giovane manager di un albergo di lusso. Durante un volo aereo dal Texas a Miami conosce Jackson, un uomo affascinante e tenebroso. Al principio tra i due sembra nascere qualcosa di interessante, ma Jackson ha ben altre intenzioni: il suo scopo è quello di uccidere un importante uomo politico ed obbligherà Lisa a collaborare con lui. Se la ragazza dovesse rifiutarsi, suo padre verrà ucciso. Lisa si ritroverà imprigionata a 30.000 metri di altezza e dovrà fare di tutto per evitare i piani terroristici di Jackson.

Recensione
Con il termine “Red eye” vengono soprannominati negli Stati Uniti quei voli notturni che fanno giungere i passeggeri a destinazione con gli “occhi rossi” dovuti alla stanchezza di una notte poco riposante. Wes Craven, storico autore di pellicole thriller/horror, decide di ambientare questa sua nuova storia principalmente su un volo aereo ed architetta una trama che nasce da uno spunto interessante. Quella che al principio si presenta come una possibile storia d’amore, destinata a consolidarsi durante un’intera nottata a bordo di un aereo, diventa ben presto un incubo che inghiottirà Rachel, la protagonista. A prima vista sembrano buone le basi per un ottimo thriller, purtroppo non è così e “Red eye” risulta soltanto un film stupido con una trama che procede senza senso tra le perplessità dello spettatore. Se nulla viene spiegato riguardo le motivazioni che si celano dietro quest’atto terroristico, è grave constatare che in realtà non si riesce a comprendere per quale strano motivo ci sia bisogno dell’intervento di Lisa per portare a termine questo crimine. I terroristi potuto trovare centinaia di modi alternativi di colpire il bersaglio e quello utilizzato risulta essere quello più complesso e meno plausibile. La sceneggiatura di Carl Ellsworth è il frutto del suo scadente curriculum che lo ha visto scrittore qualche episodio di telefilm (“Buffy la vampira”, “Xena la principessa guerriera”) risultando troppo superficiale e ricca di illogicità che un regista esperto come Wes Craven non doveva considerare valide per un suo film. Le turbolenze che si susseguono durante il volo, spunti che potevano rivelarsi utile per generare un po’ di tensione, vengono poco utilizzate dal regista, lasciando troppo presto il campo al tema terroristico. I due attori protagonisti, Rachel McAdams e Cillian Murphy non sfigurano nei loro ruoli, la prima ben determinata alla salvezza proprie e quella del padre ed il secondo si serve con successo del suo aspetto glaciale. Peccato che i due vengano ridicolizzati più volte raggiungendo l’apoteosi dello squallore nella sequenza in cui vengono alle mani, durante il quale non rimarremmo sorpresi di vedere piombare all’improvviso Jean-Claude Van Damme. Craven resta dunque al palo non mostrando in “Red eye” la firma di maestro che aveva caratterizzato le sue precedenti pellicole, anche quelle meno riuscite. Sprecato l’apporto sonoro di Marco Beltrami, ottimo compositore in numerose importanti pellicole. Insomma, se il precedente “Cursed - Il maleficio” era stato per il pubblico e per la critica una mezza delusione, con “Red eye” la delusione è totale. Meglio recuperare qualche vecchio buon film del regista di Cleveland per godersi davvero uno dei maestri del genere horror.

Voto: 3,5

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fonte: amosgitai.blogspot.com » Vai al post originale

Gen 20

di Uguale per Tutti

Oggi è stata scritta una delle pagine più buie della storia della magistratura italiana.

Riportiamo qui sotto la notizia con la freddezza di un lancio di agenzia.

Oggi due magistrati sono stati trasferiti e uno è stato addirittura sospeso dallo stipendio (misura che si comminava prima per condotte – E NON PER PROVVEDIMENTI - gravissime come una ipotesi di corruzione o simili) perché hanno scritto un provvedimento giudiziario che non è piaciuto al potere.

Come questo possa essere ritenuto compatibile con gli articoli 101 («i giudici sono soggetti soltanto alla legge») e 107 («i magistrati sono inamovibili») della Costituzione resta un autentico mistero.

Come una qualunque riforma fatta da Berlusconi possa porre l’indipendenza della magistratura in una condizione peggiore di quella in cui l’ha posta questo C.S.M. è un altro mistero.

L’effetto intimidatorio di questi provvedimenti su tutti i magistrati, che da domani, quando uno dei tanti avvocati/onorevoli in giro per i Tribunali o uno dei tanti capi di uffici giudiziari amici di questo o quel potente uomo politico li minacceranno rispetto al possibile contenuto di questo o quel provvedimento, si vedranno passare davanti l’immagine del Procuratore Apicella privato dello stipendio solo per il contenuto di un atto giudiziario da lui approvato, è evidente.

Cosa abbiano in comune con la maggior parte dei magistrati italiani quelli che stanno al C.S.M. e ai vertici dell’A.N.M. (che hanno applaudito sui giornali all’iniziativa del ministro Alfano) è difficile comprenderlo.

Da oggi, comunque, l’indipendenza dei magistrati, che è sempre stata compressa più di ogni altra cosa, non esiste più neppure formalmente.

Della democrazia in questo Paese non è rimasto più niente. Solo vuote parole per imbonire un popolo di sudditi.

E’ una notte profondissima. Abbiamo il cuore a pezzi e un dolore profondo nell’anima.

Non siamo stati capaci di difendere ciò per cui tanti sono morti.

Abbiamo tradito tutti i colleghi assassinati per non essersi piegati all’ingiustizia e Giorgio Ambrosoli e Guido Rossa e Vittorio Bachelet e ogni singolo poliziotto e carabiniere caduto in servizio e ogni onest’uomo che ha sacrificato il proprio interesse a quello di tutti.

Ci hanno consegnato un patrimonio di valori pagato con le loro vite e noi abbiamo permesso che fosse buttato via per le brame di potere di pochi.

La storia si incaricherà, come sempre, di farci pagare a caro prezzo questo tradimento.

da Ansa.it del 19 gennaio 2009

ROMA - E’ contenuto in una ventina di righe il dispositivo della decisione con la quale la sezione disciplinare del Csm ha disposto la sospensione dalle funzioni e dallo stipendio del procuratore di Salerno Luigi Apicella e il trasferimento dei suoi colleghi Dionigio Verasani e Gabriella Nuzzi, del pg di Catanzaro Enzo Jannelli e del suo sostituto Alfredo Garbati. “La sezione disciplinare del Csm, visti gli articoli 13, secondo comma e 22, primo comma del decreto legislativo 23 febbraio 2006 n. 109, in parziale accoglimento della richiesta del pg presso la Cassazione e del ministro della Giustizia dispone: - la sospensione cautelare facoltativa dalle funzioni e dallo stipendio nonché il collocamento fuori dal ruolo organico della magistratura del dott. Luigi Apicella, con corresponsione al medesimo di un assegno alimentare nella misura sancita dall’articolo 10, secondo comma del decreto legislativo n. 109 del 2006”; - il trasferimento cautelare provvisorio dei dottori Dionigio Verasani e Gabriella Nuzzi, sostituti procuratori della Repubblica presso il tribunale di Salerno all’attuale sede e dalla funzione requirente; - il trasferimento cautelare e provvisorio dei dottori Enzo Jannelli, procuratore generale della Repubblica presso la Corte di appello di Catanzaro e Alfredo Garbati, sostituto procuratore generale presso la Corte di appello di Catanzaro, dall’attuale sede e dalla funzione requirente”. La sezione disciplinare inoltre “rigetta la richiesta di trasferimento cautelare provvisorio dei dottori Domenico De Lorenzo, sostituto pg presso la Corte di appello di Catanzaro e Salvatore Curcio, sostituto procuratore presso il tribunale di Catanzaro, applicato alla procura generale presso la Corte di appello di Catanzaro”.

fonte: toghe.blogspot.com » Vai al post originale

Gen 20

di Luigi De Magistris
(Giudice del Tribunale di Napoli)

da Micromegaonline

L’altro giorno, in uno dei tanti viaggi tra Napoli e Catanzaro, ascoltavo la bellissima canzone di Francesco De Gregori e mi venivano in mente frammenti di storia scritti da magistrati della Repubblica italiana.

Pensavo al coraggio del Procuratore della Repubblica di Palermo, Gaetano Costa, che, da solo, si assunse la responsabilità di firmare degli ordini di cattura, al coraggio di Rosario Livatino ed Antonino Scopelliti che non piegarono la testa e decisero di esercitare il loro ruolo con rigore ed indipendenza, a quello di Paolo Borsellino che consapevole di quello che stava accadendo ai suoi danni cercava di fare presto per giungere alla verità e per comprendere anche le ragioni della morte di Giovanni Falcone e degli uomini della sua scorta.

Pensavo a quanta mafia istituzionale accompagna tanti eccidi accaduti negli ultimi trent’anni.

Pensavo a quello che sta accadendo in questi mesi in cui si consolidano nuove forme di “eliminazione” di magistrati che non si omologano al sistema criminale di gestione illegale del potere e che pretendono, con irriverente ostinazione, di adempiere a quel giuramento solenne prestato sui principi ed i precetti della Costituzione Repubblicana, nata dalla resistenza al fascismo.

Pensavo a quello che possono fare i singoli magistrati oggi per opporsi ad una deriva autoritaria che ha già modificato di fatto l’assetto costituzionale di questo Paese.

Pensavo a quello che può fare ogni cittadino di questa Repubblica per dimostrare che, forse, ormai, l’unico vero custode della Costituzione Repubblicana non può che essere il popolo, con tutti i suoi limiti.

In attesa di quel fresco profumo di libertà – del quale parla il mio amico Salvatore Borsellino e per il quale ci batteremo in ogni istante della nostra vita, in quella lotta per i diritti e per la giustizia che contraddistingue ancora persone che vivono nel nostro Paese – che ci farà comprendere quanto concreto sia il filo conduttore che accomuna i fatti più inquietanti della storia giudiziaria d’Italia degli ultimi 30 anni, non dobbiamo esimerci dall’evidenziare alcune brevi riflessioni.

In attesa dei progetti di riforma della giustizia (che mi pare trovano d’accordo quasi tutte le forze politiche) che sanciranno, sul piano formale, l’ulteriore mortificazione dei principi di autonomia ed indipendenza della magistratura, non si può non rilevare che i predetti principi – che rappresentano la ragione di questo mestiere che, senza indipendenza ed autonomia, è solo esercizio di funzioni serventi al potere costituito – sono stati e vengono mortificati proprio da chi dovrebbe svolgere le funzioni di garanzia e tutela di tali principi.

Dall’interno della Magistratura, in un cordone ombelicale sistemico di gestione anche occulta del potere, con la scusa magari di evitare riforme ritenute non gradite, si procede per colpire ed intimidire (anche con inusitata deprecabile violenza morale) chi, all’interno dell’ordine giudiziario, non si omologa, non intende appartenere a nessuno, non vuole assimilarsi alla gestione quieta del potere, ma rimane fedele ed osservante dei valori costituzionali di uguaglianza, libertà ed indipendenza che chi dovrebbe garantirne tutela – anche con il sistema dell’autogoverno – tende, in realtà, a voler governare, dall’interno, la magistratura rendendola, di fatto, prona ai desiderata dei manovratori del potere.

Ma non bisogna avere timore. La storia – ed ancora prima la conoscenza e la rappresentazione di fatti quando essi saranno pubblici – ci faranno capire ancor meglio di quanto tanti hanno già ben compreso, le vere ragioni poste a fondamento di prese di posizione anche di taluni magistrati (alcuni dei quali ritengono anche di svolgere una funzione di “rappresentanza”, in realtà, concretamente, insussistente).

Quello che rileva in questo momento e che mi pare importante è che, in attesa del fresco profumo di libertà, che spazzerà via alcuni protagonisti indecenti di questo periodo, ogni magistrato abbia un ruolo attivo, non si disorienti, diventi attore principale – nel suo piccolo ma nella grande “forza” di questo mestiere che richiede oneri prima ancora che onori – della salvaguardia dei valori costituzionali.

Ognuno di noi, chi ha deciso di fare questo lavoro con amore, passione e forte idealità, ha un luogo, interno alla propria coscienza, al proprio cuore ed alla propria mente, dal quale attingere forza e determinazione nei momenti bui. E’ questa l’ora delle risorse auree: se insieme sapremo esercitare le nostre funzioni in autonomia, libertà, indipendenza, senza paura di essere eliminati da intimidazioni istituzionali o da “clave” disciplinari utilizzate in violazione della Costituzione Repubblicana.

Per me, le riserve energetiche sono state e sono tuttora, soprattutto, le immagini di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, anche perché nei giorni delle stragi mafiose – con riferimento alle quali attendiamo verità e giustizia anche per le complicità sistemiche intranee alle Istituzioni – avevo appena consegnato gli scritti nel concorso in magistratura. Quando Antonino Caponnetto disse che tutto era finito, nel mio cuore ed in quello di molti altri magistrati è scattata una molla per dimostrare che non doveva essere così, che, invece, bisogna lottare e non mollare mai. Anche nella certezza di poter morire - come diceva Paolo Borsellino nella consapevolezza che tutto potesse costarci assai caro – vi sono magistrati che ogni giorno cercano di applicare, nei provvedimenti adottati, il principio che la legge è uguale per tutti.

Da quando le organizzazioni mafiose hanno dismesso la strategia militare di contrasto ed eliminazione dei rappresentanti onesti e coraggiosi delle Istituzioni, il livello di collusione intraneo a queste ultime si è consolidato enormemente, tanto da rappresentare ormai quasi una metastasi istituzionale che conduce alla commissione di veri e propri crimini di Stato. Questo comporta che oggi dobbiamo difendere, ogni giorno e con i denti, la nostra indipendenza e l’esercizio autonomo della giurisdizione – nell’ossequio del principio costituzionale sancito dall’art. 3 della Costituzione – anche da veri e propri attacchi illeciti, talvolta condotti con metodo mafioso, provenienti dall’interno delle Istituzioni.

Che può fare, allora, un magistrato? Che può fare un Uditore Giudiziario che a febbraio prenderà le funzioni giurisdizionali? Che può fare un Giudice civile? Che può fare un Giudice del Tribunale del Riesame? Che può fare un Giudice del settore penale? Che può fare un Pubblico Ministero? Che possiamo fare quelli di noi che non si piegano al conformismo giudiziario? Che possiamo fare quelli che vogliono esercitare solo questo lavoro con dignità e professionalità, senza pensare a carriere interne o esterne all’ordine giudiziario?

Credo che la ricetta è semplice, anche se sembra tutto così complicato in questo periodo così buio per la nostra Costituzione per la quale non dobbiamo mai smettere di combattere: si deve decidere senza avere paura – innanzi tutto di chi dovrebbe tutelarci e che si dimostra sempre più baluardo di certi centri di interessi e poteri, nonché fonte di pericolo per l’indipendenza del nostro stupendo lavoro –, senza pensare a valutazioni di opportunità, senza scegliere per quella opzione che possa creare meno problemi, decidere nel rispetto delle leggi e della Costituzione, pronunciarsi nel segno della Verità e della Giustizia.

In tal modo, avremmo adempiuto, con semplicità e nello stesso tempo con coraggio, al nostro mandato, la coscienza non si ribellerà con il trascorrere del tempo, magari potremmo anche capitolare, ma, come dice Salvatore Borsellino, lo avremmo fatto senza “esserci venduti”. Non avremo svenduto la nostra indipendenza, non avremo piegato la nostra coscienza, non avremo abdicato al nostro ruolo, non avremo abbassato la testa: ci ritroveremo con la schiena dritta, con il morale alto, con il rispetto di tutti (anche dei nostri avversari).

Questo ci chiedono le persone oneste: di non “consegnarci” e mantenere alto il prestigio dell’ordine giudiziario in un momento in cui la questione morale assume connotati epidemici anche al nostro interno. Non bisogna avere paura di un potere scellerato che pretende di opprimere la nostra libertà ed il nostro destino.

Ai giovani colleghi mi permetto, con umiltà e per l’immenso amore che preservo per questo lavoro, di esortarli a non temere mai le decisioni giuste e di perseguire sempre la strada della giustizia e della verità anche quando questa può costare caro. Io ero consapevole che mi avrebbero colpito e che mi avrebbero fatto del male, ma non ho mai piegato, nemmeno per un istante, il percorso delle mie scelte ed oggi mi sento, come sempre, sereno, ricco di energie, molto forte, perché dentro il mio cuore e la mia mente sono consapevole di aver espletato ogni condotta nell’interesse della Giustizia e nel rispetto delle leggi e della Costituzione Repubblicana.

Non ascoltate quelle sirene, anche interne alla nostra categoria, che vi inducono – magari in modo subdolo e maldestro – a piegare la testa in virtù di una pseudo-ragion di stato che consisterebbe nel pericolo imminente di riforme sciagurate, per evitare le quali dobbiamo, strategicamente, “girarci” dall’altra parte quando ci “imbattiamo” nei c.d. “poteri forti”. Le riforme – anzi le controriforme – ci saranno comunque, forse saranno terribili, ma almeno non dobbiamo essere noi a dimostrarci timorosi e con le gambe molli, malati, come diceva Piero Calamandrei, di agorafobia.

L’indipendenza si difende senza calcoli e ad ogni costo, l’amore della verità può costare l’esistenza.

Ed essa si difende anche da chi la mina, in modo talvolta anche eversivo, dal nostro interno. Nella mia esperienza gli ostacoli più insidiosi sono sempre pervenuti dall’interno della nostra categoria: non sono pochi i magistrati, oramai, pienamente inseriti in un sistema di potere criminale che reagisce alle attività di controllo e che si muove, dal sistema, per evitare che sia fatta verità e giustizia su tanti fatti criminali inquietanti avvenuti nella storia contemporanea del nostro Paese.

Sono convinto che la magistratura non soccomberà definitivamente solo se saprà ancora esercitare la sua funzione senza paura, ma con coraggio, nella consapevolezza che anche da soli, nella solitudine propria della nostra funzione, quando ognuno di noi deve decidere e mettere la firma sui provvedimenti, e, quindi, valutare fatti e circostanze, lo farà senza farsi intimidire dalle conseguenze del suo agire.

La paura rende gli uomini schiavi, così come le decisioni dettate con un occhio a carriere e posti di comando sono destinate a mortificare le funzioni prima ancora che rendere indegne le persone che le rappresentano.

Quindi, in definitiva, la storia la dobbiamo scrivere anche noi, nel nostro piccolo mondo, pur nella consapevolezza che alcuni di noi pagheranno un prezzo ingiusto e magari anche molto duro, ma questo è per certi versi ineluttabile quando si è deciso di svolgere una funzione che ci impone di difendere, nell’esercizio della giurisdizione, i valori di uguaglianza, libertà, giustizia, verità, quali effettivi garanti dei diritti di cui i cittadini, ed in primis i più deboli, ci chiedono concreta tutela.


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Gen 20

di Stefano Zan
(Docente di Teoria delle organizzazioni Università di Bologna)

da Corriere della Sera del 19 gennaio 2009

La deriva correntizia, che alcune recenti ipotesi di riforma del Consiglio superiore della magistratura vorrebbero eliminare, non è la causa (principale) bensì la conseguenza di un problema ben più profondo e radicato che potremmo definire (con Max Weber) il dilettantismo.

I compiti principali del Csm sono di gestione e organizzazione della componente togata del sistema giudiziario.

Il Csm cioè si occupa dell’ organizzazione degli uffici, della valutazione dei magistrati, della loro carriera, della nomina dei direttivi e dei semi direttivi, di formazione, di permessi e autorizzazioni di varia natura, oltre che di provvedimenti disciplinari avendo a riferimento, i 27 consiglieri, circa 20.000 «dipendenti» tra magistrati ordinari, onorari e giudici di pace.

In altri termini una vera e propria direzione «sviluppo organizzativo e risorse umane» che nelle organizzazioni normali è presidiata da specialisti appositamente formati.

Chi sono, in termini idealtipici, i componenti del Csm, togati e non (esclusi i membri di diritto)?

I magistrati eletti nel Csm di norma sono figure relativamente giovani, a metà carriera, che non ricoprivano incarichi direttivi (presidente di tribunale o di sezione), quindi senza alcuna esperienza-capacità riconosciuta di gestione degli uffici giudiziari, però attivi prima nella propria corrente e poi nell’Associazione nazionale e che, dopo una lunga e impegnativa campagna elettorale, hanno ottenuto i voti sufficienti.

I membri laici si distinguono in due categorie fondamentali: avvocati-professori esperti di materie giuridiche, e politici momentaneamente senza posto.

Anche i laici quindi arrivano al Csm senza alcuna specifica competenza «gestionale» e senza particolari skill sulla valutazione, sulla formazione, sulla organizzazione degli uffici, etc.

Tutti (laici e togati) tecnicamente dilettanti, direbbe Weber, che però devono decidere su come si organizzano uffici giudiziari che non hanno mai gestito, devono decidere chi andrà a fare il capo degli uffici selezionando sempre persone più anziane ed esperte di loro (cosa che non avviene in nessuna organizzazione al mondo), devono definire i criteri di valutazione per la carriera di tutti i magistrati.

Ma il dilettantismo è talmente radicato che si riverbera in mille altre direzioni.

Lo ritroviamo nell’organizzazione interna del Consiglio.

Le presidenze delle Commissioni consiliari (e in gran parte anche la loro composizione) cambiano ogni anno per essere certi che non si sviluppi alcun processo di apprendimento organizzativo.

Ogni 4 anni il Consiglio viene ricostituito in toto per essere sicuri che il processo di apprendimento ricominci da zero e che non vi sia alcuna forma di valorizzazione di quanto fatto dal Consiglio precedente.

D’altra parte non può essere certo la tecnostruttura a mantenere la «memoria storica» dell’ente perché su un centinaio di dipendenti «amministrativi» ci sono 28 autisti e una settantina di impiegati.

Mi pare di avere dimostrato a sufficienza che il dilettantismo sia la caratteristica dominante del sistema che trova le sue radici nel principio che qualsiasi magistrato in quanto tale può sempre svolgere al meglio qualsiasi compito (non giudiziario) che si trovi a dover affrontare.

Le conseguenze di questo assunto dominante sono molteplici.

Intanto moltissimi magistrati fanno sforzi sovrumani per acquisire rapidamente quelle competenze (gestionali, organizzative, statistiche, informatiche, formative, etc.) che non hanno, ma che capiscono essere utili per la loro attività. Ovviamente anche questo lo fanno da dilettanti.

I componenti del Consiglio lavorano moltissimo, ma, lavorando male e avendo un supporto dalla tecnostruttura esclusivamente segretariale, producono poco.

Quando proprio non ce la fanno ad affrontare un problema nominano una commissione composta da altri magistrati che, per quanto si impegnino con coscienza, sono e restano dei dilettanti.

Infine, e qui torniamo al punto di partenza, avendo il potere, ma anche il dovere di assumere decisioni importanti, non potendo ancorare le loro decisioni a specifici sistemi di competenza nel merito assumono, come parametro di riferimento, l’appartenenza e, quindi, oggi, la corrente.

La conseguenza più grave è che il principio costituzionale sacrosanto dell’autogoverno rischia in questo modo di degenerare in semplice autogestione della cosa pubblica.

Il dibattito politico sulla riforma del Csm non si occupa di queste cose e le soluzioni proposte rischiano di non risolvere in alcun modo il problema.

Ammesso e non concesso che si riescano a eliminare le correnti con qualche nuovo meccanismo elettorale, l’assenza di competenze porterà comunque a privilegiare appartenenze claniche che non avranno nemmeno il pregio attuale della trasparenza e della pubblicità.

Con la riforma alcune indicazioni di massima andrebbero comunque perseguite.

Intanto un forte decentramento delle attività routinarie del Csm. Non si possono gestire 20.000 fascicoli personali da Roma.

In secondo luogo la costruzione di una qualificata e professionale tecnostruttura permanente del Csm.

Una diversa organizzazione delle commissioni, del loro lavoro e del loro rapporto con il plenum.

Una scadenza parziale dei consiglieri in tempi diversi.

L’immissione di competenze altre: non solo giuridiche ma anche «gestionali» da ricercare sia tra professionisti ed esperti ma, soprattutto, tra magistrati che hanno dimostrato sul campo le loro capacità.

Per intenderci figure come il procuratore di Bolzano, il presidente di Torino, l’ex capo dipartimento dell’organizzazione oggi, con le logiche vigenti, non potrebbero entrare nel Csm.

Il paradosso è che qualcuno di loro ci è stato, ma tanti anni fa, quando era … un dilettante.

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Gen 20

CittaInsieme e
CittaInsiemeGiovani
(*)

Forse Piercamillo Davigo ha ragione quando dice che “in Italia delinquere conviene”

Il precedente che vede soggetti a vario titolo implicati in vicende giudiziarie intenti a moralizzare il mondo della politica e dell’imprenditoria dai pericoli della criminalità organizzata (ma pare non quella individuale) è recente e altrettanto tragicomico.

Iniziò nel 2006 il centro-sinistra che, in probabile difficoltà nel coprire gli organici, affidò a pregiudicati del calibro di Cirino Pomicino (curriculum: una condanna definitiva a 1 anno e 8 mesi per finanziamento illecito, un patteggiamento a 2 mesi per corruzione) e Alfredo Vito (curriculum: condannato definitivamente a 2 anni per corruzione) l’importante scranno alla commissione parlamentare antimafia.

L’idea, geniale nella sua originalità, costituì l’applicazione pratica dell’assioma assai in voga negli ultimi anni nel mondo della politica: “i reati degli altri sono sempre i più gravi”.

Non sortendo l’esito sperato però i due sparirono dalla nuova commissione targata Pisanu, lasciando un vuoto incolmabile.

La pensata però sembra essere piaciuta all’Ars [l’Assemblea Regionale Siciliana] che dal 1991 ha visto nella commissione antimafia un vantaggioso moltiplicatore di “poltrone” che nell’isola si sa, non sono mai abbastanza.

Nonostante l’eccellente lavoro svolto dall’ultima composizione presieduta da Calogero Speziale (Pd) che ha sollecitato l’autorevole legge regionale 15/2008 (Misure di contrasto alla criminalità organizzata), dell’onorevole compito di “indagare sulle attività dell’amministrazione regionale e degli enti sottoposti al suo controllo, sulla destinazione dei finanziamenti erogati e sugli appalti” nonché di assumere “ogni altra iniziativa di indagine e proposta per il migliore esercizio delle potestà regionali in ordine al fenomeno mafioso in Sicilia” sono state incaricate anche vecchie conoscenze dei tribunali isolani.

Stiamo parlando di Salvino Caputo (Pdl), imputato per falsa testimonianza a favore dell’ex presidente Cuffaro (condannato in 1° grado a 5 anni e 6 mesi ed all’interdizione perpetua dai pubblici uffici per favoreggiamento personale semplice e rivelazione di segreto d’ufficio, e dunque capolista Udc al Senato per la Sicilia) e Orazio D’Antoni (Mpa), ex assessore del comune di Catania condannato in 1° grado per abuso d’ufficio a 2 anni e 2 mesi nello stesso processo che vedeva imputati l’ex sindaco Scapagnini (promosso anch’egli per meriti penali) più mezza giunta comunale.

Tutti presunti innocenti fino a giudizio definitivo e anche fino al giudizio divino qualora quello umano dovesse concludersi con una condanna.

Ci si chiede a questo punto come potrà la commissione svolgere la propria attività di repressione del fenomeno senza provare nessun turbamento se nello scacchiere dell’antimafia a muovere le pedine troviamo abili pensatori che si distinguono dall’avversario solo per il titolo di reato imputato.

Se è vero che la Costituzione formalizzando un’importante regola morale enuncia che tutti si presumono innocenti fino a giudizio definitivo, è altrettanto moralmente corretto sostenere che i membri di ogni commissione anticrimine, non solo antimafia, debbano essere essi stessi scevri anche dal più piccolo sospetto.

Per due motivi: da un lato si evita di svilire agli occhi del singolo il lavoro dell’intera commissione, che potrebbe essere equivocato come il mascheramento di secondi fini o come azioni di puro marketing elettorale, dall’altro per venire incontro all’interesse del componente che nella sua veste di imputato finirebbe con il sottrarre tempo ed energie utili per dimostrare la sua innocenza in un giudizio che nel perdurare arreca seri danni all’immagine che rischiano di stabilizzarsi nel caso sopravvenga la prescrizione (che non equivale alla sentenza di assoluzione).

Più un’ulteriore ragione dettata da esigenze di trasparenza, buon andamento e opportunità che verrebbero meno qualora dovesse intervenire una condanna definitiva, con il conseguente e solito terremoto politico che spinge i meno accorti sulle risibili posizioni di mai provati (nel processo) “teoremi giudiziari”.

E allora, così come accade nelle democrazie liberali dell’Europa continentale e del nord America, dove ben chiaro è il concetto di presunzione di innocenza, i rappresentanti politici sotto inchiesta, se da un lato non è possibile escluderli dall’assemblea elettiva perché così han deciso gli elettori, seppur con il concorso esterno dei partiti che li hanno candidati, dall’altro lato, avendo a mente il delicatissimo ruolo che vanno a ricoprire, dovrebbero perlomeno essere tenuti lontani dai gangli del potere in attesa di una sentenza assolutiva (e non prescrizionale) che dissipi ogni dubbio.

CittàInsieme – CittàInsiemeGiovani

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(*) CittàInsieme è un movimento che da moltissimi anni costituisce uno dei principali riferimenti della società civile a Catania.

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Gen 20

Se lo cercate in libreria, l’ultimo libro di Rita Levi-Montalcini intitolato “LE TUE ANTENATE” non lo troverete tra i best sellers.

Dirigetevi piuttosto tra le letture per ragazzi, anche se, come specifica la quarta di copertina, il libro andrebbe consigliato a tutti: dai 13 ai 99 anni. Perchè pochi conoscono la storia di queste donne che hanno rivoluzionato interi campi del sapere umano, spesso senza alcun riconoscimento.

99 sono proprio gli anni del nostro Premio Nobel per la medicina. Rita Levi-Montalcini è nata infatti a Torino nel 1909 e alla fine degli Anni Trenta fu costretta alla clandestinità per sfuggire alle leggi razziali. Solo poco prima le era stato impedito di frequentare i laboratori, e così con l’attenzione tutta rivolta alla sua ricerca, si era costruita un laboratorio in casa, acquistando gli strumenti per lavorare con grandi difficoltà e sacrifici.

Dopo “Eva era africana”, questa è la seconda opera dedicata espressamente a ragazze e ragazzi, ma da leggere anche quando si è adulti. Scritto in collaborazione con Giuseppina Tripodi, sua assistente da 40 anni.

In LE TUE ANTENATE si narra infatti della determinazione di donne che hanno dovuto lottare contro i pregiudizi e il maschilismo per poter studiare ed entrare nei laboratori. Non dimentichiamo infatti che le donne non erano ammesse nelle Università europee fino al secolo scorso (Mileva Maric, la moglie di Einstein ne e una prova) che l’Università di Princeton fu aperta alle donne solo nel 1968 (!) e che l’ultima università ad ammetterle è stata Cambridge, e che fino al 1995 non c’era, sempre a Princeton, un full professor donna. E che nella civilissima Europa, un paese come la Svizzera estese il voto alle donne solo nel 1971!

Sono cose che i giovani non sanno, non conoscono, ma che dovrebbero capire per comprendere che i pregiudizi si nascondono nelle pieghe dell’ignoranza.

Se chiediamo a chiunque di ricordare più di 3 nomi di scienziate italiane donna sfido chiunque a portare alla mente i nomi: Rita Levi-Montalcini, Margherita Hack, qualcuno arriva alla Maria Montessori (complice magari un recente sceneggiato). Eppure nomi come Elena Cornaro Piscopia, Laura Bassi, Maria Gaetana Agnesi, Rosa Luxemburg pochi se li ricordano.

Quanti conoscono ad esempio il nome dell’italiana Elena Cornaro Piscopia? Eppure divenne famosa in tutta europa per la sua erudizione. Nel 1978 fu nientemeno che la prima donna al mondo ad ottenere una laurea! Già solo questo particolare meriterebbe di essere ricordato.

E che dire di Laura Bassi? Fu la seconda laureata e la prima docente universitaria della storia italiana. Un mostro di scienza, che nonostante i suoi otto figli condusse un intensa attività accademica, stabilendo contatti con i più famosi scienziati dell’epoca, da Volta a Voltaire. In quanto donna non poteva tenere lezioni pubbliche

Altro grande nome della storia italiana fu Maria Gaetana Agnesi, dotata di una intelligenza superiore, tanto che appena a 17 anni scrisse il suo primo testo sull’analisi delle sezioni coniche.

Ma vi si narra anche di donne determinate, come Sophie Germain, che ritenendo la matematica una scienza per cui valesse la pena lasciarci la vita, siccome le ragazze erano escluse dalla Ecole Polytechnique destinata alla formazione degli scienziati, assunse una identità maschile con il nome di Antoine-Auguste Le Blanc. La sua storia è così affascinante da poterci ricamare la trama di un film. Infatti uno dei massimi matematici dell’epoca (il torinese Lagrange) fu talmente impressionato dai suoi lavori che chiese di incontrare uno studente tanto dotato. Cosa accadde dopo? Non ve lo riveliamo per lasciarvi da soli gustare la storia di questa vita di eccellenza.

Il libro si conclude con la vita di scienziate moderne: la nostra Margherita Hack fino ad arrivare all’astrofisica Jocelyn Bell Burnell (1943), uno dei tanti Nobel negati perché donna (il premio venne consegnato al suo docente per la scoperta di una stella di Neutroni rotante, nonostante la scoperta fosse sua). O la storia della vita di Rebecca Cann (1951), la scopritrice attraverso la ricostruzione dell’albero evolutivo tramite il DNA mitocondriale della cosiddetta “Eva africana”.

Già, perché una particolarità del DNA mitocondriale è che si trasmette solo per via materna. Cioè una ricerca a ritroso che è possibile fare solo per le donne, e che prova che tutta l’umanità ha i propri antenati in Africa. Anzi: le proprie antenate!

Rita Levi-Montalcini con Giuseppina Tripodi
Le tue antenate
Donne pioniere nella società dall’antichità ai giorni nostri.
Gallucci
13 euro

fonte: www.gravita-zero.org » Vai al post originale

Gen 20


Sabato 17 gennaio, al Centro Congressi della Regione Piemonte, si è svolto il convegno “Eccellenze al Femminile“, dove si sono confrontate con il pubblico 14 donne eccellenti ognuna con un’esperienza professionale davvero unica ed estremamente positiva!

Questo “Innovative Day” dedicato appunto alle “eccellenze al femminile” e sviluppato sotto il cappello del Lions Club Torino Cittadella con il patrocinio di Regione Piemonte, CNA Torino, CNA Impresa Donna e Apid - imprenditoria donna, è stato davvero “speciale” e “innovativo”.

Foto: Enrico Miglino - contesti.eu

“Speciale” perché il tema delle eccellenze al femminile può portare nuovi e concreti stimoli a una società sempre più demotivata, preoccupata dell’invecchiamento e spaventata dai giovani immigrati. Cosciente di un mondo che “deve” cambiare ma ancora troppo miope per guardare lontano.

“Innovativo” perché è nato e si è sviluppato, come e forse più degli Innovative Day precedenti, in Rete.


Nessun albero è stato abbattuto per produrre inviti, divulgare manifesti e diffondere volantini così come nessun furgone si è spostato per distribuirli. Il risultato è stato notevole perché, a oggi, oltre 650 persone si sono iscritte al gruppo Facebook e più di 100 al social network Ning. Tutto ciò ha portato quasi 200 persone “fisicamente” al convegno in un gelido sabato mattina torinese!

Da sin: la dr.ssa Ada Guglielmino (direttore di The Daily Bit), Prof. Elena Cattaneo, Università di Milano), Vittoria Colizza, Ph.D (Researh Scientist all’ISI)

Da sin: dr.ssa Maria Rosa Menzio (Teatro e Scienza), dr.ssa Federica Garbolino (coreconsulting.it)


Da Sin: Prof. Massimo Giordani (Presidente Lions Club Torino Cittadella, dr.ssa Ada Guglielmino, Prof. Elena Cattaneo, Vittoria Colizza Ph.D.)

Per i contenuti, veramente ricchi, rimandiamo agli atti che saranno disponibili sul nostro sito Gravità Zero e sul sito www.eccellenzealfemminile.org, in questa sede ci limitiamo a ringraziare:

- tutte le relatrici, molte delle quali sono arrivate a Torino appositamente accollandosi molte ore di viaggio per portare il loro contributo;

- il Presidente del Lions Club Torino Cittadella, Massimo Giordani, che oltre ad avere creduto e voluto profondamente questa iniziativa è stato anche chairman della prima parte del convegno;

- la coordinatrice della tavola rotonda, l’infaticabile Ada Guglielmino;

- l’”uomo dei social network”, Fabrizio Bellavista validamente aiutato da Viviana Verin;

- tutta la squadra che ha curato la parte delle videointerviste capitanata da Max Judica Cordiglia, Enrico Miglino e con Guido Cappio;

- lo staff di volontari che ha curato il servizio di accoglienza e di documentazione: Mario, Simona, Anna;

- l’amico Alessio Stefanoni, dell’Ufficio stampa CNA che ha supportato ogni nostra iniziativa con grande entusiasmo ed energia;

- i media partner, Galileo - giornale di scienza e problemi globali, Gravità Zero - blog di divulgazione scientifica, TheDailyBit, rivista indipendente di tecnologie infotelematiche, conTESTI.eu;

- l’Antica torrefazione del Centro e l’acqua Lauretana che ci hanno dissetati;

- il pubblico e tutti gli iscritti ai social network che, con i loro suggerimenti, pensieri, commenti e critiche hanno fatto crescere l’idea di un piccolo convegno sino a trasformarla in qualcosa di “vivo” che proseguirà oltre la data del 17 gennaio;

- e infine, promotori di questo “progetto”, il mondo lionistico: Maria Elisa Demaria, Governatore del Distretto Lions 108ia1 che non solo ha creduto nel progetto sin dall’inizio ma che portato un reale contributo personale così come le presidenti del LC Moncalieri Castello, Carla Bellora, del LC Torino Monviso, Daniela Baggi, del LC Torino Sabauda, Renato Florian, del LC Valentino Futura, Gabriella Bisio e del Leo Club Torino Cittadella, Ilaria Arcangeli.

Per chiudere, mi sembra il caso di apprezzare lo splendido video di Alicia Keys dedicato alle donne: Superwoman, di cui abbiamo parlato qui e qui.


Foto: Enrico Miglino - contesti.eu

fonte: www.gravita-zero.org » Vai al post originale

Gen 20

Benvenuti alla rubrica divertente domenicale.

Questo fine settimana il video da me scelto è un “viaggio nel tempo” effettuato nella trasmissione Ciao Darwin tratto dalla sfida Belli VS Brutti.

In alto la prima parte, qui sotto la seconda.

Post simili:
Video Eva Henger, Laurenti e Bonolis
Tira e Molla: Fratelli Capone INTEGRALE

fonte: alessios4.blogspot.com » Vai al post originale

Gen 18

VADO UN ATTIMO a Orlando, in Florida e torno settimana prossima. Pensavo di andare con Cai-Alitalia, ma a quanto pare volo Delta, passando da Atlanta con il vecchio DL75. Vabbé, vediamo almeno se a Malpensa c’è qualche altro passeggero oltre me: a sentire il trittico Moratti, Penati e Formigoni, dovremmo esserci solo io e l’addetto al check-in…

fonte: antoniodini.blogspot.com » Vai al post originale

Gen 18


Mercoledì 21 gennaio dalle 17 alle 19 saremo in piazza, donne singole, di associazioni, della rete delle donne, per tentare di far sentire la nostra vicinanza e sorellanza alle donne di gaza così drammaticamente colpite dal massacro portato avanti dall’esercito israeliano, per esprimere il nostro BASTA AL MASSACRO, la nostra volontà di chiedere che lo stato israeliano sia chiamato a rispondere davanti al tribunale internazionale per i crimini di guerra e contro i diritti umani che ha compiuto e sta compiendo in nome di una fantomatica sicurezza mentre nega dignità alla popolazione palestinese e infligge a donne e uomini, bambine e bambini, umiliazioni e violenze infinite, sradica ulivi, ruba terra ogni giorno di più, costruisce muri, check point dove nega il passaggio verso un ospedale e costringe le donne a partorire dietro un masso senza curarsi se questo procurerà la morte della madre o del neonato o di entrambi. C’è un’opposizione in Israele composta da donne e uomini che dedicano la maggior parte del loro tempo a manifestare, a compiere piccoli e grandi atti definiti di “tradimento dello stato ebraico”, a cercare di impedire soprusi, a difendere legalmente i palestinesi, a lottare accanto ai palestinesi, a chiedere che si metta fine al massacro, siamo qui anche per sostenere questa opposizione che per quanto minoritaria, fa tutto quello che è possibile fare continuando a ripetere che bisogna cessare l’occupazione dei territori oltre che smettere di massacrare la popolazione di Gaza. Se guardiamo l’evolversi negli anni della carta geografica del territorio Israelo palestinese, con il progressivo ridursi dei territori dove i palestinesi possono vivere come in bantustan , vediamo chiaramente “Chi vuole mandare via chi” Lo stato israeliano esiste ed è riconosciuto dal mondo benché non fa hamas mentre lo stato palestinese senza la restituzione dei territori rubati non potrà mai esistere. Siamo qui anche per denunciare le menzogne della maggior parte della stampa e dei media italiani che operando autocensura preventiva,si schierano con Israele dimostrando una mancanza di umanità e ormai una assuefazione alla menzogna che fa veramente orrore, il giornalismo crediamo debba essere un’altra cosa, un massacro è un massacro non è né una guerra, né un conflitto. Siamo qui anche per denunciare l’uso ancora una volta interno che la politica italiana fa della questione di gaza mettendo in evidenza tutto il suo cinismo e la sua amoralità, qualche esempio positivo di impegno e generosità non fa altro che mettere maggiomente in evidenza la pochezza generale ed i giochi di potere che prevalgono. Siamo inoltre qui per denunciare lo scarso coraggio dell’Europa, di fronte all’ingiustizia fatale di quanto accade a Gaza, meno male che per iniziativa di Luisa Morgantini e altri parlamentari si sta rallentando l’iter della procedura di perfezionamento dei rapporti con Israele che avrebbe dovuto rafforzare ancora di più i legami prima di tutto economici e poi politici che legano con nodi strettissimi l’Europa e Israele. Siamo qui per dire che bisogna inventare sempre nuove forme di lotta per dire no alla violenza, perché si metta fine alla mattanza avviando un vero cammino di pace che riconosca l’esistenza e la dignità di tutti.Rete delle Donne di Bologna

fonte: retedelledonnedibologna.blogspot.com » Vai al post originale

Gen 18

Da oggi è possibile ammirare alcuni capolavori del museo del Prado (Madrid) trovandosi comodamente seduti di fronte al monitor di un PC. E’ il team di Google, mai soddisfatto delle meraviglie tecnologiche sfornate di continuo, a permettere tutto ciò: 14 capolavori della collezione presente nelle gallerie del Prado sono disponibili nel programma “Google Earth” ad una risoluzione di 14 Gigapixel, 1400 volte più definite rispetto ad fotocamera digitale da 10 megapixel. Il Prado e Google hanno commissionato il lavoro ad una società madrilena, la “Mad Pixel”, che durante un periodo di tre mesi ha scattato 8200 immagini in totale, prendendo in esame pochi centimetri di quadro alla volta, fino a ricostruire in studio l’intere opere.
“La fucilazione del 3 maggio” di Goya, “Cardinale” di Raffaello, “Immacolata Concezione” del Tiepolo, “Il Giardino delle delizie” di Bosch, Le tre Grazie” di Rubens sono solo alcuni dei capolavori zoomabili fin nei minimi dettagli, potendo ammirare così particolari delle opere difficilmente apprezzabili normalmente. Attraverso modelli in 3D sarà inoltre possibile camminare per le stanze del museo. Per poter accedere alle opere, una volta scaricato “Google Earth”, è sufficiente selezionare “palazzi in 3D” dal pannello a sinistra “Google Earth” e digitare “Prado” nella finestra di ricerca.
Pur apprezzando il lavoro effettuato, bisogna però sempre considerare che la visione dal vivo e quella davanti al PC sono due cose completamente diverse. L’atmosfera di un museo e la possibilità di muoversi, osservare da diversi punti le opere non potranno mai essere riprodotte sul monitor di un PC.
Questa la lista delle opere del museo del Prado disponibili su “Google Earth”:

“Las Meninas” di Velazquez
“La fucilazione del 3 maggio” di Goya
“Il cavaliere della mano sul petto” di El Greco
“Il sogno di Giacobbe” di Ribera
“Annunciazione” del Beato Angelico
“Immacolata Concezione” del Tiepolo
“Cardinale” di Raffaello
“L’imperatore Carlo V” di Tiziano
“Crocifissione” di Juan de Flanders
“La discesa dalla Croce” di Roger van der Weyden
“Artemisia” di Rembrendt
“Il Giardino delle delizie” di Bosch
“Autoritratto” di Dürer
“Le tre Grazie” di Rubens

Segue il video sul lavoro effettuato dalla “Mad Pixel” ed un esempio di utilizzo di “Google Earth”:

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fonte: amosgitai.blogspot.com » Vai al post originale

Gen 18

di Marco Travaglio
(Giornalista)

da L’Unità del 16 gennaio 2009

Proseguono i festeggiamenti vespiani per il 90° compleanno del prescritto Andreotti.

Non contento di avergli regalato due ore di cosiddetto servizio pubblico senza contraddittorio, l’insetto scrive un editoriale celebrativo sul “Mattino”, sostenendo che la prescrizione per mafia è un’invenzione di Caselli e altri visionari.

A suo dire l’accusa si basava sulle «parole di decine di pentiti» (falso, c’erano una decina di testimoni oculari, fra cui i migliori amici di Falcone e Borsellino) che sono stati «smentiti l’uno dopo l’altro» (falso: nessuno è stato denunciato per calunnia).

Dunque, conclude lo storico di corte, «Andreotti, come si sa, fu assolto».

Falso: assolto in primo grado per insufficienza di prove, si vide ribaltare la sentenza in appello con l’affermazione della «stabile ed effettiva partecipazione all’associazione per delinquere» - quella cosina chiamata Cosa Nostra – fino alla primavera 1980, cioè fino al secondo e ultimo incontro in Sicilia con il boss Stefano Bontate, con cui il Divo discusse del delitto Mattarella prima e dopo l’esecuzione.

Vespa concede: «S’è detto che la Cassazione avrebbe confermato questa tesi». Ma in realtà «non s’è dichiarata competente a scegliere».

Strano, il dispositivo (15.10.2004, II sezione, presidente Cosentino) recita: «La Corte rigetta il ricorso del Pg e dell’imputato e condanna quest’ultimo al pagamento delle spese processuali».

L’imputato condannato a pagare è Andreotti.

La sentenza confermata è quella d’appello: «reato commesso fino al 1980».

Sono 2 righe, basta leggerle. Ce la possono fare pure le vespe.

fonte: toghe.blogspot.com » Vai al post originale

Gen 18

Da Annozero del 15 gennaio 2009.

fonte: toghe.blogspot.com » Vai al post originale

Gen 18

Eccellenze al femminile è a Torino

Gravità Zero è “Media Partner” di “Eccellenze ad Femminile” un Convegno (www.eccellenzealfemminile.org) che domani,
sabato 17 gennaio, a Torino, vedrà come relatrici
donne che si sono messe in luce a livello nazionale
e internazionale in vari ambiti della cultura,
della ricerca scientifica e dell’imprenditoria.
Eccellenze al femminile

Tra le relatrici (qui le loro biografie) accenniamo a quelle strettamente legate al mondo della ricerca scientifica.

Elena Cattaneo, Direttore del “Centro di Ricerche sulle Cellule Staminali” (UniStem), Università di Milano. Coordinatore del Progetto NeuroStemCell (FP7, Seconda Call), partito il 1 Dicembre 2008.

Il progetto dal titolo “European Consortium for Stem Cell Therapy for Neurodegenerative Diseases“ è inserito in una cordata di partners internazionali per un importante progetto europeo della durata di 4 anni.

Vittoria Colizza, selezionata dal Consiglio Europeo delle Ricerche vincitrice di una Starting Independent Career Grant (circa 200 vincitori su piu‘ di 9000 domande), un finanziamento e premio per giovani brillanti ricercatori per supportare le loro attività di ricerca e consentire loro di creare un team per affermarsi come futuri ricercatori leader in Europa.

Coordina il progetto influweb, per il controllo del virus dell’influenza e poi su scala planetaria delle diffusioni pandemiche (www.influweb.it)

Piera Levi-Montalcini, Ingegnere elettronico, ci parlerà della “non differenza” tra profit e no-profit; dal gennaio 1996 al 2003 è stata Vice Presidente della Fondazione Rita Levi-Montalcini Onlus, e ora consigliere del C.d.A., affianca la Presidente, senatrice Rita Levi-Montalcini, in tutte le attività istituzionali; nel 2002 fonda, diventandone Presidente, l’Associazione Levi-Montalcini a.p.s. (www.levimontalcini.org).

Socio fondatore delle Associazioni Empirica Progetti, Extensa Ratio, Saving Children e della Stem Cells Foundation.
Homepage: www.pieralevimontalcini.it

Maria Rosa Menzio, invece, ci parlerà della sua direzione del progetto “Teatro e Scienza”, in scena ogni anno a ottobre-novembre sulle Colline Torinesi.
Ex-ricercatrice di matematica (a suo nome un teorema di meccanica simplettica) ha trasferito la sua competenza scientifica alla sua seconda passione, il teatro. Autrice drammatica, regista, saggista, ha messo in scena sette suoi drammi (“Mangiare il mondo”, “Padre Saccheri”, “Fibonacci”, “Senza fine”,“Il mulino”, “Inchiesta assurda su Cardano”, “Carteggio celeste”) e ne ha pubblicati quattro da Boringhieri nel volume “Spazio, tempo, numeri e stelle”. Ha pubblicato con l’editore internazionale Springer-Verlag “Tigri e Teoremi”. Insegna al Master di Comunicazione della Scienza all’Università di Cagliari. www.teatroescienza.it

Le biografie di tutte le altre relatrici sono presenti in questa pagina.

Un momento di riflessione, dunque, sull’importanza crescente che il pensiero femminile svolge nella nostra società e nella scienza.

Chi desidera partecipare può farlo anche attraverso un social network predisposto allo scopo, su cui sarà possibile scrivere, porre domande, lasciare dei commenti e prendere parte attiva all’evento.

L’indirizzo del social network è:
http://eccellenzealfemminile.ning.com
.

fonte: www.gravita-zero.org » Vai al post originale

Gen 18

Il consigliere regionale dei Verdi in Lombardia Marcello Saponaro mi ha segnalato un incredibile intervento del consigliere Stefano Galli della Lega Nord sulla giornata mondiale contro l’omofobia.

Il consigliere leghista spiega i motivi per cui il suo partito è contro l’adesione dichiarando tra vari punti anche il disaccordo sul fatto che l’omosessualità non venga definita una malattia, argomento di qui ho parlato approfonditamente in questo post.

Ma la cosa più agghiacciante è il modo con cui il consigliere chiude il suo triste intervento:

“pur senza pensare che l’omosessualità sia da perseguitare, tuttavia non riteniamo sia neppure da celebrare come se l’averla possa ritenersi un cosiddetto colpo di culo”.

fonte: alessios4.blogspot.com » Vai al post originale

Gen 18

Ieri un mio amico mi ha fatto notare il possibile doppio senso della canzone di quest’anno di striscia la notizia (non l’avevo ancora mai ascoltata, non sto guardando più striscia la notizia se non qualche servizio ogni tanto), qui il testo:

PER CHI SUONA LA CAMPANELLA?!?
GREMBIULINO E VAI
È un Passepartout
CIAO, MAMMINA BYE
Corri in classe anche tu
ZITTO CHE SE NO SON GUAI AI AI AI
CHE GODURIA, QUANTE NOVITÀ
Uh, ma va
OBBEDIENZA, TUTTO CAMBIERÀ
VIVA IL GRAN MAESTRO CHE CI SALVERÀ
È unico
CAPPUCCINI E BABÀ
STUDIA I NUMERI
E l’abbiccì
AGLI ESUBERI
Gli Paghiamo il Tassì
TUTTI A CASA E SIGNORSÌÌÌÌÌ QUATTRO CINQUE SEI
E un sette più
ORA È TUTTO OKEY
Con i voti è un bijou
È LA SCUOLA TAKE AWAY AY AY COL COMPASSO UN BEL CERCHIO FA
Hullalà
SULLA CATTEDRA SI È MESSO GIÀ
BRAVO IL GRAN MAESTRO CHE CI GUIDERÀ
È unico
CAPPUCCINI E BABÀ
EH, VACCA LOGGIA!

Tra i significati che si possono trovare abbiamo:

CHE GODURIA, QUANTE NOVITÀ Uh, ma va OBBEDIENZA, TUTTO CAMBIERÀ (obbedienza la nuova parola d’ordine)
TUTTI A CASA E (difronte alla TV)
SIGNORSÌÌÌÌÌ (signor Silvio)
QUATTRO (rete quattro)
CINQUE (canale cinque)
SEI (italia uno)
VIVA IL GRAN MAESTRO CHE CI SALVERÀ (Berlusconi)
CAPPUCCINI E BABÀ (capuccio simbolo massone)
STUDIA I NUMERI (studia le statistiche e le spiega in diretta)
Gli Paghiamo il Tassì (con le tasse gli paghiamo il taxi)
SULLA CATTEDRA SI È MESSO GIÀ (si è messo al governo)
COL COMPASSO (simbolo massone)
È unico (è unico come i dittatori)
VACCA LOGGIA!(la loggia massonica!)

Siete daccordo con me che questa canzone parla di Berlusconi invece che del maestro unico? Avete trovato altri significati?

fonte: alessios4.blogspot.com » Vai al post originale

Gen 16

Titolo originale: Journey to the center of the Earth
Nazione: USA
Anno: 2008
Genere: avventura, fantasy
Durata: 1h33m
Regia: Eric Brevig
Sceneggiatura: Jennifer Flackett, Mark Levin, Michael D. Weiss
Fotografia: Chuck Shuman
Musiche: Andrew Lockington
Cast: Brendan Fraser, Anita Briem, Josh Hutcherson, Jean Michel Paré, Seth Meyers, Jane Wheeler, Kaniehtiio Horn, Garth Gilker, Frank Fontaine, Giancarlo Caltabiano

Trama
Max Anderson, studioso di vulcanologia tettonica, è sparito da dieci anni durante una spedizione. Suo fratello Trevor sta continuando con poco successo i suoi studi. Un giorno arriva a casa sua per una vacanza di 10 giorno il nipote Sean, figlio di Max. Da un cartone pieno di oggetti di Max spunta il libro di Verne “Viaggio al centro della terra”. Sulle pagine del libro ci sono alcuni interessanti appunti sulla reale esistenza di un mondo a migliaia di chilometri sotto i nostri piedi. I due si recano in Islanda, seguendo gli indizi e le indicazioni lasciati da Max. Insieme ad Hannah, la loro giuda, si ritrovano di sorpresa rinchiusi in una caverna, dove l’ unica via di fuga è la discesa, fino al centro della terra.

Recensione
“Viaggio al centro della terra” segna il ritorno del 3D al cinema, quello storico degli occhialini da indossare nel momento in cui le scene sono dotate di tale “tecnologia”. Il film ispirato al libro di Jules Verne è girato totalmente in 3D, grazie a un nuovo sistema di ripresa digitale, il Fusion System, che riesce a simulare i due occhi umani attraverso due obiettivi, ed i classici occhialini speciali consegnati all’ingresso delle sale cinematografiche.
Peccato che il film si limita ad essere una pubblicità per questa tecnologia, dato che i personaggi si limitano a farsi inseguire verso la telecamera da mostri preistorici, si gettano su carrelli su rotaie o vengono attaccati da enormi piante carnivore. La sceneggiatura è orrenda, i personaggi grotteschi e la regia davvero scolorita. La storia non presenta nulla di interessante, non un episodio che possa essere spunto di qualcosa di divertente e siamo tanto lontani dal valore dei classici “Indiana Jones” e “I Goonies”. Infatti proprio de “I Goonies” “Viaggio al centro della terra” sembra essere un’orrenda copia, con i personaggi si ritrovano nelle viscere della Terra con l’unico scopo di uscire nuovamente a “riveder le stelle”. Il cast è orrendo: Brendan Fraser è a tratti divertente, ma non riesce a riproporre il riuscito personaggio de “La mummia”, risultando stupido ma per nulla brillante; Anita Briem si mostra insipida e male inserita “sentimentalmente” nel gruppo, dato che sembra troppo grande per Sean e troppo giovane per Trevor. Ci si aspettava molto di più dagli effetti speciali, dato che rappresentavano la precedente professione del neoregista Eric Brevig. L’apoteosi dell’orrido viene raggiunta quando i tre navigano con la zattera (una perfetta imbarcazione costruita in meno di un ora!) tra le onde. Sebbene battuta dal mare mosso, rimane sempre fissata al pavimento dello studio dov’è stata girata la scena.
In sintesi, “Viaggio al centro della terra” è un film orrendo, indicato soltanto nel caso vogliate divertirvi (e non se ne assicura il risultato positivo) con gli occhialini 3D, ritrovandosi immersi nel mondo descritto da Verne. Se invece doveste ritrovarvi all’ingresso di un cinema non abilitato al 3D oppure in videoteca a noleggiare la versione 2D, meglio andare a fare una passeggiata.

Voto: 3
by CINEMAeVIAGGI

fonte: amosgitai.blogspot.com » Vai al post originale

Gen 16

Titolo originale: Felon
Nazione: USA
Anno: 2008
Genere: drammatico
Durata: 1h44m
Regia: Ric Roman Waugh
Sceneggiatura: Ric Roman Waugh
Fotografia: Dana Gonzales
Musiche: Gerhard Daum
Cast: Stephen Dorff, Val Kilmer, Marisol Nichols, Harold Perrineau, Sam Shepard, Vincent Miller, Larnell Stovall, Johnny Lewis, Anne Archer, Shawn Prince, Chris Browning, Nick Chinlund

Trama
Wade Porter, un uomo comune che lavora duramente per costruire un avvenire sicuro per sé e per la sua famiglia è in procinto di raccogliere finalmente i frutti dei suoi sacrifici: ottiene il prestito per ampliare la sua attività ed sta per sposare Laura, dalla quale ha già avuto uno splendido bambino. Una favola che però si interrompe bruscamente, quando Wade, spinto dal suo istinto protettivo, scopre un ladro in casa e lo uccide involontariamente. Per lui si apriranno le porte del carcere, un mondo dove le leggi della società civile non vengono sempre rispettate.

Recensione
“Felon - Il colpevole” è un film che si qualifica come dramma carcerario, un genere che in passato ha visto alcuni capolavori come “Le ali della libertà”, “Il miglio verde” e “Fuga di mezzanotte”. In questo caso vengono trattati i rapporti di un uomo per bene con gli altri carcerati e con la propria famiglia, che si ritrova in carcere proprio per un eccesso di protezione nei confronti dei propri cari. Non c’è odio nell’azione di Wade, ma il destino ha voluto che un solo colpo con la mazza da baseball fosse per lui l’inizio di una nuova ed orribile vita. Vivere in un carcere cercando di tenersi lontano dai guai è impossibile e così Wade cade in un baratro infernale nel quale riuscirà a sopravvivere solo per il pensiero di ritornare, un giorno, dalla sua ragazza ed il suo bambino. Ric Roman Waugh, in passato stuntman in numerose pellicole d’azione di successo, diviene in seguito sceneggiatore e regista soltanto del mediocre “The specialist”. Una sceneggiatura interessante (buono il tema della famiglia da difendere ad ogni costo) ma che, con il passar del tempo, soffre di una struttura ripetitiva anche se mai troppo noiosa e di alcune scene che richiedevano maggiori approfondimenti. C’è da ammettere però che riesce a descrivere con realismo estremo e vividi dettagli il tormento di Wade sia nei confronti del carcere che nel rapporto con la moglie. Buone le prove degli attori principali: Stephen Dorff (Wade) e Marisol Nichols (Laura) riescono ad adattarsi in parti difficili e strazianti; Val Kilmer offre un’interpretazione affascinante quanto curiosa; Harold Perrineau (tenente Jackson), che molti ricorderanno come interprete Michael Dawson del serial TV “Lost”, offre un’interpretazione un po’ troppo eccessiva, anche se magari così richiesta dalla sceneggiatura.
“Felon - Il colpevole” è un sguardo alle estreme condizioni del sistema carcerario americano, lontano dai suoi scopi correttivi, in grado anzi di inasprire e rendere violento un uomo qualunque. Essa mostra anche molto bene come le persone possono ottenere corrotti dal potere. Peccato per il finale, troppo sbrigativo ma si apprezza il messaggio di John Smith.

Voto: 7

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by CINEMAeVIAGGI

fonte: amosgitai.blogspot.com » Vai al post originale

Gen 16

La notizia è clamorosa. Dopo aver perso ai Golden Globe, “Gomorra” si ritrova già fuori dalla corsa agli Oscar. Il film di Matteo Garrone, tratto dal libro di Roberto Saviano, non fa parte della lista dei nove film che hanno superato la prima selezione affidata ai giurati dell’Academy che hanno visionato 65 film da metà ottobre fino al 10 gennaio. Il 22 gennaio verrà annunciata, dopo un’ulteriore selezione, la cinquina dei film che saranno candidati all’Oscar come miglior film straniero. Pur essendo stati sicuramente scelti film di valore, è incredibile vedere già terminata la corsa agli Oscar di “Gomorra”, un film che aveva ricevuto numerosi riconoscimenti in tutto il mondo.
Un duro colpo per chi ha apprezzato il film ed attendeva di vederlo presente alla notte degli Oscar.
Paolo Ferrari, presidente dell’Anica, e Riccardo Tozzi, presidente della “Sezione Produttori Anica” e della Cattleya, hanno espresso tutto il loro rammarico, credendo che il film avesse buone possibilità di vincere la statuetta. Matteo Garrone, apparso chiaramente deluso ed rattristato, non ha invece voluto commentare il risultato.
Resta in gara “Valzer con Bashir” dell’israeliano Ari Forman, appena vincitore del Golden Globe. Gli altri film della lista sono: “La Classe” di Laurent Cantet (Francia), vincitore del Festival di Cannes; “La banda Baader Meinhof” di Uil Edel (Germania); “Revenche” di Gotz Spielmenn (Austria); “Ce qu”il faut pour vivre” di Benoit Pilon (Canada); “Departures” di Yojiro Takita (Giappone); “Arrancame la vida” di Roberto Sneider (Messico); “Everlasting Moments” di Jan Troell (Svezia); “Le tre scimmie” di Nuri Bilge Ceylan (Turchia).
E adesso chi glielo dice a Marco e Ciro, i due ragazzi nella foto, protagonisti in “Gomorra”?

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Gen 16

Eccellenze al femminile è a Torino

Gravità Zero è “Media Partner” di “Eccellenze ad Femminile” un Convegno che sabato 17 gennaio, a Torino, vedrà come relatrici donne che si sono messe in luce a livello nazionale e internazionale in vari ambiti della cultura, della ricerca scientifica e dell’imprenditor
Eccellenze al femminile

Tra le relatrici accenniamo a quelle strettamente legate al mondo della ricerca scientifica.

Elena Cattaneo, Direttore del “Centro di Ricerche sulle Cellule Staminali” (UniStem), Università di Milano. Coordinatore del Progetto NeuroStemCell (FP7, Seconda Call), partito il 1 Dicembre 2008.

Il progetto dal titolo “European Consortium for Stem Cell Therapy for Neurodegenerative Diseases“ è inserito in una cordata di partners internazionali per un importante progetto europeo della durata di 4 anni.